Buongiorno, oggi è il 23 novembre.
Il 23 novembre 1499 Perkin Warbeck, pretendente al trono inglese, viene impiccato per aver tentato di evadere dalla Torre di Londra.
La storia della Torre di Londra è lunga e a tratti oscura. È una storia attraversata da spietate esecuzioni ad opera di re sanguinari e avidi di potere tanto da farle guadagnare (forse immeritatamente) la reputazione di luogo di sofferenza e tortura.
La Torre di Londra è una fortificazione formata da un complesso di edifici che ha subito modifiche ed ampliamenti rispetto alla pianta originaria, almeno per due secoli. La struttura che vediamo oggi è quella del tardo tredicesimo secolo.
La Torre di Londra è molto antica. La sua storia comincia con la conquista dell’Inghilterra da parte dei Normanni che la fecero erigere a simbolo del loro potere, dopo aver strappato il trono d’Inghilterra ai Sassoni nel 1066 con la vittoria nella famosa battaglia di Hastings.
Il protagonista dell’impresa fu il duca di Normandia, Guglielmo il Conquistatore, che fece capitolare Londra dopo una serie di vittorie portate a segno contro le truppe Sassoni in varie parti del Sud. L’invasione normanna portò all’incoronazione di Guglielmo il Conquistatore con il nome di Guglielmo I. Fu lui, infatti, intorno al 1078 ad ordinare la costruzione della White Tower, l’edificio centrale della Torre di Londra che avrebbe poi dato il nome a tutto il castello. Questa costruzione in realtà fece parte di un’operazione molto più ampia di consolidamento del potere che portò alla progettazione e realizzazione di oltre 35 castelli tra il 1066 e il 1087. Castelli che servirono da fortificazioni, residenze o centri del potere amministrativo.
La Torre di Londra, in particolare, rivestiva un ruolo centrale perché rappresentava l’avamposto per il controllo di Londra, la più grande città dell’Inghilterra e sede del potere politico. Il luogo dell’insediamento fu scelto accuratamente tra le originarie mura romane e il fiume Tamigi che avrebbe costituito una valida difesa naturale dai nemici. La White Tower (Torre Bianca) fu iniziata presumibilmente nel 1078 anche se la data è incerta e non fu probabilmente finita prima della morte di Guglielmo I stesso, avvenuta nel 1087. La White Tower è inoltre la prima fortezza in pietra d’Inghilterra – del resto il primo muro di protezione in pietra, che avrebbe sostituito la palizzata in legno intorno alla Torre, fu costruito solo intorno al 1100 per ordine di Guglielmo II.
Il castello mantenne la sua forma originaria probabilmente fino al regno di Riccardo Cuor di Leone (fine del 12° secolo) quando William Longchamp, reggente mentre il re Riccardo era alle crociate, ampliò la fortezza facendo costruire anche un fossato. Fu in assenza di Riccardo che suo fratello, il principe John, tentò con successo un assalto al potere e fu proprio in quell’occasione che la Torre di Londra subì il suo primo assedio. Longchamp alla fine capitolò e John successe a Riccardo nel 1199. Il suo regno incontrò tuttavia molte resistenze interne e questo portò ad una forte instabilità negli anni successivi.
La fortificazione venne ulteriormente modificata ed ampliata nel 13° secolo, sotto i regni di Enrico III ed Edoardo I. Fu alla fine di questo secolo che finalmente raggiunse la forma che presenta ai giorni nostri.
Enrico III era piuttosto slegato dai suoi Baroni e il timore di attacchi fu la ragione per cui volle che la Torre venisse fortificata al massimo. Essendo anche un esteta ordinò che il castello fosse un posto estremamente confortevole in cui vivere. Dal 1238 il castello si espanse ad Est, Nord e Nord-Ovest. Furono costruiti nuovi torrioni difensivi, un secondo fossato e presto il castello si estese ad est oltre l’originario insediamento romano fino ad incorporare il muro difensivo della city.
