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domenica 5 febbraio 2017

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 5 febbraio.
Il 5 febbraio 1848 Karl Marx e Friedrich Engels vengono processati per attività sovversiva a seguito della pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista.
 Marx ed Engels sono passati alla storia come coppia indisgiungibile, come rivoluzionari di professione inseparabili; eppure ebbero una formazione molto differente, quasi antitetica. Infatti, Engels, nato a Barmen nel 1820, era figlio di un industriale bigotto e reazionario della classe capitalista ed è proprio in virtù di questa sua collocazione sociale che ha modo di venire a contatto con la classe operaia. Infatti, inviato dal padre in Inghilterra per affari, può osservare con particolare attenzione la condizione del proletariato inglese e trarne spunto per riflessioni che segneranno decisivamente la sua filosofia; in quest'occasione Engels scrive Le condizioni della classe operaia in Inghilterra (1845), una sorta di diario di bordo in cui raccoglie dati e annotazioni di rilievo. Al contrario, Marx, nato a Treviri nel 1818, ha una formazione più classicamente filosofica e muove i suoi primi passi nel contesto della Sinistra hegeliana, pubblicando articoli sulle varie testate politiche. I due futuri filosofi e compagni si incontrano a Parigi e stringono un'amicizia imperitura, a tal punto che anche quando Marx si troverà in difficilissime condizioni economiche (tanto da dover impegnare i propri vestiti), Engels lo aiuterà mantenendolo. Frutto della loro collaborazione è, ad esempio, il celebre Manifesto del partito comunista , redatto alla vigilia del rivoluzionario 1848 su richiesta di una piccola organizzazione operaia che aveva loro richiesto la stesura di un programma politico; e proprio per far sì che sia comprensibile a tutti gli operai, Marx ed Engels danno al Manifesto un taglio semplice e leggero. I due compagni negli anni Sessanta e Settanta vivono l'indimenticabile esperienza della Prima internazionale: tra gli organizzatori vi è Marx stesso, che polemizza aspramente sia contro la Sinistra borghese (di cui critica il rifiuto della lotta di classe) sia contro l'anarchismo alla Bakunin (a cui rimprovera il fatto di voler passare troppo bruscamente dallo Stato all'anarchia). Marx termina la propria esistenza nel 1883, ed Engels gli sopravvive fino al 1895, portando avanti l'attività filosofica e politica: già nel 1875 era nata la Socialdemocrazia Tedesca (SPD) dalla fusione di due partiti, uno di ispirazione marxiana, l'altro di ascendenza lassalliana. Dalla fusione, però, avvenuta con il congresso di Gotha, affiorarono problematiche apparentemente irrisolvibili: infatti, se Marx prospettava l'abbattimento del regime capitalistico attraverso la rivoluzione, Lasalle, dal canto suo, vedeva nel socialismo uno strumento riformista, in grado di ottenere pacificamente dei riconoscimenti a favore degli operai senza imboccare la via rivoluzionaria, ed è per questo che Lasalle tentò anche il dialogo con Bismarck, l'antidemocratico cancelliere tedesco. Ora, una volta nata la Socialdemocrazia sorgeva anche il problema riguardante quale prassi adottare (quella marxista della rivoluzione o quella lasalliana della riforma?), problema che resterà irrisolto per parecchio tempo fino alla scissione tra socialisti, favorevoli al riformismo, e comunisti, sostenitori della rivoluzione. Certo è che Marx non rimase soddisfatto del congresso di Gotha, poichè aveva già fiutato il rischio di una svolta riformistica che poteva far passare in secondo piano la rivoluzione e pertanto compose la Critica al Programma di Gotha (1875). Come accennavamo, Engels sopravvive a Marx e diventa una sorta di padre spirituale della SPD e della Seconda internazionale e le modifiche che egli apporta al marxismo prefigurano quella svolta riformista e democratica della SPD che esploderà in tutta la sua violenza nel celebre "dibattito sul riformismo", con cui i comunisti rivoluzionari si distaccheranno dal partito.
