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domenica 15 ottobre 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 15 ottobre.
Il 15 ottobre 1970 muore nel manicomio di Pozzuoli Leonarda Cianciulli, detta la saponificatrice di Correggio.
Ci sono storie, vicende umane, che sembrano in qualche modo segnate sin dalla nascita; storie che ineluttabilmente appaiono indirizzate verso finali già scritti, quasi che un’oscura nemesi abbia in qualche modo deciso percorsi di vita, azioni e conclusioni delle vite dei protagonisti. La storia di Leonarda Cianciulli è una di queste; una storia terribile, sia a livello personale sia per l’impatto che ebbe sulla vita di altre tre persone, ma non solo.
Una storia che inizia in un paesino dell’avellinese, Montella, verso il finire del 1800, precisamente il 14 novembre 1893 quando Leonarda viene alla luce. Sua madre non la vuole; la donna, Emilia Marano, ha subito uno stupro da Mariano Cianciulli; nel sud questo significa avere una colpa, aggravata se la vittima non accetta il matrimonio riparatore. Così Emilia e Mariano convolano a nozze, nozze non di certo felici, con quelle premesse.
Leonarda così cresce guardata con disprezzo dalla madre, tanto che, nel suo famoso memoriale "Le confessioni di un’anima amareggiata" scritto in carcere e che costituisce la parte più importante per comprenderne il carattere prima e la natura dei suoi gesti poi, racconta di come Emilia fosse rimasta indifferente ai suoi tentativi di suicidio, avvenuti quand’era poco più che una bambina. Tentativi originati da quel suo sentirsi odiata dalla propria madre, priva di punti di riferimento soprattutto dopo la morte del padre e le nuove nozze della madre. Se è vero che l’infanzia di Leonarda è triste, la bambina cresce e si trasforma in un’adolescente testarda, intelligente. Tanto da guadagnarsi se non l’affetto almeno il rispetto di coloro che la conoscono.
A 21 anni Leonarda si sposa; nel secolo scorso era un’età avanzata, particolarmente per la mentalità meridionale, e lo fa in aperto contrasto con la sua famiglia, soprattutto con sua madre che la voleva sposa ad un giovane che aveva scelto lei. I rapporti già difficili tra Leonarda e sua madre si interrompono bruscamente e fungeranno da ulteriore motivazione nelle successive gesta della Cianciulli. Per 15 anni la donna e suo marito vivono in un paese del confine lucano, Lauria, dove Leonarda sforna gravidanze una dietro l’altra. Ma quell’oscuro destino al quale accennavo all’inizio del racconto, sembra non debba darle pace. Nel corso del matrimonio saranno ben 17 le gravidanze iniziate da Leonarda, ma saranno solo 4 quelle portate a termine con la nascita di figli.
Una vicenda, quella dei figli, che avrà un’importanza capitale nell’economia della sua storia, con la donna che difenderà con le unghie l’unica cosa a cui tenne veramente nella vita. Nel 1930 il disastroso terremoto che sconvolse la Lucania costrinse la famiglia Pansardi (il cognome del marito) a trasferirsi in Emilia, alla ricerca di miglior sorte.
Leonarda si adatta immediatamente alla nuova vita, mentre suo marito si lascia andare, diventando un alcolizzato, e contribuendo ancor più al percorso di compimento dell’oscuro destino di Leonarda. Che è costretta a rimboccarsi le maniche per dar da mangiare ai suoi figli, che ama sopra ogni cosa. Si inventa commerciante d’abiti, si improvvisa combinatrice di matrimoni, fa la cartomante e la chiromante; così riesce in qualche modo a sopperire all’assenza del marito, che alla fine la donna caccia di casa e del quale non si saprà più nulla. La donna quindi porta avanti la sua famiglia, che ora è composta da Norma, l’unica femmina, da Bernardo e Biagio, che studiano, e dal più grande dei figli, Giuseppe, quello che ama di più. Lo scoppio della seconda guerra mondiale manda in tilt l’equilibrio tanto faticosamente raggiunto dalla donna; il figlio tanto amato, Giuseppe, è in età per essere chiamato al fronte, così Leonarda inizia uno strano percorso.
