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lunedì 29 settembre 2014

#Italy #CascatedelSasso, sul Metauro (Pesaro, Urbino)




Le Cascate del Sasso si trovano nelle Marche in provincia di Pesaro-Urbino.   Con un fronte di sessanta metri (cento metri da sponda a sponda) la Cascata del Sasso, a due passi da Sant'Angelo in Vado, costituisce uno scenario di grande suggestione. Da una altezza di dodici metri e mezzo (15 metri, dagli strati più arretrati), le acque del Metauro si gettano sugli strati scoscesi di calcare marnoso disposti a reggipoggio (cioè con immersione opposta rispetto a quella del pendio), dando luogo ad una cascata considerata tra le dieci più grandi d'Italia. Tale biotopo particolare, è incluso nell'elenco delle bellezze naturali di cui all'art.1 della legge n.1497 del 29/06/1939 ed ha avuto l'apposizione del vincolo paesaggistico, comprese le aree circostanti con Decreto del Presidente della Giunta regionale delle Marche n. 273 del 9/12/1997. Purtroppo il vincolo è venuto quando tutta l'area circostante era già appesantita dalla zona industriale confinante. Inoltre nel 1981 il Genio Civile di allora, costruì un muro di calcestruzzo di contenimento con relativo belvedere, in sponda sinistra, senza alcun accorgimento di tutela visiva della balza. Nella riva sinistra un antico mulino , non più in funzione, contribuisce ad esaltare la suggestione del paesaggio. Lo specchio d'acqua è circondato da una rigogliosa vegetazione di salici e pioppi. È possibile incontrare anche specie rare come il Martin Pescatore.

Imm. e testo da  it.wikipedia.org

mercoledì 10 settembre 2014

#Italy #Cascate del #Mulino #Saturnia #Grosseto



 
imm. da viaggiverdi.it


 Le Cascate del Mulino sono uno dei luoghi più suggestivi ed affascinanti della Maremma Toscana, si tratta di un luogo sorto in maniera naturale, originatosi da una roccia di travertino, scavata dalla cascata di acque solfuree termali.
Le Cascate si rendono celebri soprattutto per la loro bellezza, piccole piscine naturali si riempiono continuamente dell’acqua che giunge dall’alta cascata, creando uno scenario molto particolare nel suo insieme, molto turisti e gente del posto scelgono questo luogo per rilassarsi e godere di relax etranquillità, lontano da rumori, stress e caos quotidiani, riuscendo a trovare attimi di puro benessere.
Alle Cascate del Mulino giungono acque termali solfuree, particolarmente importanti per le loro proprietà benefiche, l’acqua infatti, sgorga da una sorgente naturale ad una temperatura di 37,5°C e grazie alla presenza di un particolare elemento, ovvero il Plancton Termale, si caratterizza per gli effetti benefici che ha sulla pelle, e sugli apparati digestivo, circolatorio, motorio e del ricambio.
Le Cascate viste da lontano sembrano il disegno di una cartolina, uniche nella loro specie, molto amate dai turisti italiani e stranieri, che decidono di trascorrervi le proprie vacanze, per poter scoprire il fascino di un luogo nato senza l’aiuto dell’uomo e per godere delle importanti proprietà benefiche delle acque, in assoluta libertà e tranquillità, fra panorami ricchi di suggestione, in un’atmosfera che, di giorno, ma anche di notte, quando i caldi vapori che fuoriescono dalle acque creano nubi che si alzano verso il cielo, sarà senza alcun dubbio ammaliante.

fonte: cascate-del-mulino.info

lunedì 1 settembre 2014

#Italy e i suoi #Borghi #Castiglione del Lago - Umbria



 imm. da aligre-cappuccino.fr

 Il nome deriva dalla fortezza medievale eretta verso la metà del Duecento e chiamata “Castello del Leone” per la sua forma pentagonale ispirata alla costellazione del Leone.


Palazzo ducale imm. da  http://media-cdn.tripadvisor.com

 Si possono vedere pitture rinascimentali e camminamenti di ronda con vista sul Trasimeno.
Di grande rilevanza storico-artistica. è l’imponente complesso monumentale di Palazzo della Corgna, ampliato fra Cinque e Seicento da Galeazzo Alessi sul preesistente nucleo del Palazzetto Baglioni, con la probabile supervisione del Vignola.
Il Palazzo racchiude uno dei maggiori cicli pittorici del tardo manierismo umbro-toscano.
Una superficie di oltre 1200 mq. è stata dipinta per celebrare le gesta del condottiero Ascanio della Corgna con temi cari al XVI secolo: valorose imprese di eroi romani e scene ispirate alla mitologia greca.


affreschi a palazzo ducale -  imm. da  media-cdn.tripadvisor.com palazzo-della-corgna

 Oggi la maggior parte degli affreschi di Niccolò Circignani, detto il Pomarancio, che ornano le sale del Palazzo, sono restituiti al loro antico splendore grazie a un attento lavoro di recupero e restauro.

Il Palazzo Ducale è collegato alla Rocca medievale da un camminamento che si snoda lungo le mura e che fu coperto nel 1617, durante il marchesato dei Della Corgna.
La Rocca del Leone è una fortezza medievale dalla singolare forma a cinque punte che ricorda la costellazione del Leone.
Edificata per volontà di Federico II a partire dal 1247, costituisce uno dei migliori esempi dell’architettura militare del Medioevo umbro.
La sua collocazione su uno sperone calcareo che domina il Trasimeno si è rivelata di grande importanza strategica durante le numerose guerre per il dominio del territorio combattute dalle signorie toscane e perugine.
Da vedere nel borgo, all’estremo opposto del Palazzo Ducale, anche la Chiesa di S. Maria Maddalena, costruita nel 1836 su progetto dell’architetto Giovanni Caproni.
Al suo interno sono conservate una “Madonna del Latte” di scuola senese del ‘300, una tavola che raffigura la Madonna con il Bambino, attribuita ad un allievo del Perugino e recentemente restaurata, e affreschi di Mariano Piervittori dipinti dopo il 1850.
Di epoca barocca (prima metà del ‘600) è invece la Chiesa di S. Domenico: edificata per volontà del duca Fulvio Alessandro, offre al visitatore uno splendido soffitto a cassettoni e numerosi dipinti del XVII secolo.

