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sabato 21 dicembre 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 dicembre.
Il 21 dicembre 1401 nasce il Masaccio.
Il Masaccio è un celebre pittore italiano ed è considerato uno dei padri del Rinascimento. All'anagrafe l'artista è Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai e nasce a Castel San Giovanni di Altura (oggi San Giovanni Valdarno) il 21 dicembre 1401. Come testimonia il Vasari, è attratto dall'arte fin da giovanissimo. All'età di 16 anni si trasferisce a Firenze, dove è in corso una rivoluzione artistica e culturale, grazie soprattutto al lavoro di Brunelleschi e Donatello.
I maestri sono un punto di riferimento per il Masaccio, non solo perché tra loro s'instaura un rapporto di vera amicizia, ma perché resta affascinato e completamente impressionato dalle loro opere, così innovative. La pittura del '400 fino a quel momento, infatti, ha uno stile tardo gotico e Masaccio non si sente per nulla interprete di questa tendenza. Prende spunto dall'arte di Giotto, dalla costruzione prospettica di Brunelleschi, dalla forza plastica di Donatello per creare uno stile suo e rendere i suoi soggetti così reali, da sembrare veri.
Il primo maestro del Masaccio, però, è un artista sconosciuto ma fondamentale per la sua formazione. Si tratta del nonno, specializzato nella realizzazione di cassoni nuziali. La famiglia di Masaccio è abbastanza abbiente, infatti, il padre ser Giovanni di Mone Cassai (il cognome deriva proprio da casse di legno, l'attività del nonno) è un notaio. Purtroppo l'uomo muore a soli 27 anni, mentre la moglie è in attesa del secondo figlio. Dopo qualche anno, Monna Piera de' Bardi (la mamma del Masaccio) si sposa nuovamente con Tedesco di Mastro Feo, un vedovo con due figlie molto ricco.
La sua è una famiglia di artisti. Il fratello Giovanni (chiamato così in onore del papà defunto) diventa un pittore, mentre la sorellastra si sposa con un pittore locale, Mariotto di Cristofano, che vive e lavora a Firenze. Si crede, infatti, che Masaccio scelga di trasferirsi in questa città nel 1418 proprio grazie alla vicinanza del cognato.
Il 7 gennaio 1422, il Masaccio decide di iscriversi all'associazione Arte dei Medici e Speziali (una delle sette arti maggiori delle corporazioni fiorentine). Il primo lavoro attribuibile all'artista è il "Trittico di San Giovenale" del 23 aprile 1422, mentre un paio d'anni più tardi si possono ammirare la "Madonna col Bambino e Sant'Anna", questi lavori testimoniano la collaborazione con Masolino, da cui il Masaccio dovrebbe aver fatto un po' di praticantato. Sempre in questi anni Masaccio e Masolino si occupano insieme del "Trittico Carnesecchi" per la cappella di Paolo Carnesecchi nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Firenze. Purtroppo, di questo lavoro sono rimasti solo "Il San Giuliano" e una tavoletta della predella con "Storie di San Giuliano".
La squadra Masaccio-Masolino (il sodalizio artistico dà frutti importantissimi per l'epoca) ottiene molti successi a Firenze, tanto che nel 1424 sono ingaggiati per la decorazione della Cappella Brancacci. Bisogna attendere il 1425 per avere testimonianza di una bottega del Masaccio. Circa un anno dopo, i Carmelitani di Pisa assegnano al pittore un lavoro molto importante: la realizzazione di un polittico per la cappella del notaio ser Giuliano di Colino degli Scarsi da San Giusto nella chiesa di Santa Maria del Carmine.
L'opera è composta da 25 pannelli, che sono stati sparsi in diversi musei. Per ammirare la "Madonna in trono con Bambino" (il pannello centrale) bisogna, oggi, recarsi a Londra alla National Gallery. È un'immagine bellissima e con un punto di vista molto reale e ribassato. La Vergine protegge il suo Bambino mentre sta mangiando un acino d'uva, che dovrebbe simboleggiare la futura Passione. Sempre a Londra, c'è anche la pala di Sant'Anna Metterza (ovvero la "Madonna col Bambino e Sant'Anna").
