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domenica 25 gennaio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 25 gennaio.
Secondo la tradizione cristiana, il 25 gennaio ricorre il ricordo della conversione di San Paolo, un episodio della storia della religione cattolica tanto famoso da essere divenuto proverbiale. Anche ai giorni nostri è rimasta infatti in uso l’espressione “folgorato sulla via di Damasco” senza una chiara idea di ciò che significhi veramente.
Saulo di Tarso era uno dei più agguerriti avversari della neonata religione cristiana, e si stava recando a Damasco per perseguitare i suoi seguaci, smascherarli e imprigionarli.
Durante il viaggio fu avvolto da una vivida luce e una voce che gli chiedeva il perchè di tanto accanimento. Sorpreso da questa esperienza cadde da cavallo e una volta rialzatosi si accorse che era diventato cieco. La stessa voce gli intimò di proseguire verso la città. Così Saulo fece: si recò a Damasco dove rimase per tre giorni.
Allora il Signore andò in sogno ad Anania, un cristiano che viveva in città, e gli disse di andare da Saulo e di guarirlo dalla sua cecità. Anania conoscendo l’ostilità di quell’uomo per i cristiani chiese a Gesù perché avrebbe dovuto salvarlo ed egli gli rispose “Va, perché io ho scelto quest’uomo. Egli sarà utile per farmi conoscere agli stranieri, ai re e ai figli di Israele. Io stesso gli mostrerò quanto dovrà soffrire per me.”
Anania così obbedì al suo Dio e si recò da Saulo, impose le mani sui suoi occhi ed egli recuperò la vista. Riprese le forze e fu battezzato alla religione di Gesù con il nome di Paolo.
Questo episodio ha ispirato numerosi artisti di tutte le epoche, tra i quali spiccano Caravaggio e Michelangelo.
Il primo dipinse una "conversione di San Paolo" nel 1601, attualmente conservata nella Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma. E' stato scoperta sotto al dipinto attuale una precedente versione del quadro, probabilmente rifiutata dal committente durante la stesura.
Caravaggio adotta l'iconografia della luce accecante e l'assenza di Cristo. Secondo alcuni studiosi l'artista lombardo fece questa scelta perché il committente lo aveva esortato a rispettare l'ortodossia cioè a dipingere ciò che era stato scritto negli Atti degli Apostoli. Secondo altri, Caravaggio decise di non dipingere Gesù perché non voleva che nei suoi quadri ci fossero figure divinizzate (Cristo era già risorto quando San Paolo si converte) perché ciò sarebbe andato contro il realismo a cui Caravaggio mirava.
Michelangelo affrescò con la "conversione di Saulo" la Cappella Paolina in Vaticano intorno alla metà del 1500, poco dopo aver terminato il Giudizio Universale nella Cappella Sistina.
Nell'affresco il protagonista è, contrariamente a quanto dicono le fonti, anziano e ricorda nelle sembianze lo stesso papa Farnese che gli commissionò l'opera, come testimonia anche un ritratto di Tiziano di quegli stessi anni (ma alcuni, vi hanno anche visto un autoritratto, in realtà poco somigliante). Saulo, disteso a terra dopo la caduta da cavallo sulla via di Damasco, è accecato da un raggio luminoso inviato dalla possente figura di Cristo in cielo, circondato da angeli. Il futuro "Apostolo delle genti" cerca di coprirsi il volto con la mano e la sua figura riecheggia l'affresco di Raffaello nella Stanza di Elidoro.
Il gesto divino taglia in due lo spazio pittorico, separando gli angeli in due gruppi simmetrici e generando sgomento e paura tra il corteo attorno a Saulo, che cerca scampo fuggendo verso i margini del paesaggio, dove si trovano brulle colline. Come nel Giudizio si crea un movimento a vortice che investe i gruppi di figure, accentuandone il dinamismo.