Edoardo I, dal canto suo, spese sulla Torre in pochi anni più di quanto Enrico III avesse speso durante tutto il suo regno. La sua esperienza negli assedi accumulata durante le crociate gli permise di apportare importanti migliorie alla sicurezza del castello. Fu ricostruito uno dei fossati iniziati da Enrico III, fu eretto un nuovo muro di cinta e un nuovo fossato fu scavato lungo il perimetro esterno del muro. Fu anche creato un nuovo ingresso dotato di avanzate strutture difensive.
Durante il tardo Medioevo la Torre fu usata molto come prigione e come rifugio per i reali. Il 14° secolo fu il secolo dei re Edoardo II, Edoardo III e Riccardo II. Quest’epoca fu caratterizzata da guerre e rivolte interne e spesso la Torre di Londra servì ai regnanti da rifugio, come nel 1387, quando Riccardo II passò il Natale barricato tra le mura del castello Londinese piuttosto che nel castello di Windsor, come si usava di più allora.
Nel 15° secolo non furono apportate molte migliorie alla fortezza e questa continuò a svolgere un duplice ruolo di rifugio per i reali e prigione, dove spesso i detenuti avevano nomi illustri. La seconda parte di questo secolo fu caratterizzata dalla Guerra delle Due Rose (1455-1485) scoppiata tra i casati dei Lancaster e degli York che si contendevano il trono. Fu alla fine di questo periodo che si consumò l’evento forse più infamante legato al nome della Torre di Londra: l’assassinio dei Principi nella Torre. I due giovani, Edoardo V e Riccardo erano figli di Edoardo IV e alla morte del re il loro zio, Riccardo di Gloucester, allontanò tutti i loro parenti, inclusa la madre, convincendo i ragazzi ad alloggiare nella Torre in attesa dell’incoronazione di Edoardo, il maggiore dei due. Quest’incoronazione non ebbe mai luogo e i due giovani non furono mai più rivisti vivi. Lo zio Riccardo fece inoltre dichiarare il matrimonio di Edoardo IV illegittimo e quindi illegittimi anche i suoi figli morti. Con quell’atto prese il trono come Riccardo III nel 1483. Costui fu l’ultimo re del casato York e regnò fino alla sua morte nel 1485, avvenuta nella battaglia di Bosworth persa contro Enrico Tudor, incoronato Enrico VII nello stesso anno. Questo evento diede inizio all’era dei Tudor.
Con l’avvento dei Tudor la Torre di Londra cominciò a perdere il suo ruolo di residenza reale, ma fu maggiormente usata come arsenale e prigione. Molti furono i lavori fatti per migliorarne la sicurezza nel’500, soprattutto durante il regno di Enrico VIII. Lo stesso secolo vide nascere anche il corpo degli Yeoman Warders, guardie del corpo del re almeno dal 1509. Fino alla metà del ’600 la Torre fu molto usata come prigione e luogo di tortura e questo ne cambiò anche la reputazione che cominciò a diventare quella che in parte la storia ci ha restituito. Tra gli ospiti illustri imprigionati nella fortezza durante questi anni ricordiamo Anna Bolena, Lady Jane Grey ed Elisabetta I. Il 1600 fu l’era degli Stuart e durante questo periodo la Torre subì diversi lavori di ristrutturazione perché versava in pessime condizioni. Pare che Carlo II non vi abbia speso nemmeno la notte prima dell’incoronazione nel 1660.
Il ’700 fu il secolo in cui salì al potere il casato di Hannover. Data l’incertezza circa una rivolta scozzese, la Torre di Londra fu rimessa a posto per reggere ad un nuovo eventuale assedio da parte dei potenziali nemici. I lavori si svolsero spasmodici durante la maggior parte del 18° secolo.
