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venerdì 9 gennaio 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 9 gennaio 1960 iniziò la costruzione della diga di Assuan, un'opera immensa lunga 3600 metri e larga 980 metri alla base e 40 sulla sommità, per un'altezza di 111 metri. Il lago artificiale che ha formato, il Lago Nasser, ha una superficie di circa 6000 chilometri quadrati, è lungo 480 km e largo fino a 16 km e contiene tra i 150 e i 165 km cubi di acqua.
La decisione da parte delle autorità egiziane di costruire la diga mise in forte allarme gli egittologi di tutto il mondo, preoccupati del disastro che il lago avrebbe creato ai monumenti e alle tombe. Così dal 1960 l'UNESCO lanciò una enorme campagna per salvarli, creando equipe provenienti da tutto il mondo. La maggior parte dei monumenti sono stati letteralmente smontati e rimontati pezzo per pezzo in luoghi sicuri, come il celebre tempio di Ramsete II ad Abu-Simbel, o il tempio di Iside nell'isola di Philae. Per ringraziarli dell'enorme sforzo compiuto, il governo egiziano donò alcuni dei monumenti salvati ai vari paesi che avevano collaborato all'impresa titanica. E' il caso ad esempio del tempio di Ellesija, ora conservato al Museo egizio di Torino, donato all'Italia.
La diga fu completata 10 anni più tardi; grazie ad essa viene prodotta circa la metà del fabbisogno elettrico del paese, tuttavia non mancano i problemi prodotti da questa così forte variazione di un ambiente rimasto invariato per migliaia di anni: diverse specie migratorie, sia ittiche che aviarie, hanno cessato di riprodursi lungo il Nilo; con la diminuzione della forza delle acque del fiume, si è avuta una forte salinizzazione delle acque del delta (il Mar Mediterraneo si insinua lungo il Nilo) rendendo sterili le terre nei dintorni; la mancanza stessa delle alluvioni periodiche non porta più il fertile limo nei campi allagati, impedendo ciò che era il vanto dell'Egitto dell'antichità, ossia i 3 raccolti di grano all'anno, a tal punto che i romani chiamavano l'Egitto "il granaio d'Europa"; aumento del livello delle acque freatiche nei campi vicini al fiume con conseguente ristagno idrico (che a sua volta provoca la diffusione di patogeni fungini); aumento di rischi sanitari visto che i canali di irrigazione e le rive del lago Nasser sono l'habitat ideale di animali che trasmettono malattie come la zanzara Anopheles che trasmette la malaria e alcune lumache che diffondono il parassita della bilharziosi.
Ancora oggi qualcuno sostiene che il gioco non sia valso la candela.
lunedì 17 novembre 2025
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 17 novembre.
Il 17 novembre 1997, 36 turisti svizzeri morirono a Luxor, in Egitto, sotto i colpi di un gruppo di estremisti islamici. Si tratta dell’attentato terroristico più grave contro dei cittadini elvetici. Quasi trent’anni dopo, il terrorismo continua a far paura. Ma contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, gli attacchi e le vittime sono in diminuzione.
«Il massacro degli innocenti», «La morte sul Nilo», «Orrore nella Valle dei Re», «Svizzeri massacrati a Luxor»: era il 18 novembre e su tutte le prime pagine dei quotidiani elvetici c’era la notizia della strage del giorno prima.
Sul sito archeologico di Deir el-Bahari, nei pressi di Luxor, un gruppo di terroristi appartenenti all’organizzazione islamista al-Gama’at al-Islamiyya aveva aperto il fuoco contro una comitiva di turisti. Pesante il bilancio: 62 morti, di cui 36 svizzeri.
Dal 1970, le vittime svizzere di attentati terroristici sono state una sessantina. Quello di Luxor rimane ad oggi il peggior attacco contro dei cittadini elvetici.
Gli svizzeri non sono ovviamente le uniche vittime del terrorismo. E l’Egitto non è il solo paese confrontato col fenomeno. Tra il 2012 e il 2016, gli attacchi terroristici nel mondo sono stati oltre 33'000 e hanno causato più di 153'000 morti in decine di paesi, secondo il Global Terrorism Database (GTD) dell’Università del Maryland, la più ampia banca dati sul terrorismo. Con quasi 6'300 vittime, il giugno 2014 è stato il mese più nero.
In particolare dopo l’attentato del gennaio 2015 a Charlie Hebdo, a Parigi, la minaccia terroristica è ritornata in primo piano in Europa. Dalla capitale francese a Bruxelles, da Londra a Berlino, senza dimenticare l'attacco a Barcellona, il terrorismo ha colpito periodicamente le principali città del continente.
Tuttavia, l’Europa non è il principale teatro di violenze. Dal 2012, i morti dovuti al terrorismo nell’Europa occidentale rappresentano meno dello 0,3% del numero totale di vittime. La stragrande maggioranza delle vittime degli attentati si concentra in cinque paesi dell’Asia e dell’Africa.
Nonostante il costante aumento degli attentati dall’inizio del Millennio, collegati in gran parte alle attività di Al Qaida, dei Talebani, di Boko Haram e del sedicente Stato islamico, gli atti terroristici nel mondo sono in calo, indica il GTD. Dopo il picco del 2014, sia il numero di attacchi sia quello delle vittime sono diminuiti negli anni successivi.
giovedì 16 ottobre 2025
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 16 ottobre.
Il 16 ottobre 2002 viene inaugurata ad Alessandria d'Egitto la nuova Biblioteca Alexandrina, a ricordo della grande biblioteca dell'antichità.
La Biblioteca di Alessandria ha origini molto antiche. Essa infatti fu opera dei Tolomei e in particolare di Tolomeo I. Egli diede l’ordine di costruire la Biblioteca di Alessandria, nel III Secolo a.C.. In quel momento, infatti, aveva in mente un progetto particolarmente arduo cioè quello di custodire tutta la sapienza umana, rendendo così questo posto un fiore all’occhiello nonché la culla della cultura dei paesi del Mediterraneo.
L’idea iniziale era quella di conservare le nozioni attraverso la scrittura e raccogliere in veri e propri volumi partendo dall’Antica Grecia con le celeberrime opere di Aristotele.
La realtà però fu molto diversa. Infatti, fu solo Tolomeo a capire quanto fosse utile conservare il sapere, cristallizzandolo, non solo per i colti del tempo ma soprattutto per tramandarlo intatto alle generazioni future.
Anche se fino ad allora la conservazione dei testi veniva comunque effettuata, essa era riservata solo agli scribi o ai sacerdoti che avevano le competenze adeguate, con pergamene e papiri.
