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martedì 19 maggio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 19 maggio.
Il 19 maggio 1536, nella Torre di Londra, Anna Bolena, seconda moglie del re Enrico VIII viene decapitata con l'accusa di adulterio, incesto, stregoneria ed alto tradimento.
La data di nascita di Anna Bolena (Anne Boleyn) è incerta. L'opinione generale propende per il 1501 o 1502, anche se qualche storico la ritiene nel 1507. Nacque probabilmente a Norfolk; suo padre era Sir Thomas Boleyn, conte del Wiltshire, un nobile minore con uno forte talento per le lingue straniere; lavorava al mercato di Londra e nutriva una spiccata vocazione a diventare qualcuno. Decise pertanto di sposarsi bene: sua moglie fu Elizabeth Howard, figlia del secondo duca di Norfolk e sorella del terzo duca.
Anna ebbe due fratelli, Mary e George. Anche la loro data di nascita è ignota, sappiamo solo che erano tutti e tre quasi coetanei.
Nel 1514 Enrico VIII, re di Inghilterra, diede in sposa la sorella più giovane, Mary, all'anziano re di Francia. Anna accompagnò la principessa di Tudor e rimase in Francia anche dopo la morte del re e il ritorno in patria di Mary. Di conseguenza Anna ebbe l'onore di essere educata sotto l'occhio attento della nuova regina di Francia Claude. La sua educazione dunque fu improntata all'enfasi tipicamente francese per la moda e la seduzione, senza lesinare su altre abilità più intellettuali. Anna imparò a cantare, suonare e danzare.
Nel 1521 o forse all'inizio del 1522 Anna tornò a casa, essendo incombente la guerra tra Francia e Inghilterra. Non si sa di preciso quando gli sguardi di Enrico e Anna si incrociarono. Il re, già sposato con Caterina d'Aragona, era inizialmente attratto dalla sorella Mary, tornata a corte prima di Anna. Era diventata la concubina reale all'inizio del 1520 e il padre venne elevato al rango di visconte di Rochford come dono del re a Mary. In seguito Mary avrebbe dovuto lasciare la corte per un matrimonio insignificante e con un figlio illegittimo del re come ricompensa. Anna fece tesoro dell'esempio di sua sorella.
Anna trascorse il suo primo anno a corte ai servizi della prima moglie di Enrico VIII, Caterina di Aragona. Divenne subito popolare tra i ragazzi. Non era considerata una gran bellezza, dote riservata a sua sorella (alla quale tuttavia non se ne riconoscevano altre). Alcuni cronisti la descrissero come una donna ordinaria, giallognola, e con due vistosi difetti: un grosso neo sul lato del collo e un sesto dito alla mano sinistra. Lodavano altresì il suo stile, il suo spirito e il fascino; le qualità fisiche più ragguardevoli erano i grandi occhi scuri e i lunghi capelli neri.
L'attrazione del re era dovuta principalmente alla sua dialettica, al suo sarcasmo e alla sua indisponibilità spesso rimarcata. Giorno dopo giorno il Re bravama sempre più ciò che non riusciva ad ottenere, cosa che non gli capitava molto spesso. Inoltre Anna era seriamente innamorata di Henry Percy, figlio ed erede del conte di Northumberland; a corte si vociferava di un fidanzamento e di una dichiarazione d'amore. Il re ordinò al primo ministro, il Cardinale Thomas Wolsey, di chiudere la questione. Wolsey lo fece, assicurandosi che Percy sposasse la figlia del conte di Shrewsbury, odiata da Anna. La gelosia e l'odio per la contessa fecero scattare nella Bolena un pensiero: se non posso essere la moglie di un conte, perché non provare ad essere la moglie del re?
Tuttavia Anna continuava a eludere la compagnia di Enrico, e a mantenere un comportamento cupo e sfuggente; Enrico allora la allontanò da corte. Sperava che qualche mese in campagna le facesse cambiare idea sul suo corteggiamento. Non funzionò. Anna stava giocando le sue carte con spietata lucidità. Qualche anno più tardi, dopo il suo arresto, Enrico ebbe a dire che era stato "stregato" da lei, e il termine utilizzato non era poca cosa nel sedicesimo secolo. Ma forse era solo il contrasto tra la sua vivacità e la solennità di Caterina, oppure il re aveva scambiato l'inesplicabile ardore dell'amore per qualcosa di più inquietante, quando l'amore svanì.
Non si può spiegare il mistero dell'attrazione tra due persone. Né tantomeno come Anna abbia potuto, nonostante i tanti ostacoli e la presenza costante di malevoli chiacchere di corte, catturare e mantenere l'attenzione del re per così tanto tempo. Enrico era testardo e petulante, ma per parecchi anni rimase fedele ai suoi sentimenti per Anna e al desiderio di ottenere un erede maschio.
Non si possono scindere il desiderio di un figlio, anzi la sua reale necessità, dal desiderio di avere Anna. I due interessi combaciarono nel 1527. Enrico venne a conoscenza dell'invalidità del matrimonio con Caterina. Era dunque possibile annullarlo e assicurarsi la mano di Anna e il tanto desiderato erede.
Il cardinal Wolsey da tempo lavorava per un'alleanza anglo-francese, perciò non vedeva di buon occhio la spagnola Caterina di Aragona. L'annullamento del matrimonio con lei apriva le porte a un'unione con una principessa francese, o perlomeno con una grande signora della corte inglese. A Wolsey non piaceva Anna, e lei lo disprezzava per averle allontanato Percy. Fece tutto il possibile per tramare contro il cancelliere, alleandosi con l'ambizioso protetto di Wolsey, Thomas Cromwell.
