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giovedì 28 maggio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 maggio.
Il 28 maggio del 1974 scoppia una bomba a Brescia, in piazza della Loggia. L’ordigno era stato nascosto dentro un cestino dei rifiuti, poco distante da una manifestazione antifascista indetta dai sindacati. L’esplosione uccide otto persone e ne ferisce centodue.
Non si può giudicare efficacemente la strage di Brescia senza tenere conto del paese in cui eravamo. Erano sì gli anni della strategia della tensione, certo. Ma era forse anche qualcosa in più: persino nei casini di quegli anni, il 1974 non è come il 1973 o il 1975. “Fu un terribile anno per la nostra Repubblica”, scrive Corrado Stajano sul Corriere. La fase dei governi di centrosinistra era in corso di esaurimento: di lì a pochissimo tempo sarebbero iniziati i governi di solidarietà nazionale e il progressivo coinvolgimento del PCI nelle maggioranze parlamentari. Erano quindi anni di grande instabilità politica. Il 12 maggio, due settimane prima della strage, gli italiani avevano bocciato il referendum abrogativo della legge sul divorzio. Il 4 agosto ci sarà la strage sul treno Italicus, in provincia di Bologna: dodici morti. Sempre quell’estate verrà alla luce il tentato golpe della “Rosa dei venti”, e gli stati maggiori di alcuni corpi d’armata saranno trasferiti proprio nel timore che potessero parteciparvi. Poi l’altro tentativo di golpe, quello di Edgardo Sogno.
Dicevamo però del 28 maggio. “La bomba del 28 maggio”, scrive Benedetta Tobagi su Repubblica, “colpì al cuore una manifestazione antifascista indetta per protestare contro una serie di attentati di marca fascista, culminati nella morte del giovanissimo terrorista di destra Silvio Ferrari, ucciso dall’esplosivo che lui stesso stava trasportando in motorino nel centro di Brescia, a Piazza del Mercato”.
Si aprono le indagini e, come spesso accade in questi casi, inizialmente vanno molto rapide. Nel 1979 alcuni esponenti dell’estrema destra bresciana vengono condannati perché considerati responsabili dell’attentato. Vanno in carcere, in attesa della condanna d’appello, ed è in carcere che uno di questi, Ermanno Buzzi, viene ucciso da altri due detenuti vicini all’estrema destra. Lo uccidono male: lo strangolano con i lacci delle scarpe, gli schiacciano gli occhi. Ermanno Buzzi era la figura chiave dell’intero processo, e muore non appena viene trasferito nel carcere speciale di Novara, alla vigilia del processo di appello. Che comincia nel 1981 e un anno dopo assolve gli imputati. Un anno dopo ancora, nel 1983, la Cassazione annulla le assoluzioni. Si fa un nuovo processo di appello, quindi, e gli imputati vengono nuovamente assolti. E stavolta la Cassazione conferma le assoluzioni. Siamo nel 1985.
Un anno prima era stato aperto un nuovo filone delle indagini, a causa delle rivelazioni di alcuni pentiti. Stavolta il principale imputato è Cesare Ferri, estremista di destra del gruppo di Ordine Nuovo e accusato anche dalla testimonianza di un prete che dice di averlo visto nei paraggi di piazza della Loggia il 28 maggio. Poi l’inchiesta si allarga e coinvolge tutta Ordine Nuovo, la stessa organizzazione neofascista che sarà ritenuta responsabile della strage di piazza Fontana, a Milano. Insieme a Ordine Nuovo è coinvolto anche il cosiddetto gruppo della Fenice, altra organizzazione eversiva. Vanno a processo Cesare Ferri e il suo amico Alessandro Stepanoff, che gli aveva fornito un alibi. Saranno entrambi assolti, prima con formula dubitativa e poi, nel 1989, con formula piena in appello e in Cassazione.
