Buongiorno, oggi è il 27 marzo.
Il 27 marzo del 47 a.C. Cleopatra VII torna sul trono d'Egitto, grazie alla vittoria di Giulio Cesare sulle truppe di Tolomeo.
La regina egiziana più nota della storia, Cleopatra VII Thea Philopatore, nasce ad Alessandria D'Egitto nel 69 a.C. E' la figlia del faraone Tolomeo XII e alla morte del padre, avvenuta nel 51 a.C., viene costretta a sposare il fratello dodicenne Tolomeo XIII con il quale ascende al trono. Il fratello però, durante il terzo anno di regno, incoraggiato anche dai suoi consiglieri, uno dei quali pare sia il suo amante, esilia la giovane sorella che trova rifugio in Siria.
Dall'esilio Cleopatra riesce a perorare così bene la propria causa da ottenere che, con l'arrivo di Giulio Cesare, possa rivendicare a pieno i propri diritti di regina. Cleopatra, nonostante la giovane età, non è affatto una donna arrendevole ma anzi intelligente, colta, e poliglotta (pare che sia in grado di parlare sette o addirittura dodici lingue ed è la prima regina macedone ad imparare l'egiziano per meglio governare il suo popolo) e, soprattutto, è perfettamente conscia del proprio fascino.
La storia dell'incontro tra i due è ormai quasi leggenda: Giulio Cesare giunge in Egitto all'inseguimento di Pompeo, di cui gli viene fatta ritrovare solo la testa. Ad uccidere Pompeo sono stati i sicari del faraone Tolomeo che tenta in questo modo di ottenere i favori di Cesare. Mentre questi è a palazzo, però, gli arriva in dono un tappeto prezioso che comincia a srotolarsi e dal quale esce la splendida regina diciottenne Cleopatra.
Molto si è scritto sulla storia d'amore dei due e persino favoleggiato; probabilmente l'unione è frutto di calcolo da parte sia di Cleopatra che di Giulio Cesare, interessato ad un alleanza con l'Egitto per motivi economici. Dalla relazione nasce un figlio, a cui danno il nome di Tolomeo Cesare o Cesarione.
Cesare intanto sconfigge gli egiziani, uccide il giovane faraone Tolomeo XIII e insedia sul trono proprio Cleopatra. Nel rispetto però delle tradizioni egiziane, Cleopatra deve dividere il nuovo trono con il fratello minore Tolomeo XIV, che è costretta a sposare. Una volta assicurata la stabilità del regno, si trasferisce a Roma con figlio al seguito e qui vive ufficialmente come amante di Cesare.
L'intento politico di Cleopatra, che si rivela un'ottima stratega, è comunque quello di proteggere l'integrità del suo regno dal sempre più invadente espansionismo romano. La sorte del povero Cesarione non sarà però felice, nonostante la sua discendenza; il vero erede maschio di Cesare verrà considerato Caio Giulio Cesare Ottaviano, il quale si libererà dell'importuno discendente alla prima occasione.
Dopo l'assassinio di Giulio Cesare nelle idi di marzo del 44 a.C, la situazione politica non consente più a Cleopatra di rimanere a Roma, ed ella riparte per l'Egitto. Secondo alcune fonti, tornata in patria, avvelena il fratello Tolomeo XIV e governa con il figlio Cesarione.
Alla fine della guerra civile seguita alla morte di Giulio Cesare, Cleopatra si lega ad Antonio. Marco Antonio ha il compito di governare le province Orientali e durante una campagna, intrapresa per sedare una rivolta, incontra Cleopatra. Caratterizzato da una personalità esuberante e vivace, resta affascinato dalla regina egiziana e tra i due ha inizio una relazione. Mentre si trova alla corte di Alessandria ad Antonio giunge la notizia della morte della moglie Fulvia, responsabile di aver capeggiato una rivolta contro Ottaviano.
Antonio torna a Roma e, per rinsaldare il legame con Ottaviano, ne sposa la sorella Ottavia nel 40 a.C. Insoddisfatto però dalla condotta di Ottaviano nella guerra ingaggiata contro i Parti, Antonio finisce per tornare in Egitto, dove Cleopatra ha avuto nel frattempo due gemelli, ai quali seguirà un terzo figlio e il matrimonio tra i due, nonostante Antonio sia ancora sposato con Ottavia. Cleopatra, da ambiziosa e scaltra regina qual'è, vorrebbe costituire con Antonio una sorta di grande regno, la cui capitale dovrebbe essere la più evoluta Alessandria d'Egitto e non Roma. Ella concede dunque ad Antonio l'uso delle milizie egiziane, con le quali egli conquista l'Armenia.
