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giovedì 21 febbraio 2013

Mangiare e sottrarsi alla #competizione #predatore-preda. Il #Trickster nei racconti di #Coyote, #Coniglio, #Corvo e #Thlòkunyana, Lewis #Hyde, il #briccone fa il mondo, #citazione


Il trickster fa soltitamente affidamento sulla preda affinché lo aiuti a far scattare la trappola da lui costruita. In questo frammento [precedente] di racconto di un nez percé dell’Idaho nordorientale, lo sbarramento  per i salmoni di Coyote mette a frutto le energie impiegate dai salmoni stessi. Questi navigano nel fiume contro corrente, per andare a deporre le uova; l’appetito o l’istinto sessuale indica loro una determinata traiettoria che Coyote abilmente sfrutta. Anche in presenza di un’esca, l’appetito della vittima è ciò che ne “determina” il movimento. Il pesce cade in trappola da solo, mentre l’esca rimane ferma. Allo stesso modo, in un racconto crow delle Grandi Pianure vediamo Coyote catturare due bisonti facendoli fuggire controsole, perché non vedano dove vanno, e sospingendoli in direzione di un dirupo.  L’agilità di molti animali erbivori rientra fra le loro difese naturali nei confronti degli animali predatori. Coyote (o gli indiani americani che massacravano i bisonti in questa maniera) sfrutta tale meccanismo istintivo per dirigere le bestie verso il sole e il dirupo, così che la stessa agilità degli animali finisce per ritorcersi contro di loro. In quanto inventore di trappole, il trickster è un tecnico dell'appetito e degli istinti.

E tuttavia […] il trickster può anche finire vittima dei propri congegni. Egli è al tempo stesso un eroe culturale e uno sciocco, un abile predatore e una stupida vittima. Affamato, escogita talvolta degli stratagemmi per procurarsi da mangiare; in altri casi, smarrisce la propria arguzia. Un mito apache del Texas in cui Coniglio gioca una serie di tiri a Coyote si conclude nel modo seguente:


Coniglio giunse in un campo di cocomeri in mezzo al quale era conficcato un pupazzo di gomma. Lo colpì con il piede e vi rimase attaccato. Lo stesso accadde quando lo colpì con l’altro piede, poi con le mani, una dopo l’altra, e infine con la testa. Fu così che lo trovò Coyote.
“Cosa fai lì?” gli chiese.

“Il proprietario del campo si è infuriato perché ho rifiutato i cocomeri che voleva spartire con me e mi ha attaccato qui dicendomi che presto sarà di ritorno con un pollo perché mi decida a mangiare con lui. Gli ho risposto che non l’avrei fatto”.
“Sei uno sciocco. Prenderò io il tuo posto”.
Coyote liberò Coniglio rimanendo a sua volta impigliato nella trappola. Quando arrivò il padrone e lo vide lo impallinò per bene.


[…]

Così il trickster è in grado di costruire trappole ma non è sufficientemente scaltro da evitarle lui stesso. A mio parere perciò il mito contiene il racconto del progressivo sviluppo dell’intelligenza dedita alla caccia. Coyote può escogitare la trappola per i pesci in quanto è stato a sua volta un pesce. Niente batte l’astuzia se non una maggiore astuzia. Le astuzie di Coyote si affinano proprio perché ha incontrato altri tipi di astuzie, esattamente come l’ingenuo campagnolo può diventare infine un uomo di mondo se un certo numero di truffatori riesce a fargli aprire gli occhi.

[…]

Se questo mito contiene un racconto del progressivo aumento dell’intelligenza, dove porta? Cosa accade quando un carnivoro raggiunge 10/10?