Le inchieste e le condanne sono complicate perché praticamente si basano solo su parole, testimonianze. Che possono essere contraddittorie, che possono essere ritrattate, che possono sparire. Di prove fattuali ce ne sono pochissime, e non per caso. Per fare l’esempio più clamoroso: due ore dopo la strage qualcuno -- qualcuno che non si riesce a scoprire chi -- impartisce ai pompieri l’ordine di ripulire con le autopompe il luogo dell’esplosione, cancellando tutto. Impronte, oggetti, reperti: tutto. Spariscono dall’ospedale anche i reperti prelevati dai corpi dei morti e dei feriti, che avrebbero potuto dire molto sulla fattura dell’ordigno. Poi c’è il ruolo di Maurizio Tramonte, giovane militante del Movimento Sociale Italiano e di Ordine Nuovo che faceva da informatore per i servizi segreti (lo chiamavano “fonte Tritone”). Le sue rivelazioni e le sue informazioni passate ai servizi segreti saranno fondamentali per l’apertura del terzo processo, anche se finirà lui stesso accusato di aver partecipato alla strage. Il giudice istruttore dirà che questi elementi sono l’ulteriore ”riprova, se mai ve ne fosse bisogno, dell’esistenza e costante operatività di una rete di protezione pronta a scattare in qualunque momento e in qualunque luogo”.
Nel 2008 si apre un terzo processo. Il primo grado si è concluso con l’assoluzione per tutti gli imputati: questo vuol dire che comunque non è ancora finita, e ci sarà il ricorso in appello. Gli imputati stavolta sono Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi. Di Maurizio Tramonte abbiamo detto: insieme a Maggi e Zorzi facevano parte di Ordine Nuovo, di cui Rauti era il fondatore. Delfino è un ex generale dei carabinieri, responsabile del nucleo investigativo ai tempi della strage. Giovanni Maifredi all’epoca della strage era un collaboratore dell’allora ministro degli interni Paolo Emilio Taviani. I procuratori avevano chiesto l’ergastolo per tutti gli imputati, con l’accusa di concorso in strage, eccetto che per Pino Rauti, per il quale era stata chiesta l’assoluzione per insufficienza di prove. Sono stati assolti tutti con formula dubitativa, una volta si diceva “insufficienza di prove”. L’impianto accusatorio salta anche perché quattro anni prima uno dei tre pentiti su cui si basava l’indagine, Carlo Digilio, muore a causa di un ictus. E perché l’altro, il Maurizio Tramonte di cui sopra, si rimangia tutto. Nelle veline che lui girava ai servizi segreti si parlava del coinvolgimento di Ordine Nuovo e dei militanti di estrema destra del Veneto, nella strage di Brescia. Il terzo pentito, Maurizio Siciliano, dirà cose molto contraddittorie.
Uno degli imputati, Delfo Zorzi, non vive più in Italia proprio dal 1974, poco dopo la strage di Brescia. Vive in Giappone, fa l’imprenditore, nel 1989 ha ottenuto la cittadinanza e ha cambiato nome. Oggi si chiama Hagen Roi e in ragione della sua cittadinanza giapponese non è estradabile. Durante i processi il suo avvocato è stato Gaetano Pecorella, giurista, deputato, consigliere e noto alleato di Silvio Berlusconi. Nel 2002 Gaetano Pecorella è accusato dalla procura di Brescia di aver pagato Maurizio Siciliano per ottenere una sua ritrattazione. A un certo punto, nel 2005, durante un’indagine che non ha niente a che fare con la strage di Brescia ma riguarda invece la compravendita dei diritti televisivi di Fininvest, i pm di Milano trovano tracce del pagamento di una piccola somma, eseguito da una società riconducibile a Fininvest e diretto a Martino Siciliano. Alla fine, però, i pm non riusciranno a provare l’esistenza di un tentativo di corruzione da parte di Pecorella, che nel 2009 sarà prosciolto dall’accusa.
Il 14 aprile 2012 la Corte d'Appello conferma l'assoluzione per tutti gli imputati, condannando le parti civili al rimborso delle spese processuali.
Il 21 febbraio 2014 la Corte di Cassazione annulla le assoluzioni di Maggi e Tramonte e conferma quelle di Zorzi e Delfino. Viene così istruito un nuovo processo d'appello contro Tramonti e Maggi.
Il 22 luglio 2015 Maurizio Tramonte e Carlo Maria Maggi vengono condannati, in appello, all'ergastolo.
Il 20 giugno 2017 la Corte di Cassazione conferma in via definitiva la condanna all'ergastolo inflitta a Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte. Dopo la condanna Tramonte ha cercato rifugio in Portogallo, ma è stato estradato in Italia.
