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sabato 22 agosto 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 22 agosto.
Il 22 agosto 1904 nasceva a Guang'an Deng Xiao Ping, figura cardine della Cina del secolo scorso.
Nato nel Sichuan, dopo brevi studi tradizionali si recò in Francia a studiare e lavorare; vi soggiornò dal 1920 al 1926 e qui aderì ai gruppi comunisti formati da Zhou Enlai. Passato brevemente per le scuole di partito a Mosca, ritornò nel 1927 in Cina, appena prima della repressione contro i comunisti. Impegnato nel lavoro clandestino nelle città e nelle campagne, raggiunse la zona di guerriglia di Mao, che sostenne pienamente contro le pressioni dei gruppi legati all'Internazionale comunista e ai sovietici, subendo da questi un durissimo attacco alla vigilia della Lunga marcia, alla quale partecipò come dirigente politico-militare. Sostenitore convinto della linea maoista, diresse la resistenza antigiapponese nello Shanxi e nel Hebei riportando vittorie decisive nella guerra civile contro il Guomindang nelle pianure del centronord. Nei confronti dell'Urss mantenne sempre un'ostile diffidenza, motivata poi esplicitamente durante il contrasto tra i due paesi negli anni sessanta. Dopo la vittoria svolse compiti amministrativi ed economici nel ricco sudovest, ma passò presto a Pechino al vertice del governo e del partito del quale diresse la segreteria difendendo sempre il potere supremo del partito su tutte le istanze sociali, in particolare contro le critiche degli intellettuali. Convinto che il Grande balzo in avanti fosse stato un errore, sostenne le iniziative dei contadini per aumentare la produzione; per questa sua linea moderata e per la sua difesa istituzionale del partito fu attaccato violentemente durante la rivoluzione culturale, rimosso dalle sue posizioni e inviato in campagna. Ritornò al vertice nel 1973 e cercò di restituire la direzione della società ai gruppi più qualificati per cultura ed esperienza. Per questo fu nuovamente attaccato e condannato nel 1976, ma subito dopo la morte di Mao intraprese una battaglia per ritornare al potere cercando l'appoggio degli intellettuali e anche della dissidenza in nome dell'efficientismo e del merito professionale contro l'ugualitarismo e l'impreparazione. Con una vasta schiera di seguaci riuscì a destituire Hua Guofeng dal vertice del partito alla fine del 1978; intraprese in seguito una serie di riforme radicali miranti a decollettivizzare l'economia, prima rurale e poi urbana, premiando i lavoratori più attivi e preparati. Nell'attuazione di queste riforme, coronate da sostanziali successi economici soprattutto in agricoltura nonostante l'accentuarsi delle disparità regionali e l'espulsione di rilevanti masse dall'attività agricola, Deng Xiaoping mantenne sempre con rigore il principio dell'autorità assoluta del partito contro ogni prospettiva di pluralismo e di liberalizzazione politica. Nel 1987, e soprattutto nel 1989, si schierò contro le richieste di democrazia avanzate da giovani e intellettuali, sostenendo la sanguinosa repressione di piazza Tiananmen attuata dall'esercito nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989.
Dal 94 aveva abbandonato la vita politica dimettendosi da tutte le cariche (da un'unica carica non si era mai dimesso, dalla Presidenza dell'Associazione Nazionale di bridge) e non compariva in pubblico per le sue condizioni di salute.
La sua morte è stata ufficialmente annunciata alle 21:08 del 19 febbraio 1997.


venerdì 11 luglio 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è l'11 luglio.

L'11 luglio 1975 gli archeologi cinesi portano finalmente alla luce l'esercito di terracotta" rinvenuto casualmente l'anno precedente.

Il 29 marzo del 1974, un gruppo di contadini cinesi della provincia dello Shaanxi fece una delle più sensazionali scoperte archeologiche del secolo. Mentre scavavano un pozzo alla ricerca di acqua si imbatterono nei resti di quello che da allora è chiamato “l’esercito di terracotta”, un’armata di più di seimila sculture di soldati, acrobati e cortigiani messa a guardia della tomba di Qin Shi Huang, il primo imperatore della Cina, che la fece costruire più di due secoli prima della nascita di Cristo.

L’inverno del 1974 era stato particolarmente secco e la provincia dello Shaanxi, come gran parte del nord della Cina, erano colpiti da una grave siccità. Un gruppo di contadini che vivevano poco lontano dalla città di Xi’an si misero a scavare alla ricerca di acqua. Il luogo che avevano scelto non era molto lontano da una zona ricca di scavi archeologici. Bastava smuovere un po’ di terra per trovare cocci, mattoni e frammenti di terracotta.

Questi ritrovamenti era molto utili ai contadini, che erano felici di riutilizzare quello che trovavano come materiali da costruzione o recipienti. Per farlo, però, dovevano superare le barriere della superstizione. Gli anziani dei villaggi, in particolare, ritenevano che rimuovere quegli oggetti dalla terra infastidisse gli spiriti e fosse di malaugurio.

La spedizione non trovò acqua. Al suo posto, dopo alcuni metri di scavi, trovarono una quantità sorprendente di cocci, come mai era capitato prima. Era una mezza vittoria e i contadini riempirono un intero carretto con gli oggetti ritrovati. Quando ritornarono al villaggio ci fu una certa animazione: come era accaduto in passato, uno degli anziani del villaggio disse che con il loro scavo i contadini avevano svegliato gli spiriti della terra. Per giorni i contadini ritornarono sul luogo dello scavo, celebrando riti e accendendo bastoncini di incenso nel tentativo di placare la rabbia degli dei.

Uno di loro, però, la pensava diversamente. Si chiamava Yang Zhifa – almeno secondo uno dei resoconti della storia più diffusi – e aveva partecipato al primo scavo, il 23 marzo. Yang aveva notato che il ritrovamento era diverso dal solito. I cocci che avevano trovato non somigliavano a pezzi di vasi o di mattoni: avevano qualcosa di umano. Inoltre, in mezzo ai rottami spuntati, Yang aveva anche visto oggetti di metallo luccicante che sembravano spade o coltelli. Il 29 marzo avvertì le autorità cinesi, che inviarono sul posto un gruppo di ricercatori. Fu sufficiente allargare un poco lo scavo praticato dai contadini perché i ricercatori del governo si accorgessero di essere davanti ad un ritrovamento storico.

Gli scavi andarono avanti per anni con grande prudenza. Si scoprì che i precedenti lavori di scavo alle tombe circostanti, che si trovavano a volte a pochissima distanza dall’esercito di terracotta, avevano danneggiato numerosi soldati. Alla fine dei lavori vennero individuati quattro “pozzi” principali nei quali era sepolta un’armata composta da più di seimila figure. Il pozzo principale è il numero uno, dove è radunato il grosso dell’esercito. È composto da undici corridoi, ognuno largo circa tre metri. I guerrieri di terracotta sono incolonnati in questi corridoi, immobili come durante una rivista militare.

Nel pozzo numero due è schierata la cavalleria. Ci sono circa 130 carri da guerra e più di 520 cavalli. Il pozzo numero tre è riservato agli ufficiali e ai generali, più alti dei soldati normali e scolpiti con uniformi elaborate. Il quarto pozzo è vuoto e secondo gli archeologi potrebbe essere stato lasciato incompiuto durante i lavori. Intorno ai quattro pozzi principali e a una certa distanza ce ne sono numerosi altri, più piccoli, dove erano custodite le sculture di acrobati, danzatori e cortigiani.

L’enorme esercito e la corte sono disposti a circa un chilometro e mezzo di distanza dalla tomba che avrebbero dovuto vigilare per sempre, l’enorme tumulo funerario dell’imperatore Qin Shi Huang, che regnò tra il 260 e il 210 avanti Cristo. La tomba di Qin è ancora in gran parte misteriosa, visto che nessuno scavo è stato ancora compiuto – ufficialmente per il timore di rovinare gli oggetti all’interno.