Cleopatra viene nominata regina dei re, associata al culto della dea Iside e nominata reggente con il figlio Cesarione. Le manovre della coppia preoccupano Ottaviano che induce Roma a dichiarare guerra all'Egitto. Le milizie egiziane guidate da Antonio e quelle romane guidate da Ottaviano si scontrano ad Azio il 2 settembre del 31 a.C.: Antonio e Cleopatra vengono sconfitti.
Nel momento in cui i romani giungono ad espugnare la città di Alessandria, i due amanti si risolvono al suicidio. E' il 12 agosto dell'anno 30 a.C.
In realtà Antonio si suicida a seguito della falsa notizia del suicidio della sua Cleopatra, la quale, a sua volta, si suicida facendosi mordere da un aspide.
Alcuni studi effettuati di recente smentiscono tuttavia la possibilità che ella sia potuta morire a seguito del morso di un aspide. Cleopatra è una grande esperta di veleni e sa che utilizzando quella metodologia la sua agonia sarebbe molto lunga. Probabilmente deve aver escogitato questa storia per apparire al suo popolo ancor più come la reincarnazione di Iside, ma deve essersi avvelenata usando una miscela di veleni preparata in precedenza.
Cesarione fu fatto giustiziare da Ottaviano, mentre i tre figli avuti con Antonio furono portati a Roma. L'Egitto divenne una provincia romana retta dal prefetto d'Egitto, funzionario di rango equestre. Ottaviano, ritornato a Roma per festeggiare il trionfo della spedizione egiziana, fece allestire su un carro un dipinto della bellissima regina, portandolo in trionfo attraverso le vie della città.
Al Cairo, sulla cima di una collina da cui si vede il mare, sotto i resti di un tempio dedicato a Iside: è qui, secondo gli archeologi, che potrebbe riposare il corpo di Cleopatra. La tomba della regina egiziana non è mai stata localizzata, ma gli archeologi hanno raccolto prove che testimonierebbero che i sacerdoti di Cleopatra, dopo il suo suicidio, ne avrebbero trasportato il corpo al tempio, dove potrebbe riposare accanto al suo amante, Marco Antonio. «Questa potrebbe essere la più importante scoperta del 21esimo secolo - ha detto Zahi Hawass, capo archeologo -. Questo è il luogo perfetto dove potrebbero essere sepolti i loro corpi».
La storia di Cleopatra ha affascinato nei secoli schiere di scrittori ed artisti, che hanno contribuito a far nascere la leggenda della bellissima seduttrice che riuscì ad ammaliare due dei più potenti uomini del suo tempo. Cleopatra fece erigere numerose raffigurazioni e statue in Egitto. Nelle statue e nei bassorilievi egizi la regina è raffigurata secondo canoni e tipologie tolomaiche, anche se a volte indossa una corona con il triplo ureo. Nelle monete il profilo di Cleopatra appare assai pronunciato. Nelle statue romane Cleopatra è rappresentata realisticamente oppure in veste divinizzata, assimilata alla dea Venere.
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domenica 27 marzo 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
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sabato 19 febbraio 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 19 febbraio.
Il 19 febbraio 1473 nasce NIccolò Copernico.
Niccolò Copernico (Mikolaj Kopernik) è l'astronomo e cosmologo polacco noto per la teoria astronomica detta "teoria eliocentrica" o "teoria eliostatica", in base alla quale il Sole è immobile al centro dell'universo e la Terra, ruotando quotidianamente sul suo asse, gira nell'arco dell'anno attorno al Sole.
Questo grandissimo scienziato, fondamentale per la storia dell'umanità e l'evoluzione della scienza, è nato a Toruń (Polonia) il 19 febbraio 1473, centoundici anni prima di quell'altro autentico gigante che risponde al nome di Galileo Galilei.
Originario di una famiglia di commercianti e funzionari amministrativi di lingua tedesca e originari della Slesia, iniziò gli studi presso l'università di Cracovia nel 1491, grazie all'influente zio vescovo. Qui però non riuscì a conseguire la laurea motivo per cui, successivamente, si recò in Italia per studiare medicina e giurisprudenza, come era uso e costume di molti polacchi del suo ceto.
Nel frattempo lo zio gli aveva fatto assumere un canonicato a Frauenberg (odierna Frombork), carica di carattere amministrativo che necessitava degli ordini minori. Nel gennaio 1497 cominciò gli studi di diritto canonico presso l'università di Bologna e approfondì lo studio della letteratura classica; in quel periodo fu ospite di un professore di matematica, il quale, già critico verso Tolomeo e l'impostazione geografica classica che da lui traeva origine, lo incoraggiò allo studio di quelle materie, unite all'astronomia.
