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giovedì 6 marzo 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 6 marzo.

Il 6 marzo 1978 Joseph Paul Franklin spara all'editore della rivista pornografica Hustler, Larry Flynt.

"Volevo scatenare una guerra tra razze, la sopravvivenza della razza bianca era a rischio". Con questa delirante motivazione, il suprematista Joseph Paul Franklin sparò tra gli altri al re del porno Larry Flynt, costringendolo su una sedia a rotelle. Correva l'anno 1978. Il 20 novembre 2013, a 35 anni da quel tentativo di omicidio Franklin è stato giustiziato. Perché giudicato colpevole di un altro omicidio, questa volta eseguito, compiuto nel 1977 fuori da una sinagoga a St.Louis, in Missouri.

L'uomo è stato messo a morte per iniezione letale ed è deceduto alle 6,17 ora locale (le 13,17 ora italiana), dopo che la corte d'appello aveva revocato la sospensiva accordatagli nella notte da un giudice del Missouri. Franklin ha rifiutato l'ultimo pasto e non ha voluto rilasciare una dichiarazione finale.

Accusato di una serie di omicidi a sfondo razzista tra il 1977 e il 1980, il suprematista era stato giudicato colpevole di altri sette assassinii in diverse zone del Paese, e lui stesso aveva ammesso l'uccisione di una ventina di persone. Dalla prigione, Franklin aveva anche imputato alla sua infanzia povera e agli abusi in famiglia la sua deriva.

Larry Flynt, editore della famosa rivista erotica Hustler, fu ferito gravemente a colpi d'arma da fuoco e da allora costretto sulla sedia a rotelle. Proprio Flynt il mese prima, con l'avvicinarsi della data dell'esecuzione, aveva scritto di voler vedere il suo attentatore pagare per quello che aveva fatto, ma di non essere interessato alla sua morte. Puntando il dito contro il desiderio di "vendetta e non di giustizia", Flynt si era schierato contro la pena di morte: "Credo fermamente che un governo che proibisce le uccisioni tra i suoi cittadini non dovrebbe essere lui stesso responsabile dell'uccisione delle persone", aveva affermato in una lettera aperta sull'Hollywod Reporter.

Franklin aveva dato il via alla sua lotta per la salvezza della razza bianca, derubando 16 banche in giro per l'America per finanziarsi. Nel luglio di quello stesso anno aveva messo una bomba nella sinagoga di Chattanooga, in Tennessee, senza fare vittime, per poi darsi agli omicidi, spesso colpendo da lontano come cecchino. Tra le sue vittime preferite, le coppie interrazziali. L'8 ottobre 1977, si era appostato fuori dalla sinagoga di Kneseth Israel a St. Luois e, al termine di un bar mitzvah, aveva aperto il fuoco sugli invitati che stavano andando via, uccidendo il 42enne Gordon.

La scia di sangue era continuata per altri tre anni, fino a quando non venne preso dopo aver ucciso due giovani neri che facevano jogging con due coetanee bianche a Salt Lake City nell'agosto 1980. Il suo avvocato, nell'ultimo tentativo di evitargli la pena capitale, aveva attaccato il medicinale usato, il 'pentobarbital', sostenendo che violava l'ottavo emendamento della Costituzione contro le punizioni crudeli.

Una tesi accolta dal giudice distrettuale Nanette Laughrey che martedì aveva ordinato una sospensione dell'ordine di esecuzione di fronte all'alto rischio di "un dolore prolungato e non necessario oltre quello richiesto per raggiungere la morte". Una seconda sospensiva era stata accordata dal magistrato Carol Jackson, ma contro entrambi i verdetti la procura aveva fatto ricorso, ottenendo dalla corte d'appello il via libera a procedere.

Larry Flynt è morto nel sonno per insufficienza cardiaca il 10 febbraio 2021. 

sabato 18 gennaio 2025

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 18 gennaio.

Il 18 gennaio 1967 Albert De Salvo, il presunto strangolatore di Boston, viene condannato all'ergastolo.

Confessò spontaneamente di essere «Lo strangolatore di Boston» responsabile di aver ucciso 13 donne in due anni, ma non fu creduto e quindi assolto. Anche se la giuria comunque non mandò libero Albert De Salvo: lo ritenne infatti comunque colpevole, di un numero imprecisato di stupri, forse 300, forse addirittura 2mila. 

E il 18 gennaio del 1967, battendo il martelletto, celebrato da centinaia di film, il giudice lo spedì all'ergastolo. Il resto lo fece la «giustizia interna» al carcere: fu trovato il 26 novembre del 1973 pugnalato nell'infermeria da una mano rimasta ignota. Portando con se il suo segreto: era davvero lui il maniaco omicida che aveva terrorizzato la capitale del Massachusetts oppure di trattava di un mitomane? Anche se la palma di più famoso serial killer della storia rimane a «Jack lo Squartatore» salito agli onori della cronaca e della leggenda con «appena» cinque vittime accertate, anche lo «strangolatore» ebbe il suo momento di notorietà e la sua vicenda venne persino romanzata in un film. De Salvo ebbe il volto di Tony Curtis, gli investigatori che lo arrestarono quello di Henry Fonda e George Kennedy. Ma fu veramente De Salvo l'assassino? L'opinione pubblica in proposito si divise, come in tutti i gialli che si rispettino.

Albert Henry De Salvo, di chiare origini italiane, era nato a Chelsea in Massachusetts il 3 settembre 1931. Il padre Frank era un uomo di rara violenza e dissolutezza: picchiava a sangue la madre e si fa faceva guardare dal figlio mentre faceva l'amore con delle prostitute portate a casa. Un'adolescenza che non poteva non aver riflessi sulla sua vita futura. Da piccolo infatti si divertiva a torturare gli animali mentre da adolescente iniziò a commettere piccoli furti e già a 13 anni finì in riformatorio. Chiamato alle armi qualche anno dopo, fu spedito in Germania dove conobbe e sposò una donna tedesca che gli diede una figlia. Successivamente si congedò, tornò in America, per arruolarsi nuovamente dopo pochi mesi. Venne però denunciato per aver molestato una bambina di 9 anni: evitò il processo ma nel 1958 dovette lasciare l'uniforme. Nel 1960 venne nuovamente arrestato per furto, condannato a due anni, di cui solo uno scontato.

Nella primavera del 1961 De Salvo si trasferì a Boston dove il 14 giugno 1962 iniziò la scia di sangue. In un anno e mezzo, ultimo delitto gennaio 1964, 13 donne tra i 19 e gli 85 anni furono assassinate tra città e dintorni. Quasi tutte violentate e poi strangolate con calze, sciarpe o sottovesti. Solo la vittima più anziana morì per infarto. Altre due furono accoltellate a morte, una dopo essere stata selvaggiamente picchiata. Dalle indagini emerse poi che nessuna abitazione aveva porte o finestre forzate, come se le vittime conoscessero l'assassino e l'avessero fatto entrare volontariamente. La città cadde in preda al panico, si parlò di un serial killer subito ribattezzato lo «Strangolatore di Boston». Ipotesi che non convinceva però la polizia poiché non trovava nei diversi delitti lo stesso «rituale», caratteristica dell'omicida seriale. Il 3 novembre del 1964 De Salvo venne arrestato per una violenza sessuale ai danni di una giovane donna che però, dopo l'aggressione, venne stranamente risparmiata. Non solo, lo stupratore non le fece del male e prima di andarsene chiese anche scusa. Comportamento non certo compatibile con quello dello «strangolatore». Appena la sua foto venne pubblica sui giornali fu tutto un accorrere di donne che lo riconobbero come il loro aggressore. Alla fine furono circa 300 anche se gli investigatori arrivarono a ipotizzare che il numero reale potesse arrivare a 2mila.

Durante l'istruttoria improvvisamente De Salvo confessò. «Sono io lo strangolatore» e fornì, pur se con qualche imprecisione, particolari che la polizia non aveva mai divulgato. Versione che venne ripetuta e confermata anche sotto ipnosi, senza però convincere gli investigatori. Venne ipotizzato che, avendo ormai capito di non potere sfuggire all'ergastolo, avrebbe potuto trovare una certa celebrità, e quindi racimolare denaro con interviste e memorie per aiutare economicamente moglie e figlia. Non fu quindi creduto e il 18 gennaio del 1987 venne condannato all'ergastolo, ma solo per le violenze carnali. Assolto invece per gli omicidi. Finì al manicomio criminale dove però riuscì a fuggire a febbraio con altri due detenuti, proprio mentre a Hollywood si stava girando il film sulla sua vita. Si scatenò una clamorosa caccia all'uomo, vista la sua estrema pericolosità, e qualche giorno dopo De Salvo venne riacciuffato e spedito al carcere di massima sicurezza di Walpole. Qui rimase fino al 26 novembre del 1973 quando venne trovato pugnalato all'interno dell'infermeria della prigione. Lasciando aperto l'inquietante interrogativo: era veramente lui il feroce serial killer che per un paio d'anni aveva terrorizzato le donne di Boston?

lunedì 29 luglio 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 luglio.
Il 29 luglio 1976 David Berkowitz, conosciuto come "il figlio di Sam", compie il primo dei suoi omicidi.
Il 10 agosto del 1977 la polizia di New York arrestò David Berkowitz, che fino a quel giorno era conosciuto come “Son of Sam” (“figlio di Sam”): un serial killer che tra il 1976 e il 1977 uccise sei persone e ne ferì altre otto. Per più di un anno Berkowitz era riuscito a evitare di essere trovato e arrestato, benché scrivesse lettere ai giornali e abbandonasse sui luoghi degli omicidi messaggi in cui si prendeva gioco della polizia e minacciava nuovi attacchi. In quegli anni era una delle persone più ricercate d’America e divenne molto famoso: alla fine fu arrestato per via di una multa, e la sua fama spinse lo stato di New York ad approvare una serie di leggi per impedire che potesse approfittarne per diventare ricco.
Berkowitz nacque nel 1953 e a tre anni fu dato in adozione. Chi lo conosceva quando era piccolo, raccontò dopo il suo arresto che era stato un ragazzo difficile. Fin dall’adolescenza aveva compiuto diversi furti e causato piccoli incendi. A 18 anni entrò nell’esercito, prestò servizio in Corea del Sud e nel 1974 tornò a New York. Poco dopo la madre gli rivelò di essere stato adottato e questo, secondo diversi psicologi che lo esaminarono durante il processo, diede inizio alla più grave crisi della sua vita. Pochi mesi dopo, il giorno della vigilia di Natale del 1975, ferì due ragazze con un coltello. Non venne identificato. Nel luglio dell’anno successivo iniziò a uccidere.
La prima persona che uccise si chiamava Donna Lauria, aveva 18 anni e la sera del 29 luglio si trovava in macchina con una sua amica in un parcheggio del Bronx. Berkowitz si trovava poco lontano dall’auto con una pistola calibro 44 nascosta in un sacchetto di carta. Quando Lauria uscì dall’auto, Berkowitz si mise in ginocchio e sparò, colpendola alla testa e uccidendola. Sparò altri due colpi e ferì l’amica di Lauria, ma non gravemente.
Nei sei mesi successivi Berkowitz ferì altre sei persone con modalità simili: colpiva coppie di ragazze che si trovavano da sole in quartieri come il Bronx o Queens, trovate e scelte per caso, e poi si allontanava senza dire nulla. Soltanto nel gennaio del 1977 la polizia disse in una conferenza stampa che alcuni di quegli attacchi erano collegati e che c’era un assassino armato di una pistola calibro 44 che girava per le strade di New York. L’8 marzo del 1977 Berkowitz uccise una seconda ragazza, Virginia Voskerichian.
Nei cinque mesi successivi Berkowitz uccise altre quattro persone, in quella che i giornali di New York soprannominarono “l’estate di Sam”. Il nomignolo arrivava da una lettera che Berkowitz aveva lasciato sul luogo di uno dei suoi omicidi. Nel testo, scritto in lettere maiuscole e con una grafia infantile, Berkowitz alternava minacce e frasi sconclusionate, preghiere, onomatopee e altri riferimenti incomprensibili. Nelle prime righe scriveva di essere offeso per essere stato definito “uno che odia le donne” (i giornali lo avevano identificato così visto che aggrediva solo donne) e poi aggiungeva: «Io sono un mostro. Io sono il figlio di Sam».
Si racconta che in quei mesi centinaia di ragazze in tutta la città si tagliarono i capelli o se li tinsero di colori chiari, perché a quanto sembrava “Son of Sam” colpiva solo ragazze con capelli lunghi e scuri. Sempre secondo alcuni resoconti dell’epoca, era diventato impossibile trovare una parrucca in tutta la città. Il 31 luglio del 1977 Berkowitz compì il suo ultimo omicidio: uccise Stacy Moskowitz, una ragazza di 20 anni, mentre si stava baciando con il suo fidanzato, Robert Violante, all’interno della loro macchina. Berkowitz sparò quattro colpi e ferì entrambi alla testa. Moskowitz morì poco dopo mentre Violante riuscì a sopravvivere, anche se perse la vista da un occhio.
Pochi giorni dopo una donna che poco prima dell’omicidio stava portando a spasso il cane raccontò alla polizia di aver visto un uomo che esaminava una multa poggiata sulla sua automobile, non lontano dal luogo dell’omicidio. La donna disse di essersi spaventata perché aveva visto che l’uomo stringeva un oggetto scuro in mano: si affrettò verso casa e poco dopo senti l’esplosione di alcuni colpi (quelli che avevano ucciso Moskowitz e ferito Violante). Esaminando tutte le automobili multate in quella zona, la polizia risalì all’auto di Berkowitz. Rintracciarono la sua residenza, trovarono l’auto parcheggiata davanti e sbirciando dai finestrini videro un fucile posato sul sedile posteriore. Forzarono la serratura e trovarono munizioni calibro .44 e una mappa con tutti i luoghi degli omicidi. Quando Berkowitz uscì di casa, gli agenti lo arrestarono. «Perché ci avete messo così tanto?», disse lui.
Durante il processo Berkowitz ammise di essere colpevole, fu giudicato in grado di intendere e di volere e venne condannato a sei ergastoli. Per evitare che potesse sfruttare la sua popolarità scrivendo un libro, lo stato di New York approvò una serie di leggi che impedivano ai criminali di guadagnare dai racconti dei loro crimini, una legge che oggi è stata adottata a livello federale e in 41 stati diversi. Dalla sua storia il regista Spike Lee ha tratto nel 1999 il film Summer of Sam, in cui gli omicidi di Berkowitz fanno da sfondo e simboleggiano la violenza e la decadenza della New York degli anni Settanta.

