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martedì 2 dicembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


Buongiorno, oggi è il 2 dicembre.

Il 2 dicembre 1852 Napoleone III diventa imperatore dei francesi.

Carlo Luigi Napoleone nasce a Parigi il 20 aprile 1808, anno nefasto per lo zio Napoleone I in quanto segna l'inizio, con la campagna di Spagna, dello sgretolamento dell'impero.

Terzogenito di Luigi Bonaparte, re d'Olanda, e di Ortensia di Beauharnais, ancora bambino viene portato in Svizzera dalla madre in conseguenza della caduta dell'impero. Qui frequenta ambienti vicini alla Rivoluzione francese e ne assimila le idee.

Nel 1830 è a Roma dove aderisce alla carboneria antipontificia, ma un'efficace repressione lo costringe alla fuga; si sposta in Romagna, dove replica l'esperienza carbonara ed è nuovamente obbligato a partire; nel 1831 ripara in Francia, ma anche da qui è costretto ad allontanarsi perché Luigi Filippo, "il re borghese" ed antibonapartista non tollera i suoi espliciti programmi di ascesa al trono (aspirazione peraltro legittimata dalla morte di suo fratello maggiore); nel 1836 viene mandato in esilio negli Stati Uniti, ma l'anno successivo rientra in Europa e riprende i suoi piani di conquista del potere.

Nel 1840 viene arrestato e condannato al carcere a vita, ma nel 1846 riesce ad evadere. Si trova quindi in libertà quando scoppia la rivoluzione del febbraio 1848, ed egli può, dall'Inghilterra dove si era rifugiato, precipitarsi nuovamente in Francia. Grazie al nuovo regime repubblicano, può candidarsi ed essere eletto nell'Assemblea Costituente che, nel dicembre dello stesso anno, lo elegge Presidente della Repubblica Francese.

Fra le prime iniziative intraprese, nel nuovo ruolo, vi è quella della restaurazione pontificia a Roma, dove era stata proclamata la Repubblica, a guida del triumvirato Mazzini, Armellini e Saffi: l'intervento francese consente al papa Pio IX di rientrare a Roma, il 12 aprile 1850, ed a Napoleone III di assicurarsi per circa vent'anni una notevole influenza sulla politica romana.

Trascorsi appena tre anni dall'insediamento, ricalcando le orme dello zio, nel 1851 dichiara decaduta l'Assemblea e, sostenuto dal clero, dalla borghesia e dalle forze armate, si avvia alla proclamazione dell'impero assumendo il 2 dicembre 1852 il nome di Napoleone III. Del grande avo, che egli considera un mito, replica lo stile di governo: limitazioni alla libertà di stampa e stato di polizia. Quanto alla politica estera, ne coltiva le stesse mire imperialistiche. L'anno successivo sposa Eugenia Maria di Montijo.

Nel 1856, con Gran Bretagna e Piemonte, prende parte alla spedizione in Crimea - tesa a contrastare le mire espansionistiche della Russia verso la Turchia - che si conclude con la pace di Parigi, nel 1858. Nello stesso anno, coinvolto da Cavour, sottoscrive con lo stesso i patti di Plombieres, in virtù dei quali prende parte alla seconda guerra d'indipendenza contro l'Austria: nei reali intendimenti di Napoleone III vi è quello di riprendere potere in Italia, ma la piega che ad un certo punto rischia di assumere il conflitto, con la sua estensione ad altre potenze europee, lo induce a promuovere un armistizio con l'Austria che ponga fine alla guerra. L'accordo viene stipulato a Villafranca, l'11 luglio del 1859.

Nel 1861, in seguito ad una posizione ostile assunta dal Messico nei confronti di Francia, Spagna ed Inghilterra, si determina, dietro sua iniziativa, un'alleanza fra le tre potenze che invadono con successo lo Stato d'oltreoceano e vi insediano un sovrano amico (soprattutto della Francia): Massimiliano d'Asburgo, con il titolo di imperatore del Messico. Ma l'intervento degli Stati Uniti e l'esplicita richiesta alla Francia di ritiro delle truppe - richiesta prontamente accolta - determina la caduta di Massimiliano ed un epilogo drammatico dell'intera vicenda.

Intanto in Europa va crescendo l'influenza diplomatica e la potenza militare della Prussia: un dissidio sorto intorno al trono di Spagna è causa - o pretesto - per un nuovo conflitto. Napoleone III, con un'opposizione interna sempre più vasta ed agguerrita, ed un calo notevole del suo prestigio all'estero, dichiara guerra alla Prussia, sancendo in questo modo il proprio definitivo declino.

Sconfitto più volte, imprigionato dopo una disastrosa disfatta a Sedan, nella battaglia del 2 settembre 1870, viene incarcerato nel castello di Wilhelmshohe. Da qui, dopo la proclamazione della nuova Repubblica e la dichiarazione di decadenza della dinastia napoleonica, Napoleone III è lasciato partire per l'Inghilterra, a Chislehurst, dove muore il 9 gennaio 1873, all'età di 65 anni.

In origine fu sepolto a Chislehurst, presso la chiesa cattolica di Santa Maria; tuttavia, dopo che suo figlio, ufficiale dell'esercito del Regno Unito, morì nel 1879 combattendo contro gli Zulu in Sud Africa, Eugenia decise di costruire un monastero e una cappella per le spoglie del marito e del figlio: così, nel 1888, Napoleone e il figlio furono definitivamente traslati nella cripta imperiale nell'Abbazia di San Michele a Farnborough, nella contea dello Hampshire nel Regno Unito.

Tra una guerra e l'altra è riuscito a dare, probabilmente, il meglio di sé in una produzione letteraria di un certo interesse: la sua opera più importante è una "Vita di Giulio Cesare". Fra i tanti avversari politici ne annovera uno del calibro di Victor Hugo che gli dedica la definizione, rimasta celebre, di "Napoleon le petit". 

domenica 28 luglio 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 luglio.
Il 28 luglio 1794 Louis Antoine de Saint Just viene ghigliottinato insieme a Robespierre.
Louis-Antoine-Léon Saint-Just (1767-1794), figlio di un capitano di cavalleria, studiò dapprima al collegio degli oratoriani a Soissons e poi, dopo un breve periodo in un istituto di correzione per essere scappato di casa con l’argenteria della madre, si iscrisse alla facoltà di legge a Reims, dove si laureò nel 1788.
Nel 1790, cominciò a dedicarsi attivamente alla vita politica, e venne nominato colonnello della guardia nazionale di Blérancourt. Nell’agosto di quell’anno entrò anche in contatto epistolare con Robespierre.
Fino al novembre 1792 non si sa quasi nulla di lui, tranne che nel settembre 1792 venne eletto dal suo dipartimento nella Convenzione. Fra novembre e dicembre apparve appunto come oratore e nei suoi primi discorsi chiese la condanna di Luigi XVI. Nei mesi seguenti si pronunciò sulla riorganizzazione dell’esercito, che auspicava fosse democratico e subordinato all’assemblea, e contro il nuovo progetto di Costituzione di Condorcet, in cui non vedeva assicurata una stretta dipendenza del potere esecutivo da quello legislativo e di cui, inoltre, condannava il federalismo. Nel breve periodo (poco più di un anno) nel quale esercitò funzioni di governo, si dimostrò tutto preso da un unico, predominante problema, quello di garantire l’unità nazionale nel quadro della repubblica democratica.
Da allora aveva assunto una posizione di primo piano, apparendo il più stretto collaboratore di Robespierre, e a lui infatti furono affidati i compiti più difficili e più delicati, come la proposta alla Convenzione, in nome del comitato di salute pubblica, di un decreto sui mezzi per indennizzare la povera gente, che sosteneva la Rivoluzione, con i beni dei nemici della Francia.
Saint-Just ebbe ancora un ruolo importante nella difesa del territorio nazionale dallo straniero, con le sue missioni alle armate del Reno e del nord (gennaio-febbraio e aprile-maggio 1794) e infine alle frontiere del nord e dell’est (giugno 1794). Riuscì a risollevare il morale delle truppe e a condurle alla vittoria, tra cui la più importante fu quella di Fleurus (26 giugno 1794). Anche lui fu travolto nel crollo della “Montagna” e il 28 luglio 1794, dopo che aveva tentato, il giorno prima, di parlare alla Convenzione in difesa di Robespierre, fu ghigliottinato insieme a lui.

