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mercoledì 2 settembre 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 2 settembre.
Il 2 settembre del 31 avanti Cristo al largo di Azio nella penisola dell'Epiro (odierna Grecia del nord), la flotta di Ottaviano annientava quella di Marco Antonio e Cleopatra, mettendo così fine al secondo triumvirato e dando il via a una nuova fase della storia di Roma, quella dell'Impero.
Marco Antonio nel 34, conquistata l'Armenia, celebrò ad Alessandria il trionfo insieme a Cleopatra, la sua amante, nominando lei ed il figlio avuto da Cesare reggenti di Cipro e delle terre orientali.
Il senato non vide affatto di buon occhio la cosa, e diete mandato ad Ottaviano per muovere guerra all'Egitto e riconquistare le terre perdute. Ottaviano mosse la flotta verso Patrasso, quartier generale di Antonio, che però era forte di una flotta più nutrita, grazie anche al contributo di navi di Cleopatra. Tuttavia le navi di Roma erano più veloci e meglio manovrabili.
All'inizio di Marzo del 31 a.C., anzichè attaccare direttamente Antonio, Marco Vepsanio Agrippa (l'ammiraglio di Ottaviano), si diresse a sud verso la guarnigione di Metone, che non si aspettava un attacco, conquistandola facilmente. In questo modo veniva tagliata la rotta per mare degli approvvigionamenti di Antonio, il quale fu costretto a far fronte a parecchie defezioni nel suo esercito, e in un ultima istanza a distruggere 50 delle sue navi, le peggiori, per evitare che cadessero in mano nemica non avendo più sufficienti uomini per governarle.
Il 2 settembre iniziò la battaglia di Azio, con le due flotte a fronteggiarsi nei pressi della costa formando due semicerchi. L'empasse fu interrotta da Agrippa, spostando velocemente verso il largo la sua flotta. L'ammiraglio nemico cadde nel tranello, e decise di inseguire le navi. Così facendo aumentò la distanza tra di esse e lasciò un buco nella parte centrale del semicerchio. Le navi di Agrippa sfruttarono un'invenzione di quest'ultimo, il rampino, per abbordare i vascelli nemici e combattervi a bordo. Cleopatra, che con le sue navi poteva andare in aiuto di quelle di Antonio, decise invece di sfruttare il buco e allontanarsi insieme ai suoi dalla battaglia. Antonio, vedendo la cosa, abbandonò anch'egli la battaglia al suo destino per inseguire Cleopatra (Velleio Patercolo ebbe a scrivere "i soldati si comportarono come il più valoroso dei comandanti, e il comandante come il più vile dei soldati"). A questo punto la battaglia era ormai compromessa: le forze di Ottaviano diventarono preponderanti e in poco tempo bruciarono e affondarono 40 navi uccidendo 5000 soldati.
Nell'agosto successivo Ottaviano invase l'Egitto, Antonio si suicidò.
Giunto ad Alessandria, Cleopatra tentò di sedurre Ottaviano come fece con Cesare e Antonio, ma questa volta non vi riuscì. Vistasi perduta, si tolse la vita secondo la leggenda con il famoso aspide.


venerdì 26 agosto 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 26 agosto.
Il 26 agosto 55 a.C., dopo essersi assicurato la sottomissione dei germanici e dei galli, Giulio Cesare invade la Britannia.
Caio Giulio Cesare nacque a Roma nel 100 a.C. Faceva parte dell'antichissima e nobile "gens Julia", discendente da Julo, figlio di Enea e, secondo il mito, a sua volta figlio della dea Venere.
Era anche legato al ceto plebeo, in quanto sua zia Giulia aveva sposato Caio Mario.
Finiti gli studi, verso i sedici anni, partì con Marco Termo verso l'Asia, dove era in corso una guerra. In Oriente conobbe Nicomede, re di Bitinia, dove si fermò per quasi due anni.
Tornato a Roma diciottenne, Cesare sposò, per volere del padre, Cossuzia, ma alla morte di questi, la rinnegò per prendere in moglie la bella Cornelia, figlia di Cinna, luogotenente di Mario, scatenando così l'ira del potente dittatore Silla, che per altro aveva intuito le qualità del giovane. Le disposizioni del tiranno prevedevano che Cesare ripudiasse la moglie Cornelia, in quanto figlia di uno dei capi del partito democratico. Cesare si rifiutò: la cosa gli costò la condanna a morte e la confisca della dote della moglie; la condanna in seguito, su intervento di amici comuni, fu mutata in esilio.
