Buongiorno, oggi è il 25 febbraio.
Il 25 febbraio 1954 Gamal Abdul Nasser diviene primo ministro dell'Egitto.
Gamal Abd el-Nasser nasce il 15 gennaio del 1918 ad Alessandria d'Egitto, da una famiglia di umili origini (il padre è un funzionario delle poste) proveniente da Beni Morr. Dopo aver studiato ad Asyut per due anni e a Khatatba per otto, durante gli studi secondari superiori inizia una prima attività politica, diventando presidente del Comitato dei liceali. Nel frattempo la vita l'ha già messo a dura prova: a otto anni perde la madre, e viene quindi inviato dallo zio materno Khalil al Cairo; poco dopo, però, torna dal padre, che nel frattempo si era risposato.
In qualità di guida del Comitato dei liceali, Nasser entra a far parte del movimento nazionalista che intende conquistare l'indipendenza dal Regno Unito. Il giovane Gamal viene ferito, a soli diciassette anni, nel corso di una manifestazione: un gendarme britannico esplode un colpo d'arma da fuoco che lo colpisce a una gamba. Entrato a far parte dell'Accademia Militare Egiziana nel 1937, Nasser, che nel frattempo si è laureato, viene presto nominato sottotenente, e come ufficiale dell'esercito prende parte alla Guerra arabo-israeliana che va in scena nel 1948: il conflitto nasce dalla volontà del popolo palestinese di ottenere una propria patria indipendente. Nasser si accorge immediatamente che il Paese e in particolare l'esercito risultano totalmente e clamorosamente impreparati, e tale constatazione non fa altro che aumentare i suoi sentimenti repubblicani.
Diventando sempre più leader dei dibattiti che hanno luogo nell'esercito, partecipa alla costituzione degli al-Dubbat al-Ahrar, i Liberi Ufficiali: un'organizzazione segreta che si trasformerà in breve tempo nel modello di riferimento della maggior parte dei movimenti clandestini del mondo arabo filo-repubblicani dopo la Seconda Guerra Mondiale. La monarchia egiziana viene abbattuta nella notte tra il 22 luglio e il 23 luglio del 1952, da un colpo di Stato. Mentre Re Faruq viene detronizzato e obbligato a fuggire in esilio, viene costituito un governo provvisorio, a capo del quale viene chiamato Muhammad Nagib, generale di origine nubiana che il 18 giugno del 1953 diviene ufficialmente il primo Presidente della Repubblica.
La presidenza di Nagib, tuttavia, dura poco, e già l'anno successivo egli è costretto a subire la pressione di Gamal Abd el-Nasser: diventato ormai colonnello e uomo forte del regime, il 19 ottobre firma un accordo con il Regno Unito relativo allo sgombero delle forze militari britanniche entro venti mesi (anche se la presenza di tecnici in prossimità del Canale di Suez viene confermata). La sottoscrizione di tale patto suscita la reazione veemente dei Fratelli Musulmani, organizzazione islamica cui il governo risponde in maniera energica tentando di indurre i suoi uomini a ribellarsi al proprio capo, cioè Hasan al-Hudaybi.
Dopo un attentato compiuto ai danni di Nasser, per il quale vengono ritenuti responsabili proprio i Fratelli Musulmani, l'organizzazione viene sciolta, e al-Hudaybi viene arrestato insieme ad altri dirigenti. Poco dopo, viene destituito Nagib, destinato agli arresti domiciliari. Al-Hudaybi, dapprima condannato a morte, riesce a veder commutata la propria pena nel carcere a vita.
Nasser viene ufficialmente eletto Presidente della Repubblica il 23 giugno del 1956, a poche settimane dall'adozione di una Costituzione di ispirazione socialista a carattere repubblicano. Uno dei suoi primi provvedimenti è quello di nazionalizzare la Compagnia del Canale di Suez, fino a quel momento di proprietà dei britannici e dei francesi. Tale decisione da un lato fa sì che l'Egitto possa conquistare l'indipendenza in maniera assoluta, e dall'altro fornisce a Regno Unito e Francia il destro per allestire una strategia militare contro lo Stato africano: all'operazione si unisce anche Israele, intervenuto dopo la minaccia di Nasser che è intenzionato a impedire il transito del Canale di Suez allo Stato ebraico.
