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venerdì 8 aprile 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 aprile.
L'8 aprile 1973 muore Pablo Picasso.
Pablo Ruiz Picasso nasce il 25 ottobre 1881, di sera, a Malaga, in Plaza de la Mercede. Il padre, Josè Ruiz Blasco, è professore alla Scuola delle Arti e dei Mestieri e conservatore del museo della città. Durante il tempo libero è anche pittore. Si dedica soprattutto alla decorazione delle sale da pranzo: foglie, fiori, pappagalli e soprattutto colombi che ritrae e studia nelle abitudini e negli atteggiamenti - in modo quasi ossessivo - tanto da allevarli e farli svolazzare liberamente in casa.
Si racconta che la prima parola pronunciata dal piccolo Pablo non sia stata la tradizionale "mamma", ma "Piz!", da "lapiz", che significa matita. E prima ancora di incominciare a parlare Pablo disegna. Gli riesce talmente bene che, qualche anno dopo, il padre lo lascia collaborare ad alcuni suoi quadri, affidandogli - strano il caso - proprio la cura e la definizione dei particolari. Il risultato sorprende tutti: il giovane Picasso rivela subito una precoce inclinazione per il disegno e la pittura. Il padre favorisce le sue attitudini, sperando di trovare in lui la realizzazione delle sue ambizioni deluse.
Nel 1891 la famiglia si trasferisce a La Coruna, dove Don José ha accettato un posto da insegnante di disegno nel locale Istituto d'Arte; qui Pablo a partire dal 1892 frequenta i corsi di disegno della Scuola di Belle Arti.
Intanto i genitori mettono al mondo altre due bambine, una delle quali morirà quasi subito. In questo stesso periodo il giovane Picasso rivela un nuovo interesse: dà vita a molte riviste (realizzate in un unico esemplare) che redige e illustra da solo, battezzandole con nomi di fantasia come "La torre de Hercules", "La Coruna", "Azuly Blanco".
Nel Giugno 1895 Josè Ruiz Blasco ottiene un posto a Barcellona. Nuovo trasferimento della famiglia: Pablo prosegue i suoi studi artistici presso l'Accademia della capitale catalana. Ha perfino uno studio, in calle de la Plata, che divide con il suo amico Manuel Pallarès.
Negli anni successivi troviamo Pablo a Madrid, dove vince il concorso dell'Accademia Reale. Lavora moltissimo, mangia poco, vive in un tugurio mal riscaldato e, alla fine, si ammala. Con la scarlattina ritorna a Barcellona dove per un periodo frequenta la taverna artistica letteraria "Ai quattro gatti" ("Els Quatre Gats"), così chiamata in onore de "Le Chat Noir" di Parigi. Qui si ritrovano artisti, politicanti, poeti e vagabondi di ogni tipo e razza.
L'anno seguente, è il 1897, porta a termine una serie di capolavori, fra cui la famosa tela "Scienza e carità", ancora assai legata alla tradizione pittorica dell'Ottocento. Il quadro ottiene una menzione all'Esposizione nazionale di Belle Arti di Madrid. Mentre prosegue diligentemente la frequentazione dell'Accademia e il padre pensa di mandarlo a Monaco, la sua natura esplosiva e rivoluzionaria comincia pian piano a manifestarsi. Proprio in questo periodo, fra l'altro, adotta anche il nome di sua madre come nome d'arte. Egli stesso spiegherà questa decisione, dichiarando che "i miei amici di Barcellona mi chiamavano Picasso perché questo nome era più strano, più sonoro di Ruiz. E' probabilmente per questa ragione che l'ho adottato".
In questa scelta, molti vedono in realtà un conflitto sempre più grave tra padre e figlio, una decisione che sottolinea il vincolo d'affetto nei confronti della madre, dalla quale secondo numerose testimonianze, sembra che abbia preso molto. Tuttavia, malgrado i contrasti, anche il padre continua a rimanere un modello per lo scapigliato artista, in procinto di effettuare una rottura radicale con il clima estetico del suo tempo. Picasso lavora con furore. Le tele, gli acquerelli, i disegni a carboncino e a matita che escono dal suo studio di Barcellona in questi anni sorprendono per il loro eclettismo.
Fedele alle sue radici e ai suoi affetti, è proprio nella sala delle rappresentazioni teatrali di "Els Quatre Gats" che Picasso allestisce la sua prima mostra personale, inaugurata il primo febbraio 1900. Malgrado l'intento di fondo dell'artista (e della sua cerchia di amici) sia quella di scandalizzare il pubblico, la mostra sostanzialmente piace, malgrado le solite riserve dei conservatori, e si vendono molte opere su carta.
Pablo diventa un "personaggio", odiato e amato. Il ruolo dell'artista maledetto per un po' lo soddisfa. Ma alla fine dell'estate 1900, soffocato dall' "ambiente" che lo circonda, prende un treno per Parigi.
Si stabilisce a Montmartre, ospite del pittore barcellonese Isidro Nonell, e incontra molti dei suoi compatrioti tra i quali Pedro Manyac, mercante di quadri che gli offre 150 franchi al mese in cambio della sua produzione: la somma è discreta e permette a Picasso di vivere qualche mese a Parigi senza troppe preoccupazioni. Non sono momenti facili dal punto di vista economico, nonostante le importanti amicizie che stringe in questi anni, tra cui quella con il critico e poeta Max Jacob che cerca di aiutarlo in ogni modo. Intanto conosce una ragazza della sua età: Fernande Olivier, che ritrae in moltissimi suoi quadri.
Il clima parigino, e più specificamente quello di Montmartre, ha una profonda influenza. In particolare Picasso rimane colpito da Toulouse-Lautrec, a cui si ispira per alcune opere di quel periodo.
