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sabato 12 aprile 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 12 aprile.

Il 12 aprile 1334 Giotto viene nominato capomastro del duomo di Firenze.

Giotto da Bondone, meglio noto semplicemente come Giotto, nasce probabilmente nell'anno 1267, a Colle di Vespignano, presso Vicchio, nel Mugello. Pittore, architetto, scultore, è una delle massime figure dell'arte non solo italiana, ma dell'intero Occidente. E' ricordato per aver dato un senso del tutto nuovo ai concetti di colore, spazio e volume, "riprendendo" e immortalando i suoi soggetti direttamente dalla realtà, "dal naturale", come si diceva un tempo. La sua arte segna il passaggio dal Medioevo all'Umanesimo, di cui può ben dirsi il traghettatore, almeno per tutto quanto attiene l'arte figurativa.

Uomo d'affari ed imprenditore, il suo nome è legato alla città di Firenze, di cui diviene, nel 1334, "Magistrum et gubernatorem", per quanto riguarda il lavori del duomo e delle parti più importanti della città.

Di famiglia contadina, il suo nome deriverebbe con ogni probabilità da Angiolotto, o al limite da Ambrogiotto, due nomi all'epoca molto usati. Suo padre è Bondone di Angiolino, lavoratore della terra, secondo le cronache dell'epoca. Prendendo per buona la testimonianza di un grande storico dell'arte come Giorgio Vasari, l'allora maestro Cimabue l'avrebbe scovato, ragazzino, nel tentativo di disegnare delle pecore, durante una delle sue giornate di lavoro al campo. In verità, appare ormai certa l'iscrizione del futuro artista nella potente "Arte della lana di Firenze", dopo l'inurbamento della sua famiglia, di cui si attesta la venuta nella parrocchia di Santa Maria Novella.

Ad ogni modo, intorno ai dieci anni, il piccolo Giotto comincia già a frequentare la bottega di Cimabue, dove di lì a poco suo padre finirà per collocarlo in pianta stabile.

Tra il 1285 e il 1288, è molto probabile che l'artista, durante i suoi studi, abbia soggiornato per la prima volta a Roma, forse al seguito del suo maestro Cimabue o, come scrivono alcune cronache, insieme con Arnolfo da Cambio, altra figura importante a quel tempo.

L'influenza di Cimabue è evidente in quelle che sono considerate le prime opere dell'allievo: la "Croce dipinta" di Santa Maria Novella, compiuta tra il 1290 e il 1295, con il volto del Cristo dai lineamenti tardo bizantini, e nella "Madonna col bambino", conservata nella pieve di Borgo San Lorenzo, databile anch'essa intorno al 1290.

In questo stesso periodo, Giotto sposa tale Ciuta, da Ricevuta, di Lapo del Pela di Firenze. La data di nozze con tutta probabilità dovrebbe essere il 1290, ma non ci sono certezze in merito. Con la donna il pittore avrà otto figli, anche se alcune cronache gliene attribuiscono cinque (quattro femmine e un maschio).

Verso il 1300, dopo alcuni probabili pernottamenti anche ad Assisi, Giotto fa ritorno a Firenze. Realizza nell'arco di un biennio le opere "Il polittico di Badia" e la tavola firmata con le "Stigmate di San Francesco". Frequenti sono i suoi ritorni nella capitale, dove attende ai lavori del ciclo papale nella Basilica di San Giovanni in Laterano, oltre ad occuparsi di altre decorazioni, preparando la città ad accogliere il Giubileo del 1300, indetto da Papa Bonifacio VIII. È, forse, uno dei periodi di massimo splendore e slancio artistico per il pittore toscano.

Dal 1303 al 1305 è a Padova, chiamato a realizzare l'affresco della cappella di Enrico Scrovegni. La "chiamata" ricevuta al Nord, testimonia la grande considerazione che gode a quel tempo l'artista, considerato ormai nettamente superiore al suo maestro Cimabue. Come dirà lo stesso Dante Alighieri nella "Divina Commedia": "Ora Giotto ha il grido".

