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martedì 19 maggio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 19 maggio.
Il 19 maggio 1536, nella Torre di Londra, Anna Bolena, seconda moglie del re Enrico VIII viene decapitata con l'accusa di adulterio, incesto, stregoneria ed alto tradimento.
La data di nascita di Anna Bolena (Anne Boleyn) è incerta. L'opinione generale propende per il 1501 o 1502, anche se qualche storico la ritiene nel 1507. Nacque probabilmente a Norfolk; suo padre era Sir Thomas Boleyn, conte del Wiltshire, un nobile minore con uno forte talento per le lingue straniere; lavorava al mercato di Londra e nutriva una spiccata vocazione a diventare qualcuno. Decise pertanto di sposarsi bene: sua moglie fu Elizabeth Howard, figlia del secondo duca di Norfolk e sorella del terzo duca.
Anna ebbe due fratelli, Mary e George. Anche la loro data di nascita è ignota, sappiamo solo che erano tutti e tre quasi coetanei.
Nel 1514 Enrico VIII, re di Inghilterra, diede in sposa la sorella più giovane, Mary, all'anziano re di Francia. Anna accompagnò la principessa di Tudor e rimase in Francia anche dopo la morte del re e il ritorno in patria di Mary. Di conseguenza Anna ebbe l'onore di essere educata sotto l'occhio attento della nuova regina di Francia Claude. La sua educazione dunque fu improntata all'enfasi tipicamente francese per la moda e la seduzione, senza lesinare su altre abilità più intellettuali. Anna imparò a cantare, suonare e danzare.
Nel 1521 o forse all'inizio del 1522 Anna tornò a casa, essendo incombente la guerra tra Francia e Inghilterra. Non si sa di preciso quando gli sguardi di Enrico e Anna si incrociarono. Il re, già sposato con Caterina d'Aragona, era inizialmente attratto dalla sorella Mary, tornata a corte prima di Anna. Era diventata la concubina reale all'inizio del 1520 e il padre venne elevato al rango di visconte di Rochford come dono del re a Mary. In seguito Mary avrebbe dovuto lasciare la corte per un matrimonio insignificante e con un figlio illegittimo del re come ricompensa. Anna fece tesoro dell'esempio di sua sorella.
Anna trascorse il suo primo anno a corte ai servizi della prima moglie di Enrico VIII, Caterina di Aragona. Divenne subito popolare tra i ragazzi. Non era considerata una gran bellezza, dote riservata a sua sorella (alla quale tuttavia non se ne riconoscevano altre). Alcuni cronisti la descrissero come una donna ordinaria, giallognola, e con due vistosi difetti: un grosso neo sul lato del collo e un sesto dito alla mano sinistra. Lodavano altresì il suo stile, il suo spirito e il fascino; le qualità fisiche più ragguardevoli erano i grandi occhi scuri e i lunghi capelli neri.
L'attrazione del re era dovuta principalmente alla sua dialettica, al suo sarcasmo e alla sua indisponibilità spesso rimarcata. Giorno dopo giorno il Re bravama sempre più ciò che non riusciva ad ottenere, cosa che non gli capitava molto spesso. Inoltre Anna era seriamente innamorata di Henry Percy, figlio ed erede del conte di Northumberland; a corte si vociferava di un fidanzamento e di una dichiarazione d'amore. Il re ordinò al primo ministro, il Cardinale Thomas Wolsey, di chiudere la questione. Wolsey lo fece, assicurandosi che Percy sposasse la figlia del conte di Shrewsbury, odiata da Anna. La gelosia e l'odio per la contessa fecero scattare nella Bolena un pensiero: se non posso essere la moglie di un conte, perché non provare ad essere la moglie del re?
Tuttavia Anna continuava a eludere la compagnia di Enrico, e a mantenere un comportamento cupo e sfuggente; Enrico allora la allontanò da corte. Sperava che qualche mese in campagna le facesse cambiare idea sul suo corteggiamento. Non funzionò. Anna stava giocando le sue carte con spietata lucidità. Qualche anno più tardi, dopo il suo arresto, Enrico ebbe a dire che era stato "stregato" da lei, e il termine utilizzato non era poca cosa nel sedicesimo secolo. Ma forse era solo il contrasto tra la sua vivacità e la solennità di Caterina, oppure il re aveva scambiato l'inesplicabile ardore dell'amore per qualcosa di più inquietante, quando l'amore svanì.
Non si può spiegare il mistero dell'attrazione tra due persone. Né tantomeno come Anna abbia potuto, nonostante i tanti ostacoli e la presenza costante di malevoli chiacchere di corte, catturare e mantenere l'attenzione del re per così tanto tempo. Enrico era testardo e petulante, ma per parecchi anni rimase fedele ai suoi sentimenti per Anna e al desiderio di ottenere un erede maschio.
Non si possono scindere il desiderio di un figlio, anzi la sua reale necessità, dal desiderio di avere Anna. I due interessi combaciarono nel 1527. Enrico venne a conoscenza dell'invalidità del matrimonio con Caterina. Era dunque possibile annullarlo e assicurarsi la mano di Anna e il tanto desiderato erede.
Il cardinal Wolsey da tempo lavorava per un'alleanza anglo-francese, perciò non vedeva di buon occhio la spagnola Caterina di Aragona. L'annullamento del matrimonio con lei apriva le porte a un'unione con una principessa francese, o perlomeno con una grande signora della corte inglese. A Wolsey non piaceva Anna, e lei lo disprezzava per averle allontanato Percy. Fece tutto il possibile per tramare contro il cancelliere, alleandosi con l'ambizioso protetto di Wolsey, Thomas Cromwell.
Ma non fu solo Anna a causare la caduta in disgrazia di Wolsey, sebbene le venne addossata tutta la colpa. In effetti, divenne il capro espiatorio di qualsiasi decisione impopolare del re. Tuttavia è utile ricordare che nessuno, né Wolsey, o Cromwell, o tantomeno Anna Bolena, manipolò mai Enrico VIII, o lo costrinse a fare qualcosa che lui non volle. Era un re che conosceva profondamente e amava la sua posizione.
Per il popolo era più facile odiare Anna che il proprio re. Venne criticata e condannata in tutta Europa per l'imbarazzo suscitato dal desiderio del re di annullare il suo matrimonio. Non era popolare nemmeno a corte. La sua situazione equivoca e la sua personalità così esuberante offendeva molti, quando al contrario la solenne pietà di Caterina aveva permeato la corte d'Inghilterra per trent'anni. Aveva anche numerosi estimatori, tuttavia non inclini ad affrontare la più che nota ira del re. Solo l'affetto del re la sosteneva, e non è improbabile che persino lei fosse sorpresa da tanta fedeltà.
Intanto la lotta per l'annullamento procedeva, mentre il papa tentava di mediare tra Enrico e il nipote di Caterina, l'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V. La posizione a corte di Anna diventava via via più importante:  mangiava da sola col re, riceveva regali costosi; cominciò a vestirsi con abiti sontuosi e alla moda, il re le pagava i debiti di gioco dato che Anna, come tanti altri a corte, amava i dadi e le carte.
Inizialmente tutto ciò accadeva lontano dai riflettori, ché Enrico non aveva alcun'intenzione di pregiudicare la decisione del papa sbandierando il suo nuovo amore. Ma i mesi passavano, e le voci correvano. Enrico si rese conto che non aveva più alcun senso nascondere la verità. Nel 1530 Anna venne apertamente onorata dal re a corte; aveva la precedenza su tutte le altre signore di corte, e presenziava ai banchetti e alle battute di caccia mentre Caterina veniva sostanzialmente ignorata. Nonostante ciò la finzione del primo matrimonio veniva mantenuta: Caterina continuava personalmente a riparare le sue camicie e ad inviargli doni e messaggi; ma la situazione era ormai insostenibile e Anna non poteva più sopportarla. Per placarla Enrico la nominò marchesa di Penbroke il 4 settembre 1532 al castello di Windsor; lei indossava un bellissimo abito rosso e portava i suoi lunghi capelli sciolti. Elevata dunque al rango di nobildonna, adesso aveva potere e terre personali. Ciononostante durante un viaggio di stato in Francia nel quale aveva accompagnato Enrico, le dame della corte francese si rifiutarono di incontrarla.
Si ritiene che l'elevazione alla nobiltà sia dovuta al matrimonio segreto e all'aver consumato fisicamente la loro relazione. La prova indiziaria è la nascita l'anno successivo di Elisabetta, futura regina di Inghilterra.
Il re aveva finalmente i suoi più profondi desideri a portata di mano. Anna era incinta del suo figlio a lungo atteso, ed era necessario legittimarlo. Non poteva più aspettare il papa. Enrico perciò rifiutò l'autorità della Santa Sede e fece annullare il suo matrimonio con Caterina da Thomas Cranmer, arcivescovo di Canterbury. Infine Anna ed Enrico si sposarono nel gennaio del 1533 con una modesta cerimonia.
L'incoronazione di Anna fu una cosa sontuosa senza che si badasse a spese, ma i londinesi non ne rimasero impressionati. Gridarono al loro passaggio HA HA HA leggendo come una sorta di risata beffarda le iniziali di Enrico e Anna. Il re le chiese se le era piaciuta la città, ed Anna rispose: "Mio signore, ho apprezzato molto la città, ma ho visto tanti cappelli sulle teste ed udito poche lingue".
Anna tentò di godere del suo trionfo più che poté. Ordinò nuove livree blu e porpora per i servi, e sostituì lo stemma del melograno di Caterina col suo simbolo del falco. Scelse come motto "il più felice possibile" in netto contrasto con il precedente "umile e leale". La madre di Enrico, Elisabetta, aveva scelto per lei "umile e riverente", ma l'umiltà non era decisamente una caratteristica di Anna Bolena.
Fu pia e devota, sebbene non in modo rigido e inflessibile come Caterina. Le simpatie di Anna si rivolgevano al pensiero progressista che andava sfidando l'ortodossia cattolica. Enrico, avendo rifiutato il papato e creato una nuova Chiesa di Inghilterra, diede inizio alla Riforma anglicana. Non fu un atto rivoluzionario come il movimento di Lutero in Germania; rimase in effetti un devoto cattolico, limitandosi a negare ciò che definiva l'illegittima autorità del papato. Anna sapeva che il suo matrimonio e i figli futuri non sarebbero stati mai considerati legittimi dall'Europa Cattolica, ma doveva stare dalla parte della nuova chiesa per assicurarsi di rimanere la preferita del re.
La sua natura era ammaliata dalla nuova enfasi con cui si dibatteva su ogni singolo elemento teologico. Era sempre curiosa e aperta alle nuove idee; non accettava mai nulla ciecamente. Come regina divenne buona amica di Thomas Cranmer e finanziò parecchi libri di religione. Non aveva nulla del profondo pragmatismo di sua figlia Elisabetta; la fede religiosa era una parte importante della sua vita, come di qualsiasi persona del sedicesimo secolo.
Sua figlia nacque il 7 settembre del 1533. I medici e gli astrologi si erano sbagliati: non era un principe. Ma la nascita della bimba in salute non fu una terribile delusione, né la causa della caduta in disgrazia della madre. La nascita fu facile e veloce. La regina si riprese in fretta. Enrico non aveva dubbi nel ritenere che sarebbero presto arrivati principi robusti. Furono i due successivi aborti  a farlo dubitare della validità del suo secondo matrimonio.
Il battesimo di Elisabetta fu una grande cerimonia. Enrico la dichiarò sua erede, dandole dunque la precedenza sulla sorellastra di 17 anni Mary.
