Buongiorno, oggi è il 17 ottobre.
Il 17 ottobre del 1931 a Chicago, in Illinois, Alphonse Capone veniva condannato a 11 di carcere e a una multa di 80000 dollari per evasione fiscale.
Figlio di emigranti, Al Capone detto scarface a causa di una cicatrice rimediata in gioventù con un rivale, costruì la sua fortuna a Chicago lavorando per Johnny Torrio nel campo nelle scommesse clandestine, fino a quando lo stesso Torrio si ritirò a seguito di un attentato e gli lasciò le sue attività illecite. Capone fece fortuna con il business del commercio illegale di alcolici (si era nel proibizionismo) affiancando alle sue attività illecite altre attività di copertura, di ristorazione e abbigliamento, che gli rendevano altrettanto.
Il segreto del suo successo era basato sulle centinaia di politici e poliziotti corrotti e a suo libro paga (tra cui il sindaco William Thompson) e sull'eliminazione di tutti coloro che ostacolavano il suo successo; a lui è attribuita la celebre strage di San Valentino, in cui alcuni sicari vestiti da poliziotti irruppero in un garage e fingendo un controllo uccisero a colpi di mitra sette persone.
Per contrastare Capone l'FBI costituì un pool di super poliziotti considerati incorruttibili che in una località segreta si dedicarono esclusivamente a tentare di incastrare Capone, detti gli intoccabili. Non era facile perchè il mafioso non era intestatario di nulla o quasi. Fu soltanto la scoperta casuale di un foglietto che, quasi come una stele di Rosetta, consentì di decifrare i codici permettendo agli intoccabili di dipanare una fitta trama di imbrogli e violenze.
Tuttavia, non fu possibile trovare alcuna prova degli oltre 200 omicidi attribuibili agli ordini di Capone, e l'unica accusa che fu possibile dimostrare fu l'evasione fiscale.
Inizialmente inviato nel carcere di Atlanta, fu presto trasferito in quello di Alcatraz non appena fu chiaro che, sempre corrompendo poliziotti e secondini, Capone viveva con agio e continuava a gestire anche dal carcere i suoi traffici.
Ad Alcatraz invece si ammalò di demenza (forse dovuta alla sifilide contratta anni prima) e fu liberato nel 39. Morì di arresto cardiaco a seguito di un ictus in Florida nel 1947 a soli 48 anni.
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sabato 17 ottobre 2026
venerdì 16 ottobre 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 16 ottobre.
Il 16 ottobre 1817, nella valle dei Re, Giovanni Battista Bolzoni trovava l'ingresso della tomba, in seguito denominata KV17, del faraone Sethi I, una delle più grandi dell'intera valle.
Sethi I, padre di Ramses II, fu il secondo faraone della XIX dinastia, la prima del Nuovo Regno e sicuramente la più potente tra le nuove dinastie. Tra le grandi opere del faraone ricordiamo il completamento della monumentale sala ipostila del tempio di Karnak (il famoso colonnato icona stessa dell'Egitto, più volte immortalato in innumerevoli film) e il suo tempio funerario ad Abydos, nel quale vi è raffigurato su una parete il faraone stesso che mostra al figlio Ramses II, ancora fanciullo, i cartigli dei faraoni che l'hanno preceduto e che hanno reso grande il paese. Questo bassorilievo è fondamentale per gli egittologi che hanno avuto la possibilità di verificare cronologicamente il susseguirsi dei re nella millenaria storia egiziana (fatta eccezione per alcuni nomi volutamente omessi, quali quelli del periodo amarniano del faraone eretico Akenaton, di Tutankamon, ecc.).
La sua tomba è interamente decorata tanto che è nota anche con il soprannome di “Cappella Sistina egizia”. Il corredo funebre è stato saccheggiato ab antiquo.