Intorno al 1311, ritornato a Firenze, dipinge una delle opere più importanti della sua carriera di artista: la "Maestà" degli Uffizi. Collocata originariamente nella chiesa fiorentina di Ognissanti, l'opera esprime tutta la grande modernità dell'artista, in procinto di stabilire un nuovissimo rapporto con lo spazio, come testimonia la prospettiva del trono.

Tra il 1313 e il 1315 cerca di assicurarsi alcuni affari importanti, come certi appezzamenti di terreno da un tale ser Grimaldo, di cui si lamenta in alcune lettere, o nominando un procuratore per riavere delle masserizie lasciate nella capitale anni prima, non ancora ritornate all'ovile. Dipinge intanto, probabilmente entro il 1322, la Cappella Peruzzi, sita in Santa Croce a Firenze. È ormai un uomo ricco, non vi sono dubbi su questo, che cura con astuzia le proprie finanze e che, nei momenti di assenza dalla sua città, affida al figlio Francesco il compito di gestire i suoi affari, dai poderi alle committenze di lavoro.

Tra il 1322 e il 1328 inoltre realizza il Polittico Stefaneschi alla Pinacoteca Vaticana, Il Polittico Baroncelli e l'affresco a secco delle "Storie Francescane" della Cappella Bardi, sita in Santa Croce, sempre a Firenze. Il lavoro per Baroncelli rappresenta una vera e propria testimonianza di vita trecentesca ed è notevole: una delle sue migliori realizzazioni. Quello per la famiglia Bardi, banchieri importanti della città, consta di sette riquadri, incentrati su alcune scene tratte dalla vita di San Francesco.

Nello stesso 1328 Giotto si trasferisce nella città di Napoli. Durante questo periodo compie diversi studi e lavori, percependo da Roberto d'Angiò una somma di denaro importante, oltre al beneficio dell'esenzione fiscale. Tuttavia, del periodo napoletano non rimane nulla. Intorno al 1333 Giotto soggiorna anche a Bologna, di ritorno dal Meridione. Nel 1334, a Firenze, ove rientra, le autorità cittadine lo nominano capomastro nell'Opera di Santa Maria del Fiore, oltre che Soprintendente assoluto alle opere del Comune. In pratica, gli viene affidato il Duomo fiorentino, oltre che la costruzione delle mura della città, con uno stipendio di circa cento fiorini all'anno.

Il 18 luglio del 1334, dà inizio al campanile da lui disegnato, che prenderà il suo stesso nome, per quanto la realizzazione finale non risponderà fedelmente ai suoi voleri iniziali. Il giorno 8 gennaio del 1337 Giotto muore a Firenze: viene sepolto con grandi onori in Santa Reparata (Santa Maria del Fiore), a spese comunali.


martedì 25 marzo 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 25 marzo.

Il 25 marzo 1436 Papa Eugenio IV consacra la Basilica di Santa Maria del Fiore, a Firenze.

Santa Maria del Fiore, la cui costruzione fu progettata da Arnolfo di Cambio, è la terza chiesa del mondo (dopo San Pietro a Roma, San Paolo a Londra) e la più grande in Europa al momento della sua ultimazione nel '400: è lunga 153 metri, larga 90 alla crociera ed alta 90 metri dal pavimento all'apertura della lanterna. Essa, terza e ultima cattedrale fiorentina, fu intitolata nel 1412 a Santa Maria del Fiore con chiara allusione al giglio, simbolo della città.

Sorse sopra la seconda cattedrale, che la Firenze paleocristiana aveva dedicato a Santa Reparata.

Le notevoli diversità di stile rivelate nelle sue parti sono la testimonianza del variare del gusto nel lungo periodo trascorso fra la sua fondazione ed il completamento.

La prima pietra della facciata venne posta l'8 settembre 1296, su progetto di Arnolfo di Cambio. Egli lavorò per il Duomo dal 1296 al 1302. Ideò una basilica dagli spazi classici, con tre ampie navate che confluivano nel vasto coro dove è posto l'altare maggiore, a sua volta circondato dalle tribune su cui poi si innesterà la Cupola.

