Buongiorno, oggi è il 18 agosto.
Il 18 agosto 1940 gli schieramenti che si affrontavano nella Battaglia di Inghilterra subirono entrambi il massimo numero di perdite. Per questo motivo viene ricordato come "il giorno più duro".
Dopo avere ottenuto la resa della Francia, Hitler concentrò i suoi sforzi sulla Gran Bretagna e iniziò a preparare l'invasione dell'Inghilterra, operazione denominata in codice "Leone Marino".
Il piano tedesco si basava sulla superiorità della propria forza aerea rispetto a quella inglese per proteggere i mezzi da sbarco che avrebbero dovuto attraversare la Manica.
Per preparare l'invasione la Luftwaffe di Goring dispiegò 2.820 aerei (costituiti da aerei da caccia, Stuka e caccia-bombardieri) mentre invece la Royal Air Force (RAF), con a capo Sir Hugh Dowding, schierò 591 apparecchi comprendenti gli Spitfire, gli Hurricane e i Defiant.
Churchill preparò una grande trappola agli aerei di Goring, spostando molto a nord della capitale gli aeroporti e tutta la logistica per i rifornimenti ai velivoli. Questa operazione aveva lo scopo di spingere all'interno i caccia tedeschi durante eventuali duelli con quelli inglesi; in questo caso, data la loro scarsa autonomia, anche se fossero scampati al combattimento sarebbero stati impossibilitati a raggiungere le loro basi dato che il carburante non sarebbe stato sufficiente. Molti aerei della Luftwaffe infatti fecero proprio questa fine.
Mussolini inviò pochi velivoli e, per di più, senza radio e senza carlinga; quando provarono ad attraversare la Manica si persero nella nebbia e, al ritorno, non trovarono nemmeno più la base da dove erano partiti; dovettero fare un atterraggio di fortuna e finirono sul territorio di quattro stati diversi!
Le squadriglie tedesche dovevano iniziare i loro attacchi contro la RAF l'11 agosto 1940 (il cosiddetto "Giorno delle Aquile") mentre, secondo i piani di Hitler, l'invasione vera e propria fu fissata per il 15 settembre.
Dato che l'11 ed il 12 agosto il tempo volse al brutto con nubi basse e poca visibilità, i primi imponenti attacchi tedeschi si svolsero il giorno 13. Durante questa giornata la Luftwaffe effettuò 1.485 sortite ma, alla fine, gli inglesi persero solamente 13 aerei contro i 46 nemici.
Il 14, 15 e 16 agosto la Luftwaffe fece più di 1.500 incursioni al giorno dirigendosi verso il Kent, l'area orientale dell'Inghilterra e gli aeroporti del sud; ogni volta però il bilancio di velivoli abbattuti era sempre favorevole alla RAF.
Ormai era chiaro che la RAF era ben lontana dall'essere sconfitta e, anche durante la giornata del 18, i tedeschi persero 71 aerei contro i 17 inglesi.
Dopo una settimana di combattimenti la Luftwaffe non era assolutamente riuscita a conquistare la superiorità aerea; perse anzi 363 aerei contro i 200 inglesi, gli Stuka si dimostrarono meno agili degli Spitfire e degli Hurricane ed inoltre molti aeroporti britannici rimasero ancora operativi nonostante i bombardamenti subiti.
Per ovviare a questa situazione i tedeschi mutarono tattica: essi infatti ritenevano che, attaccando gli aeroporti dell'11° gruppo nel settore sud-est del Paese, avrebbero costretto gli inglesi a schierare tutte le loro forze disponibili, dato che dovevano pensare alla loro difesa. Il piano presentava i suoi rischi perché le squadriglie naziste avrebbero dovuto spingersi più in profondità per raggiungere i loro obiettivi; venne quindi deciso di aumentare il numero dei caccia di scorta ai bombardieri.
Questa nuova strategia, per un certo periodo, sembrava potesse risultare vincente per la Luftwaffe; infatti, fra il 24 agosto e il 6 settembre, i tedeschi effettuarono 33 incursioni che causarono agli inglesi la perdita di 286 velivoli.
In ogni caso, alla fine di agosto, l'operazione "Leone Marino" venne rimandata dal 15 al 21 settembre.
La notte tra il 24 ed il 25 agosto alcune bombe caddero sulla città di Londra; Hitler disse alla radio che si trattava "solo di un errore" ma Churchill trovò il modo di vendicarsi. Mentre l'isola era attaccata da 1500 aerei tedeschi, alcuni bombardieri della RAF sganciarono il loro carico su Berlino in pieno giorno; per il Fuhrer e per i tedeschi fu un colpo psicologico molto forte dato che Goring, in passato, aveva detto più volte che i cieli di Berlino erano praticamente inviolabili per gli Alleati.
Per ritorsione contro il bombardamento inglese, Goring impegnò tutti i suoi bombardieri per attaccare Londra; gli attacchi però furono rivolti verso il centro della città e non verso i punti strategici dove si trovavano gli obiettivi militari. In questo modo alcune zone di Londra divennero un cumulo di macerie ma gli inglesi rimasero sempre in condizione di combattere e la loro aviazione continuò ad essere ben lontana dall'essere annientata.
Nella prima metà di settembre l'aviazione tedesca continuò nelle sue sortite ma la RAF continuò ad abbattere velivoli nemici; per di più, in alcune giornate, le condizioni meteo non furono buone e quindi gli attacchi della Luftwaffe dovettero diminuire di intensità.
Hitler fissò il 27 settembre come data ultima per l'invasione e, siccome fra l'ordine e l'effettivo inizio delle operazioni di sbarco dovevano passare dieci giorni, la RAF doveva essere neutralizzata, al massimo, entro il giorno 17.
La giornata decisiva della Battaglia d'Inghilterra fu il 15 settembre 1940. Infatti in quel giorno i tedeschi organizzarono due massicce incursioni su Londra, che però furono efficacemente contrastate dai piloti inglesi: i bombardieri della Luftwaffe si dovettero disfare in tutta fretta delle loro bombe, impedendo quindi che i loro obiettivi fossero centrati. Anche un attacco diretto contro gli stabilimenti aeronautici Supermarine di Southampton si scontrò contro la violenta reazione della contraerea. In questa giornata la Germania aveva perduto non meno di 60 velivoli contro i 23 inglesi.
Questa ulteriore sconfitta contribuì alla decisione che Hitler prese il 17 settembre: l'operazione "Leone Marino" era rinviata a data da destinarsi.
Goring, però, non volle rassegnarsi ad ammettere il suo fallimento e, tra il 17 e il 30 settembre, mandò i suoi aerei ancora verso Londra e verso le fabbriche di aeroplani. I velivoli tedeschi abbattuti però continuarono ad essere ben superiori di quelli inglesi ed inoltre la RAF aveva rimpiazzato le perdite dei suoi aerei Spitfire ed Hurricane grazie alla produzione dell'industria aeronautica.
Agli inizi di ottobre Hitler non aveva ancora perso la speranza di sbarcare in Inghilterra ma i comandanti dell'esercito e della marina gli suggerirono di abbandonare il piano per evitare di esporre ai bombardieri inglesi le unità ammassate nei porti francesi sulla Manica.
Qualche giorno dopo Alfred Jodl, capo dell'ufficio operativo del Comando Supremo della Wehrmacht, consegnò al Fuhrer un rapporto in cui evidenziò che uno sbarco tedesco era ormai praticamente impossibile. L'11 novembre Hitler rinunciò definitivamente all'invasione.