Nelle cronache cinesi dell’epoca, tutte successive alla morte di Qin, si fanno numerosi riferimenti alle meraviglie contenute nella tomba, ma non c’è nessun accenno alla grande armata che sorveglia l’accesso orientale al tumulo. Gli archeologi sono comunque riusciti a ricostruire una parte notevole della storia dell’esercito di terracotta.

L’impero di Qin era altamente centralizzato e per gli storici non è difficile immaginare che numerosi laboratori siano stati incaricati di realizzare l’esercito, sulla base di un disegno preordinato dai funzionari della corte. Le statue di terracotta sono composte da varie parti incollate insieme, il che fa supporre una sorta di produzione “a catena di montaggio”, con laboratori che producevano in serie le braccia, altri i busti, le gambe e i volti. Altri operai, probabilmente sul posto, montavano le statue e le mettevano in posizione, come ha spiegato lo Smithsonian Magazine.

Gli archeologi hanno osservato che, per dare varietà ai volti dei seimila soldati, siano state utilizzate otto forme diverse per realizzarli. Un procedimento simile venne usato probabilmente anche per le gambe e per le braccia. I soldati erano quasi tutti armati e si calcola che all’inizio nella tomba fossero sepolte circa 40 mila armi di bronzo: da allora molte sono state rubate o sono state completamente corrose dalla ruggine. Gli storici cinesi dell’epoca parlano di 250 mila o addirittura 700 mila operai non pagati per realizzare il tumulo e – sappiamo noi – l’esercito di terracotta. Storici moderni ritengono queste stime improbabili. Secondo alcuni calcoli, 16 mila persone impegnate per due anni sarebbero state sufficienti a realizzare tutto il complesso.

Dagli anni Settanta a oggi l’esercito di terracotta è diventato una delle principali mete turistiche della Cina. Intorno al sito è sorta una vera e propria città turistica, con alberghi, ristoranti e musei. Repliche o addirittura pezzi originali dell’esercito sono stati portati in tutto il mondo per una serie di mostre, ottenendo un enorme successo. Quella al British Museum del 2007-2008 fu l’evento più di successo dai tempi dal tesoro di Tutankhamen, oggetto di una mostra nel 1972.

A gran parte dei contadini, tra cui anche alcuni degli autori della scoperta, l’esercito di terracotta non portò fortuna. Il governo acquistò la loro terra e li lasciò nelle condizioni di estrema povertà che toccarono a gran parte dei cinesi durante la rivoluzione culturale di Mao Tse Tung. Per Yang Zhifa le cose andarono diversamente. Come principale autore della scoperta, Yang venne ricompensato dal governo cinese con una somma equivalente a quanto guadagnava in un anno. Quando poi l’esercito divenne una gigantesca attrazione turistica, venne chiamato dal direttore del museo per firmare autografi a pagamento, un’attività che Yang ha continuato a fare fino alla pensione. Sapere che fine ha fatto non è semplice. Oggi, a Xi’an, la città più vicina al sito archeologico, ci sono parecchie persone che sostengono di essere gli autori della scoperta e si fanno pagare per firmare autografi. Diversi di loro sostengono di essere proprio Yang Zhifa.

giovedì 23 gennaio 2025

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 23 gennaio.

Il 23 Gennaio 1556 avvenne il più disastroso terremoto che si ricordi a memoria d’uomo. Il potentissimo sisma di magnitudo 8 colpì la provincia cinese dello Shaanxi, devastando il territorio circostante per un raggio di circa 450 chilometri dal luogo dell’epicentro, individuato da ricerche scientifiche dettagliate nella contea di Hua, vicino al Monte Hua. In molte delle 97 contee colpite dall’evento appena il 40% della popolazione rimase miracolosamente in vita.

L’allora studioso Qin Keda sopravvisse al terremoto e riuscì a registrarne i dettagli. Secondo i dati da lui forniti furono veramente gravi i danni, sia alle costruzioni che alla popolazione. Nella Foresta di Stele 40 delle 114 stele furono spaccate dal sisma. I morti si contarono per mesi. E la stima finale fu di circa 830.000 vittime dirette causate dall’evento.

Il fattore che più di tutti riesce a spiegare il dato veramente impressionante è forse quello delle abitazioni in cui risiedeva gran parte della popolazione locale. Infatti le case erano costruite nelle caverne Loess, costituite di sedimenti d’argilla, formata in milioni di anni, grazie al vento che trasporta la sabbia del deserto del Gobi. Questo terreno friabile è spesso soggetto ad erosioni, suscettibile alle forze del vento e dell’acqua. Il terremoto causò delle frane che distrussero le grotte chiamate Yaodong, seppellendovi gran parte della popolazione locale.

Il disastro avvenne sotto il dominio dell’Imperatore Jiajing, durante la Dinastia Ming. Infatti l’evento è stato tramandato nei secoli come “Il terremoto di Jiajing“. In quel periodo la Cina era già colpita da una grave crisi economica, per via del mercato di argento in decrescita, poiché gli spagnoli divennero i primi fornitori del prezioso materiale di scambio. La crisi fu ulteriormente aggravata dalla Piccola Era Glaciale, che danneggiava le coltivazioni e causava più vittime fra i contadini durante gli inverni gelidi. Il governo centrale, scarso di risorse, poté fare ben poco per mitigare la crisi causata da questi eventi simultanei. A peggiorare le cose una grande epidemia colpì tutta la Cina uccidendo un numero molto elevato di persone.

La Cina è spesso messa alla prova da incredibili calamità naturali che, soprattutto per via della grande concentrazione di popolazione in alcune aree del territorio, assumono proporzioni disastrose.



lunedì 23 settembre 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 23 settembre.
Il 23 settembre 1215 nasce Kublai Khan.
Kublai Khan (1215 -1294) era il nipote di quel Gengis Khan che unificò la Cina e pose fine al dominio della dinastia Song meridionale. Divenne il fondatore della dinastia Yuan in Cina con il titolo di Setsen Khan (il Saggio Khan) dell’impero mongolo, il cui territorio si estendeva dall’Asia fino all’Europa orientale. Quando Mongke divenne il Gengis Khan dell’impero mongolo, decise di continuare l’espansione del suo impero. Delegò a Kublai, suo fratello minore, il compito di conquistare e governare la Cina.
A differenza di molti capi mongoli, che sapevano solo come combattere a cavallo, Kublai era affascinato dalla cultura cinese e conosceva la necessità di avere un gruppo di fidati consiglieri confuciani per governare il Paese. Reclutò e strinse amicizia con molti studiosi cinesi, e usò il servizio civile cinese per governare le pianure centrali della Cina.
Il regno di Kublai ebbe vasta popolarità in Cina. Tuttavia i conservatori del popolo mongolo non furono felici della sua inclinazione verso la cultura cinese. Suo fratello Mongke disse che Kublai aveva conquistato i cuori del popolo Han e che nascondesse delle ricchezze.
Un giorno a Kublai venne detto che suo fratello aveva inviato un investigatore sulle pianure centrali per indagare su alcuni funzionari che lavoravano per lui. Centinaia di accuse vennero formalizzate, alcune avrebbero portato alla pena di morte. Kublai Khan fu sia sorpreso che sconvolto dall’azione di suo fratello, ed era preoccupato che i funzionari sotto inchiesta potessero divenire vittime politiche: erano coloro che più stimava. Sapeva che Khan, che da sempre si fidava di lui, doveva essere stato sviato dai suoi rivali politici, che avevano tramato contro di lui.
Uno dei suoi consiglieri cinesi Han suggerì, «Khan è vostro fratello maggiore e anche l’Imperatore. Egli ha potere su di voi, dato che voi siete suo fratello minore e anche un suo subordinato. Vi prego di non avere rancore. Se posso darvi un suggerimento, prendete in considerazione l’idea di portare la vostra famiglia a vivere insieme con la famiglia di Khan nella capitale mongola, in questo modo la vostra fedeltà sarà chiaramente indicata a Gengis Khan, e non sospetterà più voi».
Kublai accolse il consiglio e immediatamente inviò moglie e figli nuovamente nella capitale. Più tardi tornò anch’egli nella capitale per incontrare suo fratello personalmente. Come risultato il fratello riacquistò fiducia in lui e i due ripresero a collaborare come al solito.
Kublai governò a lungo il nord della Cina, dove si vede l’evidente differenza di cultura tra la vita nomade e la vita agricola cinese. La vita mongola è descritta piena di lotte, tiro con l’arco, cavallo, agnello arrosto e latte. La vita cinese vede invece preziose sete, poesie e dipinti, prelibatezze, tasse e mercenari.
Per migliorare la rapida espansione in Cina, comprese molto bene l’importanza di mostrare indulgenza verso i popoli conquistati. Ordinò quindi al suo esercito di non massacrare le popolazioni delle città conquistate. Questo veniva visto da molti aristocratici mongoli come un’azione di sfida contro il vecchio mondo nomade mongolo dove il massacro degli altri Paesi o culture era una normalità; tuttavia ciò venne ampiamente accolto dalle popolazioni conquistate in Cina. Il 5 maggio 1260 d.C., Kublai Khan divenne il successore di Mongke, morto nel 1259 d.C. Nel 1271 fondò la sua dinastia Da Yuan (ovvero dinastia di grande origine). Sconfisse Song meridionale del Sud e unificò tutta la Cina nel 1279 d.C., trasformando i regni periferici intorno alla Cina in regni subordinati.
L’impero Yuan era un Paese aperto ai viaggiatori del mondo. Marco Polo arrivò in Cina in quel periodo, e Kublai Khan gli diede messaggi importanti e lo mandò a visitare molti luoghi in tutto il suo impero. Rispetto ai Paesi europei e dell’Asia occidentale in cui era stato, Marco Polo rimase impressionato dalla vastità e dalla prosperità della Cina. Descrisse Kublai Khan come «il più potente del mondo senza precedenti in quanto a persone, terreni e beni».
Per un breve periodo e sotto il dominio di Kublai Khan, la dinastia Yuan godette di unità, prosperità economica e stabilità sociale. Tuttavia il suo corso venne turbato dalle faide familiari o dalle guerre civili contro i principi mongoli rivali delle steppe, dato che molte famiglie aristocratiche in Mongolia erano restie all’idea di Kublai Khan avesse adottato la cultura cinese Han.
Inoltre, il suo esercito inviato alla conquista del Giappone venne distrutto da una tempesta. Divenuto anziano, soffrì di una malattia molto dolorosa. Le morti della sua amata moglie e di suo figlio aggravarono la sua malattia. Nel 1294 d.C, Kublai Khan, il sovrano onnipotente, scomparve all’età di 80 anni.

