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giovedì 30 giugno 2016

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 30 giugno.
Il 30 giugno 1972 si è avuto per la prima volta il cosiddetto "secondo intercalare"; l'ultimo è avvenuto il 30 giugno 2015.
Il “secondo intercalare” è un aggiustamento temporale che viene fatto periodicamente per permettere ai vari errori degli orologi atomici mondiali di seguire il giusto flusso che altrimenti porrebbe uno sfasamento di 1 secondo ogni due anni. Questa pratica viene fatta dall'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni fin dal 1972, data in cui è stato introdotto il TUC (Tempo Universale Coordinato), metodo di controllo temporale che tramite appunto gli orologi atomici, regola la sincronia mondiale per i nostri timer. Dal '72 ad oggi sono stati aggiunti 26 secondi e ciò avviene facendo sì che l'ultimo minuto del 30 giugno o del 31 dicembre durino 61 secondi.
Il motivo di tanta accortezza è dovuto alle forze gravitazionali che sottopongono il nostro Pianeta a lievi sbalzi, motivo per cui la Terra viene “frenata” così da provocare un rallentamento. Anche i terremoti sono una causa di questo effetto ritardante che costringe il TUC ad una modifica periodica. Il motivo per cui questo allungamento del minuto viene fatto il 30 giugno (a volte il 31 dicembre), è perchè in questo giorni non viene fatto alcun lancio di razzi e quindi gli errori di calcolo sono ridotti al minimo. L'abolizione del sistema è stata già richiesta in passato, ma il TUC ormai è una questione di principio e i 15 secondi in più che produrrebbero la discrepanza nel giro di un secolo, sono una prospettiva intollerabile per gli scienziati. Intanto però, per i sistemi informatici, questo cambiamento risulta essere particolarmente oneroso e oltretutto il cambiamento manuale degli orologi, ha un margine, seppur infinitesimale, d'errore. Tuttavia, la decisione di eventualmente abolire il secondo intercalare è stata rimandata al 2023. In ogni caso la domanda sorge spontanea: quanti secondi mancano all'appello, considerato che questa operazione viene condotta solo dal 1972?

mercoledì 29 giugno 2016

Madrid: tapas y patatas - seconda parte


Madrid vive di tapas y patatas.
Se a Barcellona mi avevano colpito piccoli locali che vendevano solo pop-corn, qui a Madrid è evidente la passione per la patata. Al mercato ci sono banchi che vendono cartocci di patate a sfoglia e anche in molti locali si trovano questi coni di carta pieni di patatine, per intendersi quelle a cui fanno la pubblicità Rocco e Cracco. Tutto per aumentare la voglia di una bionda fresca e spumeggiante: perchè Madrid è incontro.

 La città sembra fatta per parlare, per condividere, per scambiarsi la pelle. Solo la mattina tra le 6 le 8 si concede qualche attimo di riposo, lasciando il tempo agli spazzini di lavare le strade e a qualche irriducibile di finire l'ennesima birra. Ci si trova alla taberna o alla cerveceria ed è normale come per noi prendere un caffè. Madrid non dorme mai, ma la sensazione è che il tempo sia come un collant che ognuno allarga a piacimento per trarne il massimo confort. Tra l'altro, sarà l'abitudine, sarà la concorrenza, ma i prezzi sono irrisori: una birra e un piccolo panino, comodamente seduti o serviti a tavolino, li trovi anche ad 1 euro e non c'è locale che dopo le 21.00 non trabocchi di gente. Volete cenare? allora conviene prenotare! 

In un orario insolito ho provato 100Montaditos, una birreria che offre panini e bibite. Ti siedi al tavolo, scegli quello che vuoi e lo segni su un foglietto che consegni alla cassa, paghi e appena pronto ti chiamano dalla cucina per prendere il piatto! Non sono un ottimo cibo, direi dozzinale e un po' scadente, ma la formula e l'offerta sono divertenti, da provare e condividere con gli amici.


Il nome delle strade è indicato su porcellane decorate e anche molti negozi sono tappezzati dentro e fuori, di piastrelle di porcellana. Nell'ultimo ristorante dove sono stata anche il bagno era coperto di mattonelline differenti l'una dall'altra. Già questo fa festa e quando le luci di notte le fanno brillare ti senti pronto ad affrontare qualunque situazione nuova e stimolante.







