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giovedì 23 aprile 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 23 aprile, anche se non si ha la certezza, è accreditato essere sia il giorno di nascita che quello di morte di William Shakespeare, rispettivamente nel 1564 e nel 1616.
Poeta e drammaturgo inglese, nasce a Stratford-upon-Avon. E' considerato dalla critica come una delle più grandi personalità della letteratura di ogni tempo e di ogni paese. Ad uno sguardo storico più ravvicinato, invece, viene catalogato come uno degli esponenti principali del rinascimento inglese.
Dal punto di vista strettamente biografico, di Shakespeare si sa ben poco. Oltre a mancare dati certi sulla sua vita, innumerevoli fatti ed aneddoti circolano, com'era facile prevedere, intorno alla sua figura. Aneddoti perlopiù destituiti da ogni fondamento. In questa selva di informazioni, da tempo gli studiosi hanno cercato di fare chiarezza, giungendo a poche ma quasi certe notizie fondate.
La sua famiglia apparteneva alla classe benestante inglese. Il padre era una un facoltoso mercante mentre la madre si fregiava del blasone di un casato della piccola nobiltà terriera. Nel 1582 lo scrittore sposa Anne Hathaway, bella ragazza di umili origini, proveniente da una famiglia contadina. Anne darà al drammaturgo ben tre figli di cui gli ultimi due gemelli. Purtroppo uno di essi a soli undici anni, muore. Intanto, William ha già intrapreso con decisione la scelta di vivere per il teatro. Non solo si dedica anima a corpo all'attività di attore, ma spesso scrive da solo i testi, tanto che dopo qualche anno può già vantare una cospicua produzione. Trasferitosi a Londra, nel giro di qualche tempo si conquista una discreta fama. La pubblicazione di due poemetti d'amore, "Venere e Adone" (1593) e "Lucrezia violentata" (1594), nonché dei "Sonetti" (editi nel 1609 ma in circolazione già da tempo) lo consacrarono poeta rinascimentale versatile e piacevole.
Dal punto di vista della diffusione delle sue opere teatrali, invece, il pubblico si dimostra inizialmente meno sensibile. Egli è appunto considerato dalla cerchia degli intenditori e dal pubblico colto un maestro della lirica e del verso più che del dramma. I testi teatrali, pur accolti con favore, non godevano di grande considerazione, anche se Shakespeare, con buon intuito e notevole fiuto (quasi fosse sintonizzato sui percorsi artistici della storia), investì i suoi guadagni proprio in questo settore, al momento apparentemente meno redditizio. Aveva infatti una partecipazione nei profitti della compagnia teatrale dei Chamberlain's Men, successivamente chiamatisi King's Men, che metteva in scena suoi e altrui spettacoli. In seguito, i considerevoli guadagni provenienti da queste rappresentazioni gli consentirono fra l'altro di essere comproprietario dei due teatri più importanti di Londra: il "Globe Theatre" e il "Blackfriars". Ed è inutile ribadire che la sua fama è oggi legata soprattutto alle 38 opere teatrali da lui composte nell'arco della sua fulgida carriera....
Difficile inquadrare la sua notevole produzione artistica, che annovera drammi storici, commedie e tragedie, anche a causa della rilettura successiva dei suoi lavori ad opera dei letterati romantici che videro profonde assonanze tra la loro ricerca estetica e i lavori di Shakespeare. Per lungo tempo, infatti, questa rilettura ha influenzato sia la critica che gli allestimenti delle sue opere, esasperando le affinità poetiche con il romanticismo. Indubbiamente sono presenti, soprattutto nelle grandi tragedie, temi e personaggi che preludono all'esperienza romantica, ma l'originalità del grande artista inglese va cercata maggiormente nella grande capacità di sintesi delle diverse forme teatrali del suo tempo in opere di grande respiro ed equilibrio dove il tragico, il comico, l'amaro, il gusto per il dialogo serrato e per l'arguzia, sono spesso presenti in un'unica miscela di grande efficacia.
Inizialmente, come era tradizione in età elisabettiana, Shakespeare collaborò con altri drammaturghi alla stesura delle sue prime opere; tra queste vi sono Tito Andronico, della quale un drammaturgo di fine Seicento disse "egli si è limitato soltanto a perfezionare con il suo magistrale tocco uno o due dei personaggi principali". I due nobili congiunti, scritta in collaborazione con John Fletcher, e Cardenio, andata perduta, hanno una documentazione sull'attribuzione a Shakespeare precisa.
Le prime opere di Shakespeare furono incentrate su Enrico VI; Enrico VI, parte I, composto tra il 1588 e il 1592, potrebbe essere la prima opera di Shakespeare, sicuramente messa in scena, se non commissionata, da Philip Henslowe. Al successo della prima parte fanno seguito Enrico VI, parte II, Enrico VI, parte III e Riccardo III, costituendo a posteriori una tetralogia sulla guerra delle due rose e sui fatti immediatamente successivi; queste furono in diversa misura composte a più mani attingendo copiosamente dalle Cronache di Raphael Holinshed, ma sempre più segnate dallo stile caratteristico del drammaturgo, descrivono i contrasti tra le dinastie York e Lancaster, conclusi con l'avvento della dinastia Tudor di cui discendeva la allora regnante Elisabetta I. Nel suo insieme, prima ancora che celebrazione della monarchia e dei meriti del suo casato, la tetralogia appare come un appello alla concordia civile.
Molte opere risalenti al primo periodo della carriera di Shakespeare sono stati influenzate dalle opere di altri drammaturghi elisabettiani, in particolare Thomas Kyd e Christopher Marlowe, dalle tradizioni del dramma medievale e dalle opere di Seneca. Di datazione controversa, ma collocabili prima delle opere della maturità, sono un piccolo gruppo di commedie, in cui è forte l'influenza dell'eufuismo e dei testi dei letterati rinascimentali e alle ambientazioni italiane. Di questo periodo fanno parte I due gentiluomini di Verona, La commedia degli errori, in cui vi sono elementi riconducibili ai modelli classici, e La bisbetica domata, derivante probabilmente da un racconto popolare.
Dal 1594, la peste e l'inasprirsi della censura hanno prodotto la scomparsa di molte compagnie, mentre nacquero nuove realtà teatrali, come The Lord Chamberlain's Men, di cui fece parte come autore e attore. La abilità del drammaturgo di identificare i temi più richiesti e il suo talento nella riscrittura dei copioni perché non incappino nei tagli del Master of the Revels gli assicurarono in questo periodo una rapida ascesa al successo. Le prime commedie shakespeariane, influenzate dallo stile classico e italiano, con strette trame matrimoniali e precise sequenze comiche, dal 1594 cedono il passo all'atmosfera romantica, con toni a volte più scuri e propri di una tragicommedia. In tutte le opere di questa fase è presente il wit, gioco letterario basato sulle sottigliezze lessicali. Shakespeare riesce a rendere strumenti espressivi i giochi di parole, gli ossimori, le figure retoriche, che non sono mai fini a sé stessi, ma inseriti a creare voluti contrasti tra l'eleganza della convenzione letteraria e i sentimenti autentici dei personaggi. Questo periodo caratterizzato quindi da commedie romantiche ha inizio tuttavia con una tragedia, Romeo e Giulietta, una delle opere più note di Shakespeare, proseguendo poi con Sogno di una notte di mezza estate, che contiene diversi elementi inediti nelle opere del bardo come la magia e le fate, e Il mercante di Venezia. Completano le opere di questa fase degli scritti shakespeariani l'ingegno e i giochi di parole di Molto rumore per nulla, la suggestiva cornice rurale di Come vi piace, la vivace allegria de La dodicesima notte e Le allegre comari di Windsor.
Negli stessi anni nacque la seconda serie di drammi storici inglesi; dopo la lirica Riccardo II, scritta quasi interamente in versi, Shakespeare presentò, alla fine del XVI secolo, alcune commedie in prosa, come Enrico IV, parte I e II ed Enrico V. L'ultimo scritto di questo periodo fu Giulio Cesare, basato sulla traduzione di Thomas North delle Vite parallele di Plutarco. La produzione di opere storiche riguardanti le origini della dinastia regnante andò di pari passo con il successo suscitato da tale genere. Edoardo III, attribuibile a Shakespeare solo in parte, offre un esempio positivo di monarchia, contrapposto a quello del Riccardo III. Re Giovanni, abile riscrittura shakespeariana di un copione pubblicato nel 1591, narra di un monarca instabile e tormentato e dei discutibili personaggi che lo circondano. In queste opere i suoi personaggi divennero più complessi e teneri, mentre si passa abilmente tra scene comiche e serie, tra prosa e poesia, raggiungendo una notevole varietà narrativa. Fu determinante per il successo dei drammi l'introduzione di personaggi fittizi a cui il pubblico si affezionò, come Falstaff.
Nei primi anni del XVII secolo, Shakespeare scrisse quelle che verranno definite da Frederick S. Boas problem play, i "drammi dialettici" che segnano un nuovo modo di intendere la rappresentazione, in cui i personaggi esprimono compiutamente le contraddizioni umane, dando voce alle problematiche di un'epoca che si è ormai distaccata completamente dagli schemi medioevali; di queste fanno parte Tutto è bene quel che finisce bene, Misura per misura, Troilo e Cressida e alcune tra le sue tragedie più note, come Amleto; l'eroe di quest'ultima è probabilmente il personaggio shakespeariano più conosciuto, discusso e studiato, soprattutto per il suo famoso monologo "To be, or not to be". Shakespeare inoltre ha probabilmente scritto parte della scena VI di Sir Tommaso Moro, frutto della mano di almeno cinque diversi autori, mai rappresentato e stampato soltanto nel 1814.
Il 1603 segna una svolta storica per il teatro inglese; salito al trono, Giacomo I promuove un nuovo impulso delle arti sceniche, avocando a sé la migliore compagnia dell'epoca, i Chamberlain's Men, che da quel momento si chiameranno The King's Men. A Giacomo I, Shakespeare dedicò alcune delle sue opere maggiori, scritte per l'ascesa al trono del sovrano scozzese, come Otello, Re Lear e Macbeth, la più breve e più compressa tra le tragedie di Shakespeare. A differenza dell'introverso Amleto, il cui errore fatale è l'esitazione, gli eroi di queste tragedie come Otello e Re Lear furono sconfitti da affrettati errori di giudizio; le trame di queste opere fanno spesso perno su questi errori fatali, che sovvertono l'ordine e distruggono l'eroe e i suoi cari. Le tre ultime tragedie, che risentono della lezione di Amleto, sono drammi che restano aperti, senza ristabilire un ordine ma generando piuttosto ulteriori interrogativi. Ciò che conta non è l'esito finale, ma l'esperienza. Ciò a cui si dà maggiore importanza è l'esperienza catartica dell'azione scenica, piuttosto che la sua conclusione.