Enrico scrisse a Mary chiedendole di rinunciare al titolo di Principessa del Galles, che appartiene da sempre all'erede. Le chiese inoltre di avallare la validità del suo matrimonio e la legittimità della sua sorellastra. Mary, ostinata come la madre, rifiutò. Mosso dall'ira, Enrico scacciò Mary da casa sua, il maniero Beaulieu, per darlo a George, fratello di Anna. La costrinse ad andare presso la casa di Elisabetta sotto il controllo di Lady Anne Shelton, una zia di Anna. Quando le fu chiesto di portare rispetto alla Principessa bambina, rispose che non conosceva altra principessa di Inghilterra che se stessa, scoppiando in lacrime.
Enrico si infuriò e Anna incoraggiò la sua furia: lo status di sua figlia dipendeva dalla disgrazia di Mary. Nei due anni e mezzo in cui visse dopo la nascita di Elisabetta, Anna si dimostrò una madre devota.
Il conflitto con Mary occupava buona parte dei pensieri di Anna ed Enrico. Nel gennaio 1534 il nuovo primo ministro del re, Thomas Cromwell, andò da Mary per indurla a rinunciare al suo titolo e avvisarla di quanto fosse pericoloso per lei stessa il suo comportamento. Lei rispose che voleva solo la benedizione di suo padre e l'onore di baciargli la mano. Mary, e il popolo con lei, riteneva Anna la causa del distacco di Enrico dalla sua prima figlia. In verità era quasi completamente un'idea di Enrico, come fu provato dopo l'esecuzione di Anna. Alla fine Mary, sotto minaccia di morte, scrisse la lettera che Enrico aveva a lungo desiderato.
I coniugi tentarono di riappacificarsi con Mary; durante una visita a Hatfield dove viveva, Anna organizzò un incontro e la invitò a corte a "visitarla come la Regina". Mary rispose con un insulto crudele, dicendole "io non conosco alcuna regina in Inghilterra eccetto mia madre. Ma se voi, in qualità di favorita del re, voleste intercedere per me con lui, ve ne sarei grata". Anna non perse la calma, le fece notare l'assurdità della sua richiesta e ripeté la propria offerta. Mary rifiutò ancora ed Anna se ne andò infuriata. Da allora non tentò più di guadagnarsi la sua amicizia.
Il problema con Mary evidenziò l'insostenibile posizione che Anna ed Elisabetta avevano a corte. Molti non sapevano chi chiamare Principessa, chi fosse il legittimo erede e chi la legittima sposa. Caterina era ancora viva, e chiamava ancora se stessa Regina e Mary, incoraggiata dall'ambasciatore imperiale Eustace Chapuys, chiamava ancora se stessa Principessa. Inoltre Chapuys, che disprezzava apertamente Anna, disse a Mary che Anna stava pianificando il suo omicidio. Era una terribile bugia che tuttavia Mary, nel suo stato isterico, era incline a credere. Quando venne a sapere che lei e la corte di Elisabetta lasciavano Hatfield per un altra residenza, si rifiutò di andare, credendo che fosse il pretesto per ucciderla. Le guardie dovettero di fatto catturarla e trascinarla nella carrozza, gettandola ancor più nella disperazione.
Nel frattempo Elisabetta era troppo piccola per notare questi avvenimenti, tuttavia gli eventi aiutarono a cementare l'odio di Mary verso la sua sorellastra. I suoi amici spagnoli spargevano pettegolezzi su Anna ed Elisabetta, sostenendo che la bimba fosse fisicamente deforme e mostruosa all'aspetto. Per dimostrare la falsità di queste accuse, nell'aprile 1534 Enrico mostrò la bimba nuda a parecchi ambasciatori stranieri. Nello stesso mese Anna annunciò di essere nuovamente incinta. Nulla poteva dare maggior piacere al re. Egli doveva incontrare Francesco I di Francia a giugno a Calais per firmare un trattato di pace, ma decise di non partecipare, scrivendogli che Caterina e Mary, colme di rancore verso la sua amata Regina Anna, potrebbero approfittare della sua assenza per mettere in pratica azioni pericolose verso di lei e il nascituro.
Tuttavia le sue attenzioni verso Anna non aiutarono la sua salute. In settembre abortì un feto di sei mesi; era abbastanza formato da mostrare di essere un maschio, per il grande disappunto di Enrico. Anna era arrabbiata anche perché lui aveva avuto una relazione quell'estate. Lo rimproverò, e il re rispose "dovresti essere felice per quello che ho fatto per te, e che non rifarei se dovessi cominciare ora. Ricordati da dove sei venuta". Il litigio fu furioso ed udito da molti servitori. Ma fu una lite passeggera: Enrico si era già stancato di quella nuova cortigiana e pochi giorni dopo Chapuys scriveva tristemente a Carlo V che Enrico era ancora innamorato di Anna. Ma altri segnali indicavano che gli eventi volgevano al peggio.
Enrico sperava di cementare la relazione con Francesco I facendo fidanzare Elisabetta con il figlio di lui, il Duca di Angouleme. Ma dopo il secondo aborto di Anna, il re francese era contrario a questo fidanzamento. Ai suoi occhi era evidente che la posizione di Anna si stava indebolendo; dopo tutto, Enrico aveva abbandonato una moglie perché non gli aveva dato figli maschi: avrebbe fatto lo stesso con Anna? E se sì, sarebbe stato un bene il matrimonio con Elisabetta? Naturalmente il re francese aveva tutto l'interesse a promuovere Anna poiché Caterina di Aragona e sua figlia erano pedine di Carlo V. Tuttavia rimaneva dubbioso sulla precarietà della posizione di Anna, e ciò ferì ulteriormente la regina provocandole un maggiore cedimento fisico e mentale.
Enrico non fu mai l'adultero incallito con cui lo si dipinse. Al contrario, era incredibilmente convenzionale nei suoi appetiti sessuali. Ogni flirt avveniva alla luce del sole e durante il lungo matrimonio con Caterina non vi furono che un pugno di concubine. Amava circondarsi di belle donne, flirtare e giocare con loro, ma raramente ciò evolveva in una relaziona carnale.
Per Anna però ogni corteggiamento la devastava, specialmente se seguiva a breve un suo aborto.
In seguito vi fu uno scandalo, che portò ulteriore danno alla sua reputazione; sua sorella Mary, che come sappiamo era stata una concubina di Enrico anni prima, sposò Sir William Stafford senza il permesso della sua famiglia e del re. Stafford era povero, e l'ira del padre di Mary lo portò a tagliarle i fondi. Si rivolse allora ad Anna e al re, senza ottenere aiuto.
Gli amici di Anna diminuivano; nel frattempo Enrico aveva cominciato a flirtare apertamente con un'altra donna. Stavolta era la cugina di Anna, Madge Shelton. Anna aveva ancora una buona influenza sul marito, ma sapeva che l'unico modo per renderla permanente era di dargli un figlio maschio. Enrico non avrebbe mai ripudiato la madre del suo erede così a lungo atteso. I nemici di lei sarebbero stati annientati una volta per tutte.
Intanto la salute di Enrico cominciò a peggiorare, e comparvero i primi segnali della malattia che poi lo porterà alla morte (trombosi femorale). Aveva spesso forti emicranie, e impotenza. Era un quarantenne sempre più obeso, il che non aiutava la sua virilità. Ma gli aborti di Anna lo portarono ad incolpare lei per il mancato concepimento o il non portare a termine la gravidanza.
Thomas Cromwell, uomo brillante e influente, decise di tenersi aperte tutte le opzioni: andò a visitare Mary e le promise supporto al suo reinsediamento. La perdita di colui che un tempo era un suo grande alleato ed ora un fidato consigliere del re spaventò molto Anna; tuttavia le si prospettò una nuova opportunità: nel giugno del 1535 rimase incinta di nuovo. Ma nel gennaio del 36 perse anche quel bambino. Si dice che abbia detto "ho abortito il mio salvatore".
La sua fine giunse rapida. Enrico da sempre pretendeva da tutti lealtà, ma non disdegnava di complottare contro i suoi nemici. Anna subì lo stesso fato di Caterina. Lei sapeva che lui era insoddisfatto di lei, e che pur mantenendo inalterato il suo atteggiamento, stava in realtà cercando il miglior modo per distruggerla. Caterina di Aragona morì in gennaio, pochi giorni prima dell'aborto di Anna. Questi eventi, presi insieme, convinsero Enrico ad agire. Con Caterina in vita quasi tutta l'Europa (e buona parte degli inglesi), considerava lei la legittima regina, e non Anna. Ora si era liberato di Caterina; se si fosse liberato anche di Anna avrebbe potuto sposarsi ancora, senza lo spettro della bigamia.
La decisione di Enrico di annientare completamente Anna fu spietata. La fece arrestare con l'accusa di adulterio, stregoneria ed incesto, accuse ridicole persino per i nemici di lei. Fece arrestare anche George, suo fratello. L'odiata moglie, Jane Rochford, testimoniò che li vide unirsi carnalmente in modo incestuoso. Tutti ritennero le sue accuse non attendibili, ma Enrico VIII la voleva condannata e uccisa. Fece uccidere George e tre suoi amici. Un quarto amico, sotto tortura, confessò le accuse: tanto bastava per condannarli tutti.
Essendo regina di Inghilterra, Anna fu processata dai Pari. L'accusa principale era adulterio, che per una regina era anche alto tradimento. Nessun membro della nobiltà le venne in aiuto; il suo vile zio Norfolk pronunciò la sentenza di morte. Il povero Henry Percy, il suo primo amore, svenne durante il processo e fu necessario portarlo fuori dall'aula. Come concessione per la sua posizione, non fu decapitata con un'ascia. Fu chiamato dalla Francia un abile spadaccino, assicurandole che avrebbe provato poco dolore. Ella rispose, con il suo tipico spirito: "ho sentito che il boia è molto bravo, e io ho un collo tanto sottile".
Andò incontro alla sua fine con coraggio. Fu portata al patibolo alle 8 del mattino del 19 maggio 1536, per quello che fu uno spettacolo mai avvenuto prima, la pubblica esecuzione di una regina di Inghilterra. Scelse le sue ultime parole con cura: "popolo di buoni cristiani, sono qui giunta a morire, secondo la legge, perché per la legge sono stata condannata a morte, e dunque non dirò nulla contro di essa. Sono qui giunta senza accusare nessuno, né a parlar male di alcuno, e tuttavia sono stata accusata e condannata a morte; ma prego Dio che salvi il re e gli dia un lungo regno su di voi, poiché non esiste un principe più gentile e misericordioso di lui. Ed egli è stato per me un signore e sovrano buono e gentile. E se qualcuno volesse interessarsi alla mia causa, gli chiedo di giudicarmi in modo onesto. In questo modo mi congedo dal mondo e da tutti voi, desiderando dal profondo del cuore che preghiate per me. O Signore abbi pietà di me, a Dio affido la mia anima".
Poi venne bendata e fu fatta inginocchiare sul ceppo. Ripeté varie volte "a Gesù Cristo affido la mia anima; Signore Gesù ricevi la mia anima".
Il re sposò Jane Seymour 10 giorni dopo l'esecuzione.
Elisabetta aveva solo tre anni e mezzo quando sua madre morì. Tuttavia era una bambina precoce: quando la governante la visitò pochi giorni dopo l'esecuzione, Elisabetta le chiese: "come mai ieri mi chiamavi Signora principessa, e oggi mi chiami Signora Elisabetta?".
Anna fu sepolta in una vecchia cassa, poiché non era stata prevista una bara. La cassa era troppo corta, pertanto la testa le fu appoggiata al fianco. I resti furono portati a San Pietro in Vincula, la chiesa della Torre di Londra, dove furono qualche anno dopo raggiunti da quelli di sua cugina, e quinta moglie di Enrico, Catherine Howard.

