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venerdì 22 agosto 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 22 agosto.

Il 22 agosto 1984 viene ritrovato lo scheletro quasi completo di un bambino preistorico, che viene battezzato ragazzo di Turkana.

Il ragazzo di Turkana è il nome di un fossile ritrovato presso il Lago Turkana in Kenia. Si tratta di uno scheletro quasi completo (mancano soprattutto mani e piedi), di un giovane ominide che morì intorno agli 8 anni, circa 1.600.000 anni fa all'inizio del Pleistocene.

Il ragazzo di Turkana - la forma del bacino indicò quasi immediatamente che si trattava di un maschio - venne classificato inizialmente come Homo erectus mentre ora viene attribuito alla specie Homo ergaster.

L'esemplare soffriva di scoliosi, e la causa della morte è probabilmente da attribuire ad una setticemia causata dall'infezione di un dente molare o a un incidente.

L'analisi delle ossa fecero supporre una statura di 160 cm, che sarebbero diventati 185 cm al raggiungimento dell'età adulta. Il peso è stato stimato in circa 68 kg.

La capacità della scatola cranica era di 880 cm³, che sarebbero diventati 910 cm³ in età adulta, cioè molto meno dell'uomo moderno che in media raggiunge i 1350 cm³; era tuttavia una dimensione già di tipo umano. Si può supporre che in linea generale avesse l'aspetto simile ad un uomo attuale, con una struttura corporea simile agli attuali Masai del Kenia, anche se il suo cervello era equiparabile a quello di un bambino di poco più di un anno.

In complesso lo scheletro aveva caratteristiche come la postura inclinata in avanti, l'arco sopraciliare pronunciato e l'assenza di mento che lo distinguono dall'uomo moderno; anche le braccia erano più lunghe delle attuali.

È stato inoltre ipotizzato che avesse già una ricopertura di peli corporei molto ridotta, il che avrebbe favorito i movimenti e la termoregolazione nella savana.

Lo studio della morfologia interna del cranio indicò che verosimilmente non esisteva un'innervazione delle strutture, tale da permettere di avere una proprietà di linguaggio prossima alla nostra. Il ragazzo di Turkana pertanto poteva solo articolare suoni.


venerdì 11 luglio 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è l'11 luglio.

L'11 luglio 1975 gli archeologi cinesi portano finalmente alla luce l'esercito di terracotta" rinvenuto casualmente l'anno precedente.

Il 29 marzo del 1974, un gruppo di contadini cinesi della provincia dello Shaanxi fece una delle più sensazionali scoperte archeologiche del secolo. Mentre scavavano un pozzo alla ricerca di acqua si imbatterono nei resti di quello che da allora è chiamato “l’esercito di terracotta”, un’armata di più di seimila sculture di soldati, acrobati e cortigiani messa a guardia della tomba di Qin Shi Huang, il primo imperatore della Cina, che la fece costruire più di due secoli prima della nascita di Cristo.

L’inverno del 1974 era stato particolarmente secco e la provincia dello Shaanxi, come gran parte del nord della Cina, erano colpiti da una grave siccità. Un gruppo di contadini che vivevano poco lontano dalla città di Xi’an si misero a scavare alla ricerca di acqua. Il luogo che avevano scelto non era molto lontano da una zona ricca di scavi archeologici. Bastava smuovere un po’ di terra per trovare cocci, mattoni e frammenti di terracotta.

Questi ritrovamenti era molto utili ai contadini, che erano felici di riutilizzare quello che trovavano come materiali da costruzione o recipienti. Per farlo, però, dovevano superare le barriere della superstizione. Gli anziani dei villaggi, in particolare, ritenevano che rimuovere quegli oggetti dalla terra infastidisse gli spiriti e fosse di malaugurio.

