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domenica 2 febbraio 2025

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 2 febbraio.

Il 2 febbraio 1309 ha inizio la cosiddetta "Cattività avignonese".

Con l’espressione Cattività avignonese si indica il trasferimento del papato da Roma ad Avignone (città della Francia meridionale) dal 1309 al 1377. Il ritorno a Roma del papato non pose fine alla crisi della Chiesa, perché ad esso seguì il Grande Scisma o Scisma d’Occidente, che lacerò l’Europa fino al 1417.

L’origine della Cattività avignonese risiede nello scontro tra papa Bonifacio VIII e il re di Francia Filippo IV il Bello.

Il re aveva decretato una tassazione straordinaria dei beni del clero, da sempre esentati dalle imposte. Il papa rispose minacciando il re di scomunica ed emanò la bolla Unam Sanctam, che ribadiva la supremazia dei pontefici: Bonifacio VIII attribuiva sia il potere temporale che quello spirituale alla Chiesa (dottrina delle due spade), precisando che solo per una concessione il papa permetteva a re e imperatori di esercitare il potere temporale; in caso di inosservanza la pena era la scomunica.

Filippo il Bello allora accusò Bonifacio VIII di essere salito sul soglio pontificio illegalmente: si mormorava che avesse costretto alle dimissioni il suo predecessore Celestino V, facendolo poi arrestare e uccidere. Inviò poi in Italia uno dei suoi consiglieri Guglielmo de Nogaret, che fece prigioniero il papa nella sua residenza ad Anagni (1303). Si racconta che durante questo episodio il papa fu addirittura schiaffeggiato e l’umiliazione per l’offesa subita (il cosiddetto Schiaffo di Anagni) fu tale che morì appena un mese dopo.

Il successore di Bonifacio VIII, Benedetto XI morì dopo solo otto mesi di pontificato. Intanto Filippo il Bello minacciava di convocare un concilio del clero francese in cui proclamare l’autonomia della Chiesa francese da Roma.

La Chiesa allora decise di assumere un atteggiamento più conciliante nei confronti del re. I cardinali elessero così il francese Bertrando de Got col nome di Clemente V (1305-1314). Nel 1309 egli spostò la sede del papato nella città francese di Avignone, in Provenza, dando così inizio al periodo della cosiddetta Cattività avignonese (1309-1377).

Nel corso della Cattività avignonese i pontefici – sette papi tutti francesi – agirono sotto il diretto controllo della monarchia di Francia.

Nel 1377 papa Gregorio XI riportò la sede papale a Roma. L’anno successivo morì e i cardinali romani elessero papa il napoletano Urbano VI. L’elezione fu però contestata dai cardinali francesi che gli contrapposero un altro papa, Clemente VII. I vari Stati europei scelsero tra l’uno e l’altro. Iniziò così lo Scisma d’Occidente o Grande Scisma, che lacerò la Chiesa.

Per uscire dallo scisma, la Chiesa fece ricorso al concilio. Dapprima il Concilio di Pisa del 1409, che non solo non risolse la questione, ma fece salire il numero dei papi a tre. Poi il Concilio di Costanza (1414-1418) che, dopo aver ottenuto le dimissioni del papa romano Gregorio XII (1326-1417), depose Giovanni XXIII e il papa avignonese Benedetto XIII, ed elesse l’unico pontefice nella figura di Martino V.

