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giovedì 10 luglio 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 10 luglio.

Il 10 luglio 2002 Sotheby's vende il dipinto °Il massacro degli innocenti" di Rubens (la sua prima versione) per 49,5 milioni di sterline.

Pieter Paul Rubens nasce il 28 giugno del 1577 a Siegen, in Westfalia, figlio di Maria Pupelynckx e di Jan, un avvocato calvinista fiammingo. Cresciuto a Colonia, dove il padre si era rifugiato per evitare la persecuzione spagnola nei confronti dei protestanti, a dodici anni si trasferisce ad Anversa, dove studia il latino, riceve un'educazione umanista e diventa cattolico; due anni dopo, inizia un apprendistato artistico presso Tobias Verhaeght.

Nel 1596 realizza con Otto van Veen e Jan Brueghel il Vecchio il "Parnaso"; nello stesso periodo, porta a termine anche la "Battaglia delle amazzoni" e il "Peccato originale". Nel 1598 Rubens viene iscritto alla corporazione dei pittori della gilda locale come maestro, mentre due anni più tardi si reca in Italia: vi rimarrà fino al 1608.

Dapprima fa tappa a Venezia, dove entra in contatto con le opere di Tintoretto, di Veronese e di Tiziano; poi, conosciuto il duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga, viene nominato pittore di corte. Nel 1601 viene spedito a Roma allo scopo di copiare alcuni dipinti: in questa occasione scopre le opere di Raffaello e di Michelangelo, ma anche di Federico Barocci, di Caravaggio e del Carraggi.

Successivamente realizza l'"Innalzamento della croce", l'"Incoronazione di spine" e il "Trionfo di Sant'Elena" per la cappella di Sant'Elena nella Basilica di Santa Croce Gerusalemme, oltre al "Martirio di San Sebastiano" e al "Compianto sul corpo di Cristo". Nel 1603, sempre in missione per Vincenzo I Gonzaga, si sposta in Spagna; tornato a Mantova, soggiorna a Genova, dove realizza il "Ritratto di Brigida Spinola Doria", per poi ritrovare Roma: qui vive con suo fratello Philipp e viene incaricato di decorare l'abside di Santa Maria in Vallicella.

Una volta completato il dipinto, si accorge che la sua posizione sull'altare riceve una luce eccessiva che ne compromette la fruizione: per questo sceglie di ritirarlo e di creare in sua vece la "Madonna della Vallicella", i "Santi Domitilla, Nereo e Achilleo" e i "Santi Gregorio, Papia e Mauro": tre dipinti su ardesia.

Nel 1608, come detto, Rubens torna in patria, dove trova il sostegno di Nicolas Rockx, scabino e borgomastro, e di un altro potente protettore, l'arciduca Alberto, al tempo governatore dei Paesi Bassi meridionali. Sul fronte artistico, in questo frangente il suo stile si indirizza verso contrasti luministici evidenti e figure michelangiolesche in gruppi: lo si nota, per esempio, nel "Sansone e Dalila" portato a termine nel 1610, ma anche nell'"Erezione della croce" destinata alla Cattedrale di Anversa conclusa l'anno successivo.

Dal 1612 in poi, tuttavia, il suo modo di dipingere si evolve, forse anche per effetto delle istanze della Controriforma Cattolica, con opere che diventano più chiare e con colori più freddi, ma anche una distribuzione più armoniosa dei personaggi: accade in "Discesa della croce", realizzata sempre per la Cattedrale di Anversa e conclusa nel 1614, che per il corpo del Cristo è ispirata direttamente al "Laocoonte".

Mentre si occupa dell'"Incredulità di San Tommaso", Rubens organizza una bottega in cui tenta di applicare i metodi industriali al lavoro artistico: per esempio, scegliendo i suoi collaboratori a seconda delle particolari specializzazioni, sulla base di parametri razionali. Accogliendo un gran numero di commissioni, è coinvolto nei progetti finalizzati alla realizzazione di sette arazzi dedicati alla "Storia di Decio Mure", richiestigli da alcuni nobili genovesi.

Nel 1620 si occupa della decorazione dei soffitti della Chiesa di San Carlo Borromeo di Anversa, con quaranta dipinti di grandi dimensioni che raffigurano scene tratte dalle vite dei santi, dall'Antico Testamento e dal Nuovo Testamento.

Nel 1621 Rubens riceve l'incarico di realizzare alcuni dipinti monumentali che andranno ad arricchire la galleria del Palazzo del Luxembourg: ad assegnargli il compito è la madre del re Luigi XIII, Maria de' Medici. Il ciclo, di carattere allegorico ed encomiastico, viene completato nel 1625, e illustra - secondo i canoni della pittura del Seicento, con l'unione di ritratti e allegorie - la vita e il pensiero politico di Maria, mostrando i suoi sette anni di reggenza e il suo tentativo di favorire la pace con l'impero asburgico. Tra i dipinti più celebri di questo periodo ricordiamo l'"Arrivo della regina a Marsiglia".

Nella seconda metà degli anni Venti del XVII secolo, Rubens è impegnato nella preparazione dei bozzetti relativi a quindici arazzi di grandi dimensioni commissionatigli dall'arciduchessa Isabella, che dovranno essere collocati nel convento delle Carmelitane scalze di Madrid; nel frattempo, riceve un altro incarico da Maria de' Medici, cioè la decorazione della Galleria di Enrico IV. Tale progetto, tuttavia, viene abbandonato nel 1631.

Dopo avere comprato una casa di campagna ad Ekeren, il pittore fiammingo si reca in Spagna in missione diplomatica, alla corte del re Filippo IV, per poi visitare la corte di Carlo I d'Inghilterra: proprio su commissione di quest'ultimo lavora, all'inizio degli anni Trenta, a nove opere con la "Glorificazione di Giacomo I" per la Banqueting House di Whitehall a Londra.

Dopo avere completato otto arazzi con la "Storia di Achille", Rubens acquista nel 1635 la tenuta dello Steen a Elewyt e si dedica alla creazione degli apparati per l'entrata trionfale dell'arciduca Ferdinando d'Austria, nuovo governatore generale dei Paesi Bassi, ad Anversa.

Dopo essere stato chiamato a decorare venticinque stanze del padiglione di caccia di Filippo IV, re di Spagna, Rubens muore ad Anversa il 30 maggio del 1640, poco prima di compiere sessantaquattro anni.


 

