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lunedì 18 agosto 2014

#Italy #Cascata del #Toce - Val Formazza - Verbania

 imm. da it.wikipedia.org/wiki/Cascata_del_Toce


La Cascata del Toce o La Frua   è una cascata   che si trova nel comune di Formazza   in frazione Frua  a quota 1675 m s.l.m.; con essa il fium Toce   compie un salto alto 143 m su un reclinamento roccioso di 200 m, con un fiocco d’acqua alla base di 60 m.
La cascata del Toce è considerata una delle più spettacolari delle Alpi, sebbene l'intervento umano ne abbia ridotto la portata per gran parte dell'anno. A monte della cascata il Toce forma infatti il lago di Norasco   un lago artificiale da cui le acque vengono captate per il funzionamento delle centrali idroelettriche  (in successione) di Ponte, Fondovalle, Cadarese, Crego e Crevola Toce. In cima alla cascata vi è lo storico albergo (1863) che visse la bell’epoque del turismo alpino di inizio secolo. La cascata viene aperta solamente per brevi fasce orarie tra giugno e settembre, riprendendo pienamente la propria conformazione naturale.
Per raggiungere la cascata occorre percorrere la strada statale 33 dei Sempione che collega Milano   con il Confine di stato di Iselle  e giunti a Crevoladossola si imbocca la strada statale 659 di Valle Antigorio a Val Formazza che dopo circa 40 km porta alla cascata.

 Verbania (capoluogo del Verbano) è un comune situato sulla sponda piemontese del Lago Maggiore.  

da   it.wikipedia.org


domenica 17 agosto 2014

#Italy #Cascate del #Nardis - Val di Genova - Dolomiti del Brenta - Trento



imm, da  it.wikipedia.org/wiki/Cascate_Nardis
  Le cascate Nardis, oltre 130 metri tra le montagne del Parco Naturale Adamello Brenta. Sono le più note della Val di Genova, conosciuta come valle delle cascate per la grande abbondanza di salti d'acqua: le cascate Nardis scendono dalla Presanella compiendo un salto che dai 921 metri scende per oltre 130 con una pendenza tra i 55 e i 65 gradi. La valle è tutta caratterizzata da terrazzamenti e scavi prodotti dall'acqua e dalla formazione glaciale che rendono il territorio particolarmente ricco di cascate.
La vaporizzazione dell'acqua all'impatto con la roccia e la particolare angolazione della luce al tramonto rendono la cascata suggestiva in ogni momento della giornata. La cascata è accessibile arrivando al rifugio Nardis da Carisolo.

 fonte: visittrentino.it

martedì 27 novembre 2012

#Italy #Val d'Aosta: I Castelli di Saint Pierre


                     Il Castello di Saint Pierre


http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm
Molti sono i castelli che sorgono sulle alture e in cima a poggi scoscesi e isolati, ma nessuno ha raggiunto, per questa caratteristica, la notorietà e la popolarità del castello di Saint Pierre, che a quello di Fénis contende la palma di simbolo dei castelli della valle di Aosta.
Questa (quasi) indiscutibile supremazia di immagine sugli altri suoi pari della Valle, gli deriva indubbiamente dalla posizione dominante, a picco sul paese, ma anche - e questo per i cultori e studiosi di architettura castellana si tratta di un inaccettabile inquinamento stilistico - per il suo aspetto attuale di castello da fiaba, frutto di una libera e ardita interpretazione dell'architettura di castelli valdostani. In realtà gli interventi di ristrutturazione non sono poi stati più radicali e devastatori nei confronti della primitiva costruzione di quanto non siano stati quelli compiuti in altri castelli, per esempio a Sarre e Aymavilles, dove poco o nulla è rimasto dei fabbricati originari. A Saint Pierre però è bastato aggiungere al maschio centrale quattro torrette circolari sporgenti, collegate da un camminamento esterno sorretto da archetti e beccatelli, perché tutta la fisionomia classica dei castelli valdostani fosse rivoluzionaria e l'insieme acquistasse così una scenografia da studio cinematografico, storicamente falsa ma senza dubbio suggestiva e spettacolare.
Il castello è di origine antichissima e già nel 1911 era nominato in alcuni documenti ufficiali. Esso appartenne a varie signorie: da quella de Sancto Petro, che gli diede il nome, ai Quart, Sarriod, Challant, nello loro varie ramificazioni famigliari.
In origine il castello era probabilmente formato da due corpi di fabbrica distinti: la casa-forte e la torre. Poi, con l'aggiunta di altri edifici destinati a usi civili e militari, il complesso divenne unico e occupò l'intera sommità del promontorio sul quale si trovava.
Dai Challant il castello passo ai Morgex e poi nuovamente ai Saint Pierre (de Sancto Petro). Da questi, per altri passaggi intermedi pervenne, verso il 1600, alla famiglia Roncas, la quale portò a termine gli ultimi ampliamenti arredando con gusto e magnificenza tali gli ambienti interni, da suscitare l'ammirazione del celebre studioso e storico De Tillier, che definì il castello "Une Maison Dèlices"… in cui … "Les Appartaments, les peintures et les meubles, tout y était magnifique et bein ordonné ... "
Dai Roncas il castello passò in proprietà di alcune famiglie nobili, che lo trascurarono a tal punto da lasciare che si disperdesse tutto il patrimonio artistico e di arredo che tanto aveva entusiasmato il De Tillier.