Tolomeo prese ispirazione dalla biblioteca aristotelica, fu proprio un greco a collaborare con lui per realizzare questo progetto. L’idea era quella di mettere a disposizione tutti i testi per un pubblico molto più vasto, infatti si credeva già allora nel forte potere della cultura, dunque si voleva arrivare a istruire il popolo rendendolo saggio e sapiente.
La Biblioteca di Alessandria era molto estesa e presentava una struttura che comprendeva al suo interno anche un museo. Essa era situata nell’area che ospitava il Palazzo dell’Imperatore.
Nel museo venivano custodite per lo più le critiche alle opere presenti nella biblioteca. La crescita della popolarità di questa magnifica struttura andava di pari passo con l’aumento delle raccolte, non solo quelle classiche greche ma anche le più moderne pseudo scientifiche.
Il nome del primo custode, nonché bibliotecario fu Zenodoto di Efeso, in seguito a lui successe un poeta molto famoso ancora oggi cioè Callimaco, il quale ebbe la grande idea dell’inserimento di un apposito catalogo per trovare le opere da leggere e studiare, dato che il numero delle raccolte presenti era sempre più vasto.
Alessandria grazie a questa struttura divenne una vera e propria culla per la cultura classica, infatti divenne una tappa fissa per tutti i poeti e gli scienziati del tempo.
Durante il corso degli anni, questo suggestivo luogo fu cornice di numerosi incendi e ricostruzioni. Il primo avvenne nel 48 a.C., sotto l’impero di Giulio Cesare. Fonti ufficiali sostengono che solo una parte dei testi conservati andò bruciata durante un tragico incendio.
Il secondo evento che portò alla parziale distruzione della biblioteca fu l’attacco di Aureliano contro la regina Zenobia di Palmira del 270 d.C. In quell’occasione, gli scontri portarono alla distruzione dell’intero quartiere in cui aveva sede la biblioteca.
Purtroppo la gloria di questo posto era destinata a decadere, e con l’avvento dei romani venne incendiata per la terza volta un’area della biblioteca, per poi susseguirsi tutta una serie di saccheggi e danni dolosi fino alla totale distruzione dopo il 300 d.C. da parte dei turchi.
Nel 391 d.C., infatti, fu emanato l’editto dell’imperatore romano Teodosio I, il quale stabilì la distruzione di quella che veniva chiamata saggezza pagana custodita e promulgata dai testi.
I resti della biblioteca poi si sono conservati nel tempo, nonostante l’incendio abbia avuto notevole importanza, in quanto alimentato dai volumi stessi. Dopo la distruzione è rimasta nel tempo, nell’immaginario collettivo, l’idea di questo luogo come culla della cultura.
Nel 2002 è stata inaugurata una nuova biblioteca. La costruzione di essa è stata gestita da architetti di tutto il mondo che hanno saputo creare una miscela tra classico e moderno, tradizione e prospettiva per il futuro, per dare a questo luogo finalmente la vita che merita.
Negli anni si sono anche susseguite diverse teorie e leggende sulla distruzione di questo luogo che sembra aver acquisito una connotazione mistica.
mercoledì 16 ottobre 2024
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 16 ottobre 1970 Anwar Sadat viene eletto presidente dell'Egitto.
Muhammad Anwar al-Sadat nasce a Mit Abu al-Kum (Egitto) il 25 dicembre 1918. A soli sette anni si trasferisce al Cairo: studia presso la Regia accademia militare e consegue il diploma nel 1938.
Durante la seconda guerra mondiale viene imprigionato dalle truppe inglesi. Il 23 luglio 1952 partecipa al colpo di Stato con i Liberi Ufficiali ("Free officiers") del generale Muhammad Neghib e del colonnello Nasser, che porta alla deposizione dal trono del re Farouk.
Naguib sale al potere ma il suo governo dura poco meno di due anni; viene deposto e sollevato dall'incarico da Gmal Abdel Nasser, uno dei suoi più stretti collaboratori. Con Nasser alla presidenza del paese, Sadat ricopre gli incarichi di segretario dell'Unione nazionale (il partito unico) e di presidente dell'assemblea nazionale. Sadat sarà anche vicepresidente nei periodi 1964-1966 e 1969-1970. Dopo l'improvvisa morte di Nasser (28 settembre 1970) Sadat diviene Presidente.
Stringe inizialmente un accordo con l'Arabia Saudita, prezioso tramite diplomatico con gli Stati Uniti, poi assieme alla Siria guida l'Egitto nella guerra del Ramadan (o del Kippur) contro Israele nel 1973: l'obiettivo di Sadat è il recupero del controllo di almeno una parte della Penisola del Sinai, precedentemente occupata da Israele durante la Guerra dei sei giorni. L'attacco a sorpresa mette in seria difficoltà le forze israeliane per alcuni giorni. Alla fine Israele bloccherà l'attacco minacciando di distruggere la III Armata egiziana che aveva attraversato il Canale di Suez.
Il 19 novembre 1977 Sadat è il primo leader arabo che si reca in visita ufficiale in Israele; il presidente egiziano considera questa mossa come necessaria per superare quei problemi economici che derivano dai tanti anni di scontri con Israele. La sua visita a Gerusalemme sconvolge il mondo intero (gran parte del mondo arabo rimane scandalizzato dall'evento): Sadat tiene un colloquio con Menachem Begin, primo ministro israeliano e un discorso presso il parlamento (la Knesset).
La conseguente distensione porta ad un incontro nel 1978, a Camp David: Sadat e Begin firmano (il 26 marzo 1979, a Washington) alla presenza del presidente statunitense Jimmy Carter, gli "Accordi di pace", patto per il quale ricevono entrambi il premio Nobel per la Pace. Nelle fasi successive Israele si ritirerà dalla Penisola del Sinai, restituendo all'Egitto l'intera area nel 1983.
Gli Accordi di Camp David sarebbero risultati molto impopolari nella comunità araba, in particolar modo tra i fondamentalisti islamici, che avrebbero visto nell'abbandono di una soluzione basata sulla forza da parte dell'Egitto - la maggior potenza militare araba - una dimostrazione di debolezza. Sadat viene addirittura condannato come traditore da parte dei palestinesi e dagli altri governi arabi.
Con il passare del tempo il sostegno internazionale a Sadat si affievolisce: a causare la perdita degli appoggi è il suo modo autoritario di governare, che vede l'avvicendarsi di una crisi economica che aumenta il divario tra ricchi e poveri, e la mano dura nella repressione dei dissidenti.
