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mercoledì 26 febbraio 2014

# NonEssere #Amati






 


http://a.mytrend.it/prp/2013/02/448328/o.157546.png


Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande. La più grande è non essere amati più.
Nelle infatuazioni a senso unico l'oggetto del nostro amore si limita a negarci il suo.
Ci toglie qualcosa che ci aveva dato soltanto nella nostra immaginazione.
Ma quando un sentimento ricambiato cessa di esserlo, si interrompe bruscamente il flusso di un'energia condivisa.
Chi è stato abbandonato si considera assaggiato e sputato come una caramella cattiva. Colpevole di qualcosa d'indefinito.


  Massimo Gramellini, Fai bei sogni

martedì 1 ottobre 2013

#Presenza muta




http://www.temperamente.it/
 
Il vero contatto fra gli esseri si stabilisce solo con la presenza muta, con l'apparente non-comunicazione, con lo scambio misterioso e senza parole che assomiglia alla preghiera interiore. 

Emil Cioran, L'inconveniente di essere nati

giovedì 19 settembre 2013

L'essere #Umano e le #Menzogne



http://3.bp.blogspot.com/-

 Nel mondo esiste un unico essere menzognero: l'uomo. Ogni altro essere è genuino e sincero, perché si fa vedere schiettamente qual è, manifestandosi così come si sente, mentre l'essere umano, a causa del suo abbigliamento, è diventato una caricatura, un mostro, la cui vista è ripugnante già per questo fatto, che è poi perfino sottolineato dal colore bianco e per lui innaturale della pelle e dalle disgustose conseguenze del suo nutrimento a base di carne, che è contro natura, nonché delle bevande alcoliche, del tabacco, degli stravizi e delle malattie. L'essere umano appare come una macchia ignominiosa nella natura.


Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena

lunedì 1 aprile 2013

#Citazione di #Jean Jacques Rousseau




http://img53.imageshack.us/img53/894/cloris2hc0.jpgA

Non sono fatto come nessuno di quanti ho incontratp; oso credere di non essere fatto come nessuno di quanti esistono. Se pure non valgo di più, quanto meno sono diverso.

Jean Jacques Rousseau

martedì 8 gennaio 2013

#Modi di dire: Essere sul letto di Procuste

http://www.ilcaffaro.com/fotografia.php?link=http://www.ilcaffaro.com/ninobesta/img/miti/il_letto_di_procuste.jpg


PROCUSTE  
 
Procuste, o più esattamente “Procruste” se si adotta la grafia esatta, significa “stiratore”, ed era il soprannome di un leggendario brigante greco che attendeva i viandanti sulla strada da Atene a Megara. Dopo averli catturati li stendeva su una specie di letto al quale la loro statura doveva adattarsi perfettamente, e se questo non avveniva, provvedeva ad amputarli o a stirarli secondo i casi. Procruste venne ucciso dall'eroe ateniese Teseo.
 
Essere sul letto di Procuste
Provare forte disagio in quanto obbligati a mantenersi, in un'azione o simili, entro limiti molto ristretti, e quindi avere poca libertà di movimento, poco spazio di manovra. Anche trovarsi in una situazione pericolosa in cui basta un movimento sbagliato per trovarsi in serie difficoltà. Oppure, soffrire di una situazione che obbliga alla costrizione o all'inazione. 

fonte web: http://dizionari.corriere.it/dizionario-modi-di-dire/P/procuste.shtm


lunedì 3 dicembre 2012

#Modi di dire: Essere sosia di qualcuno

http://acrarielhistoriadelacultura.blogspot.it/2010/12/danae-leda-europa-alcmena.html

Il sosia è una persona che viene scambiata per un’altra, a causa dell’elevata somiglianza. Deriva da una commedia di plauto, Anfitrione. Per aiutare Giove, innamoratosi della bella Alcmena, assume le sembianze di suo marito, Anfitrione, Mercurio, assume le sembianze di Sosia, servo di Anfitrione.


fonte web:  http://www.culturaesvago.com/modi-di-dire


domenica 18 novembre 2012

#Modi di dire: Essere un pezzo da novanta

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Colpo_di_cannone_Pasque_Veronesi.jpg

Questo modo di dire deriva dal gergo militare e si riferisce al calibro (novanta, appunto) del pezzo forte (ossia il cannone).