 Quando nel 1873 il barone Emanuele Bollati lo acquistò dando inizio ai lavori di restauro, su progetto dell'architetto Camillo Boggio (autore delle famigerate torrette), il castello era in condizioni di degrado molto avanzato, con varie parti completamente in rovina.
Si deve quindi al Bollati, anche se non si possono condividere alcune sue scelte architettoniche, se il castello di Saint Pierre, attualmente di proprietà del Comune, è oggi in buone condizioni di agibilità.
Nelle sue stanze interne, che hanno conservato la tipica struttura medievale, è ospitato il museo della flora e della fauna. Di notevole interesse artistico è anche la chiesa, che si trova poco sotto il castello, con il bel campanile romanico.

 
Il Castello Sarriod De La Tour Di Saint Pierre
 

http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm


 Sempre nel comune di Saint Pierre, discosto dalla strada statale e quasi a precipizio sulla Dora, si trova il Castello Sarriod de La Tour.
Come per contrasto al suo dirimpettaio di Saint Pierre, che polarizza, con la scenografia chiassosa, l'attenzione dei turisti, il castello di Sarriod è rustico e schivo, quasi nascosto com'è in un piccola conca tra pascoli e frutteti. Dalla statale non se ne coglie tutta l'imponenza; bisogna andare sull'altra sponda della Dora, sulla strada che da Chavonne va ad Aymaville, per averne una visione completa che renda merito alla sua severa e grandiosa architettura.
In origine fu un semplice podere fortificato, con la fattoria ubicata all'estremità opposta della torre castellata, che risale al XII secolo. Ufficialmente il castello compare nei documenti nel 1393, quando la famiglia Sarriod si divise in due rami: Introd e La Tour. A quest'ultima toccò il castello che da essa prese il nome.
Tra il XIV e il XV secolo alla primitiva torre vennero aggiunti altri fabbricati e costruite le torri lungo il muro di cinta, sino a far assumere al complesso l'aspetto attuale.

Lo stile architettonico del castello non è unitario; esso risente degli interventi che si sono susseguiti nel tempo causando un certo disordine nell'aspetto compositivo dell'insieme.
Di notevole interesse sono le feritoie aperte nelle torri circolari, le finestre a crociera e l'antico ingresso caratterizzato da un arco a sesto acuto sormontato da caditoi e beccatelli (tipici mensoloni rastremati). Dopo l'ingresso una piccola scala semicircolare conduce all'atrio interno sul quale è affacciata la cappella, in cui durante gli ultimi restauri sono stati riportati alla luce alcuni preziosi affreschi tardo romanici. Molto bello il salone del primo piano detto "salone d'onore" che ha un pregevole soffitto a cassettoni (sec. XV) la cui travatura porta scolpita 180 figure a soggetto libero in atteggiamenti maliziosi.
Il castello e proprietà dell'Amministrazione Regionale che ne ha curato i restauri destinandolo, con una intelligente iniziativa, a sede provvisoria del museo archeologico valdostano che avrà poi sede definitiva nel "Palazzo Challand" di Aosta.