 Luoghi dove mangiare ce ne sono veramente a non finire, soprattutto in questa zona ad altissima vocazione turistica la scelta è complicata, i migliori ristoranti, quelli tipici veramente sono tutti in periferia, ma dopo il Prado e il Thyssen in un giorno solo, non riesco proprio a pensare di allontanarmi troppo. Su tripadvisor parlano bene di una Taberna piuttosto vicina, ma la cena è deludente, il tipico Jamon Serrano, che viene servito, come già sperimentato in altri locali, leggermente tiepido e un po' untuoso accompagnato con pane tostato con pomodoro.

Non ho capito se lo saltano nell'olio o se è il calore delle cucine a renderlo così. Lascio molte delle cose nel piatto, ma quei salumi proprio non mi attirano, il cameriere sorridendo dice "glielo avevo detto che erano porzioni enormi" sorrido anche io per non mortificarlo, ma in realtà è la qualità a difettare. Per strada, vengo contagiata dalla grande voglia di vivere di tutti, avrei voglia di fare mattina, perchè senti che anche camminare per le strade ti riempirebbe di energie vitali, ma i miei piedi si rifiutano di inseguire i miei sogni quindi torno in albergo, dove, solo verso le 5, inizia a placarsi la fiesta. La mattina - per me mattina vuol dire massimo le 6 - è praticamente inutile uscire per fare colazione, prima delle 8.30 non se ne parla proprio e i pochi bar aperti spesso appaiono trasandati, vetrine sporche, cibo residuo del giorno prima, meglio aspettare quindi e adattarsi ai ritmi della città. 
Tra le cose tipiche i churros con cioccolata calda, ma ci sono già 28 gradi e i churros sono una sorta di krumironi fritti caldissimi da pucciare nella cioccolata densa. Opto per un'antica pasticceria a Plaza del Sol: la Mallorquina che offre paste da colazione gigantesche, e tra tutte le più gettonate sono le Napolitane crema e cioccolato.
Mentre molti si alternano al bancone salgo nella saletta dove sono stata preceduta da gruppi di tedeschi che hanno già ordinato uova, panini, pancetta e succhi di frutta. Sono tutti anzianotti e parecchio goderecci, Madrid è una città per tutte le età. Un cameriere, sulla sessantina, salta come un grillo da un tavolo ad un altro, sparecchia, apparecchia, prende le ordinazioni, porta il conto e corre come un disperato. Si ricorda tutto eccetto la mia colazione, infatti dopo circa 30 minuti decido di accennare un timido richiamo. Timido perchè francamente, solo a vederlo lavorare con tanta lena, mi sento stanca. 
Sul caffè è necessario stendere un velo pietoso, se non specifichi che vuoi un espresso ti portano un biberone marroncino e niente cappuccino, al limite il caffèlatte ovvero quella sbobbazza con una macchia di latte che il cameriere ti versa dal bricco caldo. La Napolitana al cioccolato non è affatto male così come il maritozzone, la torta di crema e  la girandola.  Con una buona colazione sono pronta per un'altra giornata di scoperte e scelgo il Reina Sofia, mi hanno detto che non è tanto grande, che si gira velocemente e che l'opera da vedere è Guernica: MENTIVANO I MALEDETTI!!!! 



Il Reina Sofia era un ospedale, ora,  se chiudo gli occhi e penso all'ospedale della mia città comprendo immediatamente che non potrà essere un luogo di piccole dimensioni come mi avevano detto.
Le foto sono scattate dall'ascensore a vetri e si vede la Stazione di Atocha al cui interno si trova una serra interessante e un conveniente deposito bagagli. Solo come informazione per altri viaggiatori, qui arriva l'autobus che proviene dall'aeroporto e anche il treno che parte dal terminal 4. 
Come dicevo lo spazio è vastissimo come quasi tutti i musei di arte contemporanea ha sale enormi, monitor che proiettano immagini o filmati, installazioni e documentazione a corredo del percoso. Si parla del periodo delle guerre. Si parla di sofferenza, di come cambia l'immagine dell'uomo, di come venga proposta attraverso i fumetti o i giornalini nelle scuole pubbliche e di come questa immagine cambierà nel corso degli anni. E' una sofferenza vera. Quasi tutto il museo è fotografabile eccetto il secondo piano dove ci sono molte sale dedicate a Picasso e a Guernica.
Di Guernica, non dico niente, perchè qualcuno potrebbe togliermi il saluto, ma i disegni dello studio che precede la realizzazione dell'opera sono belli. Banale vero? In queste stanze tra i tanti Picasso un'opera mi impressiona, mi impressiona forse perchè c'è stato da poco il referendum nel Regno Unito e quindi mi coglie impreparata e mi lascia perplessa. Si tratta di Europe 1935 di Gonzalez de la Serna.
Resto a guardarla e a chiderle: Cosa vuoi dirmi? cosa significhi? Perchè ti attacchi tenace ai miei pensieri? Che ti ho fatto di male? Non mi piaci neppure, vai via!


















