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venerdì 26 aprile 2013

#Racconto #Morale: Il Saggio

http://4.bp.blogspot.com/

Un giorno il saggio disse: «Seguirò la regola d’oro e  convertirò tutti gli uomini. Ma… da dove comincerò?

 
Il mondo è così grande. Comincerò dal paese che
conosco meglio, il mio.

Ma è così vasto il mio Paese! Comincerò dalla città più 
vicina, la mia.
Ma è così grande la mia città! Allora comincerò dalla mia
strada…

No, comincerò dal mio caseggiato, o meglio, comincerò 
dalla mia famiglia.
No, finalmente ho capito che cosa vuole la regola d’oro:


comincerò da me stesso
 
 
 
Fonte web:  http://laviadellaluce-desy.blogspot.it/2011/11/il-saggio.html
 
 
 

mercoledì 20 marzo 2013

#Racconto #Morale: Le cose non son sempre ciò che sembrano

http://www.quadriestampe.it/wordpress/wp-content/gallery/primi-passi/discesa-degli-angeli_96dpi.jpg    

Due Angeli viaggiatori si fermarono per trascorrere la notte nella casa di una famiglia… ricca.
Era una famiglia composta da persone molto avare, che si rifiutarono di far dormire i due Angeli nella camera degli ospiti.
Infatti, concessero agli Angeli solo un piccolo spazio fuori, sul duro e freddo pavimento del pergolato, davanti alla casa.

Mentre si preparavano, come potevano, un letto per terra, il più vecchio degli Angeli vide un buco nel muro e lo riparò.
Quando l’Angelo giovane gli chiese il perché, lui rispose soltanto:

“Le cose non sono sempre ciò che sembrano”.
La notte seguente, la coppia di Angeli cercò riparo presso la casa di un’altra famiglia… povera, ma molto ospitale, dove furono accolti da un contadino e sua moglie.
Dopo aver diviso con gli Angeli il seppur poco cibo che avevano, i contadini cedettero agli Angeli i propri letti, dove finalmente i viaggiatori si poterono riposare comodamente.
La mattina dopo, quando il Sole incominciava a sorgere, gli Angeli trovarono l’uomo e sua moglie in lacrime.
La loro unica mucca, la sola fonte di sostentamento, giaceva morta nel campo.
Il giovane Angelo ne fu rattristato e chiese al più vecchio come avesse potuto lasciare accadere una cosa del genere!
“Al primo uomo, che pure aveva tutto,gli hai fatto un favore” – lo accusò. “Questa famiglia, seppure aveva pochissimo, era pronta a dividere tutto, e tu hai lasciato che la mucca morisse!”.

“Le cose non sono sempre ciò che sembrano” – replicò l’Angelo più vecchio. “Quando eravamo nel cortile della villa, ho notato che c’era dell’oro nascosto nel muro e che si poteva scoprire, grazie a quel piccolo buco.
Siccome quell’uomo era così avaro e ossessionato dal denaro, io ho riparato quel buco, così non avrebbe trovato anche quella ricchezza.
Poi, la notte scorsa, quando dormimmo nel letto del contadino, l’Angelo della morte venne per sua moglie; Io, invece di lei, gli ho dato la mucca”

“Le cose non sono sempre ciò che sembrano”.
Qualche volta questo è precisamente quello che succede quando le cose non sembrano andare come dovrebbero…
Ci sono persone che arrivano nella nostra vita e se vanno subito… qualche persona diventa un amico e rimane tale per un po’… lasciando bellissime impronte nel nostro cuore… e non le perderemo mai, perché abbiamo avuto un vero amico!
Ieri… era storia, domani… sarà mistero, il presente… è un regalo.