venerdì 7 febbraio 2025

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 febbraio.

Il 7 febbraio 1478 nasce in Inghilterra Tommaso Moro.

Tommaso Moro, così viene ricordato in Italia lo scrittore e uomo politico inglese Thomas More. Nasce a Londra il giorno 7 febbraio 1478; segue le orme del padre Sir John More, avvocato e giudice di successo, intraprendendo anch'egli la professione di avvocato. Nel corso della sua vita si guadagna fama a livello europeo come autore di scritti di stampo umanista oltre che occupare numerose cariche pubbliche, compresa quella di Lord Cancelliere d'Inghilterra negli anni tra il 1529 e il 1532, sotto la monarchia di Enrico VIII. Il suo cancellierato si distinguerà anche per la sua costante caccia agli eretici e alle loro opere.

A lui viene attribuito il merito di aver coniato il vocabolo "utopia", con cui battezzò un'immaginaria isola dotata di una società ideale, di cui descrisse il sistema politico nella sua opera più famosa, "L'Utopia" appunto, pubblicata nel 1516. La derivazione del termine "utopia" viene dal greco antico, e può letteralmente significare "luogo inesistente", oppure "luogo bellissimo".

Durante la sua vita Moro diviene grande amico di Erasmo da Rotterdam, che gli dedicherà il suo "Elogio della follia". Moro contribuisce anche alla redazione de "La difesa dei sette sacramenti", polemica contro la dottrina protestante che fa guadagnare a Enrico VIII nel 1521 il titolo di "difensore della Fede" da parte di papa Leone X. Sia la risposta di Martin Lutero al re che la conseguente "Responsio ad Lutherum" ("Risposta a Lutero") furono criticate per i loro intemperanti attacchi "ad hominem".

Storicamente è ricordato per il suo forte e fermo rifiuto della rivendicazione di Enrico VIII di proclamarsi capo supremo della Chiesa d'Inghilterra: questa decisione mise fine alla carriera politica di Moro conducendolo alla pena capitale con l'accusa di tradimento.

Viene processato, poi condannato e incarcerato, quindi giustiziato a Tower Hill il giorno 6 luglio 1535. La testa viene mostrata sul Ponte di Londra per un mese; sarà poi la figlia Margaret Roper a recuperarla, dietro pagamento di una tangente.

E' venerato come san Tommaso Moro dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa anglicana. Moro è stato canonizzato dalla Chiesa cattolica nel 1935 da Papa Pio XI ed è commemorato il giorno 22 giugno. Dal 1980, ogni 6 luglio, è commemorato anche nel calendario dei Santi della Chiesa anglicana, assieme all'amico Giovanni Fisher, vescovo di Rochester, decapitato quindici giorni prima di Moro.

Nel 2000 papa Giovanni Paolo II ha dichiarato san Tommaso Moro patrono degli statisti e dei politici.

 

martedì 9 luglio 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 9 luglio.
Il 9 luglio 1540 Enrico VIII annulla il matrimonio con la quarta moglie, Anna di Cleves.
Su Enrico VIII gli storici e gli scrittori hanno versato fiumi d’inchiostro. Colto e raffinato esponente della dinastia Tudor, ma anche sovrano dispotico e sanguinario con il procedere degli anni, Enrico VIII è ricordato per un evento che cambiò il corso della storia in Inghilterra e nel mondo: lo scisma religioso che sancì il distacco dalla chiesa cattolica di Roma. Enrico viene certamente ricordato anche per la sua turbolenta vita privata, segnata da sei matrimoni e da una lista senza fine di amanti e di figli illegittimi, tempestosa con le donne quasi quanto quella di un suo famoso contemporaneo, Ivan il Terribile.
La lunga serie di matrimoni, celebratisi tra il 1509 ed il 1543, costò la vita a ben tre consorti su sei, e si snodò attraverso il divorzio da Caterina d’Aragona, la decapitazione di Anna Bolena, la morte per complicanze da parto di Jane Seymour, il ripudio di Anna di Clèves e la decapitazione di Katherine Howard. Solo l’ultima moglie accompagnò, da sposata, la salma di Enrico, anche perché il re era stanco e malato e Katherine Parr fu per lui più un’infermiera che una coniuge.
Tra i tanti matrimoni di Enrico VIII finiti tragicamente, uno si distinse per la particolarità dei rapporti che legarono il sovrano inglese alla consorte, il quarto matrimonio, quello con Anna di Cleves. Curiosamente, una delle ragioni del fallimento dell’unione del sovrano fu dovuta al pittore di corte Hans Holbein il Giovane, il celebre artista tedesco riparato a Londra per sottrarsi alla Riforma Luterana, che divenne ritrattista ufficiale della corte inglese nel 1536.
Spedito in avanscoperta in vista del matrimonio del suo sovrano, Holbein fu incaricato di dipingere il ritratto della duchessa di Clèves, secondogenita di Giovanni III, duca di Jülich-Kleve-Berg, e della principessa Maria di Jülich-Berg, signori di un ducato attualmente situato tra la Germania ed i Paesi Bassi. Nel ritratto la giovane, riccamente vestita secondo l’uso della sua terra di origine, appare nel fiore degli anni e la sua bellezza è appena offuscata dal velo di malinconia presente nello sguardo. Le mani, affusolate ed eleganti, quasi abbandonate sul grembo, risaltano contro il carminio e l’oro dell’abito. Ciò che Enrico non poteva sapere tuttavia, è che il pittore di cui aveva tanta stima aveva fortemente idealizzato la sua modella. L’effetto finale del ritratto fu tuttavia così convincente, che il sovrano, rapito ed entusiasta, acconsentì immediatamente alle nozze.
Certo, alla base della scelta c’era soprattutto la ragion di stato: Anna, sorella del duca di Clèves, feudatario imperiale, doveva infatti suggellare l’alleanza della Germania con l’Inghilterra, isolata dopo la Riforma e canzonata anche da strane armature, ma è innegabile anche che Enrico desiderasse al contempo una consorte avvenente e che ravvisasse questa caratteristica nella giovane.
Nonostante avesse ormai 49 anni, quasi il doppio dell’età della futura sposa, e fosse ormai in sovrappeso e lontano dall’aspetto da rubacuori della gioventù, le pretese del re in fatto di donne restavano ancora alte e, essendo vanitoso, interpretò come un affronto personale il fatto che Anna non lo riconobbe quando, sotto mentite spoglie, si recò a Rochester ad accoglierla.
Il primo incontro tra i due si rivelò del resto, secondo tutte le fonti dell’epoca, un vero e proprio disastro: la giovane sapeva leggere e scrivere in Dutch, il dialetto germanico dei Paesi Bassi, sapeva cucire, ricamare e giocare a carte, ma i suoi talenti non andavano oltre. Non conosceva né il latino, né l’inglese, né il francese, non sapeva suonare o cantare e la sua prima conversazione con il raffinato sovrano d’oltremanica consistette in poche, stentate parole con forte accento straniero.
Ma fu soprattutto l’aspetto fisico a lasciare a bocca aperta per il disappunto il monarca inglese: completamente diversa dalle leggiadre sembianze del ritratto di Holbein, la giovane che Enrico VIII incontrò a Rochester si rivelò alta e sgraziata, con il volto deturpato dal vaiolo. Ritiratosi in fretta e furia nelle sue stanze, Enrico dichiarò pubblicamente che l’aspetto della “cavallona fiamminga” lo disgustava e chiese ai suoi consiglieri di essere immediatamente liberato dalla promessa di matrimonio. Ebbe ad affermare:
Se non fosse già arrivata fin qua in Inghilterra, se non fosse per il rischio di spingere suo fratello tra le braccia del re di Francia o dell’Imperatore, non vorrei saperne di prendere in moglie “quella cavallona fiamminga”
Tutte le possibili scappatoie al matrimonio vennero però esaminate invano dalla diplomazia inglese, che considerò improponibile l’eventualità di rimandare indietro la promessa sposa. Così, il 6 gennaio 1540 un riluttante Enrico VIII, in scandaloso ritardo e con la fronte aggrottata, fu costretto a sposare Anna di Clèves.
Ai cortigiani che, con la brutale disinvoltura dell’epoca, chiesero al loro sovrano se trovasse la moglie più attraente dopo la prima notte di nozze, Enrico replicò tetro che la vicinanza della fiamminga lo aveva privato di qualsiasi desiderio di intimità con lei, aggiungendo imbarazzanti particolari circa i seni cascanti ed il ventre flaccido di Anna, dettagli che, assicurò, non gli consentivano di consumare il matrimonio.
La curiosa coppia seguitò comunque a condividere il letto reale per sei mesi. Nel frattempo il Consiglio del Re, con il pretesto ufficiale che un precedente contratto di fidanzamento tra Anna ed il duca Francesco I di Lorena fosse valido, annullò le nozze contratte in Inghilterra. Holbein e coloro che avevano consigliato al sovrano le nozze con la straniera, inutile dirlo, caddero in disgrazia.
Chi se la cavò meglio di tutti fu l’imperturbabile Anna.
Il re, soddisfatto della sua mansuetudine, le attribuì una rendita di 4000 sterline annue, con diritto di precedenza su ogni altra dama d’Inghilterra, oltre alle proprietà di Richmond Palace e del Castello di Hever, già appartenute alla famiglia di Anna Bolena.
Dopo il divorzio i rapporti tra Enrico VIII ed Anna rimasero sempre cordiali e la ex regina fu ricevuta a corte con ogni riguardo, stabilendo ottimi rapporti con le figlie del sovrano, Maria ed Elisabetta, e con la diciottenne Katherine Howard, sua ex dama di compagnia e nuova regina, incoronata solo venti giorni dopo il divorzio da Anna.
Lo sfortunato ritratto di Anna eseguito da Holbein venne rapidamente alienato da Enrico VIII e finì, nel 1671, acquistato dal Luigi XIV, il Re Sole. Oggi lo si può ammirare al Louvre, nella sezione dei pittori fiamminghi.