Nel secolo successivo altri lavori furono eseguiti. Dal 1843 al 1845 fu drenato e riempito di terra il fossato esterno dato che pochi anni prima aveva causato un’epidemia dovuta all’accumulo di materiale argilloso. Nello stesso periodo furono costruiti ulteriori edifici per l’alloggiamento di soldati prevalentemente in vista di temuti sommovimenti popolari. Questo fu l’ultimo grande intervento di fortificazione della Torre e la maggior parte delle strutture adibite all’artiglieria sopravvissute fino ad oggi risalgono a quell’epoca.
Durante le due guerre mondiali del ’900 la Torre conobbe di nuovo, e per l’ultima volta, il suo ruolo di prigione e luogo di esecuzioni. Durante quel periodo furono eseguite 11 condanne a morte e l’ultima fu quella inflitta per spionaggio a Josef Jakobs, il 14 agosto del 1941. Dopo le guerre, i danni subiti dai sostenuti bombardamenti dei Nazisti furono riparati e la Torre fu riaperta al pubblico.
Come si è visto la Torre di Londra nei secoli ha svolto un ruolo molto importante nella storia inglese. È stata più volte assediata e difenderla è sempre stato cruciale per il controllo del paese. La Torre è servita a molti scopi: è stata un deposito di armi, una tesoreria, sede della Zecca, nonché prigione e residenza reale, oltre che casa dei Gioielli della Corona. La storia di diversi personaggi famosi, caduti in disgrazia e mandati alla Torre, ha alimentato la fama del castello come luogo di tortura e morte. La verità è però che, fino alle guerre mondiali, solo sette persone sono state giustiziate tra le mura della Torre di Londra. Le esecuzioni avevano invece luogo a Nord della Torre, su Tower Hill. Se ne sono infatti contate 112 in un periodo di 400 anni.
Oggi la torre di Londra è una delle attrazioni turistiche più popolari del paese, nonché patrimonio dell’umanità protetto dall’Unesco dal 1988.
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giovedì 23 novembre 2023
giovedì 29 settembre 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 29 settembre.
Il 29 settembre 1066 Guglielmo il Conquistatore invade l'Inghilterra.
Guglielmo I di Inghilterra - conosciuto storicamente anche come Guglielmo il Conquistatore - nasce il giorno 8 novembre 1028 a Falaise da Roberto I di Normandia e dalla sua concubina, per questo motivo i suoi nemici, soprattutto gli inglesi prima che diventasse re di Inghilterra, lo chiamavano "il bastardo". Eredita nel 1035, all'età di otto anni, il ducato del padre. Nel 1048 riesce a domare una rivolta in Normandia con l'aiuto del re di Francia Enrico I. Il suo è uno dei feudi più grandi di Francia e l'amicizia del re gli facilita l'ampliamento del suo potere. In seguito, infatti, Enrico I avrà riconoscenza nei confronti di Guglielmo perché quest'ultimo lo aiuterà a sconfiggere Goffredo Martello, potente feudatario e conte d'Angiò.
La chiave dei suoi successi in Francia che poi furono fondamentali per la conquista della corona inglese, si devono cercare proprio nel delicato equilibrio di potere che Guglielmo mantiene nei confronti del re e degli altri feudatari. Enrico I, infatti, prova gelosia e invidia per le capacità di comando e di organizzazione di Guglielmo ma quest'ultimo, grazie soprattutto alle vittorie di Mortemer (1054) e di Varaville (1058), consolida il suo potere e il suo prestigio, consacrando il suo ruolo di duca e potente feudatario di Francia. Le sue capacità di comando e di strategia politica, unite a determinazione e coraggio, in poco tempo lo rendono capace di controllare un vasto territorio.
