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martedì 29 aprile 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 29 aprile.

Il 29 aprile 1969 Duke Ellington riceve la medaglia presidenziale della Libertà.

Duke Ellington (il cui vero nome era Edward Kennedy) nasce il 29 aprile 1899 a Washington. Inizia a suonare in maniera professionale ancora adolescente, negli anni Dieci, nella sua città natale come pianista. Dopo alcuni anni trascorsi a esibirsi in locali da ballo insieme con Otto Hardwick e Sonny Greer, grazie a quest'ultimo si trasferisce a New York nel 1922, per suonare con il gruppo di Wilbur Sweatman; l'anno seguente, viene ingaggiato con la "Snowden's Novelty Orchestra", che include, oltre ad Hardwick e Greer, anche Elmer Snowden, Roland Smith, Bubber Miley, Arthur Whetsol e John Anderson. Divenuto il leader della band nel 1924, ottiene un contratto con il "Cotton Club", il locale più famoso di Harlem.

Poco dopo l'orchestra, che nel frattempo ha preso il nome di "Washingtonians", vede aggiungersi Barney Bigard al clarinetto, Wellman Braud al contrabbasso, Louis Metcalf alla tromba e Harry Carney e Johnny Hodges al sassofono. I primi capolavori di Duke risalgono proprio a quegli anni, tra spettacoli pseudo-africani ("The mooche", "Black and tan fantasy") e brani più intimisti e d'atmosfera ("Mood Indigo"). Il successo non tarda ad arrivare, anche perché il jungle si rivela particolarmente gradito ai bianchi. Dopo aver accolto nel gruppo anche Juan Tizol, Rex Stewart, Cootie Williams e Lawrence Brown, Ellington chiama anche Jimmy Blanton, che rivoluziona la tecnica del suo strumento, il contrabbasso, elevato al rango di solista, come un pianoforte o una tromba.

Alla fine degli anni Trenta, Duke accetta la collaborazione di Billy Strayhorn, arrangiatore e pianista: diventerà il suo uomo di fiducia, addirittura un suo alter ego musicale, anche dal punto di vista della composizione. Tra le opere che vedono la luce tra il 1940 e il 1943 si ricordano "Concerto for Cootie", "Cotton Tail", "Jack the Bear" e "Harlem Air Shaft": si tratta di capolavori che difficilmente possono essere etichettati, poiché vanno al di là di schemi interpretativi ben definiti. Lo stesso Ellington, parlando dei propri brani, si riferisce a quadri musicali, e alla sua capacità di dipingere attraverso i suoni (egli, non a caso, prima di intraprendere la carriera musicale aveva manifestato interesse per la pittura, desiderando diventare cartellonista pubblicitario).

Dal 1943, il musicista tiene concerti presso la "Carnegie Hall", tempio sacro di un certo genere di musica colta: in quegli anni, inoltre, il gruppo (che pure era rimasto unito per moltissimi anni) perde alcuni pezzi come Greer (che deve fare i conti con problemi di alcol), Bigard e Webster. Dopo un periodo di appannamento nei primi anni Cinquanta, corrispondente all'uscita di scena dell'altosassofonista Johnny Hodges e del trombonista Lawrence Brown, il grande successo ritorna con l'esibizione del 1956 al "Festival del Jazz" di Newport, con l'esecuzione, tra l'altro, di "Diminuendo in Blue". Questo brano, insieme a "Jeep's Blues" e a "Crescendo in Blue", rappresenta la sola registrazione live del disco, uscito nell'estate di quell'anno, "Ellington at Newport", che invece contiene numerose altre tracce che sono dichiarate "live" pur essendo state incise in studio e mixate con applausi finti (solo nel 1998 il concerto integrale verrà pubblicato, nel doppio disco "Ellington at Newport - Complete"), grazie alla scoperta casuale dei nastri di quella sera da parte dell'emittente radiofonica "The voice of America".