venerdì 28 luglio 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 luglio.
Il 28 luglio 1540 Enrico VIII fa giustiziare nella Torre di Londra il suo fidato consigliere Thomas Cromwell, l'uomo che formalizzò la rottura con la Chiesa di Roma e la nascita della Chiesa Anglicana.
Cromwell nacque circa nel 1485 a Putney, figlio di Walter Cromwell (1463–1510), un lavoratore di stoffe. I dettagli sui suoi primi anni di vita sono pochi. Prima del 1512 fu assunto dalla famiglia fiorentina dei Frescobaldi. Da alcuni archivi della Città del Vaticano risulta che Cromwell fosse un agente del Cardinale Reginald Bainbridge e si occupasse del lavoro ecclesiastico inglese prima della Sacra Rota. Parlava fluentemente latino, italiano e francese.
Quando Bainbridge morì nel 1514, Cromwell tornò in Agosto in Inghilterra e fu assunto da Thomas Wolsey, presso di lui si occupò di importanti questioni ecclesiastiche nonostante fosse un laico. Nel 1519 sposò la figlia di un sarto, Elizabeth Wyckes (1489–1527); dal loro matrimonio nacque un figlio, Gregory. Dopo aver studiato legge divenne un membro del Parlamento inglese nel 1523.
Alla fine degli anni '20 del 1500 Cromwell aiutò Wolsey con la dissoluzione di trenta monasteri in modo da raccogliere fondi per la Wolsey's grammar school ad Ipswich (conosciuta ora come Ipswich School) e per il Cardinal's College di Oxford. Nel 1529 Enrico VIII fondò il futuro Reformation Parliament per ottenere la separazione da Caterina d'Aragona. Cromwell fu fatto consigliere reale per gli affari del Parlamento ed alla fine del 1531 era membro del più stretto e fidato circolo di Enrico VIII. Diventò primo ministro del re nel 1532 senza alcun atto formale ma grazie alla mera fiducia che Enrico VIII riponeva in lui.
Cromwell ebbe un ruolo fondamentale nella Riforma. Per far ottenere il divorzio a Enrico VIII, il re fu nominato detentore del potere spirituale in Inghilterra con l'Atto di Supremazia del 1534. Come vicario generale del re, Cromwell ebbe piena autorità per portare avanti l'abolizione dei monasteri; che egli stesso visitò a partire dal 1536.
Fu nominato Barone il 9 luglio 1536, conte di Essex il 18 Aprile 1540. Fu anche l'ideatore dell'unione fra Inghilterra e Galles sotto un'unica giurisdizione legale nel 1535.
Cromwell sostenne la volontà del re di liberarsi di Anna Bolena e conseguentemente sposare Jane Seymour; spinto dal fatto che la regina aveva avuto screzi con lui riguardo la gestione del denaro derivante dalla soppressione dei monasteri e quindi temendo di cadere in disgrazia a causa sua. Il primo ministro si era anche fatto molti nemici a causa dei suoi criteri di spartizione del bottino della stessa soppressione.
Ma la sua caduta fu dovuta soprattutto alle pressioni per il matrimonio del re con Anna di Cleves. La regina Jane Seymour morì il 24 Ottobre del 1537 poco dopo aver dato alla luce suo figlio. Le trattative per un quarto matrimonio che assicurasse altri eredi ad Enrico VIII iniziarono praticamente subito, e Cromwell riteneva che l'Inghilterra dovesse entrare a far parte di una lega protestante nella quale il duca di Cleves aveva un ruolo fondamentale; in tal modo avrebbe portato ancora più lontano la sua Riforma.
Il matrimonio, però, si rivelò disastroso in quanto Enrico VIII dimostrò di non avere alcuna intenzione di vivere con la principessa una volta che la vide di persona.
Il re incaricò Cromwell di trovare vie legali per annullare il suo matrimonio, ma fu costretto a fare buon viso a cattivo gioco per non perdere la preziosa alleanza con la Germania. Gli avversari di Cromwell, primo fra tutti il Duca di Norfolk, approfittarono dell'occasione per fare pressioni per la sua caduta in disgrazia.
Nonostante la nomina a primo conte di Essex nel 1540, Cromwell iniziò ad avere sospetti di essere in rovina perché risultava ufficialmente beneficiario della grazia del re pur avendolo intrappolato in un matrimonio che questi non voleva. Le sue paure si rivelarono giustificate quando durante una seduta del consiglio il 10 Giugno del 1540 Cromwell fu arrestato e imprigionato nella Torre di Londra. Il re, comunque, lo mantenne vivo il tempo necessario per testimoniare nella causa dell'annullamento del suo matrimonio.
Fu giustiziato sulla Tower Green il 28 Luglio 1540. Di lui fu detto che morì con dignità e che la sua esecuzione fu particolarmente raccapricciante. Edward Hall, cronista contemporaneo, riporta che Cromwell fece un discorso sul patibolo, professando di morire, "nella fede tradizionale" e che poi "sopportò assai pazientemente il colpo dell'ascia da parte di un rozzo miserabile boia che non fece affatto bene il suo lavoro".
Enrico finì per pentirsi dell'esecuzione di Cromwell. Circa otto mesi dopo, accusò i suoi ministri di aver lavorato per la caduta di Cromwell con false accuse e disse di aver infine capito che lui era il servitore più fedele che avesse mai avuto. Passò il resto della sua vita a lamentarsi della sua esecuzione.

mercoledì 19 luglio 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 19 luglio.
Il 19 luglio 1553 Maria Tudor sale al trono come regina d'Inghilterra, succedendo a Jane Grey che aveva regnato per solo nove giorni.
Maria I Tudor è una delle figure più controverse storicamente; basti pensare, per un attimo , ai due soprannomi con i quali è conosciuta, Maria la Sanguinaria e Maria la Cattolica.
Entrambi spregiativi, perché coniati in Inghilterra dopo la sua morte, in un paese passato dalla stretta osservanza religiosa alla chiesa di Roma allo scisma, doloroso, provocato da Enrico VIII, che non si ricompose mai più, e che dura fino ai giorni nostri.
Maria, figlia di Enrico VIII Tudor e di Caterina d’Aragona, nacque a Greenwich nel 1516; suo padre sperava in un erede maschio, per dare continuità alla stirpe, ed invece nacque lei, unica sopravvissuta ad una serie di aborti della madre. Per 18 anni la sua vita fu relativamente felice; il matrimonio tra Enrico VIII e Caterina sembrava solido, nonostante le innumerevoli infedeltà dell’esuberante sovrano, e Maria, esile e bionda ragazzina, crebbe alla corte inglese, all’ombra dell’ingombrante padre. Fino al fatidico giorno in cui tutto andò in pezzi; il sovrano conobbe Anna Bolena, e da quel momento non ebbe più occhi che per la giovane amante, mettendo in disparte sia la moglie che la figlia. Maria divenne merce di scambio politico; venne promessa sposa al delfino di Francia, Francesco, poi a Carlo d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, a seconda di come spirava il vento delle alleanze europee.
Ma, come detto, l’infatuazione di Enrico per la giovane e bella Anna Bolena, dama di corte della regina Caterina, spezzò gli equilibri in campo e cambiò irrimediabilmente la sua vita. Il tentativo di Enrico di annullare le sue nozze con Caterina naufragò davanti alla determinazione sia del papa sia della moglie, e la cosa esasperò i rapporti tra i due coniugi, che divennero sempre più tesi. Caterina era cattolica, e amava sinceramente suo marito, e non accettò mai, fino alla morte, di riconoscere legittime le richieste di Enrico. Di pari passo andò il destino della giovane Maria, messa in disparte, allontanata da corte e privata dapprima del titolo nobiliare, fino all’atroce disconoscimento della sua legittimità. Per la giovane principessa arrivarono anni bui, culminati con la fulminea ascesa della Bolena, che la odiava, in quanto rivale al trono della piccola Elisabetta, nata dalle nozze con Enrico.
Allontanata dalla corte, poi dalla madre, Maria covò un odio fortissimo verso la Bolena, soprattutto dopo la morte della ex regina Caterina, vittima probabilmente di un cancro, o, come sostengono alcuni, di un avvelenamento da parte della Bolena. Forse anche il suo destino sarebbe stato irreparabilmente segnato se il volubile re non si fosse stancato della Bolena; stufo di dover attendere il sospirato erede maschio, il re si sbarazzò della moglie, accusandola di stregoneria, adulterio e incesto e la condannò alla decapitazione. Al fianco del sovrano comparve Lady Jane Seymour, figlia di un compagno d’armi di Enrico. La donna, di animo gentile anche se non bella come la Bolena, prese a benvolere Maria, riportandola a corte e ridandole quella dignità che le era stata negata. La morte improvvisa della Seymour, dovuta ad una setticemia fulminante sopraggiunta dopo la nascita del tanto sospirato erede maschio, Edoardo, sembrò catapultare daccapo Maria in una situazione difficile. Ma Enrico, che amava profondamente Jane Seymour, per due anni sembrò incapace di reagire, lasciando la ragazza , ormai ventunenne, alle prese con una corte in cui era vista con favore da coloro che avevano amato sua madre Caterina, e con odio dai riformatori, che ricordavano l’attaccamento della cattolicissima regina alla chiesa di Roma. La successiva sovrana d’Inghilterra, Anna di Cleves, donna semplice e assolutamente fuori posto alla corte inglese, la amò come una figlia. In tutti gli anni successivi Maria visse nell’ombra del padre, molto distante dalla figura paterna affettuosa e presente; e lei, che soffrì sempre di questa assenza, sembrò diventare una presenza invisibile a corte. Suo padre non aveva alcuna intenzione di nominarla erede, alla sua morte, e così Maria rimase priva completamente di qualsiasi istruzione politica. La morte di Enrico VIII segnò definitivamente uno spartiacque nella sua vita; sul trono d’Inghilterra salì Edoardo, il fratellastro nato dall’unione tra Enrico e Jane Seymour. Il giovane re, di salute cagionevole, non era destinato a regnare a lungo.
Il giovane nominò, come suo successore, Lady Jane Grey, pronipote di Enrico, e quarta in linea di successione al trono. Era stata una scelta assolutamente cervellotica, in quanto Enrico stesso aveva designato, in linea di successione, prima Edoardo e poi Maria Tudor come legittimi eredi al trono. Maria, che aveva 37 anni, sfoderò gli artigli; chiese l’appoggio popolare e quello della corte, e in soli nove giorni si prese, con la forza, quel regno che le spettava di diritto. E la sua vita cambiò repentinamente, così come cambiò quella del suo regno. Inesperta totalmente di affari di stato, essendo stata relegata in un angolo per quasi tutta la sua vita, Maria come primo atto del suo governo abolì quasi tutta la riforma religiosa del padre; era cattolica, come sua madre, e non aveva dimenticato come proprio questa professione di fede avesse influito sulla vita della madre. Ristabilì la messa com’era in origine, e nonostante l’opposizione del parlamento, riportò l’Inghilterra nell’orbita papale, oltre a restituire al clero larga parte di ciò che suo padre aveva tolto loro.
Nel 1554, a 38 anni, cercò di dare un compimento completo alla sua vita ma soprattutto cercò di dare un erede al trono d’Inghilterra; sposò Filippo II di Spagna, portando così il paese nell’orbita spagnola. Mentre accadevano questi avvenimenti, Maria si dedicò con zelo degno di miglior causa alla repressione di qualsiasi forma di eresia religiosa; nel paese comparvero, sinistramente, roghi destinati a coloro che si rifiutavano di seguire le leggi della chiesa di Roma. Mercanti e ecclesiastici, semplici cittadini e contadini, finirono arsi vivi colpevoli solo di dissentire sul ruolo di Roma negli affari religiosi. Gli eccessi portarono ad una rivolta capeggiata da Thomas Wyatt, duca di Kent, che aveva trovato seguito presso tutti coloro che non volevano l’ingerenza della Spagna nelle questioni inglesi, e che propugnavano la salita al trono di Elisabetta, figlia di Enrico e di Anna Bolena. La congiura fallì, anche perché buona parte del popolo si schierò con la sovrana; la repressione fu terribile e si concretizzò nel massacro dei congiurati. A farne le spese fu anche Jane Grey, mandata sul patibolo a soli 17 anni. L’opera di persecuzione verso i nemici del cattolicesimo continuò, tanto che ben presto la sovrana divenne popolare non più con il soprannome di cattolica, ma con quello di Bloody Mary, Maria la sanguinaria. Le nozze con Filippo furono un altro fallimento; lei era innamorata del marito, ma assolutamente non ricambiata; Filippo II cercò di rimanere quanto più lontano possibile dall’Inghilterra, recandosi in visita dalla consorte solo per il dovere coniugale. Un figlio con la regina Maria avrebbe significato il definitivo passaggio del paese nell’orbita spagnola. E il primo segnale venne dalla guerra dichiarata alla Francia, che ebbe però un esito nefasto; gli inglesi persero il porto di Calais, ultimo baluardo rimasto in terra francese dalla Guerra dei cent’anni.
Maria intanto vedeva il tempo passare, senza l’arrivo del sospirato erede; tuttavia ad un certo punto il miracolo sembrò avverarsi. Alla regina scomparve il ciclo, e la sua vita iniziò ad ingrossarsi. Ma il tempo necessario alla gestazione passò, senza che la regina mostrasse i segni del parto. I medici, stupefatti, la chiusero in una stanza, in attesa delle doglie, ma i giorni passarono e ben presto fu chiaro che Maria non era incinta, ma che continuava ad ingrassare per un tumore allo stomaco. Che la uccise il 17 novembre del 1558, all’età di 42 anni. Prima di morire, rifiutò di far giustiziare la sua sorellastra Elisabetta e spirò dopo una vita che, come abbiamo visto, non fu generosa con lei.
Una donna triste, come lo era stata sua madre, Caterina d’Aragona; vittima della ragion di stato, abbandonata sin da piccola da un padre che non la amò mai, ebbe anche la sfortuna di non ricevere un’educazione da regina, cosa che le costò il dover dipendere, nelle decisioni politiche, da personaggi ambigui. Le sue idee religiose, poi, rischiarono di spaccare il regno in maniera più pesante di come era avvenuto in passato; la sua morte non lasciò addolorati i suoi sudditi, nonostante essi venerassero ancora la figura di Caterina d’Aragona. Maria morì praticamente sola, lasciando l’Inghilterra priva di un’erede legittimo. Pure, di li a poco, il suo paese, per ironia della sorte, sarebbe passato nelle mani di un sovrano grande e illuminato, quella Elisabetta figlia di Enrico e di Anna Bolena, colei che il mondo avrebbe conosciuto come Elisabetta I Tudor, la regina vergine. Fu fatta tumulare nella cappella dell'Abbazia di Westminster, costruita a suo tempo dal nonno Enrico VII, nella stessa cripta dove verrà inumata la sorellastra Elisabetta I.

