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sabato 3 maggio 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 3 maggio.

Il 3 maggio 1916 a Dublino vengono giustiziati i leader della cosiddetta "rivolta di Pasqua".

Mentre l’attenzione degli Europei è puntata sull’immensa battaglia che si sta sviluppando a Verdun, la morte inizia a colpire anche in Irlanda. Il mattino del 3 maggio 1916, il giovane Patrick Pearse (1879-1916) era stato passato per le armi. Il suo corpo era stato avvolto in un semplice drappo militare e posto in una fossa comune, dove non vi resterà a lungo solo. Nello stesso giorno, i corpi di Thomas Clarke (1858-1916) e di Thomas MacDonagh (1878-1916) lo raggiungono, prima che la calce viva abbia compiuto la sua opera. Il giorno dopo vengono fucilati Edward Ned Daly (1891-1916), Michel O’Hanrahan (1877-1916) e di Joseph Plunkett (1887-1916). Ma il vero rosario mortuario continua a sgranarsi col passare dei giorni. John MacBride (1868-1916) cade il 5 maggio; Eamonn Ceannt (1881-1916), Con Colbert (1888-1916), Michel Mallin (1874-1916) e Sean Heuston (1801-1916) l’8 maggio e Thomas Kent (1865-1916) il giorno 9. Il 12 maggio viene fucilato un ferito, James Connolly (1868-1916), il fondatore dell’Irish Socialist Repubblican Party quindi dell’Irish Citizen Army, che viene posto a forza su una sedia e giustiziato. Lo stesso giorno anche Sean MacDiarmada (1833-1916) è passato per le armi.

Il crimine attribuito a tutti questi uomini è quello di aver sognato l’indipendenza del loro paese e tentato di instaurare una Repubblica irlandese, vera sfida pubblica lanciata nei confronti della corona britannica.

A dire il vero, tutto ha inizio nel… XII secolo quando l’irlandese Dermot MacMurrough si rifugia in Inghilterra per sfuggire ai suoi avversari, prima di ritornare nell’isola, otto anni più tardi, accompagnato da un esercito di baroni inglesi. Nel 1175 la sorte dell’Irlanda viene decisa: il Trattato di Windsor la pone sotto la sovranità del re d’Inghilterra. Fino al XX secolo la situazione dell’isola verde è quella di un Paese sottomesso e occupato. I periodi di violenza si alternano con periodi di pace e tranquillità relative. Questa sottomissione, principalmente politica e militare, ha comportato la negazione della cultura nazionale irlandese, basata su radici gaeliche, e di un modo di vita spesso lontano da quello inglese. Lo scisma religioso che Enrico VIII Tudor scatena nel XVI secolo e la protestantizzazione della chiesa d’Inghilterra operata da sua figlia Elisabetta I amplificano il fossato, essendo l’Irlanda fedele al Papato. In diverse riprese, nel corso dei secoli, si ripetono tentativi di ribellione contro il potere britannico, che vengono sistematicamente repressi. In questo contesto, la proclamazione dell’indipendenza e della Repubblica irlandese dell’aprile 1916, appare a prima vista, come un supplementare accesso di febbre nel corso della storia.

L’indipendenza irlandese, proclamata solennemente da Patrick Pearse il lunedì di Pasqua, 24 aprile 1916, davanti al General Post Office di Dublino, costituisce il primo atto di una sommossa armata, destinato a liberare il Paese dal giogo britannico. Questa solenne dichiarazione viene controfirmata da Thomas Clarke, Thomas MacDonagh, Sean MacDiarmada, Eamon Ceannt, James Connolly e Joseph Plunkett. I nazionalisti irlandesi, all’origine di questo atto di forza, vogliono approfittare della guerra, che si svolge sul continente e che impegna la maggioranza delle forze armate di Sua Maestà britannica, per ottenere una completa indipendenza. Poco prima dello scoppio delle ostilità con la Germania, era stato votato lo stato di autonomia (Home Rule) per l’Irlanda, nonostante una forte opposizione della maggioranza dei protestanti dell’Ulster. La dichiarazione di guerra purtroppo ne sospenderà la pratica applicazione.

Per i nazionalisti questa è la prova che Londra vuole guadagnare tempo e che è arrivato il momento di prendere in mano il proprio destino. Gli sviluppi politici internazionali forniscono una motivazione supplementare. Gli alleati pretendono di battersi sul continente per la libertà delle piccole nazioni europee, specialmente quelle sottoposte all’Impero austro-ungarico. L’Irlanda è giustamente convinta di far parte del novero di queste nazioni, ma di essere sottomessa al giogo imperiale britannico.