Ma non fu solo Anna a causare la caduta in disgrazia di Wolsey, sebbene le venne addossata tutta la colpa. In effetti, divenne il capro espiatorio di qualsiasi decisione impopolare del re. Tuttavia è utile ricordare che nessuno, né Wolsey, o Cromwell, o tantomeno Anna Bolena, manipolò mai Enrico VIII, o lo costrinse a fare qualcosa che lui non volle. Era un re che conosceva profondamente e amava la sua posizione.
Per il popolo era più facile odiare Anna che il proprio re. Venne criticata e condannata in tutta Europa per l'imbarazzo suscitato dal desiderio del re di annullare il suo matrimonio. Non era popolare nemmeno a corte. La sua situazione equivoca e la sua personalità così esuberante offendeva molti, quando al contrario la solenne pietà di Caterina aveva permeato la corte d'Inghilterra per trent'anni. Aveva anche numerosi estimatori, tuttavia non inclini ad affrontare la più che nota ira del re. Solo l'affetto del re la sosteneva, e non è improbabile che persino lei fosse sorpresa da tanta fedeltà.
Intanto la lotta per l'annullamento procedeva, mentre il papa tentava di mediare tra Enrico e il nipote di Caterina, l'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V. La posizione a corte di Anna diventava via via più importante:  mangiava da sola col re, riceveva regali costosi; cominciò a vestirsi con abiti sontuosi e alla moda, il re le pagava i debiti di gioco dato che Anna, come tanti altri a corte, amava i dadi e le carte.
Inizialmente tutto ciò accadeva lontano dai riflettori, ché Enrico non aveva alcun'intenzione di pregiudicare la decisione del papa sbandierando il suo nuovo amore. Ma i mesi passavano, e le voci correvano. Enrico si rese conto che non aveva più alcun senso nascondere la verità. Nel 1530 Anna venne apertamente onorata dal re a corte; aveva la precedenza su tutte le altre signore di corte, e presenziava ai banchetti e alle battute di caccia mentre Caterina veniva sostanzialmente ignorata. Nonostante ciò la finzione del primo matrimonio veniva mantenuta: Caterina continuava personalmente a riparare le sue camicie e ad inviargli doni e messaggi; ma la situazione era ormai insostenibile e Anna non poteva più sopportarla. Per placarla Enrico la nominò marchesa di Penbroke il 4 settembre 1532 al castello di Windsor; lei indossava un bellissimo abito rosso e portava i suoi lunghi capelli sciolti. Elevata dunque al rango di nobildonna, adesso aveva potere e terre personali. Ciononostante durante un viaggio di stato in Francia nel quale aveva accompagnato Enrico, le dame della corte francese si rifiutarono di incontrarla.
Si ritiene che l'elevazione alla nobiltà sia dovuta al matrimonio segreto e all'aver consumato fisicamente la loro relazione. La prova indiziaria è la nascita l'anno successivo di Elisabetta, futura regina di Inghilterra.
Il re aveva finalmente i suoi più profondi desideri a portata di mano. Anna era incinta del suo figlio a lungo atteso, ed era necessario legittimarlo. Non poteva più aspettare il papa. Enrico perciò rifiutò l'autorità della Santa Sede e fece annullare il suo matrimonio con Caterina da Thomas Cranmer, arcivescovo di Canterbury. Infine Anna ed Enrico si sposarono nel gennaio del 1533 con una modesta cerimonia.
L'incoronazione di Anna fu una cosa sontuosa senza che si badasse a spese, ma i londinesi non ne rimasero impressionati. Gridarono al loro passaggio HA HA HA leggendo come una sorta di risata beffarda le iniziali di Enrico e Anna. Il re le chiese se le era piaciuta la città, ed Anna rispose: "Mio signore, ho apprezzato molto la città, ma ho visto tanti cappelli sulle teste ed udito poche lingue".
Anna tentò di godere del suo trionfo più che poté. Ordinò nuove livree blu e porpora per i servi, e sostituì lo stemma del melograno di Caterina col suo simbolo del falco. Scelse come motto "il più felice possibile" in netto contrasto con il precedente "umile e leale". La madre di Enrico, Elisabetta, aveva scelto per lei "umile e riverente", ma l'umiltà non era decisamente una caratteristica di Anna Bolena.
Fu pia e devota, sebbene non in modo rigido e inflessibile come Caterina. Le simpatie di Anna si rivolgevano al pensiero progressista che andava sfidando l'ortodossia cattolica. Enrico, avendo rifiutato il papato e creato una nuova Chiesa di Inghilterra, diede inizio alla Riforma anglicana. Non fu un atto rivoluzionario come il movimento di Lutero in Germania; rimase in effetti un devoto cattolico, limitandosi a negare ciò che definiva l'illegittima autorità del papato. Anna sapeva che il suo matrimonio e i figli futuri non sarebbero stati mai considerati legittimi dall'Europa Cattolica, ma doveva stare dalla parte della nuova chiesa per assicurarsi di rimanere la preferita del re.
La sua natura era ammaliata dalla nuova enfasi con cui si dibatteva su ogni singolo elemento teologico. Era sempre curiosa e aperta alle nuove idee; non accettava mai nulla ciecamente. Come regina divenne buona amica di Thomas Cranmer e finanziò parecchi libri di religione. Non aveva nulla del profondo pragmatismo di sua figlia Elisabetta; la fede religiosa era una parte importante della sua vita, come di qualsiasi persona del sedicesimo secolo.