domenica 13 febbraio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 febbraio.
Il 13 febbraio 1542 Catherine Howard, quinta moglie di re Enrico VIII, viene giustiziata per adulterio, come la precedente seconda moglie, Anna Bolena.
Catherine Howard non era una bella ragazza.
Almeno non secondo i canoni di oggi.
Non era neppure ricca, anche se nobile.
Proveniva da una famiglia, quella degli Howard, che aveva titoli e nient’altro, essendo il padre di Catherine più un gaudente che un uomo abituato alle lotte di corte, con le quali si costituivano fortune o si finiva in un malinconico oblio.
Lei imparò ben presto a sfruttare le sue scarsi doti di avvenenza al meglio, seducendo dapprima il suo insegnante di musica, un certo Henry Mannox; fu poi la volta di un piccolo gentiluomo di campagna, Francis Dereham, di cui, con poca saggezza, si divertì a raccontare le defaillance sessuali.
Infine fu il turno di un nobile della corte inglese, al servizio di Enrico VIII, Thomas Culpeper, del quale si innamorò perdutamente.
Nel frattempo la ragazza era riuscita ad arrivare a corte, e a diventare una delle damigelle di compagnia della regina, Anna di Cleves.
A corte quella piccola ragazza, non molto carina, un po’ sciocca e vanesia, riuscì ad attirare su di se le attenzioni del re, che ormai aveva 50 anni, e che correva dietro a tutte le gonne della corte.
Stanco di Anna di Cleves, il volubile e corpulento Enrico VIII, iniziò un corteggiamento serrato nei confronti di Catherine.
Che, lusingata, accettò le attenzioni del sovrano; non amandolo, visto che il suo cuore apparteneva a Thomas Culpeper, cosa che le riuscirà fatale in seguito.
Dopo poco tempo, il vulcanico Enrico propose alla ragazza il matrimonio; in pochi giorni il re divorziò dalla sfortunata Anna e impalmò la giovanissima Catherine.
Enrico adorava Catherine.
La ricopriva di regali, di oggetti preziosi, la seguiva dappertutto e ne assecondava tutti i voleri.
Catherine, viceversa, una volta diventata regina, si lasciò andare a discutibili decisioni; litigò un po’ con tutti, a corte.
Con l’arcivescovo di Canterbury, per esempio, reo di non aver assecondato la nomina di un suo protetto a cappellano di York; con la figlia di Enrico, Maria, con la ex moglie del re, Anna di Cleves.
Ebbe l’ardire di far nominare come suo segretario personale l’ex amante, Francis Dereham, cosa che scatenò un putiferio di pettegolezzi a corte.
Nonostante tutto il rapporto tra il re e la regina sembrava saldo e nulla turbava l’idilio tra i coniugi.
Il re la portava sempre con se, anche nelle occasioni ufficiali, continuando a riempirla di regali e attenzioni.
Ma, come abbiamo visto, Catherine era un uccellino senza cervello, e fece un errore fatale.
Riallacciò i rapporti con il suo antico amore, Thomas Culpeper, un po’ per vanità, un po’ per leggerezza, o forse anche per calcolo, poiché dal rapporto coniugale con il re non veniva fuori l’agognato erede maschio, colui che sarebbe dovuto salire sul trono d’Inghilterra alla morte di Enrico.
Iniziò così una relazione extraconiugale estremamente pericolosa, in una corte in cui anche il minimo tradimento veniva amplificato e messo alla berlina.
La storia di Catherine e Thomas non fece eccezioni; la regina si era fatta solo nemici, a corte, e a qualcuno di loro non sembrò vero di poter denunciare lo scandaloso comportamento della donna.
Enrico VIII reagì in maniera durissima alle indiscrezioni.
Ordinò l’arresto di Thomas e di Catherine, oltre a quello di Francio Dereham, e la regina venne interrogata dall’arcivescovo di Canterbury, Cranmer, al quale confessò tutto.
I due uomini vennero condannati a morte e giustiziati in brevissimo tempo.
La regina, processata, venne accusata di aver tenuto una condotta licenziosa e immorale, sia prima che dopo il matrimonio.
Condotta nella Torre di Londra, dove anni prima era stata detenuta la sfortunata Anna Bolena, Catherine attese le decisioni del terribile marito. Emissari del sovrano le suggerirono di appellarsi al precedente fidanzamento con Dereham ed alla successiva consumazione, il che avrebbe comportato automaticamente la nullità del matrimonio con il sovrano e le avrebbe garantito di avere salva la vita, ma la sfortunata ragazza, in preda al terrore, rifiutò di considerare questa possibilità, così di fatto condannandosi a morte mediante decapitazione.
Il 13 febbraio 1542, Catherine, impaurita e piangente, sali sul patibolo, giurando e spergiurando il suo amore per il re.
Aveva poco più di ventidue anni ed era stata regina per soli 18 mesi. Venne sepolta nella chiesa di San Pietro ad Vincula, assieme ad Anna Bolena.
La piccola ragazza vanesia pagò con la vita la leggerezza e lo scarso giudizio che aveva sempre avuto.
Se per re Enrico fu una delusione, venne rapidamente dimenticata.
Poco tempo dopo era di nuovo invaghito di una donna, l’ultima che sposò e l’unica che gli sopravvisse: Catherine Parr.

lunedì 11 ottobre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'11 ottobre.
L'11 ottobre 1982 fu possibile far riemergere dalle acque il relitto della Mary Rose, una caravella da guerra inglese colata a picco in uno scontro con la flotta di Francia nel 1545.
"Il fiore di tutte le navi che abbiano mai navigato sui mari", così l’ammiraglio Sir Edward Howard (1477-1513) descriveva la MaryRose in una lettera a Enrico VIII, che la fece costruire nel 1509, quando insieme alla corona d’inghilterra ereditò dal padre Enrico VII anche la flotta reale. A quel tempo acerrimi e temibili nemici della "pallida Albione" erano i francesi e gli scozzesi, che il nuovo re voleva essere pronto a fronteggiare. Dunque, i cantieri di Portsmouth ricevettero la commissione di questa caracca, considerata il fiore della flotta, alla quale Enrico VIII assegnò il nome della sorella favorita, seguito dalla "rosa" Tudor, l’emblema di famiglia. Nella sua non lunghissima esistenza la nave assolse a numerose missioni e, dopo trentasei anni di onorato servizio, durante l’invasione francese del 1545, alla Mary Rose toccò l’ultimo viaggio. Era il pomeriggio del 19 luglio. Non si sa ancora cosa sia successo esattamente. E' certo che la nave affondò nella stessa baia di Portsmouth, nel canale della Manica. Ma non per mano nemica.
Le informazioni dell’epoca sono discordi: la fila inferiore dei portelli sarebbe rimasta aperta per cui la nave imbarcò acqua... Fu probabilmente una serie di fattori a trasformare la "rosa dei Tudor" in relitto. Uno dei più famosi d’Inghilterra. Subito dopo l’affondamento si cercò di riportare in superficie la nave o almeno una parte del carico. Furono coinvolti anche alcuni esperti veneziani (la città della laguna era ancora una delle massime potenze sul mare). Senza risultati. La Mary Rose rimase negli scuri fondali del mare d’Inghilterra.
Il primo efficace tentativo di recupero risale al 1836, quando i fratelli John e Charles Dean (di professione tesorieri) scoprirono il luogo dell’affondamento e recuperarono uno dei cannoni in bronzo. Ma la vera scoperta dovrà attendere ancora più di un secolo. Solo nel 1965 il giornalista e archeologo subacqueo amatoriale Alexander McKee si mise alla ricerca del relitto con l’aiuto di un piccolo esercito di volontari, subacquei, archeologi e l’ausilio di Side scan e Sub-bottom sonar.  Le indagini nella baia di Portsmouth durarono caparbiamente sei anni e alla fine, nel 1971, furono avvistate le prime tavole del fasciame a 14 metri di profondità. Vennero allora effettuati saggi di scavo in diversi punti del fondale per determinare quanto fosse rimasto della nave. Uno di questi, aperto nel 1978, confermò che nella zona prodiera erano sopravvissuti due ponti. In seguito a questa sensazionale scoperta, l’anno successivo fu organizzato il Mary Rose Trust — presidente il principe Carlo d’Inghilterra — con personale a tempo pieno e la collaborazione di oltre seicento volontari, per il rilevamento, lo scavo e il recupero della "rosa dei Tudor".
Le operazioni durarono ininterrottamente fino al 1982 per un totale di 27.831 immersioni. Sotto gli  occhi di milioni di spettatori in tutto il mondo, l'11 ottobre 1982, dopo quasi mezzo millennio trascorso sott’acqua, il celebre relitto fu portato in superficie per mezzo di un’intelaiatura metallica. La stessa sulla quale giace tutt’oggi. La Mary Rose, che per molto tempo ancora dovrà sostenere un impegnativo processo di restauro è custodita nel bacino di carenaggio della base navale di Portsmouth (costruito nel 1799 per la manutenzione delle navi da guerra di sua maestà britannica e ormai divenuto un monumento). Due terzi dello storico bacino sono coperti da un tetto coibentato per mantenere stabili le condizioni climatiche all’interno. Di fronte allo scafo si erge una parete di protezione, oltre la quale i visitatori possono camminare parallelamente alle sezioni della caracca con un’ampia visuale verso l’interno del relitto.
Circa venticinquemila oggetti, catalogati durante lo scavo e il recupero del relitto, oggi trovano posto all’interno del Mary Rose Museum, a Portsmouth, monitorati nelle apposite bacheche o ancora sotto trattamento conservativo. l’ampia varietà dei reperti esemplifica bene l’esistenza quotidiana a bordo di una nave del tempo dei Tudor. Testimonianze delle disagiate e disparate condizioni di vita, di lavoro e di combattimento dei marinai sono rappresentate dall’equipaggiamento personale, dai vestiti, dalla dieta: piatti e boccali in raffinato peltro per gli ufficiali e rozze ciotole di legno per i ranghi più bassi; candelabri in ottone e moccoli di candele di sego, insieme a lanterne, pentole, calderoni rinvenuti nella cambusa dov’è stato trovato anche un enorme forno in mattoni ancora con i ciocchi di legno per il fuoco. Oltre agli effetti personali degli uomini dell’equipaggio (stimato in circa settecento persone), sono stati rivenuti anche oggetti per il passatempo, quali dadi, backgammon, strumenti musicali, e altri per la cura sanitaria come il bauletto con i medicamenti e gli attrezzi del barbiere-chirurgo, nonché le strumentazioni di bordo per la navigazione e gli arnesi da carpentiere.
Ma la Mary Rose era una ben dotata nave da guerra. L’inventario degli armamenti trovati a bordo della caracca reale include una vasta tipologia d’armi da fuoco e da taglio: cannoni, in ferro battuto a retrocanica e in ghisa ad avancanica; spade, pugnali e archi in corno lavorato, munizioni in pietra, pietre focaie, selci, ferro, piombo. Il tutto per la gloria di sua maestà britannica.
In occasione del trentesimo anniversario del recupero, il "Mary Rose Museum" ha organizzato diverse manifestazioni culturali.


