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giovedì 23 aprile 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 23 aprile.
Il 23 aprile, anche se non si ha la certezza, è accreditato essere sia il giorno di nascita che quello di morte di William Shakespeare, rispettivamente nel 1564 e nel 1616.
Poeta e drammaturgo inglese, nasce a Stratford-upon-Avon. E' considerato dalla critica come una delle più grandi personalità della letteratura di ogni tempo e di ogni paese. Ad uno sguardo storico più ravvicinato, invece, viene catalogato come uno degli esponenti principali del rinascimento inglese.
Dal punto di vista strettamente biografico, di Shakespeare si sa ben poco. Oltre a mancare dati certi sulla sua vita, innumerevoli fatti ed aneddoti circolano, com'era facile prevedere, intorno alla sua figura. Aneddoti perlopiù destituiti da ogni fondamento. In questa selva di informazioni, da tempo gli studiosi hanno cercato di fare chiarezza, giungendo a poche ma quasi certe notizie fondate.
La sua famiglia apparteneva alla classe benestante inglese. Il padre era una un facoltoso mercante mentre la madre si fregiava del blasone di un casato della piccola nobiltà terriera. Nel 1582 lo scrittore sposa Anne Hathaway, bella ragazza di umili origini, proveniente da una famiglia contadina. Anne darà al drammaturgo ben tre figli di cui gli ultimi due gemelli. Purtroppo uno di essi a soli undici anni, muore. Intanto, William ha già intrapreso con decisione la scelta di vivere per il teatro. Non solo si dedica anima a corpo all'attività di attore, ma spesso scrive da solo i testi, tanto che dopo qualche anno può già vantare una cospicua produzione. Trasferitosi a Londra, nel giro di qualche tempo si conquista una discreta fama. La pubblicazione di due poemetti d'amore, "Venere e Adone" (1593) e "Lucrezia violentata" (1594), nonché dei "Sonetti" (editi nel 1609 ma in circolazione già da tempo) lo consacrarono poeta rinascimentale versatile e piacevole.
Dal punto di vista della diffusione delle sue opere teatrali, invece, il pubblico si dimostra inizialmente meno sensibile. Egli è appunto considerato dalla cerchia degli intenditori e dal pubblico colto un maestro della lirica e del verso più che del dramma. I testi teatrali, pur accolti con favore, non godevano di grande considerazione, anche se Shakespeare, con buon intuito e notevole fiuto (quasi fosse sintonizzato sui percorsi artistici della storia), investì i suoi guadagni proprio in questo settore, al momento apparentemente meno redditizio. Aveva infatti una partecipazione nei profitti della compagnia teatrale dei Chamberlain's Men, successivamente chiamatisi King's Men, che metteva in scena suoi e altrui spettacoli. In seguito, i considerevoli guadagni provenienti da queste rappresentazioni gli consentirono fra l'altro di essere comproprietario dei due teatri più importanti di Londra: il "Globe Theatre" e il "Blackfriars". Ed è inutile ribadire che la sua fama è oggi legata soprattutto alle 38 opere teatrali da lui composte nell'arco della sua fulgida carriera....
Difficile inquadrare la sua notevole produzione artistica, che annovera drammi storici, commedie e tragedie, anche a causa della rilettura successiva dei suoi lavori ad opera dei letterati romantici che videro profonde assonanze tra la loro ricerca estetica e i lavori di Shakespeare. Per lungo tempo, infatti, questa rilettura ha influenzato sia la critica che gli allestimenti delle sue opere, esasperando le affinità poetiche con il romanticismo. Indubbiamente sono presenti, soprattutto nelle grandi tragedie, temi e personaggi che preludono all'esperienza romantica, ma l'originalità del grande artista inglese va cercata maggiormente nella grande capacità di sintesi delle diverse forme teatrali del suo tempo in opere di grande respiro ed equilibrio dove il tragico, il comico, l'amaro, il gusto per il dialogo serrato e per l'arguzia, sono spesso presenti in un'unica miscela di grande efficacia.
Inizialmente, come era tradizione in età elisabettiana, Shakespeare collaborò con altri drammaturghi alla stesura delle sue prime opere; tra queste vi sono Tito Andronico, della quale un drammaturgo di fine Seicento disse "egli si è limitato soltanto a perfezionare con il suo magistrale tocco uno o due dei personaggi principali". I due nobili congiunti, scritta in collaborazione con John Fletcher, e Cardenio, andata perduta, hanno una documentazione sull'attribuzione a Shakespeare precisa.
Le prime opere di Shakespeare furono incentrate su Enrico VI; Enrico VI, parte I, composto tra il 1588 e il 1592, potrebbe essere la prima opera di Shakespeare, sicuramente messa in scena, se non commissionata, da Philip Henslowe. Al successo della prima parte fanno seguito Enrico VI, parte II, Enrico VI, parte III e Riccardo III, costituendo a posteriori una tetralogia sulla guerra delle due rose e sui fatti immediatamente successivi; queste furono in diversa misura composte a più mani attingendo copiosamente dalle Cronache di Raphael Holinshed, ma sempre più segnate dallo stile caratteristico del drammaturgo, descrivono i contrasti tra le dinastie York e Lancaster, conclusi con l'avvento della dinastia Tudor di cui discendeva la allora regnante Elisabetta I. Nel suo insieme, prima ancora che celebrazione della monarchia e dei meriti del suo casato, la tetralogia appare come un appello alla concordia civile.