La rinuncia alle operazioni di sbarco non coincise però con la fine dei bombardamenti della Luftwaffe sull'Inghilterra. Fino a quando le squadriglie tedesche, nel maggio del 1941, non furono trasferite ad est per preparare l'invasione dell'Unione Sovietica, i bombardieri nazisti continuarono le loro azioni su Londra, sulle città industriali e sui porti.
40.000 civili inglesi persero la vita e altri 46.000 rimasero feriti.
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domenica 18 agosto 2024
venerdì 29 dicembre 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 29 dicembre.
Il 29 dicembre 1940 Londra subì uno dei peggiori attacchi della battaglia di Inghilterra, venendo investita da bombe incendiarie sganciate dalla Luftwaffe.
La battaglia d’Inghilterra fu combattuta tra l’estate del 1940 e l’inizio del 1941 tra l’aviazione tedesca e le forze inglesi. Fu una delle più importanti battaglie della seconda guerra mondiale che causò la morte di 23.000 civili inglesi.
Lo scopo della Germania era il controllo della Manica e dell’Inghilterra meridionale come base iniziale per l’invasione del Regno Unito. Questa battaglia è stata la prima ad essere interamente combattuta dalle forze dell’aviazione: La “Luftwaffe” tedesca e la “Royal Air Force” inglese.
I primi bersagli tedeschi furono i porti e gli aeroporti a cui seguirono fabbriche aeronautiche e altre strutture. La tattica adottata dalla Germania era il bombardamento strategico, caratterizzato dallo sgancio di una grande quantità di bombe su larga scala non direttamente sulle forze nemiche, ma sui centri più importanti dei territori attaccati, per distruggere la produzione industriale e togliere al nemico la volontà di combattere.
In questo tipo di bombardamento erano coinvolti anche i civili e per questo era anche chiamato bombardamento terroristico.
Il più terribile degli attacchi effettuati dai tedeschi in questa battaglia avvenne il 29 dicembre del 1940 su Londra, in cui morirono circa 3.000 civili.
Durante quest'ultimo vennero sganciate più di 100.000 bombe sul centro città e sulle zone residenziali, come Islington o Putney.
Per proteggersi dai bombardamenti aerei nemici la popolazione londinese adibì a rifugio antiaereo le stazioni della metropolitana di Londra (come lo scalo di Aldwych, oggi chiuso); si calcola che nelle fermate della Tube di Londra quel giorno dormirono più di 140.000 persone.
Quel giorno, comunque, più di 1.500 incendi dominavano la città, provocando una temperatura superiore a 1.000 °C; i muretti in pietra venivano sbriciolati, le travi di ferro venivano contorte e il vetro si scioglieva, mentre il manto stradale andava in fiamme.
Inizialmente i tedeschi prevedevano una durata di quattro giorni per sconfiggere l’aviazione inglese e circa quattro settimane per distruggere industrie e fabbriche militari. Ma la intera campagna fu costellata da errori strategici e di valutazione da parte della Germania.
Il problema principale fu la scarsa attendibilità di informazioni sull’effettivo apparato difensivo inglese che era molto maggiore e potente di quello stimato.
Il sistema difensivo Dowding e la flotta inglese della RAF riuscirono a reggere, nonostante le enormi perdite, l’attacco tedesco.
Complessivamente la battaglia d’Inghilterra si risolse con la prima vittoria degli alleati sulla Germania che condizionò l’esito della guerra. La Gran Bretagna si confermò roccaforte inespugnabile e ripresasi dalle perdite e i danni subiti si riorganizzò velocemente per il proseguimento delle ostilità.
Infatti divenne in seguito la base d’appoggio per lo sbarco in Normandia, e per i bombardamenti strategici all’interno della Germania, che culminarono nel 1945 con il Bombardamento di Dresda.
Il 29 dicembre 1940 Londra subì uno dei peggiori attacchi della battaglia di Inghilterra, venendo investita da bombe incendiarie sganciate dalla Luftwaffe.
La battaglia d’Inghilterra fu combattuta tra l’estate del 1940 e l’inizio del 1941 tra l’aviazione tedesca e le forze inglesi. Fu una delle più importanti battaglie della seconda guerra mondiale che causò la morte di 23.000 civili inglesi.
Lo scopo della Germania era il controllo della Manica e dell’Inghilterra meridionale come base iniziale per l’invasione del Regno Unito. Questa battaglia è stata la prima ad essere interamente combattuta dalle forze dell’aviazione: La “Luftwaffe” tedesca e la “Royal Air Force” inglese.
I primi bersagli tedeschi furono i porti e gli aeroporti a cui seguirono fabbriche aeronautiche e altre strutture. La tattica adottata dalla Germania era il bombardamento strategico, caratterizzato dallo sgancio di una grande quantità di bombe su larga scala non direttamente sulle forze nemiche, ma sui centri più importanti dei territori attaccati, per distruggere la produzione industriale e togliere al nemico la volontà di combattere.
In questo tipo di bombardamento erano coinvolti anche i civili e per questo era anche chiamato bombardamento terroristico.
Il più terribile degli attacchi effettuati dai tedeschi in questa battaglia avvenne il 29 dicembre del 1940 su Londra, in cui morirono circa 3.000 civili.
Durante quest'ultimo vennero sganciate più di 100.000 bombe sul centro città e sulle zone residenziali, come Islington o Putney.
Per proteggersi dai bombardamenti aerei nemici la popolazione londinese adibì a rifugio antiaereo le stazioni della metropolitana di Londra (come lo scalo di Aldwych, oggi chiuso); si calcola che nelle fermate della Tube di Londra quel giorno dormirono più di 140.000 persone.
Quel giorno, comunque, più di 1.500 incendi dominavano la città, provocando una temperatura superiore a 1.000 °C; i muretti in pietra venivano sbriciolati, le travi di ferro venivano contorte e il vetro si scioglieva, mentre il manto stradale andava in fiamme.
Inizialmente i tedeschi prevedevano una durata di quattro giorni per sconfiggere l’aviazione inglese e circa quattro settimane per distruggere industrie e fabbriche militari. Ma la intera campagna fu costellata da errori strategici e di valutazione da parte della Germania.
Il problema principale fu la scarsa attendibilità di informazioni sull’effettivo apparato difensivo inglese che era molto maggiore e potente di quello stimato.
Il sistema difensivo Dowding e la flotta inglese della RAF riuscirono a reggere, nonostante le enormi perdite, l’attacco tedesco.
Complessivamente la battaglia d’Inghilterra si risolse con la prima vittoria degli alleati sulla Germania che condizionò l’esito della guerra. La Gran Bretagna si confermò roccaforte inespugnabile e ripresasi dalle perdite e i danni subiti si riorganizzò velocemente per il proseguimento delle ostilità.
Infatti divenne in seguito la base d’appoggio per lo sbarco in Normandia, e per i bombardamenti strategici all’interno della Germania, che culminarono nel 1945 con il Bombardamento di Dresda.
sabato 26 febbraio 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 26 febbraio.
Il 26 febbrario 1935 Hitler decide di creare la Luftwaffe, l'armata aerea della Germania.