Tutti gli oggetti e i reperti sono esposti e ordinati in una mostra dal titolo: "Archeologia in Valle di Aosta". Al piano terreno, sulla destra dell'ingresso, sono esposte le testimonianze preistoriche e nella sala a fianco della cappella quelle sugli insediamenti dell'età del bronzo.

Utilizzando la scala a chiocciola in pietra si sale al primo piano, dove nelle sei sale disponibili è illustrata la fondazione della citta di Aosta, la viabilità extraurbana, l'urbanistica romana e l'edilizia pubblica e residenziale dei primi secoli.

Al secondo piano e nella torre più alta sono esposti i reperti trovati negli scavi degli ultimi anni, che hanno portato alla scoperta di nuove necropoli e aree cimiteriali cristiane dei primi secoli.
Il castello medioevale è l'ideale cornice della mostra, ciò a riprova che il recupero corretto delle testimonianze architettoniche del passato e il loro riuso pubblico, sono iniziative valide sul piano della cultura e della promozione turistica.


fonte web: http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm

domenica 25 novembre 2012

#Italy #Val d'Aosta: Castello di Aymavilles

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Le prime notizie che possiamo ritrovare sul feudo e sul castello di Aymavilles risalgono al 1278, quando il castello era costituito semplicemente da una torre quadrangolare circondata da una cinta muraria, secondo la diffusa tipologia del castello recinto tipica dei primi castelli valdostani. Della torre duecentesca esistono ancora oggi le grosse murature d'ambito, caratterizzate dall'essere fortemente scarpate, ed un muro di spina che la divide, per tutta l'altezza, in due ambienti. E' ipotesi generalmente accettata che la torre fosse conclusa da torricelle sospese agli angoli e da una merlatura corrente. Internamente la torre, coperta da un tetto in legno poggiante sulla merlatura, era divisa in sei livelli dei quali quello interrato, che ospitava la cappella, la cucina e le cantine, era coperto da volte in pietra tuttora esistenti, mentre i restanti erano separati tramite solai lignei. Nel 1357 Aimone di Challant, infeudato tre anni prima del feudo di Aymavilles da parte di Amedeo VI, diede il via ad opere di rinforzo difensivo della struttura, probabilmente ritenuta troppo vulnerabile soprattutto per via dell'andamento pianeggiante del terreno circostante. Vennero quindi realizzate le quattro torri angolari: queste hanno pianta circolare e sono disuguali tra loro per diametro ed altezza; fu inoltre costruita una merlatura con feritoie, oltre ad una cinta muraria doppia dotata di fossato e ponte levatoio. Le quattro torri angolari sono realizzate in blocchi di tufo e di travertino e sono caratterizzate dall'ampio spessore della muratura; almeno due delle torri in origine contenevano delle scale in pietra di cui effettivamente rimane qualche traccia. 

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  Nel contempo nella torre quadrangolare le finestre vennero incorniciate in pietra e dotate di sedili, sempre in pietra, analogamente a quanto avviene nel castello di Fénis edificato dallo stesso Aimone di Challant. Nel 1450 Giacomo Francesco II conte di Challant realizzò un fabbricato semicircolare ad uso residenziale di fronte alla torre di sud est, ma a parte questo intervento il castello non subisce alcuna modifica strutturale per un periodo di circa tre secoli e mezzo. Dobbiamo infatti arrivare al 1713 per trovare il barone Joseph Fèlix di Challant impegnato a trasformare il castello di Aymavilles in residenza signorile, essendo ormai venute meno le esigenze difensive che giustificavano la struttura fortificata; questi interventi ebbero termine nel 1728, come testimonia la data incisa nell'intonaco del sottotetto. Furono realizzate gallerie e logge a collegare tra loro le torri trecentesche, nascondendo così alla vista la primitiva torre quadrangolare. L'accesso al castello, sulla faccia esposta a sud est, è segnalato da una doppia scala che conduce ad un loggiato, con funzione di portico, sormontato da un balcone. Inoltre, l'intervento di Joseph Félix comportò la demolizione del corpo semicircolare eretto nel 1450 da Giacomo Francesco II e delle fortificazioni esterne, mentre il terreno circostante - circa otto ettari - venne trasformato in giardino. Nel 1882, allorchè il castello di Aymavilles, dopo numerosi passaggi di proprietà, fu acquistato dal senatore Bombrini, vennero rinvenute nelle soffitte del castello due tavole rappresentanti rispettivamente la Madonna e l'Arcangelo Gabriele. Nel 1970 fu venduto all'Amministrazione regionale valdostana. Nel corso del 2000, sono stati eseguiti importanti interventi di ristrutturazione sul castello di Aymavilles. Il Castello non è visitabile all'interno.


