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sabato 19 maggio 2012

#Castello #Medievale # Maschio Angioino di Napoli



 Carlo d’Angiò nel 1266, divenuto re di Napoli e non trovando adeguata la residenza di Castel Capuano, decise di costruirsi una reggia fortificata vicino al mare. Individuò così una zona fuori le mura, conosciuta col nome di Campus oppidi, nel cui centro sorgeva una chiesetta francescana. Il tempietto fu demolito e ricostruito altrove a spese del sovrano e i lavori della nuova residenza, denominata Castel Nuovo, furono affidati, secondo i registri angioini, agli architetti francesi Pierre de Chaulnes e Pierre d'Angicourt anche se il Vasari assegna il progetto a Giovanni Pisano. La costruzione fu iniziata nel 1279 e finita nel 1282.
Il maniero venne progettato e realizzato a pianta quadrilatera irregolare, con quattro torri di difesa munite di alte mura merlate ed un profondo fossato circostante per la difesa, la porta d’ingresso aveva un grosso ponte levatoio per accedere al castello.


http://www.mondimedievali.net/Castelli/Campania/napoli/napoli.htm

Il castello e i sovrani:
Carlo d’Angiò non abitò mai all’interno del castello, mentre vi risiedette prima il figlio Carlo II  e poi Roberto d’Angiò che fecero eseguire anche numerosi lavori di ampliamento e ristrutturazione, anche in seguito a numerosi terremoti.
Il castello fu abitato da Giovanna d’Angiò, la famosa regina che commissionò l’assassinio del marito, re d’Ungheria, Andrea d’Angiò.
Nel 1442 la corona di Napoli fu cinta da Alfonso d'Aragona detto il Magnanimo, alla sua corte sorse l’Accademia Pontaniana che coinvolse i migliori ingegni di cui disponeva il Mezzogiorno. Alfonso d'Aragona ordinò una radicale ristrutturazione della sua residenza all'architetto aragonese Guglielmo Sagrera  che diede alla costruzione l'aspetto che oggi si può ammirare. Ancora oggi si può visitare   la conformazione della sala maggiore, simbolo di statica architettonica, alta una trentina di metri, presenta una copertura a costoloni che, partendo dal centro, si congiungono elegantemente alle solide mura perimetrali.
Nel 1486 Ferrante d'Aragona, figlio di Alfonso, vi riunì tutti i baroni del regno per arrestarli in massa e da qui prese il nome di “Sala dei Baroni”.
Alfonso fece inoltre erigere il magnifico arco di trionfo collocato all'ingresso del castello e ritenuto dagli esperti una delle più belle opere del Rinascimento italiano. Esistono ben quattro nomi di suoi possibili autori: Guglielmo da Majano, Luciano Laurana, il Pisanello e Pietro da Milano.
Oggi il Maschio Angioino nella sua maestosità, domina il centro della Piazza Municipio, dove spesso si tengono anche mostre.
L’ evento storico avvenuto nel Castello:
Il 13 dicembre 1294, Castel Nuovo fu teatro di uno degli eventi rimasti famosi ossia quel che Dante definì “il gran rifiuto” Celestino V che non volle avere l’incarico di Pontefice. Il conclave, riunito nella sala, elesse quindi il cardinale Benedetto Castani che assunse il nome di Bonifacio VIII.



 fonte web:http://www.penisola.it/napoli/maschio-angioino.php











 

venerdì 11 maggio 2012

#Castello #Medievale #Forte Di Bard:


 
Il toponimo dovrebbe derivare dal celtico bar che designa una rocca, un luogo fortificato, e non dal vocabolo francese bar indicante il barbo, pesce d'acqua dolce che si ritrova sullo stemma dei signori del luogo e che per questo motivo ha tratto in inganno gli studiosi.
Il forte che lo caratterizza , domina la stretta imboccatura che unisce la Pianura Padana alla Valle d'Aosta e nei due varchi laterali passano la Dora Baltea e l'antico tracciato della via consolare delle Gallie. Eretto nel sec. XI, trasformato in fortezza nel 1242, il castello e la città di Bard furono sede di un importante feudo. Il castello non venne mai abbandonato, ma fu oggetto di riadattamenti e rifacimenti per adeguarlo all'evoluzione delle armi di offesa. L'attuale edificio, che comprende tre distinti complessi fortificati uniti da passaggi coperti, è il rifacimento del 1831 voluto da Carlo Alberto.