sabato 21 dicembre 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 dicembre.
Il 21 dicembre 1401 nasce il Masaccio.
Il Masaccio è un celebre pittore italiano ed è considerato uno dei padri del Rinascimento. All'anagrafe l'artista è Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai e nasce a Castel San Giovanni di Altura (oggi San Giovanni Valdarno) il 21 dicembre 1401. Come testimonia il Vasari, è attratto dall'arte fin da giovanissimo. All'età di 16 anni si trasferisce a Firenze, dove è in corso una rivoluzione artistica e culturale, grazie soprattutto al lavoro di Brunelleschi e Donatello.
I maestri sono un punto di riferimento per il Masaccio, non solo perché tra loro s'instaura un rapporto di vera amicizia, ma perché resta affascinato e completamente impressionato dalle loro opere, così innovative. La pittura del '400 fino a quel momento, infatti, ha uno stile tardo gotico e Masaccio non si sente per nulla interprete di questa tendenza. Prende spunto dall'arte di Giotto, dalla costruzione prospettica di Brunelleschi, dalla forza plastica di Donatello per creare uno stile suo e rendere i suoi soggetti così reali, da sembrare veri.
Il primo maestro del Masaccio, però, è un artista sconosciuto ma fondamentale per la sua formazione. Si tratta del nonno, specializzato nella realizzazione di cassoni nuziali. La famiglia di Masaccio è abbastanza abbiente, infatti, il padre ser Giovanni di Mone Cassai (il cognome deriva proprio da casse di legno, l'attività del nonno) è un notaio. Purtroppo l'uomo muore a soli 27 anni, mentre la moglie è in attesa del secondo figlio. Dopo qualche anno, Monna Piera de' Bardi (la mamma del Masaccio) si sposa nuovamente con Tedesco di Mastro Feo, un vedovo con due figlie molto ricco.
La sua è una famiglia di artisti. Il fratello Giovanni (chiamato così in onore del papà defunto) diventa un pittore, mentre la sorellastra si sposa con un pittore locale, Mariotto di Cristofano, che vive e lavora a Firenze. Si crede, infatti, che Masaccio scelga di trasferirsi in questa città nel 1418 proprio grazie alla vicinanza del cognato.
Il 7 gennaio 1422, il Masaccio decide di iscriversi all'associazione Arte dei Medici e Speziali (una delle sette arti maggiori delle corporazioni fiorentine). Il primo lavoro attribuibile all'artista è il "Trittico di San Giovenale" del 23 aprile 1422, mentre un paio d'anni più tardi si possono ammirare la "Madonna col Bambino e Sant'Anna", questi lavori testimoniano la collaborazione con Masolino, da cui il Masaccio dovrebbe aver fatto un po' di praticantato. Sempre in questi anni Masaccio e Masolino si occupano insieme del "Trittico Carnesecchi" per la cappella di Paolo Carnesecchi nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Firenze. Purtroppo, di questo lavoro sono rimasti solo "Il San Giuliano" e una tavoletta della predella con "Storie di San Giuliano".
La squadra Masaccio-Masolino (il sodalizio artistico dà frutti importantissimi per l'epoca) ottiene molti successi a Firenze, tanto che nel 1424 sono ingaggiati per la decorazione della Cappella Brancacci. Bisogna attendere il 1425 per avere testimonianza di una bottega del Masaccio. Circa un anno dopo, i Carmelitani di Pisa assegnano al pittore un lavoro molto importante: la realizzazione di un polittico per la cappella del notaio ser Giuliano di Colino degli Scarsi da San Giusto nella chiesa di Santa Maria del Carmine.
L'opera è composta da 25 pannelli, che sono stati sparsi in diversi musei. Per ammirare la "Madonna in trono con Bambino" (il pannello centrale) bisogna, oggi, recarsi a Londra alla National Gallery. È un'immagine bellissima e con un punto di vista molto reale e ribassato. La Vergine protegge il suo Bambino mentre sta mangiando un acino d'uva, che dovrebbe simboleggiare la futura Passione. Sempre a Londra, c'è anche la pala di Sant'Anna Metterza (ovvero la "Madonna col Bambino e Sant'Anna").
Al museo Nazionale di Capodimonte di Napoli è ospitata "La Crocifissione". Qui l'evento sacro è estremamente realistico, lo si nota dal capo di Cristo abbandonato alla morte. L'opera che maggiormente segna la maturazione di Masaccio, ed è anche l'ultima per importanza, è l'affresco con la Trinità in Santa Maria Novella, realizzata tra il 1426 e il 1428. In questo lavoro si legge l'ispirazione del Brunelleschi: le regole prospettiche qui non sono così rigide. Il Masaccio quindi da artista del vero (inteso come realistico) si trasforma in un interprete del mistico e soprattutto del divino.
Dopo aver trascorso un periodo a Pisa, Masaccio si trasferisce a Roma. Qui muore nell'estate del 1428, giovanissimo. Ha solo 27 anni, proprio come suo padre. Si dice sia stato avvelenato da un suo rivale, ma non c'è prova di questo fatto. Viene sepolto, diversi anni dopo, nel 1443, a Firenze nella chiesa del Carmine.

martedì 21 maggio 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 maggio.
Il 21 maggio 1471 nasce Albrecht Dürer.
Nato a Norimberga nel 1471 da una famiglia agiata di artigiani, Dürer fu il terzo di diciotto figli. Il padre, Albrecht Dürer il Vecchio, di discendenza ungherese, proveniva da una famiglia di orafi e sposò Barbara Holper, figlia di un orafo. Insieme aprirono una bottega propria.
Le eccellenti doti artistiche di Albrecht furono immediatamente evidenti tanto che il padre decise di mandarlo nella bottega del pittore Michael Wolgemut, uno dei più importanti illustratori di Norimberga. Qui il ragazzo passò il periodo fra il 1486 e il 1490. Durante l’apprendistato da Wolgemut, Dürer imparò le più importanti tecniche di incisione che non avrebbe mai più abbandonato.
Finito l’apprendistato, il giovane pittore cominciò a viaggiare. Nördlingen, Ulm e Colmar le prime tappe del suo viaggio-studio. Nella città di Colmar venne ospitato dai figli del famoso pittore Martin Schongauer, morto da poco tempo. Poi si spostò a Basilea, sempre da un altro figlio del pittore scomparso. Al 1493 risale il famoso Autoritratto con il fiore, oggi conservato al Museo del Louvre di Parigi.
L’anno successivo, nel 1494, fece ritorno nella città natale dove, a ventitré anni, sposò Agnes Frey. Anche lei figlia di un orafo, Agnes sperava di condurre una vita tranquilla e agiata ma non aveva fatto i conti con il temperamento di Albrecht, sempre alla ricerca di nuove motivazioni e desideroso di viaggiare. Il matrimonio non fu tra i più felici. La coppia non ebbe nessun figlio.
In questi anni arrivò anche una commissione importante da parte di Federico di Sassonia, detto il Saggio, grande elettore di Wittenberg. Sotto la protezione di un mecenate così influente, la carriera professionale di Dürer non poté fare altro che subire un’inevitabile ascesa.
Nel 1495 il pittore fece il suo primo viaggio in Italia con l’obiettivo di conoscere da vicino i maestri che più influenzarono la pittura a livello mondiale, da Giotto a Raffaello, a Leonardo. Le tappe italiane furono Venezia, Mantova, Padova e Pavia. Durante i suoi viaggi, Dürer riusciva a mantenersi lavorando e proprio durante il soggiorno veneziano realizzò disegni, acquerelli e stampe.
A questo periodo risale la tavola della “Festa del Rosario”, commissionatagli dal mercante d’arte Christoph Fugger per la chiesa di S. Bartolomeo. L’opera raffigura la Madonna che incorona l’imperatore, mentre, a sua volta, è incoronata da due angeli. Il dipinto è oggi custodito nella Galleria Nazionale Narodni di Praga.
Acquerelli a soggetto paesaggistico furono fra i soggetti più dipinti durante il viaggio di ritorno dall’Italia. Opere come il “Castello di Trento”, il “Castello Alpino”, la “Veduta di Arco” e la “Veduta di Innsbruck” risalgono a questo primo viaggio nel Bel Paese. L’influenza dell’arte italiana nello stile di Dürer si fece più evidente dopo il secondo soggiorno nello Stivale del pittore tedesco, nel 1505. In quest’occasione ebbe anche l’opportunità di incontrare Leonardo da Vinci. Da quel momento in poi lo stile si fa più maturo, lo spessore psicologico nei personaggi ritratti è più attento.
Oltre alla vita artistica, Dürer non trascurò mai la carriera da orafo. Morto il padre, curò la bottega di famiglia insieme a uno dei fratelli. Oramai la sua fama e il suo successo erano così consolidati da permettergli una vita agiata e l’inserimento nei circoli dei potenti in città. Cominciò quindi a lavorare, realizzando ritratti, per le personalità di spicco della vita politica e sociale di Norimberga e non solo. Nel 1512, l’imperatore Massimiliano I gli commissiona importanti opere. Per questi incarichi gli sarà concessa una pensione.
Oltre alla pittura e all’oreficeria, Dürer non smise mai di dedicarsi alle illustrazioni di libri, avvalendosi delle tecniche imparate da ragazzo. Tra il 1496 e il 1505 realizza, con tecnica xilografica, le famose serie della Grande Passione, dell’Apocalisse e della Vita della Madonna. Fra i suoi ultimi viaggi ci sono i Paesi Bassi. Dürer arrivò ad Aversa nel 1520 e poi continuò a visitare l’Olanda e le Fiandre. La sua fama era consolidata e godeva, in questo periodo, di una posizione di prestigio. Dopo il viaggio in Olanda, Albrecht si ammalò.
Negli ultimi anni di vita, cominciò a scrivere importanti trattati sulla geometria, la prospettiva, l’antropometria e l’astronomia. Nel 1525 scrisse il “Trattato di geometria”, due anni più tardi porta la sua firma il Trattato sulle fortificazioni e sulle mura capaci di resistere alle armi da fuoco. Infine, il terzo trattato è del 1528. Pubblicato postumo in tedesco e in latino, il volume è dedicato allo studio della simmetria e alle proporzioni del corpo umano.
Il suo progetto ambizioso di scrivere un trattato sulla pittura rimase, purtroppo incompiuto. L’opera, che avrebbe avuto il titolo “Underricht der Malerei”, doveva rispondere all’ambizioso obiettivo di fornire ai giovani pittori tutte le nozioni che Dürer aveva acquisito grazie alla sua esperienza di ricerca. Ma il trattato non vide mai la luce perché Albrecht Dürer morì a Norimberga il 6 aprile del 1528 a 57 anni.
Una produzione di circa 700 opere, tra le quali quaranta acquerelli, oltre duecento incisioni su legno e un centinaio su rame, e un’ottantina di dipinti è l’eredita che Dürer lascia alle sue spalle. Intellettuale di grande spessore, perennemente interessato alla ricerca e allo studio su vari campi del sapere, il pittore tedesco seppe fondere egregiamente la lezione del Rinascimento italiano con la pittura e le tradizioni locali. Nella sua ricca produzione, troviamo una corposa quantità di ritratti, ma anche paesaggi e soggetti di carattere naturalistico.