Esiliato appunto in Oriente, vi fece importanti esperienze militari, per terra e per mare. Rientrato nuovamente a Roma nel 69, intraprese il cosiddetto "cursus honorum": venne eletto alla carica di questore, grazie ai voti acquistati con il danaro prestatogli da Crasso. La carica gli fruttò il governatorato e un comando militare in Spagna, dove per un po' di tempo fronteggiò i ribelli, tornando poi in Patria con la fama di ottimo soldato e amministratore. Tre anni dopo fu nominato propretore in Spagna ma, pieno di debiti, poté partire solo dopo aver saldato tutti i contenziosi, cosa che fece grazie ad un prestito del solito Crasso. Divenne inoltre Pontefice Massimo nel 63 e pretore nel 62.
In Spagna sottomise quasi del tutto gli iberici, riportò un bottino enorme e il senato gli concesse il trionfo, a causa del quale Cesare doveva ritardare il ritorno a Roma. In questo modo gli veniva impedito di presentare la sua candidatura al consolato, infatti la candidatura non poteva essere presentata in assenza del candidato. Cesare andò ugualmente a Roma, lasciando l'esercito fuori dalla città.
Qui, strinse accordi di alleanza con il suo finanziatore Crasso e con Pompeo, in quel momento politicamente isolato: si formò allora un patto a tre, di carattere privato, consolidato da un solenne giuramento di reciproca lealtà , che aveva come fine, attraverso una opportuna distribuzione di compiti, la completa conquista del potere (luglio del 60). Il patto è conosciuto con il nome di "Primo Triumvirato".
Nel frattempo, i legami con Pompeo erano stati stretti attraverso il matrimonio di quest' ultimo con Giulia, figlia di Cesare. Per l'anno 58, alla fine del suo mandato, Cesare fece eleggere come suoi successori Gabinio e Pisone; del secondo sposò la figlia Calpurnia, in quanto aveva divorziato dalla terza moglie, Pompea, a seguito di uno scandalo in cui era rimasta coinvolta. Nello stesso periodo chiese e ottenne il consolato della Gallia.
Cesare aveva scelto le Gallie a ragion veduta: egli sapeva di aver bisogno, per poter aspirare al supremo potere, di compiere gesta militari di grande importanza e, soprattutto, di forte impatto. Le Gallie, da questo punto di vista, gli avrebbero appunto offerto l'occasione di conquistare territori ricchi di risorse naturali e di sottomettere un popolo ben noto per le proprie virtù militari e, per questo, molto temuto.
I fatti confermarono pienamente i calcoli di Cesare. Anzi, riuscì ad ottenere risultati che andavano al di là di quanto egli stesso avrebbe mai osato sperare. Le vicende belliche gli offrirono oltretutto l'occasione di costituire un fedelissimo esercito personale e di assicurarsi fama imperitura e favolose ricchezze. Fu in particolare la fase finale del conflitto, quando dovette domare una ribellione capeggiata dal principe Vercingetorige, a mettere in risalto le straordinarie capacità militari di Cesare, che riuscì a sbaragliare il nemico nel proprio territorio e a fronte di perdite ridotte al minimo per i romani.
La campagna militare, cominciata nel 58 a.C. e conclusa nel 51 a.C., fu minuziosamente - e magnificamente - narrata dallo stesso Cesare nei suoi Commentari (il celebre "De bello gallico").
Morto Crasso, sconfitto e ucciso a Carre (53 a.C.) nel corso di una spedizione contro i parti, il triumvirato si sciolse. Pompeo, rimasto solo in Italia, assunse pieni poteri con l'insolito titolo di "console senza collega" (52 a.C.). All'inizio del 49 a.C., Cesare rifiutò di obbedire agli ordini di Pompeo, che pretendeva, con l'appoggio del senato, che egli rinunciasse al proprio esercito e rientrasse in Roma come un semplice cittadino. In realtà Cesare rispose chiedendo a sua volta che anche Pompeo rinunciasse contemporaneamente ai propri poteri, o, in alternativa, che gli fossero lasciate provincia e truppe fino alla riunione dei comizi, davanti ai quali egli avrebbe presentato per la seconda volta la sua candidatura al consolato. Ma le proposte di Cesare caddero nel vuoto: prese allora la difficile decisione di attraversare in armi il Rubicone, fiume che delimitava allora l'area geografica che doveva essere interdetta alle legioni (fu in questa occasione che pronunciò la famosa frase: "Alea iacta est", ovvero "il dado è tratto").
