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mercoledì 5 marzo 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 5 marzo.

Il 5 marzo 1918 la neonata Unione Sovietica sposta la capitale da San Pietroburgo a Mosca.

Mosca (in russo Москва́, Moskva), splendida capitale della Russia, sorge ai piedi della Moscova. Con i suoi dieci milioni e mezzo di abitanti, è la città più popolosa della Russia e tra le più grandi città al mondo. Il cuore di Mosca è il Cremlino e la Piazza Rossa con la Cattedrale di San Basilio. Il suo aspetto attuale è il risultato di una radicale trasformazione urbanistica realizzata negli anni '30 del XX secolo. E' una delle principali città d'arte e, ancora oggi, è uno dei più importanti centri culturali mondiali, con più di 60 teatri, 100 musei, gallerie d'arte, università e migliaia di biblioteche.

Anche se la zona del Cremlino fu probabilmente abitata fin dall'XI secolo, la nascita di Mosca viene fatta risalire ufficialmente al 1147, ad opera del principi di Suzdal, Yury Dolgoruky. Nel 1237-38 venne saccheggiata dai Tartari con a capo da Batu, nipote di Genghis Khan, che stabilirono la loro capitale a Saray, passando alla storia con il soprannome di Orda d'Oro.

Grazie alla sua felice posizione Mosca divenne ben presto un principato indipendente. Solo alla fine del Quattrocento, con il principe Ivan III detto 'il Grande', la città riuscì a liberarsi dell'obbligo dei tributi all'Orda e, mentre volgeva al termine il regno di Ivan, riuscendo ad acquisire il controllo su un territorio molto vasto. Ivan chiamò alla sua corte architetti italiani per realizzare le cattedrali del Cremlino e si proclamò 'signore di tutta la Russia'.

Ivan IV (detto 'il Terribile') continuò l'opera di espansione fino alla Siberia. Verso la fine del XVI secolo, Mosca era già una delle città più grandi al mondo. Dopo carestie e invasioni, venne occupata dai Polacchi.

Cacciati gli invasori, venne eletto zar il sedicenne Mikhail, primo rappresentante della famiglia dei Romanov che regnerà sulla Russia per tre secoli. A cavallo del XVII e XVIII secolo, Pietro il Grande fece costruire dal nulla Pietroburgo, costringendo la nobiltà russa a trasferirsi nella nuova capitale. Mosca rimase tuttavia una città importante. Durante la campagna napoleonica nel 1812, le truppe dell'imperatore francese si scontrarono con l'esercito russo nella battaglia di Borodino, 130 km a ovest di Mosca: i russi abbandonarono la città al suo destino e consentirono a Napoleone di lanciarsi alla sua conquista di Mosca. La notte in cui l'imperatore la raggiunse un vastissimo incendio distrusse la maggior parte degli edifici costringendo i francesi a lasciare poco dopo la città distrutta.

La città fu ricostruita rapidamente e la sua popolazione aumentò enormemente fino a sfiorare il milione e mezzo alla viglia della Prima Guerra Mondiale. Con la Rivoluzione del 1917, Mosca diventò la capitale dell'impero sovietico. La città subì una radicale riorganizzazione urbanistica, con la realizzazione di nuovi quartieri, piazze, palazzi e infrastrutture (la prima linea della metropolitana venne completata nel 1935). Durante il secondo conflitto mondiale, l'esercito tedesco venne fermato a pochi chilometri dal centro di Mosca (nel dicembre del 1941). Nel secondo dopoguerra è continuata l'espansione della città con la costruzione di enormi quartieri residenziali in periferia. Molti edifici e impianti sportivi sono stati realizzati in occasione delle Olimpiadi del 1980.

Ci sono molte cose da vedere, visitando Mosca.