Tra le varie clausole che il Trattato di Versailles aveva imposto alla Germania, una vietava specificatamente l’esistenza o la creazione di un’aeronautica militare. Questo perché, durante la guerra, ci si era resi conto della pericolosità che tale arma poteva avere; inoltre l’aeronautica tedesca, sicuramente più avanzata di quelle alleate, aveva provocato parecchi grattacapi e aveva detenuto, fino al 1917, il (quasi) completo dominio dei cieli. Basti pensare alla nascita di un mito, quale quello del Barone Rosso, che sicuramente rifletteva l’altissimo livello di preparazione ed abilità dei piloti tedeschi.
Da parte alleata, quindi, si era ritenuto opportuno eliminare un elemento di instabilità e pericolosità, nel timore di un’eventuale rivalsa tedesca.
Come per tutte le altre clausole del trattato, anche quella concernente il divieto di creazione di un’aviazione venne facilmente aggirata.
Innanzitutto, se si vietava l’esistenza di un’aeronautica, non si vietava però la progettazione e lo sviluppo di nuovi velivoli, che venivano poi collaudati e sperimentati nella Russia bolscevica.
Una delle clausole segrete del trattato di Rapallo del 1922, infatti, prevedeva che le ditte tedesche potessero sperimentare le proprie “creazioni” in territorio sovietico.
Come secondo punto fondamentale, il trattato di Versailles vietava un’aeronautica “militare”, ma nulla diceva riguardo a quella civile.
Nacquero così decine di circoli aerei, di club dell’aria, dove si andarono ad addestrare quelli che saranno i primi piloti della Luftwaffe (il più famoso club aereo fu quello della Sturmabteilung).
Un primo passo verso l’autorizzazione alla creazione di un’aviazione militare tedesca, si ha con la conferenza sul disarmo di Ginevra.
Infatti nessuna nazione aveva ottemperato ai propri piani di disarmo ed addirittura c’era chi, come la Francia, aveva potenziato le proprie forze armate. L’unico stato che aveva eseguito il piano di disarmo era proprio la Germania, ma solo perché obbligata dal trattato di pace. Poiché questa situazione sembrava un controsenso, ci si chiedeva se si poteva permettere un limitato riarmo tedesco, a partire dai mezzi corazzati e dall’aviazione.
Ma il vero momento di svolta si ebbe con la formazione del Gabinetto Hitler. Infatti L’NSDAP (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, partito dei lavoratori nazionalsocialisti tedeschi – il partito nazista) ora al governo aveva tra i punti principali del proprio programma l’abolizione delle clausole dell’”iniquo” trattato di Versailles. Inoltre tra i più importanti gerarchi nazisti vi era Hermann Goring, asso della prima guerra mondiale ed ex – comandante del Jagdgeschwader, la squadriglia comandata a suo tempo da Manfred Von Richtofen (il Barone Rosso); a costui venne affidato il neo – costituito Commissariato del Reich per l’aeronautica (il Reichministerium der Lufthart).
Ufficialmente il Trattato di Versailles era ancora in vigore, né la Germania aveva già l’autorità necessaria per poterselo scrollare di dosso.
Ciononostante si ebbero notevoli incentivi allo sviluppo tecnologico dell’industria aeronautica interna. È in questo periodo che le principali ditte tedesche del settore, quali la Heinkel, la Dornier e la Junkers (solo per fare alcuni nomi), si sviluppano, iniziando a ricevere le prime, seppur nascoste, commesse statali.
È il 1 marzo 1935 che Hitler decide di abrogare definitivamente il Trattato di Versailles e permette la costituzione dell’aeronautica tedesca, la Luftwaffe (arma aerea), posta sotto il comando di Goring.
Finalmente tutti quei preparativi, prima fatti in gran segreto, possono venire alla luce.
La nuova arma aerea, la terza arma delle forze armate, subito si organizza e si diffonde in modo capillare sul territorio tedesco. I primi piloti iniziano ad uscire dalle scuole di formazione (i cui insegnanti non sono altro che gli appartenenti ai circoli aerei privati di cui si parlava prima), ufficiali dall’uniforme nera ed azzurra entrano ed escono dagli uffici del Reichministerium der Lufthart.
L’anno dopo, e precisamente il 22 luglio 1936 giunse ad Hitler una richiesta di aiuto da parte del (non ancora) Caudillo, Francisco Franco, che guidava la fazione nazionalista nella guerra civile.
Si era ancora agli inizi della guerra, le truppe di Franco erano bloccate in Marocco e non potevano passare in Spagna a causa del blocco navale creato dalla flotta spagnola, che si era quasi completamente schierata con i repubblicani.
L’unico altro sistema per far affluire queste truppe verso i fronti di guerra sul continente era un trasporto per via aerea. La Spagna non aveva un’aeronautica attrezzata per un ponte aereo di tali proporzioni (si trattava di far passare i circa 5000 uomini dell’armata d’Africa più tutti i materiali dell’intera armata che, intanto, avrebbe tentato uno sbarco con l’appoggio dal cielo).
Hitler inizialmente promise l’invio di trenta Junkers Ju 52, grandi aerei da trasporto, insieme ad alcuni piloti e tecnici.
Ovviamente l’ordine per l’invio di queste forze doveva essere ratificato da Goring, come comandante in capo della Luftwaffe.
È stato accertato come Goring, inizialmente, non fosse molto entusiasta all’idea di inviare aerei e piloti tedeschi a sostegno di una fazione disorganizzata e priva di possibilità di vittoria (quale sembrava quella nazionalista all’inizio della guerra civile).
Ciononostante Hitler diede l’avvio alla cosiddetta operazione Feuerzauber (incantesimo di fuoco), la quale prevedeva l’invio di trenta Ju 52 Tante Ju (zia Ju), con relativi tecnici e piloti, e alcune batterie contraeree. Alle richieste di Franco circa l’invio di aerei da caccia, Hitler e Goring reagirono inizialmente negativamente.
L’invio di aerei da guerra avrebbe compromesso quella posizione di neutralità proclamata precedentemente dal Reich tedesco.
È solo più tardi, dopo che Goring si fu incontrato con i più alti ufficiali della Luftwaffe e con i responsabili delle fabbriche aeronautiche tedesche, che la Germania decise di partecipare più attivamente in aiuto ai nazionalisti.
Oltre a considerazioni di tipo politico (tensioni in Spagna avrebbero distratto l’opinione pubblica mondiale), si voleva testare i nuovi velivoli tedeschi e metterli alla prova contro l’aeronautica di un paese potenzialmente nemico come l’URSS (che riforniva l’esercito repubblicano).
Fu così creata la Legione Condor al comando del Generalleutnant Sperrle, i cui aerei, moderni caccia e bombardieri ancora da testare sul campo, erano forniti dalla Luftwaffe, ma i piloti o tecnici dovevano essere rigorosamente volontari. Si trattò in verità di un imbroglio. I piloti della Luftwaffe andavano volontari come piloti nei “propri” aerei, dandosi anche il cambio ogni due mesi. Si voleva, infatti, permettere al maggior numero di soldati di “farsi le ossa” e fare esperienza sul campo. La legione Condor si rivelò sicuramente un grandissimo aiuto per i franchisti, che poterono così contare su un reparto aereo composto da velivoli molto più avanzati di quelli repubblicani (e di quelli sovietici che erano loro forniti), e a cui venivano affidate le operazioni di maggiore importanza, come l’attacco su Madrid.
Essa è divenuta tristemente famosa anche per il tremendo bombardamento su Guernica, del settembre 1937, impresso su tela da Picasso.
Verso la fine del 1938, dopo aver egregiamente svolto il proprio lavoro e, poiché gli studi sui velivoli di nuova generazione erano conclusi, la legione fu lentamente rimpatriata.
