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sabato 25 gennaio 2014

venerdì 19 ottobre 2012

Tratto a vedere la sua propria #carnale sostanza e forma, Beppe #Fenoglio, Il #partigiano Johnny #maschile #wilderness #corpo #guerra #citazione


Guadava: l’acqua era fredda e gli massaggiava energicamente le caviglie, beneficamente. Ma come approdò e si accingeva malvolentieri a rincalzarsi notò ai margini della corrente principale una conchetta d’acqua, naturalmente azzeccata e felice. Johnny non ci resisté, si liberò del vestito e delle armi, e si immerse verticalmente, monoliticamente in quell’immobile vortice, fino alle spalle, con un lungo e filato fremito, più perfetto, di una discarica sessuale. Infatti, come si sollevò e vi si reinfilò, con la medesima misura e puntualità di prima, l’acqua fu stavolta completamente scevra di voluttà. Si portò all’asciutto – c’era fitta, dura vegetazione nella sottilissima striscia tra la sponda e l’incombente rocca – si asciugò le mani per non danneggiare la sigaretta che ora si accendeva. Poi tutto fu perfetto, tranne  la sigaretta; proprio non poteva soffrire quel tabacco inglese, così aderente e pastante. Un camion partigiano passò in un inferno di rumore e di polvere; come non deviò a Castino ma proseguì per Bosia, Johnny pensò che avesse a che fare con Frankie e i guastatori.

Nella perfezione dell’ozio, prese a trimmersi col fuoco della sigaretta quei peli sulle braccia che erano cresciuti fuori standard, ma presto il bianco glow della sua pelle l’affondò in più piena meditazione. Mai in quel momento era stato tratto, forzato a pensare, vedere la sua propria realtà fisica, la sua carnale sostanza e forma. Era persino miracoloso il constatare, realizzare appieno, per la prima volta, le facoltà gli usi e le forme specifiche e irripetibili di ogni parte. Le mani, per esempio, avevano sofferto del partigianato: non il dorso, sempre asciutto e fine, col ricamo distinto e potente delle vene elated; ma sulle palme aveva pesato, fino all’incisione, la guerra. – Dr Jekill  e Mr. Hyde, - poté pensare Johnny, confrontando dorso e palmo.

Su tutta la sua pelle la patina inlavata a lungo era ricca, serica e assolutamente inodora, o al più arricchiva stupendamente il suo odore d’uomo. Sentiva di poter dire di poter annusare in quel momento con narici di donna. Il pensiero della guerra piombò come un’ala grigia, non nera, sulla dorata bianchezza della sua pelle, serica e assolutamente glabra, senza vello a distrarre, a intercettare la mano. Era enormemente, forse sacrilegamente, eccitante pronosticare, fantasticare il bersaglio e il varco aperto in quella intatta integrità. Scrollò le spalle, sazio d’immobilità, di fantasia e di rinfresco, e si rivestì in fretta.

Guadagnò la breccia, s’inerpicò per il suo coloso sentiero e fu sulle falde della gigantesca, mammutica collina di Mango. Ondosamente incombevano su lui i boschi neri, come carboniosi, e gli aperti, sfuggenti prati, su alcuni dei quali stavano greggi al pascolo, apparentigli così alti ed immoti come una torma di massi erratici arrestati da una mano miracolosa a mezzo dei vertiginosi pendii.

(Beppe Fenoglio, “Il partigiano Johnny”, Torino, Einaudi, 2001, pp. 234-36)