Dagli anni Sessanta, Duke è sempre in giro per il mondo, impegnato tra tour, concerti e nuove registrazioni: si segnalano, tra le altre, la suite del 1958 "Such sweet thunder", ispirata a William Shakespeare; quella del 1966 "Far East suite"; e quella del 1970 "New Orleans suite". In precedenza, il 31 maggio del 1967 il musicista di Washington aveva interrotto la tournée in cui era impegnato in seguito alla morte di Billy Strayhorn, il suo collaboratore che era anche diventato suo intimo amico, dovuta a un tumore all'esofago: per venti giorni, Duke non era mai uscito dalla sua camera da letto. Superato il periodo di depressione (per tre mesi si era rifiutato di tenere concerti), Ellington torna a lavorare con la registrazione di "And his mother called him", celebre album che include alcune tra le partiture più celebri del suo amico. Dopo il "Second Sacred Concert", registrato con l'interprete svedese Alice Babs, Ellington deve fare i conti con un altro evento funesto: durante una seduta dentistica, Johnny Hodges muore a causa di un infarto l'11 maggio del 1970.

Dopo aver accolto nella sua orchestra, tra gli altri, Buster Cooper al trombone, Rufus Jones alla batteria, Joe Benjamin al contrabbasso e Fred Stone al flicorno, Duke Ellington nel 1971 ottiene dal Berklee College of Music un Honorary Doctorate Degree e nel 1973 dalla Columbia University un Honorary Degree in Music; muore a New York il 24 maggio 1974 a causa di un cancro ai polmoni, al fianco del figlio Mercer, e a pochi giorni di distanza dalla morte (avvenuta a sua insaputa) di Paul Gonsalves, suo fidato collaboratore, deceduto a causa di un'overdose di eroina. Le sue spoglie riposano nel Woodlawn Cemetery di New York, nel Bronx, lo stesso in cui si trovano le tombe di Miles Davis e Lionel Hampton.

Direttore d'orchestra, compositore e pianista vincitore, tra l'altro, di un Grammy Lifetime Achievement Award e di un Grammy Trustees Award, Ellington è stato nominato "Medaglia presidenziale della libertà" nel 1969 e "Cavaliere della Legion d'Onore" quattro anni più tardi. Ritenuto unanimemente uno dei compositori più importanti statunitensi del suo secolo e uno dei più significativi della storia del jazz, ha toccato, nel corso della sua ultra-sessantennale carriera, anche generi diversi come la musica classica, il gospel ed il blues.

lunedì 21 novembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 novembre.
Il 21 novembre 1934 Ella Fitzgerald debutta a New York all'Apollo Theater.
Celeberrima per la sua straordinaria duttilità vocale - era capace di elettrizzanti acuti quanto di suadenti tonalità basse - le sue improvvisazioni e i suoi virtuosismi nello "scat" (stile canoro che consiste nell'usare la voce come uno strumento, cantando sillabe accostate casualmente), Ella Fitzgerald è stata assieme a Billie Holiday e Sarah Vaughan una delle più grandi cantanti di jazz di sempre, distinguendosi soprattutto nel genere dello "swing", in cui eccelleva per una voce sfavillante con cui riusciva, con la stessa intensità, a far commuovere e a far divertire.
Ella Jane Fitzgerald nasce a Newport News, in Virginia, il 25 aprile 1917. Trascorre la sua infanzia in un orfanotrofio di New York, e appena diciassettenne fa il suo debutto come cantante sul palcoscenico dell' "Harlem Apollo Theatre", durante la serata dedicata agli artisti dilettanti.
La giovane si presenta come ballerina, ma una crisi di nervi le impedisce qualunque movimento: una volta fuori dalle quinte è il panico. Su incitamento del presentatore la giovane Ella decide di non lasciare il pubblico a bocca asciutta, e così comincia a cantare.
Nonostante l'insicurezza vince il primo premio.
Quella sera stessa viene notata dal noto batterista Chick Webb, che la vuole come cantante della sua band. Dal 1934 al 1939 Ella Fitzgerald canterà con la "Chick Webb Band", della cui direzione prenderà le redini dal 1939, anno della morte di Webb, fino al 1942.
Verso la metà degli anni '40, Ella Fitzgerald si esibisce in Europa e in Asia portando il suo jazz nelle sale da concerto classiche. Ormai è una diva: le sue ineguagliabili doti canore la portano ad affrontare diversi generi, come lo swing, il dixieland e il blues, oltre al caro vecchio jazz. Dal 1946 Ella farà parte anche del "Jazz at the Philharmonic".
Negli anni '50 canta, tra gli altri, con Duke Ellington alla "Carnegie Hall" di New York, e con il trio di Oscar Peterson.
Tra le sue ultime apparizioni in pubblico va ricordato il concerto al "Kool Jazz Festival" tenuto nel 1985 sempre alla "Carnegie Hall". Rimane indimenticabile la sua interpretazione nell'opera "Porgy and Bess" di George Gershwin, al fianco di Louis Armstrong, della cui colonna sonora amava intonare con struggente sensibilità in quasi tutti i suoi concerti la celeberrima "Summertime".
Nonostante negli ultimi anni la grande cantante subisca una grave forma di diabete, continuerà ad esibirsi in pubblico con grande forza d'animo fino al 1992.
Ella Fitzgerald si è spenta il 15 giugno 1996 a Beverly Hills, in California, all'età di settantotto anni.