 Prodotti:
La fagiolina del lago trova intorno al Trasimeno il suo terreno ideale. è un fagiolo di minuscole dimensioni con una buccia così sottile che quasi non si vede, di sapore delicato e facilmente digeribile.
La coltivazione della fagiolina è stata recuperata grazie a un gruppo di agricoltori riuniti in un consorzio e oggi  è presidio Slow Food.

imm. da visiteinfattoria.it/ fagiolina.png
 Specialità culinarie:

 Il pesce d’acqua dolce è padrone nella cucina locale, in particolare la “regina in porchetta”, cioè una carpa di grandi dimensioni cotta al forno, insaporita con finocchio, aglio, pepe e sale e servita con l’ottimo vino rosso dei Colli del Trasimeno.
Tra i primi, i “pici co’ la nana”, una pasta fatta in casa con acqua e farina e condita con sugo di anatra e parmigiano

tratto da  borghitalia.it

sabato 30 agosto 2014

#Italy #Cascatedel #Varone, Lago di Tenno nei pressi di Riva del Garda -Trento


imm. da blog.viaggiverdi.it/Cascate-del-Varone.jpg
La cascata del Varone è una delle attrazioni naturalistiche più apprezzate di tutto l’Alto Garda; l’accesso al pubblico fu consentito fin dall’inaugurazione avvenuta il 20 giugno 1874 al cospetto del Re di Sassonia Giovanni e del Principe Nicola del Montenegro. Da allora il Parco Grotta Cascata Varone è divenuto una delle mete preferite del rismo gardesano dove, anche grazie al parco picnic a disposizione di tutti e ai parcheggi gratuiti, risulta particolarmente piacevole effettuare una sosta. La cascata è alimentata dalle perdite sotterranee del bellissimo lago di Tenno che formano il torrente Magnone il quale va a cadere fragorosamente nella forra  con un balzo di quasi 100 metri. Questo raro spettacolo naturale è apprezzabile in tutta la sua imponente bellezza grazie ai camminamenti che consentono di ammirare il salto d’acqua da due punti differenti: uno inferiore e uno superiore. Solo 50 metri dopo la biglietteria, ospitata in un  interessante edificio progettato all’inizio del secolo  scorso dal famoso architetto Giancarlo Maroni (conosciuto ad esempio per aver progettato il Vittoriale degli Italiani, residenza di Gabriele D’Annunzio a Gardone Riviera ), si raggiunge l’accesso alla grotta inferiore. Qui si osserva il lavoro di erosione delle rocce calcaree svolto dall’acqua in circa 20.000 anni; ci si addentra nella forra fino a raggiungere la parte finale della caduta dell’acqua. 
 
 imm. da italiaparchi.it/giardinobotanicocascatedelvarone
Ritornando brevemente sui propri passi si sale attraverso il parco e il giardino botanico dove si possono ammirare molte varietà di colture, anche non autoctone, che convivono perfettamente grazie al particolare microclima gardesano. Al termine di questa piacevole passeggiata si raggiunge finalmente la grotta superiore, principale punto di osservazione della cascata. L’accesso è reso possibile grazie ad un tunnel di circa 15 metri, scavato dall’uomo, che conduce fino dentro la montagna: la scena è impressionante. Siamo di fronte ad una vera e propria voragine, una gola fantastica completamente scavata dall’acqua, dell  profondità di quasi 100 metri. Il fragore, le correnti d’aria e l’acqua vaporizzata vi avvolgeranno totalmente facendovi vivere un’esperienza unica nel suo genere.

fonte gardatrentino.it/it/cascata-varone-riva-del-garda

mercoledì 27 agosto 2014

#Italy #Cascate del #Barbiano, Valle Isarco Alto Adige - Bolzano

 imm. da upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f0/Cascata_Barbiano

 Le cascate di Barbiano si formano grazie al torrente Rio Ganda (Ganderbach), che nasce a una quota di 2000 metri, e scende fino a valle, con ben otto cascate da un gradone di roccia alto 200 m. Le rocce sulle quali scorre l’acqua sono composte da porfido quarzifero, una roccia vulcanica formatasi ben 300 milioni di anni fa.

Le cascate si trovano oltre il paese di Barbiano,  sopra Ponte Gardena   in Valle Isarco, e sono composte una serie di cascate davvero molto belle e che rappresentano la meta ideale per una tranquilla escursione in famiglia  o per un pomeriggio rinfrescante durante la stagione estiva.
Il periodo migliore per osservare le cascate è quando la mole d’acqua è abbondante e quindi o immediatamente dopo abbondanti precipitazioni o dopo il disgelo, a aprile-maggio. D’estate la quantità d’acqua è molto inferiore, anche a causa del fatto che l’acqua delle cascate è utilizzata per l’irrigazione dei campi circostanti.

