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mercoledì 22 ottobre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi



Buongiorno, oggi è il 22 ottobre.

Il 22 ottobre 1441 ha luogo a Firenze il certame coronario.

Il Certame coronario fu una gara di poesia in lingua volgare ideata nel 1441 a Firenze da Leon Battista Alberti, con il patrocinio di Piero de’ Medici.

L’intenzione era quella di dimostrare come il volgare avesse piena dignità letteraria e potesse trattare anche gli argomenti più elevati, in un periodo che assisteva, col fiorire dell’Umanesimo, ad una forte ripresa dell’uso del latino. Alla gara, che aveva come premio una corona d’alloro in argento (da ciò il nome), parteciparono sia noti letterati dell’epoca sia rimatori popolari, che dovettero comporre testi sul tema “la vera amicizia“. Si svolse il 22 ottobre 1441 nella cattedrale di Santa Maria del Fiore e vi assistette un pubblico numeroso, nonché un gruppo di autorità civili e religiose della città.

Il premio non venne assegnato a nessuno dei poeti dicitori perché le opere non vennero ritenute degne, ma fu consegnato dai dieci segretari apostoloci di Eugenio IV, come si può desumere dal codice Palatino 215 della Biblioteca Nazionale di Firenze, alla chiesa dove si era svolta la gara.

Il fatto che la corona non venisse assegnata ad alcuno dei poeti in gara testimonia come la riabilitazione del volgare non fosse ancora del tutto matura; tuttavia il Certame coronario è indizio di una tendenza ormai in atto e irreversibile. Secondo Parronchi, che riprese una conferenza di Lanyi (1940), nell’occasione potrebbe essere stata donata al mecenate Medici la statua del David di Donatello come ringraziamento.

Nella seconda metà del secolo la ripresa letteraria del volgare avvenne in primo luogo a Firenze: e non c’è da meravigliarsi, poiché a Firenze la letteratura volgare aveva una tradizione illustre e prestigiosa, che poteva vantare veri e propri classici, come Dante, Petrarca e Boccaccio. Proprio a questa tradizione i poeti della cerchia medicea, Lorenzo il Magnifico in testa, si rifanno in cerca di modelli.

Un documento prezioso di questa attenzione alla tradizione volgare è la cosiddetta Raccolta Aragonese, un’antologia dei primi secoli della poesia toscana inviata nel 1476 da Lorenzo de’ Medici in dono a Federico d’Aragona. La lettera che funge da prefazione è firmata da Lorenzo, ma è quasi sicuramente di Angelo Poliziano. Oltre che a Firenze, però, il volgare riacquista dignità letteraria a Ferrara con Matteo Maria Boiardo e Pietro Bembo, a Napoli con Jacopo Sannazaro, Masuccio Salernitano e i poeti petrarchisti.

La ripresa del volgare è accompagnata anche dal ritorno a generi letterari consolidati come la lirica amorosa di ascendenza petrarchista, la narrativa cavalleresca di origine romanza, la novella boccacciana.

martedì 25 marzo 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 25 marzo.

Il 25 marzo 1436 Papa Eugenio IV consacra la Basilica di Santa Maria del Fiore, a Firenze.

Santa Maria del Fiore, la cui costruzione fu progettata da Arnolfo di Cambio, è la terza chiesa del mondo (dopo San Pietro a Roma, San Paolo a Londra) e la più grande in Europa al momento della sua ultimazione nel '400: è lunga 153 metri, larga 90 alla crociera ed alta 90 metri dal pavimento all'apertura della lanterna. Essa, terza e ultima cattedrale fiorentina, fu intitolata nel 1412 a Santa Maria del Fiore con chiara allusione al giglio, simbolo della città.

Sorse sopra la seconda cattedrale, che la Firenze paleocristiana aveva dedicato a Santa Reparata.

Le notevoli diversità di stile rivelate nelle sue parti sono la testimonianza del variare del gusto nel lungo periodo trascorso fra la sua fondazione ed il completamento.

La prima pietra della facciata venne posta l'8 settembre 1296, su progetto di Arnolfo di Cambio. Egli lavorò per il Duomo dal 1296 al 1302. Ideò una basilica dagli spazi classici, con tre ampie navate che confluivano nel vasto coro dove è posto l'altare maggiore, a sua volta circondato dalle tribune su cui poi si innesterà la Cupola.

Il progetto di Arnolfo era notevolmente diverso dalla struttura attuale della chiesa, come è possibile notare dall'esterno. Sui fianchi dell'edificio, infatti, a nord e a sud, notiamo che le prime quattro finestre sono più basse, più strette e più ravvicinate di quelle verso est, le quali corrispondono, invece, all'ampliamento operato da Francesco Talenti, capomastro a partire dalla metà del '300.