Molte opere risalenti al primo periodo della carriera di Shakespeare sono stati influenzate dalle opere di altri drammaturghi elisabettiani, in particolare Thomas Kyd e Christopher Marlowe, dalle tradizioni del dramma medievale e dalle opere di Seneca. Di datazione controversa, ma collocabili prima delle opere della maturità, sono un piccolo gruppo di commedie, in cui è forte l'influenza dell'eufuismo e dei testi dei letterati rinascimentali e alle ambientazioni italiane. Di questo periodo fanno parte I due gentiluomini di Verona, La commedia degli errori, in cui vi sono elementi riconducibili ai modelli classici, e La bisbetica domata, derivante probabilmente da un racconto popolare.
Dal 1594, la peste e l'inasprirsi della censura hanno prodotto la scomparsa di molte compagnie, mentre nacquero nuove realtà teatrali, come The Lord Chamberlain's Men, di cui fece parte come autore e attore. La abilità del drammaturgo di identificare i temi più richiesti e il suo talento nella riscrittura dei copioni perché non incappino nei tagli del Master of the Revels gli assicurarono in questo periodo una rapida ascesa al successo. Le prime commedie shakespeariane, influenzate dallo stile classico e italiano, con strette trame matrimoniali e precise sequenze comiche, dal 1594 cedono il passo all'atmosfera romantica, con toni a volte più scuri e propri di una tragicommedia. In tutte le opere di questa fase è presente il wit, gioco letterario basato sulle sottigliezze lessicali. Shakespeare riesce a rendere strumenti espressivi i giochi di parole, gli ossimori, le figure retoriche, che non sono mai fini a sé stessi, ma inseriti a creare voluti contrasti tra l'eleganza della convenzione letteraria e i sentimenti autentici dei personaggi. Questo periodo caratterizzato quindi da commedie romantiche ha inizio tuttavia con una tragedia, Romeo e Giulietta, una delle opere più note di Shakespeare, proseguendo poi con Sogno di una notte di mezza estate, che contiene diversi elementi inediti nelle opere del bardo come la magia e le fate, e Il mercante di Venezia. Completano le opere di questa fase degli scritti shakespeariani l'ingegno e i giochi di parole di Molto rumore per nulla, la suggestiva cornice rurale di Come vi piace, la vivace allegria de La dodicesima notte e Le allegre comari di Windsor.
Negli stessi anni nacque la seconda serie di drammi storici inglesi; dopo la lirica Riccardo II, scritta quasi interamente in versi, Shakespeare presentò, alla fine del XVI secolo, alcune commedie in prosa, come Enrico IV, parte I e II ed Enrico V. L'ultimo scritto di questo periodo fu Giulio Cesare, basato sulla traduzione di Thomas North delle Vite parallele di Plutarco. La produzione di opere storiche riguardanti le origini della dinastia regnante andò di pari passo con il successo suscitato da tale genere. Edoardo III, attribuibile a Shakespeare solo in parte, offre un esempio positivo di monarchia, contrapposto a quello del Riccardo III. Re Giovanni, abile riscrittura shakespeariana di un copione pubblicato nel 1591, narra di un monarca instabile e tormentato e dei discutibili personaggi che lo circondano. In queste opere i suoi personaggi divennero più complessi e teneri, mentre si passa abilmente tra scene comiche e serie, tra prosa e poesia, raggiungendo una notevole varietà narrativa. Fu determinante per il successo dei drammi l'introduzione di personaggi fittizi a cui il pubblico si affezionò, come Falstaff.
Nei primi anni del XVII secolo, Shakespeare scrisse quelle che verranno definite da Frederick S. Boas problem play, i "drammi dialettici" che segnano un nuovo modo di intendere la rappresentazione, in cui i personaggi esprimono compiutamente le contraddizioni umane, dando voce alle problematiche di un'epoca che si è ormai distaccata completamente dagli schemi medioevali; di queste fanno parte Tutto è bene quel che finisce bene, Misura per misura, Troilo e Cressida e alcune tra le sue tragedie più note, come Amleto; l'eroe di quest'ultima è probabilmente il personaggio shakespeariano più conosciuto, discusso e studiato, soprattutto per il suo famoso monologo "To be, or not to be". Shakespeare inoltre ha probabilmente scritto parte della scena VI di Sir Tommaso Moro, frutto della mano di almeno cinque diversi autori, mai rappresentato e stampato soltanto nel 1814.
Il 1603 segna una svolta storica per il teatro inglese; salito al trono, Giacomo I promuove un nuovo impulso delle arti sceniche, avocando a sé la migliore compagnia dell'epoca, i Chamberlain's Men, che da quel momento si chiameranno The King's Men. A Giacomo I, Shakespeare dedicò alcune delle sue opere maggiori, scritte per l'ascesa al trono del sovrano scozzese, come Otello, Re Lear e Macbeth, la più breve e più compressa tra le tragedie di Shakespeare. A differenza dell'introverso Amleto, il cui errore fatale è l'esitazione, gli eroi di queste tragedie come Otello e Re Lear furono sconfitti da affrettati errori di giudizio; le trame di queste opere fanno spesso perno su questi errori fatali, che sovvertono l'ordine e distruggono l'eroe e i suoi cari. Le tre ultime tragedie, che risentono della lezione di Amleto, sono drammi che restano aperti, senza ristabilire un ordine ma generando piuttosto ulteriori interrogativi. Ciò che conta non è l'esito finale, ma l'esperienza. Ciò a cui si dà maggiore importanza è l'esperienza catartica dell'azione scenica, piuttosto che la sua conclusione.
