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sabato 3 maggio 2014

#Primavera e... #Universo nelle testa



 imm. da 3.bp.blogspot.com/



Siamo stati educati a fare nostro tutto ciò che ci piace, tutto ciò che è vicino a noi, fa parte della nostra intimità.
Sia a livello della conoscenza sia a quello dei sentimenti facciamo nostro tutto ciò che accostiamo, che si avvicina a noi.
Il nostro modo di ragionare, il nostro modo di amare corrisponde ad un’appropriazione. La nostra cultura, la nostra istruzione scolastica, vogliono che imparare e sapere equivalgano a far nostro attraverso strumenti di conoscenza capaci, lo crediamo, di apprendere, di capire, di dominare tutta la realtà, tutto ciò che esiste, tutto quello che percepiamo con i nostri sensi e ciò che è al di là di essi.
Vogliamo avere l’intero universo nella nostra testa, talvolta l’intero mondo nel nostro cuore. Non vediamo che un tale gesto trasforma la vita del mondo in qualcosa di finito, di morto in un certo senso, perché il mondo perde così la sua propria vita sempre estranea a noi, esterna a noi, altra da noi.
Farò un esempio. Se capissimo esattamente quello che fa la primavera, perderemmo probabilmente la contemplazione stupita davanti al mistero della crescita primaverile, perderemmo la vita, la vitalità alle quali tale rinascita universale ci consente di partecipare senza che possiamo conoscere né controllare donde ci arrivino la gioia, la forza, il desiderio che ci animano. Ammesso che fosse possibile analizzare ogni elemento di energia che avviene nell’esplosione della primavera, ne perderemmo lo stato globale che proviamo quando siamo immersi(e) in essa con tutti i nostri sensi, il nostro intero corpo, la nostra anima.
Questo stato, mi permetterò di dire: questo stato di grazia, che ci procura la primavera, lo conosciamo talvolta, per lo meno parzialmente, quando ci troviamo in un nuovo paesaggio, in una manifestazione cosmica straordinaria, in un ambiente che ci è insieme percettibile e impercettibile, conosciuto e sconosciuto, visibile e invisibile. Siamo situati, in tal caso, in un’atmosfera, in un evento che sfuggono al nostro controllo, alla nostra competenza, alla nostra intenzione, al nostro stesso immaginario. La nostra risposta a tale «mistero» allora può essere la sorpresa, l’incanto, la lode, talvolta l’interrogazione, ma non può essere l’appropriazione, la riproduzione, la ripetizione.
Lo stato – fisico o spirituale – che produce in noi la primavera, certi paesaggi, certi fenomeni cosmici, può accadere all’inizio di un incontro con altri. L’altro ci commuove in tal modo nei primi momenti di un incontro, toccandoci in maniera globale, non conoscibile, non padroneggiabile. Poi, troppo spesso, lo facciamo nostro – o la facciamo nostra – attraverso la conoscenza, la sensibilità, la cultura. Entrando nel nostro orizzonte, nel nostro mondo, l’altro perde la stranezza della sua attrazione. La sua presenza ci circondava di un certo mistero, comunicandoci un risveglio sia corporeo sia spirituale, ma lo riconduciamo a noi, lo conglobiamo a nostra volta. Al limite, non lo vediamo più, non lo udiamo più, non lo percepiamo più. Fa parte di noi. A meno che non lo respingiamo.
L’altro è dentro o fuori. Non è dentro e fuori, facendo parte della nostra interiorità ma rimanendo anche fuori, esterno, estraneo a noi, altro. Svegliandoci con la sua alterità, con il suo mistero, con l’infinito (in due parole: non l’assoluto) che rappresenta per noi. E proprio quando non lo conosciamo, o quando accettiamo che resti per noi non conoscibile, che l’altro ci illumina in qualche modo, ma di una luce che ci rischiara senza che sia possibile afferrarla, capirla, analizzarla, farla nostra.
La totalità dell’altro, come quella della primavera, ci tocca al di là di ogni conoscenza, di ogni giudizio, di ogni riduzione a noi, al nostro, a ciò che ci è in qualche modo proprio. In termini un po’ eruditi, potrei dire che l’altro, l’altro in quanto tale, in quanto altro, esiste al di là di ogni predicato attribuito da noi: non è mai un questo o un quello assegnato a lui/lei da noi. E proprio quando sfugge a ogni giudizio da parte nostra che l’altro emerge come un tu, sempre altro e inappropriabile dall’ io.

