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domenica 21 giugno 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 21 giugno 1963 Giovanni Battista Montini saliva al soglio pontificio con il nome di Paolo VI.
Papa Montini apparteneva ad una cospicua famiglia borghese di forti tradizioni cattoliche; era figlio di Giorgio Montini, deputato del Partito Popolare per tre legislature. Compiuti gli studi preso il collegio Arici, entrò nel seminario di Brescia dove fu ordinato sacerdote il 29 maggio 1920.
Divenne quasi subito, nel 1924, uomo di Curia con la nomina di aiutante dentro la Segreteria di Stato del Vaticano. Parallelamente ebbe l'incarico di assistente sociale della F.U.C.I. Nel 1937 fu nominato sostituto della Segreteria di Stato.
Nel 1944 divenne con monsignor Tardini il collaboratore più stretto di Pio XII. Anche se come suo segretario formalmente non fu mai, il successivo ventennio di collaborazione con Papa Pacelli caratterizzò senza dubbio la formazione, la mentalità e l'azione del futuro cardinale e poi pontefice.
La sua epoca sarà segnata dal passaggio dall'era pacelliana a quella giovannea, dalla svolta mondiale della "guerra fredda" e dal successivo "disgelo", dal nuovo porsi della Chiesa Romana di fronte al mondo, dalla problematica sollevata dal Concilio Vaticano II e dal periodo post-conciliare.
Infine la questione ecumenica, il fenomeno della secolarizzazione e del dissenso cattolico, i rapporti nuovi ad alto livello politico tra la Santa Sede e i Paesi comunisti.
Nel 1952 veniva eletto prosegretario di Stato per gli Affari Ordinari.
Nel 1954 (stranamente e senza il cappello cardinalizio - sembrò quasi un allontanamento dalla Segreteria) fu nominato arcivescovo di Milano proprio da Pio XII. Cardinale fu nominato solo nel 1958, ma da Giovanni XXIII. E quando Papa Roncalli indisse il Concilio, Montini collaborò attivamente.
Alla morte di Giovanni XXIII, il 21 giugno 1963 Montini gli succedette e rimase sul soglio per 15 anni e 46 giorni. Primo compito del nuovo Papa fu la conduzione del Concilio, compito tutt'altro che semplice e che seppe portare a compimento manifestando una statura spirituale e culturale straordinaria.
La sua azione si caratterizzò subito per la volontà di portare a termine il discorso innovatore ormai iniziato, anche se essa non poteva prescindere dalla prudenza di un temperamento e di una personalità per molti aspetti diversi da quelli di Giovanni XXIII. Uomo di grande carità e mitezza Paolo VI non riuscì ad inserirsi in pieno nel mondo dei mass media, spesso poco ben disposti nei confronti della sua figura. Il Concilio Vaticano terminava l'8 dicembre 1965; cominciava quella che molti, forse impulsivamente, consideravano una nuova era della storia della Chiesa Romana. Papa Montini fu da una parte prudente in talune aperture d'ordine disciplinare o ecumenico e fu dall'altra molto sensibile ai problemi del Terzo Mondo e della pace mondiale. Ci basta qui ricordare e considerare la lettera enciclica "Populorum Progressio" del 26 marzo 1947 che ben si colloca accanto a quel coraggioso documento conciliare che è la "Gauduium er Spes" del 7 dicembre 1965.
Quella di Montini fu una successione difficilissima, perché, lui uomo di curia, non possedeva la simpatia e il calore di quel "curato di campagna" com'era papa Roncalli. Fu sempre considerato, gelido, amletico, dubbioso e pieno di tormenti, tanto da essere soprannominato "Paolo il Mesto" giocando sulle parole "Paolo Sesto". Dopo - le prime in assoluto - uscite di Papa Giovanni dalle mura vaticane per recarsi fuori Roma, fu proprio Paolo VI ad inaugurare l'usanza dei viaggi anche all'estero, in ogni angolo del mondo. Ma è anche il Papa che si è trovato a dover gestire i momenti più difficili e delicati del dissenso cattolico in Italia. Compresi tutti gli altri fermenti dentro la società contemporanea.
Ma alcuni di questi fermenti avvengono proprio nella Chiesa: veri e propri atti di ribellione dei fedeli - senza precedenti - alla struttura gerarchica e al potere della Chiesa. Da non dimenticare infine, col suo tradizionalismo ortodosso, nonostante tanti slanci di solidarismo, il travaglio vissuto da Paolo VI, nell'impervio cammino di due importanti e storiche leggi di questo periodo: quella del divorzio e quella dell'aborto. Si evitarono le vere e proprie "guerre di religione" nelle piazze (consenzienti anche i comunisti), ma le battaglie dentro le segreterie dei partiti furono all'ultimo sangue; le più feroci dentro lo stesso partito che aveva emblema proprio la croce cristiana. Paradossalmente i democristiani temevano di perdere elettorato, mentre i comunisti pure.