fonte web: http://www.culturaesvago.com/modi-di-dire

domenica 11 novembre 2012

#Modo di dire: Essere al verde

http://trs98.wordpress.com/


Essere al verde - Secondo un'usanza medievale, nelle aste pubbliche all'inizio si accendeva una candela di sego tinta di verde nella parte terminale, per cui, quando si arrivava al verde, l'asta aveva termina.
Secondo un'interpretazione più recente, questo modo di dire è nato nelle case da gioco, dove il giocatore che, all'inizio della giocata ha a disposizione tante fiches che gli ricoprono il tavolo, quando ha perso tutto è al verde, non vedendo davanti a sé altro che il tavolo verde.


fonte web: http://www.culturaesvago.com/modi-di-dire

mercoledì 7 novembre 2012

#Modi di dire: Essere al settimo cielo

http://tragenioefollia.blogspot.it/2011/08/dante-alighieri-canto-di-paolo-e.html


Essere al settimo cielo - Essere al  culmine della felicità. Questo modo di dire deriva dalla concezione aristotelico-tolemaica, a cui fa riferimento anche Dante Alighieri, secondo la quale la Terra, ferma al centro dell'universo, era circondata da sette cieli concentrici.

fonte web:http://www.culturaesvago.com/modi-di-dire

martedì 8 maggio 2012

L’essere #umano è solo un veicolo #Murakami Haruki #1Q84 #geni #genoma #male #bene #Aomame #citazione




