Buongiorno, oggi è il 21 ottobre.
Il 21 ottobre 1805 fu combattuta la battaglia di Trafalgar, una celebre battaglia navale, molto importante nell'ambito delle guerre napoleoniche, che vide la vittoria della Royal Navy sotto il comando di Lord Nelson, sulla flotta combinata franco-spagnola il 21 ottobre 1805, a largo di Capo Trafalgar, vicino Cadice.
Nelson fu ferito a morte da un colpo di moschetto che gli perforò un polmone: restò in vita abbastanza da sapere della vittoria dell'Inghilterra. Anche se diciotto navi francesi e spagnole ammainarono le bandiere in segno di resa, il forte vento che li aveva favoriti disperse i vincitori sopraffacendoli e permettendo loro di catturare solo quattro vascelli avversari; in compenso, gli inglesi non persero alcuna nave, ebbero 24 morti e un centinaio di feriti. La nave ammiraglia Vìctory si diresse prima verso Gibilterra, con il corpo di Nelson imbalsamato in una botte piena di brandy. Ai turisti che visitano la cattedrale di San Paolo, a Londra, viene raccontato che i marinai bevvero dalla botte e che da allora il grog distribuito sulla Royal Navy è stato ribattezzato "Sangue di Nelson".
All'inizio, sembrò che la battaglia non portasse realmente risultati positivi, perchè le forze napoleoniche ottennero poco dopo brillanti vittorie sugli austriaci a Ulm (resa del generale Mack senza nemmeno combattere e successiva presa di Vienna senza colpo ferire) e su austriaci e russi ad Austerlitz; tuttavia, Trafalgar ebbe numerose conseguenze a lungo termine. Per cominciare, naturalmente, la morte di Nelson, che aveva dominato non solo la Royal Navy ma anche l'intera guerra navale del tempo. Egli morì da eroe, ma anche se fosse sopravvissuto, non avrebbe più potuto uguagliare il successo del 21 ottobre 1805: infatti, l'Inghilterra non fu impegnata in altri importanti scontri sul mare per oltre un secolo, fino alla battaglia dello Jutland, nel 1916.
La seconda conseguenza fu che, in mancanza di altri importanti combattimenti navali durante le guerre contro Napoleone, l'Inghilterra potè continuare il blocco, riuscendo a tenere imbottigliate le navi francesi in vari porti; solo una scaramuccia di minore importanza contro una flotta franco-veneta avvenuta nel 1811 a Lissa, in Adriatico, ruppe la monotonia dell'assedio. Senza una flotta operativa, Napoleone non era in grado di minacciare seriamente un'invasione della Gran Bretagna, né di attaccare i possedimenti inglesi sparsi nel mondo. Il massimo che poteva fare era cercare di mantenere in funzione il suo sistema continentale per negare all'Inghilterra l'accesso al redditizio mercato europeo.
Il persistente blocco navale inglese ebbe un effetto collaterale in Nord America: avendo bisogno di marinai per i suoi equipaggi, la Gran Bretagna cominciò a praticare l'arruolamento forzato, costringendo stranieri (di solito americani) a imbarcarsi sulle unità della Royal Navy. Questo vero e proprio atto di pirateria violava il diritto internazionale e, insieme alle restrizioni sulla neutralità commerciale sollecitate dalle ordinanze reali emanate dietro parere del Consiglio privato del sovrano ( 1806), irritò a tal punto gli americani da farli entrare in guerra nel 1812. Riguardo alla guerra in Europa, soprattutto, il dominio dei mari dopo Trafalgar permise all'Inghilterra di trasportare truppe sul continente. Gli sbarchi cominciarono in Portogallo e in Spagna nel 1809, dando inizio a quella che sarebbe stata chiamata l"'ulcera spagnola", che tanto logorò la potenza militare Francese e fornì esperienza preziosa all'esercito britannico, gettando le basi della sconfitta finale subita da Napoleone a Waterloo, in Belgio, nel 1815.
