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venerdì 12 maggio 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 maggio.
Il 12 maggio 1328 Niccolò V, antipapa, viene consacrato in San Pietro.
Con il termine antipapa si intende colui che è stato eletto papa secondo procedure non canoniche ed è un usurpatore dei poteri e delle autorità del legittimo papa eletto regolarmente.
Il primo antipapa fu Ippolito che venne eletto per protesta contro Callisto I da un gruppo scismatico di Roma nel III secolo. Ippolito di Roma (Asia, 170 circa – Sardegna, 235), teologo e scrittore romano, primo antipapa della storia della Chiesa, prima della morte si riconciliò con il papa legittimo, Ponziano, insieme al quale subì il martirio. Ippolito è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa, pertanto è considerato come il primo Antipapa della storia ad essere stato canonizzato.
In seguito, il periodo della lotta per le investiture coincise con l’elezione di numerosi antipapi sostenuti dalla fazione imperiale.
Tra la fine del XIV secolo e l’inizio del XV vi furono numerose elezioni di una serie di papi rivali, con la conseguente nascita di varie linee di successione. Una di esse fu riconosciuta come ufficiale dalla chiesa cattolica, mentre gli eletti appartenenti alle altre furono dichiarati antipapi. Non era necessariamente evidente, nei periodi in cui esistevano due (o più) pretendenti rivali, quale fosse l’antipapa e quale il papa, e le nette distinzioni fatte tra di essi in retrospettiva possono dare una falsa idea che esistesse certezza tra i loro contemporanei. I sostenitori davano appoggio ad un certo candidato, ma non potevano sapere quale sarebbe stato determinato essere l’antipapa e quale il papa, fino al compiersi degli eventi.
Al termine dello Scisma d’Occidente il Concilio di Costanza proclamò pontefice Martino V, pretendendo la rinuncia al papato dell’avignonese antipapa Benedetto XIII, dopo che Gregorio XII e l’antipapa Giovanni XXIII si erano già ritirati. Benedetto, che venne eletto papa da una parte del collegio cardinalizio nel 1394, scegliendo per sé il nome pontificale di Benedetto XIII, venne deposto dal Concilio di Costanza nel 1417, ma non riconobbe mai l’autorità di quel concilio. Si ritirò in un castello sulla costa di Valencia, continuando a considerarsi il papa legittimo, e prima della sua morte avvenuta nel 1423, nominò alcuni cardinali fedeli per assicurare la successione. Tre di questi cardinali alla sua morte elessero come successore l’antipapa Clemente VIII. Successivi accordi con papa Martino V lo convinsero a dimettersi (26 luglio 1429) e ad accettare la diocesi di Maiorca. Clemente VIII, fino alla sua abdicazione, è stato l’ultimo papa della Linea d’Avignone.
La storia degli antipapi dovrebbe interrompersi con l’abdicazione di Clemente VIII, ma non è così. Bisogna però tornare indietro all’elezione di Clemente VIII per riprendere il filo di un’intricatissima storia che si concluderà con Benedetto XVI, l’ultimo antipapa.
Jean Carrier, fedelissimo seguace del papa avignonese Benedetto XIII, e uno tra i cardinali che questi nominò nel suo ultimo concistoro del 1423, era molto lontano, nella contea di Armagnac, come vicario generale di Benedetto XIII, quando fu eletto Clemente VIII il 10 giugno 1423. Impegnato nella guerra dei Cent’anni, come legato e cappellano, era perciò rinchiuso in una fortezza del grande cavaliere cinta d’assedio dalle forze nemiche, e perciò impedito a raggiungere il rifugio aragonese degli scismatici. Jean dunque ritenne illegittima l’elezione cui molto probabilmente aspirava.
Non poteva certo autonominarsi pontefice ma dal momento che basta almeno un cardinale per designare un papa, egli stesso provvide ad eleggerlo. Riunitosi ai suoi colleghi il 12 novembre del 1425, dopo un prolungato esame, ritenne illegittima l’elezione e, agendo in maniera unilaterale, elesse l’arcidiacono della cattedrale di Bernard Garnier, arcidiacono della cattedrale di Rodez, cui impose il nome di Benedetto XIV.
