Buongiorno, oggi è il 7 novembre.
La mattina del 7 novembre 1940 il Tacoma Narrows Bridge crollò abbattuto dal vento sostenuto che soffiava attraverso Puget Sound (Washington) ad una cinquantina di chilometri a sud di Seattle, negli Stati Uniti; era aperto da soli quattro mesi. Il disastro fu documentato da fotografie e video di grande impatto drammatico.
All'inaugurazione il ponte ondulava già tanto, ma senza conseguenze fatali: gli amanti del brivido lo cercavano per provare l'esperienza di una attraversata da ottovolante, altri deviavano di diversi chilometri dal percorso prestabilito per evitare il galloping gertie, il ponte galoppante.
In seguito si era cercato di rimediare con smorzatori (dissipatori di energia) che contrastassero lo sviluppo delle oscillazioni, evidentemente con scarsi risultati.
All'epoca nessuno si preoccupò di studiare in modo approfondito le interazioni delle forze aerodinamiche sul ponte, tanto disastrose in passato per ponti sospesi flessibili assai più leggeri e corti; semplicemente si riteneva che tali azioni non avrebbero intaccato una struttura di dimensioni imponenti come il Tacoma Narrows Bridge, campata centrale 853 metri, all'epoca il terzo ponte sospeso più lungo al mondo, progettato da Leon Solomon Moisseiff (1872-1943).
L'unico a dissentire con il progetto fu Theodore Condron, un ingegnere civile, che raccomandando di rinforzare la struttura, rimase inascoltato…
Dopo il crollo la Federal Works Agency stabilì una commissione d'indagine con tecnici quali Othmar Hermann Ammann (1879-1965) e Theodore von Kármán (1881-1963) che scagionò il progettista, osservando che, se le pecche del ponte erano ovvie a uno sguardo retrospettivo, il progetto rispondeva a ogni criterio accettabile nella pratica.
Il mondo accademico e professionale si macchiò nel suo operato di totale ignoranza e presunzione.
Il crollo fu immortalato da fotografie scattate da James Bashford (1887-1949) e da vari filmati ripresi da Frederick Burt Farquharson (1895-1970), docente di ingegneria civile, che studiava i movimenti del ponte e dai cameraman professionisti Barney Elliott (Bob Elliot) e Harbine Monroe.
Poco prima del crollo, un giornalista, Leonard Coatsworth, cercando di attraversare il ponte, dovette fermare la macchina a circa un quarto della lunghezza poiché le oscillazioni gli impedivano di proseguire oltre. Al violento beccheggio del ponte, la macchina si spostava sull'asfalto e Coatsworth, saltandone fuori, fu scagliato a terra. Egli provò ad alzarsi e correre verso l'estremità del ponte più vicina, ma fu costretto a camminare a quattro zampe, cercando di non venire lanciato in acqua dalle imprevedibili torsioni della struttura. Improvvisamente, Coatsworth si ricordò di avere lasciato in macchina il cocker spaniel (Tubby) della figlia e provò a tornare indietro; ma oramai i movimenti erano così violenti che non vi riuscì. Quando fu finalmente in salvo, aveva le mani e le ginocchia sbucciate e sanguinanti.
In un momento di relativa calma nel corso della violenza delle oscillazioni, il professor Farquharson aveva provato a guidare la macchina di Coatsworth verso un punto sicuro, ma aveva dovuto rinunciare all'impresa quando la macchina «cominciò a sbandare qua e là in modo allarmante».
Anche Arthur Hagen e Rudy Jacox avevano appena imboccato il ponte quando questo aveva iniziato a dondolare. Saltarono giù dal loro camion e si trascinarono fino a una delle torri, dove furono aiutati da alcuni operai, proprio nello stesso momento in cui (con le parole del professor Farquharson) il ponte si sgretolava sotto di loro «con pezzi enormi di cemento che volavano in aria come pop corn». Fu stimato che l'ampiezza delle oscillazioni torsionali raggiunse i 7.5 metri tra il punto massimo e il minimo. Il ponte si stava strappando, i cavi di sospensione volavano nel vento, lacerando una sezione dell'impalcato a circa un quarto della lunghezza e facendo volare la macchina di Coatsworth e il camion di Hagen nelle acque di Puget Sound, 52 metri più sotto.