Dopo che tutte le nazioni importanti del continente erano state battute da Napoleone almeno una volta, l'Inghilterra emerse come il leader ideale della coalizione che alla fine riuscì ad abbatterlo. Si può affermare che la vittoria di Waterloo ebbe origine a Trafalgar , dieci anni prima. Dopo aver lottato nei secoli precedenti contro l'Olanda e la Francia per il predominio marittimo, la Gran Bretagna godette della supremazia sui mari fino alla seconda guerra mondiale: ciò permise l'espansione dell'impero britannico per tutto il XIX secolo, ma provocò anche la gelosia della Germania, la cui corsa all'armamento navale alla fine di quel secolo e all'inizio del successivo contribuì allo scoppio della prima guerra mondiale.
La superiorità della Royal Navy, ribadita a Trafalgar, salvò l'Inghilterra da qualsiasi minaccia d'invasione da parte francese nei primi anni del XIX secolo, esattamente come fece nel caso della Germania nel 1940. Sul piano tattico la battaglia non ebbe storia. Nelson godeva infatti di equipaggi e cannonieri nettamente migliori rispetto ai francesi ed agli spagnoli. Nelson impostò la battaglia per subire un doppio taglio a T. Questa tattica che sarebbe stata suicida un secolo dopo (vedere Tsushima e Jutland ad esempio) si rivelò vincente perchè permise agli inglesi, pur in inferiorità numerica, di concentrare più navi rispetto agli avversari nel punto nevralgico nello scontro e di far valere quindi la superiorità delle proprie artiglierie. L'unica manovra che avrebbe potuto far vincere la flotta combinata sarebbe consistita nell'accerchiare l'intera flotta inglese. Per far questo l'avanguardia e la retroguardia avrebbe dovuto muoversi in maniera veloce ed armonica avvinghiando le due linee inglesi, guidate dalla Victory e dalla Royal Sovereign. Il povero Villenueve, tanto disprezzato dai posteri, aveva capito questo ed aveva dato ordini ben precisi per effettuare l'accerchiamento.
Purtroppo il poco vento (la battaglia fu combattuta al rallentatore in situazione di quasi bonaccia) ed il fatto che la retroguardia guidata dal Rayo non ubbidì all'ordine non partecipando quasi alla battaglia, vanificò il disperato tentativo dell'ammiraglio francese di uscire vittorioso dallo scontro. Può essere considerato ironico che Villenueve, tanto biasimato per essere scappato con la retroguardia dalla baia di Abukir senza nemmeno combattere, perse lo scontro decisivo di Trafalgar a causa di un suo subordinato che gli giocò lo stesso scherzo!
Per celebrare la vittoria fu costruita a Londra una piazza, Trafalgar Square, al centro della quale vi è una alta colonna con una statua di Nelson. La piazza, sede della National Gallery, è spesso teatro di manifestazioni politiche e di protesta, e tutti gli anni ospita un grandioso albero di Natale.
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mercoledì 21 ottobre 2026
martedì 20 ottobre 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 20 ottobre.
Il 20 ottobre 1944 il comando generale della 15a Air Force americana decise di compiere un bombardamento su Milano a seguito di un rapporto della RAF che sosteneva che vi fosse una grossa attività negli impianti siderurgici della città.
La missione fu svolta da 3 stormi di aerei, due dei quali compirono la missione senza particolari problemi nè impedimenti. Il terzo stormo invece, il 451°, composto da 35 aeroplani (un 36esimo era subito tornato alla base per problemi tecnici) ebbe una storia tutta diversa. Il comandante del secondo gruppo di 18 aerei si accorse di essere fuori rotta e che non avrebbero mai raggiunto l'obiettivo previsto, pertanto ordinò di tornare alla base considerando la missione fallita.
