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domenica 21 gennaio 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 gennaio.
Il 21 gennaio 1793 re Luigi XVI viene ghigliottinato a Parigi in Piazza della Rivoluzione (oggi Place de la Concorde).
Luigi XVI nasce a Versailles il 23 agosto 1754 dal delfino di Francia, il principe Luigi e da Maria Giuseppina di Sassonia. Il nonno è il re Luigi XV che il piccolo Luigi nel 1774 sostituirà sul trono di Francia. L'infanzia trascorre serena attraverso i cerimoniali di corte e l'istruzione dovuta ad un bambino del suo rango che doveva studiare grammatica, storia, geografia, lingue e latino, oltre ai fondamenti di politica internazionale e di economia. Il padre muore nel 1765 quando Luigi ha undici anni e nove anni dopo muore anche il nonno.
Luigi ha vent'anni quando sposa Maria Antonietta d'Austria con la quale instaura un rapporto non facile, dovuto al suo disinteresse e alla sua apatia che ne mostrano subito la fiacchezza di carattere. Il suo compito, delicato e complesso, in un'epoca di crisi economica lo mette di fronte a difficili decisioni che spesso non riesce a prendere. Il regno ha bisogno di riforme ma Luigi XVI non riesce ad appoggiare, con la dovuta energia, i suoi governi ed in particolare i ministri delle finanze Turgot e Necker che avevano approntato riforme necessarie a contenere gli sprechi legati ai privilegi delle corte e dell'aristocrazia.
Malgrado sia lui a dare ordine di riaprire il Parlamento chiuso dal nonno nel 1771, la sua debolezza nella dialettica instaurata con i deputati mette l'istituzione monarchica in cattiva luce. La monarchia, che in seguito gli storici hanno in parte rivalutato, soprattutto nelle intenzioni mal realizzate del re, riaccende speranze quando Luigi decide di richiamare al governo il ministro Necker, nell'agosto del 1788 convocando anche gli Stati Generali, nella totale crisi economica e finanziaria dello Stato e con il compito di portare a termine la riforma monetaria. Ma la sua cronica indecisione gli fa fare degli errori, soprattutto nei confronti del Terzo stato che proclama il voto individuale. Questo errore è una delle cause della Rivoluzione.
L'11 luglio del 1789 Necker viene licenziato e questo provoca la presa della Bastiglia. Nelle settimane successive il re rifiuta di controfirmare la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e di dare avvio alla riforma del regime aristocratico con l'abolizione dei feudi. Questo fa aumentare il malcontento popolare che si sviluppa i primi di ottobre del 1789. A questo punto la monarchia rischia di scivolare verso la controrivoluzione, cosa che il re a differenza dei suoi fratelli, il Conte di Provenza e il Conte d'Artois, non vuole che accada. Tuttavia i tentativi dei liberali di far approvare riforme più libertarie non trovano appoggio nella corte e nello stesso monarca.
Il re incapace di prendere una posizione coraggiosa decide per la fuga, il 25 giugno del 1791, facendo sprofondare la monarchia nel ridicolo e nel dileggio. Costretto al giuramento alla Costituzione del 13 settembre 1791, riprende le sue funzioni che nel frattempo erano state sospese. Di fatto il re è agli arresti domiciliari.
Il suo ruolo è in bilico e decide di appoggiare la guerra contro l'Austria nella speranza che l'esercito rivoluzionario perda e avvenga una restaurazione della monarchia. Nel frattempo l'Assemblea legislativa approva una serie di misure eccezionali che il re non controfirma con la conseguenza di far precipitare gli eventi. Il 13 agosto del 1792 il re viene arrestato con l'accusa di cospirare con gli austriaci e il 21 settembre l'Assemblea nazionale dichiara la Francia una Repubblica.
Dopo due mesi, il 13 novembre, si apre il processo al monarca che si difende con maggior forza di quella che mette durante il suo regno, tuttavia viene condannato a morte con 387 voti a favore e 334 per la detenzione. Il 21 gennaio 1793 Re Luigi XVI di Francia viene ghigliottinato in piazza della Rivoluzione a Parigi.
 La moglie, Maria Antonietta, lo seguì sulla ghigliottina il 16 ottobre 1793. Per l'esecuzione fu seguito il medesimo cerimoniale utilizzato per il marito.
I resti dei sovrani, come quelli di altri decapitati, furono cosparsi di calce viva e tumulati in una fossa comune del vecchio Cimitero della Madeleine. Il fratello, Luigi XVIII, una volta diventato re, nel gennaio 1815 fece riesumare i resti di Luigi XVI seppellendoli poi nella Basilica di Saint-Denis, assieme a quelli della moglie Maria Antonietta. Il 21 gennaio 1815, giorno in cui cadeva il ventiduesimo anniversario dalla morte del re, avvenne una solenne processione sino all'abbazia di Saint-Denis, dove Luigi XVI e Maria Antonietta furono inumati, e dove venne eretto un sepolcro; su parte del cimitero della Madeleine Luigi XVIII fece costruire una cappella espiatoria, accanto alla Chiesa della Madeleine. In Francia si sviluppò in seguito un certo culto del "re martire" e della "regina martire".
A differenza di quanto avvenuto con i Romanov, riabilitati ufficialmente dalla Corte suprema russa e canonizzati dalla Chiesa ortodossa, Maria Antonietta e Luigi XVI non sono, però, mai stati simbolicamente "assolti" dall'accusa di tradimento da parte dei tribunali francesi moderni, sebbene le condanne furono implicitamente cancellate già con la restaurazione di Luigi XVIII, che punì con l'esilio (legge contro i regicidi del 1816) i membri della Convenzione ancora vivi tra quelli che votarono la decapitazione dei sovrani (tra essi Jacques-Louis David e Emmanuel Joseph Sieyès).

sabato 16 ottobre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 ottobre.
Il 16 ottobre 1793 la regina di Francia, Maria Antonietta d'Austria, veniva ghigliottinata.
Maria Antonietta nacque nel 1755 all’apice della piramide sociale europea.
Nacque principessa ed arciduchessa, la quindicesima figlia di Maria Teresa, Imperatrice d’Austria, e la sua preferita. La casa reale degli Asburgo era la più antica casa regnante d’Europa, e la giovane principessa godette dell’ambiente rilassato del Palazzo di Schonbrünn e dell’indulgenza dei suoi tutori, dei genitori, di fratelli e sorelle.
Maria Teresa fu la famosa imperatrice austriaca che annoverava, tra le sue molte doti, l’abilità di sposare la sua numerosa prole in modo strategicamente conveniente per l’impero d’Austria. Che è proprio quanto accadde con Maria Antonietta. Per la sua graziosa figlia favorita, Maria Teresa combinò uno speciale matrimonio per cementare la nuova alleanza con la Francia che ella aveva concluso con Luigi XV. Pertanto, Maria Antonietta dovette lasciare l’Austria in cambio del più prestigioso trono in tutta Europa.
La vita di Maria Antonietta sembrava un sogno quando all’età di 15 anni sposò l’erede al trono di Francia, il Delfino. La Francia era allora la più potente nazione dell’Europa continentale, e il palazzo di Versailles il più opulento. La giovane principessa non avrebbe potuto sperare in un matrimonio più prestigioso, e la sua magnifica cerimonia matrimoniale nel 1770 non ebbe eguali in fatto di pompa reale.
Al confine, fu spogliata e rivestita con l’abbigliamento allora di moda alla corte francese. Quando fu presentata al re di Francia Luigi XV, questi la definì deliziosa e commentò con tutti sul suo grazioso aspetto ben proporzionato, di cui egli molto si compiaceva. Maria Antonietta divenne la Delfina, circondata da tutti gli agi della corte francese.
La sua vita d’incanto raggiunse l’apice quando il vecchio re morì e suo marito divenne Re Luigi XVI nel 1774. Maria Antonietta – non ancora ventenne – divenne Regina di Francia.
Tuttavia, questa figlia della fortuna conduceva una vita matrimoniale infelice. Luigi era scialbo, goffo e certamente non quello che lei avrebbe desiderato. La devozione di lui per la caccia, per gli orologi e per la sua fucina, e la sua abitudine di alzarsi e coricarsi presto erano in contrasto con l’amore di lei per l’arte, la moda, la danza e la vita notturna di Francia. Viene alla mente il contrasto tra Carlo e Diana. Mentre il Re Luigi XV, i fratelli di suo marito, Provence e Artois, e altri a corte notarono subito la sua grazia e bellezza, il suo timido marito fu lento nel sostenere i suoi diritti matrimoniali. Da lontano, Luigi XVI, come gli altri, ammirava molto il fascino e il carattere di Maria Antonietta, e divenne in seguito un marito devoto, ma fu di poco conforto per lei durante i suoi primi anni in Francia.
