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domenica 2 febbraio 2025

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 2 febbraio.

Il 2 febbraio 1309 ha inizio la cosiddetta "Cattività avignonese".

Con l’espressione Cattività avignonese si indica il trasferimento del papato da Roma ad Avignone (città della Francia meridionale) dal 1309 al 1377. Il ritorno a Roma del papato non pose fine alla crisi della Chiesa, perché ad esso seguì il Grande Scisma o Scisma d’Occidente, che lacerò l’Europa fino al 1417.

L’origine della Cattività avignonese risiede nello scontro tra papa Bonifacio VIII e il re di Francia Filippo IV il Bello.

Il re aveva decretato una tassazione straordinaria dei beni del clero, da sempre esentati dalle imposte. Il papa rispose minacciando il re di scomunica ed emanò la bolla Unam Sanctam, che ribadiva la supremazia dei pontefici: Bonifacio VIII attribuiva sia il potere temporale che quello spirituale alla Chiesa (dottrina delle due spade), precisando che solo per una concessione il papa permetteva a re e imperatori di esercitare il potere temporale; in caso di inosservanza la pena era la scomunica.

Filippo il Bello allora accusò Bonifacio VIII di essere salito sul soglio pontificio illegalmente: si mormorava che avesse costretto alle dimissioni il suo predecessore Celestino V, facendolo poi arrestare e uccidere. Inviò poi in Italia uno dei suoi consiglieri Guglielmo de Nogaret, che fece prigioniero il papa nella sua residenza ad Anagni (1303). Si racconta che durante questo episodio il papa fu addirittura schiaffeggiato e l’umiliazione per l’offesa subita (il cosiddetto Schiaffo di Anagni) fu tale che morì appena un mese dopo.

Il successore di Bonifacio VIII, Benedetto XI morì dopo solo otto mesi di pontificato. Intanto Filippo il Bello minacciava di convocare un concilio del clero francese in cui proclamare l’autonomia della Chiesa francese da Roma.

La Chiesa allora decise di assumere un atteggiamento più conciliante nei confronti del re. I cardinali elessero così il francese Bertrando de Got col nome di Clemente V (1305-1314). Nel 1309 egli spostò la sede del papato nella città francese di Avignone, in Provenza, dando così inizio al periodo della cosiddetta Cattività avignonese (1309-1377).

Nel corso della Cattività avignonese i pontefici – sette papi tutti francesi – agirono sotto il diretto controllo della monarchia di Francia.

Nel 1377 papa Gregorio XI riportò la sede papale a Roma. L’anno successivo morì e i cardinali romani elessero papa il napoletano Urbano VI. L’elezione fu però contestata dai cardinali francesi che gli contrapposero un altro papa, Clemente VII. I vari Stati europei scelsero tra l’uno e l’altro. Iniziò così lo Scisma d’Occidente o Grande Scisma, che lacerò la Chiesa.

Per uscire dallo scisma, la Chiesa fece ricorso al concilio. Dapprima il Concilio di Pisa del 1409, che non solo non risolse la questione, ma fece salire il numero dei papi a tre. Poi il Concilio di Costanza (1414-1418) che, dopo aver ottenuto le dimissioni del papa romano Gregorio XII (1326-1417), depose Giovanni XXIII e il papa avignonese Benedetto XIII, ed elesse l’unico pontefice nella figura di Martino V.