martedì 29 agosto 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 agosto.
Il 29 agosto 1997 Angelo Maturino Resendiz uccide una delle sue tante vittime a colpi di bastone.
Angelo Maturino Reséndiz, alias il Killer della Ferrovia (1 agosto 1959 - 27 giugno 2006), è stato un serial killer messicano responsabile di almeno trenta omicidi negli Stati Uniti e in Messico durante il 1990. In alcuni è stata riscontrata la violenza sessuale. Egli divenne noto come "The Railroad Killer". La maggior parte dei suoi crimini sono stati commessi vicino ferrovie. Il 21 giugno 1999, divenne il fuggitivo 457 indicato dall'FBI prima di arrendersi alle autorità il 13 luglio. Aveva 39 anni.
Reséndiz aveva molti pseudonimi, ma era soprattutto conosciuto e ricercato come Resendez-Rafael Ramirez.
Saltando dentro e fuori i treni, tra Messico, Canada e Stati Uniti, Reséndiz è riuscito a sfuggire alle autorità per un tempo considerevole. Inoltre non ha mai avuto un indirizzo fisso.
Reséndiz uccise almeno 15 persone con pietre e altri oggetti contundenti, soprattutto nelle loro case. Dopo ogni omicidio indugiava nelle case per un po', soprattutto cercando da mangiare. Dopo ogni omicidio era solito guardare i documenti della sua vittima, per conoscere qualcosa della vita che aveva preso. Rubava gioielli e altri oggetti di valore e li dava a sua moglie in Messico. Gran parte della gioielleria veniva venduta o fusa. Alcuni degli oggetti che sono stati presi dalla case delle vittime da Resendiz sono stati restituiti dalla moglie dopo la sua cattura. Il denaro, tuttavia, non veniva toccato. Ha violentato alcune delle sue vittime femminili. La maggior parte delle sue vittime sono state trovate con una coperta addosso, o altrimenti celate alla vista dagli inquirenti.
Le vittime:
1. Nel 1986, una donna non identificata senza fissa dimora è stato colpita quattro volte con una calibro 38. Il suo corpo è stato gettato in un casolare abbandonato. Reséndiz ha dichiarato di aver incontrato la donna in un rifugio per senzatetto. Hanno intrapreso un viaggio in moto insieme, portandosi dietro una pistola per il tiro al bersaglio. Reséndiz ha detto che ha sparato e ucciso la donna perché gli aveva mancato di rispetto.
2. Resendiz ha dichiarato che subito dopo aver ucciso la donna senzatetto, ha sparato e ucciso il suo ragazzo - un cubano - e scaricato il suo corpo in un torrente a metà strada tra San Antonio e Uvalde. Reséndiz ha detto che ha ucciso l'uomo perché era coinvolto nella magia nera. Il corpo di quest'uomo non è mai stato trovato, e non si sa nulla di lui tranne quello che ha detto Reséndiz alle autorità. Reséndiz ha confessato questi primi due omicidi nel settembre 2001, nella speranza che così facendo avrebbe accelerato la sua esecuzione.
3. Il 19 luglio 1991, il corpo di Michael White, 33 anni, è stato trovato nel cortile di una casa abbandonata del centro. Reséndiz ha confessato anche questo omicidio nel settembre 2001. Ha disegnato una mappa della scena del crimine e ha detto che l'ha ucciso perché era omosessuale. La polizia ha concluso che Reséndiz ha ucciso White a randellate e con un mattone.
4 e 5. 23 marzo 1997, Ocala , in Florida , Jesse Howell, 19 anni. E' stato ucciso a randellate con un tubo e lasciato accanto ai binari. La sua fidanzata Wendy Von Huben, 16 anni, fu violentata, strangolata, soffocata con le mani e nastro adesivo e sepolta in una fossa poco profonda in Sumter County, in Florida.
6. Nel luglio 1997, un uomo non identificato è stato picchiato a morte con un pezzo di compensato in un cantiere ferroviario situato nella città di Colton, California. Il detective Jack Morenberg ha lavorato senza sosta per provare che Reséndiz aveva commesso il reato, ma a causa della mancanza di prove certe non fu in grado di farlo. Reséndiz è ancora considerato il primo sospettato in questo caso.
7. 29 agosto 1997, Lexington , Kentucky , Christopher Maier, 21 anni. Era uno studente universitario. Stava camminando lungo i binari vicino casa con la sua ragazza, Holly, quando i due sono stati attaccati da Reséndiz, che uccise Maier con una pietra, poi violentò e picchiò duramente la fidanzata di Maier. Holly Dunn Pendleton, sopravvisse e andò ad un programma televisivo che parlava di biografie e che si intitolava "Sono sopravvissuto" e raccontò la sua storia. Attualmente aiuta le altre vittime di stupro e violenza sessuale. Ha anche fondato "Holly House" nella sua nativa Evansville, a beneficio di coloro che hanno subito stupri e violenze sessuali. Di lei si è parlato sul numero del 19 Giugno 2009 della rivista People.
8. 4 Ottobre 1998, Hughes Springs , Texas , Leafie Mason, 81 anni. E' stato ucciso a casa sua con un ferro da stiro. Resendiz era entrato in casa attraverso una finestra.
9. 17 Dicembre 1998, West University Place , Texas , Claudia Benton, 39 anni. Benton, una pediatra neurologa presso il Baylor College of Medicine, è stata violentata, pugnalata, bastonata in casa sua, sita vicino ai binari della ferrovia. La polizia ha trovato la sua Jeep Cherokee a San Antonio e ha trovato le impronte digitali sul piantone dello sterzo di Resendiz.
10 e 11. 2 maggio 1999, Weimar, Texas, Norman J. Sirnic, 46 anni, e Karen Sirnic, 47 anni. Sono stati bastonati a morte con un martello in una canonica della Chiesa Unita di Cristo, dove Norman Sirnic era un pastore. L'edificio si trovava adiacente alla Union Pacific railway. Tre settimane più tardi, le impronte digitali collegarono questo caso con il caso Claudia Benton.
12. 4 giu 1999, Houston, Texas, Noemi Dominguez, 26 anni. Dominguez, insegnante a Houston Independent School District School's Benjamin Franklin scuola elementare, è stata uccisa con un piccone nel suo appartamento vicino i binari. Sette giorni dopo, la sua Honda Civic è stata trovata dalla polizia statale sul Ponte Internazionale Del Rio, Texas.
13. 4 giu 1999, Fayette County, Texas, Josephine Konvicka, 73 anni. Konvicka è stata uccisa con un colpo di piccone in testa, lo stesso usato per uccidere Noemi Dominguez, mentre lei dormiva. Il suo casale non è lontano da Weimar. Reséndiz tentò di rubare l'auto ma non riuscì a portarla via perché non trovò le chiavi della macchina.
14 e 15. 15 giugno 1999, Gorham, Illinois, George Morber senior, 80 anni, e Carolyn Federico, 52 anni. Reséndiz sparò un colpo alla testa con un fucile da caccia a George Morber e poi bastonò Carolyn Federico a morte con un cric. La loro casa era situata a soli 100 metri di distanza da una linea ferroviaria. Più tardi, uno testimone vide un uomo corrispondente alla descrizione di Reséndiz che guidava un camion pick-up rosso che si trovava a 60 miglia a sud di Gorham.
16. Reséndiz venne anche incolpato della morte di Fannie Whitney Byers, 81, che è stata trovata il 10 Dicembre 1998, uccisa a randellate nella sua casa vicino ai binari della ferrovia.
Ha confessato altri sette omicidi, che a suo dire avrebbe commesso in Messico.
La polizia ha rintracciato la sorella di Reséndiz, Manuela. Lei temeva che suo fratello avrebbe potuto essere ucciso da qualcuno che cercava vendetta o essere ucciso dall'FBI, così accettò di aiutare la polizia. Un ranger del Texas, Drew Carter, accompagnato da Manuela ed una guida spirituale incontrò Reséndiz su un ponte che collega El Paso, in Texas. (Manuela era originariamente riluttante a cooperare, ma Carter la convinse) Reséndiz si arrese a Carter.
Nel 1999, l'ex procuratore generale del Texas Jim Mattox ha osservato: "spero che non inizino a incriminarlo per ogni crimine che avviene nei pressi di un binario ferroviario".
Reséndiz venne processato e condannato a morte per l'omicidio di Benton.
Il 21 giugno 2006, un giudice ha stabilito che Reséndiz era mentalmente pronto per essere giustiziato. Su provvedimento del giudice, Reséndiz disse: "Io non credo nella morte. So che il corpo sta per andare perduto. Ma io, come persona, sono eterno. Ho intenzione di restare vivo per sempre". Egli ha anche descritto se stesso come metà uomo e metà angelo e disse agli psichiatri che non poteva essere giustiziato perché non credeva che potesse morire.
Nonostante un ricorso presentato al quinto US Circuit Court of Appeals, la sentenza di condanna a morte venne confermata.
E' stato giustiziato nel penitenziario di Huntsville, in Texas, il 27 giugno 2006, con iniezione letale. Nella sua dichiarazione finale, Reséndiz ha detto "voglio chiedere se nel vostro cuore potrete perdonarmi. Non dovete fare nulla. So che ho permesso al Diavolo di governare la mia vita. Vi chiedo di perdonarmi e di chiedere al Signore di perdonarmi per aver permesso al diavolo di ingannare me. Ringrazio Dio per aver pazienza con me.
Reséndiz stato dichiarato morto alle 8:05 CDT (01:05 UTC il 28 giugno 2006).
Il marito di Claudia Benton, George, era presente alla esecuzione e disse di Reséndiz: "E' il male in forma umana, una creatura senza anima, senza coscienza, senza rimorso, senza alcun tipo di riguardo per la santità della vita umana".

