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domenica 17 agosto 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 agosto.

Il 17 agosto 1915 Leo Frank viene linciato dalla folla indignata perché gli era stata revocata la pena di morte per l'omicidio della tredicenne Mary Phagan.

A distanza di più di un secolo, il cold case di Mary Phagan sembra non essere stato ancora definitivamente risolto. Il 26 aprile 1913, la piccola Mary, una tredicenne bianca di Marietta, che lavorava nella National Pencil Factory di Atlanta – una fabbrica di cui l’ebreo del Nord, Leo M. Frank, era sovrintendente e in piccola parte anche proprietario – fu trovata stuprata e strangolata in un locale dell’edificio. L’omicidio risaliva al giorno precedente e, prima ancora che le accuse si indirizzassero verso Frank, le autorità di Atlanta avevano arrestato sei persone, tra cui Jim Conley e Newt Lee, i custodi neri della fabbrica. Le indagini, però, ben presto presero un’altra piega, anche perché vi fu una grande mobilitazione di massa: la folla indignata premeva perché il caso venisse risolto alla svelta e i giornali locali puntavano il dito contro i mali del lavoro minorile e contro la lussuria e la perversione, l’avidità e lo sfruttamento dei capitalisti ebrei del Nord. 

Se la violenza razzista negli Stati del Sud era all’ordine del giorno, l’urbanizzazione e l’industrializzazione del paese mostravano i nuovi volti della povertà e dello sfruttamento. La famiglia di Mary era una delle tante famiglie di agricoltori in affitto, trasferitisi in città nella speranza di un miglioramento delle proprie condizioni di vita, così come tanti altri contadini bianchi del Sud avevano fatto. La loro situazione non era migliore di quella di molti neri: la povertà e lo sfruttamento erano simili; ciò che cambiava era solo il colore della pelle. Ma al pregiudizio razzista contro i neri si era aggiunto da tempo anche un altro antico pregiudizio, quello contro gli ebrei del Nord, identificati tout court con il capitalismo rampante, con il mondo della finanza e degli affari, con lo sfruttamento che ormai colpiva anche il mondo “wasp”.

Mary Phagan, una ragazzina bianca povera, che montava le gommine sulle matite con le mani e veniva pagata 12 centesimi all’ora, divenne, dopo la sua morte, il simbolo dell’infanzia sfruttata, della donna bianca violata e, soprattutto, dell’avidità del capitalismo nordista, in particolare di quello gestito dagli ebrei. Molte cose stavano cambiando negli Stati Uniti: il contesto internazionale era diventato più aggressivo; la società stava viaggiando ormai al ritmo implacabile dell’industrializzazione; le ondate migratorie portavano oltreatlantico grandi masse di diseredati e di perseguitati soprattutto dall’Europa dell’Est e del Sud in cerca di riscatto; il sogno americano veniva ridefinito sull’onda del progressismo, ma anche dei tumultuosi scioperi nelle fabbriche, ricacciati indietro dagli uomini di Pinkerton, o dei gruppetti esaltati degli anarco-comunisti che speravano di realizzare proprio in America la rivoluzione colpendo i simboli viventi dello sfruttamento, mentre l’ondata populista percorreva tutte le classi sociali e lo yellow journalism incendiava le piazze di sensazionalismo. La violenza era aumentata in maniera esponenziale nel Sud degli Stati Uniti e il nuovo capro espiatorio erano diventati gli uomini d’affari, dietro i quali venivano individuati gli ebrei, secondo lo stereotipo più diffuso e antico. Ben presto, la miscela incendiaria alimentata dalle piazze – unitamente al bisogno del procuratore di risolvere il caso e di assicurarsi una possibilità più concreta di far carriera – si concentrò su Leo Frank, l’ultimo ad averla vista viva, che fu accusato dell’omicidio e incolpato proprio da Jim Conley.

Louis Marshall, presidente dell’American Jewish Committee, descrisse il caso quasi come un “secondo affare Dreyfus” e, di fronte alla folla che urlava “Crack the Jew’s neck!” e “Lynch him!”, la comunità ebraica decise di difendere pubblicamente il proprio rappresentante con interventi sulla stampa locale e con una raccolta di fondi per organizzarne la difesa, anche perché da molto tempo gli ebrei di Atlanta erano perfettamente integrati nella società. La prima cosa che emerse fu la debolezza della linea difensiva di Frank: questi, sulla base della “prova” considerata quasi inoppugnabile, vale a dire il fatto che fosse apparso “nervoso” quando la polizia lo aveva interrogato dopo aver trovato dei capelli della ragazza nel bagno di fronte al suo ufficio – divenne il principale indagato, ma la sua difesa non seppe contrastare i racconti fatti da alcuni testimoni che mettevano in dubbio la sua serietà con le donne, e soprattutto non contestò con la necessaria determinazione le dichiarazioni giurate sorprendenti rilasciate proprio da Conley, arrestato nei giorni precedenti proprio mentre stava rimuovendo sotto l’acqua delle macchie presumibilmente di sangue o di ruggine da una camicia blu da lavoro. Conley dichiarò, tra l’altro, che Frank gli aveva confessato l’omicidio, avvenuto dopo che la ragazza aveva rifiutato le sue avances, che lo aveva aiutato a spostare il suo corpo e che aveva scritto un biglietto da lui dettato (le famose “note” dell’omicidio). Tutto il processo avvenne durante un’estate caldissima, con l’aula piena di gente che inveiva contro Frank, mentre, dalle finestre spalancate, entravano le urla della folla che chiedeva il linciaggio dell’ebreo e minacciava gli stessi giurati se non avessero condannato a morte il “dannato sheeny”. Dopo che Frank venne condannato alla pena capitale, Marshall personalmente seguì per due volte la richiesta di revisione del processo e poi presentò l’appello alla Corte Suprema, ma senza successo, se non con la conseguenza negativa di avvalorare ancor di più nella folla l’idea che il denaro ebraico stesse cercando di modificare la sentenza, anche attraverso una incessante campagna di stampa. Dopo un’estesa raccolta di firme, di appelli e di petizioni, che portò il caso alla ribalta nazionale, John M. Slaton, governatore della Georgia, nell’estate del 1915, un giorno prima dell’impiccagione di Frank, commutò la sentenza di morte in ergastolo, dichiarandosi convinto della sua innocenza e del fatto che essa sarebbe stata provata in breve termine, cosa che lo trattenne dal concedergli un perdono totale. Ma il giorno successivo, Frank venne rapito dalla prigione in cui era rinchiuso da un gruppo di 28 facinorosi definitisi come i “Cavalieri di Mary Phagan” (molti di loro erano persone molto influenti, come venne dimostrato in seguito proprio da una parente della ragazza assassinata), condotto a Marietta, la città natale di Mary, e linciato. Il nuovo governatore si impegnò ad individuare i colpevoli del sequestro, ma senza riuscirci. Dopo il linciaggio di Frank, circa metà dei tremila ebrei della Georgia lasciarono lo Stato. Nel 1986, il Georgia State Board of Pardons and Paroles concesse a Leo Frank il perdono, ma senza mai assolverlo dall’accusa di omicidio. Dal 2013, anno del centenario della morte di Mary Phagan, sono comparsi molti siti web per dimostrare che Leo Frank era effettivamente colpevole, ma l’Anti-Defamation League (nata proprio nel 1913 sull’onda del “caso Frank”) ha chiarito qualche anno fa, con un comunicato stampa, che si tratta di “siti ingannevoli”, creati da “antisemiti dichiarati per promuovere i temi propagandistici dell’antisemitismo”.

 

domenica 6 luglio 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 6 luglio.

Il 6 luglio 1785 negli Stati Uniti viene scelto all'unanimità il Dollaro come valuta del Paese. Per la prima volta una nazione adotta un sistema decimale per la sua valuta.

Prima dell'indipendenza delle 13 colonie del Nord America, benché la valuta legale restasse la sterlina inglese, divisa in 20 scellini, a sua volta divisi in 12 pence, il suo valore in America era diverso da Stato a Stato: la moneta più diffusa, il dollaro spagnolo (o pezzo da 8) valeva 5 scellini in Georgia, ma molti di più passato il confine con la South Carolina, e 6 scellini nel New Hampshire, mentre il cambio ufficiale a Londra era di 4 scellini e mezzo. A rendere le cose ancora più complesse c'era il fatto che era diviso in 8 sotto unità in Pennsylvania (gli 8 reales) e in dieci in Virginia. Oltre al dollaro e ai dobloni spagnoli erano in circolazione anche i Luigi d'oro e gli scudi francesi, i moidore, le pistole e gli half-Joe portoghesi (così chiamati perché portavano una immagine di Giovanni V), i fiorini olandesi, i riksdaler svedesi nonché ovviamente le monete britanniche tipo ghinee, scellini e penny.

L'uso quotidiano aveva insegnato alla maggior parte della gente a passare indifferentemente da una valuta all'altra e lo stesso George Washington, da adolescente, riceveva la propria paga in pistole e dobloni. Thomas Jefferson annotava una vendita di terreni registrando il prezzo con la frase "200 sterline di cui 20 half-Joe sono stati pagati" ovvero rispettivamente 950 e 160 dollari.

Quando George Washington rispose al generale Rufus Putnam nell'aprile 1784, la sua lettera illustrava il grande problema valutario che la nuova repubblica si trovava ad affrontare. Sottolineando come il Congresso fosse ancora in situazione di stallo sulla questione fondiaria: proponeva di concedere in affitto i suoi 30mila acri nella valle dell'Ohio agli impazienti veterani del Massachusetts e spiegando che l'affitto sarebbe stato di circa 36 dollari per 100 acri e il costo delle migliorie da lui realizzata ammontava a £ 1568 della Virginia pari a £ 1961/3/3 del Maryland, della Pennsylvania o del Jersey. Se Rufus avesse avuto dubbi su cosa ciò significava nel Massachusetts, Washington aggiunse che "un dollaro spagnolo sarà scambiato con sei scellini". Questo problema era lo stesso che, in quel periodo, assillava ogni transazione commerciale negli Stati Uniti.

