Buongiorno, oggi è l'11 febbraio.
Nella notte tra il 10 e l'11 febbraio 1918, Gabriele D'Annunzio, insieme a Luigi Rizzo e Costanzo Ciano, che comandava il mezzo, compirono un attacco alla flotta austriaca di stanza in Croazia, in seguito definita "la beffa di Buccari" (da Bakar, in croato, il nome della baia in cui fu effettuata).
Gli italiani mossero 3 MAS nella baia, superando senza che il nemico se ne accorgesse le difese austriache. Il MAS, acronimo di motoscafo armato silurante o motoscafo anti sommergibile, era una piccola e veloce imbarcazione usata come mezzo d'assalto dalla Regia Marina durante la prima e la seconda guerra mondiale. Derivava originariamente dalla motobarca armata SVAN, dove SVAN era il nome dell'azienda veneziana che li produceva.
Fondamentalmente si trattava di un motoscafo da 20 - 30 tonnellate di dislocamento (a seconda della classe), con una decina di uomini di equipaggio e armamento costituito generalmente da due siluri e alcune bombe di profondità, oltre ad una mitragliatrice o ad un cannoncino.
Una volta giunti indisturbati nella baia, i MAS lanciarono i loro siluri contro le navi ormeggiate, tuttavia senza creare grossi danni. Scattato l'allarme i mezzi riuscirono lo stesso ad uscire dalla baia senza essere intercettati dal nemico, e D'Annunzio gettò in mare davanti alle coste nemiche tre bottiglie ornate di nastri tricolore contenenti questo messaggio: “In onta alla cautissima Flotta austriaca occupata a covare senza fine dentro i porti sicuri la gloriuzza di Lissa, sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo rifugio i marinai d’italia, che si ridono di ogni sorta di reti e di sbarre, pronti sempre ad osare l’inosabile. E un buon compagno, ben noto, il nemico capitale, fra tutti i nemici il nemicissimo, quello di Pola e di Cattaro, è venuto con loro a beffarsi della taglia”.
Dal punto di vista tattico-operativo, l'azione fece emergere la totale mancanza di coordinamento nel sistema di vigilanza costiero austriaco e le numerose lacune difensive presenti, che resero possibile questa audace azione dei marinai italiani. D'altro canto però le navi, non riportarono alcun danno materiale. L'impresa costrinse il nemico ad un maggiore impegno di energie in nuovi adattamenti difensivi e di vigilanza e comunque ebbe una pesante influenza negativa sul morale austriaco.
Ma l'impresa di Buccari ebbe una grande risonanza in Italia, in una fase della guerra in cui gli aspetti psicologici stavano acquistando un'incredibile importanza. D'Annunzio ebbe un ruolo principale in questo, il messaggio lasciato nelle tre bottiglie ebbe grande diffusione e contribuì a risollevare il morale dell'esercito impegnato sul Piave.
Per l'Italia, che si stava riorganizzando dopo il disastro di Caporetto, l'eco della riuscita nell'impresa fu notevole e rinvigorì lo spirito dei soldati e della popolazione. L'entusiasmo avrebbe raggiunto il culmine pochi mesi dopo con il famoso Volo su Vienna.
In quella occasione poi D’Annunzio coniò il motto, utilizzando la sigla di quei mezzi, che divenne il motto dei MAS e che ancora oggi è il motto delle forze veloci costiere italiane, “Memento Audere Semper”.
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mercoledì 11 febbraio 2026
martedì 10 febbraio 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 10 febbraio.
il 10 febbraio in Italia coincide con il giorno del ricordo, in memoria delle vittime delle foibe.
Il termine "foiba" è una corruzione dialettale del latino "fovea", che significa "fossa"; le foibe, infatti, sono voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, create dall’erosione di corsi d’acqua nell'altopiano del Carso, tra trieste e la penisola istriana; possono raggiungere i 200 metri di profondità.
In Istria sono state registrate più di 1.700 foibe.
Le foibe furono utilizzate in diverse occasioni e, in particolare, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale per infoibare (“spingere nella foiba”) migliaia di istriani e triestini, italiani ma anche slavi, antifascisti e fascisti, colpevoli di opporsi all’espansionismo comunista slavo propugnato da Josip Broz meglio conosciuto come “Maresciallo Tito”.
Nessuno sa quanti siano stati gli infoibati: stime attendibili parlano di 10-15.000 sfortunati.
Le vittime dei titini venivano condotte, dopo atroci sevizie, nei pressi della foiba; qui gli aguzzini, non paghi dei maltrattamenti già inflitti, bloccavano i polsi e i piedi tramite filo di ferro ad ogni singola persona con l’ausilio di pinze e, successivamente, legavano gli uni agli altri sempre tramite il fil di ferro. I massacratori si divertivano, nella maggior parte dei casi, a sparare al primo malcapitato del gruppo che ruzzolava rovinosamente nella foiba spingendo con sé gli altri.