Era la guerra civile, che sarebbe durata dal 49 al 45. Anch'essa fu molto ben raccontata da Cesare, con la consueta chiarezza ed efficacia, nel "De bello civili" Varcato dunque il Rubicone, Cesare marciò su Roma. Il senato, terrorizzato, si affrettò a proclamarlo dittatore, carica che mantenne fino all'anno seguente, quando gli fu affidato il consolato. Pompeo, indeciso sul da farsi, si rifugiò in Albania. Fu sconfitto a Farsalo, nel 48 a.C., in una battaglia che probabilmente è il capolavoro militare di Cesare: quest'ultimo, con un esercito di ventiduemila fanti e mille cavalieri, tenne testa vittoriosamente ai cinquantamila fanti e ai settemila cavalieri schierati da Pompeo, perse soltanto duecento uomini, ne uccise quindicimila e ne catturò ventimila.
Pompeo fuggì in Egitto, dove venne assassinato dagli uomini di Tolomeo XIV, il quale credeva in tal modo di ingraziarsi Cesare. Cesare, invece, che aveva inseguito l'avversario in Egitto, inorridì quando gli presentarono la testa di Pompeo. In Egitto Cesare si trovò nella necessità di arbitrare un'intricata disputa su problemi di successione e conferì il trono all'affascinante Cleopatra, con la quale ebbe un'intensa storia d'amore (ne nacque un figlio: Cesarione).
Nel 45 - ormai padrone assoluto di Roma - fece solenne ingresso nell'Urbe, celebrando il suo quinto trionfo. Da quel momento in poi Cesare detenne il potere come un sovrano assoluto, ma con l'accortezza di esercitarlo nell'ambito dell'ordinamento repubblicano. Infatti, si guardò bene dall'attribuirsi nuovi titoli, facendosi invece concedere e concentrando nelle proprie mani i poteri che, normalmente, erano divisi tra diversi magistrati. Ottenne pertanto un potere di fatto dittatoriale (prima a tempo determinato e poi, forse dal 45 a.C., a vita), cui associò come magister equitum l'emergente Marco Antonio. Non meno importanti furono la progressiva detenzione delle prerogative dei tribuni della plebe, dei quali Cesare assunse il diritto di veto e l'inviolabilità personale, e l'attribuzione del titolo permanente di imperator (comandante generale delle forze armate) nel 45 a.C.
Infine, alla sua persona furono attribuiti onori straordinari, quali la facoltà di portare in permanenza l'abito del trionfatore (la porpora e l'alloro), di sedere su un trono aureo e di coniare monete con la sua effigie. Inoltre, al quinto mese dell'antico anno venne dato il suo nome (luglio = Giulio) e nel tempio di Quirino gli fu eretta una statua: sembra che Cesare vi fosse venerato come un dio sotto il nome di Jupiter- Iulius.
Nel periodo che va dal 47 al 44 a.C. Cesare attuò varie riforme, molte delle quali contenevano gli elementi cardine del futuro principato, tra cui la diminuzione del potere del senato e dei comizi. Dal punto di vista economico promosse alcune riforme a favore dei lavoratori agricoli liberi, riducendo il numero di schiavi e fondando colonie a Cartagine e a Corinto; promosse numerose opere pubbliche e la bonifica delle paludi pontine; introdusse inoltre la riforma del calendario, secondo il corso del sole e non più secondo le fasi della luna.