Le sue ultime grandi tragedie contengono alcune delle più note poesie di Shakespeare e sono stati considerate le migliori da Thomas Stearns Eliot. I drammi di argomento classico sono l'occasione per affrontare il tema politico, calato nella dimensione della storia antica ricca di corrispondenze con la realtà britannica. In Antonio e Cleopatra l'utilizzo di una scrittura poetica sottolinea la grandiosità del tema, le vicissitudini storiche e politiche dell'impero romano. Coriolano è invece occasione per affrontare il tema del crollo dei potenti, l'indagine sui vizi e sulle virtù, dando voce ad una intera comunità come in una sorta di coro. Timone d'Atene, probabilmente scritto in collaborazione con Thomas Middleton, contiene allo stesso tempo la coscienza dei rischi di un individualismo moderno e la denuncia della corruzione e del potere dell'oro.
Negli ultimi anni della produzione shakesperiana, il mondo del teatro londinese subisce un cambiamento sensibile; il pubblico aristocratico e della nuova borghesia agiata non frequenta più i grandi anfiteatri, ma teatri più raccolti come il Blackfriars. Le richieste di tale pubblico andavano più nella direzione dell'intrattenimento che non del coinvolgimento nella rappresentazione; Alcuni commentatori hanno visto questo cambiamento di umore come prova di una più serena visione della vita da parte di Shakespeare. Il Bardo, sempre attento ai cambiamenti del gusto e della sensibilità dei suoi spettatori, produce dei nuovi drammi, i cosiddetti romances, "drammi romanzeschi", tornando in parte agli scritti romantici e alle tragicommedie; nascono dunque Pericle, principe di Tiro, Cimbelino, Il racconto d'inverno, La tempesta e I due nobili cugini. A differenza delle tragedie degli anni precedenti, queste spesso terminano con la riconciliazione e il perdono di errori potenzialmente tragici. In Enrico VIII, l'ultimo grande rifacimento di un dramma storico già in cartellone per le compagnie rivali, Shakespeare, aiutato probabilmente da Fletcher, arricchiva e perfezionava la vicenda, riprendendo i temi della produzione precedente, dalla cronaca storica e nazionale al dramma morale, riprendendo lo stile dell'età elisabettiana nel momento in cui quell'epoca era giunta al termine
Una fatica notevole sarebbe anche rappresentata dall'enumerazione dell'enorme quantità di musica che è stata tratta dai suoi testi. L'opera lirica ha letteralmente saccheggiato i drammi o le commedie scespiriane che, con le loro ricchissime tematiche si prestano particolarmente bene alla rappresentazione in note. Un culto per Shakespeare aveva Wagner (anche se non musicò mai alcun libretto del bardo), ma bisognerebbe almeno citare Verdi ("Otello", "Falstaff" "Macbeth", ecc.), Mendelssohn (che scrisse le fantastiche musiche di scena per "Sogno di una notte di mezza estate"), Chaikovskji e, nel Novecento, Prokovief, Bernstein (non dimentichiamo che "West side story" non è altro che una riproposizione di "Romeo e Gulietta") e Britten. Inoltre, la sua straordinaria modernità è testimoniata dalle decine di film ispirati ai suoi drammi.
Conquistato un certo benessere, a partire dal 1608 Shakespeare diminuì dunque il suo impegno teatrale; sembra che trascorresse periodi sempre più lunghi a Stratford, dove acquistò un'imponente casa, New Place, e divenne un cittadino rispettato della comunità. Morì il 23 aprile 1616 e fu sepolto nella chiesa di Stratford. L'epitaffio sulla sua tomba recita:
« Caro amico, per l'amor di Gesù astieniti,
dallo smuovere la polvere qui contenuta.
Benedetto colui che custodisce queste pietre,
E maledetto colui che disturba le mie ossa »
sabato 29 marzo 2025
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 29 marzo.
Il 29 marzo 1871 apre a Londra la Royal Albert Hall.
La Royal Albert Hall è uno dei monumenti più rappresentativi della Londra vittoriana e ancora oggi ospita alcuni degli eventi di spettacolo più importanti di Londra.
Lo splendido edificio è situato all'estremità nord del quartiere di South Kensington, in un'area nota un tempo come Albertopolis. Infatti la nota arteria stradale Kensigton Gore separa la Royal Albert Hall dall'Albert Memorial, un altro monumento eretto in onore del principe Alberto, consorte della regina Vittoria. Ci troviamo al confine con Hyde Park, vicino ad importanti musei come il Natural History Museum, lo Science Museum e il Victoria & Albert Museum.
L'edificio della Royal Albert Hall, un Grade I Listed Building (vincolo di primo grado) è una fondazione culturale ed una 'registered charity' finanziariamente autosufficiente che non riceve fondi dal governo. Fu edificato per ospitare una serie notevole di eventi: concerti di musica classica (ma attualmente anche rock e pop), mostre, balletti, festival, conferenze, gare di ballo, rassegne di poesia, e persino un circo. Il teatro ha visto le esibizioni degli artisti più famosi del mondo ed ogni estate ospita, per otto settimane consecutive, la popolare rassegna nota come "The Proms" (The BBC Promenade Concerts) con concerti, rappresentazioni teatrali ed altri eventi culurali di alto livello. Vi sono ospitate anche alcune manifestazioni sportive come incontri di boxe, di wrestling, tennis e sumo.
La Royal Albert Hall nacque da un'idea dal principe Alberto, marito della regina Vittoria, dopo la Great Exhibition di Londra del 1851. Egli voleva creare una sorta di polo culturale nato con l'obiettivo di promuovere la conoscenza, la comprensione e l'apprezzamento delle Arti e delle Scienze. Il nome originario dell'edificio, infatti, avrebbe dovuto essere 'The Central Hall of Arts and Sciences' ma fu cambiato in onore del principe consorte al momento della sua morte prematura. Subito dopo, un suo stretto collaboratore, Henry Cole, si incaricò di portare a compimento l'opera e, ispirandosi alla struttura degli anfiteatri romani, diede l'incarico di eseguire i lavori prima a Francis Fowke e, in seguito, a un altro ingegnere di corte, Henry Darracott Scott. Il 20 maggio del 1867 la regina Vittoria pose la prima pietra dell'opera che venne inaugurata dalla regina stessa il 29 marzo 1871.
Oltre ad assistere ai concerti e alle svariate rappresentazioni è possibile visitare la Royal Albert Hall prendendo parte ad un Tour a pagamento con guide esperte che, durante il giorno, narrano non solo la storia dell'edificio ma portano i visitatori ad esplorare anche le parti più nascoste e normalmente inaccessibili della Hall (la Galleria, gli appartamenti privati della regina) oltre ai segreti del backstage e dei meccanismi del palcoscenico.
La planimetria della sala ha la forma di un'ellisse, il cui asse maggiore misura 83m mentre quello minore 72m. La grande cupola realizzata in vetro e ferro battuto è alta 41m e quando venne realizzata causò notevoli fenomeni di riverbero; rimedi temporanei furono messi in atto fino alla sostituzione, nel 1949, della cupola di vetro con una di alluminio e di materiale fonoassorbente, e alla successiva installazione a fine anni sessanta di dischi acustici sospesi al soffitto (tuttora esistenti) che eliminarono il problema del suono distorto. Al tempo dell'inaugurazione, l'organo ospitato nella costruzione risultava essere il più grande del mondo. L'edificio, originariamente ideato per accogliere circa 9000 spettatori, venne ridimensionato, per motivi finanziari, in modo da poterne contenere 7.000, oggi ridotti a circa 5.500 per motivi di sicurezza.
La struttura fu realizzata con circa sei milioni di mattoni rossi (Fareham Red brick) e con decorazioni in terracotta. All'esterno, un grande fregio in mosaico circonda l'intero edificio, con scene e testi che descrivono il Trionfo delle Arti e delle Scienze: la Musica, la Scultura, la Pittura, l'Architettura, i Patroni delle Arti, i Filosofi, gli Ingegneri, i lavoratori di pietra, legno e mattoni, l'Astronomia, la Navigazione, l'Agricoltura ed altre scienze. Sopra il fregio è un'iscrizione (altra circa 3m) in cui si narra la storia della Hall (la fondazione, l'idea del principe Alberto, le finalità dell'opera) insieme ad alcune citazioni bibliche.
giovedì 5 dicembre 2024
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 5 dicembre 1952 quello che fu ribattezzato "il grande smog" comincia ad assalire Londra.
Sono ormai pochi quelli che se la possono ricordare: quella fitta e densa nebbia che nel 1952 oscurò per cinque lunghi giorni il cielo di Londra, causando gravi problemi respiratori e uccidendo migliaia di persone. Per più di sessant'anni nessuno scienziato era riuscito a spiegare la natura e l’origine di questo incredibile fenomeno che gli esperti hanno definito il ''Grande smog'', ma oggi il mistero sembra essere stato finalmente risolto.
Dopo decenni di ricerche, un team internazionale di scienziati è riuscito a scoprire una specifica reazione chimica che potrebbe aver causato il peggior evento di inquinamento atmosferico nella storia europea, evidenziando come caratteristiche simili siano presenti oggi in Cina e in altri luoghi. Il loro studio è stato pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences.
Ma torniamo un attimo indietro nel tempo. Esattamente al 5 dicembre del 1952, quando una fitta coltre di nebbia calava sulla città di Londra nell’iniziale indifferenza dei londinesi, abituati a nebbioni e muri di smog che potevano durare anche per settimane. Nei giorni successivi, però, le condizioni peggiorarono rapidamente: la visibilità si ridusse a pochi metri in molte parti della città costringendo le autorità a chiudere scuole, teatri e cinema, e spingendo la cittadinanza a rinchiudersi in casa. E quando la nebbia finalmente si alzò, alle sue spalle lasciava almeno 4mila morti, tra cui molti bambini e anziani, e più di 150mila ricoverati in ospedale.
