Buongiorno, oggi è il 3 marzo.
Il 3 marzo 1991 un tassista afroamericano di Los Angeles, Rodney King, fermato dalla polizia per eccesso di velocità, subì un terribile pestaggio da parte dei poliziotti che lo avevano fermato.
Al processo, gli agenti coinvolti testimoniarono di aver creduto che l'uomo fosse sotto l'effetto della sostanza allucinogena fenciclidina, e furono tutti assolti.
Tuttavia, un videoamatore aveva ripreso per intero la scena del pestaggio, e vendette la cassetta ai principali network televisivi americani, che mostrarono all'America (e in seguito al mondo intero), quale fosse stata la verità sull'accaduto, e cioè che un intero gruppo di poliziotti bianchi colpì ripetutamente almeno 20 volte col manganello per alcuni minuti quest'uomo sdraiato a terra e assolutamente indifeso, a dimostrazione che negli USA il razzismo era ben lungi dall'essere sconfitto.
Le immagini mostrate alla TV esasperarono ulteriormente gli animi degli abitanti dei quartieri neri di Los Angeles a tal punto che il 29 aprile del 92 scoppiò una rivolta destinata a durare fino al 5 maggio.
A rendere ancora più terribile la rivolta fu l'assurdo comportamento della polizia e in particolare del suo comandante, Daryl Gates. Questi si sentì offeso dalle parole del sindaco nero Tom Bradley che aveva accusato pubblicamente i suoi uomini di brutalità dei confronti di Rodney King, e decise di non intervenire quando i disordini scoppiarono. Appena fu chiaro che la polizia non si muoveva a sedare la rivolta, le bande di malviventi presero il sopravvento sui dimostranti e misero a ferro e fuoco la città, dedicandosi al saccheggio. Dopo due ore di guerriglia e barbarie, finalmente Gates diede ordine ai suoi uomini di intervenire.
Alla fine di quei 6 giorni di follia, si contarono 623 incendi in città, centinaia di negozi distrutti e razziati, e ben 52 vittime.
A causa dei feroci attacchi da parte della stampa sull'operato della polizia e sull'evidente atteggiamento razzista dei suoi uomini, Gates si dimise dalla carica di capo della polizia il 28 giugno del 92. Successivamente lavorò con la casa produttrice di videogiochi Sierra per creare il gioco per computer "Police Quest IV", in cui un poliziotto di Los Angeles cerca di risolvere brutali omicidi.
E' stato anche il presidente della Global Epoint, una ditta di di security e di difesa specializzata in sicurezza informatica e sorveglianza digitale.
Gates è morto il 16 aprile del 2010 all'età di 83 anni, tentando di combattere un cancro alla vescica.
Rodney King invece fu risarcito con 3,8 milioni di dollari in una causa civile, danaro che utilizzò per lanciare una nuova etichetta discografica di Hip Hop, la Straight Alta-Pazz Recording company.
Nel 1995 fu arrestato dalla polizia di Alhambra per aver picchiato sua moglie e condannato a 90 giorni di carcere. Nel 2003 fu arrestato nuovamente, per aver superato il limite di velocità ed essere passato col rosso sotto l'effetto di alcolici. Nel 2007, mentre tornava a casa in bicicletta, King fu colpito da colpi di fucile alla faccia, alle braccia e alla schiena; asserì che un uomo e una donna volevano rubargli la bicicletta, e che gli spararano quando scappò.
Nel 2009 ebbe un secondo momento di notorietà partecipando a uno show televisivo chiamato "Celebrity rehab with Dr. Drew", un reality nel quale ad ogni puntata una persona famosa viene seguita passo passo nel tentativo di uscire da alcolismo o droga.
Nel 2011 King è stato nuovamente arrestato 2 volte per guida in stato di ebbrezza e patente scaduta.
È stato trovato morto, sul fondo di una piscina, il 17 giugno 2012, all'età di 47 anni.
Il caso venne archiviato come annegamento accidentale e l'autopsia sul cadavere rivelò tracce di alcol, marijuana, cocaina e PCP nel suo sangue.