sabato 15 luglio 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 15 luglio.
Il 15 luglio 1953 John Reginald Christie viene impiccato.
John Reginald Christie nacque a Sheffield, nel 1898, in una famiglia dove l'elemento femminile prevaleva (Christie aveva 4 sorelle) e dove l'unico elemento maschile (il padre) cercava in ogni modo, spesso con sistemi violenti, di dare al suo unico figlio maschio un'educazione maschilista.
Il padre di John era un uomo violento, che picchiava frequentemente il figlio. Talvolta lo costringeva addirittura a camminare marciando militarmente.
Dal canto suo, la madre era una donna iperprotettiva e apprensiva, che cercava sempre di proteggere il figlio chiudendolo in un guscio di affetto materno, nel quale John si crogiolava fin troppo, tanto da non riuscire a socializzare all'esterno della famiglia.
Negli anni dell'infanzia, Christie divenne presto un bambino solitario, ipocondriaco, pieno di fobie e seppure fosse molto attivo sia a scuola, che nella chiesa o in varie in attività sportive, non era riuscito a farsi nessuna amicizia.
Quando aveva 8 anni, suo nonno materno morì e i genitori gli chiesero se voleva vederlo durante la veglia funebre. Christie rispose affermativamente e sorprendentemente ne rimase affascinato.
Dopo quell'esperienza, John sceglierà il cimitero come suo luogo preferito di giochi, divertendosi in particolare ad osservare tra le fessure e le crepe delle tombe, nella speranza forse di rivedere lo spettacolo che lo aveva tanto affascinato durante la veglia funebre del nonno.
Sessualmente Christie era un ragazzo inibito. Il suo primo turbamento, all'età di 10 anni, capitò quando vide di nascosto le gambe nude della sua sorella più anziana, ma quell'evento lo rese ulteriormente frustrato: Christie non aveva un buon rapporto con le sorelle, che tendevano sempre a comandarlo e a dirigerlo e dopo quell'evento se ne sentiva anche attratto sessualmente.
Conscio di non poter mai soddisfare o esplicitare quel suo turbamento, era diventato molto nervoso e i successivi primi insuccessi amorosi durante l'adolescenza non fecero che peggiorare la situazione.
Christie cominciò così a sviluppare un profondo odio nei confronti delle donne ed in particolare delle donne da cui in un modo o nell'altro si sentiva tentato o attratto. Al tempo stesso, ne aveva paura e queste due emozioni insieme si fusero in una profonda e radicata rabbia repressa nei confronti delle donne in generale.
John abbandonò gli studi all'età di 15 anni e lavorò come operatore in un cinema fino a quando non iniziò la Prima Guerra Mondiale. Fu quindi chiamato alle armi ed entrò nell'esercito, ottenendo anche una discreta stima dai suoi superiori, fino a quando un giorno durante un'azione di guerra in Francia venne coinvolto in un attacco con gas subendo gravi conseguenze: rimase momentaneamente cieco e perse la voce, tanto che fu esonerato dal servizio per motivi di salute. Christie continuò a patire degli effetti dei gas per molto altro tempo, tanto che riacquistò la voce dopo 3 anni, anche se secondo alcuni medici che lo visitarono all'epoca si trattava in realtà di una reazione psicosomatica dovuta al trauma subito durante l'attacco.
Dopo la guerra, Christie tornò a svolgere il suo lavoro che poi cambiò, diventando un impiegato.
Nel 1920, Christie, ancora muto per effetto dei gas, si sposò con una donna di nome Ethel Simpson Waddington. Anche dopo il matrimonio, le sue difficoltà sessuali continuarono ed Ethel non fece nulla per venirgli incontro, non esitando a criticarlo e offenderlo per le sue incapacità.
Christie, che dall'età di 19 anni frequentava anche prostitute, non trovava sollievo neanche con loro che, pur non pretendendo nulla da lui, non esitavano a prenderlo in giro ed umiliarlo, ricordandogli sempre la sua incapacità a soddisfare una donna normale.
Poco tempo dopo il matrimonio, Christie cambiò nuovamente lavoro, diventando postino.
Fu durante lo svolgimento di questo mestiere che si mise per la prima volta nei guai con la giustizia, rubando alcuni vaglia postali. Come conseguenza di questo atto, Christie venne incarcerato per 3 mesi.
Dopo il ritorno a casa riacquistò la voce durante un litigio con il padre per poi perderla nuovamente e riacquistarla definitivamente dopo altri 6 mesi.
Passarono neanche 2 anni da quel primo arresto, che Christie si mise nuovamente nei guai per altri furti mentre lavorava come postino, finendo di nuovo in prigione per un breve periodo.
Cominciavano inoltre a circolare con insistenza delle voci a proposito del suo frequentare le prostitute e, in parte per queste sue abitudini, in parte per i suoi problemi con la legge, i rapporti con la moglie si incrinarono ulteriormente fino a degenerare nel divorzio.
Dopo la separazione dalla moglie, Christie decise di trasferirsi a Londra.
I primi anni a Londra non furono facili per John, che dopo 4 anni finì nuovamente nelle patrie galere, stavolta per 9 mesi, con l'accusa di furto.
Uscito dal carcere, sempre più disorientato, passò da un lavoro precario all'altro e per un certo periodo convisse con una prostituta, fino a quando un giorno, durante un litigio, la colpì alla testa con una mazza da cricket, finendo in prigione per altri 6 mesi.
Su di lui, in tribunale, gravava anche il sospettato di aver commesso violenza su altre donne, ma per mancanza di prove venne condannato solo per la violenza commessa sulla convivente.
Uscito di prigione, Christie non trovò alternative a continuare una vita fatta di lavori precari, espedienti e furti. Nell'arco di poco tempo, finì nuovamente in carcere per aver rubato l'auto ad un prete che aveva provato ad aiutarlo.
Fu durante questo ennesimo soggiorno in galera che John ricontattò l'ex moglie, chiedendole di tornare a vivere con lui una volta che fosse uscito di prigione. L'ex moglie accettò e nel 1933 raggiunse John a Londra, sposandolo nuovamente.
Poco tempo dopo la nuova unione, John ebbe un brutto incidente automobilistico e fu costretto ad un lungo periodo in ospedale. Una volta guarito, tornò a casa con alcuni aspetti negativi del suo carattere ulteriormente peggiorati, in particolare l'ipocondria.
Negli anni successivi, Christie lavorò poco e rimase molto tempo a casa, ossessionato dai suoi disturbi e dalla paura di ammalarsi. Nell'arco di 15 anni si sottoporrà a ben 173 visite mediche, la maggior parte delle quali senza validi motivi.
Nel 1938, la coppia si trasferì al piano terreno (con uso esclusivo del giardino sul retro) del numero 10 di Rillington Place, una piccola e squallida casa vittoriana su tre piani, a ridosso del muro di una fabbrica e con il bagno in comune con gli altri inquilini.
Tra i tanti eventi negativi vissuti fino ad allora, Christie ebbe anche qualche fortuna, proprio in un periodo che invece la maggior parte delle altre persone non ricorderà con piacere: la Seconda Guerra Mondiale.
Christie era già troppo vecchio per poter essere richiamato alle armi, ma in compenso venne accettato come membro volontario nella milizia territoriale, uno speciale corpo della polizia che si occupava di mansioni di controllo del territorio, mantenimento del coprifuoco, oscuramento di determinate zone durante gli attacchi aerei e via discorrendo.
Gli ufficiali che risposero alla sua domanda probabilmente non controllarono i suoi numerosi precedenti, così Christie, all'età di 42 anni, tornò a vestire un'uniforme.
Rimase nel corpo di polizia per 4 anni e quello fu probabilmente il periodo più felice della sua vita: finalmente aveva uno scopo da portare avanti e si immedesimò a tal punto nel suo compito da diventare un fanatico sostenitore della legge, tanto che tra i colleghi si guadagnò lo scherzoso soprannome di "Himmler di Rillington Place".
Christie prese talmente sul serio il suo lavoro da arrivare al punto da spiare i suoi vicini di casa alla ricerca di ogni minima infrazione.
Un'altra particolarità che gli piaceva di questo lavoro era la possibilità di avvicinare donne con maggiore facilità grazie alla divisa, tant'è che si fece anche un'amante, il cui marito era in guerra, ed approfittando delle numerose assenze della propria moglie, spesso si recava da lei a passare ore liete. Almeno fino a quando un giorno il marito rincasò a sorpresa, scoprendo il tradimento e riempiendolo di botte.
Dopo quella brutta esperienza, Christie incontrerà donne solo a casa propria. Una di esse ebbe la sfortuna di diventare la sua prima vittima...
La prima vittima di John Reginald Christie fu Ruth Fuerst, una immigrata austriaca di 21 anni che lavorava come operaia in una fabbrica di munizioni e che di tanto in tanto arrotondava lo stipendio facendo la prostituta.
Christie conobbe Ruth in un pub durante l'estate del 1943 e riuscì ad ottenere il suo interesse facendo leva sul suo ruolo in divisa.
Ruth cominciò così a frequentare la casa di Christie, al numero 10 di Rillington Place, ogni volta che la moglie di John si trovava a Sheffield dai parenti.
Durante uno di questi incontri clandestini accadde un imprevisto: John ricevette un telegramma dalla moglie che lo avvertiva che stava tornando anzitempo insieme al fratello. Christie preso dal panico disse a Ruth di andarsene immediatamente, ma lei si era già spogliata, voleva fare l'amore e rifiutò di andarsene. Christie decise così di risolvere il problema in modo estremo: fece l'amore con lei e, durante l'amplesso, la strangolò con una corda.
Terminato il rapporto con quello che ormai era un cadavere, avvolse il corpo di Ruth con i suoi vestiti e lo nascose sotto un'asse di pavimentazione nella cucina.
Quando la moglie tornò a casa insieme al fratello, i due non si accorsero di nulla.
Il giorno dopo, il fratello della moglie se ne andò via e durante la notte successiva Christie tirò fuori il cadavere e lo seppellì nel giardino. I vestiti furono inceneriti il giorno successivo.
Mesi dopo, fortuitamente, Christie dissotterrò il teschio di Ruth e incenerì anche quello.
La scomparsa della ragazza fu segnalata alla polizia il primo settembre, ma le indagini non portarono a nessun risultato.
Si sono fatte svariate ipotesi sui motivi che hanno portato Christie ad uccidere per la prima volta, una delle più accreditate è che dopo l'umiliazione sofferta dal marito tradito, Christie aveva un'assoluta necessità di manifestare nuovamente il suo potere per trovare di nuovo fiducia in sé stesso e lo manifestò nella maniera più tragica: uccidendo.
Dopo quel primo omicidio, Christie scoprì di non riuscire più a provare piacere con le donne a meno che queste non fossero immobili ed inermi. Il suo lato più strettamente necrofilo era tornato a galla e presto si sarebbe manifestato in nuovi crimini.
Un anno dopo, quando il suo compito nella polizia terminò, Christie trovò lavoro in una azienda di apparecchi radio ed anche la moglie cominciò a lavorare in una fabbrica.
All'incirca nello stesso periodo, Christie conobbe quella che poi diventerà la sua seconda vittima: Muriel Eady, una donna di 32 anni che lavorava nel reparto assemblaggio dell'azienda in cui lavorava anche lui.
I due fecero amicizia e Christie invitò varie volte Muriel e il suo fidanzato a casa propria, dove Ethel preparava loro il the e talvolta anche la cena.
Muriel non era una donna particolarmente affascinante, era bassa di statura, piuttosto robusta e non aveva un bellissimo viso, ciononostante Christie posò più di una volta gli occhi su di lei e venne preso dal desiderio di riprovare le intense emozioni provate l'anno prima con Ruth Fuerst, fino a che decise di escogitare un piano per rendere ciò possibile.
Nell'ottobre del 1944, Ethel tornò per un certo periodo a Sheffield dai parenti e Christie decise di approfittarne passando all'azione. In quel periodo, Muriel soffriva di una fastidiosa tosse e Christie, facendo leva sulle nozioni di pronto soccorso imparate durante il lavoro nella polizia, invitò Muriel a casa sua, sostenendo di avere un rimedio efficace contro il catarro di cui lei soffriva.
La ragazza si fidò, senza temere nulla, e si recò al numero 10 di Rillington Place ignorando che la attendeva una trappola pressoché perfetta: Christie aveva preparato una vaschetta di vetro con un coperchio di metallo, dentro la quale vi erano dei liquidi per inalazioni insieme ad alcune sostanze profumanti. Sul coperchio di metallo vi erano due fori, attraverso i quali passavano due tubicini di gomma, uno era collegato alla conduttura del gas, mentre l'altro ad una specie di mascherina attraverso la quale Muriel avrebbe dovuto respirare il monossido di carbonio.
Confidando in uno speciale rimedio contro il catarro, Muriel iniziò così ad inalare il gas fino a ritrovarsi in stato di semi-incoscenza, senza possibilità di difendersi. A quel punto, Christie, approfittando della sua debolezza, la strangolò con una corda.