Durante le crisi degli anni 1936/1938, in Renania, in Austria e nei Sudeti, l’aeronautica tedesca non ebbe un ruolo fondamentale giacchè non c’era bisogno di farla intervenire in modo massiccio.
Fu solamente con l’invasione della Polonia che si sentì la necessità di un più considerevole apporto delle forze aeree.
Impegnate per la prima volta in un combattimento (la Spagna può venir considerata quasi un addestramento), la Luftwaffe sfruttò quelle tecniche belliche, elaborate e sperimentate durante la Guerra Civile Spagnola.
Fino a quel momento le forze aeree erano utilizzate con due finalità: distruzione di altri aerei o bombardamento preventivo di fortificazioni o formazioni nemiche.
Con la Luftwaffe, fornita di bombardieri diversi per concezione (ad esempio gli Stuka, bombardieri leggeri) dagli altri velivoli, si ha, per la prima volta, l’idea di aeronautica vista in appoggio alle forze di terra, quasi fosse un’artiglieria dell’aria.
Ed è con questa funzione che la Luftwaffe viene utilizzata durante la campagna polacca. La Polonia non aveva un’aeronautica degna di tale nome e comunque essa era stata praticamente distrutta nel corso dei primi giorni di combattimento.
È anche grazie all’aiuto dei bombardamenti aerei che le truppe polacche vengono sbaragliate ed addirittura è unicamente loro il merito della resa della fortezza di Modlin e delle fortificazioni della penisola di Hela, con la cui caduta si chiude la conquista della Polonia.
Il bilancio della prima vera azione di guerra condotta dall’aviazione tedesca, è eccellente; oltre all’assenza di vere e proprie perdite (le poche registrate furono dovute a guasti di velivoli), esse si erano rese co – protagoniste della cosiddetta Blitzkrieg, la guerra lampo, che era proprio una azione congiunta di fanteria, mezzi corazzati e, appunto, aviazione.
Pochi giorni dopo la fine della campagna, Hitler mostrò l’intenzione di un’invasione ad occidente, per distruggere la Francia e domare definitivamente l’Inghilterra.
Durante i nove mesi successivi, quelli della cosiddetta phoney war, o drole de guerre, le forze aeree vennero rinforzate ed iniziò il loro trasferimento verso ovest. Inoltre, durante questi mesi, essa fu impegnata nell’operazione Weserubung, l’invasione di Danimarca e Norvegia.
Specialmente nelle operazioni rivolte verso quest’ultima le forze aeree tedesche svolsero un ruolo di primo piano, sia nell’attacco al suolo delle truppe anglo – franco – norvegesi, sia nel rifornire le truppe alpine di Dietl circondate a Narvik (si tratta del primo rifornimento per via aerea della storia), sia nel disturbare e tenere lontana la flotta inglese giunta nei fiordi norvegesi. Aerei appartenenti alla terza Luftflotte, danneggiarono gravemente parecchie unità nemiche.
La conquista della Norvegia fu di importanza capitale per la Germania; oltre a considerazioni di carattere economico (in Norvegia giungeva tutto il ferro delle miniere svedesi), ve ne erano altre di carattere militare: in Norvegia vennero installate basi per i sommergibili e vennero ristrutturate le basi aeree esistenti.
Quest’ultimo fatto permetterà ad alcuni aerei di raggiungere l’Inghilterra, o almeno la base di Scapa Flow, nelle isole Shetland, sede della Home Fleet inglese.
Contemporaneamente a questi fatti, la preparazione dei piani per l’attacco ad occidente andava avanti.
Il cosiddetto Fall Blue (piano blu) non era nient’altro che una riedizione del piano Von Schlieffen del 1914, con due gruppi di armate impegnati, uno in azioni di disturbo in Alsazia, contro la linea Maginot (complesso di fortificazioni edificato tra il 1925 ed il 1936 per proteggere la Francia da attacchi tedeschi), l’altro, con tutte le divisioni corazzate e motorizzate disponibili, avrebbe dovuto attaccare il Belgio e di lì penetrare in Francia, puntando su Parigi. Era proprio il piano che lo stato maggiore francese si aspettava, e probabilmente si sarebbe risolto in un fallimento.
Ed è qui che la Luftwaffe, senza volerlo, entra in gioco. Un ufficiale della seconda Luftflotte, partito dal suo quartier generale con il piano dettagliato dell’invasione, perse l’orientamento e fu obbligato ad effettuare un atterraggio di emergenza in Belgio, ove venne internato ed i piani catturati.
Goring si irritò moltissimo per questo incidente, che metteva in cattiva luce le forze aeree da lui comandate, ed epurò i vertici della seconda Luftflotte, quasi come punizione.
Con il senno di poi, si può affermare che l’incidente fu una vera manna dal cielo; infatti fu quasi obbligatorio cambiare il piano e venne adottato, in sostituzione del Fall Blue, quello elaborato dal Generalleutnant Von Manstein, che si rivelerà vincente.
Anche durante la Campagna di Francia la Luftwaffe, che questa volta si trovava di fronte l’aeronautica francese e quella inglese (considerate tra le migliori del mondo), si comportò egregiamente; anche qui le perdite furono irrilevanti, mentre si misero in mostra, per la loro perizia e precisione, le batterie antiaeree della Flak, che dipendevano dall’aviazione e non dall’esercito.
Verso la fine della campagna francese, comunque, si ebbe il primo vero scacco subito dalla “invincibile” aviazione tedesca.
I resti dell’esercito francese e del BEF (British Expeditionary Force, Corpo di spedizione britannico, al comando di Lord Gort), si erano rinchiusi a Dunkerque, sulla Manica, da dove si voleva evacuarle con l’aiuto della flotta inglese (operazione Dynamo).
Le divisioni corazzate avevano circondato la cittadina, ma Hitler le fermò, concedendo l’”onore” di distruggere le forze nemiche alla Luftwaffe, sembra su pressioni di Goring, il quale desiderava dare prestigio alle proprie unità.
L’offensiva aerea fallì, giacchè le unità inglesi, benché bombardate dagli aerei tedeschi, riuscirono a portare in salvo ben 375.000 uomini.
Oltre alle azioni delle truppe di terra, ebbero grande risalto i primi impieghi operativi dei fallschirmjager (i paracadutisti).
Essi, tipica creazione tedesca, furono per la prima volta utilizzati in combattimento, conquistando l’inespugnabile forte di Eben Emael (perno della difesa di Liegi, in Belgio), nonché i ponti (ancora intatti) sul Reno a Rotterdam.
Si trattò di una grande conquista per la guerra moderna: da questo momento, infatti, era possibile paracadutare truppe dietro alle linee nemiche, quasi fossero un novello Cavallo di Troia.
Allo stato attuale delle cose, l’unica potenza belligerante rimasta in campo, era l’Inghilterra.
Dopo che essa ebbe rifiutato l’offerta di pace della Germania (la Gran Bretagna avrebbe conservato l’impero, purché alla Germania fosse lasciata mano libera nell’Europa continentale), nello stato maggiore tedesco iniziò la preparazione del cosiddetto piano Seelowe (leone marino), ovverosia l’invasione dell’Inghilterra. Perché essa potesse avere esito positivo, era assolutamente necessario annientare la RAF (Royal Air Force, l’aviazione inglese). Fu così che Goring pianificò a sua volta l’operazione Adlertag (giorno dell’aquila), che prevedeva bombardamenti su installazioni ferroviarie e complessi industriali, con una doppia finalità: fiaccare la potenza industriale inglese e, al tempo stesso, distruggerne l’aeronautica, che sarebbe dovuta essere attirata proprio dai bombardieri tedeschi.