Arnolfo arriva a finire due campate e metà della nuova facciata. Le sue sculture saranno tolte e spostate nel Museo Storico dell'Opera nel 1586, poiché il Granduca Francesco I de' Medici decise di costruire una nuova facciata.

Alla morte d'Arnolfo, avvenuta intorno al 1310, i lavori subirono un rallentamento, per riprendere certamente nel 1331 quando i magistrati dell'Arte della Lana si assunsero la cura della costruzione. Nel 1334 fu nominato capomastro dell'Opera Giotto che si occupò prevalentemente della costruzione del campanile e morì tre anni dopo. A Giotto subentrò Andrea Pisano fino al 1348, anno della terribile peste che decimò la popolazione cittadina da 90.000 a 45.000 abitanti.

I lavori proseguirono fra interruzioni e riprese fino a quando, in seguito al concorso bandito nel 1367, fu accettato il modello definitivo della chiesa proposto da quattro architetti e quattro pittori, tra i quali Andrea di Bonaiuto, Benci e Andrea di Cione, Taddeo Gaddi e Neri di Fioravante.

Dal 1349 al '59 la direzione tocca a Francesco Talenti, che completa il Campanile e prepara un nuovo progetto coadiuvato (dal 1360 al '69) da Giovanni di Lapo Ghini. Nel 1378 fu ultimata la volta della navata centrale, e nel 1380 furono terminate le navate minori. Tra il 1380 ed il 1421 furono costruite le tribune e forse anche il tamburo della Cupola.

All'esterno proseguirono i lavori di rivestimento in marmo e la decorazione degli ingressi laterali, fra cui la Porta dei Canonici (a sud) e la Porta della Mandorla (a nord), coronata dal rilievo con l'Assunta (1414-1421), opera raffinata di Nanni di Banco.

Eleganti anche le altre due porte: quella del Campanile (a sud), nella seconda campata, con rilievi della scuola di Andrea Pisano e la porta della Balla (a nord), il cui nome deriva dall'antica apertura sulle mura fiorentine in Via dei Servi (Borgo di Balla), in cui si trovavano i tiratoi dell'Arte della Lana.

La parte absidale chiude dignitosamente la Cattedrale con tre grandi tribune con bifore gotiche. Quattro esedre, o tribune morte, decorano la base del tamburo.

Nell'Ottocento, una serie di interventi, - tra i più importanti ricordiamo le nuove cantorie di Santa Maria del Fiore e la semplificazione del coro bandinelliano, che venne privato dell'intera sovrastruttura a colonne e delle statue sull'altare - completarono la Cattedrale. L'opera più impegnativa in assoluto fu comunque la facciata del Duomo, eseguita da Emilio De Fabris e collaboratori tra il 1871 e 1884 che aspirava a riprodurre il decorativismo fiorentino del '300, riscontrabile nel Campanile e sulle porte laterali della Cattedrale.

mercoledì 7 agosto 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 agosto.
Il 7 agosto 1420 inizia a Firenze la costruzione della cupola del Brunelleschi.
Costituita da due calotte di forma ogivale tra loro collegate, la Cupola ottagonale fu voltata dal 1418 al 1434 secondo il progetto di Filippo Brunelleschi, presentato ad un concorso nel 1418 ed accettato dopo molti contrasti nel 1420.
Un capolavoro capace di resistere ai fulmini, ai terremoti, al passare dei secoli, che oggi incanta chiunque lo osservi da lontano, la Cupola ha un diametro di 45,5 metri.
Nel 1418 l'Opera di Santa Maria del Fiore bandisce il concorso che Brunelleschi vince, ma solo due anni dopo i lavori avranno inizio e dureranno fino al 1434.
Il 25 marzo del 1436 la Cattedrale fiorentina viene consacrata da Papa Eugenio IV.
L'innovazione mirabile del Brunelleschi fu quella di voltare la Cupola senza armature, grazie all'uso di una doppia volta con intercapedine, di cui l'interna (spessa oltre due metri) realizzata con conci a spina di pesce, aveva una funzione strutturale essendo autoportante e quella esterna solo di copertura. Svetta sulla Cupola la lanterna con copertura a cono, su disegno del Brunelleschi, che fu realizzata dopo la morte dell'artista (1446) e la palla di rame dorato con la croce, contenente reliquie sacre, opera d'Andrea del Verrocchio, che vi fu collocata nel 1466
La decorazione ad affresco della Cupola del Brunelleschi fu realizzata tra il 1572 ed il 1579 da Giorgio Vasari e Federico Zuccari, e presenta lo stesso tema iconografico del Battistero: il Giudizio Universale. Gli affreschi della cupola sono stati oggetto di un restauro globale tra il 1978 ed il 1994.
"Chi mai sì duro o sì invido non lodasse Pippo architetto vedendo qui struttura sì grande, erta sopra e cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e popoli toscani, fatta sanza alcuno aiuto di travamenti o di copia di legname, quale artificio certo, se io ben iudico, come a questi tempi era incredibile potersi, così forse appresso gli antichi fu non saputo né conosciuto?"
(Leon Battista Alberti, De Pictura, Prologo)