Dopodiché, ebbe un amplesso con il suo cadavere, provando nuovamente quel senso di potere e al tempo stesso di pace che l'anno prima aveva provato con la sua prima vittima. Dopo l'omicidio e l'atto necrofilo, Christie scavò una fossa nel giardino e vi seppellì il cadavere, completamente vestito, non lontano dalla prima tomba.
Arrivò il 1945 e la guerra finì, anche se le difficoltà economiche e di vita della popolazione durarono ancora a lungo.
Christie riuscì per qualche anno a tenere a freno i suoi impulsi omicidi, fino a quando, nella primavera del 1948, questi non furono risvegliati dall'arrivo di una nuova coppia al terzo piano dello stabile (al secondo era venuto ad abitare un invalido, ex-operaio delle ferrovie).
Gli inquilini in questione erano una coppia di origine gallese, composta da Timothy Evans di 24 anni e sua moglie Beryl di 19, in attesa del loro primo figlio.
Timothy Evans proveniva da un'infanzia difficile e soffriva di vari problemi fisici e psichici nonché di un ritardo mentale non indifferente, inoltre era conosciuto come un gran bugiardo e bevitore accanito. Beryl, da par suo, era una ragazza carina ma di umili origini e pretese, con scarsa cultura e intelligenza sotto la media.
Dopo la nascita della prima figlia, che chiamarono Geraldine, Beryl rimase nuovamente incinta, ma due figli per loro sarebbero stati veramente troppi, ricoperti di debiti com'erano e con difficoltà a gestirsi in maniera opportuna. Beryl era intenzionata ad avere un aborto (all'epoca ancora illegale in Gran Bretagna) e informò tutti quelli che conosceva della sua intenzione, compreso John Christie: errore questo che si rivelerà per lei fatale.
Christie, approfittando dell'ignoranza e dell'ingenuità della ragazza, riuscì a convincerla di avere una certa esperienza nella pratica degli aborti ed utilizzò tutta una serie di termini scientifici che convinsero la diciannovenne ad affidarsi a lui.
In quel periodo, l'inquilino del secondo piano si trovava in ospedale, dove sarebbe rimasto alcune settimane, e Christie premeditò con precisione e crudeltà il suo terzo omicidio.
L'8 Novembre 1949, Christie salì al terzo piano della casa, ma anziché praticare l'aborto, colse di sorpresa la ragazza, strangolandola e abusando sessualmente del suo cadavere.
La sera stessa, quando Timothy Evans tornò dal lavoro, trovò davanti a sé Christie che gli disse che la moglie era morta durante l'intervento. Evans, di carattere debole e credulone, credette alla versione di Christie ed anziché recarsi dalla polizia con la figlia Geraldine e raccontare l'accaduto, acconsentì incredibilmente alla proposta di Christie di aiutarlo a nascondere il cadavere di Beryl, che momentaneamente fu sistemato nell'appartamento vuoto dell'inquilino del secondo piano.
Il giorno seguente, il giovane gallese tornò al lavoro e quando ritornò Christie gli disse che una famiglia della vicina cittadina di Acton si era presa carico di Geraldine (anch'essa era stata in realtà strangolata) e che gli promise che si sarebbe occupato personalmente di nascondere al più presto il corpo di Beryl in una botola nel giardino.
Evans, stordito e confuso, non dubitò neanche di una parola ed accettò il consiglio di Christie e, sempre su consiglio di questo, vendette tutta la mobilia e tornò a vivere a Merthyr, in Galles, con una zia.
Superate 3 settimane di grandi tormenti, Evans decise finalmente di recarsi alla stazione di polizia di Merthyr, dove raccontò una storia senza capo né coda che insospettì notevolmente gli inquirenti. Evans, incapace ad esprimersi correttamente e manifestando un comportamento piuttosto bizzarro, tentò di difendere Christie e si inventò che Beryl era morta in seguito all'assunzione di un prodotto che avrebbe dovuto provocare un aborto, inoltre disse alla polizia che il corpo era stato messo in una botola nel giardino.
Gli agenti di Scotland Yard decisero di fare un'ispezione sul posto, ma non trovarono nulla ed Evans, sempre più confuso, rilasciò una seconda dichiarazione, stavolta implicando Christie nella vicenda.
Gli agenti effettuarono un'altra ricerca e stavolta trovarono i corpi di Beryl e Geraldine.
Vicino ai due corpi, vi erano ancora i resti di Muriel Eady, ma sorprendentemente la polizia non li trovò. Successivamente al ritrovamento dei 2 cadaveri, furono effettuate le autopsie che stabilirono che le vittime erano morte per strangolamento, il che non coincideva con la versione di Evans che nella sua seconda dichiarazione aveva affermato che la moglie era morta durante un aborto clandestino praticato da Christie.
Evans fu portato a Londra dove, senza alcun consiglio legale, rilasciò una terza incredibile dichiarazione in cui affermava di aver strangolato la moglie dopo un litigio per motivi di denaro e di aver ucciso la figlioletta due giorni più tardi nel medesimo modo.
L'11 gennaio 1950, iniziò un processo a senso unico che si concluse in brevissimo tempo: Evans venne assolto dall'accusa di aver ucciso la moglie per mancanza di prove, ma condannato per l'omicidio della figlia, ragion per cui fu condannato a morte tramite impiccagione.
Christe venne implicato nella vicenda e coinvolto nel processo, ma riconosciuto innocente.
Il 9 marzo dello stesso anno Evans venne impiccato e riceverà ufficialmente giustizia solo 13 anni più tardi, nel 1966, quando venne stabilita con certezza la sua innocenza e la sua ingiusta condanna. I suoi resti vennero rimossi da un terreno sconsacrato in cui erano stati sepolti e trasferiti in un cimitero cattolico di Londra.
Dopo il processo e l'esecuzione di Evans, Christie entrò in una profonda depressione.
L'ansia derivante dalla paura di essere scoperto e condannato l'aveva duramente provato, aveva perso il lavoro ed nell'arco di pochi mesi aveva perso anche più di 20 chili di peso.
Fu per questo ricoverato per 3 settimane, al termine delle quali uno psichiatra gli propose invano di passare un periodo di ricovero in una clinica specializzata per fare ulteriori esami.
Ad ogni modo, l'ipocondria di Christie peggiorò ulteriormente ed in soli 8 mesi si fece visitare dal proprio medico di famiglia per ben 33 volte.
La situazione migliorò leggermente quando trovò un nuovo lavoro come impiegato, ma durò poco. Christie non riusciva più ad essere preciso e costante nel lavoro e con una scusa si licenziò rimanendo nuovamente disoccupato.
La moglie non era affatto contenta di tutto ciò: spesso lo rimproverava, prendendolo anche in giro per la sua impotenza sessuale. La situazione in casa diventava di giorno in giorno più tesa ed il fatto che Ethel, a causa di alcuni suoi problemi di salute, visitava sempre meno i parenti a Sheffield, non faceva altro che renderla ancora più tesa.
Fu così che la notte del 14 dicembre 1952, dopo soli 5 giorni dal licenziamento, Christie strangolò la moglie nel sonno e la nascose sotto un asse della pavimentazione all'interno dell'abitazione.
Pochi giorni dopo scrisse una lettera alla sorella di Ethel, asserendo che la moglie non poteva più scriverle a causa di un problema reumatico alle mani, mentre ai vicini disse che Ethel era partita per Sheffield e che presto anche lui l'avrebbe raggiunta.
Ormai solo nella casa e senza più controlli, Christie sprofondò ancora di più nelle sue fantasie perverse e morbose, fino a quando, nel gennaio del 1953, perse completamente l'autocontrollo ed uccise per ben 3 volte prima di essere scoperto ed arrestato.
La sesta vittima fu Rita Nelson, una prostituta di 25 anni che il 2 gennaio 1953 venne strangolata e in seguito stuprata nella casa del suo assassino; la settima, Kathleen Maloney, uccisa nello stesso mese, venne asfissiata e strangolata prima di essere stuprata dal suo assassino necrofilo; l'ottava ed ultima vittima, Hectorina McLennan di 26 anni, venne condotta a Rillington Place con una scusa e lì la strangolata e stuprata.
Tutti e 3 i cadaveri vennero nascosti in un buco nella parete della cucina, una specie di armadio a muro che poi fu coperto con della carta da parati e un altro mobile.
Christie era riuscito sempre a farla franca, ma era cosciente che presto avrebbe dovuto scappare: il fidanzato di Hectorina (l'ultima vittima) l'aveva visto in compagnia di lei poco prima che scomparisse e continuava a fare domande, i parenti di Ethel a Sheffield cominciavano a preoccuparsi ed insospettirsi, inoltre John sapeva bene che, nonostante la temperatura molto bassa della casa (tra i 5 e i 10 gradi d'inverno), presto i cadaveri che nascondeva avrebbero cominciato ad emanare odori troppo cattivi per essere sopportati dai vicini.
Tutte queste considerazioni lo portarono a decidere di scappare in fretta e furia: Christie non rispose più alle lettere dei parenti di Ethel, vendette tutti i mobili (letto compreso) e, il 21 marzo, dopo aver sub-affittato illegalmente la casa ad una coppia di nome Reilly, scappò via cominciando a vagabondare senza meta per Londra.
Il proprietario dello stabile venne presto a conoscenza del sub-affitto irregolare, mandò via i Reilly e permise ad un inquilino del piano superiore (un immigrato giamaicano di nome Beresford Brown) di usare la cucina al piano terreno. L'uomo, facendo alcuni lavori nella cucina, scoprì in un angolo della parete della carta da pareti strappata che celava una porta. Pensando che si trattasse di una dispensa, Brown aprì la porta, puntò la torcia elettrica nel buco e scoprì con orrore un cadavere di donna, vestito solo con un reggiseno.
Il giamaicano chiamò immediatamente la polizia che, giunta sul luogo, trovò altri due cadaveri nella parete, poi un altro sotto un'asse di pavimentazione e ancora altri due sepolti nel giardino.
Dopo la macabra scoperta, partì immediatamente la caccia a Christie, che divenne il ricercato numero 1 del Regno Unito.
Le ricerche terminarono dopo soli 10 giorni, quando, stanco e sfinito, l'assassino venne fermato da un poliziotto che lo aveva riconosciuto, mentre era affacciato sul ponte Putney a guardare con sguardo fisso il Tamigi.
Quando l'agente chiese al sospetto se fosse John Christie, lui rispose affermativamente e, senza opporre resistenza, si fece arrestare e portare nella stazione di polizia di Putney, dove confessò di aver ucciso la moglie, la Maloney, la Nelson, la MacLennan, la Fuerst e la Eady.
Inizialmente non confessò l'omicidio di Beryl Evans, ma l'8 giugno ammise di aver commesso anche quello. Non confessò mai invece l'omicidio della piccola Geraldine, di soli 15 mesi, il che portò a varie ipotesi: che cercasse di negare il suo omicidio più orrendo, che avesse compiuto l'omicidio insieme a Timothy Evans, o che fosse davvero Timothy Evans ad aver ucciso la figlia, per quanto fosse improbabile che due strangolatori abitassero casualmente nello stesso stabile di 3 piani.
Il processo di Christie cominciò nel giugno del 1953.
L'imputato basò la sua difesa su una presunta insanità mentale, ma la strategia faceva acqua da tutte le parti e non fu quasi presa in considerazione.
Dopo un breve processo, Christie venne giudicato colpevole di omicidio nei confronti dell'ex moglie e quello bastò a fargli ottenere una sentenza di condanna a morte tramite impiccagione. Christie venne impiccato dopo un brevissimo lasso di tempo dal processo, il 15 luglio del 1953, nel penitenziario di Pentonville dal boia Albert Pierrepoint, che si era occupato in precedenza anche dell'esecuzione di Evans. Una ricostruzione della scena dell'esecuzione capitale di John Christie nella prigione di Pentonville, può essere visitata all'interno della "Camera degli orrori" nel celebre museo delle cere Madame Tussauds di Londra.
Nel 1954, l'anno successivo all'esecuzione di Christie, Rillington Place venne rinominata Ruston Close su richiesta dei residenti della zona che firmarono una petizione in modo da eliminare ogni traccia dei tragici eventi, ma il numero civico 10 continuò ad essere abitato. Le tre famiglie che occupavano la palazzina nel 1970 rifiutarono di dare l'autorizzazione per le riprese del film "L'assassino di Rillington Place n. 10", che quindi venne ambientato nel vicino numero 7 (sfitto). Richard Attenborough, che interpretò sullo schermo il ruolo di Christie, parlò della sua riluttanza iniziale nell'accettare la parte: «Non mi piaceva assolutamente quel ruolo, trovo il personaggio di Christie ripugnante, ma accettai dopo aver letto il copione». La palazzina dove Christie perpetrò i suoi crimini, insieme a tutte quelle nei dintorni, è stata demolita negli anni settanta per lasciare posto ad un nuovo complesso residenziale. Attualmente dove sorgeva il civico numero 10 di Rillington Place si trova un giardino.