A distruggere il ponte furono le oscillazioni torsionali amplificate, non da un fenomeno di risonanza, come erroneamente descritto su alcuni testi (obsoleti) di fisica e universalmente accettato, nella realtà si instaurò una oscillazione aeroelastica autoeccitata, ovvero si verificò una instabilità aeroelastica.
La risonanza è un fenomeno fisico che si manifesta quando la frequenza della forza eccitante è uguale a una delle frequenze naturali* del sistema meccanico oscillante (*un sistema meccanico ha infinite frequenze proprie di oscillazione), in altri termini il fenomeno della risonanza è tale per cui una forza periodica anche debole (detta forzante) può produrre sollecitazioni e vibrazioni notevolissime su un corpo che oscilli con la medesima frequenza della forzante, allo stesso modo in cui imprimendo al momento opportuno una piccola spinta ad un'altalena riusciamo ad aumentarne di molto l'ampiezza delle oscillazioni.
Il crollo del ponte avvenne alcune ore dopo che il processo vibrazionale si era instaurato, indotto da un vento praticamente costante dell'ordine di 65-68 Km/h e in assenza di raffiche forti ed improvvise, dunque viene a mancare la periodicità della forza eccitante, ovvero viene meno una condizione necessaria per l'instaurarsi della risonanza, d'altronde è inverosimile immaginare le raffiche di vento come una forza perfettamente periodica nel tempo e per lo più con una frequenza esattamente uguale a una delle frequenze proprie del ponte!
Nel caso in oggetto il vento può essere modellato matematicamente come un fluido avente velocità media costante e con piccole fluttuazioni nel tempo.
A causare il crollo del ponte, come dimostrano diversi studi, fu l'instabilità aeroelastica dovuta al fenomeno del flutter, più precisamente si verificò uno stall flutter (flutter di stallo) causato dalla separazione della corrente fluida, questo fenomeno è noto anche come flutter non classico, così chiamato perché in esso il ruolo della viscosità del fluido (vento) non è trascurabile e inoltre l'accoppiamento dinamico di più gradi di libertà della struttura non è una condizione necessaria al verificarsi dell'instabilità.
L'instabilità aeroelastica determinò il crollo del ponte Tacoma Narrows: il vento di velocità ragguardevole, i cui effetti statici erano tuttavia ampiamente previsti e tollerabili, ha soffiato per alcune ore, inducendo nella campata centrale oscillazioni torsionali di ampiezza inesorabilmente crescente. La rotazione torsionale dell'impalcato ha raggiunto angoli superiori ai 45° rispetto all'orizzontale, causando a un certo punto la rottura di uno dei cavi di sostegno che modificò istantaneamente la configurazione dinamica della struttura stessa, provocandone il collasso.
Nel drammatico crollo non ci furono per fortuna danni a persone o feriti, l'unica vittima fu il cane Tubby bloccato nell'auto destinata a precipitare nel fiume.
Per i successivi venticinque anni non si costruirono più ponti sospesi puri ovvero senza travate di rinforzo irrigidenti. L'effetto che tale crollo ebbe nel mondo accademico e professionale fu enorme, grazie al fatto che l'intero evento fu filmato fin dal suo inizio, l'interpretazione delle cause innescanti il crollo si è arricchita negli anni grazie agli innumerevoli studi svolti.
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sabato 7 novembre 2026
venerdì 6 novembre 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 6 novembre.
Il 5 e il 6 novembre 1994 la provincia di Alessandria (in particolare il quartiere Orti, oltre a tanti paesi come San Michele, Casalbagliano, Solero e Castelceriolo) fu flagellata da un’alluvione causata dall’esondazione del Tanaro.
In tutto il Piemonte ci furono 70 vittime (14 solo ad Alessandria, 11 già nella giornata del 6 novembre ed altre 3 nei giorni successivi), più di 2000 sfollati e circa 5500 miliardi di danni, ovviamente in lire.
Numeri freddi, ma al tempo stesso imprescindibili per dare un’idea delle proporzioni di quanto accaduto. Dino Crocco, un giornalista locale oggi scomparso, nell’edizione straordinaria fatta in diretta dagli studi di Telecity commentò così le immagini trasmesse insieme al giornalista Franco Capone, appena tornato da un viaggio su un elicottero dell’Aeronautica Militare insieme ad alcuni Vigili del Fuoco e Militari che erano andati a salvare dalla furia delle acque, alte 3 metri, un’intera famiglia di Astuti: “A tutte le domande, queste persone non possono fare altro che rispondere: ‘Ho paura!’ Sarà questa l’immagine, il ricordo che avranno anche tra 10 o 20 anni. Una cosa completamente diversa da chi sta vedendo le immagini da casa.