Le sue ultime grandi tragedie contengono alcune delle più note poesie di Shakespeare e sono stati considerate le migliori da Thomas Stearns Eliot. I drammi di argomento classico sono l'occasione per affrontare il tema politico, calato nella dimensione della storia antica ricca di corrispondenze con la realtà britannica. In Antonio e Cleopatra l'utilizzo di una scrittura poetica sottolinea la grandiosità del tema, le vicissitudini storiche e politiche dell'impero romano. Coriolano è invece occasione per affrontare il tema del crollo dei potenti, l'indagine sui vizi e sulle virtù, dando voce ad una intera comunità come in una sorta di coro. Timone d'Atene, probabilmente scritto in collaborazione con Thomas Middleton, contiene allo stesso tempo la coscienza dei rischi di un individualismo moderno e la denuncia della corruzione e del potere dell'oro.
Negli ultimi anni della produzione shakesperiana, il mondo del teatro londinese subisce un cambiamento sensibile; il pubblico aristocratico e della nuova borghesia agiata non frequenta più i grandi anfiteatri, ma teatri più raccolti come il Blackfriars. Le richieste di tale pubblico andavano più nella direzione dell'intrattenimento che non del coinvolgimento nella rappresentazione; Alcuni commentatori hanno visto questo cambiamento di umore come prova di una più serena visione della vita da parte di Shakespeare. Il Bardo, sempre attento ai cambiamenti del gusto e della sensibilità dei suoi spettatori, produce dei nuovi drammi, i cosiddetti romances, "drammi romanzeschi", tornando in parte agli scritti romantici e alle tragicommedie; nascono dunque Pericle, principe di Tiro, Cimbelino, Il racconto d'inverno, La tempesta e I due nobili cugini. A differenza delle tragedie degli anni precedenti, queste spesso terminano con la riconciliazione e il perdono di errori potenzialmente tragici. In Enrico VIII, l'ultimo grande rifacimento di un dramma storico già in cartellone per le compagnie rivali, Shakespeare, aiutato probabilmente da Fletcher, arricchiva e perfezionava la vicenda, riprendendo i temi della produzione precedente, dalla cronaca storica e nazionale al dramma morale, riprendendo lo stile dell'età elisabettiana nel momento in cui quell'epoca era giunta al termine
Una fatica notevole sarebbe anche rappresentata dall'enumerazione dell'enorme quantità di musica che è stata tratta dai suoi testi. L'opera lirica ha letteralmente saccheggiato i drammi o le commedie scespiriane che, con le loro ricchissime tematiche si prestano particolarmente bene alla rappresentazione in note. Un culto per Shakespeare aveva Wagner (anche se non musicò mai alcun libretto del bardo), ma bisognerebbe almeno citare Verdi ("Otello", "Falstaff" "Macbeth", ecc.), Mendelssohn (che scrisse le fantastiche musiche di scena per "Sogno di una notte di mezza estate"), Chaikovskji e, nel Novecento, Prokovief, Bernstein (non dimentichiamo che "West side story" non è altro che una riproposizione di "Romeo e Gulietta") e Britten. Inoltre, la sua straordinaria modernità è testimoniata dalle decine di film ispirati ai suoi drammi.
Conquistato un certo benessere, a partire dal 1608 Shakespeare diminuì dunque il suo impegno teatrale; sembra che trascorresse periodi sempre più lunghi a Stratford, dove acquistò un'imponente casa, New Place, e divenne un cittadino rispettato della comunità. Morì il 23 aprile 1616 e fu sepolto nella chiesa di Stratford. L'epitaffio sulla sua tomba recita:
« Caro amico, per l'amor di Gesù astieniti,
dallo smuovere la polvere qui contenuta.
Benedetto colui che custodisce queste pietre,
E maledetto colui che disturba le mie ossa »

venerdì 30 settembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 30 settembre.
Il 30 settembre 1580 la Regina Elisabetta I d'Inghilterra nomina baronetto il pirata Francis Drake.
Molti conoscono Francis Drake per essere stato uno dei più grandi corsari della storia della pirateria. In effetti egli deve soprattutto a questa attività se ancora oggi il suo nome viene ricordato come quello appartenuto ad uno dei più importanti personaggi dell’Inghilterra del XVI secolo.
Ma egli non fu solo pirata; fu anche un commerciante, un uomo politico, un ingegnere civile e, soprattutto, un esploratore. Anzi, i suoi successi come esploratore gli valsero, insieme a quelli ottenuti nella pirateria, la fama che tuttora gode.
La sua vita si può distinguere in tre fasi: la pirateria, la circumnavigazione terrestre e la guerra contro gli spagnoli.
Francis Drake nacque nel Devon intorno al 1540, anche se sia il luogo che la data non sono certi, e sembra che fosse imparentato, seppur lontanamente, con la locale famiglia nobile dei Drake.
E’ all’età di 13 anni che il piccolo Francis mise per la prima volta piede su una nave facendosi le ossa navigando nelle acque del Mare del Nord e all’età di 23 anni fece il suo primo viaggio nel Nuovo Mondo.
Quello era un periodo contrassegnato da continui contrasti, più o meno accesi, tra le due maggiori potenze di quegli anni: l’Inghilterra e la Spagna.
La Spagna era padrona di un immenso impero e tramite la sua potente flotta teneva sotto controllo gli oceani che considerava come suo dominio. La scoperta dell’America, avvenuta nel 1492, aveva assicurato alla Corona spagnola, oltre che immensi territori e ricchezze, l’esclusiva sui commerci con il Nuovo Mondo che, a tutti gli effetti, era considerato come parte dell’impero.
L’Inghilterra, dal canto suo, rivendicava il suo diritto di solcare liberamente qualsiasi mare e di poter liberamente commerciare con le sue colonie.
L’attrito tra i due paesi era evidente, accentuato ancora di più da motivi religiosi; la Spagna, da sempre fedele al Cattolicesimo non poteva non appoggiare le rivolte cattoliche che periodicamente scoppiavano in Inghilterra o in Irlanda.