sabato 29 aprile 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 aprile.
Il 29 aprile 1519 nasce a Venezia Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, uno dei più grandi pittori italiani, esponente della scuola veneziana, ultimo rinascimentale e precursore dello stile barocco, imperante poi nel '600.
Al padre, e alla sua famiglia in genere, Jacopo deve innanzitutto il soprannome con cui è noto. Il nome di "Tintoretto" infatti è figlio del mestiere paterno: tintore di stoffe, appunto. Secondo gli studi più recenti, a dire il vero, lo stesso cognome Robusti, d'eredità paterna, sarebbe a sua volta un soprannome ricavato da un'impresa di guerra, nella quale si sarebbe distinto il padre del Tintoretto: energico difensore, secondo le fonti, della città di Padova. Il vero cognome, a quanto pare, sarebbe Comin, stando almeno alla dimostrazione del curatore del museo del Prado di Madrid, Miguel Falomir, in occasione dell'inaugurazione della mostra sul pittore veneziano, aperta il 29 gennaio del 2007.
Indubbio è che il padre, Giovanni Battista Robusti, o Comin, fosse un tintore. Probabilmente di origine lucchese, considerato che l'arte della tintura, almeno in quegli anni, è ad appannaggio dei lucchesi e dei toscani in genere. A confermarlo, ci sarebbero gli interessi da parte del figlio verso la pittura dei toscani, Michelangelo e Raffaello su tutti, che con ogni probabilità ha osservato da vicino, studiandone le tecniche.
Sull'infanzia e l'apprendistato del giovane Jacopo si sa poco. Secondo il biografo Carlo Ridolfi, il Tintoretto scopre la sua vocazione nel laboratorio paterno, utilizzando i colori del padre per dipingere le pareti. Il Robusti, a questo punto, per incoraggiarne la vocazione, lo porta dal maestro di allora, Tiziano. Il grande artista però, temendo che l'allievo possa superarlo e offuscare la sua fama in poco tempo, lo caccia dalla bottega. L'episodio risalirebbe al 1530.
Ad ogni modo, è datato 22 maggio 1539 un documento ufficiale nel quale Tintoretto si firma "maestro", dunque in possesso di una propria bottega sita in Venezia, in campo San Cassian. È dell'anno dopo, 1540, la firma su una celebre "Sacra Conversazione", mentre sono i suoi i due soffitti con soggetti mitologici dipinti per la casa veneziana di Pietro Aretino. A considerare da questi episodi, è possibile allora stimare che il celebre artista veneziano abbia visto crescere ed affermarsi la sua notorietà, o maestria, come si diceva, proprio in questi anni. A corroborare questa tesi, c'è anche la prima, vera commissione di cui si ha traccia certa, riguardante il Tintoretto. Vettor Pisani, nobile e titolare di una banca, intorno al 1541, in occasione delle nozze, chiama il giovane ventitreenne pittore per il restauro della propria residenza a San Paterniàn: sedici tavole incentrate sul tema delle Metamorfosi di Ovidio.
Nel 1547 comincia a lavorare alla celebre opera "La lavanda dei piedi", mentre l'anno dopo, l'Aretino gli scrive una lettera, in cui lo ringrazia per il lavoro svolto presso la Scuola Veneziana di San Marco. Il dipinto in questione è "Il miracolo di San Marco", commissionatogli anche grazie all'intervento del padre della sua futura sposa, Marco Episcopi, notabile e tra gli alti funzionari di Venezia.
Sempre in questi anni, l'artista si trasferisce nella parrocchia di Santa Maria dell'Orto, cominciando un intenso lavoro di rinnovamento delle opere artistiche interne ed esterne. Contemporaneamente, prosegue la sua collaborazione con la Scuola di San Marco, fino al 1566, lavorando ad altre tele raffiguranti il santo, come "San Marco salva un saraceno durante un naufragio", "Trafugamento del corpo di San Marco" e "Ritrovamento del corpo di San Marco". Intanto, nel 1549 porta a termine una delle tele più importanti di questo periodo, "San Rocco risana gli appestati", per la Chiesa San Rocco di Venezia.
Successivamente, anche l'Albergo della Scuola della Trinità lo chiama per alcuni lavori e tra il 1551 e il 1552, Tintoretto esegue un ciclo di dipinti ispirati alle storie della Genesi.
Nel 1552 si impegna formalmente con il procuratore Giulio Contarini a dipingere le portelle dell'organo della chiesa veneziana di Santa Maria del Giglio o Zobenigo. Il 20 dicembre dell'anno dopo, il 1553, è attestato un pagamento ricevuto dal pittore veneziano per alcuni dipinti eseguiti a Palazzo Ducale. Intorno a questa data poi, il pittore sposa Faustina Episcopi.
Nel 1555, l'artista, ormai soprannominato anche "Il furioso", per il suo tratto e per l'uso drammatico della prospettiva, dipinge la celebre pala con "L'Assunta" nella Chiesa dei Gesuiti di Venezia, e "Giuseppe e la moglie di Putifarre", altro celebre lavoro, poi acquistato da Diego Velasquez per Filippo IV. Dell'anno dopo invece, è il dipinto "Susanna e i vecchioni".
Nel 1564 il pittore inizia a lavorare per la sala dell'Albergo della Scuola Grande di San Rocco, a Venezia. Sono questi gli anni in cui la competizione, per l'ottenimento delle committenze più importanti, è più che agguerrita. Tiziano, ad esempio, è uno di quegli artisti che cerca in tutti i modi di osteggiare la fama del rivale Tintoretto. Per sbrogliare la questione, a quanto si legge da alcune fonti e, anche, dalle cronache del Vasari, la Giunta della Scuola di San Rocco ha intenzione di indire un concorso vero e proprio, per l'assegnazione del lavoro dell'ovale di San Rocco in gloria. Nel 1564 però, "il furioso" anziché presentare gli studi dell'opera, come gli altri artisti, presenta direttamente l'opera, con tanto di misure e collocazione ove prestabilito. Con la sua offerta decisamente vantaggiosa, riesce così ad ottenere l'incarico desiderato, nonostante i malcontenti creati tra gli altri pittori. E, l'11 marzo del 1564, come si evince dalle fonti ufficiali, con 85 voti a favore e 19 contrari, Tintoretto viene nominato membro della Scuola e incaricato dell'esecuzione di un ciclo di dipinti incentrati sul tema della "Passione".
Quattro anni dopo, nel 1568, arrivano alcuni dei due capolavori dipinti per l'Albergo, "La discesa di Cristo al limbo" e "La crocifissione". Intanto, porta a termine il ciclo di "San Rocco", cominciato nel 1549, dando alla luce nel 1567 il meraviglioso "San Rocco in carcere". Del 1571 invece, è la datazione di una serie di pagamenti per l'esecuzione di alcuni lavori richiesti dalla Libreria marciana, come il noto dipinto "I filosofi".
Nel 1574 Tintoretto acquista una casa nella fondamenta dei Mori, a San Marziale, dove abita fino alla fine dei suoi giorni. Contemporaneamente, comincia i lavori per la Sala Grande Superiore della Scuola di San Rocco, dedicandosi alle tele del soffitto, di recente ultimato. La peste che si abbatte sulla città lagunare in quegli anni, porta l'artista a prendere la decisione di lavorare gratuitamente alla tela centrale del soffitto, come sorta di voto a San Rocco, protettore proprio degli appestati. Ultima le tele nel 1577.
Nel 1580 è a Mantova per la consegna degli ultimi quattro teleri dei "Fasti", secondo la commissione ricevuta da Guglielmo Gonzaga per il Palazzo Ducale della città. L'anno dopo porta a termine anche i lavori alle pareti della Sala Grande di San Rocco e nel 1582 comincia a dipingere, per la Sala dello Scrutinio di Palazzo Ducale, a Venezia, il dipinto "La battaglia di Zara". Al contempo, si dedica anche alle tele per la Sala Terrena della Scuola Grande di San Rocco. Entro il 1588, porta a termine tutti i lavori per San Rocco.
Nel 1592 pertanto, inizia a lavorare ai capolavori "L'ultima cena" e "Gli ebrei nel deserto rifiutano la manna", entrambi per il Presbiterio di San Giorgio Maggiore, a Venezia.
Stando al suo atto di morte, dopo una febbre di due settimane il Tintoretto muore il 31 maggio del 1594. Tre giorni dopo, viene sepolto nella chiesa della Madonna dell'Orto, nella cripta della famiglia Episcopi.
Dalle analisi effettuate negli anni '70 su campioni prelevati dalle tele della Scuola Grande di San Rocco, si sono ottenute preziose informazioni riguardo ai materiali e alle tecniche impiegate da Tintoretto.
Le tele utilizzate, in tutti i campioni, si sono rivelate essere di lino, con differenti armature, sia semplici come il tabì, simile a quella del taffetà, che più robuste come la spina di pesce. La scelta della trama non sembra essere dipendente dal tipo di dipinto o dalla sua collocazione: ad esempio, per l'Ultima Cena Tintoretto ha utilizzato una trama grossolana, nonostante il dipinto sia visibile da una distanza ravvicinata. Non era raro che i dipinti venissero realizzati su tele cucite assieme: i telai dell'epoca potevano infatti realizzare altezze fino a 110 cm. Solitamente, le cuciture venivano effettuate prima dell'esecuzione del dipinto, in modo tale che fossero il più possibile invisibili, e soprattutto che non si trovassero in corrispondenza di parti importanti come mani e volti: era preferibile inoltre utilizzare pezze con la stessa trama, per avere una maggiore uniformità. Tintoretto invece pare non prestare attenzione a questi accorgimenti: utilizza ritagli di tela con trame diverse tra loro, con cuciture anche evidenti, come nel caso del volto della Vergine nella Fuga in Egitto, della Scuola di San Rocco.
Le imprimiture più comuni erano composte da uno strato sottile di gesso e colla, derivate da quelle già utilizzate nella pittura su tavola: il fondo chiaro dava una maggior luminosità ai colori successivamente stesi. Tintoretto preferiva invece un fondo scuro, steso sull'imprimitura a gesso o direttamente sulla tela: le analisi hanno rivelato che non si tratta di un colore bruno uniforme, bensì di un impasto ottenuto con i residui delle tavolozze, data la presenza di particelle colorate microscopiche. Sul fondo così preparato era possibile dipingere sia i toni chiari che gli scuri, lasciando anche trasparire il fondo stesso: questo era possibile nei casi in cui il dipinto si fosse trovato in zone buie o in ombra e contribuiva a velocizzare notevolmente l'esecuzione del dipinto.
Il Ridolfi racconta che l'artista era solito approntare dei piccoli "teatrini" per studiare la composizione delle opere e l'effetto delle luci: panneggiava le vesti su modellini di cera, che poi disponeva in "stanze" costruite con cartoni, illuminate da candele. Per lo studio degli scorci, appendeva manichini al soffitto dello studio: questo è evidente dal confronto di due dipinti, il Miracolo di san Marco che libera lo schiavo e il San Rocco in carcere confortato da un angelo, in entrambi i quali si può riconoscere un modello simile utilizzato per le figure sospese.
Per gli studi a gesso, Tintoretto era affezionato alla carta azzurra che tanto andava di moda a Bologna e che gli permetteva di utilizzare sia gli scuri che le lumeggiature.