Sua figlia nacque il 7 settembre del 1533. I medici e gli astrologi si erano sbagliati: non era un principe. Ma la nascita della bimba in salute non fu una terribile delusione, né la causa della caduta in disgrazia della madre. La nascita fu facile e veloce. La regina si riprese in fretta. Enrico non aveva dubbi nel ritenere che sarebbero presto arrivati principi robusti. Furono i due successivi aborti  a farlo dubitare della validità del suo secondo matrimonio.
Il battesimo di Elisabetta fu una grande cerimonia. Enrico la dichiarò sua erede, dandole dunque la precedenza sulla sorellastra di 17 anni Mary.
Enrico scrisse a Mary chiedendole di rinunciare al titolo di Principessa del Galles, che appartiene da sempre all'erede. Le chiese inoltre di avallare la validità del suo matrimonio e la legittimità della sua sorellastra. Mary, ostinata come la madre, rifiutò. Mosso dall'ira, Enrico scacciò Mary da casa sua, il maniero Beaulieu, per darlo a George, fratello di Anna. La costrinse ad andare presso la casa di Elisabetta sotto il controllo di Lady Anne Shelton, una zia di Anna. Quando le fu chiesto di portare rispetto alla Principessa bambina, rispose che non conosceva altra principessa di Inghilterra che se stessa, scoppiando in lacrime.
Enrico si infuriò e Anna incoraggiò la sua furia: lo status di sua figlia dipendeva dalla disgrazia di Mary. Nei due anni e mezzo in cui visse dopo la nascita di Elisabetta, Anna si dimostrò una madre devota.
Il conflitto con Mary occupava buona parte dei pensieri di Anna ed Enrico. Nel gennaio 1534 il nuovo primo ministro del re, Thomas Cromwell, andò da Mary per indurla a rinunciare al suo titolo e avvisarla di quanto fosse pericoloso per lei stessa il suo comportamento. Lei rispose che voleva solo la benedizione di suo padre e l'onore di baciargli la mano. Mary, e il popolo con lei, riteneva Anna la causa del distacco di Enrico dalla sua prima figlia. In verità era quasi completamente un'idea di Enrico, come fu provato dopo l'esecuzione di Anna. Alla fine Mary, sotto minaccia di morte, scrisse la lettera che Enrico aveva a lungo desiderato.
I coniugi tentarono di riappacificarsi con Mary; durante una visita a Hatfield dove viveva, Anna organizzò un incontro e la invitò a corte a "visitarla come la Regina". Mary rispose con un insulto crudele, dicendole "io non conosco alcuna regina in Inghilterra eccetto mia madre. Ma se voi, in qualità di favorita del re, voleste intercedere per me con lui, ve ne sarei grata". Anna non perse la calma, le fece notare l'assurdità della sua richiesta e ripeté la propria offerta. Mary rifiutò ancora ed Anna se ne andò infuriata. Da allora non tentò più di guadagnarsi la sua amicizia.
Il problema con Mary evidenziò l'insostenibile posizione che Anna ed Elisabetta avevano a corte. Molti non sapevano chi chiamare Principessa, chi fosse il legittimo erede e chi la legittima sposa. Caterina era ancora viva, e chiamava ancora se stessa Regina e Mary, incoraggiata dall'ambasciatore imperiale Eustace Chapuys, chiamava ancora se stessa Principessa. Inoltre Chapuys, che disprezzava apertamente Anna, disse a Mary che Anna stava pianificando il suo omicidio. Era una terribile bugia che tuttavia Mary, nel suo stato isterico, era incline a credere. Quando venne a sapere che lei e la corte di Elisabetta lasciavano Hatfield per un altra residenza, si rifiutò di andare, credendo che fosse il pretesto per ucciderla. Le guardie dovettero di fatto catturarla e trascinarla nella carrozza, gettandola ancor più nella disperazione.
Nel frattempo Elisabetta era troppo piccola per notare questi avvenimenti, tuttavia gli eventi aiutarono a cementare l'odio di Mary verso la sua sorellastra. I suoi amici spagnoli spargevano pettegolezzi su Anna ed Elisabetta, sostenendo che la bimba fosse fisicamente deforme e mostruosa all'aspetto. Per dimostrare la falsità di queste accuse, nell'aprile 1534 Enrico mostrò la bimba nuda a parecchi ambasciatori stranieri. Nello stesso mese Anna annunciò di essere nuovamente incinta. Nulla poteva dare maggior piacere al re. Egli doveva incontrare Francesco I di Francia a giugno a Calais per firmare un trattato di pace, ma decise di non partecipare, scrivendogli che Caterina e Mary, colme di rancore verso la sua amata Regina Anna, potrebbero approfittare della sua assenza per mettere in pratica azioni pericolose verso di lei e il nascituro.
Tuttavia le sue attenzioni verso Anna non aiutarono la sua salute. In settembre abortì un feto di sei mesi; era abbastanza formato da mostrare di essere un maschio, per il grande disappunto di Enrico. Anna era arrabbiata anche perché lui aveva avuto una relazione quell'estate. Lo rimproverò, e il re rispose "dovresti essere felice per quello che ho fatto per te, e che non rifarei se dovessi cominciare ora. Ricordati da dove sei venuta". Il litigio fu furioso ed udito da molti servitori. Ma fu una lite passeggera: Enrico si era già stancato di quella nuova cortigiana e pochi giorni dopo Chapuys scriveva tristemente a Carlo V che Enrico era ancora innamorato di Anna. Ma altri segnali indicavano che gli eventi volgevano al peggio.
