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sabato 2 marzo 2013

#Italy e i suoi #Borghi: Giglio Castello - Toscana

http://www.gonews.it/foto/isola_del_giglio_giglio_castello.jpg

 Il nome

   Non il bel fiore profumato, ma la capra (igilion in greco) sembra essere all’origine del nome, latinizzato poi in Gilium. Infatti, su questa come sulle altre isole dell’arcipelago toscano, vi erano molte capre selvatiche, ancora presenti a Montecristo.  Giglio Castello, che ancora conserva la cinta muraria che gli ha dato il nome, era un tempo chiamato “La Terra”.

La Storia

 VIII sec. a.C., con l’arrivo degli etruschi, inizia lo sfruttamento intensivo delle risorse minerarie dell'Elba e del Giglio, che forniscono il ferro necessario per la realizzazione di preziosi manufatti.
• I-II sec. a.C., la presenza romana è testimoniata dai resti della Villa, con annessa peschiera per murene, appartenente ai Domizi Enobarbi.
• 410, le case dei patrizi romani ospitano i fuggiaschi dall’invasione dei Goti; giunge in zona, per sottrarsi alla persecuzione dei Vandali, anche Mamiliano, vescovo di Palermo e futuro patrono dell’isola.
• 
805, l’isola è donata da Carlo Magno ai monaci cistercensi di Aquas Salvias, l’abbazia romana delle Tre Fontane.
• X-XII sec., il Giglio passa da una famiglia all’altra, gli Aldobrandeschi, i Caetani, gli Orsini, che esercitano il governo per conto di Firenze o Pisa, le potenze che si contendono l’isola; Pisa vi edifica il borgo, la cinta muraria intervallata da torrioni e la rocca, tutti ancora parte integrante dell’abitato.
• XIII-XV sec., continua l’alternarsi delle famiglie al potere: il Giglio è dato in “affitto” dai Cistercensi a Pisa, Firenze, Siena, fino al presidio del re di Napoli, che cede la proprietà ai Piccolomini.
• 1534, prima incursione del corsaro Barbarossa.
• 1544, il pirata saraceno torna a saccheggiare il Giglio e deporta quasi tutta la popolazione a Tunisi: le cronache parlano di 700 persone fatte prigioniere.
• 1558, i Piccolomini vendono l’isola a Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de’ Medici; sotto il governo dei Medici, il Giglio acquista autonomia e stabilità; sono redatti gli Statuti che prevedono la democratica partecipazione del popolo.
• 1559-63, nuovi attacchi dei pirati saraceni, questa volta respinti.
• 1737, quale parte del Granducato di Toscana, anche il possedimento del Giglio passa ai Lorena, su decisione delle maggiori potenze europee.


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Stretti vicoli vista mare

Il suono di sandali freschi rende felici i turisti che sbarcano al porto con la promessa dell’estate. A Giglio Porto, pittoresca località dalle case multicolori, meritano una visita la Torre del Saraceno, costruita da Ferdinando II nel 1596, e la Caletta del Saraceno con i resti, visibili a pelo d’acqua, della peschiera annessa alla villa romana dei Domizi Enobarbi.
In breve con l’autobus si arriva nel borgo medievale di Giglio Castello,  arroccato su una collina a 400 m sul livello del mare. Passeggiare a Castello significa lasciarsi accarezzare dal vento, assalire dal salino, incrociare l’azzurro tra scorci e vicoli suggestivi. Il dolce Tirreno, il mare degli etruschi, offre dalla strada esterna alle mura la visione delle isole Giannutri, Elba, Montecristo, Corsica e di un buon tratto della costa continentale.
Eretto dai Pisani nel XII sec., più volte ampliato e restaurato dai Granduchi di Toscana, Giglio Castello è ben conservato al suo interno. Le vie strette sormontate da archi, le scale esterne per accedere alle abitazioni, l’imponente Rocca Aldobrandesca (o Pisana) del XII sec. - oggi chiusa per restauri e visibile solo dall’esterno - donano all’abitato il fascino del borgo costruito in funzione difensiva, considerato il costante pericolo proveniente dal mare. Gli angusti spazi abitativi sono protetti da una possente cinta muraria d’impianto mediceo, intervallata da tre torrioni a pianta circolare. Le tre porte d’ingresso al Castello sono addossate a grossi massi di granito. Costeggiando le mura si arriva alla graziosa Piazza dei Lombi e, proseguendo, alla Casamatta, già importante postazione difensiva. Sulla piazza dominata dalla Rocca vi è un notevole edificio settecentesco, di proprietà di un noto musicista.
Più o meno al centro del Borgo, sul lato ovest, la Chiesa di San Pietro Apostolo dona memoria di sé già dal Quattrocento, anche se il suo attuale aspetto, grazie a rifacimenti successivi, è settecentesco. A destra, nella Cappella del Crocefisso, si ammirano oggetti sacri provenienti dalla Cappella di Papa Innocenzo XIII: calici, candelieri, reliquari, tutti in argento cesellato eseguiti a Roma tra XVII e XVIII sec. Il reliquario d’argento del 1724 contiene l’avambraccio destro di Mamiliano, il santo patrono. Ma il pezzo forte è un bellissimo Cristo d’avorio attribuito al Giambologna. Tra tele e busti settecenteschi e un altare in marmo del XV sec., una curiosità: due sciabole con impugnatura d’argento e una pistola abbandonate dai pirati tunisini nell’ultimo assedio del 1799. Un altro particolare degno di nota è dato dai basamenti delle due acquasantiere: provengono dalla villa romana dei Domizi Enobarbi di Giglio Porto (I-II sec. d.C.). Uscendo dalla chiesa, sotto il piazzale si vede la cisterna fatta costruire intorno al 1800 da Ferdinando III per consentire un’adeguata riserva idrica, utile in caso di assedio.
A Giglio Campese, infine, la Torre Medicea, costruita a cavallo tra XVII e XVIII sec., è piantata su un isolotto di granito.

Il prodotto del borgo

  Prodotto principe del Giglio è il robusto e ambrato vino Ansonaco, che si può degustare nelle numerose cantine in cui viene prodotto e conservato. Apprezzabili anche il miele e il “panficato”, un dolce con fichi e frutta secca.