martedì 20 settembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 settembre.
Il 20 settembre 1378 ha inizio lo scisma d'occidente, con la designazione di Clemente VII come antipapa.
Con l'espressione 'Scisma d'Occidente' gli storici intendono quel periodo compreso tra il 1378 e il 1417 durante il quale si crea una profonda crisi del potere papale. Si produce infatti una forte lacerazione all'interno della Chiesa occidentale, tanto che si arriva ad un'aspra contesa tra papi e antipapi nella lotta per la conquista del trono pontificio.
Negli stessi anni in cui le Signorie italiane e gli Stati nazionali europei si evolvono verso nuove identità, sia il potere del Papa che quello dell'Imperatore sembrano entrare in crisi. Nel 1294 viene eletto il nuovo papa, Celestino V (1210-1296), passato alla storia come il papa del 'gran rifiuto' poiché rinuncia al suo incarico dopo pochi mesi. Si tratta di un uomo umile, poco propenso alla politica e ai compromessi. Altro carattere aveva invece Bonifacio VIII, papa che ha sempre difeso il primato del potere papale, ricordando che Dio ha dato al pontefice sia il potere spirituale che quello temporale. A mettere in dubbio l'autorità e la superiorità della Chiesa di Roma sono soprattutto i grandi sovrani come il re di Francia, Filippo il Bello, che decide di sospendere i vantaggi fiscali concessi al clero e impone agli ecclesiastici francesi l'obbligo delle tasse. Ma la sovranità papale è messa ancora in discussione durante la cosiddetta 'cattività avignonese' tra il 1309 e il 1377, quando il papa decide di trasferire la sua sede da Roma ad Avignone in Francia. In questo periodo il papato rinuncia alla propria autonomia per subire, in cambio di protezione, pesanti condizionamenti da parte dei re francesi. Nella nuova sede la Chiesa si abbandona anche a una progressiva corruzione dei propri costumi. Dopo circa settant'anni è papa Gregorio XI a prendere la decisione di tornare a Roma, grazie anche all'intervento di Caterina da Siena. Il papa aveva capito che ormai la Francia era impegnata nella Guerra dei Cent'anni e quindi il 27 gennaio del 1377 ritorna a Roma con tutta la curia.
Subito dopo la morte di Gregorio XI i romani protestano contro i cardinali per evitare la probabile elezione di un ennesimo papa francese che avrebbe potuto significare il ritorno del pontefice ad Avignone. L'8 aprile del 1378 inizia il conclave che porta all'elezione di Bartolomeo Prignano, eletto col nome di Urbano VI. Ma alcuni cardinali lasciano Roma e si riuniscono nella città di Fondi, dove il 20 settembre di quell'anno eleggono come papa Roberto di Ginevra, che sceglie il nome di Clemente VII. Quest'ultimo decide poi di riportare la sede papale ad Avignone, in contrapposizione alla sede di Roma. A questo punto si delinea evidentemente quello che è passato alla storia come 'Scisma d'Occidente': ognuno dei due papi procede alla scomunica dell'altro e il mondo cristiano si trova coinvolto in un conflitto di potere che contrappone non solo due fazioni papali ma anche monasteri e comunità divise tra 'obbedienza avignonese' e 'obbedienza romana'. L'Europa si ritrova quindi divisa in due: la Francia, la Scozia, l'Aragona, la Castiglia, la Navarra, il Regno di Napoli e Cipro si schierano per Clemente VII; il Portogallo, la Germania, gran parte dell'Italia, l'Ungheria, l'Inghilterra, l'Irlanda, la Polonia, la Scandinavia seguono Urbano VI. Il caos creato dallo scisma arriva a coinvolgere anche importanti personalità come i futuri santi Vicente Ferrer (sostenitore di Clemente VII) e Caterina da Siena (sostenitrice di Urbano VI). Le curie di Avignone e Roma continueranno ad avanzare le proprie pretese di legittimità anche oltre i primi due papi contendenti, dopo i quali si andrà avanti ad eleggere un papa a Roma e un antipapa ad Avignone.
Intanto negli ambienti cattolici si cominciava a ipotizzare una possibile soluzione al problema poiché c'era il rischio di delegittimare sempre più lo stesso ruolo del papato, gettando così la cristianità nella confusione più totale  Si decide allora di fare un primo tentativo convocando un concilio ecumenico per ricomporre lo scisma e per questo gran parte dei cardinali elettori convocano il Concilio di Pisa nel 1409. In questo concilio si decide di deporre Benedetto XIII e Gregorio XII e di eleggere un nuovo pontefice che diventa papa col nome di Alessandro V.  Quello che doveva essere l'ultimo atto, dopo quasi trent'anni di lotte intestine, finisce per complicare ancor di più la situazione: Gregorio e Benedetto dichiarano illegittimo il concilio e rifiutano di essere deposti.  Così si passa ad avere non più due papi ma bensì tre.  Si arriverà alla soluzione del conflitto solo qualche anno più tardi grazie anche a Giovanni XXIII, succeduto ad Alessandro V.     
Viene convocato il Concilio di Costanza, in Germania, nel 1414 e si concluderà solo nel 1417  Confermata l'autorità del concilio, i cardinali dichiarano antipapi Giovanni XXIII e Benedetto XIII mentre Gregorio XII decide di dimettersi di sua volontà.  In un breve conclave viene eletto papa il cardinale Oddone Colonna che sale al trono papale col nome di Martino V.  L'elezione di questo papa segna la definitiva riappacificazione dello Scisma d'Occidente e Roma torna ad essere l'unica e sola sede pontificia.  Oggi tra i papi ufficiali la Chiesa riconosce la linea romana: Urbano VI, Bonifacio IX, Innocenzo VII, Gregorio XII e Martino V  Invece Clemente VII, Benedetto XIII, Alessandro V e Giovanni XXIII sono considerati antipapi. 