A dire il vero, dall’agosto 1914, l’inizio della rivolta viene congelato, senza rimandare l’evento a una data precisa. All’origine di questa decisione: l’Irish Repubblican Brotherhood (IRB), un’organizzazione clandestina che conduce una lotta violenta a favore dell’indipendenza. Mentre il Parlamento e la stampa discutono della possibilità di uno statuto d’autonomia, i protestanti dell’Ulster avevano reagito, creando una milizia di autodifesa, l’Ulster Volunteers Force. Come reazione a questa decisione, vengono fondati nel sud dell’isola gli “Irish Volunteers”, in una regione dove si aspetta con impazienza l’applicazione della Home Rule. L’epoca si presta, d’altronde, alla creazione di milizie. Sul fronte sociale, che ha visto nel novembre 1913 uno sciopero generale di notevole violenza, due sindacalisti marxisti, James Larkin e James Connolly hanno costituito una piccola “Armata Rossa” sotto il nome di Irish Citizen Army”(ICA), al fine di proteggere gli scioperanti.

L’interesse delle milizie si collega al fatto che esse mobilitano e organizzano uomini in armi con il consenso tacito delle autorità. Molto rapidamente, l’IRB riesce a infiltrarsi negli “Irish Volunteers” per avere a disposizione un vero piccolo esercito e, nello stesso tempo, vengono presi contatti con i capi dell’ICA. A differenza degli “Irish Volunteers”, divisi in fautori dell’autonomia o dell’indipendenza, l’”armata rossa” irlandese (ICA) è fortemente disciplinata e animata da una stessa fede rivoluzionaria. Malgrado una serie di ordini e di contrordini, derivati principalmente da Eoin MacNeill, capo dei volontari irlandesi, lo scoppio dell’insurrezione viene decisa per il lunedì 24 aprile 1916 dalla giunzione delle due milizie irlandesi, che formano ormai un solo esercito: “Irish Repubblican Army” o IRA.

Il giorno convenuto viene occupata il General Post Office di Dublino che diviene la sede dello stato maggiore dell’insurrezione. Due bandiere sventolano sul suo frontone: quella dell’“An Bhratach Naisiunta”, dell’Irlanda repubblicana, con i colori verde, bianco e arancione, e quella blu degli operai irlandesi. Un doppio simbolo che indica la matrice nazionale e sociale di questa rivoluzione. Il quadro è completato da una larga banderuola, attaccata alla facciata, sulla quale sta scritto: “Quartier generale del governo provvisorio della Repubblica irlandese”.

Le autorità britanniche, non appena appresa la notizia, inviano un piccolo distaccamento di lancieri per verificare la situazione intorno all’ufficio postale. Accolti da un nutrito fuoco, quattro lancieri vengono uccisi, insieme a numerosi cavalli. Immediatamente, viene mobilitato l’insieme delle forze britanniche presenti sul posto e il maresciallo John French, comandante in capo delle truppe britanniche, emana l’ordine di trasferire in Irlanda quattro divisioni, per un totale di più di 50 mila uomini. Dopo aver minimizzato il carattere dell’insurrezione, i Britannici, presi dal panico, tendono ad amplificarlo e rispondono all’azione con estrema violenza.

Passato il primo momento di sorpresa, l’esercito si schiera a Dublino e si lancia all’assalto delle posizioni repubblicane nel parco di Stephen’s Green, alle Four Courts e alla South Dublin, dando inizio a una vera e propria battaglia per le strade. Dal fiume Liffey, una cannoniera tira sistematicamente sula città, distruggendo la Liberty Hall, la sede dei sindacati, e tentando di distruggere il General Post Office, ma questo, coperto da altri edifici, è irraggiungibile; perlomeno questo è quello che credono i Repubblicani.

I Britannici bombardano Dublino, scatenando in tal modo una serie di incendi che provocano terribili devastazioni. Si combatte in tutta la città: uomini e donne, come la celebre contessa Costanza Markievicz a Stephen’s Green, le militanti del “Cumann na mBan” (una organizzazione paramilitare femminile) o il corpo ausiliario femminile degli “Irish Volunteers”. Giovani scout del “Fianna na Eireann” agiscono da staffette.

Giorno dopo giorno la morsa si stringe sui nazionalisti, agevolata dal fatto che i collegamenti fra le diverse zone occupate vengono a poco a poco interrotti. Inizia quindi la repressione. Mercoledì 26 aprile tre giornalisti irlandesi vengono arrestati e passati per le armi. Il generale John Grenfell Maxwell riceve carta bianca per domare al più presto l’insurrezione.

Venerdì 28 aprile, la Posta viene evacuata. Gli insorti sono in fuga. Sabato 29 aprile, alle ore 03,45, il governo provvisorio della Repubblica d’Irlanda capitola. Il quartier generale emette l’ordine di resa generale. I ribelli obbediscono agli ordini dei loro capi.

Eamon de Valera, futuro capo di stato irlandese, continua il combattimento fino al mercoledì seguente. Arrestato, condannato a morte, viene risparmiato perché cittadino americano grazie all’intervento dell’ambasciatore degli Stati Uniti. Secondo i dati dell’esercito britannico, il numero totale delle vittime, di entrambe le parti, risulta di 300 persone, di cui 180 insorti e civili. La repressione britannica è terribile. Oltre alle 15 esecuzioni, le prigioni vengono riempite di sospetti. Scrittori come George Bernard Shaw e Gilbert Keith Chesterton denunciano la violenza della repressione.