Negli anni di regno come feudatario debella alcune rivolte e aumenta il suo territorio anche grazie alla rivendicazione del Maine che aveva sottratto agli eredi del conte d'Angiò per restituirlo al suo antico signore Egberto, alla morte del quale lo riprende per sé annettendolo al proprio territorio e autonominandosi conte. Nel 1053, alcuni anni prima della conquista del Maine, sposa Matilde, figlia di Baldovino di Fiandra.
Nel 1066 muore Edoardo il confessore, re d'Inghilterra e, fra le varie parentele, cugino del padre di Guglielmo. Il duca ritiene che sia ora di pretendere anche una corona e con l'aiuto del papa, dell'imperatore e del suocero Baldovino avanza la pretesa al trono. Una coalizione di feudatari lo contrasta ma nella battaglia di Hastings, che si svolge il 14 ottobre del 1066, vince ogni resistenza.
Guglielmo il Conquistatore viene dunque incoronato re d'Inghilterra il 25 dicembre del 1066. Alle sue spalle ha una potente coalizione e grazie al favore del papa e all'alleanza con i feudatari normanni che gli consentono di avere un imponente esercito dà vita ad una consistente riorganizzazione territoriale dell'Inghilterra. Questo gli permette di ricompensare i suoi alleati e di controllare direttamente il flusso delle tasse censendo in modo capillare le terre e i feudi in tutte le loro gradazioni territoriali. Il suo ordinamento fiscale si dimostra rigoroso e preciso. Dà vita anche ad una riforma ecclesiale per quanto riguarda il potere temporale assicurando al clero ampia autonomia morale.
Deciso a mantenere il controllo sia in Inghilterra che in Normandia non lascia spazio e autonomia né a suo figlio Roberto, che infatti lo contrasta nel 1079, né ai suoi vassalli che a volte si ribellano come nel caso di Oddone di Bayeux che gli fa guerra nel 1082. Vince e domina anche il re di Francia Filippo I che sconfigge nella battaglia di Mantes nel 1087. Guglielmo il Conquistatore muore poco dopo a causa delle ferite subite durante lo scontro con i soldati del re.
Re Guglielmo I d'Inghilterra è ricordato anche per aver istituito il primo censimento delle proprietà inglesi (il Domesday Book), strumento che permetteva alla corona di avere conoscenza diretta di tutti i proprietari terrieri, senza passare attraverso i loro feudatari; convocando ognuno di loro (nel 1086, a Salisbury) il re li fece giurare che sarebbero stati a lui fedeli contro ogni altro uomo.
Il 29 settembre 1066 Guglielmo il Conquistatore invade l'Inghilterra.
Guglielmo I di Inghilterra - conosciuto storicamente anche come Guglielmo il Conquistatore - nasce il giorno 8 novembre 1028 a Falaise da Roberto I di Normandia e dalla sua concubina, per questo motivo i suoi nemici, soprattutto gli inglesi prima che diventasse re di Inghilterra, lo chiamavano "il bastardo". Eredita nel 1035, all'età di otto anni, il ducato del padre. Nel 1048 riesce a domare una rivolta in Normandia con l'aiuto del re di Francia Enrico I. Il suo è uno dei feudi più grandi di Francia e l'amicizia del re gli facilita l'ampliamento del suo potere. In seguito, infatti, Enrico I avrà riconoscenza nei confronti di Guglielmo perché quest'ultimo lo aiuterà a sconfiggere Goffredo Martello, potente feudatario e conte d'Angiò.
La chiave dei suoi successi in Francia che poi furono fondamentali per la conquista della corona inglese, si devono cercare proprio nel delicato equilibrio di potere che Guglielmo mantiene nei confronti del re e degli altri feudatari. Enrico I, infatti, prova gelosia e invidia per le capacità di comando e di organizzazione di Guglielmo ma quest'ultimo, grazie soprattutto alle vittorie di Mortemer (1054) e di Varaville (1058), consolida il suo potere e il suo prestigio, consacrando il suo ruolo di duca e potente feudatario di Francia. Le sue capacità di comando e di strategia politica, unite a determinazione e coraggio, in poco tempo lo rendono capace di controllare un vasto territorio.