sabato 7 settembre 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 settembre.
Il 7 settembre 1303 si ebbe l'episodio celebre dello "schiaffo di Anagni".
Il celebre episodio dello Schiaffo di Anagni (Anagni oggi è in provincia di Frosinone, Lazio) ha per protagonisti papa Bonifacio VIII e il re di Francia Filippo IV di Valois, detto il Bello. Dante canta questo evento nel canto XX del Purgatorio (vv. 85-90).
Filippo il Bello aveva esigenze di cassa, decise quindi di tassare i beni ecclesiastici sul suolo francese. Bonifacio VIII scrisse una serie di bolle, in parte disattese e ignorate, in parte bruciate e falsificate dalla cancelleria francese, fino alla bolla di scomunica Unam Sanctam del 18 novembre 1302, affissa sulle porte della cattedrale di Anagni la mattina dell’8 settembre 1303.
Filippo il Bello doveva in tutti i modi evitare la scomunica: inviò quindi in Italia Guglielmo de Nogaret. Questi, grazie all’appoggio incondizionato fornitogli dalla nobile famiglia romana dei Colonna (nemica acerrima dei Caetani, cui apparteneva Bonifacio VIII), arrivò ad Anagni nella notte tra il 6 e il 7 settembre. Con sé aveva un esercito di un migliaio tra fanti e cavalieri capeggiato da Giacomo Colonna, detto Sciarra (Sciarra in volgare significava attaccabrighe).
Forte dell’aiuto di una mano traditrice, l’esercito riuscì a penetrare nella città e in breve vinse le poche difese organizzate dalla guardia.
Secondo la tradizione, papa Bonifacio VIII si sarebbe rifugiato al secondo piano del palazzo della famiglia Caetani, nella Sala degli Scacchi (in seguito chiamata Sala della Schiaffo), assistito solo dal cardinale Nicolò Boccasini. Il primo a irrompere nella sala sarebbe stato proprio Sciarra Colonna, che avrebbe dato il famoso schiaffo a papa Bonifacio VIII.
Non si hanno notizie certe circa lo svolgimento degli eventi, per cui dello schiaffo di Anagni molti storici hanno in passato (e ancora oggi) dubitato. Ma una cosa nessuno ha mai messo in discussione: l’insulto morale ci fu!
 Bonifacio VIII venne liberato dopo qualche giorno dagli abitanti di Anagni e portato sotto scorta a Roma, dove morì poco dopo, l’11 ottobre 1303.
Le sue spoglie vennero sepolte in San Pietro, nella Cappella Caetani costruita da Arnolfo di Cambio. Oggi di questa cappella non vi è alcuna traccia, perché venne distrutta in occasione della edificazione della nuova Basilica di San Pietro. Le spoglie del pontefice furono invece sistemate nelle Grotte Vaticane, dove si trovano tuttora, nel sarcofago funerario realizzato da Arnolfo di Cambio.
Morto Bonifacio VIII e il breve pontificato di Benedetto XI, fu eletto il francese Bertrando de Got col nome di Clemente V. Egli spostò la sede del papato ad Avignone (1309), in Provenza, dando inizio al periodo della «cattività [prigionia] avignonese».