venerdì 24 dicembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 24 dicembre.
Il 24 dicembre 1294 viene eletto Papa Benedetto Caetani, che assunse il nome di Bonifacio VIII.
Benedetto Caetani, nato ad Anagni nel 1235, fu eletto Papa col nome di Bonifacio VIII, il giorno della vigilia di Natale del 1294 dal Conclave radunatosi nel Castelnuovo di Napoli, in base alla costituzione di Gregorio X sull'elezione pontificia, dieci giorni dopo il "gran rifiuto" di Celestino V.
Alla sontuosa e solenne cerimonia di incoronazione, che ebbe luogo il 23 gennaio del 1295 in San Pietro a Roma, erano presenti tutti i nobili romani e re Carlo II con suo figlio Carlo Martello.
Su quest'elezione, in ogni modo, aleggiava l'ombra del sospetto che Celestino V fosse stato costretto ad emettere la bolla della propria abdicazione. Come noto, Celestino V, fu imprigionato nella rocca di Fumone, nei pressi di Ferentino, poiché si ritenne che sarebbe stato meglio che egli non circolasse liberamente. L'ordine di cattura fu eseguito da Guglielmo l'Estandard. Morì il 19 maggio 1296.
Il primo, vero e proprio, atto politico di Bonifacio VIII fu quello di ratificare il trattato (precedentemente vergato da Celestino V) tra Carlo II e Giacomo II d'Aragona, in base al quale la Sicilia si sarebbe riunita al regno angioino.
A dire il vero i siciliani non avevano l'intenzione di rinunciare alla loro autonomia e, in seguito, riconobbero come loro unico signore Federico (già governatore di Sicilia da quando suo fratello Giacomo II era re di Aragona) e lo elessero re nel 1296 nel duomo di Palermo. Da questo momento la Sicilia sarebbe diventata un avamposto per l'espansione spagnola nel Mediterraneo. Questo fu un grande smacco per Bonifacio VIII ma non fu l'unica sconfitta che la sua politica anacronistica e accentratrice avrebbe subito, convinto com'era della "plenitudo potestatis" della sua sovranità, che poteva spaziare anche nell'ambito temporale, proprio per la concezione tipicamente medievale della sua origine divina. Questi suoi principi furono esternati nella bolla Clericis laicos, emessa nel 1296, con la quale egli minacciava di scomunicare i laici che avessero imposto tasse agli ecclesiastici, senza il consenso della Chiesa di Roma, diffidando gli stessi ecclesiastici a versare tali oboli.
In Germania e in Inghilterra i sovrani si uniformarono a tale disposizione; in Francia, invece, il re Filippo il Bello emanò due editti contrari, con l'approvazione dei vescovi francesi.
Davanti a tale irrigidimento, che avrebbe potuto portare a Bonifacio VIII gravi ripercussioni economiche, autonomistiche e politiche, il pontefice fece retromarcia, autorizzando il re a riscuotere le imposte del clero solo in casi di emergenza.
Anche in Italia Bonifacio VIII avrebbe dovuto fare i conti con l'ostilità di alcuni membri dell'aristocrazia romana, in particolare con la famiglia Colonna: i due cardinali Giacomo e Pietro dichiararono nulla la sua elezione e montarono contro il papa un'opposizione sia da parte del popolo che del clero, che si estese anche all'ordine degli Spirituali Francescani, il cui portavoce, Jacopone da Todi, inveì contro Bonifacio VIII chiamandolo "novello anticristo".
Il 10 maggio 1297 i Colonna e gli Spirituali, con il "manifesto di Lunghezza", dichiararono nulla l'elezione papale. La reazione di Bonifacio VIII fu aspra e violenta: i due cardinali furono destituiti e in una bolla definiti "dannata stirpe e del loro dannato sangue". Il papa ordinò la confisca dei loro beni, li scomunicò, espellendoli dallo Stato della Chiesa e li umiliò pubblicamente; le rocche di Zagarolo e di Palestrina furono distrutte; Jacopone imprigionato in un convento e scomunicato; i beni dei Colonna furono divisi fra i Caetani e gli Orsini.
In questo clima di pace ritrovata Bonifacio VIII indisse il Primo Giubileo della storia della cristianità. Con la bolla Antiquorum habet fidem, del 22 febbraio 1300, concedeva l'indulgenza plenaria a chi nell'anno in corso e in ogni futuro centesimo anno, avesse visitato le basiliche di San Pietro e di San Paolo in Roma, con l'intento di redimere i peccati e le pene per i peccati. Il Giubileo fu istituito come anno della riconciliazione tra i contendenti e della conversione della penitenza sacramentale.. Il tema dell'indulgenza era stato peraltro già affrontato durante le crociate, nel corso del '200, secolo di altissime manifestazioni spirituali ed artistiche: proprio mentre San Bernardo di Chiaravalle parlava di un "anno" di perdono rivolto ai combattenti della seconda crociata, il monachesimo cistercense innalzava le meravigliose chiese abbaziali di Fossanova e Casamari, in stile gotico, slanciato ed austero.