Sospinta dalle lettere di sua madre, Maria Antonietta continuava a inseguire Luigi. Tuttavia, anche quando ella riuscì a raggiungere con lui una certa intimità, Luigi fu incapace di avere soddisfacenti erezioni, il che non fece che aumentare la frustrazione della sua sposa. Antonietta e Luigi non riuscivano ad avere rapporti sessuali e il loro matrimonio non potè essere consumato per sette anni. Fu necessario l’intervento del fratello maggiore della regina, l’imperatore Giuseppe d’Austria, in un incontro a quattr’occhi con Luigi nel 1777, per convincerlo della necessità di un’operazione. Nel frattempo, la giovane regina soffriva in silenzio le maligne insinuazioni di non essere capace di dare un erede al trono.
Oltre a sentirsi frustrata per i rapporti con suo marito, Maria Antonietta era infastidita dai doveri legati alla sua posizione. I giorni della giovane principessa e, successivamente, regina venivano trascorsi in eterni rituali di corte dettati da una rigorosa etichetta che risalivano ai giorni di Luigi XIV.
La giovane regina si stancò presto di doversi continuamente esibire in pubblico secondo i requisiti della sua posizione. Le mancava l’ambiente più rilassato e la libertà di Vienna. Il suo dispiacere e il suo sarcasmo, diretti alle zie e ai membri più anziani dell’alta nobiltà furono notati e diventarono oggetto di commento.
Maria Antonietta tentò di sfuggire alle frustrazioni coniugali e alla noia della vita di corte. Con il passare del tempo, Maria Antonietta cominciò ad esercitare il suo potere di regina: trascorreva meno tempo a corte e si circondava di una dissoluta combriccola, guidata da Yolande de Polignac e Thérèse de Lamballe. Elargiva costosi doni e posizioni a questi amici e, nel farlo, ignorava i grandi casati della nobiltà francese.
Con i suoi giovani amici, Maria Antonietta si gettò in una vita di piacere e spensierata stravaganza. Ciò includeva balli in maschera a Parigi, gioco d’azzardo, spettacoli teatrali e passeggiate a tarda sera nel parco. Il suo circolo comprendeva il frivolo fratello più giovane del re, il Conte d’Artois, e piacenti giovani cortigiani come il Duca di Ligne, i Conti Dillon, Vaudreuil e Axel Fersen.
Le indiscrezioni della regina con il suo circolo di amici condusse a scandali come l’Affare della Collana di Diamanti, e a voci riguardanti i suoi rapporti con quel circolo ad inclusione di Axel Fersen.
La giovane regina, con la sua bionda bellezza e il suo stile, dettava moda in tutta la Francia e in Europa. La sua ritrattista Élisabeth Vigée-Lebrun elogiava il colore luminoso della sua carnagione, i suoi lunghi capelli biondi e la sua figura ben proporzionata e sviluppata. Tutti facevano commenti sul suo portamento. Il paggio Tilly disse che camminava meglio di qualsiasi altra donna e, se si offriva una poltrona ad una donna, a lei si doveva offrire un trono.
Alla regina piacevano stile e bellezza, ma la sua rinomanza nel campo della moda le costò cara. La regina spendeva in abbondanza per i propri vestiti ed ornamenti. Ogni anno eccedeva la somma destinata al suo abbigliamento, regolarmente pagata dal re. Gli eccessi dei suoi copricapo, delle piume e dei voluminosi vestiti furono oggetto di pubblico commento, di caricature e – di tanto in tanto – di ridicolo.
La regina spendeva altrettanto abbondantemente per i suoi già menzionati amici e per il proprio divertimento, compreso il suo ritiro al Petit Trianon. Questo era un piccolo palazzo vicino a Versailles, donato a Maria Antonietta da Luigi XVI. Là, la regina fece apportare grandi decorazioni d’interni e ordinò la costruzione di un teatro per i suoi spettacoli e del Tempio d’Amore nel parco.
Maria Antonietta fece inoltre costruire un tipico rustico viennese chiamato ‘hameau’ dove si divertiva a recitare la parte di una semplice mungitrice. Per maggior divertimento, furono prodotti vasi in porcellana di Sevres utilizzando come calchi gli abbondanti seni di Maria Antonietta (come si diceva fosse stato fatto per Elena di Troia). La fattoria fu provvista di pecore e capre profumate, ma la mungitura e altre incombenze venivano eseguite da servitori.
Mentre si avvicinava lo scoppio della Rivoluzione, l’invidia e l’odio nei confronti di Maria Antonietta erano generalmente diffusi. Molti a corte si erano sempre opposti all’alleanza con l’Austria, e si erano risentiti degli sforzi della regina di intercedere occasionalmente per cause austriache.
Il fratello del re, il Conte di Provenza, e suo cugino, il Duca d’Orleans, erano entrambi considerati più capaci di Luigi XVI. Entrambi erano gelosi del titolo regale di Luigi e del suo matrimonio con la bella Maria Antonietta.
Molti altri membri della nobiltà erano invidiosi nei confronti della regina e si sentirono insultati dal suo rifiuto dell’etichetta di corte, dalla sua preferenza per un piccolo circolo di amici e dalla preferenza a loro riservata. Pertanto, alcuni nobili insoddisfatti diventarono terreno fertile per la produzione d’infamie contro la regina. Costruirono e fecero circolare storielle scurrili sulla regina e sulla sua vita privata: alcune l’accusavano di prestarsi ad ogni sorta di atti sessuali con vari cortigiani e cortigiane (si metteva altresì in dubbio la paternità dei figli della coppia reale), e altre di inviare somme di denaro in Austria.
Intorno al 1784-85 abbondavano i racconti sulle stravaganze della regina, sulla sua dissolutezza e sui suoi vizi a sfondo sessuale. Fu a questo punto che l’Affare della Collana di Diamanti diventò un evento sensazionale che catturò l’attenzione dell’intera nazione.
L’affare mise insieme tre situazioni slegate tra loro, fondendole per mezzo della certezza ormai ampiamente diffusa della condotta immorale di Maria Antonietta. Per anni, una certa Madame de Lamotte – squattrinata discendente dell’antico nobile casato dei Valois – tramava per ottenere una posizione a corte. Nello stesso tempo, il Principe de Rohan – cardinale di Francia molto noto in società – soffriva per essere escluso da anni dal circolo personale di Maria Antonietta, e il gioielliere Boehmer era incapace di convincere Maria Antonietta ad acquistare una favolosa e costosissima collana di diamanti originariamente preparata per Madame du Barry, l’amante di Luigi XV.
La Lamotte, che era una donna attraente e prosperosa, catturò l’attenzione di entrambi gli uomini e riuscì a convincerli di essere l’amante (lesbica) di Maria Antonietta. La Lamotte persuase il Rohan del fatto che la regina voleva davvero la collana, il Rohan la ottenne dal Boehmer e la diede alla Lamotte dopo un incontro a tarda notte con una prostituta che aveva le sembianze di Maria Antonietta vicino al Tempio d’Amore, dove si diceva che la regina desse i suoi appuntamenti segreti.
Mentre la regina si preparava ad interpretare il suo ruolo nella commedia di Beaumarchais “Le Nozze di Figaro”, che era stata recentemente messa al bando, Boehmer l’avvicinò per ottenere il pagamento e solo allora si scoprì l’arcano. Quando vennero a conoscenza dei fatti che stavano alla base dell’affaire, entrambi il re e la regina si adirarono con il Rohan, perché questi aveva creduto che la regina arrivasse a ricorrere ad un intermediario per ottenere una collana.
Il risentimento dei sovrani si rivelò disastroso. Il cardinale, il più alto prelato di Francia, fu arrestato il giorno della Festa dell’Assunzione nel bel mezzo della corte. In seguito, la regina pretese di essere vendicata pubblicamente e pertanto il re ottenne un processo davanti al Parlamento di Parigi.
Il processo fu un evento sensazionale per mesi, e i panni sporchi della monarchia vennero lavati davanti a tutta la Francia. Il “cast” incluse membri dell’alta nobiltà, ciarlatani, una prostituta che assomigliava alla regina e, soprattutto, la favolosa collana di diamanti e la regina stessa, che tuttavia non fu mai chiamata a testimoniare. Alla fine, la nobiltà sfidò l’intera nazione nell’Affare della Collana di Diamanti con l’assoluzione del Principe de Rohan dall’accusa di avere insultato la regina. A tutti gli effetti, secondo la sentenza del Parlamento dei Nobili, la regina era degna di tale insulto a causa della sua reputazione. Il Rohan poteva ragionevolmente credere che Maria Antonietta volesse usarlo come intermediario e alla fine prestare favori sessuali, in cambio di una collana di diamanti.