La scelta, più che la nomina, viene tenuta nascosta. L’unico elettore non promulga alcun editto, non c’è una cerimonia di incoronazione, nessun avviso al popolo. Si sa solo che nel gennaio 1427 lo scisma nello scisma è già avvenuto, e lo stesso cardinale notifica a Jean IV di Armagnac la notizia, avvertendo però che il papa è nascosto, poiché Clemente VIII avrebbe potuto arrestarlo. A sua volta, nel 1427 il conte precisava a Giovanna d’Arco che solo Carrier conosceva la località in cui si trovava questo pontefice. Jean Carrier si riferì a lui sempre come Papa Benedetto XIV, dicendo al Conte Jean IV di Armagnac che solo lui conosceva l’ubicazione del papa nascosto, come Jean d’Armagnac nel 1430 avrebbe riferito in una lettera a Giovanna d’Arco. Ciò, se fosse vero, sarebbe l’ultima notizia certa di Garnier come antipapa, nello stesso anno in cui Carrier prese il suo posto. Ben presto però Jean Carrier cadde prigioniero di Clemente VIII, il quale, forse, cercò inutilmente di farsi rivelare dal prigioniero il nascondiglio del “rivale” Benedetto XIV.
Il Castello di Foix nel 1034 fu trasformato in sede della Contea di Foix, assumendo un importante ruolo nella storia militare medievale. Durante i due secoli successivi il castello servì da riparo ai conti, così come alla resistenza occitana durante la crociata contro i Catari, allorché divenne anche luogo di rifugio privilegiato dei catari perseguitati. Nel 1116 Ramón Berenguer III il Grande, Conte di Barcellona, intervenne militarmente sulla città per smorzare una rivolta anti-catalana. Il castello è stato interessato da diversi assedi durante i secoli, tra i quali quello di Simon IV di Montfort nel 1211, difendendosi con successo in tutti i casi, tranne durante un tradimento nel 1486. Dal XIV secolo i Conti di Foix, tra i quali Gaston III (1343-1391), iniziarono ad abbandonare il castello a causa della poca comodità delle strutture, in beneficio del Palazzo dei Governatori, oggi Tribunale, della città di Pau.
Tra il 1429 ed il 1430, forse in seguito all’abdicazione di Clemente VIII del 26 luglio 1429, un tale Jean Farald (che alcune fonti dicono essere l’unico cardinale nominato da Garnier-Benedetto XIV) elesse un nuovo antipapa scegliendo proprio Jean Carrier, che assunse il nome di Benedetto con l’ordinale XIV, esattamente come il “predecessore”, dopo essere stato liberato dall’ex-antipapa Clemente. Poco dopo esser divenuto papa, tuttavia, Carrier cadde di nuovo prigioniero, stavolta delle milizie che nel sud della Francia sostenevano Martino V. Carrier, quantunque in cattività, fu considerato papa dai suoi sostenitori fino al 1437, anno in cui è possibile che sia morto.
Pierre Tifane sarebbe stato il successore dell’antipapa Benedetto XIV fino alla sua morte avvenuta nel 1440, assumendo il nome di Benedetto XV. Prima di morire nel 1437, Carrier avrebbe nominato quattro cardinali: Pierre Trahinier (cardinale di Betlemme), un tal Bernard (cardinale d’Ebron), Pierre Tifane (cardinale di Tiberiade e futuro Benedetto XV), un tal Jean (cardinale di Gibelet), un misterioso cardinale di Iona e Jacques (cardinale di Cesarea). Dei precedenti quattro pseudo-cardinali nominati da Benedetto-Garnier (il primo con questo nome) di cui si conosce solo tal Jean Farald, non si sa più nulla dalla sua morte nel 1429 (fu Farald da solo ad eleggere Carrier dopo la morte di Garnier).
Alla morte di Benedetto-Carrier nel 1437, nel castello di Foix, gli irriducibili seguaci del papato avignonese, qualche centinaio di cattolici dislocati per lo più nel sud della Francia, nella regione dell’Aveyron, avrebbero eletto tal Pierre con il nome di Benedetto XV.
In realtà di lui non si sa molto, se non che sarebbe morto nel 1470 ed avrebbe avuto anche un successore, Jean Langlade, con il nome di Benedetto XVI. Normalmente gli storici negano che il Carrier abbia avuto dei successori, mancando una seria documentazione, collocando sia Tifane che Langlade nel regno della fantasia.