Entrambe le due questioni, e soprattutto poi i risultati, hanno addolorato profondamente Paolo VI, Lui che voleva ad ogni costo avere un dialogo proprio con "il popolo di Dio" del mondo contemporaneo indicatogli da Giovanni XXIII (soprattutto con il contenuto della enciclica Mater et magistra e con la temeraria Pacem in terris, in cui fece crollare muraglie e preconcetti secolari appellandosi a intese e collaborazioni con i non credenti) dovette vivere il periodo forse più drammatico della Chiesa sul piano non solo dottrinale ma etico. Una sua frase esprime in un modo non solo metaforico questo grande travaglio: "Aspettavamo la primavera ed è venuta la tempesta".
La lettera apostolica "Octogesima Adveniens" del 1971, rivela ulteriormente la condanna dell'ideologia marxista e del liberalismo capitalistico, ma anche la sua sensibilità sociale. Particolare coraggio e spirito pastorale animerà poi Paolo Vi nella questione della regolamentazione delle nascite (Eniclica "Humanae Vitae") e del problema della fede e dell'obbedienza alla gerarchia.
Uno dei momenti forti del suo pontificato fu l'anno giubilare, Anno Santo indetto nel 1975, che portò circa 8.500.000 di pellegrini a Roma.
Preoccupato delle dissidenze di destra e di sinistra in seno alla Chiesa, pervenne infine alla sospensione a divinis del vescovo tradizionalista M. Lefebvre e alla riduzione allo stato laicale dell'ex abate di San Paolo don Franzoni, fondatore di una Comunità di base di ispirazione socialista.
L'ultimo periodo della sua vita, reso difficile da una salute malferma, fu poi rattristato profondamente dal rapimento e poi uccisione del suo amico fraterno Aldo Moro.
In quei drammatici giorni del sequestro intervenne con un accalorato appello lanciato ai sequestratari di Moro, e poi alle sue esequie apparve addolorato e visibilmente sofferente.
L'ultima volta che apparve in pubblico fu proprio per i funerali di Moro. Ma fu anche molto criticato da un certo clero che gli rimproverò fino all'ultimo questi suoi "atteggiamenti" e di aver voluto portare la sua pietà a un uomo ribelle come Moro.
Montini è il Papa che ha visto scorrere sulle finestre del mondo la Guerra Fredda e il Sessantotto. E' il papa che ha messo in vendita la sua tiara, per offrire il ricavato ai più bisognosi; e che dopo quattro secoli, e non senza contestazioni da parte dei porporati più conservatori, ha abolito nel 1966 l'indice dei libri proibiti. E' il papa che si incontrò con il Patriarca di Costantinopoli Antenagora dopo 14 secoli di incomunicabilità. E' il primo papa ad aver preso l'aereo, visitando tutti e cinque i continenti come mai nessun pontefice aveva fatto prima. E' il papa che implorò personalmente e pubblicamente i brigatisti di liberare Aldo Moro, suo caro amico; e che successivamente, andando contro la tradizione, partecipò alla messa esequiale dello statista ucciso. Il suo stato di salute si deteriorò da allora progressivamente e tre mesi dopo, il 6 agosto 1978, anch'egli si spense nella residenza di Castel Gandolfo. Per volere di papa Giovanni Paolo II, l'11 maggio 1993 è stato aperto il processo diocesano per la Causa di Beatificazione. E' stato proclamato santo da Papa Francesco il 14 ottobre 2018.
domenica 28 settembre 2025
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 28 settembre.
Il 28 settembre 235 d. C. papa Ponziano, primo nella storia, abdica dal suo ufficio.
Una felice e fondata congettura di Emanuela Prinzivalli fa cominciare il pontificato del vescovo di Roma Ponziano nel 230. La fonte principale di questa e di altre notizie è il Catalogo Liberiano, che offre informazioni sull’episcopato di Ponziano, durato poco più di cinque anni, e della sua deportazione in Sardegna, condannato ad metalla cioè ai lavori forzati nelle miniere. Dopo l’imperatore Alessandro Severo (222-235), tollerante con i cristiani, salì al potere Massimino il Trace (235-238), che diversamente dal predecessore si volse contro i cristiani, mirando a colpire i capi delle cristianesimo. «La fine violenta di Alessandro Severo, assassinato durante una rivolta militare che espresse come nuovo imperatore Massimino il Trace, segnò un brusco mutamento nelle condizioni generali della politica romana che si tradusse sul piano religioso in una sistematica offensiva anticristiana mirata a colpire gli esponenti del clero», scrive Marcella Forlin Patrucco. Papa Ponziano ne fu una illustre vittima, ma non da solo: con lui fu condannato e deportato un altro capo dei cristiani, il sacerdote Ippolito, passato alla storia come antipapa; successivamente, entrambi sarebbero stati riconosciuti martiri e perciò degni di menzione nella storia della Chiesa. L’anno dell’esilio di Ponziano è il 235 e questo dovrebbe esserne anche l’anno della morte. Il citato Catalogo ricorda con precisione una data e un fatto: il 28 settembre 235 Ponziano abdica cioè volontariamente rinuncia al pontificato; è il primo caso nella storia della Chiesa ed è il primo elemento biografico nella storia dei papi di cui sia nota la data esatta.