Le cascate sono tre: la cascata superiore, l’intermedia e l’inferiore. Le prima si trova a 1214 metri e con un salto di 45 metri regala un bellissimo spettacolo sia per gli occhi che per le orecchie! Rimarrete stupiti dal fragore dell’acqua che si schianta al suolo sulle rocce. La cascata intermedia, in realtà, comprende diverse cascate di dimensioni inferiori rispetto alle altre, ma altrettanto belle. L’ultima cascata, quella inferiore, regala uno splendido salto di 85 metri di altezza ed è tra le cascate più conosciute e apprezzate di tutto l’Alto Adige.
Il clima attorno alle cascate ha la qualità di essere particolare salubre, grazie alla presenza dei ioni di ossigeno nell’aria, in grado di legare polveri sottili e gas di scarico, stimolare il sistema immunitario, agire positivamente sulle mucose respiratorie. Gli ioni di ossigeno hanno, inoltre, effetti calmanti sul sistema neurovegetativo e sulla circolazione e in genere hanno effetti stimolanti sull'intero organismo. Sostare nei pressi di cascate favorisce lo scambio di gas a livello polmonare ed è una terapia indicata anche per chi soffre di allergie.

 Le cascate si raggiungono partendo  da Barbiano, da qui, verso la fine del paese, si trova una lunga strada con alcuni parcheggi, da qui parte il sentiero marcato che conduce alle cascate. Consigliamo di seguire l’itinerario per la Cascata Superiore (Oberer Barbianer Wasserfall) e una volta arrivati qui, scendere lungo il sentiero per ammirare anche le altre due. Per percorrere questo sentiero occorrono circa 2 ore e mezza. Il sentiero non richiede grande preparazione fisica, ma in alcuni punti è piuttosto esposto, quindi fate attenzione.
Per chi non ha voglia di camminare, è possibile anche arrivare solo alla prima cascata, la Cascata Inferiore, seguendo le indicazioni.

 da  alto-adige.com/valle-isarco/barbiano/cascate-di-barbiano


 Immagine panoramica di Barbiano

 imm. da cdn2.sentres.com/photos/45268/large/alle-cascate-di-barbiano

lunedì 18 agosto 2014

#Italy #Cascata del #Toce - Val Formazza - Verbania

 imm. da it.wikipedia.org/wiki/Cascata_del_Toce


La Cascata del Toce o La Frua   è una cascata   che si trova nel comune di Formazza   in frazione Frua  a quota 1675 m s.l.m.; con essa il fium Toce   compie un salto alto 143 m su un reclinamento roccioso di 200 m, con un fiocco d’acqua alla base di 60 m.
La cascata del Toce è considerata una delle più spettacolari delle Alpi, sebbene l'intervento umano ne abbia ridotto la portata per gran parte dell'anno. A monte della cascata il Toce forma infatti il lago di Norasco   un lago artificiale da cui le acque vengono captate per il funzionamento delle centrali idroelettriche  (in successione) di Ponte, Fondovalle, Cadarese, Crego e Crevola Toce. In cima alla cascata vi è lo storico albergo (1863) che visse la bell’epoque del turismo alpino di inizio secolo. La cascata viene aperta solamente per brevi fasce orarie tra giugno e settembre, riprendendo pienamente la propria conformazione naturale.
Per raggiungere la cascata occorre percorrere la strada statale 33 dei Sempione che collega Milano   con il Confine di stato di Iselle  e giunti a Crevoladossola si imbocca la strada statale 659 di Valle Antigorio a Val Formazza che dopo circa 40 km porta alla cascata.

 Verbania (capoluogo del Verbano) è un comune situato sulla sponda piemontese del Lago Maggiore.  

da   it.wikipedia.org


domenica 17 agosto 2014

#Italy #Cascate del #Nardis - Val di Genova - Dolomiti del Brenta - Trento



imm, da  it.wikipedia.org/wiki/Cascate_Nardis
  Le cascate Nardis, oltre 130 metri tra le montagne del Parco Naturale Adamello Brenta. Sono le più note della Val di Genova, conosciuta come valle delle cascate per la grande abbondanza di salti d'acqua: le cascate Nardis scendono dalla Presanella compiendo un salto che dai 921 metri scende per oltre 130 con una pendenza tra i 55 e i 65 gradi. La valle è tutta caratterizzata da terrazzamenti e scavi prodotti dall'acqua e dalla formazione glaciale che rendono il territorio particolarmente ricco di cascate.
La vaporizzazione dell'acqua all'impatto con la roccia e la particolare angolazione della luce al tramonto rendono la cascata suggestiva in ogni momento della giornata. La cascata è accessibile arrivando al rifugio Nardis da Carisolo.

 fonte: visittrentino.it

venerdì 15 agosto 2014

#Italy: La #Cascata di #Isola del Liri - Frosinone

 imm. da upload.wikimedia.org/wikipedia CascataIsoladelLiri.
A poco più di 100 km (un ora di viaggio) da Roma e un pò di più da Napoli (120 km per 1 ora e 15 di viaggio) troverete uno spettacolo creato dalla forza delle acque, una cascata verticale (la Cascata Grande) alta 28 metri, ora ricca e spumeggiante ora più magra e silente a seconda delle piene e delle precipitazioni atmosferiche, che, caso unico almeno in Europa, da il meglio di sè proprio nel centro storico della città.

Isola del Liri è infatti un'isola su un fiume! Il fiume Liri, appunto, che rappresenta (ancora di più nel passato,purtroppo, con le produzioni legate alle Cartiere) la forza , la ricchezza e la particolarità di questo paesino.
Nato nel vicino Abruzzo, alle falde del monte Camiciola nei pressi di Cappadocia, se ne viene placido attraversando la valle di Roveto con i suoi paesini arroccati alle falde dei monti Simbruini o isolati nelle strette gole e, dopo aver oltrepassato il confine regionale, trova ad Isola l'occasione di diventare "spettacolo", con la cascata suddetta.

