Cerca nel web

Visualizzazione post con etichetta Bolzano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bolzano. Mostra tutti i post

venerdì 12 luglio 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 luglio.
Il 12 luglio 1928 Re Vittorio Emanuele III inaugura il monumento alla Vittoria di Bolzano.
Il monumento è un complesso marmoreo celebrativo della vittoria italiana nella prima guerra mondiale sull’Austria-Ungheria, progettato dall’architetto Marcello Piacentini (forse su bozzetto di Benito Mussolini) e costruito tra il 1926 ed il 1928.
Si trova in piazza della Vittoria (Siegesplatz), a pochi passi dal ponte sul torrente Talvera, nel punto di convergenza delle valli che sfociano nella conca di Bolzano, sul luogo ove in epoca austro-ungarica sorgeva il Talferpark (“parco del Talvera”). Il regime fascista lo creò a proprio simbolo, accesso alla Bolzano italiana e razionalista che si andava erigendo a ovest del torrente. Fu costruito demolendo quanto era stato fino ad allora edificato del Monumento ai Kaiserjäger caduti in guerra (Kaiserjägerdenkmal) – ideato e iniziato ad erigere dopo la battaglia di Caporetto – che era rimasto incompiuto dopo la fine del primo conflitto mondiale e si trovava in posizione antistante l’attuale monumento.
Secondo lo storico inglese John Foot il monumento rappresenta bene la visione nazionalista e fascista della guerra e del passato, basata sull’eroismo, sul sacrificio, sulla “bella morte” e sui “caduti per la patria”, in profonda contrapposizione con gli ideali del pacifismo e del socialismo.
Nel 2014 è stato istituito presso il Monumento un percorso espositivo permanente, dal titolo “BZ ’18–’45: un monumento, una città, due dittature”.
Dopo l’annessione all’Italia dell’allora Tirolo meridionale fino al Brennero, e in seguito alla presa di potere da parte di Mussolini nel 1922, il governo italiano iniziò a rimuovere molti dei monumenti celebrativi che il governo asburgico aveva precedentemente eretto nei nuovi territori. A Bolzano, in particolare, vennero rimossi i monumenti che erano stati recentemente innalzati dal borgomastro (nazionalista) Julius Perathoner, per celebrare la germanicità della città.
Per contro, come in tutto il Regno, si cominciarono a costruire monumenti celebrativi della vittoria e/o del fascismo.
La decisione di costruire a Bolzano un monumento commemorativo della vittoria nella Grande guerra venne presa dalla Camera dei deputati il 10 febbraio 1926. Lo stesso giorno, Mussolini, parlando nell’aula della Camera attaccò duramente il ministro degli Esteri tedesco Gustav Stresemann e il presidente bavarese Heinrich Held, i quali avevano apertamente criticato la politica italiana nei confronti della minoranza germanofona.
L’idea originaria di Mussolini era quella di erigere un monumento dedicato a Cesare Battisti. Tale proposito riscontrò grandi consensi nelle organizzazioni fasciste in Italia ed all’estero; le federazioni provinciali indissero una sottoscrizione, alla quale aderirono anche associazioni di italiani all’estero. In breve tempo si raggiunsero i 3 milioni di lire necessari. Il marmo fu offerto dagli industriali lucchesi.
Il 17 marzo si riunì la commissione che doveva approvare il progetto. I componenti furono nominati da Mussolini in persona: fra gli altri ne fecero parte il nazionalista Ettore Tolomei, il segretario di stato Giacomo Suardo e il ministro della pubblica istruzione Pietro Fedele. In primo luogo, si accolse la proposta di Tolomei di far sorgere il monumento nei pressi del ponte sul Talvera, dove poco prima della prima guerra mondiale l’amministrazione austriaca aveva cominciato la costruzione di un monumento ai Kaiserjäger.
Il progetto venne affidato all’architetto Marcello Piacentini, che a giugno lo presentò. Si trattava di un tempio/arco, adornato con alte colonne portanti che il periodo vuole impreziosito da alti fasci littori su consiglio del duce. La scultura sul timpano, la Vittoria sagittaria, è di Arturo Dazzi.