Ma il generale Maxwell, a causa della sua brutalità e ferocia, perde la battaglia della guerra psicologica.

Dall’inizio dell’insurrezione, i cittadini di Dublino si sono mostrati contrari agli insorti, deludendo i nazionalisti che speravano in una loro adesione. La provincia, con qualche eccezione, non si è schierata con il movimento. Ma è la violenza dei Britannici a capovolgere l’atteggiamento. Sorpresa e scossa, la popolazione irlandese pende posizione a favore degli insorti. Questo rovesciamento spiega la vittoria del Sinn Fein, partito di riferimento dell’IRA, alle elezioni del 1918, l’elezione di un parlamento irlandese (Dail Eireann), il cui presidente eletto è De Valera, quindi l’entrata nella guerra d’indipendenza, che riuscirà grazie all’azione di Michael Collins alla testa dell’IRA, alla creazione dello Stato libero d’Irlanda, anche se al prezzo della partizione dell’isola. Ciò darà luogo a una vera guerra civile fra vecchi fratelli di combattimento.

Il 18 aprile 1949, lo Stato irlandese, che si è definitivamente e unilateralmente staccato dalla corona britannica, uscendo dal Commonwealth, assume il nome di Repubblica d’Irlanda. L’evento viene sancito proprio il 18 aprile, che, in quell’anno, era ancora il lunedì di Pasqua.

sabato 3 agosto 2024

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 3 agosto.
Il 3 agosto 1916 Sir Roger Casement viene impiccato per aver preso parte alla "rivolta di Pasqua".
La Rivolta di Pasqua (in inglese Easter Rising, in gaelico Éirí Amach na Cásca) fu una ribellione avvenuta in Irlanda nella settimana di Pasqua del 1916.
Durante la Rivolta di Pasqua i militari irlandesi cercarono di ottenere con la forza l’indipendenza dal Regno Unito, durante un’azione organizzata dall’Irish Republican Brotherhood che durò dal 24 al 30 aprile 1916.
Patrick Pearse, poeta, insegnante e avvocato ha guidato i volontari irlandesi, uniti con l’Irish Citizen Army di James Connolly durante l’occupazione dei punti nevralgici di Dublino, proclamando la Repubblica irlandese indipendente dalla Gran Bretagna dal General Post Office.
La Rivolta di Pasqua fu sedata in sei giorni, i leader dell’insurrezione (tra cui Patrick Pearse, l’estensore della proclamazione della Repubblica, e il capo operaio James Connolly), subirono un processo prima di essere giustiziati. Ma nonostante il mancato successo militare, questo episodio è considerato uno dei punti saldi per il futuro della Repubblica. Salirono infatti i consensi intorno al partito nazionalista Sinn Féin, organizzato da Arthur Griffith nel 1905, che alle elezioni del 1918 ottenne la maggioranza, rifiutandosi di sedere a Westminster (Parlamento inglese).
Il 21 gennaio 1919 i deputati del Sinn Féin si auto-dichiararono parlamento indipendente (Dáil Èireann), confermarono la validità della Proclamazione della Repubblica del 1916 ed elessero come presidente Eamori De Valera (1882-1975). Iniziò la guerra d’indipendenza, condotta dall’Irish Republican Army (IRA) contro la polizia «regia» e l’esercito britannico, mentre il nuovo Stato si organizzava clandestinamente.
Nel 1932 il Fianna Fail, partito fondato e guidato da De Valera, ottenne la maggioranza assoluta dei voti e costituì sotto la sua presidenza un governo che gradualmente abolì gli accordi stipulati con il precedente trattato. Passo successivo fu la promulgazione di una nuova costituzione (1937), che abolì le prerogative della Corona e dichiarò il Paese uno Stato sovrano, indipendente e democratico. Il paese riprese l’antico nome gaelico “Eire” e Dublino ne divenne capitale.