Secondo studi recenti, però, il conteggio iniziale dei decessi oggi va rivisto al rialzo, con più di 12mila morti di tutte le età, a cui vanno aggiunti oltre 100mila malati. E sebbene sia ormai noto che le cause di molte di queste morti siano da ricercarsi nei livelli altissimi di inquinamento raggiunti nei giorni precedenti al Grande smog, i processi chimici esatti che hanno portato a questo mix micidiale di nebbia e inquinamento non erano mai stati pienamente compresi fino a poco tempo fa.
Tornando ad oggi, grazie a esperimenti di laboratorio e misurazioni atmosferiche in Cina, il team di esperti è riuscito a dimostrare che il solfato, il principale agente chimico delle piogge acide, è probabilmente il fattore che ha contributo alla formazione del Grande smog del '52. La produzione del mix letale sarebbe dovuta alla presenza di altre due sostanze chimiche nelle giuste proporzioni: acido solforico e anidride solforosa, un gas inquinante derivante dalla combustione del carbone. Interagendo in particolari condizioni queste possono contribuire a formare il solfato, che a sua volta costituisce un importante componente del cosiddetto particolato, l'insieme delle sostanze inquinanti organiche e inorganiche sospese nell'aria, in grado di penetrare i tessuti polmonari, causando quindi gravi danni alle vie respiratorie.
Sul piano strettamente tecnico, lo studio ha indagato alcuni processi chimici che possono aver prodotto la grande quantità di particolato presente nel Grande smog del '52, scoprendo che il tassello mancante, fino ad oggi, era un’ulteriore sostanza: il biossido d’azoto, un co-prodotto della combustione molto presente all’epoca nell’atmosfera di Londra, che avrebbe facilitato la reazione chimica che ha prodotto il solfato.
Un altro aspetto fondamentale nel Grande smog sarebbe stata la presenza di nebbia naturale, che avrebbe fornito l’ambiente perfetto per le reazioni chimiche che hanno prodotto l’acido solforico, e una volta evaporata, avrebbe poi lasciato nanometriche particelle acide che hanno ricoperto la città.
''Il fenomeno catastrofico del '52 è stato causato principalmente dalla presenza di aria ristagnante e un’elevatissima concentrazione di particolato, dovuto alle emissioni di combustibili fossili'', spiega Nicola Pirrone, Direttore dell'Istituto sull'Inquinamento Atmosferico (Iia). ''Parliamo di livelli elevatissimi, molto lontani, per fortuna, da quelli che si registrano ad esempio in Italia, nonostante anche da noi la qualità dell'aria sia comunque fuori norma, a causa per esempio del riscaldamento domestico e delle automobili. Anche oggi comunque, in paesi come la Cina si verificano eventi di inquinamento atmosferico simili al Grande smog. Per esempio a Pechino, dove in alcuni periodi dell'anno si giunge a punti critici in cui la densità delle polveri sottili aumenta drasticamente, raggiungendo livelli di particolato che si aggirano intorno ai 300/400 microgrammi per metro cubo''.
Anche lo studio pubblicato su Pnas evidenzia, infatti, che una composizione chimica simile a quella del Grande Smog si può trovare anche in Cina, dove, non a caso, si trovano ben 16 delle 20 città più inquinate del mondo. Lo studio dimostra infatti che nel paese asiatico sono in atto fenomeni chimici simili, ma non identici, a quelli che hanno prodotto il Grande smog, che meritano quindi maggiori studi per verificarne la reale pericolosità.
''Una migliore comprensione della chimica dell'aria è la chiave per lo sviluppo di interventi normativi efficaci in questo Paese'', spiega Zhang. ''Risolvendo il mistero della nebbia killer di Londra, crediamo che anche per la Cina abbiamo dato alcune idee di come migliorare la qualità dell'aria. La riduzione delle emissioni di ossidi di azoto e ammoniaca è probabilmente molto efficace nel distruggere il processo letale di formazione del solfato''.
sabato 30 novembre 2024
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 30 novembre 1936 il Crystal Palace di Londra viene distrutto da un incendio.
Anche se oggi c’è chi pensa che il Crystal Palace sia solo una delle tante squadre calcistiche londinesi, in realtà il suo nome ha una storia antica e prestigiosa, legata alla Great Exhibition del 1851, che ci dimostra come bellezza e fragilità siano un binomio che ci capita purtroppo di applicare troppo spesso all’arte.
Tutto cominciò nel giugno del 1849, quando il principe Alberto, consorte della regina Vittoria, su sollecitazione di un gruppo di banchieri ed industriali britannici della Society of Arts, durante una conferenza a Buckingham Palace, propose di organizzare un’Esposizione Mondiale a Londra (la Great Exhibition), aperta a venditori provenienti da tutto il mondo, ma anche volta a pubblicizzare i prodotti industriali locali, mostrando a livello globale l’egemonia tecnologico-commerciale raggiunta dal paese.
Una volta approvato, non senza difficoltà, il progetto, fu bandito quindi un concorso internazionale di architettura per la realizzazione della struttura destinata ad ospitare l’Esposizione, struttura che Alberto desiderava innovativa e veloce da realizzarsi. Curiosamente, a risultare vittorioso fu il progetto di Joseph Paxton, giardiniere, botanico ed architetto, che si era distinto, sino ad allora, prevalentemente per la costruzione di serre.
L’innovazione che Paxton apportò alla realizzazione delle serre sino ad allora realizzate, fu la costruzione di un tetto arricchito di travi che fungevano anche da canali, per deviare le acque piovane. Una soluzione semplice ed efficace che, coniugata all’inclinazione dei tetti dagli ampi pannelli in vetro, consentiva alla luce di inondare gli interni, persino alle non soleggiate latitudini inglesi.
Quando nel 1840, dopo quattro anni di lavori, Paxton ultimò il «Great Conversatory or Stove», ovvero una grandiosa serra riscaldata per William Spencer Cavendish, VI duca del Devonshire, l’ammirazione dei contemporanei fu davvero straordinaria. Persino la regina Vittoria ed il principe Alberto ne percorsero gli interni in carrozza, deliziati dalla vista degli uccelli variopinti e delle piante tropicali che ne popolavano gli interni.
Non stupisce quindi che la scelta per la realizzazione del simbolo della Great Exhibition cadde proprio sul suo geniale autore e Paxton certamente non deluse le aspettative: in soli quattro mesi eresse una elegante struttura mista in vetro e ghisa, subito soprannominata «Crystal Palace», il «Palazzo di Cristallo», che fu allestita in Hyde Park, per poi essere smontata alla fine dell’evento e trasferita, con qualche modifica, al centro del grande parco di Sydenham, nel Borough di Lewisham, dove divenne un museo ed una sede destinata alle esposizioni.
Questo edificio dalle forme agili ed eleganti, dall’imponente volta a botte e dalle nervature radiali della navata principale ispirate alle foglie di una ninfea, la Victoria amazonica, che occupava un’area di più di 90.000 metri quadri, si inscriveva, stilisticamente, nella produzione architettonica denominata «Architettura del ferro», comparsa in Europa nella seconda metà del XIX secolo, e caratterizzata dall’uso di nuovi materiali da costruzione, quali ossature metalliche e rivestimenti in acciaio e vetro, materiali legati alle innovazioni tecnologiche della Rivoluzione industriale.
Era destino, tuttavia, che l’edificio di cristallo, già vanto della corona inglese, non dovesse durare a lungo: sfuggito miracolosamente ad un primo rogo del 1866, esso venne completamente distrutto da un secondo incendio il 30 novembre del 1936 e persino le due torri laterali superstiti furono abbattute nel corso della seconda guerra mondiale, perché si temeva divenissero un pericoloso punto di riferimento per gli aerei tedeschi durante i bombardamenti di Londra.
Un triste epilogo per una delle più innovative architetture dell’epoca, destinata ad influenzare i progetti di altri edifici non meno sfortunati del modello che li aveva ispirati: basti pensare che il New Crystal Palace di New York fu vittima di un rogo distruttivo a pochi anni dalla sua realizzazione e che il Glaspalast di Monaco di Baviera fece la stessa fine nel 1931.
Winston Churchill commentò amaramente, in un discorso del 1936, al cospetto della Camera dei Comuni, che la fine di Crystal Palace segnava la fine di un’epoca.
Eppure, nonostante tutto, la maestosa costruzione dell’ambizioso edificio continua ad affascinare gli architetti contemporanei e a costituire spunto e modello per l’architettura post-moderna.
venerdì 29 dicembre 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 29 dicembre 1940 Londra subì uno dei peggiori attacchi della battaglia di Inghilterra, venendo investita da bombe incendiarie sganciate dalla Luftwaffe.
La battaglia d’Inghilterra fu combattuta tra l’estate del 1940 e l’inizio del 1941 tra l’aviazione tedesca e le forze inglesi. Fu una delle più importanti battaglie della seconda guerra mondiale che causò la morte di 23.000 civili inglesi.
Lo scopo della Germania era il controllo della Manica e dell’Inghilterra meridionale come base iniziale per l’invasione del Regno Unito. Questa battaglia è stata la prima ad essere interamente combattuta dalle forze dell’aviazione: La “Luftwaffe” tedesca e la “Royal Air Force” inglese.
I primi bersagli tedeschi furono i porti e gli aeroporti a cui seguirono fabbriche aeronautiche e altre strutture. La tattica adottata dalla Germania era il bombardamento strategico, caratterizzato dallo sgancio di una grande quantità di bombe su larga scala non direttamente sulle forze nemiche, ma sui centri più importanti dei territori attaccati, per distruggere la produzione industriale e togliere al nemico la volontà di combattere.
In questo tipo di bombardamento erano coinvolti anche i civili e per questo era anche chiamato bombardamento terroristico.
Il più terribile degli attacchi effettuati dai tedeschi in questa battaglia avvenne il 29 dicembre del 1940 su Londra, in cui morirono circa 3.000 civili.
Durante quest'ultimo vennero sganciate più di 100.000 bombe sul centro città e sulle zone residenziali, come Islington o Putney.
Per proteggersi dai bombardamenti aerei nemici la popolazione londinese adibì a rifugio antiaereo le stazioni della metropolitana di Londra (come lo scalo di Aldwych, oggi chiuso); si calcola che nelle fermate della Tube di Londra quel giorno dormirono più di 140.000 persone.
Quel giorno, comunque, più di 1.500 incendi dominavano la città, provocando una temperatura superiore a 1.000 °C; i muretti in pietra venivano sbriciolati, le travi di ferro venivano contorte e il vetro si scioglieva, mentre il manto stradale andava in fiamme.