sabato 20 aprile 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 aprile.
Il 20 aprile 1303 Bonifacio VIII istituisce lo "Studium Urbis", ossia l'odierna università La Sapienza.
Il passato della Sapienza comincia allora. Benedetto Caetani convince il suo predecessore Celestino V ad abdicare e diventa papa con il nome di Bonifacio VIII. Sostenitore della supremazia universale del papato, Bonifacio si scontra con Filippo IV di Francia e dopo aver redatto la bolla Unam Sanctam, dove ribadisce la supremazia del pontefice su tutte le podestà della terra, lo scomunica nel 1303. Nello stesso anno Bonifacio con la bolla In suprema praeminentia dignitatis fonda lo Studium Urbis, l’Università di Roma. L’Università viene collocata fuori dalle mura vaticane, ubicazione che, se non risolve i vincoli esistenti tra l’università e il clero, segna tuttavia l’inizio di un nuovo rapporto tra la città di Roma e gli studiosi che in essa giungevano da tutte le parti del mondo.
Lo Studium Urbis acquista man mano importanza e prestigio e dal 1363 riceve dalla città di Roma un contributo stabile. La sede di Trastevere non è più sufficiente; così nel 1431 papa Eugenio IV, per dare all’Università una struttura più articolata, affianca al Rettore quattro amministratori e provvede all’acquisto di alcuni edifici nel rione Sant’Eustachio, tra piazza Navona e il Pantheon. In quell’area sorgerà duecento anni dopo lo storico palazzo della Sapienza, oggi sede dell'Archivio di Stato.
Nei primi anni del Cinquecento fu il figlio di Lorenzo De’ Medici, papa Leone X a dare un forte impulso all’Università romana, chiamando a Roma da tutta Europa studiosi famosi che le conferirono prestigio. È a Roma che per la prima volta in Europa vengono introdotte materie come i simplicia medicamenta, base della spagirica, un sistema di cure che a partire dall’energia presente nell’uomo cerca di ristabilirne l’equilibrio turbato dalla malattia. È in quegli anni che lavora nello Studium Urbis Bartolomeo Eustachio, uno dei fondatori della scienza anatomica moderna. Fu sempre papa Leone X a dare impulso agli insegnamenti storici, umanistici, archeologici e scientifici. Nel 1592 papa Clemente VIII chiama a Roma Andrea Cesalpino che l'anno dopo fornisce la prova della circolazione sanguigna e dimostra che esiste una corrente centripeta opposta rispetto a quella che, tramite l'aorta e i suoi rami, porta il sangue dal cuore alla periferia.
Nel 1660 lo Studium Urbis si trasferisce nella nuova sede, il palazzo in Corso Rinascimento che prende il nome di Sapienza dall’iscrizione posta sopra il portone principale: Initium Sapientiae timor Domini. Presso quella sede prestigiosa, che oggi ospita l’Archivio di Stato, nel 1670 viene fondata da Alessandro VII Chigi la biblioteca Alessandrina. Messi papali sono inviati nei paesi del vicino Oriente per procurare testi, volumi, alfabeti e grammatiche. A metà del Settecento un nuovo impulso viene dato all’Università da Benedetto XIV che regolamenta i percorsi di studio e i concorsi a cattedra, introduce nuovi insegnamenti come fisica sperimentale, chimica e matematiche sublimi, porta da tre a cinque i corsi di laurea: materie sacre, giurisprudenza, medicina e chirurgia, arti e filosofia e lingue. Benedetto ritiene ragionevole anche stanziare adeguate risorse per attrezzature e gabinetti scientifici mostrando l’utilità di accompagnare le riforme con le risorse necessarie per portarle avanti.
Quando lo spirito della Rivoluzione francese raggiunge Roma e, nel 1798, viene proclamata la prima Repubblica romana, si cerca di dare una nuova impostazione all’Università fondando l’Istituto nazionale per le scienze e per le arti e di rendere culturalmente più autonomi gli insegnamenti. Ma la speranza legata a Napoleone dura poco e lo spirito laico degli studenti deve aspettare la repubblica romana della primavera dei popoli. Nel 1849 un battaglione di studenti universitari si copre di gloria combattendo a difesa della Roma repubblicana di Mazzini, Saffi e Armellini, contro Napoleone III e le truppe francesi. Quando nel 1870 i bersaglieri completano l’unità d’Italia, sollevando i pontefici dall’ingrato e pur così difeso compito di esercitare il potere temporale, inizia un periodo di riforme significative per l’università romana. L’Italia in quegli anni è immersa nello spirito europeo e il ministro dell’Istruzione del nuovo Stato è Terenzio Mamiani, filosofo e intellettuale di altissimo livello. Con la sua azione e quella dei suoi successori la Sapienza ha modo di aprirsi in senso laico alle nuove correnti del pensiero moderno europeo.
Lo spirito patriottico che caratterizza la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento contiene in sé elementi diversi, tra i quali anche i germi del nazionalismo. Così, a ridosso della prima guerra mondiale, lo scontro tra interventisti e internazionalisti si ripropone nell’Università con manifestazioni anti tedesche, costringendo il rettore Alberto Tonelli, lui stesso convinto interventista, a sospendere le lezioni e a chiudere l’Ateneo. La guerra lascia un segno profondo nella vita dell’Università tanto che, terminato il conflitto, viene conferita la laurea per onore a tutti gli studenti caduti.