Nel settembre del 1981 Sadat colpisce duramente le organizzazioni musulmane, incluse quelle studentesche, e le organizzazioni copte, ordinando l'arresto di 1600 dissidenti, tra integralisti islamici e comunisti. Un mese più tardi, il 6 ottobre 1981 durante una parata al Cairo, il presidente Muhammad Anwar al-Sadat viene assassinato; la morte avviene per mano di Khalid al-Islambul, componente del gruppo al-jihad, al cospetto della televisione che mostra al mondo intero le scioccanti immagini dell'accaduto.
Il successore alla guida del paese sarà Hosni Mubarak, già suo vice.
domenica 3 dicembre 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura #MarioBattacchi
Il 3 dicembre 1823 muore Giovanni Battista Belzoni, il grande egittologo italiano.
Un personaggio davvero illustre ma mai come meriterebbe di esserlo. Per la sua incredibile vita la sua figura meriterebbe una maggiore valorizzazione se è vero che per le avventure vissute il nostro Belzoni pare aver ispirato il personaggio cinematografico Indiana Jones, noto in tutto il mondo e creato da George Lucas.
Nacque a Padova nel 1778 da una famiglia modesta e fino all’età di 16 anni aiutò il padre nella bottega di barbiere.
Poi si trasferì a Roma dove iniziò ad interessarsi soprattutto di idraulica, ma cominciandosi anche ad accostare all’archeologia, forse sotto il fascino delle rovine dell’antica Urbe. Si trasferì poi a Parigi, dove si mise a vendere per strada immagini sacre e altri oggetti. Per evitare la coscrizione nell’esercito napoleonico riparò in Inghilterra nel 1803 dove tra i vari lavori arrivò a fare anche l’”uomo forzuto” in un circo. Era alto 2 metri e aveva un fisico imponente. Si presentava al pubblico come Patagonian Sanson (Sansone della Patagonia) ed il suo numero principale era quello di riuscire a sollevare una piramide umana di 12 persone!
Viaggiò poi in Spagna, Portogallo, Sicilia e Malta, allestendo anche spettacoli di idraulica applicata, creando giochi di acqua e di fuoco, che ebbero molto successo nel mondo del teatro. Nel 1815, durante un soggiorno nell’isola di Malta venne a sapere che il viceré d’Egitto, Mohammed Ali, era alla ricerca di nuove soluzioni nel campo di idraulica per risolvere problemi legati all’irrigazione. Si decise così a partire per l’Egitto per mettere a disposizione le sue conoscenze nel campo. Fu l’inizio di una nuova vita. Belzoni presentò al sovrano una macchina di sua invenzione per il sollevamento dell’acqua, macchina che però non ebbe il successo sperato. Ma in Egitto Belzoni ebbe modo di conoscere il console generale britannico, Henry Salt, che era anche un amante dell’archeologia egizia, il quale gli commissionò il trasporto, dal tempio funerario di Qurneh (Tebe ovest) al British Museum di Londra, di una statua colossale di Ramesse II.
Sfruttando le sue conoscenze di ingegneria idraulica, piuttosto che le sue scarse nozioni archeologiche, Belzoni riuscì a portare a compimento l’impresa, che segnò l’inizio di altre “imprese” archeologiche.
In un momento in cui l’egittologia era ancora agli inizi e in cui la scrittura geroglifica non era stata decifrata, Belzoni si mise a viaggiare per il Paese scoprendo monumenti di grande valore, dedicandosi a scavi e a prospezioni archeologiche in zone anche poco note. Arrivò ad Abu Simbel, iniziando lo scoprimento del tempio di Ramesse II. Asportò da File un obelisco, che si rivelò poi di grande importanza per la decifrazione della scrittura egizia; condusse scavi nel tempio di Mut a Karnak, da dove prelevò alcune bellissime statue; cominciò ad esplorare la necropoli della Valle dei Re, scoprendo le tombe di Ramesse I e di Sethi I (ottobre 1817). Nel marzo del 1818 trovò l’ingresso della piramide di Chefren, che si pensava massiccia, e l’evento suscitò in Inghilterra un tale entusiasmo, che venne coniata una medaglia commemorativa dell’evento. All’interno della camera sepolcrale mise la sua firma “scoperta da G.Belzoni, 2 marzo 1818). Esplorò anche la città di Berenice sul Mar Rosso e l’Oasi del Fayyum. Molti sono i meriti di Belzoni; tra questi “prudenza estrema nello stabilire la datazione di un monumento…sobrietà e precisione nelle descrizioni… assenza di interpretazioni avventate degli oggetti, e di ogni mitizzazione degli antichi Egiziani”.
Notevoli furono l’impegno nel ricopiare e ricalcare in cera buona parte dei bassorilievi della tomba di Seti I, come pure, rintracciata la città di Berenice, la cura nel rilevare la zona e abbozzare un tentativo di datazione in base ai dati del tempio ivi rinvenuto; precisione e metodo il Belzoni dimostrò nell’apertura della piramide del re Chefren, riuscendo nell’impresa attraverso un attento esame della struttura interna della piramide di Cheope.
Nel 1819 Belzoni fece ritorno in Inghilterra, avendo procurato al British Museum importanti monumenti, grazie ai quali la modesta collezione egizia era diventata molto importante. Altri cimeli vennero dati a Cambridge, a Bruxelles, a Padova. La relazione dei suoi viaggi fu scritta in inglese in quegli stessi anni, corredata da un bellissimo volume di tavole. Il racconto ebbe un notevole successo, così come la mostra, allestita nella Egyptian Hall di Piccadilly dei calchi grafici tratti dalla tomba di Sethi I. Ai primi del 1823 Belzoni partì nuovamente per l’Africa per conto dell’Associazione africana con sede a Londra. Nel dicembre dello stesso anno, mentre si trovava in Nigeria morì, colpito da dissenteria nel porto fluviale di Gwato, circa 40 km prima di Benin City. Il signor Houtson, che lo accompagnava in questa spedizione, lo fece seppellire ai piedi di un albero alla periferia di Gwato, e sulla tomba fece apporre un'epigrafe recante il nome e la data di morte del Belzoni. Fece anche scrivere la seguente preghiera: "Il gentiluomo che ha messo questa epigrafe sulla tomba del celebrato e intrepido viaggiatore, spera che ogni europeo che visiti questo posto faccia pulire il terreno e riparare lo steccato intorno, se necessario". Un viaggiatore europeo che tornò sul luogo circa quarant'anni dopo non trovò nient'altro che l'albero.