Ma torniamo a Francis Drake. Poco più che ventenne, in compagnia di suo cugino Sir John Hawkins fece i primi commerci di schiavi con la Guinea. Intorno al 1560 Drake e Hawkins compirono varie spedizioni commerciali nel Nuovo Mondo. A questi anni risalirono i primi contrasti con gli Spagnoli che non vedevano assolutamente di buon occhio i loro commerci clandestini con le colonie spagnole dei Caraibi e del Centro America. Drake, d’altronde, aveva in antipatia i cattolici e quindi gli spagnoli.
Durante uno di questi viaggi i due inglesi vennero attaccati da una flotta spagnola che ebbe la meglio e solo due vascelli inglesi, con Hawkins e Drake, riuscirono fortunosamente a ritornare in Inghilterra. Questo fatto fece aumentare la sua ostilità nei confronti degli spagnoli.
In patria Drake chiese ad Elisabetta I un risarcimento che però gli fu negato. A seguito di questo rifiuto, decise quindi di intraprendere azioni di pirateria contro le colonie e i vascelli spagnoli.
Drake e i suoi uomini, per anni, imperversarono nei Caraibi, attaccando le colonie spagnole e le imbarcazioni che incontravano. Era una costante minaccia.
Le ricchezze che fornivano le colonie del Nuovo Mondo, erano immense; navi piene di argento e oro salpavano con grande frequenza dalle colonie dirette in Europa. I metalli preziosi venivano estratti dalle montagne del Sud America e spediti nei centri di raccolta a Panama. Da qui l’oro e l’argento venivano trasferiti in porti, situati più a nord, da dove una flotta li trasferiva in Madrepatria.
Tutte queste immense ricchezze non potevano non attirare le mire di Francis Drake.
Nombre de Dios era uno di quei porti dove l’oro e l’argento, provenienti da Panama, venivano imbarcati per essere portati in Spagna.
Per il trasferimento da Panama a Nombre di Dios, venivano utilizzate delle carovane costituite da muli e protette da soldati.
Dopo un tentativo fallito, e con l’aiuto di ex schiavi scappati dai padroni spagnoli, Drake e i suoi uomini riuscirono a mettere le mani su uno di questi “treni d’argento”. Le ricchezze conquistate erano ingentissime a tal punto che non aveva abbastanza uomini per trasportare il bottino.
A seguito di questo successo Francis Drake, con i suoi 30 uomini, fece ritorno in Inghilterra e donò alla Corona metà del bottino, ma nonostante questo tutti gli uomini tornarono in Patria molto più ricchi di quando erano partiti.
Elisabetta I che aveva incoraggiato le imprese di Drake, avendo da poco siglato una tregua con il re Filippo II, era impossibilitata però a concedergli un riconoscimento ufficiale. Era il 1573.
Quattro anni più tardi ricevette dalla Regina il compito di attaccare le colonie spagnole sulla costa americana del Pacifico.
Drake salpò quindi con 150 uomini e 5 navi e cominciò l’avventura che lo avrebbe portato ad essere il primo inglese a circumnavigare la Terra.
Inizialmente si diresse a sud da dove, all’altezza dell’isola di Capo Verde, attraversò l’Atlantico per arrivare sulle coste del Brasile. Piegò poi verso sud, attraversò lo Stretto di Magellano e, finalmente, entrò nell’Oceano Pacifico. Nel frattempo le cose non gli stavano andando molto bene in quanto perse quattro delle cinque navi che facevano parte della sua flotta; alcune affondarono e altre riuscirono a tornare, in misero stato, in Inghilterra.
Con una sola nave, rinominata Golden Hind cominciò la risalita verso nord; catturò navi spagnoli e assalì le città di Lima, Valpariso e Arica. Gli spagnoli non si aspettavano una azione così temeraria e quindi molte città erano indifese.
Francis Drake ritenne pericoloso tornare per lo Stretto di Magellano e quindi continuò il suo viaggio verso nord con la speranza di trovare il mitico passaggio a Nord Ovest che lo avrebbe riportato nell’Oceano Atlantico.
Fallì nel suo tentativo, anche se gli storici dubitano che possa essersi spinto così a nord, e decise di toccare terra e di fondare una colonia nel nome della Corona inglese. La chiamò Nuova Albione.
La localizzazione di questo porto rimane tuttora un mistero, anche se si ritiene che si trovasse in un punto tra l’attuale San Francisco, l’Oregon e lo stato di Washington. Qualsiasi sia stata la localizzazione, era la prima colonia inglese nel Nuovo Mondo.
A Francis Drake non rimase come soluzione, per tornare a casa, che puntare verso ovest e attraversare il Pacifico.
Il viaggio naturalmente fu lungo e toccò l’arcipelago indonesiano, l’isola di Java e delle Molucche. Durante il tragitto entrò in contatto con le popolazioni locali, strinse accordi commerciali e fece provvista di spezie e altri prodotti esotici.
L’esatto tragitto della Golden Hind resta ancora un mistero anche se non è difficile credere che sia entrato in Atlantico, passando per Capo di Buona Speranza. Una volta entrato in Atlantico, girò la prua verso nord e arrivò in Inghilterra nel Settembre del 1580, dopo quasi 3 anni dalla partenza e dopo aver percorso circa 36.000 miglia.
Gli spagnoli chiesero ad Elisabetta I di trattarlo come si trattano i fuorilegge, ma la Regina, invece, accolse Drake e i suoi uomini con grandi onori e, addirittura, nominò Drake cavaliere conferendogli così la possibilità di sedere in parlamento. Divenne così Sir Francis Drake.