Quando fu annunciato il verdetto di non colpevolezza in un affollato teatro dell’opera di Parigi, si levò un enorme strepito e tutti i presenti si voltarono in direzione del palco reale. Maria Antonietta – in preda allo shock – se ne andò immediatamente alla sua carrozza, tra i fischi della folla.
Il tribunale condannò la Lamotte (che non godeva di influenze altolocate) ad essere marchiata sui seni ed imprigionata. Suo marito, tuttavia, era riuscito ad evadere dalla prigione e lei stessa fuggì in Inghilterra. Da lì, si vendicò inventando e facendo circolare storie secondo le quali lei era veramente stata l’amante lesbica della regina, la regina era insaziabile nei suoi desideri e aveva ricevuto la collana, e l’affaire era stato messo insieme per il suo divertimento. Per quanto la sua storia avesse del fantastico, ne circolarono migliaia di copie e venne ampiamente creduta. Così tanto che se la Lamotte non fosse morta nel 1793, sarebbe probabilmente stata testimone per l’accusa nel processo contro Maria Antonietta.
Per ironia della sorte, proprio quando scoppiò lo scandalo della Collana di Diamanti e la popolarità della regina sprofondò nell’abisso, il passare degli anni e la maturità attenuarono il suo stile di vita. Luigi e Antonietta riuscirono ad avere figli ed ella partorì quattro volte. Dedicava ormai poco tempo alla vita notturna di Parigi e ne trascorreva di più con la famiglia ed i figli. Sebbene ancora graziosa ed attraente, una volta arrivata ai trent’anni, Maria Antonietta cominciò ad apparire più robusta e ad orientarsi verso colori più scuri. La sua modista Madame Bertin iniziò a proporre una moda meno sfarzosa, pur tuttavia mettendo in evidenza gli ampi seni della regina. Nonostante quest’ultima continuasse a flirtare con gli uomini della corte e a trascorrere molto tempo con Axel Fersen, Luigi era sempre più devoto alla sua bella moglie, che egli adorava.
La vita personale di Maria Antonietta cominciava a diventare stabile, mentre lo stato in cui versava la Francia non lo era affatto. Negli anni precedenti la Rivoluzione, i raccolti furono pessimi e i meno abbienti ne soffrirono. La regina mostrava il suo buon cuore e cercava di aiutare i poveri del suo paese: partecipava a recite a scopo di beneficenza (anche la sera in cui il verdetto del processo della Collana fu annunciato), e utilizzava il suo “hameau” per aiutare alcune famiglie bisognose. Tuttavia, le sue piccole azioni non vennero affatto notate da chi soffriva. Ciò che si ricordava era che la regina giocava a fare la mungitrice e la pastora nel suo ben curato “hameau” del Trianon, mentre i veri contadini morivano di fame. Veniva considerata insensibile, il che fece credere a molti che avesse risposto “Che mangino le brioches”, quando le fu detto che il popolo non aveva pane.
Inoltre, la Francia sprofondava in enormi debiti ereditati da Luigi XV che Luigi XVI era stato incapace di saldare. Il debito del paese si era ormai trasformato in una crisi e l’ultima goccia fu il costoso aiuto prestato dalla Francia alle colonie americane, dal 1778 al 1783, impegnate in una guerra contro la Gran Bretagna per ottenerne l’indipendenza. Per cercare di ridare vigore alla popolarità della regina ed aumentare il sostegno a favore della monarchia, furono dipinti ed esibiti ritratti che mostravano la regina circondata dall’affetto dei suoi figli. Tuttavia, l’ovvio esercizio di propaganda reale ebbe risultati negativi in quanto i detrattori notarono i pomposi abiti della regina e soprannominarono “Madame Deficit” la protagonista dei ritratti.
Luigi XVI aveva quanto mai bisogno dell’appoggio della nobiltà in questo momento di impopolarità, che continuava ad aumentare sull’onda dell’Affare della Collana. Egli tentò di effettuare riforme necessarie attraverso una serie di ministri, cercando consiglio ogni volta da parte della sua regina, e infine chiamò un’assemblea di notabili per cercare ancora una volta di effettuare quelle riforme che dovevano rimediare alla crisi finanziaria. Luigi non era un sovrano energico e l’influenza di sua moglie suscitava risentimenti, il che non fece che indebolire la posizione della monarchia.
Luigi e Maria Antonietta furono colpiti da una tragedia nel 1789. Il loro primo figlio ed erede, il Delfino, colpito da una malattia ereditaria agonizzante ed invalidante, morì nel mese di giugno. Senza contare vari aborti spontanei, questo fu il secondo lutto a colpire i sovrani, in quanto la figlia più giovane era morta nel 1786. Durante questo nuovo dolore, la coppia doveva affrontare la crisi che ora minacciava la loro autorità e che avrebbe portato ulteriori tragedie nel seno di questa famiglia.
Incapace di obbligare la nobiltà ad effettuare le necessarie riforme finanziarie, il disperato monarca richiamò gli Stati Generali nel maggio del 1789. Era la prima volta in 175 anni che quest’organo di consultazione veniva richiamato. Tuttavia, era un evento unico perché dava rappresentanza alla gente comune, che poteva ora votare in qualità di uno dei tre Stati. Luigi lo fece per cercare di ottenere l’appoggio della borghesia (il Terzo Stato) per forzare le necessarie riforme.
I lavori degli Stati Generali non iniziarono sotto un buon auspicio, poiché le apparizioni della regina furono prima accolte con il silenzio e poi con grida di “Viva il Duca d’Orleans”, il corteggiatore che lei aveva disdegnato e che era ora un acerrimo nemico. Questa atmosfera di ribellione era un segno di ciò che doveva seguire. La gente comune era scontenta del limitato ruolo del Terzo Stato che Luigi immaginava. Il genio era ormai fuori dalla lampada. Il Terzo Stato si autodichiarò Assemblea Nazionale e con il Giuramento della Pallacorda stabilì che non si sarebbe sciolto, fino a che la Francia non avesse una costituzione.
Luigi mancava della volontà di spegnere questa ribellione, ma fu ripetutamente spinto all’azione da Maria Antonietta. La regina desiderava ardentemente conservare la monarchia assoluta ed era risoluta nella sua opposizione a riforme che avrebbero dato maggiori poteri alla gente comune.
Tuttavia, il popolo non voleva la soppressione del Terzo Stato, in previsione dei successi che si sarebbero ottenuti. A luglio, la folla assediò l'Hotel des Invalides (la scuola militare) e ottenne rifornimento di armi da fuoco. La mossa seguente era quella di ottenere la polvere da sparo cosicché si sarebbe potuto difendere l’Assemblea in caso di bisogno. Si raggiunse questo scopo quando la folla attaccò un grande simbolo della monarchia assoluta, l’antica e famosa prigione-fortezza della Bastiglia, che sovrastava il centro di Parigi.
Luigi mancò di risolutezza e la folla riuscì a prendere la Bastiglia. Il governatore della fortezza, che tentò di resistere minacciando di far saltare la polvere da sparo, fu ucciso dalla folla e la sua testa venne portata per la città su di una picca. Il popolo aveva ormai armi e munizioni. L’illegalità era prevalsa e nessuna azione era stata intrapresa dal re a titolo di risposta. Luigi si recò a Parigi per riportare la calma, ma nulla si fece contro coloro che avevano attaccato la Bastiglia.
La presa della Bastiglia turbò molto un certo numero di nobili che conoscevano il grado di povertà del popolo e temevano vendette, se il potere reale si fosse dimostrato inadeguato a controllare gli impulsi della folla. Membri di spicco della corte, tra i quali amici intimi di Maria Antonietta lasciarono il paese. Tra luglio e agosto se ne andarono il Conte d’Artois e Madame de Polignac e, in ottobre, la sua amica e ritrattista Madame Vigée-Lebrun.
Il palazzo reale di Versailles si trovava ad appena 20 miglia dal calderone ribollente di Parigi. Anche Maria Antonietta temeva la folla di Parigi e consigliò al re di riparare altrove in modo che egli potesse spegnere la ribellione da lontano, ma Luigi non volle lasciare Versailles.