domenica 23 gennaio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 23 gennaio.
Il 23 gennaio 1943 Duke Ellington suona per la prima volta alla Carnegie Hall.
Duke Ellington (il cui vero nome è Edward Kennedy) nasce il 29 aprile 1899 a Washington. Inizia a suonare in maniera professionale ancora adolescente, negli anni Dieci, nella sua città natale come pianista. Dopo alcuni anni trascorsi a esibirsi in locali da ballo insieme con Otto Hardwick e Sonny Greer, grazie a quest'ultimo si trasferisce a New York nel 1922, per suonare con il gruppo di Wilbur Sweatman; l'anno seguente, viene ingaggiato con la "Snowden's Novelty Orchestra", che include, oltre ad Hardwick e Greer, anche Elmer Snowden, Roland Smith, Bubber Miley, Arthur Whetsol e John Anderson. Divenuto il leader della band nel 1924, ottiene un contratto con il "Cotton Club", il locale più famoso di Harlem.
Poco dopo l'orchestra, che nel frattempo ha preso il nome di "Washingtonians", vede aggiungersi Barney Bigard al clarinetto, Wellman Braud al contrabbasso, Louis Metcalf alla tromba e Harry Carney e Johnny Hodges al sassofono. I primi capolavori di Duke risalgono proprio a quegli anni, tra spettacoli pseudo-africani ("The mooche", "Black and tan fantasy") e brani più intimisti e d'atmosfera ("Mood Indigo"). Il successo non tarda ad arrivare, anche perché il jungle si rivela particolarmente gradito ai bianchi. Dopo aver accolto nel gruppo anche Juan Tizol, Rex Stewart, Cootie Williams e Lawrence Brown, Ellington chiama anche Jimmy Blanton, che rivoluziona la tecnica del suo strumento, il contrabbasso, elevato al rango di solista, come un pianoforte o una tromba.
Alla fine degli anni Trenta, Duke accetta la collaborazione di Billy Strayhorn, arrangiatore e pianista: diventerà il suo uomo di fiducia, addirittura un suo alter ego musicale, anche dal punto di vista della composizione. Tra le opere che vedono la luce tra il 1940 e il 1943 si ricordano "Concerto for Cootie", "Cotton Tail", "Jack the Bear" e "Harlem Air Shaft": si tratta di capolavori che difficilmente possono essere etichettati, poiché vanno al di là di schemi interpretativi ben definiti. Lo stesso Ellington, parlando dei propri brani, si riferisce a quadri musicali, e alla sua capacità di dipingere attraverso i suoni (egli, non a caso, prima di intraprendere la carriera musicale aveva manifestato interesse per la pittura, desiderando diventare cartellonista pubblicitario).
Dal 1943, il musicista tiene concerti presso la "Carnegie Hall", tempio sacro di un certo genere di musica colta: in quegli anni, inoltre, il gruppo (che pure era rimasto unito per moltissimi anni) perde alcuni pezzi come Greer (che deve fare i conti con problemi di alcol), Bigard e Webster. Dopo un periodo di appannamento nei primi anni Cinquanta, corrispondente all'uscita di scena dell'altosassofonista Johnny Hodges e del trombonista Lawrence Brown, il grande successo ritorna con l'esibizione del 1956 al "Festival del Jazz" di Newport, con l'esecuzione, tra l'altro, di "Diminuendo in Blue". Questo brano, insieme a "Jeep's Blues" e a "Crescendo in Blue", rappresenta la sola registrazione live del disco, uscito nell'estate di quell'anno, "Ellington at Newport", che invece contiene numerose altre tracce che sono dichiarate "live" pur essendo state incise in studio e mixate con applausi finti (solo nel 1998 il concerto integrale verrà pubblicato, nel doppio disco "Ellington at Newport - Complete"), grazie alla scoperta casuale dei nastri di quella sera da parte dell'emittente radiofonica "The voice of America".
Dagli anni Sessanta, Duke è sempre in giro per il mondo, impegnato tra tour, concerti e nuove registrazioni: si segnalano, tra le altre, la suite del 1958 "Such sweet thunder", ispirata a William Shakespeare; quella del 1966 "Far East suite"; e quella del 1970 "New Orleans suite". In precedenza, il 31 maggio del 1967 il musicista di Washington aveva interrotto la tournée in cui era impegnato in seguito alla morte di Billy Strayhorn, il suo collaboratore che era anche diventato suo intimo amico, dovuta a un tumore all'esofago: per venti giorni, Duke non era mai uscito dalla sua camera da letto. Superato il periodo di depressione (per tre mesi si era rifiutato di tenere concerti), Ellington torna a lavorare con la registrazione di "And his mother called him", celebre album che include alcune tra le partiture più celebri del suo amico. Dopo il "Second Sacred Concert", registrato con l'interprete svedese Alice Babs, Ellington deve fare i conti con un altro evento funesto: durante una seduta dentistica, Johnny Hodges muore a causa di un infarto l'11 maggio del 1970.
Dopo aver accolto nella sua orchestra, tra gli altri, Buster Cooper al trombone, Rufus Jones alla batteria, Joe Benjamin al contrabbasso e Fred Stone al flicorno, Duke Ellington nel 1971 ottiene dal Berklee College of Music un Honorary Doctorate Degree e nel 1973 dalla Columbia University un Honorary Degree in Music; muore a New York il 24 maggio 1974 a causa di un cancro ai polmoni, al fianco del figlio Mercer, e a pochi giorni di distanza dalla morte (avvenuta a sua insaputa) di Paul Gonsalves, suo fidato collaboratore, deceduto a causa di un'overdose di eroina.
Direttore d'orchestra, compositore e pianista vincitore, tra l'altro, di un Grammy Lifetime Achievement Award e di un Grammy Trustees Award, Ellington è stato nominato "Medaglia presidenziale della libertà" nel 1969 e "Cavaliere della Legion d'Onore" quattro anni più tardi. Ritenuto unanimemente uno dei compositori più importanti statunitensi del suo secolo e uno dei più significativi della storia del jazz, ha toccato, nel corso della sua ultra-sessantennale carriera, anche generi diversi come la musica classica, il gospel ed il blues.