Una volta laureatosi, dunque, nel 1500 Copernico insegna astronomia a Roma e l'anno seguente ottiene il permesso di studiare medicina a Padova (presso l'università in cui Galileo insegnerà quasi un secolo dopo). Non contento, si laurea in diritto canonico a Ferrara nel 1503 per poi fare ritorno in Polonia, richiamato dagli impegni presi in precedenza come canonico.
Qui, tra il 1507 e il 1515 licenzia un trattato di astronomia nel quale già delinea sommariamente i principi della teoria eliocentrica e inizia la stesura della sua opera principale, il "De revolutionibus orbium coelestium" ("La rivoluzione delle sfere celesti"), che termina nel 1530 e che pubblica solo nel 1543, poco prima di morire (il giorno 24 maggio) grazie sostanzialmente a Rusticus, un giovane astronomo che fu per molti anni discepolo di Copernico. Da sempre, infatti, Copernico era assai restìo a divulgare le proprie conclusioni, anche per l'evidente contrasto fra queste ultime e le nozioni contenute nella Bibbia.
L'astronomo era fra l'altro l'ultimo degli aristotelici e la ragione che lo spinge a studiare un sistema diverso da quello tolemaico tra origine proprio dal fatto che il comportamento osservato dei pianeti non soddisfa completamente la fisica di Aristotele. Nel sistema tolemaico, ad esempio, essi non si muovono con velocità angolare uniforme, cosa che spinse Tolomeo ad aggirare la questione sostenendo che il moto era uniforme se visto non dal centro dell'orbita, ma da un punto equale. Copernico, da aristotelico pignolo, voleva invece mostrare che esisteva un sistema nel quale il moto circolare era uniforme.
Inoltre, la teoria cosmologica universalmente accettata prima dell'ipotesi copernicana concepiva l'esistenza di un universo geocentrico nel quale la Terra era fissa e immobile, al centro di diverse sfere concentriche rotanti che sorreggevano i vari pianeti del sistema solare (come lo chiamiamo noi oggi). Le sfere finite più esterne sostenevano invece le cosiddette "stelle fisse.
Nel suo trattato, invece, Copernico riprende, come si è visto, l'antica ipotesi eliocentrica (sostenuta appunto da alcuni antichi greci come i pitagorici), sia per la già ricordata crescente difficoltà di accordare l'ipotesi geocentrica di Tolomeo con l'osservazione dei fenomeni celesti (per dirne una: l'apparente moto retrogrado di Marte, Giove e Saturno, cioè un moto che sembra talora arrestarsi e procedere in direzione opposta), sia perché, assumendo il principio della semplicità e logicità dell'ordinamento divino del mondo, appariva assurdo che l'intero universo dovesse volgersi intorno a quel punto insignificante che è al paragone la Terra.
In base al principio della relatività del moto dunque, (ogni mutamento nello spazio può essere spiegato o per il movimento della cosa osservata o per quello di colui che osserva), Copernico ipotizza il triplice moto della Terra (attorno al proprio asse, intorno al Sole, rispetto al piano dell'eclittica), pur mantenendo le tesi aristotelico-tolemaiche dell'esistenza delle sfere celesti e della finitezza dell'universo delimitato dal cielo immobile delle stelle fisse.
In altre parole, Copernico dimostra che i pianeti ruotano attorno al Sole e che la Terra, ruotando, effettua una precessione sul suo asse, con un moto del tutto assomigliante a quello dell'oscillazione di una trottola.
Ad ogni modo, è bene sottolineare che il valore di Copernico non è tanto di avere inventato il sistema eliocentrico, ma di aver preso l'idea e di averne fatto un sistema che poteva permettere di fare delle previsioni accurate al pari di quelle tolemaiche. Nel cercare un sistema diverso da quello di Tolomeo, infatti, già Nicolò Cusano nel '400 (e precisamente nel "De docta ignorantia") aveva affermato che l'universo non era finito ma indeterminato e che quindi la terra doveva muoversi e non poteva essere al centro di nulla. Il sistema Tolemaico aveva resistito a lungo solo perché, in definitiva, era l'unico che permettesse di fare dei conti, delle previsioni: insomma, "funzionava" sempre meglio di qualunque altro sistema, risultando quindi vincente.