Anche un’altra fonte, la Depositio martyrum, accosta Ponziano e Ippolito, dando la notizia della loro sepoltura avvenuta a Roma nello stesso giorno, il 13 agosto: Ponziano fu sepolto nel cimitero cosiddetto di Callisto, sulla via Appia, Ippolito nel cimitero sulla via Tiburtina. Il Martirologio Romano, alla data del 13 agosto, appunta: «Santi martiri Ponziano, papa, e Ippolito, sacerdote, che furono deportati insieme in Sardegna, dove entrambi scontarono una comune condanna e furono cinti, come pare, da un’unica corona. I loro corpi, infine, furono sepolti a Roma, il primo nel cimitero di Callisto, il secondo nel cimitero sulla via Tiburtina».
Come ricorda Emanuela Prinzivalli, l’epitaffio di Ponziano fu ritrovato nel 1909 sotto la pavimentazione del cubicolo di Santa Cecilia contiguo alla cripta papale del cimitero di Callisto; l’iscrizione è in greco: «Pontianos episk[opos] m[a]rt[ys]». Le spoglie di Ponziano, con quelle di altri cristiani importanti sepolti nel cimitero callistiano, furono traslate nella chiesa di Santa Prassede durante il pontificato di Pasquale I (817-824).
Secondo il Liber pontificalis, Ponziano fu romano, figlio di un tale Calpurnio, e morì a causa di molte sofferenze, probabilmente le sofferenze dovute alle crudeli fustigazioni riservate ai condannati alle miniere. Una notizia abbastanza sicura riguarda l’assenso di Ponziano alla decisione del vescovo di Alessandria Demetrio di condannare il teologo Origene – legato alla Chiesa di Alessandria e allo stesso Demetrio – che, a insaputa di Demetrio, era stato ordinato sacerdote dai vescovi Teoctisto di Cesarea e Alessandro di Gerusalemme.
Evidentemente il fatto più rilevante del pontificato di Ponziano – per quello che emerge dalle fonti – è la sua rinuncia all’ufficio di pontefice, rinuncia espressa con il termine tecnico «discinctus est»: si tratterebbe del primo caso nella storia del papato. Perché Ponziano rinuncia al pontificato? In primo luogo, potrebbe aver considerato realisticamente la sua situazione: non sarebbe uscito vivo dalla condanna e dalle sofferenze ad metalla, eppure la Chiesa aveva bisogno di un Pontefice che la guidasse; per questo, occorreva la propria personale e volontaria rinuncia. In secondo luogo, considerando che il sacerdote Ippolito condannato con lui era probabilmente il capo di una parte minoritaria e dissidente della comunità romana, il gesto di una abdicazione avrebbe significato una mano tesa verso l’unità e la riconciliazione.
giovedì 6 febbraio 2025
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 6 febbraio.
Il 6 febbraio 1922 il cardinale Achille ratti sale al soglio pontificio con il nome di Pio XI.
Ambrogio Damiano Achille Ratti nasce il 31 maggio del 1857 a Desio, figlio di Francesco e di Teresa Galli. Cresciuto con gli insegnamenti del sacerdote Giuseppe Volontieri e di don Damiano Ratti, suo zio, entra in seminario a soli dieci anni: dapprima in quello di San Pietro a Seveso, poi a Monza. Quindi, si sposta nel Collegio San Carlo a Milano, per poi ottenere la licenza liceale al "Parini". Dopo essere entrato nel Seminario teologico di Milano, viene trasferito al Seminario Lombardo di Roma nell'ottobre del 1879: due mesi più tardi viene ordinato sacerdote.
Nel 1882 Achille ottiene la laurea in teologia presso la Pontificia Facoltà della Sapienza, quella di diritto canonico presso l'Università Gregoriana e quella di filosofia presso la Pontificia Accademia di San Tommaso. Tornato all'ombra della Madonnina, insegna teologia dogmatica e sacra eloquenza al Seminario teologico; nel 1888 fa parte dei dottori della Biblioteca Ambrosiana, di cui diviene prefetto nel 1907. Ha l'occasione, in questo ruolo, di trascrivere e pubblicare documenti d'archivio e codici molto rari. Tra i suoi meriti si segnalano il riordinamento della Pinacoteca Ambrosiana, della Biblioteca della Certosa di Pavia e del Museo Settala, ma anche il restauro dei codici del Capitolo del Duomo di Milano. Nel frattempo, è cappellano delle Suore di Nostra Signora del Cenacolo di Milano, e nel tempo libero si dedica alla sua passione, l'alpinismo, scalando il Monte Rosa e il Monte Bianco.