lunedì 18 luglio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 18 luglio.
Il 18 luglio 1334 il vescovo di Firenze benedice la prima pietra posata del nuovo Campanile della Cattedrale, ad opera di Giotto.
Il campanile di Santa Maria del Fiore, uno dei più belli d'Italia, è una geniale (e costosissima) invenzione di Giotto, creata più come monumento decorativo che funzionale. Nel 1334, quando i lavori per la nuova cattedrale languivano ormai da oltre trent'anni, il grande artista viene nominato capomastro della fabbrica con il compito di portarne avanti la costruzione. Ma piuttosto che impegnarsi nella prosecuzione del progetto di Arnolfo per il Duomo, Giotto preferisce idearne uno tutto suo: il campanile. Al nuovo elemento architettonico che va ad arricchire la piazza, il maestro lavora dal 1334 al 1337, anno della sua morte, ma del progetto riesce a vedere realizzata solo la prima zona, quella dove si apre l'ingresso cuspidato. Il suo gusto di pittore lo porta infatti a far procedere il rivestimento esterno in contemporanea con la costruzione, rallentandone l'esecuzione. Marmi bianchi di Carrara, verdi di Prato e rossi di Siena colorano lo spazio e al tempo stesso lo ripartiscono con rigore classico, mentre sui quattro lati compare una "narrazione" figurativa (espressione indispensabile ad un pittore) grazie ad una serie di formelle ottagonali a rilievo eseguite da Andrea Pisano (che nel 1336 aveva terminato la Porta sud del Battistero) su disegni in parte dello stesso Giotto.
Alla sua morte è proprio Andrea che lo sostituisce nell'incarico, rimpiazzato a sua volta nel 1348 da Francesco Talenti, che nel '59 terminerà l'opera e la consegnerà alla città così come la vediamo oggi, con qualche modifica sul progetto giottesco.
La struttura, slanciata ed elegantissima (è alta 84,70 metri per 14,45), ha pianta quadrata ed è sostenuta agli angoli da contrafforti a forma di pilastri poligonali che salgono fino alla sommità. Queste quattro linee verticali, insieme alle quattro orizzontali che lo dividono in cinque piani, danno continuità ad una costruzione passata dalle mani di tre diversi artisti.
Il lavoro fatto da Andrea Pisano, che arriva a concludere i primi due piani, rispetta ancora il progetto giottesco. Prosegue infatti la decorazione esterna a formelle (alcune di Andrea, altre di Luca Della Robbia), ma già nel secondo piano (scandito come il primo in due fasce orizzontali) qualcosa cambia. Ai bassorilievi si sostituiscono sedici nicchie destinate a contenere statue di Profeti, di Sibille e del Battista (che saranno però eseguite fra il 1419 e il 1436). Al di sopra, nella seconda fascia, altre sedici nicchie disegnate dal marmo ma cieche.
Tanto le due serie di formelle a bassorilievo del primo piano (allegorie del lavoro, figure simboliche dei pianeti, delle Virtù, delle arti liberali e dei Sacramenti), quanto le sedici statue del secondo piano sono state sostituite da copie. Gli originali sono oggi nel Museo dell'Opera del Duomo. Fra le statue capolavori di Nanni di Bartolo e di Donatello come il celebre Abacuc (detto dai fiorentini "lo Zuccone" per la sua testa pelata), figura piena di intensa e tormentata spiritualità eseguita fra il 1423 e il '36 insieme al Profeta Geremia.
Gli ultimi tre piani del Campanile sono infine opera di Francesco Talenti, capomastro dal 1348 al '59. Qui le sculture e le massicce lastre di marmo lasciano il posto a enormi finestre verticali che "bucano" le pareti inondando di luce la struttura. Si tratta di doppie bifore (nel terzo e quarto piano) e di una sola trifora (nel quinto) che danno all'insieme una leggerezza ed un'eleganza tipicamente gotica pur senza soffocare l'impressione "classica" dell'insieme. Merito anche della soluzione finale inventata dal Talenti: una grande terrazza molto protesa verso l'esterno che fa da tetto panoramico e sostituisce la consueta cuspide dei campanili gotici. Un disegno conservato a Siena ci mostra come sarebbe stata questa copertura ben più banale.
La tradizione narra che l'imperatore Carlo V d'Asburgo, vedendo il campanile, lo trovasse opera tanto preziosa da meritare di essere conservata sotto una campana di vetro.

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