Allo stesso modo, è anche bene ricordare che i concetti Copernicani erano davvero di troppa difficile digestione per il senso comune del sedicesimo secolo, ragione per cui fino al 1600 compreso, sulla Terra esistevano solo una decina di copernicani e quasi tutti, si badi, estranei agli ambienti accademici.
In seguito, come si sa, dopo la condanna della teoria copernicana determinata dal processo intentato contro Galileo dalla Chiesa nel 1615-16, la teoria eliocentrica, sebbene osteggiata, prese il sopravvento, fino alla definitiva affermazione.
Dal punto di vista filosofico, il primo a trarre tutte le conseguenze delle teorie copernicane, prendendole come base per la propria tesi dell'infinità dei mondi, fu Giordano Bruno.
Copernico morì il 24 maggio 1543. Fu sepolto nella cattedrale di Frombork, in un punto per secoli non più identificabile. Nel 2005 archeologi polacchi iniziarono ricerche al di sotto del pavimento della cattedrale, rinvenendo infine una sepoltura. Applicando tecniche di medicina legale, tra cui la comparazione del DNA prelevato dai resti umani, con quello rinvenuto in alcuni capelli di Copernico trovati entro suoi libri, nel 2008 i ricercatori hanno potuto affermare in sicurezza di aver rinvenuto il corpo dell'astronomo.
Il 22 maggio 2010, dopo che i suoi resti avevano viaggiato per alcune settimane attraverso la Polonia, Copernico fu solennemente sepolto con onore nella cattedrale di Frombork. Una lapide in granito nero lo identifica come il fondatore della teoria eliocentrica. La lapide reca una rappresentazione del modello copernicano del sistema solare, un sole d'oro circondato da sei dei pianeti.
Il 19 febbraio 1473 nasce NIccolò Copernico.
Niccolò Copernico (Mikolaj Kopernik) è l'astronomo e cosmologo polacco noto per la teoria astronomica detta "teoria eliocentrica" o "teoria eliostatica", in base alla quale il Sole è immobile al centro dell'universo e la Terra, ruotando quotidianamente sul suo asse, gira nell'arco dell'anno attorno al Sole.
Questo grandissimo scienziato, fondamentale per la storia dell'umanità e l'evoluzione della scienza, è nato a Toruń (Polonia) il 19 febbraio 1473, centoundici anni prima di quell'altro autentico gigante che risponde al nome di Galileo Galilei.
Originario di una famiglia di commercianti e funzionari amministrativi di lingua tedesca e originari della Slesia, iniziò gli studi presso l'università di Cracovia nel 1491, grazie all'influente zio vescovo. Qui però non riuscì a conseguire la laurea motivo per cui, successivamente, si recò in Italia per studiare medicina e giurisprudenza, come era uso e costume di molti polacchi del suo ceto.
Nel frattempo lo zio gli aveva fatto assumere un canonicato a Frauenberg (odierna Frombork), carica di carattere amministrativo che necessitava degli ordini minori. Nel gennaio 1497 cominciò gli studi di diritto canonico presso l'università di Bologna e approfondì lo studio della letteratura classica; in quel periodo fu ospite di un professore di matematica, il quale, già critico verso Tolomeo e l'impostazione geografica classica che da lui traeva origine, lo incoraggiò allo studio di quelle materie, unite all'astronomia.
Una volta laureatosi, dunque, nel 1500 Copernico insegna astronomia a Roma e l'anno seguente ottiene il permesso di studiare medicina a Padova (presso l'università in cui Galileo insegnerà quasi un secolo dopo). Non contento, si laurea in diritto canonico a Ferrara nel 1503 per poi fare ritorno in Polonia, richiamato dagli impegni presi in precedenza come canonico.
Qui, tra il 1507 e il 1515 licenzia un trattato di astronomia nel quale già delinea sommariamente i principi della teoria eliocentrica e inizia la stesura della sua opera principale, il "De revolutionibus orbium coelestium" ("La rivoluzione delle sfere celesti"), che termina nel 1530 e che pubblica solo nel 1543, poco prima di morire (il giorno 24 maggio) grazie sostanzialmente a Rusticus, un giovane astronomo che fu per molti anni discepolo di Copernico. Da sempre, infatti, Copernico era assai restìo a divulgare le proprie conclusioni, anche per l'evidente contrasto fra queste ultime e le nozioni contenute nella Bibbia.
L'astronomo era fra l'altro l'ultimo degli aristotelici e la ragione che lo spinge a studiare un sistema diverso da quello tolemaico tra origine proprio dal fatto che il comportamento osservato dei pianeti non soddisfa completamente la fisica di Aristotele. Nel sistema tolemaico, ad esempio, essi non si muovono con velocità angolare uniforme, cosa che spinse Tolomeo ad aggirare la questione sostenendo che il moto era uniforme se visto non dal centro dell'orbita, ma da un punto equale. Copernico, da aristotelico pignolo, voleva invece mostrare che esisteva un sistema nel quale il moto circolare era uniforme.