Vi è un bel po’ di folclore sui coyote dell'America Occidentale. Un mito riporta che in tempi antichi gli allevatori di pecore cercavano di liberarsi di lupi e coyote lasciando all’aperto carcasse avvelenate di animali. Pare che in questo modo i lupi morissero numerosi, mentre i coyote presero a fiutare le trappole e a evitarle. Un altro racconto riferisce che con le loro trappole metalliche i cacciatori finivano per catturare topi muschiati, visoni, volpi e molfette, ma raramente coyote. Questi ultimi sviluppano un loro particolare rapporto con le trappole. Come è stato scritto da un naturalista, “è difficile sfuggire alla conclusione […] che i coyote abbiano un innato senso dell'umorismo. Come altrimenti spiegare, per esempio, la ben nota attitudine di coyote esperti nello scovare trappole, a rivoltarle e a urinarvi e a defecarvi sopra? (Leydet)”

[…]

Quando un coyote defeca su una trappola egli non è né predatore né preda, bensì qualcosa di diverso. Un frammento di un mito locale dei tlingit dell’Alaska ci aiuta a meglio decifrare questo qualcosa:

[Corvo] giunse in un posto dove molte persone erano accampate per pescare […]. Entrò in una casa e chiese cosa usassero come esca. “Grasso” gli fu risposto. “Lasciatemi vedere se ne avete messo abbastanza” disse lui e si fermò a osservare come applicavano e maneggiavano le loro trappole. La volta successiva che uscirono per pescare, Corvo li seguì e non visto si lasciò scivolare sott’acqua per afferrare l’esca. Sentendo abboccare qualcosa, i pescatori tirarono velocemente su le canne, ma nulla era attaccato ai loro ami.

[…]

Un motivo analogo lo troviamo in Africa con il trickster zulu conosciuto come Thlokunyana. Questi è rappresentato come un ometto, “grande come una donnola”, e infatti uno degli altri suoi appellativi fa riferimento a una donnola rossa con una coda appuntita nera. Un cantastorie zulu descrive questo animale come

più intelligente di tutti gli altri, poiché grande è la sua astuzia. Se viene sistemata una trappola per un gatto selvatico, [la donnola] vi si precipita immediatamente, prendendo il topo messo come esca per il gatto; lo tira fuori e, quando il gatto arriva, lo ha nel frattempo già divorato.

[…]

Coyote nei fatti e nel folclore, Corvo e Thlokunyana nella mitologia: in ciascuno di questi casi il trickster si avvede della trappola e catturarlo diventa estremamente difficile. Il coyote che evita la carcassa cosparsa di stricnina è forse il caso più semplice; non resta avvelenato, ma neppure si procura da mangiare. Corvo e Thlokunyana sono a questo proposito più astuti. Sono trickster che rubano l'esca, trickster che separano il cibo dalla trappola e lo mangiano. Tutti questi racconti presentano un rapporto predatore-preda – pescatore e pesce, ad esempio -, ma il ladro di esche non entra direttamente nella contrapposizione. come una parassita o un epizoo, si riempie la pancia senza prendere parte alla competizione tra cacciatore e preda. Da tale posizione, egli diventa una sorta di critico delle consuete regole della caccia e come tale le sovverte, cosicché le trappole in cui si imbatte perdono la loro efficacia.

[…]

L’intelligenza del trickster scaturisce dall’appetito attraverso due vie; egli cerca simultaneamente di  saziare il proprio appetito e di deludere l'appetito altrui. […] Qui il trickster si nutre dello scontro tra predatore e preda; piuttosto che entrare in competizione su tale terreno, però, se ne serve per agire per proprio conto. Oltre all’astuzia, un'altra forza del trickster è forse il desiderio di sottrarsi alla competizione per il cibo, o almeno di vedere quanto può tenersene a distanza pur continuando a riempirsi lo stomaco (giacché se cessasse del tutto di mangiare non sarebbe più trickster).



(Lewis Hyde, Il briccone [= Trickster] fa il mondo. Malizia, mito e arte, Torino, Bollati Boringhieri, 2001)


(nell’immagine, raffigurazione di Huehuecoyotl, da Antonio d’Alonzo, Il Trickster, http://www.esonet.it/News-file-article-sid-585.html )















lunedì 17 settembre 2012

#Trickster. Guastafeste e imbroglioni divini. 1. #Corvo, a cura di Ezio #Falcomer, #appunti di #ricerca, citazioni, Lewis #Hyde, #briccone


 Ecco la storia di Corvo che crea il mondo.