martedì 16 maggio 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 maggio.
Il 16 maggio 1861 nasce Herman Webster Mudgett, meglio noto come Dott. Howard Holmes, il primo serial killer documentato nel senso moderno del termine.
H.H. Holmes è indubbiamente il più celebre serial killer del diciannovesimo secolo degli Stati Uniti, nonché il più prolifico e il più depravato.
L'interesse per questo serial killer ha conosciuto un rinnovato interesse con la pubblicazione nel 2004 di un film-documentario su dvd e di un film prodotto da Tom Cruise e Leonardo di Caprio sulla sua storia .
H.H. Holmes nacque come Herman Webster Mudgett a Gilmanton, nel New Hampshire, il 16 maggio 1861 in una famiglia di devoti metodisti. Herman era il terzogenito della famiglia con un fratello e una sorella più grandi di lui. Per quanto riguarda i genitori, si sa che il padre Levi Horton Mudgett era un uomo violento ed autoritario, mentre sua madre Theodate Page Price era una minuta donna sottomessa. Mrs Mudgett faceva tutto ciò che suo marito le comandasse di fare ed Herman crebbe aspettandosi che tutte le donne si comportassero come sua madre.
Mudgett iniziò ad andare bene a scuola fin dalle elementari, dimostrando una notevole intelligenza, personalità e una capacità di influenzare altre persone. Il suo sogno fin da bambino era quello un giorno di diventare un dottore.
A partire dalla pubertà, il suo hobby preferito divenne quello di uccidere e smembrare animali randagi. Herman era estremamente affascinato dall'anatomia e spesso conduceva esperimenti crudeli sulle sue prede.
Nel 1878, all'età di 18 anni, si sposò con una sua coetanea di nome Clara Lovering. Tutto sembrava andare per il verso giusto nella vita di Mudgett se non fosse che nel 1884, all'età di 24 anni, venne espulso dalla University of Michigan Medical School dopo essere stato scoperto a rubare cadaveri nell'ambito di alcune frodi che aveva escogitato per truffare una società di assicurazioni: Herman rubava i cadaveri dal laboratorio dell'Università, li sfigurava e poi cercava di spacciarli per parenti morti in incidenti, in modo da intascare i soldi della loro assicurazione sulla vita. Nello stesso tempo, insieme ad alcuni complici dell'Università, aveva condotto varie frodi, denotando già quel comportamento criminale che poi diventerà una costante di tutta la sua vita.
Nell'estate 1886, Mudgett decise di lasciare la moglie e trasferirsi da solo a Englewood, in Illinois, una località nell'area di Chicago, abitata da famiglie di ceto medio-alto che poi negli anni venne inglobata totalmente dalla grande Chicago. Insieme alla sua residenza, Herman decise di cambiare anche il suo nome, modificandolo in Henry Howard Holmes che, a suo modo di vedere, suonava meglio rispetto ad Herman Webster Mudgett.
Arrivato nella prosperosa Englewood, Holmes cominciò a leggere gli annunci alla ricerca di qualcosa di interessante. La sua attenzione si soffermò sull'annuncio di una donna, che cercava un aiutante per la sua farmacia. Poteva essere l'occasione giusta per lui.
La farmacia, che si trovava sulla 63esima strada, era gestita dalla sessantatreenne Sig.ra Holton che faceva sempre più fatica a gestire la farmacia, dato che tutto il lavoro pesava sulle sue spalle essendo suo marito gravemente malato di cancro alla prostata. La signora Holton desiderava riposarsi un po' e dedicare più tempo al marito. La loro abitazione era situata proprio sopra alla farmacia.
Un giorno di tarda estate, si presentò in negozio un giovane molto curato, con vestiti alla moda e gemelli d'oro che ornavano i suoi polsini bianchi inamidati. La prima impressione che la donna ebbe del giovane fu di una rara eleganza e grazia e gli chiese se poteva esserle utile in qualche cosa. Il giovane si tolse immediatamente la bombetta e, dopo essersi presentato come il Dr. Holmes, disse di essere venuto per l'annuncio.
L'anziana spiegò che suo marito era gravemente malato e che lei, da sola, non riusciva più a gestire la clientela. Inoltre desiderava al tempo stesso dedicarsi maggiormente al marito che aveva sempre più bisogno di cure ed attenzioni. Appoggiato il suo bastone da passeggio, Holmes diede immediatamente una prova pratica delle sue capacità preparando la prescrizione per il marito, manovrando con eleganza bottiglie, macinando polveri con mortaio e pestello e infine versando agilmente la polvere in una busta per completare l'ordinativo. Entusiasta, la Sig.ra Holton assunse Holmes senza neanche chiedergli le credenziali che non vennero mai controllate. La donna non poteva neanche immaginare che, solo pochi mesi prima, Holmes aveva avvelenato per profitto una donna, mescolando polveri e sostanze con la stessa identica grazia...
Una volta assunto, il fantomatico Dr. Holmes riuscì subito ad aumentare il giro di affari della farmacia. Il suo bell'aspetto e il suo modo di fare faceva si che le signore tornassero spesso. Questa cosa deliziò la Sig.ra Holton che così poteva dedicare più tempo al marito morente.
Quando il marito della Sig.ra Holton inevitabilmente esalò l'ultimo respiro, Holmes intravide una grossa opportunità per impossessarsi della farmacia e avvicinandosi alla vedova, mostrandosi dispiaciuto per la morte del marito, le consigliò di riposarsi andando in pensione. La Sig.ra Holton inizialmente era scettica, ma Holmes le offrì una proposta difficile da rifiutare: lui avrebbe lavorato in farmacia e le avrebbe passato mensilmente un reddito dandole la possibilità di rimanere nella casa al piano superiore.
La Sig.ra Holton, stanca dopo tanti anni di lavoro, allettata dalla prospettiva di avere un reddito mensile fisso senza dover lavorare e di mantenere al tempo stesso la sua casa, decise di accettare la proposta e vendette la farmacia al Dr. Holmes.
Holmes tuttavia non pagò mai i soldi che aveva promesso e la donna lo citò in giudizio, ma prima ancora che qualcuno si occupasse della questione, scomparve improvvisamente. Quando i clienti chiesero di lei, il Dr. Holmes disse loro che Mrs. Holton si era trasferita in California, troppo turbata dopo la morte del marito per vivere nelle stesse stanze dove egli aveva vissuto. Nessuno seppe mai dove la donna finì e il suo corpo non fu mai ritrovato. L'unica cosa certa è che a farla scomparire fu proprio il Dr. Holmes.
Nel 1887, mentre ancora era sposato alla prima moglie, Holmes si sposò con un'altra donna, una certa Myrta Belknap, ma il matrimonio non fu felice: Holmes la trattava con atteggiamento sprezzante di superiorità e la sgridava duramente di fronte ai clienti, creando situazioni imbarazzanti. Holmes inoltre, le impediva di interferire nei suoi affari. Alla fine, dopo averla messa incinta, la spedì a casa dei genitori di lei, dove rimase. La coppia non si prese mai la briga di procedere al divorzio, lasciando le cose così come stavano.
Con i profitti della farmacia e con i proventi di alcune frodi ben congegnate, Il Dr. Holmes cominciò la costruzione del suo "Castello" nella stessa strada dov'era situata la farmacia.
Durante la costruzione dell'edificio di tre piani, Holmes assunse e licenziò centinaia di lavoratori, adducendo ogni volta varie scuse. In qualche caso si rifiutò anche di pagarli, provocando dei frustranti (per chi non era pagato) contenziosi che alla fine si risolvevano in un nulla di fatto.
Nessuno sa con precisione quando Holmes conobbe il suo assistente Benjamin Pitezel, ma è probabile che la loro associazione iniziò intorno al novembre 1889, alcuni suppongono che Pitezel, un uomo dai mille mestieri, con una famiglia numerosa da mantenere e abituato anch'esso a truffare e frodare il prossimo, sia stato il vero architetto del "Castello" di Holmes.
La vera ragione per cui Holmes assumeva e licenziava in continuazione lavoratori, era perchè nessuno si accorgesse del vero obiettivo per cui stava costruendo questa immensa costruzione esteticamente molto bella, ma al tempo stesso inquietante.
Il Castello di Holmes altro non era che una vero e proprio castello degli orrori, con stanze segrete, passaggi segreti, scale che non portavano da nessuna parte, corridoi occulti, stanze isolate acusticamente, occhi magici sparsi ovunque, pareti scorrevoli e persino camere a gas che Holmes controllava dalla sua camera da letto. Molte delle stanze avevano inoltre soffitti bassi o trappole nei pavimenti.
Quest'edificio da incubo era il vero e proprio regno di Holmes e fu completato nel maggio 1890.
Il primo piano era occupato da negozi esclusivi, compresa la sua nuova farmacia che era stata spostata, ma il resto della struttura era una trappola mortale per chiunque vi entrasse. Holmes aveva equipaggiato varie stanze come camere da tortura, dotate di attrezzatura chirurgica. In queste stanze l'uomo faceva a pezzi le sue vittime, le scarnificava e talvolta conduceva esperimenti o praticava torture su di esse per puro diletto. Per non parlare della camera a gas che controllava dalla camera da letto: Holmes azionava il gas letale e poi si divertiva a vedere attraverso un occhio magico come le sue vittime reagivano; sembra che questa attività gli desse un particolare e malvagio piacere, talvolta quando non gli bastava vedere le sue vittime contorcersi nell'agonia, infiammava il gas in modo da incenerirle. Dopodiché, attraverso delle botole nascoste, i cadaveri venivano fatti scivolare in una cantina segreta, dove li attendeva una grossa fossa piena d'acido per farli scomparire dalla faccia della terra.
Non c'era limite alla malvagità di quest'uomo.
Ma chi erano gli sfortunati che cadevano nelle grinfie di questo terribile carnefice?
Generalmente turisti, donne che venivano a Chicago per assistere al "World's Fair", la Grande Esposizione di Chicago che si tenne nel 1892 in occasione dei 400 anni dalla scoperta dell'America, durante la quale ben 27 milioni di persone giunsero in città. Tra le vittime rientrarono anche clienti di Holmes e persino persone che lavoravano per lui.
Il sadico dottore si divertiva a torturare ed uccidere tutte queste persone, per poi approvvigionare di cadaveri freschi le scuole mediche che lo pagavano 25$, talvolta anche 50$, per ogni corpo.
In altri casi, eliminava tutte le carni di giovani e graziose donne sulla sua tavola di dissezione. Gli scheletri finivano poi in esposizione nelle Università di medicina.
Mentre veniva ultimato il "Castello", che faceva bella mostra di sé sulla 63esima strada, l'impero di Holmes, ancora 30enne e nel pieno delle sue forze, era in continua crescita.
Nel 1890, il presunto Dottore mise un annuncio sui giornali, alla ricerca di un manager che lo aiutasse nella gestione del suo impero economico. Al suo annuncio rispose, tra gli altri, un certo Ned Conner, un uomo molto simile a Benjamin Pitezel, che passava da un lavoro all'altro trascinando con sé moglie e figli.
Quando Ned rispose all'annuncio e fu assunto da Holmes pensò che tutti i suoi problemi fossero finiti, ma non era esattamente così. Ned era sposato con Julia Smythe, una bellissima donna alta 1.82m, con occhi verdi e capelli castano-rossastri. Holmes ne rimase subito piacevolmente colpito tanto che licenziò immediatamente il suo cassiere per far posto a lei.
Entusiasmata dalla sua buona fortuna, Julia invitò a Chicago anche sua sorella Gertie, di 18 anni. Holmes si infatuò anche di Gertie. La portò con sé in gite romantiche, a vedere le zone più interessanti della città e standole sempre vicino, fino a quando un giorno manifestò il suo amore dicendosi pronto a divorziare dalla moglie per lei. Gertie rimase atterrita da quella proposta, lo rimproverò e immediatamente confessò la cosa al suo cognato Ned, che fece in modo di farla tornare a casa, nella cittadina di Muscatine.
Rifiutato da Gertie, Holmes rivolse le sue attenzioni su Julia, sebbene sposata, e in breve tempo divenne chiaro a tutti che i due erano diventati amanti. Ned fece finta di niente, accettando l'infedeltà della moglie come il prezzo da pagare per aver finalmente trovato un ottimo lavoro.
Un giorno però, in un bar vicino, tutti i suoi amici gli fecero presente quello che lui già sapeva, cioè che sua moglie era diventata amante di Holmes e che non faceva neanche niente per nasconderlo. Fu a quel punto che, sentendosi profondamente umiliato, Ned decise di affrontare il discorso con Julia. La donna prima negò la relazione, ma alla fine, messa davanti all'evidenza, ammise che era l'amante di Holmes e si prese beffe di Ned dicendo che rispetto ad Holmes non valeva niente: "Lui mi ama, è bello, è curato, è un uomo di successo, è intelligente, tutto ciò che tu non sei. Tu non potresti nemmeno lucidargli le scarpe!". La discussione andò avanti per alcune ore, fino a quando Ned Conner ne ebbe abbastanza e scese a dormire sul pavimento del salone.