lunedì 28 giugno 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 giugno.
Il 28 giugno 1846 Adolphe Sax brevetta il sassofono.
L'inventore del sassofono, che poi avrebbe anche presentato alla celeberrima Esposizione di Parigi nel 1844, è nato il 6 novembre 1814 a Dinant, nel Belgio.
Il padre possedeva una fabbrica per la costruzione di strumenti a fiato in legno e ottone. È qui che Adolphe inizia la sua formazione.
Studia in seguito flauto e clarinetto al Conservatorio di Bruxelles ed è lì che elabora la sua idea di perfezionare questi strumenti. Mentre rielabora un clarinetto basso comincia a disegnare gli schemi di un nuovo strumento. Sarebbe stato come un "incrocio" tra un legno e un ottone, ed era necessario che potesse integrarsi agli strumenti a corda. Sax si basò sugli ottoni per inventare il suo strumento, ma utilizzò un'imboccatura e una forma simili al clarinetto. È così che, dal nome del suo ideatore, nacque il sassofono. Sax produsse il suo primo strumento nel 1841 e, nel 1842, si recò a Parigi per suonare in pubblico.
In Francia Hector Berlioz, uno dei suoi amici intimi, parla dello strumento in una rivista della capitale il 12 giugno 1842. Nello stesso tempo Sax avvia la commercializzazione del suo strumento e ottiene un brevetto di quindici anni nel 1846, che copre ben tredici modelli (quasi tutti i tipi di sax esistenti, anche se in seguito ne furono inventati altri).
Inizialmente venne adottato nelle bande militari e, se consideriamo che nel periodo storico in oggetto queste rappresentavano il più efficiente e diffuso mezzo di divulgazione della musica, è facile immaginare come rapidamente si pose all'attenzione del mondo musicale accademico tanto che, man mano che cominciarono a formarsi i primi virtuosi dello strumento, dapprima autori poco conosciuti come Jean Baptiste Singelée e George Castner e, in seguito, autori di un certo peso quali lo stesso Berlioz, Bizèt, Saint Saens, Massenet iniziarono ad inserire il saxofono nelle loro opere (ma si possono citare anche Jacques Ibert, Eugène Bozzae Georges Tourneur).
Dai primi del Novecento si interessano progressivamente a questo strumento compositori del calibro di C. Debussy, H. Villa Lobos, Maurice Ravel, D. Milhaud, A. Glazunov, i quali comporranno finalmente concerti appositamente per saxofono, donandogli finalmente dignità al pari degli strumenti storicamente utilizzati nella musica classica.
Lo stesso Adolphe Sax dal 1847 divenne insegnante di saxofono al conservatorio di Parigi; ebbe inoltre occasione, in quel primo periodo pionieristico, di eseguire trascrizioni per saxofono di opere di compositori a lui contemporanei: uno tra tutti, il già citato e grandissimo Hector Berlioz.
Nel 1845 il Governo francese cerca un modo di migliorare la qualità della sua musica di fanteria. Adolphe prende la palla al balzo e suggerisce al ministro della difesa l'idea di un concorso tra una formazione di sassofoni e un'altra composta da strumenti tradizionali.
Come la maggior parte delle novità, il sassofono incontrò molte resistenze ai suoi esordi. Sax continuò a lavorare nel suo piccolo laboratorio parigino e non guadagnò mai molti soldi. Non costruì una grande fabbrica e non fece una produzione in serie. Allo scopo di fare decadere i suoi brevetti, altri fabbricanti avviarono delle azioni giudiziarie contro di lui. Fu dichiarato in fallimento in due occasioni, nel 1856 e nel 1873.