sabato 21 settembre 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 settembre.
Il 21 settembre 1860 ha luogo la battaglia di Baliqiao nell'ambito della seconda guerra dell'oppio.
Quando, nel 1839, cominciò la prima guerra dell’oppio tra il vacillante Impero Qing e l’Impero britannico, in pochi si resero conto del vero significato di questa guerra. Il conflitto non scoppiò solamente per il rifiuto dell’Impero cinese di importare questa droga, né per sole ragioni commerciali; esso fu un conflitto tra due mondi differenti: una guerra tra un impero mercantilistico ed espansionista in rapida crescita, ed un impero isolato e recluso nel passato, in costante ed irreversibile declino.
L’Impero britannico, che aveva fatto del commercio d’oltreoceano la sua strategia per la supremazia mondiale, dopo essere riuscito a costringere la Cina ad aprirsi alle importazioni, voleva coinvolgere il Celeste Impero in uno dei giri d’affari più pericolosi (ma redditizi) della storia: il commercio dell’oppio. Al contrario dei britannici, i cinesi erano ancora retti da un Imperatore legittimato dal “mandato celeste”, ed al commercio si erano opposti principalmente per ragioni etiche e tradizionali, ma erano stati costretti a cedere di fronte alla forze britannica. Ma, nei tardi anni ‛30, i cinesi sembravano decisi a cacciare lo straniero e i prodotti velenosi che avevano contaminato i loro mercati. Sul piatto della bilancia, quindi, per Londra si presentava uno dei mercati più grandi dell’Asia, mentre per la Cina, che si stava accorgendo sempre di più degli effetti nefasti dell’oppio, l’opposizione al commercio assumeva sempre più i connotati di una lotta contro lo straniero e le sue merci dannose. Come scrisse l’allora giornalista Karl Marx, «mentre i semi-barbari stavano dalla parte del principio di moralità, i civilizzati opponevano il principio del pecunio» (Karl Marx, Storia del commercio dell’oppio, 20 settembre 1858).
Nel 1839, il conflitto scoppiò: l’Imperatore rifiutò di importare l’oppio e lo bandì dal paese, e diede a Lin Zexu l’incarico di “sistemare” le trattative con gli inglese nel porto di Humen. Nel frattempo, cercò però la mediazione, scrivendo addirittura alla Regina Vittoria e spiegandole che le leggi cinesi non potevano tollerare la presenza e la vendita di una tale sostanza nell’Impero. Non riuscendo però a smuovere la situazione per vie diplomatiche, Lin Zexu, governatore del Guangzhou, bruciò pubblicamente 1,15 milioni di chili di oppio confiscato a mercanti britannici ed americani che erano invischiati nel traffico illegale. Preso questo evento come casus belli, tra la fine del 1839 e l’inizio del 1840, l’Impero britannico iniziò una guerra d’aggressione contro la Cina, col pretesto di proteggere i propri diritti commerciali. Non fu difficile per il moderno esercito inglese sconfiggere le truppe cinesi; l’Impero sofferse numerose sconfitte lungo la costa e il saccheggio di varie città. La guerra, il cui esito fin dall’inizio pareva scontato, si concluse il 29 agosto 1842 con la firma del Trattato di Nanchino, che avrebbe avuto enormi conseguenze anche nei secoli a venire.
L’Imperatore Qing, non curandosi del fatto che la popolazione civile e reparti dell’esercito erano ancora determinati a lottare, concluse un’affrettata pace che ridusse il paese in uno stato semi-coloniale. Il Trattato impose la cessione del porto di Hong Kong ai britannici (porto che sarebbe ritornato alla Cina solo nel 1997), l’apertura di cinque porti al commercio dell’oppio (Canton, Xiamen, Fuzhou, Ningbo, Shanghai) e imponenti tributi di guerra da versare ai britannici.
Con la firma del Trattato di Nanchino, la Cina entrò nel periodo detto “secolo delle umiliazioni”: il paese, scosso anche dai tumulti interni (sopra tutti la ribellione dei Taiping iniziata nel 1850), subì diverse aggressioni che non riuscì a fronteggiare. A causa della sua arretratezza, non poté evitare di perderle tutte, concedendo sempre più ampie fette del proprio territorio e sempre più grossi privilegi ai commercianti stranieri. Il simbolo estremo di questo periodo di umiliazione nazionale è rappresentato dai “trattati ineguali”: trattati, commerciali o territoriali, letteralmente imposti alla Cina da altri paesi, a volte nemmeno scaturiti da guerre vere e proprie. Il primo di questi trattati fu, nel 1844, quello di Whampoa, che garantiva enormi privilegi alla Francia, e poi il trattato di Wangxia con gli Stati Uniti, altrettanto sbilanciato nei confronti degli statunitensi. Proprio questi due trattati diedero il via alla Seconda Guerra dell’oppio (1856-1860): l’Impero britannico, che voleva ora ulteriori concessioni (quali erano state imposte alla Cina da Francia e USA), chiese ai cinesi di rinegoziare il Trattato di Nanchino. Ora la Cina avrebbe dovuto aprire tutti i porti al commercio degli oppiacei, ridurre ulteriormente tasse e dazi sulle importazioni britanniche. Il casus belli per questa nuova guerra, fu l’arresto, da parte delle autorità cinesi, della nave Arrow, accusata di pirateria e battente bandiera britannica: Londra minacciò il bombardamento di Canton, se l’equipaggio non fosse stato rilasciato, ma, nonostante il rilascio, la città fu attaccata. Ai britannici si unirono i francesi, poi gli USA e la Russia, nella speranza di ottenere le migliori concessioni possibili. I russi si accontentarono del Trattato di Ainu (1858), che imponeva alla Cina la cessione di gran parte della Manciuria, ma la guerra con le altre tre potenze terminò solo nel 1860, con la conquista e il saccheggio di Pechino da parte degli anglo-francesi. L’Impero dei Qing era ora costretto a cedere Kowloon, una penisola a sud di Hong Kong, ai britannici, oltre a nuove garanzie commerciali, firmando l’ineguale Convenzione di Tianjin.
Ma il “secolo delle umiliazioni” non era destinato a chiudersi con il trattato ineguale del 1860: il Celeste Impero sarebbe stato costretto a cedere le Isole Daoyu al Giappone, col Trattato ineguale di Shimonoseki (1895), a cedere il Jiazhou alla Germania (1898), a cedere ulteriori parti della Cina alla Russia (Mongolia Interna e Liaodong), e varie altre concessioni ad altre potenze, fino a crollare, nel XX secolo, di fronte al militarismo giapponese.