Il Liri, dividendosi in due rami nel bel parco del Castello, trova davanti anche un dislivello più graduale, su cui scende saltellando di roccia in roccia formando un altra pittoresca Cascata,più piccola, detta del Valcatoio.

 fonte: isolaliri.com

domenica 3 agosto 2014

#RaccontiSaggi: La #Ciotola del nonno


 imm. da curiosandoinrete.com

C’era una volta un povero vecchio, che non ci vedeva più, non ci sentiva più e le ginocchia e le mani gli tremavano. E quando era a tavola non poteva tener fermo il cucchiaio e faceva cadere la minestra sulla tovaglia e qualche volta gliene scappava anche dalla bocca.
La moglie di suo figlio se n’era ormai schifata e, purtroppo, anche suo figlio. E non lo vollero più a tavola con loro. Il povero vecchio doveva star seduto accanto al camino e mangiava un poco di zuppa in una scodella di terracotta. Un giorno, siccome le sue mani tremavano, gli cadde la scodella per terra e si ruppe. La nuora gliene disse di tutti i colori e il povero vecchio non rispose nulla. Gli comprarono una scodella di legno e gli dissero: “Questa certo non la romperai!”. Una sera suo figlio e le nuora videro il loro bimbo, che raccattava i cocci della scodella di legno e cercava di unirli.
Il padre gli disse: “Che fai?”.
Rispose il bambino: “Riaggiusto la scodella di legno, per dar da mangiare a te e alla mamma, quando sarete vecchi!”.
Ora il nonno mangia ancora a tavola con gli altri, che lo trattano bene e gli vogliono bene.

Fratelli Grimm – Adattamento di Giovanni Pascoli

martedì 17 giugno 2014

#Ruediger Schache #ISegretiDel #Cuore

 
 imm. possibilipensieri.files.wordpress.com




Primo segreto: Attrazione
“Qual è il motivo per cui un certo tipo di uomo o di donna ti attrae come per magia e altri sebbene più indicati per instaurare un rapporto di coppia funzionante non ti attirano per niente? Come mai tutte le tue relazioni hanno uno svolgimento simile, nonostante i tuoi tentativi di cambiare le cose?” Solo capendo il tuo magnete potrai capire chi attrai e perché. Tutto ha un senso. “Non si tratta del tuo corpo. E’ molto più facile… si tratta della tua emanazione.”

Secondo segreto: Lo Specchio
“Tutto quel che attrai è come uno specchio che ti mostra ciò che si trova nel tuo magnete, affinché tu possa orientarti meglio”. Non sempre è facile intuire il principio dello specchio, “il motivo è che lo specchio non si limita a riflettere quello che sei precisamente, ma ti mostra molto di più.”
Terzo segreto: Chiarezza
“Chi sei? Dove vuoi andare? Quali sono i tuoi desideri? Cosa vorresti assolutamente sperimentare? Con che genere di persone desideri stare? Qual è per te il senso della vita, in questo momento o in generale?” “Non sono domande facili e anche se trovi le risposte, queste possono cambiare nel corso del tempo. Per fortuna non si tratta tanto di dare risposte complete o definitive, quanto di imparare a sentire in che direzione si vuole andare.”

Quarto segreto: la Propria Fonte
“Qualunque cosa tu cerchi negli altri si trova già dentro di te, allora di cosa sei fondamentalmente alla ricerca? Di sensazioni!” “Nessuno può darti l’amore perché ce l’hai già dentro di te. Questo lo sai. Guarda la foto di un bambino felice. Lo senti? Non ricevi niente e tuttavia lo senti, è lo stesso amore che provi quando hai vicino una persona a cui vuoi bene.”

Quinto segreto: il Potere dei Simboli
“Finché credi in un simbolo, questo continuerà a riapparire nella tua vita o nei tuoi rapporti, dal momento che risuona nel magnete di altre persone che se ne sentono inconsciamente attratte.” “Un oggetto o un’azione rappresenta qualcosa. Questa perlomeno è la tua esperienza e ritieni sia evidente per chiunque. Ma è davvero così?”

Sesto segreto: la Profezia Autorealizzante
“Le persone che ti stanno accanto si comportano raramente come vorresti, ma piuttosto come temi che accada?” Forse “le tue parole o le tue azioni non corrispondono ai tuoi pensieri o ai tuoi sentimenti. Gli altri saranno quindi diffidenti nei tuoi confronti e ti terranno a distanza.” Sono i tuoi veri pensieri e sentimenti ad agire con maggiore intensità.

Settimo segreto: Amore di sè
“Quando sei insicuro sulle decisioni da prendere e le azioni da compiere… Quando vuoi trasformare i pensieri e le sensazioni sgradevoli… Chiediti sempre: “Cosa farebbe l’amore?” “Se ti sacrifichi per qualcuno perché pensi che lo si possa anche fare quando si ama, chiediti se l’amore si comporterebbe così. L’amore vorrebbe che tu ti facessi questo? Vorrebbe che tu seguissi un’idea di amore in cui l’affetto è legato alla sofferenza?”

Ottavo segreto: lo Spazio Interiore
“Lo spazio interiore è quel luogo dentro di te destinato ad accogliere ciò che desideri. Ogni volta che ti permetti di sentirlo, attivi il tuo magnete facendogli attirare con maggiore intensità l’oggetto dei tuoi desideri”. “Molti non vogliono accostarsi a questo spazio perché temono di provare un senso di insoddisfazione e vuoto. Ma questa fonte fa parte di te.

Nono segreto: Decisione e Azione
Metti già in atto quello che vuoi realizzare! Comportati come se ti fosse già stato permesso e tu lo stessi già sperimentando. L’universo ama sentirti agire e risponde di conseguenza.

Decimo segreto: la Forza del Presente
Decidi nel presente: usa la forza dell’intuizione. Ogni volta che decide l’intelletto è il passato a decidere. Lo scopo della nostra vita non è produrre risultati, ma provare esperienze.