Il progetto di Arnolfo era notevolmente diverso dalla struttura attuale della chiesa, come è possibile notare dall'esterno. Sui fianchi dell'edificio, infatti, a nord e a sud, notiamo che le prime quattro finestre sono più basse, più strette e più ravvicinate di quelle verso est, le quali corrispondono, invece, all'ampliamento operato da Francesco Talenti, capomastro a partire dalla metà del '300.

Arnolfo arriva a finire due campate e metà della nuova facciata. Le sue sculture saranno tolte e spostate nel Museo Storico dell'Opera nel 1586, poiché il Granduca Francesco I de' Medici decise di costruire una nuova facciata.

Alla morte d'Arnolfo, avvenuta intorno al 1310, i lavori subirono un rallentamento, per riprendere certamente nel 1331 quando i magistrati dell'Arte della Lana si assunsero la cura della costruzione. Nel 1334 fu nominato capomastro dell'Opera Giotto che si occupò prevalentemente della costruzione del campanile e morì tre anni dopo. A Giotto subentrò Andrea Pisano fino al 1348, anno della terribile peste che decimò la popolazione cittadina da 90.000 a 45.000 abitanti.

I lavori proseguirono fra interruzioni e riprese fino a quando, in seguito al concorso bandito nel 1367, fu accettato il modello definitivo della chiesa proposto da quattro architetti e quattro pittori, tra i quali Andrea di Bonaiuto, Benci e Andrea di Cione, Taddeo Gaddi e Neri di Fioravante.

Dal 1349 al '59 la direzione tocca a Francesco Talenti, che completa il Campanile e prepara un nuovo progetto coadiuvato (dal 1360 al '69) da Giovanni di Lapo Ghini. Nel 1378 fu ultimata la volta della navata centrale, e nel 1380 furono terminate le navate minori. Tra il 1380 ed il 1421 furono costruite le tribune e forse anche il tamburo della Cupola.

All'esterno proseguirono i lavori di rivestimento in marmo e la decorazione degli ingressi laterali, fra cui la Porta dei Canonici (a sud) e la Porta della Mandorla (a nord), coronata dal rilievo con l'Assunta (1414-1421), opera raffinata di Nanni di Banco.

Eleganti anche le altre due porte: quella del Campanile (a sud), nella seconda campata, con rilievi della scuola di Andrea Pisano e la porta della Balla (a nord), il cui nome deriva dall'antica apertura sulle mura fiorentine in Via dei Servi (Borgo di Balla), in cui si trovavano i tiratoi dell'Arte della Lana.

La parte absidale chiude dignitosamente la Cattedrale con tre grandi tribune con bifore gotiche. Quattro esedre, o tribune morte, decorano la base del tamburo.

Nell'Ottocento, una serie di interventi, - tra i più importanti ricordiamo le nuove cantorie di Santa Maria del Fiore e la semplificazione del coro bandinelliano, che venne privato dell'intera sovrastruttura a colonne e delle statue sull'altare - completarono la Cattedrale. L'opera più impegnativa in assoluto fu comunque la facciata del Duomo, eseguita da Emilio De Fabris e collaboratori tra il 1871 e 1884 che aspirava a riprodurre il decorativismo fiorentino del '300, riscontrabile nel Campanile e sulle porte laterali della Cattedrale.

