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venerdì 24 luglio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 24 luglio.
Il 24 luglio 1908 si correva la maratona delle Olimpiadi di Londra.
Il 24 luglio, penultimo giorno dei Giochi Olimpici, era un venerdì caldo ed afoso, indubbiamente il clima era poco propizio per una corsa di maratona. Adunati nel piazzale antistante il castello di Windsor, 55 atleti attendevano il segnale di partenza per gareggiare su un percorso di 26 miglia e 385 yards (km. 42,195), fino al traguardo posto allo stadio di Sheperd's Bush. Dorando Pietri, maglietta bianca e calzoncini scarlatti, con il numero 19 sul petto, doveva essere il grande e sfortunato protagonista della memorabile gara. Alle 14:33 il "via!”. Gli inglesi Jack, Lord e Price presero la testa alternandosi al comando dalla gara fino al 14°miglio poi scomparvero dalla competizione. A quel punto passò in testa il sudafricano Hefferon mentre uno dei favoriti, l'atleta Longboat, si ritirava. Pietri, dopo essersi mantenuto fra il terzo ed il quarto posto, al 18° miglio iniziò la sua offensiva passando al secondo posto. L'ultima segnalazione da Wimbledon dava primo Hefferon con circa 800 yards di vantaggio su Dorando Pietri, che aveva superato e poi distaccato di circa 100 yards l'americano Hayes. Le 26 miglia (km. 41,841 ) furono compiute dall'italiano in 2 ore 45 minuti; alle ore 17,18, preceduto dallo sventolio di bandiere, dal sottopassaggio che immetteva nella pista apparve, irriconoscibile, il nostro campione. Dorando avanzava con azione scomposta, barcollava ed inconsciamente muoveva le gambe che piegate e doloranti stentavano a sostenerlo, solo il miraggio della vittoria lo faceva avanzare. Il nostro campione all'ingresso dello stadio cadde, si rialzò, proseguì per poi ricadere ancora quattro volte, a pochi metri dal traguardo cadde per la quinta volta e qui un megafonista generoso lo sostenne e gli fece tagliare il traguardo.
Per percorrere gli ultimi 325 metri, che poi Dorando definì la sua "via crucis", aveva impiegato 9 minuti e 46 secondi. Oltre il traguardo svenne, una barella lo raccolse, mentre la folla temette che il cuore del generoso atleta avesse ceduto per l'immane fatica ripetendo dopo 24 secoli il sacrificio di Fidippide. Tutti lo ritennero il vincitore morale, "Dorando era l'atleta che aveva vinto la gara senza ottenere la vittoria". Lo statunitense Hayes, giunto secondo dopo aver superato Hefferon, presentò reclamo contro l'italiano che fu squalificato per l'aiuto ricevuto, aiuto non richiesto e non voluto. L'episodio procurò materia per i giornali e per lunghe critiche e discussioni. La regina Alexandra d'Inghilterra, che aveva assistito all'epilogo della gara, saputo della squalifica di Pietri comunicò che il giorno seguente avrebbe premiato personalmente lo sfortunato atleta con una coppa. La coppa d'argento dorato, conservata presso la sede della Società "La Patria" di Carpi, che conteneva la bandiera inglese, e non sterline come qualcuno andava dicendo, sul piedistallo portava inciso: To Pietri Dorando - In Remembrance of the Marathon Pace From Windsor to the Stadium - July. 24. 1908 - Queen Alexandra .
Il racconto della sfortunata impresa di Pietri avrebbe immediatamente fatto il giro del mondo, consegnando alla storia dello sport questo episodio unico e drammatico. Dorando Pietri divenne una celebrità, in Italia e all'estero, famoso per non avere vinto. Le sue gesta colpirono la fantasia del compositore Irving Berlin, che gli dedicò una canzone intitolata "Dorando". La mancata vittoria olimpica sarebbe divenuta la chiave del successo dell'italiano: Pietri ricevette presto un lauto ingaggio per una serie di gare-esibizione negli Stati Uniti. Il 25 novembre 1908, al Madison Square Garden di New York, andò in scena la rivincita tra Pietri e Hayes. Gli spettatori accorsi furono ventimila, mentre altre diecimila persone rimasero fuori a causa dell'esaurimento dei posti.
I due atleti si sfidarono in pista sulla distanza della maratona, e dopo aver corso testa a testa per quasi tutta la gara, alla fine Pietri riuscì a vincere staccando Hayes negli ultimi 500 metri, per l'immensa gioia degli immigrati di origine italiana presenti. Anche la seconda sfida, disputata il 15 marzo 1909, venne vinta dall'italiano.
Durante la trasferta in America Pietri partecipò a 22 gare, con distanze variabili dalle 10 miglia alla maratona, vincendone 17.
Rientrato in Italia nel maggio 1909 proseguì l'attività agonistica per altri due anni. La sua ultima maratona fu quella di Buenos Aires, corsa il 24 maggio 1910, dove Pietri chiuse con il suo primato personale, 2h 38'48"2.
La gara d'addio in Italia si svolse il 3 settembre 1911 a Parma: una 15 chilometri, vinta agevolmente. Corse la sua ultima gara all'estero il 15 ottobre dello stesso anno (il giorno prima del suo 26° compleanno), a Göteborg (Svezia), concludendo con l'ennesima vittoria.
In tre anni di professionismo e 46 gare alle spalle, Dorando Pietri ha guadagnato oltre 200.000 lire solo con i premi, che assieme alla diaria settimanale di 1250 lire, costituivano una cifra enorme per l'epoca. Pietri investì i suoi guadagni in un'attività alberghiera assieme al fratello: come imprenditore tuttavia non avrà gli stessi risultati ottenuti nello sport. Dopo il fallimento dell'hotel si trasferì a Sanremo dove aprì un'autorimessa.
Morì all'età di 56 anni, il giorno 7 febbraio 1942, a causa di un attacco cardiaco.