«Sembra che l’intero universo fosse un tempo coperto dalle tenebre. Nelle isole della Regina Carolina (Pacifico) vi era una città in cui vivevano gli animali. Un animale capo e sua moglie vi risiedevano insieme al loro unico figlio, un bambino che amavano tantissimo. Il padre cercò di tenerlo al riparo da ogni pericolo. Gli costruì un letto sopra il suo nel retro della sua grande dimora. Lo lavava regolarmente e questo crebbe fino a diventare un giovinetto.
Ma di lì a poco, si ammalò; e poco tempo dopo morì. I genitori non finivano di piangere. Il padre, animale capo, convocò i membri della tribù alla propria dimora.  Quando questi vi si raccolsero, ordinò che il corpo del figlio fosse composto. “Estraetegli le budella!” ordinò. I servitori lo adagiarono, gli tolsero gli intestini, li bruciarono nel letto  e sistemarono il corpo sul letto che il padre aveva fatto costruire per lui. I genitori piangevano ai piedi della sua salma ogni giorno, e la tribù piangeva con loro.
Un giorno, prima che albeggiasse, la madre, recatasi per piangere, guardò e vide un giovane scintillante come il fuoco giacere dove era stato deposto il corpo del figlio. Chiamò allora il marito, il quale salì sulla scala e chiese: “Sei tu mio adorato figlio?”. “Sì, sono io”, rispose il giovane, e i cuori dei due genitori si riempirono di gioia.
Quando i membri della tribù giunsero per consolarli, rimasero sorpresi nel vedere quel giovane radioso. Il quale si rivolse loro dicendo: “Il cielo era molto seccato dei vostri continui lamenti, così mi ha mandato giù a confortare i vostri pensieri”. Tutti furono molto contenti che il principe vivesse nuovamente fra loro, e i genitori lo amarono più che mai.

Il capo aveva due grandi schiavi, un poveretto e sua moglie. Costoro venivano chiamati Bocca-a-Ciascuna-Estremità. Ogni giorno portavano a casa cibi di tutti i generi. Quando andavano a caccia tornavano con grossi tranci di carne di balena che cuocevano sul fuoco e poi mangiavano.
Il giovane scintillante invece non si nutriva. I giorni trascorrevano. Masticava piccoli pezzi di grasso, non li ingoiava. La moglie del capo tribù cercava di invogliarlo a mangiare, ma egli rifiutava tutto e viveva senza cibarsi. La madre era molto in ansia, e temeva che il figlio potesse di nuovo morire. Un giorno, mentre questi si trovava fuori per una passeggiata,, il capo salì in cima alla scala dove il giovane aveva il proprio giaciglio. E lì vide la salma del figlio! Ciò nonostante continuò a voler bene al nuovo arrivato.
Poco tempo dopo, mentre il capo e la moglie erano fuori, i due schiavi chiamati Bocca-a-Ciascuna-Estremità entrarono portando con sé grossi tranci di carne di balena che cucinarono sul fuoco per mangiarseli. Il giovane scintillante arrivò e chiese loro: “Che cosa vi rende così affamati?”. “Sentiamo la fame perché abbiamo mangiato la crosta dei nostri stinchi” risposero gli schiavi. “Vi piace ciò che mangiate?” domandò il giovane. “Sì mio signore!” rispose lo schiavo.
“Allora assaggerò la crosta di cui parlate” replicò il principe. “No, mio signore! Non vorrete diventare come noi” urlò la schiava. “La assaggerò solo e poi la sputerò” disse il principe. Lo schiavo tagliò un pezzo di carne di balena e vi mise dentro una piccola crosticina. La moglie lo sgridò: “Malvagio! Cosa stai facendo al povero principe?”
Il giovane principe prese il pezzo di carne contenente la crosta, l’assaggiò e lo sputò. Poi se ne andò a letto.