Gli anni del dopoguerra e lo scontro sociale che ne segue avviano il nostro paese verso la dittatura fascista. Il regime, che considera l’università e la scuola luoghi privilegiati per la propaganda, impone nel 1931 a tutti i docenti l’obbligo di un giuramento di fedeltà al duce pena la sospensione dall’insegnamento per chi avesse rifiutato. Su 1200 professori italiani solo dodici hanno il coraggio di opporsi rifiutando il giuramento. Fra questi quattro professori della Sapienza: Ernesto Buonaiuti, professore di storia del cristianesimo, Giorgio Levi della Vida, professore di studi orientali, Vito Volterra, professore di matematica e fisica, Gaetano De Sanctis, professore di storia antica. Tutti perdono il lavoro. Qualche altro docente preferisce chiedere il pensionamento anticipato piuttosto che sottomettersi all'obbligo del giuramento, come Antonio de Viti De Marco, professore di scienza delle finanze. Gli altri si piegano e il regime li ricompensa edificando una prestigiosa città universitaria: la nuova sede, progettata da Marcello Piacentini, viene inaugurata nel 1935 con cerimonie grandiose alla presenza della famiglia reale. Ma il clima in Italia diventa sempre più difficile per gli studiosi e inizia la migrazione dei cervelli. Enrico Fermi rimane a Roma fino al 1938. Quando riceve il premio Nobel, il fascismo ha appena promulgato le leggi razziali; Fermi, la cui moglie è di religione ebraica, dopo aver ritirato il premio a Stoccolma, emigra a New York. Lo segue un suo allievo, Emilio Segrè, che era salito in cattedra alla Sapienza dieci anni prima. L’anno dopo lascia Roma per gli Stati Uniti anche un giovane laureato in giurisprudenza della nostra università, Franco Modigliani, che riceverà nel 1985 il Nobel per l’economia.
Dopo la seconda guerra mondiale inizia una nuova ricostruzione: i docenti che avevano perso il posto per motivi politici o razziali vengono reintegrati nell’insegnamento e si ripristina l’elezione diretta del rettore e delle altre cariche accademiche.
Con gli anni Sessanta inizia una nuova fase. L’Italia vive il boom economico e si comincia a respirare un’aria nuova, il primo governo di centrosinistra apre una stagione di riforme, la Chiesa cattolica con il Concilio Vaticano II realizza una svolta più attenta al contributo della scienza al progresso dell’umanità, il partito comunista italiano dopo i fatti di Ungheria rompe con l’Unione Sovietica e accentua una sua elaborazione politica autonoma. Gli studenti aumentano in modo significativo, l’università invece rimane ancorata alle logiche tradizionali, il fermento studentesco si traduce in scontri violenti tra studenti di destra e di sinistra. Il 27 aprile del 1966 lo studente Paolo Rossi muore sulle scalinate di Lettere e filosofia durante una incursione di studenti di destra. Gli studenti e i professori per protesta occupano in modo non violento diverse facoltà. Per la prima volta nella storia il rettore Ugo Papi si trova costretto a dimettersi.
Poi il sessantotto, la contestazione, le occupazioni, Valle Giulia, il movimento studentesco e insieme le proteste e le attese di studenti e operai per un mondo più giusto. Nel 1969 sotto la spinta della protesta studentesca il Governo liberalizza l’accesso alle università.
Si apre una fase di grandi speranze e di grande partecipazione. In questi anni le scienze sociali, che in Italia erano state compresse dall’impostazione gentiliana, trovano finalmente uno sbocco accademico: nascono negli anni ’70  i corsi di laurea in psicologia e sociologia che diventeranno facoltà nel 1991.
Gli avvenimenti successivi fanno parte della storia recente: la burrascosa stagione del 1977, la rottura tra il movimento degli studenti e il sindacato, a cui segue una fase di disincanto e di scarsa partecipazione degli studenti che si riscuotono solo negli anni novanta con il movimento della Pantera. L’Italia vive i cosiddetti anni di piombo; l'università è colpita con gli assassini di due illustri docenti: Vittorio Bachelet nel 1980 e Ezio Tarantelli nel 1985.
La preoccupazione per la dimensione eccessiva della Sapienza porta a promuovere lo sviluppo di altre due importanti università statali: l’Università di Tor Vergata e Roma Tre che negli anni si affermano raggiungendo anch’esse dimensioni considerevoli.
È un rettore ingegnere a riportare la Sapienza a un ruolo centrale nello sviluppo delle politiche universitarie italiane: Antonio Ruberti. È a lui che si deve il recupero del nome Sapienza. Il suo impegno lo porta negli anni successivi a diventare il primo ministro dell’Università e della ricerca scientifica nel nostro Paese.
Dopo una lieve flessione nelle iscrizioni la Sapienza ha ripreso a crescere e rimane il più grande ateneo d’Europa, con circa 112.000 studenti e 8.000 dipendenti tra professori, impiegati e tecnici. Le riforme che hanno riguardato il sistema universitario alla fine degli anni Novanta hanno portato a una forte espansione dell’offerta formativa e delle strutture della Sapienza. A partire dal 2009 è iniziato un processo di riordino che ha portato all’adozione nel 2010 del nuovo Statuto, ispirato a criteri di razionalizzazione e a principi meritocratici. Le facoltà, oggi 11, hanno assunto un ruolo di coordinamento e di supervisione, mentre i dipartimenti, ridotti a 63, si occupano di didattica e ricerca.
Il futuro della Sapienza comincia oggi dal suo passato e dal contributo di tutte le componenti della comunità universitaria.