martedì 7 settembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 settembre.
Il 7 settembre 1533 nasce Elisabetta Tudor, futura regina d'Inghilterra.
Figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena, fu dichiarata illegittima nel 1536, quando la madre fu decapitata sotto l'accusa di adulterio. Durante il regno della sorellastra, Maria Tudor, fu tenuta prigioniera nella torre di Londra, perché sospettata di complottare con gli oppositori della politica religiosa della regina (1554). Salì al trono il 17 novembre 1558 inaugurando una politica prudente ed equilibrata, esente da colpi di scena e da imposizioni violente, ma non per questo meno oculata ed efficace. In campo religioso Elisabetta promulgò, nel 1559, l'Atto di uniformità con cui rimetteva in vigore il Book of common prayer, il libro di preghiere ufficiale della Chiesa anglicana e, quattro anni dopo, l'Atto di supremazia, con cui ristabiliva l'autorità della Corona sulla Chiesa. Rifuggì tutta la vita il matrimonio, evitando alleanze che potessero rivelarsi sbagliate. In politica interna Elisabetta dovette affrontare i problemi connessi alla presenza sul trono scozzese della cattolica Maria Stuart. Dopo una rivolta protestante quest'ultima fu costretta a rifugiarsi in Inghilterra (1568) dove diventò il principale punto di riferimento delle trame ordite ai danni di Elisabetta. La scoperta del complotto di Throckmorton (1584) e di quello di Babington (1586) fece ricadere su Maria Stuart l'accusa di alto tradimento ed Elisabetta colse l'occasione per condannarla a morte (1587). Sul piano internazionale Elisabetta assunse posizioni via via più nettamente anticattoliche e antispagnole. La lotta contro la Spagna prese dapprima soprattutto la forma degli attacchi corsari e del contrabbando ai danni di navi e colonie spagnole, ma l'esplosione del conflitto divenne inevitabile nel 1588 quando la flotta spagnola (l'invincibile armata) salpò alla volta di Calais, dove avrebbe dovuto congiungersi con le truppe di Alessandro Farnese: nelle acque della Manica venne attaccata e vinta dalla più piccola ma più efficiente e meglio organizzata flotta inglese. Iniziava così il definitivo declino della potenza spagnola e l'ascesa dell'Inghilterra come potenza militare, mercantile e marinara. Elisabetta regnò ancora per quindici anni e morì il 24 marzo 1603. Le sarebbe succeduto il figlio di Maria Stuart, Giacomo I, a cui era stata però impartita un'educazione protestante.
Elisabetta fu seppellita nell'abbazia di Westminster, di fianco alla sorella Maria. L'iscrizione sulla loro tomba recita: "Compagne nel trono e nella tomba, qui noi due sorelle, Elisabetta e Maria, riposiamo, nella speranza di un'unica resurrezione".

giovedì 22 aprile 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 22 aprile. Il 22 aprile 1509 Enrico VIII succede al padre Enrico VII e sale sul trono di Inghilterra e Scozia. Enrico VIII Tudor nasce a Greenwich (Inghilterra) il 28 giugno 1491. I suoi genitori sono Enrico VII Tudor, re d'Inghilterra e la regina Elisabetta di York. In tenera età ottiene numerosi titoli e benefici: all'età di tre anni diventa Conestabile del Castello di Dover, Lord Guardiano dei Cinque Porti e l'anno seguente ottiene il titolo di duca di York. Enrico accumula, negli anni successivi altri titoli importanti, come quello di Conte Maresciallo e di Lord Luogotenente. Nel 1501 partecipa alla cerimonia di nozze del fratello Arturo, erede al trono d'Inghilterra, con Caterina d'Aragona. Poco tempo dopo però Arturo muore a causa di un'infezione ed Enrico, che ha solo undici anni, diventa l'erede al trono d'Inghilterra. Alla morte del figlio Arturo, il padre decide di far sposare Enrico con Caterina d'Aragona, rimasta vedova. Prima di far unire in matrimonio i due, il re Enrico VII vuole chiedere al papa Giulio II una dispensa in modo tale da dimostrare fino all'ultimo che il precedente matrimonio tra Caterina e il figlio defunto non è stato consumato. L'obiettivo del re è quindi quello di dimostrare che il matrimonio tra la vedova ed Enrico sarebbe stato legittimo. Giulio II consegna la bolla, consentendo così la celebrazione del matrimonio reale. Nel 1509 muore il padre e diventa re d'Inghilterra con il nome di Enrico VIII Tudor. Sempre nello stesso anno sposa Caterina d'Aragona, così come è stato stabilito negli anni precedenti in seguito a un accordo tra la Corona d'Inghilterra e la Corona di Spagna. Nei primi anni di regno governa, essendo affiancato dal vescovo di Winchester, Richard Fox, da William Warham e negli anni successivi dal cardinale Thomas Wolsey. L'influenza di quest'ultimo sul sovrano inglese è molto evidente, soprattutto nel momento in cui l'Inghilterra decide di entrare a far parte della Lega Santa promossa dal papa Giulio II per cercare di frenare la campagna espansionistica del re di Francia Luigi XII. Alla Lega partecipano anche Massimiliano I, l'imperatore del Sacro Romano Impero, e Ferdinando II, il re di Spagna. Dopo i tentati assedi delle città di Thérouanne e di Tournay, nel 1514 l'Inghilterra decide di porre fine alle ostilità e di condurre le trattative di pace con il re francese. Dopo la morte di Luigi XII di Francia, diventa re di Francia Francesco I, che dichiara guerra all'Imperatore d'Austria Carlo V, diventato per il regno francese una forte minaccia. Nel 1520 il sovrano francese, temendo la potenza dell'esercito imperiale, incontra il sovrano inglese; il suo obiettivo è quello di stringere un'alleanza strategica con l'Inghilterra. Questo piano però fallisce nel momento in cui Enrico VIII stringe un'intesa strategica con Carlo V. In occasione del conflitto tra Francesco I e l'Imperatore d'Austria appoggia quest'ultimo, cercando di sostenerlo con l'ausilio della marina regia inglese. Le sue preoccupazioni inoltre crescono, poiché la moglie non riesce a dargli un erede maschio per la successione al trono; infatti, Caterina dà alla luce due figli maschi e una bambina, Maria. I due figli maschi però muoiono subito dopo la nascita. Considerate le circostanze, nel 1527 valuta l'idea di chiedere al papa Clemente VII l'annullamento della dispensa papale emessa decenni prima sotto il pontificato di Giulio II. La decisione da prendere non è molto semplice, poiché da un lato Caterina non è riuscita a dargli un erede maschio, per cui Enrico VIII ritiene necessario annullare il suo matrimonio e dall'altro deve tener conto del fatto che la moglie è la zia dell'Imperatore d'Austria. La trattativa per l'annullamento della bolla papale è condotta dal cardinale inglese Thomas Wolsey e dall'arcivescovo di Salisbury Lorenzo Campeggio. In una situazione così delicata Clemente VII non riesce a trovare una soluzione. Thomas Wolsey cerca di convincere il papa a dichiarare nulla la bolla papale, ma senza ottenere alcun risultato a causa delle pressioni fatte dall'imperatore Carlo V, il quale è imparentato con Caterina. La situazione rimane quindi in una posizione di stallo e nel 1530 Wolsey cade in disgrazia, poiché non gode della fiducia del re. In questa circostanza il re interpella Thomas Cranmer, un professore universitario della Jesus College di Cambridge, che gli consiglia di chiedere il parere delle altre Università inglesi. Queste ultime sostengono che il matrimonio tra il re inglese e Caterina d'Aragona è da considerare impuro, poiché lei è stata la moglie del fratello e perché non genera figli maschi. Avendo ottenuto il sostegno delle Università inglesi, il sovrano decide di prendere in mano la situazione e l'anno dopo elabora "L'Atto di Supremazia" in cui viene resa nota la sua volontà, ovvero quella di diventare il Capo Supremo della Chiesa britannica. Nello stesso anno il Parlamento inglese vota a favore dell'entrata in vigore dell'Atto di supremazia e nel 1532 il re, essendo a capo della Chiesa inglese, decide di far pagare i tributi alla Corona inglese ottenendo così che questi non fossero dati alla Chiesa romana. In quello stesso anno Thomas Cranmer viene eletto arcivescovo di Canterbury e Tommaso Moro, che nel frattempo ha preso il posto di Wolsey, si rifiuta di annullare il precedente matrimonio reale, che avrebbe consentito a Enrico VIII di sposare la sua nuova compagna. Moro è costretto a lasciare l'Inghilterra e a partire per Roma. L'anno successivo il re sposa Anna Bolena e, grazie a un atto emanato mesi prima dichiarante l'autonomia della Chiesa inglese nelle decisioni nazionali, Cranmer garantisce lo scioglimento del precedente matrimonio e riconosce ufficialmente il matrimonio tra il sovrano e Anna Bolena. Nel luglio 1534 papa Clemente VII scomunica il sovrano inglese, la sua nuova moglie e l'arcivescovo di Canterbury, interdicendo anche l'Inghiterra. Il papa muore nello stesso anno e gli succede papa Paolo III. Sotto il suo pontificato i rapporti con l'Inghilterra peggiorano sempre di più. Nello stesso anno il Parlamento inglese si pronuncia a favore dell'"Atto di successione" con cui viene spostata la discendenza dinastica dalla precedente moglie del re ad Anna Bolena. Il distacco tra la Chiesa romana e la Chiesa inglese è sempre più forte e due anni dopo il lord gran ciambellano, Thomas Cromwell, grazie all'appoggio del re riesce a far approvare una legge che espropria alla Chiesa cattolica di Roma i monasteri minori posseduti in Gran Bretagna. Anche la nuova sovrana inglese non riesce a dare figli maschi al re, che inizia a frequentare la nobile inglese Jane Seymour. Anna, che nel frattempo frequenta un musico di corte, è condannata a morte con l'accusa di stregoneria e cospirazione ai danni del sovrano nello stesso anno. Il giorno dopo la decapitazione di Anna, sposa Jane Seymour che gli da l'agognato erede maschio, Edoardo, che però muore all'età di sedici anni. Su consiglio di Cromwell, nel 1540, sposa la principessa tedesca Anna di Clèves. Dopo un breve e burrascoso matrimonio lascia la donna, per sposare nello stesso anno Caterina Howard. Presto quest'ultima viene condannata a morte per adulterio e nel 1543 il sovrano si unisce in matrimonio con Caterina Parr. Negli ultimi anni del suo regno unisce il Galles alla Corona inglese e conquista l'Irlanda. Con un atto parlamentare, il re diventa anche il Capo Supremo della Chiesa irlandese. Inoltre centralizza il sistema governativo e quello parlamentare, concedendo numerosi privilegi alle due Camere e aumentando i poteri del Parlamento. Grazie all'intermediazione della sua ultima moglie, nel 1544 Enrico VIII ha modo di riconciliarsi con le figlie Elizabeth e Mary, che con una legge sono nuovamente inserite nella linea dinastica per la successione. Enrico VIII Tudor muore il 28 gennaio 1547 a Londra a causa di una ferita molto grave riportata dopo un incidente.

