Cerca nel web

venerdì 28 febbraio 2014

#LeMieGrandi#Sofferenze


http://www.efti.org/sites/default/files/imagecache/detail

Le mie grandi sofferenze in questo mondo sono state quelle sue, e le ho viste e vissute tutte fin dal principio; il mio pensiero principale nella vita è lui.
Se tutto il resto morisse, e lui rimanesse, io continuerei ad esistere; e se tutto il resto continuasse ad esistere e lui fosse annientato, l'universo si trasformerebbe in un completo estraneo.
Il mio amore per lui somiglia alle rocce eterne che stanno sotto gli alberi: una fonte di piacere ben poco visibile, ma necessaria.
Lui è sempre sempre, sempre nella mia mente: non come una gioia, non più di quanto io lo sia per me stessa, ma come il mio stesso essere.
Quindi non parlare più di separazione: non è possibile. 


  Emily Brontë, Cime tempestose

giovedì 27 febbraio 2014

#Paco de Lucia

jazzagenda.com
 di Diego Nuzzo

 Era de maggio. Del 1983. C'era stato un suo concerto a Napoli, al Teatrotenda. Io ci ero andato con il mio maestro che alla fine del concerto fu, con me che lo accompagnavo, invitato dal manager a cena con tutti i musicisti. Al Faro a Marechiaro. Io ero seduto dalla parte opposta del lungo tavolone rispetto a Lui. Che sedeva ieratico e senza tradire emozione alcuna come un vero torero: aveva 36 anni, io 17 ma a me sembrava già allora un monumento vivente. 
 Alla fine della serata mentre tutti gli altri musicisti del gruppo facevano casino, corteggiavano le ragazze che erano riuscite ad intrufolarsi alla cena, il mio maestro mi disse "Prendi quella chitarra". "Io???" risposi. "Non fare domande. Ti ho detto prendi la chitarra e comincia a suonare qualcosa. Magari qualcosa di napoletano". Io, tremebondo ma sereno ché nessuno mi avrebbe ascoltato visto il casino che c'era, accennai "Torna a Surriento" nella trascrizione del maestro Continisio.
 All'improvviso si fece silenzio. Ma io non ebbi il coraggio di alzare lo sguardo dalla tastiera. E solo pochi secondi dopo capii che il silenzio non era dovuto alla mia musica ma alla sua. Che aveva preso la chitarra e aveva cominciato ad improvvisare flamenco sulle note che suonavo. Non avevo altra scelta: senza smettere improvvisai una medley di tutte le canzoni napoletane che conoscevo per chitarra solista senza mai fermarmi. E lui, senza fermarsi, ha continuato a svisare flamenco su "Fenesta vascia", su "O surdato 'nnammurato", su "Era de maggio".
 Dopo un tempo che a me sembrò infinito decisi di smettere per paura di annoiarlo. Conclusi il brano e lui posò la chitarra nelle mani di un suo collaboratore. Si alzò in piedi, mise una mano dietro la schiena e l'altra sulla fascia nera che portava in vita e si produsse in un inchino lunghissimo. Solo allora i commensali esplosero in un fragoroso applauso. Paco de Lucia aveva suonato con me. Sono passati trent'anni ma quell'inchino non l'ho ancora dimenticato.
 Grazie maestro. Addio.

 © 2014 Diego Nuzzo - Licenza CC BY-NC-ND 3.0

#Giuseppe Ungaretti: Dove la luce


 
http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2014/01/BACIO1-Copia.jpg




 Come allodola ondosa
Nel vento lieto sui giovani prati,
Le braccia ti sanno leggera, vieni.
Ci scorderemo di quaggiù,
E del mare e del cielo,
E del mio sangue rapido alla guerra,
Di passi d'ombre memori
Entro rossori di mattine nuove.
Dove non muove foglia più la luce,
Sogni e crucci passati ad altre rive,
Dov'è posata sera,
Vieni ti porterò
Alle colline d'oro.
L'ora costante, liberi d'età,
Nel suo perduto nimbo
Sarà nostro lenzuolo.

  Giuseppe Ungaretti , Dove la luce




Cerca nel blog

Archivio blog