Belzoni fu molto importante per l’archeologia e per un museo quale il British Museum. Lavorò instancabilmente (usando miracolosamente quel suo innato fiuto di ricerca), portando alla luce incredibili reperti attualmente in mostra al museo londinese. Fu impunemente ingannato e usato dall’allora governo Britannico che gli negò l’onore di essere nominato come autore dei ritrovamenti. Se vi recate al British Museum e vedete la statua di Ramesses sappiate che è lì per merito di Belzoni nonostante non troverete scritto il suo nome se non dietro all’orecchio del faraone su cui lo stesso Belzoni iscrisse il suo nome. La BBC qualche tempo fa raccontò la vita del Grande Belzoni in un serial televisivo, esponendo finalmente una verità che per troppo tempo fu soppressa. Sarebbe bello un giorno poter vedere il suo nome inscritto al British Museum, vicino ai suoi amati reperti egizi.
A Padova gli è stata dedicata una via nel cuore del borgo dove era nato, il Portello, il più popolare dei borghi padovani. Presso il Museo Archeologico all’interno del complesso dei Musici Civici degli Eremitani esiste una sezione egizia formata da due sale dedicate al pioniere dell’egittologia. Una curiosità è rappresentata anche dal fatto che il Belzoni conosceva Jappelli, il noto ingegnere ed architetto che progettò il Caffè Pedrocchi, al cui interno, la Sala Egizia e quella Moresca rappresentano proprio un omaggio di Jappelli all’esploratore padovano.
venerdì 21 luglio 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 21 luglio 1798 Napoleone comanda il suo esercito nella Battaglia delle Piramidi.
La spedizione napoleonica in terra d'Africa del 1798 aveva lo scopo di conquistare l'Egitto, scacciare gli inglesi dall'Oriente, costruire un canale attraverso l'istmo di Suez e migliorare le condizioni della popolazione locale.
Una singolare caratteristica della spedizione era costituita dal gran numero di civili aggregati. Su di un totale di cinquecento, non meno di centosettanta erano famosi letterati, scienziati ed esperti nei vari campi.
Con trecento navi la spedizione, che raggiungeva un totale di 38 mila uomini, partì il 19 maggio 1798 ed approdò sul suolo africano il 1° luglio. La divisione del generale Desaix, appena sbarcata, venne subito inviata verso gli importanti punti strategici di Damanhur e Rahmaniya, questo vicinissimo al Nilo, a circa 70 chilometri da Alessandria. Il 5 luglio il generale Bon seguì le orme di Desaix.
Il 9 luglio Napoleone Bonaparte concentrò a Damanhur quattro divisioni che in tutto ammontavano a circa 18 mila uomini.
Nel frattempo i mamelucchi stavano preparandosi per affrontare l'invasore. Il pascià Abu Bakr, nominale capo di Stato turco, convocò al Cairo un'assemblea di notabili, ma Murad e Ibrahim erano le vere potenze del Paese e venne seguito il loro consiglio. Per difendere il Cairo essi proposero di dividere le loro forze: Murad, con 4000 mamelucchi a cavallo e una milizia di 12 mila "fellahin" doveva avanzare lungo il Nilo per intercettare i francesi, mentre Ibrahim doveva riunire il resto delle forze, forse 100 mila uomini, a Bulaq, vicino al Cairo.
Il primo scontro tra le due forze ebbe luogo il 10 luglio quando la divisione di Desaix ingaggiò una schermaglia vittoriosa con un distaccamento della cavalleria mamelucca.
Intanto Napoleone preparava i piani per affrontare Murad bey. Avendo saputo che i mamelucchi si trovavano a soli 13 chilometri di distanza verso sud, l'11 luglio ordinò di avanzare verso l'accampamento musulmano. Il giorno 13, a Shubra Khit, ebbe luogo uno scontro che fu in realtà poco più di una scaramuccia. Il 20 luglio le truppe napoleoniche raggiunsero Umm-Dinar, 30 chilometri a nord del Cairo. Le relazioni degli esploratori rivelarono la presenza di Murad nelle vicinanze, presso il villaggio di Embabeh.
Alle 2 del mattino del 21 luglio 1798 l'armata francese iniziò la marcia sul villaggio di Embabeh: dodici ore dopo avvistò il suo obiettivo. Dopo un'ora di riposo i soldati assunsero la posizione di battaglia. A circa 2 chilometri a sud stavano le file serrate dei 6.000 mamelucchi e 15.000 "fellahin" dell'esercito di Murad, la cavalleria sulla sinistra e la fanteria sulla destra, quest'ultima disposta intorno alle mura ed alle case di Embabeh, vicino al Nilo. Oltre il fiume stavano le schiere di Ibrahim, relegate al ruolo di spettatrici finché una tempesta di sabbia cancellò la sua visione. Venticinque chilometri più in là spiccavano i maestosi profili delle piramidi.
Prima dell'inevitabile assalto della cavalleria mamelucca, Napoleone esortò le sue truppe con la famosa frase: "Ricordatevi che da quelle piramidi quaranta secoli vi guardano": Poi fece schierare le sue divisioni su una linea diagonale di quadrati e le lanciò in avanti. In totale i francesi ammontavano a 25.000 uomini e godevano probabilmente di un considerevole vantaggio numerico sui loro avversari.
Sulla destra francese, verso il deserto, si trovava il quadrato del generale Desaix, appoggiato da vicino sulla retroguardia sinistra dal generale Reynier. I generali Vial e Bon si trovavano sulle rive del Nilo, di fronte ad Embabeh e nella riserva centrale stava la divisione del generale Dugua, mentre Bonaparte e il suo stato maggiore si riparavano entro questo quadrato.
Alle 3 e 30 del pomeriggio, i mamelucchi, gridando selvaggiamente caricarono la destra francese e quasi colsero di sorpresa Desaix e Reynier. Ma i quadrati delle divisioni francesi si richiusero appena in tempo con i cavalieri nemici che piombarono sulla retroguardia. Qui capitarono sotto il tiro di un obice situato all'interno del quadrato di Dugua e poco dopo la nube di cavalieri oscillò e tornò indietro verso il villaggio che si trovava sul lato di Desaix. La piccola guarnigione si arrampicò sui tetti delle case e tenne a bada l'orda dei mamelucchi fino a quando Desaix fu in grado di inviare rinforzi dal suo quadrato.
Come Napoleone aveva sperato, il formidabile esercito di cavalieri del nemico era stato così distratto dalla riva del fiume dove nel frattempo Vial e Bon stavano preparando un attacco contro le fortificazioni di Embabeh. Inaspettatamente le truppe francesi si trovarono sotto il pesante tiro di grossi cannoni egiziani nascosti nel villaggio, ma per loro fortuna questi erano montati su affusti fissi e non potevano essere girati. La divisione di Bon riacquistò subito il suo slancio e si dispose su diverse colonne di assalto appoggiate da tre piccoli quadrati comandati dal generale Rampon.