Per tutto un lunghissimo mese Trieste vive questa sorta di mattanza. Migliaia e migliaia di suoi figli che, sottratti ai propri cari, spariscono nelle grinfie della cosiddetta Milizia Popolare per non fare mai più ritorno.
Un rituale tragico e barbarico (prevedeva anche il lancio finale, nella foiba, di un cane nero sgozzato) con il quale sono stati trucidate migliaia e migliaia di esseri umani: il tutto a guerra finita! Nella Foiba di Basovizza - il Pozzo della Miniera che costituisce un po’ il simbolo di tutte le foibe – gli infoibati si è dovuti quantificarli con il più arido e crudele dei sistemi: cinquecento metri cubi di poveri resti umani.
Una mattanza durata oltre quaranta giorni, fino cioè a quel 12 giugno 1945 quando le truppe Alleate indussero quelle slavo-comuniste a lasciare la città. Una tragedia che ha segnato tante e tante famiglie triestine e che ha determinato un vero e proprio trauma psichico in tutta la città. Per anni si è vissuti in una sorta di incubo, nel quale incalzava, ossessiva, una domanda: e se tornano i Titini e riprende la tragedia delle Foibe?
Sarà solo dopo il 26 ottobre 1954, con il ritorno di Trieste all’Italia, che tale incubo inizierà a svanire.
La Foibe, se hanno costituito incubo per i Triestini, hanno parimenti rappresentato un raffinato ed efficace strumento di terrore per gli Istriani. Perché proprio la vicenda drammatica degli infoibamenti ha avuto un ruolo sicuramente determinante nel creare in Istria quell’atmosfera di paura, di terrore che ha convinto in trecento e cinquanta mila a lasciare case, paesi, cimiteri per sfuggire, in Italia, al regime liberticida ed assassino del comunismo jugoslavo. Perché tutti erano ben consapevoli che, a restare, bastava il fatto di non essere comunisti per rischiare di finire come gli infoibati.
Il Giorno del Ricordo è considerato una solennità civile, ai sensi dell'art. della legge 27 maggio 1949, n. 260. Esso non determina riduzioni dell'orario di lavoro degli uffici pubblici né, qualora cada in giorni feriali, costituisce giorno di vacanza o comporta riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado. Sempre nella stessa legge, vengono istituiti il Museo della civiltà istriano-fiumano-dalmata, con sede a Trieste, e l'Archivio museo storico di Fiume, con sede a Roma.
Il Giorno del ricordo viene celebrato dalle massime autorità politiche italiane con una cerimonia solenne nel palazzo del Quirinale al cospetto del Presidente della Repubblica. In contemporanea in molte città si tengono celebrazioni di commemorazione presso i monumenti e le piazze dedicate ai tragici avvenimenti.
il 10 febbraio in Italia coincide con il giorno del ricordo, in memoria delle vittime delle foibe.
Il termine "foiba" è una corruzione dialettale del latino "fovea", che significa "fossa"; le foibe, infatti, sono voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, create dall’erosione di corsi d’acqua nell'altopiano del Carso, tra trieste e la penisola istriana; possono raggiungere i 200 metri di profondità.
In Istria sono state registrate più di 1.700 foibe.
Le foibe furono utilizzate in diverse occasioni e, in particolare, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale per infoibare (“spingere nella foiba”) migliaia di istriani e triestini, italiani ma anche slavi, antifascisti e fascisti, colpevoli di opporsi all’espansionismo comunista slavo propugnato da Josip Broz meglio conosciuto come “Maresciallo Tito”.
Nessuno sa quanti siano stati gli infoibati: stime attendibili parlano di 10-15.000 sfortunati.
Le vittime dei titini venivano condotte, dopo atroci sevizie, nei pressi della foiba; qui gli aguzzini, non paghi dei maltrattamenti già inflitti, bloccavano i polsi e i piedi tramite filo di ferro ad ogni singola persona con l’ausilio di pinze e, successivamente, legavano gli uni agli altri sempre tramite il fil di ferro. I massacratori si divertivano, nella maggior parte dei casi, a sparare al primo malcapitato del gruppo che ruzzolava rovinosamente nella foiba spingendo con sé gli altri.
Per tutto un lunghissimo mese Trieste vive questa sorta di mattanza. Migliaia e migliaia di suoi figli che, sottratti ai propri cari, spariscono nelle grinfie della cosiddetta Milizia Popolare per non fare mai più ritorno.