I malumori contro un personaggio di così grandi capacità e ambizioni, in Roma, non si erano mai sopiti. Vi era, ad esempio, il timore che Cesare volesse trasferire a un successore i poteri acquisiti (aveva adottato Ottaviano, il futuro imperatore Augusto), e nel contempo si riteneva inevitabile, o per lo meno altamente probabile, una deriva monarchica dell'avventura umana e politica di Giulio Cesare. Per questo, negli ambienti più tradizionalisti e nostalgici dei vecchi ordinamenti repubblicani fu ordita una congiura contro di lui, guidata dai senatori Cassio e Bruto, che lo assassinarono il 15 marzo del 44 a.C. (passate alla storia come le "Idi di marzo").
Tra gli innumerevoli ritratti che di lui ci sono stati conservati, due sono particolarmente significativi, ossia quello relativo al suo aspetto fisico, tracciato da Svetonio (nelle "Vite dei Cesari"), e quello morale, tracciato dal suo grande avversario Cicerone in un passo della seconda "Filippica". Ecco quello di Svetonio: "Cesare era di alta statura, aveva una carnagione chiara, florida salute[...] Nella cura del corpo fu alquanto meticoloso al punto che non solo si tagliava i capelli e si radeva con diligenza, ma addirittura si depilava, cosa che alcuni gli rimproveravano. Sopportava malissimo il difetto della calvizie per la quale spesso fu offeso e deriso. Per questo si era abituato a tirare giù dalla cima del capo i pochi capelli[...] Dicono che fosse ricercato anche nel vestire: usava infatti un laticlavio frangiato fino alle mani e si cingeva sempre al di sopra di esso con una cintura assai lenta".
Non meno incisivo quello di Cicerone: "Egli ebbe ingegno, equilibrio, memoria, cultura, attività, prontezza, diligenza. In guerra aveva compiuto gesta grandi, anche se fatali per lo stato. Non aveva avuto per molti anni altra ambizione che il potere, e con grandi fatiche e pericoli l'aveva realizzata. La moltitudine ignorante se l'era conquistata coi doni, le costruzioni, le elargizioni di viveri e banchetti. I suoi li aveva acquistati con premi, gli avversari con manifestazioni di clemenza, insomma aveva dato ad una città, ch'era stata libera, l'abitudine di servire, in parte per timore, in parte per rassegnazione".

domenica 27 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 marzo.
Il 27 marzo del 47 a.C. Cleopatra VII torna sul trono d'Egitto, grazie alla vittoria di Giulio Cesare sulle truppe di Tolomeo.
La regina egiziana più nota della storia, Cleopatra VII Thea Philopatore, nasce ad Alessandria D'Egitto nel 69 a.C. E' la figlia del faraone Tolomeo XII e alla morte del padre, avvenuta nel 51 a.C., viene costretta a sposare il fratello dodicenne Tolomeo XIII con il quale ascende al trono. Il fratello però, durante il terzo anno di regno, incoraggiato anche dai suoi consiglieri, uno dei quali pare sia il suo amante, esilia la giovane sorella che trova rifugio in Siria.
Dall'esilio Cleopatra riesce a perorare così bene la propria causa da ottenere che, con l'arrivo di Giulio Cesare, possa rivendicare a pieno i propri diritti di regina. Cleopatra, nonostante la giovane età, non è affatto una donna arrendevole ma anzi intelligente, colta, e poliglotta (pare che sia in grado di parlare sette o addirittura dodici lingue ed è la prima regina macedone ad imparare l'egiziano per meglio governare il suo popolo) e, soprattutto, è perfettamente conscia del proprio fascino.
La storia dell'incontro tra i due è ormai quasi leggenda: Giulio Cesare giunge in Egitto all'inseguimento di Pompeo, di cui gli viene fatta ritrovare solo la testa. Ad uccidere Pompeo sono stati i sicari del faraone Tolomeo che tenta in questo modo di ottenere i favori di Cesare. Mentre questi è a palazzo, però, gli arriva in dono un tappeto prezioso che comincia a srotolarsi e dal quale esce la splendida regina diciottenne Cleopatra.
Molto si è scritto sulla storia d'amore dei due e persino favoleggiato; probabilmente l'unione è frutto di calcolo da parte sia di Cleopatra che di Giulio Cesare, interessato ad un alleanza con l'Egitto per motivi economici. Dalla relazione nasce un figlio, a cui danno il nome di Tolomeo Cesare o Cesarione.