Il suo laboratorio venne svaligiato e incendiato e dovette lottare per degli anni contro gente senza scrupoli. All'età di 80 anni, tre compositori, Emmanuel Chabrier, Jules Massenet e Camille Saint-Saëns, chiesero al ministro francese della cultura di venirgli in aiuto.
Mentre continua a battersi, Sax muore il 7 febbraio 1894.
Attualmente esistono numerosi fabbricanti di sassofoni famosi come Selmer, Conn, King, Kielworth, Büscher, Yanigasawa e Buffet.
Negli USA, il sax conobbe rapidamente un vero successo presso i musicisti di origine africana come Coleman Hawkins il cui virtuosismo e il senso dell'improvvisazione hanno fatto sì che oggi i sassofoni siano probabilmente gli strumenti più apprezzati dai musicisti di jazz. Negli anni '10 e '20 il sassofono guadagnò i suoi "titoli nobiliari" nel jazz. Il suono di big bands come quelle di Fletcher Henderson, Glenn Miller, Benny Goodman e Duke Ellington, per citarne solo alcuni, non sarebbe quello che è senza lo swing apportato dalle sezioni di sax. I due contralti, i due tenori e il baritono sistemati davanti al resto dell'orchestra diventarono e restano ancora la presentazione standard di una big band.
Con il passare degli anni, e in seguito a tutti gli sconvolgimenti politici, sociali ed economici, le big bands hanno aperto la strada a formazioni più piccole. Inoltre la musica americana di origine africana, il jazz, è caratterizzata da una serie di improvvisazioni che provengono da solisti che si esprimono per mezzo del sassofono: Coleman Hawkins (padre del sax tenore), Lester "Prez" Young (tenore), Benny Carter (contralto), Johnny Hodges (contralto), Ben Webster (tenore), Charlie "Bird" Parker (contralto), Sonny Rollins (tenore), John Coltrane (tenore), Gerry Mulligan (baritono), Lee Konitz (contralto), Paul Desmond (contralto), Ornette Coleman (contralto), Julian "Cannonball" Adderley e Dexter Gordon (tenore).
E per ciò che riguarda la musica cosiddetta "colta"? Come é avvenuto in genere nella musica delle avanguardie, vi é stata una esplorazione delle possibilitá sonore dello strumento, entrate poi stabilmente nel bagaglio linguistico dei compositori: ció ha portato ad una nuova forma di virtuosismo esecutivo, non piú (o non solo) visto come abilità nel realizzare passaggi velocissimi, ma come capacità di ottenere le più diverse "forme di suono".
In tempi recenti si é moltiplicato il ricorso al mezzo elettronico, soprattutto nella esecuzione dal vivo, grazie alla possibilità di intervenire sul suono anche in tempo reale mediante elaboratori. Tra i pezzi piú significativi del XX secolo ricordiamo la "Sequenza IX" per sassofono contralto solo (1980-83) di Luciano Berio, "Episode quatrieme" per sassofono tenore solo (1983) di Betsy Jolas, "Interrogation" (1983) per sassofono tenore e basso, elettronica in tempo reale e nastro magnetico di "Gyorgy Kurtag", "Quartz" per tre sassofoni (1983) di Frangois Rossè, "Aksax" per sassofono basso solo (1983) di Costin Mierenau, "Astray opus 50", per sassofoni, piano preparato e nastro magnetico (1984) di Horatio Radulescu, "Goutte d'or blues" per sassofono sopranino, soprano e nastro magnetico (1985) di Bernard Cavanna, "Thema" per sassofono basso amplificato e nastro (1985) di Horacio Vaggione, "Narration II" per sassofoni sopranino, contralto, baritono e orchestra (1985) di Anatole Vieru e molti altri ancora.