Inizialmente i tedeschi prevedevano una durata di quattro giorni per sconfiggere l’aviazione inglese e circa quattro settimane per distruggere industrie e fabbriche militari. Ma la intera campagna fu costellata da errori strategici e di valutazione da parte della Germania.
Il problema principale fu la scarsa attendibilità di informazioni sull’effettivo apparato difensivo inglese che era molto maggiore e potente di quello stimato.
Il sistema difensivo Dowding e la flotta inglese della RAF riuscirono a reggere, nonostante le enormi perdite, l’attacco tedesco.
Complessivamente la battaglia d’Inghilterra si risolse con la prima vittoria degli alleati sulla Germania che condizionò l’esito della guerra. La Gran Bretagna si confermò roccaforte inespugnabile e ripresasi dalle perdite e i danni subiti si riorganizzò velocemente per il proseguimento delle ostilità.
Infatti divenne in seguito la base d’appoggio per lo sbarco in Normandia, e per i bombardamenti strategici all’interno della Germania, che culminarono nel 1945 con il Bombardamento di Dresda.
giovedì 23 novembre 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 23 novembre 1499 Perkin Warbeck, pretendente al trono inglese, viene impiccato per aver tentato di evadere dalla Torre di Londra.
La storia della Torre di Londra è lunga e a tratti oscura. È una storia attraversata da spietate esecuzioni ad opera di re sanguinari e avidi di potere tanto da farle guadagnare (forse immeritatamente) la reputazione di luogo di sofferenza e tortura.
La Torre di Londra è una fortificazione formata da un complesso di edifici che ha subito modifiche ed ampliamenti rispetto alla pianta originaria, almeno per due secoli. La struttura che vediamo oggi è quella del tardo tredicesimo secolo.
La Torre di Londra è molto antica. La sua storia comincia con la conquista dell’Inghilterra da parte dei Normanni che la fecero erigere a simbolo del loro potere, dopo aver strappato il trono d’Inghilterra ai Sassoni nel 1066 con la vittoria nella famosa battaglia di Hastings.
Il protagonista dell’impresa fu il duca di Normandia, Guglielmo il Conquistatore, che fece capitolare Londra dopo una serie di vittorie portate a segno contro le truppe Sassoni in varie parti del Sud. L’invasione normanna portò all’incoronazione di Guglielmo il Conquistatore con il nome di Guglielmo I. Fu lui, infatti, intorno al 1078 ad ordinare la costruzione della White Tower, l’edificio centrale della Torre di Londra che avrebbe poi dato il nome a tutto il castello. Questa costruzione in realtà fece parte di un’operazione molto più ampia di consolidamento del potere che portò alla progettazione e realizzazione di oltre 35 castelli tra il 1066 e il 1087. Castelli che servirono da fortificazioni, residenze o centri del potere amministrativo.
La Torre di Londra, in particolare, rivestiva un ruolo centrale perché rappresentava l’avamposto per il controllo di Londra, la più grande città dell’Inghilterra e sede del potere politico. Il luogo dell’insediamento fu scelto accuratamente tra le originarie mura romane e il fiume Tamigi che avrebbe costituito una valida difesa naturale dai nemici. La White Tower (Torre Bianca) fu iniziata presumibilmente nel 1078 anche se la data è incerta e non fu probabilmente finita prima della morte di Guglielmo I stesso, avvenuta nel 1087. La White Tower è inoltre la prima fortezza in pietra d’Inghilterra – del resto il primo muro di protezione in pietra, che avrebbe sostituito la palizzata in legno intorno alla Torre, fu costruito solo intorno al 1100 per ordine di Guglielmo II.
Il castello mantenne la sua forma originaria probabilmente fino al regno di Riccardo Cuor di Leone (fine del 12° secolo) quando William Longchamp, reggente mentre il re Riccardo era alle crociate, ampliò la fortezza facendo costruire anche un fossato. Fu in assenza di Riccardo che suo fratello, il principe John, tentò con successo un assalto al potere e fu proprio in quell’occasione che la Torre di Londra subì il suo primo assedio. Longchamp alla fine capitolò e John successe a Riccardo nel 1199. Il suo regno incontrò tuttavia molte resistenze interne e questo portò ad una forte instabilità negli anni successivi.
La fortificazione venne ulteriormente modificata ed ampliata nel 13° secolo, sotto i regni di Enrico III ed Edoardo I. Fu alla fine di questo secolo che finalmente raggiunse la forma che presenta ai giorni nostri.
Enrico III era piuttosto slegato dai suoi Baroni e il timore di attacchi fu la ragione per cui volle che la Torre venisse fortificata al massimo. Essendo anche un esteta ordinò che il castello fosse un posto estremamente confortevole in cui vivere. Dal 1238 il castello si espanse ad Est, Nord e Nord-Ovest. Furono costruiti nuovi torrioni difensivi, un secondo fossato e presto il castello si estese ad est oltre l’originario insediamento romano fino ad incorporare il muro difensivo della city.
Edoardo I, dal canto suo, spese sulla Torre in pochi anni più di quanto Enrico III avesse speso durante tutto il suo regno. La sua esperienza negli assedi accumulata durante le crociate gli permise di apportare importanti migliorie alla sicurezza del castello. Fu ricostruito uno dei fossati iniziati da Enrico III, fu eretto un nuovo muro di cinta e un nuovo fossato fu scavato lungo il perimetro esterno del muro. Fu anche creato un nuovo ingresso dotato di avanzate strutture difensive.
Durante il tardo Medioevo la Torre fu usata molto come prigione e come rifugio per i reali. Il 14° secolo fu il secolo dei re Edoardo II, Edoardo III e Riccardo II. Quest’epoca fu caratterizzata da guerre e rivolte interne e spesso la Torre di Londra servì ai regnanti da rifugio, come nel 1387, quando Riccardo II passò il Natale barricato tra le mura del castello Londinese piuttosto che nel castello di Windsor, come si usava di più allora.
Nel 15° secolo non furono apportate molte migliorie alla fortezza e questa continuò a svolgere un duplice ruolo di rifugio per i reali e prigione, dove spesso i detenuti avevano nomi illustri. La seconda parte di questo secolo fu caratterizzata dalla Guerra delle Due Rose (1455-1485) scoppiata tra i casati dei Lancaster e degli York che si contendevano il trono. Fu alla fine di questo periodo che si consumò l’evento forse più infamante legato al nome della Torre di Londra: l’assassinio dei Principi nella Torre. I due giovani, Edoardo V e Riccardo erano figli di Edoardo IV e alla morte del re il loro zio, Riccardo di Gloucester, allontanò tutti i loro parenti, inclusa la madre, convincendo i ragazzi ad alloggiare nella Torre in attesa dell’incoronazione di Edoardo, il maggiore dei due. Quest’incoronazione non ebbe mai luogo e i due giovani non furono mai più rivisti vivi. Lo zio Riccardo fece inoltre dichiarare il matrimonio di Edoardo IV illegittimo e quindi illegittimi anche i suoi figli morti. Con quell’atto prese il trono come Riccardo III nel 1483. Costui fu l’ultimo re del casato York e regnò fino alla sua morte nel 1485, avvenuta nella battaglia di Bosworth persa contro Enrico Tudor, incoronato Enrico VII nello stesso anno. Questo evento diede inizio all’era dei Tudor.
Con l’avvento dei Tudor la Torre di Londra cominciò a perdere il suo ruolo di residenza reale, ma fu maggiormente usata come arsenale e prigione. Molti furono i lavori fatti per migliorarne la sicurezza nel’500, soprattutto durante il regno di Enrico VIII. Lo stesso secolo vide nascere anche il corpo degli Yeoman Warders, guardie del corpo del re almeno dal 1509. Fino alla metà del ’600 la Torre fu molto usata come prigione e luogo di tortura e questo ne cambiò anche la reputazione che cominciò a diventare quella che in parte la storia ci ha restituito. Tra gli ospiti illustri imprigionati nella fortezza durante questi anni ricordiamo Anna Bolena, Lady Jane Grey ed Elisabetta I. Il 1600 fu l’era degli Stuart e durante questo periodo la Torre subì diversi lavori di ristrutturazione perché versava in pessime condizioni. Pare che Carlo II non vi abbia speso nemmeno la notte prima dell’incoronazione nel 1660.
Il ’700 fu il secolo in cui salì al potere il casato di Hannover. Data l’incertezza circa una rivolta scozzese, la Torre di Londra fu rimessa a posto per reggere ad un nuovo eventuale assedio da parte dei potenziali nemici. I lavori si svolsero spasmodici durante la maggior parte del 18° secolo.
Nel secolo successivo altri lavori furono eseguiti. Dal 1843 al 1845 fu drenato e riempito di terra il fossato esterno dato che pochi anni prima aveva causato un’epidemia dovuta all’accumulo di materiale argilloso. Nello stesso periodo furono costruiti ulteriori edifici per l’alloggiamento di soldati prevalentemente in vista di temuti sommovimenti popolari. Questo fu l’ultimo grande intervento di fortificazione della Torre e la maggior parte delle strutture adibite all’artiglieria sopravvissute fino ad oggi risalgono a quell’epoca.
Durante le due guerre mondiali del ’900 la Torre conobbe di nuovo, e per l’ultima volta, il suo ruolo di prigione e luogo di esecuzioni. Durante quel periodo furono eseguite 11 condanne a morte e l’ultima fu quella inflitta per spionaggio a Josef Jakobs, il 14 agosto del 1941. Dopo le guerre, i danni subiti dai sostenuti bombardamenti dei Nazisti furono riparati e la Torre fu riaperta al pubblico.
Come si è visto la Torre di Londra nei secoli ha svolto un ruolo molto importante nella storia inglese. È stata più volte assediata e difenderla è sempre stato cruciale per il controllo del paese. La Torre è servita a molti scopi: è stata un deposito di armi, una tesoreria, sede della Zecca, nonché prigione e residenza reale, oltre che casa dei Gioielli della Corona. La storia di diversi personaggi famosi, caduti in disgrazia e mandati alla Torre, ha alimentato la fama del castello come luogo di tortura e morte. La verità è però che, fino alle guerre mondiali, solo sette persone sono state giustiziate tra le mura della Torre di Londra. Le esecuzioni avevano invece luogo a Nord della Torre, su Tower Hill. Se ne sono infatti contate 112 in un periodo di 400 anni.