fonte: http://www.fede-vita-speranza.it/ieri

lunedì 18 marzo 2013

#Racconto #Morale #Sentimenti: Il valore dell’amore

http://download.ultradownloads.com.br
C’era una volta un’isola, dove vivevano tutti i Sentimenti e i Valori degli Uomini il Buon Umore… la Tristezza… il Sapere… così come tutti gli altri, incluso l’Amore.
Un giorno, venne annunciato ai Sentimenti che l’isola stava per sprofondare.
Allora, prepararono tutte le loro navi e partirono.
Solo l’Amore volle aspettare fino all’ultimo momento.
Quando l’isola fu sul punto di sprofondare, l’Amore decise di chiedere aiuto.
La Ricchezza passò vicino all’Amore su una barca lussuosissima e l’Amore le disse:
“Ricchezza, mi puoi portare con te?”.
La Ricchezza rispose:
“Non posso, c’è molto oro e argento sulla mia barca e non ho posto per te!”.
L’Amore, allora, decise di chiedere all’Orgoglio, che stava passando su un magnifico vascello:
“Orgoglio, ti prego, mi puoi portare con te?”.
L’Orgoglio le rispose:
“Non ti posso aiutare, Amore… qui è tutto perfetto, potresti rovinare la mia barca!”.
Allora, l’Amore chiese aiuto alla Tristezza, che gli passava accanto:
“Tristezza, ti prego, lasciami venire con te!”.
E la Tristezza rispose:
“Oh, Amore … sono così triste che ho bisogno di stare sola!”.
Anche il Buon Umore passò di fianco all’Amore, ma era così contento che non sentì chi lo stava chiamando.
All’improvviso, una voce disse:
“Vieni, Amore, ti prendo con me!”.
Era un vecchio che aveva parlato.
L’Amore si sentì così riconoscente e pieno di gioia che dimenticò di chiedere il nome al vecchio.
Quando arrivarono sulla terra ferma, il vecchio se ne andò.
L’Amore si rese conto di quanto gli dovesse e chiese al Sapere:
“Sapere, puoi dirmi chi mi ha aiutato?”.
“È stato il Tempo!” – rispose il Sapere.
“Il Tempo?” – s’interrogò l’Amore.
“Perché mai il Tempo mi ha aiutato?”.
Il Sapere, pieno di saggezza, rispose:
“Perché solo il Tempo è capace di comprendere quanto l’Amore sia importante nella vita!”.

  

fonte web: http://www.fede-vita-speranza.it/il-valore-dellamore/

venerdì 4 maggio 2012

#Racconto #Avventura #Pescatore #Solitario #Seppia:


 AVVENTURA DI UN PESCATORE SOLITARIO


Ogni giorno, di buon mattino, Corrado si levava dal letto per correre sulla spiaggia a pescare, cosa che credeva di saper fare meglio di chiunque altro.
E così sarebbe stato, se solo non si fosse messa di mezzo la bottiglia!
Corrado, pescatore maturo di quarant’anni, aveva da tempo il vizietto di fare colazione con tre dita di grappa in un goccio di caffè, di pranzare annegandosi nel vino rosso e, dulcis in fundo, di chiacchierare lungamente, a sera fatta, con un amabile d.o.c. del ’99.
Una vita perfetta, senza pensieri.
A dirla tutta, però, il poveretto faticava un po’a trovare il letto di notte e la porta di casa al mattino, ma niente lo faceva sentire in imbarazzo.
Anche le disgrazie erano un motivo per ridere di sè e brindarci sopra.
Sentiva fissa da anni una forte pressione sul capo, il classico ‘cerchio alla testa’, qualcosa di simile a una pesante corona. Perciò si era convinto di essere la reincarnazione di un re di qualche pezzo di terra, o il lontano parente di un pianeta col suo anello attorno.
Nessuno dei suoi mali poteva ricondursi all’alcool, a suo avviso, meno che mai questa terribile emicrania capace di rinchiuderlo fuori dal mondo.
Non ricordare date, nomi e avvenimenti era la sua fortuna, la stessa che gli aveva lasciata intatta l’area del cervello preposta a maneggiare lenze e ami.
La sua pesca preferita era quella di cefali, merluzzi, saraghi e orate.
Era lo stesso pescato che adorava Sandra, l’unica nella ‘Locanda del molo ’ disposta a intrattenersi con lui il giovedì dalle sette alle nove di sera, a fine turno.
“Domani seppie a pranzo!” gli aveva ordinato un giorno la donna, strofinandosi le labbra col dorso della mano, quasi avesse già consumato quel pasto insieme all’ultimo sorso di vino.