La regina riuscì a persuadere Luigi ad aumentare il numero delle truppe dalle province, che si sperava sarebbero state fedeli alla Corona. Le azioni di Maria Antonietta non passarono inosservate. Il suo portamento fiero e quella che veniva percepita come la sua arroganza la resero il primo obiettivo di denigrazione da parte dei rivoluzionari. Nonostante gli sforzi di Maria Antonietta, il re fu riluttante a confrontare l’Assemblea dopo che nuove truppe furono richiamate perché Luigi non voleva aprire il fuoco contro il suo popolo. Durante l’estate, in un periodo che venne chiamato “la Grande Paura”, i contadini si rivoltarono in tutto il paese per paura che il re venisse spinto dalla regina e dal suo “comitato austriaco” a soffocare la rivoluzione. In agosto, fu pubblicata la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo con la quale si rinunciava ai titoli nobiliari, e il popolo affermava la propria posizione reclamando pari diritti contro una riaffermazione della monarchia assoluta.
Il 1° ottobre 1789, fu tenuto a Versailles un grande banchetto in onore delle guardie reali nel quale il vessillo reale e quello austriaco vennero applauditi, si brindò al re e alla regina quando apparirono e la coccarda tricolore del popolo francese venne calpestata. Storie sul banchetto e su “orge” cominciarono a circolare nei bassifondi di Parigi, in cui incombeva nuovamente la mancanza di pane.
I parigini ne ebbero abbastanza ed il 4 ottobre si riunì una gran folla per chiedere pane al re. Il giorno seguente, una folla composta principalmente di donne parigine marciò sotto la pioggia fino a Versailles per porre termine alle orge e domandare pane. Molte impugnavano coltelli e giuravano di usarli per “tagliare il bel collo dell’Austriaca” che era la fonte di tutti i loro problemi. “Sarei contenta di infilare questa lama fino al gomito nel suo ventre.” Altre promettevano di tagliare vari “pezzi di Antonietta”.
Raggiunta Versailles, esse incontrarono l’Assemblea ed ebbero una breve udienza con il re. Ancora una volta, la regina aveva desiderato di fuggire mentre esse avanzavano, ma Luigi non volle né partire né aprire il fuoco contro le donne. Quella notte, la marmaglia (forse con l’aiuto di agenti del Duca d’Orleans) trovò un’entrata priva di guardie e si diresse fino agli appartamenti della regina, che stava dormendo. Mentre gli assalitori imprecavano e dicevano di voler “uccidere la puttana austriaca “, le due guardie della regina diedero la vita per salvarla. Madame Campan ed altre dame raccolsero in fretta biancheria e vestiti, e Maria Antonietta corse via dalla sua camera da letto letteralmente “mezza nuda” (secondo alcune versioni) riuscendo di poco ad eludere l’attacco. Il letto della regina fu fatto a brandelli.
La regina si era salvata, ma la folla non era soddisfatta. Più tardi si chiese che il re e la regina apparissero al balcone e poi che i sovrani seguissero i dimostranti a Parigi. E così, Luigi e Maria Antonietta lasciarono Versailles per essere installati nel polveroso palazzo disabitato delle Tuileries a Parigi. Maria Antonietta non avrebbe più rivisto il suo amato Petit Trianon. Da allora in poi, il re e la regina sarebbero rimasti sotto il controllo dei comuni cittadini di Parigi e sarebbero stati vulnerabili ad attacchi da parte loro. I sovrani sapevano bene che il trasferimento a Parigi non era stata una loro scelta, e che non avevano il potere di annullare il volere della folla.
Nel 1790 e 1791, la rivoluzione sembrava essersi stabilizzata. Tuttavia, si cominciavano a spargere i semi della futura discordia e di una più violenta rivoluzione. L’Assemblea, ormai imbaldanzita, concesse ampi diritti al popolo, a spese della nobiltà e del clero. Si conferì valore legale a molte delle riforme, nonostante il veto del re. Luigi era particolarmente contrario al voto civile che veniva ora richiesto al clero cattolico romano.
Molti nobili avevano lasciato la Francia e Maria Antonietta temeva per la sua salvezza ed autorità reale. Ella cospirò con quegli émigrés e cercò aiuto da parte di altri sovrani europei, tra cui l’imperatore d’Austria suo fratello. Dopo la morte del leader moderato Conte di Mirabeau nel 1791, ed ulteriori azioni da parte dell’Assemblea che violavano l’autorità del clero cattolico romano, Antonietta persuase il riluttante Luigi a lasciare la Francia.
L’amico e supposto amante della regina Axel Fersen organizzò di tasca propria la carrozza necessaria, i falsi documenti di identità e i piani di fuga. La coppia reale fuggì da Parigi con i figli, tutti travestiti da comuni viaggiatori. Il re e la regina avevano insistito sulla necessità di viaggiare con tutti i comforts, e pertanto la loro carrozza si muoveva lenta e pesante. Cambi di cavalli si resero necessari e ciò attirò l’attenzione.
Durante un cambio, un attento patriota notò una donna attraente ma familiare che dava ordini nonostante fosse vestita da cameriera. Gli sembrò di riconoscere la regina e, da una moneta d’oro datagli come mancia, riconobbe il re. Jacques Drouet, questo il nome del patriota, si precipitò verso la piccola cittadina di Varennes e, una volta raggiuntala, avvertì la popolazione affinché si fermassero il re e la regina al loro arrivo. Questi avevano viaggiato per 200 miglia ed erano quasi vicino al confine franco-austriaco dove leali truppe erano pronte a portarli in salvo. Ma l’operazione non si potè condurre a compimento. Il re e la regina subirono l’umiliazione di essere riportati a Parigi con la forza, su strade polverose, nel corso dei successivi quattro giorni. Da ogni parte giungevano francesi che volevano vedere i famosi prigionieri e, in qualche occasione, assaltarli. Alcuni membri dell’Assemblea arrivarono in seguito e presero posto con loro nella carrozza già strapiena.
Quando arrivarono a Parigi, essi furono accolti dal più assoluto silenzio. Tutti gli uomini tennero il loro cappello in testa e al re non venne offerto alcun saluto o altro segno di deferenza. Gli stanchi viaggiatori erano coperti di polvere e di sudore. Mentre Madame Campan preparava il bagno per Maria Antonietta, la regina si tolse il cappello e il velo ed entrambe notarono che i suoi capelli biondi erano diventati completamente bianchi per la paura e i tormenti del viaggio.
Dopo la disastrosa fuga di Varennes, Maria Antonietta lavorò in un primo tempo con il monarchico costituzionale Barnave per cercare di restaurare il prestigio reale. Tuttavia, l’odio per la regina era ormai salito a nuovi livelli.
Maria Antonietta cominciò di nuovo a cercare aiuto dall’estero per un intervento in Francia che restaurasse l’autorità reale. L’Austria e la Prussia minacciarono la Francia da parte della famiglia reale e la Francia dichiarò guerra a quelle potenze nell’aprile 1792, ancora una volta nonostante il veto del re. A giugno, il palazzo delle Tuileries fu invaso e saccheggiato dalla folla, al re e alla regina furono inflitti ridicolo ed umiliazione ma non venne fatto loro altro male. Nello stesso momento, si cercavano volontari al grido di “la patria in pericolo ” e i Francesi furono chiamati a respingere gli invasori.
Nel luglio 1792, quando l’esercito prussiano invase la Francia, il Duca di Brunswick minacciò il popolo di Parigi che se fosse stato fatto del male alla persona del re o della regina, gli invasori avrebbero cercato vendetta sulla Francia. La proclamazione fu resa pubblica e fece grande sensazione nel paese.
Il 10 agosto 1792, il palazzo delle Tuileries fu preso d’assalto dal popolaccio, e il re e la regina si rifugiarono presso l’Assemblea. La famiglia reale fu installata in una piccola tribuna per la stampa, nel caldo soffocante e sotto le occhiate e i commenti della folla. In quella gabbia, sentirono i resoconti sulla caduta delle Tuileries e sul massacro di 900 guardie svizzere che erano rimaste per difenderli. Videro i tesori delle Tuileries ammassati sui banchi degli oratori, tra i quali vi erano carte, gioielli, e oggetti preziosi appartenenti alla famiglia reale. Ascoltarono i dibattiti e le votazioni con le quali si sospese e si pose fine alla monarchia. Fu dichiarata la Repubblica e la famiglia reale fu imprigionata nella fortezza del Tempio.