domenica 21 gennaio 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 gennaio.
Il 21 gennaio 1793 re Luigi XVI viene ghigliottinato a Parigi in Piazza della Rivoluzione (oggi Place de la Concorde).
Luigi XVI nasce a Versailles il 23 agosto 1754 dal delfino di Francia, il principe Luigi e da Maria Giuseppina di Sassonia. Il nonno è il re Luigi XV che il piccolo Luigi nel 1774 sostituirà sul trono di Francia. L'infanzia trascorre serena attraverso i cerimoniali di corte e l'istruzione dovuta ad un bambino del suo rango che doveva studiare grammatica, storia, geografia, lingue e latino, oltre ai fondamenti di politica internazionale e di economia. Il padre muore nel 1765 quando Luigi ha undici anni e nove anni dopo muore anche il nonno.
Luigi ha vent'anni quando sposa Maria Antonietta d'Austria con la quale instaura un rapporto non facile, dovuto al suo disinteresse e alla sua apatia che ne mostrano subito la fiacchezza di carattere. Il suo compito, delicato e complesso, in un'epoca di crisi economica lo mette di fronte a difficili decisioni che spesso non riesce a prendere. Il regno ha bisogno di riforme ma Luigi XVI non riesce ad appoggiare, con la dovuta energia, i suoi governi ed in particolare i ministri delle finanze Turgot e Necker che avevano approntato riforme necessarie a contenere gli sprechi legati ai privilegi delle corte e dell'aristocrazia.
Malgrado sia lui a dare ordine di riaprire il Parlamento chiuso dal nonno nel 1771, la sua debolezza nella dialettica instaurata con i deputati mette l'istituzione monarchica in cattiva luce. La monarchia, che in seguito gli storici hanno in parte rivalutato, soprattutto nelle intenzioni mal realizzate del re, riaccende speranze quando Luigi decide di richiamare al governo il ministro Necker, nell'agosto del 1788 convocando anche gli Stati Generali, nella totale crisi economica e finanziaria dello Stato e con il compito di portare a termine la riforma monetaria. Ma la sua cronica indecisione gli fa fare degli errori, soprattutto nei confronti del Terzo stato che proclama il voto individuale. Questo errore è una delle cause della Rivoluzione.
L'11 luglio del 1789 Necker viene licenziato e questo provoca la presa della Bastiglia. Nelle settimane successive il re rifiuta di controfirmare la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e di dare avvio alla riforma del regime aristocratico con l'abolizione dei feudi. Questo fa aumentare il malcontento popolare che si sviluppa i primi di ottobre del 1789. A questo punto la monarchia rischia di scivolare verso la controrivoluzione, cosa che il re a differenza dei suoi fratelli, il Conte di Provenza e il Conte d'Artois, non vuole che accada. Tuttavia i tentativi dei liberali di far approvare riforme più libertarie non trovano appoggio nella corte e nello stesso monarca.
Il re incapace di prendere una posizione coraggiosa decide per la fuga, il 25 giugno del 1791, facendo sprofondare la monarchia nel ridicolo e nel dileggio. Costretto al giuramento alla Costituzione del 13 settembre 1791, riprende le sue funzioni che nel frattempo erano state sospese. Di fatto il re è agli arresti domiciliari.
Il suo ruolo è in bilico e decide di appoggiare la guerra contro l'Austria nella speranza che l'esercito rivoluzionario perda e avvenga una restaurazione della monarchia. Nel frattempo l'Assemblea legislativa approva una serie di misure eccezionali che il re non controfirma con la conseguenza di far precipitare gli eventi. Il 13 agosto del 1792 il re viene arrestato con l'accusa di cospirare con gli austriaci e il 21 settembre l'Assemblea nazionale dichiara la Francia una Repubblica.
Dopo due mesi, il 13 novembre, si apre il processo al monarca che si difende con maggior forza di quella che mette durante il suo regno, tuttavia viene condannato a morte con 387 voti a favore e 334 per la detenzione. Il 21 gennaio 1793 Re Luigi XVI di Francia viene ghigliottinato in piazza della Rivoluzione a Parigi.
 La moglie, Maria Antonietta, lo seguì sulla ghigliottina il 16 ottobre 1793. Per l'esecuzione fu seguito il medesimo cerimoniale utilizzato per il marito.
I resti dei sovrani, come quelli di altri decapitati, furono cosparsi di calce viva e tumulati in una fossa comune del vecchio Cimitero della Madeleine. Il fratello, Luigi XVIII, una volta diventato re, nel gennaio 1815 fece riesumare i resti di Luigi XVI seppellendoli poi nella Basilica di Saint-Denis, assieme a quelli della moglie Maria Antonietta. Il 21 gennaio 1815, giorno in cui cadeva il ventiduesimo anniversario dalla morte del re, avvenne una solenne processione sino all'abbazia di Saint-Denis, dove Luigi XVI e Maria Antonietta furono inumati, e dove venne eretto un sepolcro; su parte del cimitero della Madeleine Luigi XVIII fece costruire una cappella espiatoria, accanto alla Chiesa della Madeleine. In Francia si sviluppò in seguito un certo culto del "re martire" e della "regina martire".
A differenza di quanto avvenuto con i Romanov, riabilitati ufficialmente dalla Corte suprema russa e canonizzati dalla Chiesa ortodossa, Maria Antonietta e Luigi XVI non sono, però, mai stati simbolicamente "assolti" dall'accusa di tradimento da parte dei tribunali francesi moderni, sebbene le condanne furono implicitamente cancellate già con la restaurazione di Luigi XVIII, che punì con l'esilio (legge contro i regicidi del 1816) i membri della Convenzione ancora vivi tra quelli che votarono la decapitazione dei sovrani (tra essi Jacques-Louis David e Emmanuel Joseph Sieyès).

mercoledì 20 settembre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 settembre.
Il 20 settembre 1793 viene approvato in Francia il nuovo Calendario della Rivoluzione.
Uno degli effetti del movimento culturale generato dalla rivoluzione francese fu il più grande tentativo di razionalizzazione e di semplificazione della storia umana.
Il frutto più noto è il sistema metrico decimale che, pur con molte traversie, è sopravvissuto ed è diventato di uso quasi universale.
Attualmente solo gli USA e la Birmania non lo hanno adottato, ma tutti lo usano in campo tecnico-scientifico.
La riforma nel campo dei pesi e delle misure impostata dalla rivoluzione francese mediante il sistema metrico decimale fu estesa anche al calendario.
Il calendario rivoluzionario, o repubblicano, fu approvato nel 1793 e rimase in vigore per dodici anni, fino al primo gennaio 1806.
Ii nuovo calendario stabiliva che il primo giorno dell'anno fosse il 22 settembre partendo dal 1792, data della proclamazione della repubblica.
Il calendario progettato da una commissione della quale facevano parte illustri matematici come il Lagrange e il Monge, riprendeva il modello dell'antico calendario egizio tuttora usato dai Copti; dodici mesi di uguale durata (30 giorni) ai quali si aggiungono 5 giorni complementari (6 negli anni bisestili).
I 12 mesi erano divisi in 4 stagioni: vendemmiaio, brumaio e frimaio per l'autunno, nevoso, piovoso e ventoso per l'inverno, germinale, floreale e pratile per la primavera e messidoro, fruttidoro e termidoro per l'estate; il nome dei mesi appartenenti alla stessa stagione è volutamente simile.
Dato che il periodo di uso del calendario non è stato abbastanza lungo, venne abrogato nel 1806 o anno XIV, alcune caratteristiche non sono mai state completamente precisate
Queste sono le possibili ipotesi:
    Considerare sestili gli anni divisibili per 4 o per 400 ma non per 100
    Considerare sestili gli anni divisibili per 4 ma non per 128
    Allineare anni sestili del calendario repubblicano a quelli bisestili del calendario gregoriano a partire dall'anno XX
Gli anni del calendario sono indicati in cifre romane vicino al mese in lingua italiana.
I giorni complementari sono aggiunti a fine Fruttidoro - 5 giorni (6 per gli anni bisestili)
Il tentativo di riformare il calendario introducendone uno completamente nuovo si concluse in un fallimento prima ancora del ritorno dei Borboni, fu infatti abrogato da Napoleone il 31 Dic 1805 (10 Nevoso 14).
Dal 1 Gen 1806 fu quindi ripristinato il calendario gregoriano.
I nomi dei mesi sono nuovi e ispirati al linguaggio agricolo-meteorologico. Il primo giorno dell'anno è per definizione quello nel quale cade l'equinozio di Autunno.
La riforma si spinse fino ad abolire la settimana a favore della decade (ogni mese ha esattamente tre decadi) e a introdurre un sistema di ore decimali (ogni giorno ha dieci ore di cento minuti e ogni minuto cento secondi decimali).
Insieme al nuovo calendario fu introdotta anche una nuova era , l'era della rivoluzione con inizio al 22 Set 1792, giorno dell'equinozio di autunno dell'anno in cui fu proclamata la repubblica.
L'anno è suddiviso in 12 mesi di 30 giorni ciascuno, più un periodo, a fine anno, di 5 giorni complementari (6 giorni se l'anno è bisestile).
Il capodanno fu spostato al 22 Vendemmiao, ma poteva avvenire il 22, 23 o il 24 (del Settembre gregoriano) ed era deciso, ogni anno, dagli astronomi dell'Osservatorio Astronomico di Parigi, nel momento esatto in cui si verifica l'equinozio di autunno.
Ogni giorno della decade ha il nome
    PRIMDI
    DUODI
    TRIDI
    QUARTIDI
    QUINTIDI
    SEXTIDI
    SEPTIDI
    OCTIDI
    NONIDI
    DECADI
Il giorno di fine decade (DECADI) è considerato festivo (ex domeniche), i giorni complementari (SANS-CULOTTIDES), sempre festivi ma che non rientrano nel calcolo delle decadi sono:
    PREMIERE COMPLEMENTAIRE (Giorno della Virtu')
     SECOND COMPLEMENTAIRE (Giorno del Genio)
    TROISIEME COMPLEMENTAIRE (Giorno del Lavoro)
    QUATRIEME COMPLEMENTAIRE (Giorno dell'Opinione)
    CINQUIEME COMPLEMENTAIRE (Giorno delle Ricompense)
    JOUR DE LA REVOLUTION / FRANCIADE (solo anno bisestile)
Ogni giorno è composto da 10 ore; ogni ora è a sua volta, divisa in decimi ed in centesimi.
Ogni ora repubblicana corrisponde a precedenti 2 ore e 24 minuti.
Dal Calendario vennero estromessi tutti i riferimenti ai santi o qualsiasi ricorrenza religiosa.