L’avventura di Drake aveva altresì dimostrato la vulnerabilità dell’impero spagnolo e della sua flotta che non era riuscita ad avere la meglio di quell’unica nave che, guidata da uno dei migliori marinai che l’Inghilterra abbia mai avuto, attaccò colonie e catturò vascelli spagnoli senza poter essere fermata.
Nel 1582 Sir Francis Drake divenne sindaco di Plymouth e, anche se non ufficialmente, consigliere del governo per gli affari navali.
Tre anni più tardi scoppiò la guerra aperta tra Spagna ed Inghilterra. Drake fece altri viaggi nel Nuovo Mondo attaccando colonie spagnole come San Augustin in Florida, Carthagena e Santo Domingo.
La Spagna mostrava chiaramente l’intenzione di invadere il suolo inglese. Il governo allora chiese a Drake di attaccare direttamente i porti spagnoli al fine di affondare il maggior numero di imbarcazioni. Famosa fu la presa della città di Cadice dove riuscì ad affondare 31 navi nemiche. Questo fatto riuscì a far ritardare l’invasione di almeno un anno.
Comunque Filippo II era deciso a compiere l’impresa e il piano prevedeva l’invio di una imponente flotta a Dunkirk (Dunkerque) per permettere all’esercito guidato da Alessandro Farnese, Duca di Parma, che avrebbe dovuto compiere l’invasione, di attraversare il Canale della Manica.
L’”Armada”, composta da 130 vascelli, era guidata da Alonso de Guzman El Bueno
Dall’altra parte la flotta inglese, meno numerosa, era, nominalmente, guidata da Lord Howard di Effingham, ma il vero comando era esercitato dal Vice Ammiraglio Sir Francis Drake.
La battaglia di Gravelines permise agli inglesi di salvare il loro paese e di infliggere un duro colpo alla “Invincibile Armada”
Dopo aver pesantemente contribuito a salvare il suo paese dall’invasione spagnola, la stella di Sir Francis Drake cominciò la sua fase calante.
In compagnia di Sir John Hawkins riprese le scorrerie nei Carabi, ma la fortuna ormai gli aveva voltato le spalle. Gli insuccessi si susseguirono e, nella loro ultima spedizione, nel 1596, trovarono la morte. Hawkins morì a Puerto Rico mentre Drake morì di dissenteria di fronte a Puerto Bello. Entrambi furono sepolti in mare.
La stampa patriottica inglese, negli anni e nei decenni successivi, spesso farà ricorso alla sua figura di salvatore della Patria.
Una leggenda narra che ogni volta che l’Inghilterra sarà in pericolo, se si suona il tamburo di Sir Francis Drake, egli tornerà per salvare il paese.

martedì 7 settembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 settembre.
Il 7 settembre 1533 nasce Elisabetta Tudor, futura regina d'Inghilterra.
Figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena, fu dichiarata illegittima nel 1536, quando la madre fu decapitata sotto l'accusa di adulterio. Durante il regno della sorellastra, Maria Tudor, fu tenuta prigioniera nella torre di Londra, perché sospettata di complottare con gli oppositori della politica religiosa della regina (1554). Salì al trono il 17 novembre 1558 inaugurando una politica prudente ed equilibrata, esente da colpi di scena e da imposizioni violente, ma non per questo meno oculata ed efficace. In campo religioso Elisabetta promulgò, nel 1559, l'Atto di uniformità con cui rimetteva in vigore il Book of common prayer, il libro di preghiere ufficiale della Chiesa anglicana e, quattro anni dopo, l'Atto di supremazia, con cui ristabiliva l'autorità della Corona sulla Chiesa. Rifuggì tutta la vita il matrimonio, evitando alleanze che potessero rivelarsi sbagliate. In politica interna Elisabetta dovette affrontare i problemi connessi alla presenza sul trono scozzese della cattolica Maria Stuart. Dopo una rivolta protestante quest'ultima fu costretta a rifugiarsi in Inghilterra (1568) dove diventò il principale punto di riferimento delle trame ordite ai danni di Elisabetta. La scoperta del complotto di Throckmorton (1584) e di quello di Babington (1586) fece ricadere su Maria Stuart l'accusa di alto tradimento ed Elisabetta colse l'occasione per condannarla a morte (1587). Sul piano internazionale Elisabetta assunse posizioni via via più nettamente anticattoliche e antispagnole. La lotta contro la Spagna prese dapprima soprattutto la forma degli attacchi corsari e del contrabbando ai danni di navi e colonie spagnole, ma l'esplosione del conflitto divenne inevitabile nel 1588 quando la flotta spagnola (l'invincibile armata) salpò alla volta di Calais, dove avrebbe dovuto congiungersi con le truppe di Alessandro Farnese: nelle acque della Manica venne attaccata e vinta dalla più piccola ma più efficiente e meglio organizzata flotta inglese. Iniziava così il definitivo declino della potenza spagnola e l'ascesa dell'Inghilterra come potenza militare, mercantile e marinara. Elisabetta regnò ancora per quindici anni e morì il 24 marzo 1603. Le sarebbe succeduto il figlio di Maria Stuart, Giacomo I, a cui era stata però impartita un'educazione protestante.
Elisabetta fu seppellita nell'abbazia di Westminster, di fianco alla sorella Maria. L'iscrizione sulla loro tomba recita: "Compagne nel trono e nella tomba, qui noi due sorelle, Elisabetta e Maria, riposiamo, nella speranza di un'unica resurrezione".

lunedì 8 febbraio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 febbraio.
L'8 febbraio 1587 Mary Stuart secondo la grafia gallicizzata e Stewart secondo quella inglese, italianizzata Maria Stuarda, viene giustiziata per decapitazione.