Il Congresso riteneva però che fosse necessaria un'unica divisa per contribuire alla coesione della nuova nazione. La prima proposta giunse dal sovraintendente alle Finanze del Congresso, Robert Morris: era basata su una unità tanto piccola da non essere realistica, una frazione di penny e Jefferson rispose in un documento di inizio 1784 in cui consigliava invece l'adozione del dollaro spagnolo come base più comoda per la nuova valuta. Nell'interesse della semplicità suggeriva, anziché dividerlo in 8 sotto unità che fosse frazionato in base al sistema decimale. "Tutti ricordano che quando si studiava l'aritmetica delle valute si trovava scomodo sommare un penny, togliere le dozzine e riportarle e poi sommare gli scellini, togliere le ventine e riportarle. Quando invece si giungeva alle sterline dove c'erano solo decine da riportare il calcolo era veloce ed esente da errori". Il dollaro avrebbe quindi dovuto essere diviso in decimi (disme), centesimi (cent) e millesimi (mill).

Era un'argomentazione che tutti potevano comprendere e meno di diciotto mesi dopo, il 6 luglio 1785, il Congresso decise che "l'unità monetaria degli Stati Uniti d'America è il dollaro e le sotto unità saranno calcolate su base decimale." Per Jefferson non fu solo una vittoria intellettuale ma impedì di fatto a Morris di raggiungere il proprio obiettivo ovvero dirigere la Zecca degli Stati Uniti, una fonte di profitti potenzialmente enormi.

Quale moneta era quel "dollaro" ? Le colonie inglesi del Nord America commerciavano molto col Messico e ricevevano in cambio delle loro merci, molte monete spagnole: esse circolavano più delle monete inglesi e la maggior parte era rappresentata dai pezzi da 8 reales, chiamati anche "dollaro". La parola "daaler" era la deformazione olandese di tallero e fu loro attribuita dagli anglosassoni proprio perché assomigliavano ai talleri per grandezza e peso. Furono ribattezzati dai locali "pillar dollar" (talleri delle colonne). Non è quindi per nulla strano che quando i neonati Stati Uniti dovettero scegliere il nome della loro nuova moneta e non volendo nulla che ricordasse l'Inghilterra, scelsero come nome proprio "dollaro". Era il 1792.

Il simbolo del pezzo da otto nei libri contabili inglesi dell'epoca era la S di Spagna barrata da due righe verticali (due colonne )… ricorda nulla ?

Anche il Tallero di Maria Teresa, una delle prime monete usate negli Stati Uniti ha probabilmente contribuito (accanto all'8 Reales spagnolo) alla scelta degli Stati Uniti di usare il dollaro come unità monetaria. Adeguatamente contromarcata, ha continuato a circolare anche nel secolo successivo.

Il dollaro nacque con una parità metallica fissata in grammi 1,5 d'oro oppure grammi 22,6 d'argento, parità mantenuta praticamente sino alla svalutazione di Roosvelt del 1933/34 e fu coniato praticamente sempre in metallo argenteo.

venerdì 27 giugno 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 27 giugno.

Il 27 giugno 1833 l'insegnante Prudence Crandall viene arrestata per aver aperto la sua scuola privata in Connecticut a studenti di colore.

Una insegnante quacchera e abolizionista; Prudence Crandall si oppose coraggiosamente alla discriminazione razziale aprendo una delle sue prime scuole in Connecticut a ragazze afroamericane. Nonostante fosse supportata da molti attivisti contro la schiavitù, tra i quali William Lloyd Garrison, la Crandall, una donna bianca, dovette subire un processo e la ridicolizzazione pubblica per i suoi sforzi di educare neri liberi del Nord.

Nata a Hopkinton, Rhode Island, il 3 settembre 1803 dai contadini Pardon ed Esther Carpenter Crandall, Prudence si spostò con la sua famiglia a Canterbury, nel Connecticut, all'età di 10 anni. Frequentò la New England Friends' Boarding School a Providence, studiando aritmetica, Latino e scienza (materie non usuali per le donne, ma i quaccheri credevano nelle pari opportunità di educazione). Dopo un breve insegnamento a Plainfield, nel 1831 aprì una scuola privata per ragazze a Canterbury, inizialmente destinata alle famiglie facoltose della città. Il suo curriculum rigoroso le consentì di dare alle ragazze un'educazione paragonabile a quella delle migliori scuole maschili, posizionandola come una delle migliori scuole dello Stato. 

Nel 1832 la Crandall ammise a scuola Sarah Harris, figlia di un afroamericano di successo, che sognava di diventare una insegnante. i genitori bianchi delle altre ragazze inorridirono, chiedendo a gran voce che la ragazza venisse espulsa. La Crandall rifiutò. I genitori ritirarono le loro figlie dalla scuola, e lei la trasformò in una scuola per ragazze di colore. Ciò non placò l'ostilità della comunità, che temeva che la scuola attirasse altre ragazze afroamericane nel territorio col rischio di portare a matrimoni misti. Garrison, editore del "Liberator", il giornale più antirazzista del Paese, aiutò la Crandall facendole pubblicità e mettendola in contatto con le famiglie afroamericane più facoltose, interessate a inviare le loro figlie nella sua scuola. 

I cittadini bianchi di Canterbury protestavano continuamente. Le studentesse venivano aggredite fuori dalla scuola con minacce, urla e violenza. Bersagliate da lanci di uova, pietre e mattoni. Il municipio di Canterbury emise nel 1833 una legge, la "black law" (ritirata nel 1838), che rendeva illegale gestire una scuola che accogliesse studenti afroamericani provenienti da uno Stato diverso dal Connecticut. La Crandall venne arrestata e imprigionata. Il primo processo terminò con un non luogo a procedere, nel secondo venne condannata, sentenza poi ribaltata da una corte superiore. La notte del 9 settembre 1834 una folla inferocita assaltò la scuola rompendo tutte le finestre e devastando mobili e attrezzature. Temendo per la sicurezza delle studentesse, la Crandall decise infine di chiudere la scuola. 

Nel 1835 la Crandall sposò un ministro battista e abolizionista, il reverendo Calvin Philleo. La coppia lasciò il Connecticut, stabilendosi a La Salle, Illinois, dove la Crandall fondò un'altra scuola e partecipò attivamente al movimento delle suffragette. Dopo la morte del marito nel 1874, si trasferì a Elk Falls, in Kansas, andando a vivere con suo fratello. Fu lo scrittore Mark Twain a farsi promotore di una iniziativa tra i cittadini pentiti della città, grazie alla quale ricevette una piccola pensione dal Municipio di Canterbury fino alla morte. 

Oggi la sua vecchia scuola ospita il Museo Prudence Crandall, e lei è stata insignita del titolo di eroina dello Stato del Connecticut.


lunedì 26 maggio 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 26 maggio.

Il 26 maggio 1868 si conclude il processo per impeachment a carico del presidente americano Andrew Johnson.

Andrew Johnson divenne presidente degli Stati Uniti il 15 aprile 1865, dopo l'assassinio di Abraham Lincoln da parte di John WIlkes Booth. Johnson, come il suo predecessore, era favorevole a una riunificazione rapida del Paese. Stabilì l'amnistia per tutti i i confederati ad eccezione degli ufficiali di grado più elevato e dei capi militari, e consentì agli Stati secessionisti di formare un nuovo governo ed inviare i propri rappresentanti al Congresso, qualora almeno un decimo dei votanti dei singoli Stati avesse avallato la lealtà verso gli Stati Uniti. Inoltre, il Presidente Johnson si oppose fermamente sia ai diritti civili che di suffragio per gli schiavi ora diventati uomini liberi. Questa posizione gli inimicò i Repubblicani Radicali al Congresso, che lo dipingevano come un simpatizzante confederato, al pari di Andrew Jackson,  temendo un ritorno di fatto, anche se non di nome, alla schiavitù ante guerra civile, se non si fosse tenuto d'occhio il presidente.

Dopo molti tentativi di circoscrivere i poteri del presidente, il 3 marzo 1867 fu ratificata la legge del "Tenure of Office Act". Stabiliva che chiunque, esclusi i membri del governo "abbia un incarico pubblico su mandato del Senato ... ha il diritto di mantenere tale incarico finché un sostituto qualificato non venga allo stesso modo nominato a svolgere tale incarico". La legge aveva l'intento di impedire che il Presidente degli Stati Uniti potesse rimuovere dei dirigenti federali senza l'approvazione del Senato. La Casa Bianca tentò di boicottare la legge, sostenendo che un Presidente deve nutrire fiducia nei suoi consiglieri, e che qualsiasi consigliere che perda la fiducia del presidente (politica o personale) dovrebbe essere rimosso senza perdite di tempo, ma il Senato prevalse e l'Act passò nonostante il veto di Johnson.

Indipendentemente dal fatto che il Tenure of Office Act fosse stato promulgato per forzare il Presidente in una situazione di impeachment o che fosse effettivamente stato concepito per salvaguardare gli interessi di una nazione divisa e convalescente, non passò molto prima che Johnson lo infrangesse. Il 12 agosto 1867 il Presidente allontanò Edwin Stanton, segretario alla guerra, per (tra le altre cose) il suo supporto al piano di ricostruzione dei Repubblicani Radicali. Al suo posto, Johnson nominò il Generale Ulysses Grant, colui che fu il capo supremo delle forze armate confederate. Il Congresso si riunì, impedì la nomina e il generale Grant si dimise, così che Stanton tornò al suo posto.

