 |
| http://2.bp.blogspot.com/ |
Si abbracciarono a lungo come due bimbi
sperduti, e finalmente cercarono ognuno la bocca dell’altro e si
baciarono trepidi con la passione che avevano coltivata in anni di
segrete fantasie.
Carmen mise via in fretta ogni cosa, piegò il suo tavolo e tutti e due
si avviarono spingendo un carrettino da mercato su cui c’erano le
scatole dei gioielli, guardandosi avidamente, in cerca di un posto per
fare l’amore. L’urgenza era tale che non si concessero il tempo di
parlare di niente, avevano bisogno di toccarsi, esplorarsi e convincersi
reciprocamente che l’altro era proprio come l’aveva immaginato. Lei non
volle dividere Gregory con Joan e Susan, temeva che se fossero andati a
casa loro l’incontro sarebbe stato inevitabile e per quanto discrete
fossero le due donne, sarebbe stato ben difficile eludere la loro
compagnia, lui pensò la stessa cosa e senza consultarla la portò in un
misero motel il cui unico pregio era la vicinanza. Lì si spogliarono
frettolosamente e rotolarono sul letto storditi dall’ansia, affannati.
Il primo abbraccio fu intenso e violento, si assalirono senza preamboli
in un tumulto di sospiri e lenzuola, si aggredirono senza tregua e poi
caddero vinti, per qualche minuto, da un profondo sopore. Carmen si
svegliò per prima e si sollevò per osservare
quell’uomo col quale era cresciuta e che tuttavia adesso le sembrava un estraneo.
Aveva sognato di lui infinite volte e ora eccolo nudo alla portata della
sua bocca. La guerra lo aveva intagliato a colpi di scalpello, era più
magro e muscoloso, i tendini risaltavano come corde sotto la pelle e in
una gamba le vene erano segnate e azzurre, traccia dell’incidente dei
suoi tempi di manovale. Anche nel sonno era teso. Lo baciò con
malinconia, aveva immaginato un incontro molto diverso, non quella
specie di violenza reciproca, quella battaglia spietata, non avevano
fatto l’amore, ma qualcosa che le lasciò un gusto di peccato. Le sembrò
che lui non fosse del tutto li, il suo spirito era assente, non aveva
abbracciato lei ma chissà quale fantasma del suo passato o dei suoi
incubi, non c’era stata tenerezza, complicità, gioia, non lo aveva udito
mormorare il suo nome né l’aveva visto guardarla negli occhi. Neppure
lei era stata nella sua miglior forma, però non sapeva in cosa avesse
sbagliato, Gregory aveva segnato il ritmo e tutto era seguito così
disperatamente che lei si era perduta in una giungla oscura e ne
emergeva ora calda, umida, un po’ dolente e triste. Gli insuccessi in
amore non avevano distrutto la sua capacità di tenerezza. Pronta a
riceverlo, si era scontrata con l’insospettata resistenza di questo
amico atteso fin dall’infanzia; però lo attribuì alle privazioni della
guerra e non perse la speranza di trovare uno spiraglio attraverso il
quale entrargli nell’anima.
[...] Si rivestirono molto tempo dopo,
quando il bisogno di respirare aria fresca e di mangiare qualcosa di più
che pizza fredda e birra tiepida, unico servizio del motel, li riportò
alla realtà.
Ebbero il tempo di accarezzarsi con più calma e raccontarsi del passato,
di terminare le conversazioni iniziate al telefono per anni, di
ricordare Juan José, di raccontarsi le illusioni infrante, gli amori
falliti, i progetti non conclusi, le avventure e i dolori accumulati.
In quelle ore Carmen constatò che Gregory era cambiato non solo nel
fisico, ma anche nell’anima, ma pensò che col tempo si sarebbero
cancellati i brutti ricordi e sarebbe tornato a essere quello di prima,
il buon amico sentimentale e divertente col quale vinceva concorsi di
rock’n'roll, il confidente, il fratello. No, fratello, mai più, si disse
con dolore. Quando la curiosità del conoscersi fu spenta, si
rivestirono e uscirono per strada, lasciando nella stanza il carretto
con la bigiotteria.
Seduti davanti a fumanti bricchi di caffè e toast croccanti, si
guardarono nella luce rossastra della sera e si sentirono a disagio. Non
sapevano che cosa fosse l’ombra calata tra di loro, ma nessuno dei due
poté ignorare il suo effetto negativo. Avevano soddisfatto l’urgenza del
desiderio, ma non c’era stato vero incanto, non si erano fusi in un
solo spirito né si era loro rivelato un amore capace di cambiare le loro
vite, come avevano immaginato. Una volta vestiti e appagati capirono
quanto le loro strade divergessero, si trovavano d’accordo su ben poche
cose, i loro interessi erano differenti, non condividevano progetti né
valori. Quando Gregory espose il suo progetto di diventare un avvocato
di successo e di far denaro, lei pensò che scherzasse, quell’avidità non
gli calzava affatto, dov’erano rimasti gli ideali, i libri ispirati e i
discorsi di Ciro con cui tante volte durante l’adolescenza l’annoiava e
dei quali lei si burlava per farlo arrabbiare, ma che in fondo aveva
fatto suoi. Per anni aveva pensato di essere lei la più frivola e lo
aveva considerato come una guida, adesso si sentiva tradita. Quanto a
Gregory non aveva la pazienza di ascoltare l’opinione di Carmen su
argomenti importanti, dalla guerra agli hippy, gli sembravano le sparate
di una ragazza viziata e bohémien che non era mai stata in situazioni
di vero bisogno. Il fatto che si sentisse veramente realizzata vendendo
gioielli per le strade e pensasse di passare il resto della sua
esistenza come una vagabonda spingendo il suo carrettino e vivendo
d’aria, gomito a gomito con dementi e falliti, era una prova convincente
della sua immaturità.
“Sei diventato un capitalista,” lo accusò Carmen inorridita.
“E perché no? Tu non hai la minima idea di quello che sia un
capitalista!” replicò Gregory, e lei non seppe spiegare quello che le
pesava sul cuore e si irretì in divagazioni che suonarono come frasi
enfatiche da adolescente.
Avevano pagato la camera al motel per un’altra notte, ma dopo avere
terminato in silenzio la terza tazza di caffè, ciascuno chiuso nei
propri pensieri, e avere passeggiato un po’ osservando lo spettacolo
della strada all’imbrunire, lei disse che doveva riprendere le sue cose
al motel e tornare a casa perché aveva molto lavoro in sospeso. Questo
evitò a Reeves la brutta parte di inventare una scusa. Si separarono con
un rapido bacio sulle labbra e la vaga promessa di rivedersi
prestissimo.
Isabel Allende, Il piano infinito