martedì 20 settembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 settembre.
Il 20 settembre 1378 ha inizio lo scisma d'occidente, con la designazione di Clemente VII come antipapa.
Con l'espressione 'Scisma d'Occidente' gli storici intendono quel periodo compreso tra il 1378 e il 1417 durante il quale si crea una profonda crisi del potere papale. Si produce infatti una forte lacerazione all'interno della Chiesa occidentale, tanto che si arriva ad un'aspra contesa tra papi e antipapi nella lotta per la conquista del trono pontificio.
Negli stessi anni in cui le Signorie italiane e gli Stati nazionali europei si evolvono verso nuove identità, sia il potere del Papa che quello dell'Imperatore sembrano entrare in crisi. Nel 1294 viene eletto il nuovo papa, Celestino V (1210-1296), passato alla storia come il papa del 'gran rifiuto' poiché rinuncia al suo incarico dopo pochi mesi. Si tratta di un uomo umile, poco propenso alla politica e ai compromessi. Altro carattere aveva invece Bonifacio VIII, papa che ha sempre difeso il primato del potere papale, ricordando che Dio ha dato al pontefice sia il potere spirituale che quello temporale. A mettere in dubbio l'autorità e la superiorità della Chiesa di Roma sono soprattutto i grandi sovrani come il re di Francia, Filippo il Bello, che decide di sospendere i vantaggi fiscali concessi al clero e impone agli ecclesiastici francesi l'obbligo delle tasse. Ma la sovranità papale è messa ancora in discussione durante la cosiddetta 'cattività avignonese' tra il 1309 e il 1377, quando il papa decide di trasferire la sua sede da Roma ad Avignone in Francia. In questo periodo il papato rinuncia alla propria autonomia per subire, in cambio di protezione, pesanti condizionamenti da parte dei re francesi. Nella nuova sede la Chiesa si abbandona anche a una progressiva corruzione dei propri costumi. Dopo circa settant'anni è papa Gregorio XI a prendere la decisione di tornare a Roma, grazie anche all'intervento di Caterina da Siena. Il papa aveva capito che ormai la Francia era impegnata nella Guerra dei Cent'anni e quindi il 27 gennaio del 1377 ritorna a Roma con tutta la curia.
Subito dopo la morte di Gregorio XI i romani protestano contro i cardinali per evitare la probabile elezione di un ennesimo papa francese che avrebbe potuto significare il ritorno del pontefice ad Avignone. L'8 aprile del 1378 inizia il conclave che porta all'elezione di Bartolomeo Prignano, eletto col nome di Urbano VI. Ma alcuni cardinali lasciano Roma e si riuniscono nella città di Fondi, dove il 20 settembre di quell'anno eleggono come papa Roberto di Ginevra, che sceglie il nome di Clemente VII. Quest'ultimo decide poi di riportare la sede papale ad Avignone, in contrapposizione alla sede di Roma. A questo punto si delinea evidentemente quello che è passato alla storia come 'Scisma d'Occidente': ognuno dei due papi procede alla scomunica dell'altro e il mondo cristiano si trova coinvolto in un conflitto di potere che contrappone non solo due fazioni papali ma anche monasteri e comunità divise tra 'obbedienza avignonese' e 'obbedienza romana'. L'Europa si ritrova quindi divisa in due: la Francia, la Scozia, l'Aragona, la Castiglia, la Navarra, il Regno di Napoli e Cipro si schierano per Clemente VII; il Portogallo, la Germania, gran parte dell'Italia, l'Ungheria, l'Inghilterra, l'Irlanda, la Polonia, la Scandinavia seguono Urbano VI. Il caos creato dallo scisma arriva a coinvolgere anche importanti personalità come i futuri santi Vicente Ferrer (sostenitore di Clemente VII) e Caterina da Siena (sostenitrice di Urbano VI). Le curie di Avignone e Roma continueranno ad avanzare le proprie pretese di legittimità anche oltre i primi due papi contendenti, dopo i quali si andrà avanti ad eleggere un papa a Roma e un antipapa ad Avignone.
Intanto negli ambienti cattolici si cominciava a ipotizzare una possibile soluzione al problema poiché c'era il rischio di delegittimare sempre più lo stesso ruolo del papato, gettando così la cristianità nella confusione più totale  Si decide allora di fare un primo tentativo convocando un concilio ecumenico per ricomporre lo scisma e per questo gran parte dei cardinali elettori convocano il Concilio di Pisa nel 1409. In questo concilio si decide di deporre Benedetto XIII e Gregorio XII e di eleggere un nuovo pontefice che diventa papa col nome di Alessandro V.  Quello che doveva essere l'ultimo atto, dopo quasi trent'anni di lotte intestine, finisce per complicare ancor di più la situazione: Gregorio e Benedetto dichiarano illegittimo il concilio e rifiutano di essere deposti.  Così si passa ad avere non più due papi ma bensì tre.  Si arriverà alla soluzione del conflitto solo qualche anno più tardi grazie anche a Giovanni XXIII, succeduto ad Alessandro V.     
Viene convocato il Concilio di Costanza, in Germania, nel 1414 e si concluderà solo nel 1417  Confermata l'autorità del concilio, i cardinali dichiarano antipapi Giovanni XXIII e Benedetto XIII mentre Gregorio XII decide di dimettersi di sua volontà.  In un breve conclave viene eletto papa il cardinale Oddone Colonna che sale al trono papale col nome di Martino V.  L'elezione di questo papa segna la definitiva riappacificazione dello Scisma d'Occidente e Roma torna ad essere l'unica e sola sede pontificia.  Oggi tra i papi ufficiali la Chiesa riconosce la linea romana: Urbano VI, Bonifacio IX, Innocenzo VII, Gregorio XII e Martino V  Invece Clemente VII, Benedetto XIII, Alessandro V e Giovanni XXIII sono considerati antipapi. 