I dieci segreti tratti dal libro: Il Segreto del cuore, Ruediger Schache

lunedì 21 aprile 2014

OperaDel #Correggio #Giove e Antiope





"Giove e Antiope" è un dipinto autografo del Correggio realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1528, misura 190 x 124 cm. ed è custodito a Parigi nel Museo del Louvre.


da  frammentiarte.it

mercoledì 5 febbraio 2014

# Arte #Pittori #Caravaggio - Michelangelo Merisi




Natura morta con fiori e frutti (1590)


http://www.settemuse.it/pittori_scultori_italiani/caravaggio/

venerdì 24 gennaio 2014

#LibroForum: Delitto al circolo del tennis; Aldo Nove - Il bagnoschiuma A cura di Alessandro Toppi e Antonio Russo De Vivo


Alberto Moravia, "Delitto al circolo di tennis" (1927), in "Racconti" (ed. Garzanti, 1971) 


Aldo Nove, "Il bagnoschiuma", in "Superwoobinda" (ed. Einaudi, 1998)


Clicca qui per ascoltare

lunedì 20 gennaio 2014

# Arte #OpereDel #Caravaggio - Michelangelo Merisi


Il riposo durante la fuga in Egitto   (1596)

 da www.settemuse.it/pittori_scultori_italiani/michelangelo_merisi_caravaggio.htm

lunedì 6 gennaio 2014

#LePrime #LuciDel #Mattino



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Ho imparato a trovare dentro di me le misure e le ragioni del mio vivere. Ho capito che devo volere ciò che sarò, non posso più vivere per compiacere qualcuno, obbligandomi ad essere quella che non sono.
           Fabio Volo, Le prime luci del mattino790>

mercoledì 4 settembre 2013

Il #RumoreDel #Mare

 
http://img24.dreamies.de/img/281/b/ilm67btfwpq.gif


Mi piace il verbo sentire. Sentire il rumore del mare... sentirne l'odore... Sentire il suono della pioggia che ti bagna le labbra. Sentire l'odore di chi ami, sentirne la voce e sentirlo col cuore. Sentire è il verbo delle emozioni...ci si sdraia sulla schiena del mondo e si sente. 

Alda Merini

giovedì 28 marzo 2013

#Dolci #LaStoriadel #Babà

http://civifood.files.wordpress.com/2011/09/baba.jpg

C’era una volta....un Re, diranno i miei piccoli amici”. Così comincia Pinocchio, una delle favole più belle della storia.
Nella storia del babà il Re c’è davvero, e non è un personaggio fiabesco: è nientedimeno che Stanislao Leszczinski, re di Polonia dal 1704 al 1735.
Stanislao era diventato re a meno di trent’anni, grazie all’appoggio di Carlo XII di Svezia. Qualche anno dopo (era il 1735) Pietro il Grande, Zar di tutte le Russie, si dimostrò molto più grande del re svedese e di quello polacco:  insieme ai suoi alleati, la Prussia e l’Austria, mosse loro guerra, e li sconfisse. Stanislao però non era uno qualunque. Era il suocero di Luigi XV di Francia, che aveva sposato sua figlia Maria. Per questo motivo, dopo averlo detronizzato, come contentino  gli diedero il Ducato di Lorena.  Lui non ne fu troppo contento, ma si adeguò.
Privato del Regno di Polonia, e  costretto in un quel piccolo regno privato, Stani si annoiava. Siccome c’aveva un sacco di tempo libero, si circondò di  filosofi e scienziati, e si mise a studiare. Studia che ti studia, finì per mettere a punto un programma di collaborazione internazionale e di integrazione europea: la prima versione della UE, a memoria d’uomo.
Sulla carta, il progetto era splendido, ma l’ex monarca sapeva di non avere alcuna possibilità di attuarlo: era senza corona, e quindi senza alcun peso.
Questo stato di cose gli dava molta amarezza. Per combatterla, Stanislao aveva bisogno tutti i giorni di qualcosa di dolce. Accontentarlo,però, non era facile: i pasticcieri lorenesi dovevano lambiccarsi continuamente il cervello  per preparargli qualcosa di nuovo.
Ma di fantasia ne avevano pochina, e così due giorni su tre al povero ex sovrano veniva servito il  “kugelhupf”, un  dolce tipico di quel territorio, fatto di con farina finissima, burro, zucchero, uova e uva sultanina. All’impasto veniva aggiunto lievito di birra, fino ad ottenere una pasta soffice e spugnosa. Stanislao il  kugelhupf non lo poteva soffrire. Non che fosse cattivo: ma era, come dire, un po’ fesso, privo di personalità. E poi era asciutto, ma così asciutto che si appiccicava al palato. E non gli piacque nemmeno quando fu bagnato con una salsa di vino Madera, zucchero e spezie.
Spesso  non l'assaggiava nemmeno.
Poi tornava ai suoi progetti per un mondo più giusto, senza vincitori né vinti (così quei maledetti che l’avevano sbattuto laggiù sarebbero stati serviti).
Insomma, Stanislao  Leszczinski viveva in una prigione: dorata, ma pur sempre  una prigione. E’ comprensibile perciò che ogni tanto, per non pensare al passato, che gli faceva tristezza, e al futuro, che gli faceva paura, alzasse un po’ il gomito.
Fedele ai suoi ideali di uguaglianza, beveva di tutto: a cominciare dai vini della  Mosa e della Mosella, orgoglio della Lorena. Ma poichè da quelle parti gli inverni sono lunghi, freddi  e nevosi, spesso gli ci voleva qualcosa di più forte. E lui l’aveva trovato: era il rhum, un’acquavite derivata dalla canna da zucchero, importata dalle Antille. Era buono, era tosto, e quindi era proprio quel che ci voleva.
Un giorno Stanislao, che aveva già ingollato  vari bicchierini di rhum, si accorse di avere  una gran  voglia di un buon dolce. Di qualcosa di veramente speciale. Perciò, quando il suo maggiordomo gli piazzò sotto il naso l’ennesima porzione di kugelhupf, l’allontanò rabbioso.Poi impadronitosi del piatto che il servitore teneva timoroso tra le mani, lo scagliò sulla tavola, lontano da sé.
Il piatto terminò la sua corsa contro la bottiglia di rhum posata lì accanto, e la rovesciò. Prima che qualcuno potesse intervenire a risollevarla, il liquore aveva completamente inzuppato il  kugelhupf.
Sotto gli occhi ancora corrucciati di Stanislao ebbe luogo una straordinaria  metamorfosi: la pasta lievitata dell’insipido dolce lorenese, per solito di colore giallastro, assunse rapidamente una tonalità calda, ambrata, e un profumo inebriante comincò a diffondersi  intorno.
Nella sala da pranzo c’era un silenzio che si sarebbe potuto tagliare col coltello. Invece Stanislao, sotto lo sguardo stupefatto della servitù, sollevò  il cucchiaino d’oro (la mano gli tremava un po’), prelevò qualche frammento di questa Chimera: di quest’ibrido che si era materializzato sotto i suoi occhi, e lo portò alla bocca.
Quel che provò lo sappiamo. Lo abbiamo provato tutti la prima volta che lo abbiamo assaggiato il babà. Perché nessuno può dimenticare il primo istante in cui si è trovato faccia a faccia con Lui  (nessuno, tranne  i napoletani: in genere, per loro questo momento arriva  quando sono troppo piccoli per ricordarsene).
Fu questa, una giornata memorabile per l’umanità.
All’invenzione casuale del dolce  inventato dal Re polacco tra le brume della Lorena: mancava il nome.Fu sempre  Re Stanislao a dedicare questa sua creazione ad Alì Babà, protagonista del celebre racconto tratto da “ Le Mille e Una Notte”. Libro che il sovrano amava leggere e rileggere nel suo lungo soggiorno a Luneville . 
Il babà da Luneville arrivò presto a Parigi,alla pasticceria Sthorer. Qui in tanti lo conobbero e lo apprezzarono. A portarlo successivamente a Napoli,dove assunse la forma definitiva assai caratteristica (quella di un fungo) furono i “monsù”,chef che prestavano servizio presso le nobili famiglie napoletane. 
 E da allora il babà elesse Napoli a proprio domicilio stabile. Un’ultima considerazione: nella cucina napoletana esiste più d’un dolce che – per il suo sapore – “po’ ghì annanz’o Rre”: può essere presentato al re. Ma il babà è l’unico dolce che dinanzi al Re non c’è andato: c’è nato.
P.S.:  I progetti utopistici di Re Stanislao si realizzarono in pieno: di fronte a una guantiera di babà tutte le controversie si appianano, e  la Pace e la Concordia regnano sovrane.
Un grande sapore ha sempre la meglio sui dissapori: grandi o piccoli che siano.  