Sono presenti testi del “Libro della camera nascosta (Amduat)”, dei libri “delle porte” e “della vacca celeste”, nonché il “Rituale dell’apertura della bocca”, e le “Litanie di Ra”. Particolarmente lunga e, come si è detto, splendidamente decorata, KV17 è decisamente appropriata per un faraone dell’importanza di Sethi I . Un lungo, e solo parzialmente esplorato corridoio, si estende inoltre molti metri nella roccia oltre la camera funeraria.
La scoperta generò una eccitazione, in Europa, paragonabile solo a quella che si scatenerà un secolo dopo (nel 1922) con la scoperta della tomba di Tutankhamon. Il maldestro tentativo di copiare alcuni rilievi delle pareti e la grossolana rimozione di alcuni di essi per il trasporto a vari musei europei danneggiarono seriamente le pareti ed in qualche caso il nostro unico ricordo deriva dai dipinti fatti dai primi visitatori. Data l’importanza del sito ed il suo immenso valore storico-artistico, la tomba non è aperta al pubblico e vi sono ammessi solo Capi di Stato esteri in visita al paese.
Il 16 ottobre 1817, nella valle dei Re, Giovanni Battista Bolzoni trovava l'ingresso della tomba, in seguito denominata KV17, del faraone Sethi I, una delle più grandi dell'intera valle.
Sethi I, padre di Ramses II, fu il secondo faraone della XIX dinastia, la prima del Nuovo Regno e sicuramente la più potente tra le nuove dinastie. Tra le grandi opere del faraone ricordiamo il completamento della monumentale sala ipostila del tempio di Karnak (il famoso colonnato icona stessa dell'Egitto, più volte immortalato in innumerevoli film) e il suo tempio funerario ad Abydos, nel quale vi è raffigurato su una parete il faraone stesso che mostra al figlio Ramses II, ancora fanciullo, i cartigli dei faraoni che l'hanno preceduto e che hanno reso grande il paese. Questo bassorilievo è fondamentale per gli egittologi che hanno avuto la possibilità di verificare cronologicamente il susseguirsi dei re nella millenaria storia egiziana (fatta eccezione per alcuni nomi volutamente omessi, quali quelli del periodo amarniano del faraone eretico Akenaton, di Tutankamon, ecc.).
La sua tomba è interamente decorata tanto che è nota anche con il soprannome di “Cappella Sistina egizia”. Il corredo funebre è stato saccheggiato ab antiquo.
Sono presenti testi del “Libro della camera nascosta (Amduat)”, dei libri “delle porte” e “della vacca celeste”, nonché il “Rituale dell’apertura della bocca”, e le “Litanie di Ra”. Particolarmente lunga e, come si è detto, splendidamente decorata, KV17 è decisamente appropriata per un faraone dell’importanza di Sethi I . Un lungo, e solo parzialmente esplorato corridoio, si estende inoltre molti metri nella roccia oltre la camera funeraria.
La scoperta generò una eccitazione, in Europa, paragonabile solo a quella che si scatenerà un secolo dopo (nel 1922) con la scoperta della tomba di Tutankhamon. Il maldestro tentativo di copiare alcuni rilievi delle pareti e la grossolana rimozione di alcuni di essi per il trasporto a vari musei europei danneggiarono seriamente le pareti ed in qualche caso il nostro unico ricordo deriva dai dipinti fatti dai primi visitatori. Data l’importanza del sito ed il suo immenso valore storico-artistico, la tomba non è aperta al pubblico e vi sono ammessi solo Capi di Stato esteri in visita al paese.
giovedì 15 ottobre 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 15 ottobre.
Il 15 ottobre 1815 Napoleone Bonaparte fu imbarcato sulla nave inglese Northumberland per essere condotto al suo secondo esilio, all'isola di Sant'Elena nell'oceano Atlantico, dove giunse il giorno successivo.