venerdì 18 ottobre 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 18 ottobre.
Il 18 ottobre 1969 viene trafugata la tela di Caravaggio "Natività con i Santi Lorenzo e Francesco D'Assisi.
Centinaia di penne sono state consumate per raccontarne la vicenda, migliaia di pagine stampate e moltissimi libri scritti. Un mistero? No. Uno dei furti più famosi della storia. La trama è ricorrente: una grande opera d’arte, una calda e umida notte autunnale, una chiesa e una sparizione. Si provi ad immaginare: Palermo 1969, Oratorio di San Lorenzo, nella notte tra il 17 e il 18 ottobre. Ad un certo punto la scoperta. La Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Caravaggio (Milano, 1571-Porto Ercole, 1610) è stata rubata. Ad accorgersene sono state le perpetue del parroco.
Da qui scatta l’allarme e l’opera viene inserita tra i primi dieci crimini d’arte dall’ FBI. Una storia che è diventata una leggenda, nessuna notizia certa di cosa sia successo. C’è chi dice che sia stata messa in un fienile e danneggiata dai topi, chi invece che Totò Riina la usasse come scendiletto, chi invece afferma che sia stata rubata dalla mafia per negoziare con lo Stato. Insomma un alone di mistero caratterizza questa vicenda. Fino ad oggi. Il pentito Gaetano Grado forse con le sue dichiarazioni metterà la parola fine a questa vicenda.
Gaetano Grado è stato con la sua famiglia un componente di Cosa Nostra e dopo il suo arresto nel 1989 si è pentito ed è diventato un collaboratore di giustizia. Secondo le deposizioni di Grado, il Caravaggio è stato rubato dalla piccola criminalità; la Mafia se ne sarebbe appropriata successivamente, dopo il gran clamore che fece la notizia al momento della scomparsa. Da qui l’opera passò per le mani di Gaetano Badalamenti, anche lui legato a Cosa Nostra, che riuscì a venderla tramite l’intercessione di un antiquario svizzero a Palermo. La Natività probabilmente era stata già tagliata a pezzi, e così trasportata all’estero. Secondo alcune indiscrezioni, sarebbe stato anche identificato il compratore, il cui nome tuttavia non è ancora noto.

venerdì 15 luglio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 15 luglio.
Il 15 luglio 1606 nasce a Leida (Olanda), Rembrandt.
Rembrandt Harmenszoon van Rijn il nome completo dell'ottavo figlio di nove fratelli. Il padre, un agiato mugnaio, era proprietario di un mulino sulle sponde del Reno e chiamato perciò "Van Rijn" (del Reno).
Desideroso che il figlio facesse una carriera importante, e che si elevasse dal ceto artigianale, lo iscrive, nel 1620, alla facoltà di lettere della sua città.
Il giovane vi rimane pochi mesi, preferendo frequentare lo studio del pittore Isaaksz van Swanenburg che gli fa conoscere l'arte italiana e i suoi capolavori, studiati febbrilmente dall'allievo.
In aggiunta a ciò, bisogna sottolineare che negli anni venti del Seicento la pittura di tutta Europa è squassata dall'arte rivoluzionaria di Caravaggio che ottiene sorprendenti effetti realistici grazie all'uso del tutto personale delle luci. Una lezione che Rembrandt terrà ben presente.
Inoltre, esplosa l'Olanda sul piano economico (grazie alla sudata indipendenza dagli spagnoli e all'unificazione dei Paesi Bassi), la città del pittore diviene un'importante centro umanistico e artistico, anche sotto l'impulso dell'università. Si sviluppa allora un'importante scuola pittorica seconda solo a quella di Utrecht il cui artista di punta fu Luca da Leida; un punto di riferimento importante per le prime esperienze pittoriche di Rembrandt.
Dopo questo apprendistato, Rembrandt si associa al coetaneo Jan Lievens, anch'egli pittore di grande levatura: la loro fama gradualmente si diffonde fra gli ambienti della borghesia colta, la stessa che ama farsi ritrarre dai due artisti in modo realistico e riconoscibile. Ma la vera occasione, per la carriera del pittore olandese, avviene nel 1631, poco dopo la morte del padre. Rembrandt infatti decide di lasciare Leida per Amsterdam. In questa città, si conclude la formazione pittorica di Rembrandt, in particolare grazie alle lezioni di Pieter Lastman, celebre artista del luogo. Rembrandt, studia con attenzione i quadri di Lastman e ne impara la precisione e l'uso di colore tipicamente italiano, riproponendo alcuni dei soggetti storici del maestro. Grazie all'estrema abilità, ben presto però l'allievo supera il maestro. Se ne accorgono anche gli intenditori, che nel giro di poco tempo eleggono Rembrandt a loro beniamino. Inoltre, ha modo di accedere agli ambienti colti dell'alta società e, grazie a queste "entrature", di fidanzarsi con Saskia, nipote di un ricco mercante d'arte; i due si sposeranno successivamente nel 1634. Ed è proprio in questo periodo, dal 1634 al 1642, che Rembrandt inaugura i suoi capolavori, che vanno dalla celeberrima "Lezione di anatomia del dottor Tulp" alla "Passione di Cristo".
Rembrandt, da questo momento, si circonda anche di una folta schiera di discepoli, per i quali decide di costruire "ex novo" una scuola. Ma a partire dagli anni 40 del seicento, comincia anche il suo tracollo economico e familiare, a causa, da un lato della poco oculata gestione delle finanze e dall'altro dell'abbattersi di veri e propri drammi affettivi. Nel 1640 muore la madre e poco dopo anche l'adorata moglie. Solo e sconsolato si ritira nella pittura fino a quando conosce Geertge Dirck, governante del figlio Tito, con la quale intraprende una intensa relazione. Quest'ultima, però, per la sua scandalosa condotta subisce un processo che si risolve in una condanna in casa di correzione. Non a caso, in questo periodo la produzione di Rembrandt rivela estrema sofferenza: negli autoritratti appare un uomo invecchiato e privo di vitalità.
Finita questa storia d'amore, si invaghisce di Hendrickje Stoffels, con la quale prima convive e più tardi sposa. Insieme faranno due figli.
In seguito, nel 1657 Rembrandt perde tutti i beni ed è costretto a trasferirsi in una modesta casa. Dopo il 1660, però, riesce a imporsi di nuovo sulla scena europea: dipinge i "Sindaci dei drappieri" e il "Giuramento dei Batavi", opere caratterizzate da un'estrema padronanza dei colori e della pennellata.
Un raggio di luce torna a illuminare la vita dell'artista quando il figlio Tito si sposa con una lontana parente di Saskia: le vicende personali entrano nelle opere del pittore e conferiscono loro una notevole umanità. Non a caso Rembrandt nella "Presentazione al tempio" infonde al vecchio Simeone l'estrema dolcezza di chi, come lui, è ormai diventato nonno.
Negli ultimi anni Rembrandt decise di dipingere solo per sé, raggiungendo esiti altissimi. Si spense il 4 ottobre 1669 ad Amsterdam a 63 anni, e fu sepolto in una tomba anonima nella Westerkerk.
Come ha scritto Silvia Biagi: "In lui si riscontra un diverso sviluppo della luce caravaggesca ed una diversa concezione del "vero". Il gusto teatrale, tipico di Rembrandt, si accompagna però anche ad un attento studio della realtà umana, come nel "Ritratto di vecchia" dell'Ermitage. Si realizza, nelle opere dell'artista olandese, una perfetta coincidenza di luce e materia, laddove nei punti fortemente illuminati Rembrandt carica la pennellata, fino a raggiungere effetti di tridimensionalità, sfruttando la rifrazione della luce sui segni delle sue stesse pennellate per creare effetti multiformi e cangianti."