lunedì 8 gennaio 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 gennaio.
L'8 gennaio 1324 muore a Venezia Marco Polo.
Marco Polo nasce a Venezia nel 1254. Mercante, viaggiatore italiano, al suo nome è legata l'opera passata alla storia come "Il Milione". Si tratta, a parere unanime degli storici, del compendio più importante e prezioso che il Medioevo, prima della scoperta dell'America e della successiva epoca delle grandi esplorazioni, abbia mai lasciato in merito ai territori d'Oriente, comprendendo con questa espressione anche un'ampia moltitudine di popoli e geografie che la civiltà occidentale, fino a quel momento, non aveva mai esplorato.
Cittadino della cosiddetta Serenissima, come viene chiamata a quei tempi la Repubblica di Venezia, Marco Polo nasce in una famiglia tipica della Laguna, benché originaria di Sebenico, Dalmazia.
Appartenente all'alta borghesia veneziana, figlio di Niccolò, mercante da cui apprende gran parte dei segreti del mestiere, nipote di Matteo Polo, fratello di suo padre e anch'egli mercante, all'età di diciassette anni il giovane Marco intraprende un lungo viaggio insieme con i due familiari. È il viaggio della sua vita, che consegna il suo nome alla storia.
In realtà, sono proprio Niccolò e Matteo ad invogliare il giovane Marco ad intraprendere la carriera di commerciante all'estero. Nei mesi intorno alla sua nascita infatti, i due si sono spinti già nelle terre d'Oriente, stabilendo i propri mercati prima a Costantinopoli e poi a Soldaia, nella Crimea. I due fratelli Polo durante questi viaggi entrano nelle grazie del grande Qubilai, il conquistatore e unificatore della Cina, ottenendo fruttuosi privilegi, oltre che una probabile dignità nobiliare.
Tornati a Venezia nel 1269, forti dell'esperienza appena trascorsa, dopo nemmeno due anni decidono di rimettersi in viaggio. Con loro, c'è anche Marco Polo, il quale insieme con suo padre Niccolò e suo zio Matteo, nella primavera del 1271 parte per l'Asia. Qui, stando ai primi resoconti dell'esperienza, i commercianti veneziani si guadagnano la fiducia del Gran Khan del Katai, in Cina. Questi, affida loro alcune missioni nelle province più remote del suo impero, dandogli la possibilità di intraprendere viaggi in terre impervie, alla stregua di popolazioni e culture fino a quel momento nemmeno immaginate dall'uomo occidentale. Tutta l'esperienza dura quasi venticinque anni e, successivamente e con dovizia di particolari, costituisce il corpus centrale dell'opera di Polo: "Il Milione", appunto.
Secondo i documenti riportati di seguito, i Polo sarebbero giunti a Pechino alla corte del Gran Kahn intorno al maggio del 1275.
Il giovane e intraprendente viaggiatore veneziano, su incarico dall'Imperatore, ispeziona le regioni al confine del Tibet e lo Yün-nan fregiandosi del titolo di "Messere". È un'onorificenza che lo pone a stretto contatto con la figura del sovrano, facendo di lui un rappresentante e informatore, oltre che ambasciatore di Stato. Svolge inoltre attività amministrative e si guadagna la stima delle alte sfere della società mongola.
Nel 1278 poi, Marco Polo viene nominato Governatore di Hang-chou, già capitale, sotto la dinastia dei Sung, del reame dei Mangi. È il massimo riconoscimento per la sua abilità e per l'impegno profuso alla corte del Kahn.
Nel 1292, a ventun anni dalla partenza da Venezia, il mercante divenuto governatore inizia il viaggio di ritorno salpando dal porto di Zaitun. Dopo tanto peregrinare, nel 1295 rientra a Venezia.
L'idea di mettere nero su bianco quanto visto e appreso durante la sua traversata in Oriente non lo sfiora minimamente, coinvolto com'è in alcune vicissitudini che riguardano la sua Repubblica. Tre anni dopo pertanto, nel 1298, Polo viene fatto prigioniero dai genovesi, durante la battaglia navale di Curzola, cui prende parte per difendere la sua Serenissima.
In carcere però, durante la sua prigionia, fa la conoscenza di un mediocre letterato, tale Rustichiello da Pisa, che fino a quel momento si è guadagnato da vivere compilando avventure cavalleresche. Questi però, ha la brillante idea di farsi raccontare da Marco Polo tutta l'esperienza passata in Oriente insieme con i suoi parenti, con il fine di rendere su carta quanto appreso e diffonderla a tutti. Le regioni di cui racconta il viaggiatore veneziano, ancora del tutto ignote agli europei, sono quelle della Valle del Pamir, del deserto di Lop e del deserto di Gobi. Il testo che ne viene fuori non denuncia fratture e testimonia la piena osmosi avvenuta tra racconto orale e composizione scritta, tra oratore e narratore.
Il libro viene redatto, in origine, in lingua francese, sebbene non ignorasse alcune forme lessicali e sintattiche italianizzanti, perlopiù volgare veneto e toscano. Dei primi esemplari composti, tutti andati perduti, si segnalano alcune varianti di quello che in principio doveva essere il titolo originale dell'opera, come detto in lingua francese, ossia: "Divisament dou monde". A questo, si aggiungono versioni intitolate "Livres des merveilles du monde" o, in latino, "De mirabilibus mundi". Smarrite le copie originali, restano però diverse traduzioni dell'opera, in molte lingue, e quasi tutte con il titolo giunto fino ai nostri giorni: "Il Milione".
Contrariamente a quanto si pensi, questa fortunatissima traduzione dell'opera deriva da un'aferesi del nome Emilione, il quale i Polo protagonisti del viaggio usavano, nella città lagunare, per distinguersi dagli altri Polo, assai numerosi in quel di Venezia.
In italiano, l'opera ha avuto come felice traduzione del suo titolo quella di "Ottimo", diffusa soprattutto intorno agli inizi del '300, ma di sicuro prima del 1309. L'intellettuale Ramusio, successivamente, nel 1559, è noto per aver curato la prima edizione a stampa dell'opera famosa.
A conti fatti, "Il Milione" resta un documento fondamentale per comprendere sia l'Oriente medievale, sia la mentalità mercantile italiana verso la fine del '200. La sua struttura, di impianto trattatistico e romanzesco insieme, si mantiene unitaria, nonostante convivano nell'opera elementi apparentemente discordanti, quali l'amore per il fiabesco e il gusto per l'osservazione diretta e precisa, oltre all'attenzione ad alcuni aspetti tecnici economici e sociali propri di un esperto mercante. Le tre anime insomma, derivanti da due personalità in carne ed ossa, sono ravvisabili e, in ogni caso, non cozzano tra loro. C'è il cronista fantasioso, il viaggiatore attento e il mercante, abile nell'apprendere i meccanismi più vicini alla quotidianità di un popolo e di una terra fino ad allora sconosciuta.
Marco Polo muore a Venezia nel 1324, a settant'anni. In Italia il suo volto campeggia sulla banconota da 1.000 lire in uso dal 1982 al 1988.