Cesare intanto sconfigge gli egiziani, uccide il giovane faraone Tolomeo XIII e insedia sul trono proprio Cleopatra. Nel rispetto però delle tradizioni egiziane, Cleopatra deve dividere il nuovo trono con il fratello minore Tolomeo XIV, che è costretta a sposare. Una volta assicurata la stabilità del regno, si trasferisce a Roma con figlio al seguito e qui vive ufficialmente come amante di Cesare.
L'intento politico di Cleopatra, che si rivela un'ottima stratega, è comunque quello di proteggere l'integrità del suo regno dal sempre più invadente espansionismo romano. La sorte del povero Cesarione non sarà però felice, nonostante la sua discendenza; il vero erede maschio di Cesare verrà considerato Caio Giulio Cesare Ottaviano, il quale si libererà dell'importuno discendente alla prima occasione.
Dopo l'assassinio di Giulio Cesare nelle idi di marzo del 44 a.C, la situazione politica non consente più a Cleopatra di rimanere a Roma, ed ella riparte per l'Egitto. Secondo alcune fonti, tornata in patria, avvelena il fratello Tolomeo XIV e governa con il figlio Cesarione.
Alla fine della guerra civile seguita alla morte di Giulio Cesare, Cleopatra si lega ad Antonio. Marco Antonio ha il compito di governare le province Orientali e durante una campagna, intrapresa per sedare una rivolta, incontra Cleopatra. Caratterizzato da una personalità esuberante e vivace, resta affascinato dalla regina egiziana e tra i due ha inizio una relazione. Mentre si trova alla corte di Alessandria ad Antonio giunge la notizia della morte della moglie Fulvia, responsabile di aver capeggiato una rivolta contro Ottaviano.
Antonio torna a Roma e, per rinsaldare il legame con Ottaviano, ne sposa la sorella Ottavia nel 40 a.C. Insoddisfatto però dalla condotta di Ottaviano nella guerra ingaggiata contro i Parti, Antonio finisce per tornare in Egitto, dove Cleopatra ha avuto nel frattempo due gemelli, ai quali seguirà un terzo figlio e il matrimonio tra i due, nonostante Antonio sia ancora sposato con Ottavia. Cleopatra, da ambiziosa e scaltra regina qual'è, vorrebbe costituire con Antonio una sorta di grande regno, la cui capitale dovrebbe essere la più evoluta Alessandria d'Egitto e non Roma. Ella concede dunque ad Antonio l'uso delle milizie egiziane, con le quali egli conquista l'Armenia.
Cleopatra viene nominata regina dei re, associata al culto della dea Iside e nominata reggente con il figlio Cesarione. Le manovre della coppia preoccupano Ottaviano che induce Roma a dichiarare guerra all'Egitto. Le milizie egiziane guidate da Antonio e quelle romane guidate da Ottaviano si scontrano ad Azio il 2 settembre del 31 a.C.: Antonio e Cleopatra vengono sconfitti.
Nel momento in cui i romani giungono ad espugnare la città di Alessandria, i due amanti si risolvono al suicidio. E' il 12 agosto dell'anno 30 a.C.
In realtà Antonio si suicida a seguito della falsa notizia del suicidio della sua Cleopatra, la quale, a sua volta, si suicida facendosi mordere da un aspide.
Alcuni studi effettuati di recente smentiscono tuttavia la possibilità che ella sia potuta morire a seguito del morso di un aspide. Cleopatra è una grande esperta di veleni e sa che utilizzando quella metodologia la sua agonia sarebbe molto lunga. Probabilmente deve aver escogitato questa storia per apparire al suo popolo ancor più come la reincarnazione di Iside, ma deve essersi avvelenata usando una miscela di veleni preparata in precedenza.
Cesarione fu fatto giustiziare da Ottaviano, mentre i tre figli avuti con Antonio furono portati a Roma. L'Egitto divenne una provincia romana retta dal prefetto d'Egitto, funzionario di rango equestre. Ottaviano, ritornato a Roma per festeggiare il trionfo della spedizione egiziana, fece allestire su un carro un dipinto della bellissima regina, portandolo in trionfo attraverso le vie della città.
