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giovedì 11 ottobre 2018

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'11 ottobre.
L'11 ottobre è la data in cui si celebra internazionalmente il "coming out".
Il Coming Out Day, una ricorrenza internazionale in cui si riflette sull’importanza del “coming out” (espressione che deriva dalla frase inglese coming out of the closet, letteralmente “uscire dall’armadio a muro”).
L’idea del coming out fu introdotta nel 1869 dal tedesco Karl Heinrich Ulrichs, pioniere del movimento per i diritti di gay, lesbiche e transgender, che sosteneva l’importanza di “uscire allo scoperto” al fine di modificare l’opinione pubblica.
Il primo Coming Out Day si è tenuto negli USA l’11 ottobre 1988, grazie allo psicologo Robert Eichberg e al politico e attivista LGBT Jean O’Leary, i quali scelsero tale data in occasione dell’anniversario della seconda marcia nazionale su Washington per i diritti di uomini e donne omosessuali.  Da allora, ogni anno, si organizzano eventi per celebrare il coming out in ogni parte del mondo, tutti ispirati al medesimo messaggio: “Sii te stesso, non uno stereotipo”.
Da recenti dati ISTAT è emerso che nel nostro Paese le persone che si sono dichiarate omosessuali o bisessuali sono circa un milione, ovvero il 2,4% della popolazione residente in Italia. Alla domanda “Con chi avete fatto per la prima volta coming out”, queste hanno risposto di sentirsi più a loro agio a parlare con i propri amici e i colleghi piuttosto che con genitori o parenti, ad indicare ancora una profonda e radicata cultura etero-normativa che spesso è l’unica disponibile all’interno delle mura domestiche.
Il Coming Out Day si configura quindi come un evento fondamentale, in grado di promuovere e favorire una presa di coscienza di tutta la popolazione, perché solo attraverso un reale rispetto e una sincera accettazione potremmo permettere che il nostro amico, collega o figlio si possa sentire sereno e forte tanto da fare “coming out”.
Uscire allo scoperto non è facile, per via della reazione delle persone. Non lo è per le star, figuriamoci per la gente comune. Che cosa è cambiato da quando Paul Verlaine sparava tre colpi a Arthur Rimbaud fino a Tiziano Ferro che finalmente dice che l’amore è una cosa semplice? “Ogni tanto mi chiedo che vita sarebbe stata, la mia, se non lo avessi incontrato. Oggi sarei un semplice falegname, e non so in che direzione sarebbe andata questa mia “riserva senza fine di allegria”. Mi ha insegnato tutto. Mi ha insegnato a vivere, ad apprezzare le cose belle, a distinguerle da quelle brutte. Mi ha dato luce: ha come illuminato una cosa buia. Lo sogno sempre e gli dico – A Pa’, ma tu sei morto, nun ce stai più – e lui risponde – ma chi te l’ha detto, non vedi che sto qua” ha raccontato Ninetto Davoli su Pasolini.
Dai dati ISTAT del 2011 emerge che il 61% della popolazione è consapevole della discriminazione mentre il 38,7% pensa il contrario.  In che cosa il coming out può rivelarsi un problema? Gli intervistati rispondono che l’orientamento sessuale nel 49,6% dei casi può essere un intralcio per ottenere un lavoro mentre il 55% pensa che possa essere un bonus per ottenere una promozione. Il 41,8% crede che essere gay non dia possibilità di trovare un appartamento. Le persone sono solidali contro la discriminazione sul lavoro per un gay e una lesbica, ma non si dimostrano tolleranti verso i transessuali, in una percentuale dell’89,8. Il 92,3% trova ingiusto che un candidato venga scartato perché gay ma se è transessuale il dato scende al 75,2%. Il 78,4% degli italiani non ha problemi ad avere un superiore gay a patto che non diventi il maestro del figlio perché il dato scende a picco fino al 58,6%. Il 55,9% ritiene che gli omosessuali debbano essere più discreti mentre il 29,7% opta per il criterio dell’invisibilità: i gay dovrebbero nascondersi. “Se si considerano tutti i diversi ambiti in cui la discriminazione può avere luogo, il 53,7% dei rispondenti omosessuali/bisessuali è stato discriminato nel corso della propria vita in almeno uno dei contesti analizzati” afferma l’Istat e non sorprende se la maggior parte dei 3 milioni di individui omosessuali, vive un’esistenza parallela a vostra insaputa.

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