Quest'evento fu di portata storica: duecentomila pellegrini affluiti, secondo le stime dei cronisti dell'epoca. Lo stesso Dante fa riferimento a notevole afflusso di massa sia per la Veronica, sia per il Giubileo.
L'enorme traffico di pellegrini e gli abbondanti proventi finanziari, derivanti dalle offerte e dall'incremento turistico, rafforzarono il prestigio di Bonifacio VIII, che vedeva i principi di tutto il mondo prostrarsi ai suoi piedi come davanti a un essere divino.
Egli stesso rinforzò questa sua immagine di sovrano spirituale e temporale, mostrandosi ai pellegrini con le insegne imperiali, esclamando: "Io sono Cesare, io sono l'Imperatore".
Anche Filippo il Bello aderiva a questa idea di "cesarismo": sopra di sé egli non considerava sovrano nessuno, assumendo talora atteggiamenti apertamente anticlericali, con atti di usurpazione verso i beni della Chiesa francese. Nel 1299 aveva firmato un'alleanza con il nuovo re di Germania, Alberto d'Asburgo, accusato da Bonifacio VIII di aver assassinato Adolfo di Nassau e, per questo, invitato a presentarsi a Roma. Il papa, con la bolla Salvator Mundi, del 1301, ritirò a Filippo i privilegi concessi in precedenza mentre successivamente, con la bolla Ausculta fili, convocò per il 10 novembre il re e l'episcopato francese per un concilio che definisse i rapporti tra Stato e Chiesa, precisando che solo Dio era al di sopra di ogni monarca.
Nell'aprile 1302 Filippo convocava a Parigi gli Stati Generali, in cui si ribadiva che il re non era soggetto a nessun'altra autorità e in cui si diffidava l'episcopato francese dal partecipare al Concilio; nonostante ciò 39 vescovi francesi vi presenziarono e a loro il re confiscò i beni.
Contro di lui, il 18 novembre 1302, Bonifacio scaglia la bolla di condanna Unam Sanctam che stabiliva che "nella potestà della Chiesa sono distinte due spade, quella spirituale e quella temporale; la prima viene condotta dalla Chiesa, la seconda per la Chiesa, la prima per mano del sacerdote, l'altra per mano del re ma dietro indicazione del sacerdote. Il potere spirituale é superiore a quello temporale". Filippo, sentendo odore di scomunica, inviò in Italia Guglielmo di Nogaret con l'ordine di condurre il papa prigioniero in Francia. E' il 3 settembre 1303, Nogaret, affiancato da Sciarra Colonna, lo trova ad Anagni, maestosamente seduto sul trono, coi paramenti sacri: qui avviene un'aggressione nei suoi confronti, si tramanda uno "schiaffo" del francese col guanto di ferro. E' un momento di eccezionale portata storica, in quanto ne prima ne dopo nella storia della cristianità, vi fu un affronto così grande nei confronti di un pontefice.
Anche se Caetani non era un papa amato e sospettato per di più di simonia dallo stesso Dante, lo stesso poeta fiorentino considerò l'offesa come rivolta a Cristo stesso (Purgatorio, XX, 86-90): "veggio in Alagna intrar lo fiordaliso, e nel vicario suo Cristo esser catto. Veggiolo un'altra volta esser deriso; veggio rinovellar l'aceto e 'l fele". Tutti insorsero contro il sacrilegio. La borghesia cristiana di Anagni liberò il suo concittadino, ma quando Bonifacio VIII rientrò in Roma, sotto la protezione degli Orsini, era già distrutto sia moralmente sia politicamente, essendo stato violato il dogma del potere assoluto del papato.
Morì, infatti, pochi giorni dopo, l'11 ottobre 1303. Le sue spoglie vengono sepolte in San Pietro, nella cappella Caetani, costruita dietro sua commissione da Arnolfo di Cambio.
Roma intanto si era ripopolata ed era diventata splendida. Mai prima d'allora un papa si era fatto ritrarre da vivo in statue e dipinti: a Orvieto, Firenze, Bologna, Anagni e nel Laterano in sculture di marmo e di bronzo, nell'affresco di Giotto, attualmente conservato a Milano, che lo ritrae dalla loggia di San Giovanni mentre proclama il Giubileo. Egli fu uno dei papi più energici nella lotta per l'affermazione del primato della Chiesa sul potere temporale dei re e imperatori.
Con lui finisce la teocrazia, la divinizzazione della propria sacra persona, in antitesi con il ruolo di "servus servorum Dei" indicato da San Gregorio Magno. Ma con lui inizia anche la strada del rinnovamento, con il Giubileo, un'occasione ecumenica unica di penitenza e di riconciliazione spirituale.