Al Cairo, sulla cima di una collina da cui si vede il mare, sotto i resti di un tempio dedicato a Iside: è qui, secondo gli archeologi, che potrebbe riposare il corpo di Cleopatra. La tomba della regina egiziana non è mai stata localizzata, ma gli archeologi hanno raccolto prove che testimonierebbero che i sacerdoti di Cleopatra, dopo il suo suicidio, ne avrebbero trasportato il corpo al tempio, dove potrebbe riposare accanto al suo amante, Marco Antonio. «Questa potrebbe essere la più importante scoperta del 21esimo secolo - ha detto Zahi Hawass, capo archeologo -. Questo è il luogo perfetto dove potrebbero essere sepolti i loro corpi».
La storia di Cleopatra ha affascinato nei secoli schiere di scrittori ed artisti, che hanno contribuito a far nascere la leggenda della bellissima seduttrice che riuscì ad ammaliare due dei più potenti uomini del suo tempo. Cleopatra fece erigere numerose raffigurazioni e statue in Egitto. Nelle statue e nei bassorilievi egizi la regina è raffigurata secondo canoni e tipologie tolomaiche, anche se a volte indossa una corona con il triplo ureo. Nelle monete il profilo di Cleopatra appare assai pronunciato. Nelle statue romane Cleopatra è rappresentata realisticamente oppure in veste divinizzata, assimilata alla dea Venere.


sabato 12 giugno 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 giugno.
Il 12 giugno 1963 al Rivoli Theatre di New York ha luogo la prima mondiale del film "Cleopatra", con Liz Taylor e Richard Burton.
Kolossal storico girato a Cinecittà con mezzi enormi e un notevole dispiegamento di energie  organizzative, Cleopatra è il film più costoso della storia del cinema oltre che quello che ha mandato in rovina la 20th Century Fox, decretando ufficialmente la fine dello Studio System. Il budget di partenza del film doveva essere di 2 milioni di dollari, cifra abbastanza usuale per il periodo, ma finì  per costare la cifra record di 30 milioni di dollari. Basti pensare che Elizabeth Taylor, che alla MGM dove era sotto contratto veniva pagata 5000 dollari per ogni settimana di lavorazione, per Cleopatra ricevette invece 125000 dollari per sedici settimane, 50000 dollari per ciascuna settimana extra, 3000 alla settimana per le spese, più il 10 per cento sull’incasso lordo del film. Con ben 194.800 dollari per i costumi di Elizabeth Taylor, Cleopatra detiene il record per la maggior somma di denaro spesa per un singolo attore. Tra i 65 costumi della diva c'era anche un vestito fatto a mano con oro da 24 carati. Per pareggiare i conti  Cleopatra avrebbe dovuto incassare più di 75 milioni di dollari e quindi sfidare la popolarità di Via col vento, ma non vi si avvicinò neppure.
Questi costi astronomici, ai quali bisogna aggiungere poi la malattia che, durante la lavorazione, colpì la Taylor (l’attrice subì una tracheotomia) e il conseguente ritardo nelle riprese del film, portarono la 20th Century Fox alla rovina.
Dei kolossal Cleopatra ha quindi tutte le caratteristiche: non solo le scenografie imponenti, si pensi alla sequenza dell’entrata a Roma di Cleopatra e la monumentale battaglia di Azio, i due momenti più spettacolari del film, ma anche le grandi masse e il gran numero di attori, le azioni di ampio respiro, una lunghezza insolita del racconto, una serie di acmi di speciale complessità e intensità drammatica, i caratteri ben rilevati, e psicologicamente però poco approfonditi, le nette contrapposizioni fra bene e male, l’esasperazione massima dello splendore figurativo e lo sfruttamento di tutte le risorse della colonna sonora e la “propensione” al fallimento.
In tutto questo l’apporto del regista Joseph L. Mankiewicz, subentrato a Rouben Mamoulian dopo qualche settimana di ripresa, e degli sceneggiatori è per forza di cose minimo.
Tuttavia il regista ha tentato di imprimere al progetto qualche impronta di stile personale: ha interpretato, ad esempio, la prima parte, quella con Cesare, come un grande dramma sociale e la seconda, quella del rapporto tra Antonio e Cleopatra, come una tragedia della passione, del conflitto tra amore e dovere.
I cinque Oscar “tecnici” vinti - fotografia, effetti speciali, scenografia, arredamento, costumi - non hanno salvato il film dall’insuccesso.

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