Oggi la torre di Londra è una delle attrazioni turistiche più popolari del paese, nonché patrimonio dell’umanità protetto dall’Unesco dal 1988.
domenica 20 agosto 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 20 agosto 1989 la nave Marchioness affonda nelle acque del Tamigi a seguito di una collisione.
Migliaia di turisti si accalcano il giorno dopo sulle rive del Tamigi per vedere il macabro spettacolo del battello Marchioness, teatro del tragico incidente che è costato la vita a 60 persone e che è ora incagliato tra le sabbie del lato nord occidentale del fiume. La scena è orrenda. La grande barca sembra la carcassa di una belva. Altri la paragonano ad una immensa bara. Eppure la chiamavano nella sua matura età di 65 anni pleasure boat, una imbarcazione dei piaceri. E così avrebbe dovuto essere nei programmi di Antonio Vasconcellos, un portoghese finanziere di quelli che nella City chiamano yuppies, per il loro rapido successo e per i lussi sfrenati.
Il ventiseienne bon-viveur aveva deciso di festeggiare il suo compleanno in stile con una notte di libagioni del migliore champagne, danze, cabaret, chiromanti e tante, tante affascinanti modelle, di quelle leggendarie, alte e sensuali, dalle curve perfette. Il suo amico Jonathan Phong, fotografo mondano, si era rivolto all' agenzia giusta che aveva provveduto ad assicurare una trentina di modelle e di tredici loro colleghi. La festa, che non avrebbe potuto concludersi in modo più drammatico, era cominciata nel migliori dei modi. I festeggiamenti sono iniziati alle otto di sera. A mezzanotte i 150 ospiti sono stati invitati a raggiungere il molo di Charing Cross dove la marchesa li avrebbe presi a bordo. Il giovane finanziere avrebbe voluto salpare poco dopo l' una ma i dj della discoteca sono arrivati in ritardo. L' imbarcazione dei piaceri non è partita fino all' una e mezza. Venti minuti dopo la stessa marchesa ha raggiunto il Southwark bridge. E' uno dei dieci ponti che collegano le sponde del Tamigi lungo le 18 miglia da Hampton a Putney Bridge. Ogni ponte ha una sua particolare fisionomia. Richmond Bridge è tra i più vecchi ed ha duecento anni. Fino ad ora non era stato teatro di grandi tragedie ma tutto è avvenuto nello spazio di pochi secondi, quando la Marchioness invece di attraversare sotto un arco a destra ha mantenuto la sua rotta più diretta e si è infilata sotto quello principale. Secondo l' Independent, il capitano Faldo avrebbe ricevuto dal capitano della Bowbelle, la gigantesca e veloce draga che seguiva il suo battello, l' invito a spostarsi perché la stessa Bowbelle era troppo alta per passare sotto altri archi che non quello principale. Alcune fonti aggiungono che a quest' invito sarebbe seguito un battibecco tra i due, e pochi attimi dopo la Bowbelle speronava la Marchioness. E' stato come se un carro armato andasse a cozzare contro una Mini, dice l' armatore proprietario del battello colato a picco, Ken Dwan. La vecchia marchesa non ha avuto scampo. In meno di due minuti era completamente travolta dalle acque nere del fiume percorso da forti correnti che muovevano verso ovest. Pochi minuti prima una chiromante Jackie James che leggeva le carte aveva esclamato: Attenzione ai viaggi sull' acqua. La donna si è salvata come altre sessantasei persone mentre i morti saranno sessantatré. Anche il capitano come l' anfitrione ha perso la vita nel naufragio. La draga ha invece riportato danni superficiali. Malgrado i tentativi di soccorso siano stati effettuati con la massima efficienza il bilancio è disastroso. La notte terribile ha visto all' opera sommozzatori, lance, elicotteri e squadre di agenti di polizia e pompieri che con le loro torce hanno tentato di far luce sotto i ponti del Tamigi. Sulle coste c' erano anche una cinquantina di autoambulanze. Soltanto i più fortunati ed i più robusti sono riusciti a scampare vivi a questa notte di tragedia. La polizia ha subito proceduto al fermo dello skipper e del marinaio della Bowbell che sono stati anche sottoposti all' esame dei medici per verificare la possibilità di un abuso di bevande alcoliche.
L' imbarcazione che era stata ufficialmente affittata dalla Syncro Model Agency avrebbe dovuto portare un massimo di 110/120 persone ma c' è chi parla di un carico di 150 passeggeri. Molti di loro si trovavano nella parte più bassa dell' imbarcazione dove erano state collocate sia la discoteca che le tavole con cibo e bevande. La signora Thatcher, che si trovava in vacanza in Austria, è stata svegliata di notte dai funzionari del numero 10 di Downing Street e appena ha ricevuto la terrificante notizia ha raggiunto insieme al marito Londra, da dove si è fatta portare direttamente sul luogo del disastro. Anche il nuovo ministro dei Trasporti, Cecil Parkinson, ha deciso di sospendere le sue vacanze in America e dopo avere incontrato i funzionari di polizia ed avere fatto anche lui un sopralluogo sul luogo dello scontro ha emanato una serie di provvedimenti. Sono previste più ispezioni, molte più unità di sorveglianza e di protezione, le imbarcazioni devono passare maggiori controlli e soprattutto deve essere obbligatoria la lista dei passeggeri.
Parkinson con il suo dinamismo ha dimostrato un forte contrasto con il suo predecessore anche lui conservatore, ma che veniva spesso definito il ministro dei disastri. Per esempio l' ex ministro, Paul Channon, dopo il disastro aereo del Natale precedente aveva preferito partire quasi subito per le sue vacanze nei Caraibi. Parkinson invece è rimasto al suo tavolo di lavoro tutto il giorno e tutta la notte.
Sette anni dopo il disastro sul Tamigi, anche la draga Bowbelle andò perduta. Venduta a una società di Madeira e ribattezzata Bom Rei, si spezzò in due e affondò il 25 marzo 1996 al largo della costa di Ponta do Sol, Madeira. La nave fu localizzata sei mesi dopo l'affondamento. Il relitto è ancora in buone condizione ed offre rifugio a un variegato insieme di pesci ed altra vita marina. Dopo poco tempo, sul relitto sono cresciute piante marine in abbondanza ed oggi il battello è un'attrazione per i sub.
Non lontano dal luogo del disastro sul Tamigi, nella cattedrale di Southwark, si può trovare un memoriale delle vittime; nello stesso luogo ad ogni anniversario viene tenuta una messa in loro ricordo.
Una sopravvissuta, Magda Allani, nel 2011 ha pubblicato la sua storia sul naufragio e sugli eventi di contorno, intitolato "Acque scure - Cronaca di una storia mai detta", che ha avuto una discreta diffusione sui media britannici.
venerdì 20 gennaio 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 20 gennaio 1986 Parigi e Londra siglano l'accordo per la costruzione del Tunnel sotto la Manica.
L’ultima volta che Francia e Inghilterra erano state unite, letteralmente, era accaduto ottomila anni prima, durante l’ultima era glaciale. Lo erano state fino a quando, complice il cambiamento climatico, le correnti d’acqua che arrivavano dallo scioglimento progressivo dell’allora ghiacciato Mare del Nord si ricavarono prepotentemente un passaggio verso l’Atlantico, sommergendo quel territorio e separando la Gran Bretagna dal resto d’Europa. Nasceva il Canale della Manica.
Le due terre sarebbero tornate a unirsi il 1 dicembre 1990, quando gli operai francesi e britannici si incontrarono nei sotterranei del tunnel della Manica (o Eurotunnel, Channel tunnel o Tunnel sous la Manche, a seconda che vi troviate in Inghilterra o in Francia). Quel giorno, gli operai Philippe Cozette (portabandiera francese) e Graham Fagg (per l’Inghilterra) furono i primi a solcare il tunnel della Manica, dopo che ebbero abbattuto l’ultimo pezzo di muro che ancora li separava. Sarebbero stati due dei quindicimila lavoratori che avrebbero prestato le loro braccia alla costruzione dell’opera, smuovendo milioni di tonnellate di terra, a partire dal dicembre del 1987, quando finalmente, dopo più di cento anni dai primi scavi, erano cominciate le trivellazioni. Prima dal lato inglese, e subito dopo anche da quello francese.
In realtà l’idea di un canale sotterraneo, un cordone che unisse di nuovo il continente alle isole britanniche era un’idea vecchia quasi di due secoli. E come per il canale di Suez, anche qui ci fu lo zampino di Napoleone, o meglio di uno dei suoi ingegneri, Albert Mathieu-Favier. Suo infatti fu il primo progetto di una galleria, che nelle originali intenzioni avrebbe dovuto essere costruita su due livelli: uno per permettere il passaggio delle carrozze (i treni non si vedevano ancora), illuminato e areato da aperture che arrivavano fino in superficie, e l’altro invece per permettere il flusso di acqua nei sotterranei.
Nella metà dell’Ottocento un altro ingegnere francese, Aimé Thomé de Gamond, lavorò all’idea di un tunnel. Dei vari progetti che egli elaborò per la ferrovia che avrebbe aumentato il traffico di merci e persone tra l’Inghilterra e la Francia, quello sottomarino venne scelto come il più valido. Solo nel 1880 la Beaumont & English cominciò gli scavi su entrambi i fronti, ma dopo appena un chilometro tutto venne abbandonato. La mancanza di finanziamenti, la paura diffusa che quel ponte con il continente rendesse la Gran Bretagna un facile bersaglio per invasioni straniere e le difficoltà tecniche congelarono i lavori fino alla metà del secolo successivo.
Il progetto del più lungo tunnel sottomarino, più simile a come è oggi, cioè con tre canali - due per il tragitto dei treni, ciascuno in una sola direzione, e uno al centro per le macchine addette alla manutenzione con collegamenti regolari agli altri due- risale agli anni Sessanta. Ma i lavori vennero inaugurati solo a ridosso degli anni Novanta. Pochi anni dopo sarebbe finalmente nato il tunnel sottomarino più lungo del mondo, che corre per 38 dei 50 km di lunghezza totali sott’acqua, collegando Folkestone (UK) e Coquelles (Francia).
Dalla sua messa in servizio nel maggio 1994, il tunnel è stato utilizzato da 300 milioni di utenti, che corrisponde a 6 volte la popolazione totale dei paesi collegati, da un lato la Francia e dall'altro il Regno Unito.
Questa cifra tiene conto dei passeggeri imbarcati a bordo delle navette dell'eurotunnel, turisti (automobili, camper, moto), o anche in pullman o in autocarro, ma anche i passeggeri dei treni eurostar che lo attraversano.