Alla fine dello stesso anno torna in Spagna forte di questa esperienza. Soggiorna a Malaga, poi trascorre qualche mese a Madrid, dove collabora alla realizzazione di una nuova rivista "Artejoven", pubblicata dal catalano Francisco de Asis Soler (Picasso illustra quasi interamente il primo numero con scene caricaturali di vita notturna). Nel febbraio del 1901 riceve però una terribile notizia: l'amico Casagemas si è suicidato per un dispiacere d'amore. L'evento colpisce profondamente Picasso, segnando a lungo la sua vita e la sua arte.
Riparte per Parigi: questa volta vi torna per allestire una mostra presso l'influente mercante Ambroise Vollard.
A venticinque anni Picasso é riconosciuto ed ammirato non solo come pittore, ma anche come scultore ed incisore. Durante una visita al Musée de l'Homme, al palazzo Trocadero a Parigi, rimane colpito dalle maschere dell'Africa Nera, lì esposte, e dal fascino che emanano. I sentimenti più contrastanti, la paura, il terrore, l'ilarità si manifestano con un'immediatezza che Picasso vorrebbe anche nelle sue opere. Viene alla luce l'opera "Les Demoiselles d'Avignon", che inaugura uno dei più importanti movimenti artistici del secolo: il cubismo.
Nel 1912 Picasso incontra la seconda donna della sua vita: Marcelle, da lui detta Eva, ad indicare che é diventata lei la prima di tutte le donne. La scritta "Amo Eva" compare su molti quadri del periodo cubista.
Nell'estate 1914 si incomincia a respirare aria di guerra. Alcuni degli amici di Pablo, tra cui Braque e Apollinaire, partono per il fronte. Montmartre non é più il quartiere di prima. Molti circoli artistici si svuotano.
Purtroppo poi nell'inverno 1915 Eva si ammala di tubercolosi e dopo pochi mesi muore. Per Picasso é un duro colpo. Cambia casa, si trasferisce alle porte di Parigi. Conosce il poeta Cocteau che, in stretti contatti con i "Ballets Russes" (gli stessi per i quali componeva Stravinskij, al quale Picasso dedicherà un memorabile ritratto ad inchiostro), gli propone di disegnare i costumi e le scene del prossimo spettacolo. I "Ballets Russes" hanno anche un'altra importanza, questa volta strettamente privata: grazie a loro l'artista conosce una nuova donna, Olga Kokhlova, che diventerà ben presto moglie e sua nuova musa ispiratrice, da lì a qualche anno sostituita però con Marie-Thérése Walter, di appena diciassette anni, anche se indubbiamente assai matura. Anche quest'ultima entrerà come linfa vitale nelle opere dell'artista in qualità di modella preferita.
Nel 1936, in un momento non facile anche dal punto di vista personale, in Spagna scoppia la guerra civile: i repubblicani contro i fascisti del generale Franco. Per il suo amore per la libertà Picasso simpatizza per i repubblicani. Molti amici dell'artista partono per unirsi alle Brigate Internazionali.
Una sera, in un caffé di Saint-German, presentatagli dal poeta Eluard, conosce Dora Maar, pittrice e fotografa. Immediatamente, i due si capiscono, grazie anche all'interesse comune per la pittura, e tra loro nasce un'intesa.
Nel frattempo le notizie dal fronte non sono buone: i fascisti avanzano.
Il 1937 é l'anno dell'Esposizione Universale di Parigi. Per i repubblicani del Frente Popular é importante che il legittimo governo spagnolo vi sia ben rappresentato. Per l'occasione Picasso crea un'opera enorme: "Guernica", dal nome della città basca appena bombardata dai tedeschi. Attacco che aveva provocato moltissimi morti, tra la gente intenta a compiere spese al mercato. La "Guernica" diventerà l'opera simbolo della lotta al fascismo.
Negli anni '50 Pablo Picasso é ormai un'autorità in tutto il mondo. Ha settant'anni ed é finalmente sereno, negli affetti e nella vita lavorativa. Negli anni seguenti il successo aumenta e spesso la privacy dell'artista viene violata da giornalisti e fotografi senza scrupoli. Si succedono mostre e personali, opere su opere, quadri su quadri. Fino al giorno 8 aprile 1973 quando Pablo Picasso, all'età di 92 anni, improvvisamente, si spegne. Fu sepolto nel parco del castello di Vauvenargues.
L'ultimo quadro di quel genio - come dice André Malraux - "che solo la morte ha saputo dominare", reca la data 13 gennaio 1972: è il celebre "Personaggio con uccello".
L'ultima dichiarazione che ci rimane di Picasso è questa: "Tutto ciò che ho fatto è solo il primo passo di un lungo cammino. Si tratta unicamente di un processo preliminare che dovrà svilupparsi molto più tardi. Le mie opere devono essere viste in relazione tra loro, tenendo sempre conto di ciò che ho fatto e di ciò che sto per fare".
Alcuni dei quadri di Picasso sono tra i più costosi dipinti del mondo:
Nudo su un armadio nero - venduto per 45,1 milioni di dollari statunitensi nel 1999 a Les Wexner, che ne fece dono al Wexner Center for the Arts.
Le nozze di Pierrette - venduto per oltre 51 milioni di dollari statunitensi nel 1999.
Ragazzo con pipa - venduto per 104 milioni di dollari statunitensi da Sotheby's il 4 maggio 2004, stabilisce un record.
Dora Maar e il gatto - venduto per 95,2 milioni di dollari statunitensi da Sotheby's il 3 maggio 2006.
L'arlecchino cubista - valutato oltre 30 milioni di dollari.
Nude, Green Leaves and Bust - venduto per oltre 106 milioni di dollari statunitensi da Christie's il 4 maggio 2010 a New York, stabilisce un nuovo record.
Le Reve - venduto nel marzo 2013 per 155 milioni di dollari da Steve Wynn a Steven Cohen. È il secondo quadro più costoso dopo I giocatori di carte di Paul Cézanne.