lunedì 29 marzo 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 marzo.
Il 29 marzo 1461 Edoardo di York vince la battaglia di Towton e diventa re Edoardo IV d'Inghilterra, ma ciò non fu sufficiente a decretare la fine della guerra delle due Rose.
La Guerra delle Due Rose per il possesso del trono inglese si combatté infatti tra i sostenitori della Casa di York e quelli della Casa di Lancaster per ben trent'anni,  tra il 1455 e il 1485.
La Casa di York aveva come emblema una rosa bianca, probabilmente una rosa alba semiplena, mentre la Casa di Lancaster aveva l’antica rosa damascena rossa, la rosa gallica “Officinalis”, conosciuta anche come rosa del Farmacista e rosa rossa di Lancaster.
Queste rose erano gli emblemi delle due famiglie da molto tempo prima che scoppiasse la Guerra delle Due Rose.
Una rosa bianca era l’emblema di Eleonora di Provenza che nel 1235 sposò Enrico III. In seguito, il suo emblema venne trasmesso in eredità al figlio, Edoardo I. La rosa rossa di Lancaster fu acquisita, invece, nel 1275 da Edmondo, il secondogenito di Enrico III, grazie al suo matrimonio con Bianca, vedova di Enrico I di Francia, conosciuto come Enrico il Grasso.
Si dice che la guerra sia stata provocata da una controversia avvenuta nel 1455 nei Temple Gardens, una zona di Londra tra Fleet Street e il fiume Tamigi. Nel dramma storico Enrico VI (Parte I, Atto II, Scena IV), scritto circa un secolo e mezzo dopo, William Shakespeare include una scena riguardante la disputa tra Riccardo Plantageneto e Somerset.
L’avvio della Guerra delle Due Rose si può far risalire a molti anni prima dell’inizio delle ostilità. Riccardo II, che succedette al trono a suo nonno Edoardo III nel 1377, venne deposto nel 1399; gli subentrò suo cugino Lancaster, Enrico IV altro nipote di Edoardo III.
Per quattro generazioni le fazioni della famiglia reale e i nobili del loro seguito amarono, discussero e lottarono per la supremazia, molti tra di loro cambiarono parte più di una volta, basti pensare al Conte di Warwick, il “Kingmaker” (creatore di re).
Alla metà del XV secolo tutti i tentativi di giungere ad un compromesso erano falliti e nel 1455 la guerra ebbe inizio. Le battaglie che seguirono, St Albans, Towton, Hexham, Tewkesbury, furono tutte feroci e sanguinose. Si ritiene che durante la guerra siano morti dodici principi di sangue reale, duecento nobili e 100.000 tra appartenenti alla piccola nobiltà e gente comune.
Con l’ascesa al trono di Edoardo IV nel 1460, sembrò che i sostenitori della Casa di York avessero ottenuto la vittoria finale; ma dieci anni più tardi il suo trono fu ancora una volta minacciato e Enrico VI di Lancaster ritornò brevemente al potere prima di essere di nuovo sconfitto da Edoardo IV a Barnet, a nord di Londra.
A quest’ultimo succedette il fratello Riccardo III, e la lunga contesa terminò il 22 agosto 1485, con la sconfitta e la morte dello stesso a Bosworth Field.
Dalla guerra la nobiltà inglese uscì decimata e politicamente indebolita, mentre si rafforzarono l’assolutismo del sovrano e la borghesia rurale ed imprenditoriale che non era stata coinvolta nella guerra.
La borghesia, rafforzatasi economicamente e politicamente, fu più tardi favorita dallo scisma della Chiesa d’Inghilterra decretato nel 1534 da Enrico VIII Tudor (1509–1547) che limitò la potenza economica e politica della Chiesa cattolica romana e dalla politica marinara imposta dalla Corona dopo la sconfitta con la quale si era conclusa la guerra dei cent’anni.
Il vincitore della battaglia, ergo, Enrico Tudor, proclamato nuovo sovrano con il nome di Enrico VII, in relazione segretamente con ambedue le fazioni, ma con una tenue rivendicazione del trono, impose una pace che venne suggellata l’anno seguente (1486) dal suo matrimonio politico con Elisabetta di York, figlia di Edoardo IV. Ebbe così inizio la forte monarchia dei Tudor.
La rosa Tudor, adottata poi dal figlio di Enrico, Enrico VIII, abbinando i petali della rosa rossa di Lancaster e della rosa bianca di York, simboleggiò l’unione delle due Case. Enrico VIII incorporò questa rosa bianca e rossa nel suo stemma.

venerdì 12 febbraio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 febbraio.
Il 12 febbraio 1554 muore Jane Grey, regina d'Inghilterra per nove giorni.
Figlia del Duca di Suffolk, Jane aveva appena diciassette anni quando venne nominata erede al trono dal cugino Edoardo, ormai in punto di morte. La sua infanzia era stata segnata dai maltrattamenti della madre Frances Brandon, disgustata dal suo carattere eccessivamente remissivo, e dagli intrighi di Thomas Seymour, marito infedele della sfortunata Catherine Parr, ultima compagna ufficiale dell’irascibile Enrico VIII. In particolare, la morte di Catherine nel 1548 fu un duro colpo per la ragazzina, che aveva finito per considerare la donna come un’autentica seconda madre, piena di amorevoli cure nei suoi confronti; da lì in poi iniziarono i tormenti ad opera di Seymour, intenzionato forse a darla in sposa al proprio fratello minore Edward, Duca di Somerset.
Quest’ultimo non gradì le attenzioni interessate di Thomas, e contribuì alla sua definitiva caduta politica alcuni mesi più tardi. Nel frattempo il padre di Jane cercò di accasarla con diversi esponenti dell’alta aristocrazia inglese, ma senza successo: nel maggio 1553 essa si sposò infine con Lord Guilford Dudley, ultimogenito del Duca di Northumberland, vicinissimo alla cerchia più ristretta di Edoardo VI. Le nozze rappresentarono l’ennesima prepotenza della Brandon nei confronti della figlia, poco propensa alla vita coniugale per motivi religiosi, e catapultarono la povera Jane al centro degli intrighi politici per la successione al trono d’Inghilterra.
Grazie alla pedanteria di Northumberland, infatti, Edoardo modificò le proprie disposizioni testamentarie in favore della ragazza, così da evitare un ritorno del paese al cattolicesimo romano praticato dalla sorellastra Maria, figlia di Caterina d’Aragona. Alla sua morte, nel luglio 1553, Jane divenne quindi regina d’Inghilterra, assicurando alla famiglia del marito una pesante ipoteca sul futuro della monarchia britannica; ma gli intrighi di Northumberland non avevano fatto i conti con la determinazione di Maria, che riuscì a radunare un vasto esercito di sostenitori nell’East Anglia e a marciare poi trionfalmente su Londra. La presenza di tale forza militare convinse il Parlamento a revocare il proprio riconoscimento formale nei confronti di Jane, condannandola di fatto alla pena capitale come usurpatrice. Inizialmente, però, l’intervento conciliatore di Carlo V sembrò convincere Maria a risparmiare la vita della giovane rivale, tenendola segregata nella Torre di Londra.
Tuttavia lo scoppio della rivolta protestante di Thomas Wyatt - contraria ai rinnovati rapporti di amicizia con la cattolicissima Spagna - fece ritornare presto la regina sulle sue decisioni, destinando l’infelice ragazzina al patibolo. Il 12 febbraio 1554 Jane venne così decapitata nel cortile della Torre, al termine di una cerimonia lunga e straziante; aveva solo 17 anni. Una settimana più tardi anche il padre subì la stessa sorte, probabilmente per via dei rapporti troppo stretti con Northumberland. Per ironia della sorte l’unica a cavarsela fu l’arcigna Frances Brandon, che poté continuare a frequentare la corte con le figlie supestiti.
Nel 1834 Paul Delaroche presentò al Salon parigino una grande tela melodrammatica dedicata all’esecuzione di Lady Jane Grey, regina d’Inghilterra per pochi giorni durante il caos istituzionale seguito alla morte di Edoardo VI, unico erede maschio della dinastia Tudor. Carica di forti emozioni, l’opera ricevette il plauso incondizionato del pubblico contemporaneo, infatuato di epica storico-romantica, ma finì ben presto per cadere nel dimenticatoio con l’avvento degli Impressionisti nella seconda metà del XIX secolo.
In particolare, il ritratto di Jane Grey venne acquistato dalla Tate Gallery londinese nei primi anni del Novecento, ma dovette subire lunghi periodi di “reclusione” a causa della sua impopolarità critica. Nel 1974 esso venne infine ceduto alla National Gallery, che gli dedicò un piccolo spazio espositivo all’interno della sezione dedicata all’arte romantica. Sorprendentemente il quadro ritornò ad essere estremamente popolare, guadagnandosi il consenso silenzioso di centinaia e centinaia di spettatori, capaci addirittura di consumare il pavimento della sala pur di ammirarlo ancora una volta.

