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martedì 25 agosto 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 25 agosto.
La diciassettesima Olimpiade si svolse a Roma dal 25 agosto all’11 settembre 1960. Fu un’Olimpiade straordinaria, il più grande evento dell’era moderna, caratterizzata dal record dei  concorrenti  (5346) e dalla partecipazione di grandi e straordinari atleti, rimasti nella memoria collettiva: come non ricordare l’etiope Abebe Bikila, il vincitore della maratona che correva a piedi nudi, o Cassius Clay, allora diciottenne, vincitore del titolo dei pesi medio–massimi, che diventerà il più grande pugile della storia? Fu un evento rivoluzionario che coinvolse tutto il mondo, sia per le nuove tecniche di organizzazione e di comunicazione di massa che vennero sperimentate per la prima volta, sia per la diffusione di idee nuove e per la presenza  di popoli con modi di vivere diversi che in quei giorni vissero insieme in un clima di fratellanza.
Essa fu considerata un’Olimpiade moderna, perché cambiò non solo la mentalità delle persone, ma soprattutto mutò la concezione dei giochi: da espressione dello sport “puro“, in cui gli atleti gareggiavano per il solo piacere di misurarsi con gli altri, si passò ad un tipo di sport in cui gli atleti erano dei professionisti, legati agli sponsor, agli ingaggi, alla pubblicità.
La visione dello sport alla De Coubertin era superata da nuove problematiche legate alle contrattazioni economiche,  all'ansia di prestazione,  all'incubo delle classifiche.
Iniziava ad emergere anche il problema del “doping “, con la morte del ciclista danese Knud Jensen, ufficialmente stroncato da un colpo di sole.
Anche durante le Olimpiadi di Roma la Guerra fredda si manifestò con la rivalità tra le squadre sovietiche e statunitensi, come era successo già ad Helsinki nel 1952  e a  Melbourne nel 1956, ma   in maniera più accentuata, con la propaganda, la continua sfida per la conquista del primato e la netta separazione degli atleti, che non comunicavano tra di loro. 
Le Olimpiadi di Roma rappresentarono un evento straordinario per gli Italiani: furono le prime Olimpiadi in mondovisione e in Italia, per l’occasione, ci fu una massiccia diffusione degli apparecchi televisivi, allora in bianco e nero. E quello fu considerato come un miracolo del dopoguerra;  l’inizio dello sviluppo economico degli anni ’60 fu anche l’inizio della comunicazione di massa e della formazione di una nuova mentalità collettiva moderna, proiettata verso il futuro, avente come capisaldi l’ottimismo, il pragmatismo e l’aspirazione al benessere.
Roma subì un cambiamento radicale, sia nella struttura urbana, sia nelle infrastrutture costruite per l’evento. Già nel 1954, con la nascita del Comitato Costruzioni Olimpiche, si iniziò a lavorare in città: fu inaugurata la metropolitana, che, iniziata nel 1938, era stata interrotta più volte a causa della guerra; fu creato il quartiere dell’Eur, concepito come un quartiere moderno, fulcro economico della città. In questa zona furono costruite ex novo alcune infrastrutture, come il Palazzo dello Sport, il Velodromo, la Piscina delle Rose e i campi del Tre Fontane.
Il Comitato Olimpico assegnò all'Istituto Luce il film ufficiale, che documentò tutti i momenti più significativi dell’evento. 
La fiamma olimpica, da Olimpia, fu portata dalla motonave Amerigo Vespucci sino a Siracusa e da lì i tedofori, a staffetta, percorsero tutta l’Italia meridionale, sino a Roma.
Tra gli Italiani vi furono atleti che lasciarono una grande impronta nella storia dello sport e nel cuore di tutti: i pugili Francesco Musso, Francesco De Piccoli e Nino Benvenuti, vincitori della medaglia d’oro; Livio Berruti, che correva con gli occhiali scuri , vincitore dei 200 metri e doppio record mondiale; Raimondo D’Inzeo, medaglia d’oro per l’ippica;  il ciclista Sante Gaiardoni, con due medaglie d’oro.