Quando il capo e la moglie ritornarono, il principe disse alla madre: “Madre sono affamato”. “Oh, caro, davvero?” ella rispose e ordinò subito agli schiavi di procurare un lauto pasto al suo amato figliolo. Questi mangiò tutto, e non appena finito, ebbe di nuovo fame. Gli  schiavi gli davano sempre più da mangiare, ed egli divorò ogni cosa, per giorni e giorni. Ben presto tutte le provviste della  casa del padre finirono. Il principe si recò allora di casa in casa per tutto il villaggio, divorando tutte le scorte di cibo, e questo perché aveva assaggiato le croste di Bocca-a-Ciascuna-Estremità.
Le riserve alimentari di tutta la tribù andarono presto quasi esaurite. Il grande capo era triste e provava vergogna   a causa del figlio. Radunò la tribù e comunicò: “Manderò via mio figlio, prima che divori tutto il nostro cibo”. La tribù convenne sulla decisione; il capo convocò il giovane nel retro della casa e gli disse: “Caro figliolo, ti manderò al di là dell’oceano, sul continente”. Gli diede una piccola pietra tonda, un manto di corvo e una vescica di leone marino essiccata piena di ogni specie di semi. “Quando indosserai questo manto di corvo diventerai Corvo e volerai – gli disse”. Quando sarai stanco di volare, lascia cadere questa pietra in mare e troverai riposo. Quando raggiungerai il continente, spargi i diversi semi di frutti sulla terra e le uova di salmone in tutti i fiumi e torrenti, e anche quelle di trota, così che non ti mancherà cibo finché sarai al mondo”. Il figlio indossò il manto di corvo e volò verso oriente.

Successivamente, Corvo crea il mondo così come lo conosciamo: colloca i pesci nei fiumi e diffonde i frutti sulla terra. Quando arriva nel nostro mondo, si accorge che manca la luce, ma ricordandosi che vi era luce nel cielo da cui proveniva, vi ritorna per rubarla, in modo che la terra non sia più avvolta dalle tenebre.»

Questo è il mito delle origini di Corvo e del suo appetito.
Tratto da da Lewis HYDE, Il briccone [= Trickster] fa il mondo. Malizia, mito e arte, Torino Bollati Boringhieri, 2001 (or., 1998), pp. 33-35.
E’ una storia del ciclo tsimshian di Corvo, raccontato dai nativi lungo la costa del Pacifico settentrionale. Uno dei suoi titoli è “Corvo diventa vorace” ma è anche la storia del suo iniziale tentativo di staccarsi dall’appetito.

Elementi testuali che ci fanno riflettere:
-Il principe scintillante non è propriamente il figlio del capo (c’è il cadavere)
-Il principe scintillante “è un emissario celeste”,  “antidoto al dolore”.
-“Le isole su cui stanno padre e madre stanno fra cielo e terra”.
-“Corvo viaggia dal cielo al mondo degli animali e poi al nostro, dove l’appetito non ha fine”.
- “Come in molti racconti sul trickster, Corvo è un intermediario, un mediatore. Corvo si sposta tra le tre sfere dell’Essere”. Corvo viaggia, ruba la luce, cade nella trappola della fame che lo rende mortale, crea il mondo ecc.
-Il desiderio dei genitori di salvare il figlio dalla morte fallisce.
-“Perché il padre brucia le budella del figlio?”
- Perché gli schiavi sono chiamati Bocca-a-Ciascuna-Estremità?
- “Che cosa sono le croste di stinco?” (HYDE, pp. 35-36)

Hyde ci fornisce le seguenti interpretazioni:
“Mangiare e morire rientrano tra i mutamenti del mondo, gli intestini sono simbolo del nostro mondo che cambia […] gli schiavi Bocca ecc sono il canale alimentare al servizio del corpo”.
- La domanda sottesa al racconto: “il principe deve o no essere governato dagli intestini?”.
-“Bruciare gli intestini è una maniera per liberare dall’appetito, simbolica, e dare immortalità”.
-“Le croste, immagine più misteriosa”.
-“Corvo è chiamato a volte il trickster con le zampe incrostate”.
- “Il corvo sfrega il becco sulle zampe, e ai nativi forse sembra che le mangi, come se si automangiasse”.
-“Le croste provengono dalle ferite, ruvido contatto col mondo esterno, se guariamo spariscono”.
-“Ma sono anche una specie di fruttificazione del corpo che può essere mangiata o leccata”.
-“Le croste rimandano al ruvido contatto col mondo, lavoro, fatica”