Carlo Maria Maggi, dopo la condanna definitiva, è rimasto agli arresti domiciliari a causa di una neuropatia congenita che lo ha costretto su una sedia a rotelle per decenni, è deceduto a Venezia il 26 dicembre 2018.
Marzo Toffaloni, all'epoca dei fatti sedicenne, è stato riconosciuto colpevole nel 2025 come uno degli esecutori materiali e condannato a 30 anni di carcere. 

mercoledì 27 maggio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 maggio.
Il 27 maggio 1703 lo Zar Pietro il Grande fondò ufficialmente la città di San Pietroburgo, sul delta della Neva.
Alessandro di Novgorod sconfisse gli svedesi presso la foce della Neva nel 1240, guadagnandosi il titolo di Nevkij. Gli svedesi ripresero il controllo della regione nel XVII secolo ma furono spodestati da Pietro il Grande che aveva l'intenzione di fare della Russia una potenza europea iniziando proprio dalla fondazione di questa città.
All'inizio della Grande Guerra del Nord (1700-1721), Pietro si impadronì degli avamposti svedesi sulla Neva, e nel 1703 fondò la Fortezza dei SS. Pietro e Paolo sul fiume, a pochi chilometri dal mare. Quando Pietro il Grande sconfisse definitivamente gli svedesi a Poltava nel 1709, la città, che secondo l'usanza olandese chiamò Sankt Pieter Burkh, cominciò a crescere. Vennero scavati i canali per bonificare le paludi della sponda meridionale e, nel 1712 Pietro il Grande la proclamò capitale, obbligando i funzionari di corte, i nobili e i mercanti a trasferirvisi e a costruire nuove case. Molti contadini vennero costretti a prendere parte ai lavori, e parecchi di loro persero la vita per le terribili condizioni in cui versavano. Architetti e artigiani di tutta Europa furono chiamati in città. Alla morte di Pietro il Grande nel 1725, la popolazione cittadina era cospicua e il 90% del commercio con l'estero passava di qui.
Il nome originale Sankt Piter burkh era in realtà olandese perchè Pietro il Grande aveva vissuto e studiato in quel paese per un periodo di tempo ed era un ammiratore della corte e dell'architettura olandese.   
Il successore di Pietro il Grande riportò la capitale a Mosca, da dove fu nuovamente trasferita a San Pietroburgo dall'imperatrice Anna Ivanovna (1730-1740). Tra il 1741 e il 1825, sotto la corte di Elisabetta, Caterina la Grande e Alessandro I, la città divenne cosmopolita ed ebbe una corte di noto splendore. Questi monarchi commissionarono molti palazzi, edifici governativi e chiese, rendendo San Pietroburgo una delle più importanti capitali d'Europa.
L'emancipazione dalla schiavitù nel 1861 e l'industrializzazione, che ebbe il suo culmine nell'ultimo decennio del XIX secolo, portarono in città una grande ondata di lavoratori poveri, con conseguente sovraffollamento, scarsa igiene, epidemie e un diffuso malcontento. San Pietroburgo divenne un focolaio di scioperi e violenze politiche e fu il fulcro della rivoluzione del 1905, scatenata dalla Domenica di Sangue (9 gennaio 1905), quando una marcia di protesta degli scioperanti contro lo zar venne repressa nel sangue dall'esercito. Nel 1914, a seguito di un'ondata di patriottismo dovuta allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il nome della città fu cambiato in Petrograd, molto più "russo". Contava allora 2 milioni di abitanti.
Anche nel 1917 Petrograd fu la culla della rivoluzione. Proprio qui le proteste dei lavoratori portarono a uno sciopero generale, all'ammutinamento dei soldati e alla fine della monarchia in marzo. Il soviet di Petrograd, dove si radunavano i lavoratori e i soldati con le loro richieste, cominciò a riunirsi nel Palazzo Tauride della città, accanto alla sede del Governo provvisorio riformista. In aprile Lenin si recò a Petrograd per organizzare il Partito Bolscevico e la rivoluzione vera e propria scoppiò dopo che i bolscevichi si furono impadroniti delle posizioni chiave di Petrograd il 24 ottobre. Il nuovo governo ebbe qui la sua sede fino al marzo del 1918, quando si trasferì a Mosca per il timore di un attacco tedesco.