Come racconterà nelle sue memorie, inizia a interessarsi di stregoneria, spiritismo, magia nera, nel tentativo di salvare quel suo figlio che considera vitale per lei. Così matura in lei l’insana decisione di offrire altre vite umane in olocausto per salvare quella di suo figlio; ma è credibile questo percorso umano degno di una mente malata, folle? Il primo delitto è antecedente all’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania; probabilmente questa sua confessione, affidata al famoso memoriale, altro non è che cercare una giustificazione alle sue terribili gesta.
Ma riprendiamo il racconto. Leonarda è conosciuta, a Correggio; ha fatto molte amicizie e una di queste è la signora Faustina Setti, una signora anziana di oltre settant’anni, che le si è affezionata. Leonarda la individua come vittima, e la circuisce con la promessa di trovarle un marito; la donna ingenuamente cade nel trabocchetto, le affida i suoi beni. La attira in casa, la uccide e la fa a pezzi usando un’ascia; ma deve far scomparire il cadavere così decide di smembrarlo, mette le parti del corpo in un pentolone e vi aggiunge della soda caustica, mescola il tutto e ne ottiene una sostanza orribile, che la donna getta a secchi nel pozzo nero della casa. La cosa più orribile che compie però è raccogliere il sangue in un bacile, lo fa coagulare e alla fine, mescolandolo a farina e cioccolato ne ottiene dei dolci che servirà alle amiche che la andranno in seguito a trovare.
La sua descrizione degli avvenimenti è agghiacciante, perchè raccontata con dovizia di particolari. E’ attendibile? Difficile a dirsi. La donna potrebbe aver escogitato il trucco di rendere orribile il suo racconto per invocare l’infermità mentale. Chissà. La seconda vittima è Francesca Soavi, insegnante in un asilo, che Leonarda attira nella sua tela di ragno con la promessa di trovarle un lavoro meglio retribuito. Le raccomanda di non raccontare nulla a nessuno della cosa, la uccide e segue il percorso del primo delitto. Per sviare i parenti e i conoscenti della donna, invia cartoline ai famigliari della donna scritte antecedentemente alla morte e le fa imbucare dal figlio. Si impossessa dei pochi beni di Francesca e si prepara a colpire ancora.
La terza vittima è Virginia Cacioppo, soprano di discreta fama, che al momento della morte ha 60 anni; ripete il copione, attirando la donna con la promessa di un ingaggio per il suo lavoro, la spoglia dei suoi beni e la uccide. Questa volta con il corpo non fa dolci, ma saponette, allungate con eau de toilette per renderle profumate.
Ma Leonarda ha superato i limiti, ed è diventata imprudente; Virginia è una donna conosciuta, e non ha mantenuto la promessa di non rivelare nulla a nessuno. Ha scritto a sua cognata Albertina Fanti per raccontarle, eccitata, quella che crede una nuova avventura; quando Albertina non riceve più notizie da Virginia, si insospettisce e contatta le amiche delle altre due scomparse. Il commissario Serrao, di fronte alle denunce di sparizione delle tre donne inizia delle indagini; scopre così che Leonarda ha ricevuto somme di denaro proprio dalle tre scomparse, ricostruisce le vicende personali delle tre donne, indaga sulla Cianciulli, scoprendo che la stessa ha a suo carico denunce per truffa, che la stessa madre della donna ha elevato denuncia contro di lei. A questo punto il passo successivo è la perquisizione della casa di Leonarda; qui vengono ritrovati oggetti personali appartenuti alle tre donne. Le prove sono abbastanza per un’incriminazione per omicidio volontario; Leonarda viene arrestata, con suo figlio Giuseppe. La donna ammette le sue responsabilità, ma fa di tutto per scagionare suo figlio. Si batte come una belva, sopratutto al processo che inizia a Reggio Emilia nel 1946.