Non potendo rientrare alla base con il carico di bombe per motivi di sicurezza (circa 2000 kg di esplosivo per ogni aereo), invece di ordinare lo sgancio in campagna o in mare il capitano disse di farlo lì dov'erano, sopra i quartieri civili che stavano sorvolando in quel momento. L'abitato di Gorla fu raggiunto da 37 tonnellate di esplosivo che distrussero case, negozi e officine.
Una bomba in particolare, causò quella che da allora verrà sempre chiamata la strage di Gorla: fu colpita la scuola "Francesco Crispi" e 184 bambini, i loro insegnanti e alcuni genitori che erano accorsi per tentare di salvarli furono uccisi.
Nessuno venne mai chiamato sul banco degli imputati, né a Norimberga né successivamente, a rispondere di questa azione.
Sul terreno dove sorgeva la scuola elementare, concesso dal Comune di Milano ai parenti delle vittime, venne innalzato il monumento ossario intitolato ai "Piccoli Martiri di Gorla", realizzato dallo scultore Remo Brioschi ed inaugurato nel terzo anniversario della strage. Nella cripta, durante gli anni successivi vennero trasferite, a gruppi, le spoglie dei bambini morti a Gorla in seguito al bombardamento e dei loro insegnanti.
Il piccolo corridoio centrale è dominato dall'iscrizione: "E vi avevo detto di amarvi come fratelli".
La scuola elementare riedificata a Gorla venne dedicata ai Piccoli martiri di Gorla, denominazione successivamente scomparsa nell'accorpamento scolastico.
Il 20 ottobre 1944 il comando generale della 15a Air Force americana decise di compiere un bombardamento su Milano a seguito di un rapporto della RAF che sosteneva che vi fosse una grossa attività negli impianti siderurgici della città.
La missione fu svolta da 3 stormi di aerei, due dei quali compirono la missione senza particolari problemi nè impedimenti. Il terzo stormo invece, il 451°, composto da 35 aeroplani (un 36esimo era subito tornato alla base per problemi tecnici) ebbe una storia tutta diversa. Il comandante del secondo gruppo di 18 aerei si accorse di essere fuori rotta e che non avrebbero mai raggiunto l'obiettivo previsto, pertanto ordinò di tornare alla base considerando la missione fallita.
Non potendo rientrare alla base con il carico di bombe per motivi di sicurezza (circa 2000 kg di esplosivo per ogni aereo), invece di ordinare lo sgancio in campagna o in mare il capitano disse di farlo lì dov'erano, sopra i quartieri civili che stavano sorvolando in quel momento. L'abitato di Gorla fu raggiunto da 37 tonnellate di esplosivo che distrussero case, negozi e officine.
Una bomba in particolare, causò quella che da allora verrà sempre chiamata la strage di Gorla: fu colpita la scuola "Francesco Crispi" e 184 bambini, i loro insegnanti e alcuni genitori che erano accorsi per tentare di salvarli furono uccisi.
Nessuno venne mai chiamato sul banco degli imputati, né a Norimberga né successivamente, a rispondere di questa azione.
Sul terreno dove sorgeva la scuola elementare, concesso dal Comune di Milano ai parenti delle vittime, venne innalzato il monumento ossario intitolato ai "Piccoli Martiri di Gorla", realizzato dallo scultore Remo Brioschi ed inaugurato nel terzo anniversario della strage. Nella cripta, durante gli anni successivi vennero trasferite, a gruppi, le spoglie dei bambini morti a Gorla in seguito al bombardamento e dei loro insegnanti.
Il piccolo corridoio centrale è dominato dall'iscrizione: "E vi avevo detto di amarvi come fratelli".
La scuola elementare riedificata a Gorla venne dedicata ai Piccoli martiri di Gorla, denominazione successivamente scomparsa nell'accorpamento scolastico.
lunedì 19 ottobre 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 19 ottobre.
Il 19 ottobre 1987, lunedì, fu il giorno della prima grande crisi finanziaria mondiale, passata alla storia come "lunedì nero".