La posa simbolica della prima pietra ebbe luogo il 12 luglio 1926 (nel decimo anniversario del martirio di Cesare Battisti e di Fabio Filzi), alla presenza del re Vittorio Emanuele III, dei marescialli d’Italia Luigi Cadorna, Pietro Badoglio e di alcuni ministri. Durante la cerimonia vennero in realtà poste tre pietre (una dal monte Corno Battisti, una dal monte San Michele, una dal monte Grappa), legate da una calce ottenuta con l’acqua del Piave, versata dal re.
Durante la costruzione, visto anche il significato politico dell’opera, il prefetto subì pressioni affinché questa venisse terminata al più presto. Nel dicembre del 1927 Piacentini comunicò la fine vicina dei lavori. Il ministro Fedele dettò l’iscrizione, in lingua latina che si può leggere ancora oggi. L’epigrafe evoca l’immaginario dialogo tra un legionario romano della “X Legio” di Druso (15 a.C.) e un fante del Piave (1918). La frase fu da alcuni interpretata in modo offensivo, intendendosi una missione civilizzatrice dell’Italia verso gli altoatesini.
Sul retro invece si trovano tre medaglioni raffiguranti la Nuova Italia, l’Aria e il Fuoco, di Pietro Canonica. Il lato sud del monumento recò la consueta scritta con riferimento all'”era fascista”, tolta dopo la liberazione del 1945. Alla fine, la data dell’inaugurazione venne confermata, ma la signora Battisti non vi presenziò. Fu tenuta invece una grande cerimonia in perfetto stile fascista. Vennero precettate 23 bande di paese da tutto l’Alto Adige, si schierarono le truppe di stanza in città e furono imbandierate le finestre. Parteciparono in forma ufficiale rappresentanti dei grandi invalidi, ufficiali della MVSN, dei forestali e delle guardie confinarie.
L’inaugurazione era prevista per il 12 luglio 1928. Considerata la ferma opposizione della moglie di Battisti Ernesta Bittanti e della figlia Livia all’utilizzo a fini propagandistici della figura dell’irredentista trentino da parte del regime, Mussolini (che era stato compagno di partito di Battisti), decise di cambiare l’intestazione e di dedicare il monumento alla Vittoria. All’interno rimasero però il busto di Battisti, insieme a quello di Fabio Filzi e di Damiano Chiesa, opere dello scultore Adolfo Wildt.
Stando alle cronache del giornale locale, La Provincia di Bolzano, dei giorni successivi, il convoglio reale arrivò alle 8.30, annunciato dai colpi di un cannone sulla strada del Colle. Con Vittorio Emanuele III, giunsero il duca d’Aosta, il duca degli Abruzzi, Costanzo Ciano, Italo Balbo, Giovanni Giuriati. Quest’ultimo tenne il lungo discorso di inaugurazione, che fece seguito alla breve cerimonia religiosa di benedizione officiata dall’arcivescovo di Trento (della cui diocesi Bolzano faceva allora parte) Celestino Endrici.
Nel giorno dell’inaugurazione si tenne una manifestazione di protesta a Innsbruck, sul monte Isel, con circa 10.000 partecipanti, fra cui diversi rappresentanti sudtirolesi.
Il nome del monumento e l’iscrizione vennero sentiti dalla popolazione germanofona come provocazione, dato che avevano lingua, arte e cultura propria già prima dell’annessione e un tasso di alfabetizzazione maggiore che nel resto d’Italia, anche se il ministro Fedele addolcì la versione originariamente prevista, ove compariva il termine barbaros al posto del meno offensivo ceteros, poi utilizzato.
Il monumento divenne luogo per le celebrazioni del regime fascista. La celebrazione organizzata il 28 ottobre 1932 per festeggiare il decennale della marcia su Roma, vide la partecipazione non ufficiale del partito nazista NSDAP tedesco con 30 uomini delle SS in uniforme guidati dal nazista ultraradicale Theodor Eicke, tuttavia questa presenza fu contestata soprattutto dal NSDAP austriaco che vedeva nel monumento un simbolo della vittoria sull’Austria e la Germania. Pertanto fu richiesto un provvedimento disciplinare da parte del NSDAP contro Eicke.