Data la sua posizione strategica per il controllo dei transiti, la rocca di Bard dovette essere fortificata fin dall'epoca preromana; risale al 1034 la prima citazione di un insediamento fortificato: esso apparteneva al visconte di Aosta Boso.
Nel 1040 Bard appartiene al Visconte di Aosta e passa poi ai Signori di Bard che pare fossero originari di una antichissima famiglia comitale di Lorena; erano simili i nomi (Bar e Bard) e uguali gli stemmi "D'Azzurro seminato di crocette ricrocettate e fitte d'oro, a due Barbi addossati", come dice Giacosa, primo costruttore della Rocca Forte fu Ottone di Bard.
Bard rimane, tra alterne vicende, in possesso della famiglia di Bard fino al 1242 quando il feudo diventa possesso dei Savoia; durante il 14 - 15° secolo Bard è interessato da frequenti contrasti con i feudi vicini. Nel 1538 la fortezza subisce l'assalto degli imperiali di Carlo V. 
Nel 1691 il Forte contrastò l'avanzata dei Francesi durante la guerra tra Vittorio Amedeo di Savoia ed il Re Sole. Nel 1704 i Francesi assediarono Bard che dopo nove giorni capitola, ma nel 1713, dopo la vittoria dei Piemontesi sui Francesi, tornò in possesso dei Savoia. 
Nel 1799 scoppiò la prima delle insurrezioni Valdostane borghesi " La Rivolte delle Socques". Pochi uomini armati rudimentalmente assalirono il Forte e il comandante dovette lasciare la postazione con tutta la guarnigione. 
Ma l'episodio militare più noto di cui il forte fu teatro è l'assedio del 1800. All'alba del 14 maggio di quell'anno i 40.000 uomini dell'Armée de réserve di Napoleone varcarono le Alpi attraverso il Gran San Bernardo per sorprendere l'esercito austro-piemontese che occupava la pianura padana.  Assediato il forte, difeso dalle truppe di Vittorio Amedeo II di Savoia, dopo alterne vicende, Napoleone fece radere al suolo il "vilain castel de Bard". 
Fu Carlo Felice, nel 1827, a promuovere il rifacimento del forte, affidando il progetto all'ingegnere militare Francesco Antonio Olivero, ufficiale del Corpo Reale del Genio. I lavori si protrassero dal 1830 al '38. La nuova piazzaforte era costituita da tre corpi di fabbrica disposti su diversi livelli: l'Opera Ferdinando in
basso, l'Opera Vittorio nella zona mediana e l'Opera Carlo Alberto in alto. 
Questo sistema a strutture autonome, munite di casematte per l'artiglieria, era in grado di garantire la reciproca difesa in caso di un attacco nemico. Nel complesso la fortezza era dotata di 283 locali e poteva ospitare fino a 416 uomini (il doppio con sistemazione paglia a terra); i magazzini potevano contenere munizioni e provviste sufficienti per tre mesi e l'armamento contava una cinquantina di bocche da fuoco. 
Alla fine dell'800 il forte si avvia al declino: utilizzato dapprima come bagno penale, fu in seguito destinato a deposito di munizioni.
Dismesso nel 1975 dal demanio militare, il forte è stato acquisito al patrimonio regionale nel 1990.

fonte web: http://www.bluedragon.it/medioevo/roccaforti/italia/castello_Bard.htm

domenica 6 maggio 2012

#Italia #Medievale #Castello Aragonese Ischia:


E' certamente uno dei più antichi e caratteristici castelli d'Italia. Circondato dai marosi che incessanti continuano ad accarezzarlo nei momenti lieti e a percuoterlo con ritmo assordante in quelli tristi, con i suoi lati dirupati, posto a custode e difesa dall'importante Napoli, fu rifugio sicuro per quanti vollero difendersi nei momenti di necessita e dimora tranquilla dalla quale scattare e depredare.
Nel XV secolo d.C. fu congiunto alla grande Ischia con un ponte di legno che nel corso degli anni venne sostituito con uno di pietra.
Fino alla metà del XV secolo si accedeva al castello da una scala esterna, di cui si può ancora intravedere qualche rudere dal mare, dal lato che da su Vivara. Oggi, fortunatamente, è possibile raggiungere il castello anche con un comodo ascensore.