Julia continuò ad essere l'amante di Holmes, fregandosene altamente del marito e rimanendo anche incinta dallo stesso Holmes. A quella notizia, Ned se ne andò via dal "Castello" e fece domanda per il divorzio dopo essersi trovato un'altra donna.
Julia, nel frattempo, si era legata talmente tanto ad Holmes da diventare quasi una minaccia per i suoi loschi affari. Un giorno, l'uomo l'affrontò e le disse che l'avrebbe presto sposata, a patto però che lei abortisse.
Julia non era molto d'accordo, ma alla fine accettò per amore di Holmes. Siccome il suo innamorato le aveva sempre detto di essere un dottore, lei immaginò che avesse già praticato molte volte degli aborti, perciò si affidò ciecamente nelle sue mani: il 24 dicembre 1891, Julia accettò e chiese ad Holmes di praticare lui l'aborto.
L'assassino non aspettava altro. La condusse in una buia stanza al primo piano, all'interno della quale vi era un grezzo tavolo operatorio che metteva i brividi solo a vederlo e sul quale fece stendere Julia.
Singhiozzando, la donna afferrò il braccio del suo amore mentre lui si apprestava a praticare l'operazione. Quello fu il suo ultimo gesto prima di essere narcotizzata ed uccisa insieme al bambino che portava in grembo, pronta ad essere riutilizzata per essere trasformata in denaro....
Una delle persone che lavoravano per Holmes era un certo Charles M. Chappell. Charles aveva partecipato ai lavori del "Castello" sin dal 1889 e ci lavorava ancora. Prima di lavorare con Holmes, aveva lavorato nell'edificio della Bennett Medical School e, curioso di natura, pur non essendo il suo mestiere, osservando il lavoro degli altri aveva acquisito un'insolita abilità nell'articolare gli scheletri destinati all'esposizione.
Cosciente di questa sua abilità, un giorno, poche settimane dopo aver ucciso Julia, Holmes lo convocò nel suo studio chiedendogli se desiderava ricevere un consistente premio in soldi in cambio di un favore. Charles rispose affermativamente ed Holmes gli disse che avrebbe gradito utilizzare la sua abilità speciale nell'articolare scheletri.
I due uomini scesero nella buia sala operatoria al primo piano, dove sul tavolo operatorio stava un cadavere completamente spellato e con grosse quantità di carne già asportate. Charles ironizzò sul fatto che sembrasse un coniglio spellato, senza immaginare minimamente che quello che aveva di fronte era ciò che rimaneva dell'ex cassiera Julia, misteriosamente scomparsa da qualche settimana. Chappell pensava semplicemente che fosse un cadavere su cui il Dr. Holmes aveva eseguito un'autopsia e fu felice di collaborare, strappando via tutta la carne che rimaneva ed articolando lo scheletro, pronto per essere esposto. Per quel lavoro Holmes gli offrì 36$ dopodiché vendette lo scheletro all'Hahnemann Medical College per 200$.
Un certo Dott. Pauling, rapito da quello scheletro, decise di metterlo nel proprio studio privato, rimirandolo più volte durante le sue giornate e chiedendosi per chissà quale motivo fosse morta quella donna: tubercolosi? Parto? Attacco cardiaco? Il Dott. Pauling passò intere giornate a fantasticare su quello scheletro, mostrandolo con orgoglio ai suoi visitatori, anche perché era uno scheletro di una donna alta 1.82m, quindi piuttosto raro, ed era stato articolato benissimo....
Un'altra vittima che si infatuò fatalmente di Holmes fu Emeline Cigrand, una stenografa di Lafayette (Indiana) che, a partire dal luglio del 1891, lavorava a Dwight in Illinois, in un sanatorio per alcolizzati. In quel periodo si trovava nel sanatorio anche Benjamin Pitezel, il collaboratore di Holmes, nonché suo complice in svariate truffe e forse, come già detto, anche nella progettazione del "Castello". Pitezel rimase affascinato dalla bellezza di Emeline e le parlò del suo lavoro con un uomo bello e ricco qual era Holmes.
Pitezel parlò poi della sua nuova conoscenza con lo stesso Holmes che, intrigato, decise di scrivere a questa ragazza offrendole un lavoro nel suo "Castello", promettendole un guadagno mensile superiore del 50% rispetto a quello che la donna percepiva al sanatorio. La ragazza accettò e prese dimora in una pensione a poche centinaia di metri dal "Castello".
Holmes cominciò a sedurla, facendole fare gite turistiche per Chicago, comprandole fiori, offrendole cene, gioielli e facendole tanti complimenti. Emeline finì per innamorarsi e scrisse una lettera alla famiglia parlando del suo nuovo innamorato che presto l'avrebbe sposata. Holmes tuttavia le raccomandò di utilizzare uno pseudonimo al posto del suo vero nome, in modo da non rovinare il suo imminente divorzio con Myrta. Emeline cadde nel tranello scrivendo di aver conosciuto un certo Robert E. Phelps, un uomo ricco, bello, che presto l'avrebbe sposata e poi portata in un lungo viaggio di nozze in giro per il mondo.
Qualcuno vicino a lei l'avvertì che Holmes poteva non essere esattamente quello che voleva sembrare, ma Emeline non volle sentire ragioni, ormai ne era innamorata e voleva andare fino in fondo, sicura di aver trovato l'uomo della sua vita.
Holmes in questo caso progettò di uccidere Emeline non per profitto bensì per perversa e malata libidine. Soltanto attraverso la sofferenza, la tortura e la morte, Holmes poteva raggiungere l'apice del piacere ed aveva intenzione di usare Emeline per il suo esclusivo e intenso piacere.
Un giorno del 1892, l'uomo disse ad Emeline di recuperargli delle buste nella camera blindata ed Emeline scattò subito per eseguire la richiesta dicendo "Certamente!". Entrata nella camera blindata, cominciò a cercare le buste mentre intanto la luce dall'altra stanza venne a mancare.
La giovane non si accorse che Holmes aveva chiuso la porta della camera blindata finché non si ritrovò completamente immersa nel buio, tanto da sbattere la sua faccia contro il freddo metallo della porta.
Improvvisamente la ragazza si rese conto che la sua vita era in pericolo e che rischiava una delle peggiori morti possibili, soffocando lentamente dopo aver bruciato tutto l'ossigeno presente in quella stretta camera blindata fredda e buia. Emeline cominciò ad urlare e, man mano che i secondi passavano, le sue grida si facevano sempre più profonde e gutturali, assolutamente disperate. Holmes sentì la vibrazione delle sue urla appoggiando l'inguine sulla porta e iniziò terribilmente ad eccitarsi. Esaltato dal potere di vita o di morte che aveva su quella ragazza in preda al panico, che urlava e sbatteva sulla porta come un animale in gabbia, Holmes si eccitò e cominciò a masturbarsi ascoltando le continue grida di Emeline. Dopo aver raggiunto un intensissimo orgasmo, Holmes ritornò a lavorare mentre intanto come sottofondo aveva ancora le grida e il pianto di Emeline che durarono per ore, fino a tramutarsi in un rassegnato silenzio.
Dopo averla tenuta rinchiusa per un tempo sufficiente a farla morire di soffocamento, Holmes riaprì la camera blindata e portò il suo cadavere nella sala operatoria, dove lo privò completamente della pelle e di numerose porzioni di carne, prima di preparare un perfetto scheletro insieme al suo fido Charles M. Chappell. Lo scheletro di Emeline Cigrand venne venduto al LaSalle Medical School e fu pagato molto bene.
Julia e Emeline non furono le uniche donne che lavorarono per Holmes a morire. Altre, pur non intraprendendo con Holmes relazioni sentimentali, subirono la stessa fine. D'altronde, uno dei requisiti fondamentali per poter lavorare per Holmes, era firmare una polizza assicurativa di 5.000$ sulla vita, non si sa mai che potesse tornare utile....
Ad esempio tornò utile con Jennie Thompson, una ragazza di 17 anni, che aveva detto ai genitori che sarebbe andata a New York e che invece era rimasta a Chicago all'insaputa di tutti. Una vittima perfetta per Holmes. Anche lei, come Emeline Cigrand, venne uccisa nella camera blindata che divenne la sua tomba. Dopo che fu soffocata, Holmes la portò poi nella sua sala operatoria dove le strappò tutta la pelle e la carne facendola diventare un altro perfetto e lindo scheletro che poi vendette alla University of Illinois Medical School.
Holmes uccideva in gran quantità anche donne e uomini (ma sopratutto donne) che affittavano stanze nel suo "Castello", in particolare se c'era da farci dei soldi. Come accadde alla Sig.ra Pansy Lee, una vedova di New Orleans che si trovava a Chicago per turismo. Quando Holmes venne a sapere da lei che nascondeva 4.000$ in un doppio fondo del suo baule, le propose di mettere il baule nella camera blindata, pianificando poi di chiuderle la porta alle spalle come aveva già fatto in altre occasioni, ma la donna non accettò l'offerta.
Senza darsi per vinto, Holmes uccise brutalmente la donna e poi carbonizzò il suo cadavere nel forno crematorio che teneva in una delle sue stanze segrete, quindi si impossessò dei 4.000$ con tutta calma.
In un'altra occasione, Holmes approfittò dei problemi, della fedeltà, e della complicità di un suo servitore per avere altri 3 cadaveri da "scheletrificare" e vendere, compreso quello di un bambino.
Un certo Pat Quinlan, che lavorava nel "Castello" ed aveva una relazione extra-coniugale con una sua collega, aveva il problema che presto sua moglie, che viveva in Ohio, sarebbe venuto a farle visita e l'amante, che aveva avuto anche una figlia da lui, minacciava di dire tutto alla moglie dell'uomo. Per evitare che le due donne si incontrassero, Pat decise di nascondere l'amante, sua sorella e la loro figlia nella segreta camera a gas, che all'apparenza era una stanza normale. Le malcapitate furono successivamente asfissiate e come al solito i loro scheletri furono venduti.
Tra un'uccisione e l'altra, Holmes si innamorò di nuovo e questa volta sembrava non intenzionato ad uccidere la sua preda. La ragazza in questione si chiamava Georgiana Yoke ed era in visita a Chicago per turismo. Per attirare la sua attenzione, Holmes si inventò mille bugie e alla fine riuscì a instaurare un rapporto sentimentale con la giovane.
Quando lui le propose di sposarlo, Georgiana accettò, senza sapere che Holmes era già sposato due volte, che aveva un figlio e che aveva un'amante da almeno un anno, una certa Minnie Williams, complice occasionale dell'assassino che finirà per diventarne anche vittima nel 1894.
Holmes e Georgiana Yoke fissarono la data del matrimonio nell'inverno del 1893, ma nel frattempo i creditori cominciavano a farsi sotto e a minacciare il Dottore di togliergli il "Castello".
Holmes, sentendosi con le spalle al muro, pianificò una rapida ritirata con la futura sposa Georgiana e con l'amante Minnie Williams. Alcune settimane dopo che Georgiana aveva accettato la proposta di matrimonio di Holmes, Pat Quinlan diede fuoco al "Castello" distruggendolo in gran parte.
Come al solito, Holmes aveva previsto di lucrarci in qualche modo sopra, avendo assicurato l'edificio con molte società per un totale di 25.000$, ma un investigatore particolarmente acuto gli mandò a monte il piano dopo aver notato che l'incendio era partito da diversi punti ed era quindi certamente doloso. Holmes non venne per il momento accusato di nulla ed era libero tuttavia non poté incassare un dollaro dalle assicurazioni.
Dopo aver fallito nel suo intento, senza darsi per vinto, l'assassino cercò subito di escogitare altre frodi e convinse il suo ex-assistente, Benjamin Pitezel, a partecipare ad un progetto di truffa che avrebbe segnato la fine sua e della sua famiglia.
Secondo il piano, Pitezel doveva stipulare un'assicurazione sulla vita per 10.000$, presso la Fidelity Mutual Life of Philadelphia, poi Holmes ne avrebbe simulato la morte. A morire al posto di Pitezel sarebbe stato qualcuno con le sue stesse misure e al quale sarebbe stato sfigurato il viso fino ad renderlo irriconoscibile. Il piano comportava che Pitezel si nascondesse senza dire nulla alla famiglia, ma Pitezel non poteva andarsene senza dire nulla a sua moglie così decise di raccontarle il piano. La donna, turbata e prevedendo il terribile pericolo a cui andava incontro suo marito, lo pregò di cambiare idea, ma Pitezel ormai aveva deciso e le disse che se avesse letto sui giornali che era morto non doveva crederci. Dopodiché lasciò Chicago.