domenica 29 agosto 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 agosto.
Il 29 agosto 1294 viene eletto papa Pietro Angeleri, col nome di Celestino V.
Pietro Angeleri, in seguito chiamato fra' Pietro da Morrone, poi divenuto papa col nome di Celestino V e infine canonizzato come San Pietro Celestino, nacque ad Isernia nel 1215 da Angelo Angelerio e Maria Leone, contadini poveri, onesti e profondamente religiosi. Penultimo nato di 12 fratelli, dopo la morte prematura del padre, si dedicò fin da ragazzo al lavoro dei campi. Pur non essendo nato a Sulmona, la sua storia si intrecciò fortemente con la città.
Nel 1231 decise di vestire l'abito benedettino ma a 20 anni, insoddisfatto della vita spirituale dell'ordine, si ritirò da eremita in una grotta nelle vicinanze del fiume Aventino, nei pressi di Palena. Nel 1238 andò a Roma dove fu ordinato sacerdote nel 1241. Celebrò la prima messa nella chiesa di San Pietro in Montorio e tornò in Abruzzo, stabilendosi alle falde del monte Morrone, prendendo come modello di vita S. Giovanni Battista: non beveva vino, non mangiava carne e praticava quattro quaresime l'anno.
Nel 1259 fra' Pietro da Morrone ottene i finanziamenti per costruire l'Abbazia morronese che sorse attorno all'antica chiesetta di S. Maria del Morrone, poi detta di Santo Spirito. Poi verso il 1265 fra' Pietro fece costruire l'Eremo di Sant'Onofrio (patrono degli eremiti), dove si ritirò in preghiera ed eremitaggio solitario. Qui nel luglio del 1294 fu informato dell'avvenuta elezione a Pontefice. La decisione venne presa nel Conclave di Perugia il 5 luglio del 1294. La cerimonia di inconorazione avvenne il 29 agosto nella basilica di S. Maria di Collemaggio a L'Aquila, sede ancora oggi della "Perdonanza Celestiniana", e che egli stesso aveva fatto costruire qualche anno prima.
Il fatto rimasto alla storia non è tanto la sua elezione quanto la celebre rinuncia al papato avvenuta dopo soli cinque mesi e precisamente il 13 dicembre 1294, allorchè in concistoro disse:
"Io Celestino V, mosso da ragioni legittime, per bisogno di umiltà, di perfezionamento morale e per obbligo di coscienza, per debolezza del corpo, per difetto di dottrina e per cattiveria del mondo, per l'infermità della persona, al fine di recuperare la pace e le consolazioni del mio precedente modo di vivere, liberamente e spontaneamente, mi dimetto dal Pontificato..."
Celestino V si alzò dopo aver finito di leggere l'atto papale, scese dal trono, si tolse mitra, manto porporino e insegne e le depose per terra. Si rivestì del suo rozzo mantello e uscì dal Concistoro. Così si concluse l'avventura di fra' Pietro da Morrone, dopo soli cinque mesi di tormentato pontificato, primo esempio di dimissioni dalla carica di pontefice, fino a quelle recenti di Benedetto XVI. Per capire i motivi della rinuncia bisogna compredere il particolare momento che attraversava la chiesa in quel periodo, segnato dalla feroce lotta tra la famiglia degli Orsini, guelfi, e dei Colonna, ghibellini.