lunedì 24 agosto 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 24 agosto.
Il 24 agosto 1981 Mark David Chapman veniva condannato all'ergastolo dallo stato di New York per l'omicidio di John Lennon.
26 anni, guardia giurata dal passato burrascoso, con episodi di tossicodipendenza e scarsa lucidità mentale, Chapman era furioso con Lennon perchè il suo idolo aveva rinnegato il passato dei Beatles e professava addirittura un mondo in cui venisse abolita la religione o la proprietà privata. Era deciso a fargliela pagare.
L'8 dicembre 1980 Chapman intercettò Lennon all'uscita dalla sua residenza e si fece fare una dedica sulla copertina del suo ultimo album. Da notare che un fotografo nei pressi, Paul Goresh, immortalò la scena; dunque abbiamo una foto di Lennon col suo assassino (quella qui riprodotta). Chapman rimase davanti alla casa di Lennon, e quando due ore dopo lui tornò, gli urlo "Ehi Lennon, stai per entrare nella storia" sparandogli 5 colpi di pistola nel petto. Poi si mise a leggere "Il giovane Holden", romanzo che fin dall'adolescenza aveva ispirato il suo modo di essere. Quando giunsero sul posto i poliziotti gli chiesero "ma lo sai cosa hai fatto?" e lui rispose "si, ho ucciso John Lennon".
Chapman si trova da 47 anni in carcere, attualmente nella prigione di Wende, nello stato di New York. Nel 2014 ha ammesso di essere stato «un idiota» e s'è detto dispiaciuto, davanti alla commissione che doveva decidere se concedergli la libertà condizionata, «di aver causato tanto dolore».
Alla commissione, l'uomo ha detto che John Lennon «era un uomo di grande talento» e «molte, molte persone lo amavano e ancora lo amano», aggiungendo che, in prigione ancora riceve molte lettere di persone che gli raccontano del dolore che la morte dell'ex Beatles ha causato loro.
Nel progetto di ucciderlo, ha spiegato Chapman «ho visto una via d'uscita, un modo facile per superare la mia depressione», salvo poi accorgersi di aver preso una «decisione terribile», pur sapendo ciò che stava facendo: «Mi dispiace di essere stato così idiota e di aver scelto la parte sbagliata della gloria».
Ma al 65enne non è bastato il dietrofront: per l'ottava volta la sua richiesta è stata bocciata (è dal 2000 che ci prova) e lui è così rimasto in carcere dove sta scontando una condanna all'ergastolo. Il 27 agosto 2022 la sua richiesta per la libertà condizionata è stata bocciata per la dodicesima volta.

domenica 23 agosto 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

buongiorno. Oggi è il 23 agosto.
Il 23 agosto 1927 alle ore 00.27 (ora di Boston) Nicola Sacco e 7 minuti dopo Bartolomeo Vanzetti venivano giustiziati dallo stato del Massachusetts per l'omicidio di due persone.
Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, pugliese il primo e piemontese il secondo emigrarono negli Stati Uniti nel 1908. Vissero e lavorarono nel Massachusetts facendo i mestieri più disparati come consuetudine in quegli anni per gli immigrati, (alla fine Sacco calzolaio e Vanzetti pescivendolo), professando le loro idee socialiste di colore anarchico e pacifista. Nell’aprile del 1920 in un clima permeato da pregiudizi e da ostilità verso gli stranieri, furono accusati di essere gli autori di una rapina ad una fabbrica di calzature in cui rimasero vittime un cassiere e una guardia armata.
Il processo istituito contro di loro non giunse mai alla certezza di prove accusatorie sicure, ma fu fortemente condizionato dall'ansia di placare un opinione pubblica furiosa e avvelenata dalla violenza, a cui bisognava dare dei colpevoli e dal pretesto fornito dall'evento per la scalata al successo personale del giudice Thayer e del pubblico ministero Katzmann.
Di certo Sacco e Vanzetti pagarono per le loro idee anarchiche, idealiste e pacifiste (al momento dell’intervento americano del conflitto del 15-18 si rifugiarono in Messico per non essere arruolati) e per il fatto di far parte di una minoranza etnica disprezzata ed osteggiata come quella italiana. Non da meno pesarono le azioni violente e terroristiche dell’altra ala del pensiero anarchica dei primi anni del secolo (ad es. Gaetano Cresci e Giovanni Passanante) e non ultime alcune contraddizioni della linea difensiva. Dopo circa un anno di processo il 14 luglio 1921 furono condannati alla sedia elettrica.
Sacco e Vanzetti ribadirono fino all'ultimo la loro innocenza, ma nonostante nel 1925 un pregiudicato, tal Celestino Madeiros si accusasse di aver partecipato alla rapina assieme ad altri complici scagionando completamente i due italiani e nonostante appelli e manifestazioni di solidarietà e di richiesta di assoluzione da parte dell’opinione pubblica mondiale, la notte del 23 agosto 1927 Sacco e Vanzetti furono giustiziati sulla sedia elettrica.
Nel 1977 dopo che il caso era stato più volte riaperto, il governatore del Massachusetts, Michael s. Dukakis, riabilitò le figure di Sacco e Vanzetti, scrivendo nel documento che proclama per il 23 agosto di ogni anno il S.&V. Memorial Day che “il processo e l’esecuzione di Sacco e Vanzetti devono ricordarci sempre che tutti i cittadini dovrebbero stare in guardia contro i propri pregiudizi, l’intolleranza verso le idee non ortodosse, con l’impegno di difendere sempre i diritti delle persone che consideriamo straniere per il rispetto dell’uomo e della verità”.
Di tutta la vicenda (che per la durata della prigionia e i contorni della fine assume quasi caratteri martirologici) preme far rilevare l’estrema coerenza e convinzione nei valori professati da Sacco e Vanzetti, mai rinnegati fino alla fine e non ultimo il forte legame di amicizia che li tenne uniti e spiritualmente vicini per tutta la loro esistenza, anche nel momento in cui salirono sulla sedia elettrica, con un coraggio, uno stoicismo ed una umanità su cui tutti dovremmo riflettere e confrontarci. Perché in ogni caso la vera memoria ha un futuro dentro ognuno di noi.


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