lunedì 25 settembre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 25 settembre.
Il 25 settembre 1996 viene chiusa l'ultima delle "Case Magdalene" d'Irlanda.
Donne perdute, donne immorali, donne che erano vittime del peccato e la cui unica strada per la redenzione poteva essere la detenzione in istituti gestiti da suore in cui avrebbero potuto mondare e purificare le proprie colpe tramite l’attività -quale triste metafora- di lavandaie: queste erano le “ospiti”, certamente non per propria volontà, delle Case Magdalene in Irlanda. Sorte nelle isole britanniche con lo scopo di riabilitare ad un lavoro delle ex prostitute durante il XIX secolo, tali case avevano il fine, in un primo momento, di fungere principalmente come ricoveri temporanei nei quali alle donne che non avevano più intenzione di vivere per strada, venisse offerta l’opportunità di imparare un mestiere e di essere aiutate a trovare un impiego che, senza una tutela del genere, certamente sarebbe stato loro negato.
Ma non ci volle molto perché gli istituti smarrissero la strada dei loro nobili intenti, finendo per diventare per lo più dei luoghi in cui finirono la propria vita donne che, semplicemente, non risultavano accettabili dalla rigida società irlandese: si poteva finire da giovani nelle lavanderie, perché troppo brutte o perché troppo belle e con troppi corteggiatori; ragazze madri erano candidate naturali alla case, così come chiunque avesse consumato un amore “peccaminoso”, magari un fanciullesco legame prematrimoniale; naturalmente, anche le vittime di stupro non potevano essere escluse da questa categoria. Tutte peccatrici, tutte meritevoli di essere isolate da una società onesta e lavoratrice: tutto questo, in Irlanda, non accadeva secoli fa, giacché l’ultima Casa Magdalene è stata chiusa nel 1996.
Maggies, diminutivo di Maddalena, appunto, il nome con cui venivano chiamate le donne segregate alle quali, molto spesso, era vietato di avere contatti con il mondo o a cui veniva impedito di vedere i propri figli e che avevano un solo compito: lavare, per 15 ore al giorno, con soda e sale. Un affare, per lo più, assai remunerativo per le Suore che ricevevano compensi non solo da privati, ma anche dallo stesso Stato Irlandese che lì faceva lavare lenzuola ed abiti di esercito ed ospedali, e che ricompensavano le loro “donne perdute” con un vitto scarso. Le maggies scontavano non solo la propria diversità ma anche, più semplicemente, la realtà di vivere in una società preda del fanatismo religioso in cui tutti sapevano e tacevano ed in cui erano gli stessi genitori a provocare la distruzione delle proprie figlie: la scontavano non solo con la reclusione ma, molto spesso, subendo torture fisiche e psicologiche e degli abusi sessuali. Perché, ultime di fronte a Dio, degradate dal peccato, dovevano meritare la loro giusta punizione, secondo quanto una sorda società voleva far passare per normalità.
E purtroppo così è stato fino alla metà degli anni ’90, fatto che dovrebbe far rabbrividire, pensando che ci troviamo in Europa e che sono passati meno di 30 anni dalla chiusura dell’ultima lavanderia: dopo alcuni casi che furono scoperti nel 1993, si sono susseguite le denunce ad opera di scrittori e musicisti, fino ad arrivare al film del 2002 di Peter Mullan, premiato a Venezia col Leone d’Oro e condannato senza riserve dal Vaticano. E ciononostante, le ingiustizie ed i soprusi subiti dalle maggies sono ancora impuniti, oltre che, talvolta, neanche mai denunciati per paura, per debolezza, perché abbandonate dalle proprie famiglie, le donne sapevano ormai vivere solo lì, in una realtà distorta dalla violenza e dalla sopraffazione ma, pur sempre, l’unica che era stata data loro come possibilità.
Il Comitato contro le torture dell’ONU ha chiesto esplicitamente all’Irlanda di aprire un’inchiesta su quello che è accaduto per decenni nelle lavanderie, sulle 30 000 donne che, silenziosamente, sono entrate negli istituti per essere “corrette” tra il 1922 ed il 1996 e che, talvolta, sono morte senza un nome: finalmente lo Stato ha deciso di istituire un comitato guidato da una persona esterna che chiarisca i rapporti intercorsi tra questo e le lavanderie.
Il pronunciamento ONU è stato una vera e propria svolta che obbligherà, si spera, l’Irlanda, le istituzioni e gli ordini religiosi a ripensare se stessi, in merito a questi campi che sono stati tenuti nel loro territorio nella più totale indifferenza e silenzio: già gli ordini religiosi hanno annunciato che collaboreranno, mutando drasticamente l’atteggiamento che, fino a pochi giorni fa, vedeva le Suore negare ogni responsabilità in merito, nonostante le denunce di tante ex maggies. Forse questa volta, quelle denunce non saranno cadute nel vuoto: forse un giorno, anche per queste donne perdute, arriveranno delle scuse.