La spedizione non trovò acqua. Al suo posto, dopo alcuni metri di scavi, trovarono una quantità sorprendente di cocci, come mai era capitato prima. Era una mezza vittoria e i contadini riempirono un intero carretto con gli oggetti ritrovati. Quando ritornarono al villaggio ci fu una certa animazione: come era accaduto in passato, uno degli anziani del villaggio disse che con il loro scavo i contadini avevano svegliato gli spiriti della terra. Per giorni i contadini ritornarono sul luogo dello scavo, celebrando riti e accendendo bastoncini di incenso nel tentativo di placare la rabbia degli dei.

Uno di loro, però, la pensava diversamente. Si chiamava Yang Zhifa – almeno secondo uno dei resoconti della storia più diffusi – e aveva partecipato al primo scavo, il 23 marzo. Yang aveva notato che il ritrovamento era diverso dal solito. I cocci che avevano trovato non somigliavano a pezzi di vasi o di mattoni: avevano qualcosa di umano. Inoltre, in mezzo ai rottami spuntati, Yang aveva anche visto oggetti di metallo luccicante che sembravano spade o coltelli. Il 29 marzo avvertì le autorità cinesi, che inviarono sul posto un gruppo di ricercatori. Fu sufficiente allargare un poco lo scavo praticato dai contadini perché i ricercatori del governo si accorgessero di essere davanti ad un ritrovamento storico.

Gli scavi andarono avanti per anni con grande prudenza. Si scoprì che i precedenti lavori di scavo alle tombe circostanti, che si trovavano a volte a pochissima distanza dall’esercito di terracotta, avevano danneggiato numerosi soldati. Alla fine dei lavori vennero individuati quattro “pozzi” principali nei quali era sepolta un’armata composta da più di seimila figure. Il pozzo principale è il numero uno, dove è radunato il grosso dell’esercito. È composto da undici corridoi, ognuno largo circa tre metri. I guerrieri di terracotta sono incolonnati in questi corridoi, immobili come durante una rivista militare.

Nel pozzo numero due è schierata la cavalleria. Ci sono circa 130 carri da guerra e più di 520 cavalli. Il pozzo numero tre è riservato agli ufficiali e ai generali, più alti dei soldati normali e scolpiti con uniformi elaborate. Il quarto pozzo è vuoto e secondo gli archeologi potrebbe essere stato lasciato incompiuto durante i lavori. Intorno ai quattro pozzi principali e a una certa distanza ce ne sono numerosi altri, più piccoli, dove erano custodite le sculture di acrobati, danzatori e cortigiani.

L’enorme esercito e la corte sono disposti a circa un chilometro e mezzo di distanza dalla tomba che avrebbero dovuto vigilare per sempre, l’enorme tumulo funerario dell’imperatore Qin Shi Huang, che regnò tra il 260 e il 210 avanti Cristo. La tomba di Qin è ancora in gran parte misteriosa, visto che nessuno scavo è stato ancora compiuto – ufficialmente per il timore di rovinare gli oggetti all’interno.

Nelle cronache cinesi dell’epoca, tutte successive alla morte di Qin, si fanno numerosi riferimenti alle meraviglie contenute nella tomba, ma non c’è nessun accenno alla grande armata che sorveglia l’accesso orientale al tumulo. Gli archeologi sono comunque riusciti a ricostruire una parte notevole della storia dell’esercito di terracotta.

L’impero di Qin era altamente centralizzato e per gli storici non è difficile immaginare che numerosi laboratori siano stati incaricati di realizzare l’esercito, sulla base di un disegno preordinato dai funzionari della corte. Le statue di terracotta sono composte da varie parti incollate insieme, il che fa supporre una sorta di produzione “a catena di montaggio”, con laboratori che producevano in serie le braccia, altri i busti, le gambe e i volti. Altri operai, probabilmente sul posto, montavano le statue e le mettevano in posizione, come ha spiegato lo Smithsonian Magazine.