Enrico sperava di cementare la relazione con Francesco I facendo fidanzare Elisabetta con il figlio di lui, il Duca di Angouleme. Ma dopo il secondo aborto di Anna, il re francese era contrario a questo fidanzamento. Ai suoi occhi era evidente che la posizione di Anna si stava indebolendo; dopo tutto, Enrico aveva abbandonato una moglie perché non gli aveva dato figli maschi: avrebbe fatto lo stesso con Anna? E se sì, sarebbe stato un bene il matrimonio con Elisabetta? Naturalmente il re francese aveva tutto l'interesse a promuovere Anna poiché Caterina di Aragona e sua figlia erano pedine di Carlo V. Tuttavia rimaneva dubbioso sulla precarietà della posizione di Anna, e ciò ferì ulteriormente la regina provocandole un maggiore cedimento fisico e mentale.
Enrico non fu mai l'adultero incallito con cui lo si dipinse. Al contrario, era incredibilmente convenzionale nei suoi appetiti sessuali. Ogni flirt avveniva alla luce del sole e durante il lungo matrimonio con Caterina non vi furono che un pugno di concubine. Amava circondarsi di belle donne, flirtare e giocare con loro, ma raramente ciò evolveva in una relaziona carnale.
Per Anna però ogni corteggiamento la devastava, specialmente se seguiva a breve un suo aborto.
In seguito vi fu uno scandalo, che portò ulteriore danno alla sua reputazione; sua sorella Mary, che come sappiamo era stata una concubina di Enrico anni prima, sposò Sir William Stafford senza il permesso della sua famiglia e del re. Stafford era povero, e l'ira del padre di Mary lo portò a tagliarle i fondi. Si rivolse allora ad Anna e al re, senza ottenere aiuto.
Gli amici di Anna diminuivano; nel frattempo Enrico aveva cominciato a flirtare apertamente con un'altra donna. Stavolta era la cugina di Anna, Madge Shelton. Anna aveva ancora una buona influenza sul marito, ma sapeva che l'unico modo per renderla permanente era di dargli un figlio maschio. Enrico non avrebbe mai ripudiato la madre del suo erede così a lungo atteso. I nemici di lei sarebbero stati annientati una volta per tutte.
Intanto la salute di Enrico cominciò a peggiorare, e comparvero i primi segnali della malattia che poi lo porterà alla morte (trombosi femorale). Aveva spesso forti emicranie, e impotenza. Era un quarantenne sempre più obeso, il che non aiutava la sua virilità. Ma gli aborti di Anna lo portarono ad incolpare lei per il mancato concepimento o il non portare a termine la gravidanza.
Thomas Cromwell, uomo brillante e influente, decise di tenersi aperte tutte le opzioni: andò a visitare Mary e le promise supporto al suo reinsediamento. La perdita di colui che un tempo era un suo grande alleato ed ora un fidato consigliere del re spaventò molto Anna; tuttavia le si prospettò una nuova opportunità: nel giugno del 1535 rimase incinta di nuovo. Ma nel gennaio del 36 perse anche quel bambino. Si dice che abbia detto "ho abortito il mio salvatore".
La sua fine giunse rapida. Enrico da sempre pretendeva da tutti lealtà, ma non disdegnava di complottare contro i suoi nemici. Anna subì lo stesso fato di Caterina. Lei sapeva che lui era insoddisfatto di lei, e che pur mantenendo inalterato il suo atteggiamento, stava in realtà cercando il miglior modo per distruggerla. Caterina di Aragona morì in gennaio, pochi giorni prima dell'aborto di Anna. Questi eventi, presi insieme, convinsero Enrico ad agire. Con Caterina in vita quasi tutta l'Europa (e buona parte degli inglesi), considerava lei la legittima regina, e non Anna. Ora si era liberato di Caterina; se si fosse liberato anche di Anna avrebbe potuto sposarsi ancora, senza lo spettro della bigamia.
La decisione di Enrico di annientare completamente Anna fu spietata. La fece arrestare con l'accusa di adulterio, stregoneria ed incesto, accuse ridicole persino per i nemici di lei. Fece arrestare anche George, suo fratello. L'odiata moglie, Jane Rochford, testimoniò che li vide unirsi carnalmente in modo incestuoso. Tutti ritennero le sue accuse non attendibili, ma Enrico VIII la voleva condannata e uccisa. Fece uccidere George e tre suoi amici. Un quarto amico, sotto tortura, confessò le accuse: tanto bastava per condannarli tutti.
Essendo regina di Inghilterra, Anna fu processata dai Pari. L'accusa principale era adulterio, che per una regina era anche alto tradimento. Nessun membro della nobiltà le venne in aiuto; il suo vile zio Norfolk pronunciò la sentenza di morte. Il povero Henry Percy, il suo primo amore, svenne durante il processo e fu necessario portarlo fuori dall'aula. Come concessione per la sua posizione, non fu decapitata con un'ascia. Fu chiamato dalla Francia un abile spadaccino, assicurandole che avrebbe provato poco dolore. Ella rispose, con il suo tipico spirito: "ho sentito che il boia è molto bravo, e io ho un collo tanto sottile".
Andò incontro alla sua fine con coraggio. Fu portata al patibolo alle 8 del mattino del 19 maggio 1536, per quello che fu uno spettacolo mai avvenuto prima, la pubblica esecuzione di una regina di Inghilterra. Scelse le sue ultime parole con cura: "popolo di buoni cristiani, sono qui giunta a morire, secondo la legge, perché per la legge sono stata condannata a morte, e dunque non dirò nulla contro di essa. Sono qui giunta senza accusare nessuno, né a parlar male di alcuno, e tuttavia sono stata accusata e condannata a morte; ma prego Dio che salvi il re e gli dia un lungo regno su di voi, poiché non esiste un principe più gentile e misericordioso di lui. Ed egli è stato per me un signore e sovrano buono e gentile. E se qualcuno volesse interessarsi alla mia causa, gli chiedo di giudicarmi in modo onesto. In questo modo mi congedo dal mondo e da tutti voi, desiderando dal profondo del cuore che preghiate per me. O Signore abbi pietà di me, a Dio affido la mia anima".