Dopo la morte di Nicolò IV nell'aprile del 1292, le riunioni del Conclave (l'organo predisposto all'elezione del papa) furono spostate da Roma a Rieti e infine a Perugia. Dopo 27 mesi di discussioni, con le quali non si riusciva a ottenere un'accordo, giunse al cardinale Malabranca, decano del Sacro Collegio, una lettera di fra' Pietro da Morrone, che lo pregava di giungere in fretta alla nomina, pena gravi castighi a lui rivelati da Dio in un sogno. La lettera fu letta nel Conclave e, raggiunta l'unanimità dei consensi sul nome di fra' Pietro, fu stilato il decreto di elezione in data 5 luglio 1294. L'annuncio venne inviato all' eremo di Sant'Onofrio, dove l'eremita si trovava, tramite una delegazione di cui facevano parte Carlo II d'Angiò e suo figlio Carlo Martello.
L'episodio della rinuncia al papato è entrato nella storia anche grazie alla Divina Commedia nella quale Dante narra di aver visto "colui che fece per viltà il gran rifiuto" (Inf III, 58-60). Il personaggio, volutamente ignoto, venne identificato in Celestino V, ma ci sono diversi studiosi che appoggiano tesi diverse: Dante, che sceglieva nel modo più preciso possibile le parole, scrive di un " rifiuto" mentre fu quella del papa fu una "rinuncia" che è cosa ben diversa. Inoltre Dante era profondamente religioso e non avrebbe mai posto all'inferno un santo (il poema venne pubblicato nel 1319, sei anni dopo la proclamazione di santità di Celestino).
Oggi le ipotesi più accreditate sono quelle che riferiscono il personaggio a Ponzio Pilato o al cardinale Matteo Rosso Orsini. Quest'ultimo, subito dopo la rinuncia di Celestino, era stato eletto al primo scrutinio dal Conclave ma rifiutò l'elezione per poi sostenere con forza la candidatura del futuro papa Bonifacio VIII. Infatti se avvesse accettato il papato avrebbe dovuto mettersi al di sopra delle parti, mentre, con l'elezione dell'amico Caetani, riuscì a far espellere la famiglia dei Colonna, sequestrandone i beni e privandone dei titoli.
Al di là di queste vicende però rimane l'atto di umiltà e fede di Celestino, che rifiutava la "chiesa politica" a favore di una più alta spiritualità. Inoltre la figura di umile e sprovveduto frate di provincia non corrisponde a realtà: infatti Celestino fondò un proprio ordine e guidò monasteri. Il motivo vero della rinuncia è dunque riconducibile alla sua limpida condotta morale che è anche la ragione per la quale questo papa viene ancora oggi ricordato con ammirazione e a titolo d'esempio.
Il suo successore, Bonifacio VIII, protagonista di numerose e poco nobili vicende, arrivò ad imprigionarlo nella rocca di Fumone (Frosinone) dove morì solo e dimenticato il 19 maggio del 1296.
La fama di Celestino, tuttavia, non morì e nel maggio del 1313, fra' Pietro venne elevato agli onori degli altari col nome di San Pietro del Morrone, con solenne cerimonia nella cattedrale di Avignone e alla presenza di Clemente V. Il festeggiamento avviene il 12 giugno, ma i pellegrini si recano negli eremi della regione anche il 19 maggio, giorno della sua morte. L'ordine dei Celestini fu istituito nel 1274 da Gregorio X (prima quindi della sua elezione) e arrivò a contare 96 monasteri italiani e 21 francesi. L'ordine scomparve in Francia nel 1789 e in Italia nel 1807.
A seguito del terremoto dell'Aquila del 2009, il crollo della volta della basilica ha provocato il seppellimento della teca con le spoglie, recuperate poi dai Vigili del Fuoco, dalla Protezione Civile e con la collaborazione della Guardia di Finanza.