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venerdì 23 novembre 2012

#Italy #Val d'Aosta: Castello di Sarre

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Poco oltre la città di Aosta, dirimpetto allo sbocco della valle di Cogne, il castello di Sarre domina sul poggio terrazzato ricco di vigneti, che godono dell'ottima posizione soleggiata. La costruzione attuate (un fabbricato a pianta allungata con la facciata molto a valle) non ha più l'aspetto di un castello tipico medievale.
Tutto l'edificio poggia su un terrazzamento sorretto da fondazioni di sostegno ad arco che, viste dal basso danno l'impressione di costruire corpo unico con il fabbricato, facendoli assumere così un aspetto ancora più massiccio ed originale.
Nella sua lunga storia (il castello risale al 1242) passò in proprietà a diverse famiglie. Tra i primi proprietari vi fu un discendente della famiglia Bard ( tristemente famosa nella storia valdostana per le nefandezze compiute da alcuni suoi membri), dal quale poi passò, nel 1364, a Enrico di Quart; da questi, dopo una breve parentesi in cui il castello fu in mano ai Savoia il feudo e il castello passarono di mano in mano sino al barone Ferrod, proprietario della miniera di Ollomont.
Tutti questi cambiamenti di proprietà non furono indolori per l'antico castello, che dovette seguire, con adattamenti e modifiche radicali, gli umori e le esigenze abitative dei vari padroni. Chi però lo trasformò completamente fu il Ferrod, che dell'edificio originario conservò solo la torre quadrata inglobata nel nuovo assetto architettonico.
Dopo il Ferrod, le cui fortune economiche tramontarono in seguito al fallimento della sua impresa estrattiva e commerciale, il castello finì in mano ad altri proprietari, tra i quali fu nuovamente un lontano discendente dei Bard.
 Nel 1869 il re Vittori Emanuele II lo acquistò destinandolo a residenza reale estiva durante i suoi soggiorni in valle di Aosta, in occasione delle battute di caccia del Gran Paradiso. Il re cacciatore, diede l'aspetto definitivo al complesso: aggiunse le scuderie e sopraelevò la torre antica, che assunse l'atipico aspetto attuale di incerta classificazione stilistica.

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 Anche gli ambienti interni furono ristrutturati per accogliere il reale proprietario; di questa presenza ne è indiscutibile testimonianza il grande salone interamente decorato dai trofei di caccia di Vittorio Emanuele II. I trofei esposti, non solo nel salone ma anche nel corridoio, dimostrano quanto fosse grande la passione per la caccia del "re galantuomo", ma anche quanto poco buon gusto egli ebbe nel volerli appendere in casa in così gran numero.
Oltre al salone dei trofei, vi sono altre stanze e camere dove vivevano il re e il suo seguito. Questi ambienti sono arredati con mobili, quadri, specchiere del '700 e '800 assieme ad altri oggetti e soprammobili dell'antico artigianato valdostano. Umberto I vi apportò ulteriori interventi decorativi.
Il castello fu in seguito abitato per la villeggiatura, in particolare dai Principi di Piemonte Umberto e Maria Josè.
Durante l'ultimo conflitto e nei primi anni del dopoguerra, il castello di Sarre ospitò reparti di truppe militari, le quali ebbero poco rispetto per le antiche strutture e memorie storiche. 