Cremlino: è la cittadella fortificata posta al centro di Mosca, sulla riva sinistra della Moscova, sulla collina Borovickij; antico centro della città, è sede delle istituzioni governative della Russia, nonché uno dei più importanti complessi artistici e storici del paese (cattedrale dell'Annunciazione, cattedrale dell'Arcangelo Michele, cattedrale dell'Assunzione, Gran Palazzo del Cremlino).

Piazza Rossa: bellissima e gigantesca piazza nel cuore della città, unica piazza storica ad essere chiusa al traffico; a ovest è limitata dalla muraglia del Cremlino, sotto la quale si trova il Mausoleo di Lenin; dalla parte opposta si trovano l'edificio del GUM e il Museo Storico di Stato, inaugurato nel 1883. Musei d'arte: Museo delle arti figurative "A.S. Pushkin", Galleria Tret'jakov.

Chiese: Cattedrale di San Basilio, Cattedrale Uspenskij. Metropolitana: è una delle attrattive di Mosca. La ricchezza dei materiali impiegati (granito, porfido, rodonite, onice e persino labradorite) fanno di ogni fermata un'opera d'arte. I complessi sotterranei sono ornati con mosaici, statue, vetrate, dipinti di celebri artisti del paese. Una delle più belle stazioni e' la "Majakovskaja", inaugurata nel 1938.