Non per mancanza di sensibilità, ovviamente, ma per effetto della vita attuale hanno quasi la sensazione di assistere ad un telefilm: invece questa è la realtà drammatica che sta vivendo in questo momento la comunità di Alessandria”. O come lo stesso Capone, che ripensando a quelle drammatiche ore vissute in prima persona, ancora oggi definisce quell’eperienza “una delle più sconvolgenti e sconcertanti” per una terra, il Piemonte, che già allora aveva iniziato ad essere “martoriata dalla crisi occupazionale, industriale ed economica”. Oppure come il giornalista e radiocronista Fausto Mamberti, che ricorda come “quel giorno” ci abbia praticamente “rimesso l’auto per raggiungere Radio Cosmo e poter raccontare quanto stava accadendo”. O ancora come Vincenzo Pescolla, allora massaggiatore dell’Alessandria Calcio, che con la consueta bonomia oggi afferma di aver fatto “ciò che in quel momento era semplicemente l’unica cosa giusta da fare”. Anche se, in realtà, contribuì in maniera determinante al salvataggio di due persone che cercavano di raggiungere le rispettive abitazioni vicino allo stadio.
Al Moccagatta la partita Alessandria-Bologna fu ovviamente rinviata, come ricorda anche l’ex giocatore Salvatore Avallone: “Mia moglie era in attesa di quello che poi sarebbe stato il mio primogenito. Una giornata drammatica, che rimarrà impressa per sempre nella mia memoria. Abitavamo proprio a metà di Corso Roma, e ricordo come se fosse ieri il momento in cui scesi con mia moglie per strada: c’era dappertutto acqua mista a fango e un odore di gasolio fortissimo. Per fortuna riuscimmo a raggiungere la parte del Corso in cui non era arrivata l’acqua”. I mesi successivi furono molto duri, ma, come ha giustamente ricordato lo stesso Avallone, tutti gli abitanti di Alessandria “seppero rialzare la testa e tornare in breve tempo ad una vita il più possibile normale”.
È una tarda mattinata di una domenica autunnale umida e piovosa di inizio novembre come tante altre. Eppure, osservando in alcune zone della città il livello dell’acqua nei pressi dei tombini, ti accorgi che sta salendo lentamente ma in modo inesorabile.
Non è la solita storia delle fogne intasate, come del resto succede ancora oggi in tutta Italia quando piove per qualche ora in modo violento e ininterrotto. No, questa volta basta davvero poco per intuire che la situazione è destinata a sfuggire completamente di mano: il fiume è esondato e sta per allagare molte zone della periferia e almeno mezza città.
Ed ecco allora tornare alla mente, in modo assolutamente indelebile, il celeberrimo anatema televisivo “Peste li colga!” rivolto più volte dal già citato Dino Crocco a tutti gli “sciacalli” in cerca di refurtiva, al quale fecero da ideale compendio, a carattere nazionale, sia le dirette fatte dal Gabibbo di “Striscia la Notizia” in Piazza Garibaldi per denunciare lo scandalo delle bottiglie di acqua vendute a 8.000 lire, sia le testimonianze di alcuni gestori delle bancarelle del Mercato di Piazza Garibaldi ospiti nel salotto di Maurizio Costanzo, per raccontare la disperata storia di chi in quel momento aveva perso davvero tutto. Restano nella memoria, in maniera forse un po’ isterica e irrazionale, anche gli interventi televisivi dell’allora sottosegretario alla Protezione Civile, Ombretta Fumagalli Carulli e di Roberto Maroni, a quel tempo Ministro dell’Interno, che come riportato da “La Stampa” dell’8 novembre 1994, esortò subito “un’inchiesta sulle responsabilità di chi ci ha preceduto”. Ad Alessandria, in particolare, ci furono grandi polemiche per i fax delle autorità che, pur invitando giustamente all’evacuazione e alle operazioni di soccorso, arrivarono però a destinazione negli uffici vuoti, perché quel giorno era domenica. Anche se il dopo-alluvione, per fortuna, fu anche l’occasione per avviare le innumerevoli gare di solidarietà, come i tantissimi volontari arrivati da ogni parte di Italia e gli autobus targati Ferrara, messi a disposizione dal capoluogo emiliano e utilizzati nei mesi successivi all’alluvione. Ma forse, ancora oggi, per tutti gli alessandrini che hanno vissuto quella tragedia, più ancora del richiamo mediatico, il ricordo più forte e drammatico resta quello legato alla discesa spontanea di tantissimi cittadini nelle vie del centro che nel frattempo erano restate al buio e allagate, con quell’odore acre di petrolio e fango che ti entrava nel naso e non ti abbandonava più.