mercoledì 9 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 9 marzo.
Il 9 marzo 1796 Napoleone Bonaparte sposa Josephine di Beauharnais.
Giuseppina nacque il 23 giugno 1763 in una piantagione (Le Sanois) vicino al borgo dei Trois—Ilets nell’isola della Martinica, un’isola dal clima meraviglioso e dalla vegetazione lussureggiante, scoperta nel 1502 da Colombo nel corso del suo quarto ed ultimo viaggio.
Il padre di Giuseppina si chiamava Joseph-Gaspard Tascher de la Pagerie, era tenente dell’artiglieria costiera e figlio di Gaspard- Joseph che era di antica e squattrinata nobiltà orleanese, giunto nell’isola già nel 1726. La madre si chiamava Rose-Claire des Vergers de Sanois - proprietaria della piantagione - la quale si era unita in matrimonio il 9 novembre 1761 con Joseph - Gaspard portando una dote di diciottomila lire in contanti, la piantagione e rendite future.
Giuseppina fu la prima delle loro tre figlie e aveva i nomi di Marie-Joseph-Rose, ma fu chiamata Joséphine e familiarmente “Yeyette” (corruzione di Rosette). Le altre due figlie furono Catherine-Desirée e Marie-Francoise. Prima della nascita di Giuseppina, il 13 maggio 1757 era sbarcato alla Martinica il cavaliere Francois de Beauharnais, comandante di squadra della marina francese e orleanese come il padre di Giuseppina.
Fu nominato governatore e luogotenente generale delle varie isole della zona, tra le quali la Martinica.
Le due famiglie - quella del governatore e quella originaria di Giuseppina -si frequentarono e una delle sorelle del padre di Giuseppina, Marie-Euphémie-Desirée, all’età di diciotto anni divenne dama di compagnia della moglie del governatore ed amante di costui, il quale dopo la conquista da parte di una squadra navale inglese dell’isola di Guadalupa nel marzo 1759, fu rimpatriato e sostituito nel comando.
Tornato in Francia nell’aprile del 1761, egli si divise dalla moglie e sposò dopo vari anni, nel 1796, l’amante, zia di Giuseppina.
Ottenne peraltro una pensione dal re e il titolo di marchese di La Ferté-Beauhamais.
Giuseppina era una creola perché nata in colonia da genitori europei.  Il conte di Montgaillard, ufficiale della guarnigione alla Martinica, che conobbe Giuseppina quando costei aveva 14 anni, disse che “possedeva in alto grado quei vantaggi esteriori e quelle arti di riuscir gradita che cattivano gli omaggi, che seducono gli animi e fanno vacillare i cuori; la natura l’aveva dotata di molte attrattive. Senza essere bella e neppure graziosa, si faceva notare per un fascino, un’espressione del volto da cui era difficile difendersi.Vi era voluttà e grazia indefinibile nel suo sguardo, che carezzava, giungeva all’anima,soprattutto parlava ai sensi. La sua figura era quella delle ninfe; tutta la persona portava l’impronta della vivacità, della mollezza, dell’abbandono che solo le creole sanno unire nel passo, nei modi, nel tono della voce, fino nei silenzi. Giuseppina era per natura buona, stordita, sconsiderata, di una civetteria sorprendente, di una leggerezza di gusti e di sentimenti che non sopportava contraddizioni”.
Francois de Beauhamais ebbe due figli, Francois e Alessandro. Il primo ebbe il titolo di marchese trasmessogli dal padre. Alessandro assunse il titolo nobiliare di “visconte” anche se non spettategli perché era un semplice cavaliere.
Per accordi tra le famiglie, Alessandro e Giuseppina si sposarono il 13 dicembre 1779 in Francia a Noisy-le-Grande.
Giuseppina era giunta dalla Martinica in Francia, a Brest, il 12 ottobre 1779. Alessandro avrebbe dovuto sposare Catherine Desirée,sorella di Giuseppina, ma ella mori di febbre. La minore delle tre, Marie-Francoise, rifiutò le nozze e pertanto unica candidata rimase Giuseppina, la maggiore. Quando si unirono in matrimonio, Alessandro aveva diciannove anni e Giuseppina sedici. Giuseppina divenne così la “viscontessa di Beauhamais”. Ebbero due figli, Eugenio ed Ortensia, ma il loro non fu un matrimonio felice. Eugenio fu un brillante e valoroso ufficiale e divenne poi, per nomina di Napoleone, Viceré d’Italia. Ortensia fu una donna amabile, dolce e anche bella. Fu la madre di Napoleone III. Nelle sue memorie narrò che una vecchia negra aveva predetto alla madre Giuseppina, prima delle nozze di costei con Alessandro de Beauhamais, che avrebbe avuto un destino straordinario con due matrimoni fuori dalla colonia, che il secondo marito l’avrebbe portata tanto in alto che sarebbe divenuta più che regina ma che avrebbe dovuto temere un prete il quale avrebbe cercato di perderla. Il prete fu ravvisato poi in Talleyrand.
Alessandro, dopo un breve periodo, trascurò la moglie frequentando la bella società senza di lei. Era un gran ballerino. Tornò poi nel mar dei Caraibi senza Giuseppina, però insieme a Laure de Girardin vedova Longpré che era stata sua amante, per cercare gloria militare nella guerra d’America, ma non ebbe fortuna.
Alessandro e Giuseppina si separarono il 4 marzo 1785. Giuseppina intanto si era ritirata per quindici mesi nel convento di Pentemont a Parigi e poi, dopo la separazione, tornò alla Martinica con la figlia Ortensia nel giugno 1788.
Dopo un anno sopravvenne la Rivoluzione in Francia che ebbe contraccolpi l’anno seguente anche nelle isole dei Caraibi.
Vi fu una rivolta e Giuseppina fuggì su di una fregata alla volta della Francia. Il viaggio fu avventuroso perché la nave si arenò in Africa e Giuseppina poté raggiungere Tolone il 29 ottobre 1790.
Nel frattempo Alessandro era tornato in Francia. Egli e il fratello maggiore Francois erano stati eletti a rappresentare la nobiltà agli Stati Generali del 1789, Francois a Parigi e Alessandro a Blois. Alessandro fu uno dei 47 membri della nobiltà che nella seduta del giuramento della Pallacorda avevano votato l’unione con il terzo stato (20 giugno ‘1789) e il 4 agosto 1789 uno di quelli che votarono la rinuncia ai diritti feudali.
Al momento dell’arresto del re Luigi XVI a Varennes (giugno 1791), Alessandro era presidente dell’Assemblea Costituente.
Poiché la rielezione dei suoi membri era vietata dalla stessa Costituente, Alessandro tornò alle armi, da dove si era allontanato. Fece una rapida carriera, divenendo definitivamente generale il 30 maggio 1793. Rifiutò la carica di ministro della guerra un mese dopo. Fu la sua rovina. Infatti, incaricato dalla Convenzione di sbloccare Magonza assediata, non riuscì a giungere in tempo per rompere l’assedio : il 28 luglio 1793 Magonza si era arresa alle truppe prussiane.
Alessandro presentò le sue dimissioni, ma arrestato con ordine del 12 ventoso (2 marzo) 1794, venne giudicato colpevole il 4 termidoro dello stesso anno (22 luglio) e ghigliottinato sulla Place du Trone renversé il giorno dopo.
Nel frattempo Giuseppina era rinchiusa nel carcere dei Carmini ove seppe della morte del marito il 27 luglio. Fu liberata il 6 agosto 1794 per interessamento del generale Lazare Louis Hoch, liberato due giorni prima, da lei conosciuto in carcere e del quale -si dice - era stata amante.
Nell’ottobre 1795 avvenne l’incontro tra Napoleone ed Eugenio, il figlio di Giuseppina, perché questi aveva chiesto un favore al generale : quello di poter conservare la sciabola del padre, le armi del quale erano state tutte sequestrate. Durante il colloquio, Napoleone, ben impressionato dal giovane, manifestò il desiderio di conoscere la sua famiglia. Egli aveva già notato Giuseppina durante le viste che costei faceva alla casa di Barras, tra la società del Direttorio, e narra la figlia Ortensia che durante un pranzo svoltosi il 21 gennaio 1796 al palazzo del Lussemburgo, mentre ella era seduta tra la madre e Napoleone, costui “si buttava sempre avanti con tanta vivacità e perseveranza da infastidirmi”. Si era innamorato della graziosa creola. “Era la sua prima passione - a quanto pareva - ed egli la senti con tutta l’energia del suo carattere” , secondo quanto lasciò scritto Marmont, che divenne poi uno dei Marescialli dell’Impero. Napoleone volle sposare Giuseppina. Le pubblicazioni furono esposte il 18 febbraio 1796, il 2 marzo il generale Napoleone fu nominato dal Direttorio comandante dell’esercito d’Italia e il 9 marzo avvenne il matrimonio nel municipio del II arrondissement, nella rue d’Antin.
Giuseppina aveva trentatre anni, ma ne dichiarò ventotto ed altrettanti Napoleone che ne aveva invece ventisei.
Nell’atto di matrimonio Napoleone scrisse il suo cognome come “Bonaparte” e non Buonaparte e da allora adottò sempre tale versione. La coppia andò ad abitare alla casa di rue Chantereine, affittata da Giuseppina nell’estate del 1795. Nella prima notte di matrimonio il cagnolino Fortuné di Giuseppina azzannò per gelosia ad un polpaccio Napoleone sul letto matrimoniale.
Napoleone, partito per l’Italia la sera dell’ 11 marzo 1796, la conquistò con una serie di battaglie, estendendo il dominio francese tramite occupazioni delle quali egli aveva incaricato i suoi ufficiali (a Massa giunse il 30 giugno 1796 il colonnello Jean Lannes, al comando di 300 fanti e di 25 ussari). Il 13 luglio 1796 Giuseppina raggiunse Napoleone a Milano, a Palazzo Serbelloni.
Era partita con Junot, con Giuseppe Buonaparte fratello di Napoleone, con l’uomo di affari Hamelin ed altri, tra i quali il giovane tenente Hippolyte Charles, allegro dispensatore di barzellette e, si dice, suo amante. Talleyrand criticò vivacemente la relazione di Giuseppina con Hippolyte qualificandolo come un uomo del tutto nullo.
Giuseppina trascorse bel tempo in Italia , tra ricevimenti e feste, sino a poco dopo il 5 dicembre 1797, giorno in cui Napoleone tornò in Francia dall’Italia.
Alla rue Chantereine Napoleone mutò la denominazione rue de la Victoire. Giuseppina tornò a Parigi dopo pochi giorni.
Il 19 maggio 1798 il generale Bonaparte partì da Tolone alla conquista dell’Egitto e l’anno dopo, il 21 aprile, Giuseppina comprò la Malmaison. Secondo quanto ha lasciato scritto Laure Junot duchessa d’Abrantès, “la Malmaison era una casa di campagna, graziosa, gradevole per i dintorni, ma, come abitazione, del tutto scomoda e, in più, molto malsana”. Giuseppina nell’acquisto aveva agito “come una bambina che compra una bambola che le piace, senza sapere se se ne divertirà a lungo. Il parco non era grande - un grazioso giardino all’inglese - e il Castello cascava a pezzi da ogni parte.. .”
Il prezzo fu di duecentocinquantamila franchi, che Giuseppina non aveva ma che le furono procurati.
Napoleone desiderava avere una proprietà in campagna vicino a Parigi o in Borgogna e perciò Giuseppina comprò la Malmaison della quale era solita intravedere il tetto dalla casa Bauldry , a Croissy, ove aveva abitato dopo esser stata liberata dal carcere dei Carmini, poco più di tre anni prima. La proprietà della Malmaison fu progressivamente sanata e ampliata con l’acquisto del bosco del Butard da parte di Napoleone, della Jonchère, del parco e del castello di Buzenval coi boschi della Mélannière, del castello della Chaussée, del bosco di Saint-Cucufa e infine, nel 1810, dopo la morte della proprietaria che non aveva voluto venderla, la proprietà del Bois-Préau. Gli architetti Fontaine e Percier lavorarono a rinnovarla, poi sostituiti da Lapère, aggiungendo vani e creando il vestibolo d’onore, la sala del consiglio, la biblioteca, la sala da bigliardo, la sala della musica e la galleria per le opere d’arte frutto di spoliazioni fatte durante la campagna d’Italia. Giuseppina amò molto la Malmaison, dove passava gran parte del suo tempo e dove si ritirò dopo il divorzio da Napoleone. Napoleone vi passava i fine settimana ( o meglio i fine decade, secondo il nuovo calendario repubblicano), vi teneva consiglio, vi preparava proclami o leggi. Ricevimenti, incontri, spassi, giochi, balli si susseguivano alla Malmaison.
Ma vediamo le vicende di Napoleone.
Con il colpo di Stato del 18-19 brumaio (9-10 novembre) del 1799, Napoleone divenne uno dei tre Consoli della Repubblica, il 29 luglio dello sesso anno fu nominato primo Console, il 4 maggio 1804 fu proclamato dal Senato Imperatore ereditario dei Francesi e Giuseppina divenne così Imperatrice, il 18 marzo 1805 Napoleone fu riconosciuto Re d’Italia da un senatoconsulto, il 18 maggio di quell’anno si incoronò a Milano come Re d’Italia e nominò quale Viceré il figlio di Giuseppina, Eugenio, nel frattempo nominato principe il quale il 14 gennaio 1806 sposò la principessa Augusta di Baviera. Ortensia divenne la moglie di Luigi Bonaparte ma non fu un matrimonio felice.
Alla Malmaison Giuseppina aveva fatto allestire grandi spazi per gli uccelli e anche i vestiboli della gran villa sembravano una voliera : tutto intorno vi erano gabbie in quantità che racchiudevano i volatili più rari, molto amati dall’Imperatrice. Vi era un gran numero di fagiani dorati della Cina, di grande bellezza, il ruscello era popolato da una folla di uccelli acquatici di ogni specie e vi erano anche due cigni neri molto belli, dal becco di porpora, che erano i soli che si erano acclimatati in Francia e che misero al mondo più volte dei piccoli. Nel parco soggiornavano, libere, eleganti gazzelle. Ma la passione più grande di Giuseppina era per i fiori e tra questi per le rose. D’altra parte Rose era uno dei nomi di battesimo di Giuseppina ed ella fece arrivare moltissime specie di rose, con aumento considerevole delle spese.
Incaricò il pittore belga Pierre-Josep’h Redouté, che fu chiamato il “Raffaello dei fiori”, di riprodurre le specie e le varietà di rose disseminate nel giardino e nel parco. Egli seguì Napoleone nella spedizione d’Egitto, figurando nella lista dei savants che lo accompagnavano. Fu stampata anche una pubblicazione periodica denominata “Jardin de la Malmaison” che uscì per venti fascicoli per centoventi illustrazioni a gruppi di sei tavole a cura del botanico Etienne-Pierre Ventenat e di Pierre-Joseph Redouté.
Les Roses furono l’ultima commissione di Giuseppina , ormai non più imperatrice, al “Raffaello dei fiori”. Ella non vide mai tale opera, dalla quale furono poi tratte le immagini di 169 rose pubblicate in un’edizione in folio di soli cinque esemplari tra il 1817 e il 1824.
Già vi erano stati screzi tra Napoleone e Giuseppina perché costei, come si diceva, lo tradiva abbondantemente. Egli era spesso lontano e a sua volta tradiva Giuseppina con varie donne, tra le quali nel gennaio 1807 Maria Walewska che poi lo andò a trovare all’Isola d’Elba nel 1814.
Si avvicinavano i tempi del divorzio tra Napoleone e Giuseppina che non era riuscita a dare un figlio al marito. Il divorzio fu annunciato nel novembre 1809. Il 4 dicembre 1809 Giuseppina, alla festa data dal prefetto della Senna, conte Frochot, all’Hote de Ville, comparve in pubblico per l’ultima volta come Imperatrice. Il 15 dicembre 1809 il divorzio fu formalmente dichiarato nel grande gabinetto dell’ Imperatore il quale, leggendo un foglio a voce alta, disse di Giuseppina : “Ella ha abbellito la mia vita durante quindici anni”.
Il 2 aprile 1810 nella Sala quadrata del Louvre fu celebrato il matrimonio tra Napoleone e la principessa Maria Luisa d’Asburgo, sollecitato da Talleyrand, gran manovriero di diplomazia tra Francia e Austria.
Giuseppina si era ormai ritirata alla Malmaison dove morì assistita dai figli Eugenio ed Ortensia, il 29 maggio 1814.
Napoleone, all’Elba, seppe della morte di Giuseppina da un giornale mandatogli da Genova da un valletto che rientrava in Francia.