Non analizzeremo nei singoli dettagli l’andamento della cosiddetta Battaglia d’aerea d’Inghilterra, che si svolse tra il giugno e l’ottobre 1940; si vuole solo ricordare come essa sia stata la prima (nonché unica, se si escludono i bombardamenti in Kosovo del 1999) offensiva condotta unicamente nei cieli.
Era in qualche modo la realizzazione delle teorie che due giovani ufficiali, l’inglese Fuller e l’italiano Douhet, erano andati propagandando negli anni ’20 e ’30.
Secondo loro, infatti, ad uno stato sarebbe stato necessario possedere una potente aviazione che, sia con bombardamenti “chirurgici” su installazioni militari ed industriali, sia con bombardamenti indiscriminati sulle città, avrebbe ridotto il paese nemico alla rovina, sia economica che psicologica.
A causa di scelte strategiche errate (i bombardamenti indiscriminati sulle città portavano alla diminuzione di quelli sulle fabbriche, portando ad una ripresa delle capacità industriali e belliche inglesi), di errori di livello puramente tattico (l’impiego dei lenti Stuka contro caccia inglesi molto più veloci), nonché di qualità dei velivoli inglesi (gli Spitfire e gli Hurricane di ultimo modello non solo riuscivano a competere ma superavano in prestazioni i Bf 109 ed i Bf 110 tedeschi), Adlertag non giunse ad una positiva conclusione; con l’arrivo della brutta stagione (si era giunti ad ottobre), Seelowe era irrealizzabile, e così Adlertag venne “temporaneamente” (in verità definitivamente) sospesa e rinviata alla primavera dell’anno successivo.
Il bilancio di perdite umane e di velivoli fu disastroso per la Luftwaffe tedesca. Oltre alla distruzione di più di alcune migliaia di velivoli (2352 per la precisione), che già di per sé era una grave perdita per i tedeschi (l’industria aeronautica nazionale era in grado di produrre “solo” 190 velivoli al mese), la perdita più grave si ebbe nel personale: tra morti, feriti e prigionieri, la Germania perse circa 4000 (precisamente 3893) dei migliori piloti e tecnici di cui disponeva.
Alla fine del conflitto il Generalfeldmarschall Gerd Von Runstedt affermò che queste gravi perdite impedirono alla Germania, successivamente, di sconfiggere l’Unione Sovietica e, quindi, di vincere la guerra.
L’ultimo momento di gloria per l’aviazione tedesca si ebbe nel 1941, con le prime fasi dell’operazione Barbarossa (scattata il 22 giugno 1941).
L’obiettivo primario consisteva nel totale annientamento dell’aviazione sovietica che, se dal punto di vista qualitativo era molto inferiore a quella tedesca (e questo fino a tutto il 1942), a livello quantitativo poteva creare qualche problema. Nei primi giorni dell’invasione, diciamo nella prima settimana (22/29 giugno), la Luftwaffe distrusse circa 2000 velivoli, di cui il 75% mentre ancora erano a terra.
È con l’inizio del 1942 che per la Luftwaffe iniziò quel rapido declino che le fece perdere, su tutti i fronti di guerra (fronte orientale, africano, successivamente italiano ed occidentale), il dominio dei cieli.
Si possono però riportare due episodi che, su tutti lo testimoniano: la conquista di Creta e la battaglia di Stalingrado.
La battaglia di Creta, seppur avvenuta prima dell’invasione della Russia, fra il 20 maggio ed il 2 giugno 1941, mostrò già i segni di quella decadenza qualitativa che si andrà via via accentuando.
Chiamata da Student (il fondatore del corpo dei fallschirmjager) la “tomba dei paracadutisti germanici”, essa mostrò come l’uso di forze aviotrasportate o paracadutate non doveva essere effettuato senza un’adeguata copertura da parte di altre unità.
Invece Stalingrado, che fu una battaglia prettamente terrestre, interessa la Luftwaffe a partire dal 15 novembre 1942, quando la VI armata tedesca, assieme alla IV Panzerarmee ed ai resti di due armate romene (la III e la IV), venne circondata dalle truppe sovietiche di Zukov. Qualsiasi comandante dotato di buon senso avrebbe ordinato la ritirata: ma evidentemente Hitler, di buon senso, ne aveva poco.
La sua decisione di resistere a Stalingrado (poi ripetuta lungo tutta la ritirata tedesca sul fronte orientale) ebbe come primo fautore il “nostro” Goring. Egli, inverosimilmente, promise che la “sua” Luftwaffe sarebbe stata in grado di rifornire le truppe tedesche accerchiate.
Si trattava di fornire ai 330.000 uomini ben 500 tonnellate al giorno di rifornimenti, tra viveri, apparecchiature, munizioni ed armamenti. Va anche tenuto presente che si era in novembre, ossia in piena stagione invernale, sicuramente la meno adatta ad un ponte aereo di tali proporzioni.
Ed infatti la media che, fino all’8 gennaio 1943 (data in cui i sovietici presero l’ultimo campo di aviazione utilizzabile, quello di Gumrak) la Luftwaffe riuscì a consegnare fu di sole 100 tonnellate al giorno, cosa che portava un esercito a combattere e sopravvivere con un quinto delle proprie necessità operative; gli effetti di questa situazione sono da tutti conosciuti.
Una situazione simile fu quella che le truppe italo – tedesche dovettero sopportare in Tunisia. Durante tutta la guerra in Africa i rifornimenti erano “a carico” della marina italiana mentre, durante la battaglia tunisina, il peso ricadde sull’aviazione e neanche in questo caso essa riuscì a portarlo felicemente a termine (il Gruppo d’Armate Afrika si arrese il 13 giugno 1943).
Abbiamo precedentemente accennato al declino della Luftwaffe tedesca. Analizzandone le cause, si giunge a due soluzioni di fondo: la prima consiste nel continuo miglioramento qualitativo (e con l’entrata in guerra degli USA anche quantitativo) delle aviazioni alleate; al contempo non si ebbe, da parte tedesca, un adeguato sviluppo delle proprie potenzialità, con le industrie aeronautiche impegnate in progetti a lungo termine e, comunque, troppo avanzati scientificamente (ma non tecnologicamente), per quei tempi.
Si ebbero, ad esempio, i primi aerei a reazione (il Messerschmitt Me 263 Schwalbe), i primi missili aria – aria (Henschel Hs 298 – Kramer Rk 344), i primi elicotteri (Focke Wulf Fw 61 – Focke Achgelis Fa 330) ed anche i primi aerei con ala a freccia (Dornier Do 335 Pfeil); si tratta di progetti sicuramente interessanti, ma non per gli immediati fini bellici (essi ebbero un limitato, se non nullo, impiego operativo).
È interessante notare che tutti gli sviluppi aeronautici dal 1945 alla metà dei primi anni ’90 si basino su idee e progetti tedeschi della II guerra mondiale presi dagli alleati alla fine della guerra e da loro utilizzati al termine del conflitto.
Il 26 febbrario 1935 Hitler decide di creare la Luftwaffe, l'armata aerea della Germania.