Qui, con un piccolo seguito di fedelissimi, Napoleone dettò le sue memorie ed espresse il suo disprezzo per gli Inglesi, personificati nell'odiosa figura del 'carceriere' di Napoleone sir Hudson Lowe. Egli dettò al conte di Las Cases il Memoriale di Sant'Elena, l'opera in cui appare nella sua fulgida grandezza e verità la figura e il senso ultimo di Napoleone. Nella seconda metà dell'aprile del 1821, lui stesso scrisse le sue ultime volontà e molte note a margine (per un totale di 40 pagine).
I dolori allo stomaco di cui già soffriva da tempo, acuitisi nel clima inospitale dell'isola e dal duro regime inglese, lo condussero alla morte il 5 maggio 1821: poco dopo aver appreso la notizia Alessandro Manzoni scrisse la famosa ode Il cinque maggio, che ebbe una forte eco in tutta Europa e che fu tradotta in tedesco da Johann Wolfgang Goethe. Fu vera gloria?, egli si chiese. Ai posteri l'ardua sentenza: noi chiniam la fronte al Massimo Fattor, che volle in lui del creator suo spirito più vasta orma stampar.
Le ultime parole di Napoleone furono: "Francia, esercito, Giuseppina" (France, les Armée, Josephine): i tre più grandi amori della sua vita. Egli chiese di essere seppellito sulle sponde della Senna, ma fu invece seppellito a Sant'Elena. Nel 1840 i suoi resti furono trasportati in Francia e inumati all'Hôpital des Invalides a Parigi. Nove anni dopo la morte di Napoleone, i Borboni furono cacciati. La statua dell'imperatore venne restaurata sulla colonna di Place Vendome. Quando Gerolamo Bonaparte portò la notizia a Letizia, la vecchia madre ormai inferma, essa si rianimò e cercò con gli occhi il busto del figlio: L'imperatore è tornato a Parigi, sussurrò.
La causa della morte di Napoleone non è certa. La versione ufficiale parla di morte dovuta ad un tumore allo stomaco, come risultò dall'autopsia. Lo stesso padre di Napoleone morì per la stessa malattia. Ci sono anche varie teorie che sostengono la tesi del lento avvelenamento con l'arsenico. Infine secondo un'altra teoria furono i medici di Napoleone a causarne la morte: a causa del tumore allo stomaco cercavano di alleviargli i dolori sottoponendolo a clisteri giornalieri e gli somministravano sostanze varie per farlo vomitare. Queste cure privarono l'organismo di Napoleone di potassio, avendo come risultato una grave forma di tachicardia che lo uccise.
Nel 1955 furono pubblicati i diari di Louis Marchand, cameriere di Napoleone. La sua descrizione negli ultimi mesi prima della morte porta alcuni alla conclusione che sia stato avvelenato con l'arsenico. L'arsenico a quel tempo era talvolta utilizzato come veleno ed era difficilmente rilevabile se somministrato per un lungo periodo di tempo.
Nel 2001 Pascal Kintz dell'Istituto di medicina legale di Strasburgo aggiunse credibilità a questa ipotesi con uno studio sul livello di arsenico da sette a ventotto volte superiore al livello normale trovato in una ciocca di capelli di Napoleone conservata dopo la sua morte.
Analisi più recenti sulla rivista Science et Vie mostrarono che una simile concentrazione di arsenico era presente in campioni di capelli di Napoleone presi nel 1805, 1814 e 1821. L'investigatore incaricato (Ivan Ricordel, responsabile di tossicologia della Polizia di Parigi), stabilì che se l'arsenico fosse stata la causa della morte, sarebbe dovuto morire anni prima. L'arsenico era del resto usato in molte carte da parati (per il colore verde) e spesso in qualche medicina, sicché il gruppo sostenne che facilmente la fonte poteva essere qualche lozione per i capelli.
Il 15 ottobre 1815 Napoleone Bonaparte fu imbarcato sulla nave inglese Northumberland per essere condotto al suo secondo esilio, all'isola di Sant'Elena nell'oceano Atlantico, dove giunse il giorno successivo.