mercoledì 29 giugno 2016

Madrid: tapas y patatas - seconda parte


Madrid vive di tapas y patatas.
Se a Barcellona mi avevano colpito piccoli locali che vendevano solo pop-corn, qui a Madrid è evidente la passione per la patata. Al mercato ci sono banchi che vendono cartocci di patate a sfoglia e anche in molti locali si trovano questi coni di carta pieni di patatine, per intendersi quelle a cui fanno la pubblicità Rocco e Cracco. Tutto per aumentare la voglia di una bionda fresca e spumeggiante: perchè Madrid è incontro.

 La città sembra fatta per parlare, per condividere, per scambiarsi la pelle. Solo la mattina tra le 6 le 8 si concede qualche attimo di riposo, lasciando il tempo agli spazzini di lavare le strade e a qualche irriducibile di finire l'ennesima birra. Ci si trova alla taberna o alla cerveceria ed è normale come per noi prendere un caffè. Madrid non dorme mai, ma la sensazione è che il tempo sia come un collant che ognuno allarga a piacimento per trarne il massimo confort. Tra l'altro, sarà l'abitudine, sarà la concorrenza, ma i prezzi sono irrisori: una birra e un piccolo panino, comodamente seduti o serviti a tavolino, li trovi anche ad 1 euro e non c'è locale che dopo le 21.00 non trabocchi di gente. Volete cenare? allora conviene prenotare! 

In un orario insolito ho provato 100Montaditos, una birreria che offre panini e bibite. Ti siedi al tavolo, scegli quello che vuoi e lo segni su un foglietto che consegni alla cassa, paghi e appena pronto ti chiamano dalla cucina per prendere il piatto! Non sono un ottimo cibo, direi dozzinale e un po' scadente, ma la formula e l'offerta sono divertenti, da provare e condividere con gli amici.