La biografia di Maria Stuarda è vasta, la sua storia è stata tra le più intrecciate, drammatiche e romantiche mai toccate in sorte a una regina.
Originariamente gli Stewart, come dice il nome, erano stati maggiordomi (o siniscalchi) della famiglia regnante di Bretagna, poi gran maggiordomi dei sovrani di Scozia. La dinastia degli Stewart originò da Roberto II Bruce o De Brus. La famiglia Bruce (o De Brus) era una famiglia normanna che si stabilì in Inghilterra e successivamente in Scozia, dove divenne famosa. Roberto I, compagno di Guglielmo il Conquistatore, ricevette numerose terre nello Yorkshire. Il figlio Roberto II divenne conte di Annandale, nominato da re Davide I di Scozia. Roberto V acquisì diritti al trono di Scozia per i propri discendenti sposando Isabella, figlia del conte di Huntingdon e nipote di re Davide di Scozia. Roberto VIII fu il paladino dell'indipendenza scozzese, tanto da riuscire a salire al trono di Scozia nel 1306 col nome di Roberto I. La sua dinastia regnò sulla Scozia fino al 1371 con Davide II, che morì senza lasciare eredi. Il trono passò a Roberto II, figlio di Majorie Bruce e di Walter Stewart di Scozia, dando origine alla dinastia degli Stuardi.
Il papà di Mary, Giacomo V, morì il 14 dicembre 1542. Aveva trent’anni ed era moralmente e fisicamente prostrato, oltre che da quelle si dicevano essere state le sue molte e continue dissolutezze, a causa della cocente disfatta subita nella battaglia di Solway Moss da parte delle truppe inglesi guidate dallo zio Enrico VIII, le cui politiche predatorie vieppiù minacciavano la Scozia. Non vedeva più speranze nel suo futuro e nel futuro di Scozia. Giacomo V aveva ereditato una Scozia in bancarotta, dilaniata al suo interno tra la nobiltà voltagabbana e coloro che volevano troncare con la Chiesa di Roma sull’esempio dell’Inghilterra. Anche a causa della religione, era quello un momento molto turbolento della storia del paese. Per altro, nel 1543 rientrò in Scozia il più noto riformatore scozzese del momento, George Wishart, che propagandò in lungo e in largo la Riforma, da lui appresa nei suoi viaggi in Germania e a Ginevra.
Giacomo V rifiutò di unirsi a Enrico VIII contro la Chiesa Cattolica e si inimicò parte della nobiltà per la sua politica accentratrice. Cercò alleanza con la Francia sposando dapprima Madeleine, figlia di Francesco I re di Francia, la quale però morì a sedici anni dopo neanche tre mesi di soggiorno in Scozia. Giacomo V si sposò nuovamente con Maria di Guisa, anch’ella da poco rimasta vedova. Ambìta da molti, anche da Enrico VIII, Maria di Guisa era figlia di una ricca famiglia, quella di Claudio duca di Guisa e di Antonietta di Borbone. Re Francesco I le assegnò una cospicua dote. Caterina De’ Medici, nipote di Papa Clemente VII, divenne quindi suocera di Giacomo V. Giacomo V e Maria di Guisa ebbero due figli eredi diretti, morti però prematuramente: Giacomo, nel 1540, principe di Scozia morì a Holyrood a un anno di età nel 1541, a pochi giorni di distanza dal neonato Roberto duca di Albany, vissuto invece solo due giorni.
Mary Stuart nacque l’8 dicembre del 1542. Era il giorno in cui si festeggiava la Vergine Maria, e questo sembrò essere di buon auspicio per la piccola principessa, ma non bastò per suo padre. Nel ricevere notizia della nascita di una femmina, si è detto che egli pronunciasse le seguenti parole: “Woe is me. My dynasty came with a lass. It will go with a lass”. (“Maledetto me! Il mio regno venne da una ragazza. Se ne andrà con una ragazza”).
Mary fu incoronata Regina il 9 settembre 1543, all'età di nove mesi. Il padre, Giacomo V morì pochi mesi dopo. Data la tenera età della regina, reggenti di Scozia saranno dapprima il cugino James Hamilton, conte di Arran (1542 – 1554), poi la madre Mary di Guisa (1554 – 1560). Venne da subito stipulato un trattato con Enrico VIII in cui Edoardo, figlio a lungo atteso e prezioso di Enrico VIII, avrebbe un dì sposato Mary. Ma Enrico VIII divenne sempre più dispotico e volubile nei suoi tardi anni di vita e continuò a mandare il suo esercito in Scozia. Nel 1546, Enrico VIII, incoraggiò inoltre l’assassinio del cardinale David Beaton, che inneggiava da tempo alla guerra santa contro l’Inghilterra riformata, adducendo il motivo che questa era sotto l’interdetto papale. Gli scozzesi decisero allora di boicottare la proposta di matrimonio tra eredi di Inghilterra e Scozia e nel luglio del 1548 mandarono Mary in Francia, all’età di cinque anni. Il parlamento scozzese diede il suo consenso alle nozze di Mary con Francesco II, erede di Enrico II, re di Francia. Mary si imbarcò a Dumbarton Castle per recarsi in Francia evitando le navi inglesi che controllavano la Manica. Mary, come si evidenzia in tutte le fonti storiche, era una bambina eccezionalmente amabile, intelligente, piena di vitalità e molto graziosa. Si disse che non era possibile sperare di più da una principessa sulla faccia della terra.