venerdì 24 dicembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 24 dicembre.
Il 24 dicembre 1294 viene eletto Papa Benedetto Caetani, che assunse il nome di Bonifacio VIII.
Benedetto Caetani, nato ad Anagni nel 1235, fu eletto Papa col nome di Bonifacio VIII, il giorno della vigilia di Natale del 1294 dal Conclave radunatosi nel Castelnuovo di Napoli, in base alla costituzione di Gregorio X sull'elezione pontificia, dieci giorni dopo il "gran rifiuto" di Celestino V.
Alla sontuosa e solenne cerimonia di incoronazione, che ebbe luogo il 23 gennaio del 1295 in San Pietro a Roma, erano presenti tutti i nobili romani e re Carlo II con suo figlio Carlo Martello.
Su quest'elezione, in ogni modo, aleggiava l'ombra del sospetto che Celestino V fosse stato costretto ad emettere la bolla della propria abdicazione. Come noto, Celestino V, fu imprigionato nella rocca di Fumone, nei pressi di Ferentino, poiché si ritenne che sarebbe stato meglio che egli non circolasse liberamente. L'ordine di cattura fu eseguito da Guglielmo l'Estandard. Morì il 19 maggio 1296.
Il primo, vero e proprio, atto politico di Bonifacio VIII fu quello di ratificare il trattato (precedentemente vergato da Celestino V) tra Carlo II e Giacomo II d'Aragona, in base al quale la Sicilia si sarebbe riunita al regno angioino.
A dire il vero i siciliani non avevano l'intenzione di rinunciare alla loro autonomia e, in seguito, riconobbero come loro unico signore Federico (già governatore di Sicilia da quando suo fratello Giacomo II era re di Aragona) e lo elessero re nel 1296 nel duomo di Palermo. Da questo momento la Sicilia sarebbe diventata un avamposto per l'espansione spagnola nel Mediterraneo. Questo fu un grande smacco per Bonifacio VIII ma non fu l'unica sconfitta che la sua politica anacronistica e accentratrice avrebbe subito, convinto com'era della "plenitudo potestatis" della sua sovranità, che poteva spaziare anche nell'ambito temporale, proprio per la concezione tipicamente medievale della sua origine divina. Questi suoi principi furono esternati nella bolla Clericis laicos, emessa nel 1296, con la quale egli minacciava di scomunicare i laici che avessero imposto tasse agli ecclesiastici, senza il consenso della Chiesa di Roma, diffidando gli stessi ecclesiastici a versare tali oboli.
In Germania e in Inghilterra i sovrani si uniformarono a tale disposizione; in Francia, invece, il re Filippo il Bello emanò due editti contrari, con l'approvazione dei vescovi francesi.
Davanti a tale irrigidimento, che avrebbe potuto portare a Bonifacio VIII gravi ripercussioni economiche, autonomistiche e politiche, il pontefice fece retromarcia, autorizzando il re a riscuotere le imposte del clero solo in casi di emergenza.
Anche in Italia Bonifacio VIII avrebbe dovuto fare i conti con l'ostilità di alcuni membri dell'aristocrazia romana, in particolare con la famiglia Colonna: i due cardinali Giacomo e Pietro dichiararono nulla la sua elezione e montarono contro il papa un'opposizione sia da parte del popolo che del clero, che si estese anche all'ordine degli Spirituali Francescani, il cui portavoce, Jacopone da Todi, inveì contro Bonifacio VIII chiamandolo "novello anticristo".
Il 10 maggio 1297 i Colonna e gli Spirituali, con il "manifesto di Lunghezza", dichiararono nulla l'elezione papale. La reazione di Bonifacio VIII fu aspra e violenta: i due cardinali furono destituiti e in una bolla definiti "dannata stirpe e del loro dannato sangue". Il papa ordinò la confisca dei loro beni, li scomunicò, espellendoli dallo Stato della Chiesa e li umiliò pubblicamente; le rocche di Zagarolo e di Palestrina furono distrutte; Jacopone imprigionato in un convento e scomunicato; i beni dei Colonna furono divisi fra i Caetani e gli Orsini.
In questo clima di pace ritrovata Bonifacio VIII indisse il Primo Giubileo della storia della cristianità. Con la bolla Antiquorum habet fidem, del 22 febbraio 1300, concedeva l'indulgenza plenaria a chi nell'anno in corso e in ogni futuro centesimo anno, avesse visitato le basiliche di San Pietro e di San Paolo in Roma, con l'intento di redimere i peccati e le pene per i peccati. Il Giubileo fu istituito come anno della riconciliazione tra i contendenti e della conversione della penitenza sacramentale.. Il tema dell'indulgenza era stato peraltro già affrontato durante le crociate, nel corso del '200, secolo di altissime manifestazioni spirituali ed artistiche: proprio mentre San Bernardo di Chiaravalle parlava di un "anno" di perdono rivolto ai combattenti della seconda crociata, il monachesimo cistercense innalzava le meravigliose chiese abbaziali di Fossanova e Casamari, in stile gotico, slanciato ed austero.