Gli archeologi hanno osservato che, per dare varietà ai volti dei seimila soldati, siano state utilizzate otto forme diverse per realizzarli. Un procedimento simile venne usato probabilmente anche per le gambe e per le braccia. I soldati erano quasi tutti armati e si calcola che all’inizio nella tomba fossero sepolte circa 40 mila armi di bronzo: da allora molte sono state rubate o sono state completamente corrose dalla ruggine. Gli storici cinesi dell’epoca parlano di 250 mila o addirittura 700 mila operai non pagati per realizzare il tumulo e – sappiamo noi – l’esercito di terracotta. Storici moderni ritengono queste stime improbabili. Secondo alcuni calcoli, 16 mila persone impegnate per due anni sarebbero state sufficienti a realizzare tutto il complesso.

Dagli anni Settanta a oggi l’esercito di terracotta è diventato una delle principali mete turistiche della Cina. Intorno al sito è sorta una vera e propria città turistica, con alberghi, ristoranti e musei. Repliche o addirittura pezzi originali dell’esercito sono stati portati in tutto il mondo per una serie di mostre, ottenendo un enorme successo. Quella al British Museum del 2007-2008 fu l’evento più di successo dai tempi dal tesoro di Tutankhamen, oggetto di una mostra nel 1972.

A gran parte dei contadini, tra cui anche alcuni degli autori della scoperta, l’esercito di terracotta non portò fortuna. Il governo acquistò la loro terra e li lasciò nelle condizioni di estrema povertà che toccarono a gran parte dei cinesi durante la rivoluzione culturale di Mao Tse Tung. Per Yang Zhifa le cose andarono diversamente. Come principale autore della scoperta, Yang venne ricompensato dal governo cinese con una somma equivalente a quanto guadagnava in un anno. Quando poi l’esercito divenne una gigantesca attrazione turistica, venne chiamato dal direttore del museo per firmare autografi a pagamento, un’attività che Yang ha continuato a fare fino alla pensione. Sapere che fine ha fatto non è semplice. Oggi, a Xi’an, la città più vicina al sito archeologico, ci sono parecchie persone che sostengono di essere gli autori della scoperta e si fanno pagare per firmare autografi. Diversi di loro sostengono di essere proprio Yang Zhifa.

mercoledì 9 dicembre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 9 dicembre.
Il 9 dicembre del 1959, a Taranto, durante gli scavi per la realizzazione di una abitazione, veniva trovata una tomba gloriosa e pluridecorata, risalente presumibilmente al V sec. a. C., nella quale l'uomo sepolto veniva indicato come una vera leggenda dell'epoca per aver vinto quattro olimpiadi in una delle specialità più difficili e poliedriche, il pentathlon.
Dai resti dell'uomo, ribattezzato l'atleta di Taranto, è stato possibile risalire alla sua dieta alimentare, alla sua età e allo stile della sua acconciatura: si trattava di un uomo sui 30 anni e di corporatura robusta, alto circa 170 cm (una statura eccezionale per quell'epoca), per un peso di 77 kg. Evidenti erano anche i segni della sua potenza nel lancio del disco, nel salto in lungo, nel lancio del giavellotto, nella corsa e nella lotta, le discipline sportive tipiche del Pentathlon. I suoi capelli erano ricci e scuri come i suoi occhi. La sua dieta alimentare era costituita principalmente da cereali e frutta, ricchi di carboidrati, come erano anche soliti usare i suoi colleghi, ma che lui accompagnava ad una buona dose di fonti proteiche, come il pesce azzurro di piccola taglia quali acciughe, sarde, sgombri, crostacei ed ostriche, talvolta anche carne.
Le ipotesi sulla morte dell'atleta sono principalmente due. Secondo la prima, in quanto campione, ebbe presumibilmente pochi rivali nelle sue discipline sportive, che lo condussero purtroppo allo stremo delle sue forze e alla morte all'età di 35 anni. La seconda ipotizza un possibile avvelenamento tramite arsenico, quando l'atleta aveva circa 27 anni, assassinato molto probabilmente per interesse sportivo.
Alla sua morte, quando la sua bell'anima salì all'Olimpo, fu adagiato in un sarcofago monumentale per il meritato eterno riposo, seppellendolo come lui desiderava con le sue quattro anfore panatenaiche, raffiguranti ognuna le sue precedenti gloriose vittorie. Al ritrovamento della tomba però, ne furono rinvenute solo tre, in quanto la quarta andò perduta. Ora la sua tomba troneggia in una sala del Museo nazionale archeologico di Taranto.
In occasione delle olimpiadi di Pechino del 2008, il corredo funerario dell'atleta è stato esposto al BeiJing World Art Museum di Pechino dal 28 luglio 2008 al 30 gennaio 2009.