sabato 2 settembre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 2 settembre.
Il 2 settembre 1987 inizia a Mosca il processo a Mathias Rust, il diciannovenne che col suo piccolo Cessna era atterrato qualche mese prima nella Piazza Rossa.
Il 28 maggio 1987, un 19enne tedesco di nome Mathias Rust decollò con un piccolo Cessna 172 da Uetersen, vicino ad Amburgo (Germania), per poi atterrare nella Piazza Rossa di Mosca, nell’allora Unione Sovietica, in piena Guerra Fredda. Come ha ricordato qualche anno fa lo stesso Rust in un’intervista a Repubblica:
    Avevo diciannove anni, la guerra fredda divideva il mondo. Col mio piccolo Cessna decisi di vivere e far volare il mio sogno: un volo dall’Occidente alla Piazza Rossa. Come gesto di pace: un volo come un ponte simbolico tra i due mondi. Lo rifarei: a volte anche un po’ d’incoscienza giovanile serve a svegliare il mondo, giova alla realtà.
Come se non fosse un’azione già abbastanza pericolosa, il volo di Rust arrivava in un momento di rapporti particolarmente complicati tra Stati Uniti e Russia: Ronald Reagan e Michail Gorbačëv si erano incontrati a Reykjavik, in Islanda, senza fare passi avanti e anzi con un inasprimento delle relazioni tra i due paesi. Rust, inoltre, era un pilota molto inesperto e non possedeva un aereo. Il 13 maggio 1987 noleggiò un piccolo aereo Cessna a Uetersen, in Germania.
Nelle due settimane successive, Rust volò prima alle isole Faroe, poi in Islanda, a Reykjavík, e infine in Norvegia, a Bergen. La mattina del 28 maggio 1987 Rust fece rifornimento a Helsinki, in Finlandia, e disse alle autorità finlandesi che si sarebbe diretto verso la Svezia. In realtà, poco dopo il decollo a mezzogiorno, cambiò rotta e si diresse verso l’Unione Sovietica. Spense la radio e i finlandesi, che organizzarono anche diverse ricerche per trovarlo, persero le sue tracce.
All’epoca entrare senza permesso in Russia era considerato un atto molto grave, come poi avrebbe scoperto Rust. Tra l’altro, erano passati meno di quattro anni da quando l’Unione Sovietica aveva abbattuto un aereo civile sudcoreano, il volo 007 della Korean Air Lines, che aveva violato lo spazio aereo sovietico all’altezza della penisola di Kamčatka. L’aeronautica sovietica decise di abbatterlo, causando così la morte di 269 persone. Tuttavia, dopo quel grave incidente, l’Unione Sovietica era stata duramente criticata dalla comunità internazionale e quindi aveva ammorbidito le sue reazioni in casi di questo tipo.
Anche per questo motivo il volo di Rust ebbe un destino migliore. Poi ci furono anche delle coincidenze fortunate. Nel pomeriggio del 28 maggio 1987 Rust, che entrò in URSS sorvolando l’Estonia, comparve sui radar sovietici e venne subito individuato. I missili terra-aria erano pronti a colpirlo ma l’aeronautica sovietica decise di aspettare. Pochi minuti dopo il Cessna di Rust venne intercettato da alcuni caccia Mig sopra la cittadina di Gdov, ma neanche loro ottennero l’ordine di sparare. Per Rust fu il momento più terrificante del suo volo, come ha raccontato nell’intervista a Repubblica:
    Davanti, lontano qualche chilometro, mi apparve velocissimo e luminoso un oggetto argenteo, e puntava su di me. Era un Mig della Pvo, la temuta difesa aerea sovietica. Eccolo, fu il mio primo incontro con ‘loro’. Un colpo al cuore. Fu duro tenere i nervi sotto controllo. Furono pochi minuti, ma tremendi. Sa, il ricordo del Jumbo coreano abbattuto su Sakhalin nell’era Andropov era ancora vivo. Il Mig mi raggiunse, virò strettissimo, mi si mise dietro, poi mi affiancò. Era molto più veloce di me. Indovinai appena gli occhi del pilota sotto il casco. Mi seguì per un po’, poi accelerò ancora e sparì nel nulla. Pochi minuti, mi sembrarono eterni. E restai in preda a nuovi sentimenti misti. Sollievo, perché non aveva sparato. Dubbio e angoscia, per la certezza che sapevano che ero in volo su di loro.
I caccia poi persero contatto con Rust e il motivo non è ancora chiaro: si dice che successe perché Rust fece come per atterrare, diminuendo di quota. Così, piano piano, a velocità e quote piuttosto basse, Rust continuò incredibilmente il suo volo verso Mosca. L’aeronautica militare russa non riuscì a rintracciare il suo Cessna per diversi tratti anche perché la Voyska PVO, la difesa aerea russa, aveva appena subito una riorganizzazione che ne limitava le attività. Le coincidenze fortunate non finirono qui.
Quando sorvolò Pskov, Rust capitò nel bel mezzo di un’esercitazione di addestramento all’uso dell’IFF (ossia identification friend or foe, un sistema automatico elettronico di riconoscimento amico-nemico progettato per le funzioni di comando e controllo) che proprio in quel momento assegnava lo status di “amico” a tutti gli aerei che passavano di lì. Poi, arrivato a Torzhok, venne di nuovo identificato come “amico” perché venne scambiato per uno degli elicotteri di soccorritori accorsi dopo un incidente aereo avvenuto nella zona il giorno precedente.
Alle 19 del 28 maggio 1987 Rust arrivò a Mosca. Pensò inizialmente di atterrare all’interno del Cremlino ma si rese conto che era troppo pericoloso. Allora si diresse verso la Piazza Rossa, dove avrebbe avuto più spazio, seppur in quel momento era affollata parecchio per via del gran numero di persone incuriosite da questo strano volo. Alla fine atterrò senza causare danni e feriti. Quasi nessuno fu ostile con lui, anzi alcune persone gli offrirono pane e sale come benvenuto.
Anche le autorità russe inizialmente non furono ostili, tanto che la polizia arrivò circa un’ora dopo il suo atterraggio. Poi però arrivarono anche gli agenti del KGB, che lo portarono in commissariato e lo interrogarono per ore accusandolo di essere una spia. Così Rust ha ricordato quei momenti:
    Io spiegai che atterrando sulla Piazza Rossa volevo fare un gesto di pace. “In ogni caso non aveva armi a bordo”, osservarono. Non volevano credermi, ma non sapevano cosa pensare. La stazione di polizia era fatiscente. “Venga, continuiamo in un luogo più appropriato, Lefortovo”, dissero. Non lo sapevo, ma era la prigione centrale. Cominciarono domande più dure.
Rust venne trattenuto per molte settimane nel carcere di Lefortovo. Poi fu processato a Mosca il 2 settembre 1987 e venne condannato a quattro anni di lavori forzati. Dopo 432 giorni di prigionia, Rust fu rilasciato grazie a un’amnistia. Al ritorno in Germania Ovest, il 3 agosto 1988, Rust però non fu accolto da eroe ma come un pazzo che aveva messo a repentaglio la pace mondiale. Non passò nemmeno un anno e, durante il servizio civile, Rust accoltellò una sua collega in un ospedale tedesco, ferendola, apparentemente perché aveva rifiutato un suo “corteggiamento”.
Condannato a due anni e mezzo di carcere, dopo il rilascio Rust si è convertito all’induismo ma ha avuto altri guai con la giustizia, soprattutto per piccoli furti. Nel 2009 si è dato al poker. Oggi Mathias Rust si definisce analista finanziario di una banca svizzera di Zurigo. Se a Repubblica nel 2009 aveva detto che avrebbe rifatto il suo gesto, due anni fa al Guardian ha detto l’esatto contrario:
    Certo che non lo rifarei più. È stato un gesto irresponsabile.