Un rituale tragico e barbarico (prevedeva anche il lancio finale, nella foiba, di un cane nero sgozzato) con il quale sono stati trucidate migliaia e migliaia di esseri umani: il tutto a guerra finita! Nella Foiba di Basovizza - il Pozzo della Miniera che costituisce un po’ il simbolo di tutte le foibe – gli infoibati si è dovuti quantificarli con il più arido e crudele dei sistemi: cinquecento metri cubi di poveri resti umani.
Una mattanza durata oltre quaranta giorni, fino cioè a quel 12 giugno 1945 quando le truppe Alleate indussero quelle slavo-comuniste a lasciare la città. Una tragedia che ha segnato tante e tante famiglie triestine e che ha determinato un vero e proprio trauma psichico in tutta la città. Per anni si è vissuti in una sorta di incubo, nel quale incalzava, ossessiva, una domanda: e se tornano i Titini e riprende la tragedia delle Foibe?
Sarà solo dopo il 26 ottobre 1954, con il ritorno di Trieste all’Italia, che tale incubo inizierà a svanire.
La Foibe, se hanno costituito incubo per i Triestini, hanno parimenti rappresentato un raffinato ed efficace strumento di terrore per gli Istriani. Perché proprio la vicenda drammatica degli infoibamenti ha avuto un ruolo sicuramente determinante nel creare in Istria quell’atmosfera di paura, di terrore che ha convinto in trecento e cinquanta mila a lasciare case, paesi, cimiteri per sfuggire, in Italia, al regime liberticida ed assassino del comunismo jugoslavo. Perché tutti erano ben consapevoli che, a restare, bastava il fatto di non essere comunisti per rischiare di finire come gli infoibati.
Il Giorno del Ricordo è considerato una solennità civile, ai sensi dell'art. della legge 27 maggio 1949, n. 260. Esso non determina riduzioni dell'orario di lavoro degli uffici pubblici né, qualora cada in giorni feriali, costituisce giorno di vacanza o comporta riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado. Sempre nella stessa legge, vengono istituiti il Museo della civiltà istriano-fiumano-dalmata, con sede a Trieste, e l'Archivio museo storico di Fiume, con sede a Roma.
Il Giorno del ricordo viene celebrato dalle massime autorità politiche italiane con una cerimonia solenne nel palazzo del Quirinale al cospetto del Presidente della Repubblica. In contemporanea in molte città si tengono celebrazioni di commemorazione presso i monumenti e le piazze dedicate ai tragici avvenimenti.
lunedì 9 febbraio 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 9 febbraio.
Il 9 febbraio 1900 si disputò il primo incontro della storia della coppa Davis, tra quattro giocatori dell'Università americana di Harvard (tra cui Dwight Davis, che la ideò e comprò di tasca sua la prima coppa da consegnare come trofeo ai vincitori) e quattro britannici. Inizialmente il torneo si chiamava International Lawn Tennis Challenge, e solo alla morte di Davis nel 45 prese il suo nome.
La Coppa Davis è la massima competizione mondiale a squadre del tennis maschile. Riservata a squadre nazionali, è organizzata dalla Federazione Internazionale Tennis e ha cadenza annuale, disputata con la formula dell’eliminazione diretta. È il più antico campionato a squadre nazionali di qualsiasi disciplina sportiva.
Fino al 2019 ogni nazione aspirava a competere nel primo gruppo di 16 nazioni (il "World Group") che prevedeva quattro turni di gare distribuiti in quattro week-end nell'arco dell'anno. Ogni sfida tra due nazioni del "World Group" consisteva di 5 incontri disputati nell'arco di tre giorni, solitamente venerdì, sabato e domenica. Al venerdì i primi due incontri erano dei singoli, solitamente tra i due migliori giocatori di ogni nazione. Un incontro di doppio si disputava nel secondo giorno, mentre nel terzo gli ultimi due incontri erano dei singoli, nei quali tipicamente i giocatori del primo giorno si scambiano gli avversari. Se la sfida si era già risolta a favore di una delle due squadre, era pratica comune che gli incontri restanti vengano disputati dalle riserve (più giovani e meno quotate), che acquisivano così esperienza in Coppa Davis.
Il 9 febbraio 1900 si disputò il primo incontro della storia della coppa Davis, tra quattro giocatori dell'Università americana di Harvard (tra cui Dwight Davis, che la ideò e comprò di tasca sua la prima coppa da consegnare come trofeo ai vincitori) e quattro britannici. Inizialmente il torneo si chiamava International Lawn Tennis Challenge, e solo alla morte di Davis nel 45 prese il suo nome.
La Coppa Davis è la massima competizione mondiale a squadre del tennis maschile. Riservata a squadre nazionali, è organizzata dalla Federazione Internazionale Tennis e ha cadenza annuale, disputata con la formula dell’eliminazione diretta. È il più antico campionato a squadre nazionali di qualsiasi disciplina sportiva.