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martedì 3 marzo 2026
lunedì 2 marzo 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 2 marzo
Nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2008 è stata riaperta a San Giovanni Rotondo la bara che contiene il cadavere di san Pio. Secondo le dichiarazioni del locale arcivescovo le unghie e il mento erano ben conservati pur essendo trascorsi quarant'anni dalla sua morte, ma non sono state rese pubbliche fotografie. "La salma si è conservata bene", ha detto il vescovo di San Giovanni Rotondo-Manfredonia-Vieste, monsignor Domenico D'Ambrosio, delegato per la Santa Sede per le opere di Padre Pio. "Sin dall'inizio - ha riferito - si vedeva chiaramente la barba. La parte superiore del teschio è in parte scheletrita, il mento è perfetto, il resto del corpo è conservato bene. Si vedono benissimo le ginocchia, le mani, i mezzi guanti, le unghie. Se padre Pio mi permette, è come se fosse passato un manicure".
Tutta l'operazione è avvenuta davanti a una commissione composta da medici e religiosi sotto la supervisione di monsignor D'Ambrosio. Presenti anche alcuni parenti del Santo. Hanno partecipato anche Consiglia De Martino, la donna di Salerno guarita dalla rottura traumatica del dotto toracico (il miracolo è servito alla beatificazione del Cappuccino di Pietrelcina) e Matteo Pio Colella, il ragazzo di San Giovanni Rotondo affetto da una sindrome multiorgano scatenata da una meningite, la cui guarigione, ritenuta scientificamente inspiegabile, è stata dichiarata "miracolo" per la canonizzazione.
Dal 24 aprile 2008 al 23 settembre 2009 a San Giovanni Rotondo è stata esposta la salma di Padre Pio, all'interno di una teca di cristallo costruita appositamente. Essa in realtà è stata poco visibile: il volto, conservato solo nella parte inferiore, era talmente decomposto da essere stato ricoperto da una maschera di silicone che ne riproduce le sembianze. La salma poggiava su un piano di plexiglas forato e rivestito di tessuto. Al di sotto vi erano due contenitori in pvc pieni di gel di silice per la regolazione dell’umidità.
Nella teca è stato immesso azoto per evitare ulteriori decomposizioni.
Il 23 settembre 2009, nell'anniversario della morte, si è conclusa l'esposizione della salma con una solenne cerimonia.
Il 19 aprile 2010 la salma di San Pio è stata traslata nella cripta della nuova Chiesa di Padre Pio, decorata con i mosaici del sacerdote gesuita sloveno Marko Ivan Rupnik e con il soffitto ricoperto di foglia oro, ricavato dalla fusione degli ex voto che i fedeli negli anni hanno donato a San Pio. Tuttavia, l'inaugurazione di una siffatta cripta è stata contrassegnata da forti polemiche, sia da parte del mondo laico che da parte degli stessi cattolici, in quanto un tale sfarzo è decisamente contrario agli ideali dell'Ordine Francescano (al quale Padre Pio apparteneva) improntati all'umiltà e alla povertà.
Nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2008 è stata riaperta a San Giovanni Rotondo la bara che contiene il cadavere di san Pio. Secondo le dichiarazioni del locale arcivescovo le unghie e il mento erano ben conservati pur essendo trascorsi quarant'anni dalla sua morte, ma non sono state rese pubbliche fotografie. "La salma si è conservata bene", ha detto il vescovo di San Giovanni Rotondo-Manfredonia-Vieste, monsignor Domenico D'Ambrosio, delegato per la Santa Sede per le opere di Padre Pio. "Sin dall'inizio - ha riferito - si vedeva chiaramente la barba. La parte superiore del teschio è in parte scheletrita, il mento è perfetto, il resto del corpo è conservato bene. Si vedono benissimo le ginocchia, le mani, i mezzi guanti, le unghie. Se padre Pio mi permette, è come se fosse passato un manicure".