Proviamo a questo punto a fare mente locale: alla fine del 1994 la lira sta proseguendo con tenacia il suo percorso autonomo, l’idea di Europa è ancora molto lontana, per non parlare poi del concetto di mondo globale: è già tanto che 5 anni prima sia stato finalmente abbattuto a Berlino un muro assurdo e ormai totalmente anacronistico. Nessuno, poi avrebbe potuto prevedere anche solo lontanamente la rivoluzione tecnologica che avrebbe poi accompagnato in maniera inesorabile la nostra attuale vita quotidiana, con telefonini, tablet e quant'altro diventati oggi ormai assolutamente imprescindibili per l’illusione di vivere un comunque sempre virtuale “qui e ora”, anche solo per controllare le previsioni del tempo a pochi chilometri di distanza in tempo praticamente reale. Nel frattempo, sono passati più di vent'anni da quei giorni tristissimi e, per una serie di motivi che un meteorologo o un geologo saprebbero sicuramente spiegare molto meglio di noi, in Italia e nel mondo si sono purtroppo verificati tanti fenomeni simili a quello accaduto ad Alessandria. È vero, rispetto ad allora, alcuni tratti degli argini del fiume sono stati rinforzati e la situazione può essere monitorata in ogni momento e molto più facilmente. Eppure, tutte le volte che inizia a piovere con una certa consistenza per qualche ora di fila, ad ogni alessandrino è sufficiente percorrere il ponte che collega la città a Via Giordano Bruno e porta verso San Michele, per osservare come il fiume Tanaro sia ancora lì, pronto ad ingrossarsi a vista d’occhio e ad assumere subito tonalità scure e inquietanti, come un silenzioso ma assordante monito a non dimenticare.
Il 5 e il 6 novembre 1994 la provincia di Alessandria (in particolare il quartiere Orti, oltre a tanti paesi come San Michele, Casalbagliano, Solero e Castelceriolo) fu flagellata da un’alluvione causata dall’esondazione del Tanaro.
In tutto il Piemonte ci furono 70 vittime (14 solo ad Alessandria, 11 già nella giornata del 6 novembre ed altre 3 nei giorni successivi), più di 2000 sfollati e circa 5500 miliardi di danni, ovviamente in lire.
Numeri freddi, ma al tempo stesso imprescindibili per dare un’idea delle proporzioni di quanto accaduto. Dino Crocco, un giornalista locale oggi scomparso, nell’edizione straordinaria fatta in diretta dagli studi di Telecity commentò così le immagini trasmesse insieme al giornalista Franco Capone, appena tornato da un viaggio su un elicottero dell’Aeronautica Militare insieme ad alcuni Vigili del Fuoco e Militari che erano andati a salvare dalla furia delle acque, alte 3 metri, un’intera famiglia di Astuti: “A tutte le domande, queste persone non possono fare altro che rispondere: ‘Ho paura!’ Sarà questa l’immagine, il ricordo che avranno anche tra 10 o 20 anni. Una cosa completamente diversa da chi sta vedendo le immagini da casa.
Non per mancanza di sensibilità, ovviamente, ma per effetto della vita attuale hanno quasi la sensazione di assistere ad un telefilm: invece questa è la realtà drammatica che sta vivendo in questo momento la comunità di Alessandria”. O come lo stesso Capone, che ripensando a quelle drammatiche ore vissute in prima persona, ancora oggi definisce quell’eperienza “una delle più sconvolgenti e sconcertanti” per una terra, il Piemonte, che già allora aveva iniziato ad essere “martoriata dalla crisi occupazionale, industriale ed economica”. Oppure come il giornalista e radiocronista Fausto Mamberti, che ricorda come “quel giorno” ci abbia praticamente “rimesso l’auto per raggiungere Radio Cosmo e poter raccontare quanto stava accadendo”. O ancora come Vincenzo Pescolla, allora massaggiatore dell’Alessandria Calcio, che con la consueta bonomia oggi afferma di aver fatto “ciò che in quel momento era semplicemente l’unica cosa giusta da fare”. Anche se, in realtà, contribuì in maniera determinante al salvataggio di due persone che cercavano di raggiungere le rispettive abitazioni vicino allo stadio.