La città assunse il nome di Leningrado dopo la morte di Lenin nel 1924 e divenne il fulcro del programma stalinista d'industrializzazione degli anni 30. Nel 1939 contava 3 milioni di abitanti e l'11% della produzione industriale dei soviet. Il timore che Stalin nutriva nei confronti della potente base operaia rivale portò nel 1934 all'assassinio del capo locale Sergeij Kirov, assassinio che segnò l'inizio delle purghe dal Partito Comunista.
Quando i tedeschi attaccarono l'URSS nel giugno del 1941, impiegarono solo due mesi e mezzo a raggiungere Leningrado. Essendo stata il luogo di nascita del bolscevismo, Hitler la odiava e si riproponeva di cancellarla dalla faccia della terra. Le truppe tedesche assediarono Leningrado dal settembre del 1941 al gennaio del 1944 e si calcola che, anche se molti furono evacuati, da 500.000 a un milione di persone morirono a causa dei bombardamenti, della fame e delle malattie. Per fare un paragone, basti pensare che le perdite complessive inglesi e statunitensi nella seconda guerra mondiale ammontano a circa 700.000 persone.
Dopo la guerra Leningrado fu ricostruita e riprese a vivere, anche se solo nel 1960 la città tornò ad avere un numero di abitanti pari a quello di prima. Oggi San Pietroburgo è tornata a essere la finestra russa sull'Europa ed è una città cosmopolita, culturalmente e artisticamente attiva e vivace. Le imprese, sia russe sia straniere, vi mettono radici visto che San Pietroburgo è il porto più grande della Russia, un grande centro industriale e una vera e propria città internazionale. Per la prima volta da quasi un secolo, gli abitanti di San Pietroburgo vivono in una città insieme splendida e ben approvvigionata.
Dal 24 maggio al primo giugno 2003 San Pietroburgo ha festeggiato i suoi trecento anni. L'evento ha mostrato una città rinnovata e artisticamente illuminata dopo una ristrutturazione di proporzioni immense che nulla ha trascurato: musei, chiese, palazzi, alberghi, infrastrutture e nodi di trasporto.

martedì 26 maggio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 26 maggio.
Il 26 maggio 1897 viene pubblicato a Londra il capolavoro di Bram Stoker, "Dracula".
La vicenda è narrata sotto forma di una raccolta degli scritti di alcuni dei protagonisti del racconto, che inizia il 3 maggio 1890 con il giovane avvocato Jonathan Harker, inviato in Transilvania dal suo capo, Peter Hawkins, per curare l'acquisto di un'abitazione a Londra fatto da un nobile locale: il Conte Dracula.
L'inizio del viaggio del giovane, però, è all'insegna del contatto con il mondo superstizioso e pauroso della gente locale, che cerca di scoraggiarlo dall'andare dal Conte, ma nessuno degli sforzi dei civili riesce ad impedire il contatto con il nobile, che si rivela essere un affabile anziano che ha deciso di trasferirsi in Inghilterra.
Con il passare dei giorni alcuni particolari diventano terrificanti, fino alla scoperta del terribile segreto del Conte: egli è in realtà un mostro che si nutre del sangue dei viventi. In una parola è un vampiro, che si accinge ad azzannare la vecchia Inghilterra per prolungare ancora la sua insana esistenza.
A questo punto, quando ormai sembra giunta l'ultima ora per Harker, l'azione si sposta in Inghilterra, dove da uno scambio di lettere tra Mina Murray e Lucy Westenra iniziamo a conoscere gli altri protagonisti: John Seward, direttore di un manicomio, Mina, fidanzata di Jonathan e la sua amica Lucy (corteggiata da Seward, dal texano Quincey P. Morris e da Lord Arthur Holmwood, col quale si fidanzerà).
Mina, quindi, in attesa del ritorno di Jonathan, va a soggiornare a Whitby con Lucy e la sua famiglia: è questo l'inizio di una serie di fatti strani. Sul diario di Mina, infatti, vengono registrati, oltre ad una serie di comportamenti anomali da parte dell'amica, anche il rocambolesco arrivo a Whitby, in un giorno di tempesta, di una nave il cui capitano è stato ritrovato morto e legato al timone.