mercoledì 11 maggio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'11 maggio.
L'11 maggio 1904 nasce a Figueres, Spagna, Salvador Dalì.
Cocktail ben assortito di genialità e delirio, pittore del surreale e di mondi onirici, Salvador Dalì ha avuto una vita segnata dalla stranezza fin dal principio. Nato a Figueras il giorno 11 maggio 1904 - il nome completo è Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí Domènech, marchese di Pùbol - dopo tre anni dalla morte del primo fratello, il padre pensò bene di chiamarlo allo stesso modo, forse per non essere mai riuscito a dimenticare il primogenito. Una circostanza un po' "malata", che non ha certo giovato all'equilibrio mentale del piccolo Salvador, il quale, natìo della Catalogna, appena adolescente espone alcuni dipinti presso il teatro municipale della sua cittadina, riscuotendo un significativo apprezzamento critico.
Nel 1921 si iscrive all'Accademia di belle arti di San Fernando a Madrid, dove stringe amicizia con il regista Luis Buñuel e il poeta Federico Garcìa Lorca. Con quest'ultimo trascorre l'estate a Cadaqués nel 1925. L'anno successivo soggiorna a Parigi, dove incontra Pablo Picasso, e viene espulso dall'Accademia. La sua prima pittura è connotata dalle influenze futuriste, cubiste, e soprattutto dall'opera di Giorgio De Chirico. Negli anni successivi il suo sodalizio artistico e intellettuale con Lorca e Buñuel produce lavori di scenografia teatrale e cinematografica, come i due celebri film "Un chien andalou "e "L'âge d'or".
Sul piano pittorico ben presto la sua attenzione viene attirata dalle riproduzioni di dipinti di Max Ernst, Miró e Tanguy, i maestri dell'inconscio tradotto su tela. Nel 1929 entra finalmente nel gruppo dei surrealisti e nel 1931, insieme a Breton, elabora gli "oggetti surrealisti a funzione simbolica". Ma il surrealismo di Salvador Dalí è comunque fortemente personalizzato: ispirato a De Chirico ed imbevuto di richiami alla psicanalisi freudiana, é caratterizzato da una tecnica minuziosa, levigata e fredda.
Nel 1930 pubblica "La femme visible", saggio dedicato a Gala, sua moglie dal 1929, modella e musa per tutta la vita. Questo libro segna un nuovo orientamento di Dalí, che inizia a coniugare un realismo quasi accademico con un delirio deformante, talvolta macabro. Qualche anno dopo si scontra con i surrealisti a proposito del dipinto "L'enigma di Guglielmo Tell", sinché nel 1936 avviene una prima rottura con il gruppo di Breton, che diventerà definitiva tre anni dopo. Nel frattempo Dalí aveva partecipato all'Esposizione internazionale dei surrealisti a Parigi e ad Amsterdam.
Tra il 1940 e il 1948 vive a New York, insieme a Gala Éluard, occupandosi di moda e design. In questi anni ha occasione di esporre le sue opere al Museum of Modern Art insieme a Miró e di contribuire, con il disegno delle scene, al film di Alfred Hitchcock "Io ti salverò". Al termine del soggiorno statunitense rientra in Europa insieme a Gala.
Nel 1949 prosegue l'attività scenografica per il cinema collaborando con Luchino Visconti. Nel decennio sucessivo espone in Italia, a Roma e Venezia, e a Washington. Nel 1961 viene messo in scena a Venezia il Ballet de Gala, con coreografie di Maurice Béjart. Sono molte le esposizioni negli anni successivi, a New York, Parigi, Londra, sino all'importante antologica a Madrid e Barcellona nel 1983.
Sette anni dopo espone le sue opere stereoscopiche al Guggenheim Museum e a maggio del 1978 viene nominato membro dell' Accadémie des Beaux-Artes di Parigi. L'anno seguente si tiene una retrospettiva di Dalí al centre Georges Pompidou di Parigi, trasferita poi alla Tate Gallery di Londra. Il 10 giugno 1982 muore Gala e nel luglio dello stesso anno gli viene conferito il titolo di "archese di Pùbol". Nel maggio del 1983 dipinge "La coda di rondine", suo ultimo quadro. Nel 1984 riporta gravi ustioni a causa dell'incendio della sua camera al castello di Pùbol, dove ormai risiede stabilmente. Salvador Dalì muore il 23 gennaio 1989 nella torre Galatea a causa di un colpo apoplettico.
In rispetto alle sue volontà viene sepolto nella cripta del Teatro-Museo Dalí a Figueras. Nel suo testamento lascia allo Stato spagnolo tutte le opere e le sue proprietà. Viene organizzata una grande retrospettiva postuma nella Staatsgalerie di Stoccarda, trasferita poi alla Kunsthaus Zurich.
Nel suo lavoro Dalí si è ampiamente servito del simbolismo. Ad esempio, il simbolo caratteristico degli "orologi molli" apparso per la prima volta in La persistenza della memoria si riferisce alla teoria di Einstein che il tempo è relativo e non qualcosa di fisso. L'idea di servirsi degli orologi in questo modo venne a Dalí mentre in una calda giornata d'agosto osservò un pezzo di formaggio Camembert che si scioglieva e gocciolava.
Quella dell'elefante è un'altra delle immagini ricorrenti nelle opere di Dalí. Comparve per la prima volta nell'opera del 1944 Sogno causato dal volo di un'ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio. L'elefante, ispirato al piedistallo di una scultura di Gian Lorenzo Bernini che si trova a Roma e rappresenta un elefante che trasporta un antico obelisco viene ritratto con le "lunghe gambe del desiderio, con molte giunture e quasi invisibili" e con un obelisco sulla schiena.
Grazie all'incongrua associazione con le zampe sottili e fragili, questi goffi animali, noti anche per essere un tipico simbolo fallico, creano un senso di irrealtà. L'elefante rappresenta la distorsione dello spazio, ha spiegato una volta Dalí, le zampe lunghe ed esili contrastano l'idea dell'assenza di peso con la struttura. "Dipingo immagini che mi riempiono di gioia, che creo con assoluta naturalezza, senza la minima preoccupazione per l'estetica, faccio cose che mi ispirano un'emozione profonda e tento di dipingerle con onestà".
L'uovo è un'altra delle immagini tipiche di cui si serviva Dalí. Associa all'uovo il periodo prenatale e intrauterino, usandolo per simboleggiare la speranza e l'amore; l'uovo compare ad esempio ne Il grande masturbatore e ne La metamorfosi di Narciso. Nelle sue opere compaiono inoltre varie specie animali: le formiche rappresentano la morte, la decadenza e uno smisurato desiderio sessuale; la chiocciola è in stretta connessione con la testa umana (la prima volta che incontrò Sigmund Freud Dalí aveva visto una chiocciola su una bicicletta appoggiata fuori dalla sua casa), mentre le locuste sono per lui un simbolo di distruzione e paura.