Il 21 febbraio 1868 il Presidente Johnson licenziò formalmente Edwin Stanton e il 24 dello stesso mese il Congresso votò per l'empeachment, con 126 favorevoli e 47 contrari. Il processo iniziò il 13 marzo presieduto dal Giudice della Corte Suprema Salmon Chase e durò 8 lunghe settimane. Alla fine il Presidente Johnson si salvò per appena un voto, ma il suo potere da allora si rivelò irreparabilmente compromesso.


giovedì 2 gennaio 2025

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi




Buongiorno, oggi è il 2 gennaio.

Il 2 gennaio 1929 Canada e Stati Uniti trovano un accordo per un piano atto a preservare le Cascate del Niagara, minacciate dalla continua erosione del bordo della cascata.

Le cascate del Niagara (in inglese Niagara Falls), situate nel nord-est dell'America, a cavallo tra USA e Canada, sono per la loro vastità tra i più famosi salti d'acqua del mondo. Non trattandosi delle cascate più alte del mondo (solo 52 metri di salto), la loro fama è certamente legata alla spettacolarità dello scenario, dovuto dal loro vasto fronte d'acqua e dall'imponente portata, indicata erroneamente da alcuni in 200.000 m3 al minuto - il dato riguarda infatti il fiume Niagara e non il salto d'acqua, in quanto parte del flusso viene intercettato dalla centrale elettrica -, ma più realisticamente stimabile in oltre 168.000 m3 al minuto nel regime di piena e circa 110.000 m3 come media. Rappresentano ciò nonostante certamente la più grande cascata dell'America settentrionale e, probabilmente, la più conosciuta in tutto il mondo.

Si tratta precisamente di un complesso di tre cascate distinte anche se originate dal medesimo fiume, il Niagara. Iniziano dal versante canadese con le Horseshoe Falls (Ferro di cavallo), dette talvolta anche Canadian fall, separate dalle American Falls (Americana), sul lato statunitense, dalla Goat Island (Isola delle Capre), e finiscono sempre nel suolo statunitense con le più piccole Bridal Veil Falls (Velo nuziale).

Le cascate del Niagara sono famose per la loro bellezza, per la produzione di energia elettrica e, allo stesso tempo, come una sfida per la conservazione dell'ambiente naturale. Sito turistico fra i più famosi al mondo da oltre un secolo, divide questa meraviglia della natura fra le città gemelle di Niagara Falls nell'Ontario e Niagara Falls nello Stato di New York.

Le radici storiche delle cascate del Niagara risiedono nella glaciazione del Wisconsin terminata circa 10.000 anni fa. I Grandi Laghi dell'America del nord ed il fiume Niagara sono l'effetto dello scioglimento di questa enorme massa di ghiaccio. Il ghiacciaio si è mosso in quest'area come un gigantesco bulldozer spostando rocce e terra e trasformando dei fiumi in laghi, creando sbarramenti con i suoi detriti, che a loro volta creavano nuovi canali che poi diventavano dei fiumi.

Dopo che il ghiaccio si fu rimescolato, dal Lago Superiore si formò l'attuale fiume Niagara. Nel tempo il fiume si creò un nuovo alveo passando per il Lago Erie ed il Lago Ontario. Durante questo stravolgimento dell'orografia della zona vennero in superficie delle vecchie rocce marine molto più antiche rispetto alla recente glaciazione. Le tre maggiori di queste formazioni sono visibili nell'alveo scavato dal fiume Niagara. Quando il fiume incontrò queste rocce più dure, la sua forza di erosione divenne più lenta. Dall'alto si possono notare le rapide che precedono la cascata ed il bordo della cascata stessa. Esso è composto da rocce dense e durissime di tipo dolomitico. Al livello inferiore delle cascate si trovava invece una roccia molto tenera e friabile che si erodeva molto più velocemente; questa differenza ha creato, nei millenni, il salto delle cascate.

Le cascate originariamente erano situate nei pressi di Lewiston (New York) e Queenston (Ontario), ma l'erosione delle acque le ha fatte arretrare fino al sito attuale. Questo ha fatto si che le cascate si separassero in cascate Americane e Velo nuziale dalla parte americana e Ferro di cavallo dal lato canadese. Nonostante l'erosione sia rallentata nell'ultimo secolo, a seguito di lavori di ingegneria idraulica, le cascate regrediranno abbastanza da raggiungere il Lago Erie il cui bacino è più alto del letto del fiume Niagara. Ingegneri idraulici sono al lavoro per ridurre la velocità di erosione il più possibile allo scopo di ritardare al massimo questo evento.

Le cascate hanno un salto di circa 52 metri, anche se quelle americane cadono su delle rocce situate ad appena 21 metri dal bordo della cascata. Ciò a causa di un massiccio movimento franoso occorso nel 1954. La grande cascata canadese è larga circa 800 metri mentre la Cascata Americana ha un fronte di 323 metri.

Durante i mesi estivi, quando si ha il massimo utilizzo del fiume per la produzione di energia elettrica, soltanto circa 2.800 m3 al secondo precipitano dalle cascate, di cui il 90% attraverso la Cascata a Ferro di cavallo. Di notte il volume delle cascate diminuisce ulteriormente a causa di un maggior utilizzo delle acque a fini idroelettrici.

Il nome Niagara ha origine dal termine in lingua irochese (pellerossa d'America), Onguiaahra, che significa acque tuonanti.

Gli antichi abitanti della regione erano gli Ongiara, una tribù Irochese chiamata Neutrale da un gruppo di coloni francesi che beneficiarono della loro mediazione per risolvere alcune dispute con altre tribù locali.

Una leggenda della zona narra di Lelawala, una bella ragazza fatta fidanzare, dal padre, ad un ragazzo che ella disprezzava. Piuttosto che sposarsi, Lelawala scelse di sacrificare se stessa al suo vero amore He-No, il Dio Tuono, che dimorava in una caverna dietro la Cascata a Ferro di cavallo. Ella pagaiò sulla sua canoa nelle veloci correnti del fiume Niagara e precipitò dal bordo della cascata. He-No la raccolse mentre precipitava ed i loro spiriti, secondo la leggenda, vivono uniti per l'eternità, nel santuario del Dio Tuono sotto le cascate.

Esistono delle versioni differenti circa la data in cui gli europei scoprirono le cascate. La zona venne visitata da Samuel Champlain all'inizio del 1604. Alcuni suoi amici gli raccontarono delle spettacolari cascate ed egli le descrisse sulla sua rivista, ma egli non le visitò mai. Qualche credito ha la versione secondo la quale il naturalista finnico-svedese Pehr Kalm, a seguito di una visita alle cascate, realizzò un disegno delle stesse agli inizi del XVIII secolo.

Molti storici sono comunque d'accordo sul fatto che padre Louis Hennepin, osservò e descrisse le cascate nel 1677 dopo un viaggio nella regione con l'esploratore René Robert Cavelier, Signore di la Salle, portando la notizia all'attenzione di tutto il mondo. Lo stesso Hennepin fu il primo a descrivere le cascate di S. Antonio in Minnesota. Egli, in seguito, screditò la notizia che avesse viaggiato lungo il fiume Mississippi fino al Golfo del Messico, mettendo così in dubbio i suoi scritti ed i disegni delle cascate del Niagara. La Contea di Hennepin in Minnesota prese il nome da questo viaggiatore.

Nel corso del XIX secolo, con l'affermarsi del turismo, l'area divenne un'attrazione e fu visitata anche dal fratello di Napoleone Bonaparte, Gerolamo e dalla moglie all'inizio del XIX secolo. Nel 1848 iniziò la costruzione di un ponte sul fiume Niagara per unire la sponda americana del fiume a quella canadese. Dopo la fine della Guerra Civile Americana una ferrovia di New York pubblicizzò le cascate del Niagara come luogo ideale per il viaggio di nozze. Con l'incremento del traffico stradale, nel 1886, venne sostituito il vecchio ponte in pietra e legno, con uno in ferro ancora in uso. Esso fu completato nel 1897. Conosciuto come il ponte Whirlpool consente il passaggio di veicoli, treni e pedoni, dal Canada agli Stati Uniti, ed è ubicato dopo le cascate.

Nel 1941 venne poi costruito il Ponte dell'arcobaleno, nelle immediate vicinanze della Cascata, adibito al passaggio di veicoli e pedoni. Da esso si ha una spettacolare visione delle cascate nella loro interezza.

Dopo la prima guerra mondiale, si ebbe un notevole sviluppo del turismo a seguito dell'incremento del traffico automobilistico che rendeva più facile raggiungere le cascate. La storia delle cascate del Niagara, nel XX secolo, è imperniata sullo sfruttamento del fiume per la produzione di energia elettrica e la necessità di rendere compatibile il mantenimento delle bellezze naturali con lo sviluppo industriale dell'area, sia dalla parte canadese che da quella americana.

L'enorme massa d'acqua delle cascate fu a lungo riconosciuta come potenziale fonte di energia. I primi sforzi tendenti allo sfruttamento della potenza del fiume, risalgono al 1759 quando venne creato un piccolo canale per alimentare un mulino ad acqua.

Nel 1853 venne autorizzata la costruzione di una centrale idroelettrica per la produzione di energia. Nel 1881 essa produceva tanta corrente elettrica da poter soddisfare il fabbisogno dell'illuminazione notturna delle cascate e di quella necessaria per l'illuminazione del villaggio adiacente alle cascate stesse.