Il piatto del borgo

Suggeriamo il coniglio selvatico alla cacciatora, cucinato con pomodoro, spezie che crescono nel fitto della macchia mediterranea e un po’ di peperoncino. Per il resto, la cucina delle isole toscane è quella tipica del Mediterraneo: piatti poveri ma saporiti basati su pesce e crostacei, aromatizzati con i profumi di macchia e accompagnati dal vino locale.

fonte web:  http://www.borghitalia.it/html/borgo_it.php?codice_borgo=545&codice=elenco&page=1

venerdì 23 novembre 2012

#Italy #Val d'Aosta: Castello di Sarre

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Poco oltre la città di Aosta, dirimpetto allo sbocco della valle di Cogne, il castello di Sarre domina sul poggio terrazzato ricco di vigneti, che godono dell'ottima posizione soleggiata. La costruzione attuate (un fabbricato a pianta allungata con la facciata molto a valle) non ha più l'aspetto di un castello tipico medievale.
Tutto l'edificio poggia su un terrazzamento sorretto da fondazioni di sostegno ad arco che, viste dal basso danno l'impressione di costruire corpo unico con il fabbricato, facendoli assumere così un aspetto ancora più massiccio ed originale.
Nella sua lunga storia (il castello risale al 1242) passò in proprietà a diverse famiglie. Tra i primi proprietari vi fu un discendente della famiglia Bard ( tristemente famosa nella storia valdostana per le nefandezze compiute da alcuni suoi membri), dal quale poi passò, nel 1364, a Enrico di Quart; da questi, dopo una breve parentesi in cui il castello fu in mano ai Savoia il feudo e il castello passarono di mano in mano sino al barone Ferrod, proprietario della miniera di Ollomont.
Tutti questi cambiamenti di proprietà non furono indolori per l'antico castello, che dovette seguire, con adattamenti e modifiche radicali, gli umori e le esigenze abitative dei vari padroni. Chi però lo trasformò completamente fu il Ferrod, che dell'edificio originario conservò solo la torre quadrata inglobata nel nuovo assetto architettonico.
Dopo il Ferrod, le cui fortune economiche tramontarono in seguito al fallimento della sua impresa estrattiva e commerciale, il castello finì in mano ad altri proprietari, tra i quali fu nuovamente un lontano discendente dei Bard.
 Nel 1869 il re Vittori Emanuele II lo acquistò destinandolo a residenza reale estiva durante i suoi soggiorni in valle di Aosta, in occasione delle battute di caccia del Gran Paradiso. Il re cacciatore, diede l'aspetto definitivo al complesso: aggiunse le scuderie e sopraelevò la torre antica, che assunse l'atipico aspetto attuale di incerta classificazione stilistica.

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 Anche gli ambienti interni furono ristrutturati per accogliere il reale proprietario; di questa presenza ne è indiscutibile testimonianza il grande salone interamente decorato dai trofei di caccia di Vittorio Emanuele II. I trofei esposti, non solo nel salone ma anche nel corridoio, dimostrano quanto fosse grande la passione per la caccia del "re galantuomo", ma anche quanto poco buon gusto egli ebbe nel volerli appendere in casa in così gran numero.
Oltre al salone dei trofei, vi sono altre stanze e camere dove vivevano il re e il suo seguito. Questi ambienti sono arredati con mobili, quadri, specchiere del '700 e '800 assieme ad altri oggetti e soprammobili dell'antico artigianato valdostano. Umberto I vi apportò ulteriori interventi decorativi.
Il castello fu in seguito abitato per la villeggiatura, in particolare dai Principi di Piemonte Umberto e Maria Josè.
Durante l'ultimo conflitto e nei primi anni del dopoguerra, il castello di Sarre ospitò reparti di truppe militari, le quali ebbero poco rispetto per le antiche strutture e memorie storiche. 

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 Le stanze reali, i saloni e gli altri ambienti furono usati in malo modo, danneggiati e in parte spogliati dagli arredi. Arredato con oggetti e opere eterogenei e di varia provenienza, fu venduto dai Savoia alla Società Moriana di Aosta nel 1972 e aperto al pubblico come Museo delle memorie dinastiche. Nel 1989 la Regione Valle d'Aosta ha acquistato il complesso, dando inizio ai lavori di adeguamento normativo. Completamente ristrutturato, il castello si presenta oggi nel suo allestimento definitivo. L'intervento ha voluto conservare la doppia identità assunta dal castello nel corso della storia: di residenza alpina e di Museo della presenza sabauda in Valle. Il castello si presenta ora come dimora e come Museo. Al piano terra dove la visita è libera, le sale sono state concepite come "sezioni didattiche", con lo scopo di introdurre il visitatore alla visita accompagnata (ogni mezz'ora) ai piani superiori. Oltre all'iconografia sabauda (Sala d'accoglienza e Cabinets des gravures), esse riguardano le cacce reali nelle Alpi (Salles Chasse) e la storia del castello. Ai piani superiori, le stanze sono state riallestite su base inventariale (Inventario del 1890), con parte degli arredi ritrovati nel castello. Sono visibili l'Appartamento Reale (primo piano) con la Gran Sala del gioco e la Galleria dei trofei venatori, le stanze private e domestiche, mai aperte in precedenza. Le stanze del secondo piano riguardano la storia della dinastia sabauda nel secolo XX: da Vittorio Emanuele III e la regina Elena di Montenegro, a Umberto II e Maria Josè, figura particolarmente legata alla Valle d' Aosta.
 
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mercoledì 21 novembre 2012

#Italy #Val d'Aosta: Castello di Quart

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Castello_di_Quart_%28AO%29.jpg
La parte più antica del castello fu eretta nel 1185 a scopi difensivi da Jacques de la Porte de Saint Ours capostipite della Signoria di Quart. Il castello subì, in epoche diverse, parecchie trasformazioni. Le più rilevanti risalgono all'epoca in cui fu occupato dai Savoia (1378-1550). Adibito a cascina per circa un secolo perse molto del suo carattere originario. Il castello, ancora in restauro, non è visitabile. Al termine dei lavori ospiterà il Museo Etnografico Valdostano. Il suo stesso nome (QUART) è legato al capoluogo e significa "ad quartum lapidem", cioè posto alla quarta pietra miliare a partire da Aosta. A Vollein, caratteristico villaggio della collina di Quart, nel 1968 si scoprirono i resti di una necropoli di epoca neolitica che rappresentano, secondo gli archeologi, le prime tracce di insediamenti umani in Valle d'Aosta. Nei dintorni del castello si possono anche visitare:
Fontin - uno dei numerosi alpeggi comunali dove la tradizione narra fu affinata la tecnica della lavorazione della Fontina che derivò la sua denominazione proprio dal nome dell'alpeggio (...la tesi è molto controversa).
Trois Villes - Altro villaggio molto bello della collina situato su tre piccoli pianori, completamente distrutto dai nazi-fascisti durante la seconda guerra mondiale; a ricordo di questa tragedia fu eretto, in tempi recenti, il Monumento al Partigiano ed un faro illumina la notte, con i colori della bandiera italiana.


fonte web:http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm

lunedì 19 novembre 2012

#Italy #Val d'Aosta: Castello di Fenis

http://www.hcdc.it/castello.asp
 La scenografia di Fénis le cui parti più antiche risalgono al 1242 è la più imponente e grandiosa di tutta la valle, ben diversa da quella egualmente spettacolare ma più artificiosa di Saint Pierre, di cui si parlerà più avanti.
Fénis, contrariamente agli altri castelli costruiti per scopi bellici e difensivi, non è situato sulla sommità di un promontorio ma sul colmo di una lieve collinetta, in una amena conca di prati e boschi. Già l'ubicazione denuncia che il poderoso apparato difensivo è un allestimento scenico; infatti non ha mai subito (per quanto si sa) attacchi e assedi di sorta. La sua funzione è stata esclusivamente quella di sede prestigiosa dei Challant del ramo Fénis.
L'apparato bellico imposto alla costruzione ha condizionato però non poco gli spazi civili, che risultano, seppure ampi, poco illuminati dalle scarse finestre a crociera che hanno sostituito nel XV secolo le originali finestre lobate trecentesche.
Dalla famiglia Challant il castello nel 1716 passò in altre mani che lo ridussero a fattoria. Le sue splendide sale divennero stalle, fienili, depositi e alloggi dei fattori. Tale stato di degrado durò sino al 1895 allorché Alfredo d'Andrade, appassionato ricercatore e conservatore delle memorie storiche valdostane, lo acquistò per conto dello Stato mettendo mano ad una intelligente opera di recupero e restauro delle parti che erano scampate alla rovina e allo spregio.
Successivamente altri interventi, purtroppo meno colti e accorti, completarono i lavori di ricostruzione delle parti andate distrutte e così il castello tornò al suo aspetto originario.
Attualmente esso è di proprietà dell'Amministrazione Regionale che lo ha destinato a sede del museo del mobile valdostano. 