martedì 28 giugno 2016

Madrid: femmina carnale - prima parte

Madrid è passione, vitalità, fatasia, spazio aperto, sfacciataggine, carne, cibo, desiderio.
Arrivo in aeroporto e mi perdo.Tra i due terminal ci sono quasi 15 minuti di metro veloce  e i cartelli indicano il tempo che si impiega per raggiungere le diverse lettere dello stesso terminal, 10-15-21 minuti a piedi: è enorme.
Credevo di averne visti di aeroporti grandi, ma questo mi sembra veramente smisurato e bellissimo.
Per arrivare in centro si possono usare gli autobus, la metro o il treno oppure i più comodi taxi. Scelgo la metro che è il mezzo più veloce - ti permette di raggiungere il centro di Madrid in soli 20 minuti - e mi avvio alle casse automatiche dove acquistare il biglietto. Il costo varia in funzione delle fermate che devi fare, per Porta del Sol ci sono due cambi e 8 fermate quindi il costo è di 5€. Se non hai fatto bene i conti delle fermate, non ci sono problemi, all'uscita, quando introdurrai nuovamente il biglietto, suonerà un avviso e le porte non si apriranno. Poco distante si trovano le macchinette dove è possibile integrare il mancante e superare la barriera. 
Eccomi quindi a Plaza del Sol. Avevo letto che era una delle piazze più importanti di Madrid e che con poche altre si contendeva il primato. Non mi ha particolarmente impressionata. La cosa bella è la vitalità di questo luogo, da ogni direzione si immette una strada e ogni strada è piena di persone che guardano, camminano, cercano.







Madrid ha il culto della "cultura condivisa", lo dico perchè i musei, anche i più importanti, sono aperti gratuitamente in alcuni orari o in alcuni giorni della settimana. Così chiunque può, se lo desidera, accedere alla bellezza e all'arte e posso testimoniare che questa iniziativa è veramente molto gradita. Uscita dal Prado e dal Reina Sofia, ho trovato lunghissime code di giovani, anziani, turisti e residenti in attesa dell'ingresso libero: non è come a Londra dove tutti i musei sono gratuiti, ma comuque un bel modo per non rendere elitaria la parte migliore dell'umanità.  
 A Madrid si possono fare varie carte per i Musei, ma forse la più conveniente è quella che permette la visita di Thyssen, Prado, Reina Sofia e Palazzo Reale a 28 euro, (se non ricordo male si chiama Paseo de l'Arte), certo è che il Thyssen e Prado costano 16 euro, Reina Sofia 8 euro e Palazzo Reale 11 euro.