Nel corso degli anni si sono registrate proposte da parte di rappresentanti dell’etnia tedesca, fra cui Alexander Langer, per demolire o perlomeno rinominare/ridedicare il monumento. Langer intervenne in merito ben due volte, la prima nel 1968, quando assieme a Josef Schmid e Siegfried Stuffer, a nome del cosiddetto Brücke-Kreis di Bolzano, un’associazione interetnica, protestò in nome del pacifismo contro le solite celebrazioni della vittoria del 4 novembre presso il monumento. Nel 1979 Langer, divenuto nel frattempo consigliere provinciale per la Nuova Sinistra-Neue Linke, in una mozione chiese di fare del Monumento «un segno di monito e di memoria autocritica», riprendendo un’idea già di Livia Battisti, figlia del martire socialista.
Nel 1977 i deputati di Südtiroler Volkspartei, Democrazia Cristiana, Partito Comunista Italiano, Partito Socialista Italiano e alcuni indipendenti presentarono un disegno di legge, in cui si chiedeva di eliminare dalla città di Bolzano le costruzioni inneggianti al fascismo. Da allora però non se ne parlò più.
Al giorno d’oggi, rappresentanti dei partiti di destra dell’ex Alleanza Nazionale (confluito nel PDL nel 2008), Unitalia e associazioni commemorano il 4 novembre con una deposizione di una corona davanti al monumento. Il giorno ha un grande potere simbolico, dato che è l’anniversario della fine della Grande guerra e della sconfitta dell’impero austro-ungarico con la conseguente annessione al Regno d’Italia del Trentino Alto-Adige. Nel 2008 invece anche le Forze Armate hanno depositato una corona davanti al monumento, su diretta richiesta del ministro alla difesa Ignazio La Russa.
Nel giugno 1990 è iniziato un primo restauro del monumento da parte del Ministero per i beni e le attività culturali, affidato alla Soprintendenza di Verona, e finanziato dallo Stato con 400 milioni di lire. Nonostante le proteste da parte degli Schützen che erano contrari al restauro del monumento, ma fu altrettanto ferma la difesa dell’operazione da parte del MSI locale.
Nel dicembre 2001, la giunta comunale di Bolzano decise di cambiare il nome alla piazza antistante il monumento, da piazza della Vittoria (Siegesplatz) a piazza della Pace (Friedensplatz). In seguito al referendum popolare, richiesto da molti cittadini di madrelingua italiana che disapprovavano la decisione, nell’ottobre 2002 il nome di piazza della Vittoria è stato ripristinato dopo una consulta democratica che vide vincitori i “Sì” in maniera netta con il 61,94%. Dopo l’esito, caroselli di auto per le vie di Bolzano hanno festeggiato il ritorno dello storico toponimo. La giunta comunale di Bolzano ha reintrodotto la denominazione precedente, ma ha voluto anche apporre sotto la targa toponomastica “Piazza della Vittoria” la scritta “Già della Pace”.
Il 22 febbraio 2005, sono state apposte dai rappresentanti del comune di Bolzano delle targhe commemorative che contestualizzano il significato del monumento. Queste sono state montate a circa 50 m di distanza, dato che l’installazione in prossimità del monumento è stato proibita dal Ministero della Cultura, dopo massicce proteste dei partiti italiani di destra.
Il 9 novembre 2008 ha avuto luogo una manifestazione nazionalista tirolese degli Schützen contro i monumenti di epoca fascista presenti a Bolzano, compreso il monumento alla Vittoria, percepita però come manifestazione antiitaliana dalla maggioranza italofona. La manifestazione è partita da piazza Walther e terminata in piazza Tribunale con un comizio conclusivo da parte di alcuni esponenti del gruppo tirolese. Nella mattinata alcuni esponenti di Alleanza Nazionale hanno voluto manifestare a difesa degli storici monumenti bolzanini, depositando 2000 ceri nel piazzale e nel perimetro antistante il monumento alla Vittoria. Anche Unitalia ha organizzato un picchetto con fiaccole davanti allo stesso, prima, e durante il passaggio degli Schützen.