Dopo pochi minuti le truppe di Bon irruppero nel villaggio e poiché la guarnigione, composta da 2.000 mamelucchi, cercava di allontanarsi verso il Nilo, il generale Marmont inviò subito avanti una brigata ad impadronirsi di un passaggio alle spalle del paese. Trovandosi tagliata la ritirata, i mamelucchi si diressero disperati verso il Nilo cercando di attraversarlo per raggiungere l'esercito di Ibrahim che assisteva alla battaglia. Almeno 1.000 di essi annegarono ed altri 600 vennero uccisi dai colpi delle armi dei soldati francesi. Alle 4 e30 del pomeriggio la battaglia era terminata e Murad bey ed i suoi 3.000 cavalieri superstiti fuggivano verso Ghizeh ed il Medio Egitto.
Napoleone Bonaparte aveva finalmente ottenuto una vittoria decisiva. Con una perdita totale di 29 morti e di circa 260 feriti, il suo esercito aveva messo fuori combattimento 2.000 mamelucchi e parecchie altre migliaia di "fellahin".
Durante la notte che seguì la battaglia, Ibrahim bey abbandonò il Cairo e si ritirò verso est, bruciando le imbarcazioni nel porto.
Il 24 luglio 1798 Napoleone Bonaparte entrava nella capitale d'Egitto.
giovedì 8 giugno 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
L'8 giugno 1967, nell'ambito della guerra dei sei giorni, Israele colpisce erroneamente la nave americana USS Liberty provocando 34 morti e 171 feriti, e rischiando una gravissima crisi diplomatica con gli Stati Uniti.
La crisi di Suez nel 1956 aveva provocato un'umiliante sconfitta diplomatica per Francia e Inghilterra. Lo Stato di Israele, pur dovendo ritirarsi dai territori conquistati di Gaza e del Sinai, mantenne il diritto di transito delle navi israeliane sullo stretto di Titan attraverso cui il Golfo di Aqaba comunica con il Mar Rosso. La concessione era una via di approvvigionamento petrolifero fondamentale per Israele attraverso il porto israeliano di Eliat. Lo stretto di Tiran era però un territorio egiziano occupato dallo Stato d'Israele fin dalla prima guerra arabo-israeliana del 1948 e da cui le truppe israeliane non si erano mai ritirate nonostante le richieste delle Nazioni Unite. Lo stesso porto di Eliat rimase sotto il controllo diretto di Israele per tutti gli anni '50 e '60.
Nel 1967 il leader egiziano Nasser proclamò la chiusura del Golfo di Aqaba alle navi israeliane. Nasser osservava come la concessione di quel diritto di transito fosse stata ottenuta a seguito dell'aggressione israeliana del 1956 condannata dalle Nazioni Uniti. Era una richiesta legittima ma anche una chiara provocazione per indurre lo Stato di Israele verso un nuovo conflitto. Nasser sperava nell'unione panaraba che, almeno in parte, si realizzò. Alcuni paesi arabi (Siria, Giordania, Iraq) si mobilitarono dalla parte dell'Egitto.
Il 5 giugno 1967, dopo due settimane dalla decisione di Nasser, le truppe israeliane realizzarono un attacco preventivo bombardando a tappeto gli aeroporti militari egiziani e iniziando l'invasione dei territori giordani, siriani ed egiziani. I paesi arabi dell'Arabia Saudita, Kuwait e Iraq decisero l'embargo petrolifero immediato verso Stati Uniti, Germania Occ. e Gran Bretagna.
In pochi giorni le truppe israeliane conquistarono il Sinai, il fronte Giordano e Gerusalemme. Le Nazioni Unite, su espressa richiesta dell'Unione Sovietica, riuscirono a imporre rapidamente un armistizio tra Israele, Egitto e Giordania ponendo fine alla "guerra dei sei giorni". Israele usciva vincitore indiscusso del conflitto.
L'arma del petrolio non riuscì a scattare per diversi motivi. Da un lato la rapida guerra preventiva di Israele aveva reso impossibile ogni forma di reazione circoscrivendo le conseguenze dell'embargo petrolifero al minimo, dall'altro il mondo arabo si presentò disunito nell'attuare l'embargo stesso. L'Iran dello Scià Palhevi e la Libia del re Idris erano completamente allineate dalla parte delle potenze occidentali e non parteciparono all'embargo petrolifero riducendone fortemente la portata. La stessa Arabia Saudita si mostrò scettica nei confronti del progetto panarabo di Nasser.
L'embargo petrolifero venne tolto dopo solo due mesi senza gravi ripercussioni per le economie occidentali e lo spettro della crisi energetica si allontanò del tutto dall'Europa.
L'esito della guerra, la condizione giuridica dei territori occupati e il relativo problema dei rifugiati influenzano pesantemente ancora oggi la situazione geopolitica del Medio oriente.
mercoledì 25 gennaio 2023
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sabato 5 marzo 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 5 marzo 1974 le truppe israeliane abbandonano la riva occidentale del Canale di Suez, ultimo e definitivo atto a suggellare la fine del conflitto del Kippur.
La “guerra del Kippur si svolse tra il 6 e il 25 ottobre 1973 e rappresentò, da parte dell'Egitto, un tentativo di modificare il rapporto di forza politico-militare e psicologico sancito dalla guerra del giugno 1967, la guerra dei sei giorni, come premessa per una soluzione negoziata. Forti dell'effetto sorpresa, gli egiziani e i siriani rinforzati da contingenti giordani, iracheni, marocchini e palestinesi, penetrarono dapprima profondamente nelle linee israeliane sul Canale di Suez e sul Golan, ma furono successivamente costretti a ripiegare da contrattacchi israeliani (appoggiati dall’aviazione USA che sostituì l’aviazione israeliana distrutta). Gli israeliani non esitarono a compiere massacri anche di civili (uccisione di 270 lavoratori civili egiziani nel Sinai da parte delle truppe al comando di Ariel Sharon).
La cessazione del fuoco, ordinata dal Consiglio di sicurezza dell’ ONU trovò gli egiziani sulla riva Est del Canale ma gli israeliani padroni di un area assai più vasta sulla riva occidentale ma quasi circondati da forze nemiche. Sul fronte siriano Israele occupò un’altra porzione del Golan inclusa la posizione strategica del monte Hermon.