-L’ipotesi di Hyde. Mangiare le croste di stinco è come “entrare nel mondo del dolore e della fatica”.
-“Corvo nasce da una ferita : la ferita data al padre morendo, visto che lui aveva l’ideale di preservare il giovane dal dolore e dalla morte”.
- Nasce inoltre “da una seconda ferita: quando le croste lo trasformano in una macchina famelica e predatrice”.
-“Le croste sono anche una specie di escremento, il corpo viene alla luce da luoghi vicini a dove si espellono i rifiuti” (la vagina).
- “Le croste-escrementi vengono mangiate; vi è una circolarità del mangiare. Mangiare è mangiarsi. Oppure tutti quelli che mangiano in questo mondo, saranno a loro volta mangiati da qualcos’altro”. Vi è una “legge dell’appetito, dell’interdipendenza ecologica. Mediante il mangiarsi, gli stinchi degli schiavi (budella), Corvo mette in atto il ciclo dell’appetito infinito” (HYDE, PP.35-37).
-“Ma abbiamo dei collegamenti anche col mondo dei cacciatori nativi. Uccidevano l’animale, lo sventravano e ne portavano via la carcassa. I corvi divorano le budella, poi arriveranno i coyote e i lupi”.
-“Corvo in definitiva è un Misto. Essere celeste che scende nel mondo, cade nell’appetito umano, ha poteri speciali ma è incapace di saziare la propria fame”

Conclusione di Hyde. Il Trickster  “fa il mondo, gli dà luce, pesci e frutti, ma lo fa “così com’è”: un mondo di costanti bisogni, di lavoro, di limitazioni e di morte (HYDE, p.38).


Ma allora, che cos’è un trickster?

Già dalla storia di Corvo possiamo dedurre alcune attività specifiche di questo essere.
Può essere una divinità, un essere soprannaturale, ma ha caratteristiche molto poco divine in senso nobile. Ha doti sovrumane, ma ha anche comportamenti umani e spesso animaleschi e subumani.
E’ astuto, intelligente, ma può essere anche molto ingenuo. E’ capace di creare il mondo e nello stesso tempo di cadere in varie trappole e inganni. E’ schiavo degli appetiti, intestinali, ma non solo, anche sessuali. E’ un ladro (di luce, come Corvo; di fuoco, come Prometeo, trickster tra l’altro un po’ stupido; di vacche, come Hermes ai danni di Apollo; di mele dell’immortalità, come Loki figlio di un dio e di un gigante, cioè di un essere terribilmente nemico degli dei; di pesche dell’immortalità, come Scimmiotto, memorabile trickster picaresco del poema cinese “Viaggio in Occidente”, che ne fa da vendere e da perdere, finché pure Buddha si deve scomodare per tenerlo rinchiuso da qualche parte, ma invano. E’ un burlone, come l’africano Eshu, che durante la creazione fa ubriacare qualche dio e così alcuni uomini nascono storpi ciechi e deformi. E’ tonto ed è astutissimo insieme, come nella varie vicende di Coyote, capace di fare trappole, di caderci dentro, di evitarle ecc. E’ un essere del Limite. Un viandante, vagabondo, on the road, che viaggia sempre, dappertutto, sulla terra, fra il giorno e la notte, sale al cielo, scende agli inferi (Hermes lo fa per riportare Persefone alla madre Demetra), sta sempre nei confini, a volte li crea, per varcarli
E’ uno specialista della trasgressione di qualcosa, finalizzata a dare sviluppo e cambiamento a una situazione cosmologica di stallo (Loki uccide col vischi, per gioco, il dio Baldr, bello apollineo ma inetto, e scatena l’apocalisse norrena, tremenda). E’ poi un grande bugiardo, spesso, ingannatore (trickster appunto), manipolatore, fabbricatore dell’artificio, della doppiezza.