Negli anni di regno come feudatario debella alcune rivolte e aumenta il suo territorio anche grazie alla rivendicazione del Maine che aveva sottratto agli eredi del conte d'Angiò per restituirlo al suo antico signore Egberto, alla morte del quale lo riprende per sé annettendolo al proprio territorio e autonominandosi conte. Nel 1053, alcuni anni prima della conquista del Maine, sposa Matilde, figlia di Baldovino di Fiandra.
Nel 1066 muore Edoardo il confessore, re d'Inghilterra e, fra le varie parentele, cugino del padre di Guglielmo. Il duca ritiene che sia ora di pretendere anche una corona e con l'aiuto del papa, dell'imperatore e del suocero Baldovino avanza la pretesa al trono. Una coalizione di feudatari lo contrasta ma nella battaglia di Hastings, che si svolge il 14 ottobre del 1066, vince ogni resistenza.
Guglielmo il Conquistatore viene dunque incoronato re d'Inghilterra il 25 dicembre del 1066. Alle sue spalle ha una potente coalizione e grazie al favore del papa e all'alleanza con i feudatari normanni che gli consentono di avere un imponente esercito dà vita ad una consistente riorganizzazione territoriale dell'Inghilterra. Questo gli permette di ricompensare i suoi alleati e di controllare direttamente il flusso delle tasse censendo in modo capillare le terre e i feudi in tutte le loro gradazioni territoriali. Il suo ordinamento fiscale si dimostra rigoroso e preciso. Dà vita anche ad una riforma ecclesiale per quanto riguarda il potere temporale assicurando al clero ampia autonomia morale.
Deciso a mantenere il controllo sia in Inghilterra che in Normandia non lascia spazio e autonomia né a suo figlio Roberto, che infatti lo contrasta nel 1079, né ai suoi vassalli che a volte si ribellano come nel caso di Oddone di Bayeux che gli fa guerra nel 1082. Vince e domina anche il re di Francia Filippo I che sconfigge nella battaglia di Mantes nel 1087. Guglielmo il Conquistatore muore poco dopo a causa delle ferite subite durante lo scontro con i soldati del re.
Re Guglielmo I d'Inghilterra è ricordato anche per aver istituito il primo censimento delle proprietà inglesi (il Domesday Book), strumento che permetteva alla corona di avere conoscenza diretta di tutti i proprietari terrieri, senza passare attraverso i loro feudatari; convocando ognuno di loro (nel 1086, a Salisbury) il re li fece giurare che sarebbero stati a lui fedeli contro ogni altro uomo.
mercoledì 14 ottobre 2020
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 14 ottobre.
Il 14 ottobre 1066 si svolse, tra Sassoni e Normanni, la famosa battaglia di Hastings.
Anche se molti ritengono che la causa della battaglia sia da riscontrare nella perpetua sete di potere dei vari successori e delle casate e regioni contrastanti, la scintilla che innesco la lotta tra sassoni e normanni, fu sì la voglia di Guglielmo il conquistatore, duca di Normandia, di rubare il trono ad Aroldo II, re di Inghilterra, ma giocò un ruolo notevole anche Aroldo III di Norvegia, in quanto pretenzioso contendente come erede al trono. Come succede spesso, aiutate dalla voglia che il proprio re fosse ancora vivo, cominciarono a nascere leggende sulla morte di Aroldo II.
La prima, la più accreditata, vedeva il re morire in battaglia trafitto da una freccia all’occhio e successivamente finito dai soldati avversari. Per altro si narra della maledizione del nome Aroldo, nome legato alla morte con una freccia. La seconda invece riguarda la sua fuga dal campo per rifugiarsi in Cornovaglia dove morì nel 1080.