 

sabato 13 settembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 13 settembre.

Il 13 settembre 1970 si corre la prima Maratona di New York.

È la maratona più partecipata al mondo, nel 2009 sono arrivati a traguardo ben 43.545 atleti. Un numero esagerato se pensiamo che nella prima edizione, a tagliare il nastro furono solo 55. La maratona di New York è la corsa annuale più celebre in assoluto: i suoi 42.195 metri con cui si snoda attraverso i cinque grandi distretti di New York City la rendono affascinante e una di quelle sfide da fare una volta nella vita.

La maratona è organizzata dal NYRR, il New York Road Runners, e si corre ogni anno dal 1970, precisamente dal 13 settembre 1970. Fu organizzata dal presidente del NYRR, Vincent Chiappetta, e da Fred Lebow, divenuto poi icona nei decenni successivi. Quanti maratoneti si presentarono? Ben 127 concorrenti che percorrevano più giri lungo il park Drive di Central Park, ammirati da non più di un centinaio di spettatori. A vincere fu Gary Muhrcke.

Col seguire degli anni, la maratona ha acquisito sempre più supporter tanto da spingere il cofondatore Fred Lebow a ridisegnare il tracciato inglobando tutti e cinque i distretti della Grande Mela.

Il punto di svolta si ha nel 1978 quando la maratoneta norvegese Grete Waitz (oro ai Mondiali del 1983 a Helsinki) stabilì il nuovo record del mondo in 2 ore 32 minuti e 30 secondi (record che ha migliorato negli anni a seguire). La Waitz vinse la gara altre otto volte, diventando simbolo della competizione assieme a Fred Lebow.

Fred ha partecipato sin dalla prima edizione quando si classificò quarantacinquesimo su 55, mentre corse la sua ultima maratona nel novembre del 1992, accompagnato proprio dalla Waitz, dopo che gli fu diagnosticato un tumore al cervello.

Oggi è la corsa più famosa al mondo con i suoi 2 milioni di spettatori e 315 milioni di appassionati che seguono la corsa in diretta sul canale NBC.

