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domenica 21 ottobre 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 ottobre.
Il 21 ottobre 1998 nasce il primo storico governo D'Alema, primo governo della Repubblica guidato da un appartenente all'ex partito comunista italiano.
Il 21 aprile 1996 l'Ulivo vince le elezioni politiche con il 42,1% dei voti alla Camera contro il 40,3% del Polo. Romano Prodi forma il nuovo governo e al suo fianco, come vicepresidente del Consiglio, c'è il numero due del Pds, Walter Veltroni: per la prima volta dal 1947, il maggiore partito della sinistra, direttamente discendente dal vecchio partito comunista, è al governo in Italia. La maggioranza, ampia al Senato, è invece risicata alla Camera, dove per governare sono indispensabili i voti di Rifondazione comunista. La sfida più importante affrontata nei due anni e mezzo del governo Prodi è quella del risanamento finanziario richiesto dai parametri di Maastricht per l'ingresso dell'Italia nella moneta unica europea.
Ma pochi mesi dopo la felice conclusione di questo percorso, il 9 ottobre 1998, l'opposizione di Rifondazione comunista alla Legge finanziaria fa cadere il governo: per un solo voto (312 voti favorevoli e 313 contrari) il governo Prodi manca la fiducia e deve dunque dimettersi. Nei mesi precedenti il leader del Pds, Massimo D'Alema, aveva tentato senza fortuna, come presidente della Commissione bicamerale per le riforme, di raggiungere un accordo fra maggioranza e opposizione per una grande riforma della Costituzione e delle regole della competizione politica in Italia, ivi compreso il sistema elettorale. Nel luglio del 1998, in un clima di polemica sempre più forte fra i due schieramenti, il tentativo finì nel nulla.
Al governo Prodi subentra il governo D'Alema , formato il 21 ottobre 1998 grazie ai voti dei dell'Udr di Francesco Cossiga e del Partito dei comunisti italiani di Armando Cossutta , separatosi da Rifondazione comunista proprio perché in dissenso sul voto contrario con cui il partito ha fatto cadere il governo di Romano Prodi. A pochi mesi dalla sua formazione, il governo D'Alema deve affrontare una prova estremamente delicata e impegnativa sul fronte internazionale: l'appoggio italiano alla missione della Nato in Kossovo, nella primavera del 1999. Uno scoglio superato con successo, nonostante le divisioni laceranti causate nella sinistra dall'intervento dell'Alleanza contro la Serbia di Slobodan Milosevic.
Il 18 dicembre 1999 il presidente del Consiglio rassegna le dimissioni per una crisi lampo dopo aver perduto l'appoggio della piccola pattuglia dei socialisti.
Pochi giorni dopo, il 22 dicembre, nasce il secondo governo D'Alema, appoggiato anche dai Democratici, neonata formazione di centro vicina all'ex presidente del Consiglio Prodi, con l'obiettivo di rilanciare la capacità d'azione dell'esecutivo nell'ultima parte della legislatura. Ma la secca sconfitta del centrosinistra alle elezioni regionali della primavera 2000 (che segue il risultato negativo già registrato alle europee dell'anno precedente e la traumatica perdita del sindaco di Bologna), provoca, il 19 aprile, le dimissioni di D'Alema, che si era speso con grande decisione e ottimismo per l'Ulivo durante la campagna elettorale.
A guidare il governo viene chiamato Giuliano Amato, già scelto da D'Alema a sostituire Carlo Azeglio Ciampi al ministero del Tesoro dopo l'elezione di quest'ultimo alla presidenza della Repubblica. Il suo governo ottiene la fiducia il 28 aprile 2000. Fra i suoi risultati più importanti, l'approvazione della legge di riforma costituzionale per il trasferimento di poteri dallo Stato alle Regioni. Legge poi approvata il 7 ottobre 2001 da un referendum confermativo. Amato governa un anno, fino alla fine della legislatura. Nel frattempo, il centrosinistra ha deciso di affidarsi a un diverso candidato premier per la battaglia elettorale. Non sarà lui ma Francesco Rutelli a guidare la coalizione dell'Ulivo il 13 maggio del 2001. Coalizione che verrà sconfitta dal centrodestra guidato da Silvio Berlusconi.

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