sabato 16 ottobre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 ottobre.
Il 16 ottobre 1793 la regina di Francia, Maria Antonietta d'Austria, veniva ghigliottinata.
Maria Antonietta nacque nel 1755 all’apice della piramide sociale europea.
Nacque principessa ed arciduchessa, la quindicesima figlia di Maria Teresa, Imperatrice d’Austria, e la sua preferita. La casa reale degli Asburgo era la più antica casa regnante d’Europa, e la giovane principessa godette dell’ambiente rilassato del Palazzo di Schonbrünn e dell’indulgenza dei suoi tutori, dei genitori, di fratelli e sorelle.
Maria Teresa fu la famosa imperatrice austriaca che annoverava, tra le sue molte doti, l’abilità di sposare la sua numerosa prole in modo strategicamente conveniente per l’impero d’Austria. Che è proprio quanto accadde con Maria Antonietta. Per la sua graziosa figlia favorita, Maria Teresa combinò uno speciale matrimonio per cementare la nuova alleanza con la Francia che ella aveva concluso con Luigi XV. Pertanto, Maria Antonietta dovette lasciare l’Austria in cambio del più prestigioso trono in tutta Europa.
La vita di Maria Antonietta sembrava un sogno quando all’età di 15 anni sposò l’erede al trono di Francia, il Delfino. La Francia era allora la più potente nazione dell’Europa continentale, e il palazzo di Versailles il più opulento. La giovane principessa non avrebbe potuto sperare in un matrimonio più prestigioso, e la sua magnifica cerimonia matrimoniale nel 1770 non ebbe eguali in fatto di pompa reale.
Al confine, fu spogliata e rivestita con l’abbigliamento allora di moda alla corte francese. Quando fu presentata al re di Francia Luigi XV, questi la definì deliziosa e commentò con tutti sul suo grazioso aspetto ben proporzionato, di cui egli molto si compiaceva. Maria Antonietta divenne la Delfina, circondata da tutti gli agi della corte francese.
La sua vita d’incanto raggiunse l’apice quando il vecchio re morì e suo marito divenne Re Luigi XVI nel 1774. Maria Antonietta – non ancora ventenne – divenne Regina di Francia.
Tuttavia, questa figlia della fortuna conduceva una vita matrimoniale infelice. Luigi era scialbo, goffo e certamente non quello che lei avrebbe desiderato. La devozione di lui per la caccia, per gli orologi e per la sua fucina, e la sua abitudine di alzarsi e coricarsi presto erano in contrasto con l’amore di lei per l’arte, la moda, la danza e la vita notturna di Francia. Viene alla mente il contrasto tra Carlo e Diana. Mentre il Re Luigi XV, i fratelli di suo marito, Provence e Artois, e altri a corte notarono subito la sua grazia e bellezza, il suo timido marito fu lento nel sostenere i suoi diritti matrimoniali. Da lontano, Luigi XVI, come gli altri, ammirava molto il fascino e il carattere di Maria Antonietta, e divenne in seguito un marito devoto, ma fu di poco conforto per lei durante i suoi primi anni in Francia.
Sospinta dalle lettere di sua madre, Maria Antonietta continuava a inseguire Luigi. Tuttavia, anche quando ella riuscì a raggiungere con lui una certa intimità, Luigi fu incapace di avere soddisfacenti erezioni, il che non fece che aumentare la frustrazione della sua sposa. Antonietta e Luigi non riuscivano ad avere rapporti sessuali e il loro matrimonio non potè essere consumato per sette anni. Fu necessario l’intervento del fratello maggiore della regina, l’imperatore Giuseppe d’Austria, in un incontro a quattr’occhi con Luigi nel 1777, per convincerlo della necessità di un’operazione. Nel frattempo, la giovane regina soffriva in silenzio le maligne insinuazioni di non essere capace di dare un erede al trono.
Oltre a sentirsi frustrata per i rapporti con suo marito, Maria Antonietta era infastidita dai doveri legati alla sua posizione. I giorni della giovane principessa e, successivamente, regina venivano trascorsi in eterni rituali di corte dettati da una rigorosa etichetta che risalivano ai giorni di Luigi XIV.
La giovane regina si stancò presto di doversi continuamente esibire in pubblico secondo i requisiti della sua posizione. Le mancava l’ambiente più rilassato e la libertà di Vienna. Il suo dispiacere e il suo sarcasmo, diretti alle zie e ai membri più anziani dell’alta nobiltà furono notati e diventarono oggetto di commento.
Maria Antonietta tentò di sfuggire alle frustrazioni coniugali e alla noia della vita di corte. Con il passare del tempo, Maria Antonietta cominciò ad esercitare il suo potere di regina: trascorreva meno tempo a corte e si circondava di una dissoluta combriccola, guidata da Yolande de Polignac e Thérèse de Lamballe. Elargiva costosi doni e posizioni a questi amici e, nel farlo, ignorava i grandi casati della nobiltà francese.
Con i suoi giovani amici, Maria Antonietta si gettò in una vita di piacere e spensierata stravaganza. Ciò includeva balli in maschera a Parigi, gioco d’azzardo, spettacoli teatrali e passeggiate a tarda sera nel parco. Il suo circolo comprendeva il frivolo fratello più giovane del re, il Conte d’Artois, e piacenti giovani cortigiani come il Duca di Ligne, i Conti Dillon, Vaudreuil e Axel Fersen.
Le indiscrezioni della regina con il suo circolo di amici condusse a scandali come l’Affare della Collana di Diamanti, e a voci riguardanti i suoi rapporti con quel circolo ad inclusione di Axel Fersen.
La giovane regina, con la sua bionda bellezza e il suo stile, dettava moda in tutta la Francia e in Europa. La sua ritrattista Élisabeth Vigée-Lebrun elogiava il colore luminoso della sua carnagione, i suoi lunghi capelli biondi e la sua figura ben proporzionata e sviluppata. Tutti facevano commenti sul suo portamento. Il paggio Tilly disse che camminava meglio di qualsiasi altra donna e, se si offriva una poltrona ad una donna, a lei si doveva offrire un trono.
Alla regina piacevano stile e bellezza, ma la sua rinomanza nel campo della moda le costò cara. La regina spendeva in abbondanza per i propri vestiti ed ornamenti. Ogni anno eccedeva la somma destinata al suo abbigliamento, regolarmente pagata dal re. Gli eccessi dei suoi copricapo, delle piume e dei voluminosi vestiti furono oggetto di pubblico commento, di caricature e – di tanto in tanto – di ridicolo.
La regina spendeva altrettanto abbondantemente per i suoi già menzionati amici e per il proprio divertimento, compreso il suo ritiro al Petit Trianon. Questo era un piccolo palazzo vicino a Versailles, donato a Maria Antonietta da Luigi XVI. Là, la regina fece apportare grandi decorazioni d’interni e ordinò la costruzione di un teatro per i suoi spettacoli e del Tempio d’Amore nel parco.
Maria Antonietta fece inoltre costruire un tipico rustico viennese chiamato ‘hameau’ dove si divertiva a recitare la parte di una semplice mungitrice. Per maggior divertimento, furono prodotti vasi in porcellana di Sevres utilizzando come calchi gli abbondanti seni di Maria Antonietta (come si diceva fosse stato fatto per Elena di Troia). La fattoria fu provvista di pecore e capre profumate, ma la mungitura e altre incombenze venivano eseguite da servitori.
Mentre si avvicinava lo scoppio della Rivoluzione, l’invidia e l’odio nei confronti di Maria Antonietta erano generalmente diffusi. Molti a corte si erano sempre opposti all’alleanza con l’Austria, e si erano risentiti degli sforzi della regina di intercedere occasionalmente per cause austriache.
Il fratello del re, il Conte di Provenza, e suo cugino, il Duca d’Orleans, erano entrambi considerati più capaci di Luigi XVI. Entrambi erano gelosi del titolo regale di Luigi e del suo matrimonio con la bella Maria Antonietta.
Molti altri membri della nobiltà erano invidiosi nei confronti della regina e si sentirono insultati dal suo rifiuto dell’etichetta di corte, dalla sua preferenza per un piccolo circolo di amici e dalla preferenza a loro riservata. Pertanto, alcuni nobili insoddisfatti diventarono terreno fertile per la produzione d’infamie contro la regina. Costruirono e fecero circolare storielle scurrili sulla regina e sulla sua vita privata: alcune l’accusavano di prestarsi ad ogni sorta di atti sessuali con vari cortigiani e cortigiane (si metteva altresì in dubbio la paternità dei figli della coppia reale), e altre di inviare somme di denaro in Austria.
Intorno al 1784-85 abbondavano i racconti sulle stravaganze della regina, sulla sua dissolutezza e sui suoi vizi a sfondo sessuale. Fu a questo punto che l’Affare della Collana di Diamanti diventò un evento sensazionale che catturò l’attenzione dell’intera nazione.
L’affare mise insieme tre situazioni slegate tra loro, fondendole per mezzo della certezza ormai ampiamente diffusa della condotta immorale di Maria Antonietta. Per anni, una certa Madame de Lamotte – squattrinata discendente dell’antico nobile casato dei Valois – tramava per ottenere una posizione a corte. Nello stesso tempo, il Principe de Rohan – cardinale di Francia molto noto in società – soffriva per essere escluso da anni dal circolo personale di Maria Antonietta, e il gioielliere Boehmer era incapace di convincere Maria Antonietta ad acquistare una favolosa e costosissima collana di diamanti originariamente preparata per Madame du Barry, l’amante di Luigi XV.
La Lamotte, che era una donna attraente e prosperosa, catturò l’attenzione di entrambi gli uomini e riuscì a convincerli di essere l’amante (lesbica) di Maria Antonietta. La Lamotte persuase il Rohan del fatto che la regina voleva davvero la collana, il Rohan la ottenne dal Boehmer e la diede alla Lamotte dopo un incontro a tarda notte con una prostituta che aveva le sembianze di Maria Antonietta vicino al Tempio d’Amore, dove si diceva che la regina desse i suoi appuntamenti segreti.
Mentre la regina si preparava ad interpretare il suo ruolo nella commedia di Beaumarchais “Le Nozze di Figaro”, che era stata recentemente messa al bando, Boehmer l’avvicinò per ottenere il pagamento e solo allora si scoprì l’arcano. Quando vennero a conoscenza dei fatti che stavano alla base dell’affaire, entrambi il re e la regina si adirarono con il Rohan, perché questi aveva creduto che la regina arrivasse a ricorrere ad un intermediario per ottenere una collana.
Il risentimento dei sovrani si rivelò disastroso. Il cardinale, il più alto prelato di Francia, fu arrestato il giorno della Festa dell’Assunzione nel bel mezzo della corte. In seguito, la regina pretese di essere vendicata pubblicamente e pertanto il re ottenne un processo davanti al Parlamento di Parigi.
Il processo fu un evento sensazionale per mesi, e i panni sporchi della monarchia vennero lavati davanti a tutta la Francia. Il “cast” incluse membri dell’alta nobiltà, ciarlatani, una prostituta che assomigliava alla regina e, soprattutto, la favolosa collana di diamanti e la regina stessa, che tuttavia non fu mai chiamata a testimoniare. Alla fine, la nobiltà sfidò l’intera nazione nell’Affare della Collana di Diamanti con l’assoluzione del Principe de Rohan dall’accusa di avere insultato la regina. A tutti gli effetti, secondo la sentenza del Parlamento dei Nobili, la regina era degna di tale insulto a causa della sua reputazione. Il Rohan poteva ragionevolmente credere che Maria Antonietta volesse usarlo come intermediario e alla fine prestare favori sessuali, in cambio di una collana di diamanti.
Quando fu annunciato il verdetto di non colpevolezza in un affollato teatro dell’opera di Parigi, si levò un enorme strepito e tutti i presenti si voltarono in direzione del palco reale. Maria Antonietta – in preda allo shock – se ne andò immediatamente alla sua carrozza, tra i fischi della folla.
Il tribunale condannò la Lamotte (che non godeva di influenze altolocate) ad essere marchiata sui seni ed imprigionata. Suo marito, tuttavia, era riuscito ad evadere dalla prigione e lei stessa fuggì in Inghilterra. Da lì, si vendicò inventando e facendo circolare storie secondo le quali lei era veramente stata l’amante lesbica della regina, la regina era insaziabile nei suoi desideri e aveva ricevuto la collana, e l’affaire era stato messo insieme per il suo divertimento. Per quanto la sua storia avesse del fantastico, ne circolarono migliaia di copie e venne ampiamente creduta. Così tanto che se la Lamotte non fosse morta nel 1793, sarebbe probabilmente stata testimone per l’accusa nel processo contro Maria Antonietta.
Per ironia della sorte, proprio quando scoppiò lo scandalo della Collana di Diamanti e la popolarità della regina sprofondò nell’abisso, il passare degli anni e la maturità attenuarono il suo stile di vita. Luigi e Antonietta riuscirono ad avere figli ed ella partorì quattro volte. Dedicava ormai poco tempo alla vita notturna di Parigi e ne trascorreva di più con la famiglia ed i figli. Sebbene ancora graziosa ed attraente, una volta arrivata ai trent’anni, Maria Antonietta cominciò ad apparire più robusta e ad orientarsi verso colori più scuri. La sua modista Madame Bertin iniziò a proporre una moda meno sfarzosa, pur tuttavia mettendo in evidenza gli ampi seni della regina. Nonostante quest’ultima continuasse a flirtare con gli uomini della corte e a trascorrere molto tempo con Axel Fersen, Luigi era sempre più devoto alla sua bella moglie, che egli adorava.
La vita personale di Maria Antonietta cominciava a diventare stabile, mentre lo stato in cui versava la Francia non lo era affatto. Negli anni precedenti la Rivoluzione, i raccolti furono pessimi e i meno abbienti ne soffrirono. La regina mostrava il suo buon cuore e cercava di aiutare i poveri del suo paese: partecipava a recite a scopo di beneficenza (anche la sera in cui il verdetto del processo della Collana fu annunciato), e utilizzava il suo “hameau” per aiutare alcune famiglie bisognose. Tuttavia, le sue piccole azioni non vennero affatto notate da chi soffriva. Ciò che si ricordava era che la regina giocava a fare la mungitrice e la pastora nel suo ben curato “hameau” del Trianon, mentre i veri contadini morivano di fame. Veniva considerata insensibile, il che fece credere a molti che avesse risposto “Che mangino le brioches”, quando le fu detto che il popolo non aveva pane.
Inoltre, la Francia sprofondava in enormi debiti ereditati da Luigi XV che Luigi XVI era stato incapace di saldare. Il debito del paese si era ormai trasformato in una crisi e l’ultima goccia fu il costoso aiuto prestato dalla Francia alle colonie americane, dal 1778 al 1783, impegnate in una guerra contro la Gran Bretagna per ottenerne l’indipendenza. Per cercare di ridare vigore alla popolarità della regina ed aumentare il sostegno a favore della monarchia, furono dipinti ed esibiti ritratti che mostravano la regina circondata dall’affetto dei suoi figli. Tuttavia, l’ovvio esercizio di propaganda reale ebbe risultati negativi in quanto i detrattori notarono i pomposi abiti della regina e soprannominarono “Madame Deficit” la protagonista dei ritratti.
Luigi XVI aveva quanto mai bisogno dell’appoggio della nobiltà in questo momento di impopolarità, che continuava ad aumentare sull’onda dell’Affare della Collana. Egli tentò di effettuare riforme necessarie attraverso una serie di ministri, cercando consiglio ogni volta da parte della sua regina, e infine chiamò un’assemblea di notabili per cercare ancora una volta di effettuare quelle riforme che dovevano rimediare alla crisi finanziaria. Luigi non era un sovrano energico e l’influenza di sua moglie suscitava risentimenti, il che non fece che indebolire la posizione della monarchia.
Luigi e Maria Antonietta furono colpiti da una tragedia nel 1789. Il loro primo figlio ed erede, il Delfino, colpito da una malattia ereditaria agonizzante ed invalidante, morì nel mese di giugno. Senza contare vari aborti spontanei, questo fu il secondo lutto a colpire i sovrani, in quanto la figlia più giovane era morta nel 1786. Durante questo nuovo dolore, la coppia doveva affrontare la crisi che ora minacciava la loro autorità e che avrebbe portato ulteriori tragedie nel seno di questa famiglia.