Nonostante la predominante bandiera a stelle e strisce, la Maratona di New York ha parlato italiano per ben cinque volte. L’exploit fu nel triennio 1984-1986 dove trionfò per due volte Orlando Pizzolato e poi Gianni Poli. Nel 1996 ad arrivare per primo al finish è stato Giacomo Leone, l’ultimo europeo a vincere la maratona prima dell’inizio di un lungo periodo dominato da atleti africani. Franca Fiacconi, invece, è stata l’unica atleta italiana a vincere, nel 1998.

mercoledì 10 aprile 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi


Buongiorno, oggi è il 10 aprile.
Il 10 aprile 1896 Spyridon Louis vince la medaglia d'oro nella prima maratona delle Olimpiadi moderne.
Nato il 12 gennaio 1872 a Maroussi, un piccolo villaggio nei dintorni di Atene (Grecia), Spiridon Louis è l'atleta che la storia dello sport mondiale ricorda per essere stato il vincitore della maratona della prima Olimpiade dell'era moderna. Ultimo di cinque figli di una modesta famiglia contadina, non si hanno notizie certe sulla sua professione: secondo alcuni Spiridon è un pastore, da altre fonti viene invece descritto come portatore d'acqua.
In base a ciò che riporta il podista lombardo Carlo Airoldi, giunto nel 1896 ad Atene per partecipare ai Giochi olimpici ma non ammesso in quanto considerato atleta professionista, Spiridon è un soldato dell'esercito greco che, dopo aver abbandonato le armi, aiuta suo padre nel caricare acqua minerale acquistata ad Atene.
Per svolgere tale lavoro, Louis Spiridon è solito percorrere una media di circa trenta chilometri al giorno, quindi pur non essendo un atleta di professione, di certo non gli manca l'allenamento.
Il 25 marzo 1896 arriva diciassettesimo alla gara di qualificazione per la maratona delle Olimpiadi, ma solo i primi sedici atleti vengono ammessi. Il sindaco di Atene, che è colonnello e conosce bene Spiridon per le sue ottime doti di militare, convince la giuria a farlo partecipare alla competizione olimpica. Il 10 aprile 1896 l'atleta greco Spiridon Louis entra nella storia dell'atletica e in quella dello sport vincendo la maratona della I Olimpiade dell'era moderna.
La gara viene disputata dalla piana di Maratona, lo storico luogo in cui avvenne la battaglia tra Ateniesi e Persiani fino al centro della città: in tutto sono circa quaranta chilometri, e Spiridon li percorre 2 h 58' 25''. Nella storica gara il favorito è il connazionale Harilaos Vassilakos, che però arriva secondo. La maratona ha una valenza storica per i Greci, in quanto rievoca la corsa di Filippide dalla città di Maratona fino ad Atene per portare l'annuncio della vittoria sulla Persia. Essere arrivato primo alla Olimpiade rende Louis Spiridon famoso e popolare in tutta la Grecia.
E' da ricordare come la distanza della maratona moderna di 42,195 Km venne ufficializzata solo nel 1921.
Gli abitanti del piccolo villaggio natio, Maroussi, fanno a gara per offrire a Spiridon Louis pranzi gratis ogni giorno e caffè per tutta la vita in trattoria, doni in natura, ecc. L'atleta accetta soltanto in regalo un carretto ed un cavallo per proseguire la sua attività di caricatore di acqua, che lo aiuta a fare meno fatica. Anche successivamente Spiridon conduce una vita alquanto modesta, e dopo la morte della moglie, nel 1927, cade in miseria per una serie di sfortunate circostanze.
Nel 1926 viene accusato di falsificazione di documenti militari e viene rinchiuso in prigione, dove vi resta per un anno. I giornali infangano la reputazione dell'atleta, che invece viene dichiarato innocente. Il Ministero dell'Interno gli fa così ottenere una pensione per i servizi resi alla nazione.
Nel 1936 Spiridon Louis viene invitato come tedoforo della fiamma olimpica a Berlino, e qui offre una corona di lauro di Olimpia ad Hitler. Questa è l'ultima volta che Spiridon compare pubblicamente: quattro anni dopo, il 26 marzo 1940, muore nella sua città natale all'età di 68 anni.
In suo onore è stato costruito lo Stadio Olimpico a Maroussi. Nel 2012 il trofeo da Spiridon conquistato nella Maratona olimpionica è stato messo all'asta dal nipote, che si trovava in difficoltà economiche a causa della profonda crisi che ha colpito pesantemente la Grecia.
La medaglia, ed altri cimeli, è stata acquistata dal Marathon Run Museum di Maratona, ed è ora esposta a ricordare lo storico evento.