Nel 1912 Don Achille Ratti viene chiamato da Papa Pio X a Roma come vice prefetto della Biblioteca Vaticana: due anni più tardi diventa prefetto. Nel 1918, tuttavia, deve abbandonare il compito: Papa Benedetto XV, infatti, lo spedisce in Lituania e in Polonia per ricostituire la Chiesa - dopo la guerra - in quelle nazioni come Visitatore apostolico. La Polonia, tuttavia, nell'estate del 1920 viene invasa dai bolscevichi: mentre tutti i diplomatici si danno alla fuga, Achille, diventato Nunzio, decide di rimanere al suo posto; lascerà comunque il Paese alla fine dell'anno, su richiesta del Pontefice, per diventare Arcivescovo di Milano e soprattutto ricevere la nomina cardinalizia. L'8 dicembre del 1921 inaugura l'Università Cattolica del Sacro Cuore, per cui si era battuto in passato insieme con padre Agostino Gemelli.
Il 22 gennaio del 1922 muore Benedetto XV; il 2 febbraio 53 cardinali si riuniscono in Conclave, e quattro giorni dopo la fumata bianca sancisce l'elezione a Papa di Achille Ratti, che ottiene 42 voti. Il cardinale brianzolo sceglie il nome di Pio XI, e dalla loggia esterna di San Pietro (chiusa da oltre cinquant'anni, da quando il Vaticano era stato inglobato nel Regno d'Italia) impartisce la benedizione Urbi et orbi. In effetti uno dei punti programmatici del nuovo Pontefice va individuato nella riconciliazione tra l'Italia e la Santa Sede, all'insegna del motto da lui scelto "Pax Christi in regno Christi".
La prima enciclica di Pio XI risale al 23 dicembre del 1922, e si intitola "Ubi arcano"; l'11 febbraio del 1929, invece, la Santa Sede riconosce ufficialmente Roma capitale dello Stato italiano e il Regno d'Italia, mentre l'Italia riconosce lo Stato Vaticano. Il 31 dicembre dello stesso anno l'enciclica "Divini illius Magistri" rivendica alla famiglia e alla Chiesa il diritto inviolabile di educare i giovani, con precedenza rispetto allo Stato: in particolare, l'educazione fornita dalla Chiesa serve a formare il vero cristiano, e il suo scopo è quello di collaborare con la grazia di Dio. Esattamente un anno più tardi, il 31 dicembre del 1930, la "Casti connubii", che rievoca l'"Aracnum Divinae" di Leone XIII, condanna il neopaganesimo colpevole di sostenere l'emancipazione della donna e che rischia di mettere in pericolo l'unità matrimoniale creata da Dio nella famiglia. Il 15 maggio del 1931, invece, viene diffusa la "Quadragesimo anno", che a sua volta si rifà alla "Rerum novarum" di Leone XIII, e che pone le basi per il cattolicesimo sociale. Al 20 dicembre del 1935, invece, risale "Ad Catholici sacerdotii", in cui viene esaltata la missione del sacerdozio cattolico.
Nel corso del pontificato di Papa Pio XI, vengono canonizzati Thomas More e John Fisher (vittime dello scisma di Enrico VIII), il fondatore dei Salesiani Giovanni Bosco e Teresa del Bambino Gesù, mentre sono dichiarati dottori della Chiesa Roberto Bellarmino, Pietro Canisio, Alberto Magno e Giovanni della Croce. In tutto, i santi e beati proclamati sono rispettivamente 33 e 496. Nel 1937, Papa Pio XI si scaglia contro il nazionalsocialismo tedesco e il comunismo stalinista sovietico, le due ideologie politiche totalitarie e violente che condizionano i destini dell'Europa in quel momento: l'enciclica "Mit Brennender Sorge" ("Con viva ansia") del 14 marzo è indirizzata al Reich nazista, mentre la "Divini Redemptoris" del 19 marzo è diretta al comunismo ateo. Ratti parla di un comunismo che ha distrutto la civiltà e la religione cristiana, con la condanna ai lavori forzati di sacerdoti e vescovi, mentre, a proposito di quel che accade in Germania, sottolinea l'illegalità delle violente misure adottate, oltre alla necessità di consentire la manifestazione libera della propria volontà.