Il trickster si presenta come archetipo che dal mito sacro continua a vivere nei romanzi e nei film della nostra cultura (i picari, i truffatori ecc)

”Le arti della caccia e quelle del cucinare la carne appartengono alle origini del tempo, quando il trickster era impegnato in primo luogo a plasmare il mondo. Ma egli non ha abbandonato la scena. L’eroe culturale trickster è sempre presente. Le sue azioni apparentemente asociali continuano a tenere vivo questo nostro mondo, assicurandogli la flessibilità necessaria per durare […] le origini, la vitalità e la durevolezza delle culture richiedono che vi sia spazio per figure la cui funzione è quella di svelare e disgregare i dogmi assoluti su cui esse si basano. […] I trickster sono figure asociali o antisociali appartenenti al sacro, essenziali per la vita sociale.” (HYDE, p. 17)




                                            [continua]

domenica 11 marzo 2012

Rassegnarci a navigare il mare in cui naufraghiamo #Borla Enrico #Foppiani Ennio #Bricolage per un Naufragio #Briccone divino #Trickster #Briccone bricoleur #naufragio #morte #esonero #Entlastung #Arthur Gehlen #Carl Gustav Jung #Karl Kerenyi #Paul Radin #psicologia analitica


Alla fine dei conti non rimane null'altro che il lavoro su noi stessi sgravandoci della contingenza dell'abisso che ci circonda. Così Gehlen:


La possibilità di un padroneggiamento delle proprie azioni, in vista del "padroneggiamento" dell'ambiente circostante, deriva in effetti dalla particolare "situazione" esistenziale dell'Uomo. Mentre l'animale "vive" il Mondo a partire ed in vista del proprio corpo, l'essere umano è in grado di situare la propria coscienza, in vista dell'azione futura, al di là dell'immediatezza del presente. L'Uomo è in grado cioè di "ignorare" il proprio corpo, e proprio in questa sua capacità, per così dire "ascetica", risiede il segreto della sua vitalità e del suo sviluppo.
(Arnold Gehlen, L'uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo, Milano Feltrinelli, 1983)
[...]

Esiste probabilmente una trama soggiacente al nostro fare e pensare. Trama che per principio riteniamo "buona". Dio è buono dicono, anche perché altrimenti non ci rimarrebbe che la follia del terrore. Con linguaggio moderno il Sé è portatore dell'individuazione che è appunto "cosa" buona. Nuovamente però, queste ipotesi non sono che un nuovo tentativo di trascendenza, una speranza per lenire la solitudine, congetture romantiche per spiegare anomalie di processo ricontrate nel nostro fare consapevole.
Rimane la certezza del naufragio e l'inconscia volontà del briccone bricoleur a continuare a galleggiare e, come diceva Jung:

Chiunque appartenga a un ambiente culturale il quale ricerchi la sua perfezione in qualche momento del passato, deve stranamente sentirsi colpito dal personaggio del Briccone. Egli è un precursore del Salvatore ed è, come lui, dio, uomo e animale la cui caratteristica predominate e più impressionante è l'incoscienza.
(Carl Gustav Jung, Contributo allo studio del briccone, in Carl Gustav Jung, Karl Kerenyi, Paul Radin, Il briccone divino, Milano SE, 2006, p. 165)

L'incoscienza è il mare in cui naufraghiamo e che ob torto collo dobbiamo rassegnarci a navigare. Il progetto buono o cattivo che sia, è un'ipotesi benevola ma sostanzialmente campata per aria.




La monolitica solidità di una ragionevole coscienza umana non può che vacillare davanti all'evanescenza del destino umano. Nella ricerca di vita, che oltrepassa ogni tentativo di spiegazione razionale l'uomo non può non bastare a se stesso. Ed è qui che il briccone ci viene in aiuto e in un certo modo integra e completa il senso dell'alleggerimento-esonero teorizzato da Gehlen. Infatti la descrizione della funzione psicologica del briccone prosegue così:

[...] è un essere primordiale "cosmico", di natura divino-animale, da un lato superiore all'uomo per le sue capacità sovrumane, dall'altro a lui inferiore per la sua incoscienza ed insensatezza. La sua notevole mancanza di istinto e la sua goffaggine lo relegano addirirttura al di sotto degli animali. Questi difetti contraddistinguono la natura umana del Briccone, meno adatta all'ambiente di quanto sia un animale, ma dotata per contro di una potenzialità di sviluppo assai superiore, cioè di un considerevole delirio di apprendere, aspetto che il mito giustamente non manca di sottolineare.
(Ibidem, p. 166)


(Da Enrico Borla ed Ennio Foppiani, Bricolage per un naufragio. Alla deriva nella notte del mondo, Bergamo, Moretti & Vitali, 2009, pp. 100, 108-09 )





sabato 10 marzo 2012

Il #Trickster, ladro, folle, imbroglione divino #mitologia #archetipi #briccone divino #citazione

Nella mitologia, nella religione e nello studio del folklore il trickster (ingl. ingannatore) è un essere spirituale, uomo, donna o animale antropomorfo, lussurioso e vorace, abile nell'imbroglio e caratterizzato da una condotta amorale, al di fuori delle regole convenzionali.
Tra gli animali che sono considerati trickster nelle varie culture troviamo il coyote, la volpe, il ragno, la lepre, il corvo (vedi Kutkh), e il lupo (si ricordi la famosa favola di Fedro su Il lupo e l'agnello).
Nel folklore il personaggio appare come uno scaltro mentitore che con poco lungimiranti sotterfugi riesce ad uscire sano e salvo anche dalle situazioni più ingarbugliate (delle quali spesso è artefice), come nella maschera di Pulcinella o nell'Ifrit delle tradizioni arabo-islamiche. In questo differisce dal brigante, poiché la sua attitudine raramente lo porta a notevoli guadagni o cambi radicali di vita; piuttosto le sue furbonerie sono un contorto lasciapassare per la riuscita di piccoli imbrogli, sia commerciali che sessuali, che spesso sfociano nella comicità.
http://www.fucinemute.it 

Il trickster, spesso un ladro o un folle, è colui che mette in moto cambiamenti imprevedibili nelle storie. Non crea, ma concrea, dando alla creazione aspetti imprevedibili, o, in alternativa, distrugge il mondo conosciuto o l'ordine costituito, creandone uno differente”.

venerdì 9 marzo 2012

Del e Beng. La creazione del mondo nei racconti rom #Leonardo Piasere #Trickster #Briccone divino #Mitologia #tradizioni rom #citazione


Esiste un corpus ben isolabile di miti rom riguardanti la creazione del mondo e attestato da fonti che coprono l’arco temporale di circa un secolo. Le prime testimonianze furono raccolte da Heinrich von Wlisłocki nella seconda metà dell’Ottocento: membro di una famiglia di origine polacca, visse nella Transilvania ungarico-asburgica dove fra l’altro studiò il folklore e l’organizzazione sociale dei rom Cortorari che nomadizzavano per la regione e nelle regioni confinanti […]È fra i rom Kalderaš (o kalderaša) venuti dalla Russia, e per questo chiamati rusuja, che è stata raccolta una delle varianti del racconto che ci interessa: tra il 1954 e il 1955, Zanko, della vitsa (cioè del gruppo di discendenza) dei Palešti. […]La seconda variante è raccontata negli anni settanta da Zlato, membro di quella parte della vitsa dei Čukurešti che si era invece spostata in Croazia e da lì, all’inizio del Novecento, era poi giunta in Italia. […]

Il mito, dunque: abbiamo a che fare con la creazione del mondo in un momento in cui esistono solo una grande distesa d’acqua e due protagonisti: Del, Dio, e Beng (trascritto in vari modi), il Diavolo:

• Variante dei Cortorari: Dio vuole creare il mondo ma non sa che tipo di mondo. Irato per non avere amici e fratelli, scaglia il suo bastone da cui emerge un grandissimo albero. Il diavolo compare seduto sotto tale albero e si propone come fratello a Dio. Costui lo può accettare solo come amico. Dio e il diavolo girano sopra le acque, ma soffrono di solitudine e il secondo vorrebbe creare degli altri esseri, ma ne è incapace; allora Dio gli propone di tuffarsi nell’acqua per recuperare della sabbia dal fondo, così poi Dio stesso, pronunciando il proprio nome, potrà creare la terra e gli altri esseri. Il diavolo si tuffa, ma volendo essere lui il creatore, è il proprio nome che pronuncia una volta raccolta della sabbia: la sabbia diventa ardente ed è costretto a lasciarla cadere e a riemergere senza. Ci prova per nove giorni, fino a diventare tutto nero per le scottature che di continuo si procura. Perché non si bruci del tutto, Dio gli intima di smettere di pronunciare il proprio nome, e così il diavolo riesce finalmente a portare su della sabbia con cui Dio fa la terra. «Bene», dice il diavolo, «ora io vado ad abitare sotto l’albero e tu arrangiati!». Rivelatosi un cattivo amico, il diavolo viene trascinato via da un toro comparso improvvisamente, mentre gli uomini hanno origine dalle foglie cadute del grande albero e diventate di carne.

• Variante dei Kalderaš Palešti: qui Dio è il Phuro Del Sinpetra (Vecchio Dio San Pietro) che un giorno col suo grande bastone e in compagnia del suo compagno, il Beng arriva ai bordi della Marea, il grande fiume-mare del primo mondo. Ne esaminano la profondità e il Del si chiede se si possa arrivare a toccarne il fondo. «Io sì che posso», dice il Beng, e allora Dio lo sfida: «Portami una prova che ci riesci!» Il Beng si tuffa e come prova porta quella terra dal fondo che gli resta in mano e sotto le unghie (è da allora che gli uomini hanno sempre le unghie sporche di terra). Ora Dio lo sfida a fare due statuette di rom con la terra portata: e il Beng riesce a fare anche questo; allora lo sfida a farli uomo e donna, rom e romní, e anche questo viene fatto dal Beng. «Bene», dice il Del, «ora falli parlare»; ma qui il Beng cede, questo non lo può fare e si riconosce sconfitto. Dio stende allora il proprio bastone e, in riva alla Marea, sorgono improvvisamente due alberi, uno dietro alla statuetta dell’uomo e uno dietro a quella della donna, che le avvolgono con i loro rami e le trasformano in carne umana: sono Damo e Yehwah, il primo uomo e la prima donna, che sono rom.

• Variante dei Kalderaša Čukurešti: Del e Beng sono come fratelli. Del dice al Beng di andare in fondo all’acqua che costituiva il mondo perché possa portargli una branca di terra. Il Beng si tuffa, serra nei suoi pugni la terra, ma tornando su l’acqua gliela trascina via. Ma un po’ rimane sotto le unghie lunghe, e Del, con uno stecco, gliela gratta via e la ammucchia. Il Beng si tuffa varie volte e così Del riesce a farne un bel mucchietto. Poi con la terra Del si fa una seggiola, vi si siede sopra e si addormenta. Il Beng, che ha fatto tanta fatica e che ora deve restarsene in piedi, si arrabbia: prende Del per una gamba e cerca di trascinarlo in acqua. Ma quando si avvicina all’acqua la terra si allarga, e in questo modo si forma una grande distesa di terra. Del si sveglia e reputa la terra troppo grande: bisogna accorciarla. Allora il Beng che cosa fa? Si mette a saltare da tutte le parti creando così affossamenti e salite, valli e montagne. Poi, senza niente da fare, il Beng fa un uomo con della terra, solo che non è vivo. Il Del se lo fa regalare, gli fa una croce sopra, gli soffia in bocca e l’uomo di terra diventa vivo. Quando si addormenta, Del e Beng gli tagliano una costola e fanno la donna: Adamo ed Eva. Qual è il loro primo peccato? Cacciare una carovana di rom che un giorno arriva nel loro giardino!

(Leonardo Piasere, Il Trickster e l’infinito. Alcune riflessioni a partire da esempi rom, in http://www.qro.unisi.it/frontend/sites/default/files/Il_trickster_e_l'infinito.pdf )



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