domenica 12 settembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 settembre.
Il 12 settembre del 490 a.C. è una delle date ipotizzate in cui si svolse la battaglia di Maratona, tra Ateniesi e Persiani.
La battaglia di Maratona segna la definitiva vittoria degli ateniesi nella prima guerra greco-persiana. Sulla base delle cronache storiche scritte da Erodoto la disparità tra i due eserciti in campo è enorme. La Persia dispone di una imponente flotta navale che può attraversare l'Egeo portando con sé un grande esercito di conquista. Al contrario, nel 490 a.C. gli ateniesi non dispongono di una flotta in grado di affrontare le navi persiane e sono costretti ad attendere i persiani sulla terra ferma. Su consiglio di Ippia, ex tiranno di Atene passato dalla parte del re di Persia, i persiani conquistano Eretria nell'isola di Eubea per poi puntare verso l'Attica, scegliendo come area di sbarco la pianura di Maratona a 30 km da Atene.
L'esercito persiano vanta una netta superiorità numerica ed ha nella cavalleria leggera munita di archi il suo punto di forza. La fanteria è composta per lo più da arcieri a piedi privi di armatura. La pianura è quindi il campo di battaglia ideale per consentire alla cavalleria persiana di accerchiare velocemente i soldati ateniesi e sfibrarli sotto una pioggia incessante di frecce. Una volta sconfitti gli ateniesi i persiani possono marciare indisturbati verso Atene. L'esercito ateniese è invece composto dagli opliti, soldati a piedi con elmo e corazza in bronzo armati di lancia, scudo e spada. Le truppe ateniesi combattono con la formazione detta della "falange" composta da otto file di soldati a stretto contatto l'uno con l'altro. La falange consente agli ateniesi di imporre una notevole forza d'urto sulle file avversarie. Privi di cavalleria e resi pesanti, gli ateniesi sembrano facilmente aggirabili dai cavalieri persiani. Di questo ne è consapevole anche Milziade, il comandante delle forze ateniesi, che sceglie come scenario della battaglia il luogo meno aperto della pianura di Maratona, all'entrata della valle di Vrana, proteggendo i lati dello schieramento con i tronchi degli alberi abbattuti sul posto. Da questo punto in poi è opportuno considerare il racconto di Erodoto viziato da elementi di propaganda greca. Secondo Erodoto gli ateniesi colgono di sorpresa i persiani con una carica lunga ben 1500 metri, sfuggendo all'accerchiamento della cavalleria e alla pioggia di frecce, fino a raggiungere le prime fila dei soldati persiani. Nel corpo a corpo gli opliti hanno la meglio sulla fanteria leggera persiana. La formazione ateniese si presenta sul campo in una fila lunga come la formazione persiana. Essendo in inferiorità numerica la formazione ateniese è debole al centro e più potente sulle ali.
Questa particolare tattica consente agli opliti ateniesi e plateesi di mettere in fuga gli arcieri persiani sulle ali. Privi della copertura degli arcieri anche la cavalleria persiana si ritira. Il centro della formazione persiana, invece, sfonda facilmente quello ateniese che invece di scappare nelle retrovie mantiene la propria posizione ed arretra lentamente creando una forbice.
Messa in fuga la cavalleria persiana gli opliti ateniesi sulle ali possono così convergere verso il centro intrappolando la formazione centrale dell'esercito persiano in un combattimento corpo a corpo in spazi ristretti, dove la fanteria pesante ateniese ha la meglio sulla fanteria leggera persiana. L'esercito persiano è sconfitto e si ritira verso la costa per imbarcarsi sulla flotta persiana.
In realtà, la ricostruzione di Erodoto potrebbe essere parzialmente falsata dalla tendenza del vincitore ad ingigantire l'eroismo dei propri soldati. Difficilmente gli opliti, appesantiti dall'armatura, potrebbero correre per un chilometro e mezzo e affrontare in battaglia il nemico. Molto più probabilmente i fatti si svolgono in modo diverso. Gli ateniesi non hanno alcun interesse ad accelerare i tempi della battaglia in quanto stanno attendendo i rinforzi in cammino da Sparta. Secondo una più recente interpretazione degli storici i persiani potrebbero aver deciso di attaccare l'esercito ateniese prima dell'arrivo degli spartani. Giunti ad una distanza di 150-200 metri, la gittata massima degli archi persiani, Milziade potrebbe aver dato l'ordine di caricare velocemente verso i persiani per impedire ai soldati d'essere colpiti dalla pioggia di frecce. Da questo momento in poi la battaglia si svolge come già raccontato. I persiani si ritirano verso il mare per imbarcarsi sulla flotta. Gli ateniesi li inseguono fino alla collina dove successivamente sorgerà il monumento greco ai caduti in battaglia. Questa collina dista esattamente 1500 metri dalla valle di Vrana (otto stadi per dirla come Erodoto). E' quindi probabile che Erodoto abbia indicato la collina come luogo della battaglia per enfatizzare la carica eroica degli ateniesi e per dare ulteriore sacralità al monumento ai caduti.
La vittoria greca fu totale e, secondo la leggenda, Filippide (o Fidippide) altre fonti indicano Eucle, araldo ateniese, fu inviato ad annunciare la vittoria percorrendo di corsa la distanza fra Maratona ad Atene; arrivato a destinazione, disse solo due parole "χαίρετε, νικῷμεν" ("siate felici, abbiamo vinto!") o, più semplicemente, "Νενικήκαμεν!" ("siamo vincitori") e poi cadde morto, stremato dalla fatica. Questa leggenda fu la base per la moderna maratona. Contrariamente a quanto si crede, la distanza della maratona moderna (42 km e 195 metri) non è la stessa distanza che intercorre fra Maratona e Atene (circa 42 km), ma venne fissata in occasione delle Olimpiadi di Londra del 1908, anche se rimasta variabile fino al 1924 quando la IAAF stabilì la distanza ufficiale; la maratona entrò a far parte delle competizioni ufficiali con la I Olimpiade dell'era moderna. Il 1° vincitore, fu il greco Spiridon Louis.