 Ecco le storie raccontate ai bambini e l'immagine dell'uomo forte espressa perfettamente in quest'opera.
 A metà visita decido di prendere un'ora di pausa. 

Non è possibile passare da una sala all'altra senza soluzione di continuità, certe sale fanno male e certe non le capisco proprio. Osservo mio marito estasiato davanti ad opere che non mi stupirei di trovare davanti ad un cassonetto eppure lui percepisce qualcosa che io non vedo. Mi posiziono davanti all'opera e chiedo "Vorrei il solito, grazie!" ma non accade niente.
Trovare la caffetteria non è facile, salgo, scendo, scendo ancora fino a quando non mi decido a chiedere e mi fanno uscire dal museo in una corte enorme che comprende la biblioteca, l'auditorium, e la caffetteria. Una parte grande quanto il museo stesso.

La caffetteria è questa, il bancone del bar è lungo, ma in questo spazio quasi si perde. Ho sete, sono stanca, mi metto sul divano, vicino a me quattro giapponesi stanno dormendo, altri vicini si raccontano, uomini di mezza età sgranocchiano patatine, le immancabili patatine. Un'ora a disintossicarmi dalle immagini viste, non ci riesco ma ho ancora due piani da visitare quindi si riparte. Metto di seguito le immagini di alcune opere.










Poi arrivo davanti a quest'opera e non riesco a muovermi più.
Dalì: L'uomo invisibile 



Si vedono due figure o forse più di due sempre intrecciate, mezze visibili e mezze intuibili, ma cosa significa? Spero di trovare qualcuno in grado di darmi una traccia da seguire perchè resta in me un interrogativo profondo e disturbante. 
Ovviamente non è finita qui, le sale sono ancora molte una in fila all'altra e ognuna riserva capolavori che meriterrebero più tempo e più attenzione. Oramai sei così stordito che passando davanti ad un Picasso dici "Ah sì è Picasso" oppure "ancora un Mirò e un Dalì...."







Il nudo è un attrattore potente, il quadro è posto quasi davanti alla porta di ingresso della sala: un richiamo fortissimo. Molti guardano in questa direzione fingendo disinteresse, ma poi con la coda dell'occhio osservano la donna adagiata sul telo bianco. Osservo il comportamento degli uomini, soprattutto quelli accompagnati dalle loro anziane mogli, guardo lui e poi lei che subito si accorge che qualcosa sta provocando una turbativa d'asta a volte lei lo invita a guardare altro, a volte è lui a ostentare sufficienza. Alcuni si vede che fanno un giro lungo proprio pregustando il momento dell'incontro, cercato, voluto, atteso. Ed eccomi, sono qui davanti a te bella signora, mollemente adagiata, chissà se immaginavi che  avresti destato tanto interesse, il giorno che hai deciso di posare per quell'uomo, chissà se sei esistita veramente o se rappresenti il frutto della sua passione o dei suoi desideri. E guardo il tuo pube glabro. 

Penso al sesso e a come viene raffigurato nelle diverse epoche, sicuramente ci avranno scritto libri e libri, saggi e manuali, di fatto, adesso tanto si parla di come la moda imponga a uomini e donne l'essere glabri, ma guardando queste opere pare che la tendenza abbia percorso ogni secolo. Anche la Maya desnuda di Goya, vista ieri al Prado, presenta una donna con il pube romboedricamente decorato da leggera peluria, perfettamente delineata. Sono incuriosita, sicuramente in rete avrò modo di approfondire.





  
Prima di tornare in albergo e scegliere il locale per la serata, mi concedo quest'ultimo quadro, vorrei poter correre sui gradoni come una di quelle "animelle" nere che sembrano prese da chissà quale fuoco sacro, come il giorno che si allunga nella notte.





Uscita! Ancora 15 minuti a piedi e poi la doccia, ma la bellezza assimilata non si scioglierà con l'acqua e sapone.





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