In tutto questo anche la sua sepoltura ha diatribe tra gli studiosi. Secondo alcuni non venne sepolto, Guglielmo si rifiutò di concedergli il rito. Secondo altri venne posto in una bara nell’Abbazia di Waltham o nell’Abbazia di Battle, quest’ultima sorta proprio sul campo di battaglia a Hastings.
La battaglia, come ogni scontro che si rispetti, inizia con lo schieramento. Fu una schermaglia con quantità di soldati omogenea per numero (8000 da entrambe le parti), ma eterogenea per qualità degli individui. Infatti la tattica dei due comandanti veniva a a costruirsi in diverso modo. Guglielmo, forte di 2000 cavalieri, cercò di scoprire il nemico facendolo correre in campo aperto, in modo da tale da facilitare l’operazione dei suoi uomini a cavallo.
Aroldo II invece, privo di cavalleria, doveva fare affidamento su di una formazione salda e compatta, attorniata di forti scudi e difesa strenuamente dalla sua migliore fanteria, gli huskarli, che avrebbero spaccato l’avanzata nemica con i loro grandi scudi. Fu così che la mattina iniziò lo scontro.
Aroldo era posto su di una collina dove i suoi uomini stretti e chiusi negli scudi aspettavano il nemico. Guglielmo cominciò a tempestare il nemico con nugoli di frecce dei suoi arcieri, ma l’effetto fu inutile. O sorvolavano il nemico o si piantavano negli scudi enormi. Guglielmo allora mise in campo la cavalleria e la sua fanteria più veloce, corazzata leggermente. Anche qui la sortita offensiva fu quasi inutile. La collina ripida sfiancò sia gli uomini appiedati, sia i cavalli che cozzarono contro la linea preparata da Aroldo.
Un’unica nota positiva venne da un distaccamento di fanti di Aroldo che presi dall’euforia inseguirono i nemici, staccandosi dal resto del gruppo e sancendo di fatto la loro fine. In seguito, forse con un poco di ritardo, Aroldo fece contrattaccare i suoi che si lanciarono sulla sinistra dell’esercito di Guglielmo, dove i Bretoni erano posizionati, rendendoli privi di stabilità e facendoli separare leggermente dal centro dove il loro comandante portava lo stendardo papale.
Un’ulteriore voce che vedeva Guglielmo ucciso da una freccia, serpeggiò nelle file normanne che cominciarono a credere di aver già perso la battaglia. “Guardatemi bene, sono ancora vivo, e per grazia di Dio sarò vincitore”. Con queste parole lo stesso duca uscì da una mischia gridando e risollevando gli animi dei suoi uomini.
L’abilità tattica di Guglielmo, visto che i suoi uomini si stavano sfaldando sempre più, venne fuori nel momento migliore. Forti della loro posizione rialzata e delle file sempre compatte, gli anglosassoni mentalmente avevano la vittoria in pugno. Guglielmo fece una finta. Ordinò alla fanteria centrale di ritirarsi per permettere al resto della cavalleria di rifiatare ed essere ignorata per qualche momento. I sassoni inseguirono i fanti Bretoni che subito si fermarono per affrontarli. Era troppo tardi ormai. La posizione sopraelevata della collina era stata sgombrata e i cavalieri, approfittando dell’avventata decisione di inseguimento del nemico, si gettarono sulle prime linee dei fanti sassoni, falciandoli letteralmente.
Aroldo corse incontro agli uomini attaccati, ma era ormai troppo tardi. In quell’incursione Aroldo venne trafitto da una freccia e nonostante l’abilità degli huskarli, senza un comandante, in poco tempo i sassoni capitolarono. Tra le file di Guglielmo infine, quasi 2000 furono i soldati che morirono, mentre tra quelle di Aroldo, oltre allo stesso comandante, pochi furono quelli che riuscirono a fuggire al di là delle colline.