Langlade (? – Abbazia di San Galgano, ca. 1499) sarebbe stato uno dei cardinali creati dall’antipapa Benedetto XIV, appartenente alla linea di pontefici che risalivano a Clemente VII ed a Benedetto XIII, i due antipapi che sono all’origine dello Scisma d’Occidente e che si trovavano al vertice di una piccolissima chiesa scismatica diffusa in alcune regioni del sud della Francia, in opposizione alla Chiesa Cattolica Romana.
Alla morte di Benedetto XV, avvenuta nel 1470, il Langlade sarebbe stato eletto dai suoi seguaci come suo successore assumendo il nome di Benedetto XVI. Non si hanno notizie sul suo pontificato. Sembra che sia morto nel 1499.
Recentemente sembra che siano venuti alla luce dei documenti di uno storico senese, che si sarebbe occupato di questo antipapa: secondo tali documenti Benedetto XVI, nel 1499 avrebbe deciso di sottomettersi a papa Alessandro VI, ma durante il viaggio verso Roma, sarebbe caduto ammalato nell’abbazia di San Galgano presso Siena dove avrebbe pronunciato la sua abiura nelle mani dell’abate Antonio Balestrari e sarebbe morto.
Nella stessa abbazia si sarebbe conservata la sua tomba, che sembra recasse la seguente iscrizione: « HIC JACET JOANNES GALLUS QUI RELICTO FUNESTO SCHISMATE ET PAPAE COGNOMINE IN HOC MONASTERIO OBIJT IN PACE » « Qui giace il francese Jean che, abbandonato il funesto scisma ed il nome da papa, in questo monastero riposa in pace »
L’edificio di culto risale ad un’epoca successiva al 1181. La chiesa, sede della Compagnia di San Galgano, fu costruita per ospitare le reliquie di San Sebastiano, donate a San Galgano da papa Alessandro III. Nella Chiesa aveva sede la Compagnia laicale di San Galgano, associazione nata sembra intorno al 1185.
La tomba sembra sia stata visibile fino alla fine del XVIII secolo, quando sarebbe stata trasferita nella chiesa di San Sebastiano, nel vicino villaggio di Chiusdino. Durante l’occupazione francese, la tomba sarebbe stata violata ed i soldati avrebbero giocato a palla col teschio dell’antipapa. Lo scrittore Jean Raspail, nel romanzo “L’Anello del Pescatore”, ha immaginato che, dopo l’abdicazione di Benedetto XVI, i suoi seguaci abbiano continuato nella Linea d’Avignone, giungendo fino a Benedetto XL (il 40° e ultimo con questo nome) che, ormai ridotto in miseria, sarebbe giunto a Roma per incontrare papa Giovanni Paolo II e sottomettersi a lui, come cinque secoli prima voleva fare Benedetto XVI.
Anche lo scrittore Gérard Bavoux, con “Le Porteur de lumière”, ha immaginato che Benedetto XVI abbia avuto successori fino ad oggi.
Benedetto XVI: forse un antipapa di ieri. Nel 2013 un altro Benedetto XVI, Papa a tutti gli effetti, è stato protagonista di una scelta storica, con pochi precedenti. Un gesto che ha lasciato dietro di sé affetto e commozione, ma anche dubbi, perplessità, confusione. Le sue parole hanno risuonato, così come le sue critiche e i suoi appunti ad una Chiesa che ha necessità di cambiare per salvarsi nel futuro dalla secolarizzazione e dai suoi guasti interni, dagli scandali, dalla difficoltà di rapportarsi con i cambiamenti epocali del mondo.
Benedetto XVI è, in fondo, il Papa che ha deciso di affrancarsi, per stanchezza fisica e mentale, dal suo mandato. Il suo predecessore aveva scelto la strada del martirio, fino alla fine dei giorni. Forse, se questo fosse accaduto in età medioevale, Papa Ratzinger oggi sarebbe giudicato tra mille misteri, supposizioni, ipotesi. O magari come una sorta di antipapa, venuto a sconquassare un equilibrio dall’alto di un’accusa morale. La storia, ricca di leggende, questa volta è cosa certa.

martedì 20 settembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 settembre.
Il 20 settembre 1378 ha inizio lo scisma d'occidente, con la designazione di Clemente VII come antipapa.
Con l'espressione 'Scisma d'Occidente' gli storici intendono quel periodo compreso tra il 1378 e il 1417 durante il quale si crea una profonda crisi del potere papale. Si produce infatti una forte lacerazione all'interno della Chiesa occidentale, tanto che si arriva ad un'aspra contesa tra papi e antipapi nella lotta per la conquista del trono pontificio.