http://castelliere.blogspot.it/2010_10_01_archive.html

  Dal punto di vista architettonico è uno dei più complessi. Il corpo centrale è chiuso da due ordini di mura e si può accedere all'interno del primo piano recinto passando nell'androne sotto la torre più antica del castello. Superato il primo ordine di mura occorre compiere un mezzo giro attorno alla cinta interna per trovare l'ingresso che permette di entrare nel piccolo cortile di forma trapezioidale, chiuso sui quattro lati dalle facciate interne coi balconi di legno.
Anche qui, come a Issogne, le parti sono interamente affrescate con dipinti ispirati all'araldica e alla decorazione gotica. In fondo al cortiletto si trova lo scalone semicircolare che porta ai piani superiori. Sulla parete sopra lo scalone vi è l'affresco raffigurante San Giorgio che uccide il drago. Più in alto sono dipinte altre figure di santi protettori, tutti recanti strisce e nastri su cui sono scritti motti e massime morali. Le figure sono di notevoli fattura tardo gotica in valle di Aosta. Sono opera di Giacomo Jaquerio e dei suoi discepoli, che li eseguirono tra il 1425 e il 1430.
Le stanze e le sale sono distribuite su tre piani fuori terra e ogni spazio ha una sua individualità compositiva. Degni di attenzione sono igrandi camini, presenti quasi in ogni ambiente; la sala del trono, con la cappella sul fondo magistralmente affrescata dal Jaquerio; e poi la cucina e poi la sal da pranzo. Tutti i locali sono arredati con autentici e preziosi mobili valdostani del XV e XVI secolo.

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mercoledì 14 novembre 2012

#Italy #Valle d'Aosta: Castello di Ussel

http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm  

Il castello di Ussel è il primo esempio di castello monoblocco ( a corpo unico) in Valle d'Aosta e si configura come un'architettura intermedia tra l'austero castello di Verrès e quello più articolato di Fénis. Ha un grande valore da un punto di vista storico perché, non avendo subito altri interventi edilizi dopo la costruzione, ha potuto conservare le sue caratteristiche originarie. L'edificio rappresenta una svolta nell'architettura militare e costituisce l'ultima fase evolutiva del castello medievale. Questa grande evoluzione nella tipologia architettonica, evidente ad Ussel, non è così visibile nel contemporaneo castello di Fénis. Il motivo è forse da ricercarsi nel fatto che la costruzione di Ussel è stata eretta ex-novo, mentre gli interventi di Fénis o di Aymavilles sono stati vincolati dagli edifici preesistenti che hanno fortemente condizionato le scelte progettuali. Tuttavia il progettista della forma monoblocco che caratterizza il castello di Ussel potrebbe aver tratto ispirazione, oltre che dagli edifici siriani (magari incontrati durante le crociate), anche da fabbricati valdostani quali il corpo residenziale del castello di Bramafan o la casaforte di Planaval.
Il castello, situato su un costone roccioso posto su un precipizio, costituisce una delle maggiori attrattive della zona. L'edificio, visitabile nel periodo estivo, domina dall'alto i comuni di Châtillon e Saint-Vincent, offrendo ai visitatori un panorama eccezionale. Fu costruito da Ebalo II di Challant nel 1343 al termine delle intricate vicende per questioni ereditarie che coinvolsero la famiglia Challant alla morte di Ebalo Magno. Frutto di una costruzione ex-novo, il castello conserva ancora la struttura originaria, poichè nei secoli successivi non fu più oggetto di altri interventi edilizi. Il castello di Ussel venne abitato dai Challant fino al 1470. Dopo la morte dell'ultimo signore di Ussel, Francesco di Challant, la famiglia decise di trasferirsi in altre dimore più confortevoli, così l'edificio venne adibito prima a prigione e poi a caserma. Nel corso del XVI secolo fu completamente spogliato del materiale bellico e degli arredi e definitivamente abbandonato. Nel 1556 fu acquistato dal Capitano Paolo di Madruzzo, ma nel 1573 ricomprato dagli Challant. Nel 1846, con l'estinzione della potente famiglia, tutti i possedimenti furono ereditati dai Passerin d'Entrèves. Nel 1963 vennero intraprese delle operazioni di consolidamento durante le quali si inserirono delle "chiavi" allo scopo di evitare il crollo del muro a valle. La famiglia Passerin d'Entrèves nel 1983 donò il castello alla Regione, che ne intraprese il restauro grazie ad un cospicuo finanziamento del barone Bich, famoso industriale originario di Châtillon. I lavori, iniziati nel 1988, sono rimasti fermi per diversi anni e terminati solo nel 1999. In quell'anno è avvenuta l'inaugurazione del castello, adibito a struttura espositiva, con una mostra dedicata alla vita del promotore, divenuto famoso per le sue penne (Bic!). Ogni anno il castello di Ussel ospita al suo interno un'esposizione. A partire dal 2000, anno della mostra sul passaggio di Napoleone in Valle, i visitatori possono accedere anche al tetto dell'edificio e, percorrendo il nuovo "cammino di ronda", hanno il privilegio di poter ammirare lo splendido panorama.

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venerdì 9 novembre 2012

#Italy #Valle d'Aosta: Castello di Graines

http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm

Il castello di Graines domina Brusson da un alto promontorio roccioso, è costituito da un impianto architettonico molto semplice e possiede una splendida cornice paesaggistica; proprio il contrasto tra l'asprezza delle forme del castello e la dolcezza del paesaggio lo rende particolarmente affascinante.


A 15 chilometri da Verrès, si imbocca la Val d'Ayas, dopo Challand, appena passato l'abitato di Arcesaz, a destra troverete la strada per Graines. Prima di arrivare nell'abitato c'è la rocca del castello.

Il castello fu eretto intorno al X secolo dagli Abati del Monastero Vallesano di San Maurizio d'Agauno, che già da diversi secoli possedevano gran parte delle terre della Valle d'Ayas.

Tipico esempio di castello primitivo valdostano, esso è composto essenzialmente da tre elementi: un'ampia ed irregolare cinta di mura che si adatta alla natura del terreno; una grande torre quadrata; una sobria cappella, dedicata a San Martino, orientata, com'era d'uso, verso levante.

Questo genere di castello aveva principalmente il compito di proteggere entro le proprie mura le popolazioni delle vicine borgate. La torre, oltre che fungere da abitazione del Signore, rappresentava l'ultimo baluardo della difesa. Lo testimonia l'unico ingresso, posto a 5 metri d'altezza, raggiungibile solo per mezzo di una scala a pioli che veniva poi ritirata.

Attualmente il castello è visitabile e stupedamente illuminato ogni serata con lampade alogene di colore giallo.