Poi venne bendata e fu fatta inginocchiare sul ceppo. Ripeté varie volte "a Gesù Cristo affido la mia anima; Signore Gesù ricevi la mia anima".
Il re sposò Jane Seymour 10 giorni dopo l'esecuzione.
Elisabetta aveva solo tre anni e mezzo quando sua madre morì. Tuttavia era una bambina precoce: quando la governante la visitò pochi giorni dopo l'esecuzione, Elisabetta le chiese: "come mai ieri mi chiamavi Signora principessa, e oggi mi chiami Signora Elisabetta?".
Anna fu sepolta in una vecchia cassa, poiché non era stata prevista una bara. La cassa era troppo corta, pertanto la testa le fu appoggiata al fianco. I resti furono portati a San Pietro in Vincula, la chiesa della Torre di Londra, dove furono qualche anno dopo raggiunti da quelli di sua cugina, e quinta moglie di Enrico, Catherine Howard.

mercoledì 19 luglio 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 19 luglio.
Il 19 luglio 1553 Maria Tudor sale al trono come regina d'Inghilterra, succedendo a Jane Grey che aveva regnato per solo nove giorni.
Maria I Tudor è una delle figure più controverse storicamente; basti pensare, per un attimo , ai due soprannomi con i quali è conosciuta, Maria la Sanguinaria e Maria la Cattolica.
Entrambi spregiativi, perché coniati in Inghilterra dopo la sua morte, in un paese passato dalla stretta osservanza religiosa alla chiesa di Roma allo scisma, doloroso, provocato da Enrico VIII, che non si ricompose mai più, e che dura fino ai giorni nostri.
Maria, figlia di Enrico VIII Tudor e di Caterina d’Aragona, nacque a Greenwich nel 1516; suo padre sperava in un erede maschio, per dare continuità alla stirpe, ed invece nacque lei, unica sopravvissuta ad una serie di aborti della madre. Per 18 anni la sua vita fu relativamente felice; il matrimonio tra Enrico VIII e Caterina sembrava solido, nonostante le innumerevoli infedeltà dell’esuberante sovrano, e Maria, esile e bionda ragazzina, crebbe alla corte inglese, all’ombra dell’ingombrante padre. Fino al fatidico giorno in cui tutto andò in pezzi; il sovrano conobbe Anna Bolena, e da quel momento non ebbe più occhi che per la giovane amante, mettendo in disparte sia la moglie che la figlia. Maria divenne merce di scambio politico; venne promessa sposa al delfino di Francia, Francesco, poi a Carlo d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, a seconda di come spirava il vento delle alleanze europee.
Ma, come detto, l’infatuazione di Enrico per la giovane e bella Anna Bolena, dama di corte della regina Caterina, spezzò gli equilibri in campo e cambiò irrimediabilmente la sua vita. Il tentativo di Enrico di annullare le sue nozze con Caterina naufragò davanti alla determinazione sia del papa sia della moglie, e la cosa esasperò i rapporti tra i due coniugi, che divennero sempre più tesi. Caterina era cattolica, e amava sinceramente suo marito, e non accettò mai, fino alla morte, di riconoscere legittime le richieste di Enrico. Di pari passo andò il destino della giovane Maria, messa in disparte, allontanata da corte e privata dapprima del titolo nobiliare, fino all’atroce disconoscimento della sua legittimità. Per la giovane principessa arrivarono anni bui, culminati con la fulminea ascesa della Bolena, che la odiava, in quanto rivale al trono della piccola Elisabetta, nata dalle nozze con Enrico.
Allontanata dalla corte, poi dalla madre, Maria covò un odio fortissimo verso la Bolena, soprattutto dopo la morte della ex regina Caterina, vittima probabilmente di un cancro, o, come sostengono alcuni, di un avvelenamento da parte della Bolena. Forse anche il suo destino sarebbe stato irreparabilmente segnato se il volubile re non si fosse stancato della Bolena; stufo di dover attendere il sospirato erede maschio, il re si sbarazzò della moglie, accusandola di stregoneria, adulterio e incesto e la condannò alla decapitazione. Al fianco del sovrano comparve Lady Jane Seymour, figlia di un compagno d’armi di Enrico. La donna, di animo gentile anche se non bella come la Bolena, prese a benvolere Maria, riportandola a corte e ridandole quella dignità che le era stata negata. La morte improvvisa della Seymour, dovuta ad una setticemia fulminante sopraggiunta dopo la nascita del tanto sospirato erede maschio, Edoardo, sembrò catapultare daccapo Maria in una situazione difficile. Ma Enrico, che amava profondamente Jane Seymour, per due anni sembrò incapace di reagire, lasciando la ragazza , ormai ventunenne, alle prese con una corte in cui era vista con favore da coloro che avevano amato sua madre Caterina, e con odio dai riformatori, che ricordavano l’attaccamento della cattolicissima regina alla chiesa di Roma. La successiva sovrana d’Inghilterra, Anna di Cleves, donna semplice e assolutamente fuori posto alla corte inglese, la amò come una figlia. In tutti gli anni successivi Maria visse nell’ombra del padre, molto distante dalla figura paterna affettuosa e presente; e lei, che soffrì sempre di questa assenza, sembrò diventare una presenza invisibile a corte. Suo padre non aveva alcuna intenzione di nominarla erede, alla sua morte, e così Maria rimase priva completamente di qualsiasi istruzione politica. La morte di Enrico VIII segnò definitivamente uno spartiacque nella sua vita; sul trono d’Inghilterra salì Edoardo, il fratellastro nato dall’unione tra Enrico e Jane Seymour. Il giovane re, di salute cagionevole, non era destinato a regnare a lungo.