In questa giornata infausta per le borse mondiali, vi fu un autentico tracollo degli indici del Dow-Jones, che trascinarono dietro sé buona parte degli indici delle borse di tutto il mondo.
Il completo sistema informatizzato interno alla borsa newyorchese fece perdere il controllo sulle vendite delle azioni e, ulteriormente, la ferma convinzione di lasciare che il mercato si regolasse da sé risultò, ancora una volta, fallimentare.
Gli indici finanziari americani, che da lungo tempo erano in costante aumento, finirono per risultare enormemente sopravvalutati, e quindi, a rischio di crollo.
Il Dow-Jones, a fine seduta, perse circa il 23% del proprio valore, crollando quasi uniformemente in tutti i propri indici.
Differentemente da altre crisi finanziarie, la crisi del '87 si risolse in breve tempo, e dunque gli indici ritornarono a livelli medi senza alcun problema.
Inoltre dopo questo episodio i meccanismi automatici delle borse vennero aggiornati in maniera tale da sospendere i titoli per eccesso di ribasso, e questi miglioramenti evitarono che altre crisi simili accadessero nuovamente.
Fra le ulteriori cause della esasperata fiducia che gonfiò la borsa americana prima della crisi, possiamo certamente considerare la situazione politica mondiale, con l'URSS che andava piano piano a sgretolarsi, il risolversi dell'equilibrio verso una delle due potenze in causa, nonché l'importanza del dollaro, che assieme alla valuta tedesca e giapponese, rimaneva la più forte valuta di scambio a livello mondiale.
Un altra particolarità dell'avvenimento fu che, contrariamente a tante altre crisi simili, gli economisti avevano da tempo annunciato la situazione, senza però riuscire ad evitarla.
Da segnalare inoltre che, a livello mondiale, la borsa che venne trascinata più a fondo nel ribasso fu quela della Nuova Zelanda, con un 60% complessivo di perdite azionarie.
Il 19 ottobre 1987, lunedì, fu il giorno della prima grande crisi finanziaria mondiale, passata alla storia come "lunedì nero".
In questa giornata infausta per le borse mondiali, vi fu un autentico tracollo degli indici del Dow-Jones, che trascinarono dietro sé buona parte degli indici delle borse di tutto il mondo.
Il completo sistema informatizzato interno alla borsa newyorchese fece perdere il controllo sulle vendite delle azioni e, ulteriormente, la ferma convinzione di lasciare che il mercato si regolasse da sé risultò, ancora una volta, fallimentare.
Gli indici finanziari americani, che da lungo tempo erano in costante aumento, finirono per risultare enormemente sopravvalutati, e quindi, a rischio di crollo.
Il Dow-Jones, a fine seduta, perse circa il 23% del proprio valore, crollando quasi uniformemente in tutti i propri indici.
Differentemente da altre crisi finanziarie, la crisi del '87 si risolse in breve tempo, e dunque gli indici ritornarono a livelli medi senza alcun problema.
Inoltre dopo questo episodio i meccanismi automatici delle borse vennero aggiornati in maniera tale da sospendere i titoli per eccesso di ribasso, e questi miglioramenti evitarono che altre crisi simili accadessero nuovamente.
Fra le ulteriori cause della esasperata fiducia che gonfiò la borsa americana prima della crisi, possiamo certamente considerare la situazione politica mondiale, con l'URSS che andava piano piano a sgretolarsi, il risolversi dell'equilibrio verso una delle due potenze in causa, nonché l'importanza del dollaro, che assieme alla valuta tedesca e giapponese, rimaneva la più forte valuta di scambio a livello mondiale.
Un altra particolarità dell'avvenimento fu che, contrariamente a tante altre crisi simili, gli economisti avevano da tempo annunciato la situazione, senza però riuscire ad evitarla.
Da segnalare inoltre che, a livello mondiale, la borsa che venne trascinata più a fondo nel ribasso fu quela della Nuova Zelanda, con un 60% complessivo di perdite azionarie.
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