Purtroppo le sue condizioni sono a livello di rudere .

 

fonte web:http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm

martedì 30 ottobre 2012

#Italy #Val d'Aosta:Castello di Issogne

http://www.regione.vda.it/cultura/beni_culturali/patrimonio/castelli/castello_issogne/default_i.asp

E' situato nell'abitato omonimo sul versante destro della Dora, di rimpetto alla cittadinanza di Verres, dove si trova un altro celebre castello-fortezza. Il castello di Issogne in origine appartenne al vescovo di Aosta; in seguito passò alla famiglia dei Challant. Il castello, la cui apparenza estrerna è più simile ad una residenza rinascimentale, ha torri angolari non molto alte. Fu restaurato nel 1400 da Ibleto di Challant ma solo un successivo restauro, (nel 1494) al tempo di Giorgio di Challant (Priore di S. Orso), consentì alla struttura di divenire dimora per sua cugina Margherita de la Chambre e suo figlio Filiberto e assumere l'aspetto che ancora oggi propone ai visitatori. Giorgio di Challant trasformò il primitivo maniero nell'attuale sontuosa dimora arricchendolo con splendide pitture murali, opera dei migliori artisti dell'epoca.
Dalla famiglia Challant il castello passò ai Madruzzo e ritornò ai Challant dopo un processo per la successione durato più di un secolo. Dopo vari passaggi di proprietà, nel 1872 fu acquistato dal pittore Vittorio Avondo il quale, con l'aiuto di altri artisti suoi amici, tra i quali Alfredo d'Andrade artefice del restauro di Fénis, lo riportò all'antico splendore con accorti interventi conservativi e restauri. Ultimati i lavori, che durarono alcuni anni, il castello venne donato allo Stato, che a sua volta lo cedette in proprietà all'Amministrazione Regionale della Valle d'Aosta.

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 Severo e quasi anonimo all'esterno, il castello rileva le preziosità architettoniche dei volumi interni e la magnificenza delle sue stanze e saloni. La pianta dell'edificio, di forma quadrangolare, è chiusa su tre lati; il quarto è formato dal giardino delimitato verso l'esterno da un semplice muro di cinta. All'interno vi è il cortile nel quale si trova la celebre fontana ottagonale con l'albero del melograno in ferro battuto. Il cortile è il disimpegno aperto, dal quale si accede agli ambienti interni dei singoli piani, suggeriti in facciata dalle finestre a crociera e dalle logge aperte dell'ultimo piano. Sul lato ovest si affaccia il porticato, corredato da panche a muro con schienale. Le pareti dei prospetti sul cortile sono interamente decorate con soggetti araldici della casa Challant e delle varie famiglie ad esso imparentate.

http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm

 All'interno dell'edificio si accede mediante un porticino, aperto sul cortile e riquadrato da un massiccio ornato di pietra simile a quello del portone esterno.Al suo interno, l'androne e il porticato sono entrambi decorati con affreschi riproducenti scene di vita quotidiana e mestieri di straordinaria freschezza espressiva (la bottega del sarto, la farmacia, la macelleria, il corpo di guardia, il mercato di frutta e verdura, la bottega del fornaio e beccaio, quella del formaggiaio e del salumiere), mentre la tipica decorazione geometrica quattrocentesca sottolinea, come del resto in tutti gli altri ambienti, la nervatura delle volte gotiche.I locali del castello sono una cinquantina, molti di questi visitabili e arredati: tra le più suggestive nella visita è da citare la "stanza delle armi". Al piano terra si può visitare la sala da pranzo che comunica con la cucina tramite il passapiatti che si apre sotto la cappa del camino; la cucina, dove si trovano tre grandi camini, è divisa in due parti da una doppia arcata: una parte era riservata ai Signori e l'altra al personale di servizio; la sala baronale dove ci sono un bel camino in pietra con lo stemma dei Challant affiancato da un leone e da un grifone, le pitture sulle travi lignee del soffitto, e gli affreschi delle pareti raffiguranti paesaggi, scene di caccia e il Giudizio di Paride. Al primo piano, che si raggiunge salendo la scala a chiocciola di pietra (il cosiddetto "viret"), vi è la cappella dalle volte finemente decorate, con affreschi alle pareti e con l'altare gotico in legno intagliato e dorato adorno di un trittico fiammingo. Anche qui una cancellata in legno divide la parte riservata ai Signori da quella destinata alla servitù. Sullo stesso piano si trovano altre stanze, tra cui quella della contessa con l'oratorio ornato di pitture e quella del Conte Renato.


http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htmAggiungi didascalia
 Al secondo piano, oltre alla stanza del conte, troviamo la stanza del re di Franciacon il soffitto a cassettoni e un camino che reca sulla cappa lo stemma con i gigli dorati sul fondo e il motto "Vive le Roi" (viva il Re). Nella stanza si trova il letto gotico a baldacchino, originale dell'epoca, rintracciato dai restauri presso un contadino di Ussel. Al fianco di questa camera si trova quella detta dei "Cavalieri di San Maurizio": anche qui il soffitto è a cassettoni e in esso è dipinta la croce di quest'ordine. Tutto il resto del castello ha conservato la suggestiva atmosfera dell'epoca feudale, resa con maggiore vivezza dal raffinato arredamento costituito dai rari ed autentici pezzi unici, alcuni ricostruiti altri provenienti da vari castelli e case nobili valdostane.

fonte web: http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm

domenica 28 ottobre 2012

#Italy# Val d'Aosta: Castello di Verres

 courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm

l castello di Verrès è ritenuto una fortezza militare del periodo gotico. Il castello avente principalmente scopo di difesa, fu costruito su di un promontorio roccioso a strapiombo sul torrente Evançon. Questa fortezza militare risale al 1287 e dai documenti ritrovati la indicano tra i posssedimenti dei Signori De Verretio. Ma fu il governatore e capitano generale del Piemonte, Ibleto di Challant, rappresentante di quella stirpe di ricchi feudatari che dominarono la valle fino al 1783, quando a Chatillon venne firmato l'atto che liberava la val d'Ayas da ogni sudditanza, che fece ricostruire completamente il castello tra il 1360 ed il 1390. Nella ricostruzione la fortezza venne adibita a dimora dello stesso Ibleto di Challant, le fortificazioni esterne, munite di artiglierie, furono invece aggiunte nel 1536 dal Conte Renato di Challant. Alla sua morte (1565) in assenza di figli maschi, Renato, contrariamente all'uso del ducato di lasciare l'eredità dei feudi ai soli maschi, redasse un testamento in favore delle figlie. Il castello venne quindi requisito dal Duca di Savoia e divenne sede di una guarnigione. Verso la fine del XVII° sec. venne abbandonato per circa 2 secoli e mezzo fino al 1894, anno in cui venne acquistato dallo Stato e dichiarato monumento nazionale. Ancora oggi il castello viene definito uno dei più possenti manieri che un vassallo abbia mai potuto permettersi di costruire in uno stato sovrano. Il castello è stato anche realizzato con una mirabile concezione architettonica. Ha la forma di un enorme monoblocco di 30 m. di lato che domina il paese di Verrès all'inizio della Valle d'Ayas. Le pareti hanno spessore di 2,50 m. e sono coronate di numerose feritoie e di un ponte levatoio. La realizzazione è tutta in pietra, ha magnifiche finestre gotiche. Su tutti i lati del castello, si aprono delle grandi finestre bifore scolpite con svariati motivi decorativi. Il cortile ha al centro una cisterna atta a raccogliere le acque del tetto a compluvio. L'interno, che in origine era semplicemente decorato con la bicromia ottenuta con il verde della pietra lavorata e il bianco delle pareti, si segnala per l'ampiezza dei locali, la poderosa struttura delle volte, gli stemmi in pietra lavorata, i vasti camini, tra i più grandi che vi siano nei castelli e soprattutto per il magnifico scalone a archi rampanti che raggiunge i piani superiori.

 courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm

 Al pianterreno si trovano la cucina e due grandi saloni, adibiti secoli or sono, uno a magazzino per l'artiglieria e l'altro a sala d'armi. Al 1° piano: il salone da pranzo, la cucina e le camere dei castellani, mentre il secondo piano doveva essere destinato all'abitazione dei funzionari e dei soldati. Le porte e le finestre hanno stipiti, architravi e archivolti in pietra lavorata. Davanti al muro di ponente si trova il fabbricato delle carceri unito al castello dai muri di cinta. Esso costituiva anche il corpo di guardia ed è costruito sui muri della precedente casa forte che Ibleto di Challant conservò restaurandola. Le prigioni erano situate nel sotterraneo.
Il castello di Verrès ogni anno riapre i suoi battenti per ospitare il tradizionale Carnevale  che rievoca i fasti della nobile Casata dei Challant.


  fonte web:http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelli.htm

lunedì 20 agosto 2012

Italy #Castello di Stenico #Trentino

http://www.bebtrentino.info/attrattive/Castello-Stenico.htm
IlCastello di Stenico è una sede espositiva del Museo del Castello del Buonconsiglio. Viene a tal proposito raffigurato nella più celebre delle immagini del Ciclo dei mesi di Torre Aquila, quella di dame e cavalieri che giocano a palle di neve. Documentato fin dal 1163, il castello è stato per quasi otto secoli residenza di un Capitano che esercitava il potere sulle Giudicarie in nome del Principe Vescovo di Trento.
Un luogo di potere, situato su uno sperone roccioso che domina le vie di comunicazione verso le Giudicarie. Il Castello di Stenico risale a oltre 2000 anni fa e nacque come rifugio degli Stoni, fiera popolazione alpina, da cui prende il nome il paese, sterminata dai romani. La sua storia è legata ai principi vescovi di Trento, che amministravano anche la giustizia: la leggenda narra che nella torre della fame venivano lasciati morire di stenti i prigionieri, le cui anime inquiete comparirebbero nelle notti di luna piena. Nel Settecento, con l´occupazione napoleonica, iniziò la decadenza. Nel 1829 il Demanio austriaco vi insediò gli uffici dell´Imperiale Regio Giudizio della Valle. I primi restauri iniziarono nel 1910 per proseguire nel 1973 ad opera della Provincia autonoma di Trento. 
  
http://gruppostoricocorinaldo.blogspot.it/2011/04/corinaldo-il-combusta-revixi-in.html
Al Castello si accede attraverso una ripida rampa che collega la piazza al borgo di Stenico. L´ingresso è costituito da un portale archivoltato che possedeva in origine dei torrioncini circolari. Di notevole interesse gli affreschi delle sale maggiori. Oggi il castello è un’importante sede espositiva: ospita mostre, concorsi d´arte contemporanea e fotografica, concerti e altre performance. Conserva, inoltre, una pregiata sezione archeologica dedicata alla storia locale e un’esposizione di mobili, dipinti, armi e antichi utensili, tutti provenienti dalle collezioni del Museo Castello del Buonconsiglio di Trento, di cui è sede distaccata.

fnte web: http://www.visittrentino.it/it/cosa_fare/da_vedere/dettagli/dett/castello-di-stenico

sabato 4 agosto 2012

#Italy #Castello Aragonese #Ischia

http://www.zerodelta.net/guide-di-viaggio/procida--ischia-e-capri/immagini.php

Sorge in mare a brevissima distanza dal borgo di Ischia Ponte, alto circa 80 m con superficie di 0,70 kmq.
Fu per tanti secoli residenza di sovrani o governatori, in quanto una vera e propria cittadella, in cui si ritrovavano i vari rappresentati dell'autorità politiche e religiose dell'intera isola.

Collegato ad Ischia Ponte grazie ad un pontile si arriva all'entrata del Castello, appena sulla sinistra c'è la cappella dedicata a San Giovan Giuseppe della Croce, nato ad Ischia nel Borgo di Celsa il 1655, proprio in quel punto, neonato, che sarebbe guarito dalla peste.

Salendo si arriva all'uscita scoperta con due edifici principali, la Cattedrale dedicata all'Assunta che fu probabilmente costruita dopo l'eruzione del 1301 quando il vescovo si trasferì sul Castello. Fu quasi distrutta nel 1809 quando gli inglesi cannoneggiarono nel tentativo di sottrarla a Gioacchino Murat, Re di Napoli.
Sempre sul castello nel 1509 ci furono le maestose nozze di Vittoria Colonna e Ferrante d'Avalos

http://www.jumpintours.com/osc/product_info.php?products_id=2262&osCsid=354851e8fbd6d708a9ec5c57151b4460

Sono quasi 13 le cappelle presenti sul Castello
.
Ci sono due itinerari da percorrere quando si visita il castello, l'itinerario di levante che comprende il versante meridionale dell'isolotto, meno ripido e che probabilmente doveva contenere il centro abitato. Incontriamo subito la chiesetta di San Pietro a Pantaniello, poi il sentiero del sole e le prigioni borboniche attive dagli inizi dell'Ottocento.
In questa zona dell'isolotto sono stata restaurate due chiese, Santa Maria delle Grazie e la chiesa della Madonna della Libera.

 L'itineriario di ponente invece offre il complesso organico costituito dalla Chiesa dell'Immacolata e dal contiguo Convento delle Clarisse.

La chiesa dell'Immacolata è settecentesca, con l'alta cupola che la identifica anche da lontano, il convento invece separato dal resto degli edifici da un alto muro che proteggeva lo stato claustrale delle monache. Una ripida scaletta scende fino al Cimitero delle Monache.
Le monache collocavano su questi speciali sedili i corpi avvolti nelle tonache delle consorelle morte, questi si decomponevano lasciando scendere, "scolare", attraverso il foro i liquidi organici fino a che rimanevano solo gli scheletri.


http://www.pepemare.de/Ferienwohnungen-Ischia-ID48/it/dintorni.php

L'enigma è di quante persone abitassero sul castello, tra il quattrocento e il cinquecento si parla di almeno 1000 abitanti e forse anche di più , fino ad arrivare agli inizi del 1900 quando il castello divenne proprietà privata. Infatti grazie a ciò, è stato ristrutturato in ogni sua parte per permettere visite guidate, e facendone divenire la meta turistica di riferimento dell'intera isola.

fonte web: http://www.ischiadirectory.it/castello-aragonese-ischia.php

mercoledì 13 giugno 2012

#Cinema: Il castello nel cielo


 IL CASTELLO NEL CIELO

di Hayao Miyazaki

con film d'animazione

Giappone, 2012, 124'