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 Le stanze reali, i saloni e gli altri ambienti furono usati in malo modo, danneggiati e in parte spogliati dagli arredi. Arredato con oggetti e opere eterogenei e di varia provenienza, fu venduto dai Savoia alla Società Moriana di Aosta nel 1972 e aperto al pubblico come Museo delle memorie dinastiche. Nel 1989 la Regione Valle d'Aosta ha acquistato il complesso, dando inizio ai lavori di adeguamento normativo. Completamente ristrutturato, il castello si presenta oggi nel suo allestimento definitivo. L'intervento ha voluto conservare la doppia identità assunta dal castello nel corso della storia: di residenza alpina e di Museo della presenza sabauda in Valle. Il castello si presenta ora come dimora e come Museo. Al piano terra dove la visita è libera, le sale sono state concepite come "sezioni didattiche", con lo scopo di introdurre il visitatore alla visita accompagnata (ogni mezz'ora) ai piani superiori. Oltre all'iconografia sabauda (Sala d'accoglienza e Cabinets des gravures), esse riguardano le cacce reali nelle Alpi (Salles Chasse) e la storia del castello. Ai piani superiori, le stanze sono state riallestite su base inventariale (Inventario del 1890), con parte degli arredi ritrovati nel castello. Sono visibili l'Appartamento Reale (primo piano) con la Gran Sala del gioco e la Galleria dei trofei venatori, le stanze private e domestiche, mai aperte in precedenza. Le stanze del secondo piano riguardano la storia della dinastia sabauda nel secolo XX: da Vittorio Emanuele III e la regina Elena di Montenegro, a Umberto II e Maria Josè, figura particolarmente legata alla Valle d' Aosta.
 
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mercoledì 14 novembre 2012

#Italy #Valle d'Aosta: Castello di Ussel

http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm  

Il castello di Ussel è il primo esempio di castello monoblocco ( a corpo unico) in Valle d'Aosta e si configura come un'architettura intermedia tra l'austero castello di Verrès e quello più articolato di Fénis. Ha un grande valore da un punto di vista storico perché, non avendo subito altri interventi edilizi dopo la costruzione, ha potuto conservare le sue caratteristiche originarie. L'edificio rappresenta una svolta nell'architettura militare e costituisce l'ultima fase evolutiva del castello medievale. Questa grande evoluzione nella tipologia architettonica, evidente ad Ussel, non è così visibile nel contemporaneo castello di Fénis. Il motivo è forse da ricercarsi nel fatto che la costruzione di Ussel è stata eretta ex-novo, mentre gli interventi di Fénis o di Aymavilles sono stati vincolati dagli edifici preesistenti che hanno fortemente condizionato le scelte progettuali. Tuttavia il progettista della forma monoblocco che caratterizza il castello di Ussel potrebbe aver tratto ispirazione, oltre che dagli edifici siriani (magari incontrati durante le crociate), anche da fabbricati valdostani quali il corpo residenziale del castello di Bramafan o la casaforte di Planaval.
Il castello, situato su un costone roccioso posto su un precipizio, costituisce una delle maggiori attrattive della zona. L'edificio, visitabile nel periodo estivo, domina dall'alto i comuni di Châtillon e Saint-Vincent, offrendo ai visitatori un panorama eccezionale. Fu costruito da Ebalo II di Challant nel 1343 al termine delle intricate vicende per questioni ereditarie che coinvolsero la famiglia Challant alla morte di Ebalo Magno. Frutto di una costruzione ex-novo, il castello conserva ancora la struttura originaria, poichè nei secoli successivi non fu più oggetto di altri interventi edilizi. Il castello di Ussel venne abitato dai Challant fino al 1470. Dopo la morte dell'ultimo signore di Ussel, Francesco di Challant, la famiglia decise di trasferirsi in altre dimore più confortevoli, così l'edificio venne adibito prima a prigione e poi a caserma. Nel corso del XVI secolo fu completamente spogliato del materiale bellico e degli arredi e definitivamente abbandonato. Nel 1556 fu acquistato dal Capitano Paolo di Madruzzo, ma nel 1573 ricomprato dagli Challant. Nel 1846, con l'estinzione della potente famiglia, tutti i possedimenti furono ereditati dai Passerin d'Entrèves. Nel 1963 vennero intraprese delle operazioni di consolidamento durante le quali si inserirono delle "chiavi" allo scopo di evitare il crollo del muro a valle. La famiglia Passerin d'Entrèves nel 1983 donò il castello alla Regione, che ne intraprese il restauro grazie ad un cospicuo finanziamento del barone Bich, famoso industriale originario di Châtillon. I lavori, iniziati nel 1988, sono rimasti fermi per diversi anni e terminati solo nel 1999. In quell'anno è avvenuta l'inaugurazione del castello, adibito a struttura espositiva, con una mostra dedicata alla vita del promotore, divenuto famoso per le sue penne (Bic!). Ogni anno il castello di Ussel ospita al suo interno un'esposizione. A partire dal 2000, anno della mostra sul passaggio di Napoleone in Valle, i visitatori possono accedere anche al tetto dell'edificio e, percorrendo il nuovo "cammino di ronda", hanno il privilegio di poter ammirare lo splendido panorama.