Incapace di obbligare la nobiltà ad effettuare le necessarie riforme finanziarie, il disperato monarca richiamò gli Stati Generali nel maggio del 1789. Era la prima volta in 175 anni che quest’organo di consultazione veniva richiamato. Tuttavia, era un evento unico perché dava rappresentanza alla gente comune, che poteva ora votare in qualità di uno dei tre Stati. Luigi lo fece per cercare di ottenere l’appoggio della borghesia (il Terzo Stato) per forzare le necessarie riforme.
I lavori degli Stati Generali non iniziarono sotto un buon auspicio, poiché le apparizioni della regina furono prima accolte con il silenzio e poi con grida di “Viva il Duca d’Orleans”, il corteggiatore che lei aveva disdegnato e che era ora un acerrimo nemico. Questa atmosfera di ribellione era un segno di ciò che doveva seguire. La gente comune era scontenta del limitato ruolo del Terzo Stato che Luigi immaginava. Il genio era ormai fuori dalla lampada. Il Terzo Stato si autodichiarò Assemblea Nazionale e con il Giuramento della Pallacorda stabilì che non si sarebbe sciolto, fino a che la Francia non avesse una costituzione.
Luigi mancava della volontà di spegnere questa ribellione, ma fu ripetutamente spinto all’azione da Maria Antonietta. La regina desiderava ardentemente conservare la monarchia assoluta ed era risoluta nella sua opposizione a riforme che avrebbero dato maggiori poteri alla gente comune.
Tuttavia, il popolo non voleva la soppressione del Terzo Stato, in previsione dei successi che si sarebbero ottenuti. A luglio, la folla assediò l'Hotel des Invalides (la scuola militare) e ottenne rifornimento di armi da fuoco. La mossa seguente era quella di ottenere la polvere da sparo cosicché si sarebbe potuto difendere l’Assemblea in caso di bisogno. Si raggiunse questo scopo quando la folla attaccò un grande simbolo della monarchia assoluta, l’antica e famosa prigione-fortezza della Bastiglia, che sovrastava il centro di Parigi.
Luigi mancò di risolutezza e la folla riuscì a prendere la Bastiglia. Il governatore della fortezza, che tentò di resistere minacciando di far saltare la polvere da sparo, fu ucciso dalla folla e la sua testa venne portata per la città su di una picca. Il popolo aveva ormai armi e munizioni. L’illegalità era prevalsa e nessuna azione era stata intrapresa dal re a titolo di risposta. Luigi si recò a Parigi per riportare la calma, ma nulla si fece contro coloro che avevano attaccato la Bastiglia.
La presa della Bastiglia turbò molto un certo numero di nobili che conoscevano il grado di povertà del popolo e temevano vendette, se il potere reale si fosse dimostrato inadeguato a controllare gli impulsi della folla. Membri di spicco della corte, tra i quali amici intimi di Maria Antonietta lasciarono il paese. Tra luglio e agosto se ne andarono il Conte d’Artois e Madame de Polignac e, in ottobre, la sua amica e ritrattista Madame Vigée-Lebrun.
Il palazzo reale di Versailles si trovava ad appena 20 miglia dal calderone ribollente di Parigi. Anche Maria Antonietta temeva la folla di Parigi e consigliò al re di riparare altrove in modo che egli potesse spegnere la ribellione da lontano, ma Luigi non volle lasciare Versailles.
La regina riuscì a persuadere Luigi ad aumentare il numero delle truppe dalle province, che si sperava sarebbero state fedeli alla Corona. Le azioni di Maria Antonietta non passarono inosservate. Il suo portamento fiero e quella che veniva percepita come la sua arroganza la resero il primo obiettivo di denigrazione da parte dei rivoluzionari. Nonostante gli sforzi di Maria Antonietta, il re fu riluttante a confrontare l’Assemblea dopo che nuove truppe furono richiamate perché Luigi non voleva aprire il fuoco contro il suo popolo. Durante l’estate, in un periodo che venne chiamato “la Grande Paura”, i contadini si rivoltarono in tutto il paese per paura che il re venisse spinto dalla regina e dal suo “comitato austriaco” a soffocare la rivoluzione. In agosto, fu pubblicata la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo con la quale si rinunciava ai titoli nobiliari, e il popolo affermava la propria posizione reclamando pari diritti contro una riaffermazione della monarchia assoluta.
Il 1° ottobre 1789, fu tenuto a Versailles un grande banchetto in onore delle guardie reali nel quale il vessillo reale e quello austriaco vennero applauditi, si brindò al re e alla regina quando apparirono e la coccarda tricolore del popolo francese venne calpestata. Storie sul banchetto e su “orge” cominciarono a circolare nei bassifondi di Parigi, in cui incombeva nuovamente la mancanza di pane.
I parigini ne ebbero abbastanza ed il 4 ottobre si riunì una gran folla per chiedere pane al re. Il giorno seguente, una folla composta principalmente di donne parigine marciò sotto la pioggia fino a Versailles per porre termine alle orge e domandare pane. Molte impugnavano coltelli e giuravano di usarli per “tagliare il bel collo dell’Austriaca” che era la fonte di tutti i loro problemi. “Sarei contenta di infilare questa lama fino al gomito nel suo ventre.” Altre promettevano di tagliare vari “pezzi di Antonietta”.
Raggiunta Versailles, esse incontrarono l’Assemblea ed ebbero una breve udienza con il re. Ancora una volta, la regina aveva desiderato di fuggire mentre esse avanzavano, ma Luigi non volle né partire né aprire il fuoco contro le donne. Quella notte, la marmaglia (forse con l’aiuto di agenti del Duca d’Orleans) trovò un’entrata priva di guardie e si diresse fino agli appartamenti della regina, che stava dormendo. Mentre gli assalitori imprecavano e dicevano di voler “uccidere la puttana austriaca “, le due guardie della regina diedero la vita per salvarla. Madame Campan ed altre dame raccolsero in fretta biancheria e vestiti, e Maria Antonietta corse via dalla sua camera da letto letteralmente “mezza nuda” (secondo alcune versioni) riuscendo di poco ad eludere l’attacco. Il letto della regina fu fatto a brandelli.
La regina si era salvata, ma la folla non era soddisfatta. Più tardi si chiese che il re e la regina apparissero al balcone e poi che i sovrani seguissero i dimostranti a Parigi. E così, Luigi e Maria Antonietta lasciarono Versailles per essere installati nel polveroso palazzo disabitato delle Tuileries a Parigi. Maria Antonietta non avrebbe più rivisto il suo amato Petit Trianon. Da allora in poi, il re e la regina sarebbero rimasti sotto il controllo dei comuni cittadini di Parigi e sarebbero stati vulnerabili ad attacchi da parte loro. I sovrani sapevano bene che il trasferimento a Parigi non era stata una loro scelta, e che non avevano il potere di annullare il volere della folla.
Nel 1790 e 1791, la rivoluzione sembrava essersi stabilizzata. Tuttavia, si cominciavano a spargere i semi della futura discordia e di una più violenta rivoluzione. L’Assemblea, ormai imbaldanzita, concesse ampi diritti al popolo, a spese della nobiltà e del clero. Si conferì valore legale a molte delle riforme, nonostante il veto del re. Luigi era particolarmente contrario al voto civile che veniva ora richiesto al clero cattolico romano.
Molti nobili avevano lasciato la Francia e Maria Antonietta temeva per la sua salvezza ed autorità reale. Ella cospirò con quegli émigrés e cercò aiuto da parte di altri sovrani europei, tra cui l’imperatore d’Austria suo fratello. Dopo la morte del leader moderato Conte di Mirabeau nel 1791, ed ulteriori azioni da parte dell’Assemblea che violavano l’autorità del clero cattolico romano, Antonietta persuase il riluttante Luigi a lasciare la Francia.
L’amico e supposto amante della regina Axel Fersen organizzò di tasca propria la carrozza necessaria, i falsi documenti di identità e i piani di fuga. La coppia reale fuggì da Parigi con i figli, tutti travestiti da comuni viaggiatori. Il re e la regina avevano insistito sulla necessità di viaggiare con tutti i comforts, e pertanto la loro carrozza si muoveva lenta e pesante. Cambi di cavalli si resero necessari e ciò attirò l’attenzione.
Durante un cambio, un attento patriota notò una donna attraente ma familiare che dava ordini nonostante fosse vestita da cameriera. Gli sembrò di riconoscere la regina e, da una moneta d’oro datagli come mancia, riconobbe il re. Jacques Drouet, questo il nome del patriota, si precipitò verso la piccola cittadina di Varennes e, una volta raggiuntala, avvertì la popolazione affinché si fermassero il re e la regina al loro arrivo. Questi avevano viaggiato per 200 miglia ed erano quasi vicino al confine franco-austriaco dove leali truppe erano pronte a portarli in salvo. Ma l’operazione non si potè condurre a compimento. Il re e la regina subirono l’umiliazione di essere riportati a Parigi con la forza, su strade polverose, nel corso dei successivi quattro giorni. Da ogni parte giungevano francesi che volevano vedere i famosi prigionieri e, in qualche occasione, assaltarli. Alcuni membri dell’Assemblea arrivarono in seguito e presero posto con loro nella carrozza già strapiena.
Quando arrivarono a Parigi, essi furono accolti dal più assoluto silenzio. Tutti gli uomini tennero il loro cappello in testa e al re non venne offerto alcun saluto o altro segno di deferenza. Gli stanchi viaggiatori erano coperti di polvere e di sudore. Mentre Madame Campan preparava il bagno per Maria Antonietta, la regina si tolse il cappello e il velo ed entrambe notarono che i suoi capelli biondi erano diventati completamente bianchi per la paura e i tormenti del viaggio.
Dopo la disastrosa fuga di Varennes, Maria Antonietta lavorò in un primo tempo con il monarchico costituzionale Barnave per cercare di restaurare il prestigio reale. Tuttavia, l’odio per la regina era ormai salito a nuovi livelli.
Maria Antonietta cominciò di nuovo a cercare aiuto dall’estero per un intervento in Francia che restaurasse l’autorità reale. L’Austria e la Prussia minacciarono la Francia da parte della famiglia reale e la Francia dichiarò guerra a quelle potenze nell’aprile 1792, ancora una volta nonostante il veto del re. A giugno, il palazzo delle Tuileries fu invaso e saccheggiato dalla folla, al re e alla regina furono inflitti ridicolo ed umiliazione ma non venne fatto loro altro male. Nello stesso momento, si cercavano volontari al grido di “la patria in pericolo ” e i Francesi furono chiamati a respingere gli invasori.
Nel luglio 1792, quando l’esercito prussiano invase la Francia, il Duca di Brunswick minacciò il popolo di Parigi che se fosse stato fatto del male alla persona del re o della regina, gli invasori avrebbero cercato vendetta sulla Francia. La proclamazione fu resa pubblica e fece grande sensazione nel paese.
Il 10 agosto 1792, il palazzo delle Tuileries fu preso d’assalto dal popolaccio, e il re e la regina si rifugiarono presso l’Assemblea. La famiglia reale fu installata in una piccola tribuna per la stampa, nel caldo soffocante e sotto le occhiate e i commenti della folla. In quella gabbia, sentirono i resoconti sulla caduta delle Tuileries e sul massacro di 900 guardie svizzere che erano rimaste per difenderli. Videro i tesori delle Tuileries ammassati sui banchi degli oratori, tra i quali vi erano carte, gioielli, e oggetti preziosi appartenenti alla famiglia reale. Ascoltarono i dibattiti e le votazioni con le quali si sospese e si pose fine alla monarchia. Fu dichiarata la Repubblica e la famiglia reale fu imprigionata nella fortezza del Tempio.
Altri aristocratici furono imprigionati nello stesso periodo. Quando le fortune dell’esercito francese sul campo comiciarono a vacillare, si levarono grida che incitavano ad uccidere i traditori all’interno del paese. Centinaia di aristocratici furono massacrati nelle prigioni nel settembre 1792. La vittima più famosa fu Madame de Lamballe, amica intima di Maria Antonietta che era ritornata a Parigi per assisterla in tempo di pericolo. La Lamballe fu portata dinanzi ad un tribunale e quando rifiutò di giurare contro la regina, fu fatta a pezzi dalla folla. La sua testa, i seni e gli organi genitali tagliati e montati su picche furono portati in processione fin davanti alla finestra della regina al Tempio. Il regno del Terrore era cominciato.
La famiglia reale si trovava ora sotto stretta sorveglianza e, privata delle raffinatezze e dei servitori, era obbligata a vivere semplicemente, confinata nella fortezza del Tempio. Ma la loro pace non era destinata a durare.
Nel dicembre 1792, Re Luigi XVI fu portato davanti alla Convenzione Nazionale e processato per tradimento. Fu giudicato colpevole e, con voto segreto, condannato a morte. Nel gennaio 1793, Luigi XVI fu giustiziato dalla ghigliottina. Nei due anni che seguirono, migliaia di altri vennero processati davanti al Tribunale Rivoluzionario e allo stesso modo giustiziati dalla ghigliottina.
Dopo la morte del marito, il figlio di Maria Antonietta fu strappato con la forza alle cure materne nel luglio 1793. La povera donna implorò che fosse concesso a suo figlio di restare ma non riuscì a cambiare la volontà dei ministri. Il ragazzino fu affidato alle cure del ciabattino Simon e morì di stenti nel giro di due anni.
Nel settembre 1793, Maria Antonietta fu separata dalla figlia e dalla cognata. Ora chiamata “la vedova Capeto”, Maria Antonietta fu trasferita all’umida prigione delle Conciergerie, nella quale visse per mesi di solitario confino sotto la sorveglianza totale dei rivoluzionari, che ora controllavano ogni sua mossa. La prigione delle Conciergerie era l’anticamera della morte. In questa malsana prigione, ella perse molto peso e la sua vista cominciò a diminuire, ma non le restava molto da vivere.
Il 14 ottobre, la povera pallida donna fu svegliata in piena notte e portata al Tribunale Rivoluzionario. Il processo fu un orrore e la regina fu attaccata più come persona che come sovrana. Si obbligò perfino il suo bambino a testimoniare di abusi sessuali a cui lei lo avrebbe sottomesso. Davanti a quell’accusa, la regina – che aveva risposto coraggiosamente a tutto – disse: “Se non rispondo è perché non è possibile. Faccio appello a tutte le madri in questa sala.”
Nonostante la sua eloquenza, il verdetto non fu mai messo in discussione. Come il re, anche Maria Antonietta fu giudicata colpevole.
Quando andò incontro alla morte il 16 ottobre 1793, molti trasalirono … Maria Antonietta aveva soltanto 38 anni, ma la folla vide (come l’artista David si affrettò a disegnare) una vecchia in abiti contadini, grigia e spettinata, un contrasto impressionante con l’elegante e voluttuosa Regina del Trianon, la figlia della fortuna che era stata fino a solo 4 anni prima. I capelli di Maria Antonietta erano stati tagliati rozzamente e, con le mani legate dietro la schiena, fu trasportata su di una carretta tra i fischi e gli insulti della folla. Tuttavia, la povera donna rimase seduta in posizione eretta e cercò di conservare la sua dignità. Fino alla fine, Maria Antonietta mostrò un portamento e un coraggio da regina, nonostante le avversità.
Dopo l’ultima sofferenza, il corpo di Maria Antonietta fu spinto sulla tavola della ghigliottina, la sua testa venne sistemata nella morsa e a mezzogiorno in punto la lama fu lasciata cadere tra l’entusiasmo generale. Secondo le parole di un organo di stampa rivoluzionario, “Mai Père Duchesne aveva assistito a così tanta gioia come quando la testa di quella puttana fu separata dal suo collo di gru”. Sanson alzò la testa sanguinante in modo che tutti la vedessero. In seguito, la testa fu gettata sulla carretta tra le gambe del corpo senza vita. Il cadavere di Maria Antonietta fu lasciato sull’erba prima di essere gettato in una fossa comune. Così terminò la vita di colei che era stata un tempo la donna più illustre e affascinante d’Europa.