Il nome delle strade è indicato su porcellane decorate e anche molti negozi sono tappezzati dentro e fuori, di piastrelle di porcellana. Nell'ultimo ristorante dove sono stata anche il bagno era coperto di mattonelline differenti l'una dall'altra. Già questo fa festa e quando le luci di notte le fanno brillare ti senti pronto ad affrontare qualunque situazione nuova e stimolante.







 Luoghi dove mangiare ce ne sono veramente a non finire, soprattutto in questa zona ad altissima vocazione turistica la scelta è complicata, i migliori ristoranti, quelli tipici veramente sono tutti in periferia, ma dopo il Prado e il Thyssen in un giorno solo, non riesco proprio a pensare di allontanarmi troppo. Su tripadvisor parlano bene di una Taberna piuttosto vicina, ma la cena è deludente, il tipico Jamon Serrano, che viene servito, come già sperimentato in altri locali, leggermente tiepido e un po' untuoso accompagnato con pane tostato con pomodoro.

Non ho capito se lo saltano nell'olio o se è il calore delle cucine a renderlo così. Lascio molte delle cose nel piatto, ma quei salumi proprio non mi attirano, il cameriere sorridendo dice "glielo avevo detto che erano porzioni enormi" sorrido anche io per non mortificarlo, ma in realtà è la qualità a difettare. Per strada, vengo contagiata dalla grande voglia di vivere di tutti, avrei voglia di fare mattina, perchè senti che anche camminare per le strade ti riempirebbe di energie vitali, ma i miei piedi si rifiutano di inseguire i miei sogni quindi torno in albergo, dove, solo verso le 5, inizia a placarsi la fiesta. La mattina - per me mattina vuol dire massimo le 6 - è praticamente inutile uscire per fare colazione, prima delle 8.30 non se ne parla proprio e i pochi bar aperti spesso appaiono trasandati, vetrine sporche, cibo residuo del giorno prima, meglio aspettare quindi e adattarsi ai ritmi della città. 
Tra le cose tipiche i churros con cioccolata calda, ma ci sono già 28 gradi e i churros sono una sorta di krumironi fritti caldissimi da pucciare nella cioccolata densa. Opto per un'antica pasticceria a Plaza del Sol: la Mallorquina che offre paste da colazione gigantesche, e tra tutte le più gettonate sono le Napolitane crema e cioccolato.
Mentre molti si alternano al bancone salgo nella saletta dove sono stata preceduta da gruppi di tedeschi che hanno già ordinato uova, panini, pancetta e succhi di frutta. Sono tutti anzianotti e parecchio goderecci, Madrid è una città per tutte le età. Un cameriere, sulla sessantina, salta come un grillo da un tavolo ad un altro, sparecchia, apparecchia, prende le ordinazioni, porta il conto e corre come un disperato. Si ricorda tutto eccetto la mia colazione, infatti dopo circa 30 minuti decido di accennare un timido richiamo. Timido perchè francamente, solo a vederlo lavorare con tanta lena, mi sento stanca. 
Sul caffè è necessario stendere un velo pietoso, se non specifichi che vuoi un espresso ti portano un biberone marroncino e niente cappuccino, al limite il caffèlatte ovvero quella sbobbazza con una macchia di latte che il cameriere ti versa dal bricco caldo. La Napolitana al cioccolato non è affatto male così come il maritozzone, la torta di crema e  la girandola.  Con una buona colazione sono pronta per un'altra giornata di scoperte e scelgo il Reina Sofia, mi hanno detto che non è tanto grande, che si gira velocemente e che l'opera da vedere è Guernica: MENTIVANO I MALEDETTI!!!! 



Il Reina Sofia era un ospedale, ora,  se chiudo gli occhi e penso all'ospedale della mia città comprendo immediatamente che non potrà essere un luogo di piccole dimensioni come mi avevano detto.
Le foto sono scattate dall'ascensore a vetri e si vede la Stazione di Atocha al cui interno si trova una serra interessante e un conveniente deposito bagagli. Solo come informazione per altri viaggiatori, qui arriva l'autobus che proviene dall'aeroporto e anche il treno che parte dal terminal 4. 
Come dicevo lo spazio è vastissimo come quasi tutti i musei di arte contemporanea ha sale enormi, monitor che proiettano immagini o filmati, installazioni e documentazione a corredo del percoso. Si parla del periodo delle guerre. Si parla di sofferenza, di come cambia l'immagine dell'uomo, di come venga proposta attraverso i fumetti o i giornalini nelle scuole pubbliche e di come questa immagine cambierà nel corso degli anni. E' una sofferenza vera. Quasi tutto il museo è fotografabile eccetto il secondo piano dove ci sono molte sale dedicate a Picasso e a Guernica.
Di Guernica, non dico niente, perchè qualcuno potrebbe togliermi il saluto, ma i disegni dello studio che precede la realizzazione dell'opera sono belli. Banale vero? In queste stanze tra i tanti Picasso un'opera mi impressiona, mi impressiona forse perchè c'è stato da poco il referendum nel Regno Unito e quindi mi coglie impreparata e mi lascia perplessa. Si tratta di Europe 1935 di Gonzalez de la Serna.
Resto a guardarla e a chiderle: Cosa vuoi dirmi? cosa significhi? Perchè ti attacchi tenace ai miei pensieri? Che ti ho fatto di male? Non mi piaci neppure, vai via!


