Nel frattempo, i creditori di Holmes, convinti dall'ipotesi dell'incendio doloso, unirono le proprie forze, si procurarono un avvocato e minacciarono l'insolvente di denunce penali.
Il 22 novembre 1893, Holmes decise di scomparire momentaneamente e ricomparve solo il 9 gennaio 1894, a Denver, dove si sposò con Georgiana usando per entrambi un falso nome. Georgiana Yoke divenne Mrs. Henry Mansfield Howard.
Dopo il matrimonio la coppia si spostò a Ft. Worth, in Texas, dove si incontrò con Benjamin Pitezel. Fu proprio in Texas, suo territorio di origine, che Minnie Williams scomparve, ennesima vittima di Holmes.
A Ft. Worth, Holmes e la Yoke cambiarono di nuovo nome divenendo Mr. e Mrs. Pratt.
Con il nome di Pratt, Holmes e il suo assistente Pitezel si resero artefici di altre frodi in Texas e da lì continuarono a girovagare per gli Stati Uniti rubando e truffando, passando da New York a Philadelphia, da Memphis a Denver, fino a St. Louis. Qui, Holmes tentò di truffare la Merrill Drug Company, secondo uno schema già sperimentato a Chicago, ma questa volta non ebbe fortuna e, per la prima volta nella sua vita, finì in prigione, lasciando la sua nuova moglie ad attenderlo tra le lacrime.
Durante il suo soggiorno in prigione, Holmes conobbe Marion Hedgepeth, un criminale incallito e comunemente definito come "persona molto malvagia", con cui si trovò subito bene, forse notando una certa somiglianza con sé stesso. Il rapporto tra i due si intensifica al punto che Holmes, abbassando le sue difese, rivelò a Hedgepeth la truffa alle assicurazioni che aveva intenzione di fare con la collaborazione di Benjamin Pitezel. Marion, dietro la promessa di 500$ di ricompensa, diede ad Holmes il nome di un avvocato corrotto che l'avrebbe aiutato nella realizzazione del suo piano. A quel punto tutto era pronto per passare all'azione.
Mentre Holmes attendeva di uscire di prigione, Pitezel arrivò a Philadelphia, aprì un ufficio brevetti fasullo, affittò un piccolo appartamento ed aspettò che il piano si realizzasse.
Quando Holmes, poco tempo dopo, uscì di prigione si incontrò a St.Louis con Jeptha Howe, l'avvocato che gli era stato raccomandato da Marion Hedgepath.
Howe si sarebbe preso cura dei dettagli della frode, quindi Holmes e la moglie Georgiana partirono per Philadelphia.
Una volta arrivato a Philadelphia, Holmes fissò un incontro che poi annullò perché non gli piaceva il luogo. Pitezel rimase deluso dal mancato incontro, ma presto Holmes gli disse di incontrarsi direttamente nella sua stanza. Quello fu l'ultimo accordo che Pitezel prese con il suo "fidato" datore di lavoro.
Il giorno seguente, Holmes seguì Pitezel e lo osservò entrare in una taverna locale ad ubriacarsi. Quando uscì, Holmes lo seguì silenziosamente fino al suo appartamento e, quando Pitezel riuscì ad aprire la porta di casa dopo svariati tentativi dovuti al suo stato di ubriachezza, Holmes spuntò dall'ombra e con un pezzo di stoffa imbevuto di cloroformio gli fece perdere i sensi lasciandolo accasciare al suolo. Facendo tutto molto rapidamente, Holmes prese delle fiale di sostanze chimiche che teneva in una tasca, le ruppe e le versò sul viso di Pitezel. Al contatto con la pelle ci fu un piccolo scoppio e la fisionomia di Pitezel risultò completamente distrutta. La sostanza usata per sfigurarlo era della nitroglicerina. Infine, sistemò il corpo in modo che il viso venisse colpito dai raggi del sole che sarebbero spuntati l'indomani mattina, in modo da garantire una decomposizione più rapida che avrebbe reso il viso di Pitezel ulteriormente irriconoscibile.
La mattina successiva, Holmes e Georgiana presero un altro treno per Indianapolis, dove Holmes controllò i giornali per vedere se la morte di Pitezel era stata scoperta. Alcuni giorni dopo arrivò finalmente la notizia. A quel punto, Holmes salutò sua moglie per andare a Philadelphia a concludere il suo piano.
Quando la notizia della morte di Benjamin Pitezel apparve sui giornali, la moglie Carrie diventò molto nervosa, nonostante sua figlia Dessie tentasse di calmarla, ricordandole che il padre le aveva detto di non preoccuparsi se avessero letto sul giornale che lui era morto.
L'arrivo di Holmes a Philadelphia non poteva che avvenire nel momento più giusto. Carrie ebbe un collasso e Holmes la trascinò nella sua stanza sgridandola per non aver fiducia in quello che le aveva detto Benjamin e assicurandola che suo marito non era morto. Dopo qualche ulteriore titubanza, Carrie si convinse di quello che diceva Holmes e si calmò. Tuttavia, siccome per il riconoscimento del corpo occorreva un parente, seppure Holmes era il beneficiario dei 10.000$, l'assassino convinse Carrie a lasciar andare con lui Alice, di 15 anni.
Holmes ed Alice si presentarono alla società di assicurazioni con la "procura" di Carrie Pitezel. Erano già passati alcuni giorni dalla morte di Pitezel e l'uomo era già stato seppellito, tuttavia fu emanata un'ordinanza affinché venisse riesumato per procedere all'identificazione. Gli agenti assicurativi sentivano che c'era qualcosa di storto, ma inizialmente decisero di non indagare oltre. La polizia aveva fatto un rapporto di morte accidentale, ma quello che preoccupava gli agenti assicurativi era che Pitezel aveva effettuato i pagamenti all'agenzia di assicurazione soltanto due giorni prima di morire. Nonostante tutto, lo sguardo triste e pietoso di Alice li convinse a non procedere a chiedere ulteriori indagini.
Il coroner portò all'attenzione di Alice il cadavere di Benjamin Pitezel, coprendone il viso malamente sfigurato. Alice era spaventata e nervosa, perciò si strinse forte ad Holmes per avere supporto morale. Il coroner chiese ad Alice se il padre aveva alcuni elementi distintivi ed Alice rispose "una cicatrice su un ginocchio e un neo sul collo". Il coroner mostrò le due parti del corpo ed Alice fece segno di sì con la testa tutte e due le volte, poi disse: "Quello è mio papà, lo posso vedere anche dalle mani" scoppiando in lacrime. Intanto Holmes, impassibile, alzò la copertura sulla faccia di Pitezel e disse: "Si, questo è Benjamin Pitezel. Ha lavorato per me per un certo periodo".
Quando l'identificazione finì, Holmes accompagnò Alice ad Indianapolis e la lasciò alla moglie, mentre intanto lui tornava a St. Louis dove, con Carrie Pitezel, si recò dall'avvocato Jephta Howe per chiudere l'affare. Carrie se ne tornò a casa con 500$ dei 10.000$ dell'assicurazione del marito e Holmes la convinse a lasciargli anche i suoi due figli, che si sarebbero congiunti ad Alice ad Indianapolis in maniera che potessero vivere in una famiglia ricca. Carrie tornò a Galva, in Illinois, e lasciò i tre figli ad Holmes.
La lunga carriera criminale di Holmes era ormai agli sgoccioli. La società di assicurazioni truffata ricevette una lettera da Marion Hedgepath che li informava della frode subita e, sebbene Hedgepath, in base a quanto riferitogli da Holmes, dicesse che il cadavere non era di Pitezel, gli agenti assicurativi rimasero convinti che si trattasse realmente di Pitezel.
Per indagare sul caso, venne nominata la Pinkerton Detective Agency. Marion Hedgepath rivelò tutto perché Holmes, da truffatore nato quale era, non gli aveva consegnato la percentuale promessa. Un errore che gli costò molto caro.
I detective dell'agenzia Pinkerton cominciarono ad accumulare una grande quantità di informazioni sulle frodi commesse da Holmes da Chicago, al Texas, a un po' ovunque, perciò decisero di seguirlo passo passo, seppure con una certa difficoltà, poiché l'indiziato cambiava continuamente città insieme ai tre bambini e alla moglie, nell'evidente tentativo di seminare chiunque avesse intenzione di seguirne le tracce.
Finalmente, a Boston, con l'aiuto di Frank Geyer, un veterano della polizia, Holmes venne arrestato dopo che i detective ebbero intercettato una lettera spedita a Carrie in cui le raccomandava di rimuovere dalla cantina delle bottiglie contenenti costose sostanze chimiche. Ad insaputa di Carrie le bottiglie erano riempite di nitroglicerina, la sostanza usata per sfigurare Pitezel.
Holmes si stava imbarcando per l'Europa e i detective capirono che dovevano agire in fretta. Frank Geyer aiutò i Pinkerton a circondare Holmes e ad arrestarlo con le iniziali accuse di cospirazione e frode. Poco più tardi, anche Carrie Pitezel venne arrestata e condotta a Philadelphia per aver preso parte alla truffa.
Per Holmes era finita, in breve tempo venne fuori tutta la verità.
Cominciò Carrie Pitezel a parlare, ancora convinta che suo marito fosse vivo. Quando la donna venne invece a sapere dalla polizia che Pitezel era morto, urlò contro Holmes tutta la sua rabbia e volle immediatamente sapere che fine avessero fatto i suoi figli.
Nonostante Holmes asserisse che i ragazzini erano da una ricca signora in Inghilterra, per gli inquirenti fu subito chiaro che anche loro erano stati uccisi durante i continui viaggi tra una città e l'altra. La conferma di questa intuizione arrivò qualche tempo dopo, con il ritrovamento dei corpi a Toronto in Canada, asfissiati con il gas.
La moglie Georgiana, cominciò a cooperare con la polizia  dopo aver saputo che Holmes era bigamo.
Holmes era già accusato di 4 omicidi, ma era chiaro a tutti che quella non era che la punta di un iceberg. Ispezionando il suo ex "Castello", andato in parte distrutto dalle fiamme, la polizia scoprì numerosi scheletri interi e una gran quantità di ossa semi-carbonizzate, incluso il bacino di una ragazzina di 14 anni. Holmes, nonostante le prove montanti contro di lui, insistette di non aver nulla a che fare con gli omicidi, evidentemente commessi da qualcun altro.
Intanto tutti i giornali parlarono apertamente di "camere degli orrori" e il "The Chicago Tribune" uscì con un grosso titolo: "Il Castello è una Tomba!".
  Nessuno sa di preciso quante siano le vittime di Holmes. La polizia di Chicago inizialmente calcolò approssimativamente che dovevano essere almeno 150, mentre Holmes, che successivamente confessò dettagliatamente i suoi crimini e scrisse una monografia sul suo caso, interrogato dal suo avvocato in proposito, rispose di aver ucciso 133 persone.
Herman Webster Mudgett, alias H.H.Holmes, venne processato nell'autunno del 1895 e condannato a morte tramite impiccagione.
Curiosamente, la bramosia di denaro di Holmes non terminò neanche in prigione, dato che vendette la sua monografia alla William Randolph Hearst Corporation per 10.000$, nonostante ormai gli rimanesse poco tempo da vivere e nessuna possibilità di godersi quei soldi.
Impaurito dai tombaroli, che avrebbero potuto trafugare il suo cadavere per soldi, prima di morire Holmes lasciò precise disposizioni: non voleva un'autopsia sul suo corpo e istruì gli avvocati di assicurarsi che la sua bara fosse riempita di cemento.
Le richieste vennero accettate. Holmes attualmente riposa all'Holy Cross Cemetery dentro una tomba riempita di cemento e senza lapide, sebbene il suo nome sia scritto nel registro del cimitero.
Il giorno dell'esecuzione di Holmes fu il 7 maggio 1896.
Il suo ultimo pasto consistette in uova bollite, un toast ed un caffè. Prima dell'esecuzione, Holmes ricevette la visita di due preti cattolici che gli concessero la comunione nonostante avesse rifiutato di pentirsi dei suoi peccati.
Quando il cappio era già intorno al suo collo, cambiò improvvisamente la sua storia dicendo che lui aveva ucciso solo due persone. Tentò di dire altre cose, ma alle 10.13 la botola sotto i suoi piedi si aprì e Holmes venne impiccato. Secondo alcuni testimoni, l'impiccagione non era stata preparata a regola d'arte e Holmes impiegò circa 15 minuti a morire di un lento strangolamento.
Successivamente alla sua morte, i suoi avvocati respinsero un'offerta di 5.000$ per il suo cadavere e rifiutarono anche che gli venisse asportato il cervello per motivi di studio, come richiese il Philadelphia's Wistar Institute.
Il "Castello degli Orrori" di Holmes rimase per un certo periodo un'attrazione per gli abitanti, fino a quando non venne colpito da un ulteriore misterioso incendio che lo distrusse totalmente.
Tempo dopo la morte di Holmes, si cercò di quantificare con più precisione le possibili vittime. Pur non potendo stabilire un numero preciso, considerando i numerosi turisti che avevano affittato camere nel suo "Castello", soprattutto durante il "World's Fair", si stabilì che una cifra assai probabile potesse raggiungere almeno le 200 unità.