Se dal punto di vista psicologico, la buona preparazione degli eserciti arabi pose fine al mito dell’invincibilità israeliana, la guerra non modificò sostanzialmente il precedente stato di cose. L’ONU fallì nel tentativo di organizzare la pace. Gli sforzi unilateralmente avviati dagli Stati Uniti a suon di generose donazioni avrebbero portato nel 1978 l'Egitto alla pace separata di Camp David.
A Begin (ex capo terrorista dell’Irgoun) e a Sadat fu persino assegnato il premio Nobel per la pace. A seguito di questi accordi Israele restituì il Sinai all’Egitto ma contravvenendo agli accordi tenne per sé la piccola ma preziosa striscia di Taba sul mar Rosso. Per il suo accordo con Israele Sadat fu assassinato dagli integralisti islamici pochi anni dopo.
Tra Egitto e Israele vige a tutt’oggi una “pace fredda”. Sia durante la guerra del Libano sia recentemente l’Egitto ha ritirato il suo ambasciatore in Israele.
A tutt’oggi Israele occupa ancora il Golan siriano amministrandolo come una annessione unilaterale non riconosciuta dalle Nazioni Unite. Nella parte siriana del Golan sono ancora visibili le macerie della cittadina di Kuneitra che testimoniano degli indiscriminati bombardamenti di civili da parte dell’aviazione israeliana.
Tra Siria e Israele vige una tregua. La Siria, guidata da Hassad jr., quale condizione per sottoscrivere la pace con Israele, chiede la restituzione del Golan. Israele non vuole accettare questa condizione, ufficialmente per motivi di sicurezza (dal Golan si potrebbe colpire il territorio israeliano, sul monte Hermon ci sono importanti centri di spionaggio elettronico israeliani) ma anche perchè il Golan è una importante fonte di approvvigionamento idrico di cui Israele ha assolutamente bisogno nonchè per l’opposizione dei coloni ebrei (circa 7'000) che sono stati installati sul Golan, che sono dediti alla viticoltura e che hanno preso il posto dei 20'000 civili siriani che hanno dovuto rifugiarsi in territorio siriano e che ora non hanno diritto di recarsi nella parte occupata.
venerdì 25 febbraio 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 25 febbraio 1954 Gamal Abdul Nasser diviene primo ministro dell'Egitto.
Gamal Abd el-Nasser nasce il 15 gennaio del 1918 ad Alessandria d'Egitto, da una famiglia di umili origini (il padre è un funzionario delle poste) proveniente da Beni Morr. Dopo aver studiato ad Asyut per due anni e a Khatatba per otto, durante gli studi secondari superiori inizia una prima attività politica, diventando presidente del Comitato dei liceali. Nel frattempo la vita l'ha già messo a dura prova: a otto anni perde la madre, e viene quindi inviato dallo zio materno Khalil al Cairo; poco dopo, però, torna dal padre, che nel frattempo si era risposato.
In qualità di guida del Comitato dei liceali, Nasser entra a far parte del movimento nazionalista che intende conquistare l'indipendenza dal Regno Unito. Il giovane Gamal viene ferito, a soli diciassette anni, nel corso di una manifestazione: un gendarme britannico esplode un colpo d'arma da fuoco che lo colpisce a una gamba. Entrato a far parte dell'Accademia Militare Egiziana nel 1937, Nasser, che nel frattempo si è laureato, viene presto nominato sottotenente, e come ufficiale dell'esercito prende parte alla Guerra arabo-israeliana che va in scena nel 1948: il conflitto nasce dalla volontà del popolo palestinese di ottenere una propria patria indipendente. Nasser si accorge immediatamente che il Paese e in particolare l'esercito risultano totalmente e clamorosamente impreparati, e tale constatazione non fa altro che aumentare i suoi sentimenti repubblicani.
Diventando sempre più leader dei dibattiti che hanno luogo nell'esercito, partecipa alla costituzione degli al-Dubbat al-Ahrar, i Liberi Ufficiali: un'organizzazione segreta che si trasformerà in breve tempo nel modello di riferimento della maggior parte dei movimenti clandestini del mondo arabo filo-repubblicani dopo la Seconda Guerra Mondiale. La monarchia egiziana viene abbattuta nella notte tra il 22 luglio e il 23 luglio del 1952, da un colpo di Stato. Mentre Re Faruq viene detronizzato e obbligato a fuggire in esilio, viene costituito un governo provvisorio, a capo del quale viene chiamato Muhammad Nagib, generale di origine nubiana che il 18 giugno del 1953 diviene ufficialmente il primo Presidente della Repubblica.
La presidenza di Nagib, tuttavia, dura poco, e già l'anno successivo egli è costretto a subire la pressione di Gamal Abd el-Nasser: diventato ormai colonnello e uomo forte del regime, il 19 ottobre firma un accordo con il Regno Unito relativo allo sgombero delle forze militari britanniche entro venti mesi (anche se la presenza di tecnici in prossimità del Canale di Suez viene confermata). La sottoscrizione di tale patto suscita la reazione veemente dei Fratelli Musulmani, organizzazione islamica cui il governo risponde in maniera energica tentando di indurre i suoi uomini a ribellarsi al proprio capo, cioè Hasan al-Hudaybi.
Dopo un attentato compiuto ai danni di Nasser, per il quale vengono ritenuti responsabili proprio i Fratelli Musulmani, l'organizzazione viene sciolta, e al-Hudaybi viene arrestato insieme ad altri dirigenti. Poco dopo, viene destituito Nagib, destinato agli arresti domiciliari. Al-Hudaybi, dapprima condannato a morte, riesce a veder commutata la propria pena nel carcere a vita.
Nasser viene ufficialmente eletto Presidente della Repubblica il 23 giugno del 1956, a poche settimane dall'adozione di una Costituzione di ispirazione socialista a carattere repubblicano. Uno dei suoi primi provvedimenti è quello di nazionalizzare la Compagnia del Canale di Suez, fino a quel momento di proprietà dei britannici e dei francesi. Tale decisione da un lato fa sì che l'Egitto possa conquistare l'indipendenza in maniera assoluta, e dall'altro fornisce a Regno Unito e Francia il destro per allestire una strategia militare contro lo Stato africano: all'operazione si unisce anche Israele, intervenuto dopo la minaccia di Nasser che è intenzionato a impedire il transito del Canale di Suez allo Stato ebraico.