Quello che successe in seguito è storia: incoronazione di Guglielmo a re d’Inghilterra, intreccio quasi totale, almeno fino al 1453, con la Francia con cui si combatterono cruente e importanti battaglie tra cui quella dei cent’anni, e infine nascita della potenza dei Tudor che nonostante la vittoria del 1453 dei francesi contro gli inglesi, continuò a far crescere l’ascesa di questo popolo che ha cambiato la faccia del mondo occidentale.
Una curiosità: buona parte di ciò che si sa dello svolgimento della battaglia provengono dall'"arazzo di Bayeux", sopra riprodotto: si tratta di un ricamo ad ago tracciato con fili di lana di colori diversi lungo approssimativamente 70 mt e largo 50 cm.
Vi sono rappresentati ben 626 personaggi: 250 tra cavalli e muli, 550 animali di ogni genere, oltre a castelli, chiese, navi, ecc., per un totale di 1500 figure. L'opera fu compiuta probabilmente tra il 1070 e 1077 forse su ordinazione di Oddone vescovo di Bayeux e fratellastro dello stesso Guglielmo il Conquistatore, per narrare la conquista dell'inghilterra attraverso la battaglia di Hastings. Questo arazzo infatti descrive con grande accuratezza tutte le fasi dello scontro da quelle precedenti fino alla morte di Aroldo, dandoci soprattutto le raffigurazioni dettagliate delle attrezzature usate e delle tattiche seguite in quella storica battaglia.
Il 14 ottobre 1066 si svolse, tra Sassoni e Normanni, la famosa battaglia di Hastings.
Anche se molti ritengono che la causa della battaglia sia da riscontrare nella perpetua sete di potere dei vari successori e delle casate e regioni contrastanti, la scintilla che innesco la lotta tra sassoni e normanni, fu sì la voglia di Guglielmo il conquistatore, duca di Normandia, di rubare il trono ad Aroldo II, re di Inghilterra, ma giocò un ruolo notevole anche Aroldo III di Norvegia, in quanto pretenzioso contendente come erede al trono. Come succede spesso, aiutate dalla voglia che il proprio re fosse ancora vivo, cominciarono a nascere leggende sulla morte di Aroldo II.
La prima, la più accreditata, vedeva il re morire in battaglia trafitto da una freccia all’occhio e successivamente finito dai soldati avversari. Per altro si narra della maledizione del nome Aroldo, nome legato alla morte con una freccia. La seconda invece riguarda la sua fuga dal campo per rifugiarsi in Cornovaglia dove morì nel 1080.
In tutto questo anche la sua sepoltura ha diatribe tra gli studiosi. Secondo alcuni non venne sepolto, Guglielmo si rifiutò di concedergli il rito. Secondo altri venne posto in una bara nell’Abbazia di Waltham o nell’Abbazia di Battle, quest’ultima sorta proprio sul campo di battaglia a Hastings.
La battaglia, come ogni scontro che si rispetti, inizia con lo schieramento. Fu una schermaglia con quantità di soldati omogenea per numero (8000 da entrambe le parti), ma eterogenea per qualità degli individui. Infatti la tattica dei due comandanti veniva a a costruirsi in diverso modo. Guglielmo, forte di 2000 cavalieri, cercò di scoprire il nemico facendolo correre in campo aperto, in modo da tale da facilitare l’operazione dei suoi uomini a cavallo.
Aroldo II invece, privo di cavalleria, doveva fare affidamento su di una formazione salda e compatta, attorniata di forti scudi e difesa strenuamente dalla sua migliore fanteria, gli huskarli, che avrebbero spaccato l’avanzata nemica con i loro grandi scudi. Fu così che la mattina iniziò lo scontro.