Il 23 novembre 2009 partono nuovamente lavori di restauro del monumento, a cura del Ministero per i beni e le attività culturali ed eseguiti dalla Soprintendenza di Verona, alla quale il monumento compete. In una mozione del 1º dicembre 2009 il consiglio provinciale di Bolzano, con un voto a maggioranza, ha protestato contro l’iniziativa, considerandola di stampo revisionista e non consona allo spirito europeo. Contestualmente è stato chiesto dall’Assessorato provinciale alla cultura di cogliere l’occasione del restauro per “trasformare il monumento in una testimonianza contro il fascismo”.
Il 21 maggio 2010, l’Archivio storico della città di Bolzano ha rivolto un appello a storicizzare, depotenziare e musealizzare i monumenti dell’era fascista a Bolzano, con al centro il monumento alla Vittoria, creando una memoria condivisa e condivisibile da parte della società civile. Il progetto chiamato «Bolzano città di due dittature» vorrebbe ricordare entrambi i fascismi europei, quello italiano e quello tedesco, il nazionalsocialismo, che hanno così fortemente condizionato il Novecento bolzanino, affrontando una scomoda eredità e al contempo sfruttando al meglio le grosse opportunità di rielaborazione democratica ed europea del bellicismo e dei nazionalismi del passato.
Il 26 gennaio 2011, in occasione di un voto di fiducia parlamentare, il ministro alla cultura Sandro Bondi ha dato il via libera, tramite un impegno scritto, alla Südtiroler Volkspartei di storicizzare i monumenti dell’era fascista, in primis il monumento alla Vittoria, fermando il restauro in atto. L’inaspettata decisione del governo è stata aspramente criticata dalla stampa locale di lingua italiana che lo ha definito “un tradimento ai cittadini”, mentre ha riscontrato i favori dell’opinione pubblica di lingua tedesca.
Per consentire una riflessione più pacata sulla problematica della monumentalistica d’epoca fascista a Bolzano, il 5 febbraio 2011 un nutrito gruppo di storici e storiche di lingua tedesca e italiana e di varia nazionalità, legati in larga parte all’associazione “Geschichte und Region/Storia e regione”, pubblicò un appello nel quale chiese un’efficace storicizzazione dei manufatti, evitandone lo smantellamento o la rimozione, ma facendo sì che venissero messe in chiara evidenza il carattere totalitario e il messaggio di violenza dei monumenti stessi, al fine di impossibilitare ogni forma di revisionismo nostalgico.
Contro la storicizzazione del monumento e “per la difesa degli italiani”, l’associazione d’estrema destra CasaPound, il 5 marzo 2011 organizzò un corteo partito da piazza della Vittoria e terminato nella stessa piazza con un lancio di rose al monumento di Giuseppe Mazzini. I manifestanti, giunti anche da altre città, hanno sfilato con in testa uno striscione in lingua tedesca con la scritta “Gegen eure Arroganz. Für das Zusammenleben” (“Contro la vostra arroganza. A favore della convivenza”).
Nel gennaio 2012 venne approvata la creazione di un percorso espositivo nei locali al di sotto del monumento alla Vittoria destinato a completare ed ampliare i lavori di ristrutturazione e a documentare la storia del monumento e le vicende cittadine dal 1918 al 1945 correlate alle due dittature fascista e nazista che in quel periodo si avvicendarono nella città e in regione, la cui apertura avvenne il 21 luglio 2014, presente il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini.
La Giuria internazionale del European Museum Award of the Year del 2016 decise di assegnare al percorso espositivo BZ ’18–’45 una «special commendation» per avere «la mostra documentaria reintegrato un monumento controverso, che a lungo ha generato battaglie politiche, culturali e di identità regionale; il progetto rappresenta un’iniziativa altamente coraggiosa e professionale per promuovere valori umanitari, di tolleranza e democratici.»
Nel giugno del 2016, il presidente austriaco Heinz Fischer venne in visita ufficiale al percorso espositivo, apprezzandone impostazione e contenuti.