Al diario, per meglio descrivere l'accaduto, è allegato il servizio di un anonimo giornalista che descrive l'arrivo nel porto della nave fantasma, da cui esce un cane inferocito, e quindi un estratto dal diario di bordo, che sembra riecheggiare il romanzo di William Hodgson I pirati fantasma, in cui si narra di un terribile demone che infesta la nave naufragata. Dal suo arrivo in poi, contemporaneamente, Renfield, paziente del dottore Seward, inizia a peggiorare, delirando di un fantomatico Signore, mentre Lucy è evidentemente la vittima di un vampiro (porta i segni sul collo): tutti indizi dell'arrivo del Conte Dracula in Inghilterra.
Inaspettatamente Mina viene a sapere che Jonathan, riuscito a fuggire dal castello di Dracula, si trova ricoverato a Budapest e lo raggiunge sposandolo presso un ospizio gestito da suore, per poi tornare in Inghilterra. Intanto la salute di Lucy, che iniziava a peggiorare, subisce un terribile attacco. Seward, allora, non vede soluzione migliore se non quella di chiamare, da Amsterdam, il suo insegnante, l'esimio professore Abraham Van Helsing. All'inizio provano a fermare il deperimento con una serie di trasfusioni di sangue - tutti i protagonisti maschili si prestano alla delicata operazione - ma l'attacco finale di Dracula porta alla morte della ragazza e della madre, che in quella notte finale si trovava nella stanza della figlia e che era già gravemente malata.
La minaccia, però, è solo all'inizio: come Van Helsing sa, Lucy è ormai diventata un vampiro a sua volta e, infatti, inizia subito a "cacciare" bambini che giocano nei dintorni del cimitero dove il suo corpo è stato sepolto. La notizia sarebbe passata quasi anonima se non fosse che le vittime sono bambini, ma le poche informazioni che giungono dalla stampa fanno interessare i due studiosi (Seward e Van Helsing), che esaminano le ferite dell'ultimo bambino: questa prova basta a Van Helsing per convincersi che è ora di agire. Prima, però, deve convincere dell'esistenza di un tale orrore sia il suo allievo che Quincey Morris e, cosa più importante, il buon Arthur, ormai Lord Godalming dopo la morte del padre. Fatto ciò, in una terribile notte, rinchiudono nella sua tomba il corpo di Lucy, per poi tornare il giorno dopo e distruggere definitivamente la non morta mediante un paletto di legno piantato sul cuore.
A questo punto, grazie al controllo sulle carte e la corrispondenza di Lucy, Van Helsing entra in contatto con Mina e ha la possibilità di leggere il diario del marito sul suo soggiorno in Transilvania. L'incontro con Mina non è fondamentale solo per capire finalmente chi è l'avversario che si deve affrontare, ma soprattutto per l'aiuto che lei e il marito daranno all'impresa: proprio grazie alla coraggiosa giovane, infatti, si inizieranno a mettere insieme tutti i piccoli segnali, i piccoli indizi che Stoker ha disseminato, primo fra tutti l'anomalo comportamento di Renfield, che in un ultimo momento di lucidità cercherà di avvisare i nostri eroi del pericolo imminente. I protagonisti penetrano nella proprietà di Dracula a Carfax e benedicono le casse di terra che il vampiro aveva portato dalla Transilvania per riposarvi. Ma quella stessa notte il Conte penetra nel manicomio, uccide Renfield e vampirizza Mina, per farla sua sposa per l'eternità.
Così Van Helsing, Harker, Seward, Lord Godalming e Morris stringono i tempi e, utilizzando delle ostie consacrate, sterilizzano tutti gli altri nascondigli londinesi del Conte che si vede così costretto a fuggire con l'unica cassa di terra che aveva tenuto nascosta per sé.
Il gruppo decide di mettersi all'inseguimento del Conte, per distruggerlo definitivamente e salvare l'anima di Mina e si recano a Varna, in attesa della nave su cui viaggia la cassa. Dracula, però, riesce ad evitarli e risale lungo il fiume che costeggia da vicino il suo castello: per prenderlo in trappola i cacciatori si dividono in tre gruppi: Jonathan e Lord Godalming, Seward e Quincey Morris, Van Helsing e Mina.