Altri aristocratici furono imprigionati nello stesso periodo. Quando le fortune dell’esercito francese sul campo comiciarono a vacillare, si levarono grida che incitavano ad uccidere i traditori all’interno del paese. Centinaia di aristocratici furono massacrati nelle prigioni nel settembre 1792. La vittima più famosa fu Madame de Lamballe, amica intima di Maria Antonietta che era ritornata a Parigi per assisterla in tempo di pericolo. La Lamballe fu portata dinanzi ad un tribunale e quando rifiutò di giurare contro la regina, fu fatta a pezzi dalla folla. La sua testa, i seni e gli organi genitali tagliati e montati su picche furono portati in processione fin davanti alla finestra della regina al Tempio. Il regno del Terrore era cominciato.
La famiglia reale si trovava ora sotto stretta sorveglianza e, privata delle raffinatezze e dei servitori, era obbligata a vivere semplicemente, confinata nella fortezza del Tempio. Ma la loro pace non era destinata a durare.
Nel dicembre 1792, Re Luigi XVI fu portato davanti alla Convenzione Nazionale e processato per tradimento. Fu giudicato colpevole e, con voto segreto, condannato a morte. Nel gennaio 1793, Luigi XVI fu giustiziato dalla ghigliottina. Nei due anni che seguirono, migliaia di altri vennero processati davanti al Tribunale Rivoluzionario e allo stesso modo giustiziati dalla ghigliottina.
Dopo la morte del marito, il figlio di Maria Antonietta fu strappato con la forza alle cure materne nel luglio 1793. La povera donna implorò che fosse concesso a suo figlio di restare ma non riuscì a cambiare la volontà dei ministri. Il ragazzino fu affidato alle cure del ciabattino Simon e morì di stenti nel giro di due anni.
Nel settembre 1793, Maria Antonietta fu separata dalla figlia e dalla cognata. Ora chiamata “la vedova Capeto”, Maria Antonietta fu trasferita all’umida prigione delle Conciergerie, nella quale visse per mesi di solitario confino sotto la sorveglianza totale dei rivoluzionari, che ora controllavano ogni sua mossa. La prigione delle Conciergerie era l’anticamera della morte. In questa malsana prigione, ella perse molto peso e la sua vista cominciò a diminuire, ma non le restava molto da vivere.
Il 14 ottobre, la povera pallida donna fu svegliata in piena notte e portata al Tribunale Rivoluzionario. Il processo fu un orrore e la regina fu attaccata più come persona che come sovrana. Si obbligò perfino il suo bambino a testimoniare di abusi sessuali a cui lei lo avrebbe sottomesso. Davanti a quell’accusa, la regina – che aveva risposto coraggiosamente a tutto – disse: “Se non rispondo è perché non è possibile. Faccio appello a tutte le madri in questa sala.”
Nonostante la sua eloquenza, il verdetto non fu mai messo in discussione. Come il re, anche Maria Antonietta fu giudicata colpevole.
Quando andò incontro alla morte il 16 ottobre 1793, molti trasalirono … Maria Antonietta aveva soltanto 38 anni, ma la folla vide (come l’artista David si affrettò a disegnare) una vecchia in abiti contadini, grigia e spettinata, un contrasto impressionante con l’elegante e voluttuosa Regina del Trianon, la figlia della fortuna che era stata fino a solo 4 anni prima. I capelli di Maria Antonietta erano stati tagliati rozzamente e, con le mani legate dietro la schiena, fu trasportata su di una carretta tra i fischi e gli insulti della folla. Tuttavia, la povera donna rimase seduta in posizione eretta e cercò di conservare la sua dignità. Fino alla fine, Maria Antonietta mostrò un portamento e un coraggio da regina, nonostante le avversità.
Dopo l’ultima sofferenza, il corpo di Maria Antonietta fu spinto sulla tavola della ghigliottina, la sua testa venne sistemata nella morsa e a mezzogiorno in punto la lama fu lasciata cadere tra l’entusiasmo generale. Secondo le parole di un organo di stampa rivoluzionario, “Mai Père Duchesne aveva assistito a così tanta gioia come quando la testa di quella puttana fu separata dal suo collo di gru”. Sanson alzò la testa sanguinante in modo che tutti la vedessero. In seguito, la testa fu gettata sulla carretta tra le gambe del corpo senza vita. Il cadavere di Maria Antonietta fu lasciato sull’erba prima di essere gettato in una fossa comune. Così terminò la vita di colei che era stata un tempo la donna più illustre e affascinante d’Europa.

mercoledì 28 luglio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 luglio.
Il 28 luglio 1794 veniva ghigliottinato a Parigi Robespierre.
Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre, meglio noto solamente come Maximilien Robespierre, nasce ad Arras, il 6 maggio del 1758. Detto l'incorruttibile, è stato uno dei più importanti e noti protagonisti della Rivoluzione Francese, momento storico che, nel bene e nel male, ha segnato per sempre le vicende politiche ed ideologiche dell'Occidente. Al suo nome, è legato anche il periodo cosiddetto del Terrore, o del Regime del Terrore, che tanto ha diviso e continua a dividere le interpretazioni degli storici, da sempre indecisi se affidare all'avvocato e rivoluzionario la palma dell'utopista o quella dell'assassino e dittatore.
Un fatto è che, nel momento di maggiore intransigenza, gli alti capi della Rivoluzione, tra i quali lo stesso Robespierre, finirono per perdere di mano la situazione, commettendo talvolta crimini indiscutibilmente cruenti e non necessari.
La famiglia di Robespierre è di discendenza notarile, molto nota nel nord della Francia, dove nasce e cresce il futuro rivoluzionario. È nobile, di quella nobiltà di toga che in quel periodo si dice anche illuminata dalle nuove idee, delle quali si imbeve lo stesso giovane studioso il quale, sin da subito, predilige anch'egli gli studi giuridici.
I suoi genitori però, muoiono prematuramente. Non prima di aver dato al mondo molti fratelli di Maximilien: Charlotte, nata nel 1760, Henriette-Eulalie-Françoise, che viene alla luce l'anno dopo, e Augustin, del 1763, che sarà anche lui avvocato, deputato, rivoluzionario e giustiziato lo stesso giorno del fratello.
Nel 1764, poco dopo la morte dell'ultimogenito, muore anche la madre, Jacqueline Marguerite Carraut, per alcune complicazioni successive al parto. Il marito allora, Francois de Robespierre, scompare qualche tempo dopo, a dire di Charlotte a causa di una forte depressione, per poi morire probabilmente dopo il 1772, ultimo anno in cui pervengono alla famiglia alcune sue tracce. Secondo molte fonti, il papà di Robespierre morirà invece a Monaco di Baviera, nel 1777.
Ad ogni modo, Maximilien viene allevato da una nonna e da due zie. Studia al Collegio di Arras, un istituto privato, e dopo si trasferisce a Parigi, forte di una borsa di studio, per seguire gli insegnamenti del noto collegio Louis Le Grand.
Perfeziona i propri studi giuridici e diventa avvocato, al termine di una carriera a dir poco brillante, ottenendo attestazioni di stima per la sua straordinaria eloquenza, tanto da ricevere da uno dei suoi maestri il soprannome de "Il Romano", per la propria mirabile ars oratoria. Ottiene il baccellierato in diritto il 31 luglio del 1780 e il successivo diploma di licenza il 15 maggio dell'anno dopo, con tanto di lode e 600 franchi di borsa di studio, devoluti poi al fratello Augustin, per favorire i suoi studi.
I primi esercizi della sua nuova professione tuttavia, li compie nuovamente ad Arras, sua città di nascita, ove ritorna ben presto. Qui però, cominciano a farsi strada in lui le idee politiche ed ideologiche, con la scoperta dell'opera degli illuministi e, soprattutto, del grande pensatore Jean-Jacques Rousseau, di cui si dice diretto discepolo. Secondo un documento rinvenuto postumo inoltre, Rousseau avrebbe ricevuto una visita proprio dal futuro rivoluzionario intorno al 1778, come attestazione di stima per le sue idee e per la sua rettitudine morale ed etica.
Nel 1782, come giudice del tribunale vescovile di Arras, deve comminare una pena di morte ma, contrario per ideologia, si decide subito dopo ad abbandonare questa carriera, rassegnando le proprie dimissioni. Parallelamente alla sua attività di avvocato in proprio, che lo porta sugli scudi in più di un'occasione, anche da Arras Robespierre fa parlare di sé per i propri successi extra legali, legati al mondo della cultura e delle arti. Il 4 febbraio del 1786 infatti, viene nominato direttore dell'Académie royale des Belles-Lettres di Arras, da lui frequentata con successo già da qualche anno.
Come direttore sostiene l'uguaglianza tra i sessi e si adopera per favorire l'ingresso in accademia delle due letterate Marie Le Masson Le Golft e Louise de Kéralio. La svolta politica che lo trascina a Parigi, com'è noto, è la crisi dell'Ancien Regime, che arriva puntuale intorno al 1788.