Il giovane nominò, come suo successore, Lady Jane Grey, pronipote di Enrico, e quarta in linea di successione al trono. Era stata una scelta assolutamente cervellotica, in quanto Enrico stesso aveva designato, in linea di successione, prima Edoardo e poi Maria Tudor come legittimi eredi al trono. Maria, che aveva 37 anni, sfoderò gli artigli; chiese l’appoggio popolare e quello della corte, e in soli nove giorni si prese, con la forza, quel regno che le spettava di diritto. E la sua vita cambiò repentinamente, così come cambiò quella del suo regno. Inesperta totalmente di affari di stato, essendo stata relegata in un angolo per quasi tutta la sua vita, Maria come primo atto del suo governo abolì quasi tutta la riforma religiosa del padre; era cattolica, come sua madre, e non aveva dimenticato come proprio questa professione di fede avesse influito sulla vita della madre. Ristabilì la messa com’era in origine, e nonostante l’opposizione del parlamento, riportò l’Inghilterra nell’orbita papale, oltre a restituire al clero larga parte di ciò che suo padre aveva tolto loro.
Nel 1554, a 38 anni, cercò di dare un compimento completo alla sua vita ma soprattutto cercò di dare un erede al trono d’Inghilterra; sposò Filippo II di Spagna, portando così il paese nell’orbita spagnola. Mentre accadevano questi avvenimenti, Maria si dedicò con zelo degno di miglior causa alla repressione di qualsiasi forma di eresia religiosa; nel paese comparvero, sinistramente, roghi destinati a coloro che si rifiutavano di seguire le leggi della chiesa di Roma. Mercanti e ecclesiastici, semplici cittadini e contadini, finirono arsi vivi colpevoli solo di dissentire sul ruolo di Roma negli affari religiosi. Gli eccessi portarono ad una rivolta capeggiata da Thomas Wyatt, duca di Kent, che aveva trovato seguito presso tutti coloro che non volevano l’ingerenza della Spagna nelle questioni inglesi, e che propugnavano la salita al trono di Elisabetta, figlia di Enrico e di Anna Bolena. La congiura fallì, anche perché buona parte del popolo si schierò con la sovrana; la repressione fu terribile e si concretizzò nel massacro dei congiurati. A farne le spese fu anche Jane Grey, mandata sul patibolo a soli 17 anni. L’opera di persecuzione verso i nemici del cattolicesimo continuò, tanto che ben presto la sovrana divenne popolare non più con il soprannome di cattolica, ma con quello di Bloody Mary, Maria la sanguinaria. Le nozze con Filippo furono un altro fallimento; lei era innamorata del marito, ma assolutamente non ricambiata; Filippo II cercò di rimanere quanto più lontano possibile dall’Inghilterra, recandosi in visita dalla consorte solo per il dovere coniugale. Un figlio con la regina Maria avrebbe significato il definitivo passaggio del paese nell’orbita spagnola. E il primo segnale venne dalla guerra dichiarata alla Francia, che ebbe però un esito nefasto; gli inglesi persero il porto di Calais, ultimo baluardo rimasto in terra francese dalla Guerra dei cent’anni.
Maria intanto vedeva il tempo passare, senza l’arrivo del sospirato erede; tuttavia ad un certo punto il miracolo sembrò avverarsi. Alla regina scomparve il ciclo, e la sua vita iniziò ad ingrossarsi. Ma il tempo necessario alla gestazione passò, senza che la regina mostrasse i segni del parto. I medici, stupefatti, la chiusero in una stanza, in attesa delle doglie, ma i giorni passarono e ben presto fu chiaro che Maria non era incinta, ma che continuava ad ingrassare per un tumore allo stomaco. Che la uccise il 17 novembre del 1558, all’età di 42 anni. Prima di morire, rifiutò di far giustiziare la sua sorellastra Elisabetta e spirò dopo una vita che, come abbiamo visto, non fu generosa con lei.
Una donna triste, come lo era stata sua madre, Caterina d’Aragona; vittima della ragion di stato, abbandonata sin da piccola da un padre che non la amò mai, ebbe anche la sfortuna di non ricevere un’educazione da regina, cosa che le costò il dover dipendere, nelle decisioni politiche, da personaggi ambigui. Le sue idee religiose, poi, rischiarono di spaccare il regno in maniera più pesante di come era avvenuto in passato; la sua morte non lasciò addolorati i suoi sudditi, nonostante essi venerassero ancora la figura di Caterina d’Aragona. Maria morì praticamente sola, lasciando l’Inghilterra priva di un’erede legittimo. Pure, di li a poco, il suo paese, per ironia della sorte, sarebbe passato nelle mani di un sovrano grande e illuminato, quella Elisabetta figlia di Enrico e di Anna Bolena, colei che il mondo avrebbe conosciuto come Elisabetta I Tudor, la regina vergine. Fu fatta tumulare nella cappella dell'Abbazia di Westminster, costruita a suo tempo dal nonno Enrico VII, nella stessa cripta dove verrà inumata la sorellastra Elisabetta I.

martedì 7 settembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 settembre.
Il 7 settembre 1533 nasce Elisabetta Tudor, futura regina d'Inghilterra.
Figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena, fu dichiarata illegittima nel 1536, quando la madre fu decapitata sotto l'accusa di adulterio. Durante il regno della sorellastra, Maria Tudor, fu tenuta prigioniera nella torre di Londra, perché sospettata di complottare con gli oppositori della politica religiosa della regina (1554). Salì al trono il 17 novembre 1558 inaugurando una politica prudente ed equilibrata, esente da colpi di scena e da imposizioni violente, ma non per questo meno oculata ed efficace. In campo religioso Elisabetta promulgò, nel 1559, l'Atto di uniformità con cui rimetteva in vigore il Book of common prayer, il libro di preghiere ufficiale della Chiesa anglicana e, quattro anni dopo, l'Atto di supremazia, con cui ristabiliva l'autorità della Corona sulla Chiesa. Rifuggì tutta la vita il matrimonio, evitando alleanze che potessero rivelarsi sbagliate. In politica interna Elisabetta dovette affrontare i problemi connessi alla presenza sul trono scozzese della cattolica Maria Stuart. Dopo una rivolta protestante quest'ultima fu costretta a rifugiarsi in Inghilterra (1568) dove diventò il principale punto di riferimento delle trame ordite ai danni di Elisabetta. La scoperta del complotto di Throckmorton (1584) e di quello di Babington (1586) fece ricadere su Maria Stuart l'accusa di alto tradimento ed Elisabetta colse l'occasione per condannarla a morte (1587). Sul piano internazionale Elisabetta assunse posizioni via via più nettamente anticattoliche e antispagnole. La lotta contro la Spagna prese dapprima soprattutto la forma degli attacchi corsari e del contrabbando ai danni di navi e colonie spagnole, ma l'esplosione del conflitto divenne inevitabile nel 1588 quando la flotta spagnola (l'invincibile armata) salpò alla volta di Calais, dove avrebbe dovuto congiungersi con le truppe di Alessandro Farnese: nelle acque della Manica venne attaccata e vinta dalla più piccola ma più efficiente e meglio organizzata flotta inglese. Iniziava così il definitivo declino della potenza spagnola e l'ascesa dell'Inghilterra come potenza militare, mercantile e marinara. Elisabetta regnò ancora per quindici anni e morì il 24 marzo 1603. Le sarebbe succeduto il figlio di Maria Stuart, Giacomo I, a cui era stata però impartita un'educazione protestante.
Elisabetta fu seppellita nell'abbazia di Westminster, di fianco alla sorella Maria. L'iscrizione sulla loro tomba recita: "Compagne nel trono e nella tomba, qui noi due sorelle, Elisabetta e Maria, riposiamo, nella speranza di un'unica resurrezione".

giovedì 22 aprile 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 22 aprile. Il 22 aprile 1509 Enrico VIII succede al padre Enrico VII e sale sul trono di Inghilterra e Scozia. Enrico VIII Tudor nasce a Greenwich (Inghilterra) il 28 giugno 1491. I suoi genitori sono Enrico VII Tudor, re d'Inghilterra e la regina Elisabetta di York. In tenera età ottiene numerosi titoli e benefici: all'età di tre anni diventa Conestabile del Castello di Dover, Lord Guardiano dei Cinque Porti e l'anno seguente ottiene il titolo di duca di York. Enrico accumula, negli anni successivi altri titoli importanti, come quello di Conte Maresciallo e di Lord Luogotenente. Nel 1501 partecipa alla cerimonia di nozze del fratello Arturo, erede al trono d'Inghilterra, con Caterina d'Aragona. Poco tempo dopo però Arturo muore a causa di un'infezione ed Enrico, che ha solo undici anni, diventa l'erede al trono d'Inghilterra. Alla morte del figlio Arturo, il padre decide di far sposare Enrico con Caterina d'Aragona, rimasta vedova. Prima di far unire in matrimonio i due, il re Enrico VII vuole chiedere al papa Giulio II una dispensa in modo tale da dimostrare fino all'ultimo che il precedente matrimonio tra Caterina e il figlio defunto non è stato consumato. L'obiettivo del re è quindi quello di dimostrare che il matrimonio tra la vedova ed Enrico sarebbe stato legittimo. Giulio II consegna la bolla, consentendo così la celebrazione del matrimonio reale. Nel 1509 muore il padre e diventa re d'Inghilterra con il nome di Enrico VIII Tudor. Sempre nello stesso anno sposa Caterina d'Aragona, così come è stato stabilito negli anni precedenti in seguito a un accordo tra la Corona d'Inghilterra e la Corona di Spagna. Nei primi anni di regno governa, essendo affiancato dal vescovo di Winchester, Richard Fox, da William Warham e negli anni successivi dal cardinale Thomas Wolsey. L'influenza di quest'ultimo sul sovrano inglese è molto evidente, soprattutto nel momento in cui l'Inghilterra decide di entrare a far parte della Lega Santa promossa dal papa Giulio II per cercare di frenare la campagna espansionistica del re di Francia Luigi XII. Alla Lega partecipano anche Massimiliano I, l'imperatore del Sacro Romano Impero, e Ferdinando II, il re di Spagna. Dopo i tentati assedi delle città di Thérouanne e di Tournay, nel 1514 l'Inghilterra decide di porre fine alle ostilità e di condurre le trattative di pace con il re francese. Dopo la morte di Luigi XII di Francia, diventa re di Francia Francesco I, che dichiara guerra all'Imperatore d'Austria Carlo V, diventato per il regno francese una forte minaccia. Nel 1520 il sovrano francese, temendo la potenza dell'esercito imperiale, incontra il sovrano inglese; il suo obiettivo è