La sfida finale si svolge sulle montagne dove sorge il castello, il 6 novembre 1897, ed è narrata dal diario di Mina. Dopo che Van Helsing ha sterilizzato il luogo e ucciso le spose di Dracula, il professore e Mina si ritrovano con il resto della compagnia ad assediare il gruppo di zingari che scorta la cassa del vampiro. Alla fine, dopo una strenua lotta con gli zingari, poco prima del tramonto, Jonathan e Quincey, morente, sferrano i colpi letali a Dracula, che diventa polvere, non senza un sorriso di sollievo sulle sue stesse labbra. Quest'episodio si conclude con la morte di Quincey Morris, dovuta a una ferita incurabile protratta in combattimento.
L'intera vicenda si svolge sette anni prima di quando è raccontata (presumibilmente la data di uscita, 1897) e la chiusura è lasciata a un messaggio di Jonathan, che esprime la sua gioia per la felice conclusione del fatto: sia Arthur Holmwood sia John Seward sono felicemente sposati e Jonathan e Mina sono stati allietati dalla nascita di un figlio. Il bambino porta tutti i nomi di coloro che parteciparono alla distruzione di Dracula, ma viene chiamato dai genitori Quincey, poiché è nato proprio il 6 novembre, nell'anniversario della morte di Quincey Morris.
Chi si avvicina a questa opera lo fa in un'ottica diversa da quella del passato; siamo abituati ormai ai vampiri di Anne Rice e di Buffy, fin troppo umani. Per Stoker, cristiano per ideali e religione, Dracula era una lotta fra il Bene e il Male, senza dubbio il vampiro era il Male, e non c'era in lui nulla di positivo che potesse risparmiargli la morte ultima.
Egli faceva riferimento alle molte leggende su esseri che succhiano sangue o rubano anime; già presso i latini si parlava di lamie, ed in seguito si narrò di revenant, vampiri.
È un mito che grazie a Stoker ha conosciuto nuove acclamazioni, e che nel volto e nella storia scelti da questo scrittore ci è divenuto più noto, grazie anche a numerose versioni filmiche.
Stoker era un irlandese, nato nel 1847 a Dublino. Studente piuttosto brillante, si era trasferito a Londra prima della fine del secolo. Proprio a Londra, nel clima di romanticismo e gothic novel, diede vita al lavoro che lo rese famoso.
Dracula nacque come uno dei tanti novel (romanzi) che all'epoca stavano diventando un genere letterario trainante. Le opere di Arthur Conan Doyle, Herbert George Wells, Rudyard Kipling, riempivano gli scaffali di avventure esotiche ed eventi straordinari, al punto che l'opera di Stoker, che mescolava eventi presenti e folklore dell'Europa continentale, non destò particolare stupore; la sua fama venne in seguito.
Anche il linguaggio non è peculiare: si adatta ad una narrazione semplice e talvolta stringata, mantenendo in ogni caso un buon lessico base.
Già prima di Stoker celebri autori avevano ripreso il tema del vampiro in nuove vesti: tra questi Sheridan Le Fanu col celebre Carmilla, anche se probabilmente il primo fu John William Polidori con il The Vampyre, del 1819, mentre l'ispiratore più accreditato resta George Gordon Byron, con le figure dal fascino oscuro, romantico. In tempi precedenti anche Samuel Taylor Coleridge aveva scritto una ballata sul vampiro. Tutti segni di un interesse che andava ridestandosi.
Alcune peculiarità nel carattere del Dracula di Stoker vennero dal suo probabile ispiratore, Sir Henry Irving, noto attore dell'epoca, di cui lo scrittore era segretario e amico; sulla sua figura, elegante ed impostata, sarebbe stato tratteggiato il Conte.
Analizzando la narrazione, è facile capire perché non ebbe particolare fama tra i suoi contemporanei: Dracula è un romanzo epistolare, una raccolta inventata di immaginari diari, telegrammi, lettere, articoli di giornale. All'epoca il romanzo epistolare era ormai una moda morente, e destò poca curiosità.
Tuttavia quest'impostazione fu utile per ricreare la prospettiva in cui si muovevano i personaggi, e rese con il tempo più facile l'immedesimazione dei lettori. Accresceva inoltre il senso di contrasto tra il mondo moderno e quello morente della tradizione popolare e delle superstizioni, in cui dimora il vampiro. Alcuni racconti successivi, negli anni tra '800 e '900, usano i vampiri proprio come simboli del passato, facendoli sconfiggere non dalla religione ma dalla scienza, dal progresso.