sabato 20 maggio 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 maggio.
Il 20 maggio 2006 viene completata in Cina la "diga delle tre gole", la più grande opera idraulica del pianeta.
L’infrastruttura si trova nella provincia di Hubei, è stata costruita sul fiume Azzurro e ha un’altezza di 185 metri per una lunghezza complessiva che supera i 2,3 chilometri. Il bacino, cioè l’area in cui viene raccolta l’acqua, è lungo più di 600 chilometri e ha una estensione di circa 10mila chilometri quadrati, con una capienza massima di 39 miliardi di metri cubi d’acqua. In seguito al riempimento del bacino, negli ultimi anni si sono verificate diverse frane di fango nei pressi del grande lago artificiale, che hanno messo in pericolo le popolazioni della zona.
Stando al ministro delle Risorse territoriali, la quantità di frane e smottamenti è aumentata del 70 per cento dal 2010 a oggi. Durante la costruzione della diga già 1,4 milioni di persone erano state trasferite in altre zone della provincia, perché le acque avrebbero invaso i paesi in cui abitavano con il riempimento del bacino. Altre 100mila persone dovranno essere probabilmente trasferite nel corso dei prossimi tre – cinque anni per ridurre il rischio che possano essere vittime di frane e smottamenti.
Liu Yuan, un funzionario del governo cinese, ha spiegato a un programma della Radio nazionale cinese che sono stati identificate 5386 possibili aree a rischio intorno al bacino, che dovranno essere monitorate per valutare gli interventi da compiere e i possibili trasferimenti delle popolazioni interessate. Il lavoro di controllo e verifica è già iniziato in 335 zone intorno al lago artificiale. Le nuove informazioni si affiancano ai rapporti degli scorsi anni sulle condizioni in termini geologici dell’area delle Tre Gole. Tra il 2008 e il 2009 sono state identificate quasi duecento “emergenze geologiche” nella zona, in molti casi riconducibili alla costruzione della diga che ha notevolmente modificato l’ecosistema della zona.
Negli ultimi anni il governo cinese ha discusso in numerose occasioni gli effetti collaterali del progetto per la grande diga. Nel 2015 è stata implementato il più grande ascensore per navi del mondo, che consente di superare il dislivello tra il fiume Azzurro e il lago artificiale senza dover circumnavigare la diga, con un notevole risparmio di tempo. L’infrastruttura consente di produrre notevoli quantità di energia elettrica e riduce il rischio di inondazioni regolando l’andamento del fiume Azzurro, ma ha avuto un grande impatto sull’ambiente, sull’economia e sulla vita di tutti i giorni delle popolazioni locali. Molte delle persone trasferite in altre zone hanno faticato a rifarsi una vita, a trovare lavoro e a riallacciare rapporti con amici e conoscenti.

mercoledì 28 settembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 settembre.
Il 28 settembre 551 a.C. nacque in Cina Confucio.
Confucio fu il fondatore del Confucianesimo. Da 2.000 anni l’influenza della dottrina confuciana non si riflette solo nei settori politico e culturale, ma anche negli atti e modi di pensare di ogni cinese. Alcuni studiosi stranieri considerano addirittura la dottrina confuciana il pensiero religioso della Cina. In realtà quella confuciana è solo una delle molte antiche scuole cinesi ed è un pensiero filosofico, e non una religione. Tuttavia negli oltre 2.000 anni della società feudale cinese fu considerato il pensiero ufficiale, occupando a lungo una posizione suprema. Il pensiero confuciano non solo ha influenzato profondamente la cultura cinese, ma anche quella di alcuni paesi asiatici. Oggi, visto che ovunque nel mondo ci sono dei cinesi, si può dire che l’influenza della dottrina confuciana non si limiti più alla Cina e all’Asia.
Confucio nacque nel 551 a.C. e morì nel 479, un centinaio di anni prima di Aristole. Quando Confucio aveva solo tre anni, il padre morì, per cui al seguito della madre si trasferì nella provincia dello Shandong. Confucio si chiamava in realtà Kong Qiu; Confucio è un appellativo di rispetto.
Confucio visse nel periodo delle Primavere e Autunni. All’epoca, l’originario sistema statale unificato si era ormai frammentato, con la nascita di molti principati. Confucio visse nello Stato di Lu, che aveva la cultura più avanzata.
Nel corso della sua vita Confucio non assunse mai incarichi importanti, ma fu molto erudito. Nell’antichità cinese l’istruzione era una prerogativa speciale dei nobili, che Confucio infranse a modo suo. Egli infatti accolse studenti a cui insegnava, indipendentemente dalla classe sociale, bastava dare qualcosa in cambio e tutti potevano studiare con lui. Confucio illustrava agli studenti la sue proposte politiche e il suo pensiero etico. Si dice che abbia avuto in totale 3.000 studenti, alcuni dei quali diventarono grandi studiosi come il maestro, ereditandone e sviluppandone la dottrina, che si diffuse così ampiamente.
Perché la dottrina di Confucio potè sempre occupare una posizione dominante nella società feudale cinese? Non si tratta di un problema così semplice. In breve, la sua rigida dottrina classista e di miglioramento politico corrispondeva agli interessi delle classi dominanti, giovando nel contempo alla stabilità della società e alla promozione del suo sviluppo. Confucio sottolineò rigidi standard e procedure morali, ritenendo che l’offesa di una persona di livello inferiore ad una di livello superiore o del figlio al padre costituisca un reato molto grave. Secondo la sua teoria, il re deve amministrare bene il paese e i cittadini gli devono essere fedeli. Tutti hanno un’identità multipla, ad esempio di figlio, padre, funzionario e così via, ma nelle diverse occasioni devono mantenere le rigide delimitazioni dei vari ruoli. Così il paese può vivere in pace e il popolo nella stabilità.
Quando comparve, la dottrina confuciana non diventò subito la tendenza di pensiero principale. Nel 2° secolo a.C. la Cina era ormai un forte paese unificato dal potere centralizzato. I governanti trovarono che la dottrina confuciana era molto adatta alla salvaguardia della stabilità della società feudale, quindi venne fissata come ideologia ufficiale.
A registrare la dottrina, le parole e azioni di Confucio è il libretto “I dialoghi di Confucio”, che contiene le registrazioni dei suoi discorsi e i dialoghi avuti con gli studenti. Nell’antichità cinese, questo libretto fu considerato sacro come la Bibbia in occidente. Una persona comune doveva regolare la sua vita secondo il testo, mentre anche chi voleva aver successo politico doveva studiarlo a fondo. Nella storia cinese esiste il detto “Basta la metà dei ‘Dialoghi di Confucio’ per governare il mondo”, ossia per gestire bene un Paese.
In realtà i Dialoghi di Confucio non sono un libro colmo di istruzioni, ma spiccano per il ricco contenuto e il vivace linguaggio, da cui emerge ovunque lo splendore dell’intelligenza. Nel testo, le teorie di Confucio interessano molti settori, come la letturatura, la musica, ed anche le gite in periferia e l’amicizia. Per fare un esempio, uno studente chiamato Zi Gong pose a Confucio una domanda sul governo del Paese: dovendo scegliere fra l’esercito, i cereali e il popolo, quale si può tralasciare? Confucio rispose senza esitazione: l’esercito.
I contenuti della dottrina confuciana sono molto ricchi, anzi molti rivestono ancora oggi un valore molto alto. Molte espressioni dei “Dialoghi di Confucio” sono diventate proverbi popolari tra i cinesi. Per esempio “Tra tre persone, c’è sicuramente il mio maestro”, significa che ognuno ha le proprie superiorità, quindi occorre imparare reciprocamente.