Quest'evento fu di portata storica: duecentomila pellegrini affluiti, secondo le stime dei cronisti dell'epoca. Lo stesso Dante fa riferimento a notevole afflusso di massa sia per la Veronica, sia per il Giubileo.
L'enorme traffico di pellegrini e gli abbondanti proventi finanziari, derivanti dalle offerte e dall'incremento turistico, rafforzarono il prestigio di Bonifacio VIII, che vedeva i principi di tutto il mondo prostrarsi ai suoi piedi come davanti a un essere divino.
Egli stesso rinforzò questa sua immagine di sovrano spirituale e temporale, mostrandosi ai pellegrini con le insegne imperiali, esclamando: "Io sono Cesare, io sono l'Imperatore".
Anche Filippo il Bello aderiva a questa idea di "cesarismo": sopra di sé egli non considerava sovrano nessuno, assumendo talora atteggiamenti apertamente anticlericali, con atti di usurpazione verso i beni della Chiesa francese. Nel 1299 aveva firmato un'alleanza con il nuovo re di Germania, Alberto d'Asburgo, accusato da Bonifacio VIII di aver assassinato Adolfo di Nassau e, per questo, invitato a presentarsi a Roma. Il papa, con la bolla Salvator Mundi, del 1301, ritirò a Filippo i privilegi concessi in precedenza mentre successivamente, con la bolla Ausculta fili, convocò per il 10 novembre il re e l'episcopato francese per un concilio che definisse i rapporti tra Stato e Chiesa, precisando che solo Dio era al di sopra di ogni monarca.
Nell'aprile 1302 Filippo convocava a Parigi gli Stati Generali, in cui si ribadiva che il re non era soggetto a nessun'altra autorità e in cui si diffidava l'episcopato francese dal partecipare al Concilio; nonostante ciò 39 vescovi francesi vi presenziarono e a loro il re confiscò i beni.
Contro di lui, il 18 novembre 1302, Bonifacio scaglia la bolla di condanna Unam Sanctam che stabiliva che "nella potestà della Chiesa sono distinte due spade, quella spirituale e quella temporale; la prima viene condotta dalla Chiesa, la seconda per la Chiesa, la prima per mano del sacerdote, l'altra per mano del re ma dietro indicazione del sacerdote. Il potere spirituale é superiore a quello temporale". Filippo, sentendo odore di scomunica, inviò in Italia Guglielmo di Nogaret con l'ordine di condurre il papa prigioniero in Francia. E' il 3 settembre 1303, Nogaret, affiancato da Sciarra Colonna, lo trova ad Anagni, maestosamente seduto sul trono, coi paramenti sacri: qui avviene un'aggressione nei suoi confronti, si tramanda uno "schiaffo" del francese col guanto di ferro. E' un momento di eccezionale portata storica, in quanto ne prima ne dopo nella storia della cristianità, vi fu un affronto così grande nei confronti di un pontefice.
Anche se Caetani non era un papa amato e sospettato per di più di simonia dallo stesso Dante, lo stesso poeta fiorentino considerò l'offesa come rivolta a Cristo stesso (Purgatorio, XX, 86-90): "veggio in Alagna intrar lo fiordaliso, e nel vicario suo Cristo esser catto. Veggiolo un'altra volta esser deriso; veggio rinovellar l'aceto e 'l fele". Tutti insorsero contro il sacrilegio. La borghesia cristiana di Anagni liberò il suo concittadino, ma quando Bonifacio VIII rientrò in Roma, sotto la protezione degli Orsini, era già distrutto sia moralmente sia politicamente, essendo stato violato il dogma del potere assoluto del papato.
Morì, infatti, pochi giorni dopo, l'11 ottobre 1303. Le sue spoglie vengono sepolte in San Pietro, nella cappella Caetani, costruita dietro sua commissione da Arnolfo di Cambio.
Roma intanto si era ripopolata ed era diventata splendida. Mai prima d'allora un papa si era fatto ritrarre da vivo in statue e dipinti: a Orvieto, Firenze, Bologna, Anagni e nel Laterano in sculture di marmo e di bronzo, nell'affresco di Giotto, attualmente conservato a Milano, che lo ritrae dalla loggia di San Giovanni mentre proclama il Giubileo. Egli fu uno dei papi più energici nella lotta per l'affermazione del primato della Chiesa sul potere temporale dei re e imperatori.
Con lui finisce la teocrazia, la divinizzazione della propria sacra persona, in antitesi con il ruolo di "servus servorum Dei" indicato da San Gregorio Magno. Ma con lui inizia anche la strada del rinnovamento, con il Giubileo, un'occasione ecumenica unica di penitenza e di riconciliazione spirituale.