http://www.fotocommunity.it/pc/pc/display/22322168
 
Ogni volta che la locandiera entrava nella baracca dove viveva Corrado, però, gli contestava senza misericordia la testa di pesce spada issata sopra il suo letto a mo’ di santo protettore.
Niente da obiettare per tutto il resto: la processione di scarafaggi in pellegrinaggio in ogni angolo della casa, gli avanzi di cibo sparsi ovunque, le ragnatele al posto delle tende e le tavole marce del pavimento, covo di una razza di ragni che di solito alle donne fanno sempre schifo.
“Neanche un letto da cristiano devi avere, con una bella Madonna sulla testata, un quadro coi fiori! E il pesce spada nemmeno mi piace, chè se fosse stato un tonno, mi sarei leccata i baffi!” si lamentava ogni giovedì Sandra, in ginocchio davanti al macabro trofeo imbalsamato.
E c’era da darle ragione, tanto quello squarcio grigio e appuntito gettava un’ombra sinistra nella stanza, già tenebrosa di suo. Il povero Corrado, affezionato al suo spada come a un figlio, l’aveva invece sempre difeso decantandone doti e utilità. Diceva che la lunga appendice di quel pesce era meglio di un attaccapanni, sebbene l’unica cosa che rischiava di rimanere appesa lì ogni mattina, era la sua virilità e la testa, cerchio compreso.
Una notte, proprio la sua testa era stata visitata da un sogno ossessivo. Nonostante il pover’uomo avesse cercato più di una volta di girare pagina, l’incubo gli si era ripresentato partendo dallo stesso punto in cui quello aveva cercato d’interromperlo.  
Forse per via della voglia espressa da Sandra, forse a causa del buon vinello bevuto a cena,
si era fatto largo tra i sensi del dormiente, un odore intenso di prezzemolo, pomodorini e aglio fritti.
Nella casseruola immaginaria, era finito anche qualche pezzo di peperoncino per dare il degno benvenuto a un’enorme seppia polposa, invitante e sensuale come l’amica del giovedì sera.
Dopo il grappino del buongiorno, il tarlo di un pranzetto succulento a base di seppia aveva perciò cominciato a lavorare nella scaletta di programmazione giornaliera di Corrado, fino a fare crollare tutti gli altri impegni.
Nessuno l’avrebbe più potuto fermare, né fargli notare che era scappato di casa senza amo, né lenza.
Era il 30 di maggio, fine di un mese che si era presentato bizzarro coi suoi cali di temperatura e le sue giornate afose.
Neanche il cielo umido e grigio di quella mattina prometteva nulla di buono.
Senza fare una piega, Corrado, brillo e ingegnoso, accortosi di essere andato a pescare a mani nude, si era sfilato uno dei sandali di sughero e l’aveva dato in pasto al mare, corredandolo di un pratico uncino e del lungo filo di rafia che si era per caso trovato nella tasca. L’uomo si aspettava che il povero scarafaggio prelevato dalla processione nella sua camera da letto e offerto in sacrificio alla pesca, potesse portargli in cambio il suo pranzo da sogno.
http://www.buttalapasta.it/articolo/ricetta-seppie-il-carpaccio/3195/
 
 
Lo zoccolo, scolorito dall’uso e dal sole, sembrava provare sollievo immerso nell’acqua e tutto avrebbe voluto fare, tranne rispettare il suo dovere di accompagnatore dell’esca.
Per una strana combinazione, attorno al vecchio sandalo galleggiante, due seppie si erano avvicinate a curiosare. Coperte dall’ombra dello strano oggetto in ammollo, le due si erano fermate a riflettere: quello sopra la loro testa poteva essere il banchetto della giornata.
Il ghiotto boccone correva veloce sul pelo dell’acqua, correva appresso a Corrado che correva dietro al sole per arrivare ad avere pronto il pranzo a mezzogiorno in punto.
Un’inquadratura a tutto campo, non avrebbe potuto che far ridere della situazione e della scellerata follia del pescatore ubriaco, novello Mosè a caccia di sogni e di presagi da mettere in tavola.
E mica uno deve faticare solo per vendere il frutto del suo lavoro agli altri! Ogni tanto bisogna pensare a gratificare sé stessi e basta.
Una delle seppie, stanca di rincorrere quel siluro camuffato da esca, aveva d’improvviso deciso di fermarsi aspettando la pioggia. La compagna, invece, lungi dal desistere, continuava a nuotare veloce dietro allo scarafaggio attaccato allo zoccolo, convinta, come Corrado, di poter pranzare a mezzogiorno preciso.
“Bolli pentola!” urlava ridendo l’uomo, accortosi dello strano movimento in acqua.
“Questo ha bevuto!” pensava la seppia stremata, mirando senza più tanta convinzione l’insetto sempre a pochi centimetri da sé.
A questo punto, da narratori, vorremmo essere dalla parte della povera bestiola vessata, ma avendo fatto una promessa a un amico degustatore del buon pesce, siamo costretti a fare un’eccezione.