Sono le navette eurotunnel a portare il maggior numero di persone, circa 180 milioni, seguiti dall'Eurostar (120 milioni di persone).
Ciò rappresenta una media di circa 47.000 clienti al giorno che percorrono la galleria.
martedì 10 gennaio 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 10 gennaio 1863 apre al pubblico la prima metropolitana al mondo, a Londra, da Paddington a Farringdon Street.
La stazione di London Paddington è una delle principali stazioni ferroviarie di Londra sita nel quartiere di Paddington da cui prende il nome.
Stazione storica, è stata capolinea dal 1838 della Great Western Railway.
Molte delle Stazioni presenti oggi risalgono alla metà del 1800, e vennero progettate da Isambard Kingdom Brunel.
Questa fu anche la prima stazione capolinea della Metropolitana di Londra nel 1863, quando era il terminal della Metropolitan and Metropolitan District Railways, la prima metropolitana costruita nel mondo.
Nonostante la sua storia e architettura, recentemente c'è stata la necessità di ristrutturarla con metodologie e stili moderni ed è divenuta così il terminal della linea Heatrow Express, che offre un servizio di linea diretto con il Heathrow Airport.
Il complesso della stazione di Paddington è composto da un isolato lungo e sottile delimitato da Praed Street nella parte anteriore e Bishop's Bridge Road in quella posteriore. Il lato ovest è parallelo alla Eastbourne Terrace mentre quello est è delimitato dal ramo di Paddington del Grand Union Canal. La stazione delle linee principali è ubicata in una trincea poco profonda oscurata dal complesso alberghiero posto di fronte ad essa, ma può facilmente essere vista dagli altri tre lati.
La stazione è ubicata in una strada molto stretta e nessuna delle strade che le sono intorno è una via di grande comunicazione. L'area circostante è essenzialmente residenziale ed in essa sono ubicati molti degli alberghi di Londra. Fino a poco tempo fa essa aveva pochi edifici adibiti ad uffici e gran parte del traffico pendolare orbitante sulla stazione veniva smistato sulle stazioni della Metropolitana di Londra.
Oggi le Stazioni sulle linee della Metropolitana relative alla District, Circle e Bakerloo, sono collegate alla sala biglietteria da un corridoio sotterraneo che attraversa Praed Street. Esse possono essere considerate come una singola stazione e sono indicate in tale maniera sulle mappe della Metropolitana.
Le piattaforme della Hammermth & City Line sono separate dalle altre stazioni ed indicate come stazione separata sulla mappa, anche se siete accanto a quelle della stazione principale e quindi intercomunicanti con le altre. L'intercambio fra le linee District, Circle e Bakerloo e al Hammersmith& City, obbliga i viaggiatori a percorrere un corridoio di collegamento per raggiungere la stazione principale, anche se il viaggio viene effettuato mediante il pagamento di un solo biglietto.
Dal 24 maggio 2022 è in funzione una nuova stazione della Elizabeth Line, che la collega alle altre linee e alla metropolitana.
Il personaggio della letteratura per bambini Paddington Bear, ha preso il nome dalla stazione di Paddington. Nella serie di libri che lo riguardano, egli è stato trovato appunto in questa stazione da una famiglia Inglese. Lui proveniva dal Perù ed aveva un'etichetta legata al braccio su cui c'era scritto “ per favore aiutate quest'orso, grazie”.
Nella hall della stazione di Paddington esiste realmente una statua di Paddington Bear che gli appassionati della storia possono ammirare quando vogliono.
La stazione è inoltre servita da bar, ristoranti e negozi di ogni genere per accontentare la moltitudine di utenti che si incrociano ogni giorno in questo luogo ricco di storia e modernità e che vede ed ha visto passare tra le sue mura tante storie di vita vissuta.
domenica 25 dicembre 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 25 dicembre 1065 viene consacrata a Londra l'abbazia di Westminster.
Capolavoro dell’architettura gotica inglese e patrimonio UNESCO, Westminster Abbey è una pagina unica della storia di Londra: racchiude circa 600 monumenti ed è la cattedrale gotica più alta del Regno Unito. Le navate si elevano per 31 metri e l’abbazia è stata costruita tra il 1200 e il 1500, sul luogo in cui sorgeva un monastero benedettino. L’abbazia è sotto la giurisdizione della Corona, che ancora oggi controlla le nomine del clero. Dal 1066 ospita le incoronazioni di re e regine d’Inghilterra, e fin dalla fondazione custodisce i resti e i monumenti di almeno cinquemila personaggi importanti del Paese: Santi e Sovrani, Poeti e uomini di Stato.
Il nome “Westminster” deriva dalla prima chiesa sorta qui, e dedicata a San Pietro: fu fondata nel 1065 da Re Edoardo, ultimo dei re anglosassoni, che fece ampliare un monastero benedettino. Re Edoardo chiamò la chiesa “West Minster”, abbazia occidentale, per distinguerla dalla“East Minster”, la Cattedrale di St.Paul. Oggi, tracce del monastero normanno si trovano negli archi rotondi e nelle massicce colonne che sostengono la volta sotterranea. Nel Natale del 1066, qui fu incoronato Guglielmo il Conquistatore, e nel 1161 furono trasferite le spoglie di Re Edoardo in un nuovo sepolcro, oggi sotto l’altare centrale. L’abbazia sopravvisse per due secoli, fino al 1245, quando Enrico III decise di costruirvi un edificio in stile gotico. Sotto il decreto del Re d’Inghilterra, l’Abbazia di Westminster fu progettata non soltanto per essere un grande monastero e luogo di fede, ma anche un luogo di incoronazione e sepoltura dei monarchi: da Guglielmo il Conquistatore in poi, con l’eccezione di Eduardo V e Edoardo VIII, mai incoronati, tutti i re sono stati incoronati qui. Verso il 1376, Enrico VII fece realizzare la navata maggiore, mentre due secoli dopo furono aggiunte le due torri occidentali. Il risultato di questi lavori è oggi un ricco mausoleo, dominato da grandi vetrate, sculture vittoriane ed elementi tardo-gotici.
Dopo il Big Ben e le cabine telefoniche rosse, la facciata sull’ingresso ovest dell’abbazia è una delle immagini celebri di Londra. La parte gotica inferiore dell’ingresso fu completata nel 15° secolo e le torri sono dell’inizio del 1700. Dal 1995, dopo un restauro di 23 anni, le nicchie ai lati ospitano quattro figure allegoriche: Pietà, Verità, Giustizia e Pace. In alto, sopra il portale, dieci statue di martiri hanno i volti di eroi del nostro tempo, tra cui Martin Luther King, e rappresentano tutti coloro che sono morti e che continuano a morire a causa di oppressioni e persecuzioni. L’abbazia ha tre navate e si estende in altezza, offrendo uno spettacolo impressionante soprattutto nella navata centrale, su cui si aprono le bifore, il coro e i finestroni. Alla morte di Enrico III, nel 1272, la costruzione dell’abbazia non era completa, e quindi parte della navata normanna rimase all’inizio dei nuovi lavori. La navata attuale fu iniziata nel 1376 e terminata due secoli dopo, con l’aggiunta delle vetrate istoriate. Gli elementi più sfarzosi sono anche i più recenti: il coro, per esempio, è del 1848, e la balaustra del 1839. Ai lati del coro, il monumento di Isaac newton e quello di Lord Stanhope, segretario di Stato. Ad Enrico VII, primo Re della dinastia Tudor, si deve la costruzione della Lady Chapel: sovrastata da un soffitto a volte realizzato dallo scultore italiano Torrigiano, la cappella ospita gli scranni dei Cavalieri dell’Ordine di Bath, mentre ad est c’è la Vetrata su cui è illustrata la Battaglia d’Inghilterra, di Hugh Easton. Dietro l’altare c’è un monumento rinascimentale con le spoglie di Enrico VII e sua moglie, Elisabetta di York. Il Sanctuary, anche chiamato the Confessor’s Chapel, è il luogo in cui avviene l’incoronazione dei sovrani da quasi mille anni. Qui ci sono le spoglie di Edoardo il Confessore. Al centro del Santuario si apre l’Altare Maggiore: qui avvengono le cerimonie di incoronazione. Sul soffitto, un magnifico mosaico dell’Ultima Cena, di Antonio Salviati; di fronte all’altare, un prezioso pavimento di marmo del 1268, decorato secondo il metodo Cosmati: disegni piccoli e intricati, fatti con minuscoli pezzetti di marmi colorati. Nel transetto sud c’è il Poets’Corner, una delle aree più famose dell’abbazia. Il primo ad essere seppellito qui fu Geoffrey Chaucer, l’autore dei Canterbury Tales. Nei 150 anni successivi, quest’angolo è diventato la memoria letteraria di Londra: oggi qui sono sepolti o commemorati tutti i rappresentanti della letteratura inglese, da Shakespeare a Kipling, da Dickens alle sorelle Bronte.
sabato 5 novembre 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 5 novembre 1605 viene sventata a Londra la cosiddetta "congiura delle polveri".
Il complotto conosciuto come Congiura delle Polveri viene orchestrato nel 1604 da un gruppo di cattolici inglesi guidati da Robert Catesby. L’intento con cui agiscono è quello di liberarsi del re Giacomo I, favorendo così l’incoronazione della figlia diciannovenne Elisabetta. L’ascesa al trono di Giacomo fa nascere inizialmente nei cattolici la speranza che le persecuzioni subite fino ad allora possano finalmente cessare.
La madre del re, Maria Stuarda, è stata infatti una fervente cristiana e la politica iniziale della corona appare moderata. Ma le cose cambiano presto, e Giacomo assume un atteggiamento assolutista e reazionario. Di fronte al rinnovarsi del pericolo di nuove persecuzioni Catesby decide di reagire con la forza, e insieme ad altri quattro gentiluomini, Thomas Percy, Thomas Wintour, Guy Fawkes e John Wright, vittime anch’essi di numerose angherie, passa all’azione.
Il piano architettato dai cinque prevede di far saltare in aria il parlamento e l’adiacente abbazia di Westminster nel giorno dell’apertura dei lavori, lo State Opening, fissato per il 5 novembre 1605. L’esecuzione materiale del complotto è affidata a Fawkes, ex-soldato con una certa dimestichezza in materia di esplosivi.