In una delle ultime versioni di Dracula, l'Opera Rock della PFM, Van Helsing riesce a vincere il vampiro perchè unisce scienza e fede, mentre il troppo razionale Seward impazzisce; quest'ottica non poteva andare bene per un'epoca in cui la ragione e la scienza parevano essere il vanto primo dell'umanità.
A differenza di molti dei film e dei libri a cui siamo abituati, Stoker non crea un'empatia con Dracula: il vampiro è il male ed il nemico dell'uomo, Drakul, il Diavolo. È lontano ed esterno, diverso e senza possibilità di redenzione.
Il romanzo nacque in un momento storico in cui l'Inghilterra si scopriva potente all'estero, ricca, influente, ma internamente oppressa dalle proprie ombre.
Autori come Charles Dickens parlavano dei problemi delle classi operaie e dei loro drammi, e solo una decina di anni prima dell'uscita di Dracula per le strade di Londra si era mosso Jack lo Squartatore, il primo serial killer della storia moderna.
Tra le luci quindi si posava di nuovo l'ombra di paure ancestrali, non più estranee alla comunità (la foresta, l'altro) ma interne ad essa. Dracula si aggira per le strade di Londra con la capacità di sparire tra le persone, di prendere una maschera umana. Il pericolo si spostava nelle vie cittadine, pur mantenendo la sua essenza di estraneo.
L'impronta del Diverso è rafforzata dall'origine di Dracula, il richiamo a Vlad III, all'Ordine dei Dragoni (Dracul) dell'Ungheria del 1400... quella che per gli inglesi era l'esotica Europa continentale.
Gli studi di Stoker per questa ambientazione non furono approfonditi, paiono invece piuttosto superficiali nonostante la consultazione di alcuni testi riguardanti la storia dei Balcani che erano usciti pochi anni prima dell'inizio della stesura libro, e alcuni incontri dell'autore con storici che si occupavano proprio di quell'ambito. Nel libro si rilevano particolari errati: Dracula era un principe valacco (e non un conte transilvano), e gli vengono attribuiti alcuni erronei soprannomi. Non viene menzionato il passato di impalatore di Vlad che avrebbe dato ulteriore forza al personaggio; inoltre nel folklore egli era avvicinabile ai licantropi più che al vampiro, in quanto discendente dei guerrieri Lupi della Dacia.
Un altro fattore che limita il romanzo è una mancanza di particolare profondità psicologica nei personaggi: quelli femminili risultano deboli e sono facili prede di Dracula, quelli maschili vivono di ottuso antagonismo.
È evidente il simbolismo sessuale sotteso -i più ritengono inconsciamente - al tema del vampirismo: che Stoker ne fosse consapevole o meno, quella di Dracula è la conquista di giovani donne inglesi, sedotte e trasformate dalla volontà di un uomo.
Un tema simile è trattato ne Il Mago, di William Somerset Maugham. I parallelismi sulla figura maschile, misteriosa ed amorale ma stranamente affascinante, che raggira e seduce giovani di onesti costumi per venire poi sconfitto da un altro uomo, più onesto, risultano evidenti al moderno lettore... o possono risultare ingenui alla moderna lettrice.
D'altronde non si può dimenticare che questa era l'ottica del mondo vittoriano, diviso tra donne di buoni costumi e sventurate. Poche eroine dei romanzi del periodo si staccano da questi canoni, né voleva farlo Stoker in un romanzo che non intendeva modernizzare o stupire, ma semplicemente raccontare una nuova storia, una nuova novel. Mina è una donna moderna per educazione, ma nonostante questo finisce per agire nei cliché tradizionali della giovane insidiata, e solo il lato razionale e moderno, cresciuto e guidato dagli uomini che la circondano, la "salva".
Il tema della seduzione è quello che probabilmente ha lanciato l'opera nel presente perché, dietro al desiderio di Dracula per il sangue delle proprie vittime, le sensibilità di altre epoche hanno letto altri desideri; proprio partendo da questo romanzo Francis Ford Coppola  ha diretto un film in cui il vampiro era romantico e innamorato, dannato, sofferente, umano.

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