venerdì 31 dicembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 31 dicembre.
Il 31 dicembre 2002 a Shangai viene inaugurato il treno a levitazione magnetica che consente di colmare la distanza tra l'aeroporto internazionale e la città (30 km) alla velocità di oltre 500 km/h.
I maglev, ovvero treni a levitazione magnetica, sono veicoli privi di ruote, che utilizzano la repulsione e l’attrazione magnetica per rimanere sospesi sui binari, senza alcun contatto con il suolo quindi, e per la propulsione dei convogli. Questa caratteristica consente di raggiungere grandi velocità.
Anche se la tecnologia per la levitazione magnetica è stata sviluppata inizialmente negli anni ’30, in Germania, ed è stata oggetto oggetto di diversi brevetti negli anni ’60 e ’70 negli Stati Uniti e in Germania, il primo treno vero e proprio destinato al trasporto passeggeri fu realizzato nel 1979 ad Amburgo, in occasione della prima mostra internazionale dei trasporti, lungo una tratta di 908 metri. Si trattò comunque di un’esperienza temporanea.
Il primo meglev automatizzato destinato al trasporto pubblico è stato messo in funzione nel Regno Unito, a Birmingham, nel 1984 per servire la tratta fra la stazione e l’aeroporto; il servizio è stato sospeso nel 1995 a causa dell’obsolescenza del sistema.
In Giappone sono stati sviluppati due diversi maglev. Il più famoso è il JR-Maglev, sviluppato a partire dal 1969, che nel 2005 ha segnato il record mondiale di velocità (581 km/h); l’altro è l’HSTT, sviluppato a partire dal 1974 dalla Japan Airlines.
In Germania, a Berlino Ovest, un altro maglev ha funzionato fra il 1989 e il 1991.
Attualmente, troviamo altri treni magnetici in Cina, dove una tratta maglev di 30 km costruita nel 2002 collega in 7 minuti l’aeroporto di Shangai alla città, e in Corea.
Negli Stati Uniti non sono mai state costruite tratte maglev, ma il tema sembra essere piuttosto attuale, e si stanno compiendo studi per implementare una nuova generazione di treni magnetici.
Altri treni maglev sono in fase di studio nel Regno Unito, per collegare Londra a Glasgow, in Germania, a Monaco, in Svizzera, per due tratte sotterranee.
Se il grande elemento innovativo individuato a partire dagli anni ’30 è stata la levitazione magnetica, ovvero l’eliminazione dell’attrito fra ruote e binario, il sorprendente balzo in avanti annunciato dalla Cina sarà l’eliminazione dell’attrito fra il treno e l’aria. In che modo? Nell’unico modo possibile: far correre il treno “sottovuoto”, cioè in un tunnel privo di aria. Come nello spazio cosmico.
I ricercatori dell’Accademia Cinese di Scienze e dell’Accademia Cinese di Ingegneria annunciano infatti che è questo il progetto che stanno sviluppando in collaborazione con Daryl Oster, l’ingegnere americano che detiene il brevetto per le tratte ferroviarie in assenza d’aria (ETT: evacuated tube transport).
Il progetto porterà in una prima fase alla creazione di un prototipo che potrà viaggiare sottovuoto a una velocità compresa fra i 500 e i 600 km/h; sulla base di questo prototipo, attualmente in costruzione, si prevede di implementare entro tre anni un treno di dimensioni minori, che potrà viaggiare fra i 600 e 1.000 km/h. Ad oggi, la tempistica del progetto prevede di mettere in funzione le tratte fra dieci anni.
La velocità massima di 1.000 km/h non verrà raggiunta probabilmente nell’esercizio del servizio pubblico: la velocità media dovrebbe essere di 600 km/h circa. Se consideriamo che i treni ad alta velocità cinesi viaggiano oggi a 350 km/h, si tratta in pratica di raddoppiare le prestazioni dei treni, a fronte di un costo di infrastutturazione che aumenterà del 5-10%, passando dagli attuali 200 milioni di yuan per chilometro di rete, a circa 210-220 milioni di yuan (cioè da 21,5 a 22,6-23,7 milioni di euro per chilometro). L’ ”offerta”, quindi, sembra essere altamente competitiva, considerato l’elevato livello di complessità che le reti sottovuoto richiederanno, e visto anche il consistente risparmio di acciaio che il progetto dovrebbe consentire.
La notizia che arriva dalla Cina, al di là della sua indubbia spettacolarità, potrebbe essere l’occasione per ricordarci che al di là dell’aspetto sensazionale siamo di fronte a un tema strategico e decisivo – almeno per quelle aree del Mondo in cui la politica riesce ad avere una visione strategica del futuro. I sistemi di trasporti basati su combustibile fossile sono destinati a un inesorabile declino: perché il petrolio sarà sempre più raro, costerà sempre di più, e nel secolo del green e del sostenibile rappresenterà un investimento sempre più sconveniente e rischioso dal punto di vista politico.
Questo significa che i trasporti aerei potrebbero diventare un lusso riservato ai soli voli transoceanici, e laddove possibile saranno sostituiti nella mobilità interna dai trasporti ferroviari, se lo sviluppo delle nuove tecnologie – di cui il caso cinese rappresenta la punta più avanzata – riuscirà a rendere davvero competitivo lo spostamento via terra. Ci sta già lavorando la Francia, dove la SNCF ha già i TGV fra i più veloci in circolazione e sta cercando di insidiare i trasporti aerei con nuove politiche di prezzo.
È vero che per quanto riguarda i maglev, visti i costi elevati per l’infrastrutturazione, essi sono stati utilizzati finora solo per tratte brevi e altamente frequentate: non è un caso che la maggior parte di essi collega le grandi città ai rispettivi aeroporti internazionali, o alle aree suburbane ad alta densità di pendolarismo. Eppure tutto lascia pensare che la Cina stia davvero indicando il futuro dei trasporti veloci. Non sappiamo ancora se e quando i maglev “sottovuoto” diventeranno realtà, ma quando accadrà non saranno solo treni, sarà l’inizio di una nuova fase della mobilità su larga scala.