Al Moccagatta la partita Alessandria-Bologna fu ovviamente rinviata, come ricorda anche l’ex giocatore Salvatore Avallone: “Mia moglie era in attesa di quello che poi sarebbe stato il mio primogenito. Una giornata drammatica, che rimarrà impressa per sempre nella mia memoria. Abitavamo proprio a metà di Corso Roma, e ricordo come se fosse ieri il momento in cui scesi con mia moglie per strada: c’era dappertutto acqua mista a fango e un odore di gasolio fortissimo. Per fortuna riuscimmo a raggiungere la parte del Corso in cui non era arrivata l’acqua”. I mesi successivi furono molto duri, ma, come ha giustamente ricordato lo stesso Avallone, tutti gli abitanti di Alessandria “seppero rialzare la testa e tornare in breve tempo ad una vita il più possibile normale”.
È una tarda mattinata di una domenica autunnale umida e piovosa di inizio novembre come tante altre. Eppure, osservando in alcune zone della città il livello dell’acqua nei pressi dei tombini, ti accorgi che sta salendo lentamente ma in modo inesorabile.
Non è la solita storia delle fogne intasate, come del resto succede ancora oggi in tutta Italia quando piove per qualche ora in modo violento e ininterrotto. No, questa volta basta davvero poco per intuire che la situazione è destinata a sfuggire completamente di mano: il fiume è esondato e sta per allagare molte zone della periferia e almeno mezza città.
Ed ecco allora tornare alla mente, in modo assolutamente indelebile, il celeberrimo anatema televisivo “Peste li colga!” rivolto più volte dal già citato Dino Crocco a tutti gli “sciacalli” in cerca di refurtiva, al quale fecero da ideale compendio, a carattere nazionale, sia le dirette fatte dal Gabibbo di “Striscia la Notizia” in Piazza Garibaldi per denunciare lo scandalo delle bottiglie di acqua vendute a 8.000 lire, sia le testimonianze di alcuni gestori delle bancarelle del Mercato di Piazza Garibaldi ospiti nel salotto di Maurizio Costanzo, per raccontare la disperata storia di chi in quel momento aveva perso davvero tutto. Restano nella memoria, in maniera forse un po’ isterica e irrazionale, anche gli interventi televisivi dell’allora sottosegretario alla Protezione Civile, Ombretta Fumagalli Carulli e di Roberto Maroni, a quel tempo Ministro dell’Interno, che come riportato da “La Stampa” dell’8 novembre 1994, esortò subito “un’inchiesta sulle responsabilità di chi ci ha preceduto”. Ad Alessandria, in particolare, ci furono grandi polemiche per i fax delle autorità che, pur invitando giustamente all’evacuazione e alle operazioni di soccorso, arrivarono però a destinazione negli uffici vuoti, perché quel giorno era domenica. Anche se il dopo-alluvione, per fortuna, fu anche l’occasione per avviare le innumerevoli gare di solidarietà, come i tantissimi volontari arrivati da ogni parte di Italia e gli autobus targati Ferrara, messi a disposizione dal capoluogo emiliano e utilizzati nei mesi successivi all’alluvione. Ma forse, ancora oggi, per tutti gli alessandrini che hanno vissuto quella tragedia, più ancora del richiamo mediatico, il ricordo più forte e drammatico resta quello legato alla discesa spontanea di tantissimi cittadini nelle vie del centro che nel frattempo erano restate al buio e allagate, con quell’odore acre di petrolio e fango che ti entrava nel naso e non ti abbandonava più.