Quando Nikola Tesla scoprì la corrente alternata trifase divenne possibile il trasferimento della corrente elettrica a grande distanza. Nel 1883 fu dato incarico, a George Westinghouse, di progettare un sistema per la generazione di corrente alternata.

Nel 1896 furono costruite delle gigantesche condotte sotterranee che adducevano, a delle enormi turbine, una quantità d'acqua sufficiente a produrre una potenza di 75 megawatt. L'energia prodotta era poi destinata all'illuminazione della città di Buffalo, nel nord dello Stato di New York, distante circa 32 chilometri.

Compagnie private sul lato canadese iniziarono, a loro volta, a produrre energia elettrica. Il Governo dello Stato dell'Ontario, pose il sistema di trasporto dell'energia sotto il controllo statale nel 1906 allo scopo di rifornire varie località della Contea. Al giorno d'oggi fra il 50% ed il 75% delle acque del Niagara viene deviata per la produzione di energia elettrica, sia in territorio americano che canadese, e viene poi reimmessa nel fiume a valle delle cascate.

Le navi, nella navigazione del fiume, possono evitare le cascate passando per il Canale Welland che nel 1960 venne ristrutturato e inserito nella rete navigabile del fiume San Lorenzo. Mentre la via d'acqua spostava traffico verso Buffalo ed i suoi dismessi mulini di grano, altre industrie presero a svilupparsi fino agli anni settanta a seguito della energia prodotta dalle centrali idroelettriche. Da allora però l'economia della regione è andata declinando.

Per due secoli, dopo la scoperta delle cascate da parte degli europei, i terreni sulle due sponde del fiume Niagara rimasero di proprietà privata. Lo sviluppo del commercio e del turismo, dato dalla bellezza dei luoghi, obbligò i turisti giunti per vedere le cascate, a pagare una somma di denaro ai proprietari dei terreni, per vedere questo grande spettacolo della natura attraverso dei fori nella palizzata di legno che fu costruita per impedire la libera visione delle cascate.

Si formò pertanto un movimento promosso da intellettuali e naturalisti, che chiese di rendere libera la fruizione di questa grande attrazione. Una serie di articoli sui quotidiani di Boston e New York contribuì alla sensibilizzazione dell'opinione pubblica sull'argomento. Nel 1885, lo Stato di New York, comprò le terre sulla sponda americana e diede vita al Parco statale delle cascate del Niagara. Nello stesso anno lo stato canadese dell'Ontario costituiva il Parco Regina Vittoria delle cascate del Niagara.

Fino all'era moderna le cascate regredivano da circa 60 centimetri a 3 metri all'anno a causa dell'erosione delle acque. Questo fenomeno è stato rallentato mediante la deviazione di notevoli masse d'acqua per la produzione di energia elettrica. Nel 1929 venne stipulato un accordo, fra Stati Uniti e Canada, per la promozione di un piano tendente alla preservazione delle cascate. Un Trattato del 1950 portò alla regolamentazione della massa d'acqua da inviare alle cascate riducendone di molto il volume.

In aggiunta alle azioni sopra citate, altri provvedimenti sono stati presi per ridurre l'erosione. Sono stati realizzati degli sbarramenti alla base della Cascata allo scopo di ridurre le correnti subacquee di ritorno e sono stati eseguiti dei consolidamenti del bordo roccioso delle cascate.

Il più mastodontico di questi lavori venne realizzato nel 1969. Nel giugno di quell'anno le acque del Niagara furono completamente deviate dalla Cascata Americana, mediante una diga provvisoria; per alcuni mesi la cascata rimase in secca allo scopo di consentire il consolidamento delle rocce del bordo.

Nello stesso tempo la Cascata a Ferro di cavallo ricevette, per lo stesso periodo, l'intera portata del fiume. In questo modo fu possibile capire il perché dell'anomala erosione delle cascate Americane.

A seguito di ciò l'Isola luna, la roccia che separa la Cascata Americana da quella del velo nuziale, rimase preclusa al pubblico per diversi anni perché fu ritenuta instabile e passibile di collasso in qualsiasi momento.

Nell'ottobre del 1829 Sam Patch, che si auto definiva Il saltatore yankee, saltò dalla Cascata del Ferro di Cavallo e fu così il primo uomo, di cui si abbia notizia, a sopravvivere al tuffo. Iniziò da allora una lunga tradizione di persone che tentarono di gettarsi dalle cascate sopravvivendo.

Nel 1901 Annie Edson Taylor fu la prima persona a gettarsi dalla Cascata dentro un barile di legno; essa rimase sorprendentemente illesa. Fino all'impresa della Taylor altre 14 persone avevano sfidato le cascate con vari mezzi; alcuni rimasero illesi, altri annegarono o si ferirono in modo più o meno grave. I sopravvissuti a queste imprese, di natura illegale, vennero multati dalle autorità competenti rispetto alla riva di approdo del fiume.

In quello che fu definito Miracolo sul Niagara, Roger Woodward, un ragazzino di sei anni, si gettò deliberatamente dalle cascate a Ferro di cavallo il 9 luglio del 1960, protetto soltanto da un salvagente, mentre due turisti trassero in salvo sua sorella Deanne di 17 anni, che aveva voluto emulare il fratellino, a soli 7 metri dal bordo della cascata.

Kirk Jones di Canton, Michigan fu il primo, nel 2003, a tentare l'impresa senza l'ausilio di alcun mezzo di galleggiamento. Mentre non è ancora noto se Jones volesse suicidarsi, egli se la cavò, al sedicesimo di questi tentativi, con poche abrasioni e qualche costola fratturata. Nessuno è mai sopravvissuto nel tentativo di saltare dalle cascate Americane. I soli sopravvissuti hanno tentato il lancio dalle cascate a Ferro di cavallo.

Già da tempo attrazione turistica e località obbligatoria per gli sposi in viaggio di nozze, le cascate del Niagara diventarono set cinematografico per il film Niagara interpretato da Marilyn Monroe. Più tardi nel XX secolo sono state utilizzate come sfondo per la realizzazione di alcune scene del film Superman II nel 1980 nonché per le indimenticabili scene finali de Il segno degli Hannan. Anche molti degli episodi di Return of the Technodrome della serie TV Tartarughe Ninja ebbero come sfondo le cascate e le sue centrali idroelettriche.

Nel 1990 l'illusionista David Copperfield, realizzò un trucco nel quale sembrava camminare sulla Cascata a Ferro di cavallo. Egli probabilmente non lo fece realmente ma ciò è difficile da dimostrare.

Nel 2005 il golfista professionista americano John Daly tentò di lanciare la pallina attraverso la Cascata Americana, circa 362 metri, non riuscendovi per pochi metri nel corso dei 20 tentativi.

Il maggior numero di visitatori si riscontra durante l'estate, quando le cascate del Niagara si trasformano in uno spettacolo da godere sia di giorno che di notte. Una incredibile batteria di lampade, poste sul suolo canadese, illumina tutte le cascate, su entrambi i versanti, dall'imbrunire a mezzanotte.

Dal lato americano l'omonima cascata può essere ammirata dal lungo fiume all'interno del Parco. Altro punto di osservazione privilegiato è la torre di osservazione anch'essa costruita sulle rive del fiume. Vicino alla Grotta dei Venti, un sentiero conduce, dopo la discesa di 300 scalini, alla base della cascata del velo nuziale.

Nel lato canadese, lungo il Parco della Regina Vittoria, ornato da giardini fioriti, una piattaforma di osservazione offre la visione di entrambe le cascate. Il punto di osservazione della Skylon Tower offre una visione dall'alto sulle intere cascate e dalla parte opposta la visione della città di Toronto; assieme alla Minolta Tower, è una delle due torri, in territorio canadese, che consente la miglior visione dell'intera Cascata.

Le crociere a bordo del battello Maid of the Mist, che prende il nome da una figura mitologica degli Indiani Ongiara, trasporta passeggeri, nel bacino alla base delle cascate, sin dal lontano 1846. Lo Spanish Aerocar, costruito nel 1916, è un tram aereo che porta i passeggeri sul bacino nel lato canadese. Il Viaggio sotto le cascate, accessibile a mezzo di un ascensore dal livello stradale, consiste in una piattaforma ed una serie di tunnel vicini alla base della Cascata a Ferro di cavallo sul lato canadese.