sabato 18 agosto 2012

Come una goccia di sangue in un organismo più grande, Merete #Pryds Helle, L’ #amore ai tempi della pietra, #preistoria, #neolitico, #archeologia #antropologia #estasi #Göbekli Tepe #citazione


www.marieclaire.it
Edith è seduta sulla roccia scaldata dal sole fra due stranieri quasi nudi e si gode il calore che si attenua. Il cielo si arrossa, come se fosse percorso da una gazzella sanguinante che scivola sul fango del crepuscolo. Edith ha nel palmo della mano alcuni granelli e li guarda.

"Sono solo semi", dice.

"Non sono come quelli che conosci", dice uno degli stranieri. È un uomo alto e dinoccolato, quando cammina sembra spinto avanti dal vento. Ha due code di leopardo annodate alla vita e una collana di denti di squalo. Fra i capelli ricci sono infilate delle lunghe piume d'aquila, ha braccia e gambe coperti di tatuaggi geometrici. Si è presentato come Aquila, il suo compagno come Verde, e così è chiaro che tipo di gente sono, per chi non lo ha già indovinato dalle numerose borse di pelle che portano alla cintura e sulle spalle. Gente che va in giro senza famiglia né clan, gente che pratica il baratto per tirare avanti e conosce il valore delle cose. Gente al cui arrivo gli abitanti del villaggio sono contenti, ma sono anche contenti quando se ne vanno e li salutano con la mano mentre accarezzano i nuovi gioielli o le armi. Uomini che conoscono sempre le novità, pieni di storie sulle vicende nel vasto mondo.

"Piantarli", ripete Edith. "Che cosa hanno di speciale?"

"Danno un raccolto maggiore", spiega Verde. È più piccolo di Aquila e porta delle lunghe collane di turchesi che gli pendono dal collo. Ha due topi bianchi nei capelli e sui lombi un pezzo di lino verde intessuto.

"La spiga non si apre durante la mietitura. Questo rende più facile mietere e più facile battere. E ha un sapore migliore".

Edith fa scivolare di nuovo i semi nel sacchetto di pelle di Verde, uno dopo l'altro.

"Come posso essere sicura che ciò che dite è vero?" chiede abbassando lo sguardo sul villaggio rotondo coricato su una piana sotto la rupe dove sono seduti. in 3.

(Pre Pottery Neolithic A/B, abbreviato in PPN A/B. Si trovano stoviglie, contenitori e figure di argilla cotte nel fuoco, ma poca ceramica. Il periodo è caratterizzato dal cosiddetto addomesticamento, ovvero il processo con cui vengono rese domestiche specie vegetali e animali e costruite abitazioni.)


Edith vede i bambini del villaggio, sette in tutto, che saltellano lungo il corso d'acqua, in fila come rane, finché uno cade. Le donne sul piazzale davanti alle abitazioni tengono d'occhio la carne di gazzella sul fuoco mentre, accovacciate, fanno dei fori nelle piccole pietre verdi che scambieranno con Verde e Aquila. Gli uomini sono seduti in circolo e parlano in modo concitato, apparentemente di un uomo anziano sdraiato su una stuoia fuori dal circolo. Edith ha partorito due figli e così il peggio è passato.

 [...]

"Cosa volete allora per i vostri semi?" dice lei.

Ora le cose si fanno più complicate.