domenica 13 dicembre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 dicembre.
Il 13 dicembre 1294 Papa Celestino V, al secolo Pietro Angelerio, o Pietro da Morrone, oppose "il gran rifiuto", cioè abdicò dal pontificato.
Pietro era un eremita benedettino, che aveva trascorso buona parte della sua esistenza tra le grotte delle montagne abruzzesi, fondando anche una congregazione benedettina che dopo la sua morte fu appunto chiamata "dei celestini".
Quando papa Niccolò IV morì, i cardinali erano soltanto 12, e tra essi vi erano poteri forti avversi, come quelli degli Orsini e dei Colonna. Passò oltre un anno senza che fu possibile eleggere un nuovo papa e nel frattempo gli Angiò e gli Aragona si contendevano la Sicilia, senza che un Papa potesse dirimere le lotte.
Alla fine, dopo 27 mesi di pontificato vacante, i cardinali si decisero ad eleggere papa proprio Pietro, in quanto uomo fuori da qualsiasi gioco di potere; probabilmente ogni cardinale pensò quanto egli fosse facilmente malleabile e controllabile per i propri interessi: era il 5 luglio 1294.
Uno dei primi atti ufficiali fu l'emissione della cosiddetta Bolla del Perdono, bolla che elargisce l'indulgenza plenaria a tutti coloro che confessati e pentiti dei propri peccati si rechino nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, nella città dell'Aquila, dai vespri del 28 agosto al tramonto del 29. Fu così istituita la Perdonanza, celebrazione religiosa che anticipò di sei anni il primo Giubileo del 1300, ancora oggi tenuta nel capoluogo abruzzese.
Quindi a settembre istituì un nuovo concistoro nel quale nominò 13 nuovi cardinali, nessuno dei quali romano.
In effetti Pietro da Morrone dimostrò una notevole ingenuità nella gestione amministrativa della Chiesa, ingenuità che, unitamente ad una considerevole ignoranza (nei concistori si parlava in volgare, non conoscendo egli a sufficienza la lingua latina) precipitò l'amministrazione in uno stato di gran confusione, giungendo persino ad assegnare il medesimo beneficio a più di un richiedente.
Dopo quattro mesi di pontificato, Celestino abdicò e il giorno dopo il Conclave elesse Benedetto Caetani, che assunse il nome di Bonifacio VIII.
Celestino fu rinchiuso in una rocca di proprietà dei Caetani dove morì nel 1296.
I suoi resti riposano nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, all'Aquila.
Il papa Celestino viene citato da Dante (anche se non direttamente) nel terzo canto dell'Inferno, quando con Virgilio giunge all'Antinferno, dove vi sono le anime degli ignavi (coloro che per aver vissuto senza infamia e senza lode non sono nè all'Inferno nè in Paradiso). Dante era adirato con Celestino perchè la sua abdicazione aprì le porte a Bonifacio VIII, causa del suo esilio, al quale riserverà nell'Inferno destino assai peggiore.
"Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l’ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto.
Incontanente intesi e certo fui
che questa era la setta d’i cattivi,
a Dio spiacenti e a’ nemici sui. "

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