venerdì 7 ottobre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 ottobre.
Il 7 ottobre 2006 viene assassinata nell'ascensore di casa propria Anna Stepanovna Politkovskaja, la giornalista russa che ha raccontato la Cecenia così come la vedeva e la viveva.
Critica all`ennesima potenza verso il Cremlino di Putin e il presidente ceceno. Le pagine di `Cecenia: il disonore russo` sono pagine di giornalismo vero, puro, non schierato, tranne che a favore dei diritti umani. Anna ci ha raccontato due guerre cecene da un angolo di visuale puramente popolare. I personaggi dei suoi episodi di guerra sono uomini piccoli, ma grandi eroi, donne cecene sfruttate e violentate, bambini e territori violentati da anfibi e coltelli e feci di un popolo che combatteva e col quale Anna Politkovskaja si mischia, gli da voce, attraverso articoli taglienti come lame sulla `Novaya Gazeta` che hanno portato persone in galera e fatto traballare poltrone molto pesanti. In una delle sue ultime dichiarazioni affermava queste parole: `Sono una reietta. Questo è il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia e della pubblicazione all`estero dei miei libri sulla vita in Russia e sul conflitto ceceno. A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa, né alle iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del Cremlino: gli organizzatori non vogliono essere sospettati di avere delle simpatie per me.
Eppure tutti i più alti funzionari accettano d`incontrarmi quando sto scrivendo un articolo o sto conducendo un`indagine. Ma lo fanno di nascosto, in posti dove non possono essere visti, all`aria aperta, in piazza o in luoghi segreti che raggiungiamo seguendo strade diverse, quasi fossimo delle spie. Sono felici di parlare con me. Mi danno informazioni, chiedono il mio parere e mi raccontano cosa succede ai vertici. Ma sempre in segreto. E' una situazione a cui non ti abitui, ma impari a conviverci`.
Ci sono persone che rischiano la vita tutti i giorni, ed altre invece che hanno la consapevolezza di aver oltrepassato in modo considerevole quel limite, e che ogni giorno vissuto sembra strappato alla morte, ben oltre il rischio, è una non-vita, il prezzo che si paga per amor della verità  e della libertà  di stampa. Il nome di Anna dovrebbe restare vivo nella mente di molte persone. L`omicidio di Anna, per mano di un killer a contratto, ha tutta l`aria di un omicidio politico con l`intenzione di impedire a quella donna di raccontare, informare, poter formare una coscienza nazionale e consapevole dei comportamenti dell`esercito e del governo russo. Assomiglia tanto all`incarcerazione di Antonio Gramsci negli anni venti seguita dalle parole di Mussolini `bisogna impedire a quel cervello di funzionare per vent`anni`, in Russia qualcuno ha fatto peggio.
Le indagini sull'assassinio furono lacunose. Si conclusero dopo pochi mesi senza l'individuazione dei mandanti. Vennero incriminati due criminali comuni ceceni insieme a un funzionario dell'FSB. Il processo di primo grado si concluse il 19 febbraio 2009 con l'assoluzione dei tre imputati: dopo 12 ore di camera di consiglio, i 12 giurati di un tribunale moscovita hanno emesso sentenza di assoluzione, per insufficienza di prove, nei confronti degli imputati del delitto.
Il 25 giugno 2009 però la Corte Suprema russa ha annullato la sentenza, accogliendo il ricorso presentato dalla procura. In particolare, la Corte suprema federale ha annullato la sentenza di assoluzione per Sergej Chadžikurbanov, ex dirigente della polizia moscovita, accusato di essere l'organizzatore logistico del delitto, nonché per i due fratelli Džabrail e Ibragim Machmudov definiti come i presunti "pedinatori" della vittima e per il tenente-colonnello Pavel Rjaguzov, uomo dei servizi russi (FSB) al quale erano contestati reati minori, insieme allo stesso Chadžikurbanov, per avere fornito l'indirizzo della Politkovskaja al gruppo ceceno.
La stampa riportò anche il nome di un terzo fratello (Rustan Makhmudov) qualificandolo come ricercato all'estero per essere il presunto killer. Il vicedirettore della Novaja Gazeta, Sergej Sokolov, ha parlato anche di nuovi sospettati.
Su ricorso della madre, della sorella e dei figli della giornalista, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha depositato il 17 luglio 2018 una sentenza di condanna di Mosca, per non aver condotto un’inchiesta efficace per determinare chi abbia commissionato l’omicidio.