Negli stessi anni in cui le Signorie italiane e gli Stati nazionali europei si evolvono verso nuove identità, sia il potere del Papa che quello dell'Imperatore sembrano entrare in crisi. Nel 1294 viene eletto il nuovo papa, Celestino V (1210-1296), passato alla storia come il papa del 'gran rifiuto' poiché rinuncia al suo incarico dopo pochi mesi. Si tratta di un uomo umile, poco propenso alla politica e ai compromessi. Altro carattere aveva invece Bonifacio VIII, papa che ha sempre difeso il primato del potere papale, ricordando che Dio ha dato al pontefice sia il potere spirituale che quello temporale. A mettere in dubbio l'autorità e la superiorità della Chiesa di Roma sono soprattutto i grandi sovrani come il re di Francia, Filippo il Bello, che decide di sospendere i vantaggi fiscali concessi al clero e impone agli ecclesiastici francesi l'obbligo delle tasse. Ma la sovranità papale è messa ancora in discussione durante la cosiddetta 'cattività avignonese' tra il 1309 e il 1377, quando il papa decide di trasferire la sua sede da Roma ad Avignone in Francia. In questo periodo il papato rinuncia alla propria autonomia per subire, in cambio di protezione, pesanti condizionamenti da parte dei re francesi. Nella nuova sede la Chiesa si abbandona anche a una progressiva corruzione dei propri costumi. Dopo circa settant'anni è papa Gregorio XI a prendere la decisione di tornare a Roma, grazie anche all'intervento di Caterina da Siena. Il papa aveva capito che ormai la Francia era impegnata nella Guerra dei Cent'anni e quindi il 27 gennaio del 1377 ritorna a Roma con tutta la curia.
Subito dopo la morte di Gregorio XI i romani protestano contro i cardinali per evitare la probabile elezione di un ennesimo papa francese che avrebbe potuto significare il ritorno del pontefice ad Avignone. L'8 aprile del 1378 inizia il conclave che porta all'elezione di Bartolomeo Prignano, eletto col nome di Urbano VI. Ma alcuni cardinali lasciano Roma e si riuniscono nella città di Fondi, dove il 20 settembre di quell'anno eleggono come papa Roberto di Ginevra, che sceglie il nome di Clemente VII. Quest'ultimo decide poi di riportare la sede papale ad Avignone, in contrapposizione alla sede di Roma. A questo punto si delinea evidentemente quello che è passato alla storia come 'Scisma d'Occidente': ognuno dei due papi procede alla scomunica dell'altro e il mondo cristiano si trova coinvolto in un conflitto di potere che contrappone non solo due fazioni papali ma anche monasteri e comunità divise tra 'obbedienza avignonese' e 'obbedienza romana'. L'Europa si ritrova quindi divisa in due: la Francia, la Scozia, l'Aragona, la Castiglia, la Navarra, il Regno di Napoli e Cipro si schierano per Clemente VII; il Portogallo, la Germania, gran parte dell'Italia, l'Ungheria, l'Inghilterra, l'Irlanda, la Polonia, la Scandinavia seguono Urbano VI. Il caos creato dallo scisma arriva a coinvolgere anche importanti personalità come i futuri santi Vicente Ferrer (sostenitore di Clemente VII) e Caterina da Siena (sostenitrice di Urbano VI). Le curie di Avignone e Roma continueranno ad avanzare le proprie pretese di legittimità anche oltre i primi due papi contendenti, dopo i quali si andrà avanti ad eleggere un papa a Roma e un antipapa ad Avignone.
Intanto negli ambienti cattolici si cominciava a ipotizzare una possibile soluzione al problema poiché c'era il rischio di delegittimare sempre più lo stesso ruolo del papato, gettando così la cristianità nella confusione più totale  Si decide allora di fare un primo tentativo convocando un concilio ecumenico per ricomporre lo scisma e per questo gran parte dei cardinali elettori convocano il Concilio di Pisa nel 1409. In questo concilio si decide di deporre Benedetto XIII e Gregorio XII e di eleggere un nuovo pontefice che diventa papa col nome di Alessandro V.  Quello che doveva essere l'ultimo atto, dopo quasi trent'anni di lotte intestine, finisce per complicare ancor di più la situazione: Gregorio e Benedetto dichiarano illegittimo il concilio e rifiutano di essere deposti.  Così si passa ad avere non più due papi ma bensì tre.  Si arriverà alla soluzione del conflitto solo qualche anno più tardi grazie anche a Giovanni XXIII, succeduto ad Alessandro V.     