martedì 20 dicembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 dicembre.
Il 20 dicembre 1968 il cosiddetto "killer dello Zodiaco" uccide a Benicia, California, le prime due vittime accertate.
Il caso dello Zodiac Killer è forse uno dei più misteriosi dai tempi di Jack Lo Squartatore. Un assassino spietato, senza identità e completamente folle. Così come il suo predecessore inglese, anche lo Zodiac Killer ha intrattenuto numerose corrispondenze con polizia e stampa. Inutile aggiungere che, ancora oggi, il caso è insoluto e aperto.
Domenica, 30 ottobre 1966, lo Zodiac Killer fa, probabilmente, il suo debutto. La vittima si chiama Cheri Jo Bates, una studentessa 18enne che frequenta il Riverside City College.
L'assassino la adesca proprio nel parcheggio vicino alla libreria del College. Le ha sabotato la macchina e gentilmente si è presentato alla fanciulla in difficoltà. Insieme tentano di riavviare il motore, senza successo, quindi l'assassino le propone uno strappo a casa.
Un vicolo buio e appartato, è lì che lo Zodiac Killer compie il massacro, senza motivazioni di stupro o furto: la ragazza non subisce violenza sessuale e le sue cose rimangono intatte.
Cheri Jo viene uccisa con una brutalità senza pari, tre pugnalate al torace, una alla schiena, il coltello affonda sette volte nella sua gola, troncandole la laringe, la vena giugulare e la carotide. La troveranno quasi decapitata.
Non si può certo dire che l'assassino sia stato perfetto. Nelle vicinanze del corpo viene rinvenuto un orologio da uomo, fermo sulle 12.23, con tracce di vernice sul cinturino. C'è anche una impronta di scarpe e tracce di pelle e capelli sono rimaste sotto le unghie della povera Cheri Jo Bates.
Il fatto che l'assassino e la ragazza siano rimasti appartati al buio per più di un'ora suggerisce agli investigatori la pista dell'omicidio passionale. Le indagini vengono quindi indirizzate verso gli amici e gli ex fidanzati della ragazza. È a questo punto che il killer si presenta.
Il 29 novembre 1966, la centrale di polizia di Riverside e la sede del giornale "Enterprise" ricevono la copia carbone di una lettera battuta a macchina. Spedite da una cassetta di posta sperduta nella campagna, senza francobollo e senza indirizzo del mittente, le lettere sono intitolate "La Confessione". La firma, quasi a prendersi gioco dei destinatari, è stata invece sostituita da 12 linee, come in un gioco di enigmistica.
All'interno di questa lettera lo Zodiac Killer descrive, senza risparmiare sui particolari, la dinamica dell'omicidio, dal momento dell'abbordaggio al taglio della gola. La parte più preoccupante è però il finale: "Lei era giovane e bella ma è morta. Non è la prima e non sarà nemmeno l'ultima. Passo notti insonni a pensare chi sarà la mia prossima vittima. Forse la bionda che fa la babysitter e che attraversa ogni giorno un vicolo buio verso le sette, o forse sarà la brunetta a cui ho chiesto informazioni. […] Spargerò le loro parti per la città in modo che tutti vedano. […] Guardatevi da... Io ora mi avvicino furtivamente alle vostre ragazze."
Viste le numerose contraddizioni (il killer scrive, a torto, che la ragazza non ha opposto resistenza e che il coltello si è rotto nel torace della ragazza), inizialmente la lettera non fu presa in considerazione anche se la descrizione del sabotaggio all'automobile sono informazioni che la sola polizia possiede. Le lettere sono state in mano all'F.B.I. fino agli anni '90, che insiste nel classificarle come opera di uno sciacallo.
Sei mesi dopo l'omicidio Bates, la polizia di Riverside, la stampa e il padre della ragazza ricevono nuovamente una lettera in tre copie. Questa volta le buste sono affrancate e il testo è stato scritto a matita su della carta da lettere. Al posto della firma c'è un misterioso simbolo formato da una specie di Z, unita lateralmente a una sorta di 3.
"Bates doveva morire. Altre ne verranno"
Ancora oggi l'omicidio della Bates è insoluto. L'F.B.I. e le autorità locali spingono nella direzione dell'omicidio passionale, mentre gli investigatori e i giornalisti della Bay Area di San Francisco sono praticamente sicuri che l'omicida è lo stesso che colpì negli anni successivi.
Vallejo e Benicia sono due cittadine che si affacciano sulla Baia di San Pablo, vicino allo Stretto di Carquinez, poste all'incirca a 20 miglia nord-est di San Francisco. Negli anni '60 i posti tra le due cittadine erano praticamente disabitati e l'autostrada che le unisce non era del tutto asfaltata.
Poco prima delle 21.00 del 20 dicembre 1968, in queste zone, viene avvistata una macchina metalizzata a quattro porte.
Nemmeno un'ora dopo, dei ragazzi vengono seguiti da questa auto, su un sentiero di ghiaia. Spaventati cambiano strada e fuggono.
Alle 23.10, David Arthur Faraday e Betty Lou Jensen non avranno la stessa accortezza. Usciti di casa con la scusa di andare a un concerto natalizio, i due si sono appartati in una radura, per amoreggiare sull'auto. Passa un'ora, poi qualcuno comincia a fare fuoco contro di loro con una calibro 22. Comincia da dietro, sfondando il vetro posteriore e forando il pneumatico sinistro. Poi l'assassino si avvicina, fino ad arrivare alla portiera di sinistra, e ricomincia a fare fuoco.
I due adolescenti, 16 e 17 anni, corrono fuori dalla portiera opposta e tentano la fuga, ma invano. Betty Lou Jensen verrà ritrovata a 10 metri dal paraurti posteriore. Uccisa da cinque colpi alla schiena, tra la quinta e la sesta costola. Per David Faraday è bastata una sola pallottola, ben piazzata alla testa.
Stella Borges, unica testimone, dirà di aver visto allontanarsi una Chevrolet metalizzata, a quattro porte, diretta verso Benicia, prima di ritrovare i corpi dei giovani.
Nonostante la taglia messa dalla polizia sull'omicida, non verrà mai trovato il colpevole.
Sei mesi più tardi, verso le 24:00 di sabato 5 luglio 1969, Darlene Elizabeth Ferrin, 22 anni, e Michael Renault Mageau, 19 anni, vengono presi di mira da degli spari, mentre sono seduti nella propria macchina nel parcheggio del Blue Rock Springs Golf Course.
Darlene Ferrin è andata a prendere il suo amico un'ora prima, quindi si sono fermati lì per mangiare qualcosa e chiacchierare. Qui una macchina marrone, si è accostata a loro, spegnendo i fari, per poi ripartire a tutto gas verso Vallejo.
Cinque minuti dopo la macchina ritorna.
Dopo aver parcheggiato a 3 metri dall'auto dei ragazzi, il conducente scende, spegnendo i fari per nascondere il proprio viso. Convinti che si tratti di un poliziotto, i ragazzi estraggono i loro documenti e si preparano alla classica ramanzina, ma il misterioso individuo comincia a sparare attraverso il finestrino del passeggero. L'arma è una 9mm con silenziatore.
Mageau viene colpito di striscio al viso e al braccio, quindi al ginocchio. Alimentato dal dolore e dall'adrenalina, il ragazzo riesce a saltare nella parte posteriore e a nascondersi. Darlene invece non ce la fa: i colpi la raggiungono alla testa e alla schiena, morirà alle 00.38.
Prima di svenire, Mageau riesce a vedere l'assassino di profilo. Lo descriverà come un uomo di media altezza, circa 1.75, e grasso. A occhio e croce sui 90 kg. Porta degli occhiali.
Secondo i più, Darlene conosceva l'omicida, forse si trattava di uno spasimante rifiutato. La descrizione del ragazzo invece non fu tenuta molto in considerazione, poiché era sotto antidolorifici.
Alle 00:40 della stessa notte, la sede centrale della polizia di Vallejo riceve una telefonata da una cabina. La voce è matura e senza accento, parla uniformemente e costantemente, come se stesse leggendo da un copione.
"Vorrei riportare alla vostra attenzione un duplice omicidio. Dirigetevi a un miglio est sul Viale di Cristoforo Colombo, verso il parco pubblico, lì troverete dei ragazzi in una macchina marrone. Gli ho sparato con una Luger da 9mm. Ho ucciso dei ragazzi anche l'anno scorso. Buona serata."
Il 31 luglio 1969, l'Examiner di San Francisco, il Chronicle di San Francisco, e il Time-Harald di Vallejo ricevono tre lettere. Allegato a ogni lettera c'è un crittogramma che il 1 agosto viene pubblicato sulla prima pagina di ognuno dei tre giornali. Le lettere sono simili, anche se con parole diverse. L'assassino dimostra di essere veramente il colpevole fornendo particolari che solo lui e la polizia potevano sapere. Aggiunge inoltre che ha già ucciso una dozzina di persone e che se non venissero pubblicato i crittogrammi farà un massacro.
"In questo crittogramma in tre parti è celata la mia identità"
Ogni lettera finisce con un simbolo molto simile a una croce celtica e uno strano simbolo cifrato che è probabilmente il vero arcano da svelare per risalire all'identità del killer.
Il crittogramma viene decifrato e risolto in meno di una settimana, da un professore di liceo e da sua moglie, ma evidentemente l'assassino non ha mantenuto la promessa. Il testo che emerge infatti non è la sua identità, bensì la confessione di un collezionista di anime: "Mi piace uccidere le persone perché è molto più divertente di ogni gioco selvaggio che si possa fare in una foresta. L'uomo è l'animale più pericoloso ed elettrizzante di tutti da uccidere […] La parte migliore è che quando morirò, rinascerò in paradiso e tutte le mie vittime saranno miei schiavi. Perciò non vi darò il mio nome o tenterete di fermare la mia raccolta di schiavi per la vita ultraterrena. Ebeorietemethhpiti."
Come per il caso Bates si ricorre all'F.B.I. e questa, come nel caso Bates, insinua che l'autore non sia il vero assassino, ma qualche sciacallo che vuole estorcere soldi facili.
Il 4 agosto l'Examiner di San Francisco riceve un'altra lettera. In essa il killer sbeffeggia gli investigatori perché non riescono a risolvere il simbolo cifrato, racconta nuovamente con accuratezza l'attentato ai due ragazzi, spiegando anche come fa a sparare con sicurezza al buio. Per la prima volta si firma "Zodiac". Tutte le lettere verranno analizzate per anni, senza rintracciare impronte utili.
Il 27 settembre 1969, sulla spiaggia occidentale del Lago Berryessa, 60 miglia a nord est da San Francisco, lo Zodiac Killer torna a colpire.
Sono le 15.00 mentre tre giovani donne da Angwin, stanno parcheggiando nell'area adibita vicino al lago. Una Chevrolet azzurra si accosta a loro, all'interno c'è un uomo che sembra intento a leggere qualcosa e le ragazze non ci danno conto.
L'uomo è alto circa 1.80, sui 90kg, occhialuto, indossa una maglia nera e blu su dei pantaloni neri. Le donne si allontanano e camminano lungo la riva del lago, prendendo il sole. Quando si accorgono che l'uomo le osserva silenziosamente, fumando sigarette, si preoccupano un po'. Passano 20 minuti così, quando l'uomo finalmente si allontana.
Lo stesso uomo viene avvistato da un dentista e suo figlio.
Di tutt'altra maniera l'incontro tra l'uomo misterioso e Cecilia Ann Shepard e Bryan Calvin Hartnell, due studenti universitari.
Poco prima di essere troppo vicino alla coppia, l'assassino si butta addosso una tunica nera, con dei fori per gli occhi. Sulla vita è disegnato il solito stemma molto simile a una croce celtica.
Alla cintura è appeso un pugnale, mentre nella mano destra l'uomo impugna saldamente una pistola.
Si presenta come un evaso dalla prigione di Deer Lodge, nel Montana, ed esige l'auto dei ragazzi per scappare nel Messico. La parlata è incredibilmente monotona e calma, senza cadenze o accenti.
Bryan Hartnell con freddezza, sperando di arrivare a una soluzione pacifica e senza danni, prova a rilassare il pazzo e i due finiscono per discutere a lungo, seduti sulla vettura dei ragazzi.
All'improvviso però l'assassino perde le staffe senza motivo apparente.
Lega Cecilia e comincia a colpire la coppia con il suo coltello, probabilmente estratto da una baionetta.
Sei pugnalate per Bryan Hartnell, dieci per Cecilia Shepard. Il ragazzo si riprenderà e riuscirà a deporre per la polizia, ma la ragazza morirà nel giro di 48 ore.
Prima di andarsene, lo Zodiac Killer impugna un gessetto nero, di quelli che si utilizzano nei riti magici, e scrive sulla portiera della macchina: "Vallejo 12-20-68, 7-4-69, Sept 27-69-6:30. Con un coltello."
Anche questa volta la polizia di Vallejo riceve una telefonata, dalla stessa cabina. Non è passata nemmeno un'ora dall'aggressione.
"Vorrei segnalare un assassinio, no, un duplice omicidio. I corpi sono a due miglia a nord della sede centrale del parco. Erano in una Volkswagen bianca. Sono stato io."
11 ottobre 1969. A cadere vittima dello Zodiac Killer è un tassista 39enne di San Francisco, Paul Stine. È appena finita la corsa. Il passeggero si è fatto portare dall'angolo tra la Mason e Geary Street all'angolo tra la Washington e Maple Streets, presso Presidio Heigths. E qui, invece di pagare, estrae una pistola da 9mm e spara alla testa di Stine.
Prima di lasciare la scena del delitto, strappa un pezzo di camicia insanguinata dalla schiena del tassista e poi sparisce nella notte.
La descrizione fornita dei testimoni è sempre la stessa, anche se inizialmente dei ragazzini si sbagliano: indicano alle pattuglie un uomo di colore, e così la fuga a piedi dello Zodiac Killer è fin troppo facile.
Sul luogo del delitto vengono rintracciate le solite impronte che non porteranno mai a nessuno.
Nei giorni successivi arrivano alla stampa le solite lettere nelle quali lo Zodiac Killer si assume la responsabilità dell'omicidio. L'indirizzo del mittente c'è, ma è rappresentato dall'ormai immancabile croce celtica. Per smentire le solite voci che non si tratterebbe di lettere autentiche, lo Zodiac Killer allega al messaggio un pezzo della camicia insanguinata del tassista. Un pezzo per volta.
Nel finale delle lettere l'assassino si vanta di aver spiazzato gli investigatori, avendo cambiato all'improvviso la tipologia delle vittime, insinuando che potrebbe rubare un pulmino della scuola e uccidere tutti i bambini che ci sono sopra.
Inutile aggiungere che a queste dichiarazioni seguirà il panico. Tutti i casi insoluti della costa ovest saranno imputati allo Zodiac Killer. Da Houston ad Atlanta, fino ad arrivare a St. Louis. Si rafforzano i controlli alle uscite delle scuole e gli autisti dei pulmini vengono armati.
Seguono altre lettere, una delle quali ha un contenuto seriamente minaccioso:
"È Zodiac che vi parla. Dalla fine di ottobre ho ucciso 7 persone. Sono piuttosto arrabbiato con la polizia che dice un sacco di bugie sul mio conto, quindi cambierò continuamente il metodo di raccolta degli schiavi. Non lo annuncerò più a nessuno, quando commetterò degli omicidi, questi vi sembreranno furti, uccisioni di rabbia o futili incidenti.. […] La polizia non mi prenderà mai perché sono più intelligente di loro: 1) l'identikit che gira corrisponde a me solo quando vado a caccia di anime, il resto del tempo sono completamente diverso. 2) Non possono avere le mie impronte come dicono perché io indosso delle coperture sulle dita, sono di cemento per aeroplani. 3) Tutte le mie armi sono state comprate per corrispondenza da paesi stranieri e non potete rintracciarmi. […] La sera dell'omicidio del tassista ero al parco, dei poliziotti si sono fermati per chiedermi se avessi visto qualcuno di sospetto.." La lettera termina con una delirante descrizione di una arma potentissima, in grado di far saltare in aria un autobus, che l'assassino avrebbe costruito con le sue mani e che terrebbe in cantina.
La lettera successiva raggiunge l'avvocato Melvin Belli il 27 dicembre 1969. È allegata a una cartolina di auguri natalizi. Il killer sembra inspiegabilmente lucido e invoca addirittura aiuto. Pentito della minaccia di attentato all'autobus di bambini, chiede aiuto a Belli perché teme di perdere nuovamente il controllo e di ricominciare a uccidere. "Per piacere mi aiuti, non manterrò il controllo ancora a lungo."
Purtroppo non contatterà più Belli in seguito, facendo perdere le proprie tracce per più di tre mesi.
Domenica 22 marzo 1970. È sera, ma da poco tempo. La 23enne Kathleen Johns sta guidando sulla Highway 132, nella Contea di San Joaquin. In auto con lei c'è la figlioletta Jennifer.
Una macchina si avvicina a lei, l'autista suona il clacson, le fa gesti e le urla che ha una ruota a terra e si propone volontariamente di aiutarla a cambiarla.
L'uomo in realtà rimuove solamente i bulloni e così, quando Kathleen si rimette in marcia, la ruota si leva del tutto. Dispiaciuto per il nuovo incidente, lo sconosciuto le offre un passaggio fino alla prossima stazione di servizio.
Il viaggio dura a lungo, nella direzione di Modesto (California), tuttavia il gentile sconosciuto pare non volersi fermare a nessuna stazione di servizio.
Kathleen capisce che è in pericolo e, agguantata la figlioletta, salta giù dalla vettura. Si nascondono tra le ombre, nell'argine prosciugato di un fiumiciattolo per l'irrigazione dei campi. Il killer prova a cercarle per circa dieci minuti, aiutandosi con i fari dell'auto e una torcia, ma alla fine abbandona l'impresa e scompare nella notte.
Raggiunta la stazione di polizia di Patterson, Kathleen si siede su una sedia, pronta a raccontare allo sceriffo la propria brutta avventura e per sporgere denuncia. Alle spalle dell'uomo c'è un tabellone con gli identikit di tutti i ricercati e, proprio tra questi, la donna riconosce il colpevole. L'identikit indicato da Kathleen Johns è quello dello Zodiac Killer.
Tra l'aprile 1970 e il marzo 1971, lo Zodiac Killer inviò almeno nove lettere, ma da esse la polizia non è riuscita a risalire a nessun ulteriore crimine. Né è riuscita a rintracciare l'omicida.
Il 30 gennaio 1974, un giornale di San Francisco ricevette la prima lettera autentica in quasi tre anni. Poche parole senza senso, la firma riportava le misteriose notazioni "Me-37" e "SFPD-0" mentre  1/3 della pagina era occupato da un'enorme croce celtica, vicino alla quale compariva la dicitura "=3".
Nel 1975, Don Striepke, uno sceriffo della Contea di Sonoma stilò un rapporto con una teoria interessante. Segnando su di una mappa una serie di 40 assassini insoluti degli Stati Occidentali, si andava a formare una gigantesca Z. Questa teoria però cadrà ben presto nel dimenticatoio, poiché nella stessa zona e negli stessi anni operava anche Ted Bundy.
Il 24 aprile 1978 è stata consegnata alla stampa la 21esima lettera dello Zodiac Killer. La lettera debutta con un inquietante "sono tornato" che ha sparso il terrore tra gli abitati della Bay Area. Nessun crimine è stato rintracciato nella zona prima o dopo la lettera e ad essa sono seguite lettere senza senso, che lodavano il lavoro della polizia. Dopo accurate analisi si è scoperto che l'autore di queste lettere sarebbe proprio Dave Toschi, ufficiale di polizia e a capo delle indagini sullo Zodiac Killer.
Altra teoria bocciata severamente è quella avanzata all'inizio degli anni '80 dallo scrittore George Oakes. L'autore disse di essere in contatto telefonico con l'assassino da anni, e di conoscere bene la sua mentalità basata sull'acqua, sugli orologi e sulle matematiche binarie. Aggiunse anche di sapere l'identità del killer. L'F.B.I. senza nessuna delicatezza ha etichettato questa teoria come "a lot of bullshit".
Molto più interessante è un libro del 1986, "Zodiac" di Robert Graysmith. In questo volume il killer viene indicato con lo pseudonimo di "Robert Hall Starr".
Residente di Vallejo, "Starr" è descritto come un fanatico di armi e come un molestatore di bambini, indicato dalla polizia come il sospetto numero uno. Graysmith accredita allo Zodiac Killer un totale di 36 possibili vittime, uccise tra ottobre 1966 e maggio 1981. Oltre ai sei omicidi noti, Graysmith incluse 15 vittime collegate ad un misterioso killer non identificato della California settentrionale, e 15 vittime di un omicida "astrologico", che colpisce cioè in prossimità di un solstizio o un equinozio. Il 99% delle vittime sono donne, e il modus operandi è incostante. Ciò riporterebbe alle parole "cambierò continuamente il metodo di raccolta degli schiavi" scritto dal killer nel '69.
Effettivamente il Robert Hall Starr di Graysmith è esistito davvero. Si chiamava Arthur Leigh Allen, ed era un insegnante incriminato per molestie sessuali nei confronti di alcuni bambini. Per anni è stato sospettato di essere lo Zodiac Killer, ed è l'unico ad aver subito interrogatori e processi su questo caso. È morto nel 1992 a 58 anni, stroncato da una malattia ai reni, ma le indagini sono proseguite sempre nella sua direzione.
Nel 2002, grazie alle moderne tecnologie, è stato estratto il DNA dalla saliva rimasta sotto alcuni francobolli utilizzati da Zodiac. Il Dna ha dimostrato che Allen non era il colpevole.
È stata la prima e unica svolta da quando, nel 2000, gli ispettori Kelly Carroll e Michael Maloney, della polizia di Vallejo, hanno riaperto il caso dello Zodiaco, e non è certo una svolta positiva.
Sempre nel 2002, nello stato di Washington, un serial killer ha firmato i propri delitti con un foglietto riportante la scritta: "Sono Dio". "Quando morirò, rinascerò in paradiso" annunciava lo Zodiac Killer, ma si tende ad escludere che si tratti di lui che colpisce ancora a distanza di 30 anni.
Nell'ottobre del 2021 un gruppo di 40 investigatori suppone di averlo identificato dopo ben 50 anni. Si tratterebbe di Gary Francis Poste, un ex membro dell'aeronautica statunitense morto nel 2018, tuttavia non è stato confermato dall'FBI e dalla polizia della città di Vallejo e San Francisco.

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