lunedì 18 luglio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 18 luglio.
Il 18 luglio 1334 il vescovo di Firenze benedice la prima pietra posata del nuovo Campanile della Cattedrale, ad opera di Giotto.
Il campanile di Santa Maria del Fiore, uno dei più belli d'Italia, è una geniale (e costosissima) invenzione di Giotto, creata più come monumento decorativo che funzionale. Nel 1334, quando i lavori per la nuova cattedrale languivano ormai da oltre trent'anni, il grande artista viene nominato capomastro della fabbrica con il compito di portarne avanti la costruzione. Ma piuttosto che impegnarsi nella prosecuzione del progetto di Arnolfo per il Duomo, Giotto preferisce idearne uno tutto suo: il campanile. Al nuovo elemento architettonico che va ad arricchire la piazza, il maestro lavora dal 1334 al 1337, anno della sua morte, ma del progetto riesce a vedere realizzata solo la prima zona, quella dove si apre l'ingresso cuspidato. Il suo gusto di pittore lo porta infatti a far procedere il rivestimento esterno in contemporanea con la costruzione, rallentandone l'esecuzione. Marmi bianchi di Carrara, verdi di Prato e rossi di Siena colorano lo spazio e al tempo stesso lo ripartiscono con rigore classico, mentre sui quattro lati compare una "narrazione" figurativa (espressione indispensabile ad un pittore) grazie ad una serie di formelle ottagonali a rilievo eseguite da Andrea Pisano (che nel 1336 aveva terminato la Porta sud del Battistero) su disegni in parte dello stesso Giotto.
Alla sua morte è proprio Andrea che lo sostituisce nell'incarico, rimpiazzato a sua volta nel 1348 da Francesco Talenti, che nel '59 terminerà l'opera e la consegnerà alla città così come la vediamo oggi, con qualche modifica sul progetto giottesco.
La struttura, slanciata ed elegantissima (è alta 84,70 metri per 14,45), ha pianta quadrata ed è sostenuta agli angoli da contrafforti a forma di pilastri poligonali che salgono fino alla sommità. Queste quattro linee verticali, insieme alle quattro orizzontali che lo dividono in cinque piani, danno continuità ad una costruzione passata dalle mani di tre diversi artisti.
Il lavoro fatto da Andrea Pisano, che arriva a concludere i primi due piani, rispetta ancora il progetto giottesco. Prosegue infatti la decorazione esterna a formelle (alcune di Andrea, altre di Luca Della Robbia), ma già nel secondo piano (scandito come il primo in due fasce orizzontali) qualcosa cambia. Ai bassorilievi si sostituiscono sedici nicchie destinate a contenere statue di Profeti, di Sibille e del Battista (che saranno però eseguite fra il 1419 e il 1436). Al di sopra, nella seconda fascia, altre sedici nicchie disegnate dal marmo ma cieche.
Tanto le due serie di formelle a bassorilievo del primo piano (allegorie del lavoro, figure simboliche dei pianeti, delle Virtù, delle arti liberali e dei Sacramenti), quanto le sedici statue del secondo piano sono state sostituite da copie. Gli originali sono oggi nel Museo dell'Opera del Duomo. Fra le statue capolavori di Nanni di Bartolo e di Donatello come il celebre Abacuc (detto dai fiorentini "lo Zuccone" per la sua testa pelata), figura piena di intensa e tormentata spiritualità eseguita fra il 1423 e il '36 insieme al Profeta Geremia.
Gli ultimi tre piani del Campanile sono infine opera di Francesco Talenti, capomastro dal 1348 al '59. Qui le sculture e le massicce lastre di marmo lasciano il posto a enormi finestre verticali che "bucano" le pareti inondando di luce la struttura. Si tratta di doppie bifore (nel terzo e quarto piano) e di una sola trifora (nel quinto) che danno all'insieme una leggerezza ed un'eleganza tipicamente gotica pur senza soffocare l'impressione "classica" dell'insieme. Merito anche della soluzione finale inventata dal Talenti: una grande terrazza molto protesa verso l'esterno che fa da tetto panoramico e sostituisce la consueta cuspide dei campanili gotici. Un disegno conservato a Siena ci mostra come sarebbe stata questa copertura ben più banale.
La tradizione narra che l'imperatore Carlo V d'Asburgo, vedendo il campanile, lo trovasse opera tanto preziosa da meritare di essere conservata sotto una campana di vetro.