Con la peregrinatio delle spoglie di Celestino V per le diocesi di Abruzzo e Molise, avvenuta dopo il terremoto, la maschera di cera che ricopriva il volto del Santo mostrava evidenti segni di scioglimento.
Per fronteggiare questo problema, l'Arcidiocesi di L'Aquila ha effettuato nel 2013 una ricognizione canonica dei resti mortali di Celestino, in particolare della scatola cranica, al fine di poter ricostruire, grazie all'aiuto di strumentazione scientifica, le vere fattezze del suo volto. La maschera in cera, irrimediabilmente deteriorata, è stata pertanto sostituita da una nuova in argento. Anche i paramenti settecenteschi del Santo sono stati sostituiti con altri di produzione moderna, e che richiamano stilisticamente le fattezze dei signa pontificalia medioevali. Questa ricognizione è stata inoltre l'occasione per porre sul corpo di san Pietro Celestino il pallio che papa Benedetto XVI aveva indossato il giorno dell'inizio del suo ministero petrino e che egli stesso aveva donato al suo predecessore in occasione della sua visita a L'Aquila il 28 aprile 2009, pochi giorni dopo il sisma.
Il corpo di Celestino V è stato restituito alla sua Basilica di Santa Maria di Collemaggio in L'Aquila il 5 maggio 2013, in occasione del settecentesimo anniversario della sua canonizzazione, avvenuta il 5 maggio 1313 da parte di papa Clemente V.
Il gesto del pallio donato da Benedetto XVI verrà poi ripreso nel 2013, quando darà come il suo predecessore Celestino V le dimissioni al Soglio Petrino, ciò da come supposizione che Benedetto XVI aveva già da tempo l'idea delle dimissioni.