Tutta l'operazione è avvenuta davanti a una commissione composta da medici e religiosi sotto la supervisione di monsignor D'Ambrosio. Presenti anche alcuni parenti del Santo. Hanno partecipato anche Consiglia De Martino, la donna di Salerno guarita dalla rottura traumatica del dotto toracico (il miracolo è servito alla beatificazione del Cappuccino di Pietrelcina) e Matteo Pio Colella, il ragazzo di San Giovanni Rotondo affetto da una sindrome multiorgano scatenata da una meningite, la cui guarigione, ritenuta scientificamente inspiegabile, è stata dichiarata "miracolo" per la canonizzazione.
Dal 24 aprile 2008 al 23 settembre 2009 a San Giovanni Rotondo è stata esposta la salma di Padre Pio, all'interno di una teca di cristallo costruita appositamente. Essa in realtà è stata poco visibile: il volto, conservato solo nella parte inferiore, era talmente decomposto da essere stato ricoperto da una maschera di silicone che ne riproduce le sembianze. La salma poggiava su un piano di plexiglas forato e rivestito di tessuto. Al di sotto vi erano due contenitori in pvc pieni di gel di silice per la regolazione dell’umidità.
Nella teca è stato immesso azoto per evitare ulteriori decomposizioni.
Il 23 settembre 2009, nell'anniversario della morte, si è conclusa l'esposizione della salma con una solenne cerimonia.
Il 19 aprile 2010 la salma di San Pio è stata traslata nella cripta della nuova Chiesa di Padre Pio, decorata con i mosaici del sacerdote gesuita sloveno Marko Ivan Rupnik e con il soffitto ricoperto di foglia oro, ricavato dalla fusione degli ex voto che i fedeli negli anni hanno donato a San Pio. Tuttavia, l'inaugurazione di una siffatta cripta è stata contrassegnata da forti polemiche, sia da parte del mondo laico che da parte degli stessi cattolici, in quanto un tale sfarzo è decisamente contrario agli ideali dell'Ordine Francescano (al quale Padre Pio apparteneva) improntati all'umiltà e alla povertà.
domenica 1 marzo 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il primo marzo.
Il primo marzo del 1954 fu fatta detonare nell'atollo di Bikini l'ennesima bomba termonucleare, la più potente della storia degli Stati Uniti (15 megaton), sebbene non l'ultima.
In totale, dal 1946 al 1958 gli americani compirono 77 esperimenti nucleari nell'atollo, facendo esplodere oltre un centinaio di navi da battaglia ormai in disuso, per verificare la potenza e la funzionalità del proprio arsenale nucleare, gli effetti sull'equipaggio di una battaglia nucleare, e quali fossero le possibilità di risanare una nave colpita da radiazioni.
Per preparare l'atollo ai test, i residenti delle Bikini vennero deportati su isole disabitate, molto più piccole, prive della laguna centrale, protetta da barriera coralline, dove non poterono sviluppare la loro pesca tradizionale e da allora furono costretti a dipendere dai rifornimenti via mare per potersi cibare.
57 cavie, 109 topi, 146 maiali, 176 capre, e 3.030 topolini bianchi erano stati posti su 22 navi bersaglio in postazioni normalmente occupate dalla gente. Il 10% degli animali morì per l'onda d'urto, il 15% venne ucciso dalla radioattività, e il 10% venne sacrificato in studi di laboratorio. All'incirca il 35% degli animali morì come diretto risultato dell'esplosione o dell'esposizione alle radiazioni.
Per fare qualche esempio, la capra #119, appesa all'interno di una torretta di cannone protetta da una forte corazzatura, ricevette una quantità di radiazioni dalla nube di fuoco sufficiente a farla morire quattro giorni dopo di malattia da radiazione (sopravvisse due giorni in più rispetto alla capra #53 che si trovava sul ponte, non protetta). Se la corazzata Nevada avesse avuto la sua ciurma completa, sarebbe diventata una bara galleggiante, una nave fantasma alla deriva in mare per la mancanza di marinai viventi. In teoria, ogni parte esposta nella nave ricevette circa 10.000 rems di radiazione nucleare iniziale dalla palla di fuoco. Anche le persone all'interno delle parti più protette della nave (con una riduzione delle radiazioni del 90%) avrebbero ricevuto una dose letale di circa 1.000 rems.