Quando Mary lasciò la Scozia, ella viaggiò con i figli della nobiltà scozzese, tra i quali v’erano le celebri “Quattro Marie” (Mary Fleming, Mary Seton, Mary Beaton and Mary Livingstone), che crebbero con lei e che resteranno al suo fianco fino alla fine, nei giorni di prigionia e dell’esecuzione capitale. Il gruppo arrivò in Francia nell’agosto del 1548.
Mary fu regalmente accolta in Francia da re Enrico II. Di lei disse che era la bambina più splendida che avesse mai visto. A sedici anni Mary sposò il giovane Francesco, che fu però colpito da un'infezione a un orecchio e non superò la malattia, morendo a meno di un anno dall'incoronazione, nel 1560. Maria dovette quindi tornare in Scozia, dove si trovò coinvolta nel problema della successione al trono d’Inghilterra che, alla morte di Maria la Cattolica nel 1558, era andato a Elisabetta, considerata dai cattolici figlia illegittima di Enrico VIII. Diretta e legittima erede di Maria, secondo i giuristi francesi, doveva essere invece ritenuta Mary Stuart.
Alla morte di Maria I Tudor, Mary, disconoscendo dunque Elisabetta I, avanzò i propri diritti anche sul trono di Inghilterra. Ciò costò l’odio di Elisabetta Tudor verso Mary. Alla morte di Francesco II, Mary Stuart, riprese dunque nel 1561 la via per il suo regno. Ella trovò una situazione confusa, agitata e una Scozia ostile alla sua religione cattolica e molto più propensa a unirsi e fondersi nel regno d’Inghilterra. La predicazione calvinista di John Knox aveva fatto molti proseliti nel popolo di Scozia e Mary non ebbe la capacità o la forza di affrontare il problema con la necessaria subitanea fermezza. Nel 1565, aiutata da David Rizzio, sposò Lord Henry Darnley, un suo cugino di quarto grado, pronipote di Enrico VII, capo dei cattolici inglesi. Questo matrimonio provocò una diretta opposizione dei protestanti scozzesi, fomentati da Elisabetta, con a capo il conte di Moray. A causa dei conflitti creatisi, Moray ed altri nobili furono costretti all’esilio.
Mary ebbe da Darnley un figlio, Giacomo VI di Scozia, poi incoronato Giacomo I di Inghilterra. Darnley si rivelò presto una delusione per Mary, da ogni punto di vista, come marito e come regnante, al punto da trovarsi costretta a togliergli gradualmente e poi del tutto ogni ruolo e diritto regale e coniugale. Il musico David Rizzio divenne il segretario particolare di Mary, nonché il suo più intimo e fidato amico e consigliere; si vociferò anche che lui e la regina fossero amanti. I sempre più stretti legami tra Mary e il suo segretario avevano iniziato a destare accesa e profonda ostilità nei nobili protestanti, alla cui testa si mise lo stesso Darnley fino all’assassinio di Rizzio nel 1566. Mary, rimasta sola in quella situazione sempre più difficile e a lei ostile, trovò nel conte Bothwell, energico e audace soldato, l’uomo in grado di difenderla. In un complotto successivamente ordito da Bothwell nel 1567, di cui si dice sia difficile credere che Maria fosse totalmente all'oscuro, il conte di Darnley venne assassinato nel febbraio 1567. Maria, pochi mesi dopo, sposò il conte di Bothwell, creando con ciò ulteriore scontento nella popolazione e nei nobili, sia tra i cattolici che tra i protestanti, uniti nella condanna morale dell’assassinio di Darnley. Nell’estate del 1567 gli aristocratici scozzesi di fede protestante costrinsero Mary ad abdicare a favore di suo figlio, Giacomo VI, che aveva allora quattordici mesi. Bothwell, a difesa di Mary, fu sconfitto nella battaglia di Carberry Hill. Mary fu fatta prigioniera e portata nel castello di Lochleven.
Quest’aperta ribellione di nobili nei riguardi della sovrana non poteva trovare consensi popolari, sicché l’unica soluzione sarebbe stata quella di portare la regina Mary all’abdicazione, la quale si rese indispensabile quando vennero infine scoperte le prove della sua complicità nell’assassinio di Darnley. Abbandonata così da tutti, cattolici e protestanti, dal popolo e dai potenti, perfino dal papa, dalla Francia e dalla Spagna, e ciò anche per aver sposato lord Bothwell secondo il rito protestante, Mary fu imprigionata. Lei, come risposta, trovato aiuto nella famiglia dei nobili Hamilton, raccolse un esercito per ritornare sul trono ma venne sconfitta a Langside.
Mary venne tenuta prigioniera da Elisabetta per 18 anni, durante i quali la sua notevole bellezza e la sua gioventù se ne andarono miseramente. Suo figlio, da cui fu quasi subito separata, crebbe altrove, lontano. Giacomo la odiava, la rinnegò, ritenendo che la morte del padre fosse da imputarsi alle congiure di lei.
Nel 1586 Maria Stuarda venne fatta partecipe della congiura di Babington per assassinare Elisabetta. A tale progetto Maria dette il suo consenso preoccupandosi principalmente di venire liberata prima che al castello giungesse notizia della morte di Elisabetta dato che, per troncare le sue pretese dinastiche, i carcerieri avrebbero potuto sopprimerla a titolo cautelativo. Ma le lettere che ella scambiava con i congiurati venivano intercettate e decrittate grazie al doppio gioco del suo corriere, Gilbert Gifford, un falso filocattolico. Gifford, prima di portare le lettere ai destinatari, il cui capo era Anthony Babington, le forniva in visione a sir Francis Walsingham, segretario di Stato che, a sua volta, si avvaleva di Thomas Phelippes, un abilissimo decrittatore. I congiurati vennero presi e, al suono delle campane in festa, furono tagliuzzati, castrati, sbudellati vivi e infine squartati. Maria fu processata il 15 ottobre 1587. Ella provò a negare la sua partecipazione alla congiura contro Elisabetta, ma le sue lettere decrittate deposero a sfavore. Fu condannata e decapitata l'8 febbraio 1587, all'età di 44 anni. Le sue ultime parole furono "In manus tuas Domine”.