venerdì 8 aprile 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 aprile.
L'8 aprile 1973 muore Pablo Picasso.
Pablo Ruiz Picasso nasce il 25 ottobre 1881, di sera, a Malaga, in Plaza de la Mercede. Il padre, Josè Ruiz Blasco, è professore alla Scuola delle Arti e dei Mestieri e conservatore del museo della città. Durante il tempo libero è anche pittore. Si dedica soprattutto alla decorazione delle sale da pranzo: foglie, fiori, pappagalli e soprattutto colombi che ritrae e studia nelle abitudini e negli atteggiamenti - in modo quasi ossessivo - tanto da allevarli e farli svolazzare liberamente in casa.
Si racconta che la prima parola pronunciata dal piccolo Pablo non sia stata la tradizionale "mamma", ma "Piz!", da "lapiz", che significa matita. E prima ancora di incominciare a parlare Pablo disegna. Gli riesce talmente bene che, qualche anno dopo, il padre lo lascia collaborare ad alcuni suoi quadri, affidandogli - strano il caso - proprio la cura e la definizione dei particolari. Il risultato sorprende tutti: il giovane Picasso rivela subito una precoce inclinazione per il disegno e la pittura. Il padre favorisce le sue attitudini, sperando di trovare in lui la realizzazione delle sue ambizioni deluse.
Nel 1891 la famiglia si trasferisce a La Coruna, dove Don José ha accettato un posto da insegnante di disegno nel locale Istituto d'Arte; qui Pablo a partire dal 1892 frequenta i corsi di disegno della Scuola di Belle Arti.
Intanto i genitori mettono al mondo altre due bambine, una delle quali morirà quasi subito. In questo stesso periodo il giovane Picasso rivela un nuovo interesse: dà vita a molte riviste (realizzate in un unico esemplare) che redige e illustra da solo, battezzandole con nomi di fantasia come "La torre de Hercules", "La Coruna", "Azuly Blanco".
Nel Giugno 1895 Josè Ruiz Blasco ottiene un posto a Barcellona. Nuovo trasferimento della famiglia: Pablo prosegue i suoi studi artistici presso l'Accademia della capitale catalana. Ha perfino uno studio, in calle de la Plata, che divide con il suo amico Manuel Pallarès.
Negli anni successivi troviamo Pablo a Madrid, dove vince il concorso dell'Accademia Reale. Lavora moltissimo, mangia poco, vive in un tugurio mal riscaldato e, alla fine, si ammala. Con la scarlattina ritorna a Barcellona dove per un periodo frequenta la taverna artistica letteraria "Ai quattro gatti" ("Els Quatre Gats"), così chiamata in onore de "Le Chat Noir" di Parigi. Qui si ritrovano artisti, politicanti, poeti e vagabondi di ogni tipo e razza.
L'anno seguente, è il 1897, porta a termine una serie di capolavori, fra cui la famosa tela "Scienza e carità", ancora assai legata alla tradizione pittorica dell'Ottocento. Il quadro ottiene una menzione all'Esposizione nazionale di Belle Arti di Madrid. Mentre prosegue diligentemente la frequentazione dell'Accademia e il padre pensa di mandarlo a Monaco, la sua natura esplosiva e rivoluzionaria comincia pian piano a manifestarsi. Proprio in questo periodo, fra l'altro, adotta anche il nome di sua madre come nome d'arte. Egli stesso spiegherà questa decisione, dichiarando che "i miei amici di Barcellona mi chiamavano Picasso perché questo nome era più strano, più sonoro di Ruiz. E' probabilmente per questa ragione che l'ho adottato".
In questa scelta, molti vedono in realtà un conflitto sempre più grave tra padre e figlio, una decisione che sottolinea il vincolo d'affetto nei confronti della madre, dalla quale secondo numerose testimonianze, sembra che abbia preso molto. Tuttavia, malgrado i contrasti, anche il padre continua a rimanere un modello per lo scapigliato artista, in procinto di effettuare una rottura radicale con il clima estetico del suo tempo. Picasso lavora con furore. Le tele, gli acquerelli, i disegni a carboncino e a matita che escono dal suo studio di Barcellona in questi anni sorprendono per il loro eclettismo.
Fedele alle sue radici e ai suoi affetti, è proprio nella sala delle rappresentazioni teatrali di "Els Quatre Gats" che Picasso allestisce la sua prima mostra personale, inaugurata il primo febbraio 1900. Malgrado l'intento di fondo dell'artista (e della sua cerchia di amici) sia quella di scandalizzare il pubblico, la mostra sostanzialmente piace, malgrado le solite riserve dei conservatori, e si vendono molte opere su carta.
Pablo diventa un "personaggio", odiato e amato. Il ruolo dell'artista maledetto per un po' lo soddisfa. Ma alla fine dell'estate 1900, soffocato dall' "ambiente" che lo circonda, prende un treno per Parigi.
Si stabilisce a Montmartre, ospite del pittore barcellonese Isidro Nonell, e incontra molti dei suoi compatrioti tra i quali Pedro Manyac, mercante di quadri che gli offre 150 franchi al mese in cambio della sua produzione: la somma è discreta e permette a Picasso di vivere qualche mese a Parigi senza troppe preoccupazioni. Non sono momenti facili dal punto di vista economico, nonostante le importanti amicizie che stringe in questi anni, tra cui quella con il critico e poeta Max Jacob che cerca di aiutarlo in ogni modo. Intanto conosce una ragazza della sua età: Fernande Olivier, che ritrae in moltissimi suoi quadri.
Il clima parigino, e più specificamente quello di Montmartre, ha una profonda influenza. In particolare Picasso rimane colpito da Toulouse-Lautrec, a cui si ispira per alcune opere di quel periodo.
Alla fine dello stesso anno torna in Spagna forte di questa esperienza. Soggiorna a Malaga, poi trascorre qualche mese a Madrid, dove collabora alla realizzazione di una nuova rivista "Artejoven", pubblicata dal catalano Francisco de Asis Soler (Picasso illustra quasi interamente il primo numero con scene caricaturali di vita notturna). Nel febbraio del 1901 riceve però una terribile notizia: l'amico Casagemas si è suicidato per un dispiacere d'amore. L'evento colpisce profondamente Picasso, segnando a lungo la sua vita e la sua arte.
Riparte per Parigi: questa volta vi torna per allestire una mostra presso l'influente mercante Ambroise Vollard.
A venticinque anni Picasso é riconosciuto ed ammirato non solo come pittore, ma anche come scultore ed incisore. Durante una visita al Musée de l'Homme, al palazzo Trocadero a Parigi, rimane colpito dalle maschere dell'Africa Nera, lì esposte, e dal fascino che emanano. I sentimenti più contrastanti, la paura, il terrore, l'ilarità si manifestano con un'immediatezza che Picasso vorrebbe anche nelle sue opere. Viene alla luce l'opera "Les Demoiselles d'Avignon", che inaugura uno dei più importanti movimenti artistici del secolo: il cubismo.
Nel 1912 Picasso incontra la seconda donna della sua vita: Marcelle, da lui detta Eva, ad indicare che é diventata lei la prima di tutte le donne. La scritta "Amo Eva" compare su molti quadri del periodo cubista.
Nell'estate 1914 si incomincia a respirare aria di guerra. Alcuni degli amici di Pablo, tra cui Braque e Apollinaire, partono per il fronte. Montmartre non é più il quartiere di prima. Molti circoli artistici si svuotano.
Purtroppo poi nell'inverno 1915 Eva si ammala di tubercolosi e dopo pochi mesi muore. Per Picasso é un duro colpo. Cambia casa, si trasferisce alle porte di Parigi. Conosce il poeta Cocteau che, in stretti contatti con i "Ballets Russes" (gli stessi per i quali componeva Stravinskij, al quale Picasso dedicherà un memorabile ritratto ad inchiostro), gli propone di disegnare i costumi e le scene del prossimo spettacolo. I "Ballets Russes" hanno anche un'altra importanza, questa volta strettamente privata: grazie a loro l'artista conosce una nuova donna, Olga Kokhlova, che diventerà ben presto moglie e sua nuova musa ispiratrice, da lì a qualche anno sostituita però con Marie-Thérése Walter, di appena diciassette anni, anche se indubbiamente assai matura. Anche quest'ultima entrerà come linfa vitale nelle opere dell'artista in qualità di modella preferita.
Nel 1936, in un momento non facile anche dal punto di vista personale, in Spagna scoppia la guerra civile: i repubblicani contro i fascisti del generale Franco. Per il suo amore per la libertà Picasso simpatizza per i repubblicani. Molti amici dell'artista partono per unirsi alle Brigate Internazionali.
Una sera, in un caffé di Saint-German, presentatagli dal poeta Eluard, conosce Dora Maar, pittrice e fotografa. Immediatamente, i due si capiscono, grazie anche all'interesse comune per la pittura, e tra loro nasce un'intesa.
Nel frattempo le notizie dal fronte non sono buone: i fascisti avanzano.
Il 1937 é l'anno dell'Esposizione Universale di Parigi. Per i repubblicani del Frente Popular é importante che il legittimo governo spagnolo vi sia ben rappresentato. Per l'occasione Picasso crea un'opera enorme: "Guernica", dal nome della città basca appena bombardata dai tedeschi. Attacco che aveva provocato moltissimi morti, tra la gente intenta a compiere spese al mercato. La "Guernica" diventerà l'opera simbolo della lotta al fascismo.
Negli anni '50 Pablo Picasso é ormai un'autorità in tutto il mondo. Ha settant'anni ed é finalmente sereno, negli affetti e nella vita lavorativa. Negli anni seguenti il successo aumenta e spesso la privacy dell'artista viene violata da giornalisti e fotografi senza scrupoli. Si succedono mostre e personali, opere su opere, quadri su quadri. Fino al giorno 8 aprile 1973 quando Pablo Picasso, all'età di 92 anni, improvvisamente, si spegne. Fu sepolto nel parco del castello di Vauvenargues.
L'ultimo quadro di quel genio - come dice André Malraux - "che solo la morte ha saputo dominare", reca la data 13 gennaio 1972: è il celebre "Personaggio con uccello".
L'ultima dichiarazione che ci rimane di Picasso è questa: "Tutto ciò che ho fatto è solo il primo passo di un lungo cammino. Si tratta unicamente di un processo preliminare che dovrà svilupparsi molto più tardi. Le mie opere devono essere viste in relazione tra loro, tenendo sempre conto di ciò che ho fatto e di ciò che sto per fare".
Alcuni dei quadri di Picasso sono tra i più costosi dipinti del mondo:
Nudo su un armadio nero - venduto per 45,1 milioni di dollari statunitensi nel 1999 a Les Wexner, che ne fece dono al Wexner Center for the Arts.
Le nozze di Pierrette - venduto per oltre 51 milioni di dollari statunitensi nel 1999.
Ragazzo con pipa - venduto per 104 milioni di dollari statunitensi da Sotheby's il 4 maggio 2004, stabilisce un record.
Dora Maar e il gatto - venduto per 95,2 milioni di dollari statunitensi da Sotheby's il 3 maggio 2006.
L'arlecchino cubista - valutato oltre 30 milioni di dollari.
Nude, Green Leaves and Bust - venduto per oltre 106 milioni di dollari statunitensi da Christie's il 4 maggio 2010 a New York, stabilisce un nuovo record.
Le Reve - venduto nel marzo 2013 per 155 milioni di dollari da Steve Wynn a Steven Cohen. È il secondo quadro più costoso dopo I giocatori di carte di Paul Cézanne.