I test americani hanno fortemente inquinato in modo radioattivo i mari dell'atollo, nei cui fondali giace la maggior parte delle navi utilizzate come bersaglio e rese altamente pericolose dalle radiazioni che emanano. Le specie di pesci e piante marine che negli anni si sono riprodotte presentano tutte numerose mutazioni genetiche dovute alla costante esposizione alle particelle prodotte dalle esplosioni, a tal punto che ancora nell'anno 2010 l'intera area era disabitata e impraticabile.
Da notare che il noto costume da bagno femminile, il Bikini, fu inventato da un sarto francese nel 46, proprio l'anno in cui iniziarono i test americani. Il sarto volle dargli quel nome, perchè voleva sottolineare il fatto che il suo nuovo costume avrebbe creato effetti esplosivi e dirompenti sulla moda mare. Va sottolineato, tuttavia, che la pronuncia autoctona delle isole dell'atollo vorrebbe l'accento sulla prima i, e non sulla seconda come ormai universalmente accettato.
Il primo marzo del 1954 fu fatta detonare nell'atollo di Bikini l'ennesima bomba termonucleare, la più potente della storia degli Stati Uniti (15 megaton), sebbene non l'ultima.
In totale, dal 1946 al 1958 gli americani compirono 77 esperimenti nucleari nell'atollo, facendo esplodere oltre un centinaio di navi da battaglia ormai in disuso, per verificare la potenza e la funzionalità del proprio arsenale nucleare, gli effetti sull'equipaggio di una battaglia nucleare, e quali fossero le possibilità di risanare una nave colpita da radiazioni.
Per preparare l'atollo ai test, i residenti delle Bikini vennero deportati su isole disabitate, molto più piccole, prive della laguna centrale, protetta da barriera coralline, dove non poterono sviluppare la loro pesca tradizionale e da allora furono costretti a dipendere dai rifornimenti via mare per potersi cibare.
57 cavie, 109 topi, 146 maiali, 176 capre, e 3.030 topolini bianchi erano stati posti su 22 navi bersaglio in postazioni normalmente occupate dalla gente. Il 10% degli animali morì per l'onda d'urto, il 15% venne ucciso dalla radioattività, e il 10% venne sacrificato in studi di laboratorio. All'incirca il 35% degli animali morì come diretto risultato dell'esplosione o dell'esposizione alle radiazioni.
Per fare qualche esempio, la capra #119, appesa all'interno di una torretta di cannone protetta da una forte corazzatura, ricevette una quantità di radiazioni dalla nube di fuoco sufficiente a farla morire quattro giorni dopo di malattia da radiazione (sopravvisse due giorni in più rispetto alla capra #53 che si trovava sul ponte, non protetta). Se la corazzata Nevada avesse avuto la sua ciurma completa, sarebbe diventata una bara galleggiante, una nave fantasma alla deriva in mare per la mancanza di marinai viventi. In teoria, ogni parte esposta nella nave ricevette circa 10.000 rems di radiazione nucleare iniziale dalla palla di fuoco. Anche le persone all'interno delle parti più protette della nave (con una riduzione delle radiazioni del 90%) avrebbero ricevuto una dose letale di circa 1.000 rems.
I test americani hanno fortemente inquinato in modo radioattivo i mari dell'atollo, nei cui fondali giace la maggior parte delle navi utilizzate come bersaglio e rese altamente pericolose dalle radiazioni che emanano. Le specie di pesci e piante marine che negli anni si sono riprodotte presentano tutte numerose mutazioni genetiche dovute alla costante esposizione alle particelle prodotte dalle esplosioni, a tal punto che ancora nell'anno 2010 l'intera area era disabitata e impraticabile.
Da notare che il noto costume da bagno femminile, il Bikini, fu inventato da un sarto francese nel 46, proprio l'anno in cui iniziarono i test americani. Il sarto volle dargli quel nome, perchè voleva sottolineare il fatto che il suo nuovo costume avrebbe creato effetti esplosivi e dirompenti sulla moda mare. Va sottolineato, tuttavia, che la pronuncia autoctona delle isole dell'atollo vorrebbe l'accento sulla prima i, e non sulla seconda come ormai universalmente accettato.
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