giovedì 16 dicembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 dicembre.
Il 16 dicembre 1966 veniva pubblicato a Pechino il "Libretto rosso" di Mao.
Il "LIBRETTO ROSSO" di Mao è stata l'opera che ha avuto la maggiore diffusione nel mondo moderno, sia pure per un periodo molto breve: furono stampate in Cina 300 milioni di copie: tradotto in tutte le lingue, ebbe una diffusione immensa in tutto il mondo sia nei paesi occidentali come in quelli del terzo mondo: solo nei regimi comunisti dell'est europeo ne fu impedita la circolazione.
Il titolo originale dell'opera era: Citazioni dalle Opere del presidente Mao tze tung (attualmente: Mao Zedong), in cinese si pronunciava " Máo Zhuxí Yulù" secondo la translitterazione ora in uso.
In Occidente fu conosciuto però generalmente come Libretto Rosso di Mao o anche delle Guardie Rosse.
Era costituito da un antologia dei pensieri di Mao tratte da varie opere e organizzate pare da Lin Biao (allora "Lin Piao"), delfino di Mao e originariamente destinata all'esercito.
Dal 1966, durante la Rivoluzione Culturale, in Cina divenne obbligatorio portarlo sempre con se, infilato nella "casacca alla Mao", allora vestito praticamente unico per tutti i cinesi.
Occorreva studiarlo attentamente e anzi era consigliato impararlo tutto a memoria. Le folle cinesi lo alzavano in alto con la mano sinistra in tutte le occasioni, lo recitavano collettivamente a memoria, ne gridavano brani come slogans in tutte le manifestazioni.
Le somiglianze con i Vangeli o il Corano potevano essere impressionanti: come i testi sacri anche il pensiero di Mao era ritenuto in grado di risolvere tutti i problemi della vita.
In Occidente non gli fu riconosciuto un tale potere taumaturgico: tuttavia fu ritenuto, nell'ambito della Contestazione del 68, una delle voci più importanti per la formazione di una società autenticamente comunista che non si trasformasse in un capitalismo di stato come, si diceva, fosse avvenuto in Russia.
Ma in realtà cosa effettivamente era detto nel Libretto Rosso? Come mai per una parte considerevole dell'umanità ebbe una autorità e una diffusione paragonabile ai Vangeli o al Corano?  Quale contesto storico-politico spiegava una fatto tanto singolare e incredibile ?
E soprattutto: il libretto di Mao era una sintesi del marxismo o un travisamento dello stesso?
Il Libretto Rosso era lo strumento essenziale della Rivoluzione Culturale che va inquadrato nella Rivoluzione comunista cinese. Nel 1949 l'armata comunista cinese sotto la guida di Mao aveva preso il controllo di tutta la Cina costringendo le residue forze di Chiang Kai-shek (attualmente: Jiang Jiesh) a rifugiarsi nell'isola di Taiwan, sotto la protezione americana.
Mao tze tung stabilì quindi un governo comunista e nel '56 lanciò la politica cosi detta dei "cento fiori; "Che cento fiori sboccino, che cento scuole rivaleggino" aveva detto Mao riprendendo un antico verso. La politica economica che ne scaturì, molto simile alla NEP Sovietica degli anni 20, però rischiava di portare la Cina sulla strada del liberismo occidentale. Mao quindi, come Stalin, tornò rapidamente a una politica di forte collettivazione,  centralisticamente  programmata per avviare la Cina sulla via effettiva del comunismo.
Si trattò del "grande balzo in avanti": le conseguenze economiche furono disastrose più ancora che quelle analoghe della Russia Sovietica: milioni di cinesi morirono per fame perchè non si volle ammettere il fallimento e richiedere aiuti alimentari internazionali: anzi il disastro fu accuratamente nascosto e la sua entità tuttora non è stata storicamente ancora chiarita del tutto.
Il fallimento, però, fu di tale entità che l'apparato del partito cinese mise in disparte Mao allontanandolo dalle leve effettive del potere, pur lasciandogli, però, intatte in apparenza, autorità e il prestigio.
Accade allora un fatto, crediamo, unico nella storia: Mao si rivolse direttamente alle masse cinesi, anzi propriamente ai giovani e giovanissimi invitandoli a portare avanti una "rivoluzione culturale" cioè un mutamento radicale della mentalità per fondare veramente il comunismo e respingere quindi una forma politica che si avviasse sulla via del revisionismo e del capitalismo. Strumento essenziale di un tale capovolgimento di mentalità avrebbe dovuto essere il pensiero di Mao che veniva presentato al popolo nella versione semplificata ma essenziale del Libretto Rosso.
Il comunismo si afferma in qualcosa di radicalmente nuovo, in funzione di un uomo nuovo: quindi tutto quello che è tradizionale nella tradizionalissima Cina dalla storia millenaria deve essere dimenticato, radicalmente estirpato, nullificato come se non fosse mai esistito perchè comunque intriso di valori feudali (o borghesi ): bisogna quindi ricominciare daccapo, cioè dal pensiero di Mao, fondamento di un mondo nuovo e radioso in cui si affermi la società giusta, felice e umanizzante del comunismo.
Anche i saperi tecnici assumono una funzione secondaria di fronte all'ideologia comunista perchè solo essa può veramente cambiare il mondo. Conseguentemente i giovani e i giovanissimi (quindi senza esperienza) si lanciarono all'attacco dei quadri del partito formati da uomini maturi e quindi consci delle difficoltà tecniche e anche della cultura non marxista nella quale pure erano nati, per esautorarli violentemente.
In questa prospettiva si comprende e si giustifica l'immensa autorità che viene ad avere il Libretto Rosso, solo seguendo il quale è possibile la instaurazione del "vero" comunismo.
Certamente la Rivoluzione Culturale fu manovrata dall'alto: questo però non toglie che l'entusiasmo e la convinzione delle Guardie Rosse fosse vera e genuina: effettivamente le masse dei giovanissimi crederono di potere instaurare, una volta e per sempre, in Cina e nel mondo, la giustizia e la felicità, veramente furono convinti che bastasse imparare a memorie quel piccolo libretto per comprendere tutto, per potere fare tutto: fu veramente un momento eroico nella storia.
Naturalmente i risultati furono disastrosi; il crollo economico, tecnico e culturale inevitabile.  Benchè Mao avesse stravinto, tuttavia dovette ancora rimettersi da parte e dopo la sua morte la Cina prese una strada diametralmente opposta a quella indicata dal "grande timoniere " ed ora veleggia apertamente nella direzione del capitalismo anche sfrenato. Mao è comunque rimasto un simbolo tuttora venerato e incontestato dai cinesi.
Una singolare conseguenza di una tale situazione è che ora i cinesi paiono non aver una propria ideologia culturale. II marxismo non è stata ripudiato a livello teorico, non sono state rivalutate le tradizioni cinesi, non si sono diffusi gli ideali liberali occidentali, il cinese medio conosce solo il pensiero di Mao, cosi come presentato dal Libretto Rosso  ma esso appare del tutto avulso dall'attuale situazione. Sono stati invece rivalutati pienamente i saperi tecnici che attualmente costituiscono il motore più importante dell'imponente sviluppo economico cinese.
Allo straniero che chiede ai cinesi del loro millenario passato essi rispondono che, in realtà, non ne sanno molto: la loro giovinezza è stata solo piena di Mao, il loro presente solo pieno di tecnologia e lavoro.

venerdì 4 giugno 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 4 giugno.
Il 4 giugno 1989 avvenne il massacro di Piazza Tienammen, allorchè i militari spararono e uccisero gli studenti che dimostravano per una maggiore libertà nel paese. Ancora oggi la censura cinese omette e vieta qualsiasi commemorazione di quella strage.
Le proteste erano iniziate il 15 aprile 1989 dopo la morte del segretario del partito comunista cinese Hu Yaobang, considerato un riformatore liberale. Mezzo milione di studenti, intellettuali e operai marciò fino alla piazza principale di Pechino per chiedere maggiori libertà politiche, libertà di stampa, riforme economiche e la fine della corruzione, molto diffusa allora come adesso. Ci furono proteste pacifiche anche in altre città della Cina, come Shanghai e Wuhan. Il governo si dimostrò inizialmente incerto se dialogare o meno con i manifestanti, decisi a occupare la piazza fino a quando le loro richieste fossero state soddisfatte. Il 13 maggio gli studenti iniziarono uno sciopero della fame che diede nuovo vigore alle proteste e conquistò nuovi sostenitori al movimento in tutto il Paese.
Il governo decise allora di agire e il 20 maggio impose la legge marziale nel Paese. Nella notte tra il 3 e il 4 giugno i convogli militari entrarono a Pechino facendosi strada tra le barricate dei manifestanti, che reagirono lanciando sassi e bombe molotov contro i soldati. L’esercito ricevette l’ordine di sgomberare la piazza entro l’alba e verso le 4:30 del mattino iniziò a sparare contro i civili, mentre i carri armati travolgevano barricate e i manifestanti che, secondo i giornalisti stranieri che hanno raccontato la vicenda, gridavano «perché ci state uccidendo»? Alle 5:40 la piazza era stata sgomberata. Il numero dei civili uccisi non è mai stato stabilito. Secondo il governo cinese i morti – soldati inclusi – sarebbero 241 e i feriti 7 mila. La NATO parla invece di 7 mila morti mentre un funzionario cinese della Croce Rossa ha detto che i morti sono stati 5 mila e i feriti 30 mila. Molte delle persone non furono uccise in piazza ma nei dintorni. La repressione continuò nei giorni seguenti: persone sospettate di sostenere i manifestanti vennero arrestate in tutta la Cina, i funzionari del partito che simpatizzavano per le proteste vennero rimossi dai loro incarichi, i giornalisti stranieri furono espulsi dal Paese mentre la stampa nazionale venne fortemente censurata per controllare la copertura del massacro.
Le immagini della strage furono diffuse dalle televisioni di tutto il mondo, le cui troupes stazionavano sulla piazza Tienanmen. Per ostacolare la diffusione di notizie il governo attuò un severissimo controllo sugli organi di stampa cinesi e vietò l'ingresso nel paese ai giornalisti stranieri.
La brutalità della repressione provocò l'isolamento internazionale del regime cinese; alcuni partners commerciali decisero misure di embargo economico (allentate e rimosse in seguito, con la normalizzazione della situazione interna da parte del regime di Deng). L’intero processo delle riforme sembrò subire una battuta d’arresto.
Dopo questo episodio, per tutti gli anni novanta la Cina ha intrapreso a tappe forzate la via del capitalismo attraverso uno sviluppo rapidissimo, supportato sia dai massicci investimenti statali, specialmente nei settori dell’energia e delle materie prime, sia dagli investimenti sempre maggiori da parte delle multinazionali di tutto il mondo, le quali vedevano e vedono tuttora nell’apertura del mercato cinese un immenso serbatoio di occasioni per produrre a basso costo e con estreme semplificazioni dal lato del mercato del lavoro. Tutto questo è avvenuto e avviene ancora con tassi di incremento del PIL compresi fra il 7 e il 10% e, ad oggi, la Cina è la seconda economia del mondo, avendo già superato Italia, Francia, Regno unito, Germania e Giappone.
Sebbene la protesta di piazza Tienanmen venga ricordata principalmente per il movimento studentesco pro-democratico e la carneficina perpetrata dallo stesso governo cinese, essa segna in realtà un punto di svolta nella storia economica e politica della Cina, poiché alla tragedia si susseguì non solo il passaggio (definitivo) all'economia di mercato, ma anche il consolidamento dei poteri del PCC, che ha causato il crescente autoritarismo che assoggetta i cittadini cinesi e la continua differenziazione tra le classi sociali, creando un paese di "super ricchi" e di "super poveri" dominato dalla corruzione e dalla censura.