 Ecco le storie raccontate ai bambini e l'immagine dell'uomo forte espressa perfettamente in quest'opera.
 A metà visita decido di prendere un'ora di pausa. 

Non è possibile passare da una sala all'altra senza soluzione di continuità, certe sale fanno male e certe non le capisco proprio. Osservo mio marito estasiato davanti ad opere che non mi stupirei di trovare davanti ad un cassonetto eppure lui percepisce qualcosa che io non vedo. Mi posiziono davanti all'opera e chiedo "Vorrei il solito, grazie!" ma non accade niente.
Trovare la caffetteria non è facile, salgo, scendo, scendo ancora fino a quando non mi decido a chiedere e mi fanno uscire dal museo in una corte enorme che comprende la biblioteca, l'auditorium, e la caffetteria. Una parte grande quanto il museo stesso.

La caffetteria è questa, il bancone del bar è lungo, ma in questo spazio quasi si perde. Ho sete, sono stanca, mi metto sul divano, vicino a me quattro giapponesi stanno dormendo, altri vicini si raccontano, uomini di mezza età sgranocchiano patatine, le immancabili patatine. Un'ora a disintossicarmi dalle immagini viste, non ci riesco ma ho ancora due piani da visitare quindi si riparte. Metto di seguito le immagini di alcune opere.










Poi arrivo davanti a quest'opera e non riesco a muovermi più.
Dalì: L'uomo invisibile 



Si vedono due figure o forse più di due sempre intrecciate, mezze visibili e mezze intuibili, ma cosa significa? Spero di trovare qualcuno in grado di darmi una traccia da seguire perchè resta in me un interrogativo profondo e disturbante. 
Ovviamente non è finita qui, le sale sono ancora molte una in fila all'altra e ognuna riserva capolavori che meriterrebero più tempo e più attenzione. Oramai sei così stordito che passando davanti ad un Picasso dici "Ah sì è Picasso" oppure "ancora un Mirò e un Dalì...."







Il nudo è un attrattore potente, il quadro è posto quasi davanti alla porta di ingresso della sala: un richiamo fortissimo. Molti guardano in questa direzione fingendo disinteresse, ma poi con la coda dell'occhio osservano la donna adagiata sul telo bianco. Osservo il comportamento degli uomini, soprattutto quelli accompagnati dalle loro anziane mogli, guardo lui e poi lei che subito si accorge che qualcosa sta provocando una turbativa d'asta a volte lei lo invita a guardare altro, a volte è lui a ostentare sufficienza. Alcuni si vede che fanno un giro lungo proprio pregustando il momento dell'incontro, cercato, voluto, atteso. Ed eccomi, sono qui davanti a te bella signora, mollemente adagiata, chissà se immaginavi che  avresti destato tanto interesse, il giorno che hai deciso di posare per quell'uomo, chissà se sei esistita veramente o se rappresenti il frutto della sua passione o dei suoi desideri. E guardo il tuo pube glabro. 

Penso al sesso e a come viene raffigurato nelle diverse epoche, sicuramente ci avranno scritto libri e libri, saggi e manuali, di fatto, adesso tanto si parla di come la moda imponga a uomini e donne l'essere glabri, ma guardando queste opere pare che la tendenza abbia percorso ogni secolo. Anche la Maya desnuda di Goya, vista ieri al Prado, presenta una donna con il pube romboedricamente decorato da leggera peluria, perfettamente delineata. Sono incuriosita, sicuramente in rete avrò modo di approfondire.





  
Prima di tornare in albergo e scegliere il locale per la serata, mi concedo quest'ultimo quadro, vorrei poter correre sui gradoni come una di quelle "animelle" nere che sembrano prese da chissà quale fuoco sacro, come il giorno che si allunga nella notte.





Uscita! Ancora 15 minuti a piedi e poi la doccia, ma la bellezza assimilata non si scioglierà con l'acqua e sapone.





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