Viene convocato il Concilio di Costanza, in Germania, nel 1414 e si concluderà solo nel 1417  Confermata l'autorità del concilio, i cardinali dichiarano antipapi Giovanni XXIII e Benedetto XIII mentre Gregorio XII decide di dimettersi di sua volontà.  In un breve conclave viene eletto papa il cardinale Oddone Colonna che sale al trono papale col nome di Martino V.  L'elezione di questo papa segna la definitiva riappacificazione dello Scisma d'Occidente e Roma torna ad essere l'unica e sola sede pontificia.  Oggi tra i papi ufficiali la Chiesa riconosce la linea romana: Urbano VI, Bonifacio IX, Innocenzo VII, Gregorio XII e Martino V  Invece Clemente VII, Benedetto XIII, Alessandro V e Giovanni XXIII sono considerati antipapi. 

lunedì 5 aprile 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 5 aprile.
Il 5 aprile la Chiesa ricorda San Vincenzo Ferrer, morto il 5 aprile 1419.
San Vincenzo Ferrer è giustamente considerato come uno dei più grandi predicatori di tutti i tempi. Nacque a Valencia (Spagna) nel 1350 da una famiglia borghese. Uno dei suoi fratelli, Bonifacio, divenne più tardi Priore della Grande Certosa. Egli stesso vestì l'abito religioso nel convento domenicano della sua città natale (1367). I primi suoi biografi ci dicono che nell'anno di probazione egli fu "di una umiltà senza finzione, di un'orazione senza tiepidezza, di un'assiduità senza noia, di un'affabilità senza ombre". In vari conventi dell'Ordine, ma specialmente nello studio di Tolosa (Francia) ricevette una solida formazione intellettuale. Dovette apparire d'ingegno non comune se fu incaricato, appena ventenne, d'insegnare logica a Lérida (Spagna).
Il santo giovane fu consacrato sacerdote nell'anno in cui scoppiò il grande Scisma d'Occidente. A Gregorio XI (+1378), dopo un anno che era ritornato da Avignone a Roma, era succeduto Urbano VI, uomo di pietà e di zelo, ma di carattere aspro e violento. I cardinali francesi, atterriti, si erano radunati in conclave a Fondi, sotto la protezione di Giovanna I D'Angiò, regina di Napoli, e avevano eletto antipapa Clemente VII, il quale fu riconosciuto dalla Francia, Spagna, Savoia, Lorena e Scozia. Siccome in Italia il popolo ubbidiva a Urbano VI, egli dovette fuggire ad Avignone dopo aver invano tentato di conquistare la Città Eterna. In quel tempo il Ferrer trascorse la giovinezza e i primi anni della maturità nella predicazione, nella cura degli orfani e delle donne cadute. Fu anche scelto come lettore di teologia nella cattedrale di Valencia (1383-89). Non gli fu perciò difficile estendere le sue relazioni sociali ed entrare nell'intimità della famiglia reale aragonese che seguì nell'adesione al papa di Avignone.
Scrisse persino un Trattato sullo scisma moderno nel quale, in buona fede e nella confusione generale, negò la legittimità del papa romano a motivo delle intimidazioni perpetrate dal popolo che aveva gridato intorno al palazzo del conclave: "Romano lo volemo, o almanco italiano". L'aragonese Pietro de Luna, succeduto a Clemente VII nel 1394 col nome di Benedetto XIII, lo chiamò quindi presso di sé in qualità di cappellano e consigliere privato. Il nuovo papa in conclave aveva promesso che, se fosse stato necessario, per l'unità della Chiesa avrebbe deposto il papato "come svestiva la tonaca ogni sera". Invece, bellicoso e ostinato com'era, una volta eletto non ne volle più sapere, tanto che Carlo VI, re di Francia, gli sottrasse momentaneamente l'ubbidienza. Il Ferreri stesso attraversò una crisi di coscienza molto viva e rapida. Per estinguere lo scisma egli aveva predicato, pregato e macerato talmente il suo corpo da cadere malato. Il Signore gli apparve, lo consolò, lo risanò e gli raccomandò di percorrere le nazioni della terra annunciando il giudizio universale. Benedetto XIII, persuaso che le solenni missioni tenute un po' dovunque da quel suo dignitario avrebbero giovato alla sua causa, gli conferì i poteri di legato a latere Christi (1399).