mercoledì 28 luglio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 luglio.
Il 28 luglio 1794 veniva ghigliottinato a Parigi Robespierre.
Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre, meglio noto solamente come Maximilien Robespierre, nasce ad Arras, il 6 maggio del 1758. Detto l'incorruttibile, è stato uno dei più importanti e noti protagonisti della Rivoluzione Francese, momento storico che, nel bene e nel male, ha segnato per sempre le vicende politiche ed ideologiche dell'Occidente. Al suo nome, è legato anche il periodo cosiddetto del Terrore, o del Regime del Terrore, che tanto ha diviso e continua a dividere le interpretazioni degli storici, da sempre indecisi se affidare all'avvocato e rivoluzionario la palma dell'utopista o quella dell'assassino e dittatore.
Un fatto è che, nel momento di maggiore intransigenza, gli alti capi della Rivoluzione, tra i quali lo stesso Robespierre, finirono per perdere di mano la situazione, commettendo talvolta crimini indiscutibilmente cruenti e non necessari.
La famiglia di Robespierre è di discendenza notarile, molto nota nel nord della Francia, dove nasce e cresce il futuro rivoluzionario. È nobile, di quella nobiltà di toga che in quel periodo si dice anche illuminata dalle nuove idee, delle quali si imbeve lo stesso giovane studioso il quale, sin da subito, predilige anch'egli gli studi giuridici.
I suoi genitori però, muoiono prematuramente. Non prima di aver dato al mondo molti fratelli di Maximilien: Charlotte, nata nel 1760, Henriette-Eulalie-Françoise, che viene alla luce l'anno dopo, e Augustin, del 1763, che sarà anche lui avvocato, deputato, rivoluzionario e giustiziato lo stesso giorno del fratello.
Nel 1764, poco dopo la morte dell'ultimogenito, muore anche la madre, Jacqueline Marguerite Carraut, per alcune complicazioni successive al parto. Il marito allora, Francois de Robespierre, scompare qualche tempo dopo, a dire di Charlotte a causa di una forte depressione, per poi morire probabilmente dopo il 1772, ultimo anno in cui pervengono alla famiglia alcune sue tracce. Secondo molte fonti, il papà di Robespierre morirà invece a Monaco di Baviera, nel 1777.
Ad ogni modo, Maximilien viene allevato da una nonna e da due zie. Studia al Collegio di Arras, un istituto privato, e dopo si trasferisce a Parigi, forte di una borsa di studio, per seguire gli insegnamenti del noto collegio Louis Le Grand.
Perfeziona i propri studi giuridici e diventa avvocato, al termine di una carriera a dir poco brillante, ottenendo attestazioni di stima per la sua straordinaria eloquenza, tanto da ricevere da uno dei suoi maestri il soprannome de "Il Romano", per la propria mirabile ars oratoria. Ottiene il baccellierato in diritto il 31 luglio del 1780 e il successivo diploma di licenza il 15 maggio dell'anno dopo, con tanto di lode e 600 franchi di borsa di studio, devoluti poi al fratello Augustin, per favorire i suoi studi.
I primi esercizi della sua nuova professione tuttavia, li compie nuovamente ad Arras, sua città di nascita, ove ritorna ben presto. Qui però, cominciano a farsi strada in lui le idee politiche ed ideologiche, con la scoperta dell'opera degli illuministi e, soprattutto, del grande pensatore Jean-Jacques Rousseau, di cui si dice diretto discepolo. Secondo un documento rinvenuto postumo inoltre, Rousseau avrebbe ricevuto una visita proprio dal futuro rivoluzionario intorno al 1778, come attestazione di stima per le sue idee e per la sua rettitudine morale ed etica.
Nel 1782, come giudice del tribunale vescovile di Arras, deve comminare una pena di morte ma, contrario per ideologia, si decide subito dopo ad abbandonare questa carriera, rassegnando le proprie dimissioni. Parallelamente alla sua attività di avvocato in proprio, che lo porta sugli scudi in più di un'occasione, anche da Arras Robespierre fa parlare di sé per i propri successi extra legali, legati al mondo della cultura e delle arti. Il 4 febbraio del 1786 infatti, viene nominato direttore dell'Académie royale des Belles-Lettres di Arras, da lui frequentata con successo già da qualche anno.
Come direttore sostiene l'uguaglianza tra i sessi e si adopera per favorire l'ingresso in accademia delle due letterate Marie Le Masson Le Golft e Louise de Kéralio. La svolta politica che lo trascina a Parigi, com'è noto, è la crisi dell'Ancien Regime, che arriva puntuale intorno al 1788.
L'anno dopo, Robespierre, dal distretto di Arras, viene eletto deputato negli Stati Generali che, nel maggio del 1789, si riuniscono nella capitale. Siamo alle porte della vera e propria Rivoluzione Francese, vicinissima a scoppiare. Intanto, il futuro capo del Terrore si guadagna le simpatie dei giacobini, i cui club sono ormai in ogni dove della Francia.
Come rappresentante del Terzo Stato, il 25 marzo del 1789 Robespierre scrive il "cahier de doléances" a favore della corporazione dei ciabattini, la più povera e numerosa della provincia. Inoltre, si guadagna l'appoggio dei contadini di Arras, tanto da essere scelto tra i dodici deputati dell'Artois, il 26 aprile del 1789.
È presente al giuramento della Pallacorda, nel giugno del 1789, dopo essersi fatto valere dalle tribune del Parlamento con una sessantina di interventi. Entro un anno, diventa il capo del club dei Giacobini, all'epoca ancora detto Club Bretone. Il 14 luglio del 1789, assiste alla presa della Bastiglia.
Durante l'Assemblea Costituente si oppone ad ogni privilegio che i nobili e anche la media e piccola borghesia vuole concedere. Diventa, per tutti, in quel periodo, Robespierre l'incorruttibile, nell'anno più importante e illuminato della sua carriera politica e, forse, della politica europea, almeno dal crollo dell'Impero Romano.
L'incorruttibile si batte per l'eguaglianza giuridica e sociale, per la libertà di stampa, il suffragio universale e molti altri diritti civili oggi considerati acquisiti, ma di certo non nel 1789.
Ad ogni modo, divenuto presidente nel 1790 del movimento giacobino, comincia a temere una coalizione militare degli altri paesi europei contro la stessa Francia, onde evitare che la Rivoluzione deflagri anche oltre confine. Così si oppone alla propaganda interventista dei girondini, favorevoli a dichiarare guerra all'Austria.
Nell'agosto del 1792, scoppia una rivolta popolare a Parigi e Robespierre viene incaricato di sedarla e di ristabilire l'ordine. Viene nominato, nell'occasione, membro della Comune di Parigi, di fatto guidandola, e si preoccupa di trovare una risoluzione all'aumento dei prezzi e all'approvvigionamento.
Il 27 luglio del 1793, Robespierre entra nel Comitato di Salute Pubblica, il governo rivoluzionario a tutti gli effetti. Diventa il protettore dei sanculotti e dei giacobini in genere, razionalizza i beni alimentari, istituisce un calmiere ma, contemporaneamente, preoccupato dai movimenti controrivoluzionari e dagli Stati circostanti, rafforza anche l'esercito e provvede ad una politica di controllo dell'economia di stato. Sono i prodromi del Terrore, ormai vicinissimo.
Intanto, Robespierre è tra i votanti a favore dell'esecuzione del re Luigi XVI, dopo la caduta della monarchia, datata agosto 1792. Entro il 1793, costringe i moderati, i girondini cioè, ad abbandonare la cosiddetta Convenzione nazionale. Diventa, di fatto, il capo della Rivoluzione Francese.
Da questo momento, Robespierre opera una metodica cancellazione di qualsiasi opposizione alla Rivoluzione, fisica, ideologica, paventata o provata, giustificata o meno. Ne muoiono tra 30 mila e 70 mila persone, gli storici discordano, con esecuzioni sommarie senza processo, spesso pretestuose.
L'avvocato provvede all'incarcerazione di oltre 100.000 persone, soltanto per sospetto. Durante questo periodo, muoiono anche i cosiddetti figli della Rivoluzione, molti ex compagni di studi di Robespierre, come Jacques-René Hébert e Georges Danton, il duca Filippo d'Orléans detto Filippo Égalité, e molti altri ancora, come la paladina dei diritti delle donne, Olympe de Gouges, fondatrice del Centre Socìal.
Il 4 febbraio del 1794 Robespierre ottiene l'abolizione della schiavitù nelle colonie poste sotto il dominio francese. Al contempo proclama religione di stato il culto dell'Essere Supremo, secondo le suggestioni di Rousseau, attirandosi le antipatie di cattolici e atei contemporaneamente. È il periodo nel nuovo calendario, dei dieci giorni di lavoro e di uno di riposo.
Dentro il Comitato di Salute Pubblica, Robespierre è ormai considerato solo un dittatore e violenti sono i contrasti. Il 27 luglio del 1794 la Convenzione lo destituisce ma vota anche un atto d'accusa contro di lui, formale e molto pesante. Con lui, c'è anche il fratello minore Augustin e altri pochi fedelissimi.
Il 10 Termidoro, secondo il calendario del Terrore, ossia l'indomani, la mattina del 28 luglio del 1794, le Guardie Nazionali penetrano all'Hotel de Ville, il luogo nel quale si rifugia l'Incorruttibile insieme con i suoi seguaci. Con lui ci sono Saint-Just, Couthon, Le Bas e il fratello Augustin. Partono alcuni colpi di pistola, secondo alcuni storici accidentali, secondo altri mirati. Ad ogni modo, qualche ora dopo, i prigionieri vengono condotti alla Conciergerie e, riconosciuti, inviati alla ghigliottina. Nel pomeriggio, la folla esulta per la morte del tiranno, Maximilien Robespierre.