Il conflitto si conclude con la conquista del Sinai e con il bombardamento del Cairo da parte delle truppe franco-britanniche, che il 5 novembre occupano la città di Port Said. La guerra viene interrotta unicamente grazie all'intervento degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica (qualcuno ipotizza addirittura che i sovietici abbiano minacciato un intervento nucleare nei confronti di Parigi e Londra), mentre il cessate il fuoco da parte dell'ONU comporta l'arrivo di truppe di pace nelle zone di guerra.
Nel mese di gennaio del 1958, per consolidare la propria sicurezza la Siria pretende di dare immediatamente inizio a un progetto di unificazione con l'Egitto. Nasce così la Repubblica Araba Unita, cui si aggiungono i territori dello Yemen che si sono ribellati, sotto la guida del colonnello Sallal, agli imam Yahya e Muhammad al-Badr. Tre anni dopo, tuttavia, la Siria manifesta l'intenzione di ripristinare la propria indipendenza: Nasser accoglie la richiesta senza opporsi.
Le sorti del nasserismo rimangono profondamente segnate dalla guerra del 1967. Una coalizione militare composta dall'Egitto e dalla Giordania fa sì che vengano impediti i passaggi marittimi in direzione di Israele, e favorisce il ritiro delle truppe dell'ONU. L'esercito egiziano, a dispetto delle minacce di Tel Aviv (la chiusura degli Stretti di Tiran alla navigazione avrebbe dato il la a un casus belli) il 5 giugno del 1967 non è in grado di respingere l'attacco subito nelle proprie basi dalle forze armate di Israele, che distruggono trecento aerei militari in un solo attacco, guidate dal generale Moshe Dayan, Capo di Stato Maggiore.
Israele, quindi, ingloba la parte rimanente della Palestina (cioè il territorio della Cisgiordania appartenente alla Giordania), la penisola del Sinai egiziana e le alture del Golan in Siria: insomma, raggiunge i propri obiettivi strategici e tattici velocemente grazie a una fruttuosa azione di accerchiamento, che permette a Tel Aviv di ottenere anche la Striscia di Gaza, territorio palestinese sotto il controllo dell'Egitto dal 1948. A dispetto della sconfitta militare di proporzioni enormi, Nasser non perde il sostegno della popolazione egiziana. Nel 1967 viene destituito, tuttavia, Abd al-Hakim Amer, amico di Nasser, ritenuto il primo colpevole della disastrosa condotta miliare dell'Egitto; poco dopo, si suiciderà.
Nel frattempo Nasser inizia a prendere sempre di più le distanze dagli Stati Uniti, a dispetto di una simpatia iniziale nei confronti di Washington dovuta all'intervento di Eisenhower nei confronti della sortita militare francese e britannica nel territorio del Canale. Il Cairo, in particolare, si rifiuta di prendere parte a uno schieramento incentrato sul Patto di Baghdad, di natura anti-sovietica, composto, oltre che dagli stessi Stati Uniti, dall'Iran, dalla Gran Bretagna, dalla Turchia e dall'Iraq.
La reazione americana è immediata, e gli Usa si oppongono fermamente al finanziamento che il Fondo Monetario Internazionale dovrebbe fornire a Nasser per costruire l'Alta Diga di Aswan: una struttura progettata fin dal 1952, da realizzare sul Nilo, che dovrebbe assicurare l'indipendenza energetica a uno Stato decisamente carente di idrocarburi, e al tempo stesso favorire la possibilità di bonificare i territori situati a ovest del fiume, dalle zone a sud di Aswan fino alla depressione di al-Qattara: in totale, centinaia di migliaia di chilometri quadrati.
La controreazione egiziana non si fa attendere: il Cairo chiama in causa l'Unione Sovietica che, naturalmente, fiutando l'opportunità strategica e politica, offre il finanziamento all'Egitto. La situazione, quindi, viene parzialmente riportata alla normalità da Nasser per mezzo delle armi fornite dall'Unione Sovietica: nel luglio del 1969 prende il via una cosiddetta guerra d'attrito con Tel Aviv, che se non altro riesce a mantenere forte lo spirito nazionalistico e patriottico degli egiziani.
L'esperienza politica di Nasser, tuttavia, sembra ormai al tramonto, segnata in maniera innegabile dalla catastrofe - sia politica che militare - andata in scena nel 1967. Il regime, inoltre, dimostra di sopportare con difficoltà sempre maggiori il dibattito interno, pur vivace nei primi tempi, come dimostra la repressione attuata nei confronti dei Fratelli Musulmani.
Gran Maestro dell'Ordine del Nilo, Gran Maestro dell'Ordine al Merito e Gran Maestro dell'Ordine della Repubblica, Gamal Abd el-Nasser muore il 28 settembre del 1970 a causa di un attacco di cuore che lo sorprende mentre si trova nella sua residenza presidenziale: il suo funerale vede la partecipazione di milioni di egiziani commossi, mentre il suo posto viene preso da Anwar al-Sadat, già vice-presidente della Repubblica, che con Nasser era stato membro dei Liberi Ufficiali. Nel corso della sua carriera politica, Nasser è stato insignito anche delle cariche di Eroe dell'Unione Sovietica, Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Oro e Ordine di Lenin.
venerdì 29 ottobre 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 29 ottobre 1956 inizia la cosiddetta "crisi di Suez", quando le truppe israeliane invadono il Sinai e respingono le forze egiziane al di là del canale.
Nel luglio del 1956 Abdel Nasser, salito alla guida dell'Egitto con un colpo di stato, decretò la nazionalizzazione del canale di Suez, vietandone il passaggio alle navi israeliane.
La nazionalizzazione del canale, però, ebbe ripercussioni a livello internazionale ben più gravi: Gran Bretagna e Francia, che dalla fine del diciannovesimo secolo (cioè dalla caduta dell'Impero Ottomano), nonostante l'indipendenza dell'Egitto, avevano un forte controllo sugli scambi commerciali nello stretto, furono costrette a lasciare la regione.
Israele, quindi si rivelò essere un ottimo alleato: tre mesi dopo, infatti, lo stato ebraico invase la Striscia di Gaza e la penisola del Sinai avanzando verso il canale, mentre le nazioni europee iniziarono a bombardare l'Egitto, costringendolo a riaprire lo stretto.
La crisi nel canale di Suez ebbe ripercussioni internazionali ancora più grandi, nel momento in cui si inserì nelle tensioni tra il blocco comunista, che si schierò a favore dell'Egitto, e gli Stati Uniti in un primo momento schierati accanto alle nazioni europee.
Per l'inizio del 1957 tutte le truppe israeliane si erano ritirate dal Sinai. Il timore di un'improvvisa escalation delle operazioni militari, infatti, spinse gli USA a frenare l'avanzata bellica di Regno Unito e Francia.