Nel febbraio del 1939, in occasione del decimo anniversario della conciliazione con lo Stato, il Pontefice convoca tutti i vescovi italiani a Roma. Papa Pio XI, tuttavia, muore il 10 febbraio, a causa di un attacco cardiaco conseguente a una lunga malattia: il giorno dopo avrebbe dovuto pronunciare un discorso, studiato da tempo, in cui avrebbe denunciato le persecuzioni razziali tedesche e la violazione da parte del governo fascista dei Patti Lateranensi. Il discorso viene fatto distruggere dal Cardinal Segretario di Stato Pacelli, desideroso di stabilire relazioni serene con l'Italia e con la Germania: verrà reso noto solo nel 1959, durante il pontificato di Papa Giovanni XXIII, quando ne verranno pubblicati alcuni pezzi.
domenica 2 febbraio 2025
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 2 febbraio.
Il 2 febbraio 1309 ha inizio la cosiddetta "Cattività avignonese".
Con l’espressione Cattività avignonese si indica il trasferimento del papato da Roma ad Avignone (città della Francia meridionale) dal 1309 al 1377. Il ritorno a Roma del papato non pose fine alla crisi della Chiesa, perché ad esso seguì il Grande Scisma o Scisma d’Occidente, che lacerò l’Europa fino al 1417.
L’origine della Cattività avignonese risiede nello scontro tra papa Bonifacio VIII e il re di Francia Filippo IV il Bello.
Il re aveva decretato una tassazione straordinaria dei beni del clero, da sempre esentati dalle imposte. Il papa rispose minacciando il re di scomunica ed emanò la bolla Unam Sanctam, che ribadiva la supremazia dei pontefici: Bonifacio VIII attribuiva sia il potere temporale che quello spirituale alla Chiesa (dottrina delle due spade), precisando che solo per una concessione il papa permetteva a re e imperatori di esercitare il potere temporale; in caso di inosservanza la pena era la scomunica.
Filippo il Bello allora accusò Bonifacio VIII di essere salito sul soglio pontificio illegalmente: si mormorava che avesse costretto alle dimissioni il suo predecessore Celestino V, facendolo poi arrestare e uccidere. Inviò poi in Italia uno dei suoi consiglieri Guglielmo de Nogaret, che fece prigioniero il papa nella sua residenza ad Anagni (1303). Si racconta che durante questo episodio il papa fu addirittura schiaffeggiato e l’umiliazione per l’offesa subita (il cosiddetto Schiaffo di Anagni) fu tale che morì appena un mese dopo.
Il successore di Bonifacio VIII, Benedetto XI morì dopo solo otto mesi di pontificato. Intanto Filippo il Bello minacciava di convocare un concilio del clero francese in cui proclamare l’autonomia della Chiesa francese da Roma.
La Chiesa allora decise di assumere un atteggiamento più conciliante nei confronti del re. I cardinali elessero così il francese Bertrando de Got col nome di Clemente V (1305-1314). Nel 1309 egli spostò la sede del papato nella città francese di Avignone, in Provenza, dando così inizio al periodo della cosiddetta Cattività avignonese (1309-1377).
Nel corso della Cattività avignonese i pontefici – sette papi tutti francesi – agirono sotto il diretto controllo della monarchia di Francia.
Nel 1377 papa Gregorio XI riportò la sede papale a Roma. L’anno successivo morì e i cardinali romani elessero papa il napoletano Urbano VI. L’elezione fu però contestata dai cardinali francesi che gli contrapposero un altro papa, Clemente VII. I vari Stati europei scelsero tra l’uno e l’altro. Iniziò così lo Scisma d’Occidente o Grande Scisma, che lacerò la Chiesa.
Per uscire dallo scisma, la Chiesa fece ricorso al concilio. Dapprima il Concilio di Pisa del 1409, che non solo non risolse la questione, ma fece salire il numero dei papi a tre. Poi il Concilio di Costanza (1414-1418) che, dopo aver ottenuto le dimissioni del papa romano Gregorio XII (1326-1417), depose Giovanni XXIII e il papa avignonese Benedetto XIII, ed elesse l’unico pontefice nella figura di Martino V.
venerdì 27 settembre 2024
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 27 settembre 1590 muore Urbano VII, il papa dal pontificato più breve della storia.
Giovanni Battista Castagna nacque a Roma nel 1521, discendente da una nobile famiglia genovese che lo avviò agli studi umanistici ed ecclesiastici.
Nella città natale, in seguito alla laurea in utroque iure, si pose al servizio della Curia come avvocato della Segnatura Apostolica – il supremo tribunale della Santa Sede – e datario della legazione apostolica in Francia: è questa una carica oggi soppressa, che si occupava della riscossione di tributi e di fondi destinati ad opere di misericordia.
Elevato arcivescovo di Rossano nel 1553 per volere di Giulio III, fu da lui definito uomo dotato di «veste sacerdotale, (distinto) per onestà di vita e di costumi, provvido nelle spirituali come nelle temporali faccende»: da qui iniziò una rapida e brillante carriera che lo portò, fra le altre, a divenire Governatore dell’Umbria e Nunzio apostolico in Spagna, ove celebrò il battesimo della primogenita del re Filippo II, fino a ricevere la porpora cardinalizia nel 1583.