Per una decina d'anni Vincenzo percorse il Delfinato, la Savoia, la Svizzera e il Piemonte e convertì intere vallate di Valdesi, costituenti il più antico nucleo di "evangelici" mantenutosi in vita fin da tre secoli prima della Riforma. Verso il 1410 il santo passò in Spagna. Da questo momento i suoi spostamenti assunsero l'importanza di una perpetua manifestazione europea. Ovunque le popolazioni accorsero in massa davanti al suo pulpito eretto sulle piazze essendo le chiese incapaci di contenerle tutte. Il predicatore itinerante vi giungeva a dorso di una mula, circondato da alcuni confratelli e dalla turba ognor crescente dei suoi discepoli. Allorché il corteo penetrava in città, essi cominciavano a martellare senza pietà i loro dorsi nudi a colpi di flagelli. Il predicatore preparava egli stesso i canti che dovevano accompagnare quel gesto di penitenza, vigilava perché non sorgessero scandali e poi procedeva alla rigenerazione della città con la liquidazione delle bische, la soppressione della mala vita, la pacificazione delle famiglie, la conversione di quanti vivevano ai margini del cristianesimo. Per ottenere più facilmente il ravvedimento dei peccatori più ostinati fece oggetto della sua predicazione la fine del mondo e il giudizio universale.
Allora si era indotti a vedere il compimento dei segni precursori della parusia nelle tristi conseguenze della peste nera (1348-49) che aveva portato via un terzo degli europei; dello Scisma d'Occidente, che aveva diviso in due la Cristianità; della guerra dei Cent'anni, scatenata da Edoardo III, re d'Inghilterra, bramoso di rivendicare a sé la corona di Francia (1337-1453); delle lotte che facevano i cristiani tra di loro e contro i turchi per impedire la caduta di Costantinopoli. La predicazione apocalittica del Ferrer gli valse il titolo di "angelo del giudizio". Essa fu comprovata da strepitosi miracoli, come si deduce dai processi di canonizzazione. Nella cattedrale di Salamanca l'uditorio, sconvolto dall'audace ardore della sua predicazione, gli domandò un giorno: "A buon conto, che prodigi precederanno il giudizio finale? Rassicurateci una volta per sempre al riguardo". "Mia buona gente, rispose il figlio di S. Domenico, che segno migliore posso io darvi dell'ultimo giudizio che la misericordia di Dio? Essa ha operato finora mediante questo peccatore che vi sta dinanzi più di 3.000 miracoli".
Per vent'anni enormi masse semianalfabete dell'Europa sud-occidentale accorsero a sentirlo parlare di Dio. Benché ovunque egli si esprimesse in catalano-valenzano, lo comprendevano nella propria lingua, lo gustavano e lo seguivano. Anche i più lontani dal suo pulpito sentivano distintamente la sua voce come i più vicini. Nella mente degli uditori sorgevano dei dubbi? Il santo glieli scioglieva immediatamente. Qualcuno li scriveva su pezzetti di carta che abbandonava ai piedi del pulpito? Il giorno dopo il santo aveva la risposta pronta per ciascuno di essi benché non li avesse ancora letti.
Alla fine del mondo giudei e infedeli, secondo una costante tradizione cristiana, si convertiranno. È del tutto naturale perciò che il Ferrer, credendo possibile la prossimità del giudizio universale, si sia applicato con zelo particolare alla conversione dei giudei e dei mori così numerosi nelle città spagnole. Nei suoi sermoni vi sono frequenti allusioni ad essi. Egli suggeriva di condurli alla fede soprattutto con il buon esempio. Una grande persecuzione era stata scatenata contro i giudei nel 1391, odiati per la loro sfrenata sete di guadagno, in tutta la Spagna. In molti casi fu lasciata loro soltanto la scelta tra la morte e il battesimo. Fra questi nuovi cristiani chiamati "marranos" pochissime furono le conversioni sincere e complete. Nella sua predicazione tra il 1410 e il 1414 S.Vincenzo Ferrer ottenne tra loro numerosi conversioni con la sua vita penitente e il dono dei miracoli. Ma oltre che per la conversione di mori ed ebrei il santo operò per la pacificazione politica del suo paese. A Caspe (1412) nove giudici delegati dalle popolazioni elessero re di Catalogna-Aragona, come successore di Martino l'Umano, morto senza eredi, Ferdinando d' Antequera, delfino di Castiglia, contro il diritto di Giacomo, conte di Urgel. Il membro più influente di quel compromesso fu il Ferrer il quale così preparava l'unità della Spagna, costituita ancora da un complesso di stati, di feudi e di paesi protetti gli uni contro gli altri dai loro statuti, dalle loro libertà locali.