                                                 http://i.focus.it/Scheda_media.aspx?idc=110365


Mentre sulla spiaggia andava in scena il grottesco tentativo di predazione a catena, la sorte aveva finito col perdere gusto alla vicenda: l’uncino si era sganciato e lo zoccolo era incappato in un groviglio di alghe arrestandosi senza speranza. La seppia inseguitrice era perfino morta, nessuno sa se per limiti d’età o per la folle corsa di qualche minuto prima.
Quando tutto sembrava ormai perso per il povero Corrado, la corrente aveva compiuto il miracolo: il mollusco morto era arrivato ai piedi dell’ubriaco sospinto dalle onde.
“Porco mondo!” aveva esultato l’uomo “Questa bestiaccia sarà lunga almeno mezzo metro! Sono un grande, un vero numero uno!” si era allora adulato rotolandosi nella sabbia privo ormai di qualsiasi freno inibitorio.
Quella seppia era la più grossa che avesse mai visto, bastevole per un sostanzioso pranzo per lui, per Sandra e per tutti quelli de ‘La locanda del Molo ’.
Il suo stomaco era felice e lui veramente compiaciuto.
Mentre gongolava, si era però zittito di colpo, pervaso da un improvviso timore:
“Sono solo il numero due, mi correggo…” aveva allora convenuto a testa bassa. “Il numero uno spetta più a te, dio del mare, che a me.” Ma al momento di pronunciare il nome del divino interessato, la solita amnesia si era presa gioco della sua mente semi deserta.
Quello che tentava di invocare, era l’unico dio della mitologia che aveva sempre ricordato, ma nonostante la guerra alla memoria, Corrado aveva dovuto presto abbandonare le armi.
Momenti lunghissimi di angoscia e imbarazzo. Silenzio.
L’etichetta di una bottiglia abbandonata sulla spiaggia aveva d’un tratto innescato il falso prodigio.
“Ci sono! CRITONE, dio Critone! Bianco, limpido e leggero, il solo degno di accompagnare una pietanza come questa con un incomparabile tocco di classe!”
Eh già, il gioco era fatto: da Tritone, figlio del dio del mare Nettuno, l’ebbrezza della grappa mattutina aveva scovato il nome Critone, frutto della passione di Corrado per i vini.
Infatti, il Critone è più facile trovarlo nella lista dei vini dei ristoranti, piuttosto che negli abissi, ma siccome ‘in vino veritas’, l’uomo aveva solo confermato la scelta del suo dio: Bacco.
Con una simile protezione divina, le avventure sarebbero state sempre dietro l’angolo!

fonte web: http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/05/12/racconti-avventura-di-un-pescatore-ubriaco-e-di-una-seppia/

mercoledì 2 maggio 2012

#Racconto #Primavera #Cielo #Scuola :: Lezione a finestre aperte

 
 
Questa è stata una delle più belle mattinate dell'anno...
Dalle finestre della scuola si vedeva il cielo azzurro, gli alberi del giardino tutti coperti di germogli, e le finestre delle case spalancate, con le cassette, e i vasi già veideggianti.
Il maestro non rideva, ma era di buon umore, e spiegava un problema alla lavagna, celiando.
E si vedeva che provava piacere a respirar l'aria del giardino che veniva per le finestre aperte, piena d'un buon odor fresco di terra e di foglie, che faceva pensare alle passeggiate campagna.
Mentre egli spiegava, si sentiva in una strada vicina un fabbro ferraio che batteva sull'incudine, e
nella casa di faccia una donna che cantava per addormentare il bambino.
Tutti parevano contenti.
A un certo momento il fabbro si mise a picchiar più forte, la donna a cantar più alto.
Il maestro s'interruppe e prestò l'orecchio.
Poi - disse lentamente, guardando per la finestra:
Il cielo che sorride, una madre che canta, un galantuomo che lavora, dei ragazzi che studiano: ecco delle cose belle.
Quando uscimmo dalla classe, vedemmo che anche tutti gli altri erano allegri.
lo non sentii mai tanta contentezza come questa mattina a veder mia madre che mi aspettava
nella strada.
E glielo dissi, andandole incontro:
Sono contento: cos'è mai che mi fa così contento questa mattina?
E mia madre mi rispose sorridendo che era la bella stagione e la buona coscienza.
Edmondo De A

 http://www.qualcosadime.net/primavera_racconti.htm


http://www.windoweb.it/desktop_foto/foto_primavera.htm

domenica 29 aprile 2012

Un ultimo bacio - #racconto #noir #labbra #amore #delizia #bacio #oblio::


 

Non è che sia proprio tutto a fuoco. Alcuni degli ultimi avvenimenti sono un po’ confusi.
Dunque.
Sono sulla mia auto. Direzione: Parigi. Ah, la Ville Lumière! La notte e un bicchiere di troppo mi pesano sulle palpebre. Sono quasi arrivato. Mancano forse una cinquantina di chilometri, ma ad una ennesima sbandata mi decido a fermarmi per riposare. Un Ibis alla prossima area di sosta. Fantastico. Cazzo.