Fonte web: http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm

venerdì 9 novembre 2012

#Italy #Valle d'Aosta: Castello di Graines

http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm

Il castello di Graines domina Brusson da un alto promontorio roccioso, è costituito da un impianto architettonico molto semplice e possiede una splendida cornice paesaggistica; proprio il contrasto tra l'asprezza delle forme del castello e la dolcezza del paesaggio lo rende particolarmente affascinante.


A 15 chilometri da Verrès, si imbocca la Val d'Ayas, dopo Challand, appena passato l'abitato di Arcesaz, a destra troverete la strada per Graines. Prima di arrivare nell'abitato c'è la rocca del castello.

Il castello fu eretto intorno al X secolo dagli Abati del Monastero Vallesano di San Maurizio d'Agauno, che già da diversi secoli possedevano gran parte delle terre della Valle d'Ayas.

Tipico esempio di castello primitivo valdostano, esso è composto essenzialmente da tre elementi: un'ampia ed irregolare cinta di mura che si adatta alla natura del terreno; una grande torre quadrata; una sobria cappella, dedicata a San Martino, orientata, com'era d'uso, verso levante.

Questo genere di castello aveva principalmente il compito di proteggere entro le proprie mura le popolazioni delle vicine borgate. La torre, oltre che fungere da abitazione del Signore, rappresentava l'ultimo baluardo della difesa. Lo testimonia l'unico ingresso, posto a 5 metri d'altezza, raggiungibile solo per mezzo di una scala a pioli che veniva poi ritirata.

Attualmente il castello è visitabile e stupedamente illuminato ogni serata con lampade alogene di colore giallo.

Purtroppo le sue condizioni sono a livello di rudere .

 

fonte web:http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm

domenica 4 novembre 2012

#Italy #Valle d'Aosta: Castel Savoia




http://castelli.qviaggi.it/italia/valle-di-aosta/castel-savoia-di-gressoney
 Gressoney

L'inizio dei lavori del Castel Savoia, su progetto dell'ing. Emilio Stramucci, architetto capo della Real Casa, avvenne nel 1900, con la posa della prima pietra alla presenza dei Reali. Nel 1904 il castello fu completato. La Regina Margherita, rimasta vedova nel frattempo, essendo stato ucciso il marito Umberto I in un attentato a Monza, abitò per diverse estati il castello fino al 1925, anno precedente la sua morte. ll castello si sviluppa su tre piani: il pianterreno con i salotti, il soggiorno e la sala da pranzo; il piano nobile con gli appartamenti della Regina e del seguito, e, infine, il piano della servitù. Edifici staccati e prossimi sono la foresteria e la cucina, collegata al castello con una minuscola ferrovia Dècauville per il trasporto dei cibi tra cucina e castello. La sagoma del castello è resa poi inconfondibile da 5 torri cuspidate. All'interno degni di nota sono i dipinti ornamentali del pittore Carlo Cussetti, il ritratto della Regina opera del pittore torinese Bertini e soprattutto lo scalone a forbice in legno per il passaggio agli appartamenti del primo piano. Acquistato dalla Regione Autonoma Valle d'Aosta nel 1981 è sede abituale di concerti e mostre nella stagione estiva. A partire dal 1990 nel parco del Castello è stato sistemato un giardino botanico costituito da una sede di aiuole rocciose dove si coltivano piante di ambiente alpino e montano di tutto il mondo.

 fonte web:http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm

martedì 30 ottobre 2012

#Italy #Val d'Aosta:Castello di Issogne

http://www.regione.vda.it/cultura/beni_culturali/patrimonio/castelli/castello_issogne/default_i.asp