Per poter mettere in atto le loro intenzioni, i cinque affittano una casa la cui cantina è adiacente al Parlamento, e progettano dei lavori di scavo di una galleria che dovrebbe consentire il posizionamento dell’esplosivo. Ben presto gli scavi si rivelano più complicati del previsto, e viene acquistata un’altra cantina. La necessità di reperire risorse fa aumentare il numero dei congiurati; i nuovi affiliati sono per lo più parenti dei cinque, tra questi: John Grant, sir Everard Digby, Robert Keyes, Ambrose Rookwood e Mark Tresham. Nel gruppo di cattolici rientrano anche padre Thomas Garnet e padre John Gerard, entrambi gesuiti. Il secondo in particolare, pur subendo la persecuzione della corona, informa le autorità del complotto in atto.
I cospiratori sono costretti intanto ad abbandonare l’idea della galleria, e decidono semplicemente di riempire le stanze di esplosivo. Gli altri cattolici a conoscenza del complotto cominciano ad agitarsi, e uno di questi, Mark Tresham, informa Lord Monteagle dell’imminente pericolo. La seduta dello State Opening viene aperta ugualmente alla mezzanotte del 4 novembre del 1605 come da prassi.
Proprio nel momento in cui si pronunciano i discorsi di apertura, Fawkes è pronto a dar fuoco all’esplosivo. Prima però che possa farlo, le guardie reali lo arrestano cogliendolo praticamente sul fatto. Dopo essere stato tradotto al cospetto del re, davanti al quale mantiene un atteggiamento fiero e sprezzante, Fawkes viene imprigionato nella Torre di Londra e sottoposto a tortura affinché riveli i dettagli della congiura e i nomi degli altri cospiratori. Nonostante il terribile supplizio, riesce a rimanere in silenzio fino all’8 novembre quando, stremato, rivela tutto e firma una confessione quasi in punto di morte.
Dopo un processo sommario, i congiurati vengono tutti condannati compreso Fawkes, tenuto in vita nelle carceri solo per essere giustiziato. Il 31 gennaio del 1606 viene condotto insieme agli altri condannati all’Old Palace Yard di Westminster, e qui provvedono prima a impiccarlo e poi a squartarlo e a decapitarlo. A causa dell’eroismo dimostrato e dell’estrema crudeltà di cui è stato vittima, Fawkes diventa presto il simbolo della resistenza cattolica contro le persecuzioni reali.
Ancora oggi, nella notte tra il 4 e il 5 novembre, i bambini britannici accendono un piccolo falò e bruciano un fantoccio che rappresenta il fallimento della congiura.
L’emblematica figura di Guy Fawkes continua a essere esempio dell’importanza della resistenza contro tutte le forme di tirannia. Al suo eroismo è ispirato, infatti, il film “V per Vendetta” di James McTeigue uscito nelle sale nel 2005. Il protagonista, V, coinvolto in una sanguinosa lotta contro un regime crudele e dispotico indossa una maschera che riprende le stesse fattezze di Guy Fawkes, protagonista della congiura delle polveri. Anche V progetta un attentato contro il parlamento che avviene, non a caso, il 5 novembre del 2020.
La Congiura delle polveri è ancora oggi vista come l'evento più drammatico nella storia del Parlamento inglese.
domenica 20 marzo 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
E’una splendida mattina di inizio primavera quella del 20 marzo 1966, a Londra. La sala della Central Hall a Westminster, è piena di cultori e amanti della filatelia. Ma i fotografi sono tutti lì per lei, la splendida e maledetta, Coppa Rimet.
Da qualche settimana l’Inghilterra è stata scelta come sede dei mondiali di Calcio, che si terranno in estate. Il governo britannico decide così di esporre, la mitica Coppa, nella sala centrale dell’esposizione universale di francobolli sportivi.
Lo stupore dei presenti è incredibile. Tutti sono ammirati da quello splendido oggetto simbolo di vittoria e potere. La giornata prosegue tranquilla, quando ad un tratto le sirene della Central Hall, iniziano a strillare, creando il panico tra i presenti. La Coppa Rimet è stata rubata. Ma come avranno fatto?
L’Inghilterra è in ginocchio. E’ un brutto colpo per il proseguo dell’organizzazione dell’evento. I mondiali ora sono a rischio.
Le indagini partono immediatamente, e in breve tempo si riesce ad arrivare ad uno strano personaggio, della zona portuale di Londra: Edward Bletchley.
Bletchey inviò infatti alla Lancaster Gate, sede della Football Association, una lettera anonima in cui si propose per una trattativa: 15000 sterline di riscatto per la testa all’interno della Coppa Rimet. E’ incredibile. L’inghilterra sprofonda di nuovo all’epoca dell’investigatore Sherlock Holmes. Sembra di assistere ad un appassionante libro giallo.
Joe Mears, presidente della FA, è disposto a tutto pur di riavere la Coppa nella teca della sede. Di conseguenza accetta la proposta, ma avvisa la polizia, che interviene in borghese, sul luogo dello scambio: Battersea Park. Al momento dell’incontro, Bletchey si accorge di strani movimenti dietro di lui, rendendosi conto di essere braccato da centinaia di poliziotti nascosti tra la folla.
A quel punto, scappa tentando la fuga, ma qualche metro più avanti viene catturato, arrestato e portato immediatamente alla vicina prigione di Brixton.
Ora però bisogna ritrovare la Coppa.
Tutto il popolo inglese contribuisce alle ricerche, ma qualche giorno più tardi, esattamente il 27 marzo, un cagnolino di nome Pickles (cetriolino) avrà il suo momento di gloria. Pickles mentre era a passeggio con il suo padrone, David Corbett, ritrova la coppa avvolta in carta di giornale, che sbucava fuori dal terreno in cui era nascosto.
La Coppa fu ritrovata e l’Inghilterra tirò un sospiro di sollievo, merito di Pickles, l’eroe a quattro zampe, che permise lo svolgimento della manifestazione e successivamente della prima vittoria inglese ai mondiali di Calcio.
La Coppa Rimet fu rubata nuovamente il 19 dicembre 1983, dalla sede della Confederazione Brasiliana di Calcio. Sergio Pereira Ayres detto Peralta, insieme a José Luis Rivera, detto Luiz Bigode (baffuto), un decoratore, e Francisco José Rocha, detto Chico Barbudo, ex detective e al tempo attivo nel mercato dell'oro, si introdussero nella sede della Confederazione dopo aver immobilizzato il guardiano e si appropriarono della coppa. Decisero poi di fonderla in lingotti d'oro. Per questa operazione si fecero aiutare da José Carlos Hernandez, commerciante di origine argentina in affari con Barbudo. Con l'attrezzatura di quest'ultimo potevano però fondere al massimo 250 grammi alla volta; la parte aurea del trofeo, che pesava 1800 grammi, fu dunque sezionata e fusa un pezzo alla volta in un arco di tempo di 7 ore. La vendita dell'oro fruttò ai malviventi 15.500 dollari. Il progetto di Peralta fu poi svelato da Antonio Setta, brasiliano contattato da Peralta come primo complice che però si rifiutò di collaborare. Da qui gli investigatori scoprirono in poco tempo tutti i complici. La Confederazione commissionò una replica fatta da Eastman Kodak, usando 1800 grammi d'oro. Questa replica venne presentata al presidente brasiliano João Baptista de Oliveira Figueiredo nel 1984.
A seguito della morte di George Bird, artefice della copia nel 1966, i suoi eredi decisero nel 1997 di vendere quest'ultima inserendola nel catalogo della casa d'asta Sotheby's dove venne descritta come «replica». Il prezzo di riserva di 20.000-30.000 sterline parve eccessivo a molti, dato lo scarso valore intrinseco dell'oggetto (circa un decimo). Forse proprio per questo si fece strada in qualcuno l'idea che si trattasse della coppa originale; l'asta infatti fu chiusa al prezzo astronomico di 254.500 sterline e vinta dalla FIFA, che se la disputò con la Federazione Calcistica Brasiliana. Fu poi verificato che il trofeo era effettivamente una copia e la FIFA lo mise in mostra al National Football Museum a Preston.
Negli anni si è fatta strada l'idea che il trofeo porti con sé una qualche specie di maledizione, soprattutto a seguito della morte in circostanze particolari di molti di quelli che furono a vario grado coinvolti nei furti della Coppa Rimet (compreso il cagnolino Pickles, strangolato dal proprio guinzaglio mentre inseguiva un gatto).