La corte nutre seri dubbi sulla versione della donna, perchè Leonarda non ha una corporatura tale da permetterle una gran forza, quella necessaria a trasportare giù in cantina le sue vittime. C’è anche il particolare dei corpi smembrati che sembra suggerire l’aiuto del figlio nella macabra operazione. La donna al processo dichiara: “ Sono venuta a pagare il mio debito; torturatemi, fucilatemi, sarebbe il più bel giorno della mia vita” La corte, pur dubitando sulla effettiva sequenza degli avvenimenti, così come descritti da Leonarda, accetta la tesi difensiva, così come giudica parzialmente inferma di mente la donna, che così viene condannata a 30 anni di carcere, oltre a tre anni di ricovero in un manicomio criminale.
La Cianciulli ha 53 anni, quando entra in carcere; salvo imprevisti, dovrebbe uscire quando avrà superato gli 80 anni. Anche suo figlio è stato condannato, ma la sua pena è leggera; 5 anni di carcere per aver spedito le lettere. Una pena esagerata, per una complicità minima nell’omicidio, che genera il sospetto che la corte abbia comunque ritenuto l’uomo come implicato in misura maggiore di quanto raccontato dalla madre. Per Leonarda si spalancano le porte del carcere, dove vivrà fino al giorno della morte. Scrive le sue memorie, Le confessioni di un’anima amareggiata, settecento pagine in cui ripercorre la propria vita, raccontando la sua infanzia difficile e il suo rapporto tempestoso con la madre, il suo matrimonio e l’amore per i figli, la decisione di affidare alle potenze delle tenebre la vita di suo figlio fino alla descrizione particolareggiata dei tre omicidi.
In una parte del memoriale racconta:
“La notte, quando tutti dormivano, io chiamavo la morte. La chiamavo per 8, 10 volte; le dicevo che era bella, che volevo venisse a prendermi. Le parlavo da buone amiche,la imploravo, le promettevo che quando ero lassù, la aiutavo in tutto, le facevo da schiava. La dinoccolata, la scheletrita,la ladra, la spolpata consunta dai bachi: non venne, non volle venire. E’ la morte che ha paura di me: non mi vuole.”
Un memoriale drammatico, nel quale appare chiaro il tentativo della donna di tener fuori dalla sua orribile storia il figlio maggiore. Rinchiusa nel manicomio di Aversa, Leonarda si comporta da detenuta modello; sarà la sua condotta futura, quasi volesse espiare, anche con il comportamento, le sue colpe. Non uscirà più dal carcere; il 15 ottobre del 1970, all’età di 77 anni Leonarda Cianciulli, colpita da una devastante emorragia cerebrale si spegne. Una donna, come detto all’inizio, con un destino segnato; non bella, molto gracile di costituzione, che riuscirà a rivalersi sulla vita solo con le sue gesta criminali.
Una donna intelligente, anche, dai modi gentili, che riuscì in qualche modo a sconfiggere la miseria, allevando i suoi figli e facendoli studiare, la piccola dalle suore, i due maschi più giovani al liceo classico, il più grande all’università.
Ma anche una donna dalla personalità contorta, con problemi evidenti, manifestati dalla freddezza con cui soppresse le sue tre amiche, distruggendone i corpi e sopratutto usando i loro poveri resti per creare dolci e saponi che utilizzò sia personalmente, come da lei raccontato nel memoriale, sia servendoli alle sue compagne e amiche. Leonarda Cianciulli spesso figura tra i serial killer.
Probabilmente la sua carriera in questo triste “ mestiere” sarebbe continuata non fosse stato per Albertina Fanti, che al processo testimoniò contro di lei. Una donna anche furba, che riuscì ad evitare l’ergastolo grazie al quel suo crudo memoriale, all’aver raccontato i suoi dialoghi con la morte, grazie a quei dettagli macabri dei pasticcini mangiati da lei e dalle sue amiche. Una storia terribile, la sua. Storie di un’Italia di provincia che nasconde belve travestite da esseri umani.

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