http://www.ermes.net/document_details.php?oid=42&did=11&category=Territorio&activity= 




 Si accede al castello percorrendo a piedi la galleria scavata da Alfonso I d'Aragona intorno al 1447, o a mezzo di un moderno ascensore. Giunti sulla sommita della rocca si visitano: la Chiesa dell'Immacolata (XVIII sec.) la cui cupola domina l'intero castello, il Convento delle Ciarisse con il suo cimitero (XVI sec.), i terrazzi panoramici del Convento e dell'Im-macolata che si aprono sul versante nord-occidentale, la Cattedrale dell'Assunta (XIV sec.) che vide nel 1509 le fastose nozze tra Ferrante d'Avalos e Vittoria Colonna, la Cripta della Cattedrale (XIV sec.) con affreschi della scuola di Giotto, la Chiesa di S.Pietro a Pantaniello (XVI sec.) dalla caratteristica pianta esagonale attribuita all'arch.Iacopo Barozzi detto il Vignola, il Sentiero del Sole, la Chiesa di S. Maria delle Grazie (XVI sec.), il terrazzo panoramico degli ulivi che si apre sul versante Orientale, le carceri politi-che (XVIII sec.) che ospitarono gli eroi del Risorgimento italiano. Si vedono inoltre dall'esterno il Maschio, gli Archi gotici di accesso all'Abbazia dei Basiliani di Grecia, i resti del Tempietto del Sole, i bastioni difensivi, le fucilerie e la piazza d'armi con la chiesetta di S. Barbara.

 fonte web: http://www.ermes.net/document_details.php?oid=42&did=11&category=Territorio&activity=

giovedì 26 aprile 2012

#castello #medievale #Torrechiara #Emila Romana:

   
(Pier Maria II Rossi nato a Berceto nel 1413 da Pietro e Giovanna Cavalcabò, sposa a quindici anni Antonia Torelli, dei conti di Montechiarugolo. Divenuto in seguito uno dei comandanti dell'esercito dei Visconti di Milano, stringe una solida amicizia con Francesco Sforza. Alla morte di Filippo Maria Visconti (1447) riafferma il proprio dominio sui feudi che erano stati della sua famiglia e si allea con Francesco Sforza, a cui consegnerà nel 1449 la signoria di Parma. A partire dal 1450, per trent'anni, Pier Maria si dedica alla riorganizzazione dei propri possedimenti, che si estendono dal Po all'Appennino, lungo le valli del Parma e del Taro. Il lungo periodo di prosperità di Pier Maria termina nel 1476 con l'uccisione di Galeazzo Maria Sforza; nel 1480 Ludovico il Moro prende il potere ed entra subito in aperto conflitto con Pier Maria, che, dopo una strenua resistenza, muore a Torrechiara, nel 1482).
Il Castello di Torrechiara fu il coronamento di un idillio romantico, quello tra Pier Maria Rossi e l'amante Bianca Pellegrini. È senz’altro il castello più spettacolare, più strutturato e anche più frequentato della provincia di Parma e per questo è stato spesso usato come set cinematografico di film come Lady Hawke di Richard Donner, interpretato da  Michelle Pfeiffer, Matthew Broderick e Rutger Hauer (vedere la recensione del Film all’interno del sito Blue Dragon).
 Costruito tra il 1448 e il 1460 da Pier Maria Rossi (1413-1482), è un esempio tra i più significativi e meglio conservati in Italia di architettura castellare. E' difeso da tre cerchia di mura e da quattro torri angolari, del Leone, del Giglio, di San Nicomede e quella di sud-est (una delle quali ha un possente sopralzo che le conferiscono quasi la prerogativa di mastio) che ne attestano la funzione difensiva, mentre la destinazione residenziale è provata dalla ricchezza degli affreschi a "grottesche" di Cesare Baglione e da una serie di splendide stanze riccamente affrescate.
La Camera d'Oro è, forse una camera nuziale ma le si attribuisce anche la funzione di cancelleria del castello (qui infatti si suppone che venga steso il testamento di Pier Maria  Rossi), certamente la stanza più conosciuta del castello. Gli affreschi sono attribuiti a Benedetto Bembo, che
affrescò una figura femminile (Bianca Pellegrini, amante di Pier Maria Rossi) in abiti da pellegrina, che percorre tutte le proprietà del suo amante, rappresentate con grande cura di particolari (nelle vele i possedimenti montani, nelle lunette quelli di collina e pianura).  
La Sala della Vittoria che è affrescata al centro della volta in uno squarcio di cielo. Le altre raffigurazioni sono strutturate entro motivi architettonici collegati da festoni.
  La Sala degli Angeli con al centro della volta, l'arma degli Sforza, e alle vele angeli che si affacciano da balaustre. Nelle lunette, uccelli con stemmi degli Sforza di S.Fiora e famiglie collegate.
 Il Salone dei Giocolieri, caratterizzata da un affresco di Baglione nel quale dei nudi su leoni si prodigano in acrobatici esercizi fino a formare una specie di piramide umana. Notevole anche il fregio con scene di battaglia e figure femminili, inoltre sono presenti monocromi con architetture e grottesche su tutte le pareti.
  La Sala del pergolato, anch’essa affrescata da Cesare Baglione : nella volta un pergolato e alle pareti figure femminili, a cui si sono sovrapposti paesaggi con uccelli vari.
  La Sala dei paesaggi con decorazioni paesaggistiche entro ovali, con raffigurazioni di castelli e grottesche alle pareti.
  La Sala di Giove sempre  di Cesare Baglione con la figura di Zeus  sulla volta e motivi a grottesche, putti, cartigli, architetture fantastiche.
 Quasi tutti i castelli italiani sono stati costruiti in mattoni e solo nelle aree nord e sud della nostra penisola veniva utilizzata la pietra. Questo da’ ai castelli dell’Italia Centrale un caratteristica del tutto particolare e, nel Castello di Torrechiara, se ne raggiunge la massima espressione costruttiva. L'uso dei mattoni, rispetto alla pietra, influisce fortemente anche sulla forma dell'edificio stesso: per esempio, nella costruzione dei beccatelli (le mensole che sostengono il cammino di ronda,lasciando gli spazi per le caditoie), che la realizzazione in mattoni rende molto più lunghi e rastremati delle mensole di pietra usate in Francia o in Inghilterra. Tra gli ambienti 'minori' ma degni di visita è la vasta cucina del castello, con i suoi forni e strutture in muratura, conservatisi nei secoli. Salendo, via via al castello, è interessante notare i vari accorgimenti difensivi che permettevano di compartimentare' l'edificio, come i ponti levatoi e gli ingressi protetti, e di moltipllcare le difese, come ad esempio le strade esposte al tiro delle mura che le sovrastano o i camminamenti sbarrabili e così via: quasi un'antologia delle tipiche difese di un castello medievale.
Per renderlo sicuro, Pier Maria fece costruire tre cerchia di mura: la prima circondava la collina su cui esso sorgeva, la seconda il borgo, la terza il castello vero e proprio. Per oltrepassare ogni complesso di mura, ci si serviva di un ponte levatoio, oggi segnalato dalla presenza, sul muro soprastante, di scanalature entro cui si inserivano i bolzoni, le travi portanti i ponti stessi. La seconda cerchia di mura si apriva all’esterno tramite due ponti levatoi: uno più piccolo, per il passaggio pedonale, l’altro, più grande, per l’ingresso dei carri o dei cavalieri. Furono scavati due fossati: uno circondava il borgo, l’altro il castello. Oggi ne è rimasto uno solo, vicino alla biglietteria. Attualmente è asciutto, ma si presenta esattamente come lo volle Pier Maria: profondo, largo, privo d’acqua, perché un soldato impegnato a risalirne la ripida scarpate finiva con l’essere un bersaglio molto facile per le sentinelle che vegliavano dall’alto.
Anche le torri contribuivano a difendere il castello: ognuna di esse era corredata di feritoie, di caditoie, di merlature.
Quando si costruivano già torri rotonde perché fossero meno danneggiate dall’ artiglieria nemica tutte le torri el castello di Torrechiara hanno una forma quadrata , come le antiche rocche medioevali ,. Sia l’orientamento che la posizione della rocca facevano sì che gli assalitori si trovassero il sole in faccia mentre i difensori alle spalle.
Le mura si impostano tutte su alte scarpe; ciò serviva a tenere lontano i nemici, a rendere più difficile la scalata, a resistere all’urto dei proiettili che le prime armi da fuoco lanciavano contro le mura stesse ; inoltre, avevano la funzione di contrastare la spinta del retrostante terrapieno . Per aumentare la protezione dei soldati, lo spazio tra un merlo e l’ altro poteva essere chiuso con imposte di legno apribili a bilico, e dette ventiere, di cui si possono vedere gli occhielli di aggancio ai merli stessi.
Merita più di uno sguardo, dalle altane o dall'alto delle torri, il paesaggio intorno, di cui il castello domina visivamente tutte le vie di approccio.