mercoledì 12 maggio 2021

JamManouche

 La passione per lo stile beat per bit

 Divulgazione, condivisione e conservazione del jazz manouche al fine di creare attività utili al benessere della comunità degli amanti di questo stile!

 Così si presenta sulla propria pagina Facebook un progetto di promozione musicale che ha già alcuni anni di vita.

 Nato per condividere musica dal vivo, in questi mesi di lockdown JamManouche ha dovuto rimodulare il proprio impegno che tuttavia prosegue con lo stesso entusiasmo e carica di sempre.

 Venerdì 15 maggio, alle ore 18.00, concluderà il percorso in quattro tappe Il Jazz Tricolore Nel Mondo con intervista in diretta Facebook a Katia Schiavone. Nell'attesa sono disponibili le registrazioni dei precedenti appuntamenti:

 Da domenica 16 Maggio ore 16:00 inizierà un nuovo ciclo: IL JAZZ MANOUCHE ITALIANO vedrà il confronto intragenerazionale tra musicisti nostrani dediti allo stile ispirato da Django Reinhardt. Il primo appuntamento porterà, sempre in diretta Facebook, i chitarristi Jacopo MartiniDario Napoli, Giangiacomo Rosso, Tolga During e Alessandro Butera. Condurrà sempre Cyranò Vatel, chitarrista e fondatore della JamManouche.

martedì 26 giugno 2012

#Musica: Pozzuoli Jazz festival

 ARTE CULTURA: Pozzuoli Jazz festival: Edizione 2012 | 3-14 luglio Il Pozzuoli Jazz festival si svolgerà nelle prime due settimane del mese di lug...

lunedì 30 aprile 2012

#musica: giornata internazionale del jazz

 Oggi l'UNESCO invita alla celebrazione della giornata internazionale del jazz. Tante le occasioni in Italia, pensate appositamente o incidentali, tra cui menzioniamo:


 Roma: celebrazioni ufficiali all'Auditorium Parco della Musica. Dopo una breve introduzione sulla musica Jazz a cura di Adriano Mazzoletti, uno dei massimi esperti del Jazz in Italia, seguirà il concerto con Danilo Rea al pianoforte, Enzo Pietropaoli al contrabbasso e Jeff Ballard alla batteria.