domenica 3 marzo 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 3 marzo.
Il 3 marzo 1931 gli Stati Uniti adottano "The Star Spangled Banner" come inno ufficiale della Nazione.
Il 13 settembre del 1814 il poeta e avvocato americano Francis Scott Key si trovava a bordo di una nave della marina militare inglese per negoziare uno scambio di prigionieri: da poco più di un paio d’anni Regno Unito e Stati Uniti si trovavano in guerra. La nave su cui si trovava Key faceva parte di una piccola flotta con cui gli inglesi avevano intenzione di occupare il porto di Baltimora, negli Stati Uniti. Per tutto il giorno e per gran parte della notte, Key osservò il bombardamento con cui le navi inglesi cercarono di costringere alla resa Fort McHenry, una delle fortezze che proteggevano l’ingresso al porto della città. Key rimase sveglio tutta la notte tra i lampi dei cannoni, lo schianto dei proiettili contro la fortezza e le scie infuocate dei razzi Congreve lanciati dalle navi inglesi contro la fortezza.
Nonostante il violento bombardamento, quando sorse l’alba sulle mura di Fort McHenry sventolava ancora la bandiera americana: un chiaro segno che i difensori non aveva intenzione di arrendersi. Gli inglesi si ritirarono e Key scrisse di getto un breve poemetto patriottico su quella bandiera che aveva visto sventolare. Lo fece mettere in musica dal fratello e la canzone che ne uscì divenne presto una delle più amate canzoni patriottiche del paese. Più di cento anni dopo quella canzone, “Star-spangled Banner”, (“La bandiera adorna di stelle”) è diventata l’inno ufficiale degli Stati Uniti d’America, mentre la protagonista della canzone, la bandiera che sventolava la mattina del 14 settembre dagli spalti di Fort McHenry (o quello che ne rimane), è ancora custodita in un museo di Washington.
Nessuno avrebbe potuto scrivere una canzone su una bandiera americana bombardata senza Napoleone Bonaparte. Nel 1812 Francia e Regno Unito erano in guerra più o meno ininterrottamente da una ventina d’anni, ma gli scontri tra i due paesi languivano. Napoleone aveva un grosso problema: mentre era stato piuttosto facile sconfiggere i suoi nemici nel continente europeo, il Regno Unito continuava a resistere, principalmente grazie al fatto che il canale della Manica lo separava dagli eserciti francesi. Per cercare di piegare la resistenza di quella che chiamava la “Perfida Albione”, cioè il Regno Unito, Napoleone impose il “blocco continentale”, cioè un embargo nei confronti delle merci inglesi da parte di tutti i paesi europei che controllava più o meno direttamente.
Fu una misura sostanzialmente inefficace che molti storici indicano come l’inizio della decadenza di Napoleone. Nondimeno, il governo inglese fu molto spaventato dalla misura e decise in risposta di effettuare un blocco navale nei confronti di tutte le merci dirette ai paesi che aderivano al blocco. Questo significava che le navi militari inglesi fermavano e sequestravano tutte le navi mercantili, anche quelle dei paesi neutrali, che trovavano in rotta per l’Europa. Molte di queste navi erano proprio americane. Il governo degli Stati Uniti protestò per quella che considerava una violazione delle leggi internazionali, ma il governo inglese continuò con le sue operazioni di blocco.
C’era anche un altro aspetto: una grande difficoltà nel reclutare marinai esperti per armare le grandi flotte dell’epoca. La marina inglese, in particolare, utilizzava un metodo piuttosto brutale per riempire i vuoti nell’organico. In tutti i porti del paese giravano delle bande di uomini armati e stipendiati dalla marina, le cosiddette “press gang“, che avevano il compito di reclutare marinai con le buone o con le cattive maniere. A volte facevano ubriacare i marinai della marina mercantile e mentre erano incoscienti gli facevano firmare un documento di arruolamento. Alla mattina, quando si svegliavano, si ritrovavano improvvisamente a bordo di una nave da guerra, sottoposti alla disciplina militare. Altre volte, i marinai venivano semplicemente picchiati fino a quando non accettavano l’arruolamento. Questa tecnica veniva utilizzata anche nei confronti delle navi mercantili americane fermate durante le operazioni di blocco. Di solito un ufficiale inglese saliva a bordo e “riconosceva” tra i marinai della nave alcuni cittadini inglesi o dei disertori della marina (che lo fossero davvero o meno non aveva molta importanza). Una volta “riconosciuti”, i marinai venivano arruolati a forza e caricati sulle navi inglesi.
Gli Stati Uniti protestarono per anni contro questa situazione e alla fine si decisero a dichiarare guerra al Regno Unito, la prima che dichiaravano da nazione indipendente. Gli scontri durarono due anni e mezzo e furono tutti piuttosto inconcludenti. La marina inglese si scontrò con quella americana, mentre gli eserciti degli Stati Uniti cercarono di invadere il Canada e quelli del Regno Unito compirono una serie di incursioni nel territorio americano. In una di queste incursioni, gli inglesi occuparono Washington e incendiarono la Casa Bianca. Verso la fine della guerra gli inglesi tentarono un’altra di queste operazioni: la conquista del porto di Baltimora, l’operazione a cui assistette Key. Non fu una grande battaglia: gli inglesi avevano ordini precisi di non cercare di occupare il forte con un assalto che sarebbe stato troppo sanguinoso. Quando dopo una notte di bombardamenti si resero conto che la guarnigione non aveva intenzione di arrendersi, rinunciarono alle operazioni.
Nell’epica americana il protagonista dello scontro fu la bandiera che per tutta la notte tra il 13 e il 14 settembre continuò a sventolare sotto le bombe e i razzi della flotta inglese (abbassare la bandiera era considerata un segno di resa, mentre riuscire ad abbatterla con un colpo preciso era considerato un segno di sfortuna per i difensori). La prima strofa del poema di Key descrive proprio la bandiera “adorna di stelle” (“star-spangled”) che sventola ancora la mattina del 14 settembre.
Oh, say can you see, by the dawn’s early light,
What so proudly we hailed at the twilight’s last gleaming?
Whose broad stripes and bright stars, through the perilous fight,
O’er the ramparts we watched, were so gallantly streaming?
And the rockets’ red glare, the bombs bursting in air,
Gave proof through the night that our flag was still there.
O say, does that star-spangled banner yet wave
O’er the land of the free and the home of the brave?
Di’, puoi vedere alle prime luci dell’alba
ciò che abbiamo salutato fieri all’ultimo raggio del crepuscolo?
Le cui larghe strisce e brillanti stelle, nella battaglia pericolosa,
sui bastioni che sorvegliavamo, sventolavano valorosamente?
E il bagliore rosso dei razzi e le bombe che esplodevano in aria
hanno dato prova, nella notte, che il nostro stendardo era ancora là.
Di’ dunque, sventola ancora la nostra bandiera adorna di stelle
sulla terra dei liberi e la patria dei coraggiosi?
In realtà, la mattina del 14 settembre la bandiera che per tutta la notte aveva sventolato sotto le cannonate era ridotta in pezzi (già prima del bombardamento era messa piuttosto male). In una pausa dei bombardamenti venne innalzata una nuova e gigantesca bandiera. Era alta nove metri e lunga dodici. Aveva 15 stelle che rappresentavano i quindici stati americani e quindici strisce che rappresentavano le tredici colonie originali più i due stati che si erano aggiunti nel frattempo, Vermont e Kentucky (la moderna bandiera americana ha tredici strisce per le tredici colonie originali e cinquanta stelle per i cinquanta stati).
Il Guardian ha raccontato la storia di questa seconda bandiera che è tuttora esposta allo Smithsonian Museum di Washington. Nonostante non abbia visto il peggio della battaglia (anche se alcuni tiratori scelti inglesi gli spararono contro nella mattina del 14 settembre), è ridotta piuttosto male. Per anni la bandiera venne custodita dalla famiglia del comandante di Fort McHenry. Ritagli della bandiera, compresa un’intera stella, vennero venduti o regalati come cimeli patriottici, mentre il tempo, l’incuria e gli insetti fecero il resto. Nonostante i restauri compiuti e i 17 pezzi riacquistati dallo Smithsonian, tuttora una buona parte della bandiera è sparita e probabilmente non sarà mai ritrovata.
Il poemetto di Key ebbe una fortuna maggiore. Il testo venne affidato pochi giorni dopo al fratellastro di Key che lo musicò sulla melodia di una canzoncina dell’epoca e già il 20 settembre i giornali di Baltimora stamparono la prima versione della canzone. Nonostante la guerra del 1812 si concluse con una sorta di sostanziale pareggio tra Stati Uniti e Regno Unito, il conflitto fu il primo ad essere combattuto dagli Stati Uniti come nazione indipendente e per questo rimase a lungo impresso nella memoria del paese. L’episodio di Fort McHenry, per quanto non fosse stato uno scontro particolarmente duro o cruento, divenne uno dei miti fondativi americani e la canzone che lo celebrava fu adottata dalla marina americana e poi dalla Casa Bianca come musica ufficiale per l’alzabandiera. Infine, nel 1931 un atto del presidente Herbert Hoover proclamò Star-Spangled Banner inno ufficiale degli Stati Uniti d’America.

venerdì 13 ottobre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 ottobre.
Il 13 ottobre 1792 viene posata a Washington la prima pietra della futura Casa Bianca.
Una delle “case” più famose e più viste al mondo è certamente la Casa Bianca, la residenza ufficiale del Presidente degli Stati Uniti e della sua famiglia. Questa bellissima villa fu voluta dal primo Presidente, George Washington, che però non l’ha mai abitata poiché morì durante il completamento del tetto. La Casa Bianca, infatti, fu costruita tra il 1792 e il 1800. Solo dal 1801 è abitata dai Presidenti degli Stati Uniti. Al tempo della sua progettazione questa villa bianca in stile neoclassico fu giudicata enorme e troppo costosa. Venne allora privata di un piano (il terzo) e di un porticato che non furono mai realizzati. Al giorno d’oggi la White House conserva un aspetto incantevole, anche per il fascino esercitato dal potere di chi la abita. Tuttavia, spesso delude molti visitatori che la vedono per la prima volta e che si aspettano qualcosa di più “grande”. In effetti, in confronto ai grattacieli e agli edifici altissimi che ormai popolano tutte le città, la Casa Bianca rischia quasi di scomparire.
Nel progetto originario dell’ingegnere francese Pierre L’Enfant che progettò la città di Washington su ordine del suo primo Presidente, la Casa Bianca era il secondo polo centrale della città, dopo il Campidoglio. I due edifici simbolo della città sono collegati tra loro da un lungo viale, Pennsylvania Ave. Proprio questa strada, e precisamente il numero 1600, è l’indirizzo civico della residenza del Presidente degli Stati Uniti.
Nel corso degli anni anche la Casa Bianca, come la maggior parte degli altri edifici governativi di Washington, subì restauri, modifiche, aggiunte e, purtroppo, anche distruzioni. La costruzione richiama le ville del Palladio e si presenta attualmente come una sorta di parallelepipedo. Al centro si trovano gli ingressi nord e sud con due porticati. Le ali laterali sono visibili solo dal lato sud. L’ingresso principale è a nord, sebbene molti di noi siano abituati a vedere il retro dell’edificio. La facciata della villa (a Nord) è distinguibile per il caratteristico colonnato che costituisce una sorta di pronao con otto colonne e frontone triangolare su cui svetta la bandiera degli Stati Uniti. Il lato sud, invece, presenta la caratteristica forma absidale, che richiama la forma del famoso Studio Ovale che si trova all’interno.
Il lato nord si affaccia su Lafayette Square, da dove si ha una splendida vista sul complesso. Questa piazza era originariamente concepita da Pierre L’Enfant come cortile anteriore della residenza. Il lato sud, invece, si affaccia sul cosiddetto Ellipse, un’ampia distesa verde dalla forma ovoidale in cui è dislocata la pietra miliare zero dalla quale vengono misurate tutte le distanze ufficiali di ogni città degli Stati Uniti rispetto a Washington. Nell’Ellipse inoltre hanno spesso luogo manifestazioni ufficiali, danze, spettacoli, celebrazioni natalizie e ricevimenti.
Dopo gli attentati dell'11 settembre, per visitare la Casa Bianca è necessario prenotare con un anticipo di almeno un mese dalla data prevista. Per assicurarsi la visita guidata, giacché le richieste sono molte, è consigliabile prenotarla anche sei mesi prima.
Bisogna tenere conto che si tratta di una visita guidata che, seppur gratuita, ha un tempo disponibile limitato e i gruppi non possono essere formati da più di dieci persone.
Le visite vengono svolte da martedì a giovedì dalle 7,30 alle 11 di mattina, i venerdì fino alle 12 e i sabati fino alle 13.
Per prenotare una visita alla Casa Bianca è necessario fare una richiesta all’Ambasciata degli Stati Uniti più vicina.