Qui, con un piccolo seguito di fedelissimi, Napoleone dettò le sue memorie ed espresse il suo disprezzo per gli Inglesi, personificati nell'odiosa figura del 'carceriere' di Napoleone sir Hudson Lowe. Egli dettò al conte di Las Cases il Memoriale di Sant'Elena, l'opera in cui appare nella sua fulgida grandezza e verità la figura e il senso ultimo di Napoleone. Nella seconda metà dell'aprile del 1821, lui stesso scrisse le sue ultime volontà e molte note a margine (per un totale di 40 pagine).
I dolori allo stomaco di cui già soffriva da tempo, acuitisi nel clima inospitale dell'isola e dal duro regime inglese, lo condussero alla morte il 5 maggio 1821: poco dopo aver appreso la notizia Alessandro Manzoni scrisse la famosa ode Il cinque maggio, che ebbe una forte eco in tutta Europa e che fu tradotta in tedesco da Johann Wolfgang Goethe. Fu vera gloria?, egli si chiese. Ai posteri l'ardua sentenza: noi chiniam la fronte al Massimo Fattor, che volle in lui del creator suo spirito più vasta orma stampar.
Le ultime parole di Napoleone furono: "Francia, esercito, Giuseppina" (France, les Armée, Josephine): i tre più grandi amori della sua vita. Egli chiese di essere seppellito sulle sponde della Senna, ma fu invece seppellito a Sant'Elena. Nel 1840 i suoi resti furono trasportati in Francia e inumati all'Hôpital des Invalides a Parigi. Nove anni dopo la morte di Napoleone, i Borboni furono cacciati. La statua dell'imperatore venne restaurata sulla colonna di Place Vendome. Quando Gerolamo Bonaparte portò la notizia a Letizia, la vecchia madre ormai inferma, essa si rianimò e cercò con gli occhi il busto del figlio: L'imperatore è tornato a Parigi, sussurrò.
La causa della morte di Napoleone non è certa. La versione ufficiale parla di morte dovuta ad un tumore allo stomaco, come risultò dall'autopsia. Lo stesso padre di Napoleone morì per la stessa malattia. Ci sono anche varie teorie che sostengono la tesi del lento avvelenamento con l'arsenico. Infine secondo un'altra teoria furono i medici di Napoleone a causarne la morte: a causa del tumore allo stomaco cercavano di alleviargli i dolori sottoponendolo a clisteri giornalieri e gli somministravano sostanze varie per farlo vomitare. Queste cure privarono l'organismo di Napoleone di potassio, avendo come risultato una grave forma di tachicardia che lo uccise.
Nel 1955 furono pubblicati i diari di Louis Marchand, cameriere di Napoleone. La sua descrizione negli ultimi mesi prima della morte porta alcuni alla conclusione che sia stato avvelenato con l'arsenico. L'arsenico a quel tempo era talvolta utilizzato come veleno ed era difficilmente rilevabile se somministrato per un lungo periodo di tempo.
Nel 2001 Pascal Kintz dell'Istituto di medicina legale di Strasburgo aggiunse credibilità a questa ipotesi con uno studio sul livello di arsenico da sette a ventotto volte superiore al livello normale trovato in una ciocca di capelli di Napoleone conservata dopo la sua morte.
Analisi più recenti sulla rivista Science et Vie mostrarono che una simile concentrazione di arsenico era presente in campioni di capelli di Napoleone presi nel 1805, 1814 e 1821. L'investigatore incaricato (Ivan Ricordel, responsabile di tossicologia della Polizia di Parigi), stabilì che se l'arsenico fosse stata la causa della morte, sarebbe dovuto morire anni prima. L'arsenico era del resto usato in molte carte da parati (per il colore verde) e spesso in qualche medicina, sicché il gruppo sostenne che facilmente la fonte poteva essere qualche lozione per i capelli.
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