Inoltre, la teoria cosmologica universalmente accettata prima dell'ipotesi copernicana concepiva l'esistenza di un universo geocentrico nel quale la Terra era fissa e immobile, al centro di diverse sfere concentriche rotanti che sorreggevano i vari pianeti del sistema solare (come lo chiamiamo noi oggi). Le sfere finite più esterne sostenevano invece le cosiddette "stelle fisse.
Nel suo trattato, invece, Copernico riprende, come si è visto, l'antica ipotesi eliocentrica (sostenuta appunto da alcuni antichi greci come i pitagorici), sia per la già ricordata crescente difficoltà di accordare l'ipotesi geocentrica di Tolomeo con l'osservazione dei fenomeni celesti (per dirne una: l'apparente moto retrogrado di Marte, Giove e Saturno, cioè un moto che sembra talora arrestarsi e procedere in direzione opposta), sia perché, assumendo il principio della semplicità e logicità dell'ordinamento divino del mondo, appariva assurdo che l'intero universo dovesse volgersi intorno a quel punto insignificante che è al paragone la Terra.
In base al principio della relatività del moto dunque, (ogni mutamento nello spazio può essere spiegato o per il movimento della cosa osservata o per quello di colui che osserva), Copernico ipotizza il triplice moto della Terra (attorno al proprio asse, intorno al Sole, rispetto al piano dell'eclittica), pur mantenendo le tesi aristotelico-tolemaiche dell'esistenza delle sfere celesti e della finitezza dell'universo delimitato dal cielo immobile delle stelle fisse.
In altre parole, Copernico dimostra che i pianeti ruotano attorno al Sole e che la Terra, ruotando, effettua una precessione sul suo asse, con un moto del tutto assomigliante a quello dell'oscillazione di una trottola.
Ad ogni modo, è bene sottolineare che il valore di Copernico non è tanto di avere inventato il sistema eliocentrico, ma di aver preso l'idea e di averne fatto un sistema che poteva permettere di fare delle previsioni accurate al pari di quelle tolemaiche. Nel cercare un sistema diverso da quello di Tolomeo, infatti, già Nicolò Cusano nel '400 (e precisamente nel "De docta ignorantia") aveva affermato che l'universo non era finito ma indeterminato e che quindi la terra doveva muoversi e non poteva essere al centro di nulla. Il sistema Tolemaico aveva resistito a lungo solo perché, in definitiva, era l'unico che permettesse di fare dei conti, delle previsioni: insomma, "funzionava" sempre meglio di qualunque altro sistema, risultando quindi vincente.
Allo stesso modo, è anche bene ricordare che i concetti Copernicani erano davvero di troppa difficile digestione per il senso comune del sedicesimo secolo, ragione per cui fino al 1600 compreso, sulla Terra esistevano solo una decina di copernicani e quasi tutti, si badi, estranei agli ambienti accademici.
In seguito, come si sa, dopo la condanna della teoria copernicana determinata dal processo intentato contro Galileo dalla Chiesa nel 1615-16, la teoria eliocentrica, sebbene osteggiata, prese il sopravvento, fino alla definitiva affermazione.
Dal punto di vista filosofico, il primo a trarre tutte le conseguenze delle teorie copernicane, prendendole come base per la propria tesi dell'infinità dei mondi, fu Giordano Bruno.
Copernico morì il 24 maggio 1543. Fu sepolto nella cattedrale di Frombork, in un punto per secoli non più identificabile. Nel 2005 archeologi polacchi iniziarono ricerche al di sotto del pavimento della cattedrale, rinvenendo infine una sepoltura. Applicando tecniche di medicina legale, tra cui la comparazione del DNA prelevato dai resti umani, con quello rinvenuto in alcuni capelli di Copernico trovati entro suoi libri, nel 2008 i ricercatori hanno potuto affermare in sicurezza di aver rinvenuto il corpo dell'astronomo.
Il 22 maggio 2010, dopo che i suoi resti avevano viaggiato per alcune settimane attraverso la Polonia, Copernico fu solennemente sepolto con onore nella cattedrale di Frombork. Una lapide in granito nero lo identifica come il fondatore della teoria eliocentrica. La lapide reca una rappresentazione del modello copernicano del sistema solare, un sole d'oro circondato da sei dei pianeti.
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