(Nell’immagine, Joe Manganiello in “True Blood”, tratta da:









sabato 9 giugno 2012

#Citazione #Un obolo per la guerra:

http://www.parodos.it/books/woolf.htm
Non chiedeteci un obolo per la guerra, per giusta che sia, giacchè, ci avete tenute fuori da quella istruzione, quella cultura, quella autonomia della persona; le sole cose che ci consentirebbero di capire questo disastro e di sentirci parti in causa, non solo infermiere a supporto.
Virginia Woolf, lettere

da: un libro di citazione "Le donne hanno detto" pag,128 - Laura Bolgeri- Rizzoli

venerdì 23 marzo 2012

#Blaise Cendrars #Ho ucciso #prima guerra mondiale #guerra #trincea #citazione

Mille milioni di individui mi hanno consacrato tutta la loro attività di un giorno, la forza, il talento, la scienza, l’intelligenza, le abitudini, i sentimenti, il cuore. Ed ecco che oggi ho il coltello in mano. L’arma della canaglia. “Viva l’umanità!”. Palpo una fredda verità aggiunta ad una lama tagliente. Ho ragione. Il mio giovane passato sportivo mi sarà sufficiente. Ho sfidato i siluri, i cannoni, le mine, il fuoco, il gas, le mitragliatrici, tutta l’apparecchiatura anonima, demoniaca, sistematica, cieca. Sfiderò l’ uomo. Il mio simile. Una scimmia. Occhio per occhio, dente per dente. A noi due, ora. A colpi di pugno, a colpi di coltello. Senza pietà. Salto sul mio antagonista. Gli sferro un colpo terribile. La testa è quasi decapitata. Ho ucciso il crucco. Sono stato più sveglio e più rapido di lui. Più diretto. Ho colpito per primo. Ho il senso della realtà, io, poeta. Ho agito. Ho ucciso. Come quello che vuole vivere.

Blaise Cendrars, J’ai tué (Ho ucciso, 1918).
Traduzione dal francese di  Ezio Falcomer

José Clemente Orozco, Il combattimento


mercoledì 7 marzo 2012

#C'era una strega che raccoglieva la rugiada #Edna O'Brien #Uno splendido isolamento #citazioni



La storia è dovunque. S'infiltra nel terreno, penetra nel sottosuolo. Come la pioggia, o la grandine, o la neve, o il sangue. Una casa ricorda. Una rimessa ricorda. Un popolo riflette. La storia cambia a seconda di chi la racconta.

È un posto diverso da qualunque altro al mondo. Selvatico. Selvaggio. Le cose m'incontrano, io le studio. Bietole incrostate di fango. Cose scure, cose chiare. Pietre. Pietre compatte e trasparenti. Sento delle parole. Nel vento e nel passare del vento. Una musica, non sempre trascinante, non sempre triste, a volte fragorosa. Poi si spegne. Una pausa. Io le dico: sei finita, sei finita? Sento delle storie. Forse sono io che le racconto a me stesso, o forse sono questi mormorii che salgono dalla terra. Una terra così vecchia e popolata di fantasmi, così affamata e sazia. Parla. Parla di cose passate e di cose di là da venire. Battaglie e poi ancora battaglie, sangue sparso, mattinate tranquille, il lento muoversi degli animali e dei loro piccoli. Vorrei soltanto che tutte tutte le battaglie, sangue sparso, mattinate tranquille, il lento muoversi degli animali e dei loro piccoli. Vorrei soltanto che tutte le battaglie fossero passate, finite. Per questo prego, quando prego. A volte l'erba è come una persona che respira, un respiro sommesso, che dà un senso di calma. Di sera la luce è di un nero azzurro, una luce sacra, come un manto steso sui campi. Sembra che l'essenza di questo paese sia l'azzurro, ma l'erba è verde, di tanti verdi diversi, verde umido, verde raso, verde giallastro e così via. Da queste parti c'era una strega che aveva una bottiglia color blu scuro in cui teneva le sue pozioni. Si alzava presto, come me. Raccoglieva la rugiada. I suoi nemici erano colpiti da sciagure o morivano di colpi. I loro cavalli scivolavano o i loro pony s'imbizzarrivano sul pendio che scendeva dalla sua casa. Aveva avuto cinque mariti e li aveva sepolti tutti quanti. Io la sento vicino a me. Forse è perché i morti non muoiono ma rimangono su questa terra. Giovani che hanno sacrificato la vita e aspettano di risorgere. Una ragazza ama il suo innamorato e lui la ricambia, ma ama di più il suo paese e ne rimane ostaggio...

(Edna O'Brien, Uno splendido isolamento, ed Feltrinelli, 1997)

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