tratto da: http://www.bluedragon.it/medioevo/roccaforti/italia/castello_Torrechiara.htm

mercoledì 25 aprile 2012

#castello #medievale: castello di Pandino:




Attorno al 1379 venne edificato il Castello Visconteo di Pandino, per  volontà di Regina della Scala, nobile veronese e moglie di Bernabò Visconti duca di Milano, ella mori alcuni anni dopo, nel 1384, probabilmente senza vedere compiuta la costruzione.
Inizialmente il castello non ebbe scopi difensivi ma fu concepito come luogo di svaghi: caccia, banchetti, ricevimenti, danze. Del resto a quei tempi attorno all'abitato di Pandino si estendevano rigogliosissimi boschi ricchi di selvaggina e di limpide acque. Lo schema architettonico del castello è molto semplice si tratta di un quadrato regolare di circa 66 metri per lato costruito con mattoni a vista, delimitato da 4 torri angolari anch'esse a base quadrata, ma le due occidentali sono state demolite nel corso del XIX secolo. Due sono gli ingressi: uno principale al centro della facciata sud, l'altro sulla facciata opposta asimmetrico rispetto al primo.
Conservatosi pressochè intatto sia all’esterno che all’interno, nella suddivisione delle stanze e nella decorazione delle pareti, il castello rappresenta un documento eccezionale dell’epoca. Attualmente il castello è circondato da un’area verde che occupa lo spazio dell’antico fossato. Le molte aperture esistenti confermano l’origine non militare della costruzione. All’interno si apre una grande e suggestiva corte a pianta quadrata, circondata da portici e da loggiati. Nei portici e nelle sale dei due piani si può ammirare una notevole testimonianza dell’arte di corte trecentesca, conservatasi quasi nella sua integrità. 
In più parti sono visibili gli stemmi dei Visconti (la vipera azzurra in campo bianco) e dei Dalla Scala (la scala a pioli bianca in campo rosso). Il castello fu goduto poco da Bernabò, che fu deposto dal nipote Gian Galeazzo nel 1385, e passò poi nelle mani di numerosi feudatari. Tra questi si ricordano i Benzoni (dal 1403 al 1423), Ippolito Sanseverino e Sermone Vimercati (dal 1528). Nel 1840 il governo di Milano dovette fermare l’avanzata demolizione delle torri e del corpo occidentale iniziata per trarne materiale edilizio.
Nella seconda metà del Quattrocento gli Sforza, succeduti ai Visconti come duchi di Milano, rimaneggiarono tutto il sistema difensivo dello
stato milanese. Nell'ambito di questa riforma, che portò a una ristrutturazione di tutto lo scacchiere difensivo dell'Adda, in contrapposizione alle conquiste veneziane, rafforzarono sia le mura di Pandino sia il castello. A quest'ultimo vennero infatti addossati, in corrispondenza dei due ingressi, due bassi ma solidi torrioni dotati di ponte levatoi e di apparato a sporgere. Cosi, in controtendenza rispetto all'evoluzione architettonica e militare che vide molti castelli trasformarsi in villa, Pandino assistette alla trasformazione di un palazzo signorile in struttura militare.
Nell’anno 1862 decadde il vincolo feudale ed il castello venne allora affittato per vari usi: abitazione, filatoio, prigione e stalla per bovini. L’edificio fu acquistato in via definitiva dal Comune di Pandino nel 1947 e tre anni più tardi ebbero inizio i restauri. Il settore occidentale fu riscostruito nel 1956 a imitazione dell’antico. In tempi recenti il castello è stato fatto oggetto di un nuovo restauro conservativo.


descrione e immagini tratte da :
http://www.bluedragon.it/medioevo/roccaforti/italia/castello_Pandino.htm

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