E' situato nell'abitato omonimo sul versante destro della Dora, di rimpetto alla cittadinanza di Verres, dove si trova un altro celebre castello-fortezza. Il castello di Issogne in origine appartenne al vescovo di Aosta; in seguito passò alla famiglia dei Challant. Il castello, la cui apparenza estrerna è più simile ad una residenza rinascimentale, ha torri angolari non molto alte. Fu restaurato nel 1400 da Ibleto di Challant ma solo un successivo restauro, (nel 1494) al tempo di Giorgio di Challant (Priore di S. Orso), consentì alla struttura di divenire dimora per sua cugina Margherita de la Chambre e suo figlio Filiberto e assumere l'aspetto che ancora oggi propone ai visitatori. Giorgio di Challant trasformò il primitivo maniero nell'attuale sontuosa dimora arricchendolo con splendide pitture murali, opera dei migliori artisti dell'epoca.
Dalla famiglia Challant il castello passò ai Madruzzo e ritornò ai Challant dopo un processo per la successione durato più di un secolo. Dopo vari passaggi di proprietà, nel 1872 fu acquistato dal pittore Vittorio Avondo il quale, con l'aiuto di altri artisti suoi amici, tra i quali Alfredo d'Andrade artefice del restauro di Fénis, lo riportò all'antico splendore con accorti interventi conservativi e restauri. Ultimati i lavori, che durarono alcuni anni, il castello venne donato allo Stato, che a sua volta lo cedette in proprietà all'Amministrazione Regionale della Valle d'Aosta.

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 Severo e quasi anonimo all'esterno, il castello rileva le preziosità architettoniche dei volumi interni e la magnificenza delle sue stanze e saloni. La pianta dell'edificio, di forma quadrangolare, è chiusa su tre lati; il quarto è formato dal giardino delimitato verso l'esterno da un semplice muro di cinta. All'interno vi è il cortile nel quale si trova la celebre fontana ottagonale con l'albero del melograno in ferro battuto. Il cortile è il disimpegno aperto, dal quale si accede agli ambienti interni dei singoli piani, suggeriti in facciata dalle finestre a crociera e dalle logge aperte dell'ultimo piano. Sul lato ovest si affaccia il porticato, corredato da panche a muro con schienale. Le pareti dei prospetti sul cortile sono interamente decorate con soggetti araldici della casa Challant e delle varie famiglie ad esso imparentate.

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 All'interno dell'edificio si accede mediante un porticino, aperto sul cortile e riquadrato da un massiccio ornato di pietra simile a quello del portone esterno.Al suo interno, l'androne e il porticato sono entrambi decorati con affreschi riproducenti scene di vita quotidiana e mestieri di straordinaria freschezza espressiva (la bottega del sarto, la farmacia, la macelleria, il corpo di guardia, il mercato di frutta e verdura, la bottega del fornaio e beccaio, quella del formaggiaio e del salumiere), mentre la tipica decorazione geometrica quattrocentesca sottolinea, come del resto in tutti gli altri ambienti, la nervatura delle volte gotiche.I locali del castello sono una cinquantina, molti di questi visitabili e arredati: tra le più suggestive nella visita è da citare la "stanza delle armi". Al piano terra si può visitare la sala da pranzo che comunica con la cucina tramite il passapiatti che si apre sotto la cappa del camino; la cucina, dove si trovano tre grandi camini, è divisa in due parti da una doppia arcata: una parte era riservata ai Signori e l'altra al personale di servizio; la sala baronale dove ci sono un bel camino in pietra con lo stemma dei Challant affiancato da un leone e da un grifone, le pitture sulle travi lignee del soffitto, e gli affreschi delle pareti raffiguranti paesaggi, scene di caccia e il Giudizio di Paride. Al primo piano, che si raggiunge salendo la scala a chiocciola di pietra (il cosiddetto "viret"), vi è la cappella dalle volte finemente decorate, con affreschi alle pareti e con l'altare gotico in legno intagliato e dorato adorno di un trittico fiammingo. Anche qui una cancellata in legno divide la parte riservata ai Signori da quella destinata alla servitù. Sullo stesso piano si trovano altre stanze, tra cui quella della contessa con l'oratorio ornato di pitture e quella del Conte Renato.


http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htmAggiungi didascalia
 Al secondo piano, oltre alla stanza del conte, troviamo la stanza del re di Franciacon il soffitto a cassettoni e un camino che reca sulla cappa lo stemma con i gigli dorati sul fondo e il motto "Vive le Roi" (viva il Re). Nella stanza si trova il letto gotico a baldacchino, originale dell'epoca, rintracciato dai restauri presso un contadino di Ussel. Al fianco di questa camera si trova quella detta dei "Cavalieri di San Maurizio": anche qui il soffitto è a cassettoni e in esso è dipinta la croce di quest'ordine. Tutto il resto del castello ha conservato la suggestiva atmosfera dell'epoca feudale, resa con maggiore vivezza dal raffinato arredamento costituito dai rari ed autentici pezzi unici, alcuni ricostruiti altri provenienti da vari castelli e case nobili valdostane.