Come al solito, Tamaru accolse Aomame all'ingresso.
– Ho guardato la luna, ieri notte, – esordì.
– Davvero? – disse Aomame.
– Sei stata tu a mettermi questo pensiero in testa. Non so da quanto tempo non la guardavo, e devo dire che è davvero bella. Trasmette un senso di pace.
– L'hai vista mentre eri in dolce compagnia?
– Sì, – disse Tamaru. Poi si passò un dito su un lato del naso. – Allora, che problema c'era con la luna?
– Non è che ci fosse un problema, – disse Aomame. Poi, scegliendo le parole, aggiunse: – È solo che da qualche tempo m'inquieta un po'.
– Senza ragione?
– Senza una ragione precisa, – rispose Aomame.
Tamaru annuì in silenzio. Probabilmente stava facendo delle congetture. Quell'uomo diffidava di cose che non avessero una ragione pratica. Ma senza insistere oltre, l'accompagnò come sempre al solarium, precedendola di qualche passo. La signora, che indossava una tuta da ginnastica, stava leggendo un libro seduta su una sedia, ascoltando Lachrimae, un brano strumentale di John Dowland. Era una composizione che amava molto. Anche Aomame, avendola sentita spesso, ne ricordava la melodia.
– Scusi se l'ho fatta chiamare ieri per oggi, – disse la signora. – Avrei dovuto fissare prima l'appuntamento, ma mi sono ritrovata con questo tempo a disposizione.
– Con me non deve farsi questi problemi, – disse Aomame.
Tamaru preparò una tisana e portò la teiera su un vassoio. Versò il liquido in due tazze di raffinata fattura, quindi uscì dalla stanza richiudendo la porta dietro di sé. La signora e Aomame bevvero la tisana in silenzio, ascoltando la musica di John Dowland, lo sguardo rivolto alle azalee che nel giardino fiorito splendevano come fiamme. «Venire qui è sempre come entrare in un mondo parallelo, – pensò Aomame. – L'aria è più densa, e anche il tempo sembra scorrere a un ritmo diverso».
– A volte, ascoltando questa musica, si ha l'impressione che i confini del tempo svaniscano, – disse la signora, come se le avesse letto nel pensiero. – Perché quattrocento anni fa le persone ascoltavano la stessa musica che ascoltiamo adesso. A pensarci, non le sembra strano?
– Sì, molto, – disse Aomame. – In effetti, le persone di quattrocento anni fa vedevano anche la stessa luna che vediamo noi.
La signora guardò Aomame un po' sorpresa. Quindi annuì.
– È vero. Ha ragione. Tutto sommato non è poi così strano che ascoltiamo la stessa musica a quattro secoli di distanza.
– Magari sarebbe più giusto dire che vedevano più o meno la stessa luna.
Dette quelle parole, Aomame guardò la signora. Ma la sua frase non sembrava aver provocato alcuna reazione.
– Per la registrazione di questo CD i brani sono stati eseguiti con strumenti d'epoca, – disse la signora. – Hanno utilizzato strumenti antichi e seguito la partitura originale. Quindi il risultato dell'esecuzione dovrebbe essere più o meno uguale a quello di un tempo. Come la luna.
Aomame disse:
– Ma anche se le cose in sé sono le stesse, è probabile che la percezione delle persone fosse molto diversa. A quel tempo l'oscurità della notte era ben più profonda, e in quel buio la luna doveva apparire assai più luminosa. Le persone di allora, non avendo dischi, cassette e CD, non potevano ascoltare la musica a proprio piacimento, in qualsiasi momento della giornata, con la naturalezza con cui lo facciamo noi. Allora si poteva farlo solo in occasioni particolari.
– Certo, – concordò la signora. – Vivendo in un mondo come questo, dove tutto è più facile, la nostra sensibilità si è fatta più ottusa. Anche se la luna che sta in cielo è la stessa di sempre, forse quella che vediamo noi è un'altra. Credo che quattro secoli fa gli uomini possedessero un animo più ricco e vicino alla natura.
– Ma era anche un'epoca crudele. Più di metà della popolazione infantile moriva prima di raggiungere l'età adulta a causa delle epidemie e della denutrizione. Si moriva facilmente di poliomielite, tubercolosi, vaiolo e morbillo. Tra il popolo, non erano in tanti a superare i quarant'anni. Le donne partorivano nidiate di figli e arrivate a trent'anni avevano già perso i denti e sembravano vecchie. Le persone erano spesso costrette a ricorrere alla violenza per sopravvivere. I bambini venivano obbligati fin da piccoli a lavori pesanti che gli deformavano le ossa, e la prostituzione delle ragazzine, e anche quella dei ragazzi, era una pratica quotidiana. La maggior parte delle persone conduceva una vita poverissima in un mondo che non aveva alcun rapporto con la sensibilità e la ricchezza d'animo. Le strade delle città erano piene di gente dal corpo deforme, mendicanti e  criminali. Probabilmente solo una piccola parte della popolazione si commuoveva guardando la luna, ammirava il teatro di Shakespeare o ascoltava con devozione le bellissime musiche di Dowland.
La signora sorrise.
– Lei è davvero una persona sorprendente.
Aomame disse:
– Sono una persona molto comune. Ma amo leggere. In particolare mi interessano i libri di storia.
– Anche a me piace leggere libri di storia, perché c'insegnano che noi uomini siamo sempre gli stessi, oggi come allora. Per quanto possano essere mutati l'abbigliamento e gli stili di vita, nel modo di pensare e di agire non ci sono grandi differenze. L'essere umano alla fine è solo un veicolo, un tramite per il patrimonio genetico. I geni si trasmettono viaggiando attraverso di noi da generazione a generazione, sostituendoci come si fa con i cavalli quando non possono correre più. Non si preoccupano affatto di ciò che è bene e di ciò che è male. Se noi siamo felici o infelici non li riguarda. Non siamo altro che un mezzo. Hanno considerazione soltanto per quello che può essere utile a loro.
– E ciò nonostante, noi non possiamo fare a meno di pensare a ciò che è bene e a ciò che è male. È così?
– È così, – annuì la signora. – L'uomo non può fare a meno di interrogarsi su questi temi. Ma a governare i fondamenti del nostro modo di vivere sono i geni. È naturale che ciò produca una contraddizione, – concluse sorridendo.
La conversazione sulla storia si fermò lì. Le due donne finirono di bere la tisana, e iniziarono a esercitarsi nelle arti marziali.




(Murakami Haruki, 1Q84, traduzione dal giapponese di Giorgio Amitrano, Torino, Einaudi, 2011, pp. 266-69)




mercoledì 28 marzo 2012

#Citazioni #Eraclito #Frammenti #Pascolo


Ogni essere che va prono è condotto al pascolo con la frusta.

Eraclito, I frammenti e le testimonianze, Frammento 96 Mondadori/Valla, 1980, p. 42

Scelta da Manlio Lo Presti

 

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