Proviamo a questo punto a fare mente locale: alla fine del 1994 la lira sta proseguendo con tenacia il suo percorso autonomo, l’idea di Europa è ancora molto lontana, per non parlare poi del concetto di mondo globale: è già tanto che 5 anni prima sia stato finalmente abbattuto a Berlino un muro assurdo e ormai totalmente anacronistico. Nessuno, poi avrebbe potuto prevedere anche solo lontanamente la rivoluzione tecnologica che avrebbe poi accompagnato in maniera inesorabile la nostra attuale vita quotidiana, con telefonini, tablet e quant'altro diventati oggi ormai assolutamente imprescindibili per l’illusione di vivere un comunque sempre virtuale “qui e ora”, anche solo per controllare le previsioni del tempo a pochi chilometri di distanza in tempo praticamente reale. Nel frattempo, sono passati più di vent'anni da quei giorni tristissimi e, per una serie di motivi che un meteorologo o un geologo saprebbero sicuramente spiegare molto meglio di noi, in Italia e nel mondo si sono purtroppo verificati tanti fenomeni simili a quello accaduto ad Alessandria. È vero, rispetto ad allora, alcuni tratti degli argini del fiume sono stati rinforzati e la situazione può essere monitorata in ogni momento e molto più facilmente. Eppure, tutte le volte che inizia a piovere con una certa consistenza per qualche ora di fila, ad ogni alessandrino è sufficiente percorrere il ponte che collega la città a Via Giordano Bruno e porta verso San Michele, per osservare come il fiume Tanaro sia ancora lì, pronto ad ingrossarsi a vista d’occhio e ad assumere subito tonalità scure e inquietanti, come un silenzioso ma assordante monito a non dimenticare.
giovedì 5 novembre 2026
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 5 novembre
Il 5 novembre 2008 Barack Obama diviene il 44esimo presidente degli Stati Uniti d'America, il primo afroamericano della storia.
Barack Hussein Obama Jr. nasce a Honolulu (Hawaii, USA) il 4 agosto 1961.
Il padre, keniota agnostico ed ex pastore, emigrato negli Stati Uniti per studiare conosce la studentessa Ann Dunham (di Wichita, Kansas); la coppia frequenta ancora l'università quando il piccolo Barack nasce.
Nel 1963 i genitori si separano; il padre si trasferisce ad Harvard per completare gli studi, poi fa ritorno in Kenya. Rivedrà il figlio solo in un'occasione poi morirà nel suo paese natale nel 1982. La madre si risposa: il nuovo marito è Lolo Soetoro, indonesiano, altro ex collega universitario, da cui avrà una figlia. Soetoro muore nel 1993 e Ann si trasferisce a Giakarta con il piccolo Obama. Qui nasce la figlia Maya Soetoro-Ng. Obama frequenta le scuole elementari fino ai suoi 10 anni, poi torna ad Honolulu per ricevere una migliore istruzione.
Viene cresciuto inizialmente dai nonni materni (Madelyn Dunham) e poi dalla madre che li raggiunge.
Dopo il liceo studia all'Occidental College prima di spostarsi al Columbia College della Columbia University. Qui consegue una laurea in scienze politiche con una specializzazione in relazioni internazionali. Inizia quindi a lavorare per la "Business International Corporation" (poi diverrà parte del "The Economist Group"), agenzia fornitrice di notizie economiche di carattere internazionale.
Obama si trasferisce poi a Chicago per dirigere un progetto non profit che assiste le chiese locali nell'organizzare programmi di apprendistato per i residenti dei quartieri poveri nel South Side. Lascia Chicago nel 1988 per andare ad Harvard, per tre anni, dove approfondisce gli studi di giurisprudenza. Nel febbraio 1990 è il primo afroamericano presidente della celebre rivista "Harvard Law Review".
Nel 1989 conosce Michelle Robinson, avvocato associato nello studio dove Obama sta facendo uno stage estivo. Ottiene il dottorato magna cum laude nel 1991 e l'anno seguente sposa Michelle.
Tornato a Chicago dirige il movimento "voter registration drive", per far registrare al voto quanti più elettori possibili. Diviene avvocato associato dello studio legale Miner, Barnhill & Galland e lavora per difendere organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti civili e del diritto di voto.
Nel 1995 scrive un libro dal titolo "Dreams from My Father", in cui descrive l'esperienza di crescere con la famiglia della madre, famiglia bianca, di ceto medio. La madre morirà solo poco tempo dopo la pubblicazione del libro. Intanto nel 1993 inizia a insegnare Diritto costituzionale presso la Scuola di legge dell'Università di Chicago, attività che porta avanti fino al 2004 quando si candida per il Partito Democratico e viene eletto al Senato federale.