giovedì 17 giugno 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 17 giugno 1982 il banchiere Roberto Calvi viene trovato a Londra impiccato al ponte dei Frati Neri con le tasche zeppe di sassi e 15mila dollari addosso. Quasi quarant'anni e una serie di sentenze tutte senza colpevoli e con un’unica reale verità giudiziaria: Calvi fu ucciso. Due le cose centrali che la verità giudiziaria non mette in discussione: che Calvi fu assassinato e che «Cosa Nostra impiegava il Banco Ambrosiano e lo Ior come tramite per massicce operazioni di riciclaggio». Ior, passaggi oscuri di denaro, lotte di potere. A decenni di distanza la vicenda del «banchiere di Dio», Roberto Calvi, rivela assonanze con il presente e allo stesso tempo restituisce una vicenda ben più tragica e complessa. È del 17 novembre 2011 la decisione della Cassazione di non riaprire il processo per omicidio a carico del mediatore d’affare Flavio Carboni (finito poi nell’inchiesta P3), del cassiere della mafia Pippo Calò e di Ernesto Diotallevi, ritenuto vicino alla banda della Magliana. Quindi, a meno che non emergano nuovi, cogenti elementi di prova, la vicenda processuale è chiusa. Il mistero, però, resta. Intatto. Da Sindona a Licio Gelli a Marcinkus, la storia di Calvi si intreccia con quella di altri personaggi-chiave che hanno popolato gli intrighi italiani. Quando arriva al Banco Ambrosiano non ha ancora 30 anni. Rapidamente scala posizioni, fino ad arrivare a ricoprire ruoli di vertice agli inizi degli anni ’70. Nel 1975 diventa presidente di quello che è l’istituto della finanza «bianca» in stretta relazione con lo Ior, la «banca» vaticana allora guidata dall’arcivescovo Paul Marcinkus. Lo stesso anno conosce Licio Gelli ed entra nella P2. Una mossa che si rivelerà esiziale: pochi anni dopo, sarà proprio l’emergere dello scandalo legato alla loggia massonica e a suoi addentellati con il mondo della politica e dell’economia a travolgere l’Ambrosiano, rimasto senza «protezione»: un crack da circa mille miliardi di lire. Scricchiolii legati a irregolarità e problemi di bilancio cominciarono a manifestarsi già alla fine degli anni ’70. Ma è nel 1980 che l’istituto di credito deve affrontare una vera e propria crisi, tamponata con i finanziamenti arrivati da Bnl e Eni: per ottenerli, Calvi versò tangenti al Psi. L’anno dopo scoppia il caso P2 e il banchiere, il 21 maggio, finisce in manette. I suoi tentativi di trovare una sponda in Vaticano e allo Ior finiscono nel vuoto. Messo in libertà provvisoria in attesa del processo, cerca aiuti ed entra in contatto con il finanziere Flavio Carboni, considerato in rapporti con Pippo Calò. E proprio Carboni è un personaggio chiave della sua fuga e dei suoi ultimi giorni di vita: il 9 giugno 1982 Calvi lascia Milano e a Roma incontra Carboni. Poi si sposta a Venezia, a Trieste, passa in Jugoslavia e da qui in Austria, incontra nuovamente Carboni al confine con la Svizzera e parte per Londra. È il 15 giugno 1982. Tre giorni dopo viene trovato impiccato sotto il Blackfriars Brigde. In un primo momento si prova a far passare la tesi del suicidio, sia a Londra, sia a Milano, nella prima indagine avviata. Ma ben presto si capisce che le cose non quadrano: spuntano nuovi elementi e il caso viene riaperto a Roma, questa volta per omicidio volontario e premeditato. Nel 1997 viene emessa un’ordinanza di custodia cautelare per Pippo Calò e Flavio Carboni, accusati di essere i mandanti dell’omicidio. Il processo inizia il 5 ottobre 2005 e oltre a Calò e Carboni, vede imputati con l’accusa di omicidio Ernesto Diotallevi, l’ex contrabbandiere Silvano Vittor, che avrebbe aiutato Calvi a espatriare, e Manuela Kleinszig, ex compagna di Carboni. Perchè Calvi fu ucciso? Secondo l’accusa, rappresentata dai pm Luca Tescaroli, Maria Monteleone e Francesco Verusio, «per punirlo di essersi impadronito di notevoli quantitativi di denaro appartenenti alle organizzazioni criminali» Cosa Nostra e Camorra, recitava il capo di imputazione. Ma il verdetto della sentenza, il 6 giugno 2007, decretò l’assoluzione di tutti gli imputati, stabilendo però che quello di Calvi fu un omicidio. Un’impostazione che, di fatto, si mantenne anche nella sentenza di appello, pronunciata il 7 maggio 2010. Il 22 dicembre successivo Tescaroli presentò ricorso in Cassazione. Il pm è sempre stato convinto del ruolo di Carboni nella vicenda: «La soppressione del banchiere avrebbe assicurato a Carboni l’impunità per i delitti di bancarotta del Banco Ambrosiano e di riciclaggio in cui è risultato coinvolto», scrive nel ricorso. Ma il 17 novembre 2011 la Suprema Corte ha detto no a una riapertura del processo. Sostanzialmente perchè, come emerge della motivazioni, nei confronti degli imputati emerge un quadro indiziario e difettano prove certe.
venerdì 15 gennaio 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 15 gennaio 1759 apre a Londra il British Museum.
Il British Museum è il primo museo pubblico nazionale al mondo. Fin dalle origini consentiva ingresso libero a tutti "gli studiosi e le persone curiose". Il numero dei visitatori è aumentato da circa 5000 l'anno del diciottesimo secolo ai quasi 6 milioni di oggi.
La nascita del museo si deve alla volontà di Sir Hans Sloane (1660-1753), fisico, naturalista, collezionista.
Sloane nella sua lunga vita raccolse più di 71000 oggetti che voleva fossero conservati dopo la sua morte. Perciò lasciò l'intera collezione a Re Giorgio II in cambio di un pagamento di 20.000 sterline per i suoi eredi.
Le collezioni originali consistevano per lo più in libri, manoscritti e reperti antichi (incluse monete, medaglie, dipinti e disegni), e materiale etnografico. Nel 1757 a tali collezioni Re Giorgio aggiunse la "antica biblioteca reale" dei sovrani d'Inghilterra.
La prima apertura al pubblico avvenne il 15 gennaio 1759. Inizialmente fu ospitata in un palazzo del XVII secolo, la Montagu House, a Bloomsbury, ove sorge la sede odierna.
Tranne che in occasione delle due guerre mondiali, il Museo è sempre rimasto aperto da allora, aumentando di volta in volta gli orari di apertura.
Nei primi decenni del diciannovesimo secolo vi furono un buon numero di acquisizioni di alto livello, tra le quali la Stele di Rosetta (1802), la collezione Townley di sculture classiche (1805), e le sculture del Partenone (1816).
Nel 1823, grazie al dono alla nazione da parte di Giorgio IV della biblioteca del padre, si rese necessaria la costruzione del palazzo quadrangolare di oggi, ad opera di Sir Robert Smirke (1780-1867).
Nel 1857 furono completate sia la costruzione quadrangolare che la Sala di Lettura circolare.
Nel 1880, per dare maggiore spazio alle collezioni sempre più grandi del Museo, le collezioni di Storia Naturale furono spostate in una nuova costruzione a South Kensington, che divenne il Museo di Storia Naturale.
Il Museo venne coinvolto in moltissime opere di scavo all'estero. Le sue collezioni assire divennero la base per comprendere la scrittura cuneiforme, così come la Stele di Rosetta fu fondamentale per comprendere i geroglifici egizi.
Una figura fondamentale di questo periodo fu Sir Augustus Wollaston Franks (1826-97). Assunto dal museo nel 1851, fu il primo responsabile del materiale medievale e britannico.
Franks espanse la collezione in nuove direzioni, raccogliendo non solo antichità medievali, ma anche oggetti preistorici, etnici e archeologici da tutta Europa e oltre, fino ad oggetti d'arte orientale.
I visitatori aumentarono notevolmente durante il diciannovesimo secolo, attraendo folle di ogni età e classe sociale, specialmente nelle giornate di festa.
Il ventesimo secolo vide una grande espansione dei servizi al pubblico. La prima guida completa al Museo fu pubblicata nel 1903 e la prima guida alle letture nel 1911.
Nel 1970 si procedette ad un intenso lavoro di ristrutturazione delle gallerie e dei testi di accompagnamento alle opere; inoltre venne creata una piccola e dedicata casa editrice.
Nel 1973 la biblioteca entrò in una nuova organizzazione, la British Library, ospitata nel Museo fino al 1997 quando poi fu trasferita in una nuova palazzina a St Pancras.
Il Grande Cortile Regina Elisabetta II, costruito nel luogo lasciato vacante dalla biblioteca, riflette la più recente espansione del Museo. E' il più grande spazio pubblico coperto d'Europa (2 acri). Al centro vi è la Stanza di Lettura restaurata, intorno alla quale furono costruite nuove gallerie e un centro educativo.
Il Museo ha celebrato il suo 250esimo anniversario nel 2003 con il restauro della Biblioteca del Re, la stanza più antica del Museo, e il lancio di una nuova esibizione permanente: Alla scoperta del mondo nel diciottesimo secolo.
Nel ventunesimo secolo il Museo ha continuato l'espansione della sua offerta aprendo quattro nuove gallerie permanenti tra il 2008 e il 2009: Ceramiche cinesi, orologi e pendole, Europa tra il 1050 e il 1540, il tempio sepolcrale di Nebanum: vita e morte nell'antico Egitto.
Il Museo è attualmente impegnato nel progetto della sua prossima grande costruzione: il Centro mondiale di Conservazione ed Esposizione, che includerà un nuovo spazio espositivo temporaneo.
Nel 2009 il Museo ha ricevuto il riconoscimento del Carbon Trust Standard, per i suoi sforzi nel ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica.
domenica 8 novembre 2020
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
L'8 novembre del 1888 viene ritrovato, sul letto della camera dove viveva, il corpo orrendamente mutilato di Mary Jane Kelly, l'ultima delle 5 vittime accertate di Jack lo Squartatore.
La gola era squarciata, il viso severamente mutilato e irriconoscibile, il petto e l'addome aperti, molti organi interni erano stati rimossi, il fegato giaceva tra le gambe e l'intestino arrotolato presso le mani, era inoltre stata asportata la carne che ricopriva gli arti. Il cuore non venne trovato e si crede possa essere stato bruciato nel camino o persino cotto e mangiato.
La prima delle vittime accertata fu uccisa il 31 agosto, la seconda l'8 settembre, le altre 2 il 30 settembre.
Vi sono poi altre donne la cui morte violenta potrebbe essere riconducibile a Jack, ma non ve ne fu certezza. In totale le vittime potrebbero essere state anche sedici. Tutte erano accomunate dall'essere state prostitute o comunque donne di infimo retaggio sociale, e tutte orribilmente seviziate e mutilate nel volto, nel petto e negli organi genitali.
La reale identità di Jack lo Squartatore rimase un mistero; la polizia ricevette centinaia di lettere di persone che si autoaccusavano dei delitti, nessuna delle quali fu presa seriamente in considerazione. Gli investigatori dell'epoca indagarono seriamente su 4 possibili serial killer: Montague John Druitt, figlio di un noto medico londinese e valente avvocato, morto suicida nel dicembre 88 (poco dopo l'uccisione dell'ultima vittima accertata); Aaron Kosminski, parrucchiere affetto da turbe schizofreniche e ricoverato in manicomio a partire dal 1891; Michael Ostrog, un medico russo rilasciato da un ospedale psichiatrico sei mesi prima del primo delitto; George Chapman, chirurgo russo giunto a Londra nel 1888 e in seguito ritenuto colpevole dell'uccisione delle sue tre mogli (nessuna delle quali risultò mai effettivamente sposata).
Nel ventesimo secolo furono poi negli anni avanzate nuove ipotesi, che vedevano coinvolto il nipote della regina Vittoria, Alberto Vittorio di Sassonia, ammalatosi in gioventù di sifilide con una prostituta, e ancora William Gull, il medico personale di Alberto, ed altri ancora. La più recente, elaborata dopo che nel 2006 furono analizzate le tracce di DNA trovate dietro i francobolli con cui Jack spedì le lettere alla polizia contenute nella saliva, mostra che tale DNA potrebbe appartenere a una donna, subito ribattezzata Jill the Ripper (Jill la Squartatrice).
Ad oggi, la reale identità di Jack lo Squartatore rimane ancora un mistero.
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