Tra le varie clausole che il Trattato di Versailles aveva imposto alla Germania, una vietava specificatamente l’esistenza o la creazione di un’aeronautica militare. Questo perché, durante la guerra, ci si era resi conto della pericolosità che tale arma poteva avere; inoltre l’aeronautica tedesca, sicuramente più avanzata di quelle alleate, aveva provocato parecchi grattacapi e aveva detenuto, fino al 1917, il (quasi) completo dominio dei cieli. Basti pensare alla nascita di un mito, quale quello del Barone Rosso, che sicuramente rifletteva l’altissimo livello di preparazione ed abilità dei piloti tedeschi.
Da parte alleata, quindi, si era ritenuto opportuno eliminare un elemento di instabilità e pericolosità, nel timore di un’eventuale rivalsa tedesca.
Come per tutte le altre clausole del trattato, anche quella concernente il divieto di creazione di un’aviazione venne facilmente aggirata.
Innanzitutto, se si vietava l’esistenza di un’aeronautica, non si vietava però la progettazione e lo sviluppo di nuovi velivoli, che venivano poi collaudati e sperimentati nella Russia bolscevica.
Una delle clausole segrete del trattato di Rapallo del 1922, infatti, prevedeva che le ditte tedesche potessero sperimentare le proprie “creazioni” in territorio sovietico.
Come secondo punto fondamentale, il trattato di Versailles vietava un’aeronautica “militare”, ma nulla diceva riguardo a quella civile.
Nacquero così decine di circoli aerei, di club dell’aria, dove si andarono ad addestrare quelli che saranno i primi piloti della Luftwaffe (il più famoso club aereo fu quello della Sturmabteilung).
Un primo passo verso l’autorizzazione alla creazione di un’aviazione militare tedesca, si ha con la conferenza sul disarmo di Ginevra.
Infatti nessuna nazione aveva ottemperato ai propri piani di disarmo ed addirittura c’era chi, come la Francia, aveva potenziato le proprie forze armate. L’unico stato che aveva eseguito il piano di disarmo era proprio la Germania, ma solo perché obbligata dal trattato di pace. Poiché questa situazione sembrava un controsenso, ci si chiedeva se si poteva permettere un limitato riarmo tedesco, a partire dai mezzi corazzati e dall’aviazione.
Ma il vero momento di svolta si ebbe con la formazione del Gabinetto Hitler. Infatti L’NSDAP (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, partito dei lavoratori nazionalsocialisti tedeschi – il partito nazista) ora al governo aveva tra i punti principali del proprio programma l’abolizione delle clausole dell’”iniquo” trattato di Versailles. Inoltre tra i più importanti gerarchi nazisti vi era Hermann Goring, asso della prima guerra mondiale ed ex – comandante del Jagdgeschwader, la squadriglia comandata a suo tempo da Manfred Von Richtofen (il Barone Rosso); a costui venne affidato il neo – costituito Commissariato del Reich per l’aeronautica (il Reichministerium der Lufthart).
Ufficialmente il Trattato di Versailles era ancora in vigore, né la Germania aveva già l’autorità necessaria per poterselo scrollare di dosso.
Ciononostante si ebbero notevoli incentivi allo sviluppo tecnologico dell’industria aeronautica interna. È in questo periodo che le principali ditte tedesche del settore, quali la Heinkel, la Dornier e la Junkers (solo per fare alcuni nomi), si sviluppano, iniziando a ricevere le prime, seppur nascoste, commesse statali.
È il 1 marzo 1935 che Hitler decide di abrogare definitivamente il Trattato di Versailles e permette la costituzione dell’aeronautica tedesca, la Luftwaffe (arma aerea), posta sotto il comando di Goring.
Finalmente tutti quei preparativi, prima fatti in gran segreto, possono venire alla luce.
La nuova arma aerea, la terza arma delle forze armate, subito si organizza e si diffonde in modo capillare sul territorio tedesco. I primi piloti iniziano ad uscire dalle scuole di formazione (i cui insegnanti non sono altro che gli appartenenti ai circoli aerei privati di cui si parlava prima), ufficiali dall’uniforme nera ed azzurra entrano ed escono dagli uffici del Reichministerium der Lufthart.
L’anno dopo, e precisamente il 22 luglio 1936 giunse ad Hitler una richiesta di aiuto da parte del (non ancora) Caudillo, Francisco Franco, che guidava la fazione nazionalista nella guerra civile.
Si era ancora agli inizi della guerra, le truppe di Franco erano bloccate in Marocco e non potevano passare in Spagna a causa del blocco navale creato dalla flotta spagnola, che si era quasi completamente schierata con i repubblicani.
L’unico altro sistema per far affluire queste truppe verso i fronti di guerra sul continente era un trasporto per via aerea. La Spagna non aveva un’aeronautica attrezzata per un ponte aereo di tali proporzioni (si trattava di far passare i circa 5000 uomini dell’armata d’Africa più tutti i materiali dell’intera armata che, intanto, avrebbe tentato uno sbarco con l’appoggio dal cielo).
Hitler inizialmente promise l’invio di trenta Junkers Ju 52, grandi aerei da trasporto, insieme ad alcuni piloti e tecnici.
Ovviamente l’ordine per l’invio di queste forze doveva essere ratificato da Goring, come comandante in capo della Luftwaffe.
È stato accertato come Goring, inizialmente, non fosse molto entusiasta all’idea di inviare aerei e piloti tedeschi a sostegno di una fazione disorganizzata e priva di possibilità di vittoria (quale sembrava quella nazionalista all’inizio della guerra civile).
Ciononostante Hitler diede l’avvio alla cosiddetta operazione Feuerzauber (incantesimo di fuoco), la quale prevedeva l’invio di trenta Ju 52 Tante Ju (zia Ju), con relativi tecnici e piloti, e alcune batterie contraeree. Alle richieste di Franco circa l’invio di aerei da caccia, Hitler e Goring reagirono inizialmente negativamente.
L’invio di aerei da guerra avrebbe compromesso quella posizione di neutralità proclamata precedentemente dal Reich tedesco.
È solo più tardi, dopo che Goring si fu incontrato con i più alti ufficiali della Luftwaffe e con i responsabili delle fabbriche aeronautiche tedesche, che la Germania decise di partecipare più attivamente in aiuto ai nazionalisti.
Oltre a considerazioni di tipo politico (tensioni in Spagna avrebbero distratto l’opinione pubblica mondiale), si voleva testare i nuovi velivoli tedeschi e metterli alla prova contro l’aeronautica di un paese potenzialmente nemico come l’URSS (che riforniva l’esercito repubblicano).
Fu così creata la Legione Condor al comando del Generalleutnant Sperrle, i cui aerei, moderni caccia e bombardieri ancora da testare sul campo, erano forniti dalla Luftwaffe, ma i piloti o tecnici dovevano essere rigorosamente volontari. Si trattò in verità di un imbroglio. I piloti della Luftwaffe andavano volontari come piloti nei “propri” aerei, dandosi anche il cambio ogni due mesi. Si voleva, infatti, permettere al maggior numero di soldati di “farsi le ossa” e fare esperienza sul campo. La legione Condor si rivelò sicuramente un grandissimo aiuto per i franchisti, che poterono così contare su un reparto aereo composto da velivoli molto più avanzati di quelli repubblicani (e di quelli sovietici che erano loro forniti), e a cui venivano affidate le operazioni di maggiore importanza, come l’attacco su Madrid.