venerdì 17 marzo 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 marzo.
Il 17 marzo viene festeggiato in tutto il mondo il celeberrimo St. Patrick’s Day dedicato a San Padráigh (Patrizio), il patrono dell’Eire che cristianizzò gli irlandesi. Oggi venerato come santo dalla Chiesa cattolica e ortodossa, San Patrizio è patrono dell’Irlanda, assieme a San Columba di Iona ed a Santa Brigida d’Irlanda.
Rapito da pirati irlandesi all’età di 16 anni, fu venduto come schiavo al re del North Dal Riada, nell’odierna Irlanda del Nord, dove apprese la lingua gaelica e la religione celtica. Fuggì dalla corte del re dopo sei anni,  divenne quindi diacono e poi vescovo. Da papa Celestino I gli fu affidata l’evangelizzazione delle isole britanniche e nel 431-432 iniziò il suo apostolato in terre irlandesi, all’epoca quasi interamente pagane. Dalla sua opera di predicatore nacque la corrente del Cristianesimo celtico, che combina elementi cristiani e pagani. A lui si deve ad esempio l’introduzione del simbolo della croce solare sulla croce latina, da cui nacque la croce celtica, simbolo del Cristianesimo celtico, come anche l’emblema nazionale irlandese, il trifoglio, che il Santo utilizzò per spiegare al popolo il concetto cristiano della Trinità (tre entità distinte, come le foglioline, riunite in un’unica pianta).
La Festa di San Patrizio è stata inserita nel calendario liturgico della Chiesa cattolica all’inizio del XVII secolo, su pressione dello storico, nonché frate francescano, Luca Wadding, ma il santo missionario veniva celebrato in alcune chiese irlandesi già da molti anni.
Oggi il St. Patrick’s Day, oltre ad essere festa nazionale per la Repubblica d’Irlanda, viene celebrato dalle comunità irlandesi di tutto il mondo, dal Canada al Regno Unito, Australia, Stati Uniti, Argentina e Nuova Zelanda, come simbolo della propria identità nazionale. L’evento maggiore si svolge a Dublino, ma la ricorrenza è anche festeggiata da non-irlandesi, attratti dai toni folkloristici della giornata e dalla possibilità di gustare buona birra immersi nell’atmosfera festosa che contraddistingue questa ricorrenza.
Le feste più grandi e caratteristiche fuori dall’Irlanda si festeggiano nelle città e nelle nazioni che ospitano una forte componente irlandese, come gli Stati Uniti (San Patrizio è anche il patrono della città di Boston) e il Canada (nella bandiera della città di Montréal è raffigurato anche un trifoglio, per testimoniare la fortissima presenza irlandese in città), ma come detto, la festa ha fatto ormai il giro del mondo e iniziative a lei ispirate sorgono praticamente ovunque. Le celebrazioni sono generalmente incentrate su tutto ciò che ha a che fare con l’Irlanda, a partire dal colore verde (simbolo dell’isola): si è soliti durante la giornata mangiare cibo di quel colore e vestirsi della stessa tonalità. Simbolo irrinunciabile è poi il trifoglio, emblema dell’opera di evangelizzazione portata avanti da San Patrizio, ma anche, nei secoli successivi, simbolo della classe contadina e della ribellione contro la corona britannica durante il XIX secolo. In questo periodo vestire qualcosa di verde, o il trifoglio sull’uniforme militare, era considerato crimine mortale e da qui il forte legame tra il colore e l’orgoglio nazionale irlandese, il così detto “The Wearing of the Green”. Altro simbolo di San Patrizio è il “Leprechaun”, il folletto dell’Irlanda: la notte tra il 16 e il 17 marzo sono in molti a lasciare per lui un bicchiere di latte sul davanzale della finestra ed è la sua maschera ad aprire le sfilate nelle varie città per il giorno di San Patrizio.
Per l’occasione numerosissime sono le iniziative in calendario nelle maggiori città italiane, molte delle quali hanno ospitato negli anni passati veri e propri festival all’insegna della cultura irlandese. Prima fra tutte Milano, con il San Patrizio Milano Festival, seguita da Bologna e Roma, dove è stato possibile degustare un assaggio di un piatto tipico della cucina irlandese e la celebre birra Guinness, accompagnati da musica e tanto divertimento, a bordo dei tram storici dell’Atac. Diverse città d’Italia hanno dato inoltre il proprio contributo alla festa irlandese illuminando di verde alcuni dei monumenti più rappresentativi, dalla Torre di Pisa, alla Fontana di Piazza dei Martiri di Ferrara, alla Porta di San Giacomo di Bergamo.
I festeggiamenti raggiungeranno oggi il clou ovviamente anche a Dublino, con la spettacolare e coloratissima parata del 17 marzo.