 (...) Una storia avventurosa e poetica sospesa tra il passato e il futuro con al centro due tredicenni e Laputa, un'isola-regno 'formato albero' che fluttua nell'aere. Da salvare dall'appropriazione indebita e malvagia. Attorno, un universo di creature piratesche e fanta-meccaniche calate tra miniere, navicelle volanti e costruzioni degne di una Metropolis a portata di bambino. La mescolanza rievoca Swift, Verne, Star Wars e Superman, intuendo personaggi che Hollywood non tarderà a rendere cult. (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 26 aprile 2012)

 A cura di Cinema Arsenale

sabato 19 maggio 2012

#Castello #Medievale # Maschio Angioino di Napoli



 Carlo d’Angiò nel 1266, divenuto re di Napoli e non trovando adeguata la residenza di Castel Capuano, decise di costruirsi una reggia fortificata vicino al mare. Individuò così una zona fuori le mura, conosciuta col nome di Campus oppidi, nel cui centro sorgeva una chiesetta francescana. Il tempietto fu demolito e ricostruito altrove a spese del sovrano e i lavori della nuova residenza, denominata Castel Nuovo, furono affidati, secondo i registri angioini, agli architetti francesi Pierre de Chaulnes e Pierre d'Angicourt anche se il Vasari assegna il progetto a Giovanni Pisano. La costruzione fu iniziata nel 1279 e finita nel 1282.
Il maniero venne progettato e realizzato a pianta quadrilatera irregolare, con quattro torri di difesa munite di alte mura merlate ed un profondo fossato circostante per la difesa, la porta d’ingresso aveva un grosso ponte levatoio per accedere al castello.


http://www.mondimedievali.net/Castelli/Campania/napoli/napoli.htm

Il castello e i sovrani:
Carlo d’Angiò non abitò mai all’interno del castello, mentre vi risiedette prima il figlio Carlo II  e poi Roberto d’Angiò che fecero eseguire anche numerosi lavori di ampliamento e ristrutturazione, anche in seguito a numerosi terremoti.
Il castello fu abitato da Giovanna d’Angiò, la famosa regina che commissionò l’assassinio del marito, re d’Ungheria, Andrea d’Angiò.
Nel 1442 la corona di Napoli fu cinta da Alfonso d'Aragona detto il Magnanimo, alla sua corte sorse l’Accademia Pontaniana che coinvolse i migliori ingegni di cui disponeva il Mezzogiorno. Alfonso d'Aragona ordinò una radicale ristrutturazione della sua residenza all'architetto aragonese Guglielmo Sagrera  che diede alla costruzione l'aspetto che oggi si può ammirare. Ancora oggi si può visitare   la conformazione della sala maggiore, simbolo di statica architettonica, alta una trentina di metri, presenta una copertura a costoloni che, partendo dal centro, si congiungono elegantemente alle solide mura perimetrali.
Nel 1486 Ferrante d'Aragona, figlio di Alfonso, vi riunì tutti i baroni del regno per arrestarli in massa e da qui prese il nome di “Sala dei Baroni”.
Alfonso fece inoltre erigere il magnifico arco di trionfo collocato all'ingresso del castello e ritenuto dagli esperti una delle più belle opere del Rinascimento italiano. Esistono ben quattro nomi di suoi possibili autori: Guglielmo da Majano, Luciano Laurana, il Pisanello e Pietro da Milano.
Oggi il Maschio Angioino nella sua maestosità, domina il centro della Piazza Municipio, dove spesso si tengono anche mostre.
L’ evento storico avvenuto nel Castello:
Il 13 dicembre 1294, Castel Nuovo fu teatro di uno degli eventi rimasti famosi ossia quel che Dante definì “il gran rifiuto” Celestino V che non volle avere l’incarico di Pontefice. Il conclave, riunito nella sala, elesse quindi il cardinale Benedetto Castani che assunse il nome di Bonifacio VIII.



 fonte web:http://www.penisola.it/napoli/maschio-angioino.php











 

venerdì 11 maggio 2012

#Castello #Medievale #Forte Di Bard:


 
Il toponimo dovrebbe derivare dal celtico bar che designa una rocca, un luogo fortificato, e non dal vocabolo francese bar indicante il barbo, pesce d'acqua dolce che si ritrova sullo stemma dei signori del luogo e che per questo motivo ha tratto in inganno gli studiosi.
Il forte che lo caratterizza , domina la stretta imboccatura che unisce la Pianura Padana alla Valle d'Aosta e nei due varchi laterali passano la Dora Baltea e l'antico tracciato della via consolare delle Gallie. Eretto nel sec. XI, trasformato in fortezza nel 1242, il castello e la città di Bard furono sede di un importante feudo. Il castello non venne mai abbandonato, ma fu oggetto di riadattamenti e rifacimenti per adeguarlo all'evoluzione delle armi di offesa. L'attuale edificio, che comprende tre distinti complessi fortificati uniti da passaggi coperti, è il rifacimento del 1831 voluto da Carlo Alberto.



Data la sua posizione strategica per il controllo dei transiti, la rocca di Bard dovette essere fortificata fin dall'epoca preromana; risale al 1034 la prima citazione di un insediamento fortificato: esso apparteneva al visconte di Aosta Boso.
Nel 1040 Bard appartiene al Visconte di Aosta e passa poi ai Signori di Bard che pare fossero originari di una antichissima famiglia comitale di Lorena; erano simili i nomi (Bar e Bard) e uguali gli stemmi "D'Azzurro seminato di crocette ricrocettate e fitte d'oro, a due Barbi addossati", come dice Giacosa, primo costruttore della Rocca Forte fu Ottone di Bard.
Bard rimane, tra alterne vicende, in possesso della famiglia di Bard fino al 1242 quando il feudo diventa possesso dei Savoia; durante il 14 - 15° secolo Bard è interessato da frequenti contrasti con i feudi vicini. Nel 1538 la fortezza subisce l'assalto degli imperiali di Carlo V. 
Nel 1691 il Forte contrastò l'avanzata dei Francesi durante la guerra tra Vittorio Amedeo di Savoia ed il Re Sole. Nel 1704 i Francesi assediarono Bard che dopo nove giorni capitola, ma nel 1713, dopo la vittoria dei Piemontesi sui Francesi, tornò in possesso dei Savoia. 
Nel 1799 scoppiò la prima delle insurrezioni Valdostane borghesi " La Rivolte delle Socques". Pochi uomini armati rudimentalmente assalirono il Forte e il comandante dovette lasciare la postazione con tutta la guarnigione. 
Ma l'episodio militare più noto di cui il forte fu teatro è l'assedio del 1800. All'alba del 14 maggio di quell'anno i 40.000 uomini dell'Armée de réserve di Napoleone varcarono le Alpi attraverso il Gran San Bernardo per sorprendere l'esercito austro-piemontese che occupava la pianura padana.  Assediato il forte, difeso dalle truppe di Vittorio Amedeo II di Savoia, dopo alterne vicende, Napoleone fece radere al suolo il "vilain castel de Bard". 
Fu Carlo Felice, nel 1827, a promuovere il rifacimento del forte, affidando il progetto all'ingegnere militare Francesco Antonio Olivero, ufficiale del Corpo Reale del Genio. I lavori si protrassero dal 1830 al '38. La nuova piazzaforte era costituita da tre corpi di fabbrica disposti su diversi livelli: l'Opera Ferdinando in
basso, l'Opera Vittorio nella zona mediana e l'Opera Carlo Alberto in alto. 
Questo sistema a strutture autonome, munite di casematte per l'artiglieria, era in grado di garantire la reciproca difesa in caso di un attacco nemico. Nel complesso la fortezza era dotata di 283 locali e poteva ospitare fino a 416 uomini (il doppio con sistemazione paglia a terra); i magazzini potevano contenere munizioni e provviste sufficienti per tre mesi e l'armamento contava una cinquantina di bocche da fuoco. 
Alla fine dell'800 il forte si avvia al declino: utilizzato dapprima come bagno penale, fu in seguito destinato a deposito di munizioni.
Dismesso nel 1975 dal demanio militare, il forte è stato acquisito al patrimonio regionale nel 1990.