Nonostante diverse opposizioni, il 15 settembre 1590 Giambattista Castagna fu elevato al Soglio Pontificio grazie all’appoggio della fazione spagnola. Come i suoi predecessori, Urbano VII non era un prelato appartenente ad una potente famiglia romana, ma un uomo virtuoso dotato di profonda conoscenza teologica e canonica, avvezzo alla vita diplomatica e curiale. Da subito il neo-eletto annunciò di voler proseguire l’opera di riforma della Chiesa avviata dai predecessori e il proposito di continuare nell’attuare le norme del concilio di Trento – di cui era stato uditore nella fase finale –; ma il 27 settembre, colto da febbri malariche, si spense dopo soli 12 giorni di pontificato, celebre perché il più breve della storia della Chiesa.
Ma la fama di Urbano VII resta legata principalmente al suo spirito caritatevole, che ne contraddistinse sempre l’atteggiamento energico e determinato, deciso a contrastare ogni abuso di potere, nominò inoltre quattro cardinali affinché riformassero le finanze della Curia. Sollecito con i poveri, fu anche magnanimo con gli stessi nemici che lo avevano calunniato durante il conclave per evitare che fosse eletto, e perdonò il cardinale Bonelli, suo principale accusatore; inoltre si oppose fermamente alle richieste nepotistiche dei parenti, in modo che nessuno sottraesse pane al popolo.
Dotato di una «mansuetudine più che umana»: così lo descrisse Fulgenzio Micanzio, allievo del grande oppositore della Chiesa cattolica Paolo Sarpi, anch’egli pronto a riconoscere la statura morale di un uomo che avrebbe meritato un pontificato più lungo. E anche dopo la sua morte, i romani beneficiarono ancora una volta del loro Papa: aperto il testamento, si scoprì che Urbano VII aveva destinato ben trentamila scudi del suo patrimonio personale alla confraternita dell’Annunziata, affinché fosse assicurata una dote anche alle giovani ragazze indigenti e permettere loro il riscatto sociale.
venerdì 12 maggio 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Con il termine antipapa si intende colui che è stato eletto papa secondo procedure non canoniche ed è un usurpatore dei poteri e delle autorità del legittimo papa eletto regolarmente.
Il primo antipapa fu Ippolito che venne eletto per protesta contro Callisto I da un gruppo scismatico di Roma nel III secolo. Ippolito di Roma (Asia, 170 circa – Sardegna, 235), teologo e scrittore romano, primo antipapa della storia della Chiesa, prima della morte si riconciliò con il papa legittimo, Ponziano, insieme al quale subì il martirio. Ippolito è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa, pertanto è considerato come il primo Antipapa della storia ad essere stato canonizzato.
In seguito, il periodo della lotta per le investiture coincise con l’elezione di numerosi antipapi sostenuti dalla fazione imperiale.
Tra la fine del XIV secolo e l’inizio del XV vi furono numerose elezioni di una serie di papi rivali, con la conseguente nascita di varie linee di successione. Una di esse fu riconosciuta come ufficiale dalla chiesa cattolica, mentre gli eletti appartenenti alle altre furono dichiarati antipapi. Non era necessariamente evidente, nei periodi in cui esistevano due (o più) pretendenti rivali, quale fosse l’antipapa e quale il papa, e le nette distinzioni fatte tra di essi in retrospettiva possono dare una falsa idea che esistesse certezza tra i loro contemporanei. I sostenitori davano appoggio ad un certo candidato, ma non potevano sapere quale sarebbe stato determinato essere l’antipapa e quale il papa, fino al compiersi degli eventi.
Al termine dello Scisma d’Occidente il Concilio di Costanza proclamò pontefice Martino V, pretendendo la rinuncia al papato dell’avignonese antipapa Benedetto XIII, dopo che Gregorio XII e l’antipapa Giovanni XXIII si erano già ritirati. Benedetto, che venne eletto papa da una parte del collegio cardinalizio nel 1394, scegliendo per sé il nome pontificale di Benedetto XIII, venne deposto dal Concilio di Costanza nel 1417, ma non riconobbe mai l’autorità di quel concilio. Si ritirò in un castello sulla costa di Valencia, continuando a considerarsi il papa legittimo, e prima della sua morte avvenuta nel 1423, nominò alcuni cardinali fedeli per assicurare la successione. Tre di questi cardinali alla sua morte elessero come successore l’antipapa Clemente VIII. Successivi accordi con papa Martino V lo convinsero a dimettersi (26 luglio 1429) e ad accettare la diocesi di Maiorca. Clemente VIII, fino alla sua abdicazione, è stato l’ultimo papa della Linea d’Avignone.
La storia degli antipapi dovrebbe interrompersi con l’abdicazione di Clemente VIII, ma non è così. Bisogna però tornare indietro all’elezione di Clemente VIII per riprendere il filo di un’intricatissima storia che si concluderà con Benedetto XVI, l’ultimo antipapa.