domenica 4 settembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 4 settembre.
Il 4 settembre 1607 si ebbe in Irlanda la cosiddetta "fuga dei conti", allorchè  Hugh O'Neill (Secondo Conte di Tyrone) e Rory O'Donnell (Primo Conte di Tyrconnell) salparono insieme a novanta dei loro seguaci abbandonando l'Irlanda per raggiungere la Spagna.
Questo episodio rimane uno dei più enigmatici della storia irlandese. Lo stesso termine di fuga è stato nel tempo contestato, ma il fatto che i nobili irlandesi abbiano lasciato l'Irlanda in tutta fretta e che il Conte di Tyrone abbia dovuto abbandonare il suo figlio minore Con, e a sua volta Rory O'Donnell abbia abbandonato addirittura sua moglie in stato interessante è alquanto significativo sulla natura della partenza. Una ulteriore fonte di mistero sono le reali motivazioni che spinsero i nobili irlandesi a partire per l'Europa. Il loro scopo era forse quello di chiedere aiuto militare alle potenze continentali di fede Cattolica contro il comune nemico Protestante al fine di riprendere le ostilità dopo la sconfitta nella Guerra dei Nove Anni (1594-1603). Alla fine del conflitto le forze militari inglesi, comandate dal Lord Deputy of Ireland Sir Arthur Chichester, nonostante la politica conciliatoria da parte della corona nei confronti dei ribelli, mantennero una forte ostilità nei loro confronti. A ciò si aggiunga il desiderio di vendetta personale nutrito da parte del Lord Deputy che aveva perso suo fratello durante il conflitto. Il risentimento e la diffidenza era reciproco, in quanto i nobili dell'Ulster dovettero subire le minacce di confisca delle loro terre da parte della corona inglese. Essi vennero coinvolti in ogni tipo di macchinazione contro i nemici protestanti dell'amministrazione inglese di Dublino. Temendo di essere stati compromessi dalle informazioni di un delatore ( sembra si trattasse di Lord Howt) riguardo al loro coinvolgimento in trattative anti inglesi, i nobili Gaelici preferirono la fuga, che venne preparata anche con la collaborazione di amicizie influenti nel continente.
A causa di una tempesta furono costretti a deviare la loro rotta e giunsero in Francia e da lì via terra arrivarono fino in Italia. Gli aristocratici irlandesi fuggivano dopo aver partecipato alla Guerra dei nove anni combattuta contro il prorompente dilagare inglese sull'isola. Ma la loro presenza sul continente scatenò una vera e propria guerra diplomatica che coinvolse Inghilterra, Spagna e Francia. Quest'ultima rifiutò la richiesta di estradizione da parte degli spagnoli, che avevano aiutato militarmente i nobili irlandesi durante la Guerra dei Nove Anni, e che ora intendeva arrestarli allo scopo di non recare offesa agli inglesi alla vigilia del trattato di pace del 1604. Alla fine, la trattativa diplomatica tra le due potenze giunse ad un compromesso secondo il quale gli esuli irlandesi avrebbero dovuto recarsi a Roma in esilio volontario dove trascorsero il resto della loro vita. Gli esuli giunsero a Roma nell'aprile del 1608 dove vennero accolti e ospitati da papa Paolo V. O'Donnell morì in quello stesso anno mentre O'Neill morì a Roma il 20 luglio 1616, mentre progettava il suo ritorno in Irlanda, e venne sepolto nella chiesa di San Pietro in Montorio dove una lapide ne testimonia la presenza.
L'episodio è importante perché segna la fine dell'antica aristocrazia irlandese di origine gaelica ed aprì la strada al fenomeno delle confische territoriali da parte degli inglesi.
Esiste un'esposizione permanente dedicata a questo episodio a Draperstown nell'Irlanda del Nord e al "Flight of the Earls Centre" nella torre Martello di Rathmullan.
L'avventurosa e triste storia della Fuga dei Conti ha ispirato diverse opere letterarie, come il poema Lament on the State of Ireland ad essi dedicato dal poeta e storico Geoffrey Keating nel XVII secolo o l'opera del poeta e politico irlandese del XIX secolo Timothy Daniel Sullivan dal titolo O'Neill in Rome che narra la morte del conte nel suo esilio volontario.