fonte web: http://www.bluedragon.it/medioevo/roccaforti/italia/castello_Bard.htm

domenica 6 maggio 2012

#Italia #Medievale #Castello Aragonese Ischia:


E' certamente uno dei più antichi e caratteristici castelli d'Italia. Circondato dai marosi che incessanti continuano ad accarezzarlo nei momenti lieti e a percuoterlo con ritmo assordante in quelli tristi, con i suoi lati dirupati, posto a custode e difesa dall'importante Napoli, fu rifugio sicuro per quanti vollero difendersi nei momenti di necessita e dimora tranquilla dalla quale scattare e depredare.
Nel XV secolo d.C. fu congiunto alla grande Ischia con un ponte di legno che nel corso degli anni venne sostituito con uno di pietra.
Fino alla metà del XV secolo si accedeva al castello da una scala esterna, di cui si può ancora intravedere qualche rudere dal mare, dal lato che da su Vivara. Oggi, fortunatamente, è possibile raggiungere il castello anche con un comodo ascensore.

http://www.ermes.net/document_details.php?oid=42&did=11&category=Territorio&activity= 




 Si accede al castello percorrendo a piedi la galleria scavata da Alfonso I d'Aragona intorno al 1447, o a mezzo di un moderno ascensore. Giunti sulla sommita della rocca si visitano: la Chiesa dell'Immacolata (XVIII sec.) la cui cupola domina l'intero castello, il Convento delle Ciarisse con il suo cimitero (XVI sec.), i terrazzi panoramici del Convento e dell'Im-macolata che si aprono sul versante nord-occidentale, la Cattedrale dell'Assunta (XIV sec.) che vide nel 1509 le fastose nozze tra Ferrante d'Avalos e Vittoria Colonna, la Cripta della Cattedrale (XIV sec.) con affreschi della scuola di Giotto, la Chiesa di S.Pietro a Pantaniello (XVI sec.) dalla caratteristica pianta esagonale attribuita all'arch.Iacopo Barozzi detto il Vignola, il Sentiero del Sole, la Chiesa di S. Maria delle Grazie (XVI sec.), il terrazzo panoramico degli ulivi che si apre sul versante Orientale, le carceri politi-che (XVIII sec.) che ospitarono gli eroi del Risorgimento italiano. Si vedono inoltre dall'esterno il Maschio, gli Archi gotici di accesso all'Abbazia dei Basiliani di Grecia, i resti del Tempietto del Sole, i bastioni difensivi, le fucilerie e la piazza d'armi con la chiesetta di S. Barbara.

 fonte web: http://www.ermes.net/document_details.php?oid=42&did=11&category=Territorio&activity=

giovedì 26 aprile 2012

#castello #medievale #Torrechiara #Emila Romana:

   
(Pier Maria II Rossi nato a Berceto nel 1413 da Pietro e Giovanna Cavalcabò, sposa a quindici anni Antonia Torelli, dei conti di Montechiarugolo. Divenuto in seguito uno dei comandanti dell'esercito dei Visconti di Milano, stringe una solida amicizia con Francesco Sforza. Alla morte di Filippo Maria Visconti (1447) riafferma il proprio dominio sui feudi che erano stati della sua famiglia e si allea con Francesco Sforza, a cui consegnerà nel 1449 la signoria di Parma. A partire dal 1450, per trent'anni, Pier Maria si dedica alla riorganizzazione dei propri possedimenti, che si estendono dal Po all'Appennino, lungo le valli del Parma e del Taro. Il lungo periodo di prosperità di Pier Maria termina nel 1476 con l'uccisione di Galeazzo Maria Sforza; nel 1480 Ludovico il Moro prende il potere ed entra subito in aperto conflitto con Pier Maria, che, dopo una strenua resistenza, muore a Torrechiara, nel 1482).
Il Castello di Torrechiara fu il coronamento di un idillio romantico, quello tra Pier Maria Rossi e l'amante Bianca Pellegrini. È senz’altro il castello più spettacolare, più strutturato e anche più frequentato della provincia di Parma e per questo è stato spesso usato come set cinematografico di film come Lady Hawke di Richard Donner, interpretato da  Michelle Pfeiffer, Matthew Broderick e Rutger Hauer (vedere la recensione del Film all’interno del sito Blue Dragon).
 Costruito tra il 1448 e il 1460 da Pier Maria Rossi (1413-1482), è un esempio tra i più significativi e meglio conservati in Italia di architettura castellare. E' difeso da tre cerchia di mura e da quattro torri angolari, del Leone, del Giglio, di San Nicomede e quella di sud-est (una delle quali ha un possente sopralzo che le conferiscono quasi la prerogativa di mastio) che ne attestano la funzione difensiva, mentre la destinazione residenziale è provata dalla ricchezza degli affreschi a "grottesche" di Cesare Baglione e da una serie di splendide stanze riccamente affrescate.
La Camera d'Oro è, forse una camera nuziale ma le si attribuisce anche la funzione di cancelleria del castello (qui infatti si suppone che venga steso il testamento di Pier Maria  Rossi), certamente la stanza più conosciuta del castello. Gli affreschi sono attribuiti a Benedetto Bembo, che
affrescò una figura femminile (Bianca Pellegrini, amante di Pier Maria Rossi) in abiti da pellegrina, che percorre tutte le proprietà del suo amante, rappresentate con grande cura di particolari (nelle vele i possedimenti montani, nelle lunette quelli di collina e pianura).  
La Sala della Vittoria che è affrescata al centro della volta in uno squarcio di cielo. Le altre raffigurazioni sono strutturate entro motivi architettonici collegati da festoni.
  La Sala degli Angeli con al centro della volta, l'arma degli Sforza, e alle vele angeli che si affacciano da balaustre. Nelle lunette, uccelli con stemmi degli Sforza di S.Fiora e famiglie collegate.
 Il Salone dei Giocolieri, caratterizzata da un affresco di Baglione nel quale dei nudi su leoni si prodigano in acrobatici esercizi fino a formare una specie di piramide umana. Notevole anche il fregio con scene di battaglia e figure femminili, inoltre sono presenti monocromi con architetture e grottesche su tutte le pareti.
  La Sala del pergolato, anch’essa affrescata da Cesare Baglione : nella volta un pergolato e alle pareti figure femminili, a cui si sono sovrapposti paesaggi con uccelli vari.
  La Sala dei paesaggi con decorazioni paesaggistiche entro ovali, con raffigurazioni di castelli e grottesche alle pareti.
  La Sala di Giove sempre  di Cesare Baglione con la figura di Zeus  sulla volta e motivi a grottesche, putti, cartigli, architetture fantastiche.
 Quasi tutti i castelli italiani sono stati costruiti in mattoni e solo nelle aree nord e sud della nostra penisola veniva utilizzata la pietra. Questo da’ ai castelli dell’Italia Centrale un caratteristica del tutto particolare e, nel Castello di Torrechiara, se ne raggiunge la massima espressione costruttiva. L'uso dei mattoni, rispetto alla pietra, influisce fortemente anche sulla forma dell'edificio stesso: per esempio, nella costruzione dei beccatelli (le mensole che sostengono il cammino di ronda,lasciando gli spazi per le caditoie), che la realizzazione in mattoni rende molto più lunghi e rastremati delle mensole di pietra usate in Francia o in Inghilterra. Tra gli ambienti 'minori' ma degni di visita è la vasta cucina del castello, con i suoi forni e strutture in muratura, conservatisi nei secoli. Salendo, via via al castello, è interessante notare i vari accorgimenti difensivi che permettevano di compartimentare' l'edificio, come i ponti levatoi e gli ingressi protetti, e di moltipllcare le difese, come ad esempio le strade esposte al tiro delle mura che le sovrastano o i camminamenti sbarrabili e così via: quasi un'antologia delle tipiche difese di un castello medievale.
Per renderlo sicuro, Pier Maria fece costruire tre cerchia di mura: la prima circondava la collina su cui esso sorgeva, la seconda il borgo, la terza il castello vero e proprio. Per oltrepassare ogni complesso di mura, ci si serviva di un ponte levatoio, oggi segnalato dalla presenza, sul muro soprastante, di scanalature entro cui si inserivano i bolzoni, le travi portanti i ponti stessi. La seconda cerchia di mura si apriva all’esterno tramite due ponti levatoi: uno più piccolo, per il passaggio pedonale, l’altro, più grande, per l’ingresso dei carri o dei cavalieri. Furono scavati due fossati: uno circondava il borgo, l’altro il castello. Oggi ne è rimasto uno solo, vicino alla biglietteria. Attualmente è asciutto, ma si presenta esattamente come lo volle Pier Maria: profondo, largo, privo d’acqua, perché un soldato impegnato a risalirne la ripida scarpate finiva con l’essere un bersaglio molto facile per le sentinelle che vegliavano dall’alto.
Anche le torri contribuivano a difendere il castello: ognuna di esse era corredata di feritoie, di caditoie, di merlature.
Quando si costruivano già torri rotonde perché fossero meno danneggiate dall’ artiglieria nemica tutte le torri el castello di Torrechiara hanno una forma quadrata , come le antiche rocche medioevali ,. Sia l’orientamento che la posizione della rocca facevano sì che gli assalitori si trovassero il sole in faccia mentre i difensori alle spalle.
Le mura si impostano tutte su alte scarpe; ciò serviva a tenere lontano i nemici, a rendere più difficile la scalata, a resistere all’urto dei proiettili che le prime armi da fuoco lanciavano contro le mura stesse ; inoltre, avevano la funzione di contrastare la spinta del retrostante terrapieno . Per aumentare la protezione dei soldati, lo spazio tra un merlo e l’ altro poteva essere chiuso con imposte di legno apribili a bilico, e dette ventiere, di cui si possono vedere gli occhielli di aggancio ai merli stessi.
Merita più di uno sguardo, dalle altane o dall'alto delle torri, il paesaggio intorno, di cui il castello domina visivamente tutte le vie di approccio.