L'anno dopo, Robespierre, dal distretto di Arras, viene eletto deputato negli Stati Generali che, nel maggio del 1789, si riuniscono nella capitale. Siamo alle porte della vera e propria Rivoluzione Francese, vicinissima a scoppiare. Intanto, il futuro capo del Terrore si guadagna le simpatie dei giacobini, i cui club sono ormai in ogni dove della Francia.
Come rappresentante del Terzo Stato, il 25 marzo del 1789 Robespierre scrive il "cahier de doléances" a favore della corporazione dei ciabattini, la più povera e numerosa della provincia. Inoltre, si guadagna l'appoggio dei contadini di Arras, tanto da essere scelto tra i dodici deputati dell'Artois, il 26 aprile del 1789.
È presente al giuramento della Pallacorda, nel giugno del 1789, dopo essersi fatto valere dalle tribune del Parlamento con una sessantina di interventi. Entro un anno, diventa il capo del club dei Giacobini, all'epoca ancora detto Club Bretone. Il 14 luglio del 1789, assiste alla presa della Bastiglia.
Durante l'Assemblea Costituente si oppone ad ogni privilegio che i nobili e anche la media e piccola borghesia vuole concedere. Diventa, per tutti, in quel periodo, Robespierre l'incorruttibile, nell'anno più importante e illuminato della sua carriera politica e, forse, della politica europea, almeno dal crollo dell'Impero Romano.
L'incorruttibile si batte per l'eguaglianza giuridica e sociale, per la libertà di stampa, il suffragio universale e molti altri diritti civili oggi considerati acquisiti, ma di certo non nel 1789.
Ad ogni modo, divenuto presidente nel 1790 del movimento giacobino, comincia a temere una coalizione militare degli altri paesi europei contro la stessa Francia, onde evitare che la Rivoluzione deflagri anche oltre confine. Così si oppone alla propaganda interventista dei girondini, favorevoli a dichiarare guerra all'Austria.
Nell'agosto del 1792, scoppia una rivolta popolare a Parigi e Robespierre viene incaricato di sedarla e di ristabilire l'ordine. Viene nominato, nell'occasione, membro della Comune di Parigi, di fatto guidandola, e si preoccupa di trovare una risoluzione all'aumento dei prezzi e all'approvvigionamento.
Il 27 luglio del 1793, Robespierre entra nel Comitato di Salute Pubblica, il governo rivoluzionario a tutti gli effetti. Diventa il protettore dei sanculotti e dei giacobini in genere, razionalizza i beni alimentari, istituisce un calmiere ma, contemporaneamente, preoccupato dai movimenti controrivoluzionari e dagli Stati circostanti, rafforza anche l'esercito e provvede ad una politica di controllo dell'economia di stato. Sono i prodromi del Terrore, ormai vicinissimo.
Intanto, Robespierre è tra i votanti a favore dell'esecuzione del re Luigi XVI, dopo la caduta della monarchia, datata agosto 1792. Entro il 1793, costringe i moderati, i girondini cioè, ad abbandonare la cosiddetta Convenzione nazionale. Diventa, di fatto, il capo della Rivoluzione Francese.
Da questo momento, Robespierre opera una metodica cancellazione di qualsiasi opposizione alla Rivoluzione, fisica, ideologica, paventata o provata, giustificata o meno. Ne muoiono tra 30 mila e 70 mila persone, gli storici discordano, con esecuzioni sommarie senza processo, spesso pretestuose.
L'avvocato provvede all'incarcerazione di oltre 100.000 persone, soltanto per sospetto. Durante questo periodo, muoiono anche i cosiddetti figli della Rivoluzione, molti ex compagni di studi di Robespierre, come Jacques-René Hébert e Georges Danton, il duca Filippo d'Orléans detto Filippo Égalité, e molti altri ancora, come la paladina dei diritti delle donne, Olympe de Gouges, fondatrice del Centre Socìal.
Il 4 febbraio del 1794 Robespierre ottiene l'abolizione della schiavitù nelle colonie poste sotto il dominio francese. Al contempo proclama religione di stato il culto dell'Essere Supremo, secondo le suggestioni di Rousseau, attirandosi le antipatie di cattolici e atei contemporaneamente. È il periodo nel nuovo calendario, dei dieci giorni di lavoro e di uno di riposo.
Dentro il Comitato di Salute Pubblica, Robespierre è ormai considerato solo un dittatore e violenti sono i contrasti. Il 27 luglio del 1794 la Convenzione lo destituisce ma vota anche un atto d'accusa contro di lui, formale e molto pesante. Con lui, c'è anche il fratello minore Augustin e altri pochi fedelissimi.
Il 10 Termidoro, secondo il calendario del Terrore, ossia l'indomani, la mattina del 28 luglio del 1794, le Guardie Nazionali penetrano all'Hotel de Ville, il luogo nel quale si rifugia l'Incorruttibile insieme con i suoi seguaci. Con lui ci sono Saint-Just, Couthon, Le Bas e il fratello Augustin. Partono alcuni colpi di pistola, secondo alcuni storici accidentali, secondo altri mirati. Ad ogni modo, qualche ora dopo, i prigionieri vengono condotti alla Conciergerie e, riconosciuti, inviati alla ghigliottina. Nel pomeriggio, la folla esulta per la morte del tiranno, Maximilien Robespierre.

giovedì 25 febbraio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 25 febbraio.
Il 25 febbraio 1922 viene ghigliottinato a Versailles Henri Landru, detto anche Barbablù.
La favola di Barbablù, l'uomo dalla barba bluastra che decapitava le sue mogli e ne rinchiudeva il cadavere in cantina, è talmente famosa che può capitare di dare del "Barbablù" ad un uomo un po' orco o ad un uxoricida.
Per quanto spaventosa, la fiaba settecentesca di Charles Perrault si è concretizzata proprio nella sua Francia, ai primi del ‘900. La barba di Henri Landru era però rossiccia…
Il Barbablù del 20esimo secolo era un uomo molto basso ed esile, dalle sopraciglia spesse e cespugliose, con gli occhi scuri e grandi, di mestiere rigattiere e meccanico.
A conoscerlo, non avreste mai scommesso un centesimo sull'eventualità che questo uomo insignificante e bruttarello fosse anche un Don Giovanni, capace di corteggiare circa 300 donne allo scopo di impadronirsi dei loro risparmi.
A dieci di esse, l'incontro con Landru è costato molto più di qualche spicciolo. Barbablù si è preso la loro vita.
Nato nel 1869 da genitori poveri, la madre è casalinga mentre il padre fa il pompiere in una fonderia parigina, Landru trascorre un'infanzia anonima.
Il giovane Henri, ragazzo brillante, frequenta con successo la scuola cattolica, tanto da concludere la sua carriera scolastica come diacono dell'ordine religioso di St. Louis en l'Isle. Landru ha ormai 17 anni, è alla soglia dell'Università (vorrebbe frequentare Ingegneria Meccanica) ma, come la maggior parte dei suoi coetanei dell'epoca, è costretto ad abbandonare i libri per imbracciare il fucile. La sua carriera militare sarà un successo e terminerà quattro anni dopo con il grado di sergente.
Sin dai primi anni dell'adolescenza, Landru si rende conto di essere dotato di un'intelligenza superiore alla media e che eccelle soprattutto nel campo delle conquiste amorose.
Nel 1891, seduce sua cugina, Mademoiselle Remy, che rimane incinta di una figlia. Nel giro di un anno Henri è costretto dunque al matrimonio riparatore e deve lasciare la carriera militare, ripiegando su di un lavoro da impiegato. Il suo nuovo datore di lavoro però, un uomo senza scrupoli, si fa consegnare da Landru una discreta somma, dicendo che si tratta di una semplice obbligazione, poi scappa con i soldi.
Il giovane padre di famiglia incassa duramente il colpo e, nonostante la sua posizione di diacono e di membro del coro della chiesa, decide di diventare un imbroglione anche lui. Così, parallelamente alle sue attività legittime di rivenditore di mobilia e proprietario di un garage, decide di intraprendere la professione del raggiratore di donne.
Le sue vittime sono per la maggior parte delle vedove di mezza età, clienti del suo negozio di mobilia di seconda mano. Le povere donne, arrese alla prospettiva di una lunga vita misera e solitaria, si recano spesso nel negozio di Landru per rivendere i propri averi. Qui l'uomo le corteggia spudoratamente fino a quando non riesce a farsi consegnare in qualche modo la loro magra pensione. Un classico.