quello di stringere un'alleanza strategica con l'Inghilterra. Questo piano però fallisce nel momento in cui Enrico VIII stringe un'intesa strategica con Carlo V. In occasione del conflitto tra Francesco I e l'Imperatore d'Austria appoggia quest'ultimo, cercando di sostenerlo con l'ausilio della marina regia inglese. Le sue preoccupazioni inoltre crescono, poiché la moglie non riesce a dargli un erede maschio per la successione al trono; infatti, Caterina dà alla luce due figli maschi e una bambina, Maria. I due figli maschi però muoiono subito dopo la nascita. Considerate le circostanze, nel 1527 valuta l'idea di chiedere al papa Clemente VII l'annullamento della dispensa papale emessa decenni prima sotto il pontificato di Giulio II. La decisione da prendere non è molto semplice, poiché da un lato Caterina non è riuscita a dargli un erede maschio, per cui Enrico VIII ritiene necessario annullare il suo matrimonio e dall'altro deve tener conto del fatto che la moglie è la zia dell'Imperatore d'Austria. La trattativa per l'annullamento della bolla papale è condotta dal cardinale inglese Thomas Wolsey e dall'arcivescovo di Salisbury Lorenzo Campeggio. In una situazione così delicata Clemente VII non riesce a trovare una soluzione. Thomas Wolsey cerca di convincere il papa a dichiarare nulla la bolla papale, ma senza ottenere alcun risultato a causa delle pressioni fatte dall'imperatore Carlo V, il quale è imparentato con Caterina. La situazione rimane quindi in una posizione di stallo e nel 1530 Wolsey cade in disgrazia, poiché non gode della fiducia del re. In questa circostanza il re interpella Thomas Cranmer, un professore universitario della Jesus College di Cambridge, che gli consiglia di chiedere il parere delle altre Università inglesi. Queste ultime sostengono che il matrimonio tra il re inglese e Caterina d'Aragona è da considerare impuro, poiché lei è stata la moglie del fratello e perché non genera figli maschi. Avendo ottenuto il sostegno delle Università inglesi, il sovrano decide di prendere in mano la situazione e l'anno dopo elabora "L'Atto di Supremazia" in cui viene resa nota la sua volontà, ovvero quella di diventare il Capo Supremo della Chiesa britannica. Nello stesso anno il Parlamento inglese vota a favore dell'entrata in vigore dell'Atto di supremazia e nel 1532 il re, essendo a capo della Chiesa inglese, decide di far pagare i tributi alla Corona inglese ottenendo così che questi non fossero dati alla Chiesa romana. In quello stesso anno Thomas Cranmer viene eletto arcivescovo di Canterbury e Tommaso Moro, che nel frattempo ha preso il posto di Wolsey, si rifiuta di annullare il precedente matrimonio reale, che avrebbe consentito a Enrico VIII di sposare la sua nuova compagna. Moro è costretto a lasciare l'Inghilterra e a partire per Roma. L'anno successivo il re sposa Anna Bolena e, grazie a un atto emanato mesi prima dichiarante l'autonomia della Chiesa inglese nelle decisioni nazionali, Cranmer garantisce lo scioglimento del precedente matrimonio e riconosce ufficialmente il matrimonio tra il sovrano e Anna Bolena. Nel luglio 1534 papa Clemente VII scomunica il sovrano inglese, la sua nuova moglie e l'arcivescovo di Canterbury, interdicendo anche l'Inghiterra. Il papa muore nello stesso anno e gli succede papa Paolo III. Sotto il suo pontificato i rapporti con l'Inghilterra peggiorano sempre di più. Nello stesso anno il Parlamento inglese si pronuncia a favore dell'"Atto di successione" con cui viene spostata la discendenza dinastica dalla precedente moglie del re ad Anna Bolena. Il distacco tra la Chiesa romana e la Chiesa inglese è sempre più forte e due anni dopo il lord gran ciambellano, Thomas Cromwell, grazie all'appoggio del re riesce a far approvare una legge che espropria alla Chiesa cattolica di Roma i monasteri minori posseduti in Gran Bretagna. Anche la nuova sovrana inglese non riesce a dare figli maschi al re, che inizia a frequentare la nobile inglese Jane Seymour. Anna, che nel frattempo frequenta un musico di corte, è condannata a morte con l'accusa di stregoneria e cospirazione ai danni del sovrano nello stesso anno. Il giorno dopo la decapitazione di Anna, sposa Jane Seymour che gli da l'agognato erede maschio, Edoardo, che però muore all'età di sedici anni. Su consiglio di Cromwell, nel 1540, sposa la principessa tedesca Anna di Clèves. Dopo un breve e burrascoso matrimonio lascia la donna, per sposare nello stesso anno Caterina Howard. Presto quest'ultima viene condannata a morte per adulterio e nel 1543 il sovrano si unisce in matrimonio con Caterina Parr. Negli ultimi anni del suo regno unisce il Galles alla Corona inglese e conquista l'Irlanda. Con un atto parlamentare, il re diventa anche il Capo Supremo della Chiesa irlandese. Inoltre centralizza il sistema governativo e quello parlamentare, concedendo numerosi privilegi alle due Camere e aumentando i poteri del Parlamento. Grazie all'intermediazione della sua ultima moglie, nel 1544 Enrico VIII ha modo di riconciliarsi con le figlie Elizabeth e Mary, che con una legge sono nuovamente inserite nella linea dinastica per la successione. Enrico VIII Tudor muore il 28 gennaio 1547 a Londra a causa di una ferita molto grave riportata dopo un incidente.

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