domenica 17 settembre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 settembre.
Il 17 settembre 1787 a Philadelfia viene firmata la Costituzione degli Stati Uniti d'America, la più antica Costituzione tuttora vigente.
Gli Stati Uniti hanno una struttura federale, composta da 50 stati. Distretto separato è quello di Columbia (in inglese, District of Columbia), che ospita la capitale, Washington, sotto la diretta autorità del Congresso, più 14 isole sparse tra l'Atlantico e il Pacifico (molte di queste disabitate), come Porto Rico che dipende dagli Stati Uniti.
Sebbene sia stata modificata più volte, ancora oggi i principi base della Costituzione americana rimangono gli stessi. Uno fra tutti è l'uguaglianza dei cittadini nei confronti della legge, i quali beneficiano egualmente del diritto alla protezione da essa fornita. Nella costruzione dello stato nordamericano, tutti gli stati membri sono uguali e nessuno può ricevere un trattamento speciale dal governo federale, così come ogni stato deve riconoscere e rispettare le leggi degli altri. Inoltre, i governi statali, come il governo federale, devono avere una forma repubblicana, la cui autorità finale risiede nel popolo.
"Rivoluzionaria" per l'epoca, la Costituzione americana sancisce un punto fondamentale per la creazione e la preservazione del sistema democratico, cioè la divisione dei poteri. Esistono, infatti, tre branche principali di governo: potere esecutivo, potere legislativo, e potere giudiziario, separati e distinte l'uno dall'altro, laddove ogni branca è controllata e bilanciata dall'altra, in modo di evitare eccessi di potere.
Il potere dei rappresentanti pubblici è limitato e sottoposto all'approvazione dell'elettorato che si esprime attraverso il diritto di voto. Unica eccezione sono le nomine a vita, da parte del Presidente, dei giudici della Corte Suprema e di altri giudici federali. Secondo quanto sancisce l'Articolo I della Costituzione americana, il potere legislativo (cioè il potere di fare le leggi) è affidato al Congresso degli Stati Uniti, composta dalla Camera dei Rappresentanti e dal Senato.
La Camera dei Rappresentanti viene rinnovata ogni 2 anni. Tale tempistica permette che l'elezione dei rappresentanti coincida con l'elezione del Presidente e con la metà del suo mandato (le cosiddette elezioni di mezzo termine, in inglese mid term). Il numero dei rappresentanti eletti nella Camera è proporzionale al numero di elettori di ogni singolo stato, mentre in senato vengono eletti due senatori per stato. Il sistema bicamerale statunitense, in cui il rapporto di rappresentanti legato alla popolazione dei singoli stati è, per così dire, bilanciato dai 2 senatori eletti per ogni stato, risponde ad un'esigenza apparsa con la stessa creazione della nazione.
I Padri fondatori della Costituzione erano divisi tra chi, rappresentando gli Stati più popolosi, avrebbe voluto che il Parlamento venisse eletto in base alla popolazione residente nei vari Stati e chi, provenendo dagli Stati meno popolosi, sosteneva l'identica rappresentanza per tutti gli Stati membri. Alla fine si giunse ad un compromesso, conosciuto come Connecticut Compromise, in cui il potere legislativo veniva diviso tra due rami del Parlamento. La Camera dei Rappresentanti, quindi, diventava rappresentativa del popolo (e quindi il numero dei membri eletti dal singolo stato dipendeva dall'entità della popolazione) e l'altra, il Senato, espressione degli Stati (con un identico numero di rappresentanti svincolato dal loro peso demografico).
Negli Stati Uniti (con eccezione dello stato di Louisiana) vige il sistema giuridico chiamato Common Law, mutuato dalla Gran Bretagna. Tale sistema è fondato su leggi non scritte, ma ogni sentenza diventa precedente alla quale devono attenersi le future decisioni giurisprudenziali. L'articolo II della Costituzione riguarda il potere esecutivo, cioè il potere di applicare le leggi, affidato al Presidente degli Stati Uniti, in carica massimo per due mandati di 4 anni ciascuno.
Il Presidente è anche capo delle forze armate e ha il potere di raccomandare al Congresso le misure che ritiene necessarie ed opportune, di nominare consiglieri, di accordare la grazia e di sospendere le pene per i reati puniti a livello federale. Ma può anche esercitare il diritto di veto sulle leggi approvate da entrambi rami del Congresso. Secondo la Costituzione americana, infatti, è possibile che l'appartenenza politica di Presidente e Congresso non coincidano, come spesso succede dopo le elezioni di mezzo termine.
L'Articolo II determina anche gli estremi per la procedura dell'impeachment, cioè la sfiducia nei confronti dell'esecutivo (dal Presidente, al vice presidente e agli altri funzionari delle amministrazioni statali). Promotori dell'impeachment sono la camera dei Rappresentanti (con la semplice maggioranza) ed il Senato (con un voto favorevole pari al 2/3). Nella storia degli Stati Uniti, solo due presidenti hanno subito il procedimento di impeachment: nel 1868 fu sfiduciato Andrew Johnson, vice di Abramo Lincoln, succedutogli dopo l'assassinio di quest'ultimo e nel 1998 Bill Clinton per l'affare Monica Lewinsky (per lo scandalo Watergate, il presidente Richard Nixon si dimise poco prima dell'impeachment)
Secondo l'Articolo III della Costituzione, il potere giudiziario (cioè il compito di far rispettare le leggi) è affidato alla Corte Suprema (Supreme Court of the United States), presieduta dal Chief Justice of the United States, e composta da 8 membri, Associates Justices, nominati a vita dal Presidente, con il consenso del Senato. Le funzioni della Corte Suprema sono di due tipi. Nella Original jurisdiction (competenza in primo grado di giudizio) la Corte decide in prima ed unica istanza alcuni tipi di controversie, come nel caso di ambasciatori, consoli e rappresentanti stranieri. Nell'Appellate jurisdiction (giurisdizione d'appello) la Corte, invece, si pronuncia sull'impugnazione (cioè la richiesta di un controllo di una sentenza da parte di un giudice diverso da quello che la emessa) di una sentenza emessa da una corte inferiore.
Nella giurisdizione d'appello la Corte può decidere su richiesta di un giudice federale che, chiamato ad applicare una legge, l'abbia considerata in contrasto con la Costituzione, una legge federale od un trattato stipulato dalla Federazione. La Costituzione viene considerata la legge suprema degli Stati Uniti, in quanto qualsiasi legge, federale o statale, venga in contrasto con la Costituzione, è da considerarsi nulla e priva di effetto.
La Costituzione americana prevede la possibilità di essere modificata. Al tempo stesso, come garanzia di democrazia, tale possibilità non può essere esercitata così facilmente, in questo modo, sin dalla sua prima formulazione, venne data la possibilità di introdurre degli emendamenti (proposta di parziale modifica di una legge o di una proposta di legge). Per introdurre nuovi emendamenti alla Costituzione, bisogna che il Congresso dia il via alla procedura con due terzi del voto favorevole in ogni camera (Senato e Camera dei Rappresentanti).
Un iter differente prevede che le legislature dei due terzi degli stati della federazione possano chiedere al Congresso di indire una convenzione nazionale per introdurre nuovi emendamenti. In entrambi i casi, gli emendamenti devono avere l'approvazione delle legislature di tre quarti degli stati esistenti, prima di diventare parte della costituzione. Da un punto di vista pratico, tale sistema rischia di essere piuttosto macchinoso, inficiato soprattutto dalla disparità di popolazione dei singoli stati. Alcuni stati, infatti, che rappresentano soltanto il 4% del popolo americano, in teoria sono in grado di bloccare gli emendamenti desiderati dal resto della popolazione.