fonte: http://www.baba.it/storia.htm

venerdì 15 febbraio 2013

#Racconti #Saggi Taoisti: L'ombra del ciliegio

images.corriere.it/Media/Foto/2010/04/02/ciliegi2_1.jpg 
All'uscita di un borgo, sulla riva di un lago che lambiva i piedi dì una serena montagna, stava delicatamente adagiata nel suo scrigno di verzura una grande casa civettuola. Aveva un basamento di pietra ocra, ravvivato da paratie in legno dalle larghe aperture finemente lavorate. La circondava un grazioso giardino circondato da un muro di mattoni imbiancati a calce e coperto con tegole verniciate di rosa. Era la dimora di vecchio commerciante grassoccio, cui il senso degli affari aveva assicurato un più che confortevole benessere.
Nel giardino, al confine della propietà si ergeva un annoso ciliegio che dispensava all'intorno un'ombra generosa. D'estate, fuggendo la fornace di casa, il riccone amava andarvi a riposare e a farsi rinfrescare dalla brezza. Apprezzava in modo particolare il momento in cui l'ombra scavalcava il muro della sua propietà per andare ad allungarsi sulla riva del lago. La restava distevo per delle ore, cullato dal mormorio del flutti
 e dal canto dei canneti e stregato dal riflesso delle montagne nello specchio del lago.

Un giorno di canicola, mentre il mercante varcava il portone per andarsene all'ombra del suo amato ciliegio, ebbe la brutta sorpresa di vedere qualcuno sdraiato al suo posto. Non poteva trattarsi che di uno straniero: chi mai, nel circondario, avrebbe osato fare una cosa del genere?  Il suo posto estivo era conosciuto e rispettato da tutti e nessuno aveva interesse a contrariare quel potente signore.
 Il vecchio riccone apostofrò lo sconosciuto:
- Levati di mezzo! Il posto è mio!
- Vostro? chiese lo straniero sollevando la testa su cui troneggiava un ciuffo di capelli annodati alla meglio. Ma queso non è forse un luogo pubblico?
- Puo' essere, disse il commerciante, ma l'ombra è quella del mio ciliegio, quindi mi appartiene.
L'uomo, dagli abiti e dalla corporatura di un avventuriero, si alzo con un sorriso ironico e disse:
- In tal caso vendetemela cosi ci posso restare! E tirò fuori la borsa, facendone tintinnare le monete.
Quella musica, tanto cara e famigliare al ricco mercante, ebbe l'effetto di smorzargli i bollori e di lasciarlo soprappensiero.
Non aveva mai pensato di poter fare commercio di un ombra, una materia inconsistente, impalpabile e inafferrabile per eccellenza! Fedele alla principale regola degli affari secondo cui, piccolo o grande, ogni guadagno è buono, e accecato dalla sua leggendaria cupidigia, nota in tutto il paese, accettò la proposta, non prima di aver stabilito che l'ombra valeva dieci tael d'argento. Una somma modesta, ma appropiata a un bene che di solito non veniva venduto! Si era guadagnato la giornata.
Il viaggiatore non stette a mercanteggiare: chiese solo che l'atto di vendita venisse messo in debita forma per iscritto e in duplice copia. Tutto contento del colpo messo a segno, il vecchio riccone rientrò a casa e ne torno con carta, inchiostro e sigillo. L'affare fu concluso e l'acquisto dell'ombra pagato in contanti.
Su quella riva del lago non c'erano altri alberi per cui il mercante, rientrato in giardino, si accontento dell'ombra di un albicocco. Non era fresca come quella del ciliegio e non oltrepassava il muro permettendogli di contemplare il paesaggio, ma lo spilorcio vi si sdraiò con il sorriso di chi ha fatto un buon affare. Tanto più
che tra qualche giorno lo sconosciuto di passaggio se ne sarebbe sicuramente ripartito. Gli venne addirittura in mente che avrebbe potuto rivendere l'ombra a qualche altro imbecille.