Sin dal suo discorso inaugurale riceve una vasta notorietà a livello nazionale. E' l'unico senatore afroamericano quando a Springfield, capitale dell'Illinois, il 10 febbraio 2007 annuncia ufficialmente la sua candidatura per le elezioni presidenziali del 2008. Membro del suo stesso partito e anche lei in corsa per la Casa Bianca è Hillary Clinton, moglie dell'ex Presidente USA. Dopo una lunga cavalcata testa a testa, le primarie si concludono all'inizio del mese di giugno 2008 con la vittoria di Obama.
Il suo rivale alle elezioni del mese di novembre 2008 è John McCain. Obama stravince: è il 44° Presidente degli Stati Uniti d'America, il primo nero.
Il 5 novembre 2008 Barack Obama diviene il 44esimo presidente degli Stati Uniti d'America, il primo afroamericano della storia.
Barack Hussein Obama Jr. nasce a Honolulu (Hawaii, USA) il 4 agosto 1961.
Il padre, keniota agnostico ed ex pastore, emigrato negli Stati Uniti per studiare conosce la studentessa Ann Dunham (di Wichita, Kansas); la coppia frequenta ancora l'università quando il piccolo Barack nasce.
Nel 1963 i genitori si separano; il padre si trasferisce ad Harvard per completare gli studi, poi fa ritorno in Kenya. Rivedrà il figlio solo in un'occasione poi morirà nel suo paese natale nel 1982. La madre si risposa: il nuovo marito è Lolo Soetoro, indonesiano, altro ex collega universitario, da cui avrà una figlia. Soetoro muore nel 1993 e Ann si trasferisce a Giakarta con il piccolo Obama. Qui nasce la figlia Maya Soetoro-Ng. Obama frequenta le scuole elementari fino ai suoi 10 anni, poi torna ad Honolulu per ricevere una migliore istruzione.
Viene cresciuto inizialmente dai nonni materni (Madelyn Dunham) e poi dalla madre che li raggiunge.
Dopo il liceo studia all'Occidental College prima di spostarsi al Columbia College della Columbia University. Qui consegue una laurea in scienze politiche con una specializzazione in relazioni internazionali. Inizia quindi a lavorare per la "Business International Corporation" (poi diverrà parte del "The Economist Group"), agenzia fornitrice di notizie economiche di carattere internazionale.
Obama si trasferisce poi a Chicago per dirigere un progetto non profit che assiste le chiese locali nell'organizzare programmi di apprendistato per i residenti dei quartieri poveri nel South Side. Lascia Chicago nel 1988 per andare ad Harvard, per tre anni, dove approfondisce gli studi di giurisprudenza. Nel febbraio 1990 è il primo afroamericano presidente della celebre rivista "Harvard Law Review".
Nel 1989 conosce Michelle Robinson, avvocato associato nello studio dove Obama sta facendo uno stage estivo. Ottiene il dottorato magna cum laude nel 1991 e l'anno seguente sposa Michelle.
Tornato a Chicago dirige il movimento "voter registration drive", per far registrare al voto quanti più elettori possibili. Diviene avvocato associato dello studio legale Miner, Barnhill & Galland e lavora per difendere organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti civili e del diritto di voto.
Nel 1995 scrive un libro dal titolo "Dreams from My Father", in cui descrive l'esperienza di crescere con la famiglia della madre, famiglia bianca, di ceto medio. La madre morirà solo poco tempo dopo la pubblicazione del libro. Intanto nel 1993 inizia a insegnare Diritto costituzionale presso la Scuola di legge dell'Università di Chicago, attività che porta avanti fino al 2004 quando si candida per il Partito Democratico e viene eletto al Senato federale.
Sin dal suo discorso inaugurale riceve una vasta notorietà a livello nazionale. E' l'unico senatore afroamericano quando a Springfield, capitale dell'Illinois, il 10 febbraio 2007 annuncia ufficialmente la sua candidatura per le elezioni presidenziali del 2008. Membro del suo stesso partito e anche lei in corsa per la Casa Bianca è Hillary Clinton, moglie dell'ex Presidente USA. Dopo una lunga cavalcata testa a testa, le primarie si concludono all'inizio del mese di giugno 2008 con la vittoria di Obama.
Il suo rivale alle elezioni del mese di novembre 2008 è John McCain. Obama stravince: è il 44° Presidente degli Stati Uniti d'America, il primo nero.
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