Il Manifesto, composto da un breve prologo e da quattro sezioni (Borghesi e proletari, Proletari e comunisti, Letteratura socialista e comunista, Posizione dei comunisti di fronte ai diversi partiti di opposizione), unisce la teoria marxista (quella dei Manoscritti economico-filosofici e poi del Capitale) alla concreta pratica, coniugandole con il tono perentorio dell’implicit:
     Uno spettro s’aggira per l’Europa - lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono alleate in una santa battuta di caccia contro questo spettro: papa e zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi.
Se il 1848 è anche l’anno delle grandi insurrezioni contro l’Europa nata dalla Restaurazione, anche in queste righe è chiara la percezione, da parte degli autori, di trovarsi ad uno snodo fondamentale della storia, tale per cui le forze che si oppongono al mondo borghese devono esporre coerentemente le proprie idee (“è ormai tempo che i comunisti espongano apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro fini, le loro tendenze, e che contrappongano alla favola dello spettro del comunismo un manifesto del partito stesso”). L’analisi dialettica di Marx ed Engels parte da una constatazione di fondo: da che esiste la società umana, è sempre esistita la lotta tra fazioni diverse, e la borghesia capitalista ha solo semplificato queste contrapposizioni:
La storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classi.
    [...] La società borghese moderna, sorta al tramonto della società feudale, non ha eliminato gli antagonismi tra le classi. Essa ha soltanto sostituito alle antiche, nuove classi, nuove condizioni di oppressione, nuove forme di lotta. La nostra epoca, l’epoca della borghesia, si distingue però dalle altre per aver semplificato gli antagonismi di classe. L’intera società si va scindendo sempre più in due grandi campo nemici, in due grandi classi direttamente contrapposte l’una all’altra: borghesia e proletariato.
Si badi bene: i due studiosi non disconoscono affatto i grandi meriti della classe borghese e la sua “parte sommamente rivoluzionaria nella storia”, che anzi ha spezzato le catene del dominio feudale e che “ha messo lo sfruttamento aperto, spudorato, diretto e arido al posto dello sfruttamento mascherato d’illusioni religiose e politiche”. L’egemonia borghese, che ha investito tutti i livelli della società e della vita individuale (il lavoro, il denaro, la famiglia, il sistema di valori e di credenze) e ha trasposto le proprie dinamiche su scala globale, può sussistere però solo come rivoluzione perenne che investa gli “strumenti di produzione, i rapporti di produzione, [...] tutti i rapporti sociali”. Per questo motivo (e come dimostrano le ricorrenti crisi produttive del capitalismo), è ora che un’altra classe, il proletariato, assuma le redini del divenire; generata all’interno dello stesso sistema borghese (“la borghesia non ha soltanto fabbricato le armi che le porteranno la morte; ha anche generato gli uomini che impugneranno quelle armi: gli operai moderni, i proletari”), questa nuova classe sociale è la sola “realmente rivoluzionaria”, e la sola che può e deve scalzare - anche con la fase dispotica della “dittatura del proletariato” - quel sistema basato su forza-lavoro salariata, alienazione e moltiplicazione del capitale. Obiettivo finale è abbattere non (solo) la borghesia in quanto classe, ma il rapporto di produzione che, secondo le leggi del materialismo storico, rappresenta le “condizioni di esistenza dell’antagonismo di classe”, mirando cioè ad abolire “le condizioni d’esistenza delle classi in genere”.
 I punti programmatici individuati nella seconda parte del Manifesto (tra cui: espropriazione della proprietà fondiaria, imposta fortemente progressiva, accentramento statale dei mezzi di produzione, gestione centralizzata della produzione agricolo-industriale) vanno di pari passo con le pesanti critiche ai diversi tipi di socialismo (il socialismo feudale, quello piccolo-borghese, quello tedesco, quello conservatore e quello critico-utopistico) contenute nella terza sezione. Il tutto converge nella prefigurazione di una nuova società di uomini e donne e nell’appello che chiude l’ultima sezione:
     Le classi dominanti tremino al pensiero d’una rivoluzione comunista. I proletari non hanno che da perdervi le loro catene. Hanno un mondo da guadagnare.
   PROLETARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI!

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