Mi fermo. Credo sia mezzanotte passata. Qualche ora di sonno e domani entro splendido in città. Risolvo tutti i problemi e torno di filato tra le cosce di mia moglie. Si, come no.
Comunque entro. Bonsoir, dico. Parlotto con la cessa alla reception. Poi mi giro e vedo una stanga bionda che legge una rivista.
Ricordo due gambe infilate in calze a rete nere. Gioia di qualunque uomo sano. Anch’io mi metto un po’ a sbavare. Poi dalle pagine spuntano due occhi verdi. Sono perso. Cazzo.
Non ho tutto chiaro di quei momenti. L’unica cosa che ricordo è lei che cammina davanti a me in un dondolio di stoffa e culo. Un profumo. Intenso.
I corridoi dell’Ibis si dilatano nella mia mente. Gommosi. Infiniti. Lei cammina ed io non riesco a raggiungerla. Lei non si volta. Mai. Sa che la sto seguendo come un cane.
Poi buio.
E lingue.
E sudore.
E orgasmi.
Quelli me li ricordo bene. Mai fatta roba del genere.
Va avanti ore. Insaziabile. E io che scodinzolo tentando in tutti i modi di darle lo stesso piacere.
Lei niente.
Ha un forno tra le cosce ma sul viso un’espressione fredda. Quasi distaccata.
Poi un bagliore.
Nei suoi occhi, nell’acciaio. In quel momento si che gli occhi hanno un guizzo.
Dolore.
Cazzo!
Buio.
Mi sveglio. E penso quanto sono stato coglione. Mentre le palpebre mi ricadono lente e i pensieri vagano liberi privi di senso e questo dondolio mi culla come una madre e questa vibrazione mi stordisce con delizia.
Tutto finisce.
Voci.
Luce.
La rivedo.
Cristo comincia già a puzzare dice, mentre qualcuno afferra i miei arti e li getta sparpagliati in un fosso. Lato della strada. Lei mi afferra i capelli. Scivolando nell’oblio mi pare di sentire sulle labbra un ultimo bacio.
fonte web: http://racconti-brevi.blogspot.it/2012/01/un-ultimo-bacio-racconto-breve-noir.html#mor
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sabato 28 aprile 2012

#racconto #bambina #donna #mare::



C’era una volta una bambina e il mare.

Da pochi mesi la bambina aveva schiuso le sue braccia al mondo e quando vide il mare, quella grande immensità aprirsi davanti ai suoi occhi, restò terrorizzata. Profondamente terrorizzata.
L’urlo del mare s’infranse contro le grida della bambina in schizzi di lacrime.

Passarono gli anni, cinque anni. E le orme sulla sabbia da quattro divennero due. Due piccoli piedi che le onde piatte e timide tentavano di toccare e sedurre. Ma la bambina, ancora timorosa, restava ferma sulla riva annegando il suo sguardo tra le acque.

E così passarono altri anni, e le due orme sulla sabbia scomparvero nella schiuma delle onde, che finalmente potettero toccarla e baciarla. Baciarla ed entrare dentro di lei. Donna

giovedì 26 aprile 2012

#romanzo #racconto #Promessi Sposi: La madre di Cecilia:

Scendeva dalla soglia d' uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa...
La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d' averne sparse tante...
... Portava essa in collo una bambina di forse nove anni, , morta; ma tutta bene accomodata, co' capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l'avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva...
... Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d'insolito rispetto, con un'esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo,- No!- disse : - non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro...
... La madre dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come sur un letto, ce l 'accomodò, le tese sopra un panno bianco e disse l'ultime parole :- Addio Cecilia! Riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restare sempre insieme. Prega intanto per noi; ch'io pregherò per te e per gli altri - poi voltatasi di nuovo al monatto - Voi,- disse,- passando di qui verso sera, salirete e prenderete anche me, e non me sola...


tratto da:  http://www.poesieracconti.it/racconti/a/alessandro-manzoni


                      http://www.lombardiabeniculturali.it/stampe/schede/G1050-00867/

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