Cerca nel web

Visualizzazione post con etichetta bambino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bambino. Mostra tutti i post

venerdì 9 maggio 2014

Il #Crepacuore e la #Gioia



 imm. 2.bp.blogspot.com


E ricordo di aver pianto come un bambino.
Fu allora che compresi per la prima volta che cos'è l'amore. Non come mi sentivo, o come mi
faceva sentire, non quello che speravo fosse, ma quello che era, e soprattutto quello che era quando non mi ci mettevo di mezzo.
Fosti tu a mostrarmelo. Era lì da sempre, ma qualcosa in quella notte, in quelle persone, il senso
di perdita e possesso, il crepacuore e la gioia, tutto si mescolò in quell'istante e avevo vissuto per tutta la vita desiderando di amare senza che l'amore si mescolasse al dolore che mi portavo dentro.
Il dolore per mio padre, per l'assenza di mia madre, per aver corso tanto senza mai essere
abbastanza veloce, senza mai essere all'altezza.
Ma quella notte mi liberai, presi per la prima volta un respiro abbastanza profondo da
riempirmi tutto. Era da una vita che lottavo tra le onde, sballottato e rigirato come un bambolotto di stracci, tentando continuamente di emergere, urlando in cerca d'aria, ma una mano invisibile mieneva sotto la schiuma e la cresta delle onde. In quel momento tu fermasti le onde, mi sollevasti sopra la superficie e mi riempisti di te.

  Charles Martin, Le parole tra di noi

domenica 1 dicembre 2013

#DaGrande #VogliofareIl #Bambino



http://www.windoweb.it

 Da grande voglio fare il bambino, per conservare una parte che lasci sempre spazio all'entusiasmo, che non lo perda mai, per continuare a pungermi con le rose senza mai la paura di toccarle. Alla felicità ci si arriva navigando fra le nuvole ma senza sottovalutare la forza delle braccia, la forza del desiderio. Ci vuole applicazione.
 Massimo Bisotti, La luna blu
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/figli-e-bambini/frase- 193902?f=w:5337>

sabato 31 marzo 2012

Nessuno nasce una volta sola #Anne Michaels #In fuga #olocausto #shoah #ebrei #Biskupin #bambino #citazione

Il tempo è una guida cieca.
Figlio della palude, nacqui dalle strade fangose della città sommersa. Per più di mille anni, soltanto i pesci avevano passeggiato sui marciapiedi di legno di Biskupin. Le case, costruite rivolte verso il sole, furono allagate dalla limacciosa oscurità del fiume Gasawaka. I giardini fiorirono magnifici nel silenzio subacqueo; ninfee, giunchi, stramonio.
Nessuno nasce una volta sola. Chi è fortunato, vedrà di nuovo la luce tra le braccia di qualcuno; oppure, se sfortunato, si sveglierà quando la lunga coda del terrore sfiorerà l'interno del suo cranio.
Io guizzai fuori da quell'acquitrino come l'Uomo di Tollund, l'Uomo di Grauballe, come il ragazzo che sradicarono in mezzo a Franz Josef Strasse mentre riparavano il fondo stradale, seicento conchiglie come perle intorno al collo, sulla testa un elmetto di fango. Grondava dei succhi color prugna della palude fradicia di torba. La placenta della terra.



Vidi un uomo in ginocchio sul terreno saturo d'acido. Stava scavando. La mia comparsa improvvisa lo spaventò. Per un attimo pensò che fossi una delle anime perdute di Biskupin, o forse il ragazzo del racconto, quello che scava una buca così profonda da venir fuori dall'altra parte del mondo.
Biskupin era stata dissotterrata con cura per quasi un decennio. Gli archeologi continuavano a estrarre con delicatezza resti dell'Età della Pietra o del Ferro da morbide sacche di torba bruna. La passerella di quercia massiccia che una volta collegava Biskupin alla terraferma era stata ricostruita, così come le case di legno col loro ingegnoso sistema di incastri che rendeva inutili i chiodi, e così come i bastioni e le porte della città con le loro alte torri. Le strade di legno, affollate venticinque secoli prima di mercanti e artigiani, le stavano tirando su dal fondo paludoso del lago.

Baskupin (Polonia), Ricostruzione dell’antico insediamento slavo (700 a.C. – 150 d.C. ca.)


Quando i soldati arrivarono esaminarono le ciotole di argilla perfettamente conservate; stimarono il valore delle collane di vetro e dei bracciali di bronzo e ambra prima di gettarli sul pavimento e farli a pezzi. A passi lieti invasero quella splendida città di tronchi dove una volta avevano abitato cento famiglie. Poi i soldati seppellirono Biskupin nella sabbia.
Mia sorella crescendo si era fatta molto più grande del nascondiglio. Bella aveva quindici anni e perfino io dovevo ammettere che era incantevole, con sopracciglia folte e splendidi capelli che erano come uno sciroppo nero, spessi, magnifici, un muscolo lungo la schiena. "Un'opera d'arte", diceva nostra madre, e Bella si sedeva e lei glieli spazzolava. Io ero ancora abbastanza piccolo da scomparire dietro la carta da parati nell'armadio, e incastravo la testa mettendola di sbieco tra l'intonaco che mi soffocava e le travi che sfregavo con le ciglia.
Erano bastati pochi minuti dentro al muro, perché mi convincessi che i morti perdevano ogni senso tranne l'udito.




La porta sfondata. Il legno divelto dai cardini, che cede come ghiaccio sotto le urla. Rumori mai sentiti prima, strappati alla gola di mio padre. Poi silenzio. Mia madre era intenta a riattaccarmi un bottone sulla camicia. Sentii il bordo del piattino disegnare cerchi sul pavimento e poi fermarsi. Sentii la pioggerella di bottoni, come dentini bianchi.
L'oscurità mi riempì, si diffuse da dietro la testa fino agli occhi come se mi avessero perforato il cervello. Si diffuse dallo stomaco alle gambe. Presi a deglutire e seguitai, inghiottendola tutta. Il muro si riempì di fumo. Uscii a fatica, con gli occhi sbarrati, mentre l'aria si incendiava.
Volevo andare dai miei genitori, toccarli. Ma non potevo, a meno di calpestare il loro sangue.
L'anima abbandona il corpo all'istante, come se non vedesse l'ora di liberarsene: il volto di mia madre non era il suo. Mio padre era caduto bocconi. Due forme in quel mucchio di carne, le sue mani.


Isbran, Madre e figlia


Correvo e cadevo, correvo e cadevo. Poi il fiume: così freddo che sembrava tagliente.
Il fiume era parte della stessa oscurità che era dentro di me; soltanto la sottile membrana della mia pelle mi teneva a galla.


(Anne Michaels, In fuga, Firenze Giunti, 1997,







Cerca nel blog

Archivio blog