La frode funziona bene per diverso tempo, fino a quando, nel 1900, Landru fa la sua prima comparsa nella sala d'udienza di un tribunale francese come imputato. Ha tentato di impadronirsi di alcuni fondi monetari del Comptoir d'Escompte (una banca), utilizzando una falsa identità. Gli è andata male, visto che viene condannato a due anni di prigione. In galera tenterà almeno un paio di volte il suicidio.
Una volta uscito, Landru ha altri tre bambini dalla sua moglie-cugina, ma non si potrà godere molto a lungo i suoi figli. Nel giro di dieci anni finirà infatti almeno sette volte in galera, rischiando anche la ghigliottina nel 1908 per recidività.
Quell'anno infatti, mentre sta già scontando una condanna per frode in una prigione Parigina, viene portato a Lille per subire il processo per un'altra frode. Ha pubblicato un annuncio di matrimonio su di un giornale cittadino, spacciandosi per un vedovo molto ricco alla ricerca di una compagna sua pari.
Con una truffa simile era già riuscito qualche tempo prima ad estorcere a Mademoiselle Izore una cifra attorno ai 15 mila franchi.
Viene rilasciato in occasione della prima Guerra Mondiale, per essere arruolato nell'Esercito Francese. Il suo lunghissimo periodo da criminale ha portato alla rovina la sua famiglia: il padre si è suicidato per la vergogna, mentre la madre è morta di crepacuore nel 1910. La moglie e i figli vivono nella povertà e nell'emarginazione.
Non potendo fare affidamento sulla sua famiglia, ricercato dall'Esercito che lo vuole arruolare e dalla polizia che ha un mandato di arresto per contumacia (per il quale è prevista la deportazione a vita nella Nuova Caledonia), Landru comincia a girovagare per le campagne.
Dopo qualche mese, Landru, ancora sposato legalmente ma praticamente disconosciuto da Remy, intraprende il cammino che lo porterà alla ghigliottina.
Non è chiaro cosa abbia realmente spinto Henri Landru a diventare da un semplice truffatore ad un assassino seriale. Forse gli aspri anni della prigione, forse la cupa atmosfera che gravava sull'Europa a causa della Grande Guerra, forse qualcos'altro. Nessuno può dirlo con precisione, ma nel corso degli anni sono state fatte le ipotesi più disparate.
Risulta più semplice invece stendere un profilo approssimativo di questo truffatore-assassino, nonostante non si sappia molto della sua vita. Le sue vittime, sia quelle vive che quelle morte, erano tra i membri più vulnerabili della società, mentre lui era completamente privo di una coscienza: mai provò rimorso o senso di colpa.
Il numero delle donne truffate, circa 300, fa presupporre che Landru fosse un uomo eccessivamente avido. Probabilmente compensava il suo tragico aspetto fisico con una grande capacità di manovrare le donne, con un'agile parlantina e con un romanticismo da pochi (che era comunque in contrasto con il suo forte appetito sessuale).
Landru era inoltre molto intelligente e abile nel conversare, non solo con le signore, ma con tutte le persone con le quali interagiva, tanto che, nel corso della sua vita, non raggirò solo donne, ma riuscì anche ad usufruire della pensione di vecchi soldati.
Landru non era un semplice psicopatico come gli altri assassini seriali. Sapeva riconoscere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, solo che il commettere un atto criminale non lo toccava lontanamente.
Tutti questi aspetti rendono davvero difficile una classificazione criminale di Henri Landru.
Non può essere considerato un vero e proprio serial killer, perché il serial killer attraversa un particolare periodo di calma e di "raffreddamento" tra un omicidio e l'altro. Si tratta della fase in cui l'assassino si gode quel senso di liberazione scaturito dal precedente omicidio e comincia ad accumulare la rabbia per commettere il successivo. Landru era costretto ad un periodo di "calma" tra gli omicidi perché doveva instaurare una forte amicizia con la vittima. La sua selezione inoltre non era per niente casuale, né gli omicidi erano dovuti a rabbia o perversione.
D'altra parte non possiamo classificare Landru nemmeno come uno spree killer. Appartengono a questa categoria coloro che compiono degli omicidi con brevissimi periodi di pausa tra una vittima e l'altra, in un'escalation di violenza, senza la minima organizzazione. Solitamente la polizia viene immediatamente a conoscenza della loro identità e li arresta dopo poco tempo. Landru non aveva "fretta di uccidere", non agiva casualmente e, come abbiamo già precisato, si prendeva molto tempo per la selezione della vittima di turno.
Non conosciamo il suo modus operandi, ma sembra certo che gli omicidi commessi da Henri Landru fossero tutti omicidi "puliti" e privi di violenza esasperata. È possibile che Landru uccidesse mentre faceva sesso, magari strangolando semplicemente la vittima, ma non ci sono prove a riguardo.
Solitamente chi uccide per soldi non distrugge il corpo della vittima, soprattutto se il guadagno deve giungere attraverso un'assicurazione o un testamento, la presenza del cadavere è necessaria. Landru dunque non rientra nemmeno in questa categoria, poiché fece di tutto per nascondere le sue vittime e fare in modo che risultassero ancora vive.
I criminologi furono perciò costretti a creare un'etichetta tutta nuova per inquadrare Henri Landru, che è dunque schedato tra le Vedove Nere, gli assassini seriali che uccidono senza alcun rimorso il proprio partner, allo scopo di ottenere qualche vantaggio (soprattutto economico).
Nel 1914, sui giornali di Parigi, compare il seguente annuncio pubblicitario: "Vedovo 43enne, due figli, buon reddito, serio e vicino all'alta società,  desidera incontrare una vedova per matrimonio."
Si tratta di un annuncio che, nella Francia cupa e in depressione economica da Guerra Mondiale, suona quasi come un invito per il Paradiso.
La prima donna a presentarsi all'appuntamento con Barbablù è Madame Cuchet, dipendente 39enne di un negozio di biancheria intima a Parigi e madre di un ragazzo 16enne. Landru le racconta di chiamarsi Monsieur Diard, di mestiere ingegnere.
Un giorno, Madame Cuchet decide di presentarsi alla villa di Landru-Diard a Chantilly, con la sua famiglia, nella speranza di ufficializzare il loro legame. Il padrone di casa non è presente al loro arrivo, ma il cognato di Madame Cuchet decide comunque di ispezionare la villetta. Rinviene così numerose lettere amorose di altre donne, destinate a Monsieur Diard.
Dopo questo episodio, la famiglia Cuchet cercherà invano di dissuadere la parente dal frequentare il misterioso ingegnere, tuttavia lei preferirà allontanarsi da loro e trasferirsi, nel gennaio 1915, in una villetta a Vernouillet con il nuovo fidanzato e il figlio.
Qualche tempo dopo, Landru apre un conto bancario da 5000 franchi che, a suo dire, provengono da un'eredità di suo padre. Di Madame Cuchet e di suo figlio Andre non vi è più traccia, fatta esclusione dell'orologio della donna che, qualche tempo dopo, viene offerto in regalo a  Mademoiselle Remy.
La vittima successiva è Madame Laborde-Line, di origine argentina, vedova di un ricco albergatore.
Poco prima di svanire nel nulla, la donna racconta agli amici di essere in procinto di andare a convivere con un elegante ingegnere brasiliano che, intollerante alla burocrazia, le ha negato il matrimonio.
Qualche giorno dopo, Landru si presenta alla casa della donna per ritirare la sua mobilia e spedirla in parte alla propria residenza ed in parte presso un garage di Niuelly.
Dopo il luglio del 1915, nessuno vedrà più né Madame Laborde-Line né i suoi adorati cani.
Marie Angelique Desiree Pelletier, una vedova 51enne conosciuta come Madame Guillin, scompare misteriosamente un mese più tardi. La seguirà a ruota Madame Heon, subito dopo aver visitato la residenza di Vernouillet, dove si erano già trasferiti Madame Cuchet ed il suo amato ingegnere qualche mese prima.
Resta un mistero l'omicidio di Andree Babelay, una 19enne molto attraente, scomparsa nel marzo del 1917. Andree era una ragazza molto povera e non aveva niente da offrire a Landru se non la sua bellezza. C'è chi ipotizza che la giovane Balebay sia incappata nel segreto di Landru come Fatima nella favola di Barbablù o che si sia suicidata perché respinta da questo orrendo Don Giovanni.
Sta di fatto che la 19enne scompare pochi giorni dopo essere stata a casa di Henri Landru.
Alla scomparsa di Andree Babelay segue un periodo di "calma", poiché Landru è impegnato in altri tipi di frode ai danni di alcuni soldati e di alcuni rivenditori di petrolio. Tra un imbroglio e l'altro, vende la villa di Vernouillet e ne compra una nuova a Gambais, nella quale installa una grande fornace di metallo.