mercoledì 2 febbraio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 2 febbraio.
Il 2 febbraio 1591 nasce a Cento, in provincia di Ferrara, Giovan Francesco Barbieri, detto il Guercino.
Giovan Francesco Barbieri, pittore italiano Barocco, nasce a Cento, nel Ducato di Ferrara, il 2 febbraio 1591 ed il soprannome di Guercino gli deriva dal notevole difetto agli occhi e forse il suo difetto può avere influenzato la sua resa pittorica delle forme e nello spazio.
Nel suo paese natale da un pittore locali apprende da bambino le prime nozioni di disegno e di affresco, ma già a dieci anni viene mandato dalla famiglia, colpita dalla sua innata capacità di pittore, a Bologna dove può osservare da vicino ed imitare le opere dei Carracci.
Il pittore stesso dirà anni dopo di aver tratto profitto dallo studio della Conversione di Paolo di Ludovico Carracci, allora nella chiesa di San Francesco Bologna e da altre tele.
Lo stile pittorico del Guercino, già all'inizio si distingueva dallo stile allora in voga che tendeva ad abbellire nelle forme e nei colori il soggetto ripreso, preferendo dipingere in maniera più realista, utilizzando una forte luce che cadeva dall'alto ed espletando la sua sensibilità cromatica in sorprendenti effetti chiaroscuri.
Nel 1617 la sua fama e bravura è tale da poter aprire a Cento una propria Scuola, la sua Accademia del nudo, che al tempo raccolse fino a 23 alunni, dove il Guercino disegnava generalmente "l'ignudo col carbone, in carta leggermente tinta.
Il viaggio a Venezia e l'incontro con opere d'arte di Tiziano Vecellio e Jacopo Bassano concludono la formazione giovanile del pittore.
Lo stile giovanile del Guercino è espressa chiaramente ne  “Susanna e i vecchioni” (1617), in cui il cielo plumbeo e l’oscurità notturna sono illuminati dal candore del corpo della fanciulla, lo straordinario “Et in Arcadia Ego” (1618) con la sua profonda riflessione sulla morte, e la “Vestizione di San Guglielmo d’Aquitania” (1620) dove la linea del disegno e il contorno delle figure si fondono con l’ambiente circostante grazie ai colori caldi e agli effetti luministici che sfaldano le forme.
Nel 1621 si reca a Roma con l'incarico di decorare il casino di Villa Ludovisi.
L’opera che il Guercino realizza, l'"Aurora" nella volta e le allegorie del "Giorno e della Notte" nelle lunette laterali, è caratterizzata dagli audaci scorci in sottoinsù e dell’esuberante dinamismo dei cavalli che trascinano il carro, donando un impeto travolgente a tutto l’affresco che riceve la sua bellezza dai vibranti e mobili effetti di luce.
Sempre a Roma il pittore di Cento dipinge la monumentale pala della “Sepoltura di Santa Petronilla” (1622-1623), che misura più di sette metri per quattro,  e che mostra un’attenzione particolare alla linea del disegno e un equilibrio compositivo di ascendenza classica, suggerendo il ritorno ad uno stile più tradizionale e idealizzante.
Il 1623 il Guercino lascia Roma; il questo periodo il gusto artistico del pittore si sposta verso il classicismo e l’eleganza di Guido Reni.
Da questo nuovo gusto nasce  il  capolavoro “Apparizione di Cristo alla madre” (1629), in cui il gruppo piramidale di Cristo e la Madonna mostra una precisione del designo e un’armonia, molto ammirate dai contemporanei.
 Molto lodata è anche la pala d’altare con “La visione di San Bruno” (1647), opera caratterizzata dalla potenza e bellezza del colore.
Nel 1649 l’esistenza del pittore è immalinconita dalla scomparsa del fratello Paolo Antonio e nel 1661 Guercino subisce un infarto che anticipa il malore a causa del quale morirà a Bologna il 22 dicembre 1666.
L'atto di morte fu redatto nella chiesa bolognese di San Salvatore: «Addì, 24 dicembre 1666. Il Sig. Gio. Francesco Barbieri Pittore famosissimo, uomo religiosissimo d'anni 74, dopo aver ricevuto li santissimi Sacramenti, rese l'anima al Creatore. Fu sepolto in nostra Chiesa nella sepoltura di mezzo, essendogli state celebrate solennissime esequie».