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giovedì 25 ottobre 2012

#Italy #Val d'Aosta: Fortezza di Bard

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La Fortezza prende il nome dall'omonimo Comune della bassa Valle d'Aosta, caratterizzato da una superficie assai ridotta (3 km quadrati), ma famoso in tutto l'arco della storia grazie alla presenza della fortezza che fin dal medioevo ha dominato lo spuntone roccioso che sbarra, fin quasi a chiudere completamente, la valle della Dora Baltea. Naturalmente l'importanza strategica del forte negli anni andò diminuendo fino a scomparire del tutto, come pure quella commerciale del borgo, scavalcato dal nuovo tracciato della strada che aggira la base della fortezza. Data la sua posizione strategica per il controllo dei transiti, la rocca di Bard dovette essere fortificata fin dall'epoca preromana; risale al 1034 la prima citazione di un insediamento fortificato: esso apparteneva al visconte di Aosta Boso. Nel 1040 Bard appartiene al Visconte di Aosta e passa poi ai Signori di Bard che pare fossero originari di una antichissima famiglia comitale di Lorena; erano simili i nomi (Bar e Bard) e uguali gli stemmi "D'Azzurro seminato di crocette ricrocettate e fitte d'oro, a due Barbi addossati", come dice Giacosa. Il primo costruttore della Rocca Forte fu Ottone di Bard. Bard rimane, tra alterne vicende, in possesso della famiglia di Bard fino al 1242 quando il feudo diventa possesso dei Savoia; durante il 14 - 15° secolo Bard è interessato da frequenti contrasti con i feudi vicini. Nel 1538 la fortezza subisce l'assalto degli imperiali di Carlo V. Nel 1691 il Forte contrastò l'avanzata dei Francesi durante la guerra tra Vittorio Amedeo di Savoia ed il Re Sole. Nel 1704 i Francesi assediarono Bard che dopo nove giorni capitola, ma nel 1713, dopo la vittoria dei Piemontesi sui Francesi, tornò in possesso dei Savoia



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 Nel 1799 scoppiò la prima delle insurrezioni Valdostane borghesi "La Rivolte delle Socques". Pochi uomini armati rudimentalmente assalirono il Forte e il comandante dovette lasciare la postazione con tutta la guarnigione. Ma l'episodio militare più noto di cui il forte fu teatro è l'assedio del 1800. All'alba del 14 maggio di quell'anno i 40.000 uomini dell'Armèe de Rèserve di Napoleone varcarono le Alpi attraverso il Gran San Bernardo per sorprendere l'esercito austro-piemontese che occupava la pianura padana. Assediato il forte, difeso dalle truppe di Vittorio Amedeo II di Savoia, dopo alterne vicende, Napoleone fece radere al suolo il "vilain castel de Bard". Fu Carlo Felice, nel 1827, a promuovere il rifacimento del forte, affidando il progetto all'ingegnere militare Francesco Antonio Olivero, ufficiale del Corpo Reale del Genio. I lavori si protrassero dal 1830 al '38. La nuova piazzaforte era costituita da tre corpi di fabbrica disposti su diversi livelli: l'Opera Ferdinando in basso, l'Opera Vittorio nella zona mediana e l'Opera Carlo Alberto in alto. Questo sistema a strutture autonome, munite di casematte per l'artiglieria, era in grado di garantire la reciproca difesa in caso di un attacco nemico. Nel complesso la fortezza era dotata di 283 locali e poteva ospitare fino a 416 uomini (il doppio con sistemazione paglia a terra); i magazzini potevano contenere munizioni e provviste sufficienti per tre mesi e l'armamento contava una cinquantina di bocche da fuoco. Alla fine dell'800 il forte si avvia al declino: utilizzato dapprima come bagno penale, fu in seguito destinato a deposito di munizioni. Dismesso nel 1975 dal demanio militare, il forte è stato acquisito al patrimonio regionale nel 1990. 


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