lunedì 25 ottobre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 25 ottobre.
Il 25 ottobre 1920 Terence Joseph MacSwiney muore in carcere alla Brixton Prison inglese dopo 74 giorni di sciopero della fame.
MacSwiney era il primo di 8 fratelli. Suo padre, John MacSwiney di Cork, aveva combattuto da volontario nel 1868 nelle truppe papaline contro Garibaldi, poi divenne maestro di scuola a Londra e infine aprì una fabbrica di tabacco a Cork. Fallita la sua impresa, emigrò in Australia nel 1885 lasciando i bambini alle cure della madre e della sorella più grande. La madre, Mary Wilkinson, era una cattolica inglese con un forte spirito nazionalistico irlandese.
Terence fu educato dai Fratelli Cristiani della North Monastery School a Cork, scuola che abbandonò quindicenne per aiutare in famiglia dopo la partenza del padre. Mentre lavorava da commesso, continuò gli studi privatamente raggiungendo il diploma e in seguito, sempre lavorando full time, laureandosi in Scienza Mentale e Morale alla Royal University di Cork nel 1907.
Nel 1901 fu uno dei fondatori della Associazione Letteraria Celtica e nel 1908 fondò la Associazione Drammatica di Cork con Daniel Corkery, insieme al quale scrisse numerosi pezzi teatrali, e in seguito anche poesie e libretti di storia irlandese.
Il suo primo dramma, l'ultimo guerriero di Coole, fu prodotto nel 1910. Il suo quinto, il Rivoluzionario (1915) ebbe un successo travolgente.
I suoi articoli sul giornale "Irish Freedom" (libertà irlandese) lo portarono all'attenzione della Fratellanza Repubblicana Irlandese. Fu tra i fondatori della Brigata Cork dei Volontari Irlandesi nel 1913, e presidente del ramo di Cork del Sinn Féin.
Fondò una rivista, Fianna Fail, nel 1914, subito soppresso dopo solo 11 uscite. Venne arrestato e deportato dall'Irlanda nei campi di confino di Shrewsbury e Bromyard fino al suo rilascio nel giugno 1917.
Durante questo confino conobbe e sposò Muriel Murphy, figlia del titolare delle famose distillerie di Cork. Nel novembre 1917 fu nuovamente arrestato a Cork perchè indossava un'uniforme dell'esercito repubblicano irlandese (IRA, Irish Republican Army) e, ispirato dall'esempio di Thomas Ashe, iniziò uno sciopero della fame di 3 giorni prima di venire nuovamente rilasciato.
Nelle elezioni generali del 1918, MacSwiney venne nuovamente eletto come rappresentante del Sinn Féin senza alcuna opposizione. A seguito dell'omicidio del suo amico Tomas Mac Curtain, sindaco di Cork, il 20 marzo 1920, venne eletto al suo posto. Il 12 agosto 1920 venne arrestato a Dublino per possesso di documenti e articoli sediziosi, nonchè di una chiave di cifratura. Venne giudicato in modo sommario da una corte marziale il 16 agosto e condannato a 2 anni di prigione nella prigione di Brixton.
In prigione cominciò immediatamente uno sciopero della fame come protesta per la sua condanna e per essere stato giudicato da una corte militare. Altri 11 prigionieri repubblicani iniziarono con lui lo sciopero della fame. Il 26 agosto il governo Britannico decise che "il rilascio del sindaco avrebbe conseguenze disastrose in Irlanda con possibili ammutinamenti sia dell'esercito che della polizia nel sud dell'Irlanda".
Lo sciopero della fame di MacSwiney attirò l'attenzione di tutto il mondo. Gli americani iniziarono un boicottaggio di merci inglesi, quattro nazioni in Sud America chiesero al Papa di intervenire. Vi furono proteste anche in Francia e in Germania; un parlamentare australiano, Hugh Manon, venne espulso dal parlamento per "comportamento antibritannico e sedizioso durante una seduta pubblica", dopo aver protestato per le azioni del governo di Sua Maestà.
Negli ultimi giorni dello sciopero furono fatti alcuni tentativi di cibare a forza MacSwiney. Il 20 ottobre 1920 cadde in coma e morì cinque giorni dopo, dopo 74 giorni di sciopero della fame. Il suo corpo venne portato nella Southwark Cathedral di Londra, dove 30.000 persone vennero a porgere il loro saluto. Temendo dimostrazioni di massa a Dublino, le autorità portarono la sua bara direttamente a Cork, dove il suo funerale il 31 ottobre attrasse grandi folle. Terence MacSwiney fu sepolto nella cappella Repubblicana del cimitero di San Finbarr a Cork. L'orazione funebre venne tenuta da Arthur Griffith.
Un'antologia dei suoi scritti, intitolata Princìpi di Libertà, fu pubblicata postuma nel 1921. La vita e le opere di MacSwiney ebbero un impatto particolare in India; Jawaharlal Nehru si ispirò a lui, e il Mahatma Gandhi lo inserì tra coloro che influenzarono il suo pensiero. L'antologia fu tradotta in numerosi idiomi indiani.
Il rivoluzionario indiano Bhagat Singh era un suo ammiratore e in prigione fece anche lui uno sciopero della fame per protestare contro le condizioni di detenzione dei rivoluzionari indiani.
Il padre di Singh chiese al governo britannico la grazia per suo figlio, ma questi citando MacSwiney rispose che "sono sicuro che la mia morte avrà conseguenze peggiori che il mio rilascio per l'Impero Britannico" e disse al padre di ritirare la richiesta.
Il 23 marzo 1931 Bhagat Singh venne giustiziato insieme a due suoi complici per l'uccisione di un ufficiale britannico.
Anche altre grandi figure furono influenzate da MacSwiney, tra cui Ho Chi Minh che lavorava a Londra al tempo della morte dell'irlandese, ed ebbe a dire "una nazione che ha di questi abitanti non si arrenderà mai".