Tornato di nuovo in "attività", Landru corteggia e conquista Madame Buisson. Anche in questo caso, la donna si estranea dalla propria famiglia pur di stare assieme al nuovo partner, tanto che manda suo figlio a vivere con una lontana parente. Trasferitasi a vivere a Gambais, Madame Buisson scompare nel nulla nella seconda metà del 1917, così come Madame Collomb.
Nel settembre dello stesso anno, scompare Louise Leopoldine Jaume. Nei giorni successivi alla sua scomparsa, i vicini di casa di Landru notano del fumo scuro e maleodorante che esce dal camino della villa.
Annette Pascal, 38 anni, è la successiva vittima. Scompare nella primavera del 1918.
L'ultima donna scomparsa è Marie Therese Marchadier, una cantante conosciuta negli ambienti militari con il nome di "La Belle Mythese". Andata finalmente in pensione nell'anonimato più totale, la signora fa amicizia con Landru frequentando il negozio di mobili. Verso la fine del 1918 si perdono le sue tracce.
In tutto 10 donne, un giovane 16enne (il figlio di Madame Cuchet) e 2 cani (di Madame La borde-Line) sono scomparsi nel nulla dopo aver fatto la conoscenza di Henri Landru.
La polizia naturalmente non sospetta nulla, né compie delle indagini. Ad essere sinceri, per gli investigatori non è successo niente, poiché nessun familiare ha mai denunciato la scomparsa delle 10 donne.
Il nostro Barbablù ha fatto i salti mortali pur di farle sembrare ancora vive. Due amici di Madame Guillin ricevono numerose cartoline scritte da Landru stesso, ma dotate di un post scriptum nel quale l'autore si scusa a nome della donna che, essendo analfabeta, ha dovuto limitarsi alla dettatura.
Con la stessa tattica delle lettere contraffatte, Madame Buisson "riesce" a tenersi in contatto con il proprio sarto e con il portiere di un appartamento parigino nonostante sia morta.
Infine, Landru si presenta in tribunale come l'avvocato di Madame Jaume e porta a termine il suo processo di divorzio, manovrando con successo tutti i conti bancari e l'assegno di sostentamento versato dall'ex marito.
Due anni dopo la scomparsa di Madame Buisson, il figlioletto esiliato muore. Quando, per avvisarla, i famigliari cercano di mettersi in contatto con la madre, non riescono a trovarla.
Madame Lacoste, sorella della donna scomparsa, ricorda però che Madame Buisson le aveva confidato che aveva intenzione di fuggire a Gambais con un certo Monsieur Guillet.
Decisa a rintracciare ad ogni costo la propria sorella, Madame Lacoste scrive una lettera al sindaco di Gambais, chiedendo se le può fornire l'indirizzo di Madame Buisson, o almeno di Monsieur Guillet. Il sindaco risponde che a Gambais non risulta nessuno con quei cognomi, ma le suggerisce comunque di provare a informarsi su di una certa Madame Collomb, anch'essa scomparsa misteriosamente a Gambais in circostanze simili.
Attraverso la famiglia di Madame Collomb, la tenace sorella riesce a risalire finalmente all'indirizzo di una villetta, quella giusta.
I primi a presentarsi presso l'abitazione sono gli agenti di polizia, ma ad accoglierli non c'è nessuna delle numerose persone che invece dovrebbero abitare in quel posto. Nessuna traccia di Monsieur Fremiet, di Monsieur Dupont o di Monsieur Diard né tanto meno delle loro fidanzate. Tuttavia, ci sono chiari segnali che indicano che la villetta sia stata abitata di recente.
Per niente scoraggiata, Madame Lacoste comincia a setacciare le strade di Parigi alla ricerca dell'uomo con cui sarebbe fuggita sua sorella. Una volta lo ha incontrato, ricorda bene come è fatto. Inoltre sua sorella le ha raccontato qualche dettaglio delle loro passeggiate romantiche, perciò i quartieri da setacciare sono limitati.
La ricerca termina nell'estate del 1919, quando Madame Lacoste individua Landru nella folla, mentre torna a casa dal lavoro. Invece di pedinarlo, si reca al negozio di mobilia e legge sulla vetrina il nome del responsabile: poche ore dopo la polizia sta arrestando Henri Landru.
Non avendo nessuna prova per poter trattenere in arresto Landru, le autorità sono costrette a perquisire la villa di Gambais.
Il giardino viene battuto in lungo e in largo alla ricerca di ossa umane, ma vengono rinvenuti solo i resti di un paio di cani. Anche la perquisizione della villa di Vernouillet si rivela un buco nell'acqua. Emerge solo un libretto molto confuso, sul quale Landru annotava meticolosamente entrate e uscite. Una pagina in particolare attira l'attenzione degli investigatori, a causa della seguente nota sotto le entrate: "A Cuchet, G. Cuchet, Bresil, Crozatier, Havre. Ct. Buisson, A. Collomb, Andree Babelay, M. Louis (sic) Jaume, A. Pascal, M. Thr. Mercadier…"
Poiché tra i nomi compaiono anche le due scomparse Buisson e Collomb, sorge spontaneo sospettare che si tratti di una lista di vittime. Tuttavia, non ci sono ancora prove, né corpi.
Ignaro che in Francia si può essere condannati per omicidio anche in assenza del cadavere, Landru trascorre tranquillamente il suo soggiorno in carcere, rifiutandosi di parlare con la polizia.
Le indagini proseguono così per altri due anni, nel corso dei quali emergono dettagli interessanti, come la coincidenza che tutte le donne scomparse hanno conosciuto Landru tramite un falso annuncio matrimoniale, oppure il fatto che l'uomo ha sempre comprato un biglietto ferroviario di sola andata Parigi-Gambais per tutte loro.
I giardini delle ville di Gambais e Vernouillet vengono setacciati nuovamente. Vengono fatti inutili accertamenti sull'eventuale acquisto da parte di Landru di acidi o agenti chimici capaci di sciogliere una persona.
Solo quando i vicini segnalano che dalla cucina di Landru si sollevava spesso un maleodorante fumo nero, il caso si può finalmente dichiarare chiuso.
Tra le ceneri rimaste sul fondo della grande stufa di metallo, la polizia trova resti di ossa umane e brandelli di vestiti.
Landru dunque si è sbarazzato delle sue vittime bruciandole. Purtroppo, dati la sua scarsa collaborazione e lo stato dei corpi, non sapremo mai quale fosse il suo modus operandi completo.
Il processo a carico di Henri Landru comincia nel novembre del 1921. A suo carico c'è un'accusa di 11 omicidi.
Sul processo grava tutta l'attenzione dell'opinione pubblica, poiché la Francia intera è sconvolta da quello che è successo.
Prima di Landru non ci sono stati altri casi eclatanti di omicidi seriali in Europa, ad esclusione delle vicende di Jack Lo Squartatore, accadute oltremanica ben 40 anni prima. Nessuno immaginava che eventi simili potessero accadere anche in Francia, soprattutto a Parigi.
Landru si presenta innanzi al severissimo sistema giudiziario francese forte della sua convinzione di essere intoccabile e, di conseguenza, si comporta in maniera sbruffona ed altezzosa, ricorrendo spesso alla facoltà di non rispondere e stroncando quasi tutte le domande con un severo "sono fatti miei." Ogni qualvolta che emerge una nuova prova, Landru solleva le spalle con superficialità, negando tutto e rifiutandosi di parlarne.
Al termine dei 25 giorni di processo, la corte dichiara Henri Landru colpevole di 11 omicidi e lo condanna a morte.
Solo 2 mesi dopo, verso la fine di febbraio del 1922, la ghigliottina è già pronta. Come d'usanza della giustizia francese dell'epoca, il "povero" condannato non può essere informato della data dell'esecuzione, perciò Landru viene portato "a sorpresa" sul patibolo.
Nelle sue ultime ore di vita, Landru dona agli avvocati che lo hanno difeso dei disegni che ha realizzato in cella. In realtà in essi è celata una confessione scritta, nella quale Barbablù confessa tutti i suoi crimini e il modo in cui si è sbarazzato di ogni cadavere, ma nessuno se ne accorgerà prima che passino circa 50 anni.
L'assassino rifiuta di assistere ad una messa e respinge indignato il tradizionale bicchiere di brandy che viene offerto al condannato, ritenendolo una sorta di insulto.
Scendendo, la lama della ghigliottina si porta via l'omicida più freddo che la storia umana abbia mai conosciuto.

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