giovedì 4 settembre 2014

#Italy #Cascate #Riva - Trentino Alto Adige



 cascata alta

Le cascate di Riva  anche note come Cascate di Campo Tures (data la loro posizione nei pressi di questa località), sono le cascate forse più conosciute in Alto Adige.  Esse si trovano nei pressi di Campo Tures, in Valle Aurina  o più precisamente in località Winkel, a ridosso del maso   Garber, all'inizio della Valle Riva. 

cascata media 
 Le cascate di Riva sono per la precisione tre, e sono formate grazie alle acque del torrente Riva   che si ingrossa quando il ghiacciaio delle Verette di Ries  si sgela parzialmente.
Sicuramente la più bella cascata delle tre è quella più a monte (con un salto di ben 42 metri, dovuta a una diramazione artificiale del torrente che è sfruttato per l'energia elettrica in località Tobl), che lascia affascinati, anche grazie a un ponte sospeso sullo strapiombo, che si attraversa per arrivare alla fine del sentiero. Invece alla base della cascata bassa (che ha un salto di 10-15 metri), si trova una composizione artistica che raffigura una delle figure del Cantico delle Creature.



tratto da  it.wikipedia.org

mercoledì 27 agosto 2014

#Italy #Cascate del #Barbiano, Valle Isarco Alto Adige - Bolzano

 imm. da upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f0/Cascata_Barbiano

 Le cascate di Barbiano si formano grazie al torrente Rio Ganda (Ganderbach), che nasce a una quota di 2000 metri, e scende fino a valle, con ben otto cascate da un gradone di roccia alto 200 m. Le rocce sulle quali scorre l’acqua sono composte da porfido quarzifero, una roccia vulcanica formatasi ben 300 milioni di anni fa.

Le cascate si trovano oltre il paese di Barbiano,  sopra Ponte Gardena   in Valle Isarco, e sono composte una serie di cascate davvero molto belle e che rappresentano la meta ideale per una tranquilla escursione in famiglia  o per un pomeriggio rinfrescante durante la stagione estiva.
Il periodo migliore per osservare le cascate è quando la mole d’acqua è abbondante e quindi o immediatamente dopo abbondanti precipitazioni o dopo il disgelo, a aprile-maggio. D’estate la quantità d’acqua è molto inferiore, anche a causa del fatto che l’acqua delle cascate è utilizzata per l’irrigazione dei campi circostanti.

Le cascate sono tre: la cascata superiore, l’intermedia e l’inferiore. Le prima si trova a 1214 metri e con un salto di 45 metri regala un bellissimo spettacolo sia per gli occhi che per le orecchie! Rimarrete stupiti dal fragore dell’acqua che si schianta al suolo sulle rocce. La cascata intermedia, in realtà, comprende diverse cascate di dimensioni inferiori rispetto alle altre, ma altrettanto belle. L’ultima cascata, quella inferiore, regala uno splendido salto di 85 metri di altezza ed è tra le cascate più conosciute e apprezzate di tutto l’Alto Adige.
Il clima attorno alle cascate ha la qualità di essere particolare salubre, grazie alla presenza dei ioni di ossigeno nell’aria, in grado di legare polveri sottili e gas di scarico, stimolare il sistema immunitario, agire positivamente sulle mucose respiratorie. Gli ioni di ossigeno hanno, inoltre, effetti calmanti sul sistema neurovegetativo e sulla circolazione e in genere hanno effetti stimolanti sull'intero organismo. Sostare nei pressi di cascate favorisce lo scambio di gas a livello polmonare ed è una terapia indicata anche per chi soffre di allergie.

 Le cascate si raggiungono partendo  da Barbiano, da qui, verso la fine del paese, si trova una lunga strada con alcuni parcheggi, da qui parte il sentiero marcato che conduce alle cascate. Consigliamo di seguire l’itinerario per la Cascata Superiore (Oberer Barbianer Wasserfall) e una volta arrivati qui, scendere lungo il sentiero per ammirare anche le altre due. Per percorrere questo sentiero occorrono circa 2 ore e mezza. Il sentiero non richiede grande preparazione fisica, ma in alcuni punti è piuttosto esposto, quindi fate attenzione.
Per chi non ha voglia di camminare, è possibile anche arrivare solo alla prima cascata, la Cascata Inferiore, seguendo le indicazioni.

 da  alto-adige.com/valle-isarco/barbiano/cascate-di-barbiano


 Immagine panoramica di Barbiano

 imm. da cdn2.sentres.com/photos/45268/large/alle-cascate-di-barbiano

Cerca nel blog

Archivio blog