 Modena: il Bodeguita Tapas Bar offre un concerto in tributo ad Ella Fitzgerald.

 Matera: sono annunciate celebrazioni che culmineranno con l'esibizione del gruppo ''Gianfranco Menzella trio''.

 Torino: prosegue il programma del Torino Jazz Festival che, pur non menzionando l'occasione, prevede un concerto commemorativo dedicato a Lionel Hampton e una jam in stile New York City con il sassofonista Paul Jeffrey.

 RAI: il palinsesto di Radio3 prevede incursioni e improvvisazioni musicali: i musicisti irromperanno dal vivo durante le trasmissioni.

 Pisa: al cinema Arsenale saranno presentati alcuni documentari su musicisti jazz realizzati da Franco Maresco.

 Lecce: un'intera giornata di eventi in tutta la città che culminerà in serata con il concerto del Puglia Jazz Factory & Guest.

 Tante altre le occasioni che certamente stiamo omettendo. Riferiteci di altre iniziative, le più improvvisate piuttosto che quelle appositamente programmate.
 Ci auguriamo che non tanto in ossequio all'invito del prestigioso ente, quanto per testimoniare la valenza dello spirito dichiarato della celebrazione, che sia una giornata di unione spontanea in musica per nutrire il dialogo interculturale.

© 2012 Accademia dei Sensi - Licenza CC BY-NC-ND 3.0

venerdì 3 febbraio 2012

#Napoli #music #manouche: reunion graffiti

© 2012 Roberto Ormanni
 Ieri sera si è tenuto il primo incontro di quest'anno tra musicisti manouche di terra campana.

 Oscar Montalbano, chitarra solista del trio Montmartre Station, ha fissato l'appuntamento tutti i giovedì all'U-Turn, music bar nel cuore di Napoli.

 Quest'appuntamento è stato partecipato tra gli altri dagli Araputo Zen, che hanno in corso una fortunata tournée, e dal cuore di Quasimanouche, progetto aperto sponsorizzato dall'Accademia dei Sensi.

 All'evento, pubblicizzato su Facebook e recensito da Terza Pagina, ha assistito un entusiasta pubblico giovanile ed è stato caratterizzato da numerosi brani del repertorio che fu di Django Reinhardt.

 Invitiamo tutti gli amanti del genere che siano nei dintorni a non perdere gli altri appuntamenti, il 9, 16 e 23 di febbraio.

 E per coloro che verranno apposta da lontano, latcho drom!



venerdì 29 luglio 2011

Drom!

© 2011 Accademia dei Sensi
In lingua romani drom è il viaggio. Tutte le volte che ne iniziano uno, gli zingari si augurano "latcho drom": buon viaggio, per l'appunto. Uno stile di vita strano il loro, che pure si definiscono "manouche", e cioè semplici umani, distinguendosi dagli stranieri, i "gadji".
Quale miglior tributo potevamo offrire al viaggio, quello raccontato nella maratona di lettura "Asino chi non legge", se non una base sonora gitana? Gadjo Swing di Augusto Creni è un trio cultore di quella musica iniziata da Django Reinhardt nella prima metà del secolo scorso, i cui musicisti sono tutt'altro che zingari di nascita, ma molto manouche nello stile melodico.
Tredici pezzi, di tradizione gipsy e non, ma in stile manouche, accompagneranno la lettura “Il treno: ultima fermata” di Demetrio Strato.
Alla vigilia dell'esodo agostano, non ci resta che
dare appuntamento a chi potrà esserci a Morrovalle, giovedì 11 intorno alle ventitrè, e augurare a tutti i vacanzieri: latcho drom!

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