domenica 13 dicembre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 dicembre.
Il 13 dicembre 1294 Papa Celestino V, al secolo Pietro Angelerio, o Pietro da Morrone, oppose "il gran rifiuto", cioè abdicò dal pontificato.
Pietro era un eremita benedettino, che aveva trascorso buona parte della sua esistenza tra le grotte delle montagne abruzzesi, fondando anche una congregazione benedettina che dopo la sua morte fu appunto chiamata "dei celestini".
Quando papa Niccolò IV morì, i cardinali erano soltanto 12, e tra essi vi erano poteri forti avversi, come quelli degli Orsini e dei Colonna. Passò oltre un anno senza che fu possibile eleggere un nuovo papa e nel frattempo gli Angiò e gli Aragona si contendevano la Sicilia, senza che un Papa potesse dirimere le lotte.
Alla fine, dopo 27 mesi di pontificato vacante, i cardinali si decisero ad eleggere papa proprio Pietro, in quanto uomo fuori da qualsiasi gioco di potere; probabilmente ogni cardinale pensò quanto egli fosse facilmente malleabile e controllabile per i propri interessi: era il 5 luglio 1294.
Uno dei primi atti ufficiali fu l'emissione della cosiddetta Bolla del Perdono, bolla che elargisce l'indulgenza plenaria a tutti coloro che confessati e pentiti dei propri peccati si rechino nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, nella città dell'Aquila, dai vespri del 28 agosto al tramonto del 29. Fu così istituita la Perdonanza, celebrazione religiosa che anticipò di sei anni il primo Giubileo del 1300, ancora oggi tenuta nel capoluogo abruzzese.
Quindi a settembre istituì un nuovo concistoro nel quale nominò 13 nuovi cardinali, nessuno dei quali romano.
In effetti Pietro da Morrone dimostrò una notevole ingenuità nella gestione amministrativa della Chiesa, ingenuità che, unitamente ad una considerevole ignoranza (nei concistori si parlava in volgare, non conoscendo egli a sufficienza la lingua latina) precipitò l'amministrazione in uno stato di gran confusione, giungendo persino ad assegnare il medesimo beneficio a più di un richiedente.
Dopo quattro mesi di pontificato, Celestino abdicò e il giorno dopo il Conclave elesse Benedetto Caetani, che assunse il nome di Bonifacio VIII.
Celestino fu rinchiuso in una rocca di proprietà dei Caetani dove morì nel 1296.
I suoi resti riposano nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, all'Aquila.
Il papa Celestino viene citato da Dante (anche se non direttamente) nel terzo canto dell'Inferno, quando con Virgilio giunge all'Antinferno, dove vi sono le anime degli ignavi (coloro che per aver vissuto senza infamia e senza lode non sono nè all'Inferno nè in Paradiso). Dante era adirato con Celestino perchè la sua abdicazione aprì le porte a Bonifacio VIII, causa del suo esilio, al quale riserverà nell'Inferno destino assai peggiore.
"Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l’ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto.
Incontanente intesi e certo fui
che questa era la setta d’i cattivi,
a Dio spiacenti e a’ nemici sui. "

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