Verde e Aquila potrebbero chiedere collane di perle verdi, da barattare sulla costa per un buon prezzo. Potrebbero chiedere corna di gazzella o carne, oppure ossa affilate dei grandi uri o aghi d'osso e abiti di pelle. Potrebbero chiedere asce di selce o punte, che sono apprezzate più all'interno del deserto, dove la qualità della selce è peggiore. Potrebbero chiedere i raffinati gioielli di madreperla di Stane o i bracciali di pietra di Ishi. Avrebbero potuto anche chiedere del tempo con una delle donne o un bambino come assistente e compagnia, magari un bambino che aveva difficoltà con la stretta convivenza del villaggio. Dio li fa e poi li accoppia. Ma i due mercanti sono persone moderne, ciò che desiderano è partecipare alla più alta esperienza collettiva che la civiltà possa offrire, nella quale il singolo si sente come una goccia di sangue in un organismo più grande. Verde e Aquila non hanno un clan, quello in cui sono nati lo hanno abbandonato e nella stessa occasione hanno assunto i loro nomi da vagabondi. E senza un legame di appartenenza a un clan non possono partecipare al grande incontro del solstizio, a cinquecento chilometri a nordovest, che ogni dieci estati raccoglie il mondo e sospende il tempo, risucchia la gente nell'ombelico del tempo, in modo che sanno cosa c'è dall'altra parte, dentro il corpo del tempo. È questo che Verde e Aquila desiderano. Non è ciò che vogliamo tutti?

Edith ascolta il desiderio dei due uomini. Se li immagina camminare da soli fra i bassi pistacchi e i mandorli, vede i branchi di gazzelle, sente il rumore di passi sulla terra pietrosa, nel silenzio assordante che si alza sulle rupi e sul deserto. Anche lei cammina, ha due vite che cambiano con le stagioni. Nella parte più calda dell'anno è ogni giorno in un posto nuovo. In quella più fresca dorme ogni notte nella sua casa rotonda, rotonda come le case di giunchi erette in fretta, che costruiscono d'estate quando camminano. La forma delle case è innanzitutto pratica, ma diventa anche un rapporto fra corpo, pensiero e ambiente, e a poco a poco tutto il mondo sembra rotondo. La casa è solo una versione più piccola della casa del cielo.

Dice che parlerà con gli altri. Poi vedranno.

Quella notte Verde e Aquila dormono nella casa di Edith. Srotolano le loro stuoie intrecciate sul pavimento bianco appena spazzato, mentre Edith e i bambini dormono da Tas, l'uomo che lei chiama suo. Prima di dormire lei e Tas parlano a lungo del desiderio dei due uomini in cambio delle sementi che hanno appassionato i pensieri di Edith. Lei vuole quei chicchi, immagina già le spighe che si muovono al vento, grandi e grasse, senza che l'aria porti via i chicchi. Gli steli sono alti come la casa, nella sua mente, ogni spiga è grande come la sua testa, può allungare la mano e coglierla come una noce e mangiarla, grande e tonda. Sì, non il pane, perché quel concetto non esiste nella coscienza di Edith, e le pagnotte che mangerà quando sarà una donna anziana e onorata saranno piatte e sapranno di fumo, ma immagina la spiga come una gigantesca mandorla. Tas vede il suo entusiasmo e si chiede se alla richiesta dei due uomini sia possibile dare una risposta positiva.

Edith, Tas e i loro clan appartengono ai gruppi che hanno accesso ai centri rituali che diffondono energia e raccolgono tutto il mondo conosciuto. Il mondo conosciuto è un'area di circa 180.000 chilometri quadrati. Il più grande centro rituale, quello verso il quale tutti i clan fra pochi mesi si muoveranno, si trova nell'attuale Turchia, nel Kurdistan, in un luogo che ancora oggi significa se non l'ombelico del mondo, almeno l'ombelico della collina, ovvero Göbekli Tepe.


(Merete Pryds Helle, L’amore ai tempi della pietra,  Asti, Scritturapura, 2012, pp. 18 ss.) 

(Nell’immagine sopra: oggetti vudu da collezione privata,  esposti alla mostra “Cartier e l’arte primitiva, Parigi, aprile-settembre, 2011”)



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