mercoledì 14 luglio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 14 luglio.
Il 14 luglio 1789 il popolo inferocito assalta a Parigi la Bastiglia.
La Presa della Bastiglia è uno degli eventi cruciali della Rivoluzione Francese, e per gli storici rappresenta l’inizio del movimento popolare francese che scardina il vecchio regime monarchico. L’antico edificio della Bastiglia, la prigione di Stato nella quale in quel momento vi erano solo sette detenuti, considerato un simbolo del potere, viene attaccato ed espugnato dai parigini in rivolta.
La Francia versava ormai da tempo in una situazione critica che investiva sia il settore economico che quello sociale: il popolo era ormai stanco degli sprechi e dei soprusi da parte del regime monarchico. Per cercare una soluzione alla crisi che diventava sempre più grave il 5 maggio 1789 erano stati convocati a Versailles gli Stati Generali, ma senza alcun esito.
Gli animi dei Francesi erano esasperati, mentre la monarchia cominciava a dare segni di cedimento. A Luglio il Ministro delle Finanze Jacques Necker fu destituito perché si era avvicinato in più occasioni alle ideologie popolari, e così avvenne con altri ministri per diversi motivi. L’episodio della Presa della Bastiglia non ebbe grandi ripercussioni, lo stesso re Luigi XVI sottovalutò le conseguenze e la portata dell’evento. Ma era chiaro a tutti che il popolo intendeva proseguire la lotta senza alcuna esitazione.
Nonostante il governatore della prigione, Bernard-Renè Jordan de Launay, avesse tentato di raggiungere un accordo con gli insorti, questi riuscirono ad entrare nella fortezza e ne seguì anche un violento scontro, nel quale persero la vita alcune persone, compreso lo stesso de Launay. I prigionieri (pare che fossero sette), furono rilasciati, mentre le guardie ricevettero atroci torture.
Successivamente all’episodio della Bastiglia i moti si protrassero fino all’agosto del 1789, un periodo molto turbolento, che proprio per questo fu chiamato “Grande Paura”. Gli scontri violenti avvenivano soprattutto nelle campagne.
Dopo il 14 luglio la Bastiglia fu lentamente smantellata e oggi, nel posto in cui sorgeva, vi è una delle piazze più famose di Parigi, “Place de la Bastille”. La prigione della Bastiglia, inaugurata da Carlo V il 22 aprile 1370, inizialmente venne utilizzata come location per feste e sontuosi ricevimenti. Poi, a partire dal XVII secolo diventò una prigione di Stato che vide rinchiusi al suo interno personaggi famosi come il marchese de Sade e Voltaire.
Il 14 luglio di ogni anno il popolo francese ricorda l’episodio della Presa della Bastiglia con una festa nazionale. L’ondata rivoluzionaria partita dalla Francia aveva coinvolto anche altri Paesi europei, tanto che la Rivoluzione francese è ancora oggi considerata l’emblema della libertà e dell’indipendenza popolare.