sabato 18 marzo 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 18 marzo.
Il 18 marzo 1968 il Congresso degli Stati Uniti abolisce definitivamente la necessità che una riserva aurea supporti la valorizzazione del dollaro, decretando così la morte definitiva del Sistema Aureo, detto "Gold Standard".
Il "gold standard" è il sistema monetario in cui l'oro svolge le funzioni di equivalente generale e viene usato in modo diffuso come moneta corrente. Con questo sistema le monete nazionali erano convertibili in oro. La coniazione era libera e l’oro, sia in forma di moneta o di oro grezzo, poteva essere liberamente importato ed esportato. Il tasso di cambio fra le monete di diversi paesi si manteneva stabile, in quanto poteva variare solo entro una parità fissa che, oltre alla stabilità dei cambi, assicurava l’equilibrio degli scambi internazionali.
L'epoca di "gold standard" comincia nel 1816-21, quando l'Inghilterra, dopo le guerre napoleoniche, decise di stabilire la convertibilità della cartamoneta in oro. Successivamente fu seguita da altri paesi, come la Germania nel 1872 e gli Usa nel 1900.
A dir il vero molti grandi paesi consideravano l'argento la moneta principale, con o senza quella d'oro, e quest'ultima divenne la forma prevalente di denaro mondiale solo intorno agli anni '60 del XIX sec. (formalmente nel 1867, in una conferenza tenutasi a Parigi). Questa scelta non fu condivisa da molti paesi asiatici, che rifiutarono di estromettere l'argento con l'oro.
Nel 1913 Usa, Gran Bretagna e Francia detenevano il 62% della circolazione monetaria mondiale aurifera (3.500 tonnellate), seguite da Germania e Russia (quest'ultima era sul 7%). Nello stesso anno le tre maggiori potenze mondiali incidevano per il 51% sulle riserve centralizzate mondiali, di cui la più cospicua era quella degli Usa (1.900 tonnellate), seguiti da Russia (1.200) e Francia (1.000). Come quantitativi annuali di oro estratto i primi paesi erano Sudafrica, Usa, Australia e Russia.
Lo scambio di tutti i tipi di denaro con l'oro al valore mondiale era assicurato dalle banche centrali, che detenevano le riserve aurifere nazionali, che, sempre nel 1913, ammontavano, a livello mondiale, a 6,8 miliardi di dollari. Queste Banche non disponevano di riserve reali in dollari; quasi tutte le riserve erano in sterline, giacenti nelle banche londinesi.
A dir il vero solo alcune monete furono dichiarate direttamente convertibili in oro (sterlina, dollaro, franco, marco...); altre (p.es. la lira italiana) non erano direttamente convertibili in oro, ma in monete pregiate che potevano essere subito riconvertite.
Sino alla I guerra mondiale gran parte del metallo aurifero veniva impiegata per battere moneta circolante, mentre una quantità identica finiva nei depositi delle banche centrali e del Tesoro, coprendo sia i crediti che le banconote, passando continuamente dalle riserve alla circolazione e viceversa.
Il contenuto aureo di ogni moneta, fissato per legge, restava invariato per molto tempo: quello della sterlina era di 7,322 gr. d'oro puro; quello del dollaro 1,505 gr., per cui la parità della sterlina in dollari era di 4,867. Una moneta d'oro del valore di 5 rubli, nella Russia zarista, conteneva 87,12 parti d'oro puro, cioè 3,871 gr.
Esisteva una reciproca libera convertibilità della valute in base ai corsi di mercato, che differivano dalle parità ufficiali di circa l'1%. L'import-export dell'oro non era soggetto a limitazioni di sorta, anche se nella fattispecie l'oro interveniva solo per chiudere il saldo della bilancia dei pagamenti, in quanto la stragrande maggioranza dei pagamenti avveniva con semplici trasferimenti di valuta tra banche. P.es. la circolazione mondiale dei pagamenti nel 1894 fu stimata a 20 miliardi di dollari, mentre il movimento effettivo dell'oro fra i vari paesi fu soltanto di 0,7 miliardi di dollari. Per garantire il cambio ininterrotto di banconote furono approvate leggi che obbligavano le banche centrali a tenere sempre nei loro forzieri un quantitativo d'oro non inferiore ad una certa percentuale di banconote da loro stesse emesse.
Come sistema completo e sviluppato il "gold standard" cessò di esistere nel 1914. Tuttavia gli Usa lo conservarono fino al 1933, allorché Roosevelt impose la soppressione della convertibilità del dollaro in oro, mentre Francia, Inghilterra e altri paesi cercarono di ripristinarlo in forma incompleta dopo la I guerra mondiale. Solo negli anni '30 del XX sec. fu soppresso in tutti i paesi capitalistici e nella circolazione monetaria interna non sarà più ripristinato.
Durante la I guerra mondiale l'Inghilterra aveva soppresso il "gold standard" e lo Stato stava concentrando tutto l'oro del paese nelle proprie casse. Non più convertibile in oro, la sterlina si stava deprezzando sia verso l'oro che verso le merci e le valute estere stabili.
I magnati della finanza e i politici conservatori, convinti che la sterlina-oro fosse il principale simbolo dell'impero britannico, decisero di affidare a Churchill la restaurazione del "gold standard" nel 1925. Per poterlo fare bisognava ridurre il livello dei prezzi del paese, elevare il corso della sterlina sul mercato mondiale, migliorare la bilancia dei pagamenti, incrementare l'afflusso di oro e limitare l'emissione di banconote. Ma per ottenere la parità ufficiale della sterlina con l'oro e il vecchio rapporto col dollaro, il prezzo che venne pagato fu la disoccupazione di massa, forti decrementi salariali, sensibili riduzioni dei servizi pubblici e inflazione.
Il corso della sterlina risultava artificiosamente elevato e l'export diventava molto difficile; i prezzi delle merci erano molto più alti di quelli americani, per cui il deficit della bilancia commerciale e dei pagamenti cominciava a diventare insostenibile. Nel 1926 la produzione industriale era del 30% inferiore al livello del 1913 e la disoccupazione interessava il 12% degli abili al lavoro. Si era praticamente costretti a ridurre drasticamente l'import di materie prime. In pochi anni la Gran Bretagna degli anni '20 era diventata l'anello debole dell'economia occidentale. L'intero mercato monetario mondiale diventava instabile e si pensa che tutto ciò abbia sicuramente avuto un certo peso sul crollo della borsa di New York nel 1929.
E questo nonostante che l'unico vero "gold standard" che si riuscì a realizzare nell'Inghilterra degli anni '20 fu soltanto quello del lingotto, poiché quello della sterlina-oro era praticamente inesistente: le Banche centrali cambiavano le banconote solo contro lingotti d'oro di peso standard (circa 12,5 kg), per cui il diritto reale di permuta spettava unicamente alle banche private e ai grandi capitalisti. La sterlina comunque conobbe un forte crollo nel 1931, sotto i colpi della crisi finanziaria mondiale, nonostante che la riserva aurea inglese superasse di alcune volte quella pre-bellica. L’Inghilterra fu costretta a sospendere la convertibilità e nel 1934 gli USA dichiararono che i privati non potevano convertire più i dollari in oro.
In Francia, dove il "gold standard" resistette sino al periodo 1928-36, i piccoli tesaurizzatori a volte acquistavano un lingotto del genere attraverso un gioielliere di fiducia e se lo dividevano con lui. La Francia soppresse il "gold standard" quando la borghesia lottava duramente contro il governo di sinistra del Fronte popolare, guidato dal socialista Léon Blum, per evitare che si continuassero ad esportare ingenti capitali all'estero.
Da notare che se mentre prima della "grande guerra" l'univa vera riserva valutaria era la sterlina, negli anni '20 il dollaro americano era diventato un forte concorrente, tant'è che quando le banche centrali dei vari paesi capitalisti cambiavano le loro rispettive banconote contro valuta estera permutabile in oro, lo facevano sulla base di ingenti riserve valutarie che non erano più solo in sterline ma anche in dollari.
Tutte queste forme di "gold standard" non facevano che togliere l'oro dalla circolazione dei mercati nazionali, concentrandolo invece nelle mani degli Stati come moneta mondiale, per i pagamenti finali della bilancia commerciale.
Insomma, col primo conflitto mondiale la maggioranza dei paesi capitalisti smise di coniare monete d'oro e limitò il cambio delle banconote in oro, cambio che venne meno definitivamente con la crisi economica mondiale del 1929-33. L'oro cessò di essere "denaro" nell'economia interna di questi paesi e andò sempre più accumulandosi nei forzieri degli Stati e delle banche centrali, che lo usavano come mezzo di pagamento dei debiti internazionali.
Il "gold standard" venne meno nel momento stesso in cui il capitalismo industriale stava uscendo dalla sua fase pre-monopolistica, caratterizzata dal dominio di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti, per entrare, agli inizi del XX sec., nella fase monopolistica vera e propria, in cui i paesi di recente industrializzazione come la Germania, l'Italia, il Giappone e gli stessi Stati Uniti avevano bisogno di rivedere il loro ruolo nell'ambito dell'economia mondiale.
Non a caso proprio nel periodo migliore del "gold standard", cioè dalla seconda metà del XIX sec. sino agli inizi del XX, si formano i grandi imperi industriali e finanziari del mondo capitalistico: Rockefeller, Dupont, Rothschild, Lazard, Krupp, Stinnes...
In Germania lo Stato nazista subordinò nettamente l'oro e la valuta alla preparazione della guerra, al punto che, dopo aver congelati i conti esteri in marchi e limitato rigidamente ogni pagamento estero, spese praticamente tutte le proprie riserve auree.
Nel settembre 1938 la Germania aveva una riserva di circa 26 tonnellate d'oro, cioè circa 17 milioni di vecchi dollari-oro, mentre gli Usa erano a quota 8.126 milioni di dollari e l'Inghilterra si attestava sui 2.396 milioni di dollari (circa 3.600 tonnellate d'oro).
All'inizio del secondo conflitto mondiale, temendo per le proprie riserve auree, molti Stati europei portarono il loro oro negli Usa, vendendolo contro dollari o depositandolo p.es. nei sotterranei della Banca di riserva federale di New York.
Nonostante questo, i nazisti, con la guerra lampo, riuscirono a impadronirsi delle riserve di Austria, Jugoslavia, Grecia, e in parte anche di Francia, Belgio, Cecoslovacchia e di altri paesi ancora che non avevano fatto in tempo a trasferire tutto l'oro all'estero.
Nel complesso il saccheggio le fruttò qualcosa come 1.300 tonnellate d'oro. E questo nonostante che la Germania avesse fatto di tutto per screditare l'uso dell'oro e per incentivare quello del marco, anche nelle relazioni estere.
Oggi le riserve auree sono identificate universalmente anche come gradiente di ricchezza implicita di un paese: una sorta di ultimo salvadanaio a cui attingere prima di andare a colpire coattivamente il patrimonio dei contribuenti.
Le riserve auree italiane ammontano a 2452 tonnellate, e rappresentano la terza riserva aurea al mondo, dopo quelle di Stati Uniti e Germania, quarta se consideriamo anche la dotazione del FMI. Tale ammontare è rimasto pressoché invariato negli ultimi dieci anni, vale a dire che non si sono verificate operazioni di smobilizzo che ne hanno ridimensionato il montante.