Mentre le nuvole cominciavano a farsi rosee come le guancie di una vergine alla vista un bel ragazzo, il ricco mercante vid:e a un tratto l'avventuriero varcare il portone. Temette che, rientrato in sè fosse venuto a richiedergli il propio denaro. Fortuna che esisteva un contratto scritto!
L'avventuriero gli fece un amichevole cenno con la mano prima di sedersi senza complimenti in giardino e aprire la borsa, estraendone un picnic. Il padrone di casa si precipitò di corsa a scacciare quello sfacciato dalla sua propietà.
- Vi ho venduto solo l'ombra del ciliegio, mica tutto il giardino. Levatevi di torno al piu' presto!                      - E secondo voi, dove sto seduto? chiese lo straniero. Guardate sull'ombra del ciliegio che adesso si e' spostata qui. Voi me l'avete venduta, e adesso e' mia.
Sbalordito, il riccone girò i tacchi e rientro in casa sbattendosi la porta alle spalle. Mezz'ora dopo, l'avventuriero era seduto sulla veranda, dove ora veniva a proiettarsi l'ombra del ciliegio.
Al crepuscolo, il vecchio mercante, per poco non soffocò di rabbia vedendo l'imponente figura dell'importuno scavalcare la finestra del salotto per venire a sedersi sulla poltrona dove l'ombra aveva eletto domicilio. Il vecchio ordinò al seccatore di andarsene, minacciando di farlo buttare fuori dai servi. Ma quello apri con calma il contratto e lo rilesse a voce alta, dichiarando che se non avesse potuto godere della sua propietà, si sarebbe rivolto al tribunale pretendendo risarcimenti e interessi. Arresosi a quell'inopugnabile argomento, il mercante battè in ritirata in camera sua, barricandosi dentro in attesa che la notte spegnesse l'ombra de ciliegio.
Ma era una notte di luna piena. Attraverso la tapparella di carta, l'ombra del ciliegio scivolò nella camera della giovane concubina del mercante. L'ombra sfiorò forse il suo giacilio, la sua pelle di pesca?
Pur lasciandolo intendere, la storia non lo dice e neanche il vecchio riccone si lasciò sfuggire una parola, forse troppo sordo per essere riuscito a sentire qualcosa di preciso...

Il maneggio durò parecchi giorni. Ogni mattina, l'avventuriero era immancabilmente in camera della giovane concubina, visto che il primo sole vi proiettava l'ombra del ciliegio...
Sta di fatto che il vecchio. sull'orlo del travaso di bile, fini per denunciare egli stesso la cosa alla giustizia, protestando contro l'uso abusivo del diritto di propietà. Ritenedolo un caso alquanto imbarazzante, giuridicamente interessante e quanto mai delicato, il giudice si riservò di deliberare il consiglio.
La storia non dice neanche se il magistrato appartenesse alla razza degli uomini onesti, dei giusti che impediscono al mondo di precipitare definitivamente nel caos, o se invece fosse uno di quei funzionari corrotti che volevano evitare la delusione di non ricevere un soldo da quell' esimo taccagno. Sia come sia, il verdetto decretò che l'atto di ventita era perfettamente valido e che il diritto di propietà era sacro e imprescrittibile. Dette quindi partita vinta al propietario dell'ombra e condannò il ricco al pagamento delle spese, nonché a una grossa multa ogni volta che avesse impedito alla controparte di godere della sua propietà.

L'indomani con la morte nell'anima e tra l'ilarità dei vicini, l'avaro lasciò la civettuola dimora in riva al lago per andare a vivere in una casa  che possedeva in città.
L'avventuriero si sistemò nell'abitazione abbandonata e in capo a dieci anni ne divenne legittimo propietario.
Quanto alla giovane concubina, sulla quale si sarebbe posata l'ombra del ciliegio, l'anziano mercante la lasciò insieme alle mura della vecchia casa, su insistenza, pare, di quella megera della sua legittima moglie che, con la scusa dell'evidente incuria del marito, avrebbe preso in mano gli affari domestici. E il nuovo propietario della casa in riva al lago non tardò a sposare la bella compagna abbandonata con grande gioia della medesima.