Jean Carrier, fedelissimo seguace del papa avignonese Benedetto XIII, e uno tra i cardinali che questi nominò nel suo ultimo concistoro del 1423, era molto lontano, nella contea di Armagnac, come vicario generale di Benedetto XIII, quando fu eletto Clemente VIII il 10 giugno 1423. Impegnato nella guerra dei Cent’anni, come legato e cappellano, era perciò rinchiuso in una fortezza del grande cavaliere cinta d’assedio dalle forze nemiche, e perciò impedito a raggiungere il rifugio aragonese degli scismatici. Jean dunque ritenne illegittima l’elezione cui molto probabilmente aspirava.
Non poteva certo autonominarsi pontefice ma dal momento che basta almeno un cardinale per designare un papa, egli stesso provvide ad eleggerlo. Riunitosi ai suoi colleghi il 12 novembre del 1425, dopo un prolungato esame, ritenne illegittima l’elezione e, agendo in maniera unilaterale, elesse l’arcidiacono della cattedrale di Bernard Garnier, arcidiacono della cattedrale di Rodez, cui impose il nome di Benedetto XIV.
La scelta, più che la nomina, viene tenuta nascosta. L’unico elettore non promulga alcun editto, non c’è una cerimonia di incoronazione, nessun avviso al popolo. Si sa solo che nel gennaio 1427 lo scisma nello scisma è già avvenuto, e lo stesso cardinale notifica a Jean IV di Armagnac la notizia, avvertendo però che il papa è nascosto, poiché Clemente VIII avrebbe potuto arrestarlo. A sua volta, nel 1427 il conte precisava a Giovanna d’Arco che solo Carrier conosceva la località in cui si trovava questo pontefice. Jean Carrier si riferì a lui sempre come Papa Benedetto XIV, dicendo al Conte Jean IV di Armagnac che solo lui conosceva l’ubicazione del papa nascosto, come Jean d’Armagnac nel 1430 avrebbe riferito in una lettera a Giovanna d’Arco. Ciò, se fosse vero, sarebbe l’ultima notizia certa di Garnier come antipapa, nello stesso anno in cui Carrier prese il suo posto. Ben presto però Jean Carrier cadde prigioniero di Clemente VIII, il quale, forse, cercò inutilmente di farsi rivelare dal prigioniero il nascondiglio del “rivale” Benedetto XIV.
Il Castello di Foix nel 1034 fu trasformato in sede della Contea di Foix, assumendo un importante ruolo nella storia militare medievale. Durante i due secoli successivi il castello servì da riparo ai conti, così come alla resistenza occitana durante la crociata contro i Catari, allorché divenne anche luogo di rifugio privilegiato dei catari perseguitati. Nel 1116 Ramón Berenguer III il Grande, Conte di Barcellona, intervenne militarmente sulla città per smorzare una rivolta anti-catalana. Il castello è stato interessato da diversi assedi durante i secoli, tra i quali quello di Simon IV di Montfort nel 1211, difendendosi con successo in tutti i casi, tranne durante un tradimento nel 1486. Dal XIV secolo i Conti di Foix, tra i quali Gaston III (1343-1391), iniziarono ad abbandonare il castello a causa della poca comodità delle strutture, in beneficio del Palazzo dei Governatori, oggi Tribunale, della città di Pau.
Tra il 1429 ed il 1430, forse in seguito all’abdicazione di Clemente VIII del 26 luglio 1429, un tale Jean Farald (che alcune fonti dicono essere l’unico cardinale nominato da Garnier-Benedetto XIV) elesse un nuovo antipapa scegliendo proprio Jean Carrier, che assunse il nome di Benedetto con l’ordinale XIV, esattamente come il “predecessore”, dopo essere stato liberato dall’ex-antipapa Clemente. Poco dopo esser divenuto papa, tuttavia, Carrier cadde di nuovo prigioniero, stavolta delle milizie che nel sud della Francia sostenevano Martino V. Carrier, quantunque in cattività, fu considerato papa dai suoi sostenitori fino al 1437, anno in cui è possibile che sia morto.
Pierre Tifane sarebbe stato il successore dell’antipapa Benedetto XIV fino alla sua morte avvenuta nel 1440, assumendo il nome di Benedetto XV. Prima di morire nel 1437, Carrier avrebbe nominato quattro cardinali: Pierre Trahinier (cardinale di Betlemme), un tal Bernard (cardinale d’Ebron), Pierre Tifane (cardinale di Tiberiade e futuro Benedetto XV), un tal Jean (cardinale di Gibelet), un misterioso cardinale di Iona e Jacques (cardinale di Cesarea). Dei precedenti quattro pseudo-cardinali nominati da Benedetto-Garnier (il primo con questo nome) di cui si conosce solo tal Jean Farald, non si sa più nulla dalla sua morte nel 1429 (fu Farald da solo ad eleggere Carrier dopo la morte di Garnier).