Al museo Nazionale di Capodimonte di Napoli è ospitata "La Crocifissione". Qui l'evento sacro è estremamente realistico, lo si nota dal capo di Cristo abbandonato alla morte. L'opera che maggiormente segna la maturazione di Masaccio, ed è anche l'ultima per importanza, è l'affresco con la Trinità in Santa Maria Novella, realizzata tra il 1426 e il 1428. In questo lavoro si legge l'ispirazione del Brunelleschi: le regole prospettiche qui non sono così rigide. Il Masaccio quindi da artista del vero (inteso come realistico) si trasforma in un interprete del mistico e soprattutto del divino.
Dopo aver trascorso un periodo a Pisa, Masaccio si trasferisce a Roma. Qui muore nell'estate del 1428, giovanissimo. Ha solo 27 anni, proprio come suo padre. Si dice sia stato avvelenato da un suo rivale, ma non c'è prova di questo fatto. Viene sepolto, diversi anni dopo, nel 1443, a Firenze nella chiesa del Carmine.

venerdì 17 dicembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 dicembre.
Il 17 dicembre 1913 nacque a Poggiana Primo Visentin, partigiano.
Primo Visentin, più conosciuto col nome di battaglia di Masaccio, nacque a Poggiana il 17 dicembre 1913 in una famiglia poverissima; il padre morì in guerra nel 1916; ottenne un posto in collegio per orfani di guerra a Vittorio Veneto. Seppe approfittare della possibilità di studiare offertagli: nel 1932 conseguì il diploma magistrale e andò a insegnare alle elementari.
Nel frattempo (1935), inizia gli studi universitari iscrivendosi alla Facoltà di Lettere, a Padova; convinto della garanzia per un ordinato e giusto sviluppo della società italiana, nel 1936 viene nominato segretario del fascio di Loria, carica che lascia nel 1939 per poter concludere gli studi universitari: si laurea il 17 giugno 1940 con lode, discutendo la tesi "La fortuna critica di Giorgione"; c'è da rilevare infatti la sua crescente passione per la pittura, specie per Masaccio e per Giorgione; lui stesso vi si cimenta.
Continua in questo periodo la sua formazione anche umano-spirituale; insegna per un breve periodo al Liceo Messedaglia di Verona e, sembra, anche al Foscarini di Venezia, dove viene in contatto per la prima volta con l'antifascismo organizzato (Dal Bo, Sartor), cui, per un sentimento di fedeltà alla nazione, non aderisce.
Ma al 9 settembre 1943 scappa dalla caserma, a Treviso (dal 25 luglio si trova sotto le armi), e, preso atto della nuova realtà, si butta a capofitto nella organizzazione della resistenza; nel maggio 1944 prende l'iniziativa di raggruppare le varie squadre partigiane in una unica formazione, il Battaglione Mazzini. I suoi scritti denotano buone capacità organizzativa, una moralità che rivela una integrità di principi (per es. i processi per partigiani accusati di furto), e una determinazione che va al di là del rischio della propria vita.
Le vicende del rastrellamento del Monte Grappa portano allo scioglimento del Battaglione Mazzini e alla costituzione della nuova Brigata "Martiri del Grappa" (ottobre 1944). Scrive manifesti, pubblica la "Gazzetta del Patriota" prima e la "Gazzetta Pedemontana" poi, incitando i giovani di leva alla diserzione e denunciando torture e soprusi commessi dai tedeschi e dai fascisti.
Numerose le testimonianze dei poggianesi che mai tradirono "Masaccio" (nome di battaglia che si era scelto in ricordo del pittore da lui tanto ammirato) nei suoi continui spostamenti: tutti sapevano dov'era le sua casetta, giù per il borgo, lungo il Muson, e anche dell'altra casa, della nonna "Bassiana", dove spesso si trovava, nell'attuale via Masaccio, dietro alla casa dove erano ospitate le suore sfollate da Treviso.
Le frenetiche attività degli ultimi mesi di guerra misero ancor più in evidenza la sua capacità direttiva e capacità di giudizio. Fu colpito a morte il 29 aprile 1945, mentre si recava a Loria, in località Piotti, chiamato a trattare la resa di un battaglione di tedeschi in fuga; quel giorno gli alleati liberavano la Castellana. Un unico colpo, entrato dalla parte destra della schiena e uscito dal collo, a sinistra, come testimonia Patrizio Porcellato che ne vegliò il corpo portato a casa, nella sua piccola stanza, e che assistette alla ispezione del pretore di Castelfranco. Il suo corpo fu sepolto nel cimitero di Poggiana e la sua lotta per la libertà venne onorata con la medaglia d'oro al valor militare. Non morirà invece la memoria del suo estremo sacrificio e del suo amore per la libertà.

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