Essa è divenuta tristemente famosa anche per il tremendo bombardamento su Guernica, del settembre 1937, impresso su tela da Picasso.
Verso la fine del 1938, dopo aver egregiamente svolto il proprio lavoro e, poiché gli studi sui velivoli di nuova generazione erano conclusi, la legione fu lentamente rimpatriata.
Durante le crisi degli anni 1936/1938, in Renania, in Austria e nei Sudeti, l’aeronautica tedesca non ebbe un ruolo fondamentale giacchè non c’era bisogno di farla intervenire in modo massiccio.
Fu solamente con l’invasione della Polonia che si sentì la necessità di un più considerevole apporto delle forze aeree.
Impegnate per la prima volta in un combattimento (la Spagna può venir considerata quasi un addestramento), la Luftwaffe sfruttò quelle tecniche belliche, elaborate e sperimentate durante la Guerra Civile Spagnola.
Fino a quel momento le forze aeree erano utilizzate con due finalità: distruzione di altri aerei o bombardamento preventivo di fortificazioni o formazioni nemiche.
Con la Luftwaffe, fornita di bombardieri diversi per concezione (ad esempio gli Stuka, bombardieri leggeri) dagli altri velivoli, si ha, per la prima volta, l’idea di aeronautica vista in appoggio alle forze di terra, quasi fosse un’artiglieria dell’aria.
Ed è con questa funzione che la Luftwaffe viene utilizzata durante la campagna polacca. La Polonia non aveva un’aeronautica degna di tale nome e comunque essa era stata praticamente distrutta nel corso dei primi giorni di combattimento.
È anche grazie all’aiuto dei bombardamenti aerei che le truppe polacche vengono sbaragliate ed addirittura è unicamente loro il merito della resa della fortezza di Modlin e delle fortificazioni della penisola di Hela, con la cui caduta si chiude la conquista della Polonia.
Il bilancio della prima vera azione di guerra condotta dall’aviazione tedesca, è eccellente; oltre all’assenza di vere e proprie perdite (le poche registrate furono dovute a guasti di velivoli), esse si erano rese co – protagoniste della cosiddetta Blitzkrieg, la guerra lampo, che era proprio una azione congiunta di fanteria, mezzi corazzati e, appunto, aviazione.
Pochi giorni dopo la fine della campagna, Hitler mostrò l’intenzione di un’invasione ad occidente, per distruggere la Francia e domare definitivamente l’Inghilterra.
Durante i nove mesi successivi, quelli della cosiddetta phoney war, o drole de guerre, le forze aeree vennero rinforzate ed iniziò il loro trasferimento verso ovest. Inoltre, durante questi mesi, essa fu impegnata nell’operazione Weserubung, l’invasione di Danimarca e Norvegia.
Specialmente nelle operazioni rivolte verso quest’ultima le forze aeree tedesche svolsero un ruolo di primo piano, sia nell’attacco al suolo delle truppe anglo – franco – norvegesi, sia nel rifornire le truppe alpine di Dietl circondate a Narvik (si tratta del primo rifornimento per via aerea della storia), sia nel disturbare e tenere lontana la flotta inglese giunta nei fiordi norvegesi. Aerei appartenenti alla terza Luftflotte, danneggiarono gravemente parecchie unità nemiche.
La conquista della Norvegia fu di importanza capitale per la Germania; oltre a considerazioni di carattere economico (in Norvegia giungeva tutto il ferro delle miniere svedesi), ve ne erano altre di carattere militare: in Norvegia vennero installate basi per i sommergibili e vennero ristrutturate le basi aeree esistenti.
Quest’ultimo fatto permetterà ad alcuni aerei di raggiungere l’Inghilterra, o almeno la base di Scapa Flow, nelle isole Shetland, sede della Home Fleet inglese.
Contemporaneamente a questi fatti, la preparazione dei piani per l’attacco ad occidente andava avanti.
Il cosiddetto Fall Blue (piano blu) non era nient’altro che una riedizione del piano Von Schlieffen del 1914, con due gruppi di armate impegnati, uno in azioni di disturbo in Alsazia, contro la linea Maginot (complesso di fortificazioni edificato tra il 1925 ed il 1936 per proteggere la Francia da attacchi tedeschi), l’altro, con tutte le divisioni corazzate e motorizzate disponibili, avrebbe dovuto attaccare il Belgio e di lì penetrare in Francia, puntando su Parigi. Era proprio il piano che lo stato maggiore francese si aspettava, e probabilmente si sarebbe risolto in un fallimento.
Ed è qui che la Luftwaffe, senza volerlo, entra in gioco. Un ufficiale della seconda Luftflotte, partito dal suo quartier generale con il piano dettagliato dell’invasione, perse l’orientamento e fu obbligato ad effettuare un atterraggio di emergenza in Belgio, ove venne internato ed i piani catturati.
Goring si irritò moltissimo per questo incidente, che metteva in cattiva luce le forze aeree da lui comandate, ed epurò i vertici della seconda Luftflotte, quasi come punizione.
Con il senno di poi, si può affermare che l’incidente fu una vera manna dal cielo; infatti fu quasi obbligatorio cambiare il piano e venne adottato, in sostituzione del Fall Blue, quello elaborato dal Generalleutnant Von Manstein, che si rivelerà vincente.
Anche durante la Campagna di Francia la Luftwaffe, che questa volta si trovava di fronte l’aeronautica francese e quella inglese (considerate tra le migliori del mondo), si comportò egregiamente; anche qui le perdite furono irrilevanti, mentre si misero in mostra, per la loro perizia e precisione, le batterie antiaeree della Flak, che dipendevano dall’aviazione e non dall’esercito.
Verso la fine della campagna francese, comunque, si ebbe il primo vero scacco subito dalla “invincibile” aviazione tedesca.
I resti dell’esercito francese e del BEF (British Expeditionary Force, Corpo di spedizione britannico, al comando di Lord Gort), si erano rinchiusi a Dunkerque, sulla Manica, da dove si voleva evacuarle con l’aiuto della flotta inglese (operazione Dynamo).
Le divisioni corazzate avevano circondato la cittadina, ma Hitler le fermò, concedendo l’”onore” di distruggere le forze nemiche alla Luftwaffe, sembra su pressioni di Goring, il quale desiderava dare prestigio alle proprie unità.
L’offensiva aerea fallì, giacchè le unità inglesi, benché bombardate dagli aerei tedeschi, riuscirono a portare in salvo ben 375.000 uomini.
Oltre alle azioni delle truppe di terra, ebbero grande risalto i primi impieghi operativi dei fallschirmjager (i paracadutisti).
Essi, tipica creazione tedesca, furono per la prima volta utilizzati in combattimento, conquistando l’inespugnabile forte di Eben Emael (perno della difesa di Liegi, in Belgio), nonché i ponti (ancora intatti) sul Reno a Rotterdam.
Si trattò di una grande conquista per la guerra moderna: da questo momento, infatti, era possibile paracadutare truppe dietro alle linee nemiche, quasi fossero un novello Cavallo di Troia.
Allo stato attuale delle cose, l’unica potenza belligerante rimasta in campo, era l’Inghilterra.