Il conflitto si conclude con la conquista del Sinai e con il bombardamento del Cairo da parte delle truppe franco-britanniche, che il 5 novembre occupano la città di Port Said. La guerra viene interrotta unicamente grazie all'intervento degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica (qualcuno ipotizza addirittura che i sovietici abbiano minacciato un intervento nucleare nei confronti di Parigi e Londra), mentre il cessate il fuoco da parte dell'ONU comporta l'arrivo di truppe di pace nelle zone di guerra.
Nel mese di gennaio del 1958, per consolidare la propria sicurezza la Siria pretende di dare immediatamente inizio a un progetto di unificazione con l'Egitto. Nasce così la Repubblica Araba Unita, cui si aggiungono i territori dello Yemen che si sono ribellati, sotto la guida del colonnello Sallal, agli imam Yahya e Muhammad al-Badr. Tre anni dopo, tuttavia, la Siria manifesta l'intenzione di ripristinare la propria indipendenza: Nasser accoglie la richiesta senza opporsi.
Le sorti del nasserismo rimangono profondamente segnate dalla guerra del 1967. Una coalizione militare composta dall'Egitto e dalla Giordania fa sì che vengano impediti i passaggi marittimi in direzione di Israele, e favorisce il ritiro delle truppe dell'ONU. L'esercito egiziano, a dispetto delle minacce di Tel Aviv (la chiusura degli Stretti di Tiran alla navigazione avrebbe dato il la a un casus belli) il 5 giugno del 1967 non è in grado di respingere l'attacco subito nelle proprie basi dalle forze armate di Israele, che distruggono trecento aerei militari in un solo attacco, guidate dal generale Moshe Dayan, Capo di Stato Maggiore.
Israele, quindi, ingloba la parte rimanente della Palestina (cioè il territorio della Cisgiordania appartenente alla Giordania), la penisola del Sinai egiziana e le alture del Golan in Siria: insomma, raggiunge i propri obiettivi strategici e tattici velocemente grazie a una fruttuosa azione di accerchiamento, che permette a Tel Aviv di ottenere anche la Striscia di Gaza, territorio palestinese sotto il controllo dell'Egitto dal 1948. A dispetto della sconfitta militare di proporzioni enormi, Nasser non perde il sostegno della popolazione egiziana. Nel 1967 viene destituito, tuttavia, Abd al-Hakim Amer, amico di Nasser, ritenuto il primo colpevole della disastrosa condotta miliare dell'Egitto; poco dopo, si suiciderà.
Nel frattempo Nasser inizia a prendere sempre di più le distanze dagli Stati Uniti, a dispetto di una simpatia iniziale nei confronti di Washington dovuta all'intervento di Eisenhower nei confronti della sortita militare francese e britannica nel territorio del Canale. Il Cairo, in particolare, si rifiuta di prendere parte a uno schieramento incentrato sul Patto di Baghdad, di natura anti-sovietica, composto, oltre che dagli stessi Stati Uniti, dall'Iran, dalla Gran Bretagna, dalla Turchia e dall'Iraq.
La reazione americana è immediata, e gli Usa si oppongono fermamente al finanziamento che il Fondo Monetario Internazionale dovrebbe fornire a Nasser per costruire l'Alta Diga di Aswan: una struttura progettata fin dal 1952, da realizzare sul Nilo, che dovrebbe assicurare l'indipendenza energetica a uno Stato decisamente carente di idrocarburi, e al tempo stesso favorire la possibilità di bonificare i territori situati a ovest del fiume, dalle zone a sud di Aswan fino alla depressione di al-Qattara: in totale, centinaia di migliaia di chilometri quadrati.
La controreazione egiziana non si fa attendere: il Cairo chiama in causa l'Unione Sovietica che, naturalmente, fiutando l'opportunità strategica e politica, offre il finanziamento all'Egitto. La situazione, quindi, viene parzialmente riportata alla normalità da Nasser per mezzo delle armi fornite dall'Unione Sovietica: nel luglio del 1969 prende il via una cosiddetta guerra d'attrito con Tel Aviv, che se non altro riesce a mantenere forte lo spirito nazionalistico e patriottico degli egiziani.
L'esperienza politica di Nasser, tuttavia, sembra ormai al tramonto, segnata in maniera innegabile dalla catastrofe - sia politica che militare - andata in scena nel 1967. Il regime, inoltre, dimostra di sopportare con difficoltà sempre maggiori il dibattito interno, pur vivace nei primi tempi, come dimostra la repressione attuata nei confronti dei Fratelli Musulmani.