Ed ecco come fu che vendendo un ombra, vale a dire niente, per una manciata di monete d'argento, vale a dire quasi niente, Il nostro uomo d'affari perse casa e concubina, entrambe acquistate a peso d'oro.
Meglio sarebbe stato per lui frequentare i classici, nei quali avrebbe trovato la seguente ammonizione:

Chi non sa andare lontano col pensiero vedrà i guai da vicino.

tratto daRacconti dei saggi taoisti pag. 201/210 di Pascal Fauliot  - L'ippocampo
 

sabato 27 ottobre 2012

#FioridiBach #Willow:Responsabilità del proprio destino

http://www.floriterapia.com/giardino/38.htm

 nome italiano: SALICE GIALLO
nome botanico: SALIX VITELLINA

Responsabilità del proprio destino

  • Stato d'animo "bloccato":  
    Si è risentiti con qualcuno o qualcosa. Non ci si sente sufficientemente ricompensati e amati dalla vita, nonostante gli sforzi. Si pensa che gli altri siano stati maggiormente ripagati di ciò che hanno fatto.
    Rancore, invidia più o meno nascosta nei confronti di quelli che si ritiene immeritatamente più fortunati. Ci si sente gli sfortunati e ci autocommisera sprecando le proprie energie nel risentimento.
    Dare la colpa agli altri è un modo per non affrontare le proprie responsabilità. Nello stato positivo con Willow ci si batte nuovamente concentrandosi su stessi.
  • Stato d'animo "trasformato":  
    Si è gli artefici della propria fortuna, ci si sente protetti ed aiutati nel raggiungere i giusti meriti.
  • Stati d'animo e sintomi collegati a Willow in ordine di importanza:
    • Rancore con amarezza
    • Autocompatimento perché ci si sente vittime della sorte
    • Sensazione di ingiustizia per prove che non si meritano di dover superare
    • Amarezza perché ci si ritiene sfortunati
    • Invidia con risentimento
    • Ci si sente vittime delle avversità
    • Amarezza che causa mancanza di interesse
    • Amarezza con scoraggiamento
    • Mancanza di gratitudine
    • Amarezza interiore
    • Negatività
    • Rabbia che non esplode
    • Rabbia con rancore
    • Depressione con malumore
  • Frase chiave di Willow:  
    "Cosa ho fatto per meritarmi questo?"
  • Affermazione positiva di Willow:  
    "Prendo la responsabilità della mia vita e forgio la mia fortuna"
  • Definizione di E. Bach del rimedio Willow:
    "Per quelli che hanno sofferto avversità o sventure e trovano difficile accettarle senza lamentele o risentimento, poiché giudicano la vita soprattutto in funzione del successo. Sentono di non aver meritato una prova tanto grande, che è stato ingiusto, e ne sono amareggiati. Spesso provano minor interesse e sono meno attivi in ciò da cui un tempo traevano piacere. "

    fonte web: http://www.fioridibach.it/fiori_di_bach/willow.htm

lunedì 20 agosto 2012

#Antologiadiletteratura #Wilbur Smith "La voce del tuono"

Aiutare gli altri anche quando si ha paura per la propria incolumità.
 
Avanzare ancora nella prateria sottostante le alture era un suicidio. La risolutezza che l'aveva sostenuto fin lì si afflosciò e la paura spezzò la frusta con cui Sean l'aveva tenuta sotto controllo. Corse indietro alla cieca, gemendo, piegato in avanti, i gomiti che si muovevano al ritmo dei piedi sospinti dal terrore.
Poi, accanto a lui, Saul fu colpito al capo. L'impatto del proiettile lo gettò in avanti, mentre il fucile gli schizzava di mano. Emise un gemito di dolore e di sorpresa, quindi cadde piegandosi sul ventre. Sean continuò a correre.
"Sean!" La voce di Saul dietro di lui.
"Sean!". Una disperata invocazione di aiuto. Ma Sean chiuse la sua mente a quella e corse verso la sicurezza del fossato.
"Sean. Ti prego!"
Si fermò e rimase incerto, con i Mauser che abbaiavano sulle alture e le pallottole che falciavano l'erba intorno a lui.
"Lascialo", urlava a Sean il suo terrore. "Lascialo. Corri!Corri!"
Saul strisciava verso di lui, con la faccia coperta di sangue e gli occhi fissi sul suo volto. "Sean!"
"Lascialo!Lascialo!
Ma c'era speranza su quel pietoso viso insanguinato, e le dita di Saul artigliavano l'erba fino alle radici, mentre si trascinava in avanti.
Era al di là di ogni bragionevolezza. Ma Sean tornò indietro.
Spronato dal terrore, trovò la forza di sollevare Saul e di correre con lui.
Odiandolo come non aveva mai odiato prima, Sean trasportò barcollando il compagno verso il fosso di drenaggio. La tensione nervosa rallentava il ritmo del tempo e gli parve di correre per un'eternità. "Maledetto" disse a Saul, odiandolo...Poi il terrenpo gli mancò sotto i piedi. Caddero insieme nel fossato...
"Grazie, Sean". Improvvisamente Courteney si accorse che gli occhi del compagno erano pieni di lacrime e la cosa lo imbarazzò. Distolse lo sguardo.
"Grazie...per essere tornato a prendermi".
"Dimenticalo".
"Non lo dimenticherò mai. Finché avrò vita".
"Tu avresti fatto lo stesso".
"No, non credo. Non ne sarei stato capace. Ero così spaventato, così terrorizzato, Sean. Tu non puoi sapere. Tu non saprai mai cosa significhi avere tanta paura...Ti devo la vita".
"Chiudi il becco, maledizione!"...Sean non riuscì a trattenere la propria rabbia. "Così, io non saprei cos'è la paura! Ero talmente terrorizzato là fuori che ... ti odiavo. Mi senti?Ti odiavo".
Poi la sua voce si raddolcì. Doveva spiegarlo a Saul e a se stesso. Doveva parlarne, giustificarlo e sistemarlo saldamente nell'ordine delle cose.
A un tratto si sentì molto vecchio e saggio. Teneva nelle sue mani la chiave del grande mistero della vita. Era tutto così chiaro, per la prima volta lo capiva e poteva spiegarlo.

WILBUR SMITH - La voce del tuono, Superpocket 2010 su licenza Longanesi, Milano, pp.119-121

fonte web: http://www.culturaesvago.com/antologia-di-letteratura/
immagine: http://www.ebookvanilla.it/la-voce-del-tuono.html

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