venerdì 29 luglio 2011

Drom!

© 2011 Accademia dei Sensi
In lingua romani drom è il viaggio. Tutte le volte che ne iniziano uno, gli zingari si augurano "latcho drom": buon viaggio, per l'appunto. Uno stile di vita strano il loro, che pure si definiscono "manouche", e cioè semplici umani, distinguendosi dagli stranieri, i "gadji".
Quale miglior tributo potevamo offrire al viaggio, quello raccontato nella maratona di lettura "Asino chi non legge", se non una base sonora gitana? Gadjo Swing di Augusto Creni è un trio cultore di quella musica iniziata da Django Reinhardt nella prima metà del secolo scorso, i cui musicisti sono tutt'altro che zingari di nascita, ma molto manouche nello stile melodico.
Tredici pezzi, di tradizione gipsy e non, ma in stile manouche, accompagneranno la lettura “Il treno: ultima fermata” di Demetrio Strato.
Alla vigilia dell'esodo agostano, non ci resta che
dare appuntamento a chi potrà esserci a Morrovalle, giovedì 11 intorno alle ventitrè, e augurare a tutti i vacanzieri: latcho drom!

giovedì 28 luglio 2011

ASINO CHI NON LEGGE - "IL VIAGGIO" -

da Facebook
La Compagnia delle Rane presenta la seconda edizione della maratona di lettura, 24 ore no stop di letture a Morrovalle (MC).
Quest'anno ci sarà un filo conduttore, il VIAGGIO, sia esso mentale, reale, onirico, sentimentale o fantastico.
L'Accademia dei Sensi parteciperà con la lettura di Demetrio Strato: alle 22.55 sarà letto “Il treno: ultima fermata”.
Invitiamo quanti volessero e potessero partecipare: l'appuntamento è giovedì 11 agosto 2011, a partire dalle 21.30.

L'evento su Facebook

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