lunedì 21 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 marzo.
Il 21 marzo 1980 il presidente statunitense Jimmy Carter annuncia che il suo paese boicotterà le olimpiadi estive di Mosca, per protesta contro l'invasione dell'Afghanistan.
Se Montreal aveva aperto un periodo difficile per il Comitato Olimpico, Mosca ne rappresentò la fase più critica. L’invasione sovietica dell’Afghanistan, nel gennaio del 1980, aveva scatenato la reazione degli Stati Uniti, che decisero di boicottare l’Olimpiade moscovita, trascinandosi dietro altre 65 nazioni (tra cui Germania Ovest, Canada, Giappone e Cina), mentre altri paesi del blocco occidentale parteciparono ai Giochi, senza tuttavia esporre bandiere durante la cerimonia di apertura. E, naturalmente, l’assenza in massa di così tante nazioni di primo livello non poté che influire negativamente sulla qualità delle competizioni.
L’URSS, come prevedibile, fece incetta di medaglie, collezionandone ben 195, con 80 ori. In generale ci fu il netto prevalere dell’Europa orientale, con la DDR capace di conquistare la cifra record di 126 medaglie, la Bulgaria che chiuse terza con 41 e altre nazioni del blocco sovietico, Cuba compresa, nelle prime posizioni del medagliere. A soffrire maggiormente del boicottaggio furono sport come atletica e nuoto, che non a caso fecero segnare alcune clamorose sorprese: come il podio dei 100m, composto dallo scozzese Allan Wells, il cubano Silvio Leonard e il bulgaro Petar Petrov; oppure il trionfo delle tedesche orientali nel nuoto, con 11 medaglie d’oro sulle 13 in palio, mentre le gare maschili, prive dei campioni americani, furono deprivate di quasi ogni significato.
Non fu una sorpresa, invece, il trionfo di Pietro Mennea nei 200m: il velocista barlettano bissò l’exploit di Berruti a Roma ’60, superando per soli 2 centesimi di secondo Allan Wells e chiudendo il cerchio che lo aveva già visto trionfare agli Europei e ben figurare anche a Montreal. Oro anche per Sara Simeoni nel salto in alto e per Damilano nella 20km di marcia, oltre che per Patrizio Oliva nei superleggeri (boxe). Furono in tutto 8 le medaglie d’oro per la squadra azzurra, che si dimostrò la migliore tra quelle occidentali in gara.