Gran Maestro dell'Ordine del Nilo, Gran Maestro dell'Ordine al Merito e Gran Maestro dell'Ordine della Repubblica, Gamal Abd el-Nasser muore il 28 settembre del 1970 a causa di un attacco di cuore che lo sorprende mentre si trova nella sua residenza presidenziale: il suo funerale vede la partecipazione di milioni di egiziani commossi, mentre il suo posto viene preso da Anwar al-Sadat, già vice-presidente della Repubblica, che con Nasser era stato membro dei Liberi Ufficiali. Nel corso della sua carriera politica, Nasser è stato insignito anche delle cariche di Eroe dell'Unione Sovietica, Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Oro e Ordine di Lenin.
Cerca nel web
Visualizzazione post con etichetta Sinai. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sinai. Mostra tutti i post
venerdì 25 febbraio 2022
venerdì 29 ottobre 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 29 ottobre.
Il 29 ottobre 1956 inizia la cosiddetta "crisi di Suez", quando le truppe israeliane invadono il Sinai e respingono le forze egiziane al di là del canale.
Nel luglio del 1956 Abdel Nasser, salito alla guida dell'Egitto con un colpo di stato, decretò la nazionalizzazione del canale di Suez, vietandone il passaggio alle navi israeliane.
La nazionalizzazione del canale, però, ebbe ripercussioni a livello internazionale ben più gravi: Gran Bretagna e Francia, che dalla fine del diciannovesimo secolo (cioè dalla caduta dell'Impero Ottomano), nonostante l'indipendenza dell'Egitto, avevano un forte controllo sugli scambi commerciali nello stretto, furono costrette a lasciare la regione.
Israele, quindi si rivelò essere un ottimo alleato: tre mesi dopo, infatti, lo stato ebraico invase la Striscia di Gaza e la penisola del Sinai avanzando verso il canale, mentre le nazioni europee iniziarono a bombardare l'Egitto, costringendolo a riaprire lo stretto.
La crisi nel canale di Suez ebbe ripercussioni internazionali ancora più grandi, nel momento in cui si inserì nelle tensioni tra il blocco comunista, che si schierò a favore dell'Egitto, e gli Stati Uniti in un primo momento schierati accanto alle nazioni europee.
Per l'inizio del 1957 tutte le truppe israeliane si erano ritirate dal Sinai. Il timore di un'improvvisa escalation delle operazioni militari, infatti, spinse gli USA a frenare l'avanzata bellica di Regno Unito e Francia.
Intanto, il ministro degli esteri canadese, Lester Pearson (vincitore per il Nobel per la pace, grazie alla sua mediazione nella crisi), ottenne l'invio di una forza militare di interposizione sotto l'egida dell'ONU (la prima dalla sua nascita), con lo scopo di "mantenere i confini in pace mentre si cercava un accordo politico".
Da un punto di vista politico, la crisi di Suez rappresentò un punto nodale nella costruzione di un'asse USA-Israele, facendo degli Stati Uniti il più stretto alleato dello stato ebraico, riducendo in maniera drastica il ruolo delle nazioni europee, che all'epoca del colonialismo avevano esercitato un'enorme influenza nell'area.
In un certo senso, segnò anche la fine simbolica dell'Impero Britannico, anche se in realtà era in declino da decenni, anche prima della seconda guerra mondiale. La crisi segnò anche il trasferimento del potere alle nuove superpotenze di Stati Uniti e Unione Sovietica.
L'incidente dimostrò anche la debolezza della NATO circa le consultazioni preliminari con gli alleati prima di usare la forza e la mancanza di pianificazione e cooperazione della NATO al di fuori del teatro europeo. Dal punto di vista del Generale Charles de Gaulle, gli eventi di Suez dimostrarono che in caso di reale bisogno, la Francia non doveva fare affidamento sugli alleati, in particolare gli USA, che potevano perseguire scopi differenti.