domenica 14 marzo 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 14 marzo.
Il 14 marzo 1991 vengono scarcerati, dopo 16 anni di prigione, i cosiddetti "sei di Birmingham", totalmente prosciolti dall'accusa di aver piazzato una bomba in due pub nel 1974 causando 21 morti e 182 feriti. Fu dimostrato che la polizia aveva fabbricato le prove per incastrarli.
L’attentato fu compiuto dall’IRA il 21 novembre del 1974 e i Sei di Birmingham (i sei erano cattolici nati in Irlanda, ma vivevano da tempo a Birmingham) furono subito arrestati, incolpati e quindi condannati all’ergastolo.
Solo 16 anni più tardi furono liberati dopo che fu dimostrato che essi non avevano avuto nulla a che fare con l’attentato e che le prove erano state costruite artificiosamente dalla polizia e le loro confessioni estorte sotto tortura.
I veri autori dell’attentato non sono mai stati scoperti.
L’attentato ai pub di Birmingham fu compiuto dalla Provisional IRA il 21 novembre del 1974.
Alle 20:14 un uomo irlandese telefonò al quotidiano Birmingham Post affermando che c’era una bomba nell’edificio a 17 piani Rotunda, che ospitava il Mulberry Bush Pub. La polizia giunse rapidamente nella zona per cercare di evacuare il pub, che era molto affollato. Solo 11 minuti più tardi, alle 20:25, la bomba esplose, devastando l’affollato bar.
La notizia aveva appena raggiunto l’altrettanto affollato Tavern in the Town Pub nelle vicinanze, quando alle 20:27 una seconda bomba esplose. Un terzo ordigno, posizionato all’esterno di una banca in Hagley Road, non detonò.
Nel complesso, quelli del 1974 ai pub di Birmingham furono i più letali attacchi terroristici in Inghilterra sino a quelli del luglio 2005 a Londra; 21 persone furono uccise (dieci al Mulberry Bush e undici al Tavern In the Town) e 182 persone rimasero ferite.
I Sei di Birmingham – Hugh Callaghan, Patrick Hill, Gerard Hunter, Richard McIlkenny, William Power e John Walker – vennero condannati all’ergastolo nel 1975 per l’attentato. La condanna divenne un imbarazzante caso di ingiustizia, perché alcune prove furono ignorate e soprattutto perché vennero tenuti in carcere nonostante non avessero nulla a che fare con l’IRA.
Il gruppo folk punk irlandese The Pogues compose una canzone a loro dedicata, nell’album “If I Should Fall From Grace With God“. Nella prima parte molto lirica “Streets of Sorrow” la canzone descrive il dolore e la tristezza per le strade dell’Irlanda del Nord, al culmine del conflitto nordirlandese. La canzone è raccontata dal punto di vista di qualcuno che sta lasciando il paese a causa della crescente violenza e che giura di non ritornarvi più “per non vedere più dolore e non vedere gli uomini più giovani uccisi“. La seconda parte della canzone “Birmingham Six“, molto più rabbiosa, è una dimostrazione di sostegno ai sei arrestati e ad altri 4 per l’attentato di Guilford, ingiustamente condannati dopo aver loro estorto sotto tortura false confessioni.
Il gruppo eseguì la canzone per la prima volta il 15 aprile 1988 (tre anni prima della loro scarcerazione) in una trasmissione televisiva, ma l’esecuzione del brano venne bruscamente interrotta da una inserzione pubblicitaria; successivamente la canzone venne interdetta da tutte le trasmissioni radiofoniche e televisive inglesi.

mercoledì 7 marzo 2012

#C'era una strega che raccoglieva la rugiada #Edna O'Brien #Uno splendido isolamento #citazioni



La storia è dovunque. S'infiltra nel terreno, penetra nel sottosuolo. Come la pioggia, o la grandine, o la neve, o il sangue. Una casa ricorda. Una rimessa ricorda. Un popolo riflette. La storia cambia a seconda di chi la racconta.

È un posto diverso da qualunque altro al mondo. Selvatico. Selvaggio. Le cose m'incontrano, io le studio. Bietole incrostate di fango. Cose scure, cose chiare. Pietre. Pietre compatte e trasparenti. Sento delle parole. Nel vento e nel passare del vento. Una musica, non sempre trascinante, non sempre triste, a volte fragorosa. Poi si spegne. Una pausa. Io le dico: sei finita, sei finita? Sento delle storie. Forse sono io che le racconto a me stesso, o forse sono questi mormorii che salgono dalla terra. Una terra così vecchia e popolata di fantasmi, così affamata e sazia. Parla. Parla di cose passate e di cose di là da venire. Battaglie e poi ancora battaglie, sangue sparso, mattinate tranquille, il lento muoversi degli animali e dei loro piccoli. Vorrei soltanto che tutte tutte le battaglie, sangue sparso, mattinate tranquille, il lento muoversi degli animali e dei loro piccoli. Vorrei soltanto che tutte le battaglie fossero passate, finite. Per questo prego, quando prego. A volte l'erba è come una persona che respira, un respiro sommesso, che dà un senso di calma. Di sera la luce è di un nero azzurro, una luce sacra, come un manto steso sui campi. Sembra che l'essenza di questo paese sia l'azzurro, ma l'erba è verde, di tanti verdi diversi, verde umido, verde raso, verde giallastro e così via. Da queste parti c'era una strega che aveva una bottiglia color blu scuro in cui teneva le sue pozioni. Si alzava presto, come me. Raccoglieva la rugiada. I suoi nemici erano colpiti da sciagure o morivano di colpi. I loro cavalli scivolavano o i loro pony s'imbizzarrivano sul pendio che scendeva dalla sua casa. Aveva avuto cinque mariti e li aveva sepolti tutti quanti. Io la sento vicino a me. Forse è perché i morti non muoiono ma rimangono su questa terra. Giovani che hanno sacrificato la vita e aspettano di risorgere. Una ragazza ama il suo innamorato e lui la ricambia, ma ama di più il suo paese e ne rimane ostaggio...

(Edna O'Brien, Uno splendido isolamento, ed Feltrinelli, 1997)

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