Luce Irigaray, Tra Oriente e Occidente

giovedì 21 novembre 2013

#ToccareLa #Pace



 imm. da .voglioviverecosi.com/



Non c’è bisogno di morire per entrare nel Regno dei Cieli. Anzi, dobbiamo essere completamente vivi. Inspirando ed espirando, abbracciando un bell’albero, siamo in paradiso. Praticando la respirazione consapevole, attenti ai nostri occhi, al cuore, al fegato, al non-mal di denti, siamo immediatamente trasportati in paradiso. La pace è a nostra disposizione. Non dobbiamo fare altro che toccarla. Quando siamo davvero vivi, possiamo vedere come l’albero sia parte del paradiso, e come anche noi ne siamo parte. Tutto l’universo sta cercando di rivelarci questa realtà, ma siamo così ciechi da investire le nostre risorse per tagliare gli alberi. Se vogliamo accedere al paradiso in Terra, ci basta un solo passo cosciente e un solo respiro cosciente. Quando tocchiamo la pace, ogni cosa diventa reale. Diventiamo noi stessi, pienamente vivi nel momento presente, e sia l’albero che il nostro bambino, così come ogni altra cosa, si rivelano a noi nel loro pieno splendore.

Thich Nhat Hanh, Toccare la pace

martedì 10 settembre 2013

L'Uomo al #Centro della #Natura

http://2.bp.blogspot.com 
Abbandonare il mentalismo che colloca l'uomo al centro della natura equivale ad abbandonare gli antichi modelli tolemaici che pongono la Terra al centro dell'universo. Ma nel negare questa illusione antropocentrica non si compie un'operazione di svilimento della nostra specie. Al contrario, si coglie la bellezza dell'attività conoscitiva che si produce negli umani e negli altri corpi viventi, tutti insieme indaffarati nelle loro specifiche azioni di adattamento all'ambiente che li ospita.

Enrico Bellone, Molte nature

mercoledì 28 agosto 2013

#Natura

 
http://www.pacificway.altervista.org
  La natura non ha alcun bisogno di un padrone che la diriga; da sola mantiene il suo perenne movimento e la sua attività. E se questo padrone esistesse veramente, cosa meriterebbe, oltre a disprezzo e a oltraggio, per aver creato un universo colmo di tante imperfezioni? 

Donatien Alphonse François de Sade, Justine o le disavventure della virtù,

lunedì 29 ottobre 2012

#Musica #Universo dell'anima

http://www.very-berlino.com/2012/musikalienhandlung-hans-riedel-per-chi-ama-la-musica-classica/

Si  dice che la musica sia l'universo dell'anima; Può darsi amica mia. Ciò prova semplicemente che l'anima e la carne non sono divisibili, e che l'una contiene l'altra come la tastiera contiene i suoni.

Marguerite Yourcenar, Alexis, o il trattato della lotta vana

tratto da libro Le donne hanno detto, un libro di citazioni pag. 174 - Laura Bolgeri - Rizzoli

venerdì 14 settembre 2012

#Citazione #Immaginazione #Universo #Potere

http://liberavox.altervista.org/tag/il-mistero-delluniverso-in-un-fascio-di-luce/  

Certe volte sentivo che l'universo costruito col potere dell'immaginazione aveva contorni piu' saldi e durevoli della regione confusa dove si muoveveno gli individui in carne e ossa che mi circondavano.

Isabel Allende, Eva  luna

Tratto da: Le donne hanno detto  - Un libro di citazioni - pag. 131 - Laura Bolgeri - Rizzoli

domenica 20 maggio 2012

#Mitologia #Dea #Afrodite #Universo #Simbolo::


http://www.elicriso.it/it/mitologia_ambiente/dei/afrodite/

Era la dea della bellezza e dell'amore. Omero sostiene che fosse nata da Zeus e da Dione ma la versione più diffusa è quella di Esiodo secondo la quale sarebbe nata dalle spume del mare (da qui l'epiteto di Anadiomene) fecondate da Urano nei pressi dell'isola di Cipro
 Fu sposa del bruttissimo Efesto per volere di Zeus ma ebbe tantissime avventure sia con altri dei (Ares dal quale ebbe Armonia, Eros, Ermes, Poseidone ed altri) che con mortali (Adone, Anchise dal quale ebbe Enea, ecc.).
Afrodite è una divinità molto complessa ma che in ogni caso rappresenta sempre la forza dell'amore nelle sue diverse espressioni al fine della conservazione della vita.
Da questo punto di vista il suo culto era diversificato: come Afrodite Urania rappresentava l'amore puro e ideale; come Afrodite Areia (guerriera) era rappresentata armata ed associata al culto di Ares; come Afrodite Anzeia (fiorita) era venerata come dea della fecondità in rapporto ai frutti della terra e raffigurata con fiori di mirto e di melo; come Afrodite Pandemia (di tutto il popolo) era il simbolo dell'amore sensuale, volgare, venale; come Afrodite Euploia (della buona navigazione) o Afrodite Pontia (marina) era venerata come protettrice dei naviganti.

Fonte web: http://www.elicriso.it/it/mitologia_ambiente/dei/afrodite/

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