venerdì 30 luglio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 30 luglio.
Il 30 luglio 1511 nasce Giorgio Vasari.
Giorgio Vasari, pittore e architetto, esponente di una pittura eclettica che segna il passaggio alla stagione manieristica, nasce il 30 luglio 1511 ad Arezzo, da Antonio Vasari e Maddalena Tacci. Più che per la sua produzione artistica Vasari è ricordato come scrittore e storico per aver raccolto e descritto con grande cura le biografie degli artisti del suo tempo.
Inizia il suo percorso artistico nella bottega del francese Guglielmo Marcillat, pittore ed autore dei cartoni delle vetrate del Duomo di Arezzo. Nel 1524 si reca a Firenze, dove frequenta la bottega di Andrea del Sarto e l'accademia di disegno di Baccio Bandinelli. Ritorna ad Arezzo dopo tre anni, nel 1527, dove incontra il Rosso Fiorentino.
Insieme a Francesco Salviati, nel 1529 Giorgio Vasari lavora nella bottega di Raffaello da Brescia: poi si dedica anche all'arte orafa presso Vittore Ghiberti. Poco dopo, chiamato e protetto dal cardinale Ippolito de' Medici, Vasari parte per Roma, dove con l'amico Salviati, condivide lo studio dei grandi testi figurativi della maniera moderna.
Negli anni dal 1536 al 1539 viaggia tra Roma, Firenze, Arezzo e Venezia, dipingendo varie opere, tra cui ricordiamo il ritratto del Duca Alessandro de' Medici, una Natività per l'eremo di Camaldoli, l'Allegoria dell'Immacolata Concezione per la chiesa di S.Apostoli a Firenze.
Rientra poi ad Arezzo e intraprende la decorazione pittorica della sua casa. Dal 1542 al 1544 divide la sua attività fra Roma e Firenze; la sua produzione di pale di altare si fa sempre più intensa, e va sempre più definendosi il suo linguaggio figurativo.
Nel 1550 esce la prima edizione dell'opera a cui è più legata la fama del Vasari: le "Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri", in cui Vasari riordina tutto il materiale e le notizie raccolte dal 1540 sulla vita e sulle opere degli artisti.
E' in questo periodo che Giorgio Vasari conosce Michelangelo, il quale gli consiglia "lo studio delle cose di architettura". Dopo qualche anno Vasari si sposta di nuovo a Roma, per lavorare presso il Papa Giulio III, che gli affida, insieme all'Ammannati, la decorazione della cappella con la tomba del cardinale Antonio del Monte, a San Pietro in Montorio.
Qui rimane fino al 1553, mantenendo un rapporto stretto con Michelangelo e lavorando al servizio di Papa Giulio III.
Nel 1554 torna di nuovo ad Arezzo, chiamato a progettare il coro del Duomo. Si trasferisce con la famiglia a Firenze, su invito del duca Cosimo I de' Medici, che finalmente lo assume stabilmente al suo servizio.
Inizia un periodo di più costante dimora fiorentina, durante il quale Vasari rivede una posizione egemone nell'ambito artistico della città.
Nel 1555 Cosimo I gli affida i lavori di ristrutturazione e di decorazione di Palazzo Vecchio, che vuole trasformare in residenza principesca. Successivamente gli viene affidata la fabbrica di Palazzo degli Uffizi. L'opera verrà compiuta nel 1580, solo dopo la sua morte.
Del 1563 è l'inizio degli affreschi della volta del Salone di Cinquecento di Palazzo Vecchio, la cui decorazione complessiva sarà la più grandiosa. Terminerà nel 1565, anno in cui gli verrà affidato l'incarico del cosiddetto Corridoio vasariano, che congiunge gli Uffizi a Palazzo Vecchio attraverso l'antico Ponte Vecchio.
Sospesi i lavori nel 1556, intraprende un viaggio in Italia, al fine di raccogliere ulteriori informazioni per la seconda stesura delle "Vite", che ultimerà dodici anni più tardi, nel 1568.
La nuova edizione, accresciuta, è considerata la prima storia critica della pittura italica oltre che fonte documentaria ancora oggi indispensabile per oggettività e onestà di giudizi, nonchè di chiarezza espositiva. Mentre la prima edizione risulta più compatta, più vivace ed entusiastica nel succedersi delle tre "età" (da Cimabue a Buonarroti), la seconda edizione è più ampia, interessata da un ripensamento critico e da una maggiore problematicità nella parte dedicata ai contemporanei. Attraverso una serie di vivaci biografie, Vasari sottolinea come gli artisti della sua regione, la Toscana, sono riusciti gradualmente a rinverdire la straordinaria stagione dell'arte classica.
Nel 1570 torna a Roma chiamato da Pio V, dove in soli otto mesi dipinge tre cappelle in Vaticano: la Cappella di San Michele, San Pietro Martire e Santo Stefano; contemporaneamente avvia la decorazione della Sala Regia.
Alla morte del pontefice Vasari torna a Firenze dove, dopo una lavorazione quasi decennale, conclude la decorazione del Salone dei Cinquecento. Gli viene successivamente affidato l'incarico di affrescare la volta della cupola Brunelleschiana di Santa Maria del Fiore, con un Giudizio Finale.
Dopo pochi mesi è richiamato a Roma da papa Gregorio XIII per proseguire la decorazione della Sala Regia.
Nel 1573, a Roma, mentre lavora all'ultimo incarico, prepara i disegni per la Cupola del Duomo fiorentino. In aprile rientra a Firenze, dove viene inaugurato lo studiolo di Francesco I, di cui aveva iniziato la decorativa. Iniziano i lavori per le logge aretine, su suo disegno.
Giorgio Vasari muore a Firenze il 27 giugno 1574. La sua casa di Arezzo è oggi un museo a lui dedicato.