Intanto, il ministro degli esteri canadese, Lester Pearson (vincitore per il Nobel per la pace, grazie alla sua mediazione nella crisi), ottenne l'invio di una forza militare di interposizione sotto l'egida dell'ONU (la prima dalla sua nascita), con lo scopo di "mantenere i confini in pace mentre si cercava un accordo politico".
Da un punto di vista politico, la crisi di Suez rappresentò un punto nodale nella costruzione di un'asse USA-Israele, facendo degli Stati Uniti il più stretto alleato dello stato ebraico, riducendo in maniera drastica il ruolo delle nazioni europee, che all'epoca del colonialismo avevano esercitato un'enorme influenza nell'area.
In un certo senso, segnò anche la fine simbolica dell'Impero Britannico, anche se in realtà era in declino da decenni, anche prima della seconda guerra mondiale. La crisi segnò anche il trasferimento del potere alle nuove superpotenze di Stati Uniti e Unione Sovietica.
L'incidente dimostrò anche la debolezza della NATO circa le consultazioni preliminari con gli alleati prima di usare la forza e la mancanza di pianificazione e cooperazione della NATO al di fuori del teatro europeo. Dal punto di vista del Generale Charles de Gaulle, gli eventi di Suez dimostrarono che in caso di reale bisogno, la Francia non doveva fare affidamento sugli alleati, in particolare gli USA, che potevano perseguire scopi differenti.
La crisi aumentò grandemente la posizione di Nasser all'interno del mondo arabo e aiutò a promuovere il panarabismo. Essa velocizzò il processo di decolonizzazione, in quanto le restanti colonie di Francia e Regno Unito divennero indipendenti negli anni seguenti. In reazione alla guerra, il governo egiziano espulse quasi 25.000 ebrei egiziani confiscandone le proprietà, e ne mandò all'incirca altri 1.000 in prigione o in campi di detenzione. D'altra parte, Suez fu l'ultima occasione nella quale gli USA dimostrarono un significativo scetticismo verso Israele e le sue politiche nei confronti dei vicini arabi, in seguito, particolarmente durante la presidenza di Lyndon B. Johnson, dimostrarono un completo (anche se non incondizionato) appoggio per Israele.
martedì 17 novembre 2020
#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 17 novembre.
Il 17 novembre 1869 fu inaugurato in Egitto il Canale di Suez.
Nessuno è mai riuscito a calcolare il prezzo di vite umane di quelle grandiose costruzioni dell'antichità che furono le piramidi d'Egitto. Si sa invece con sufficiente precisione quanti fellah, cioè proletari contadini egiziani, siano morti per fatica e malattia durante il taglio del Canale di Suez. Nel 1956, quando il canale venne nazionalizzato dall'Egitto, il Governo del Cairo rese nota la cifra, impressionante, di 120 mila vittime, il prezzo del progresso come lo si intendeva nell'Ottocento, quando i Paesi colonialisti poco si curavano delle perdite e delle sofferenze umane.
L'idea di un canale che congiungesse il Mediterraneo con il Mar Rosso non era nuova. Già i faraoni erano riusciti a collegare i due mari sfruttando i bracci del Nilo: un tortuoso corso d'acqua che rimase in funzione per oltre un millennio e mezzo, finché venne abbandonato alle sabbie del deserto. A riaprirlo per qualche tempo furono in seguito i soldati romani di Traiano, cui successero gli arabi del califfo Ibn el-Khattab nel settimo secolo dopo Cristo. Ma dopo il 1200 la zona venne conquistata dai Mamelucchi turchi, che non si curarono di difendere il canale. Questo rimase nuovamente interrato; e così lo trovarono i tecnici europei che, passata la prima metà dell'Ottocento, tornarono a occuparsi del problema.
In quell'epoca molti erano convinti che l'impresa fosse irrealizzabile perché, secondo le stime dei tecnici al seguito di Napoleone, fra il Mediterraneo e il Mar Rosso c'era una differenza di livello di nove metri. Fu facile dimostrare che i due mari erano alla stessa quota.
Per cominciare la gigantesca opera bisognò attendere che si fosse almeno in parte sopita la rivalità tra Francia e Inghilterra, che erano, con la Germania, le maggiori potenze europee. Gli inglesi non volevano il canale e si battevano per una semplice ferrovia; inoltre ritenevano che lo sforzo si sarebbe risolto in un enorme sperpero di denaro, senza alcun successo pratico. Anche i turchi appoggiavano gli inglesi, in parte per ragioni tecniche, in parte perché non volevano influenze francesi nella zona.
Ma Ferdinand Lesseps, che aveva iniziato la sua carriera come diplomatico, riuscì a far firmare un accordo. Parigi avrebbe fornito i tecnici, le macchine e i capitali necessari; l'Egitto avrebbe concesso la propria mano d'opera: quei fellah destinati a pagare molte volte con la vita il loro sforzo. I lavori andarono avanti fra tremende difficoltà: per 10 anni i progressi furono limitati. Nel 1865 un'epidemia di colera, portata dai pellegrini della Mecca, contribuì a decimare le file dei lavoratori, tanto che il Governo del Cairo ne sospese il reclutamento forzato. Gli egiziani vennero così rimpiazzati da italiani, slavi, spagnoli, greci, sempre con l'ostilità dichiarata della Gran Bretagna.
Per ultimare le opere bisognò attendere fino al 1869. In marzo fu abbattuto l'ultimo diaframma di terra e le acque del Mar Rosso si confusero con quelle del Mediterraneo. In novembre, il giorno 17, si ebbe finalmente l'inaugurazione ufficiale. Da Parigi arrivò l'imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III, che non sapeva di dover abdicare appena un anno dopo, in seguito alla rovinosa guerra con la Germania. Al fianco del corteo di cammelli cavalcava un signore in cilindro, montato su un purosangue arabo. Era Lesseps, il trionfatore. Fu scomodato, come si sa, anche il sommo Giuseppe Verdi, che per l'apertura del canale compose l'Aida, rappresentata al Cairo con enorme successo.
giovedì 7 agosto 2014
#Statue Famose: La #Sfinge di Giza #Egitto
| imm da gizzeta.it |
Fu scolpita in un affioramento di roccia naturale sulla lui base furono aggiunti alcuni blocchi di pietra in occasione delle numerose ristrutturazioni, a partire dalla XVIII dinastia.
martedì 22 maggio 2012
#Egitto #Faraone #Tutankamon #Dinastia:
| http://www.fondoambiente.it/Notizie-dal-Mondo/google-omaggio-allo-scopritore-di-tutankhamon.as |
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