Adoro i musei quindi vi ho passato la maggior parte del tempo. La cosa più straordinaria è stata la mostra di Bosch - El Bosco - presso il Prado. Un'emozione che non so descrivere. Le sue opere a meno di dieci centimetri dai miei occhi e tutte quelle piccolissime figure in mille attività diverse e leggere nei cartelloni della mostra che attraverso studi con raggi X e infrarossi si scope che sotto molte di queste figurine si nascondono altre allegorie o ritratti dei committenti.
Purtroppo non era possibile fare foto!

Al Museo Thyssen-Bornemisza, tre piani infiniti di Dalì, Picasso, Goya, Hopper  e moltissimi altri. 
Tra le cose  che scelgo di riportare qui: i paesaggi di alcune città italiane come Firenze, Napoli, i quadri di Hopper e poi Goya con il quale non riesco proprio a stabilire un legame emozionale, ma che evidentemente mi segna dato che tra mille foto proprio lui ho scelto, Dalì e Mirò.





 
 In aggiunta, tanto per non farsi mancare niente, una temporanea su Caravaggio.
Avevo l'albergo proprio nel centro, nel cuore di Madrid, da lì si raggiungeva a piedi, in pochi minuti tutto quello che volevo vedere. E camminare per le strade di Madrid è coinvolgente, sia per le persone così diverse, così libere e vitali, sia per l'architettura mastodontica con viali enormi e microdontica con strade piccoline e attività commerciali strette le une alle altre. 
E devi guardare ovunque perchè ogni volta ti si presentano situazioni nuove, come il negozio di oggetti di Toledo, con tutti i manichini in costume affacciati alle finestre. 


Oppure un Icaro che sta precipidanto da un palazzo nel bel mezzo di un viale! 






Seguendo le mie priorità ho visitato il Palazzo Reale, che con le sue 3000 stanze è il più grande d'Europa. Sì è bello sicuramente, ma l'impatto che ha Versailles sul visitatore già dal cancello o dai giardini è qualcosa che non ho trovato in nessuna altra reggia europea. 
 Ai visitatori vengono mostrate solo una trentina di stanze che ti lasciano stordito per la richezza e l'abbondanza di colori, di cose, di oro, di tutto. Anche qui niente foto, purtroppo, ma all'uscita un grande schermo proietta minivideo delle diverse residenze dei regnanti, una più bella dell'altra e allora mi fermo e riprendo il video con il cellulare così, giusto per conservare un assaggio del luogo. 
Escludendo il magico 3D di Tintoretto, le stanze più belle
sono quelle con decorazioni ispirate all'oriente e con porcellane applicate sulle pareti: decori floreali a ricadere dal soffitto e varie applicazioni, il tutto progettato e realizzato da  italiani di cui non ricordo il nome. Quindi ricapitolando, una scalinata imponente, sale di diversi colori con lampadari e decorazioni incredibili, la tavola imbandita con piatti e cristalli per almeno 100 persone, la sala del trono, che non era sicuramente la più bella, e la basilica reale che si trova davanti al palazzo.

Tra le cose visitabili anche l'armeria reale, ma devo dire che questa visita è stata un po' deludente, senti sempre parlare delle lame di Toledo, conosci la storia della Spagna e quindi ti aspetti di trovare qui degli oggetti unici, invece, a parte l'armatura Carlo V, il resto sembrava piuttosto normale, sicuramente di maggior effetto in questo senso, la visita ai Musei Vaticani, dove proprio non mi aspettavo di trovare una collezione così articolata di armature. 




 Infine, sempre a Palazzo reale una mostra su Caravaggio e Bernini. Questa volta non me li lascio scappare e le foto si sprecano. Dovrei postarle tutte, ma ho deciso di metterne solo tre.
Il Cristo di Bernini

 Nella descrizione che accompagna quest'opera grande e meravigliosa, il racconto di come la stessa sia stata poco dopo sostituita con un altro Cristo realizzato da un "avversario" di Bernini e che venne preferito al precedente. Qui riportate le due opere.













Infine, l'opera che più delle altre mi ha sedotta è quella di Fede Galizia (Milano, 1578 – Milano, 1630) Giuditta con la testa di Oloferne. 




Mi sono soffermata su alcuni dettagli, in particolare quel piccolo filo del corsetto slacciato, quel filo che evoca in me la passione e la foga con cui ella compie il gesto. Un'emozione tale da spingere il cuore oltre il petto e costringere il rigido corsetto ad aprirsi. Così l'ho immaginata sapendo che è frutto della mia sola fantasia.

mercoledì 5 febbraio 2014

# Arte #Pittori #Caravaggio - Michelangelo Merisi




Natura morta con fiori e frutti (1590)


http://www.settemuse.it/pittori_scultori_italiani/caravaggio/

lunedì 20 gennaio 2014

# Arte #OpereDel #Caravaggio - Michelangelo Merisi


Il riposo durante la fuga in Egitto   (1596)

 da www.settemuse.it/pittori_scultori_italiani/michelangelo_merisi_caravaggio.htm

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