lunedì 8 febbraio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 febbraio.
L'8 febbraio 1587 Mary Stuart secondo la grafia gallicizzata e Stewart secondo quella inglese, italianizzata Maria Stuarda, viene giustiziata per decapitazione.
La biografia di Maria Stuarda è vasta, la sua storia è stata tra le più intrecciate, drammatiche e romantiche mai toccate in sorte a una regina.
Originariamente gli Stewart, come dice il nome, erano stati maggiordomi (o siniscalchi) della famiglia regnante di Bretagna, poi gran maggiordomi dei sovrani di Scozia. La dinastia degli Stewart originò da Roberto II Bruce o De Brus. La famiglia Bruce (o De Brus) era una famiglia normanna che si stabilì in Inghilterra e successivamente in Scozia, dove divenne famosa. Roberto I, compagno di Guglielmo il Conquistatore, ricevette numerose terre nello Yorkshire. Il figlio Roberto II divenne conte di Annandale, nominato da re Davide I di Scozia. Roberto V acquisì diritti al trono di Scozia per i propri discendenti sposando Isabella, figlia del conte di Huntingdon e nipote di re Davide di Scozia. Roberto VIII fu il paladino dell'indipendenza scozzese, tanto da riuscire a salire al trono di Scozia nel 1306 col nome di Roberto I. La sua dinastia regnò sulla Scozia fino al 1371 con Davide II, che morì senza lasciare eredi. Il trono passò a Roberto II, figlio di Majorie Bruce e di Walter Stewart di Scozia, dando origine alla dinastia degli Stuardi.
Il papà di Mary, Giacomo V, morì il 14 dicembre 1542. Aveva trent’anni ed era moralmente e fisicamente prostrato, oltre che da quelle si dicevano essere state le sue molte e continue dissolutezze, a causa della cocente disfatta subita nella battaglia di Solway Moss da parte delle truppe inglesi guidate dallo zio Enrico VIII, le cui politiche predatorie vieppiù minacciavano la Scozia. Non vedeva più speranze nel suo futuro e nel futuro di Scozia. Giacomo V aveva ereditato una Scozia in bancarotta, dilaniata al suo interno tra la nobiltà voltagabbana e coloro che volevano troncare con la Chiesa di Roma sull’esempio dell’Inghilterra. Anche a causa della religione, era quello un momento molto turbolento della storia del paese. Per altro, nel 1543 rientrò in Scozia il più noto riformatore scozzese del momento, George Wishart, che propagandò in lungo e in largo la Riforma, da lui appresa nei suoi viaggi in Germania e a Ginevra.
Giacomo V rifiutò di unirsi a Enrico VIII contro la Chiesa Cattolica e si inimicò parte della nobiltà per la sua politica accentratrice. Cercò alleanza con la Francia sposando dapprima Madeleine, figlia di Francesco I re di Francia, la quale però morì a sedici anni dopo neanche tre mesi di soggiorno in Scozia. Giacomo V si sposò nuovamente con Maria di Guisa, anch’ella da poco rimasta vedova. Ambìta da molti, anche da Enrico VIII, Maria di Guisa era figlia di una ricca famiglia, quella di Claudio duca di Guisa e di Antonietta di Borbone. Re Francesco I le assegnò una cospicua dote. Caterina De’ Medici, nipote di Papa Clemente VII, divenne quindi suocera di Giacomo V. Giacomo V e Maria di Guisa ebbero due figli eredi diretti, morti però prematuramente: Giacomo, nel 1540, principe di Scozia morì a Holyrood a un anno di età nel 1541, a pochi giorni di distanza dal neonato Roberto duca di Albany, vissuto invece solo due giorni.
Mary Stuart nacque l’8 dicembre del 1542. Era il giorno in cui si festeggiava la Vergine Maria, e questo sembrò essere di buon auspicio per la piccola principessa, ma non bastò per suo padre. Nel ricevere notizia della nascita di una femmina, si è detto che egli pronunciasse le seguenti parole: “Woe is me. My dynasty came with a lass. It will go with a lass”. (“Maledetto me! Il mio regno venne da una ragazza. Se ne andrà con una ragazza”).
Mary fu incoronata Regina il 9 settembre 1543, all'età di nove mesi. Il padre, Giacomo V morì pochi mesi dopo. Data la tenera età della regina, reggenti di Scozia saranno dapprima il cugino James Hamilton, conte di Arran (1542 – 1554), poi la madre Mary di Guisa (1554 – 1560). Venne da subito stipulato un trattato con Enrico VIII in cui Edoardo, figlio a lungo atteso e prezioso di Enrico VIII, avrebbe un dì sposato Mary. Ma Enrico VIII divenne sempre più dispotico e volubile nei suoi tardi anni di vita e continuò a mandare il suo esercito in Scozia. Nel 1546, Enrico VIII, incoraggiò inoltre l’assassinio del cardinale David Beaton, che inneggiava da tempo alla guerra santa contro l’Inghilterra riformata, adducendo il motivo che questa era sotto l’interdetto papale. Gli scozzesi decisero allora di boicottare la proposta di matrimonio tra eredi di Inghilterra e Scozia e nel luglio del 1548 mandarono Mary in Francia, all’età di cinque anni. Il parlamento scozzese diede il suo consenso alle nozze di Mary con Francesco II, erede di Enrico II, re di Francia. Mary si imbarcò a Dumbarton Castle per recarsi in Francia evitando le navi inglesi che controllavano la Manica. Mary, come si evidenzia in tutte le fonti storiche, era una bambina eccezionalmente amabile, intelligente, piena di vitalità e molto graziosa. Si disse che non era possibile sperare di più da una principessa sulla faccia della terra.
Quando Mary lasciò la Scozia, ella viaggiò con i figli della nobiltà scozzese, tra i quali v’erano le celebri “Quattro Marie” (Mary Fleming, Mary Seton, Mary Beaton and Mary Livingstone), che crebbero con lei e che resteranno al suo fianco fino alla fine, nei giorni di prigionia e dell’esecuzione capitale. Il gruppo arrivò in Francia nell’agosto del 1548.
Mary fu regalmente accolta in Francia da re Enrico II. Di lei disse che era la bambina più splendida che avesse mai visto. A sedici anni Mary sposò il giovane Francesco, che fu però colpito da un'infezione a un orecchio e non superò la malattia, morendo a meno di un anno dall'incoronazione, nel 1560. Maria dovette quindi tornare in Scozia, dove si trovò coinvolta nel problema della successione al trono d’Inghilterra che, alla morte di Maria la Cattolica nel 1558, era andato a Elisabetta, considerata dai cattolici figlia illegittima di Enrico VIII. Diretta e legittima erede di Maria, secondo i giuristi francesi, doveva essere invece ritenuta Mary Stuart.
Alla morte di Maria I Tudor, Mary, disconoscendo dunque Elisabetta I, avanzò i propri diritti anche sul trono di Inghilterra. Ciò costò l’odio di Elisabetta Tudor verso Mary. Alla morte di Francesco II, Mary Stuart, riprese dunque nel 1561 la via per il suo regno. Ella trovò una situazione confusa, agitata e una Scozia ostile alla sua religione cattolica e molto più propensa a unirsi e fondersi nel regno d’Inghilterra. La predicazione calvinista di John Knox aveva fatto molti proseliti nel popolo di Scozia e Mary non ebbe la capacità o la forza di affrontare il problema con la necessaria subitanea fermezza. Nel 1565, aiutata da David Rizzio, sposò Lord Henry Darnley, un suo cugino di quarto grado, pronipote di Enrico VII, capo dei cattolici inglesi. Questo matrimonio provocò una diretta opposizione dei protestanti scozzesi, fomentati da Elisabetta, con a capo il conte di Moray. A causa dei conflitti creatisi, Moray ed altri nobili furono costretti all’esilio.
Mary ebbe da Darnley un figlio, Giacomo VI di Scozia, poi incoronato Giacomo I di Inghilterra. Darnley si rivelò presto una delusione per Mary, da ogni punto di vista, come marito e come regnante, al punto da trovarsi costretta a togliergli gradualmente e poi del tutto ogni ruolo e diritto regale e coniugale. Il musico David Rizzio divenne il segretario particolare di Mary, nonché il suo più intimo e fidato amico e consigliere; si vociferò anche che lui e la regina fossero amanti. I sempre più stretti legami tra Mary e il suo segretario avevano iniziato a destare accesa e profonda ostilità nei nobili protestanti, alla cui testa si mise lo stesso Darnley fino all’assassinio di Rizzio nel 1566. Mary, rimasta sola in quella situazione sempre più difficile e a lei ostile, trovò nel conte Bothwell, energico e audace soldato, l’uomo in grado di difenderla. In un complotto successivamente ordito da Bothwell nel 1567, di cui si dice sia difficile credere che Maria fosse totalmente all'oscuro, il conte di Darnley venne assassinato nel febbraio 1567. Maria, pochi mesi dopo, sposò il conte di Bothwell, creando con ciò ulteriore scontento nella popolazione e nei nobili, sia tra i cattolici che tra i protestanti, uniti nella condanna morale dell’assassinio di Darnley. Nell’estate del 1567 gli aristocratici scozzesi di fede protestante costrinsero Mary ad abdicare a favore di suo figlio, Giacomo VI, che aveva allora quattordici mesi. Bothwell, a difesa di Mary, fu sconfitto nella battaglia di Carberry Hill. Mary fu fatta prigioniera e portata nel castello di Lochleven.
Quest’aperta ribellione di nobili nei riguardi della sovrana non poteva trovare consensi popolari, sicché l’unica soluzione sarebbe stata quella di portare la regina Mary all’abdicazione, la quale si rese indispensabile quando vennero infine scoperte le prove della sua complicità nell’assassinio di Darnley. Abbandonata così da tutti, cattolici e protestanti, dal popolo e dai potenti, perfino dal papa, dalla Francia e dalla Spagna, e ciò anche per aver sposato lord Bothwell secondo il rito protestante, Mary fu imprigionata. Lei, come risposta, trovato aiuto nella famiglia dei nobili Hamilton, raccolse un esercito per ritornare sul trono ma venne sconfitta a Langside.
Mary venne tenuta prigioniera da Elisabetta per 18 anni, durante i quali la sua notevole bellezza e la sua gioventù se ne andarono miseramente. Suo figlio, da cui fu quasi subito separata, crebbe altrove, lontano. Giacomo la odiava, la rinnegò, ritenendo che la morte del padre fosse da imputarsi alle congiure di lei.
Nel 1586 Maria Stuarda venne fatta partecipe della congiura di Babington per assassinare Elisabetta. A tale progetto Maria dette il suo consenso preoccupandosi principalmente di venire liberata prima che al castello giungesse notizia della morte di Elisabetta dato che, per troncare le sue pretese dinastiche, i carcerieri avrebbero potuto sopprimerla a titolo cautelativo. Ma le lettere che ella scambiava con i congiurati venivano intercettate e decrittate grazie al doppio gioco del suo corriere, Gilbert Gifford, un falso filocattolico. Gifford, prima di portare le lettere ai destinatari, il cui capo era Anthony Babington, le forniva in visione a sir Francis Walsingham, segretario di Stato che, a sua volta, si avvaleva di Thomas Phelippes, un abilissimo decrittatore. I congiurati vennero presi e, al suono delle campane in festa, furono tagliuzzati, castrati, sbudellati vivi e infine squartati. Maria fu processata il 15 ottobre 1587. Ella provò a negare la sua partecipazione alla congiura contro Elisabetta, ma le sue lettere decrittate deposero a sfavore. Fu condannata e decapitata l'8 febbraio 1587, all'età di 44 anni. Le sue ultime parole furono "In manus tuas Domine”.

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