mercoledì 22 ottobre 2014

#Arte #Giotto: Annuncio a Sant'Anna




L'Annuncio a sant'Anna è un affresco (200x185 cm) dI Giotto,databile al 1303-1305  circa e facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova. Fa parte delle Storie di Gioacchino e Anna nel registro più alto della parete destra, guardando verso l'altare.

 imm. e testoda   wikipedia

lunedì 13 ottobre 2014

#ArteInItaly #OpereDiGiotto: La Madonna di Borgo San Lorenzo


 

 La Madonna di Borgo San Lorenzo è un dipinto frammentario a tempera e oro su tavola, dimensioni  81,5x41cm attribuito a Giotto,  databile al 1290 -1295  circa e conservato nella Pieve di San Lorenzo a Borgo San Lorenzo. Sebbene non ancora assegnata con certezza al maestro, è assai probabile che si tratti di una delle più antiche opere del suo catalogo, dipinta quando aveva circa vent'anni.

tratto da it.wikipedia.or

domenica 12 ottobre 2014

#ArteInItaly #OpereDi #Giotto: Ascensione (Assisi)





L'Ascensione è un affresco  (500x400 cm) attribuito al giovane Giotto,   databile al 1291-1295  circa e situato nella fascia superiore della controfacciata della Basilica superiore di Assisi

 tratto da  Wikipedia.org

martedì 9 settembre 2014

#ArteInItaly #OpereDi #Giotto: La Cacciata dei diavoli da Arezzo




 imm. da it.wikipedia.org
La Cacciata dei diavoli da Arezzo è la decima delle ventotto scene del ciclo di affreschi delle storie di San Francesco della Basilica Superiore di Assisi, attribuiti a Giotto. Fu dipinta verosimilmente tra il 1295 e il 1299 e misura 230x270 cm.

tratto da   wikipedia.org

mercoledì 3 settembre 2014

#ArteInItaly #OpereDi #Giotto: La Deposizione della Croce

 imm. da it.wikipedia.org
La Deposizione dalla croce è un affresco (300x300 cm) attribuito al giovane Giotto,  databile al 1291-1295 circa e situato nella fascia superiore della parete sinistra della Basilica Superiore di Assisi 

Tratto da It. wikipeedia.org

venerdì 22 agosto 2014

#ArteInItaly #OpereDi #Giotto - La Cappella degli Scrovegni



 imm. da .tanogabo.it/arte/images/Giotto_Cappella_degli_Scrovegni.jpg

 La cappella degli Scrovegni   (detta anche dell'Arena) si trova nel centro storico di Padova    e ospita un celeberrimo ciclo di affreschi di Giotto   dei primi anni del XIV secolo,  considerato uno dei capolavori dell' arte occidentale. Internamente è lunga 29,26 metri, larga 12,80 e alta 8,48 nel punto maggiore

 imm. da upload.wikimedia.org/wikipedia/Padova Cappella degli Scrovegni.jpg
 La Cappella degli Scrovegni, capolavoro della pittura del Trecento italiano ed europeo, è considerato il ciclo più completo di affreschi realizzato dal grande maestro toscano nella sua maturità. Colore e luce, poesia e pathos. L'uomo e Dio. Il senso della natura e della storia, il senso di umanità e di fede fusi assieme per narrare in un modo unico, irripetibile le storie della Madonna e di Cristo.
Giotto termina gli affreschi della Cappella entro i primi mesi del 1306. In questa data "...la cappella presenta un'architettura molto semplice: un'aula rettangolare con volta a botte, un'elegante trifora gotica in facciata, alte e strette finestre sulla parete sud, un'abside poligonale poi sopraelevata per la cella campanaria".
Il ciclo pittorico della Cappella è sviluppato in tre temi principali: gli episodi della vita di Gioacchino e Anna (riquadri 1-6), gli episodi della vita di Maria (riquadri 7-13) e gli episodi della vita e morte di Cristo. In basso a questi affreschi, una serie di riquadri illustra le allegorie dei Vizi e delle Virtù.

 da cappelladegliscrovegni.it/index.php/it/

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