martedì 7 ottobre 2014

#Crisantemi #NonsolofioriperiDefunti



imm. store.ilgarden.it


 I crisantemi fioriscono a fine ottobre e per noi sono i fiori dei defunti che ben pochi osano regalare in occasione di un matrimonio o di un compleanno. Ma non è così nel resto del mondo. In Cina e in Giappone, dove i crisantemi sono il fiore nazionale, sono simbolo di vita e di gioia grazie alla bellezza, alla varietà di forme, dimensioni e colore che ne fanno un ornamento prezioso in tantissime occasioni di festa.
Del resto la parola crisantemo deriva dal greco e significa “fiore d’oro”. Originario della Cina, le sue tracce si perdono nella notte dei tempi e si pensa che venisse coltivato addirittura cinque secoli prima della nascita di Cristo.
Dalla Cina si è diffuso in Corea e in Giappone dove un crisantemo composto da sedici petali è diventato l’emblema araldico della famiglia imperiale, e simbolo del paese stesso.
In Olanda i primi crisantemi arrivarono alla fine del 1600, ma occorrerà quasi un secolo perchè si diffondano in Francia, poi in Italia e in Inghilterra. In principio erano una vera rarità esotica, ma col tempo se ne diffuse la coltivazione casalinga.
Il crisantemo fiorisce quando le ore di buio equivalgono o superano quelle di luce, ed è per questo che nei nostri climi i primi fiori li vediamo in autunno, poi in primavera quando le ore di sole aumentano la pianta entra in riposo vegetativo.
Resistenti al freddo, le piante del crisantemo si adattano a tutti i tipi di terreno, purchè ben drenati, ma, per chi volesse cimentarsi nella coltivazione casalinga, è meglio scegliere un luogo soleggiato e riparato sia dalla pioggia dal vento anche per non rischiare di trovarsi con le corolle rovinate o gli steli spezzzati.
Per chi invece si accontenta di acquistarli c’è solo l’imbarazzo della scelta. Le varietà sono migliaia differenti per lunghezza dello stelo, forma e dimensioni della corolla, numero di petali, colori, che vanno dal bianco ai viola passando per tutte le tonalità del giallo del rosso e dell’arancio, e, soprattutto in questi giorni, prezzo.
Del resto, speculazioni a parte, i crisantemi sono una voce fondamentale della floricoltura italiana con la produzione concentrata in particolare in Liguria, Campania, Lazio, Toscana, Puglia e Sicilia. Ogni anno in Italia se ne producono più di 600 milioni di steli e circa 10 milioni di vasi e la loro vendita è concentrata tra la fine di ottobre e la prima decade di novembre quando in crisantemi si spendono tra i 380 e i 420 milioni di euro.
E chissà che qualcuno non sia destinato anche alle cucina recuperando un uso antico. I ricettari europei dei secoli scorsi lo ponevano ad un posto d’onore, i petali più delicati infatti possono essere aggiunti alle insalate, mentre gli altri possono profumare zuppe e minestroni, o dare nuovi sapori ad arrosti di carne o pesce

  da conipiediperterra.com

sabato 2 giugno 2012

Articolo 1 - Viaggio attraverso la #costituzione dei diversi stati con #Manlio #LoPresti

Trasmissione radiofonica del 1 giugno 2012 con Manlio Lo Presti, Sophie Accademica e Masaniello il Lazzaro

Costituzioni Politiche 1/2


Costituzioni Politiche 2/2


Costituzioni Culturali


Costituzioni Identitarie


Costituzioni Organizzative 1/2


Costituzioni Organizzative 2/2

giovedì 15 marzo 2012

#Esteri #Cina #diritti umani


Marco Del Corona alle 16:36 del 14/03/2012

Chi si concentra sul bicchiere mezzo pieno, guarda alle modifiche al codice di procedura penale approvate oggi a Pechino come a misure che impongono garanzie e vincoli alla polizia: in pratica vengono attenuati i rischi di arbitrii nel caso di fermo. Chi vede invece il bicchiere rimasto mezzo vuoto, non può non notare che rimane la possibilità di detenere dei sospetti in località segrete fino a sei mesi. Fermi ai limiti della legalità - accusano critici e gruppi per i diritti umani - che continuano a pendere minacciosi su chi esprima opinioni eterodosse.
I SI' E I 160 NO Le nuove norme sono state approvate durante la seduta finale della sessione annuale dell'Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese. A favore 2.639 deputati, 160 no e neanche una sessantina di astenuti. Le detenzioni extragiudiziali, spesso associate all'uso della violenza fisica se non della tortura, sono state impiegate finora soprattutto nei confronti di dissidenti o spiriti critici come l'avvocato Chen Guangcheng o come l'artista Ai Weiwei. C'è ora l'obbligo di avvertire le famiglie entro 24 ore, sempre che siano reperbili, ma non sembra chiaro l'obbligo di rivelare la località della detenzione. Altre aggiunte, dai maggiori poteri concessi agli avvocati alla tutela dei disabili, sono state invece apprezzate anche da gruppi come Human Rights Watch altrimenti severi (al pari di Amnesty International) su ulteriori passaggi della legge.
RIFORME POLITICHE Le nuove norme sulla detenzione hanno preceduto l'ultima conferenza stampa da primo ministro da parte di Wen Jiabao. Che, dopo aver esercitato una modestia e un profilo bassissimo ("spero che la Storia si dimentichi di me", anche se "io mi assumo le mie responsabilità, criticare chi comanda è naturale") pur rivendicando i successi del suo esecutivo, ha parlato di riforme politiche.
ELEZIONI Termini generici, come è tipico di Wen. Il premier ha messo in relazione le riforme economiche a quelle politiche, che sole possono dare profondità e tenuta al sistema produttivo cinese. Incalzato da una domanda del corrispondente del Washington Post che gli chiedeva, in un anno in cui russi francesi e americani scelgono il loro presidente,quando i cinesi potranno scegliere i loro leader, Wen ha risposto che "se il popolo può amministrare un villaggio, allora può governare anche una comune e un distretto", però tutto deve avvenire tenendo conto delle "particolari condizioni della Cina". Piuttosto, Wen ha citato come termine negativo la Rivoluzione Culturale, il decennio di estremismo che fu scatenato da Mao Zedong nel 1966 ed esauritosi alla sua morte.
TRAGEDIE "Senza riformare con successo la struttura politica" del Paese possono ripetersi "tragedie storiche come la Rivoluzione Culturale". Il passaggio è stato interpretato come uno schiaffo all'ala di "sinistra" del Partito comunista e in particolare a Bo Xilai, carismatico segretario a Chongqing dalle vivaci ambizioni. Se le fortune di Bo, dopo la rimozione del suo ex capo della polizia ora "investigato" e gli eventi connessi, stanno davvero tramontando è ancora presto per tentare di intuirlo. Ma il congresso del Pcc che si terrà in autunno scioglierà tutti i dubbi. 

Dalla rassegna stampa del 15.3.2012, curata da Manlio Lo Presti

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