Dopo che essa ebbe rifiutato l’offerta di pace della Germania (la Gran Bretagna avrebbe conservato l’impero, purché alla Germania fosse lasciata mano libera nell’Europa continentale), nello stato maggiore tedesco iniziò la preparazione del cosiddetto piano Seelowe (leone marino), ovverosia l’invasione dell’Inghilterra. Perché essa potesse avere esito positivo, era assolutamente necessario annientare la RAF (Royal Air Force, l’aviazione inglese). Fu così che Goring pianificò a sua volta l’operazione Adlertag (giorno dell’aquila), che prevedeva bombardamenti su installazioni ferroviarie e complessi industriali, con una doppia finalità: fiaccare la potenza industriale inglese e, al tempo stesso, distruggerne l’aeronautica, che sarebbe dovuta essere attirata proprio dai bombardieri tedeschi.
Non analizzeremo nei singoli dettagli l’andamento della cosiddetta Battaglia d’aerea d’Inghilterra, che si svolse tra il giugno e l’ottobre 1940; si vuole solo ricordare come essa sia stata la prima (nonché unica, se si escludono i bombardamenti in Kosovo del 1999) offensiva condotta unicamente nei cieli.
Era in qualche modo la realizzazione delle teorie che due giovani ufficiali, l’inglese Fuller e l’italiano Douhet, erano andati propagandando negli anni ’20 e ’30.
Secondo loro, infatti, ad uno stato sarebbe stato necessario possedere una potente aviazione che, sia con bombardamenti “chirurgici” su installazioni militari ed industriali, sia con bombardamenti indiscriminati sulle città, avrebbe ridotto il paese nemico alla rovina, sia economica che psicologica.
A causa di scelte strategiche errate (i bombardamenti indiscriminati sulle città portavano alla diminuzione di quelli sulle fabbriche, portando ad una ripresa delle capacità industriali e belliche inglesi), di errori di livello puramente tattico (l’impiego dei lenti Stuka contro caccia inglesi molto più veloci), nonché di qualità dei velivoli inglesi (gli Spitfire e gli Hurricane di ultimo modello non solo riuscivano a competere ma superavano in prestazioni i Bf 109 ed i Bf 110 tedeschi), Adlertag non giunse ad una positiva conclusione; con l’arrivo della brutta stagione (si era giunti ad ottobre), Seelowe era irrealizzabile, e così Adlertag venne “temporaneamente” (in verità definitivamente) sospesa e rinviata alla primavera dell’anno successivo.
Il bilancio di perdite umane e di velivoli fu disastroso per la Luftwaffe tedesca. Oltre alla distruzione di più di alcune migliaia di velivoli (2352 per la precisione), che già di per sé era una grave perdita per i tedeschi (l’industria aeronautica nazionale era in grado di produrre “solo” 190 velivoli al mese), la perdita più grave si ebbe nel personale: tra morti, feriti e prigionieri, la Germania perse circa 4000 (precisamente 3893) dei migliori piloti e tecnici di cui disponeva.
Alla fine del conflitto il Generalfeldmarschall Gerd Von Runstedt affermò che queste gravi perdite impedirono alla Germania, successivamente, di sconfiggere l’Unione Sovietica e, quindi, di vincere la guerra.
L’ultimo momento di gloria per l’aviazione tedesca si ebbe nel 1941, con le prime fasi dell’operazione Barbarossa (scattata il 22 giugno 1941).
L’obiettivo primario consisteva nel totale annientamento dell’aviazione sovietica che, se dal punto di vista qualitativo era molto inferiore a quella tedesca (e questo fino a tutto il 1942), a livello quantitativo poteva creare qualche problema. Nei primi giorni dell’invasione, diciamo nella prima settimana (22/29 giugno), la Luftwaffe distrusse circa 2000 velivoli, di cui il 75% mentre ancora erano a terra.
È con l’inizio del 1942 che per la Luftwaffe iniziò quel rapido declino che le fece perdere, su tutti i fronti di guerra (fronte orientale, africano, successivamente italiano ed occidentale), il dominio dei cieli.
Si possono però riportare due episodi che, su tutti lo testimoniano: la conquista di Creta e la battaglia di Stalingrado.
La battaglia di Creta, seppur avvenuta prima dell’invasione della Russia, fra il 20 maggio ed il 2 giugno 1941, mostrò già i segni di quella decadenza qualitativa che si andrà via via accentuando.
Chiamata da Student (il fondatore del corpo dei fallschirmjager) la “tomba dei paracadutisti germanici”, essa mostrò come l’uso di forze aviotrasportate o paracadutate non doveva essere effettuato senza un’adeguata copertura da parte di altre unità.
Invece Stalingrado, che fu una battaglia prettamente terrestre, interessa la Luftwaffe a partire dal 15 novembre 1942, quando la VI armata tedesca, assieme alla IV Panzerarmee ed ai resti di due armate romene (la III e la IV), venne circondata dalle truppe sovietiche di Zukov. Qualsiasi comandante dotato di buon senso avrebbe ordinato la ritirata: ma evidentemente Hitler, di buon senso, ne aveva poco.
La sua decisione di resistere a Stalingrado (poi ripetuta lungo tutta la ritirata tedesca sul fronte orientale) ebbe come primo fautore il “nostro” Goring. Egli, inverosimilmente, promise che la “sua” Luftwaffe sarebbe stata in grado di rifornire le truppe tedesche accerchiate.
Si trattava di fornire ai 330.000 uomini ben 500 tonnellate al giorno di rifornimenti, tra viveri, apparecchiature, munizioni ed armamenti. Va anche tenuto presente che si era in novembre, ossia in piena stagione invernale, sicuramente la meno adatta ad un ponte aereo di tali proporzioni.
Ed infatti la media che, fino all’8 gennaio 1943 (data in cui i sovietici presero l’ultimo campo di aviazione utilizzabile, quello di Gumrak) la Luftwaffe riuscì a consegnare fu di sole 100 tonnellate al giorno, cosa che portava un esercito a combattere e sopravvivere con un quinto delle proprie necessità operative; gli effetti di questa situazione sono da tutti conosciuti.
Una situazione simile fu quella che le truppe italo – tedesche dovettero sopportare in Tunisia. Durante tutta la guerra in Africa i rifornimenti erano “a carico” della marina italiana mentre, durante la battaglia tunisina, il peso ricadde sull’aviazione e neanche in questo caso essa riuscì a portarlo felicemente a termine (il Gruppo d’Armate Afrika si arrese il 13 giugno 1943).
Abbiamo precedentemente accennato al declino della Luftwaffe tedesca. Analizzandone le cause, si giunge a due soluzioni di fondo: la prima consiste nel continuo miglioramento qualitativo (e con l’entrata in guerra degli USA anche quantitativo) delle aviazioni alleate; al contempo non si ebbe, da parte tedesca, un adeguato sviluppo delle proprie potenzialità, con le industrie aeronautiche impegnate in progetti a lungo termine e, comunque, troppo avanzati scientificamente (ma non tecnologicamente), per quei tempi.
Si ebbero, ad esempio, i primi aerei a reazione (il Messerschmitt Me 263 Schwalbe), i primi missili aria – aria (Henschel Hs 298 – Kramer Rk 344), i primi elicotteri (Focke Wulf Fw 61 – Focke Achgelis Fa 330) ed anche i primi aerei con ala a freccia (Dornier Do 335 Pfeil); si tratta di progetti sicuramente interessanti, ma non per gli immediati fini bellici (essi ebbero un limitato, se non nullo, impiego operativo).
È interessante notare che tutti gli sviluppi aeronautici dal 1945 alla metà dei primi anni ’90 si basino su idee e progetti tedeschi della II guerra mondiale presi dagli alleati alla fine della guerra e da loro utilizzati al termine del conflitto.
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