Fino al 2019 ogni nazione aspirava a competere nel primo gruppo di 16 nazioni (il "World Group") che prevedeva quattro turni di gare distribuiti in quattro week-end nell'arco dell'anno. Ogni sfida tra due nazioni del "World Group" consisteva di 5 incontri disputati nell'arco di tre giorni, solitamente venerdì, sabato e domenica. Al venerdì i primi due incontri erano dei singoli, solitamente tra i due migliori giocatori di ogni nazione. Un incontro di doppio si disputava nel secondo giorno, mentre nel terzo gli ultimi due incontri erano dei singoli, nei quali tipicamente i giocatori del primo giorno si scambiano gli avversari. Se la sfida si era già risolta a favore di una delle due squadre, era pratica comune che gli incontri restanti vengano disputati dalle riserve (più giovani e meno quotate), che acquisivano così esperienza in Coppa Davis.
Il capitano di ogni nazionale può convocare una squadra di quattro giocatori per ogni sfida e decide quali di questi competeranno nei primi tre incontri. Il giovedì precedente agli incontri viene sorteggiato l'ordine e l'accoppiamento dei giocatori dei primi due singoli. In passato le squadre potevano sostituire i giocatori dei singoli dell'ultimo giorno solo se il risultato era già determinato, ma attualmente le regole permettono alle squadre di selezionare qualsiasi giocatore per gli ultimi due singoli, a patto di non ripetere l'accoppiamento di uno degli incontri del primo giorno. Non esistono limitazioni su quali membri della squadra possano disputare il doppio: i due giocatori del singolo, altri due giocatori (solitamente specialisti di doppio), o una combinazione delle due.
Tutti i singoli incontri sono al meglio dei 5 set, senza tie-break nel set decisivo. Se una squadra si è già assicurata la vittoria, gli incontri restanti vengono abbreviati al meglio dei 3 set, previo accordo tra i due team.
Nel 2019 è stata rivoluzionata la formula, con l'intenzione di attirare nuovamente pubblico e grandi giocatori che, ultimamente, avevano un po' trascurato la manifestazione.
La riforma prevede una sede unica a novembre in cui disputare la fase finale, con 18 squadre divise in sei gironi all'italiana, seguiti da quarti di finale, semifinali e finale. La nuova formula ha ottenuto un discreto successo.
L'equivalente in campo femminile della Coppa Davis è la Fed Cup (nota come Federation Cup prima del 1995).
A partire dell'edizione 2009 anche la Coppa Davis assegna punti validi per la classifica ATP.
Da notare che nella classifica dei 100 giocatori con più vittorie in partite di Coppa Davis, il primo in assoluto è il nostro Nicola Pietrangeli, con 120 vittorie e 44 sconfitte. Nonostante questo primato, Pietrangeli non vinse mai il trofeo, perdendo la finale nel 60 e nel 61. Si limitò a vincere il torneo come capitano non giocatore nel 76, quando l'Italia vinse la coppa con Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli. Fu quello un anno d'oro per Panatta, che coronò a fine anno con la Davis la vittoria agli Internazionali d'Italia e subito dopo al Roland Garros.
Tutti i singoli incontri sono al meglio dei 5 set, senza tie-break nel set decisivo. Se una squadra si è già assicurata la vittoria, gli incontri restanti vengono abbreviati al meglio dei 3 set, previo accordo tra i due team.
Nel 2019 è stata rivoluzionata la formula, con l'intenzione di attirare nuovamente pubblico e grandi giocatori che, ultimamente, avevano un po' trascurato la manifestazione.
La riforma prevede una sede unica a novembre in cui disputare la fase finale, con 18 squadre divise in sei gironi all'italiana, seguiti da quarti di finale, semifinali e finale. La nuova formula ha ottenuto un discreto successo.
L'equivalente in campo femminile della Coppa Davis è la Fed Cup (nota come Federation Cup prima del 1995).
A partire dell'edizione 2009 anche la Coppa Davis assegna punti validi per la classifica ATP.
Da notare che nella classifica dei 100 giocatori con più vittorie in partite di Coppa Davis, il primo in assoluto è il nostro Nicola Pietrangeli, con 120 vittorie e 44 sconfitte. Nonostante questo primato, Pietrangeli non vinse mai il trofeo, perdendo la finale nel 60 e nel 61. Si limitò a vincere il torneo come capitano non giocatore nel 76, quando l'Italia vinse la coppa con Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli. Fu quello un anno d'oro per Panatta, che coronò a fine anno con la Davis la vittoria agli Internazionali d'Italia e subito dopo al Roland Garros.
L'Italia è attualmente la squadra detentrice del trofeo, avendolo vinto per 3 anni consecutivi dal 2023 al 2025.
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