tratto da: http://www.bluedragon.it/medioevo/roccaforti/italia/castello_Torrechiara.htm

mercoledì 25 aprile 2012

#castello #medievale: castello di Pandino:




Attorno al 1379 venne edificato il Castello Visconteo di Pandino, per  volontà di Regina della Scala, nobile veronese e moglie di Bernabò Visconti duca di Milano, ella mori alcuni anni dopo, nel 1384, probabilmente senza vedere compiuta la costruzione.
Inizialmente il castello non ebbe scopi difensivi ma fu concepito come luogo di svaghi: caccia, banchetti, ricevimenti, danze. Del resto a quei tempi attorno all'abitato di Pandino si estendevano rigogliosissimi boschi ricchi di selvaggina e di limpide acque. Lo schema architettonico del castello è molto semplice si tratta di un quadrato regolare di circa 66 metri per lato costruito con mattoni a vista, delimitato da 4 torri angolari anch'esse a base quadrata, ma le due occidentali sono state demolite nel corso del XIX secolo. Due sono gli ingressi: uno principale al centro della facciata sud, l'altro sulla facciata opposta asimmetrico rispetto al primo.
Conservatosi pressochè intatto sia all’esterno che all’interno, nella suddivisione delle stanze e nella decorazione delle pareti, il castello rappresenta un documento eccezionale dell’epoca. Attualmente il castello è circondato da un’area verde che occupa lo spazio dell’antico fossato. Le molte aperture esistenti confermano l’origine non militare della costruzione. All’interno si apre una grande e suggestiva corte a pianta quadrata, circondata da portici e da loggiati. Nei portici e nelle sale dei due piani si può ammirare una notevole testimonianza dell’arte di corte trecentesca, conservatasi quasi nella sua integrità. 
In più parti sono visibili gli stemmi dei Visconti (la vipera azzurra in campo bianco) e dei Dalla Scala (la scala a pioli bianca in campo rosso). Il castello fu goduto poco da Bernabò, che fu deposto dal nipote Gian Galeazzo nel 1385, e passò poi nelle mani di numerosi feudatari. Tra questi si ricordano i Benzoni (dal 1403 al 1423), Ippolito Sanseverino e Sermone Vimercati (dal 1528). Nel 1840 il governo di Milano dovette fermare l’avanzata demolizione delle torri e del corpo occidentale iniziata per trarne materiale edilizio.
Nella seconda metà del Quattrocento gli Sforza, succeduti ai Visconti come duchi di Milano, rimaneggiarono tutto il sistema difensivo dello
stato milanese. Nell'ambito di questa riforma, che portò a una ristrutturazione di tutto lo scacchiere difensivo dell'Adda, in contrapposizione alle conquiste veneziane, rafforzarono sia le mura di Pandino sia il castello. A quest'ultimo vennero infatti addossati, in corrispondenza dei due ingressi, due bassi ma solidi torrioni dotati di ponte levatoi e di apparato a sporgere. Cosi, in controtendenza rispetto all'evoluzione architettonica e militare che vide molti castelli trasformarsi in villa, Pandino assistette alla trasformazione di un palazzo signorile in struttura militare.
Nell’anno 1862 decadde il vincolo feudale ed il castello venne allora affittato per vari usi: abitazione, filatoio, prigione e stalla per bovini. L’edificio fu acquistato in via definitiva dal Comune di Pandino nel 1947 e tre anni più tardi ebbero inizio i restauri. Il settore occidentale fu riscostruito nel 1956 a imitazione dell’antico. In tempi recenti il castello è stato fatto oggetto di un nuovo restauro conservativo.


descrione e immagini tratte da :
http://www.bluedragon.it/medioevo/roccaforti/italia/castello_Pandino.htm

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