Aroldo era posto su di una collina dove i suoi uomini stretti e chiusi negli scudi aspettavano il nemico. Guglielmo cominciò a tempestare il nemico con nugoli di frecce dei suoi arcieri, ma l’effetto fu inutile. O sorvolavano il nemico o si piantavano negli scudi enormi. Guglielmo allora mise in campo la cavalleria e la sua fanteria più veloce, corazzata leggermente. Anche qui la sortita offensiva fu quasi inutile. La collina ripida sfiancò sia gli uomini appiedati, sia i cavalli che cozzarono contro la linea preparata da Aroldo.
Un’unica nota positiva venne da un distaccamento di fanti di Aroldo che presi dall’euforia inseguirono i nemici, staccandosi dal resto del gruppo e sancendo di fatto la loro fine. In seguito, forse con un poco di ritardo, Aroldo fece contrattaccare i suoi che si lanciarono sulla sinistra dell’esercito di Guglielmo, dove i Bretoni erano posizionati, rendendoli privi di stabilità e facendoli separare leggermente dal centro dove il loro comandante portava lo stendardo papale.
Un’ulteriore voce che vedeva Guglielmo ucciso da una freccia, serpeggiò nelle file normanne che cominciarono a credere di aver già perso la battaglia. “Guardatemi bene, sono ancora vivo, e per grazia di Dio sarò vincitore”. Con queste parole lo stesso duca uscì da una mischia gridando e risollevando gli animi dei suoi uomini.
L’abilità tattica di Guglielmo, visto che i suoi uomini si stavano sfaldando sempre più, venne fuori nel momento migliore. Forti della loro posizione rialzata e delle file sempre compatte, gli anglosassoni mentalmente avevano la vittoria in pugno. Guglielmo fece una finta. Ordinò alla fanteria centrale di ritirarsi per permettere al resto della cavalleria di rifiatare ed essere ignorata per qualche momento. I sassoni inseguirono i fanti Bretoni che subito si fermarono per affrontarli. Era troppo tardi ormai. La posizione sopraelevata della collina era stata sgombrata e i cavalieri, approfittando dell’avventata decisione di inseguimento del nemico, si gettarono sulle prime linee dei fanti sassoni, falciandoli letteralmente.
Aroldo corse incontro agli uomini attaccati, ma era ormai troppo tardi. In quell’incursione Aroldo venne trafitto da una freccia e nonostante l’abilità degli huskarli, senza un comandante, in poco tempo i sassoni capitolarono. Tra le file di Guglielmo infine, quasi 2000 furono i soldati che morirono, mentre tra quelle di Aroldo, oltre allo stesso comandante, pochi furono quelli che riuscirono a fuggire al di là delle colline.
Quello che successe in seguito è storia: incoronazione di Guglielmo a re d’Inghilterra, intreccio quasi totale, almeno fino al 1453, con la Francia con cui si combatterono cruente e importanti battaglie tra cui quella dei cent’anni, e infine nascita della potenza dei Tudor che nonostante la vittoria del 1453 dei francesi contro gli inglesi, continuò a far crescere l’ascesa di questo popolo che ha cambiato la faccia del mondo occidentale.
Una curiosità: buona parte di ciò che si sa dello svolgimento della battaglia provengono dall'"arazzo di Bayeux", sopra riprodotto: si tratta di un ricamo ad ago tracciato con fili di lana di colori diversi lungo approssimativamente 70 mt e largo 50 cm.
Vi sono rappresentati ben 626 personaggi: 250 tra cavalli e muli, 550 animali di ogni genere, oltre a castelli, chiese, navi, ecc., per un totale di 1500 figure. L'opera fu compiuta probabilmente tra il 1070 e 1077 forse su ordinazione di Oddone vescovo di Bayeux e fratellastro dello stesso Guglielmo il Conquistatore, per narrare la conquista dell'inghilterra attraverso la battaglia di Hastings. Questo arazzo infatti descrive con grande accuratezza tutte le fasi dello scontro da quelle precedenti fino alla morte di Aroldo, dandoci soprattutto le raffigurazioni dettagliate delle attrezzature usate e delle tattiche seguite in quella storica battaglia.
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