sabato 28 maggio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 maggio.
Il 28 maggio 1937 viene inaugurato il Golden Gate Bridge a San Francisco.
L’idea di un ponte che unisse le due sponde del Golden Gate, circolava già da tempo a San Francisco, e grazie alla tenacia di un ingegnere di origine tedesca, Joseph Strauss, era stato costituito un comitato promotore per l’opera, ed erano già stati prodotti alcuni disegni e studi, per la realizzazione del più grande ponte sospeso del mondo, il Golden Gate Bridge appunto. Solo che il ponte costava parecchio, intorno a 30 milioni di dollari, e l’America era in piena recessione; il 1929 era stato l’anno della Grande Depressione. Le possibilità di trovare i soldi, i dollari necessari per l’opera erano veramente poche.
E qui la Storia si diverte a mischiare le carte, perché se l’idea, il progetto del ponte più fotografato del mondo (secondo molti il più bello del mondo), si deve ad un tedesco (americano figlio di immigrati tedeschi), il design ad un americano formatosi a Parigi in Francia, il suo finanziamento (i soldi) si deve ad un italiano (americano figlio di immigrati italiani), Amadeo Pietro Giannini, il fondatore della Bank of Italy, co-fondatore della Bank of America, secondo alcuni l’inventore della banca moderna.
Gennaio 1870, la capitale del Regno d’Italia era Firenze, ma i patrioti pensavano a Roma, dove ancora regnava il Papa Re. All’unità d’Italia non pensavano di certo i genitori di Amadeo, contadini di Favale di Malvaro, vicino Genova, che per campare decisero di prendere la nave per l’America. Forse la mamma era già incinta quanto salì sulla nave, preparandosi a lasciare il paese dei suoi genitori; e a quel tempo, partire per l’America, era partire per sempre.
Amadeo nasce in America, a San Jose in California, nel maggio di quell’anno, tre mesi prima della Breccia di Porta Pia. Per lui e per la sua famiglia la vita in America non è facile, come non lo è per tutti gli immigrati italiani. Non è facile, ma può diventare ancora peggiore se tuo padre muore, per una lite per un dollaro, lasciandoti a 7 anni, solo con la mamma. Lasciare la scuola a 14 anni, e iniziare a lavorare è la scelta più normale per il figlio di una italiana.
Amadeo lavora duro con il patrigno (la madre si era risposata), e poi si sposa con Florinda Cuneo, anche lei di origini italiane, che però dispone di un notevole patrimonio finanziario. E così, con i soldi della vendita della sua compagnia (Amadeo era riuscito a diventare un padroncino con il suo lavoro), e con quelli di Florinda, Amadeo entra nel consiglio di amministrazione di una banca di San Francisco, per poi scoprire che quella banca proprio non gli piace.
Il fatto è che le banche occupavano edifici importanti, erano arredate con marmi e costosissimi mobili in legno, e avevano tra i propri clienti i ricchi e benestanti signori di San Francisco, non certo gli umili agricoltori ed operai che Amadeo aveva conosciuto lavorando, men che meno se immigrati italiani. Allora Amadeo decide di fare qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo, che fino ad allora nessuno aveva ancora fatto; decide di fondare una banca per i più poveri, che prestasse denaro ai contadini e agli operai, ai figli degli immigrati italiani. Era il 1904 quando apre la Bank of Italy.
Ma Amadeo non si ferma qui, lui ha un’idea in testa, su cosa debba essere una banca, cosa debba fare, e lo dimostra due anni dopo, quando il Grande Terremoto del 1906 distrugge San Francisco. Con la città a terra, con i grandi proprietari preoccupati per il futuro, e per la loro sicurezza, Amadeo, che con coraggio era riuscito a salvare i depositi della sua banca, va al molo, prende due botti, ci mette sopra un tavolaccio, e riapre la sua banca, prestando denaro a tutti quanti, tutti quelli che volevano ricostruire la loro casa, la loro impresa, San Francisco.
E siamo nei primi anni ‘30, quando Strauss e il suo comitato cercano i soldi per il loro ponte, quando in America si soffre la fame per la Grande Depressione, quando la Bank of Italy non c’è più, perché diventata Bank of America. E allora, perché non provare a chiedere i soldi a Mr. Giannini, che tante volte ha dimostrato di avere il coraggio, dove gli altri non l’avevano? E nel 1932 la banca presieduta da Giannini decide di comprare da sola tutte le obbligazioni emesse per la costruzione del ponte; perché crede nel progetto, perché vuole aiutare la comunità dove è cresciuto, dove vive. 27 milioni di dollari dell’epoca.
Strauss ce l'ha fatta, ha trovato i soldi per il suo ponte, il più grande e bel ponte del mondo, è contentissimo, e non vede l’ora che i lavori inizino. I lavori iniziano il 5 gennaio del 1933 e terminano nell’aprile del 1937. il 28 maggio il ponte fu aperto con un’inaugurazione, e dei festeggiamenti che durarono una settimana.
Anche Amadeo aveva di che essere soddisfatto; il progetto era andato in porto, il ponte era stato aperto, e i pedaggi iniziavano ad produrre il denaro necessario a rimborsare il prestito e gli interessi delle obbligazioni, che la sua banca aveva comprato. Amadeo morì nel 1949, avendo creato, da figlio di poveri immigrati italiani, il modello di banca che oggi rimpiangiamo; la banca che fa la banca, raccoglie i risparmi e investe nell’economia di chi lavora. Nel 1971 l’ultima di quelle obbligazioni fu rimborsata.
Per commemorare la straordinaria figura dell'Ing. Joseph Strauss, una sua statua è stata posta vicino al ponte nel 1955, per ricordare a tutti quanto fu importante il suo lavoro nella costruzione del Golden Gate Bridge.
L'ampiezza della parte centrale del Golden Gate è stata la più lunga tra i ponti sospesi fino al 1964, quando il Ponte di Verrazzano (Verrazzano Narrows Bridge) fu eretto per unire Staten Island con Brooklyn, due quartieri di New York City. Al momento della sua costruzione il Golden Gate possedeva inoltre le torri di sospensione più alte del mondo e detenne questo record fino in tempi recenti. Nel 1957, il Michigan's Mackinac Bridge superò in lunghezza tra gli ancoraggi il ponte di San Francisco, divenendo il ponte sospeso con la maggiore lunghezza totale. Attualmente il ponte sospeso più lungo del mondo è stato inaugurato in Turchia il 18 marzo di quest'anno, il "1915 Canakkale Bridge", che attraverso i Dardanelli riduce a 6 minuti il tempo necessario a unire Asia ed Europa.

domenica 25 ottobre 2020

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 25 ottobre.
Il 25 ottobre 1983 una coalizione di paesi caraibici invase l'isola di Granada. Si trattava di circa 200 soldati di Barbados e Giamaica, e oltre 7000 statunitensi, coadiuvati dalla marina e dall'aviazione. Le forze armate di Granada contavano circa 1500 uomini e già alla sera del 27, grazie all'azione congiunta dei marines e dei bombardamenti dalle navi, l'isola di Granada veniva conquistata. L'azione fu fortemente voluta da Ronald Reagan in risposta al colpo di stato del 13 agosto che aveva portato al potere una giunta militare filocomunista e favorevole a Cuba, durante scontri che si dice siano costati la vita di oltre 100 civili. Nonostante Cuba si fosse dissociata in via formale dal colpo di stato così sanguinoso, Reagan decise di invadere lo stesso.
Nei combattimenti persero la vita 19 soldati americani, 45 di Granada e 24 civili.
Nella risoluzione dell'Assemblea Generale dell'ONU n°38/7 del 2 novembre 1983 si stabilì che l'invasione costituiva una grave violazione del diritto internazionale e un attentato all'indipendenza, sovranità e inviolabilità territoriale del paese; si chiedeva inoltre di interrompere al più presto l'intervento armato e ritirare le truppe straniere.
L'occupazione militare durò fino al 15 dicembre. L'organizzatore del colpo di stato, Bernard Coard, fu processato dagli americani e condannato all'ergastolo, pena poi commutata in 30 anni di carcere ed infine sospesa il 5 settembre 2009. Furono organizzate elezioni nel dicembre dell'anno successivo, nelle quali vinse un partito filo-americano. Oggi il 25 ottobre a Granada è festa nazionale e ricordata come il giorno del ringraziamento.

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