giovedì 29 ottobre 2020

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi


Buongiorno, oggi è il 29 ottobre.
Il 29 ottobre 1618 viene decapitato a Londra Sir Walter Raleigh.
Walter Raleigh nasce il 22 gennaio del 1552 a East Devon. In realtà sulla sua nascita si sa poco: l'"Oxford Dictionary of National Biography", per esempio, la fa risalire a due anni più tardi, il 1554. Cresciuto nella casa di Hayes Barton, vicino al villaggio di East Budleigh, è il più giovane dei cinque figli di Walter Raleigh (omonimo) e di Catherine Champernowne (Kat Ashley).
Cresciuto in una famiglia di orientamento religioso protestante, sviluppa nel corso dell'infanzia un forte odio nei confronti del cattolicesimo romano. Nel 1569 Walter Raleigh lascia la Gran Bretagna e parte per la Francia con l'intento di affiancare gli ugonotti in occasione delle guerre civili religiose francesi. Nel 1572 si iscrive all'Oriel College di Oxford, ma decide di lasciare gli studi l'anno successivo senza essersi laureato.
Poco si sa della sua vita tra il 1569 e il 1575, se non che il 3 ottobre del 1569 egli è testimone oculare della Battaglia di Moncontour, in Francia. Nel 1575, o al massimo nel 1576, ritorna in Inghilterra. Negli anni immediatamente successivi prende parte alla soppressione delle Desmond Rebellions e diventa uno dei principali proprietari terrieri di Munster.
Divenuto un signore in Irlanda, nel 1584 Walter Raleigh viene autorizzato dalla Regina Elisabetta I a esplorare, colonizzare e governare qualsiasi territorio remoto e barbaro non posseduto da governatori cristiani o abitati da popolazioni cristiane, in cambio di un quinto di tutto l'oro e l'argento che potrebbero essere scovati nelle miniere di tali territori.
A Raleigh vengono dati sette anni di tempo per stabilire un insediamento: al termine di questo lasso di tempo, perderà tutti i diritti su di esso. Egli, quindi, organizza una spedizione diretta all'isola di Roanoke, con sette navi e centocinquanta coloni.
Nel 1585 scopre la Virginia, decidendo di chiamarla così per onorare la regina vergine Elisabetta. Mentre nella Carolina del Nord fonda, sull'isola di Roanoke, la colonia omonima: si tratta del secondo insediamento britannico nel Nuovo Mondo dopo San Giovanni Terranova.
La fortuna di Raleigh, che trova il sostegno della regina, non dura - però - molto tempo: Elisabetta, infatti, muore il 23 marzo del 1603.
Pochi mesi più tardi, il 19 luglio, Walter Raleigh viene arrestato per il suo coinvolgimento nel grande complotto organizzato nei confronti del successore della regina, Giacomo I. Per questo viene imprigionato nella Torre di Londra.
Il 17 novembre inizia il processo nei suoi confronti, che si svolge nella Great Hall del Castello di Winchester. Raleigh si difende personalmente, dovendo contrastare le accuse del suo amico Henry Brooke, che egli chiama a testimoniare. Ritenuto comunque colpevole, Sir Walter Raleigh rimane incarcerato nella torre fino al 1616.
Nel corso della prigionia si dedica alla scrittura e completa il primo volume di The Historie of the World. Nella prima edizione, che viene pubblicata nel 1614, parla della storia antica della Grecia e di Roma.
Il mondo intero non è che una vasta prigione nella quale ogni giorno qualcuno viene estratto a sorte per essere giustiziato.
Divenuto nel frattempo padre di Carew, concepito e nato mentre è imprigionato, Raleigh nel 1617 viene perdonato dal re, che gli concede il permesso di condurre una seconda spedizione nel Venezuela, alla ricerca di El Dorado. Nel corso del viaggio, una parte degli uomini di Raleigh, guidati dal suo amico Lawrence Keymis, attacca l'avamposto spagnolo di Santo Tomè de Guayana sul fiume Orinoco, venendo meno - così - ai trattati di pace siglati con la Spagna e contravvenendo agli ordini dello stesso Raleigh.
Quest'ultimo è disposto a concedere il proprio perdono solo a patto che venga evitata qualsiasi ostilità nei confronti delle colonie e delle navi spagnole. Nel corso dei combattimenti, Walter - figlio di Raleigh - viene colpito e muore. Raleigh viene informato dell'avvenimento da Keymis, il quale implora perdono per quanto successo, ma non ricevendolo decide di suicidarsi.
Successivamente Raleigh torna in Inghilterra, e viene a sapere che l'ambasciatore spagnolo ha chiesto la sua condanna a morte: il re Giacomo non ha altra alternativa che accettare la richiesta. Raleigh, così, viene portato da Plymouth a Londra da Sir Lewis Stukeley, rifiutando numerose opportunità di fuggire.
Imprigionato al Palazzo di Westminster, viene decapitato il 29 ottobre del 1618 dopo la concessione della possibilità di vedere l'ascia che lo avrebbe ucciso. Le sue ultime parole sono: "Strike, man, strike" (Colpisci, uomo, colpisci). Secondo altre fonti le sue ultime parole, sarebbero state: "I have a long journey to take, and must bid the company farewell." (Ho un lungo viaggio da affrontare, e devo congedarmi dalla compagnia). Aveva 66 anni.

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