giovedì 29 luglio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 luglio.
Il 29 luglio 1890 Vincent Van Gogh muore, dopo essersi sparato un colpo di pistola al petto due giorni prima.
Vincent Willem Van Gogh nasce il 30 marzo 1853 a Groot Zundert (Olanda) ed ebbe, a causa della sua estrema sensibilità di artista, una vita molto tormentata.
Figlio di un pastore protestante, mentre ancora vive a Zundert, Vincent esegue i suoi primi disegni. Inizia invece le scuole a Zevenbergen. Impara il Francese, l'Inglese, il Tedesco e per la prima volta inizia a dipingere.
Terminati gli studi, va a lavorare come impiegato nella succursale della casa d'arte parigina Goupil e Cie, successivamente nelle sedi dell'Aja (dove compie frequenti visite ai musei locali), di Londra e di Parigi. Nel maggio del 1875 viene definitivamente trasferito a Parigi.
Il trasferimento nella città francese, dove già risiede il fratello Theo, segna l'inizio del periodo appunto francese, interrotto solo da un breve viaggio ad Anversa alla fine dello stesso anno. Molto del suo tempo lo spende assieme al fratello e i due, da quel momento, iniziano una corrispondenza che durerà tutta la vita e che rappresenta ancora oggi il mezzo migliore per studiare le opinioni, i sentimenti e lo stato d'animo di Vincent.
Durante il soggiorno parigino l'artista scopre la pittura impressionista e approfondisce l'interesse per l'arte e le stampe giapponesi. Conosce molti pittori tra cui Toulouse Lautrec e Paul Gauguin che apprezza particolarmente. La loro sarà una relazione assi turbolenta, con esiti anche drammatici, come testimonia il famoso episodio del taglio dell'orecchio (si suppone infatti che Vincent abbia assalito Gauguin con un rasoio. Fallito l'attacco, in preda ad una crisi di nervi, si taglia il lobo dell'orecchio sinistro).
Intanto, il rendimento di Vincent alla Goupil & Cie si deteriora mentre, allo stesso tempo, la sua dedizione agli studi biblici raggiunge un livello ossessivo. Dopo essersi dimesso da Goupil al principio della primavera, si reca a Ramsgate, in Inghilterra, dove viene assunto in un piccolo collegio. Più avanti nel corso dell'anno Vincent assume un nuovo incarico quale insegnante e coadiutore presso il Reverendo T. Slade Jones, un pastore Metodista. Il 29 Ottobre Vincent pronuncia il suo primo sermone domenicale. Man mano che il fervore religioso di Vincent aumenta, il suo stato di salute fisico e mentale volge al peggio.
Il 1880 è un punto di svolta nella vita di Vincent. Abbandona i suoi propositi religiosi e si dedica esclusivamente a dipingere poveri minatori e tessitori. Theo inizia ad appoggiarlo finanziariamente, una situazione che si protrarrà fino alla fine della vita di Vincent. Più tardi nel corso dell'anno, intraprende studi formali di anatomia e prospettiva all'Accademia di Bruxelles.
Incontra Clasina Maria Hoornik (detta "Sien"), una prostituta gravata fra l'altro dal mantenimento di una figlia di cinque anni ed incinta di un altro figlio. Mentre continua i suoi studi e dipinge in compagnia di alcune nuove conoscenze, il suo stato di salute va nuovamente deteriorandosi, tanto da dover essere ricoverato in ospedale per gonorrea. Una volta dimesso, inzia alcune sperimentazioni pittoriche e, dopo più di un anno trascorso insieme, pone termine alla sua relazione con Sien. Più tardi nel corso dell'anno, Vincent si trasferisce a Nuenen dai suoi genitori, mette in piedi un piccolo studio per lavorare e continua a fare affidamento sul sostegno di Theo.
Estende i suoi esperimenti fino ad includere una maggiore varietà di colori e sviluppa un grandissimo interesse per le incisioni su legno giapponesi. Tenta di intraprendere una qualche formazione artistica alla Ecole des Beaux-Arts, ma respinge molti dei principi che gli vengono insegnati. Desiderando continuare con qualche tipo di educazione artistica formale, sottopone qualcuno dei suoi lavori all'Accademia di Anversa, dove viene posto in una classe per principianti. Come ci si aspetterebbe, Vincent non si trova a suo agio all'Accademia ed abbandona.
Intanto, sopravviene il 1888, un anno fondamentale nella vita di Van Gogh. Lascia Parigi in febbraio e si trasferisce ad Arles, nel Sud. All'inizio, il cattivo tempo invernale gli impedisce di lavorare, ma una volta arrivata la primavera inizia a dipingere i paesaggi in fiore della Provenza. Si trasferisce infine nella "Casa Gialla", una dimora che ha preso in affitto dove spera di stabilire una comunità di artisti. E' il momento in cui riesce a dipingere alcune delle sue opere migliori ma anche il momento delle sue già accennate violente tensioni con Gauguin.
Durante la prima parte dell'anno, lo stato di salute mentale di Vincent oscilla paurosamente. A volte è completamente calmo e lucido; altre volte, soffre di allucinazioni e fissazioni. Continua sporadicamente a lavorare nella sua "Casa Gialla", ma la frequenza crescente degli attacchi lo induce, con l'aiuto di Theo, a farsi ricoverare presso l'ospedale psichiatrico di Saint Paul-de-Mausole a Saint-Rémy-de-Provence. Per ironia della sorte, mentre lo stato mentale di salute di Vincent continua a peggiorare nel corso dell'anno, la sua opera inizia infine a ricevere riconoscimenti presso la comunità artistica. I suoi dipinti "Notte stellata sul Rodano" e "Iris" sono in mostra al Salon des Indépendants in settembre, e in novembre viene invitato ad esibire sei dei suoi lavori da Octave Maus (1856-1919), segretario del gruppo di artisti Belgi "Les XX".
Dopo una serie incredibile di alti e bassi, sia fisici che emotivi e mentali, e dopo aver prodotto con incredibile energia una serie sconvolgente di capolavori, muore nelle prime ore del 29 luglio 1890, sparandosi in un campo nei pressi di Auverse. Il funerale ha luogo il giorno dopo, e la sua bara è ricoperta di dozzine di girasoli, i fiori che amava così tanto.
L’attività di Van Gogh è stata breve ed intensa. I suoi quadri più famosi furono realizzati nel breve giro di quattro o cinque anni. Egli, tuttavia, in vita non ebbe alcun riconoscimento o apprezzamento per la sua attività di pittore. Solo una volta era apparso un articolo su di lui. Dopo la sua morte, iniziò la sua riscoperta, fino a farne uno degli artisti più famosi di tutti i tempi.
Van Gogh nell’immaginario collettivo rappresenta l’artista moderno per eccellenza. Il pittore maledetto che identifica completamente la sua arte con la sua vita, vivendo l’una e l’altra con profonda drammaticità. L’artista che muore solo e disperato, per essere glorificato solo dopo la morte. Per giungere a quella fama a cui, i grandi, arrivano solo nella riscoperta postuma.
Insieme a quelle di Pablo Picasso, oggi le opere di Van Gogh sono tra i dipinti più costosi al mondo, come è stato stimato da case d'aste e vendite private. Quelli venduti per oltre 100 milioni di dollari (equivalente ad oggi) comprendono: Ritratto del dottor Gachet, Ritratto di Joseph Roulin e Iris. Il Campo di grano con cipressi è stato venduta nel 1993 per 57 milioni di dollari, mentre il suo Autoritratto con orecchio bendato è stato ceduto ad un privato, alla fine del 1990, per una cifra stimata di 80-90 milioni di dollari.

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