Alla morte di Benedetto-Carrier nel 1437, nel castello di Foix, gli irriducibili seguaci del papato avignonese, qualche centinaio di cattolici dislocati per lo più nel sud della Francia, nella regione dell’Aveyron, avrebbero eletto tal Pierre con il nome di Benedetto XV.
In realtà di lui non si sa molto, se non che sarebbe morto nel 1470 ed avrebbe avuto anche un successore, Jean Langlade, con il nome di Benedetto XVI. Normalmente gli storici negano che il Carrier abbia avuto dei successori, mancando una seria documentazione, collocando sia Tifane che Langlade nel regno della fantasia.
Langlade (? – Abbazia di San Galgano, ca. 1499) sarebbe stato uno dei cardinali creati dall’antipapa Benedetto XIV, appartenente alla linea di pontefici che risalivano a Clemente VII ed a Benedetto XIII, i due antipapi che sono all’origine dello Scisma d’Occidente e che si trovavano al vertice di una piccolissima chiesa scismatica diffusa in alcune regioni del sud della Francia, in opposizione alla Chiesa Cattolica Romana.
Alla morte di Benedetto XV, avvenuta nel 1470, il Langlade sarebbe stato eletto dai suoi seguaci come suo successore assumendo il nome di Benedetto XVI. Non si hanno notizie sul suo pontificato. Sembra che sia morto nel 1499.
Recentemente sembra che siano venuti alla luce dei documenti di uno storico senese, che si sarebbe occupato di questo antipapa: secondo tali documenti Benedetto XVI, nel 1499 avrebbe deciso di sottomettersi a papa Alessandro VI, ma durante il viaggio verso Roma, sarebbe caduto ammalato nell’abbazia di San Galgano presso Siena dove avrebbe pronunciato la sua abiura nelle mani dell’abate Antonio Balestrari e sarebbe morto.
Nella stessa abbazia si sarebbe conservata la sua tomba, che sembra recasse la seguente iscrizione: « HIC JACET JOANNES GALLUS QUI RELICTO FUNESTO SCHISMATE ET PAPAE COGNOMINE IN HOC MONASTERIO OBIJT IN PACE » « Qui giace il francese Jean che, abbandonato il funesto scisma ed il nome da papa, in questo monastero riposa in pace »
L’edificio di culto risale ad un’epoca successiva al 1181. La chiesa, sede della Compagnia di San Galgano, fu costruita per ospitare le reliquie di San Sebastiano, donate a San Galgano da papa Alessandro III. Nella Chiesa aveva sede la Compagnia laicale di San Galgano, associazione nata sembra intorno al 1185.
La tomba sembra sia stata visibile fino alla fine del XVIII secolo, quando sarebbe stata trasferita nella chiesa di San Sebastiano, nel vicino villaggio di Chiusdino. Durante l’occupazione francese, la tomba sarebbe stata violata ed i soldati avrebbero giocato a palla col teschio dell’antipapa. Lo scrittore Jean Raspail, nel romanzo “L’Anello del Pescatore”, ha immaginato che, dopo l’abdicazione di Benedetto XVI, i suoi seguaci abbiano continuato nella Linea d’Avignone, giungendo fino a Benedetto XL (il 40° e ultimo con questo nome) che, ormai ridotto in miseria, sarebbe giunto a Roma per incontrare papa Giovanni Paolo II e sottomettersi a lui, come cinque secoli prima voleva fare Benedetto XVI.
Anche lo scrittore Gérard Bavoux, con “Le Porteur de lumière”, ha immaginato che Benedetto XVI abbia avuto successori fino ad oggi.
Benedetto XVI: forse un antipapa di ieri. Nel 2013 un altro Benedetto XVI, Papa a tutti gli effetti, è stato protagonista di una scelta storica, con pochi precedenti. Un gesto che ha lasciato dietro di sé affetto e commozione, ma anche dubbi, perplessità, confusione. Le sue parole hanno risuonato, così come le sue critiche e i suoi appunti ad una Chiesa che ha necessità di cambiare per salvarsi nel futuro dalla secolarizzazione e dai suoi guasti interni, dagli scandali, dalla difficoltà di rapportarsi con i cambiamenti epocali del mondo.
Benedetto XVI è, in fondo, il Papa che ha deciso di affrancarsi, per stanchezza fisica e mentale, dal suo mandato. Il suo predecessore aveva scelto la strada del martirio, fino alla fine dei giorni. Forse, se questo fosse accaduto in età medioevale, Papa Ratzinger oggi sarebbe giudicato tra mille misteri, supposizioni, ipotesi. O magari come una sorta di antipapa, venuto a sconquassare un equilibrio dall’alto di un’accusa morale. La storia, ricca di leggende, questa volta è cosa certa.
lunedì 29 agosto 2011
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