venerdì 23 ottobre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 23 ottobre.
La sera del 23 ottobre 2002 un gruppo di 42 terroristi ceceni, molti dei quali donne, irruppero nel teatro Dubrovka di Mosca prendendo in ostaggio i circa 850 spettatori e lavoratori presenti, avanzando la richiesta che le truppe russe abbandonassero immediatamente il territorio ceceno, in cui era in corso una guerra per l'indipendenza.
I terroristi erano armati di pistole e fucili, inoltre molti di loro indossavano cinture e corpetti imbottiti di esplosivo.
Le trattative andarono avanti per alcuni giorni, durante i quali furono liberati molti ostaggi, principalmente bambini, persone malate e buona parte dei cittadini non russi presenti a teatro.
La mattina del 26 ottobre le forze speciali russe decisero di intervenire. Attraverso i condotti di areazione immisero nel teatro massicce dose di Fentanyl, un potente anestetico, e irruppero nel teatro. I combattimenti che ne seguirono portarono alla morte dei terroristi e di almeno 130 ostaggi.
I corpi dei morti e di coloro che avevano perso i sensi a causa del Fentanyl vennero ammassati indistintamente nel piazzale del teatro alla pioggia e alla neve, e solo in un secondo momento furono trasportati negli obitori e negli ospedali, poichè non veniva consentito alle ambulanze di entrare nella zona recintata.
Il presidente russo Vladimir Putin, durante un'apparizione televisiva del 26 ottobre, difese il blitz affermando che "il governo aveva fatto l'impossibile, salvando centinaia, centinaia di persone". Chiese perdono per non essere riusciti a salvare più ostaggi e dichiarò il lunedì successivo giorno di lutto nazionale per commemorare le persone morte.
L'uso massiccio del Fentanyl provocò poi negli anni successivi la morte di diversi ostaggi o l'insorgere di gravi malattie, anche se ciò non è dimostrabile.
L'inchiesta russa che seguì all'evento fu archiviata nel 2007 senza alcun colpevole; la corte europea per i diritti dell'uomo ha preso in considerazione la vicenda nel 2007, rimarcando che l'uso della forza era lecito in ragione del rischio immediato, rimproverando tuttavia l'insufficiente predisposizione di ambulanze e antidoti, necessari per l'immediato soccorso delle vittime.

lunedì 25 aprile 2016

Passeggiando tra le righe - Anna Karenina di Lev Tolstoj - con Walter Ruffini e Svetlana Vassileva

Passeggiando tra le righe

di Svetlana Vasileva e Walter Ruffini

Con la partecipazione straordinaria di 
Leonardo Franchini e Ezio Falcomer
Visita alle città degli scrittori.

Lev Tolstoj e Anna Karenina

Conduce Sophie Becket
Collegamento di rete: Nino Mariner
Mixaggio e messa in onda: Masaniello il Làzzaro


Di seguito puoi vedere le molte attrici che hanno interpretato questo ruolo.
Svetlana Vassileva ne parlerà durante la trasmissione.
1912 Jeanne Delvair

1914 Maria Germanova

1915 Betti Nansen

1917 Fabienn Faberge

1918 Iren Varsani

1919 Lya Mara

1927 Greta Garbo

1935 Garbo Greta

1948 Vivien Leigh

1957 Claire Bloom

1957 Claire Bloom

1967 Tatiana Samoilova

1974 Lea Massari

1975 Ludmila Tcherina

1975 Maria Silva

1977 Nicola Pagett

1985 Jacqueline Bisset

1997 Sophie Marceau

2000 Helen McCrory

2008 Tatyana Drubich

2012 Keira Knightle

2013 Vittoria Puccini


E POI LA STAZIONE....
di cui ci parlerà Leonardo Franchini

Ieri


 

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