Molto importante dovette essere pure l'azione svolta dal santo per estinguere lo Scisma d'Occidente se i catalani lo biasimarono per aver causato la caduta di Benedetto XIII. Questi era stato eletto a condizione che contribuisse all'estinzione della divisione. Rifiutandovisi ostinatamente, anche per il Ferrer si fece strada l'idea che un concilio fosse per quell'occasione l'unico mezzo adatto ad eleggere un papa legittimo all'infuori del concorso dei cardinali. Dopo tante discussioni molti cardinali delle due ubbidienze avevano indetto a Pisa un concilio (1409), avevano deposto il papa di Roma e di Avignone ed eletto l'arcivescovo di Milano, Pietro Filargo, col nome di Alessandro V. Siccome però un papa legittimo non poteva essere deposto nemmeno da un concilio, fu riconosciuto soltanto da una piccola frazione della cristianità. Ne risultò così che i papi contemporanei erano tre. Per riparare alla confusione generale l'imperatore Sigismondo di Lussemburgo (11437) ottenne con abilità che fosse convocato un nuovo concilio a Costanza (Svizzera) nel 1414, che fu il 16° ecumenico. GregorioXIl, il papa romano, abdicò, gli altri due e cioè l'avignonese e il pisano, furono deposti.
Nell'estate del 1415 Sigismondo si diresse con splendido corteo e coi documenti comprovanti la rinuncia del papa romano a Perpignano per tentare di ridurre a più miti consigli Benedetto XIII con l'ausilio del suo antico confessore, S. Vincenzo Ferrer, che in quel tempo stava evangelizzando la Francia sud-orientale. Quando si accorse che si voleva assolutamente la sua rinuncia, egli fuggì nell'imprendibile bicocca di Peniscola, sul mare di Valencia, dove resistette a molti assalti, convinto che tutta la Chiesa fosse con lui come tutta l'umanità nell'arca di Noè. Nonostante avesse minacciato la scomunica contro quei principi che si fossero sottratti alla sua ubbidienza, a Narbona il re d'Aragona, di Castiglia e Navarra, lo abbandonarono al suo destino (30-1-1416), spronati da S. Vincenzo. Giovanni Gersone, principale artefice della composizione dello scisma, gli scrisse riconoscente da Costanza: "Senza di voi un simile accordo non si sarebbe mai fatto. Grazie a questa grande opera che è la vostra, noi tutti speriamo di giungere al bene tanto desiderato della pace".
Il santo al concilio non comparve perché riprese la sua predicazione. A Besancon s'incontrò con S. Coletta (+1447), che per incarico di Benedetto XIII aveva riformato molti conventi di Urbaniste e con lei s'intrattenne sulle necessità della Chiesa. Suo compito fu quello di percorrere la Francia per alleviare i mali fisici e morali derivanti dallo scisma e dalla guerra dei Cent'anni, nonché di ristabilire la perfetta osservanza nei conventi domenicani. Il compendio dei suoi insegnamenti ai religiosi è contenuto nel Trattato sulla vita spirituale. Raggiunse pure i principali feudatari del re di Francia, comparve alle corti di Borgogna e di Bretagna e predicò davanti a Enrico V, re di Inghilterra, e ai suoi soldati a Caen (Normandia) meravigliandoli col dono delle lingue. Carlo VI, dopo la sconfitta francese di Azincourt (1415), lo aveva nominato suo erede e successore.
Era stabilito che il Ferrer finisse i suoi giorni a Vannes (Bretagna), anziché a Valencia, in seguito ad una specie di rapido invecchiamento causato dalla durezza della sua vita itinerante. A forza d'insistere, chi ne ebbe cura riuscì a fargli svestire il cilicio, accettare un materasso e qualche pozione fortificante. Morì il 5-4-1419. Fu sepolto nella cattedrale di Vannes e canonizzato nel 1458 da Pio II. La curia romana ritenne come autentici 873 miracoli ottenuti per sua intercessione.

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