sabato 8 maggio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 maggio.
L'8 maggio 1794 Antoine Lavoisier, il padre della chimica moderna, viene ghigliottinato.
Antoine-Laurent de Lavoisier nasce il 26 agosto 1743 a Parigi. Figlio di una famiglia particolarmente agiata, eredita grandi ricchezze quando la madre muore; frequenta, tra il 1754 e 1761, il collegio Mazarino, studiando chimica, botanica, astronomia e matematica. I suoi studi sono permeati e sostenuti dall'impulso della filosofia che si sta sviluppando in quegli anni, l'illuminismo, di cui condivide appieno gli ideali con il suo compagno di corsi Etienne Condillac.
Nel 1767, tre anni dopo le sue prime pubblicazioni, viene chiamato per supervisionare uno scavo geologico in Alsazia-Lorena, esperienza che gli permette di lavorare finalmente in campo pratico; nel 1768 Lavoisier viene eletto membro della Accademia delle Scienze francese, grazie ad uno scritto sull'illuminazione stradale.
Sposa nel 1771 la giovanissima Marie-Anne Pierrette Paulze, che si rivelerà un'ottima collega, nonché sua promotrice: si occuperà di promuovere e sostenere pubblicamente il lavoro del marito in campo scientifico.
L'attività febbrile del "padre della chimica moderna" ha un primo momento di picco nella sua collaborazione con Pierre-Simone Laplace, nel momento in cui dimostrano che il responsabile della combustione, non è il flogisto (onirica sostanza nominata nella chimica antica), ma è una sostanza che si chiama ossigeno, in assenza della quale non è possibile verificare fenomeni di tale tipologia.
Tramite la stessa serie di esperimenti dimostra anche che la respirazione, sia umana che animale, non è nient'altro che una tipologia di combustione, valutando anche la produzione di anidride carbonica come risultato di questa attività, indice che il corpo, sia umano che animale produce energia tramite la combustione di ossigeno.
Più avanti, alla fine degli anni '70, Lavoisier ripete gli esperimenti di Priestley e Cavendish sull"aria infiammabile", che poi lui rinominerà "idrogeno", scoprendo così che quella rugiada che si forma unendo quest'ultimo all'ossigeno altro non è che l'acqua. Lavora inoltre sull'analisi della composizione dell'aria, determinando un terzo elemento fondamentale, l'azoto, deduzione che gli permette di accantonare definitivamente la teoria del flogisto.
Tramite questi esperimenti ed altri, di tipo sia quantitativo che qualitativo, raggiunge con l'aiuto di Berthollet, Fourcroy e Morveau, eccezionali risultati nel campo della chimica, formulando la Legge di conservazione della massa, identificando diversi elementi chimici e fornendo una prima forma di nomenclatura moderna, che rende univoche e semplici le denominazioni degli elementi, creando quindi una forma di semplificazione per tutti gli altri chimici.
Negli anni '80 Lavoisier pubblica una immensa mole di scritti: rimane storico il suo "Traité Élémentaire de Chimie", del 1789, arrivato fino agli attuali studenti grazie alla traduzione inglese di Kerr, suo collega d'Oltremanica, considerato a tutti gli effetti il primo libro di testo di chimica moderna; in questo testo sono inoltre presenti i suoi importanti risultati nello studio sui legami chimici, soprattutto per ciò che riguarda le reazioni radicaliche ed i fenomeni di allotropia, scoperti tramite lo studio del diamante come forma di reticolo cristallino del carbonio.
Antoine Lavoisier muore a Parigi il giorno 8 maggio 1794, decapitato dal regime del Terrore come uno dei grandi traditori in quanto proprietario di una agenzia di riscossione delle tasse: il giudice, rigettando una richiesta di grazia nei suoi confronti, afferma nell'occasione "La Repubblica non ha bisogno di geni". Significativa è però la reazione del mondo scientifico, riassumibile in una frase del matematico Lagrange, ormai passata alla storia: "Ci è voluto solo un istante perché gli staccassero la testa, ma la Francia non ne avrà un'altra così neanche in un secolo".

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