La crisi aumentò grandemente la posizione di Nasser all'interno del mondo arabo e aiutò a promuovere il panarabismo. Essa velocizzò il processo di decolonizzazione, in quanto le restanti colonie di Francia e Regno Unito divennero indipendenti negli anni seguenti. In reazione alla guerra, il governo egiziano espulse quasi 25.000 ebrei egiziani confiscandone le proprietà, e ne mandò all'incirca altri 1.000 in prigione o in campi di detenzione. D'altra parte, Suez fu l'ultima occasione nella quale gli USA dimostrarono un significativo scetticismo verso Israele e le sue politiche nei confronti dei vicini arabi, in seguito, particolarmente durante la presidenza di Lyndon B. Johnson, dimostrarono un completo (anche se non incondizionato) appoggio per Israele.
Il 29 ottobre 1956 inizia la cosiddetta "crisi di Suez", quando le truppe israeliane invadono il Sinai e respingono le forze egiziane al di là del canale.
Nel luglio del 1956 Abdel Nasser, salito alla guida dell'Egitto con un colpo di stato, decretò la nazionalizzazione del canale di Suez, vietandone il passaggio alle navi israeliane.
La nazionalizzazione del canale, però, ebbe ripercussioni a livello internazionale ben più gravi: Gran Bretagna e Francia, che dalla fine del diciannovesimo secolo (cioè dalla caduta dell'Impero Ottomano), nonostante l'indipendenza dell'Egitto, avevano un forte controllo sugli scambi commerciali nello stretto, furono costrette a lasciare la regione.
Israele, quindi si rivelò essere un ottimo alleato: tre mesi dopo, infatti, lo stato ebraico invase la Striscia di Gaza e la penisola del Sinai avanzando verso il canale, mentre le nazioni europee iniziarono a bombardare l'Egitto, costringendolo a riaprire lo stretto.
La crisi nel canale di Suez ebbe ripercussioni internazionali ancora più grandi, nel momento in cui si inserì nelle tensioni tra il blocco comunista, che si schierò a favore dell'Egitto, e gli Stati Uniti in un primo momento schierati accanto alle nazioni europee.
Per l'inizio del 1957 tutte le truppe israeliane si erano ritirate dal Sinai. Il timore di un'improvvisa escalation delle operazioni militari, infatti, spinse gli USA a frenare l'avanzata bellica di Regno Unito e Francia.
Intanto, il ministro degli esteri canadese, Lester Pearson (vincitore per il Nobel per la pace, grazie alla sua mediazione nella crisi), ottenne l'invio di una forza militare di interposizione sotto l'egida dell'ONU (la prima dalla sua nascita), con lo scopo di "mantenere i confini in pace mentre si cercava un accordo politico".
Da un punto di vista politico, la crisi di Suez rappresentò un punto nodale nella costruzione di un'asse USA-Israele, facendo degli Stati Uniti il più stretto alleato dello stato ebraico, riducendo in maniera drastica il ruolo delle nazioni europee, che all'epoca del colonialismo avevano esercitato un'enorme influenza nell'area.
In un certo senso, segnò anche la fine simbolica dell'Impero Britannico, anche se in realtà era in declino da decenni, anche prima della seconda guerra mondiale. La crisi segnò anche il trasferimento del potere alle nuove superpotenze di Stati Uniti e Unione Sovietica.
L'incidente dimostrò anche la debolezza della NATO circa le consultazioni preliminari con gli alleati prima di usare la forza e la mancanza di pianificazione e cooperazione della NATO al di fuori del teatro europeo. Dal punto di vista del Generale Charles de Gaulle, gli eventi di Suez dimostrarono che in caso di reale bisogno, la Francia non doveva fare affidamento sugli alleati, in particolare gli USA, che potevano perseguire scopi differenti.
La crisi aumentò grandemente la posizione di Nasser all'interno del mondo arabo e aiutò a promuovere il panarabismo. Essa velocizzò il processo di decolonizzazione, in quanto le restanti colonie di Francia e Regno Unito divennero indipendenti negli anni seguenti. In reazione alla guerra, il governo egiziano espulse quasi 25.000 ebrei egiziani confiscandone le proprietà, e ne mandò all'incirca altri 1.000 in prigione o in campi di detenzione. D'altra parte, Suez fu l'ultima occasione nella quale gli USA dimostrarono un significativo scetticismo verso Israele e le sue politiche nei confronti dei vicini arabi, in seguito, particolarmente durante la presidenza di Lyndon B. Johnson, dimostrarono un completo (anche se non incondizionato) appoggio per Israele.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Cerca nel blog
Archivio blog
-
▼
2026
(255)
-
▼
settembre
(11)
- 33 anni di Amico Rom
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
-
▼
settembre
(11)

